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Full text of "La bibliofilia. Rivista di storia del libro e delle arti grafiche, di bibliografia ed erudizione"

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Princeton University. 


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RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 


DIRETTA 


DA 


LEO S. OLSCHKI 


ANNO XXIV (1922-1923) — VOLUME XXIV 


FIRENZE 
LEO S. OLSCHKI - EDITORE 


MCMXXIII. 


"32101 041475649. 


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BRIIEIIIA RIA ZBIEIAEA 


SOMMARIO DELLE SINGOLE DISPENSE 


DISPENSA 12-3°*. 


Sandro Botticelli e Dante. (Piltro ToEsca). Con 12 fac-simili. . . . ... . Pag, 
Le edizioni e gli editori del ‘ Dittamondo ’. (FANFULLA ORETI). (Conlinmazione). . . . 
Bibliografia della Laude. (GENNARO MARIA MONTI). (Confinmazione) . . . +... . 
Pubblicazioni di carattere bibliografico e intorno alla storia dell’arte tipografica. (C. FRATI). 
Courrier de France. (A. BOINET). (A suivre). . . . . | 
Corriere della Germania. (Max HuSsuNG). . ...0.0... 
Courrier Suisse. (R. NICOLAS). . . .....0. 
Notizie dg ble È € È ER 


Il libro non muore. — Fiera internazionale del Libro. — Il XLIV Congresso della ‘ Bibliographical 
Society’. — Un esperimento curioso. — Manoscritti e Documenti Perugini rinvenuti a Gardone. — Cripto- 
grafia Baconiana. — Archivio Vasari. — Plinio il Vecchio precursore di Cristoforo Colombo? — Biblioteche 
Svedesi. — Biblioteche Abruzzesi. — Le biblioteche di Oreste Tommasini e di Ernesto Monaci. — La 
raccolta bibliografica di Diomede Bonamici. — Bibliografia Papirologica. — Bibliografia delle recensioni 
di Filologia e Antichità classica. — Bibliografia delle versioni di Ovidio nel m. e. — Bibliografia delle in- 
fluenze letterarie anglo-germaniche. — Bibliografia Geodetica italiana. — Per la storia dei Matematici 
italiani. — Temi italiani nei corsi dell’ Università di Vienna. — La corrispondenza di Gaston Paris e di 
Paul Mever. — Vendita di manoscritti, incunabuli, edizioni rare. 


Bibliografia degli scritti di Léon Dorez (1890-1921). (CARLO FRATI. . . °°... 
Recenti pubblicazioni . . ..°.°.0.0..0.0. 


DISPENSA 4*-5°. 


La ‘ Roma antica ’ di Alò Giovannoli. (THomas AsHrvy). Con 7 fac-simili de dd » 
Le edizioni e gli editori del ‘ Dittamondo”’. (FANFULLA ORETI). (Continuazione) . wo 
Pubblicazioni di carattere bibliografico e intorno alla storia dell’arte tipografica. (C. FRATI) 
Corriere delle biblioteche. (Gino BorGHEZIO. — ENEA GuaLanDI. — CARLO FRATI) . 
Courrier de France. (A. BoINET). (Suife).. . . . . 


LI . . é. . . . . . 
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Li, 528441 


IOI 
113 
122 
124 
134 


IV : LA BIBLIOFILIA ; 
Corriere d’ Inghilterra. (ARUNDELL DEL RE)... .... 4.0.0... +. Pag. 
NODZIEe SG di a lee e Re A A» A È 5 0 A 
‘ Almanacco dei Bibliotecari’. — Studi sui codici del ‘ De Oratore’ di Cicerone. — Di un Dante illu- 
strato del Rinascimento. — Pubblicazioni Dantesche delle Deputazioni di Storia patria di Bologna e di 
Modena. — Bibliografia Dantesca piemontese. — Cronologia del Melodramma. — Bibliografia Geografica. 
— Bibliografia di Storia delle Religioni. — Catalogo di manoscritti di Alchimia. — Bibliografia Chimica. — 
Donne bibliofobe e bibliofile. — Bibliografia di Ettore Stampini. — Bibliografia di Domenico Majocchi. — 
Bibliografia di Giovanni Verga. — Una ricca collezione di edizioni Aldine. — Vendite di manoscritti, incu- 
nabuli, edizioni rare. — Bibliografia di Pier de’ Crescenzi. 


DISPENSA 0-8?. 


Il Poliziano e il Carteromaco dai manoscritti di Lodovico Bolognini nella Biblioteca Co- 

munale dell’ Archiginnasio. (Lino SiGHinoLF1). Con 1r fac-simili . . . .. .. + 

I manoscritti relativi alla Storia del Risorgimento (1748-1870) nella Biblioteca Nazionale 

‘ Vittorio Emanuele ’ di Roma. (ErsiLio MICHEL) . . . ... . SE de 

Pubblicazioni di carattere bibliografico e intorno alla storia dell’arte CNRS (C. FRATI) 

Corriere delle Biblioteche. (AnTtoNIO BosELLI. — CARLO FRATI)... 6.0.0...» 

Corriere della Germania. (MAX HUSUNG) . LL. LL 

Courrier Suisse, (R. NICOLAS). L0LoL do 

Notizie: <@ hi e dè di è» drcòù fe a RR e a 

Sulla riproduzione del ‘ codice Landiano * della ‘ Divina Commedia ’. — Un apografo del ‘ Trattato della 

Pittura’ di Leonardo da Vinci. — Precise notizie sugli autografi Mozattiani esportati da Roma. — La mi- 

niatura olandese nei secc. XIV, XV e XVI. — Libri e biblioteche a Padova nel sec. XVI. — ‘ Corpus Pa- 

limpsestorum ' — La biblioteca di S. Filippo Neri. — La ‘ Biblioteca Polacca’ di Roma. — Una piccante 

corrispondenza intima di Napoleone, smarrita. — La biblioteca di Francesco Flamini. — Per la bibliografia 

di Silvio Pellico e di Piero Maroncelli. — Dizionario bio-bibliografico dei letterati e giornalisti italiani. — 

Bibliografia della Toscana. — Bio-bibliografia di Gaetano Tononi. — Vendite di manoscritti, incunabuli, 
edizioni rare. 


Recenti pubblicazione, i + du «e ee e a 


DISPENSA g°. 


Il codice B del ‘ De Vulgari Eloquentia ’. (L. BerTtALOT). Con fac-simile . . . ... 
Ancora a proposito di fra Bernardino Trevisan. (CARLO FRATI)... .0.0.0 +. +00. 
Pubblicazioni di carattere bibliografico e intorno alla storia dell’arte tipografica. (C. O.) . 
Corriere delle Biblioteche. (CARLO FRATI). LL... 
Courrier de France. (A. BOINET) L00000. a 
NIOHZIO sig) e 4 E Re RE È 6 en RA 


Libri e salami. — Munificenza giapponese. — I libri di Lassalle, — Autori ben pagati. — Fac-simile del 
‘ Talmud Babylonicum ’ di Monaco. — Bibliografia Fgittologica, — ‘ Rerum Aethiopicarum Scriptores’. — 
Luca Holstenio e la prima edizione del ‘ Liber Diurnus’. — Antiche Vite di Santi e religiosi Domenicani. 
— Bibliografia Shakespeariana. 


Recenti pubblicazioni 0.0.0... 


DISPENSA 10°. 


Der hollindische Friihdruck im Lichte der heutigen Gutenbergforschung. (GOTTFRIED 

ZEDLER) è Wrva e dé è o £ e RL e de e 
Del libro illustrato italiano e di un saggio di Giuseppe Boftito. (LAMBERTO DONATI) . . 
Manuscrits trés précieux. (Leo S, OLscHKkI). Avec 2 planches. (A suivre) . . . . 


142 
153 


165 


202 
216 
224 
234 


239 
241 


257 


261 
264 
267 
268 


273 
281 


287 


293 
301 


. 306 


SOMMARIO DELLE SINGOLE DISPENSE v 


Questionario degli eruditi. (LEo S. OLScHKI). Con 1 fac-simile . . . . . . . . Pag. 307 
Corriere delle biblioteche. “0.0.0... ZII 


NOMZIE: 4003: dt di Si e i ee E e e e È JI 


Il p. Francesco Ehrle, — Un codice autografo del b. Niccolò Albergati. — Documenti dell'Archivio Cae- 
tani. — Bibliografia delle Novelle di G. Sercambi. — L’'‘ Italia’ di Giov. Antonio Magini. — Autografi di 
Giosuè Carducci consegnati alla città di Trieste. — ‘ Biblioteca umanistica’. — Catalogo degli incunabuli : 
delle biblioteche Prussiane. — Bibliografia Dantesca Ungherese. — Bibliografia economico-giuridica. — ‘ An- 
nuaire bibliographique du Dauphiné *. — Bollettino bibliografico dell’ Accademia delle Scienze di Lisbona. 
— La Biblioteca Universitaria di Cristiania. — ‘ Bollettino bibliografico Trentino’. — Bibliografia Maroc- 
china. — Bibliografia della Repubblica Argentina e del Paraguay. — Bibliografia di Pietro Toldo. 


Recenti pubblicazioni wi. a. ia e E e a È e a 329 


DISPENSA 113. 


Le edizioni e gli editori del ‘ Dittamondo ’. (FANFULLA ORETI). (Continmazione) . . . . 325 
Cecco d’ Ascoli aeronauta. (GIUSEPPE BOFFITO). . . . LL... 332 
Manuscrits très précieux. (LEO S. OLSCHKI). (.4 suivre). Avec 1 planche. . . .. . . 336 
Corriere delle Biblioteche, (L. C. S.) . . .0.0.0.0L.06 00 337 
Notizie. Con i tavola. e «Lo LL è e RI a e e 340 


La vendita della preziosa Biblioteca del Conte di Powis. — Antiche raccolte di codici ad Arezzo. — 
Willard Fiske e la sua Collezione Dantesca. — Un calligrafo-umanista feltrense dell'ultimo trecento, — Un 
bibliofilo del cinquecento, medico e ciarlatano. — Libri ereticali perseguiti nel Trentino. — Gio. Luigi Min- 
garelli, e le prime edizioni in caratteri egiziani e greci in Bologna. — Una Legge Ungherese per l'ammini- 
strazione dei Musei e delle Biblioteche. — Le biblioteche della Serbia. — Bibliografia Finlandese. — Biblio- 
grafia di Vincenzo Marenco. — Bibliografia di Giuseppe Regaldi. — Bibliografia di Gustave Lanson e di 
Pierre Maurice Masson, — Vendite di manoscritti, incunabuli, edizioni rare. — Come si salvano le perga- 
mene in rovina. 


Comunicazioni. (Gino BorGHEzIo. — G. C. 0.) LL 353 
Recenti pubblicazioni . 0.0... L04354 


DISPENSA 12°. 


La morte di Bartolomeo Gamba nelle lettere e nei ricordi dei contemporanei. (C. FRATI) 357 
Un esemplare parmense dell’ ‘ Jacopo Ortis’. (FORTUNATO RIZZI) . . . . cdl «&- 13602 
Le edizioni e gli editori del ‘ Dittamondo '. (FANFULLA ORETI). (Continuazione e fine). . 366 
Manuscrits très précieux. (LEO S. OLSCHKI). (A suivre). Avec 1 planche . . . . . . 374 
Notizie so doo il # e lo @ e dà Re e e a e e a ly al 378 
Un dizionario papirologico dei nomi propri. — Della prima edizione delle opere di Shakespeare. — La 
Dotazione Carnegie per la Pace internazionale (1911-1921). — Congresso internazionale dei Bibliotecari e 
dei Bibliolili. — Bibliografia Dantesca Aretina. — I codici di S. Giovanni da Capistrano. — Carteggio di 
Antonio Canova coll’ab. Daniele Francesconi. — Una Mostra del Libro d’Arte a Bologna. — Vendita 
Cigerza. — Biblioteche Abruzzesi. — La biblioteca del Circolo Filologico Milanese. — Bibliografia Vin- 


ciana. — Bibliografia di Francesco De Sanctis. — Bibliografia di N. Papadopoli-Aldobrandini. — Biblio- 
grafia di Tommaso Luciani. — Bibliografia di Marcel Proust. — L'Istituto Ferrini dei Palinsesti. 


Recenti pubblicazioni . L0/././L Lee 387 


BIRIABIBIBIBZIZIZII BI BB BB IS 


INDICE DEGLI ARTICOLI 


di 
» Pag. 


AsuHBy, Thomas. La ‘Roma antica ’ 
Alò Giovannoli . . . . 
BERTALOT, Lodovico. Il codice B del ‘ De 
vulgari Eloquentia ”. . . . , 
BorFITO, Giuseppe. Cecco d’ Ascoli aero- 
nauta . > dre A 
BoINET, A. Courrier de France 44, 134, 
orGHEzIO, Gino. Insigne dono di codici 
arabici alla Biblioteca Vaticana. 
— Di un Dante illustrato del Rinascimento 
— Come si salvano le pergamene in rovina 
— Di un prezioso opuscolo dell’Anatomia 
artificiale dell’Occhio umano. 
BosELLI, Antonio. R. Biblioteca Palatina 
di Parma : nuovo ordinamento di car- 
teggi . i 
C. O. Recens. di: 
des collections de dessins et d’estampes 
Decl RE, Arundell. Corriere d’Inghilterra 
DONATI, Lamberto. Del libro illustrato ita- 


F. LuGt, Les marques 


liano e di un saggio di Giuseppe Bof- 
fito. 2 o den a 
FRATI, Carlo. Ancéra a proposito di fra 
Bernardino Trevisan ù è è 
La morte di Bartolomeo Gamba nelle 
lettere e nei ricordi dei contemporanei. 


IOI 


. 261 


»- 332 


273 


. 124 


154 
349 


» 353 


142 


. 301 


. 264 


357 


— Corriere delle blblioteche 129, 228, 268, 337 


— Bibliografia degli scritti di Léon Dorez 
(1890-9271) «o Lo lee 
Recens. di: A. Favaro, Saggio di bdi- 
bliografia dello Studio di Padova 
Recens. di: F. Van ORTROy, Zio-biblto- 
graphie de Gemma Frisius 

Recens. di: A. BAUMSTARK, Orieutali- 


sche Manuscripte . 


88 


. 4O 


44 


FRATI, Carlo. Recens. di: G. BorcHE- 
zio, Antiche note necrologiche det codici 
d. Bibl. Capitolare d° Ivrea . 
— Recens. di: F. JACOMETTI, AI/anoscritti 
e edizioni Dantesche d. Bibl. Comu- 


nale di Siena . 


». Pag. 


— Recens. di: Cento libri preziosi, ecc. 
— Recens. di: L. CoLinI-BALDESCHI, Za 
cultura della Marca d’'Ancona : 
G. C. O. A proposito del ‘ Liber Diurnus ’ 
GUALANDI, Enea, La biblioteca di S. Mi- 
chele in Bosco (Bologna). 
Husunc, Max. Corriere della Germania 64, 
L. C. S. La Biblioteca e il Museo Comu- 
nali di Trento nel 1921 . ? 
MicHEL, Ersilio. I manoscritti relativi alla 
storia del Risorgimento (1748-1870) 
nella Biblioteca Nazionale V. E. di 
Roma. bed de ar dae di 
MonTI, Gennaro Maria. Bibliografia della 
LAUude: ica da e a de È 
NicoLas, R. Courrier Suisse . "2, 
OLSCHKI, Leo S. Manuscrits très precieux 


306, 336, 3 


ORETI, Fanfulla. Le edizioni e gli editori 
del ‘ Dittamondo ’ . 20, 113, 325, 
Rizzi, Fortunato. Un esemplare parmense 
dell’ ‘ Jacopo Ortis ’ si a 
SIGHINOLFI, Lino, Il Poliziano e il Carte- 
romaco dai manoscritti di Lodovico 
Bolognini nella Bibl. Comunale del- 
l’ Archiginnasio O i da 
ToEsca, Pietro. Sandro Botticelli e Dante 
ZepLER Gottfried. Der hollandische Frih- 
druck im Lichte der heutigen Guten- 
bergforschung . , 


122 


23 
. 216 


220 
353 


109 


234 


- 339 


202 


. 293 


BRA BIBI BIBBIA RBRIRBIABRA 


INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI 


Alighieri, Dante, Illustrazioni di Sandro 
Botticelli alla ‘ Div. Commedia ” . 
der . Pag. 4, 6, 9-16, 18, 19 

— Fac-simile del cod. ‘ Bini ’ del ‘ De vul- 
gari Eloquentia ”. "ca e 

— Le ‘ Terze Rime” di Aldo (1502) in un 
esempl. perg. miniato della biblioteca 
Powis. Da le de e a 340 

Aristotele, ‘ Liber magnorum Ethicorum ’, 


264 


ms. con miniature e disegni a penna 


(sec. XIV) . 


Bolognini, Lodovico. Autograti in un cod. o 


bolognese 177, 179, 187, 
Botticelli, Sandro. Disegni illustrativi della 

‘ Div. Commedia’ . . 4, 6, 9-16, 18, 19 
Carteromaco [Scipione Forteguerri]. Auto- 


195 


| 


grafi greci e latini in un cod. bolognese 

Pag. 173, 175, 177, 181, 183, 185, 197, 199 
Ficino, Marsilio. Fac-simile di lettera au- 

togr. a Donato Ugolino è ca 310 
Giovannoli, Alò. Illustrazioni della ‘ Roma 
antica ‘ 103, IOS, 107, 109-112 
Hilarii, Pictaviensis, ‘ De Trinitate ’ ; cod. 
. 385 
Libro d’Ore, in latino, con miniature di 


palinsesto 


scuola francese (sec. XV) . . 
—, in latino e in francese, con miniature 

di scuola francese (sec. XIV) . . . 374 
Palinsesto del ‘ De Trinitate ’ di S. Ilario 

di Poitiers. . . . .. 0...» 385 
Roma antica. Illustrazioni di Alò Giovan- 


noli . . . . . 103, IO0S, 107, I09-II2 


BIARIBBIRIBARIBIIIRARIABRIBIARIAR BR 


INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 


Abruzzi — Biblioteche Pag. 82, 383 
Accademia della Crusca -- Carteggio. . 230 
Aeronautica — Cecco d'Ascoli aeronauta. 332 
Affò, Ireneo — Carteggio . . 225 
Agnelli, Giuseppe — Recens. . 129 
Albani, Francesco — Appunti autobio- 

grafici. > 251 
Albergati, Francesco — Carteggio . 226 
— Lettere. 251 
— Diplomi originali . i 251 
— Lettera di C. Goldoni a lui dica 251 
Albergati, b. Niccolò — Cod. autografo . 316 
Albertotti, Giuseppe . : . 353 
Albrizzi (Teotochi), Isabella — Da di 

U. Foscolo a lei diretta 231 
Alchimia — Manoscritti. 158 
Aldine (Edizioni) — Vendita G. Fock. 161 
Aldini, Antonio — Lettere. 251, 252 
Aleardi, Aleardo — Lettere 231, 25I 
Alfieri, Vittorio — Lettere. ; 227 
— Manoscritti nella Bibl. Laurenziana. 229 
Alighieri, Dante — S. Botticelli e D. I 
— Mss. e edizioni della Bibl. Comunale 

di Siena. È : . 123 
— Mostre bibliografiche di vera, di 

Prato e di Budapest. 13I 
— Pubblicazioni dantesche delle RR. De. 

putazioni di Bologna e di Modena 155 
— Bibliografia dantesca Piemontese . 156 
— Bibliografia dantesca estratta dalle ‘Me- 

morie di religione, ’ ecc. . . . 156 
— Bibliografia dantesca Ungherese. 320 
— Collezione dantesca di W. Fiske 342 
— Bibliografia dantesca Aretina . . 380 


Un Dante illustrato del Rinascimento. 


154 


Alighieri, Dante. — Elenchi di voci dante- 
sche dichiarate da M. A. Parenti. Pag. 156 
— Grafia del cognome * Alighieri’. . 156 
— Riproduzione del cod. ‘Landiano’. . 241 
— Fac-simile del cod, B del ‘ De vulgari 
eloquentia . . . 261 
Almagia, Roberto . e i de e ei 
Amadei, Gio. Giacomo — Mss. autografi. 25I 
— Lettere a lui dirette . i . 25I 
America — Plinio il Vecchio precursore di 
C. Colombo? . Do a 8I 
Ancona — Cultura nella Marca e suoi 
rapporti con Bologna . 220 
Angelelli, Massimiliano — Lettere . . 252 
Arago, Francesco — Lettere . . 230 
Archivi privati — Caetani - BL? 
— Vasari. do; $ a 80 
Arezzo — Antiche raccolte di codici . . 341 
— Bibliografia dantesca Aretina . 380 
Argelati, Filippo — Lettere . 254 
Argentina (Repubblica) — Bibliografia. «362 
Aristotele — ‘Liber magnorum Fthico- 
rum’, miniato. + 307 
Armando, Vincenzo . » 347 
Arteaga, Stefano — NESTA . 163 
Austria-Este (d’), Francesco Ferdinando . 271 
Austria-Ungheria — Raccolta bibliografica 
nella Bibl. del Senato (Roma) . i 238 
Autografi — Letterario-teatrali . 163 
— Raccolta di Emilio Frullani . 230 
— Raccolta Chiellin . + DRI 
— del b. Niccolò Albergati . 316 
— Di Lodovico Bolognini. . 177, 179, 195 
— Del Carteromaco [Scipione Forte- 
guerrì]). 173, 175, 177, 181, 183, 197, 199 


INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 


Autografi — Vendite. . . . Pag. 163, 251 
Avalos (d’), Alfonso II — Autografo . . 252 
Bacone, Ruggero — Criptografia 80 
Baer, Joseph — Vendite . 161 
Baer, Leo. ; . 162 
Baggi, Camillo — lee î A . 156 
Baiamonti, Girolamo — Autografo . . 163 
Balsamo, Augusto . ui . +. 250 
Barberini, princ. Francesco — Ancor. 163 
Barbieri, Luigi — Lettere . . 156 
Barriera, Attilig. . 154 
Bassi, Ugo — Sonetto autogr. . 251 
Batines (Colomb de) — Lettere . . 156 
Baumstark, Anton — Recens. . 122 
Beccadelli, mons. Lodovico — Manoscritti. 228 
Beccalossi, Cesare, di Brescia — Mano- 
scritti. #33 
Beccari, p. Camillo . 284 
Beccari, Cesare — Lettere. ì « «261 
Belli, G. Gioachino — Carteggio e sonetti. 215 
Bellini, Lorenzo — Lettere . 252 
Beltrami, Luca . n a . 124 
Bembo, Pietro — Lettere . i » 227 
Benedetto XIV — Lettere firm, . 251 
Berchet, Giovanni — Lettere. . . 214, 23I 
Bernardi, Jacopo — Lettere . 156 
— Scritti inediti . . . > . 230 
Berò, Agostino — iogiaro bid è . 252 
Bersaucourt (de), A. . . . .. . 159 
Bertieri & Vanzetti (Milano) . . 319 
Bertocci, Giuseppe, bibliotecario dell’Ar- 
cadia — Catalogo per materie . . 232 
Bertoloni, Antonio — Lettere . . 251, 252 
Bertoni, Giulio . . . . . . . . 241, 313 
Berzeviczy, Alberto i . 320 
Betti, Salvatore — Carteggio . . 214 
— Manoscritti . o «è ei i da ABI 
Bettinelli, Saverio — Lettere a lui dirette. 252 
Bettio, Pietro — Lettera ad A. Pezzana. 358 
Bianchi, Brunone — Lettere . . 156 
Bibliofilia — Donne bibliofile . . 158 
Bibliografia — Anglo-germanica . . 85 
— Della Rep. Argentina è 322 
— Chimica. . 158 
— Dantesca Piemontese . . 156 
— Dantesca Ungherese . . 320 
— Del Delfinato . 321 
— Economico-giuridica . . 320 
— Egittologica. . 283 
— Di Filologia classica 84 


Bibliografia — Finlandese. . . Page. 346 


— Geodetica. . . .... +. 85 
— Geografica . .. è è A &ESZ 
— Dell’Accad. di Lusi » & a da SI 
— Marocchina . . . .. +. +. + + 322 
— Delle versioni di Ovidio . 84 
— Papirologica. 84 
— Del Paraguay. 322 
— Di Giov. Sercambi. 318 
— Shakespeariana ) 286 
— Di Storia delle Religioni, 157 
— Della Toscana . 249 
Bibliografie personali — Pier de Cre- 
scenzi ue di 164 
— Francesco De Sanctis, 384 
— Léon Dorez . . . ..0.°.. 88 
— Gustave Lanson. 347 
— Tomaso Luciani. 384 
— Domenico Majocchi 160 
— Vincenzo Marenco . . . ., 347 
— Piero Maroncelli 248 
— Pierre Maurice Masson : 347 
— N. Papadopoli- Aldobbagdi é 384 
— Marcel Proust. . . ì 385 
— Giuseppe Regaldi . . . ... 347 
— Giovanni Sercambi. . . . . . 318 
— W. Shakespeare . . . .. . . 286 
— Ettore Stampini. . . . . . . +. 160 
— Pietro Toldo . . . . .... 322 
— Gaetano Tononi. . . . .. 250 
— Leonardo da Vinci. soi & 4893 
‘ Bibliographical Society’ — XLIV Con- 
gresso, aan ta 76 
Bibliotecari — ‘ ATO dei B. 153 
— Congresso internazionale (Parigi) 378 
Biblioteche — Degli Abruzzi . . 82, 383 
— Del Circolo Filologico di Milano. 383 
— Di Padova nel sec. XVI. . . . . 243 
— Della Serbia 346 
— della Svezia . . . . .. 82 
— dell’ Ungheria . . . .. . . . 345 
Biblioteche pubbliche — Bologna, Bi- 
blioteca Comunale 165 
— Bologna, Bibl. Universitaria . 232 
— Bologna, Bibl. di S. Michele in Bosco. 127 
— Brescia, Bibl. Queriniana 233 
— Breslavia, Bibl. Municipale. 282 
— Cesena, Bibl. Malatestiana . . . . 129 
— Cristiania, Bibl. Universitaria. 321 
— Faenza, Bibl. Comunale . 272 


I.A BIBLIOFILIA 


x 
Biblioteche pubbliche — Ferrara, Bibl. 
Comunale ; . Pag. 129 
— Firenze, Bibl. Laurenziana . . 228 
— Firenze, Ribl. Nazionale . 83 
— Firenze, Bibl. Moreniana 230 
— Ivrea, Bibl. Capitolare. 122 
— Livorno, Bibl. Labronica. 5 -‘@ 230 
— Modena, Bibl. Estense 268, 311 
— Monaco, Bibl. di Stato 283 
— Padova, Bibl. Universitaria . 231 
— Parigi, Bibl. S.'e Geneviéève. 253 
— Parigi, Bibl. Nazionale 44 
-- Parma, Bibl. Palatina . 224 
— Piacenza, Bibl. Comunale 241 
— Prato, Bibl. Roncioniana . 13I 
— Reggio-Emilia, Bibl. Civica 241 
— Roma, Bibl. Vaticana . 124, 337, 349 
— Roma, Bibl. Vittorio Emanuele 202 
--- Roma, Bibl. Vallicelliana . 154 
-- Roma, Bibl, Chigiana . 3:37 
— Roma, Bibl. Universitaria. 232 
— Roma, Bibl. del Senato » 233 
—- Roma, Bibl. dell’ Istituto di xaino: 
logia. . . 339 
— Roma, Bibl. Polacca 246 
— Siena, Bibl. Comunale, 123 
— Trento, Bibl. Comunale . . » 339 
— Venezia, Bibl. Marciana . ; 13I 
Biblioteche private — Diomede Bonamici. 83 
— Francesco Flamini, 248 
— Ferdinando Lassalle . 282 
— Ernesto Monaci. 83 
— S. Filippo Neri 245 
— Conte di Powis 340 
— Oreste Tommasini. 83 
Bi)vanck., A. W. 242 
Bilancioni, Pietro — Lettere . 156 
Blareau, Ludovic . . . . . . . 157 
Bodoni, Gio. Battista — Carteggio. 225, 251 
Roftito, Giuseppe . . . è è o © 00 
Bologna — Pubblicazione Die della 
R. Dep. di Storia patria . 4 155 
— Relazioni colla Marca d’Ancona. 220 
— Prime edizioni in caratteri egiziani e 
greci . . 345 
— Bibl. Universitaria. sd 232 
— Bibl. di S. Michele in Bosco. i 127 
— Mostra del Libro d’Arte 382 
Bombaci, Gaspare — Autografo . . 252 
Bonamici, Diomede —- Biblioteca . 83 


Boncompagni, Baldassarre — Lettere. Pag. 163 


Bongi, Salvatore — Lettere . . . . . 156 
Borghesi, Pietro — Lettere . . . . . 230 
Borghezio, Gino. . . ; 122, 349 
Borgia, card. Stefano — Lettere. . 2SI 
Borselli, Girolamo . . 286 
Borsetti, Ferrante — Rarasiaio ; . 251 


Botta, Carlo — Lettere . Ls 
Botticelli, Sandro — Disegni illustr. di 
Divina Commedia... 0... 1 


. 230 


Boysen, Karl. . . . . 6 161 
Bramieri, Luigi — Conesiio x ; 226 
Branchetti, Alessandro — Lettere al ca- 
nonico Amadei . . . . 251 
Brescia — Bibl. Queriniana 233 
Breviari — Incunabuli 161 
Brofferio, Angelo — Lettere . 231 
Brugi, Biagio. È 243 
Budapest — Mostra Dantesca. . . . 131 
— Museo Nazionale . 131 
Bufalini, Mario -- Lettere . 25I 
Bustico, Guido . 347 
Byron, Giorgio — Anagni 230 
Caetani, fam. — Archivio . 317 
Caetani, Gelasio È + 317 
Caetani, Michelangelo -- Lettere . + 156 
Cagnoli, Agostino — Lettere. . 156, 253 
— Nersk ci a a e RR RI 
Caldani, Leopoldo Marc’ Antonio — Let- 
tere: @ & da è Ea . 252 
Caldani, Petronio Maria — Lettere. . 251 
Calligrafi — Antonio da Romagno . . 343 
Calogerà, Angelo — Lettere . . 253 
Campi, Giuseppe — Lettere . . 156 
Cancellieri, Francesco — Lettere . 214 
Canevazzi, Giovanni . 1198 
Canina, Luigi — Lettere . 163 
Canova, Antonio — Lettere 214, 251, 253 
— Carte e poesie a lui relative . 214 
— Carteggio con D. Francesconi - 381 


— Vita di A. C., di Gius. 
Canterzani, Sebastiano — Carteggio 


Gazzino, ms. 230 
v:‘232 
Canto (Do), Eugenio — Bio-bibliografia . 321 
Cantù, Cesare — Lettere È A 
. 156, 215, 23I, 252, 253-54 

. 283 

. 156 


Capart, Jean. è de 
Cappelli, Antonio — Lettere . 
Capponi, Gino — Lettere . 215, 230, 23I 
Capranica, Angelo — Delegazione (1465). 250 
Giuseppe 


Caprotti, . 124 


INDICE DEI NOMI E DELLE COSE XI 


Carcano, Giulio — Lettere. . Pag. 232 
Carducci, Giosue — Autografi ... . . 318 
— * Raccolta Carducciana’ . . . . . 232 


Carlo V imp. — Diploma . . . . . . 252 

Carlo VIII di Francia — /ulerpretationes 
novae di L. Bolognini a lui dedicate. 168 

Carnegie, Andrea — Dotazione per la 


Pace . . . i > de e 43397 
Caro, Annibale — Anni. i, « i © 227 
Carte da giuoco . . . .. 0... 0. 255 
Carteromaco [Scip. Forteguerri] — Studi 

sulle Pandette . . è ver di i é & LOS 
— Autografi greci. . . ...... 

173, 175. 177, 181, 183, 197, 199 
Casali, Gregorio — Lettere . . . . . 252 
Castelli, Michelangelo — Manoscritti . . 233 


Catelani, Angelo — Carteggio musicale . 251 
Cavalieri, Giuseppe — Sua libreria dispersa. 216 
Cavazzoni-Pederzini, Fortunato — Lettere 

a M. A. Parenti. . . . .. . . 156 
— Lettere a lui dirette . . . . . . . 156 


Cavedoni, Celestino — Lettere . . . . 252 
Cecco d’Ascoli — Aeronauta. . . . . 332 
Cellini, Mariano — Carteggio. . . . . 230 
Centofanti, Silvestro — Lettere . . . . 215 
Cesari, Antonio — Lettere. . . . . . 156 
Cesena — Bibl. Malatestiana. . . . . 129 
Chambon, Félix... ..°. 0... 247 
Champollion-Figeac, /un. — Lettere . . 230 
Cherubini, Maria Luigi — Autografo . . 163 
Chiala, Luigi — Manoscritti . . . . . 233 
Chiappini, p. Aniceto . . . . + 381 
Chiellini — Raccolta di iutosiaf x 231 
Chimica — Bibliografia . . . . . . . 158 
Cian, Vittorio . . . . . + 154 
Cicerone — Codd. del ‘ be VETRI tc, de DS4 
Cicognara, Leopoldo — Lettere . 

» # di 0 Le e -S143 230; 251) 282 
Cigerza — Vendita. . . .. .. 0. 382 
Cim, Albert . . . . i ce. e 158 
Cobden, Riccardo — IOTIETÀ ri e 27 
Colin, Elicio. . . . .. .. .. +. 157 
Colini-Baldeschi, Luigi — Recens. . . 220 
Colletta, Pietro — Lettere. . . . + 230 
Colombo, Cristoforo — Plinio il Vecchio 

precursore di C. C.? . . . 81 
Congresso dei Bibliotecari (Parigi a 275, a 
Cons, Louis. . . .... . . +. + 80 
Coppi, Antonio — Lettere. . . . 214 


Copti (Codici) - Della collez. P. Moran 349 


Corazzini, Francesco -- Lettere a lui di- 
rette < > Gu u dai. 4 «Page 233 
Corilla Olimpica — SORA di G. Regaldi. 252 
Cornali, Pietro, di Piacenza . . . . . 25I 
Corsi (de’) Cosimo, card. — Autografo . 163 
Corsini, Andrea. . . . . .. +... 343 
Costa, Paolo — Lettere. 215, 251, 252 
Crescenzi (de’) Piero — Bibliografia . . 164 
Criptografia — Baconiana . . . . . . 80 


Cristiania — Bibl. Universitaria. . . . 321 
Croce, Benedetto . . . ... . . . 384 
Dal Rio, Pietro — Lettere. . . . . . 156 


D'Ancona, Alessandro — Lettere . 156, 230 
D’Azeglio, Massimo — Corrispondenza con 

E. Rendu . . . ...0. 0. +. +. 230 
— Lettere . . .. . >» & e 236233 
D'Azeglio (Taparelli-), ini — Lettere . 233 
Dazzi, Manlio Torquato. . . . . . . 129 
De Angelis, fam. — Documenti. . . . 253 
Delfinato — ‘ Annuaire bibliographique ’ . 321 
Della Casa, Giovanni — Autografi. . . 252 
Della Volpe, Lelio — Lettera . . . . 251 


Del Prete, Leone — Lettere . . . . . 282 
Denina, Carlo — Lettere . . . . . . 227 
De Rossi, Gio. Battista — Lettere. . . 164 


De Rossi, Gio. Bernardo — Carteggio . 225 
De Rossi, Gio. Gherardo — Lettere ., . 252 


De Sanctis Francesco — Bibliografia . . 384 
De Toni, Gio. Battista . . . . . . . 24t 
Diamilla Muller, E. — Lettere a lui dirette. 233 
Dionisio da Borgo S. Sepolcro — ‘ De- 
claratio Valerii Maximi’ . . . . . 262 
Disegni — Di S. Botticelli. . . . . . 1 
— Marche delle collezioni di disegni . . 267 
Dolfi, Pompeo — Autografo . . . . . 252 
Domenicani — Vite di Santi e religiosi . 286 


Dorez, Léon — Bibliografia . . . . . 88 
Egitto, Egittologia — Bibliogratia . . . 283 
— Prime edizioni in caratteri egizîì a Bo- 
logna. . . . . în de . 345 
— Codici provenienti dall’ Alto cita; . 349 
Ehrle, card. Francesco . . . . 316, 349 
Eresie — Libri perseguiti nel Trentino . 344 
Esposizione — Incunabuli miniati . . . 273 
— Mostra Muratoriana . . . . . . .3I1 
— Mostra del Libro d’Arte . . . . . 382 
Este (d’) Alfonso II . . . . . . . . 250 
Etiopia —- ‘ Rerum Aethiopicarum scrip- 
tores’ . . . 284 
Fac-simili — Dei dicessi di s, Botticelli. 4 


XII 

Fac-simili — Delle vedute di ‘ Roma an- 
tica’ di A. Giovannoli . Pag. 
Della scrittura di A. Bolognini e del 
Carteromaco . . . 0.0.0... 
Del ‘ codex Bini’ del De vus/e. elo- 
quentia di Dante. so 
Del ‘Talmud Babylonicum’ di Mo- 
naco . 7 È î 
Di un cod. di Aristotele miniato 
Di una lettera di M. Ficino . 
Di Libri d’Ore (sec. XIV e XV). 


Delle ‘ Terze Rime’ 


336, 
di Dante su per- 
gamena, con miniature i 
Di un Palinsesto di S. Ilario di Poitiers. 
Faenza — Bibl. Comunale. . .. .. 
Fagioli, Gio. Battista — Capitolo e rime. 
Falconieri, C., card. — Autografo . 
Fanfani, Pietro — Carteggio . 
Fantuzzi, Giovanni — Carteggio. 
Farnese, fam. — Corrispondenza 
Farnese, card. Alessandro — Carteggio 


Fatini, Giuseppe 341, 
Fava, Domenico . 

Favaro, Antonio — Recens. so 
Federico II di Prussia — suc 164, 


Ferdinando IV delle Due Sicilie — Au- 
tografo . . . .. : o 
Ferdinando Duca di Ginoia - Aiuiogialo 

Fermi, Stefano. . . . . 

Ferranti, Mauro — Lettere. 

Ferrara — Bibl. Comunale. SE: 

Ferrari, Gio. Battista, da Siena — Ms. 
della Z/ora. . . 

Ferrari, Paolo — Lettere 

Ferrini (Istituto) dei Palinsesti 

Fichte, Joh. Gottlieb — Autografo . 

Ficino, Marsilio — Prima ediz. del ‘ De 
christiana Religione ’ ; 

— Fac-simile di lettera autografa 

Fiera internazionale del Libro 

Filangieri, Gaetano — Lettere 

Filippo (S.) Neri — Biblioteca 

Filologia classica — Bibliografia. 

Filologo (Tommaso) Giannotti 

Finlandia — Bibliografia 

Firenze — Bibl. Laurenziana . 

— Bibl. Moreniana . . . 

— Accademia della Crusca. . . . . 

Fiske, Willard . ‘a dele # 

Flamini, Francesco — Biblioteca . . 


. 225 


380 


233 


. 251 


LA BIBLIOFILIA 


Fock, Gustavo (Lipsia). . . ae. 161, 

Forteguerri, Scipione — Vedi: Cartero- 
maco. 

Foscolo, Ugo — mss. della Bibl. 
nica di Livorno 

— Lettera. 


Labro- 


, 


— ‘Jacopo Ortis’. . . = % è 
Fossombroni, Vittorio — Lettere 
Franceschi-Ferrucci, Caterina — Lettere. 
Francesconi, Daniele — Sue relazioni con 
; A. Canova . Sese ‘1 ; 
Francia — Raccolta bibliografica nella Bi- 

blioteca del Senato (Roma) . 

‘ Courrier de France . 44, 134, 
Fransoni, Domingo — Lettere i 
Frati, Carlo — Bibliografia di P. Toldo : 
Frati, Lodovico. . . . .. +... 
Fraticelli, Pietro — Lettere 
Frisius, Gemma — Bibliografia . 
Frullani, Emilio — Raccolta di autografi. 
Galbiati, G. i 
Galeotti, Leovoldo — Lettere 
Galilei, Galileo — Lettere autografe 
Galvani, Giovanni — Lettere. . 
Gamba, Bartolomeo — Lettere 
— Sua morte . . > È &£ bd 
Gandolfi, Angelo Belsz na) u b°e aa 
Gar, Tommaso — Lettere . 


251, 


Gardone — Mss, Perugini rinvenutivi. 
Garibaldi, Giuseppe — Lettere . Se 
Gaspari, Gaetano — Lettere . 163, 
Gavotti, fam. — Documenti . . . .. 
Gaye, Giovanni — Lettere. 

inedito . 
Giuseppe — Manoscritti 

Achille — Lettere. 


Enrico 


Gazzino, Giuseppe — Ms. 
Gelmini, 
Gennarelli, 
Genzardi, . 
Geodesia — Bibliografia. 

Geografia — Bibliografia . e de 
Germania — Influenze letterarie sull’ In- 
ghilterra . « a W 
— ‘Corriere della Germania *. 

Gerschel, Oskar (Stuttgart). 
Gervinus, Georg Gottfried — Autografi . 
Ghirardacci, Cherubino — Lettera . 
Giachetti, fratelli, tipogr. — Lettere 
Giannone, Pietro — Lettere . 
Giannotti, Tommaso. — Vedi: 


64, 


229, 
Filologo T. 


Giappone — Donazione dell’editore Shin- 
taro Ohashi. . . ..... 


283 


254 


252 


INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 


Giesebrecht, Guglielmo — Lettere. Pag. 
Gilhofer & Ranschburg (Wien) . . . . 
Gioberti, Vincenzo — Lettere . 
— Biglietto di visita . > 
Gioja, Melchiorre — Lettere. . . . . 
Giordani, Pietro — Lettere . . 

» + « 215, 227, 229, 230, 23I, 
— Mss, nella Laurenziana. . 
— Iscrizioni. . . . . 2 Sr 
Giornalisti — Dizionario bio-bibliografico. 
Giovanni III di Portogallo — Firma au- 


tografa . . . »- de sle È 
Giovanni da Capistrano (S.) — Suoi codici 
Giovannoli, Alò — ‘ Roma antica ’. 


Giovio, Gio. Battista — Lettere. : 
Girardi, Michele, anatomico — Carteggio. 


Giraud, Giovanni — Carteggio 215 
Giuliani, Gio. Battista — Lettere 215 
Giusti, Giuseppe — Lettere . . . . 231 
Gloria, Andrea — Lettere. . . . . . 254 
Goethe, Wolfgang — Autografo. . . . 164 
Goldoni, Carlo — Lettere a Fr. Alber- 
Path: do ea . 251 € A. 
Gonzaga, fam. — Corrispondenza . . . 226 
Gonzaga, Ferrante — Inventari . . 252 
Gonzaga (Isabella di Capua, moglie di 
Ferrante) — Autografo . . . . . 252 


Gonzaga, Vespasiano — Autografo. . . 


252 


Gounod, Carlo — Lettere . . ò . 254 
Gozzadini, Lodovico — Autografo . . 252 
Gramatica, Luigi . . . ... +... 284 
Griberg de Hemsò, Jacopo — Lettere . 254 
Greci (Caratteri) — Prime edizioni a Bo- 
logna. . . . +0... i - 345 
Gregorovius, Ferdinando — Lettere . 164 
Grimm, Jacopo — Lettere. . 164 
Grion, Giusto — Lettere . . . . . . 156 
Guasti, Cesare — Lettere . . . . . 252 
Guerrazzi, Francesco Domenico — Let 
tere . . . Pa ba 230, 254 
— Mss. nella Bibi. Labronica. . . +. . 231 
Guerrini, Paolo. ; 3. . 381 
Guicciardini, Francesco — Autografo . . 227 


Gutenberg, Giovanni — E la stampa in 


Olanda ct a . 294 
Haebler, Konrad . . . ..... . 161 
Hettler, August. i a «153 
Hoepli, Ulrico — ‘ Cento libri preziosi’. 216 
Holstenio, Luca . . . .. . 284 
Hoogewerff, G. ]J. . 242 


XI1l 
Hunter, Dard — Esperim. tipografico. Page. 78 
Hurtado de Mendoza, Diego — Autografo. 252 
Imperiali, card. Gius, Renato — Autografo. 252 
Incunabuli — Breviari . . . . . . +. I6I 
— Francesi . 87, 162, 250 
— Italiani. » 87, 16I, 250 
— Spagnuoli. vd. & a (187-162 
— Tedeschi . . . 87, 162, 163, 250 
— Svizzeri . . ..°.. 162, 250 
— Dei Paesi Bassi . . . 250 
— Miniati. . . . de e a 273 
— Catalogo delle biblioteche Prussiane . 320 
— Vendite. . 87, I6I, 250, 348 
Inghilterra — Influenze letterarie sulla 
Germania... +0... 85 
— ‘Corriere d’ Inghilterra” . . . . . 142 
Ivrea — Bibl. Capitolare 122 
Jacometti, Fabio — Recens. . . . 122 
Jubinal, Achille — Lettere. . . 230 
Lacroix, Paul — Lettere . . . . . 230 
La Marmora, Alfonso — Lettere a lui di- 
rette:... <<. . a Sano La. 233. 
Lamartine, Alfonso — Di i sd 252 
Lamberti, Luigi — Lettere è +. 252 
Lambruschini, card. Luigi -— Lettere . 163 
Landoni, Teodorico — Lettere . . . . 156 
Lanson, Gustave — Bibliografia. 347 
Landi — Bibliografia. . . . . . . 29 
Lechi, co. Teodoro — Lettere . . . 252 
Legature 254, 255, 256 
Lempertz, M. (Bonn). ; 250 
Leo, Enrico — Lettere . . . . . 164 
Leopardi, Giacomo — Autografi. 230 
— ‘* Raccolta Leopardiana’ . . . . . 232 
Lessing, G. E. — Autografo . : 164 
‘Liber Diurnus’ . . . . 284, 353 
Libri — ‘Il Libro non muore ’ 73 
— Fiera internazionale del Libro . . . 76 
Libri illustrati . . . è ee e e 301 
— Mostra del Libro d’ Ave Lù 382 
Lisbona — Bollettino bibliografico . 321 
Litta, Pompeo — Lettere . . . 164 
Livorno — Bibl. Labronica. 230 
Lorenzi, Bartolomeo — Lettere . 25I 
Lubrano, Luigi (Napoli) 254, 348 
Luciani, Tomaso — Bibliografia. . . . 384 
Lugt, F. — Recens. . . . . . . è 267 
Lumbroso, Giacomo — Lettere . . . . 164 
Luzzietti, F. (Roma) . 253 
Madruzzo, Cristoforo — Autografo . 164 


XIV LA BIBLIOFILIA 


e + e CL 


Maggi, Bartolomeo — Lettere . . Pag. 252 
Maggi, Gio. Antonio — Lettere. . . . 156 


Magini, Gio, Antonio — L'Italia’ . . 318 
Magni, Basilio — Lettere a lui dirette . 232 
Mai, Angelo — Lettere. . . . . 164, 215 
Majocchi, Domenico — Bibliografia . . 160 


Malpighi, Marcello -- Autografi. . . . 252 
—- Lettera di L. F. Marsili a lui diretta. 252 


Mamiani, Terenzio — Lettere . . . . 215 
Mancini, Battista — Lettere . . . . . 164 
Mancini, Luigi — Lettere . . . . . . 156 
Manfredi, Eustachio — Lettere . . . . 25I 
Manno, Antonio — Lettere . . . . . 252 
Manoscritti — Orientali. . . . . 122, 124 
— Della Bibl. Capitolare d’ Ivrea . . . 122 
— Della Bibl. Comunale di Siena . . . 123 
— Della Bibl. Vaticana... . . . . 124 
— Del ‘ De Oratore ’ di Cicerone . . . 154 


— Di Alchimia... ..0.0. +... 158 
— Relativi alla Storia del Risorgim. 202, 228 
— Riproduzione del cod. ‘ Landiano ”. . 241 
— Riproduzione del cod. ‘ Bini” del ‘ De 


vulgari eloquentia’. . . . . . . 26I 
— Prestito dei codici Estensi. . . . . 268 
— Cod. autogr. di N. Albergati. . . . 316 
Manzoni, Alessandro — Lettere. . . . 252 
Marche. — Vedi: Ancona. 
Marchetti, Giovanni — Lettere . . . . 252 
Marchionni, Carlotta — Lettere . . . . 251 
Marcolini, co. Camillo — Lettere . . . 164 
Marenco, Vincenzo — Bibliografia . . . 347 
Marocco — Bibliografia. . . È «di 922 
Maroncelli, Piero — Bibliografia, è... 248 
Marouzeau, J.o. . 0.0.0... 84 
Marsand, Antonio — Lettere. . . . . 252 


Marsili, Luigi Ferdinando — Lettere . . 252 
Martini, Gio. Battista — Mss. inediti. . 251 


Massari, Giuseppe — Lettere. . . . . 233 
Massimiliano I di Raviera — Autografo . 252 
Masson Pierre Maurice — Bibliografia. . 347 
Matematica — Storia dei Matematici ita- 
Mania « wé de e a 186 
Mattei, p. Stanislao — Lettere . . . 254 
Mayer, Enrico — Lettere . . . . . . 231 
Mazza, Andrea — Carteggio . . . . . 226 


Mazzini, Giuseppe — Lettere 164, 230, 231, 254 
Mazzuccato, Alberto — Lettere . . . . 164 
Medici, Anna Maria Francesco — Auto- 
grafo. . . . ud cai, sa T64 
Medici, Cosimo I — Nutogsifi . +. 227, 254 


ee — — | - — — — T_T I e 2. 


Medicina — Libri antichi . . . . Pag. 87 
— Bibliografia e Storia . . 163 
Melodramma — Cronologia . . . . . 157 
Mercadante, Saverio — Autografi . 164, 25I 
Metternich (Princ. di) — Autografi. 164, 230 
Meyer, Paul — Carteggio con G. Paris . 86 
Meverbeer, Giacomo -- Autografi . 164, 254 
Mezzanotte, Antonio — Lettere. 214 
Michel, Ersilio — Recens. . . . 82, 228 
Milano — Biblioteca del Circolo Filologico. 383 
Mingarelli, Gio. Luigi > 345. 
Minghetti, Marco -— Lettere a lui dij. 233 
Miniatura olandese 242 
— Incunabuli miniati. 273 
Minutoli, Alessandro — Lettere. 164 
Minzoni, Onofrio — Sonetto . 251 
Miollis, A. Fr. — Lettere . 252 
Missirini, Melchiorre -- Carteggio . 2I4 
Modena — Deputazione di Storia patria . 155 
— Bibl. Estense . . . . . .. +. +. 268 
Mommsen, Teodoro — Lettere . 164 
Monaci, Ernesto 79 
— Sua biblioteca . . . . . 83 
Monti, Achille — Lettere . 232 
Monti, Vincenzo — Lettere 232 
Monti-Perticari, Costanza — Lettere 215 
Montmorency (Duca di) — Autografo . 252 
Morelli, Jacopo — Osservazioni sul Cata- 
logo della Biblioteca di Bologna . . 232 
Moreni, Domenico — Suoi manoscritti 230 
Moreschi Alessandro — Carteggio . 232 
Morgagni, Gio. Battista — Autografi 227, 25I 
Morgan (Pierpont) — Codici provenienti 
dall’Alto Egitto . . . . . . +. . 349 
Mozart, W. A. — Autografi . . . 164, 24I 
Mufioz, Gioachino — Lettere. 252 
Muratori, Lod. Antonio — Lettere. 254 
— Mostra ‘ Muratoriana ’. nell’ Estense . 311 
Musica — Raccolta del dott, E. Prieger”. 250 
— Carteggio di A. Catelani con P. Cornali. 251 
Mustoxidi, Andrea — Lettere . . . . 230 
Muzzi, Luigi — Lettere. 252 
Nannucci, Vincenzo . . . . 252 
Napoleone I — Corrispondenza intima 
smarrita . è»: € & di & & è 247 
Napoli-Signorelli, Pietro — Lettere, . 251 
Negri, Luigi. . . . do (di di A ce 56 
Negroni, Carlo — in i . 252 
Newbold (Univ. di Pensylvania). 80 


Niccolini, Gio. Batt. — Lettere 214, 215, 230 


INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 


Niccolini, Gio. Batt. — Mss. nella Lauren- 
ziana . ì ». Pag. 229 
Niebuhr, Barthold Cesi _ Lanere . 164 
Nievo, Luigi — Lettere. . 156 
Nigra, Costantino — Lettere . x 233 
Obituarîi — D’ Ivrea . é . 122 
Occhio — Anatomia artificiale + 388 
Olanda — Miniatura . . 242 
Onomatologia —- Dei papiri - 375 


Ore (Libri d’) — In latino, con minia- 
ture francesi (sec. XV) 
— In latino e in francese, con min. fran- 


. 336 


cesi (sec. XIV) - 374 
Orientali (Manoscritti) 122, 124 
Orioli, Francesco — Lettere . 230, 251, 252 
Ovidio — Bibliografia delle versioni di 

O. nel m. e. 84 
— Vita et Metamorphoseo d’ 0. di G. Sv. 

meoni de de ® 4 e « 85 
Paciaudi, Paolo Maria — Carteggio 225 
Padova — Bibliografia dello Studio 40 
— Bibl. Universitaria 231 
— Libri e biblioteche nel sec, XVI 243 
Pagani, Gio. Battista -—— Manoscritti 233 
Palagi, Pelagio — Lettere. 164 
Palcani, Luigi — Lettere . ; 252 
Palinsesti — ‘Corpus Palimpsestorum ’ 

a i i è. 244, 385 
Palmieri, Gregorio — Lettere. 156 
Panciroli, Alberto — Lettera . ; 251 
Pandette Fiorentine — Studi del Poliziano, 

del Bolognini e del Carteromaco . 165 
Panizzi, Antonio — Lettere Ru 230 
Papadopoli-Aldobrandini, Niccolò — Bi- 

bliografia . 354 
Papiri — Bibliografia. 84 
— Dizionario onomastico 375 
Paradisi, Agostino — Lettere. 251 
Paraguay — Bibliografia. 322 
Parenti, Marc’ Antonio — Lettere a lui 

dirette ARE 156 
— Elenchi di voci dantesche. 156 
Parigi — Bibliothèque Nationale 44 
— Bibliothèque S.'° Geneviève 273 
Paris, Gaston — Corrispondenza con P. 

Meyer . 86 
Parma — Bibl. Palatina. . 224 
Pasta, Giuditta — Autografo. . 252 
Pecchio, Giuseppe — Lettere. . 230 
Pellico, Silvio — Lettere 230, 23I, 254 


xv 
Pellico, Silvio — Bibliografia . . Pag. 248 
Pepe, Guglielmo — Lettere 230, 23I 
Pepoli, Gioachino Napoleone — Mano- 
SEritti. &- woyg. dos i. è e ‘©. -833 
Perugi, Giuseppe . 244, 385 
Perugia — Mss. Perugini rinvenuti a 
Gardone. . . 79 
Pettazzoni, Raffaele ; . 157 
Petzholdt, Julius — Lettere . . 164 
Pezzana, Angelo — Lettera . +. . 358 
Piacenza — Riproduzione del ‘ cod. Lan- 
diano ’ * è. é = . 24I 
Pianesani, Francesco — Lettere. . 156 
Pico, Alessandro JI, della Mirandola — 
Autografo ; . 252 
Piemonte — Bibliografia Dantesca . . 156 
Pindemonte, Ippolito — Lettere. . 230 
Piranesi, Gio. Battista — Stampe . 254 
Plana, Giovanni — Lettere È . 230 
Plinio il Vecchio — Precursore di C. Co- 
lombo? . 8I 
Poliziaflo, Angelo — Studi “ane Pa vieta. 165 
Polonia — ‘ Bibl. Polacca ’ di Roma . . 246 
Ponzoni, Federico, di Milano. . 218 
Powis (Conte di) — Biblioteca . +. 340 
Pozzetti, Pompilio — Lezioni di Diplo- 
matica “ . 232 
Prato — Mostra Dantesca . . . I3I 
Praisigke, Francesco . . 375 
Prestito — Dei codd. Estensi 268 
Preti, Lodovico — Lettere a lui dirette . 252 
Price (Laurence Marsden) . 85 
Prieger, Erich — Raccolta musicale 250 
Proust, Marcel — Bibliografia 385 
Prussia — Catalogo degli incunabuli , 320 
Puoti, Basilio — Lettere 215 
Putti, Vittorio . 128 
Quaglia, Gio. Genesio, da Parma 348 
Ramazzini, Bernardino —- Lettera a lui 
diretta; o. Wed & & e wu 252 
Ramazzotti (de’), Ramazzotto — Auto- 
pralog co) ww «le da © a 252 
Ranalli, Ferdinando . 215, 232 
Rangone, Francesco — Mss. nella Biblio- 
teca Comunale di Bologna 249 
Rangone, Giuseppe — Lettere di P. Gior- 
dani a lui dirette . . . . .. 249 
Ranzani, Camillo — Carteggio 232, 252 
— Mss. di Zoologia . . . . 232 


Rasori, Giovanni — Lettere 


XVI 
Rattazzi, Urbano — Lettere . . Pag. 233 
Ratti, Achille . . . . . . . . 124 
Rauthe, Oskar (Berlin- Friedenau) : . 163 
Ravasini, Tommaso — Carteggio . 226 
Ravenna — Episodio provocato dalla grafia 

‘ Alighieri”. : 156 
Razzolini, Luigi — Leitere è 156, 252 
Redi, Francesco — Lettera a M. Malpighi. 252 
Regaldi, Giuseppe — Poesie . 252 
— Bibliografia . . . ... . 347 
Reggio-Emilia — Bibl. Civica. . 241 
Religioni (Storia delle) — Bibliografia. 157 
Rendu, Eugène — Corrispondenza con 

M. D'Azeglio. . . ... .. . 230 
Restauro dei manoscritti 349 
Ricasoli, Bettino — Lettere 233 
Ricci (Seymour de)... ... 0.0. S4 
Ridolfi, Cosimo — Lettere. 230 
Risorgimento italiano — Documenti 202, 228 
Ritschl, Friedrich — Lettere . . 164 
Rizzoli, Luigi Jun. i 384 
Rocco, Emanuele — Lettere . 6 156 
Roma — ‘ R. antica’ di G. Giovannoli . Io1 
— Bibl. Vaticana . . . . . . 124, 349 
— Bibl. Universitaria (Alessandrina) . . 232 
— Bibl. del Senato 233 
— Bibl. Polacca n di de le 246 
Romagno (da) Antonio — Calligrafo-uma- 

mista: e ed die 4 343 
Romani, Matteo — Lettere . 156 
Rosa, Cesare — Lettere . 230 
Rosini, Giovanni — Lettere 214, 215, 252 
Rossi, Pellegrino — Lettera . . 164 
— Correzioni autogr. di . 252 
Ruini, Carlo, di Reggio — Lettera. . 252 
Sainte-Beuve, Ch.-Augustin — Lettere . 164 
Salvini, Tommaso — Lettere , . 232 
Santi (Vite di) . . 286 
Sartorio, Luigi — Lettere . . , . 156 
Savastano, Luigi — Recens. . . 164 
Savi, P., botanico — Lettere. . 164 
Savioli, Lodovico — Lettere . 252 
Sbaraglia, Gio. Girolamo — Lettere . 252 


Scarabelli, Luciano — Lettera a lui diretta. 253 
Scaramuzza, Francesco — Lettere . . 156 
Schevill Rudolph... ...0. 0.0. 84 
Schiassi, Filippo — Lettere . . . 
Schnorr von Carolsfeld, Franz — Lettere.-164 
Schwartz, Ignaz (Wien). 
Scolari, Filippo — Lettere. . . . . . 156 


. 252 


LA BIBLIOFILIA 


Selmi, Francesco — Lettere . . Pag. 252 
— Lettere a lui dirette. . ., 156 
Selvatico, Pietro — Lettere . . . 232 
Serbia — Biblioteche. . . . . . . . 346 
Sercambi, Giovanni — Bibliografia. . . 318 
Sforza, Giovanni... ..0. . +. + 318 
Shakespeare, W. — ‘ Editio princeps’ . 376 
— Bibliografia . . . 286 


Silvani, Antonio — Lettere . . . . 


Simeoni, Gabriello — Vita et Metamor- 


fphoseo d’Ovidio . . ..... «+ 85 
Siri, Vittorio — Corrispondenza, . 226 
Sismondi (de’), G. C. L. Sismondo — 

Lettere. i Lu. « ; 252 
Smeraldi, Smeraldo — Cuneigio 226 
Sorbelli, Albano . . .'. 164, 248, 286 
Sorio, Bartolomeo — Lettere. . . , 156 
Spaventa, Bertrando — Lettere . 230 
Spontini, Gaspare Luigi — Autografo. 164 
Stampe — Di Alò Giovannoli . . |, 101 
— Marche nelle collezioni di stampe . 207 
Stampini, Ettore — Bibliografia. . . . 160 
Stroux, Johannes . pot 154 
Strozzi, bar. C. — Autografo. 164 
Svezia — Biblivoteche. 82 
Svizzera — ‘ Courrier Suisse ’ 72, 239 
Sybel (von) Heinrich — Lettere. . . 164 
Tabarrini, Marco — Lettere . . . 230 
Talmud — Fac-simile del ‘T. Babylo- 

nicum’ di Monaco . . . 283 
Taverna, Giuseppe — Lettere 252 
Teatro — Autografi . 163 
Thiers, Adolfo — Lettere . 230 
Tiersot, Julien... . . . .. +. +. 241 
Tipografia — Esperimento curioso di D. 

Hunter. . 78 
— ln Olanda . . È 293 
Tiraboschi, Girolamo — Lettere. . 230 
Tognetti, Raffaele — Drammi . 252-53 
Toldo, Pietro — Bibliografia . . 322 
Tomitano, Giulio Bernardino — Carteggio. 229 
Tommaseo, Niccolò — Lettere . 230, 231 
-— ‘ Per un Italiano condannato a morte 

a Corfù È i,233 
Tommasini, Antonietta — Carteggio . 227 
Tommasini, Giacomo — Carteggio e let- 

tere varie autogr. 227, 252, 253 
— Consulti autogr. : . 232 
Tommasini, Oreste — Biblioteca 83 
Tononi, Gaetano — Bio-bibliografia . 250 


INDICE DEI 


—— -————— 


Torri, Alessandro — Lettere . . Pag. 156 
Torricelli, F. M. — Lettere - +. + 156 
Torti, Francesco — Lettere di V. Monti 

a lui dirette . 232 
— Consulto . . 252 
Toscana — Bibliografia . 249 
Toschi, Paolo — Lettere . . . . . . 252 
Téth (de), Paolo . Ì 316 
Tranchedini, Nicodemo, da Pontremoli 250 
Trentino — Bollettino bibliografico. 322 
— Libri perseguiti. 344 
Trevisan, Bernardino. 264 
Trivulzio, fam. — Documenti e lettere 252 
‘frivulzio, Gio. Giacomo — Lettere 156, 230 
Trombelli, Gio. Grisostomo — Lettere 252 
Troya, Carlo — Lettere. 4 i 156 
Uberti (degli) Fazio — Edizioni e cditori 

del ‘ Dittamondo ’ . 20, II3, 325, 366 
Ungheria — Bibliografia Dantesca . 320 
— Legge sui musei e le biblioteche 345 
Università — Di Padova . 40 
— Di Vienna . Duk e e 86 
Valerio Massimo — ‘ Declaratio’ di Dio- 

nisio da Borgo S. Sepolcro . 262 
Vandelli, Giuseppe 241 
Vannucci, Atto — Lettere . 231 
Van Ortroy, Fernando -- Recens. 44 
Vanzolini, Giuliano — Lettere 252 
Vasari, Giorgio — Archivio . 80 
Vendite pubbliche — Jos. Baer (Franco. 

forte 161 
— Cigerza. 382 
— A. Gandolfi (Bologna) 250 
— Oskar Gerschel (Stuttgart) . 163 
— M. Lempertz (Bonn) . 250 
— Luigi Lubrano (Napoli) . 254, 348 


NOMI E DELLE COSE 


| 


t 


———_ i 


Vendite pubbliche — ‘ L’Art ancien S. A.’ 


di Lugano i . Par. 87 
— F. Luzzietti (Roma) . 253 
— Oskar Rauthe (Bertin-Friedenau) . . 163 
— Igna? Schwartz (Wien) . 1653 
Venezia — Mostra Dantesca nella Mar- 

ciana . > n dea - lè i «SII 
— «Il Riscatto della Venezia” di E. Dia- 

milla-Muller . . . . + 233 
Venturi, Gio. Battista, di Reggio E. 

Trascrizioni Leonardesche e carteggio. 241 
Veratti, Bartolomeo — Lettere a lui dirette 156. 
Verga, Ettore ; 383 
Verga, Giovanni — Bibliografia : 160 
Verospi, fam. — Documenti . 253 
Verri, Pietro — Lettere. 251 
Viani, Prospero — Lettere 252 
Vicini, Giovanni — Lettere 252 
Vienna — Università. 86 
Vieusseux, G. P. — Lettere . 230, 231 
Villardi, Francesco — Lettere. 156 
Vinci (da) Leonardo — ‘ Trattato della 

Pittura’ 241 
-— Bibliografia . 383 
Vite di Santi e religiosi Domenicani . 286 
Vittorio Emanuele II — Lettere ad A. 

La Marmora 233 
Voltaire — Lettera . . . . 227 
Wieland, Christoph Martin — a 164 
Wurnibrandt, co. — Lettere . 271 
Yriarte, Charles — Lettera. 253 

' Zaccaria, Fr. Antonio — Lettere 254 
| Zani, Pietro — Carteggio . 226 
Zanotti, Fr. Maria — Lettere, 25I 
Zanotti, Gio Pietro — Copia di leer 251 
| Zaccarini, I. G., botanico — Lettera . 164 


XVII 


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Anno XXIV APRILE-GIUGNO 1922 Dispensa 1°-3* 


RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 


aa TITYSTTTrTrrr®o 


Sandro Botticelli e Dante 


OVE il culto è continuo bene può dirsi superflua una celebra- 
zione occasionale, e soprattutto questa dovrebbe essere com- 
piuta da altri, più degno, tra quelli che in queste aule ten- 
cono alto lo studio di Dante. Ma qui, dove la celebrazione 
vera vuol essere nel raccogliersi più sull’Opera, forse non 
è inopportuno ch’io vi tragga ad osservare in quel racco- 
glimento altri che fu tra gli artefici a noi più cari, a ve- 

dere com’egli si sia immerso nel Poema, che cosa ne abbia tratto, come l’arte 

sua — pur tanto diversa — ne abbia avuto nutrimento, e nuove ali (1). 

Sul Poema sacro, la cui fortuna altri ha visto quasi confondersi con le for- 
tune d’Italia, quali alte fronti già si chinarono; e quali spiriti sovrani da esso 
attinsero forza! Tra gli artefici creatori, due dei più grandi che Firenze e tutta 
l’arte abbiano mai avuto: Michelangelo e Sandro Botticelli. E sebbene in diverso 
modo, l’uno e l’altro trovarono nella Commedia profonde fonti di commozione 
poetica, e materia a loro arte; entrambi riconobbero e seguirono l’ascensione spi- 


rituale del Poeta. 

Abbastanza son noti lo studio di Michelangelo per Dante, le relazioni tra 
il maestro « terribile » nelle Arti e il maestro non meno di lui possente nella 
Poesia. Meglio che in rispondenze di immagini, quei rapporti consistono nell' in- 
timo dei due artisti: nella grandezza morale; nel potere di idealizzare; nell’eroica 
forza, se pure in Dante questa si liberi nell'azione, in Michelangelo presto si 
torca inerte, si ripieghi avvinta quasi da un insuperabile destino. Dentro il Poema, 


(1) Questo, che fu il discorso inaugurale dell’anno 1921-22 nel R. Istituto di Studi Su- 
periori in Firenze, è qui modificato soltanto recidendone la chiusa. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 1° 3° 1 


2 PIETRO TOESCA 


Michelangelo vide Dante. L'artista che sempre più nei marmi esprimeva l’eterno 
dolore riconobbe l’ascendere del poeta verso le ultime serenità, lo invidiò: 


« fuss’ io pur lui! ch’a tal fortuna nato, 
per l’aspro esilio suo, con la virtute, 
darei del mondo il più felice stato ». 


Forse anche Michelangelo illustrò Dante, se vera è la notizia — troppo 
incerta — di un esemplare a stampa del Poema con disegni suoi, andato perduto 
in mare. Ma a noi è giunta pressoché intiera la Divina Commedia di Sandro 
Botticelli, che — ricorda il Vasari — « per essere persona sofistica, comentò 
una parte di Dante, e figurò lo inferno, e lo mise in stampa; dietro al quale 
consumò di molto tempo: per il che, non lavorando, fu cagione d' infiniti disor- 
dini alla vita sua ». 


Prima di vedere il Botticelli addentrarsi nel Poema, assai più che il Va- 
sari non abbia creduto, e con altra fortuna nell’arte, bene si può domandare 
perché l’opera di poesia abbia potuto così attrarre in sé maestri come Michelan- 
gelo e Sandro Botticelli, che avevano un intimo tutto proprio da esprimere, e 
un’arte la quale richiede sensi e mezzi così diversi dalla poesia. come troppo fre- 
quentemente è dimostrato dalla quasi impenetrabilità delle arti plastiche, nel loro 
vero essere, a chi non veda con senso adattato. 

Facile ricorre alla mente il potere di suscitare associazioni fantastiche pro- 
prio della poesia, si ch’essa in ogni tempo ha potuto operare sulle arti più di- 
verse, e in ogni tempo una medesima opera poetica ha potuto avere nelle arti 
plastiche i più differenti riflessi, come bene vedremmo trascorrendo attraverso i 
secoli, da Giotto a Rembrandt, per osservare quali cose diverse, nell’ intimo e 
nella forma, abbia evocato nella fantasia degli artisti differenti il racconto evan- 
gelico della resurrezione di Lazzaro, o piuttosto come la stessa Divina Commedia 
sia stata illustrata nei modi più svariati e anche contradditori. 

Ma nella poesia di Dante si può trovare una ragione più intrinseca, e par- 
ticolare, del suo potere su quei grandi maestri delle arti plastiche. Sembra, essa, 
vincere i limiti che la conoscenza teorica, troppo rigidamente, volle tracciare in- 
torno alle diverse arti. Possiede sovranamente il potere di suscitare emozioni 
successive, incalzantisi, che ci travolgono; ma, se interrompiamo quell’onda di 
commozioni e di immagini, che ci solleva col poeta, ci scuote, e passata nella 
sua vastità lascia anche noi come corpo morto, allora ogni verso ha valore per 
sé, ogni immagine emerge scolpita, ogni parola plasma un atto un attimo, cia- 
scuna figura risalta in una sua linea essenziale, definita; sembra il poeta far 
opera di plastico e poter rivolgere a sé stesso la conscia affermazione di Miche- 
langelo < 

« non ha l’ottimo artista alcun concetto 
che un marmo solo in sé non circoscriva.... ». 


Il Poeta, esperto anche del disegno, intese le arti plastiche più che altri 
non veda quando ricerca affannosamente rapporti tra la Commedia e l’arte del 
suo tempo. Ebbe anzi una propria convinzione sul processo creativo di quelle 


SANDRO BOTTICELLI E DANTE . 3 


arti, un’ idea che lampeggia in due versi e sembra scoprire le profonde ragioni 
del rinnovamento allora operato da Giotto cosi come i versi che definiscono la 
sua nuova poesia sembrano rivelarne le più profonde radici. Sono i due versi 
della canzone della « Gentilezza », là dove il poeta contradice la definizione che 
Federigo II aveva dato di nobiltà: 


« poi chi pinge figura 
se non può esser lei, non la può porre ». 


E nel Convivio egli commenta quella sua affermazione, che le ricchezze non 
possono generare nobiltà perché non hanno nessun rapporto con questa, dichia- 
rando così la sua singolare prova: 


poi chi pinge figura 
se non può esser lei, non la può porre : 


« nullo dipintore potrebbe porre alcuna figura, se intenzionalmente non si facesse 
prima tale, quale la figura esser dee ». Trasmutarsi nella cosa da esprimere; 
ch’essa viva nell’artista come il generato nel generante! Altri facilmente potrà 
rintracciare la derivazione di codesto concetto sulle arti plastiche, o in un brano 
di Aristotile poco prima €litato nel Convivio, oppure in risonanze di dottrine pla- 
toniche. A noi esso basta per lasciare scorgere come il più plastico dei poeti 
abbia compreso le arti che creano e fissano immagini e commozioni entro linee 
e salde forme, e in queste improntano tutto l’artefice, il generante. 

Bene adunque il Poema, folto di atteggiamenti e di figure saldamente mo- 
dellate, poteva attrarre gli artisti; più che gli illustratori, ai quali fu troppo 
aspra e insuperata prova, poteva attrarre i creatori nell’arte, lo stesso Michelan- 
gelo. E ne fu preso anche Sandro Botticelli. 


Era tra i pittori della fine del Quattrocento, fiorentini, quello la cui arte si 
volgeva più a poesia. Questo ben lo vediamo non nei soggetti dei suoi dipinti, 
e nemmeno nel potere di associazione fantastica ch’essi hanno — superato da 
altri, da Leonardo e da Michelangelo —, ma in altro. Era, o piuttosto sempre 
più si manifestava, il più poeta trai pittori per le qualità del suo stile che ten- 
deva a trascendere i limiti della pittura, a liberarsi dal senso plastico per non 
comporre più che ritmi e linee, a lasciare la definita, sebben profonda, espres- 
sione psicologica a cui allora mirava — come alla visione plastica — tutta l’arte 
fiorentina, per tentare l’inesprimibile. Con questa tendenza, che presto si spiegò 
come suo carattere e sua individualità, Sandro Botticelli doveva naturalmente 
essere inclinato ad ascoltare le voci dei poeti, a immergersi nelle letture. Lo 
provano le sue opere stesse Se nella « Nascita di Venere » altri ode, non senza 
ragione, i versi del Poliziano, e in certo affresco già in una villa dei Torna- 
buoni a Chiasso Macerelli, ora al Louvre — dove Lorenzo Tornabuoni si pre- 
senta alla giovine sposa circondata dalle Sette Arti liberali —, altri suppone 
i suggerimenti di messer Agnolo, nella tavoletta della « Calunnia » il Botticelli 


4 PIETRO TOESCA 


mostrerà di aver letto L. B. Alberti e forse Luciano; più tardi la involuta iscri- 
zione greca della « Natività » nella Galleria di londra rivelerà la mente del 
pittore invasa dall’ Apocalisse di Giovanni. Ma più riecheggiano voci di poeti 


o. » 4 
« d - = n 4 )-- 
eta 


dalla tavola che bene, e abbreviatamente, il Vasari interpretò: « Venere, che le 
Grazie la fioriscono, denotando la Primavera ». 

Ritornava nei poeti latini — e più alto in Lucrezio — l’inno a Venere Ge- 
nitrice; Orazio, nel suo delizioso carme del sciogliersi dell'inverno, aveva 
evocato al ritorno di primavera non Venere sola ma le ninfe e le Grazie dan- 


SANDRO BOTTICELLI E DANTE 5 


Lo li iii dittico n fi n inni ion inn Sn i È È ii pei ic 


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zanti: e il Botticelli è nell’eco di quelle e di altre letture. Ma non vi ritrova 
freddi accenni di materia mitologica, remota, da illustrare ; non tenta la ricostru- 
zione archeologica di un soggetto classico! Classico è il dipinto non per industre 
ricerca iconografica ma per qualità assai più intrinseche: perché ha la limpidità 
senza scorie, l'armonia, e perfino l’esaltazione rattenutaà che sono i doni più belli 
della coltura classica. Alla voce dei poeti la fantasia del pittore si esalta, crea 
immagini nuove anche dove più aveva presenti le classiche Grazie intrecciate : 
e mentre tutto germina, e Primavera fatua incede, mentre irrompe Zefiro e Ve- 
nere sensitiva sembra ascoltarne il fremito, una trepidazione sottile ritmica in- 
veste pur i minimi tratti del dipinto, si sviluppa nelle sue linee maggiori, dalle 
Grazie a Flora, esprime musicalmente l’inquieto e sensitivo animo dell'artista. 
JI.a rappresentazione ispirata ai poeti è veramente poesia di Sandro Botticelli. 

Come quella dei poeti antichi del suo tempo, ma più intentamente ascoltò 
la voce di Dante; illustrò la Divina Commedia, se illustrare può dirsi creare 
un’opera cosi personale ed alta; rivisse anzi il poema sacro, con singolare ri- 
spondenza quasi seguendone nella propria arte l’ascendere. 


Le stampe figurate dell’ Inferno che il Vasari rammentò aver costato tante 
fatiche al Botticelli e « infiniti disordini » alla sua vita, sono per certo quelle 
che almeno in parte ritroviamo ai primi canti della Commedia col commento di 
Cristoforo Landino, qui edita nel 1481. Come altri incunabuli della stampa, che 
seguivano le tradizioni dei manoscritti, quella edizione ha nel testo spazi vuoti, 
non soltanto per le iniziali da alluminare a principio di ciascun canto, ma altri 
più grandi attraverso la pagina, destinati all’ illustratore che, come sui mano- 
scritti, vi avrebbe dovuto inserire le sue figurazioni. E appunto in molti esem- 
plari, ai primi canti, si trovano impresse, o incollate, quelle stampe: in diverso 
numero, al massimo diciannove. 

È impossibile riconoscere proprio la mano del Botticelli in codeste inci- 
sioni, tanto il loro segno è lontano dalla fluida leggerezza del maestro ; ma, pur 
nella loro pesante traduzione, lasciano esse bene intravedere di derivare da esem- 
plari di Sandro, mentre hanno strettissimi rapporti con l’opera in cui il pittore 
commentò Dante di sua mano, istoriandolo, coi disegni che il Vasari non co- 
nobbe. 

Altri, scrivendo degli artisti fiorentini poco prima del Vasari, aveva ricor- 
data, e forse aveva veduta l’opera originale di Sandro Botticelli, notando che il 
maestro « dipinse et storiò un Dante in cartapecora a Lorenzo di Pierfrancesco 
de Medici : il che fu cosa meravigliosa tenuto ». Poi, e già al tempo del Vasari, 
quel volume di pergamena doveva essere dimenticato, se non del tutto scom- 
parso ; né riapparve fino al secolo scorso, prima con notizie della sua esistenza 
in una collezione inglese, poi restituito agli studi e pubblicato assai nitidamente, 
dopo che nel 1882 lo acquistarono i Musei di Berlino. Ma vicende che igno- 
riamo avevano in parte mutilato il codice prezioso ; e non tutti i suoi fogli sono 
ora riuniti; otto di essi — tra cui il foglio iniziale con lo spaccato dell’ Inferno 
— sono posseduti dalla Biblioteca Vaticana; e altri otto fogli mancano al co- 
dice di Berlino, appunto sul principio dell’ Inferno, andati smarriti forse per 
sempre. 


6 PIETRO TOESCA 


Che codesto codice sia proprio il Dante di Sandro Botticelli, rammentato 
dall’anonimo scrittore fiorentino, è certissimo : lo afferma non soltanto la scritta 
originaria col nome dell'artista — « Sandro di Mariano » — ma in ogni parte 
lo stile, che al massimo grado ha i caratteri, le qualità del maestro. Anzi si può 
riconoscere che l’artista stesso intervenne perfino nella prima materiale compo- 
sizione del volume. Perché i più che cento grandi fogli di pergamena, dei quali 
fu composto il codice, vennero scritti in modo del tutto insolito, non già sul- 
l’una e sull'altra facciata lasciando spazi vuoti per illustrazioni da intercalare 
nel testo o a principio di ogni canto. Ciascun foglio, invece, fu scritto su una 
sola pagina, contenendovi in più colonne tutto un canto; nel rovescio fu lasciato 

bianco si che, composto il 
volume, l'artista nell'aprirlo 


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Fig. 2. — AMununziazione (Purg. x: particolare). tradurre con la sua arte, 


inserendo nel testo l’im- 

magine al luogo opportuno, 
ma quasi fronteggiare con l’opera sua le impressioni e le immagini della lettura 
d’un canto intiero, Era un’ idea nuova, e audace. Anzi, almeno per le due prime 
cantiche, dove si poteva attuare, sembra il Botticelli avere intravveduto un modo 
anche più ardito di illustrare il Poema. In molti fogli egli figuro non soltanto 
la materia del canto a riscontro, ma oltre gli orli del cerchio raffigurato accennò 
ai due cerchi o gironi attigui, quasi gli balenasse l’idea di un’ illustrazione con- 
tinuata, non interrotta dal testo, quale si vede in rotuli di pergamena medioevali 
— e anche in rotuli orientali — in cui il testo è soppresso, la narrazione si 
sviluppa in figure succedentisi continuatamente a chi svolga la pergamena. 

Impazienti di sfogliare il Varie di Sandro Botticelli, e di riconoscere al- 
l’aspra prova l’arte del maestro, è necessario prima trattenerci ancòra su altri 
dati di fatto. 

L' illustrazione fu incominciata, e condotta abbastanza avanti, prima del 
1481, poiche le incisioni, impresse nell’edizione della Commedia in quell’anno, 
hanno raffronto certo nei disegni, e ne derivano come è ben noto. Ma l’opera 
vastissima dovette essere proseguita assai oltre quell’anno, come dimostrano le 
differenze di stile; anzi non fu mai compiuta. Forse rimase interrotta nel 1503, 
alla morte di quel Lorenzo di Pierfrancesco de Medici per il quale sembra es- 
sere stata intrapresa; forse il Botticelli vi lavorò anche più tardi, ponendovi 


SANDRO BOTTICELLI E DANTE 7 


quasi gli ultimi segni della sua arte. Per certo il primo proposito fu di mi- 
niare tutto il volume, colorandovi le iniziali e le illustrazioni. Ma soltanto tre 
fogli furono portati a quell’ultimo finimento, forse in gran parte per mano del 
Botticelli stesso benché il colore non v’accresca le qualità che si veggono assai 
più vive, più pure, là dove i fogli non furono colorati e le illustrazioni sono 
soltanto tenui segni bruni in cui l’artista sembra appena voler trattenere una sua 
idea ancora mutevole, oppure — come nella più gran parte dei fogli — segni fer- 
missimi a contorno di penna che fissano, su quei primi, l’idea definitiva. Forse 
il Botticelli riconobbe, come in certi suoi dipinti, che il colore nulla aggiungeva 
all'opera sua; e lo tralasciò. 


II. 


Incominciò per certo il lavoro dalla cantica prima. Fra nell'età cui delle 
tre cantiche la prima suole attrarre di più e sembrare la più potente. Fra assai 
diverso da quello che più comunemente si conosca, sia scarsità di opere di quel 
suo tempo, sia perché le poche superstiti sono offuscate dalle molte opere mag- 
giori in cui vediamo l’artista tanto differente: dal « Magnificat », dal « Trionfo » 
e dalla « Nascita di Venere ». Si trovava egli medesimo nel cerchio dei violenti; 
e non per suggestione dantesca, ma per ingenua educazione artistica, per le 
proprie aspirazioni nell’arte. 

L’arte fiorentina del Quattrocento era intenta a esplorare ugualmente l’essere 
spirituale e fisico, a interpretarlo in certe qualità essenziali come la struttura 
corporea immanente o il carattere individuale. Ma in essa alcuni dei maggiori 
— Paolo Uccello, Andrea del Castagno, e in séguito Antonio Pollaiolo — esal- 
tavano soprattutto una loro nuova coscienza del mondo fisico, costringendosi a 
ricostruire prospetticamente la profondità, o ricercando di esprimere in contorni 
l'energia dei corpi, o compiacendosi di afferrare, e fissare nella loro motilità, gli 
atti e i movimenti più violenti. Donatello, che tanto a fondo vide ed espresse 
lo spirito, poi il Verrocchio, furono partecipi e si giovarono di quella violenza ; 
e di questa pur si ritrovano riflessi e conseguenze nei grandi rivelatori dell’ in- 
timo, in Leonardo e in Michelangelo. Or Sandro Botticelli, nella giovinezza, 
uscito dallo studio di Filippo Lippi, fu preso da quei violenti. Lo dimostra la 
personificazione della « Fortezza » nella. Galleria degli Uffizi (sebbene quasi in- 
consapevolmente accenni ad altre qualità future), e più la tavoletta con Oloferne 
decapitato, tormentata e violenta fin nel suo punto di veduta, anche in parte i 
tre affreschi della Cappella Sistina a Roma, eseguiti tra il 1481 e il 1482; ma 
soprattutto dovevano dimostrarlo i dipinti, poco durati sulla facciata del Bargello, 
dove Sandro aveva rappresentato i condannati della congiura dei Pazzi, chi per 
la gola impiccato e chi per un piede. 

In quegli anni appunto, prima di recarsi a Roma, il Botticelli aveva tale 
animo da immedesimarsi nella prima cantica : e i suoi disegni per l’Inferno sono 
l’espressione più forte di quel periodo maschio e violento della sua arte. 

Aprendo a caso il volume nella prima cantica, o anche nella seconda — 
poiché il metodo illustrativo è analogo —, un lettore che riguardi piuttosto al- 
l’arte di Dante che a quella del Botticelli, può nondimeno riconoscere che l’ il- 


8 PIETRO TOESCA 


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lustratore seppe a fondo la materia drammatica di ciascun canto, e tutta la rap- 
presentò non pure in linee generali ima con finezza di particolarità. Quel che si 
svolge nel canto in diversi momenti è espresso nel disegno con certa conven- 
zione da cui l’arte figurativa raramente rifuggi quando volle narrare : come negli 
affreschi del Botticelli a Roma, riappariscono più e più volte nello stesso dise- 
gno le medesime persone, i due poeti che in ogni cerchia di balza in balza per- 
corrono la trista scena. 

Al canto dodicesimo, della scesa al cerchio settimo e al primo girone — 
dei violenti contro il prossimo —, il sommo della scena è occupato dal luogo 
alpestre coi grandi massi franati che a Dante rammentavano la ruina del monte 
sull’Adige verso Trento. Il Minotauro, steso al varco, morde sé stesso all'appa- 
rire dei due, indi si volge furioso mentre Dante discende; e già i due poeti si 
riveggono presso la riviera di sangue dove i centauri corrono in traccia, Tre di 
questi affrontano i due pellegrini: e mentre Chirone si mira al petto, Nesso è 
per, saettare. Poi guidati da Nesso, i poeti varcano la riviera che sommerge a 
diversa altezza i violenti; e sull’altra riva, prima di ripassare, il centauro ancor 
si volge a loro accennando i dannati, 

Ma tutto questo, che nella parola diventa umile descrizione, sarebbe pue- 
rile ammirarlo in un disegno che lo esprimesse comunque in modi indifferenti. 
Altro valore che di illustrazione iconografica ha il commento figurato di Sandro 
Botticelli alla Divina Commedia: non è una qualunque realizzazione visiva delle 
immagini e della materia contenute nei versi! Quanto l'artista rappresenta ha 
un'alta potenza espressiva non soltanto rispetto al succedersi della narrazione, ma 
nelle qualità particolari delle impressioni ch’esso comunica, Chi riguardi i disegni 
del Botticelli nella prima cantica in rapporto col poema, cioè come illustrazioni, 
ma pur in tale aspetto voglia apprezzarne il valore estetico, convien riconosca 
che quasi sempre le immagini visive di cui è pieno il poema, siano atteggia- 
menti, siano azioni plasticamente definite, sono da quei disegni fissate non sol- 
tanto senza diminuirle ma esaltandole, o rendendole accettabili, quasi si accor- 
dino senza stridori coi versi. Ma se altri osservi quei disegni senza più ripensare 
al poema, vi ritrova rappresentazioni di movimento, di violenta energia, di ma- 
schia forza che sorgono quasi spontanee dallo spirito del pittore in quel suo 
primo aspro periodo giovanile, e sono per sé stesse un'opera d’arte, felicemente 
concorde al compito assuntosi dall’artista di illustrare la cantica piena di azione 
e di violenza. 

Nello stesso disegno al canto dodicesimo — giova in poche parti del- 
l’opera vedere il tutto, tanto essa è omogenea ed armonica — si esplicano al- 
tamente codeste qualità artistiche assolute, che tutte si accordano con la visione 
dantesca. 

Come negli altri disegni dell'Inferno e del Purgatorio, l'artista pone assai 
lontano e in alto il suo punto di veduta si che nulla sfugga all'occhio, e tutto 
possa scoprirsi il cammino che i due poeti percorrono nel cerchio. Or questo 
ritrarre ogni cosa come veduta dall’alto, alquanto in iscorcio, fu una volontaria 
e forte costrizione per il pittore, e riesce in noi ad accrescere il senso di ener- 
gia e di sforzo ch'è impresso in ogni tratto. Dirupano in grandi massi quasi 
cristalliformi le rocce del settimo cerchio. Il Minotauro s’attorce in sé, rabbioso; 


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La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 13-39 


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Fig. 4. — 7 giganti (Inf. xxx1: particolare). 


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SANDRO BOTTICELLI E DANTE II 


poi d’un tratto, li accanto, la sua figura stessa si slaccia, veemente e cieca, sca- 
gliandosi. E non assurdo ci sembra il suo immediato ricomparire in atti diversi, 
tanto l’un atteggiamento si ricongiunge e succede all’altro in una impressione 
unica di movimento, non per ingenuità ma per audacia del pittore tutto rivolto 
ai moti più rapidi e forti. E nei 
dannati, nei centauri saettanti 
l’azione violenta è colta nel mo- 
mento giusto, con pochi tratti 
sicuri, con un sol segno che ne 
esprime non soltanto la forza, 
anche l’istantaneità (fig. 1). 

A volere riguardare nella 
vicina selva dei violenti contro 
sé stessi, altro potremmo osser- 
vare: come il pittore rievochi 
potentemente la caccia infernale 
dei dannati, ma dia all'opera sua 
un aspetto tutto originale com- 
ponendo l’ aspra selva irta di 
spini e rovi con quel senso di 
decoratore che manifestò nel po- 
meto del « Trionfo di Venere ». 
Ma più importa affermare che 
quelle qualità predominanti — 
cioè la veemenza drammatica e 
il concitato movimento — non 
tolgono all’artista ogni varietà 
di tono o di altre osservazioni : 
i dannati alle cappe di piombo 
sono profonde immagini d’ ipo- 
crisia (fig. 3); i giganti possenti, 
quasi disegnati da Antonio Pol- 
laiolo, torreggiando dal fondo 
del grande vano che intorno si 
raccoglie, sorgono in una vastità 
di spazio significata con estrema 
sicurezza (fig. 4); con pochi segni, il volto del Poeta viene trasfigurato ad ogni 
istante, poiché il pittore dei ritratti degli affreschi di Roma e dell’« Adora- 
zione » dei Magi bene sapeva sorprendere non soltanto l’azione fisica ma l’espres- 
sione intima (fig. 09). 


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Fig. 5. — Zeatrice e le dolenti (Purg. xxxHMl: partic.). 


III. 


Non cederemo a suggestioni letterarie dividendo le illustrazioni del Pur- 
gatorio da quelle dell’ Inferno. Analogo nelle due cantiche è il modo illustra- 
tivo, non diverse sono le qualità artistiche in molti dei disegni, per sé e rap- 


12 PIETRO TOESCA 


porto al poema. Il Botticelli potè avere tutti insieme dall’amanuense i fogli del 
suo Dante, e trascorrere poi da un disegno all’altro senza seguire la successione 
dei canti. Nondimeno, vi sono ragioni per congetturare che le figure del Purga- 
torio siano in grande parte posteriori a quelle dell’ Inferno, benché quasi tutte 
siano ragioni non ponderabili in modo esatto. 


Fig. 6. — Ze sette donne (Purg. xxxnil: particolare). 


La composizione sembra diventare più semplice; e non soltanto per una 
più semplice azione drammatica che vi si rifletta dal Poema. L'espressione psi- 
cologica è più altamente cercata. Forte di quelle osservazioni che — per un 
esempio — gli diedero d’immaginare così spenti e raccolti gli accecati del se- 
condo girone (fig. 12), l'artista le sorpassa per giungere a rappresentazioni di più in- 


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Ss PIETRO TOESCA 


tensa commozione : in molte parti la struttura umana non è più informata a quella 
scientifica conoscenza anatomica, e sembra piegare travolta sotto troppi impulsi 
interiori. 

Ma ecco un dato più controllabile a stabilire il procedere del disegnatore 
nel suo lavoro e nella sua arte. Dove, al decimo del Purgatorio, sono figurati i 


Fig. 8. — 2eatrice e Dante (Par. 1: particolare). 


bassorilievi che Dante immaginò, l’« Annunziazione » ha raffronto con quella già 
nel monastero di Cestello, ora agli Uffizi, eseguita intorno al 1490; anzi la sor- 
passa nel movimento fremente dell’angiolo, nella Vergine che perdutamente si 
umilia (fig. 2). E ricorrendo con la mente ad altre opere del maestro — alla 
grande « Incoronazione », del 1490 all’incirca, negli Uffizi; all’ « Ultima comu- 
nione di S. Girolamo », ora nel Museo di New York; alla « Natività » del 1500 


SANDRO BOTTICELLI E DANTE 15 


nella Galleria di Londra — bene riconosciamo che quel movimento più intenso 
dei corpi e dello spirito accerta nell’arte del Botticelli un periodo più tardo, e 
più alto. 
Già Pallade ha domato il Centauro. E quanto nell’arte primitiva del pit- 
tore era aspra ricerca, violenza corporea, esasperato senso plastico, non è più 
libero per sé, ma è forza 
CP Ue (coeso SA I | acquisita, domata, che ub- 
ot det ao | bidisce a un’arte la quale 
tenta sempre più inesplorati 
regni spirituali. Già erano 
non soltanto la « Prima- 
vera », la « Pallade » di Pa- 
lazzo Pitti, e il « Magni- 
ficat » degli Uffizi, quando 
Sandro Botticelli così si 
inoltrava nella seconda can- 
ì tica, ma anche era quella 
tela della « Nascita di Ve- 
nere » in cui l’arte tanto 
attenua le impressioni pla- 
stiche per non cercare che 
| linee, ritmi, e una indicibile 
\ {{{ intima commozione. 
i Attraversate le fiamme 
che purificano dalla materia, 
or siamo al vertice del sacro 
monte, alla soglia del Pa- 
radiso Terrestre. Qui l’arte 
del Botticelli mostra così 
diminuite le qualità primi- 
tive, cosi prevalenti le 
estreme, da potere bene es- 
sere certi che quei fogli fu- 
rono ideati dal maestro in 
; un periodo molto inoltrato 
È della sua opera, forse negli 
ultimi anni del Quattro- 
cento. Il segno si fa te- 
nue, sembra sorprendere nelle cose soltanto le somme linee vibranti; e in 
una flessione delle mani, in una piega, riesce a racchiudere tutto il ritmo conci- 
tato e armonioso che l’artista aveva già composto nel coro degli angeli intorno 
all’ Incoronata degli Uffizi. 
Nelle mistiche visioni del « Paradiso Terrestre » l’arte del Botticelli dimostra 
sue qualità supreme. 
Entrano i poeti nella viva foresta mossa da un’aura eterna. Si curvano e 
tremano lievi le frondi; i tronchi degli alberi sono cosi rari e schietti che per 


Fig. 9. — Zeatrice e Dante (Par. im: particolare). 


Fig. 10. — £eatrice (Purg. XXX: particolare). 


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SANDRO BOTTICELLI E DANTE 17 


tutto lasciano trasparire la dolce aria, e lontana Matelda. Fu il Botticelli, o non 
lo stesso leonardo a segnare cosi la donna che sceglie fior da fiore, tanto è la 
grazia dell’atto, e l’agile moto nei pochi tratti leggeri ? Poi ella si volge ridendo, 
accennando al Poeta con uno di quei gesti alti e ritmici che d’ora innanzi nei 
disegni parranno moderare musicalmente il moto fluttuante delle persone e delle 
vesti (fig. 7). 

La danza degli angioli intorno al carro di Beatrice ha impeto sfrenato e 
pur ritmico. Non altrove il Botticelli giunse a ugual segno di esaltata motilità ! 
E tra il nembo di fiori, cinta d’uliva, la misteriosa figura, la cui grazia e il 
sorriso sono avvolti di veli, è ben l’immagine ideale che si ripresenta all’animo 
dal lontano, e in esso risesta gli antichi segni. È una delle più alte e poetiche 
fantasie di Sandro; la cui arte non si conosce se non conoscendo a fondo que- 
st'opera, ch'è illustrazione del Poema, ed è creazione per sé stante (fig. 10). 

Il pittore che nella « Natività di Cristo », ora a Londra, notata con l’anno 1500, 
si scioglieva quasi da ogni vincolo di forma reale per esprimere più intense le 
commozioni dell'animo — la madre prostrata nell’adorazione, l’affetto degli an- 
gioli che abbracciano gli uomini di buona volontà, e il moto di quelli che dan- 
zano in alto —, diede prova anche maggiore di quella sua arte nel disegno al 
canto ultimo del Purgatorio. Non descrivere bisogna ma vedere quanto d' ine- 
sprimibile l’artista ha fissato nelle figure, e nella viva linea della composizione. 
Salmodiano dolenti le sette ninfe intorno a Beatrice, abbandonata in terra come 
Maria a pie della croce: sono spiriti, rapiti nel canto (fig. 5). Poi muovono verso 
J.lete piangenti, ravvolte nei manti, lievi, incorporee. Sembra quel disegno non 
essere arte plastica ma pura lirica: la più pura poesia di Sandro (fig. 6). 


IV. 


Più su ancòra ascese il pittore, per virtù propria, ma accompagnandosi al 
poeta come in affinità di spirito; e mentre la sua arte tendeva a trascendere il 
sensibile, s’' immerse nell'ultima cantica (fig. 8). 

Esitò forse il Botticelli prima di tentare l’ultima più aspra interpretazione. 
Si avvide ch’era vano voler fissare in forma sensibile l’eterea materia poetica ; 
riconobbe forse che il tentarlo sarebbe stato un diminuire sé medesimo e Dante. 
E per quel genio che gli aveva dato di trovare alle due cantiche precedenti un 
modo di commento figurato del tutto nuovo, egli risolse la difficoltà. Non ren- 
dere terrene le immagini che vaniscono entro la luce e il moto del Paradiso, le 
figure che abbagliano entro lo splendore; non illustrare : accanto al poema com- 
porre alcunché che lo accompagni con accordo più profondo che una materiale 
rispondenza di particolari ! 

Soltanto in alcuni fogli si affacciano, dal fondo, figure di beati, di angioli ; 
poi per fogli e fogli, nelle grandi bianche facciate, non sono che Dante e Bea- 
trice. Fuori del tempo, quasi fuori dello spazio benché tutto riveli l’ascendere, 
le due figure sono inscritte in un cerchio, simbolo del cielo che attraversano. È 
vivace il loro gesto, il loro dialogo : or Beatrice addottrina Dante, or lo rimpro- 
vera, or lo incuora a mirare più alto, più su. Ma che importa a quali versi del 
poema i differenti atteggiamenti rispondano ? Se questo ricercassimo, se nel va- 
lore illustrativo volessimo trovare la norma del nostro giudizio, cadremmo forse 


La Bibhofilia, anno XXIV, dispensa 19-3* 


18 PIETRO TOESCA 


negli errori altrui che affermano monotona o peggio l'ultima parte dell'opera di 
Sandro. Non così bisogna vedere, e giudicare, ché troppo diverso è lo scopo del 
pittore, lo scopo ch'egli raggiunge in chi a lui si abbandoni. 

A_ riscontro dei canti dove non è che luce e moto il disegno altro non è 
che ritmo e comporsi di linee. Entro il cerchio d'ogni cielo si atteggiano le due 
figure: e più del loro dialogo importa all'artista e a noi com’esse si dispongano 
in quello spazio, come i loro movimenti si accordino, e a vicenda si compiano, 


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Fig. 11. — Beatrice e Dante (Par. xxvil: particolare). 


Nell’astrarre dalla forma plastica per tutto trasporre in linee, nel costringere 
entro queste un’ intensa vitalità, nel comporre quelle proporzioni di spazi e ar 
monie di movimento, nel trovare variazioni entro il tema insistente, il Botticelli 
qui è artista sovrano; a lui potrebbe compararsi soltanto qualcuno dei mag- 
giori decoratori di ceramica, attici, del secolo quinto. Poco importa che il di- 
segno più non illustri il contenuto di tutto il canto a riscontro, ch’esso riguardi 
quasi un verso, un attimo solo, se dall’ impressione totale del canto dantesco lo 
sguardo può trascorrere ad esso, e trovare un’altra opera d’arte formata anch’essa 
della più sottile e pura sostanza spirituale (figg. 9 e 11). 


SANDRO BOTTICELLI E DANTE 19 


Cosi Sandro Botticelli istoriò Dante. Trovò nel poema sacro il tema adatto 
all’intimo della sua arte nei diversi stadi del suo cammino. Bene egli per sé 
avrebbe tutta compiuta la sua ascensione; né per vedere le ragioni profonde del 
suo trasmutarsi nell’arte è necessario cercare fuori del suo intimo o delle forze 
che allora portavano tutta l’arte fiorentina dalle ricerche quattrocentesche alle 
supreme idealizzazioni di Leonardo e di Michelangelo. Ma Dante gli fu com- 
pagno, Dante ch’ei non voleva nominato invano, Dante che gli suggeri la mi- 
stica preghiera inscritta in un suo dipinto: 


Vergine madre figlia del tuo figlio. 


Rivisse il poema. Se la prima cantica diede a lui di esprimere altamente 
la violenza della sua arte giovanile, quando, sorpassato il primo periodo si volse 
a quell’intima esaltazione, e tentando l’inesprimibile semplificò la visione pitto- 
rica sino a costringerla in pure linee, egli trovò nelle altre due cantiche un in- 
citamento sempre maggiore. Commentò Dante con religiosa comprensione; ma 
più che commento l’opera sua fu originale trasposizione, una delle creazioni più 
alte della sua arte (1). 


8 Novembre 1921. PIETRO TOESCA. 


(1) I disegni della Commedia di S. Botticelli furono accuratamente riprodotti e commen- 
tati da F. Lippmann (Zeichnungen von S. B. zu Ds Komoedie, Berlino, 1887; anche in edi- 
zione minore, del 1896, testé ristampata). Le tavole di quella prima edizione sono ora riap- 
parse con prefazione di I, B. Supino (Bologna, 1921). A cura della Biblioteca Vaticana, sembra 
imminente una nuova ripreduzione dei fogli romani, già studiati con grande acume da ]. 
Strzygowski (Vie acht Handzeichu. des S. B. im Vatikan, Berlino, 1887). Un nuovo commento 
attendiamo da A. Venturi (Sì 2. in/esprete di Dante, Bologna, 1922). 

Sarebbe troppo lungo, anzi inutile, rammentare tutti i giudizi dati dell’opera del Botti- 
celli, riguardanti soprattutto |’ iconografia e quasi insensibili alle qualità artistiche. Queste in- 
vece vennero valutate, con il suo sentimento ed intelletto critico, da B. Berenson (7%e Drazw- 
ings of the florentine Paiuters, Londra, 1903, 63 ss.); del quale sono da ricordare anche altre 
osservazioni sulle immagini visive di Dante (7%e Study and Criticism of italian Art, I.ondra, 1900, 
I, 13 ss.). Giustamente apprezzarono l’arte dei disegni del Botticelli il Lippmann (op. cit.) e 
H. Horne (Sandro Rotticelli, Londra, 1908, 250 ss.). 


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Fig. 12.2— G/' invidiosi (Purg. xIl1: particolare). 


20 FANFULLA ORETI 


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Le edizioni e gli editori del “ Dittamondo ,, 


(Continuazione . vedi La 64/8/io/f2a, anno NNIII, disp. 9*-109, pag 249) 


—- 


Sulla fine del cap. XXVII del Lib, II, trattando dei fatti di Firenze, dopo 
avere accennato alla battaglia di Monteaperti, il poeta parla dei principali per- 
sonaggi, i quali procurarono alla città guelfa un disatro così terribile e duro: 
l'edizione milanese legge : 


« A ciò fu Farinata degli Uberti 
Col gran valore, e col sottile ingegno 
Giordan, Gerardo e molti ‘in armi esperti, 
A ciò fu il Rocca del mal voler pregno, 
E Razzante bugiardo e lo Spedito 
Presuntuoso, ingrato e pien di sdegno, 
E tanto nel consiglio male udito ». 
(terz. 35-36). 

E trascriviamo il fatto che tutti i codici concordi, che le due antiche stampe 
venete e il testo perticariano, hanno, nell'ultimo dei versi riportati, l’esatta 
lezione : 

«45° Tegghiazo nel consiglio male udito » ; 

ma non è forse lecito domandarsi se il Monti, che pure aveva dovuto sfogliare 
la « Cronica » di Giovanni Villari « la cui lettura — egli stesso afferma — in- 
differente ad ogni altro (sic /) necessarissima rendesi ad un correttore e chiosa- 
tore del poema jdi Fazio], perchè quivi ad ogni momento si toccano cose tratte 
da lui » (1); se il Monti, dico, che con tanta lepidezza e con tanto brio india- 
volato aveva ripreso l'insolente Natanar Tommaseo, per avere scritto Reggente 
bugiardo, invece di Nazzante bugiardo, rimproverandolo di non aver dato un'’oc- 
chiata al Villani, poteva proprio in coscienza confessare di aver letto per intiero 
ed attentamente i capitoli di quella « Cronica » dove si parla in modo largo e 
diffuso della lotta tra Senesi e Fiorentini, che ebbe poi il suo sanguinosissimo 
epilogo lungo le sponde dell’'Arbia ? 

Se si, come poteva scrivere, a dispetto della versione concorde di tutti i 
codici e delle antiche stampe e del testo perticariano, che lo Spedito « presun- 
tuoso, ingrato e pien di sdegno » fosse anche «male udito » ; quando invece 
la proposta di costui di muovere ad oste, senza indugio, contro Siena fu ac- 
colta; e « male udito » fu invece il Tegghiaio che aveva espresso proprio il 
parere contrario ? 

Diamo un'occhiata a Giovanni Villani: «I detti due anziani |lo Spedito 
< di porta San Piero e messer Gianni Calcagni di Vacchereccia].... raunarono 
‘ consigli di grandi e di popolo, e misono innanzi, che di necessità bisognava 
di fare oste a Siena per fornire Montalcino, maggiore che non era stata quella 
« di maggio passato a Santa Petronella. I nobili delle gran case guelfe di Fi- 
renze e ”l conte (rido Guerra ch'era con loro.... conoscendo la nuova masnada 


I 


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&} 


(1) V. MonTI, /rofosta ecc. Vol. II, parte II; pag. CxLvil. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 21 


« de' Tedeschi ch’era venuta in Siena, e la mala vista che fece il popolo a Santa 
« Petronella quando i cento Tedeschi gli assalirono, non parea loro l’ impresa 
« sanza grande pericolo. É ancora sentendo i cittadini variati d’animi, e male 
. disposti a fare più oste, rendero savio consiglio, che per lo migliore, l'oste 
. non procedesse al presente.... E ’l dicitore fu per tutti messer Tegghiaio 
« degli Aldobrandi degli Adimari, cavaliere savio e prode in armi e di grande 
autoritade, e di largo consigliava il migliore. Il sopraddetto Spedito anziano, 
uoino molto prosuntuoso, compiuto il suo consiglio, villanamente il riprese, 
« dicendo, si cercasse le brache, s'avea paura: e messer legghiaic gli rispose, 
« che al bisogno non ardirebbe di seguirlo nella battaglia colà ov’egli si met- 
« terebbe ; e finite le dette parole, poi si levò messer Cece de’ (rherardini per 
« dire il simigliante ch’avea detto messer Tegghiaio: gli anziani gli comandaro 
« che non dicesse, e era pena libbre cento, chi arringasse contro il comanda- 
« mento degli anziani. Il cavaliere le volle pagare per contradire la detta an- 
« data; non vollono gli anziani, anzi raddoppiarono la pena; ancora volle pa- 
« gare, e così infino libbre trecento; e quando ancora volle dire e pagare, 
« fu comandamento pena la testa; e così rimase. Ma per lo popolo superbo e 
« trascurato, si vinse il peggiore, che la detta oste presentemente e senza in- 
« dugio precedesse » (1). 

Dunque, la lezione vera è quella de’ codici, delle antiche stampe, del testo 
Perticari; e noi, se fossimo maligni, potremmo a questo punto esser tentati di 
rivolgere al grande poeta ed erudito le stesse parole che egli scriveva all’indi- 
rizzo di... Natanar: « Leggendo (per non aver letto il Villani) Aeggernze in luogo 
« di Nazzante |nel nostro caso, potremmo dire: £ /anfo invece di ’/ Tegghiaio|] 
«ha dato a vedere che, per grazia di Dio, non sa straccio di quello che 
« stampa (2). . 

Noi, però, non siamo maligni, e non ci spingeremo tant’oltre; benché ad 
ogni pagina, nello svolgere il Di/famondo milanese, c’ incontriamo in travesti- 
menti, deformazioni, oscurità, molto sappiamo comprendere e scusare, perché co- 
nosciamo e valutiamo tutte le grandi difficoltà del lavoro ; soltanto, dopo le vio- 
lente invettive, l’ ironie e i sarcasmi atroci contro l’edizione deli’ Andreola, 
avremmo desiderato in questa nuova edizione tanto strombazzata, almeno un 
po' più di accuratezza da parte di chi s'assunse l’ incarico di prepararla. 

Ancora : nella prefazione al suo Miffamondo questi afferma che « tutti gli 


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4 


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autori da cui Fazio accenna di aver presa la materia del suo poema, e che for- 
nirono in gran parte l’/rra/a-Corrige, pubblicato nel Vol. III, parte II della 
Proposta, furono all'uopo nuovamente consultati (3). E allora perché l’errore, 
commesso dal Monti nella Proposta ; rimandando per « Razzante bugiardo al 
Lib. VI, cap. 2 del Villani — dove è narrata la storia del cagnolino, involon- 
taria cagione della guerra tra Fiorentini e Pisani — invece che al cap. 72 dello 


(1) Croniche di Giovanni, Matteo e FiLirpo VILLANI; ediz. cit. ; Vol. I, pagg. 102-103 
(Cronica di Giov. ViLLaAnI, Lib. VI, cap. LXX[I]). 

(2) V. Monti, /rofosta etc., Vol. III, parte II, pag. CXLIX. 

(3) Z£ « Dittamondo » di Fazio DEGLI UBERTI; ediz. Silvestri; pagg. VII-VIIJ. 


22 FANFULLA ORETI 


stesso Libro, come doveva; è riportato pari pari nella nota apposta allo stesso 
verso nell'edizione del Silvestri ? (cfr. pag. 183). 

E che miseria, che confusione nelle chiose, per la maggior parte schele- 
triche e vuote! Questa vasta e mirabile enciclopedia, questo riepilogo della 
scienza e delle fantasie medievali, dove si accenna a tutte le principali leggende 
dell'età di mezzo, e si espone la storia antica quale nel Medio Evo narravasi, 
togliendo poi a Tolomeo la cosmografia, a Plinio, a Solino, a Pomponio Mela e 
ad altri moltissimi le cognizioni geografiche e la scienza de’ lapidari e de’ be- 
stiari, toccando ogni cosa di volo per timore di indugiarsi troppo; questa somma 
del sapere storico, mitologico, geografico, cosmografico, teratologico, abbisognava 
di un commentatore erudito, che s'aggirasse sicuro per tutti i vasti ed infiniti 
meandri dello scibile medievale, che comprendesse ogni accenno, anche il più 
lieve; che qua, chiarisse una leggenda ; là, spiegasse un riferimento storico ; ora 
si soffermasse a mettere in luce le rapide e succose esposizioni scientifiche di 
quel tempo; ora, invece, le deformazioni fantasiose che persone e avvenimenti 
avevano subito attraverso le menti accese di quell'età immaginosa. 

Invece, che cosa leggiamo nelle note dell'edizione Silvestri? Per lo più 
appunti inconcludenti di lingua; accenni a vocaboli antiquati, che quasi sempre 
si dicono storpiati in grazia della rima(r), non una parola intorno alle impor- 
tantissime ed innumeri leggende teratologiche e agiografiche e mitologiche e 
storiche. Nell’ impossibilità di comprendere tutta la vasta materia che Fazio 
aveva trattata, per la mancanza assoluta della preparazione culturale necessaria, 
che, in que’ tempi, ben io sappiamo, era quasi impossibile procacciarsi, il chio- 
satore 0 tace — come quasi sempre avviene —, oppure esce in affermazioni, 
che ci fanno sorridere. Si parla del trionfo de' Romani ? ed egli lo dice « assai 
bizzarro »., aggiungendo che Fazio deve averne « adornata l’idea con alcune co- 
stumanze de’ tempi suoi (2). Si narra la « natività, geste e morte d’Alessandro »; 
e si accenna a 

Nettanebo gran mago ed intendente » ? 
(Lib. IV, cap. 2°, terz. 6° v. c)). 


Ed egli nota che questo nome è quello « d'un re d'Egitto fuggito a Fi- 
lippo » ; e che « qui forse v’ ha errore, e dce dire Callistene' seguendo Solino »; 
poi continua: <« È però da notarsi che Fazio, scrivendo d'Alessandro, pare 
«< che abbia fatto uso di qualche romanzo o leggenda volgare, ec n'abbia tratte 
« le novelle di (rog e di Magog e le altre che non si riscontrano nelle Storie » (3). 

Le Storie! I poeti classici latini! Quando lazio si discosta da quelle o da 
questi — ed ognun sa come ciò avvenga ad ogni pie’ sospinto! — ecco, di 
tratto in tratto, l’editore sbalordito ammonire che il poeta ha preso errore — 

(1) Cfr. Il Diftamiondo di Fazio pEGLI UBERTI ; ediz. Silvestri; pag. 11, n.3; pag. 15, 
n. 1; pag. 20, N. 1; pag. 26, n. 3; pag. S9, n.1; pag. 107, N. 2; pag. 110, NM. 1; pag. 121, 
n. 1; pag. 152, N. I; pag, 173, N. 1; pag. 209, N. 2; pag. 237, 0. 1; pag. 245, N. 1; pag. 260, 
n. 1; pag. 317, N. I} pag. 361, n. 1; pag. 445, n. 1; pag. 462, n. 1; pas. 470, n. 1; 
pag. 495, I» 3. 

(2) Il Niltamondo ; ediz. Silvestri, pag. IoI, n. 2. 

(3) Il Diltamondo ; ediz. Silvestri cit. ; pag. 281, n. 2. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEI, « DITTAMONDO » 23 


non senza aggiungere alcuna volta « ned è meraviglia » (1): oppure avvertire che 
quegli ignoranti di copisti devono certamente aver rovinata la lezione del testo (2); 
ed anche, dopo essersi affaticato a proporre per la chiarezza nuove forme di 
versi (3), confessare qualche volta di non sapere addirittura che pesci prendere, 
sia perché Fazio ricorre, forse, ad un’erudizione sconosciuta, sia perché, pove- 
retto, narra con fede cieca infinite minchionerie (4), delle quali è svanito ogni 
ricordo. E non s’accorge che queste minchionerie, queste credenze, queste offese 
alla storia, le quali egli, quando può, cerca di correggere (5), forniscono la mag- 
gior parte della materia al poema. che deve proprio ad esse l’importanza gran- 
dissima sua. i 

Fd infine, come giudicare colui, che chiosando l'episodio di Didone (Lib. II, 
cap. XIV, terz. 12-16), ti rimanda all’ Or/ando Furioso (XXXV, 28) (6); e in- 
torno ad Ezzelino da Romano (Lib. II, cap. 29, terz. 25-26) ti dice che è da 
leggersi un immaginoso sonetto di Jacopo Vittorelli (7); e sul Vecchio della 
Montagna (Lib. IV, cap. XXV, terz. 25) non sa che citare la « Storia delle 
Crociate » del Signor Michaud (8)? 

Del resto che anche l’anonimo editore avesse compreso di aver fatto un 
lavoro più che imperfetto e che il suo Diffamondo, fosse ben lontano dall’origi- 
nale, lo possiamo ben rilevare non solo dalle esplicite confessioni fatte da lui 
nell’ introduzione : A/ Zeftore, ma anche dalle altre, che si possono leggere qua 
e là nelle note apposte al testo: « Molti nomi geografici sono cosi deformati 
“da Fazio e da’ suoi Copisti, che non sapremmo come raddrizzarli ; perocché 
« trattandosi di nomi moderni, non sappiamo gli autori di cui egli ha fatto 
« uso » (9). É sempre la stessa ignoranza delle fonti medievali, che persegue il 
pover uomo; il quale quasi spaventato nel veder che, nonostante le riportate 
correzioni tolte dalla « Proposta » e le altre fatte dal Monti, nei margini dell’edi- 
zione Andreola, il Diffamiondo continuava ad essere quasi per intiero incompren- 
sibile, soggiunse tristamente : « Del resto chi volesse notare tutti gli errori, 
« parte di Fazio e parte de’ suoi Copisti, che sono nel Ditfamondo, intraprende- 
« rebbe opera da non potere uscirne » (10). Per poi più innanzi rincalzare : « E chi 


(1) Il Vilfamondo ; ediz. Silvestri cit.;j pag. 46, n. 1; pag. 95, n. 2; pag. 189, n. 2; 
pag. 243, N. 1; pag. 273, N. I; pag. 292, n. 2; pag. 384, n. 1; pag. 396, n, 1}; pag. 449, n. 2; 
pag. 451, N. 1; pag. 449; n. I. , 

(2) Il /Wiltamondo ; ediz. Silvestri cit; pag. 177, n. 1; pag. 348, n. 2; pag. 367, n. 1; 
pag. 505, N. I. 

(3) Il /i/famondo ; ediz. Silvestri cit. ; pag. 136, n, 1; pag. 285, n. 1}; pag. 296, n. 1; 
pag. 375, N. 1; pag. 42I, n. 2; pag. 499, n. 2; pag. 501, n. I. 

(4) Il Diltamondo ; ediz. Silvestri cit.; pag. 311, n. 2; pag. 314, n. 1. 

(5) Il Dil/lamondo » ediz. Silvestri cit.: pag. 117, n. 1} pag. 125, n. 1 e 2; pag. 142, 
n. 1; pag. 147, n. 1; pag. 178, n. 1; pag. 218, n. 2; pag. 224, n. I. 

(6) Il Dilfamondo, ediz. Silvestri cit., pag. 44, n. 2. 

(7) Jl Dillamondo, ediz. Silvestri cit., pag. 186. n. 1. 

(8) Il Dilfamondo, ediz. Silvestri cit., pag. 357, n. 1. 

(9) Il Diltamondo, ediz. Silvestri cit., pag. 317, n. 1. 

(10) Il Ditfamondo, ediz. Silvestri cit., pag. 147, n. 1. 


24 » FANFULLA ORETI 


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può trarre i piedi da queste storpiature ? » ‘1), E dire che la maggior parte di 
quelle storpiature, come ei le chiamava, e di quegli errori, erano tali soltanto 
per la sua mente incapace a comprendere ! 

Dopo tutto ciò, chi vorrà pensare d'avere in questa edizione un testo, sia 
pure solamente leggibile, del Dillamzondo ? Si, quando essa venne pubblicata, le 
lodi salirono al cielo: non ci fu rivista di qualche nome, la quale si occupasse 
di letteratura, che non s’affrettasse a stampare la sua brava recensione di vivo 


plauso inneggiando alla bell'opera compiuta, che — finalmente! — purgava il 
Dittamondo —- poveretto! — delle orribili piaghe di che era coperto nelle stampe 
precedenti. i 


Ma tutti questi articoli laudativi dimostrano anch'essi a luce meridiana, che 
intorno al poema di Fazio, l'ignoranza persisteva addirittura infinita : « Sebbene 
« l'argomento sia grandissimo, come quello che abbraccia l'universo, e la lin- 
« gua sia semplice e schietta, pure la poca o nessuna filosofia, i molti errori, 
« gl’ innumerevoli costrutti o barbari o contorti, i versi quasi sempre slombati 
«ne rendono grave e spiacevole la lettura e quasi diremmo infruttuosa. Laonde 
« fu sempre cagione di meraviglia all’ Italia, come il Perticari in quella gravità 
“« di studi, in quella perpetua nobiltà di stile, si lungo tempo spendesse nel- 
« l'emendare la lezione di cosi fatto scrittore; né certo era questo un allen- 
e tamento dalle severe sue meditazioni poiché non v’ha opera più faticosa, 
« né fatica più increscevole c ingrata del corregger gli storpi di un libro, che 
« sebbene ridotto ad ottima lezione non possa ancora né istruire, né dilettare ». 
Cosi il critico della //6/foteca Italiana (2) giudicava e mandava il povero Fazio! 
FE Domenico Vaccolini sentenziava solenne dalle colonne del Grorna/e .Arcadico (3) : 
« Chi conosce Solino potrà far ragione di quanto innanzi potesse procedere chi 
« poetando prese a seguirlo; quasi come scherzante fanciullo segue la madre, 
« senza levarsi a volo siccome Dante, contento a descrivere il mondo col fin- 
« gere soltanto che le parti di esso personificate raccontino ciascuno in versi, e 
« strettamente, la loro istoria ». E come abbia potuto affermar ciò, con tanta im- 
pudenza, si comprende continuando la lettura dell’articolo, nel quale si fa l’esposi- 
zione della materia del solo Libro primo, aggiungendo poi: « Noi non ci porremo 
«a correr le acque di tutti i sei libri pei quali Fazio va con Solino ; che a noi 
« sarebbe grave, agli altri noioso, E se alcuno avesse desicierio di questo mare 
s può ire dietro al legno di lui, che cosi cantando varca.... ». La cosa è chia- 
rissima; il grammatico romagnolo, dopo avere ascoltato nel primo Libro i la- 
menti e la storia di Roma, visto che tutto ciò continuava nel secondo, ha 
chiuso il volume a lui grave.... cd ha espresso l'oracolo; copiando pari pari la 
sapiente affermazione da uno scrittore straniero (4), impudente quanto lui. 


+ —_ - ——--- _ — 


(1) N Ailfamtondo, ediz. Silvestri cit., pag. 396, n. 1. 

(2) Cfr. Aiblioteca Italiana © sia « Giornale di Letteratura, Scienza ed Arti » ; Milano, 
Tomo XLIIT, Anno IX (1826), Luglio, Agosto, Settembre; pag. 116. 

(3) Cfr. Giornale Arcadico di Scienze, Lettere ed Arti; Roma, Tomo XXXIII, Gennaio, 
Febbraio, Marzo 1827; pag. 165. 

(4) J. G. L. Sismonpi, Della letteratura italiana dal sec. XIV fino al principio del 
sec. NIN Milano, Giovanni Silvestri, 1820; Vol. I, pag. 95. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 25 


Ma quanto all’approvazione per l’opera del Monti essa era incondizionata ; 
non si poteva fare di più e meglio dell’edizione Silvestri, ripetono tutti; ed 
anche l’An/fo/ogia (1) si unisce al coro, Più equilibrato e più serio l’articolista del 
(riornale Ligustico (2); il quale, pur ammettendo che « quest'ultima edizione è di 
certo molto pregevole » e « la migliore di quante abbiamo fino ad ora del 2 
famondo », pure non esita ad affermare che « l’annotatore poteva più esattamente 
illustrare il poema »; ed i brevi appunti che muove appaiono buoni e fondati, 
Con maggiore acutezza il Brunet, dopo aver ripetuto che quest’edizione è « la 
meilleure de ce pome » grazie all’ introduzione di numerose varianti o corre- 
zioni di « Guil, (sîc/) Perticari », pubblicate nella Proposta « et aussi de celles que 
Fr. del Furia a données dans les 1°" vol. des A de la Crusca », aggiungeva: « Mal- 
gre ces importantes ameliorations, l’ouvrage reste encore trop souvent inintelli- 
gible > (3). È meglio ancora il Lancetti, il quale, antiveggendo, scrisse in un 
suo breve annunzio di questa edizione: « il tipografo ne ha fatto una ristampa, 
che io credo avrà d'ora innanzi a servire di testo sino a che non si trovino mi- 
gliori lezioni in qualche codice autografo o sincrono, le quali offrano il /Di/fa- 
mondo, tal quale veramente Fazio il dettò! > (4). Egli, dunque, pensava che ancor 
lontano dalla sua forma originale fosse il poema di Fazio; e ben a ragione; 
perché, anche nell'edizione Silvestri, continuò, pur troppo, ad essere una pallida 
ed evanescente fantasima di sé stesso. 

Né guadagnò alcunché nell’altra ristampa fatta a Venezia nel 1835, per il 
Parnaso Italiano di Giuseppe Antonelli, a cura di Francesco Zanotto. Questi, senza 
infingimenti, confessa d’aver tenuto sott'occhio, quanto al testo, l’edizione mila- 
nese del Silvestri e di averla confrontata con le emendazioni del Monti, che si 
leggono nelle Proposta — le quali d’altronde erano state già compiutamente 
messe a profitto nella stessa edizione milanese (5) — ed anche «con i molti 
brani recati dall'Alberti nella sua /fa/ia. Collazionandola poi col codice Cappello 
(© il Marciano IX, ital. 40), dice d'aver prese da questo molte varianti inserite 
fra le note e « ciò — aggiunge — per rispetto a quei sommi, che sanarono le 
piaghe di questo poema; onde dagli studiosi si possa seguir la lezione che me- 
glio a lor piace » (6). 

È, dunque, l’ identico testo Silvestri, con pochissime modificazioni, e quasi 
tutte di niuna importanza; come risulta chiaramente anche dal confronto delle 
due stampe; perciò, rimangono anche per questa edizione, tutte le critiche che 


(1) Antologia di G. P. Vieusseux; Firenze. Tomo XXV, n. XLV. Marzo 1827 ; pag. 110. 

(2) Giornale Ligustico di Scienze, Lettere ed Arti; 1827; pag. 580. 

(3) JACQuES-CHARLES BRUNET, Manuel du Libratre et de Vl Amateur de Livres; Paris, 
Firmin Didot, 1860-65; Tomo II, pag. 1198. 

(4) FrANcO SPLITZ (VINCENZO LANCETTI), Azvista generale dei libri usciti in luce nel 
Regno Lombardo-Veneto, nell'anno scolastico 1826; Milano, Manini, XXX Gennaio 1827; 
pag. 98. 

(5) Cfr. Giovanni NicoLussi, Aucora degli studi di Giulio Perticari sul « Miltamondo » di 
Fazio degli Uberti; in Giornale Storico della Letteratura italiana ; 1895; Vol. XXXI, pag. 462. 

(6) Il Difftamondo di Fazio DEGLI UBERTI; in Parnaso Zfaltano di G. Antonelli; Ve- 
nezia, 1835; Vol. IT, pag. v-vIr. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 1s-3* 4 


26 FANFULLA ORETI 


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abbiamo mosso alla milanese (1). Pur troppo, siamo sempre alla lezione corrotta 
de’ codici del gruppo Veneto, ancor più deformata dai rifacimenti e peggio, dei 
quali abbiamo fatto parola ; solo le note, tratte esse pure quasi per intiero dall'e- 
dizione Silvestri, hanno acquistato un’ampiezza maggiore; ma dove maggior- 
mente erano necessarie, nell'esposizione dello scibile medievale, silenzio assoluto ; 
mancava la falsariga dell'autore della Profosta, e l'ingegno e la coltura dello 
Zanotto, tanto lontani dall’ ingegno e dalla coltura del grande Ferrarese, non 
potevano certo riuscire là, dove questi aveva fallito. 

Il poema di Fazio è celebrato « perché in esso si scorge purezza di lin- 
gua, grande facilità di spiegarsi in poche parole »; perché « sostenuto spesso il 
suo stile ed anche poctico, laddove l’aridità del suo genere didascalico pur gli 
consente; né vi manca ricchezza di sentenze, che anzi sublimi queste e dante- 
sche son tratte dalla più perfetta morale. Ragioni nelle quali volentieri accon- 
sentiamo. Ma l’ immensa importanza storica dell’enciclopedico poema — della 
quale ben s'era accorto il Perticari — non passa neppur fuggevolmente dinanzi 
al pensiero dello Zanotto ; il quale tutto e solo innamorato delle maschie e so- 
lenni bellezze, che vi trova, spezza una lancia contro coloro, che spregiavano il 
Dittamondo come grave ed infruttuoso, ed esclama: « Non è dunque da assomi- 
gliarlo ad un rosaio ricco di foglie ed aspero per molte spine, che stanca e piaga 
la mano desiosa di cogliere un qualche fiore, che timido sporge l'odoroso capo 
fra l'ingombro pungente. Esso è invece un ricchissimo cespuglio, dal cui seno 
diffondesi un grato olezzo, che impregna l’acre circostante ». Maledetta ret- 
torica ! 

Un barlume di speranza per una nuova edizione veramente corretta del 
poema di Fazio, sorse allorché uno de’ discepoli più affezionati del Perticari, 
ricco d’ ingegno e di coltura, Francesco Rocchi, pensò di riprendere l’opera im- 
perfetta del maestro, per condurla a fine. 

A. Pesaro, dove, poco più che sedicenne, si era recato dalla natia Savi- 
gnano per proseguire gli studi incominciati, il giovine Rocchi aveva visto, 
grazie alle vive raccomandazioni del padre suo, schiudersi ospitalmente dinanzi 
le porte del palazzo Perticari; là, dall’erudito suo concittadino, del quale, in 
breve tempo, s'era guadagnata la stima e l’affetto, aveva sentito parlar lunga- 
mente delle opere a cui attendeva, e, forse, in special modo, del /)iffamondo ; e 
le carte, dove era accolto il frutto dei lunghi e pazienti studi sul poema tre- 
centesco, il giovanissimo studioso aveva là, potuto leggere ed esaminare, a 
bell’agio, nelle sue lunghe dimore estive. E siccome anche i sonetti morali e le 
canzoni dell’esule poeta fiorentino avevano già fermata l’attenzione di lui (2); 
niuna meraviglia che anche egli si innamorasse di ridonare al Di/famondo la sua 
forma originale; e che — quando, soffocata nel sangue la rivolta del 1831, fu 
relegato, dalla reazione imperversante, nella natia Savignano — egli, dedicatosi 


(1) Si deve, dunque, ritenere come errato il giudizio dello Zambrini, che scrive: « Que- 
st’edizione [dell' Antonelli] s’avvantaggia sulle altre ». (Cfr. F. ZAMBRINI, Ze opere volgari a 
stampa dei sec. NIV e NI indicate e descritte; Bologna, Zanichelli, 1884 ; col. 1029). 

(2) Grosuk CARDUCCI, ZYancesco Rocchi in Ceneri e Faville, Serie Seconda (1871-76) ; 
Bologna, Zanichelli, 1893; pag. 398. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 27 


con rinnovellato ardore agli studi di letteratura, incominciasse a raccogliere e 
ad ordinare i materiali necessari alla nuova edizione dittamondiana. 

Pur troppo, non doveva perseverare a lungo nell’ impresa; da una parte, 
lo dissuadeva l’ impossibilità di valersi dei molti codici del poema, i quali ben 
sapeva esistere per le biblioteche d’ Italia; così che — ove si tolga il solo co- 
dice Malatestiano, per la comodità di accedere alla vicina Cesena — unico aiuto 
erano a lui le due antiche stampe venete, le nuove dell’Andreola e del Sil- 
vestri, la lezione del capitolo I, del Lib. I, fissata dal del Furia, e il mano- 
scritto perticariano, che, certo doveva avere avuto dagli eredi del conte (Giulio; 
dall'altra, l'influenza, sempre più grande sull’animo suo, di Bartolommeo Bor- 
ghesi, che lo fece, alla fine, risolvere di tntto dedicarsi all’epigrafia ed all’archeo- 
logia romana (1), nel quale campo doveva poi dimostrarsi celebrato maestro. 

Cosi il lavoro sul Dilfamondo, incominciato con tanto entusiasmo, rimase 
interrotto sul principio, e per sempre; dalle schede e dalle note preparate in 
quel tempo, il figlio Gino — anch'esso erudito profondo ed animo nobilissimo 
— il quale le raccolse ed ordinò con amore devoto (2), — si servi per pubbii- 
care, molti anni dopo, sul finire del 1881, l’emendazione al capitolo I del Libro I 
del poema, onde festeggiare le nozze dell’amicissimo Giulio Vaccai (3). 


(1) Questa fu la ragione principale, per cui il Rocchi interruppe gli studi intorno al Dif 
samondo, Erra, dunque, il D'Ancona, che afferma esser questa interruzione dovuta alla morte 
del Rocchi stesso. (Cfr. D’AncoONA e Bacci, AIManuale della Letteratura italiana, Firenze, 
G. Barbèra, 1904, Vol. I, pag. 555). 

(2) Alla squisita cortesia del comm. Gino Rocchi — al quale mi è grato di rinnovare 
qui, i più vivi sensi di grazie — debbo queste preziose informazioni intorno alle carte del 
padre suo, riguardanti il poema di Fazio: « Oltre un grosso fascio di note cosi di lingua, 
come d’erudizione, le quali dovevano servire al commento, ed uno spoglio per tutto il Dilfa- 
mondo dei tratti più meritevoli di considerazione, ho disposto il rimanente in quaderni. É nel 
primo il raffronto. ristretto al cap. I del I Libro, dell'edizione Silvestri colle stampe del 1474, 
del 1501, con quella dell’Andreola e colla lezione che da dieci manoscritti fiorentini trasse 
l’ab. Det Furia. Seguono i versi $8 e 90 del cap. IX nella lezione del codice bolognese. Stimo 
sia stato questo il primissimo inizio dell’opera. Nel secondo quaderno sono registrate, fino al 
cap. XIII del I Libro, le lezioni del codice di Cesena, rilevate direttamente per la comodità 
di accedere da Savignano alla vicina Malatestiana. Nel terzo é il riscontro della stampa Sil. 
vestri col testo Perticari, col manoscritto cesenate, ma non va oltre al verso 90 del cap. VIII 
del I Libro; salvo che nell’esemplare che posseggo della stampa milanese, il detto raffronto, 
massime col testo perticariano, è fatto per postille marginali dal principio alla fine del libro, 
chiuso con questa avvertenza, derivata, credo, dall’Antaldino, « Qui finisce il primo libro detto 
Dittamondo ». In un foglio volante sono registrate alquante lezioni di codesto Antaldino, ir 
un altro alcune del bolognese, e in una lettera di B. Veratti (da Modena, 13 luglio 1836) è 
trascritta dal codice Estense la terzina 308 del capitolo IX del I libro con alquante altre del 
capitolo I, ed insieme la prima postilla d’esso codice ». 

(3) Del Nittamondo di Fazio degli Uberti Capitolo primo del primo Libro emendato da 
FRANCESCO RoccHI in sui codici Antaldino e AMalatestiano ; Bologna, R.* Tipografia, 18S1. 
Erroneamente il RENIER nel Giornale Storico della Letteratura ilaliana (Vol. VIII, pag, 492) 
scrisse che sull’Antaldino col confronto del Malatestiano fu « pubblicato il primo canto da 
Francesco Rocchi per nozze Ferrucci-Vaccai ». La pubblicazione venne fatta da Gino Rocchi; 
il padre di lui, Francesco, era mancato ai vivi sei anni prima, il 24 maggio 1875. Lo Zam- 


28 FANFULLA ORETI 


Breve saggio invero; ma che mostra chiaramente tutte le belle doti del 
vivido ingegno di Francesco Rocchi: soda erudizione : gusto fine ed elegante, 
conoscenza profonda della lingua, senso critico acutissimo ; tanto che dobbiamo 
veramente rimpiangere che le circostanze più sopra accennate, abbiano impedito 
al giovine studioso savignanese di compiere l'opera intrapresa sulle orme del ve- 
nerato concittadino e maestro. 

Non avremmo avuto, no, l’edizione definitiva : la mancanza di uno studio 
serio e metodico dei codici del poema e della conseguente loro classificazione ; 
la povertà delle cognizioni, comune in quel tempo, intorno al sapere ed alle 
leggende medievali e l’ impossibilità, perciò, di rifarsi alle fonti, alle quali Fazio 
aveva largamente attinto, erano ostacoli pressoché insuperabili; si pensi, ripe- 
tiamo, che il solo codice Malatestiano ed il testo fissato dal Perticari, nel modo 
che abbiamo visto, erano a disposizione del giovine studioso, perché anche del 
codice Antaldino o Urbinate egli non aveva notizia che per quanto era ripro- 
dotto nelle Carte perticariane (1), ; e si dovrà convenire che l'impresa di resti- 
tuire al Dillamondo la sua forma primitiva, traendola di sotto a tutte le defor- 
mazioni ed i travestimenti, con cui era stato deturpato, non era allora un’ im- 
presa possibile. Ma certo, Francesco Rocchi, allontanandosi anch’egli dalla lc- 
zione dei codici veneti, per appoggiarsi a quella del Malatestiano, e giovandosi 
con cautela del testo perticariano, aiutato inoltre dalla sua intelligenza e dalla 
sua coltura non comune, avrebbe col suo lavoro superate di gran lunga tutte le 
stampe precedenti; e molti de’ moltissimi errori, che ancora appaiono nel poema 
di Fazio, sarebbero stati corretti. 

Invece ogni speranza disparve, e l’edizione principe, che ebbe il vanto di 
esser citata dalla Crusca, continuò, come continua ad essere, l'edizione milanese 
del. Silvestri. | 

Fino a quando ? Sembrava per sempre; l’Italia, verso la metà del secolo 
scorso, aveva ben altro da pensare che alle ricerche erudite; il periodo dei 
grandi rivolgimenti storici, delle lotte, che ci dovevano ridare la patria libera 
ed una era cominciato. Bisognava che, pagato il suo contributo larghissimo di 
martiri e di sangue, l’ Italia, per virtù della fede e dell’eroismo de’ suoi figli più 
puri, sorgesse radiante dalla tomba secolare, nella quale i barbari avean creduto 
d’averla sepolta per sempre; bisognava che, terminate gloriosamente le lotte 
dell’ indipendenza, gl’Italiani si rivolgessero, con lena rinnovellata, agli studi 
severi sulla loro letteratura, perchè di Fazio si cominciasse a parlar di nuovo, 
con serietà di giudizio, con retto apprezzamento della sua importanza storica e 
letteraria. Che se ci facciamo a riguardare quel poco che se n'era scritto, negli 
anni fortunosi della patria, dagli studiosi delle lettere nostre, anche dopo l'in- 


brini, però, atterma che lo stesso lavoro « tin dal 1841, erasi impresso nell’ /yparzia/e di 
Faenza, Anno II, distr. XVIII, 30 giugno; ma zeppo di errori per colpa di chi invigilava la 
stampa ». (Cfr. FR. ZAMBRINI, 0f. cit., nell’Afpendice col. 169). 

(1) Lo attesta lo stesso suo figlio Gino, che mi scriveva, con gentilezza squisita : « Ella 
poi non creda che mio padre abbia avuto nelle mani codesto preziosissimo codice, che si 
stima appartenuto alla suntuosa corte feltresca. Egli lo ha conosciuto iu quanto è riprodotto 


- 


nelle carte di Glulio Perticari.... ». 


‘LE EDIZIONI E GLi EDITORI DEL « DITTAMONDO » 29 


teressamento, che gli studi del Perticari e del Monti e le loro polemiche, do- 
vevano pure aver suscitato intorno al Diffamondo, noi dovremo stupirci o del- 
l’ ignoranza, con cui sentenziano di un poema, che, certo, non avevano letto, © 
della malafede, con la quale spacciano per propri giudizi, ciò che hanno invece 
copiato alla lettera da qualche predecessore. 


(Continua) FANFULLA ORETI,. 


————»—*-_-—_—_*rro_ —————————————t—@—@—@—t—————@—@—@—1t————t111@—t12@mr@———1t——————————eeTTTmTneEeE ————1—————— 
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BIBLIOGRAFIA DELLA LAUDE 


(Continuazione: vedi Za A/0/iofilia, anno XXIII, disp. 9*-103, pag. 260). 


249. Zenatti Albino. // disuonno del Petrarca |ser, Garzo dell’ Incisa], a pagg. 413- 
421 del Propuguatore, n. ser., vol. IV, par. 1*, 1801. 


250. Bongi Salvatore. Le cronache di G. Sercambi lucchese pubblicate sui mano- 
scritti originali, Roma, Istituto Storico Italiano, 1892. 
In-8 gr., voll. 3. 
(Fonti per la storia d’ Italia, nn. 19-21). 
[Cfr. le Laude dei Bianchi tratte dal ms. 107 dell'Archivio di Stato di Lucca]. 


251. Calì Carmelo. Di un codice de’ Priapea nella Benedittina di Catania, Catania, 
Giannotta, 1892. 
In-8, pagg. 43. 

(Cfr. la lauda Live, Regina di quista chitati, tratta dal ms. I, 5 di detta biblioteca]. 


252. (Carducci Giosué). Laudi antiche Cadorine. Pieve di Cadore, tip. Be- 
rengan, 1893. 
In-8, pagg. IxX-1$. 


[Sono nove componimenti tratti da un ms. trecentista del Museo di Pieve di 
Cadore]. 


253. Fé d’ Ostiani Luigi Francesco. 7%e codici laudarii bresciani, in Commentari 
dell’ .Htenco di Brescia, Brescia, 1892. 


[Si discorre de’ mss. Vaticano 10424, Veneziano 2336 e Bresciano Queriniano]. 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXII, 1893, pag. 428. 


. 


Gioia Carmine. Lo « Stabat Mater speciosa » di Jacopone, Roma, 1892. 


DÈ 


Monaci Ernesto. .iueddoti per la storia letteraria dei Laudesi, dei Disciplinati 
e dei Bianchi nel medio evo, a pagg. 73-102 dei Rendiconti della R. Accademia 
det Lincei, serie V, vol. I, fasc. 2, Roma, 21 febbraio 1892. 


Cir. Giorn. stor., vol. XX, 1892, pag. 338. 
256. Ostermann V. luo spettacolo di flagellanti nell’anno di grazia 1892, in Pa- 
gine friulane, vol, V, Udine, del Bianco, 1892. 


[Cfr., a pagg. 59-60, la lauda Za Virgine Daria loldemo cun dolz cor, da un 
ms. dell’ Ospedale Civico di Udinej. 


257. 


259. 


260. 


261. 


262. 


263. 


264. 


GENNARO Vani \RIA MONTI 


Tenneroni Annibale. Lauda di facohpone da Todi sull'amore divino, distinto in 
tre stati, pubblicata secondo il cod. Vaticano-Urbinate 784 per nozze Angelini- 
Rosati, Roma, Forzani, 1892. 

[È la lauda Sapete voi novelle dell'amore]. 

Cfr. Giorn. stor., vol. XIX, 1892, pagg. 473-4. 


De Bartholomaeis Vincenzo. Di a/cune antiche rappresentazioni italiane, in 
Studj di filologia romanza, vol. VI, fasc. 16, Torino, 1893. 


(Cfr. su’ laudari Vit. Emanuele 349 e 366 della Nazionale di Roma]. 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXII, 1893, pagg. 279-2S0. 


Bettazzi Enrico. Laudi volgari. Per nozze Mazzetta-Ferrari. Vorino, tipo- 
grafia Geria, 1893. 

In-S. 

(Cfr. le due laudi del ms. di Borgo S. Sepolcro, di cui al n. 244, cioè quelle che 
cominciano : O degnia madre di Cristo sepelito e Misericordia, virgo pia). 

Cfr., Giorn., vol. XXII, 1893, pag. 301. 


Creizenach Wilhelm. Geschichte des neueren Dranias, Vol. I, Mittelalter und 
Frithrenaissance. Halle a. S., Niemeyer, 1893. 

In-8, pagg. XVI-5S6. 

[Cfr., Sulle origini del teatro italiano, spec. a pagg. 298-339 del libro IV]. 

Cfr. RENIER R., in Giorn. stor., vol. XXIV, 1594, pagg. 436-440. 


Fè d’ Ostiani Luigi Francesco. Di un codice laudario Bresciano- Vaticano, 
trascritto ed annotato, Con appendice. Brescia, tip. Queriniana, 1893. 


In-4, pagg. vIn-64. 
[Sul ms. Vaticano-Latino 10424]. 
Cfr. .Vuova Antologia, ser. 38, vol. XLVI, 1893, pagg. 772-3. 


Finzi Vittorio. Z/ pianto della B. Vergine attribuito a Frate Enselmino da Tye- 
viso, una laude di Leonardo Giustiniani, alcune Orazioni di S. Gregorio Aagno, 
ed altri componimenti tratti dal codice lucchese 1302, a pagg. 168-194 del 
Propugnatore, n. ser., vol. VI, par. 2°, Bologna. 1893. 


Mazzatinti Giuseppe. Costiluzioni dei disciplinati di S. Andrea di Perugia 
pubblicate per nozze Cassini-D' Ancona. Forlì, Orlandini, 1893. 


In-5, pagg. XIV. 
[Dal ms. 955 della Comunale di deu 


Morpurgo Salomone. / ./anoscritti italiani della R. Biblioteca Riccardiana di 
Firenze. Roma, tip. Giachetti, 1893-1900. 


In-8. 
(Zudici e Cataloghi del Ministero della pubblica istruzione, XV). 
[Tavole e saggi di laudari]. 


265. 


267. 


È 


È 


270. 


271. 


272. 


273. 


274. 


BIBLIOGRAFIA DELLA LAUDE 31 


Serena Augusto. L’au/ore del « Pietoso lamento », a pag. 5 sgg. del Propugna- 
fore, n. ser., vol. VI, par. 2*, Bologna, 1893. 

{Su EnseImino da Treviso, 

Cfr. la ristampa in SERENA A., Zagine letterarie, Roma, Forzani, 1900; su cui 
cfr. il Giorn. stor., vol. XXXVIII, 1901, pagg. 233-4]. 


Y. (sic). Lauda della vita di Cristo, in Révue de la Suisse catholique, vol. XXIII, 
fasc. 7, 1893. 


[Si pubblica la lauda Signor facci contemplare | la divina caritate dal ms. Palatino 168 
di Firenze, 168], 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXIII, 1894, pag. 307. 


Wechssler Eduard. Die Romanischen Marienklagen. Ein Beitrag zur Geschichte 


des Dramas im Mittelalter. Halle a. S., Niemeyer. 1893. 
In-8, pagg. 1v-104. 
[Cfr. specialmente, a pagg. 30-63, il cap. II, //alienische Marienklagen]. 


Flamini Francesco. .Su//e origini della laude, delt'ottava e del sirventese în 
Italia in Révue de métrique et de versification, vol. I, fasc. 1, 1894. 


Monaci Ernesto. Per /a storia del dramma in Italia, a pag. 12 sgg. dei 
Rendiconti della R. Accademia dei Lincei, ser. V, vol. II, Roma, 1894. 

[V° è pubblicata la Zegenza de Sancto Tomascio dal cod. Vittorio Emanuele 349 della 
Nazionale di Roma]. 

Cfr. Giorn. stor., vol. XXIII, 1894, pag. 472. 


Sabatier Paul. Ze cantigue du soleil, a Pagg. 341-353 della sua Vie de 
S. Francois d'Assise, Paris, Fischbacher, 1894. in-8 gr. 

[A pagg. 349-350, è riportata la lezione del ms. n. 338 dell’Archivio del Convento 
d'Assisi]. 


Tenneroni Annibale. Ca/a/ogo ragionato dei manoscritti appartenenti al fu 
conte Giacomo Manzoni ministro della repubblica romana. Città di Castello, 
tip. Lapi, 1894. 

In-8, pagg. 188. 

[Cfr. su’ mss. 2216 e 2306 dell’Angelica e su’ mss. 478, 483 e 495, fondo Vjttorio 
Emanuele, dellà Nazionale di Roma]. 


Tenneroni Annibale. [La laude jacoponica O novo canto ch’ di morto il 
pianto], in La Carità, Roma, Natale, 1894. 
Cfr. Misc. frauc., vol. VI, fasc, 2, pag. 64, 1895. 


Carabellese Francesco. Laudi di S. Niccolò da Bari e vite che di lui si scris. 
sero in Archivio storico pugliese, vol. I, fasc. 2, Bari, 1895. 


Faloci Pulignani Michele. // Cantico del Sole, sua storia, sua patria, sua 
autenticità, a pagg. 43-50 della Miscellanea francescana, vol. VI, fasc. 2, Fo- 
ligno, 1895. 


Cfr. Giorn, stor., vol. XXVI, 1895, pag. 297. 


32 


275. 


276. 


277. 


278. 


279. 


280. 


281. 


282. 


283. 


- — — —— ——=———__—r—€———"—"———— "le -_————mw-—m 


GENNARO MARIA MONTI 


Ferraro Giuseppe. Due poesie popolari religiose del secolo NI in L'Aurora, 
anno I, n. 7, Correggio, tip. Recordati, 1895. 

[Sono trascritte da un ms. della Comunale di Ferrara e già furono, falsamente, at- 
tribuite a Lodovico Pittori]. 

Cfr. Giorn. stor., vol. XXVI, pag. 272, 18$95. 


Della Giovanna Ildebrando. Sur Francesco d'Assisi giullare e le Laudes crea- 
Iurarum, a pagg. 1-92 del Grornale storico della letteratura italiana, vol. XXV, 
Torino, 1895. 


(Cfr. un tentativo cdi edizione critica condotta su 17 niss.]. 


Pavanello Antonio Fernando. Dei codici ferraresi nn. 307 e g09. Ferrara, 
Taddei, 1895. 


In-8, pagg. 50. 


Pellegrini Flaminio. Z’arnzica /auda veronese edita dal prof. Carlo Cipolla, a 
pagg. 156-162 del Giornale storico della letteratura italiana, vol. XXIII, 
Torino, 1893. 

[Cfr. n. 1.42). 


Percopo Frasmo. Antica poesia religiosa italiana, in Arttischer Jahresbericht 
ueber die Fortschritte der romanischen Philologie. vol. I, fasc. 4, 1893 è 
vol. III, fasc. 3°, 1897. 


Finzi Vittorio. / codici jacoponici lucchesi descritti ed illustrati. Contributo alla 
edizione critica, a pagg. 500-509 della Zeilschritt fiir romanische philologie, 
vol. XX, fasc. 4, Halle A. S., 1896. 

(Cfr. su’ mss. della Biblioteca nn. 1291, 1486, 1.493, 1496; dal ms, 2" trascrive Ì 
Proverbi di fra Giacopone da Todi: «Chi vuol cor sicuro parli la veritate »]. 


Gabarra Jean Baptiste. Les Noé/s de Jacopone de Todi. Rodez, Impr. Ca- 
tholique, 1896. 
Iu-8, pagg. 64. 


Mazzatinti Giuseppe. Za /ezenda de fra Rainero Faranno, a pagg. 561-3 del 
Bollettino della Società Umbra di Storia patria, an. II, vol. II, fasc. 1, 1896. 


[Da un ms. dell’Archivio della fraternita di S. Maria della Vita in Bologna]. 
Cfr. utorn. stor., vol. XXIX, 1897, pay. 574. 


Mazzatinti Giuseppe. /uvertari dei Manoscritti delle Biblioteche d'Italia, 
vol. VI, Forlì, 1896. 

In-4. 

(Cfr. a pagg. 152-169 il laudario ms. n. 47 della Comunale di Longiano, Le laudi 
cominciano : 7/70 pensiero doglioxo e forte — Da nuj sempre sia laudata | la Vergene 
Maria beata — Madalena e Maria non trovava conforto — O martiro glorioso | 0 santo 
Sebastiano — Col nome del bon Yhesù | senipre el sia laudato — Piangeva Maria con do- 
lore — Vuj che amate lo inio amore — Gente che avite amore a Vhesu Cristo — Bene 
dovimo star in tremore. Vi sono tre altre mutile in principio che cominciano con i versi: 
Centurione incontinente | parlò e si dixea a la sua gente — Cristo prese a dire | O femina 
gratiosa — De la gonella se tolea una gaida da lu lado]. 


BIBLIOGRAFIA DELLA LAUDE 33 


—  P————____—_——_—+——_—FrP—F—68T—F—_—_—rrmy_r____yrc_<c —-— - -—-—;r_ "<---—_ PT - —. Sales Sie Ea -—- -—- ——-—_——————€— 


284. Ostermann Maria. / flagellanti di Castiòn nel Bellunese, a pagg. 425-434 e 
457-473 dello Archivio fer lo studio delle tradizioni popolari, vol. XV, 


fasc. 3-4, 1896. 
[Cfr. i Capitoli de’ Battuti di Forno di Zoldo ; e tre laude del sec. XIV, tratte da 
un ms. del conte di Montalban : Sacro legno della sancta croce — Volgendo gli ochi a te 


benigna matre — Cum desiderio vo cercando). 
Cfr. Giorn. Stor., vol. XXIX, 1897, pagg, 222 e 579. 


285. Della Giovanna Ildebrando. Ancora di San Francesco d' Assisi e delle laudes 
crealurarum, a pag. 284-317 del (Giornale storico della letteratura italiana, 


vol. XXIX, Torino, 1897. 
[Cfr. anche, a pagg. 315-6, la lezione del ms. Assisiano 679, del sec. XV]. 


286. Navone Giulio. Za farabo/a di Lazzaro povero (per nozze Sterbini-Pizzirani). 
Roma, Forzani, 1897. 


(Dal ms. 955 della Comunale di Perugia]. 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXXI, 1898, pag. 170. 


287. Papa Pasquale. Za /eggenda di S. Caterina d° Alessandria in decima rima, a 
pagg. 453-510 della Miscellanea nuziale Rossi-Teiss (Trento, 25 settembre 1897). 
Bergamo, Istit. it. d’arti grafiche, 1847, in-8 gr. 

[Cfr. a pag. 476, sul ms. riccardiano 1738; a pagg. 477-8 sul ms. senese I, II, 4; 
a pagg. 468-473, su ser Garzo]). 


288. Ravagli Francesco. Lauda dell'amore verso Gesù e del disprezzo del mondo, 
in Erudizione e belle arti, vol. III, fasc. 2, Cortona, 1897. 


[È la lauda Sio pensassi a' piacer del paradiso, dal ms. laurenziano-rediano 121]. 


289. Santoni Milziade. Canio in ottava rima della beata Battista da Varano de’ si- 
gnori dî Camerino, fondatrice del monastero delle Clarisse in patria. Came- 
rino, Borgarelli, 1897. 

In-8, pagg. 26. 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXX, 1897, pag. 331. 
Cfr. Misc. franc., vol. VI, fasc. 6, 1897, pag. 197. 


290. Ze /audi latine e il Cantico del Sole di S. Francesco d° Assisi. S. Maria degli 
Angeli, presso Assisi, tip. della Porziuncola, 1897. 


In-16, pagg. 36. 
Cfr. Misc. franc., vol, VII, fasc. 1, 1898, pag. 31. 


291. Degli Azzi Giustino. G/ a/bori del teatro italiano, in L'Umbria, vol, I, 


farc. 8-9, 1898. 


292. Bettazzi Enrico. Due /audi volgari. Per nozze Sylos-Labim. Torino, Ba- 
glione, 1898. 


[Le due laudi tratte dal ms. di Borgo S. Sepolcro, di cui al n. 244, cominciano : 
Alma regina del ciel coronata e O dolce madre dello eterno Dio). 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXXII, 1898, pagg. 260-1. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 18-33 S 


34 GENNARO MARIA MONTI 


293. Casini Tommaso. Leggenda e poesia francescana, in Rivista d’ Italia, vol, II, 
fasc. 6, Roma, 18098. 


[Si discorre del cantico del Sole. 
Cfr. la ristampa in CAsinI T., S/udi di poesia antica, Città di Castello, Lapi, 1914, in-8. 
Su cui, cfr. RENIER R. in Giorn. sfor., vol. LXV, 1915, pagg. 131-133]. 


294. Faloci Pulignani Michele. Nuove osservazioni sul Cantico del Sole, a 
pagg. 17-19, della Miscellanea francescana, vol. VII, fasc. 1, Foligno, 1898. 


295. Linder Alfred. //ainie de la Vierge en vieua venitien. Teate critique précédé 
d’une introduction linguistique et littéraire. Upsala, Berling, 1898. 


In-8, pagg. CCXLIV-102. 

Estr. da Cpsala Universitets Aarsshrift, 1898. 

Cfr. RENIER R., in Giorn. sfor., vol. XXXIV, 1899, pagg. 428-9. 
Cfr. MevER-LUBKE, in Ziferalurblatt, vol. XX, 1899, pag. 90. 
Cfr. Romania, vol. XVII, 1899, pagg. 620-1. 


296. Moschetti Andrea. Un codice ignoto di laudi jacoponiane, a pag. 5 sgg., del 
Bollettino del Museo civico dî Padova, vol. I, fasc. 1, Padova, 1898. 


[I] ms. è del sec. XV e appartiene al Museo civico di Padova]. 


297. Sabatier Paolo e Pontani Costantino. 7% /aude drammatiche umbre del 
secolo XIV pubblicate per nozze Ghidiglia- Tedeschi. Roma, Forzani, 1898. 


In-8, pagg. 42. 

[Le laude sono dedicate due a S. Francesco e una a S. Domenico e son tratte dal 
ms. Vit-Emanuele 528). 

Cfr. Giorn. stor., vol. XXXIII, 1899, pag. 460. 


298. Villari Pasquale e Casanova Eugenio. Sce//a di prediche e scritti di fpa Gi- 
rolamo Savonarola con nuovi documenti intorno alla sua vita. Firenze, San- 
soni, 1898. 


In-8, pagg. XI-520, con tavole. 

(Cfr. a pagg. vi-vui, su’ miss. autografi e a pagg. 395-416 le laude O amima cechata 
che non trovi riposo — Giù per la mala via, l'anima mia se ne va — Jesi sommo con- 
forto, tu se’ tutto il nio amore — fesù dolce conforto e sommo bene — Viva, viva in 
mostro core Cristo re duce e signore]. 


299. Zacchetti Corrado. Laudi sacre riprodotte da un codice di Fonte Colombo del 
secolo XV. Oneglia, Ghilini, 1898. 
In-8, pagg. 38. 
[Dal ms. G ‘2° 50 della Comunale di Riett]. 
Cfr. Misc. franc. vol. VII, fasc. 5, 1899, pag. 143. 


300. Borrello Luigi. Le /aude di Calabria e gli « Uffizianti » di Bova. Napoli, 
tip. del Faust, 1899. 


In-8, pagg. 104. 
Cfr. Rassegna bibliografica d. lett. it., vol. VII, 1899, pagg. 251-2. 


301. 


305 


307. 


2) 


=; 


310. 


BIBLIOGRAFIA DELLA LAUDE 35 


Borrello Luigi. Re/iguie del dramma sacro in Calabria. Napoli, Pierro, 1899. 
In-8, pagg. 9I. 


. Grifoni Oreste. La /elteratura umbra nel secolo XIII. Trevi, tip. l’ Eco- 


nomica, 1899. 


In-8, pagg. 116. 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXXV, 1900, pag. 147. 


. Lamma Ernesto. / /fagellanti nel Friuli, a pagg. 65-68 dello Afeneo Veneto, 


vol. XXII, fasc, I, Venezia, 1899. 


. Minocchi Salvatore. Za < /egenda trium sociorum, nuovi studi sulle fonti 


biografiche di San Francesco d’ Assisi, a pagg. 249-326, dello Archivio storico 


italiano, 5% ser. vol. 24, disp. 4*, Firenze, 1890. 


[A pagg. 303-6, è riportato il Cantico del Sole, secondo la lezione di un ms. del 
Convento dell’Osservanza d’ Ognissanti a Firenze]. 


Morpurgo Salomone. Ze epigrafi volgari in rima del « Ti rionfo della Morte è, 
del « Giudizio Universale e inferno » e degli « Anacoreti » nel Camposanto di 
Pisa, a pagg. 51-87, di Z’Arfe, anno II, fasc. I-III, Roma, 1899. 


[Cfr. sul ms. Marciano CI-IX * 204]. 


. Ravagli Francesco. Due /aude alla SS. Vergine tratte dal cod. 276 della Bi- 


blioteca della fraternita di S. Maria d’ Arezzo, a pag. 5 sgg. di Erudizione e 
belle arti, anno V, Cortona, 1899. 


[Le due laudi cominciano: Ave séella del mare e Gaude, vergine eletta). 
Cfr. Giorn. stor., vol, XXXV, 1900, pag. 179. 


Salvioni Carlo. / pianto delle Marie in antico volgare marchigiano, a 
pagg. 577-605, dei Rendiconti della R. Accademia de'\Lincei, ser. 5%, vol VIII, 
Roma, 17 dicembre 1899. 


[Dal ms. 42 dell’ Universitaria di Padova è pubblicata la lauda Or s’encomenca Zu 
santu flantu]. E 


Tommasini Domenico. // Cantico del Sole, in L’ Umbria, vol. II, fasc. 1-2, 1899. 


Broll Enrico. Laudi e sacre rappresentazioni nel Trentino, a pag. 117 sgg. 
dello Annuario degli studenti triestini, vol. VI, Trento, 1900. 


[Dal ms. 1708 della Comunale di Trento]. 


Ermini Filippo. Z0 « Staba! Mater » e i Pianti dalla Vergine nella lirica del 
Medioevo. Roma, tip. Salesiana, 1900. 


In-8, pagg. 60. 


Estr. dal Giornale arcadico, Roma, dicembre 1899-giugno 1900. 
Cfr. Misc., franc., vol. VIII, fasc. 2, 1901, pag. 78. 


36 GENNARO MARIA MONTI 


*—— —-—_Pr——'®®Lr'  —r r———m—_———_————_—————— 


311. Latini Giovanni. Nanie e Jacopone. e loro contatti di pensiero e di forma. Todi, 
Foglietti, 1900. 
In-8, pagg. $o. 
Cfr. Misc. franc., vol. VIII, fasc. 4, 1901, pag. 150. 
Cfr. Bollettino della Società dantesca italiana, n. ser., vol. VIII, 1901, pagg. 34-35. 


312. Runge Paul. Die Lieder und Aelodien der Geissler des Jahres 1349, nach den 
Aufzeichnungen Hugo's von Reutligen nebst Abhandlungen von Heinrich Schnee- 
gans und Feinr. Pfannenschmia. Leipzig, Breitkopf und Hartel, 1900. 
In-4, pagg. VIIl-222. 
Cfr. RENIER R., in Giorn. sftor., vol. XXXVII, 1901, pagg. 137-140. 


313. Barberis Giovan Battista. /acopone da 7odi. Carme e saggio storico-letterario. 
Todi, tip. Foglietti, 1901. 


Cfr. Afisc. frauc., vol. VINI, fasc. 6, 1901, pagg. 176-177. 


314. Cosmo Umberto. rale Pacifico « Rex versuum », a pag. 1-40 del Giornale 
storico della letteratura italiana, vol. XXXVIII, Torino, 1901. 


Cfr. Misc. franc., vol. VIII, fasc. 6, 1901. pag. 177. 


315. Galletti Gino. La poesia mistica nel secolo XIII, a pag. 3 swg. del Saggia- 
tore, vol. I. 1901. 


316. Gamurrini G. F. .A/cuni versi volgari di San Francesco d’ Assisi scoperti e pub- 
blicati per la prima volta. Ricordo di nozze Salvadori-Spezi. Cortona, tip. Ra- 
vagli, 1901. 

In-8, pagg. 16. 

[I vv. cominciano: O lutti voi religiosi | de obedire desiderosi e son trascritti dal 
ms. II-A°43 della Nazionale di Napoli]. 

Cfr. DeLLA GIovannNA Î., in Rassegna bibliografica d. lett. ti., vol. IX, 1901 
pagg. 189-197. 

Cfr. Misc. franc., vol. VIII, 1901, fasc. 2, pagg. 78-79 e fasc. 6, pag. 178. 


317. Gamurrini G. F. Di ea/cuni versi volgari attribuiti a S. Francesco d' Assisi. 

Roma, tip. de’ Lincei, 1901. 

In-8, pagg. 14. 

Estr. da’ Rendiconti della R. Accademia de’ Lincei, ser. 5%, vol. X, pagg. 39-49, 
seduta del 17 febbraio 1901. 

[Cfr. n. precedente]. 

Cfr. Analecta Bollandiana, vol. XXXI, 1901, pagg. 448-449. 

Cfr. Giorn. stor., vol. XXXVIII, 1901, pag. 253. 

Cfr. Misc. franc., vol. VIII, fasc. 5, 1901, pag. 130. 


318. Moschetti C. Un affresco del principio del secolo XV e una lauda sacra, a 
pag. 131 sgg., del /ccolo Archivio storico dell’antico marchesato di Saluzzo, 
vol. I, fasc. 1-2, Saluzzo, 1901. 


[La lauda è Zon /esù i’ me lamento]. 
Cfr. Giorn. stor., vol. XXXVIII, 1901, pag. 258. 


319. 


320. 


321. 


324. 


326. 


BIBLIOGRAFIA DELLA LAUDE 37 


Pelaez Mario. Un « Detto di Passione », a pagg. 105-121, de’ Scritti Vari 
di Filologia dedicati a Ernesto Monaci, Roma, Forzani, M.DCCCC.I, in-8 gr. 


[La lauda, trascritta dal ms. n. 16 della Oliveriana di Pesaro, comincia: Za fas- 
ston de Christo piangiam cum gran dolore]. 


Stefanon Giovan Battista. .S/a /irica religiosa dalle origini al trecento ; im- 
pressioni e considerazioni > conferenza lelta in Siracusa alla Società Dante Ali 
ghieri. Palermo, tip. Marsala, 1901. 


In-8, pagg. 32. 


Tenneroni Annibale. Un’antica laude a San Francesco d’ Assisi, a pagg. 175-6, 
dela Miscellanea francescana, vol. VIII, fasc. 6, Foligno, 1901. 


[La laude è tratta dal ms. Vittorio Emanuele della Nazionale di Roma, n. 478 e 
incomincia : Pa/riarca novello | Francesco consignato]. 


Tenneroni Annibale. Di due antiche laude a San Francesco d’ Assisi [con la 
bibliografia delle laudi], a pagg. 543-533 de’ Scritti Vari di Filologia, dedicati 
a Ernesto Monaci, Roma, Forzani, M.DCCCC.I, in-8 gr. e a pagg. 48-34 
della Afiscellanea francescana, vol. IX, fasc. 2, Foligno, 1902. I 

[Le due laudi cominciano: Scieso dell'alto rengno e O Francesco povero. La biblio- 
grafia comprende 103 indicazioni di opere]. 


. Tommasini-Mattiucci Pietro. Anliche poesie religiose dell’ Umbria, a pagg. 301- 


567 de' Scritti Vari di Filologia dedicati a Ernesto Monaci, Roma, For- 
zani, M.DCCCC.I, in-8 gr. 


[Le poesie cominciano : O pensiero dolioso e forte — O fratello che se’ passato — 
Ad laute honore gloria et veverentia — Ascoltate gente, per lo vostro honore; e son 
tratte, le due prime, da un ms. della compagnia di S. Antonio e le altre due dal 
ms. 2, 40 dell'Archivio Notarile di Città di Castello]. 


Tommasini-Mattiucci Pietro. Zali e figure di storia letteraria di Città di 
Castello. Perugia, Unione tip. Cooperativa, 1901. 


In-8, pagg. 46. 
[Cfr. a pagg. 7 sgg. sull’antica letteratura religiosa]. 


. Trabalza Ciro. Una /aude umbra e un libro di prestanze, a pagg, 185-190 


de’ Scritti Vari di Filologia dedicati a Ernesto Monaci. Roma, Forzani, 
M.DCCCC.I, in-8 gr. 
[La laude, trascritta dal ms. A ‘*1*, fondo S. Domenico, dell’Archivio delle confra- 


ternite di S. Francesco e S. Domenico di Perugia, comincia: Ave Maria, benedetta e 
laudata sta]. 


Vigo Pietro. Le Danze macabre in Italia + monografia. 2% edizione riveduta con 
una lettera del prof. Astorre Pellegrini sulle iscrizioni delle danze macabre di 
Val Rendena. Bergamo, Istituto d'arti grafiche, 1901. 
In-8, pagg. 182, con tavole. 
[Cfr. a pag. 100, la lauda Chi vuol lo mondo dispresare dal ms. 160 della Civica di 
Trento, fondo Collegio Gentilotti]. 


327. 


329. 


331. 


332. 


GENNARO MARIA MONTI 


Vismara Felice. S. Francesco d'Assisi e la poesia del suo tempo : conferenza. 
Milano, tip. Umbr. Alegretti, 1901. 


In-8, pagg. 26. 


Volpi Guglielmo. Ze /audi di Lucrezia Tornabuoni de’ Medici. Pistoia, 
Flori, 1901. 

In-8, pagg. XXIII-23. 

Cfr. Giorn. stor., vol. XXXVII, 1901, pagg. 442-3. 


Nuove lezioni del Cantico del Sole, a pagg. 133-136 della AI/iscellanea france- 
scana, vol. VIII, fasc. 4, Foligno, 1901, 


[Vi si riportano le lezioni de’ mss. XI, 143 della Bibl. di S. Floriano in Austria e 


tiorentino d' Ognissanti]. 


Pelaez Mario. Di un codice jacoponico, a pagg. 319-345 degli Atti della 
R. Accademia lucchese di Scienze, lettere ed arti, tomo XXXI, Lucca, MCMII, 


(Seduta del 17 dicembre 1900). 


[È un ms. senza segn., già del Perticari, della Oliveriana di Pesaro. Il Pelaez ne 


trascrive le laudi ZAwgo la croce ke me devora — Audite una fencone | k'è infra l'alma 
e"! corpo — Que farai fra Jacopone — Lo pastore per mio peccato — Cingne sensi mess'ò' 
el pengno). 


Agnelli Giovanni. // libro dei Saltuti di S. Defendente di Lodi. Saggio di 
dialetto lodigiano del secolo decimoquarto. Lodi, 1903. 


In-$, pagg. xv-180. 

Estratto dall’ Archivio storico per la città e comuni del mandamento di Lodi, 
vol. XXI, 1903. 

[Dal ms. Laurenziano-Ashburnhamiano 1177). 

Cfr. SALYIONI C., in Giorr. stor., vol. XLIV, 1904, pagg. 420-432. 


Brambilla Ettore. A:iz:e asceliche trascritte da un codice napoletano e da un 
comense del secolo XV. Cuneo, Isoardi, 1903. 


In-S, pagg. 78. 
[I due mss. non sono identificati]. 


. Della Giovanna Ildebrando. Sun /rancesco d'Assisi, a pagg. 44-52 del 


Manuale della letteratura italiana compilato da Alessandro d’ Ancona e Orazio 
Bacci, vol. I, nuova ed., Firenze, Barbèra, 1903, in-16. 


[Cfr. a pagg. 51-52, l'ediz. critica delle Landes creaturarum)]. 


. Misciattelli Piero. // cantico di frate Sole : discorso. Roma, Soc. cattolica di 


coltura, 1903. 


In-8, pagg. 40. 
Cfr. Misc. franc., vol IX, fasc. 5, 1904, pag. 147. 


336. 


341. 


BIBLIOGRAFIA DELLA LAUDE 39 


Pellegrini Flaminio. Documenti inediti in dialetto veneto del secolo NAIII dal 
codice capitolare veronese DCCL, a pagg. 121-165 degli A/# e memorie del. 
l’Accademia d’agricollura, scienze, lettere, arti e commercio di Verona, ser. IV, 
vol. IV, Verona, 1903-4. i 

[Cfr. due poesie religiose: O a/bore de sancta croxe e Verase corpo! de Cristo in- 
fenerado » la prima poesia vien pubblicata anche dal ms. 2546 del Museo Correr di 
Venezia]. 


Savj-Lopez Paolo und Bartoli Matteo. A//i/a/ienische Chrestomathie mit 
einer grammatischen Ubersicht und einem Glossar. Strassburg, Trùbner, 1993. 


In-16, pagg. VIII-214. 
(Cfr. al n. 11, la lauda Bin devema tutt piorer cum gran dolor, tratta da un ms, del- 
l'Archivio Capitolare di Chieti]. 


Semeria Giovanni. L' i:no della Pietà. Milano, Bertarelli, 1903. 


In-10, pagg. 40. 
[Sullo .Staba? Mater e la poesia religiosa del sec. XIII]. 
Cfr. Misc. franc., vol. IX, fasc. 4, 1903, pag. 148. 


Vattasso Marco. Per /a storia del dramma sacro in Italia, Roma, tip. Va- 
ticana, 1903. 


(Studi e lesti, disp. 10). 
[Da' mss. Vaticani: Latino 5132, Latino 7654 e Regina 352]. 
Cfr. Giorn, stor., vol. XLIII, 1904, pag. 155. 


Cian Vittorio. Vna silloge ignota di laudi sacre. Milano, Allegretti, 1904. 


In-8, pagg. 16. 

Estr. da: Hai tempi antichi ai tempi moderni: da Dante al Leopardi, per nozze 
Scherillo Negri, Milano, Hoepli, 1904. 

{Su un ms. del sec. XV, appartenente a un privato di Pisa]. 

Cfr. Gior. stor., vol. XLV, 1905, pag. 165. 


Foresti Arnaldo. Per /a storia di una laude, a pagg. 331-381 del Giornale 
storico della letteratura italiana, vol. XLIV, Torino, 1904. 


[Su la laude Puriete core e vane a l’amore. Cfr. anche le laudi / quando guardi la 
tua facia — Ceschadu si pianga cum dolor — Salve Jesu Cristo salvator superno. Cfr. anche 
sul m. A, 7, 15 della Civica di Bergamo e su’ mss. usati dal Rosa, nel suo vol., di cui 
al n. 80]. 


Grimaldi Giulio. Un /audario della Compagnia di S. Croce d' Urbino, Perugia, 
Unione tip. editrice, 1904. 


In-8, pagg. 11. 

Estr. da Nozze Hermmanin- Haussmann, XX gennaio M.DCCCC.III, Perugia, Unione, 
tip. edit., 1904, in-8. 

[Vi si pubblica la poesia .Sore//a, fu ke plangni e ccotanto fe langni). 

Cfr. Giorn. stor., voi. XLIV, 1904, pagg. 262-3. 


40 GENNARO MARIA MONTI 


342. Guatteri Gualtiero. // bisnonno del Petrarca (Ser Garzo dell Incisa). Firenze, 

Paravia, 1904. 

In-16, pagg. 79. 

Cir. Patrono C. M., in Nuova Rassegna bibliografico-letteraria, anno II, nn. 7-8, 
Firenze, 1904, pag. 153. 

Cfr. DELLA TORRE ARNALDO, a pagg. 129-130 di 7/ seslo centenario della nascita di 
£. Petrarca in Archivio storico italiano, 5a ser., tomo XXXV, 1905. 

Cfr. Giorn. stor., vol. XLV, 1905, pag. 465. 

Cfr. CARRARA ENRICO, a pagg. 117-118 di Z/ sesto centenario petrarchesco, in 
Giorn. stor., vol. XLVII, 1906. 


343. Hilarin P. La Madone dans les poésies de fra Jacopone, in Etudes franciscaîns, 
fasc. del marzo 1904. 


344. Jesu Gaetano. / canlici Volgari di S. Francesco d'Assisi pubblicati. Napoli, 
Pierre, 1904. 
In-16, pagg. VII-70. 
Cfr. Bollettino critico di cose francescane, vol, I, pag. 52. 


345. Linaker Arturo. 1’ /ucisa e Francesco Petrarca : discorso nelle onoranze cen- 
tenarie, ottobre MCAIV, Stampato per deliberazione del Consiglio Comunale di 
Incisa dî Valdarno. Firenze, G. Spinelli, 1904. 

In-8, pag. 4o. 

[Cfr. a pagg. 7-8, su ser Garzo]. 

Cfr. DeLLA TORRE ANDREA, a pag. 128 di 7/ sesto centenario della nascita dî Fran- 
cesco Petrarca in Archivio storico italiano, 58 ser., tomo XXXV, 1905. 


346. Mannucci Francesco Luigi. L’anoninio genovese e la sua raccolta di rime 
(secc. NIII e XIV). Con appendice di rime latine inedite. 
Genova, a cura del Municipio, 1904. 
In-16, pagg. VII-271, con tavole. 


Cfr. LEGA Gino in Giorn, sfor., vol. LI, 1908, pagg. 279-306. 
(Continua). GENNARO MARIA MONTI. 


iii iii III ATTRA tei Ai AI IAA AI IIA INF ANIA: 
—_@&—m_—m—————m—mmrn———__—————r6————————________——1z111__———_—————————_—_  - àuày’nàm]"9utÌ_————_—_—_——_——___—___—_—_—__1&Émkmqt_—————mm=..É@%[W—_.Wx-=—2n2xkÀxÀ.-—_—_—_—————1=x=21ÀkRhRrhkÌ2=x==lsr===r—j=2" 


Pubblicazioni di carattere bibliografico 
e intorno alla storia dell’arte tipografica 


AnToNIO Favaro, Saggio di bibliografia dello | nel corrente anno il settimo centenario della 
Studio di Padova [1500-1920]. Contributo 


della R. Deputazione Veneta di Storia patria 


propria fondazione, la quale (come è noto) ri- 
sale al 29 settembre 1222, per la secessione di 
alla celebrazione del VII Centenario della | studenti bolognesi avvenuta auspice il vescovo 
Università. — Venezia, C. Ferrari, 1922; | Giordano. Il comitato padovano costituitosi a 
voll. 2, in-8 (== ‘ Miscellanea di Storia Ve- ! questo scopo ha stabilito, fra altro, di racco- 
rie e documenti che attestino il passato splen- 


dore dello Studio e la presente sua attività. » 


Ù 

| 
neta *, tom. XVI-XVII). gliere e stampare in tale circostanza « memo- 
Come giornali e riviste hanno annunziato, 


I’ Università di Padova si è accinta a celebrare | « Prevedendosi però una spesa ingente per la 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 41 


stampa, con disegno di legge approvato dal 
Senato il 9 agosto 1921, e presentato alla Ca- 
mera dai ministri on. Corbino e De Nava nella 
seduta del 5 dicembre successivo, lo Stato ha 
deciso che « nella parte straordinaria dello 
Stato di previsione della spesa per il Ministero 
della P. Istruzione sia inscritta, per l’eserci- 
zio 1921-22, con decreto del Ministro del Te- 
soro, la somma di L. 100.000, quale contributo 
governativo per la stampa delle pubblicazioni 
che saranno edite in occasione della celebra- 
zione del VII Centenario della fondazione del- 
l’Ateneo padovano ». 

Ma prima ancora delle feste ufficiali (1), e 
quasi come prodromo alle pubblicazioni prean- 
nunciate, ecco venire in luce ad un tempo due 
compatti volumi della Miscellanea di storia Ve- 
neta, edita dalla R. Deputazione di storia pa- 
tria di Venezia, contenenti un Saggio di bi- 
bliografia dello Studio di Padova, dal 


sr — o— 


1500 


(1) In occasione del conferimento dei premi intitolati a 
Vittorio Emanuele II, che si assegnano ogni anno dalla 
Università di Bologna ai giovani che più si sono distinti 
nelle lauree dell'anno accademico precedente, il prof. 
Emilio Costa, docente di storia del diritto romano e 
presidente della locale R. Deputazione di storia patria, ha 
tenuto il 9 gennaio 1922 un discorso sul tema: Pe/ VZ/ 
centenario dell’ Università di Padova. Lo stesso prof. Emi lio 
Costa ha pubblicato, in occasione dell'inizio delle feste 
padovane, un articolo, / sette secoli dello Studio Padovano. 
nel Resto del Carlino del 16 Maggio 1922 (a. XXXVIII, 
n. 117). L’ Istituto per la Storia dell'Università di Bologna 
ha poi messo in luce, in questa circostanza, il vol. VII 
degli Studi e Memorie, interamente dedicato alla Università 
di Padova nel suo VII Centenario. (Bologna, presso |’ Isti. 
tuto p. la Storia d. Univ. di Bologna, 1922: pp. xtI-153, 
in-8*); il quale contiene ; B. BRUGI, A/essandro Turamini e 
lo Studio di Padova (pp. 1-6); E. Costa, Galileo e lo Studio 
di Bologna (pp. 7-11); P. S. LEIcHT, Antonio da Prato- 
vecchio nelle sue relazioni con Padova e con Venezia 
(pp. 13-30); C. LUCCHESI, Manoscritti della Biblioteca Co- 
munale dell’Archiginnasio di Bologna contenenti opere di 
Lettori dello Studi; di Padova (pp. 31-84); P. GUERRINI, 
Guglielmo da Brescia e il Collegio Bresciano in Bologna 
(pp. 55:116); A. SoRBELLI, Notizie di Professori e inse- 
guanti in Padova prima del 1222 (pp. 117-128); E. Costa. /% 
alcune letture sopra il Codice di G. B. Sampieri (pp. 124- 
138); L. SIGHINOLFI, Za condotta del canonista Antonio 
Corsetti da Bologna a Padova (1587) (pp. 139-151). Infine 
il senatore prof. Carlo F. Ferraris, già Rettore dell'A- 
teneo padovano, ha pubblicato : Cinque anni di Rettorato 
nella R. Univ. di Padova, 1891-92 al 1895-96, Ricordi in oc- 
castone del settimo Centenario, 1922. Roma, Stabil. Poli- 
grafico p. l'Amministrazione d. Guerra, 1922; pp. vili-104, 
in-89, gr.; e Ezio Leri un buon articolo commemorativo, 
Dopo le solennità centenarie dell'Univ. di Padova, nel Mar- 
zocco, a. XXVII, n. 22 (28 maggio 1922). — Un preannunzio 
delle feste giubilari di Padova (/ex 10 VII Centenario d. 
Univ. di Padova) era già stato dato nella nostra rivista sine 
dal marzo 1920 (2ibliofilia, XXI, 3586-57). 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 13-33 


al 1920 (1), composto dall’ illustre prof. An- 
tonio Favaro, che si è reso cosi altamente 
benemerito dell’ Italia colla monumentale edi- 
zione nazionale delle Opere di Galileo, e colla 
numerosa e importante serie di monografie 
speciali onde l’ ha corredata ; e che ha avuto 
la soddisfazione di vedere celebrato non ha 
guari il cinquantesimo anniversario del suo in- 
segnamento nella Università di Padova. Vera- 
mente chi dia un’occhiata ai due bei volumi, 
che comprendono non meno di 6000 indica- 
zioni distribuite in 900 pagine, e poi fissi lo 
sguardo sul frontespizio, in cui l’opera è pre- 
sentata, non come una Bibliografia, ma come 
un Saggio di bibliografia dello Studio di Pa- 
dova, può chiedersi quali sarebbero le propor- 
zioni dell’opera se questa ci desse la tratta- 
zione completa dell’ argomento. F l’autore 
previene anche questa naturale osservazione 
del lettore, dichiarando nell’ Avverfimento pre- 
liminare : « Io mi sono formata la convinzione 
che una bibliografia dello Studio di Padova 
potrebbe dirsi ricca, se non completa, con un 
numero di voci almeno doppio di quelle rac- 
colte nel presente Saggio » (vol. I, pag. XI). 
Ci consenta però l’illustre autore di osservare 
che egli — forse per il ‘lungo studio e il grande 
amore ’ che ha posto in questi studi — è ca- 
duto in qualche esagerazione : non già nel 
senso che una bibliografia compiuta, o quasi, 
di una Università che ha l’antichità e l’im- 
portanza di quella di Padova, non debba es- 
sere necessariamente molto ampia ; ma perché 


(1) Contributi parziali alla bibliografia dell'Università 
di Padova non mancavano. Ci limiteremo a ricordare quelli 
di ANDREA THSsSIER, Bibliografia degli Staluti dell'Univer- 
sità di Padova; in Giornale d. eruditi e d. curiosi, a. ll, 
vol. IV (Padova, 1284), pagg. 178-79; — di GiUsEPPE GRA- 
ziano, Saggio bibliorrafico d. opere a stampa relative alla 
NR. Università di Padova ; in Rassegna Padguana di storia, 
lettere ed arti, a. 1, vol. I (1591), pagg. 90-02, 157-162; poi 
riprodotto col titolo: 5:b/rografia Padovana. Abbozzo di 
una bibliografia di opere stampate e miss. relative alla 
R. Università di Padova, in Rivista d, biblioteche, a. XIII 
(1902), pagg. 154-170; — di Eucenio MUSATTI, Z/enchi 
dei materiali miss. e a stampa relativi alla storia dell'Uni- 
versità di Padova. Padova, 1902; pagg. 3, in-8 (Nozze 
Polacco-Luzzatto); e: .Vofe dbibliografiche su lo Studio di 
Padova. 2° ediz., con nuove aggiunte. Padova 1919; pagg. 
32, in-16; — e dello stesso A. FAVARO, Zre/iminari ad una 
hibliografia dello Studio di Padova ; in Atti e Memorie d. 
R. Accad. d: sc., lett. ed arti di Padova, N. S., vol. XXXIII 
(1917), pagg. 35549; e Programma d'una bibliografia dello 
Studio di Padova ; 1bid., N. S., vol. XXXV (1919), pagg. 
41-51. 


42 PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 


nei due volumi che ora egli presenta sembra 
esservi un po’ (notisi bene: non più che un po’) 
di superfluo ; o almeno sono state date per 
esteso, o ripetutamente, indicazioni bibliogra- 
fiche che avrebbero potuto restringersi assai. 
Cosi, sono comprese nella bibliografia del- 
l’ Università di Padova anche monografie che 
si riferiscono ad altre Università: come, ad es., 
quelle del Malagola per l’Università di Bolo- 
gna (n. 5033), e del Mariotti per l’ Università 
di Parma (n. 5034), senza dire dove e come 
esse si riferiscano alla storia dell’ Università 
padovana ; mentre poi altre storie di Univer- 
sità italiane, che pur ebbero rapporti con quella 
di Padova non meno delle Università di Bo- 
logna e di Parma, sono escluse. Egualmente 
di altre indicazioni non si comprende la pre- 
senza, se questa non venga giustificata da 
qualche apposito e speciale riferimento ; come, 
ad es.: A. Mussafia, Sopra la letteratura tita- 
liana della Dalmazia (n. 5150); ovvero: /or- 
schungen zur Reichs- u. Rechtsgeschichte Ita- 
liens von D." Julius Ficker (n. 4685); Giov. 
Fioretto, G/i umanisti e lo studio del latino e 
del greco nel sec. XV in Italia (n. 4879); 
Karsten, Die Lehre vom Vertrage bei den ita- 
lienischen Juristen des Mittelalters (n. 4894); ecc. 
Qualche articolo avrebbe poi potuto tralasciarsi 
senza alcun danno per la compiutezza del la- 
voro ; p. e., la memorietta del Teza su Ber- 
nardino Trevisan e il co. Bernardo (n. 5234), 
che non contiene nulla sullo Studio di Padova, 
all’infuori di un vago accenno di Tommaso 
Muffett, medico inglese del sec. XVII, riferito 
in Appendice ; mentre è omessa, dello stesso 
Teza: Una scrittura inedita di G. B. Mor- 
gagni sugli esami de’ chirurghi nello Studio 
di Padova. [Lettera] A/ Chiarissimo prof. L. 
pubblicata nella Gaz- 

Lombardia (Milano), 
43 (26 ottobre 1863), 


Concato, a Bologna, 
medica 
tom. II, n. 


zetta italiana. 
ser. 53, 
Pagg. 373-79. 

E vi è anche qualche ripetizione. Il n. 5006: 
Luschin von Ebengreuth, Quellen zur Geschichte 
deutscher Rechtshòrer in Italien, non è che 
l’‘ estratto ’, colla data 1887, di una memoria 
inserita nei .Silzungsberichte di Vienna, del- 
l'anno precedente, già registrata al n. 4982; 
ed anche il n. 5376 (G. C. Knod, Obderràei- 


nische Studenten im 16 u. 17 Jahrhundert auf 


der Universitit Padua) non è che una parziale 
ripetizione del n. 5374. 

Quanto al sistema, adottato dall’a., di di- 
stribuire tutto l’abbondante materiale in un 
unico ordine cronologico di stampa, dubitiamo 
assai che esso sia per incontrare l'approvazione 
e il gradimento della maggioranza dei ricerca- 
tori, nei quali dovrebbe presupporsi un’abne- 
gazione e una pazienza, di cui sono invece per 
la massima parte sprovvisti. Citiamo un solo 
esempio, e lo attingiamo. alla stessa mirabile 
produzione letteraria dell’autore. Egli ha pub- 
blicato, e registra in questa bibliografia (cfr. 
vol. II, pag. 327), non meno di 97 monografie 
relative allo Studio padovano, delle quali egli 
nell’/ndice non riporta che i soli numeri d’or- 
dine. Siccome è naturalmente impossibile che 
chi ricerca una sola di codeste monografie 
possa ricordarne la data precisa della stampa, 
sarà altrettanto inverosimile che egli si sob- 
barchi a riscontrare tutti i 97 numeri per rin- 
tracciarla. Ciò naturalmente non sarebbe av- 
venuto, ove la materia fosse stata distribuita 
sistematicamente: secondo, cioè, lo stesso piano 
adottato dall’a. nell’/udice fer materie (vol. II, 
pagg. 363-413). Conseguenza del sistema adot- 
tato (e adottato, è giusto aggiungere, non dal 
solo Favaro, ma anche da altri compilatori di 
bibliografie recenti) si è che 1’ ‘ Annuario della 
R. Università di Padova ’, il ‘ Bollettino sismo- 
grafico dell’ Istituto di Fisica’, e altre simili 
pubblicazioni annuali o periodiche, invece di 
essere registrate tutte assieme, in unica serie, 
vengono ripetute e disseminate in tanti luoghi 
diversi, quante sono le rispettive annate: il 
che importa anche una considerevole perdita 
di spazio, ed un inutile aumento della mole 
del volume. Lo stesso inconveniente si è ve- 
rificato anche per alcune pubblicazioni scienti- 
fiche importanti, apparse successivamente in 
vari anni, come, ad es.: Luschin von Eben- 
greuth, Quellen zur Geschichte deutscher Rechts- 
hòrer in Italien, pubblicate in tre ‘ Berichte ’ 
negli a. 1887, 1889 e 1891, e che trovansi cosi 
smembrati in più luoghi del volume (n. 5006, 
5056, 5093). 

Poco soddisfacente è pure la troppa unifor- 
mità delle indicazioni, che non sembra fare 
distinzione alcuna fra le opere maggiori o più 
rare o più importanti, e le quisquilie di minor 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 43 


interesse, che debbono registrarsi si, ma per 
mero scrupolo di compiutezza, e con minor 
lusso di dettagli. Cosi, ad es., vediamo trat- 
tate alla stessa stregua vere rarità e preziosità 
bibliografiche, della fine del ’400 o del prin- 
cipio del ’500, di cui non esiste che un unico 
esemplare, e le consuete pubblicazioni ufficiali 
dell'Ateneo, che si ripetono a sazietà, sempre 
coi medesimi prolissi titoli, che amava la ver- 
bosità del seicento ; come, ad es., il Germerale 
ac novum principium interpretationum Nobilis- 
simae ac Florentiss. Academiae Patavinae (cfr. 
n.° 333 segg.), che altro non è che il ‘rotulo’ 
o prospetto degli insegnamenti che si impar- 
tivano nell’ Università in un determinato anno. 
L’opera del F. incomincia infatti con questa 
nuda e cruda indicazione (vol. I, pag. 1, n°. 1): 
‘ La Oration del Troia recitata nel Studio de 
Padoa adi XXX de novembre M.CCCCC 
[JacoBI PuHiLippi de PeLLIBus NiGRIS Tro- 
iani Artium et Medicinae Doctoris Oratio pu- 
blice in Gymnasio Patavino habita in exordio 
philosophiae moralis]’; senza dirci né chi sia 
l’autore, né se l’orazione sia stampata, né dove 
se ne conservi qualche esemplare ; mentre un 
semplice rinvio all’articolo del compianto Gio- 
VANNI ZANNONI (per tacere dei più vecchi 
biografi locali), Notizie di Jacopo Filifpo Pel- 
lenegra, in Giornale storico della letteratura 
ifaltana, vol. XVI (1890), pagg. 284-316, sarebbe 
bastato a ricordare che il Pellenegra, nativo 
di Troia, in Capitanata (onde gli venne il so- 
prannome che figura anche in questo paleo- 
tipo), fu professore di filosofia morale nello 
Studio di Padova tra il 1500 e il 1506, e mori 
di 76 anni nel 1553; e che della rarissima 
Oration del Troia, qui registrata dal F., un 
esemplare (forse unico) si conserva nelle pre- 
ziose miscellanee della Marciana (Misc. 460.1), 
ed è dallo Zannoni descritto sulle notizie avu- 
tene da Vittorio Rossi. Questa Orazione del 
Pellenegra è notevole anche perché ci conserva 
notizia di altri lettori o uditori dello Studio 
di Padova in quell’epoca : Lodovico Cavacci, 
da Brescia, rivale del Pellenegra, che, ricchis- 
simo, corrompeva e subornava con denaro gli 
scolari; Antonio Fracanziano ; Ottaviano Arri- 
vabene di Mantova, ‘moderatore’ dell'Ateneo 
padovano ; Marco Fabella di Verona ; Antonio 
Castellano di Crema ; Basilio Filaseta e Vin- 


cenze Fondicolo di Troia; Leonardo Mocenigo 
e Niccolò Foscarini, magistrati di Padova, e 
Marco Cornelio, o Cornaro, poi cardinale, che 
tutti furono uditori del Pellenegra. Vero è 
che 1’ interessante articolo dello Zannoni sem- 
bra sfuggito al F., che non lo registra a 
suo luogo (cfr. vol. II, pagg. 183-85). - Anche 
per il n.0 2 della sua Bibliografia il F. si limita 
a darne il puro titolo : ‘ VALERII SUPERCHII, 
Pisaur. Physici, De laudibus Astronomiae Ora- 
tio ’; senz’alcuna indicazione bibliografica, senza 
dire ove esista o dove sia descritto questo 
raro incunabulo mancante al Hain, senza un 


‘rimando al De Licteriis, che pel primo lo re- 


gistrò (FR. DE LIicTERIS, Codicum saeculo XV 
impressorum qui in Bibliotheca Borbonica adser- 
vantur Catalogus, Neapoli 1833; tom. III, 
pag. 171); al GRAESSE, Z77éso0r, vol. VI (1865), 
pag. 530, che pure lo riporta; e specialmente 
al REICHLING, che più di recente lo descrisse di 
su l'esemplare napoletano, che sembra essere 
1’ unico conosciuto (cfr. D. REICHLING, Afpen- 
dices ad Hainii-Copingeri Repertorium biblio- 
grafhicum, Fasc. 1I (Monachii 1906), pag. 101, 
n.° 752). , 

Neppure approvabile ci sembra l’omissione 
sistematica del numero delle pagine nelle note 
tipografiche : omissione che non lascia com- 
prendere al ricercatore, che già non conosca il 
libro, se trattisi di un’ opera, o di un breve 
opuscolo. 

Queste poche osservazioni non possono na- 
turalmente infirmare per nulla l’ intrinseca im- 
portanza ed il merito di un’opera che è e 
rimarrà fondamentale per l’argomento, e che 
deve essere costata all’autore vari decenni di 
assidue e laboriose rjcerche, le quali hanno 
avuto per effetto di darci la più ricca biblio- 
grafia di una Università che sia stata fin qui 
pubblicata. l’ossono soltanto far ripensare al 
saggio ammonimento dell’adagio ‘ Tractant 
fabrilia fabri’; talchè vediamo (e non questa 
volta soltanto) persore dottissime e versatis- 
sime in altri campi — com'è appunto il caso 
del F. — far cosa men buona quando operano 
nel puro campo della bibliografia. ‘ Gli studii 
bibliografici, trattati nella debita ampiezza, 
sono di per se stessi una scienza’ : sentenziò 
Niccolò Tommaseo, con parole sagge e pro- 
fonde, che furono dal più grande bibliografo 


44 PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 


italiano del secolo XIX, Giacomo Manzoni, | bliografia), della quale opera si pubblicarono, 
scelte per motto a’ suoi magistrali S/xdî di | tra il 1533 e il 1609, non meno di 29 edizioni 
bibliografia analitica. e traduzioni (pagg. 167-189). 

Carro FRATI. Le opere proprie di Gemma, che l’a. ha 
ricercate nelle principali biblioteche d’Europa 
indicandone per ciascuna gli esemplari, sono: 
De principftis Astronomiae et Geografhiae, di 
cui il VO. registra undici edizioni, tra il 1530 
e il 1582 (pagg. 181-222); l’ArilAmeticae prac- 
ficae methodus, settantacinque edizioni, 1540- 


FERNAND VAN ORTROv, £Zio-bibliographie de 
Gemma Frisius, fondateur de l'école belge 
de géographie, de son fils Corneille, et de 
ses neveua les Arsentus: in Mémoires de 
l’Académie Royale de Belgique. Classe des 


Lettres. Collection in 8°; serie 22, tom. XI, 1611 (pagg. 222-320); De Radio astronomico 


et geometrico liber, sei edizioni, 1545-1598 
(pagg. 820-29); [Me Astrolabo catholico liber, 

Fenrnand Van Ortroy, professore di geo- due sole edizioni, 1556-1583 (pagg. 329-34). 
grafia all’ Università di Gand, che già nel 1914-16 . Il VO. non trascura neppure le scarse reli- 
aveva pubblicato una PB:ib/iographie sommaire © quie della corrispondenza di Gemma (pa- 
de l’oeuvre Mercatorienne (1), mette ora in luce gine 338-43, 403-416), e la sua iconografia 
nelle Memorie dell’Accademia di Bruxelles una 


fasc. 2. — Bruxelles, 1920; pagg. 418, in 8°. 


(pagg. 343-49); e ci offre pure la bibliografia 
ampia ed accuratissima bibliografia delle opere i del figlio, Cornelio Gemma (pagg. 367-402) 
di Gemma Frisius, il noto matematico e 


e quella dei nipoti, Gauthier, Regnier, Fer- 
geografo olandese, nato a Doccum, in Frisia | dinand e Remi Arsenius, autori di opere, 
(donde gli derivò l’appellativo di ‘ Frisius ’, | astrolabii, anelli astronomici ed altri istrumenti 
prevalso al suo vero cognome di ‘ Gemma ’), | scientifici (pagg. 359-66). Tra i corrispondenti 
nel 1508, morto a Louvain nel 1555. La pro- | di Cornelio Gemma troviamo alcuni nomi 
duzione scientifica di Gemma incominciò nel | illustri: Abramo Ortelius, Benedetto Aria Mon- 
1530, con un Globo terrestre e celeste inciso, | tano, Cristoforo Plantin. 

di cui non ci resta però alcun esemplare. Del A chi conosce il valore del professore di 
1533 è la prima edizione, curata da Gemma,,j Gand non recherà meraviglia se non esitiamo 
del Cosmographicus liber di Pietro Apiano (di | a segnalare il lavoro suo bibliografico sui 
cui pure il Van Ortroy ha pubblicato la bi- | Gemma — sia per il metodo, sia per la mira- 
bile diligenza — un vero modello del genere. 


(1) Nella Revue des bdibliothéques, tom. XXIV (1914), 


; CarLo FRATI. 
pagg. 113-148; tom. XXV-XXVI (1915-16), pagg. 9-30, 119-141. 


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COURRIER DE FRANCE 


Bibliothèque nationale. — Aaffor! sur l’activité de la Bibliothèque nationale pendant les 
années 1918 è 1920. — Bien que l’armistice du 11 novembre 1918 ait inauguré, pour la Bi- 
bliothèque nationale, comme pour le pays, un régime relatif de calme, d’ordre et de travail, 
c'est à la longue seulement que notre personnel s’est reconstitué et que nous sommes rentrés 
en possession des parties considérables et infiniment précieuses de nos collections que nous 
avions dù, par deux fois, en septembre 194 et en mars 1918 — au total, plus de 300 caisses 
— mettre en sùreté loin de Paris. C'est au prix de soins très minutieux et nécessairement 
prolongés que les meubles, manuscrits, imprimés, estampes, médailles, objets d’art de tous 
genres, au nombre de centaines ou de milliers, qui avaient été expédiés à Toulouse, ou mis 
A l’abri dans des cachettes en sous-sol, sous des voùtes épaisses et derrière un blindage de 
sac à terre, ont pu reprendre leur place dans les salles d’exposition ou les magasins, qui ont 
dù étre, au préalable, débarrassés des installations de fortune destinées à les protéger. 


COURRIER DE FRANCE 45 


Il a fallu soumettre toutes les pièces, une par une, à un récolement pour s’assurer qu’au- 
cune ne manquait, qu’aucune n’avait souffert de l’emballage, des transports, ni du long séjour" 
dans des locaux qui ne leur étaient pas destinés et n’avaient pu étre normalement aménagés 
pour les recevoir. Ce lent examen nous donna, du moins, la satisfaction de constater que, 
gràce à l’adresse diligente de notre personnel, à la vigilance de M. linspecteur général, Pol 
Neveux, et du conservateur-adjoint des musées nationaux, M. Paul Jamot, à qui avaient été 
confiés nos trésors, toute perte, tout accident mèéme, avaient été évités. Je remplis un agréable 
devoir en leur renouvelant l’expression publique de mes remerciements. La tàche des fonction- 
naires, en récupérant nos collections, ne se borna pas à cet examen matériel; ils mirent à 
profit les circonstances pour contréler, compléter, corriger ou refaire des inventaires, modifier 
certaines classifications, améliorer la présentation des objets. On ne s’étonnera pas que le la- 
beur qu’ils se sont imposé ait exigé plus de deux années. 

Il nous a paru que cette période formait un tout et qu'il y aurait convenance et avan- 
tage à l’envisager dans son ensemble. Au lieu donc de disperser, dans des rapports successifs, 
l’exposé des efforts et des résultats des trois dernières années révolues, 1918, 1919 et 1920, 
J'ai jugé préférable de les grouper en un unique tableau. Les documents statistiques ainsi ra- 
massés marqueront plus clairement par une comparaison rendue facile, les étapes de notre 
activité renaissante et les progrès encore incomplets, mais continus, par lesquels elle se rap- 
proche, sans y atteindre encore, de la situation normale de 1913. 

Les relevés statistiques qui sont donnés ci-dessous, pour chacun des départenients de 
la Bibliothèque nationale, et pour chacun des services des uns et des autres, encadrent les 
chiffres des trois dernières années, entre ceux de 1917 et de 1913, afin de déterminer la courbe 
descendante des années de guerre, qui atteint son point le plus bas en 1918, la courbe ascen- 
dante des années de paix et la distance persistante avec le maximum d’avant guerre. 

I. DEÉPARTEMENT DES IMPRIMÉS. — I. Nombre de lecteurs : 1917: 125.128; 1918: 101.964; 
1919: 134.109; 1920: 138.715; (1913: 225.561). — Nombre de communications: 1917: 284.532; 
1918: 233.162; 1919: 305.758; 1920: 319.821; (1913: 607.662). 

Les chiffres des lecteurs et des communications, qui n’avaient cessé de diminuer de- 
puis 1914, subissent encore, en 1918, une dernière chute, respectivement de 16.228 et 46.052 
unités dans la salle de travail, de 7.107 et 6.519 unités dans la salle de lecture. Par contraste, 
la salle de géographie bénéficie d’une augmentation de 171 lecteurs et 1,201 communica- 
tions. 

L’absence des mobilisés de toutes classes, le ralentissement des études scientifiques, la 
disparition totale des travailleurs ennemis, l’abstention de la majorité des neutres sont les 
causes permanentes d’un état de langueur qui ne pouvait que s’aggraver en se prolongeant. Il 
faut y ajouter les alarmes exceptionnelles qui, en cette année, vinrent troubler la confiance et 
contrarier l’assiduité des lecteurs: menaces d’une nouvelle attaque de vive force sur Paris, 
raids aériens, enfin et surtout, les bombardements à grande distance, qui firent peser sur les 
heures du jour les périls jusque-là limités à celles de la nuit. 

L’effectif des lecteurs et le nombre des communications auraient sans doute été plus 
réduits encore, sans l’affilux entretenu par les délégués du Gouvernement et des administra- 
tions publiques de France, des ministères et de l’état-major, par ceux des ambassades, léga- 
tions et commissions des pays alliés et associés, particulièérement par les représentants du 
gouvernement belge réfugié au Havre et privé de ses archives. Ils n’ont pas cessé de se do- 
cumenter dans nos fonds imprimés, géographiques ou iconographiques, pour les opérations 
militaires, les organisations économiques, les revendications politiques ou territoriales’ et les 
missions de propagande. 

L’importance des données rigoureuses de la topographie, de la géographie économique, 
des statistiques régionales, pour la conduite des opérations, surtout quand elles commencè- 
rent à s'orienter vers les territoires ennemis, pour les expéditions aériennes de reconnaissance 


46 | A. BOINET 


et de bombardement, explique la recrudescence d’activité dans la section de géographie, 
durant l’année 1918, un peu surprenante au premier abord. Les négociations des traités de 
paix lui donnèrent encore un nouvel élan, en mettant à l’étude la fixation des ‘frontières des 
états anciens et nouveaux, grands et petits, continentaux et maritimes, dans l’Europe tout 
entière, dans le proche et l’Extréme-Orient. Chacun d’eux, presque, vint chercher des argu- 
ments chez nous, depuis les arbitres du Conseil suprème jusqu’aux moindres groupes ethniques 
ou religieux, en quéte d’indépendance ou de protection, et nous vimes, à céòté des Grecs du 
Dodécanèse, les Chaldéens du rite nestorien. Aussi, la progression est-elle beaucoup plus ha- 
tive et forte dans la section de géographie que dans les deux autres du département des im- 
primés, à tel point, qu’en 1920, elle atteint, à 79 unitès prés, le chiffre des lecteurs de l’année 
1913 et dépasse de 94 unités celui des communications de la mèéme année. Il ne parait pas 
douteux que l’attention du public studieux n’ait été aussi, en général, attirée de ce còté par 
les événements. 

La reprise, dans la salle de travail, s’annonce, en 1919, par un bond de 26,320 unités 
dans la colonne des lecteurs, et de 66.920 dans celle des communications j mais le nombre des 
lecteurs s’accroîit péniblement de 1,331 en 1920 et celui des volumes communiqués diminue 
méme de près de 5,000. La difference avec 1913 est de — 79,502 et — 278,431. Cet énorme 
déficit est imputable, pour une part, à la disparition persistante de la clientèle ennemie, aux 
vides faits dans la jeunesse de France, sans doute aussi au ralentissement de la production chez 
nous et au dehors, à l’interruption prolongée de nos achats en Allemagne et en Autriche, 
qui continue à nous priver des publications de périodiques scientifiques et littéraires des an- 
nées de guerre, enfin, au trouble apporté dans nos acquisitions par le relèvement des prix 
et les hauts cours des changes. Il est plus difficile d’apprécier l’influence exercée par le mou- 
vement qui semble entraîner la génération présente vers les occupations pratiques, les .car- 
rières lucratives et les sports, de préférence aux recherches intellectuelles ; il ne paraît pas 
cependant douteux qu’il ne faille faire à cette cause une part. 

II. ACCROISSEMENT DES COLLECTIONS. — Les mémes causes qui diudinusioni la fréquen- 
tation de la Bibliothèque, en entravaient aussi l’activité scientifique ou littéraire, ont enrayé, 
par contre-coup, l’accroissement de nos collections. Toutes les sources, sauf les dons, auxquelles 
s'alimente le département des imprimés, descendent au débit minimum en 1918, en infériorité 
notable sur 1917. La diminution du dépét légal est certes attribuable en partie aux conditions 
précaires du travail scientifique, à la crise de la typographie et de la librairie, mais elle doit 
ètre imputée aussi, pour beaucoup, aux vices inhérents et permanents de cette institution, que 
l’on n’a cessé de signaler. 

Malgré la reprise de 1919 et 1920, les entrées par la voie du dépét légal restent encore, 
en moyenne, inférieures d’environ So p. 100 à celles de 1913. Par une exception unique, mais 
que les modifications territoriales résultant de la paix expliquent suffisamment, les documents 
géographiques, après étre tombés au tiers environ de la production normale en 1917 et 1918, 
lui sont, en 1919 et 1920, 7 et 9 fois supérieurs. Le dépét international, absolument suspendu 
par la guerre, à peu près nul en 1919, n’est encore, en 1920, qu’un quatre-vingtièéme de celui 
de 1913. 

Nos acquisitions portent de beaucoup, pour la plus forte part, sur les livres étrangers; 
elles sont tombées, en 1917, presqu’au cinquième de la normale, ont de peu dépassé le quart 
en 1918 et 1919, elles restent au-dessous du tiers en 1920. Les causes en sont claires ; l’inter- 
diction à peu près absolue d’acheter dans les pays ennemis, dont la production est précise- 
ment la plus intense, la difficultè mèéme de se procurer les livres par l’entremise des neutres 
en subissant les commissions et le change ; la chertè des livres en pays alliés, associés ou 
neutres résultant à, la fois du haut cours des changes et de la majoration générale des prix, 
la précarité des transports, en particulier par la voie de mer, voilà pour la période de guerre. 
La paix, en abaissant les barrières n’a pas supprimé tous les obstacles qui génaient ou empé- 


COURRIER DE FRANCE 47 


chaient nos achats. Les conditions générales du marché n’ont pas changé; elles se sont méme, 
à plusieurs reprises, aggravées. 

En ce qui concerne l’Allemaàgne, si la dépréciation du mark nous engageait à multiplier 
itos achats pour combler les arriérés de la guerre et nous tenir au pair de la publication pré- 
sente, nous avons été arrétés, d’une part, par les instructions du Gouvernement francais, de 
l’autre par les mesures du commerce allemand contre les acheteurs étrangers, et, en parti- 
culier, ceux de la France. 

Les dons, par leur nature, échappent davantage aux fluctuations politiques et écono- 
miques; non seulement ils ont continué, mais certaines circonstances favorables en ont accru, 
en 1920 et surtout en 1919, le nombre et l’importance au delà de la moyenne. 

Si le ralentissement de l’impression du catalogue général a eu pour conséquence inévi- 
table une diminution corrélative du nombre des ouvrages, brochures ou tirages à part envoyés 
par les auteurs à l’appel de leur nom pour compléter leur bibliographie, les événements de 
guerre et les tractations de la paix nous ont valu, en revanche, certains profits extraordinaires : 
saisies du contròle postal (plusieurs centaines de volumes), cartes et plans du service géogra- 
phique de l’armée; bibliothèques du service de la propagande aérienne, bibliothèque régimen- 
taire allemande recueillie par la 8° armée (plusieurs milliers de volumes). Les commissions 
étrangères qui avaient trouvé accueil chez nous nous ont, en retour, offert de notables séries 
d’ouvrages relatifs à leur histoire présente ou passée, des pièces de propagande, des docu- 
ments géographiques et statistiques, des rapports diplomatiques destinés à l’exposé de leurs 
prétentions et à la défense de leurs droits: Etat de Dantzig, Ukraine, ROUBIARIE, ROUgne, 
Dodécanèse, Chili, etc. . 

Nous complétons ces indications siuvaleo par la liste des ouvrages ou pièces les plus 
intéressants dont s’est enrichie la Bibliothèque durant la dernière période triennale. 

Dans la série des livres anciens, impressions des XVe et XVI© siècles, volumes rares et 
précieux, sont entrés par acquisitions en 1918: Martyrologium Usuardi monachi quod ad Ka- 
rolum Magnum scripsit, Impressum per me Johannem Landem civem inclyte civitat. Colon., 
vers 1500, I vol. in-8°, orné d’une figure de sainte Barbe, avec le nom de la sainte imprimé 
en sens inverse, comme avec un bloc de métal ciselé pour un bijoutier. — /Meures achkevées 
le XXIII° jour de Novembre, l’an mil cinq cens et XI pour Antoine Vérard, illustrées de figures 
finement miniaturées et de nombreuses vignettes sur vélin, suivies de diverses pièces francaises 
en vers et én prose, dont le Voyage et Oraisons du Mont de Calvaire (de Romans en Dauphiné). 
— Les Coutumes du bailliage de Victry en Perthois, imprimées à Paris le XVIII° jour de Janvier 
mil CCCCC et XV pour Jehan Petit, in-8° de 72 ff. — En 1920: 2reviarum Argentinense (1489). 

Dons en 1918: Aicardus de Randulphis (Richard Fitz-Ralph) Defensorium Curatorum, 
(s.l.n.d.) (Rouen, G. le Talleur, entre 1484 et 1487, in-4°, 50 ff. sign. a-f. — (Don de la : .Société 
des Amis de la Bibliothèque nationale). — Concordantie majores Biblie a magistro Joanne de Secubia 
in Concilio Basiliensi, edite impresseque per J. Frobenium anno Domini 1506, in-fol. dans sa 
reliure du. XVIe siècle, don de Mme Dutemps. — P/utarchi... Moralia Opuscula, Basileae, 1542, 
in-fol. Sur le titre, l’annotation suivante: « Francisci Rabelesi, xa toy atv glàAwy », que le 
donateur, avec les propriétaires antérieurs du volume, croit étre de la main méme de Rabe- 
lais. Le donateur, M. Ghennadios, qui fut, de longues années durant, ministre de Grèce à 
Londres, nous a offert ce volume, dans un sentiment très touchant d’amitié pour la EEANCE: 
au milieu des plus dures emotions de la guerre. 

Dons en 1919: Ze Procès, par Pierre de Ronsard, Vendosmois, d trés illustre prince 
Charles, Cardinal de Lorraine, 1565, in-4°, 13 p. Les Nes, ou Nowmvelles de Pierre de Ronsard, 
Vendosmois, è la Royne, 1565, in-4°, 12 p., éditions extrément rares offertes par M. Lachèvre, 
le distingué bibliographe de recueils de poésie. ° 

Nos séries d’éditions modernes de luxe ou de raretés bibliographiques se sont accrues 
des dons suivants en 1918: Chodelros de Laclos, Les liaisons dangereuses: Paul Verlaine, La 


48 A. BOINET. 


bonne chanson, Paris 1914; Zé/es galantes, Paris 1515; Henri de Régnier, Ze Bon P/atstr, 
Paris 1919, dons du maître relieur Kieffer, fidéle à sa généreuse habitude de gratifier les bi- 
bliothèques des ouvrages édités ou reliés par lui. 

M. Edouard Champion, éditeur, a déposé l’exemplaire unique, en épreuves, de G. Guillot, 
Bernardin Cadot, marécha! de camf des armées de Louis XIV, ouvrage qui ne paraitra pas. — 
Mme de Launay, en souvenir de son fils tué à l'ennemi, qui fut un officier distingué et un 
lettré, nous a offert un exemplaire unique de l’édition originale des Pyemicres Poésies d’Ana- 
tole France, imprimée spécialement pour elle. Le département des médailles a aussi recu 
d’elle, en souvenir de son mari, plusieurs ouvrages rares de numismatique, provenant de sa 
bibliothèque ou composés par lui. 

En 1920, Ch. Oberthiir, imprimeur à Rennes, a donné ses belles publications sur les 
Lépidoptères. Parmi les livres en langues étrangères, nous citerons: Dons en 1919: Mme de 
Charencey, en mémoire de son mari, 107 ouvrages de linguistique relatifs, pour la plupart, 
aux langues indiennes et mexicaines. Mme Emile Picot, continuant les libéralités de son mari, 
qui fut un des plus fidèles et généreux amis de la Bibliothèque, eu méme temps qu’un des 
maîtres de la bibliographie et un des connaisseurs les plus avertis de toutes les questions re- 
latives à l’Europe centrale, a augmenté de 268 articles nouveaux la collection d’ouvrages con- 
stituée et donnée par lui; ils concernent en majoritè les pays balkaniques. 

Dons en 1920: Collection de brochures et d’estampes relatives à la Hongrie contempo- 
raine, donde M., Leval, de Budapest, qui nous a habitués, lui aussi, a ses libéralités. — 280 
traductions en langues anglaise, espagnole, italienne, allemande, tchèque, etc., des romans 
publiés par la librairie Hetzel, don de M. Jules Hetzel. — Nous devons signaler aussi l’em- 
pressement libéral avec lequel les éditeurs ont répondu à l'appel du bureau des entrées, pour 
combler les lacunes résultant des irrégularités du dépot légal dans les publications francaises : 
nous avons eu particulièerement à nous louer de M. René Kieffer et de la « Renaissance du 
livre ». Cinq cents ouvrages qui nous manquaient, soit que le dépòt n’edt pas été fait, soit 
qu'il ait été arrété avant de nous parvenir, ont été ainsi remplacés. — Importante collection 
d’ouvrages siamois, don de la commission archéologique d’Indo-Chine. 

La 8° armée nous a fait parvenir toute une bibliothèque régimentaire qui était tombéte 
entre ses mains et qui comprenait plusieurs milliers de volumes en langue allemande, concer- 
nant l’histoire et la géographie, l’art militaire, la philosophie et la littérature. Après avoir 
prélevé ce qui complétait nos propres séries, nous avons pu adresser à la bibliothèque univer- 
sitaire de Nancy plusieurs caisses en compensation des livres incendiés par les Allemands. 

Les circonstances ont singulièrement favorisé, soit par les achats qui se sont présentés 
à nous, soit par les dons que nous avons recus, notre section géographique et notre section 
musicale. Pour la première, nous avons acquis en 1918: deux cartes manuscrites de l’Alsace 
au XVIII‘ siècle ; 233 cartes manuscrites se rapportant aux opérations militaires en Allemagne, 
dans les Flandres et en Italie, de 1733 à 1762; un lot de cartes et plans manuscrits de la fin 
du XVIII: siècle et du commencement du XIXe, En 1919, 190 cartes et 33 atlas ou volumes. 

La méme année, nous avons recu de la 8° armée un lot d’atlas allemands. Si l’on y 
ajoute 34 plans reliefs de la région de Verdun et des Vosges, 832 cartes au 1/20,000° envoyés 
par le service géographique de l’armée, pour 1919 et, pour 1918, les 88 dons, parmi lesquels 
um comporte à lui seul 200 pièces, on verra que les entrées de ces deux années ont égalé, 
pour ne pas dire dépassé, celles des meilleures, 

Le fonds musical est, au dire des spécialistes, une des richesses de la Bibliothèque et 
compte parmi les plus belles collections analogues de la France et de l’étranger. Il ne tient 
cependant qu’une place secondaire dans nos acliats ; ne voulant pas faire concurrence aux bi- 
bliothèques spéciales, en particulier, à celle du Conservatoire, il ne s'accroit guère que par des 
dons ou le dépéòt légal. Nous ne signalerons comme acquisition que, en 1920, Str swifes de 
clavecin par Dieuport, imprimées à Amsterdam. Le dépòt légal, tombé au neuvième et au 


COURRIER DE FRANCE 49 


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septième des chiffres de 1913, en 1917 et 1918, a repris, en 1920, son niveau pour la province, 
mais il reste encore, pour Paris, au-dessous des deux tiers. 

Un don capital est venu, au contraire, grossir, fort opportunément, le fonds de musico- 
logie, histoire de la musique et critique musicale. En 1918, M.me veuve Bobillier, sur le con- 
seil de M. Gastoué, a donné la bibliothèque de sa fille, M.lle Marie Bobillier, qui, sous le 
pseudonyme de Michel Brenet, tint une des premières places parmi les historiens de la musique, 
M. Gastoué, en réunissant et classant tout ce qui pouvait nous manquer, a constitué un lot 
d’un millier de volumes qui comblie, chez nous, de graves lacunes, par exemple, celle de la 
revue allemande intitulée Die Musik. 

Nous avions, dès le début méme de la guerre, commencé à réunir tous les ouvrages 
et documents de tout genre, qui pourraient servir à en étudier l’histoire militaire, diploma- 
tique, financiére, morale ou anecdotique; nous avions méèéme, durant un temps, combiné nos 
achats avec ceux de la bibliothèque Leblanc, qui nous fut d’abord destinée. Lorsque fut con- 
stituée, en groupe indépendant, la bibliothèque-musée de la guerre, nous cessimes de pour- 
suivre, en concurrence avec cet établissement, les acquisitions de détail; nous l’avons méme, 
toutes les fois que l’occasion s’en est présentée, fait bénéficier de nos doubles; mais nous 
aurions manqué à notre devoir en ne continuant pas, pour cette période d’épreuves et de 
gloire, notre admirable collection de l’histoire de France, par un choix fait avec discernement, 
mais aussi large que le réclamaient les nécessités d’une documentation essentielle et adéquate. 
Les historiens de la guerre ne pourront manquer, dans l’avenir, pas plus que dans le présent, 
de recourir à la Bibliothèque nationale. 

Le sentiment du réle que la Bibliothèque est appelée à remplir, a déterminé les admi- 
nistrations francaises: ministères de la guerre, des affaires étrangères, des finances, états- 
majors, contréle postal, comités de propagande ; les ambassades et délégations étrangères, aussi 
bien que les particuliers à déposer, dans les divers départements de la Bibliothèque nationale, 
les pièces capables de fournir des informations authentiques et de première main ; nous en 
donnerons pour chacun des départements, l’indication sommaire. En ce qui concerne les im- 
primés, aux dons mentionnés ci-dessus, nous ajouterons avec les plans-reliefs sur lesquels sont 
tracées les positions et tranchées des belligérants sur le front de Verdun et des Vosges, une 
collection de 345 affiches allemandes, recueillies au cours de la guerre par M. Vernier, re- 
ceveur des postes à Beaumont (Nord), ensemble extrémement précieux pour la connaissance 
du régime des pays envahis. 

III. AMENAGEMENT ET ENTRETIEN DES COLLECTIONS. — Les travaux de reliure sont ré- 
partis entre l’atelier de la Bibliothèque et divers ateliers extérieurs, suivant la presse et suivant 
la nature des commandes. Le plus grand nombre s’exécute au dehors; on réserve, en genéral, 
pour les ouvriers de l’Etat, les reliures ou réparations des volumes ou de pièces qu’on hési- 
terait à faire sortir. 

Sauf en 1918, où ce service subit, comme tous les autres, le maximum de dépression, 
l’activité s'est maintenue ; les chiffres de 19(7 dépassèrent méme ceux de 1913, ceux de 1919 
et 1920 en ont de très près approché. Il ne faut pas, d’ailleurs, se laisser abuser par leur im- 
portance brute ; les plus gros sont imputables à des réparations et nettoyages rendus néces- 
saires par l’usure et le temps, et spécialement par les mauvaises conditions du sous-sol du 
imagasin central, mal aéré, avoisiné par un égoùt et qu’avait aggravées l’insuffisance du chauf- 
fage. Quant aux reliures proprement dites, on a pu les pousser gràce aux économies résultant 
de la diminution des achats de livres et on a été heureux de le faire pour donner de l’ouvrage 
aux patrons et assurer des salaires aux ouvriers d’ateliers privés, dont nous avons éprouvé, de 
longue date, la conscience. 

On s'est efforcé d’alléger le service des agents, très réduit en nombre jusqu’au milieu 
de l’année 1919, qui étaient chargés de la propreté et de la surveillance des salles, de la garde 
des magasins et de la manipulation des livres, en suspendant les communications aux heures 


La Bibhofilia, anno XXIV, dispensa 193° 


“1’ 


50 A. BOINET 


de la relève, en frappant d’interdiction temporaire, certaines séries de volumes, mais un a dù 
demander aux hommes, des services de jour et de nuit, aux surveillants des calorifères, un 
effort exceptionnel pour exécuter, souvent avec des moyens de fortune, et en hate, les mesures 
de précaution commandées par les événements: dispositions de sacs de terre et de baquets 
dans les combles, transport, dans les sous-sols, de plusieurs milliers de volumes, installation 
et entretien de poéles, pour les protéger contre l’humidité, enfin et surtout emballage, expé- 
dition, puis réception, déballage et remise en place du contenu des 180 caisses qui représen- 
taient la part du département des imprimés dans le dépét de Toulouse. 

IV. PuBLIicaTIONS. — Les publications essentielles du département des imprimés sont 
les Bulletins des acquisitions francaises et des acquisitions étrangères, rédigés par le bureau du 
catalogue et par celui des entrées, et le Cala/ogue général, préparé en temps normal par une 
équipe de quatorze fonctionnaires, placés sous la direction de M. Ledos, conservateur-adjoint 
des imprimés. La réduction du personnel qui s’est fait partout sentir, a abaissé jusqu'’en 1919 
au nombre de 4 les rédacteurs du catalogue général; relevé alors à 9, il n’a pu étre complete, 
par suite de décès ou de démissions, qu’avec des recrues nouvelles dont l’éducation était à 
faire. On eut de plus à lutter avec toutes les difficultés financières et commerciales qui attei- 
gnirent l’industrie du papier et de la typographie. Enfin, l’invasion des départements du Nord 
ne nous coupa pas seulement de l’imprimerie Danel qui, depuis longtemps, avait l’entreprise 
du bulletin francais ; elle eut pour conséquence la destruction des formes du fascicule en cours 
de l'année 1914 et de la table de l’année 1913. Nous ffmes donc obligés de les laisser en 
suspens jusqu’à l’armistice. 

Pour faire face aux majorations des prix, nous eùmes recours à un double artifice : 

1° Espacer la périodicitè des deux bulletins qui fut portée de un mois à deux, trois, 
quatre et méme six, de 1917 à 1920, et qui parut suffire à l’activité réduite des acquisitions ; 

| 2° Réduire le nombre méme des publications inscrites dans les deux bulletins en accrois- 
sant celui des éliminables, inscrits seulement au carnet et portés à la connaissance du public 
par de simples fiches. C'est ainsi que la table du bulletin étranger qui comptait en 1913 7,634 
numéros, tomba en 1918 à 880, sans remonter en 1919 et 1920 à plus de 1,071 et 963. 

Celle du bulletin francais ne subit pas de moins larges oscillations : 1913: 11.325; 1918: 
3.169 ; 1919: 3.664; 1920: 2.793, non comptées les acquisitions de livres anciens et de docu- 
ments géographiques. 

Pour se faire toutefois une idée exacte de l’importance des entrées, il faut ajouter à ces 
chiffres ceux des inscriptions aux carnets, savoir pour les suites et pour les entrées nouvelles : 
En 1918: 16.147, 6.067 ; en 1919: 16.776, 11.591; en 1920: 13.477, 11.990. 

Cependant ces expédients avaient le double inconvénient: 1° De ne point porter à la 
connaissance générale du public toutes les publications entrées à la Bibliothèque, les fiches 
étant réservées strictement à l’usage intérieur; 2° De retarder de plusieurs mois la mise en 
circulation des livres nouveaux, qui suit l’apparition des bulletins. Il faudra revenir, sans délai, 
aux usages anciens. 

Nous fiimes ainsi amenés à chercher une combinaison qui rendît à la fois plus complètes 
et plus promptes les informations relatives aux acquisitions francaises. Elle consistait à faire 
passer dans le /ourna! de la librairie avec lequel le bulletin faisait en grande partie double 
emploi, l’inscription de nos cotes auprès de tous les ouvrages récents entrés dans nos collec- 
tions. Cette négociation, engagée à la fin de 1920, devait aboutir en 1921, gràce à l’esprit li- 
béral du Cercle de la librairie. Elle avait pour nous cet autre avantage de nous ménager une 
très notable économie, que nous affections par avance aux dépenses énormément accrues du 
catalogue général. 

Le Catalogue des dissertations étrangères, qui est le complément du bulletin étranger, a 
été suspendu avec les relations internationales ; le fascicule donné en 1919 pour les années de 
guerre 1914-1918, ne compte que 94 pages; mais on doit prévoir une reprise beaucoup plus 


COURRIER DE FRANCE SI 


intense. Le Ca/alogue des factums, dont les lettres A-E étaient à l’imprimerie en 1918, devra 
aussi étre remis en train. 

Nous sommes encore loin de pouvoir songer à imprimer le catalogue de notre magni- 
fique fonds musical, dont M. Ecorcheville, mort en combattant, avait publié avec luxe les séries 
antérieures à 1750; mais les 300,000 fiches de l’inventaire alphabétique des musiciens ont été 
complétées de 1917 à 1919 par 40,000 fiches des paroliers. Un récolement général et une nou- 
velle rédaction confiée au meilleur bibliographe francais de la musique, M. H. Expert, biblio- 
thécaire du Conservatoire, se poursuivent activement gràce à une subvention de 1’ Académie des 
Beaux-Arts, ils nous préparent un catalogue complet répondant à toutes les nécessités scientifiques. 

L’Académie des Sciences, sur l’initiative de son secrétaire perpétuel, a entrepris un in- 
ventaire général de tous les périodiques scientifiques, existant en totalité ou en partie dans 
toutes les bibliothèques publiques de Paris. Elle se propose de faire connaître aux savants 
toutes les ressources dont ils peuvent disposer et où ils les peuvent trouver; éventuellement 
aussi, pour plus de commodité, de grouper dans les établissements les plus qualifiés et en 
possession du stock le plus considérable les éléments aujourd’hui dispersés; ultérieurement 
enfin de réduire les dépenses en évitant les doubles emplois qui ne seraient pas absolument 
nécessaires. La Bibliothèque, qui possède le fonds le plus riche de périodiques et de revues, 
s'est associée officieusement à cette entreprise d’intérét général, et M. Rastoul a consenti a 
ajouter cette lourde charge à ses travaux professionnels. Le récolement sera terminé en 1921. 

Il faut mentionner encore, au moins pour mémoire, un livre qui ne rentre pas dans les 
publications ofticielles de la Bibliothèque, mais qui est dî à un de ses fonctionnaires, M. Vic, 
et qui, sans nous avoir rien coùté, nous fait le plus grand honneur par sa rigoureuse exacti- 
tude et son utilité pratique, le Manuel de la littérature de guerre. 

On a indiqué plus haut les obstacles qui ont entravé la continuation régulière du Caza- 
logue général, du fait de la réduction du personnel; il n’eut pas moins à souffrir de la ré- 
duction des crédits de publication abaissés de 100,000 francs à 51,000 fr. dans le temps méme 
où les prix de l’imprimerie étaient doublés. La production annuelle, réduite à un volume, le 
LXVIII:, en 1918, fut portée à deux en 1919 (LXIX et LXX), à trois en 1920 (LXXI-LXXIII1), 
et l’on put encore donner, au début de 1921, le soixante-quatorzième volume, dont la compo- 
sition était presque achevée en 1920 et pour lequel l’Imprimerie nationale avait consenti à 
maintenir les tarifs de la convention de 1900. Elle s’était maintenue à quatre volumes en 1914, 
à trois en 1915 et 1916; elle était tombée à un en 1917. Mais les majorations introduites dans 
le traité nouveau qui nous fut proposé à la fin de 1920 étaient si lourdes qu’elles auraient 
porté le prix du volume à plus de 20,0004 fr., réduit le rendement annuel à un volume, un 
volume et demi au plus, rejeté l’achèvement du catalogue à un demi-siècle. 

Telles sont les raisons pour lesquelles nous avons été autorisés vu pour mieux dire in- 
vités à résilier le traité de 1900 et à rechercher des conditions moins onéreuses en mettant en 
concurrence les maisons les plus qualifiées de Paris et de la province et l’Imprimerie nationale 
elle-mème. Les offres les plus modérées ne permettant point d’espérer un prix inférieur à 
18,000 fr. par volume, et sans toutes les garanties d’un forfait, il pouvait paraître sage d’at- 
tendre la baisse ; mais cette attente ne saurait se prolonger sans porter un grave préjudice aux 
recherches d’érudition et à l’honneur méme de la Bibliothèque. Il ne suffit pas que la ré- 
daction du catalogue se continue dans nos bureaux et que la matière des volumes s'’accu- 
mule (1), il faut que le public profite de ce travaii. Une interruption du catalogue général est 
une hypothèse absolument inadmissible. 

V. BESOINS ET VCEUX DU DÉPARTEMENT DES IMPRIMES. — L’exposé qui précède fait assez 
ressortir les besoins du département, pour qu’il suffise de les résumer en une énumération 


—— —————+——_—_——————È——_—_————_——_——6 6 ——— 


(1) La lettre H est achevée, ainsi que les lettres I et J; on a commence la lettre K ; on touche donc à la moitié 
du travail, la lettre L marquant pour l'ordinaire le milieu des catalogues alphabétiques. 


52 A. BOINET 


sommaire. La réforme du dépét légal, l’une des plus évidentes, est aussi de celles dont la 
solution est le mieux étudiée et la plus aisée à réaliser, car loin de grever le budget, elle ne 
peut que le soulager. Un projet de loi, sur lequel la Bibliothèque, la librairie francaise et la 
Société des gens de lettres se sont mises d’accord et à laquelle le ministère de l’instruction 
publique a bien voulu accorder son approbation, n’attend plus que l’examen et le vote du 
Parlement. 

La récupération des suites, interrompues en pays ennemis depuis l’année 1914 jusqu’à la 
conclusion de la paix, est une nécessité scientifique de premier ordre. Elle nous est impos- 
sible avec nos ressources ordinaires, qui suffisent à peine aux acquisitions courantes des livres 
nouveaux ; en la portant, comme il nous a été promis, au compte des réparations dues par 
l’Allemagne, on comblera, sans faire appel à un crédit extraordinaire, une lacune qui pourrait 
devenir irréparable. 

En ce qui concerne le personnel, nous avons accueilli avec reconnaissance les ameéliora- 
tions accordées par le Parlement, à la demande de la direction de l’enseignement supérieur ; 
elles contribueront à attirer et retenir les fonctionnaires et agents en établissant un plus juste 
équilibre des traitements avec les titres scientiques des premiers et les charges de la vie com- 
munes à tous. 

Rien n’est plus légitime et ne provoque à notre administration plus de sympathie que 
le privilege accordé aux blessés et mutilés de la guerre dans le recrutement de nos agents. 
Il nous sera peut-étre permis cependant de signaler à la sollicitude de la comnrission des 
emplois réservés, que les exigences de nos services ne permettent qu’exceptionnellement de 
les classer dans la catégorie des emplois sédentaires. Les postes de ce genre sont chez nous 
en nombre très limité, ils sont par une tradition légitime réservés et ils se trouvent, dans le 
présent, confiés à d’anciens gardiens vieillis et fatigués dans la maison. Faute d’une appré- 
ciation suffisante de la lourdeur des tàches ordinaires, on nous met dans la pénible alternative 
ou d’une apparence d’inhumanité, si nous devons les leur imposer, ou, si nous les en dispen- 
sons d'une bienveillance préjudiciable au service en en faisant des inutiles, injuste envers les 
agents valides en augmentant leurs besognes. 

Nous regrettons, d’autre part, que l’organisation actuelle des cadres ne nous permette 
pas de témoigner par des marques ostensibles l’estime et la reconnaissances dues à ceux des 
agents à qui leur belle conduite militaire a valu le grade d’officier ou la croix de la Légion 
d’honneur. Les égards que nous pouvons leur témoigner en les dispensant des corvées, en 
leur réservant des postes de survei!lance qui les fassent un peu sortir du rang, ne nous sem- 
blent répondre ni à leurs mérites, ni à nos sentiments envers eux. Le maintien ou le rétablis- 
sement de quelques emplois de commis, sans alourdìîr beaucoup les charges de l’Etat, serait 
un acte de justice envers de vaillants soldats qui sont aussi d’excellents agents. Distribués 
exclusivement au choix, ils permettraient dans l’avenir de stimuler le zèle et l’intelligence qui 
restent actuellement sans emploi suffisant et sans récompense par l’émulation et l’espoir d’un 
profit Jégitime et d’un titre honorable. 

On ne peut, au contraire, songer sans quelque effroi à l'énormité des dépenses que sup- 
pose la reprise normale et l’achèvement des batiments de la Bibliothèque : la liste en est longue 
et la nécessité pressante. 

Chauffage. — La chaufferie du magasin central a été désorganisée durant la guerre et 
n'a pu étre complètement rétablie par suite du mauvais état de plusieurs chaudières que le 
haut prix ou mème l’absence des téles ne permettait pas de remplacer, et, par suite du transfert 
dans les sous-sols du nouveau cabinet des estampes (rue Vivienne), de plusieurs des appareils 
qui chauffaient l’ancien cabinet (rue de Richelieu). Il en est résulté un régime aussi défavo- 
rable aux collections qu’au personnel. Celui-ci soufire également des hivers humides et froids. 
Quant aux livres, en particulier ceux qui occupent le sous-sol dépourvu de caves, mal aéré, 
avoisiné d’égout, du grand magasin construit hàtivement par Labrouste, ils subissent des dom- 


COURRIER DE FRANCE 53 


mages qui nécessitent un entretien et des nettoyages sans cesse renouvelés. C'est une dépense 
qui ne saurait étre ajournée sans de graves inconvénients. 

L’aménagement du rez-de-chaussée et du premier étage, occupés autrefois par le cabinet 
des médailles et destinés à l’agrandissement des bureaux des entrées et du catalogue, et des 
magasins du département des imprimés n’est pas moins désirable à bref délai, car le flot con- 
stant des acquisitions qui s’amoncellent nous menace partout de l’encombrement, prélude du 
désordre. 

Pour dégager le magasin central, les dépòts de journaux, les salles des sociétés savantes, 
dont la section de géographie réclame impérieusement la jouissance, il n’est pas moins dési- 
rable que soient renforcés, dans le temps le plus court et la plus large mesure qu’il se pourra, 
les crédits d’architecture affectés à la salle ovale. En dehors des raisons d’ordre matériel, qu’il 
me soit permis de rappeler les motifs d’ordre intellectuel, économique et social, qui recom- 
mandent l’installation du service des périodiques auquel cette galerie est destinée. Il suffira de 
rappeler ici que ce service existe dans toutes les grandes bibliothèques de l’étranger, qu’il est 
indispensable à la prompte et complète documentation dont on ne saurait se passer pour 
soutenir la concurrence universelle dans tous les domaines de l’activité ; que l’ouverture de la 
nouvelle salle, en offrant aux lecteurs 250 places additionnelles, permettra d’élargir les condi- 
tions d’admission requises aujourd’hui, et préparera la suppression, en la remplagant avec 
avantage, de la salle publique de moins en moins fréquentée (1) depuis la multiplication des 
bibliothèques scolaires, municipales ou corporatives, ouvertes de jour et de nuit et pratiquant 
le prét à domicile. 

Ce sont là travaux nécessaires, mais qui, en raison de leur importance et des dépenses 
qu’elles entraîneront, devront étre répartis sur une série d’années, la question du catalogue, 
au contraire, est de celles qui réclament une solution immédiate et complète. 

Le Catalogue général est une ceuvre vitale qui ne peut étre abandonnée, ni suspendue. 
On le doit au public qui fréquente la Bibliothèque et aux travailleurs du dehors comme un 
instrument indispensable de documentation bibliographique ; on le doit à tous les établisse- 
ments, à tous les particuliers qui ont commencé à le recevoir par échange, abonnement ou 
méme distribution gratuite, comme l’objet d’un contrat véritable, on le doit à l’honneur de la 
Bibliothèque comme l’accomplissement d’une de ses fonctions essentielles et obligatoires. 

Non seulement il doit étre continué, mais il importe qu’il soit poussé avec la plus grande 
activité, de facon à se rapprocher du rendement annuel de six volumes fixé par la commission 
de 1913, et à l’atteindre le plus tét qu’il se pourra: pour rendre tous les services qu’on en 
attend, l’achèvement doit étre prompt. 

On pouvait penser et quelques personnes ont pensé recourir à un expédient. Un inven- 
taire général, simplifié, tiré à un nombre limité d’exemplaires, aurait suppléé provisoirement 
au catalogue scientifique, et aurait pu suffire aux besoins du service intérieur aussi bien pour 
les lecteurs que pour l’administration et les départements. Une enquéte faite auprès de spé- 
cialistes de la dactylographie, des essais tentés en divers lieux ont montré qu’on pourrait, par 
ce procédé, obtenir un rendement régulier d’une dizaine de volumes par an, qui permettrait 
la terminaison économique de l’inventaire provisoire, en dix ans ou moins encore. Mais on a 
dù se rendre compte de plusieurs difficultés techniques d’exécution ; du sacrifice qu'il faudrait 
faire des traditions bibliographiques auxquelles tiennent le conservateur et les auxiliaires, comme 
à un devoir et à l'honneur de la Bibliothèque nationale ; de l’inutilité a laquelle cet inventaire 
serait condamné, dans un délai, qu'il fallait souhaiter le plus bref, par la reprise du catalogue 


(1) Les chiffres comparés du nombre des lecteurs dans la salle de travail et la salle publique de lecture en 1900 
et en 1920 démontrent la décroissance de la frequentation et, par suite, de l'utilità de cette dernière; en 1900, l’effectif 
de la salle de travail ne dépassait que d’un tiers celui de la sallc de lecture (49,112 contre 66,678); il a été, en 1920, 
quatre fois et demi supérieur (182,193, contre 40,804). 


54 A. BOINET 


général, enfin et surtout de la double dépense que comporterait, si économique qu’on la sup- 
pose, une publication provisoire. 

Pour toutes ces raisons, il semble qu’on doive s’en tenir au régime actuel, en en tirant 
le meilleur parti possible, en réalisant sur le crédit des impressions toutes les économies qu’il 
pourra comporter et en les reportant sur le catalogue général. Nous sommes résolument entrés 
dans cette voie soit par l’ajournement, soit par l’alièégement de diverses publications, soit par 
la substitution au Zu//elin mensuel des acquisitions francaises du Journal! de la libratrie. 

DÉPARTEMENT DES MANUSCRITS. — I. Nombre de lecteurs : 1917: 9.116; 1918: 8.666; 
1919: 11.875; 1920: 13.784 (1913: 41.836). — Nombre de communications: 1917: 22.122; 
1918: 20.714; 1919: 37.618; 1920: 41.090 (1913: 70.000). 

. Ce tableau montre que le mouvement des visiteurs et des communications a subi, comme 
on pouvait s’y attendre, les mèmes oscillations que dans le département des imprimés. On vy 
notera en particulier l’influence des événements de guerre sur les préts de manuscrits tant à 
Paris, en province et à l’étranger que réciproquement. On en discerne aisément les causes: 
clòture des frontières, rupture prolongée des relations scientifiques méme après la paix, né- 
cessité de récupérer avant toute communication nouvelle de manuscrits, ceux des nétres qui 
étaient en pays ennemis, en raison de préts antérieurs à la guerre ou par suite des violences 
de la guerre, en ce qui concerne l’Allemagne et l’Autriche, nos principaux correspondants; 
prudence que commandaient les risques des transports pour les pays alliés ou nos provinces 
elles-mémes. L’interruption de nos préts à l’étranger fut absolue jusqu’en 1919; la reprise 
depuis cette date est lente et timide encore. Nos emiprunts interrompus aussi jusqu’à la méme 
date sont remontés en 1920 au niveau de 1913, pour l’étranger; ils rentrent encore notable- 
inent au-dessous pour Paris et la province. 

Un autre fait est le rapide et grand développement de la photographie qui tend à se 
substituer pour les manuscrits aux copies. Elle remplace par des reproductions absolument 
authentiques, équivalant pour l’étude aux originaux, les copies toujours sujettes à erreurs ou 
interprétations. Après l’année 1917, qui donne les plus bas chiffres, on constate une pro. 
gression croissante d’année en année, et qui, en 1920, va jusqu’à dépasser les chiffres de 1913- 
La longue privation de ces instruments de travail a contribuè peut-étre aussi à cette trés forte 
poussée. 

II. ENTRETIEN DES COLLECTIONS. — L'’activité exceptionnelle de l’année 1919 résulte, 
comme au départenient des imprimés, de l’application partielle des crédits inemployés d’acqui- 
sition ou de matériel à la reliure et aux reparations. 

Les charges du personnel ont été dans ce département, comme dans les autres, lourde- 
ment accrues par les mesures de sécurité prises durant la guerre pour protéger les collections, 
par les travaux de récolement et de rangement occasionnés en 1919 par le retour des caisses 
expédiées à Toulouse. On en a profitè pour modifier bien des installations mettant le plus à 
portée de la salle d’études les manuscrits les plus souvent demandés par les lecteurs, sou- 
strayant autant que possible, mais sans y réussir complétement — il s’en faut de beaucoup — 
faute de locaux plus favorables, les volumes précieux aux risques qu’un placement défectueux 
leur pourrait faire courir, 

III. ACCROISSEMENT DES COLLECTIONS. — Acquisitions: 1917: 108; 1918: 72; 1919: 39; 
1920 : O. (1913: 437.). Dons : 1917: 113; 1918: 83; 1919: 188; 1920: o. (1913: 39.). 

Les dons subissent moins que les acquisitions, soumises aux chances et aux variations 
du marché, aux disponibilités de notre budget, le contre-coup des événements intérieurs ou 
extérieurs ; le nombre en a donc pu dépasser, en 1917 et 1919, les chiffres de 1913. L’énumé- 
ration ci-dessous des principales entrées des trois années écoulées en donnera une idée plus 
précise et plus juste. 

Nos fonds anciens (grec, latin) (celte et basque), d’Orient et d’Extréme-Orient (copte, 
arménien, persan, chinois et japonais), d’Amérique (mexicain) en ont bénéficié, et bien plus 


COURRIER DE FRANCE 55 


abondamment, comme il convient, notre fonds francais du moyen àge, des temps modernes 
et de l’époque contemporaine : actes et chartes, inventaires, cartulaires, registres et comptes 
de familles nobles ou princières, de villes ou de généralités, du clergé ou de communautés, 
traités de science, de morale ou d’édification ; documents relatifs à l’art ou aux monuments, 
à la musique, à la géographie et aux voyages, aux négociations diplomatiques, notes d’éru- 
dition, réunies au cours de toute une vie de savant, autographes et correspondance de per- 
sonnages célèbres depuis le XV? jusqu’au XIXe siècle. 

A divers titres, il y a lieu de signaler spécialement à l’attention: une lettre de l’Italien 
Antonio Malfante, datée de 1447 et qui était insérée dans un manuscrit de Quinte-Curce et 
de Cicéron. Elle relate un voyage au Touat et a permis à M. de la Roncière de montrer l’état 
très remarquablement avancé au milieu du XV* siècle des connaissances européennes sur la 
géographie, les centres commerciaux et les routes de l’Afrique, et de prouver la régression 
qu’elles ont subie par suite des révolutions de ce pays et sous l’influence néfaste des théories 
de Ptolémée. 

Un lot de lettres de souverains des XVe et XVI® siècles, données par le baron E. de 
Rothschild et dans le nombre, émouvant entre toutes, un appel désespéré de Marie Stuart à 
Charles IX; deux lots de lettres acquises à la vente Morrison de Londres et qui ont permis 
à M. Omont, poursuivant après Léopold Delisle la reprise des pièces disparues de nos re- 
cueils, de réintégrer dans les /Mé/anges de Colbert et les Codlections Dupuy, huit lettres auto- 
graphes de J.-A. et F.-A. de Thou, et six lettres de Marguerite de Lorraine au cardinal 
Mazarin. Un exemplaire des coutumes du Beauvaisis, par Philippe de Beaumanoir, presque con- 
temporain de l’auteur, et resté inconnu au dernier éditeur de ce texte. ” 

Sans insister davantage, nous faisons suivre, année par année, la liste des acquisitions, 
dons et legs principaux, où abondent encore les ouvrages ou documents importants: 

En 1918: Acquisittons. — Bible latine Au XIII" siècle, provenant de l’abbaye de Saint- 
Victor de Paris. — Zréviaire de Digne (1494-1496) (notice dans le Bulletin de la société des 
Antiquaires de France). — Comftes de la Baronnie de Chateau-Renard (Bouches-du-Rh6ne) de 
1485 à 1583 et 1578-1679. — Coutumes de Montbeton ('Tarn-et-Garonne) (1372-1482), très nom- 
breuses lettres autographes de personnages francais des XVIc-XIXe siècles, acquises du li- 
braire Voisin. — Lettres de P.-J. Proudhon à Ch. Edmond (1850-1861). — Correspondance de 
Louis Blanc. — Mémoire chronologique autographe sur la vie d’Antoine Galland, auteur des 
Alille et une nuits. — Papiers de l’archéologue normand Ch. Vasseur. 

Dons. — Saint Gseil, fragment d’un manuscrit latin de Tébessa en semi-onciale, conte- 
nant un texte manichéen du Ve-VIe siècle (publié dans les comptes rendus de l’Académie des 
Inscriptions et dans la Revue d’histoire et de littérature religieuses). — Morel-Fatio. Frag- 
ment d’une Grammatre catalane du XIVe siècle. — Comte A. de Laborde. ARechkerches sur les 
peintres et sculpteurs frangais des XVe-XVIe siècles. — H. Levallois. Acle de vente de la 
terre de Descartes (16 novembre 1918) (publié par M. Couderc dans la Bibliothèque de l’école 


des chartes). — Mme Dumesnil Reclus. /apiers ef correspondance d’Elisée Reclus, complé- 
ment des dons faits en 1917 au département des manuscrits et à celui des imprimés. — Mme 


Emile Picot. Répertoire bibliographique d’environ 250,000 fiches réunies par son mari sur la 
littérature francaise des XVe et XVI® siècles, renfermées en 145 boîtes. 

Année 1919: Acquisitions. — Quinte Curce : Histoire d’Alexandre-le-Grand, XVe siècle. 
— Coutumes du Beauvaisis, par Ph. de Beaumanoir, XIII-XIV© siècles. — Grande charte de 
l’Abbaye de Saint- Wandrille, XIV siècle. — Vente du chapitre de Csagma (Croatie), 1459. — 
Comptes de la baronnie de Nogent-le-Rotrou, 1532-1534. — Registre de Michel Brandon, avocat 
fiscal d’Auvergne. — Avena de la terre et seigneurie de Cabourg, XVIIe-XVIII© siècles. Vie el 
miracles de saint Honorat, XVile siècle. 

Cantiques et oraisons contemplatives de l’îme pénitente traversant les voies périlleuses, par 
Jean Bouchet, XVI* siècle, manuscrit d’une ceuvre inédite et dont on n’a pas, jusqu’ici, signalé 


56 A. BOINET 


d’autre exemplaire. — £xf/ication des quatrains de Nostradamus, par le P. Giffre cu de 
Reilhac (autographe). —- Deux acquisitions faites en Angleterre aux ventes Morrison et Phil- 
lipps comprennent quelques pièces capitales pour nous. — ZYagment d’un cartulaire de l'ab- 
bayve de Saint-Bertin, à Saint-Omer, XVe siècle. — Mecette et dipense du clervcé dé France, 
1639. — Comptes de Saint-Sanveur de Blois, 1644. — Mecettes des finances de ia generalità de 
Caen, 1655. — Correspondance autographe du marquis de Chasteauneuf, ambassadeur et garde 
des sceaux, 1650-1651. — Autiquitatum variarumn et inscriptionum collectio, provenant de 
P. Burmann. — Aefublic des formicz, par Formillet, dedié a Henri II et telié ù ses 
armes, ° 

Dons. — M. Hubert Giraud : Zes nautica Riodiorun. — Epanacvoge aucta, manu- 
scrits grecs des XI et XV“ siècles, provenant de Minoide Mynas. — duonyme: 'etits pro- 
phétes, en dialecte copte d’Akhmùn, manuscrits sur parchemin en onciale, VI* ou VIJe sitcle. 
— M. Liang-Chi-Chao, ses ceuvres en chinois, 8 volumes. — M. Lo-Tchen-Yu, ses «uvres 
en chinois, 84 fascicules. — Mme la comtesse de Charencey : manuscrits mexicains et basques, 
provenant de son mari, 38 volumes. — Baron de Rothschild: Zettre autographe de Marie 
Stuart è Charles LX, 1568. — M. Emmanuel de Margerie : Znventarres de la famille de La Ro- 
chefoucauld, 3 vol. in-folio. — Marquise et comte A. de Laborde: Documents relatifs an Palais 
et au Collège Mazarin, 3 vol., in-folio. — M. A. de Montfort: Me/afions de deux voyages en 
Orient, 1327 et 1837, 4 vol., in-4°. — Mile Marie Bobillier (Michel Brenet): documents sur l’'hi- 
stoire de la musique, 25 vol., in-4°. — Manuscrit de l’Z/iade, d'Homére, avec de nombreuses 
scholies, XV°® siècle. 

Année 1920: Acquisilions. — Lettres de Cicéron, manuscrit du XV siècle, contenant, a 
la fin, la lettre d’Antonio Malfante mentionnée ci-dessus. — Cartulaire du collère de Beauvais, 
ou de Dormans, à Paris, XVle siècle. — Copie ancienne du cartulurre de Champagne, dont 
l’original a peri en 1737, dans l’incendie de la Cour des comptes. — Comples de la maison de 
Gaston d'Orléans, 1620-1622. — Aegistre des conscils du sceau, sous la Restauration. — Aecueil 
de lrattés de médecine, en francais, contenant différentes @uvres de Gui de Chauliac et de Jean 
de Pissis, chancelier de la Faculté de médecine de Montpellier, XV siècle. — Collection d'auto- 
graphes de Rousselin de Corbin, comte de Saint-Albin, contenant prés de 600 lettres autographes 
des rois et reines de France, du regne de Charles IX à celui de Louis XVI, de princes de la 
famille royale, de souverains étrangers et de nombreux personnages francais des XVI® et 
XVIIe siècles. Correspondance de Marie dei Médicis relative à l’affaire du Val-de-Graàce. — d/a- 
nuscrit autographe des névociations de Nicolas-Joseth Lefebvre, pour le duc de Lorraine, auprès 
des cours de Rome, Vienne et Paris, début du XVIII" siècle. — Correspondance littéraire et 
archéologique de Joseph de Seynes, marquis de Caumont, 1688-1745. — Lettres adressées au prince 
de Montbarrey, ministre de la guerre de 1780 à 1789. — Collection volumineuse d’autographes 
du XIXe siècle; hommes politiques, journalistes et littérateurs, 

Dons en 1920. — M.me Fanny Johanna Daoud: Zyrailés sur lu docltrine des Béhais, en 
persan, 2 vol. — M. H. Lacroix : trois manuscrits arméniens: Aecueil d'Aiymnes, Histoire de 
Joasaph et Barlaam, Moise de Ahoren, Histoire d’ Arsnénie. — M. T. Wada, de Tokio: /ang- 
SAu-yu-in, Livre des recherches d’antiquités japonaises. — Baron Iwasaki, de Tokio: repro- 
ductions d’anciens manuscrits japonais. — Baron Edmond de Rothschild : Lettres autographes 
de Louis XI, de l’empereur Maximilien, de Charles-Quint à Louise de Savoie, de Marie de 
Médicis à Louis XIII. — M. Alph. Roserot: Mémoires de la comtesse Victorine de Cha- 
stenay, 1810-1818, — Président Poincaré : livres d’or des adresses des municipalités de la 
Grande-Bretagne au Président de la République francaise, lors de son vovage en Angle. 
terre, 1915. 

Legs en 1920. — M. Emile Travers: 7raduction latine des antiguités judaigues, de Flavius 
Josèphe, provenant de l’abbaye de Saint-Evroul, XVe siécle. — 2Lreézianre du XV siècle. — 
Tratté de l’éducation des demotselles de Saint-Cyr, par M.me de Maintenon. — Comtesse de 


li 


COURRIER DE FRANCE 57 


Clairval: souvenirs autographes de la surintendante baronne Daumesnil, sa grand’mère (com- 
munication réservée jusqu’en 1934). 

IV. PUBLICATION DES CATALOGUES. — Dans mon rapport sur l’année 1917, tout en 
louant les efforts faits pour continuer la publication des catalogues, malgré le désarroi du per- 
sonnel, aussi bien à l’Imprimerie nationale et dans les typographies privées que chez nous- 
mémes, je constatais le ralentissement inévitable ou méme l’arrèét de ces travaux, qui sont 
poussés en temps normal avec une activité très consciente des devoirs de la conservation et 
des intéréts du public. 

En 1918, le conservateur pouvait annoncer seulement l’apparition de deux volumes 
achevés par ses soins: le Cala/ogue des manuscrits francais des nouvelles acquisitions, tome IV 
(XIII de la collection), in-8, XXVI, 743 p.; le Catalogue des nouvelles acquisitions latines et 
frangaises de 1915 à 1917. 

Pour le reste, il était réduit à l’espoir d'une reprise possible en 1919. La conclusion de 
la paix, le retour du personnel mobilisé l’ont permise en effet, mais dans une mesure restreinte 
par les conditions persistantes de la typographie. La seule publication aftérente à l'année 1919 
est l’Znventaire des collections du comte Emmery et de l’abbé Clouet sur l’histoire de Metz et de 
la Lorraine, due à M. Omont (Mettensia, t. VII), in-8, 156 p. 

L'état d’avancement pour les catalogues et inventaires de nos divers fonds, était la fin 
de 1920, le suivant: Fonds orientaux. — Cafa/ogue des manuscrits arabes (supplément), par 
M. Blochet, 13 feuilles tirées. Il pourra étre achevé en 1921. — Calalogue des manuscrits per- 
sans, tome III et dernier par M. Blochet. La rédaction arrétée par l’exode des manuscrits est 
reprise. — Catalogue des livres chinois, par M. Courant (de Lyon); la copie du IXe et dernier 
fascicule, est chez l’imprimeur. — Fonds Francais. — Co//ection Baluze, par M. Auvray, tout 
est tiré et l’introduction sous presse. /4/é/anges Colbert, par M. Bondois, sont entièrement 
tirés le tome Ie” et la première partie du tome II; l’introduction est très précise, la table 
en préparation. — Co//ection Clatrambawult, par M. Lauer, les deux volumes seront préts pour 
l’impression au cours de 1921. — Co/lection Dupuy, par M. Dorez, deux volumes ont depuis 
longtemps paru; la table est rédigée, l’introduction en cours. — Co//ection Morel de Thoisy, 
par M. Prévost; quatre feuilles tirées, le reste sous presse. — La 7hbd/e générale alphabétique 
du Catalogue des manuscrits frangaîs (ancien fonds), par M. Labrosse (4 feuilles, in-4, tirées 
avant la guerre); et la table générale du nouveau fonds, par M. Perrier (dernière revision 
achevée) : l’impression sera continute pour l’un et engagéte pour l’autre dès que les circon- 


stances le permettront. — L’invenz/aire sommaire des manuscrits latins et francais des nouvelles 
acquisifions pour 1918-1920, mis sous presse, pour paraître en 1921. 
V. QUELQUES VEUX DE LA CONSERVATION DES MANUSCRITS. — En procédant au réco- 


lement des collections désagrégées par le double envoi de parties importantes du cabinet à 
Toulouse (septembre 1914 et mars 1918), et par le transfert des manuscrits précieux conservés 
sous les combles dans les étages inférieurs, moins exposés aux dangers de guerre; en remet- 
tant en ordre, à la fin des hostilités, tout ce qui avait été enlevé et déplacé, le conservateur 
et ses collaborateurs n’ont pu qu’étre frappés à nouveau des défectuosités de l’aménagement 
actuel, défectuosités permanentes, inévitables et irréparables, malgré la plus attentive et pré- 
voyante diligence. 

Il est fàcheux que la salle publique de lecture, dont l’utilité fut, en son temps, etticace- 
ment bienfaisante, mais ne cesse de diminuer, comme il est prouvé par la décroissance pro- 
gressive de la fréquentation, occupe pour un résultat des plus médiocres, de vastes salles qui 
sont le prolongement naturel, nécessaire et prévu des magasins des manuscrits, élevées, bien 
éclairées et parfaitement saines. Bien mieux, les fers destinés à former l’armature des rayons 
sont préts depuis de longues années et n’attendent plus qu’un ordre pour étre mis en place 
et garnis. D’accord avec le conservateur, j’avais proposé, avant la guerre, qu’une partie au 
moins de ces locaux fàt rendue à leur affectation primitive, en réduisant de moitié la part 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 19-3* 8 


58 A. BOINET 


attribuée à la salle publique, On diminuait ainsi la dépense présente et l’on avait égard aux 
habitudes du public, qu’attire encore la salle de lecture, en lui accordant un deélai, L’archi- 
tecte avait étudié l’aménagement et dressé le devis. Il ne fut malheureusement pas donné 
suite au projet, mais on devra, et le plus tòt sera le mieux, l’exécuter soit en totalité, soit 
partiellement, car il répond à l’intérèt public par la bonne conservation des manuscrits, le 
classement logique, la facile, prompte et inoffensive manutention des volumes. Il faut sous- 
traire sans retard au moins les plus précieux de ceux qui, sous les toits, courent le double 
danger de l’excessive chaleur en été, ou de l’inondation par le bris des vitrages. Le conser- 
vatetir ajoute que « plusieurs milliers de manuscrits, précieux par leurs textes, leurs miniatures 
ou leurs reliures, y sont depuis plus de trente ans exposés ». Il serait imprudent de conti- 
nuer à courir cette aventure. 

Une autre anomalie, dans la distribution des locaux, me parait étre l'’attribution à une 
des plus encombrantes séries de la Bibliothèque, les journaux, d’une partie considérable des 
rez-de-chaussée, qui offrent à la fois de vastes espaces et toutes les conditions les plus favo- 
rables à l'hygiène des livres. Là aussi, quand on aura transporté dans les sous-sols de la salle 
ovale, ou mieux encore dans un bàatiment extérieur aménagé économiquement, les journaux 
avec les doubles, ou les catégories d’ouvrages qui ont cessé d’étre consultées ou ne le sont 
que rarement, on trouvera, pour les volumes qui réclament et méritent des soins particuliers, 
toute la place désirable. . 

DÈEPARTEMENT DES EsTAMPES. I. FREQUENTATION. Nombre de visiteurs: 1917: 7.343; 
1918: 4055; 1919: 6.443; 1920: 3.869 (1913: 16.722). — Nombre de recueils communiqués : 
(917: 16.984; 1918: 7.333; 1919: 12.098; 1920: 15.500 (1913: 39.573). 

Les statistiques du cabinet des estampes ne font que confirmer celles des autres 
départements : le niveau tombe au plus bas en 1918, il se relève progressivement depuis 1919, 
tout en restant fort au-dessous de 1913. Deux exceptions toutefois sont à noter: en 1920, le 
nombre des visiteurs a été inférieur de 2,574 unités à celui de 1919, année de reprise, et 
méme de 186 à celui de 1918, année d'’extréme dépression. Par contraste, l’intensité du tra- 
vail semble s’étre notablement accrue à en juger par le nombre de recueils communiqués ; 
en cette méme année, il a doublé par rapport à 1918 et augmenté de plus d’un tiers par rap- 
port à 1919, avec 4 communications par lecteur contre 1.85 environ en 1918 et 1919, La pro- 
portion par téte de lecteur est supérieure mème à celle de 1913, année normale, qui avait 
été de 2.36. L’absence des étrangers est la cause principale de la baisse numérique des tra- 
vailleurs. 

II. ENTRETIEN DES COLLECTIONS. — Les mesures de préservation imposées par l’état 
de guerre pesérent lourdement sur le cabinet des estampes ; le conservateur se trouvait, pour 
y faire face, réduit à l’aide d’un seul fonctionnaire régulier sur cinq et d’un seul gardien sur 
trois ; il dut faire appel à un personnel de fortune, ouvriers de l’atelier de collage, agent tem- 
poraire, bibliothécaire prété passagtrement par le département des imprimés. Or, les expé- 
ditions faites à Toulouse n’ont pas comporté moins de 90 caisses pesant ensemble 23,000 kilogr., 
et elles durent étre accomiplies dans un trés court délai. Elles le furent cependant avec un 
suin si méthodique que, ni à l’aller ni au retour, ni pendant le long séjour à Toulouse, au- 
cune pièce ne fut ni égarée, ni endommagée, ni piquée, et que l’ensemble put, au retour, 
étre très rapidement revisc, remis en place, et rendu a la consultation. Durant les cinq années 
de guerre, les pièces montées à l’atelier s’étaient accumulées au nombre de plusieurs milliers ; 
elles ont été, en 1919 et 1920, insérées, chacune à leur rang, dans les séries alphabétiques et 
méthodiques. 

La présentation des collections est l’objet des soins particuliers du conservateur. Les 
recueils trop lourds, contenant trop d’estampes, rendent les manutentions difficiles, fatigante 
pour le personnel; ils sont dangereux pour les pièces serrées et soumises à des frottements 
ficheux ; il faut les alléger en les multipliant, protéger les estampes par la bonne qualité dus 


COURRIER DE FRANCE 59 


papier qui les porte. Pour les plus précieuses, on les met de préférence dans des boîtes et 
les isole par la saillie du bristol biseauté qui les encadre. Ces soins minutieux ne sont pas 
seulement, par eux-mémes, une protection directe ; ils enseignent et imposent le respect au 
public par l’exemplie. Ils ont un autre avantage encore: en montrant aux amateurs et col- 
lectionneurs, aux artistes aussi, nos contemporains, avec quelle religion on conserve, avec 
quelle coquetterie on s’étudie, ‘non seulement à sauvegarder, mais à parer les ceuvres anciennes 
ou modernes, on ne manquera pas de se concilier la sympathie et peut-ètre de provoquer les 
libéralités des uns et dés autres. Peut-étre, dans le passé, n’a-t-on pas toujours compris ce 
devoir et ses avantages. 

Une autre tache consiste à retirer de la circulation courante les pièces rares et quelque- 
fois les chefs-d’ceuvres qui, à une époque où ils étaient moins prisés, ont été répandus dans 
les recueils communiqués librement, et à les introduire dans la réserve. Il ne faut pas les 
exposer à des contacts fréquents, ni moins encore tenter la cupidité par ce temps de folles 
surenchères. Dans la réserve elle-méme, certains volumes minuscules, rarissimes et d’une 
valeur exceptionnelle, ont été, par des grilles, mis à l’abri de toute indiscrétion. 

IIT. ACCROISSEMENT DES COLLECTIONS. — A. Dépòt légal: 1917: 854; 1918: 293; 1919: 
498; 1920: 1263 (1913: 2000). — B. Acquisitions: 1917: 95; 1918: 4928; 1919: 106; 1920: 
104 (1913: 3976). — C. Dons: 1917: 1406; 1918: 326; 1919: 54; 1920: 440 (1913: 1578). 

Le nombre des acquisitions a été en 1918 exceptionnellement élevé, mais il faut tenir 
compte de l’abondance des pièces à bon marché d’une valeur purement documentaire : 1,751 
pièces relatives à la guerre. L’admirable richesse de notre fonds nous dispense heureusement 
pour l’ordinaire de poursuivre, dans les ventes ou chez les marchands, les estampes des an- 
ciens maitres, dont les hauts prix dépassent de très loin nos crédits ; mais le conservateur 
n’en a pas moins l’ceil ouvert sur toutes les occasions, surtout quand il s’agit du fonds 
francais. C'est ainsi qu’en 1920 ila pu ajouter à notre très bel ceuvre de Callot une suite de 
l’Enfant prodigue, en premier état. 

Très frappé des lacunes que des préférences trop exclusives, ou une attention insuffi- 
sante aux productions contemporaines, ont à diflérentes époques laissé subsister ou se produire 
dans nos séries, au grand dommage de nos collections où toutes les écoles et toutes les ten- 
dances doivent étre représentées, des études qui doivent chez nous trouver pleine et entière. 
satisfaction à leur infinie variété, au préjudice de maint artiste, étranger ou francais, ancien 
ou moderne — surtout parmi les modernes —, M. Courboin s’efforce de combler les vides, 
en plein accord de sentiment avec moi. Nous pensons remplir un devoir en représentant au 
moins par quelques pièces choisies tous les graveurs intéréssants et en reconstituant, dans 
toute la mesure du possible, l’ceuvre des meilleurs, qu’il s’agisse de ceux du passé ou de 
ceux de notre temps, où les talents abondent. Nous assurerons ainsi aux générations à venir 
une documentation compléète, nous mélerons, comme c’est notre devoir, notre plaisir et notre 
intérét à la vie artistique contemporaine, allant au-devant des talents avec une libre et sym- 
pathique prévoyance, qui épargne à nos successeurs l’obligation onéreuse de réparer notre 
indifférence, attirant à nous par une. juste et cordiale réciprocité les concours spontanés. 
L’entrée au cabinet des estampes n’associe pas seulement les ceuvres à la pérennité de cet 
établissement, elle est et elle doit étre considérée, dès le présent, comme un honneur et une 
sorte de consécration, tout au moins comme une prise de contact avec le public studieux. 

Une rapide comparaison des acquisitions et des dons prouvera les résultats heureux des 
efforts de la conservation et de son alliance amicale avec les amateurs et les artistes. On verra 
par quelle collaboration reconnaissante il a été répondu à nos prévenances. 

L’Enfant prodigue est pour les séries anciennes notre seule acquisition; mais un ama- 
teur passionné de Callot, qui prépare le catalogue de son ceuvre, qui a trouvé chez nous 
accueil et concours, M. Lieure, nous a donné, en 1919, trois épreuves dont il avait constaté 
l’absence : saint André et saint Barthélémy (avant les numéros) et les armes des Médicis. 


60 A. BOINET 


Le XIXe siecle tient une bien plus large place dans les entrées de 1918 à 1920, avec 
les peintres, graveurs, aquafortistes, lithographes ou graveurs sur bois, de 1830, du second 
Empire et de la troisiéme République, y compris les artistes vivants ou tout récemment 


disparus. 
1918: Acquisitions. — Daubigny, 187 illustrations; Edmond AMorin, 1,830 illustrations, 
plus des pièces relatives à la guerre, ci-dessus mentionnées. — Dons. CEuvre gravé d’Ar- 


mand Berton (M. Poussielgue — Rusand, son exécuteur testamentaire) ; ceuvre gravé de P. Gus- 
man (l’auteur); Maurice Denis, projet d’affiche pour l’emprunt (don du ministère des finances 
faisant suite à ceux des années précédentes). 

1919: Acquisitions. — Daumier, une piéce interdite par la censure; eaux-fortes de 
MM. Beaufrère, Frilaut, Laborde, P.-L. Moreau; Zruges, compositions de Frank Brangwyn 
gravées et imprimées en couleurs par le japonais Urushibara-San ; pièces ou séries de pièces 
relatives à la guerre comprises en 41 acquisitions. — /ors. Outre les 3 épreuves de Callot, 
dans les séries récentes: Raffet, 3 dessins originaux (M. Edouard Lefèvre); Théodore Chas- 
sériau, 3 eaux-fortes (baron Chassériau) ; Alfred Chapon, plans et élévations d'édifices con- 
struits par lui (Mme veuve Chapon); comtesse de Biencourt, compositions décoratives (l’au- 
teur); G. Jeanniot, eaux-fortes et pointes sèches (l’auteur); série d'épreuves d’artistes du 
« Chat noir » (M. Henri Rivière); Zes carfons d’estamfpes, ouvrage corporatif de la société des 
graveurs sur bois (la société); 23 billets de banque émis par les Etats américains du Sud, 
durant la guerre de Sécession (M. Thomas de Saint-Bris); 3 dessins originaux d’affiches des 
deuxième et troisième emprunts de la défense nationale (ministère des finances). 

1920: Acquisitions. — Outre la suite de Callot, dans les séries modernes et contem- 
poraines, eaux-fortes de Paul Huet, Decamp, Alex. Lunois, Whistler et Gustave Leheutre. 
— Dons. Eug. Giraud, 12 dessins, complément à la très curieuse galerie des portraits- 
charges des artistes, publicistes, hommes de lettres qui formaient la société du prince Napo- 
léon, possédée presque en totalité par le cabinet des estampes (Mile Jeanne Jules-Lefebvre); 
Camille Pissaro, eaux-fortes (Mme veuve Pissaro et ses enfants); Alex. Lunois, eaux-fortes et 
lithographies (Mme veuve Lunois); eaux-fortes originales, ouvrages et dons de M. Eugène 
Béjot, Gustave Leheutre, P.-L. Moreau; bois gravés originaux, ouvrages et dons de M. Da- 
ragnés. 

L’accroissement normal de nos collections est étroitement lié au fonctionnement régulier 
et autant que possible parfait du dépòt légal. Grace à lui aucune des gravures sur cuivre, 
sur pierre ou sur bois qui se tirent en France ne devrait échapper au cabinet des estampes, 
que le tirage soit fait dans une imprimerie, ou par les soins des auteurs eux-mémes. Il fut 
un temps où cet idéal, pour nous si décevant, semble avoir été réalisé. Nous en avons eu la 
preuve en classant cette année les épreuves de Daumier, recues jadis, au fur et à mesure de 
leur apparition, du ministère de l’intérieur et demeurées en vrac dans quelques cartons du 
cabinet des estampes. Nous les y avons trouvées si au complet dans des conditions si bonnes 
et quelquefois si rares, qu’elles constituent une ceuvre de Daumier, gros de plus de numéros 
que le catalogue de Hazard et Delteil. Ce n’est pas avec le rendement actuel du dépéòt légal 
que nous pourrions aujourd’hui en faire autant pour les artistes contemporains, ou réserver 
pareille aubaine à nos successeurs ; il est tombé très bas et ne cesse de diminuer en quantité 
et en qualité, soit par la négligence des typographes, soit par l’insouciance ou l’ignorance 
des artistes qui ne se croient pas soumis aux obligations des éditeurs professionnels. 

IV. INVENTAIRES. — CATALOGUES. — PUBLICATIONS. — ll ne servirait a rien de pour- 
suivre, de recueillir les gravures anciennes et modernes si ce n’était pour les mettre à la dis- 
position du public dans les conditions les plus favorables à l’étude. Les travaux de réco- 
lement, d’inventaire n’ont pas été interrompus méme au moment où le personnel était le plus 
réduit. Dès qu’il a été reconstitué, M. Courboin s’est efforcé de leur donner toute l’activitè 
et l’efficacité désirables par une répartition méthodique entre ses collaborateurs en recourant, 


COURRIER DE FRANCE 61 


lorsqu’il était nécessaire, au concours de spécialistes étrangers, ou en obtenant pour hater 
l’ impression des catalogues une aide financière du dehors. 

Le récolement général des estampes — il n’en avait pas été fait depuis 1854 — dont 
mes précédents rapports ont annoncé le début et les progrès, a été terminé en 1918; il a 
porté, pour la série reliée, sur 27,976 volumes et, pour la série non reliée, sur 3,521 porte- 
feuilles. Achevé aussi et à la disposition du public le répertoire alphabétique et systématique 
sur fiches dactylographiées réunies en 250 volumes. L’excellence et la rapidité relative de cette 
transcription, très intelligemment exécutée par Mme Forge, ont démontré les grands avan- 
tages que tous nos départements et nos bureaux pourraient retirer d’une organisation métho- 
diquement développée de la dactylographie : ce n’est aujourd’hui qu’un service pour ainsi dire 
officieux e? privé dont un ami anonyme du cabinet des estampes a eu l’initiative et supporte 
la dépense. 

Le fonds japonais donné à la Bibliothèque par M. Robert Lebaudy et qui est de pre- 
mier ordre, attendait toujours le spécialiste expérimenté qui en pourrait dresser scientifique- 
ment l’inventaire. Il l’a trouvé en M. Emmanuel Tronquois, qu’un long séjour au Japon avait 
familiarisé avec la langue, la littérature, l’art et les mceurs de ce pays. Mené à bien au cours 
de 1917 et 1918, il s’achevait à peine quand l’auteur succomba. L’ouvre de M. Tronquois con- 
siste en un répertoire alphabétique par titres d’ouvrages, noms d’auteurs et de graveurs, et 
un index systématique des matières, double instrument de travail qui rend les recherches aussi 
aisées que sùres. Nous devons un hommage à la science et au désintéressement de ce colla- 
borateur. 

Le catalogue de la collection de Vinck, qui complete et continue de 1770 jusqu'à la troi- 
siéeme République nos riches séries d’histoire de France, avait été interrompu par la mobili- 
sation. Repris en 1919 par M. Aubert, il a été, après le départ de ce fonctionnaire passé aux 
musées nationaux, confié à M. Roux. Le tome III a été, dès la fin de 1920, remis à l’Impri- 
merie nationale; il sera distribué à la fin de 1921. Sil a pu paraître, c'est gràce à la libéra- 
lité du donateur ; non content de collaborer au classement de la collection, il prend à sa 
charge la mcitié des frais d’impression et l’illustration tout entière. 

Le catalogue des livres de référence sur les beaux-arts au nombre de 8,000 (série Y), 
redigé par M. Roux, bibliothécaire, aurait eu grand peine à paraitre, si la Société de l’his- 
toire de l’art francais ne lui avait réservé deux volumes de ses publications en échange d’une 
modeste souscription de 2,000 fr. 

A còté des inventaires de nos fonds, M. Courboin a entrepris et il a complètement 
achevé, avec l’aide de M. Roux, un inventaire de tous les ouvrages relatifs à la gravure fran- 
caise, véritable essai d’une bibliographie générale de cette littérature. On en peut espérer l’ap- 
parition prochaine grace à une libéralité analogue d’une autre société d’historiens et 
d’amateurs. 

Le répertoire alphabétique des artistes composant les suppiéments reliés ne contenait 
absolument que les noms, sans aucune indication complémentaire. M., Lemoisne a revisé tout 
le premier volume : 4,442 noms, 38.032 pièces, en ajoutant pour chaque article les prénoms, 
les mentions d’école et les dates, Lorsque le second volume aura été de méme vérifié et an- 
noté, ce sera un nouveau catalogue prét à imprimer. 

V. BESOINS DU CABINET DES ESTAMPES. — Le cabinet souffre, coinme tous les autres 
départements, de l’exiguité des locaux, qui fait bien souvent obstacle au classement logique 
et à la bonne présentation des collections. De nouveaux emplacements existent heureusement 
de plain-pied et en contiguité immé.diate avec le cabinet des estampes: 10° L’atelier actuel de 
reliure quì serait transféré dans les sous-sols du bàtiment neuf (cabinet des médailles) en bor- 
dure du jardin Vivienne; — 2° La salle dite des cours, en souvenir des enseignements qui se 
donnaient autrefois à la Bibliothèque nationale, et aujourd’hui sans emploi, située entre la cour 
de la rue des Petits-Champs et le jardin Vivienne. 


62 A. BOINET 


Jai indiqué dans mon rapport de 1916 l’économie et les avantages de cette distribution 
des services, qui réduit les déplacements et les dépenses d’aménagement au minimum. J'ai 
proposé en méme temps d’attribuer au cabinet des estampes, à titre de salle d’exposition, la 
belle, spacieuse et lumineuse galerie, régnant sur le jardin Vivienne, au rez-de-chaussée du 
batiment neuf, et qui a été rendue libre par le transfert à Versailles des globes de Coronelli. 
L’art de la gravure n'a pas à Paris la place a laquelle lui donnent droit son glorieux passé et 
le talent de ses représentants actuels; elle n'a point son musée, comme la sculpture et la 
peinture ; elle n’occupe aux salons qu’une région écartée et presque ignorée du public. Nous 
lui devons, au cabinet des estampes, une salle d'exposition qui lui appartienne en propre, où 
elle puisse se montrer seule, dans les conditions les plus avantageuses pour elle, les plus 
attrayantes pour les amateurs; celle que nous nous proposons de lui attribuer peut sans incon- 
vénient étre ouverte au public, gràce à un accéès direct et indépendant sur la rue Vivienne. 
Les dimensions en sont assez grandes pour permettre d’y réunir de belles séries d’ceuvres, 
assez restreintes pour éviter la fatigue. Les estampes exposées pour une courte durée, soigneu- 
sement protégées contre les dangers de la lumièére ou de la poussière n’y courront point de 
risques. Aussi nous achéverons de sceller l’alliance entre les artistes et le cabinet pour leur 
profit réciproque et pour l’education du public. 

— La Bibliothèque Nationale vient de s’enrichir d’un précieux portefeuille du célèbre ar- 
chitecte Jules Hardouin Mansart, superbe don de la comtesse de Gramont d’Aster, qui l'avait 
conservé jusqu'à ce jour parmi ses documents de famille. Ce portefeuille contient, en effet, de 
nombreux autographes du Roi-Soleil, notamment sept lettres à Mansart, entièerement écrites de 
la main du souverain, et de nombreuses annotations de la mèéme main sur les « mémoires » 
du célèbre architecte. Ces mémoires concernent les travaux des chateanx de Marly et de Fon- 
tainebleau, de l’église des Invalides et d’autres monuments dus au génie de Mansart. Outre 
les renseignements inédits qu'apportent ces mémoires sur les ditférents prix de la construction 
et des matériaux à cette époque, les lettres et annotations du grand roi précisent son inter- 
vention personnelle dans les plans et modifications de ces monuments historiques. — Le 
baron Edmond de Rothschild, membre de l’Institut, a oftert è la Bibliothèque nationale 
une collection d’autographes de souverains et de personnages illustres, formée de 1830 à 1850 
par sa méère, la baronne James de Rothschild. Cette collection aura sa place au département 
des manuscrits. Elle se compose principalement de lettres. Parmi les signataires figurent, pour 
la France, Henri II, Catherine de Meédicis, Charles IX, Henri III, Antoine de Bourbon, roi de 


Navarre, et sa femme Jeanne d’Albret, Henri IV, Marguerite de France, Louis XIII, Anne. 


d’Autriche, Louis XIV, Philippe duc d’Orléans (le régent), Marie Leczinska, Louis XVI, 
Marie-Antoinette, Louis-Joseph-Philippe d'Orléans (Philippe-Egalité), etc. ; Michel de l’Hòpital. 
Diane de Poitiers, le cardinal de Lorraine, Crillon, Henri Ier, duc de Montmorency, le ma- 
réchal et la maréchale d’Ancre, Richelieu, la duchesse de Longueville, Cinq-Mars, de Thou, 
Mazarin, la Grande Mademoiselle, Colbert, Louvois, Turenne, Condé, M.me de Maintenon, la 
princesse des Ursins, le cardinal Fleury, etc. ; Ronsard, Guez de Balzac, Descartes, Mézeray, 
Helvétius, etc., etc. La collection Rothschild est riche aussi en autographes de personnages 
illustres d’Italie, d'Espagne, des Pays-Bas, d’Autriche, de Suisse, de Danemark, de Suède, etc. 

Eaxposition Moliére. — La Bibliothèque Nationale, qui possède la plus complète collection 
qui soit d’éditions de Molière, a tenu à présenter au public lettré, à l’occasion du 300° anni- 
versaire de la naissance de l’auteur du 4/isaz/irofe, un choix de ses richesses. Voici quelques 
renseignements pris dans Ze 7emfs sur cette intéressante exposition. 

Une première vitrine contenait les principaux des recueils collectifs des pièces de Mo- 
liere, série innombrable qui commence avec l’édition de 1666 en 2 volumes, «à Paris, chez 
Thomas Hardy, libraire-juré, au Palais, dans la petite Salle des Merciers, à la Palme et aux 
Armes d’Holande » j l’édition de 1673, en 7 volumes, « à Paris, chez Claude Barbin, sur le 
second perron de la Sainte-Chapelle » ; l’édition de 1674-75, également en sept volumes, que 


COURRIER DE FRANCE 63 


Molière (mort le 17 février 1673) avait révisée, « à Paris, chez Denys Thierry, rue Saint-Jacques, 
à l’enseigne de la Ville de Paris, et Claude Bertin, au Palais, sur le second perron de la Sainte- 
Chapelle ». Toutes les rares, toutes les grandes, toutes les belles éditions sont là, notamment 
celle de 1734 avec le portrait de Molière par Covpel, gravé par Lépicié, et celle de 1760, avec 
le portrait de Molière par Boucher, gravé par L. Le Grand, qui n’est qu’une copie réduite et 
méme assez médiocre, du précédent. 

Dans les vitrines suivantes étaient assemblées les éditions princeps des comédies de 
Molière; chacune était accompagnée des pièces les plus importantes dont elle a provoqué la pu- 
blication. Ainsi on pouvait voir les éditions originales des /récieuses ridicules (1660) ou plus exa- 
ctement les différents tirages (ou peut-ètre des contrefacons) de l'édition originale, notamment 
l’édition où il y a 19 lignes de préface à la page et non plus 18 et les deux « où il y a la faute » ; 
(au titre de l’une, il manque l’s du nom de l’éditeur Guillaume de Luynes! et à la page 2 de 
l’autre le nom du comédien Du Croisi est écrit Du Criosi). Puis venait toute la série des pièces 
auxquelles donnèrent naissance les Précieuses ridicules, attestant ainsi le succès retentissant 
dès l'origine de la comédie de Molière : /es Prétieuses ridicules (1660), « comédie représentée 
au Petit-Bourbon, mises en vers » [par Somaize]; les Véritables Prélieuses (1660), comédie [par 
le méme]; /e Procez des Prétieuses (1660) «en vers burlesques » [par le méme]; /e Grand 
Dictionnaire des Prétieuses, historique, poétique, géographique, cosmographique, chronologique et 
armoirique (1661) [par le méme]; /a Clef du Grand Dictionnaire historique des Prétieuses (1661) 
[par le méme]; /e écit en prose et en vers de la Farce des Prétieuses (1660) [par Mlle Des 
Jardins], etc. 

A cété de /’Acole des Femmes sont exposés, notamment, e Portrait du petntre ou la 
Contre-Critique de l’ Ecole des Femmes, comédie de Boursault jouge en 1663, et /e Panégyrique 
de l’Ecole des Femmes (1664), attribué au sienr des Nonantes. A còté du Zestin de Pierre on 
peut voir /e Festin de Pierre ou l’Athée foudroyé (1679), « tragi-comédie par I. B. P. de Mo- 
lière », ouvrage de Dorémond (publié en 1659), réédité sous le nom de Moliére ; /es Observa- 
tions sur une comédie de Molière intitulée le Festin de Pierre « par B. A. S" D. R., Advocat 
en Parlement » [le sieur de Rochemont]; une Zelfre sur /es Observations d'une comédie du ST 
Molière intitulée le Festin de Pierre (1665), etc. 

Trois pièces, à cOté de /e 7arluffe ou l'Imposteur rappellent la lutte terrible engagée à 
son occasion contre Molière : l’une, pleine d’attaques violentes de sa comédie, est de 1664; 
elle suivit de près la première représentation de 7ur/u/7e dans sa version primitive (12 mai 1664): 
c'est le Rot glorieur au monde ou Louis NIV, le plus plorienx de tous les rois du monde, 
exemplaire de dédicace aux armes de Louis XIV ; une autre est l’Ordonmance de Monseigneur 
l’'Archevéque de Paris (Hardouin de Péréfixe), lancée le 11 aoùt 1667 contre le 7ariuffe, six 
jours seulement après l’unique représentation de la deuxième version de l’ouvrage (5 aoît); 
la troisièéme est la Zeltre sur la comédie de l'Imnposteur (1667), défense du 7ar/uffe attribuée à 
Molière et, en tout cas, certainement inspirée par lui, 

A céòté du Ma/ade imaginaire, un in-12 ouvert laisse lire ce titre: Meceffio publica unius 
juvenis medici in Academia burlesca, Joannis Baptistae Moliere, doctoris comici, editio deuxième, 
revisa, et de beaucoup augmentata super manuscriptos trovatos post suam mortem ; cette « editio 
deuxième » est de Rouen, chez H. F. Viret, 1673; une « editio troisième », absolument sem- 
blable, est d’Amsterdam, chez J.-M. Lucas, méme date. Cette longue suite se termine par /a 
Veufve è la Mode (1678), comédie qui a été longtemps attribuée à Molière, qui en a peut-étre 
fourni le canevas. 

Une autre vitrine renferme les éditions de petits ouvrages de Molière, comme la G/oire 
du Val de Gréce et surtout une abondante littérature sur et pour ou contre lui, entre autres, 
pour ne citer que les plus fameuses ou les plus curieuses, ZE/omire Avfocondre ou les Médecins 
vengez (1673), par Le Boulanger de Chalussay ; l'’Ombre de Molière et Sur la Aort imaginaire 
et véritable de Molière, deux pièces anonymes, mais qui sont de Dassoucy (1673); Discours 


64 A. BOINET 
prononcé par Molière lors de sa réception posthume da l’Académie francaise, avec la réponse, 
pièce également anonyme, dont l’auteur est Cailhava (1779). 

Dans une autre vitrine encore sunt présentés les ballets et les divertissements qui ac- 
compagnaient les pièces de Molière, avec la musique gravée ou manuscrite, 

On sait qu'il n’existe point d’autographes de Molière, hormis, tout au plus, une quin- 
zaine de signatures, apposées, pour la plupart, au bas de quittances ou de contrats. De cette 
quinzaine de signatures quatre appartiennent au département des manuscrits de la Bibliothèque 
Nationale. FElles figurent sur des quittances délivrées pour des sommes recues par Molière à 
l’occasion de représentations données à la cour. On a exposé aussi un acte notarié par lequel 
la fille de Molière, Esprit-Madeleine Poquelin de Molière, dame de Montalant, déclare que 
c’est par erreur qu'elle a donné les prénoms de Marie-Madeleine-Esprit comme étant les siens ; 
et une copie manuscrite et très soignée des /écheux, contemporaine de la représentation de 
l’ouvrage, qui témoigne de son succès. 

On a enfin tiré des collections du Cabinet des Estampes des pièces iconographiques in- 
finiment précieuses, notamment le « Molière en habit de Sganarelle », le seul exemplaire connu 
de cette magnifique estampe, et des portraits gravés des amis, des collaborateurs et des pro- 
tecteurs de Molière: Chapelle, La Fontaine, Boileau, Pellisson, Michel Baron, Pierre Corneille, 
Thomas Corneille, Lulli, Quinault, le prince de Conti, etc. On a joint à ces gravures un dessin 
original de Boucher, une scène du /M/ariage forcé, esquisse de l’une des trente-deux compo- 
sitions, d’un charme incomparable, qu’il exécuta pour la belle édition de Molière de 1734 en 
6 volumes. 


(A suivre) A. BOINET. 


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CORRIERE DELLA GERMANIA 


ACCADEMIE. — Accademia Prussiana di Berlino. Classe di Fisica e Matematica. 
Anno 1921. 

N. 1., Hellmann, G. Die Metereologie in den deutschen Flugschyiften des 16. Jhs. A 
proposito di quest’ importante pubblicazione discorremmo nell’ ultimo quaderno di questa ri- 
vista (pag. 294), rilevandone l’ importanza per la storia delle scienze e per la bibliografia. Ri- 
cordiamo che nel nostro « Questionario degli eruditi » (Za 2:6/iofi/ia, vol. XXIII, pag. 131) 
fu accennato all'importanza che assumerebbe una consimile bibliografia degli scritti e dei fogli 
volanti astronomici e metereologici italiani dell’epoca pregalileiana. 


Rendiconti dell’Accademia sassone delle scienze. — Classe di filologia e storia, Vol. 73: 
1921. Fasc. 1. H. Boehmer, Zoyo/a und die deutsche Afystik. L'autore tratta dei rapporti fra 
il fondatore della compagnia di Gesù e i mistici tedeschi, specialmente Ludolf di Sassonia e 
Tommaso da Kempis, dei quali S. Ignazio ebbe conoscenza per mezzo di William Booth e di 
Don Garcia Ximenes de Cisneros, 


Gòttingische Gelehrte Anzeigen. (Notiziario erudito di Gottinga). Anno 183, 1921. 
N. 10-12; Ottobre-Dicembre 1921. — Il Sig. E. Ehlers discorre a pag. 241 sgg. della pubbli- 
cazione di M. ]J. Friedlinder, Die Zeichnungen alter Meister im Kupferstich-Kabinett (a cura 
della direzione generale dei musei di stato berlinesi). Il primo volume, affidato al sig. Elfried 
Bock tratta dei maestri tedeschi. Togliamo alcuni dati per dar prova dell’ importanza di questa 
raccolta berlinese di disegni originali, conservati nel gabinetto delle stampe della capitale, il 
maggiore, dopo la raccolta Albertina di Vienna, nei paesi di lingua tedesca. Vi si contano 


—_ — i lito, 


CORRIERE DELLA GERMANIA 65 


1642 disegni su 1448 fogli dei secoli 15° e 16°; 6076 fogli con 6838 disegni dei sec. 17° e 189, 
Il numero degli artisti corrispondenti risale, rispettivamente alle epoche suaccennate, a 328 e 
921. Del Cranach Vecchio si contano 20 disegni, del Giovane 7, del Direr 106, del Grunewald 
6, 116 di Holbein il Vecchio, 7 del Giovane, 6 di Schongauer, 17 del Wohlgemuth. Rileviamo 
fra gli artisti dei secoli 17° e 18° il Chodowiezki (798), Wenz Hollar (86), Kriger (45), Lips 
(168), Meil (758), Ramberg (548), G F. Schmidt (71). Il sig. Ehlers esprime il voto, al quale 
ci associamo, che i disegni di maestri non tedeschi, posseduti dalla celebre istituzione berli- 
nese, vengano resi noti nello stesso modo esemplare. | 


IL LIBRO. — a) Biblioteche. La scienza tedesca continua la sua aspra lotta per la vita. 
Le dolorose condizioni nelle quali si trova la borghesia proletarizzata distoglie molte forze che 
prima si dedicavano agli studi, all’operosità scientifica ed erudita. Negli istituti di fisica e di 
scienze naturali che erano poco fa riccamente forniti di ogni materiale d'esperimento e di 
studio, le ricerche divengono quotidianamente più difticili. Le biblioteche non sono quasi più 
in grado di tenersi al corrente, dati i prezzi dei libri e il costo dell’amministrazione, I governi 
dei singoli stati si trovano nell’impossibilità di garantire la rifornitura della suppellettile libraria 
e perciò l'Associazione di soccorso alla scienza tedesca, di cui già parlammo altre volte (v. s. 
pag. 288), è la mèta di numerosissime richieste d’aiuto. Molti istituti hanno riuniti i loro vecchi 
scolari più facoltosi o gli amici e i mecenati degli studi in associazioni locali che li appog- 
giano moralmente e materialmente. Cosi l’Università di Lipsia ottenne un sussidio di 5 mi- 
lioni e mezzo di marchi di carta e cosi fu possibile, mediante uno speciale contributo del 
Ministero, assicurare alla biblioteca universitaria di Gottinga i libri del Prof. Hermann Olden- 
berg, insegnante di Indologia. La Società goetheana di Weimar ebbe dalla signorina A. M. 
Heyden un lascito di 5 milioni. 

Anche all’estero si istituiscono società dello stesso genere per venire in soccorso agli 
istituti e agli studiosi di Germania. Grazie alle premure dell’ illustre bibliotecario Collijn gli 
editori svedesi inviarono alle biblioteche le pubblicazioni degli ultimi anni; in Danimarca, 
l'accademia delle scienze di Copenhagen opera di comune accordo col Bibliotecario H. V. 
Lange per rifornire di libri le istituzioni germaniche di cultura. Giungono pure contributi dal- 
l'Argentina, dal Chili e dal Brasile. Cinquecento medici giapponesi, già allievi delle università 
tedesche raccolsero, a beneficio delle facoltà di medicina, mezzo milione di marchi; la fon- 
dazione Rockefeller d'America concesse alle biblioteche e agli istituti al prezzo dell’ante-guerra 
ben 70 riviste di medicina americane ed inglesi in 300 esemplari. L’editore Nijhoff dell'Aja 
offri alla Biblioteca di Stato Berlinese, alla Biblioteca sassone di Dresda e alla Biblioteca 
Universitaria Lipsiense le pubblicazioni della sua casa, lasciando la scelta agli istituti no- 
minati. , 

Questi contributi formano insieme un plebiscito di gran valore morale, mentre non ser- 
vono che a lenire in parte le condizioni quasi disperate di molte ed importanti istituzioni di 


cultura. 


Biblioteca dello Stato di Berlino. (Preussische Staatsbibliothek). — Ecco alcune cifre 
per l’anno amministrativo 1920-21: Nelle sale di lettura si contarono 237000 lettori. Furono 
dati a prestito 282,813 volumi a 13,400 lettori. Furono inviati ad altre biblioteche 36,824 vo- 
lumi, richiesti da 844 istituti. 

Nei mesi di maggio e giugno furono esposti al pubblico i più notevoli documenti della 
raccolta Darmstàdter attinenti alle scienze naturali degli ultimi quattro secoli. — In occasione 
della riunione della società dei bibliofili tedeschi e della Maximilian-Gesellschaft furono esposti 
i cimeli della raccolta Grimm e Varnhagen che illustrano il romanticismo berlinese. I libri del 
defunto scrittore Gotthilf Weisstein, riguardanti specialmente la storia di Berlino e del teatro 
passarono, provvisoriamente a titolo di prestito, alla biblioteca di Stato. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 18-33 9 


66 i MAX HUSUNG 


Biblioteca dello stato Monacense. (Bayerische Staatsbibliothek, Munchen). — Per cele- 
brare il 150° natalizio del Senefelder, inventore della litografia, la biblioteca espose addi 6 No- 
vembre una raccolta di litografie in libri pubblicati nel primo quarto di secolo dopo l° in- 
venzione. 


Biblioteca universitaria e civica di Colonia. (Universitàts-und Stadtbibliothek Koln). — 
Il bibliotecario Erkes ha donato alla Biblioteca oltre 4000 volumi che compongono la sua rac- 
colta di opere riguardanti l’ Islanda. Rileviamo specialmente quasi 200 riviste e giornali islan- 
desi dal 1775 ad oggi. 

Nei mesi di Luglio e di Agosto, in occasione del centenario dantesco, furono esposte 
le opere dantesche possedute dalla biblioteca, mentre fu organizzata nel Settembre ed Ottobre 
una mostra riguardante Tommaso da Kempis. 


La Biblioteca civica di Francoforte 8. M. (Stadtbibliothek Frankfurt a. M.) ha istituito 
un museo Schopenhaueriano che contiene, oltre alla vasta raccolta dei ritratti del grande pen- 
satore, la sua biblioteca, i manoscritti e vari oggetti di sua proprietà. 


La Biblioteca regionale di Detmold (Lippische Landesbibliothek) perdette in un in- 
cendio quasi trentamila volumi. La biblioteca, fondata nel 1614 dal Conte Simone VII: di Lippe, 
contava circa 150,000 volumi. 


5) RIVISTE. — Zentralblatt fiir Bibliothekswesen, Anno XXXVIII, 1921. 

Quaderno 5-6, Maggio-Giugno. Otto Clemen illustra gli autografi del tempo della riforma 
posseduti dal Kestnermuseum di Hannover. Hans Schleiner tratta di Matteo Cerdonis da Win- 
dischgretz, il maestro che esercitò la sua attività di tipografo in Padova fra il 1482 e il 1487. 

Quaderno 7/8. Luglio-Agosto. Contiene la relazione del 17° congresso dei bibliotecari 
tedeschi durante il quale furono trattate diverse questioni interne fra le quali rileviamo quella 
del catalogo centrale e comune. 

Quaderno 9/10. Sett.-Ottobre. Gotthold Prausnitz illustra un codice miniato dell’ Apoca- 
lypsis explicata di Alessandro Minorita, della quale non si conosceva che un esemplare nella 
Biblioteca del Capitolo di Praga. 

Il codice in questione appartiene alla biblioteca Universitaria di Breslavia e fu scritto 
nel 1242, due anni prima dall’altro. 

Zeitschrift des deutschen Vereins fiir Buchuwesen und Schrifttum. Anno IV, 1921. 

N. 3-6 Marzo-Giugno. Paul Lehmann continua i suoi studi sui mercati librari di Co- 
stanza e Basilea durante i grandi concili. Si ricordano gli acquisti ivi fatti per la Polonia 
(Gnesen e Cracovia,) l’Austria (Melk) e la Francia (Reims). (Cfr. la Bi6/iofilia, Anno XXIII, 
Disp. 9*-10%, pag. 287). Nella seconda parte del suo studio, l’autore passa all’influenza di 
Basilea (1431-49) sulla tecnica e il commercio librario, rilevando la stessa foga di leggere, 
scrivere e raccoglier libri durante questo concilio. Nella città prospera 1’ industria della carta. 
I conventi circonvicini devono essere prodighi dei loro tesori e gli italiani sono i più attivi 
nelle ricerche di codici e nell’acquisto degli originali e delle copie, le quali vengono affidate 
anche ad amanuensi tedeschi. Cosi capitò a Firenze un esemplare della Storia Naturale di 
Plinio scritta nel 1433 a Basilea da un chierico della diocesi di Magdeburg, Martin Frauenburg, 
e che fu di proprietà del Vescovo Guglielmo Becchi di Fiesole (1470-80). Ne tratta il Sabba- 
dini nelle sue Scoperle di Codici, I, 118. — Il Lehmann dimostra inoltre come da Basilea par- 
tissero verso tutti i paesi d’ Europa i prodotti dell’arte libraria ivi confezionati. Un accenno a 
Niccolò Cusano chiude questo dottissimo lavoro del medievalista monacense. Klemens Loffler 
offre dei contributi alla Storia delle Biblioteche di Colonia. 

N. 7-8. Luglio-Agosto. Victor Gardthausen tratta delle origini della cultura armena. 


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CORRIERE DELLA GERMANIA 67 


N. 9-10. Sett.-Ottobre. Wolfang Meier presenta uno studio importantissimo sulla vita e 
l’attività del tipografo Hans Lufft di Wittenberg, integrato da una accurata bibliografia ed 
illustrato da alcune tavole fuori testo. 

N. 11-12. Nov.-Dicembre. Annemarie Meiner illustra due sigle quattrocentesche dei tipo- 
grafi Johann e Konrad von Westfalen, le uniche di quel secolo, ornate dei ritratti degli stam- 
patori. 

Zestschrift fitr Biicherfreunde. Neue Folge. Anno 13, 1921. 

Fasc. 1. Gennaio-Febbraio. Wemer Deetjen tratta della biblioteca regionale di Weimar. 

Fasc. 4. Luglio-Agosto. Il Duca Giangiorgio di Sassonia illustra un libro di preghiere 
dell’elettore Giovanni il Tenace, posseduto dalla biblioteca dei Principi di Fiirstenberg a Do- 
naueschingen, nelle cui nove miniature l’Autore vuol riconoscere la Scuola di Luca Cranach. — 
C. H. Rother tratta di Nicolaus Laurentii e del suo Dante del 1481, il più antico dei testi a 
stampa illustrati, il famoso Dante de la Magna. Niccolò, oriundo dalla diocesi di Breslavia, 
fece in questa sua celeberrima stampa il primo tentativo di intercalare le incisioni in rame 
nel testo. 

Fasc. 5. Sett.-Ottobre. Johannes Hofmann trattando di 4 legature in pelle ornate di in- 
tagli racchiudenti la prima Bibbia a stampa tedesca edita dal tipografo Joh. Mentelin di Stras- 
burgo, ha rilevato che questi intagli corrispondono a certe incisioni di un maestro E. S., 
pure dell’alto Reno. Certamente le legature furono eseguite nella Germania Meridionale, pro- 
babilmente a Norimberga. 

Frankfurter Biicherfreund. Vol. XIV, 1921. 

Fasc. 4. Konrad Haebler tratta dei Breviari a stampa del quattrocento. — Descrizione 
di circa 200 incunaboli italiani, con 7 tavole e 34 illustrazioni. 

Borsenblatt fi den deutschen Buchhandel. Anno 88°, 1921. 

N. 195. Max Ziegert, i paesaggi del Merian fra il 1615 e il 1625. 

N. 239. L’antiquario Jacques Rosenthal di Monaco parla dei prototipografi tedeschi cui 
si devono le più antiche edizioni di Dante, cominciando dal Numeister. 


e) VARIA. Miscellanee. — 1. Scritti offerti a Fritz Milkau in occasione del 60° natalizio 
dell’ illustre bibliotecario, ora a capo della Biblioteca di Stato di Berlino. 

(Aufsilze Fritz Milkau gewidmet, Leipzig, Hiersemann 1921, VIII, 379 pagg., 7 tavole e 
un ritratto). La miscellanea contiene 29 lavori. Di carattere storico-letterario sono quelli riguar- 
danti p. e. Ulrico Hutten, Rabelais, la Leggenda di Costantino etc. Numerosi contributi di 
bibliotecari tedeschi trattano invece di storia ed amministrazione delle biblioteche e in gene- 
rale di biblioteconomia. Anche all’ illustre direttore generale della biblioteca berlinese fu of- 
ferto un volume che raccoglie 32 scritti dei diversi bibliotecari da lui dipendenti, dettati in suo 
onore per il giorno del suo congedo — il 31 Marzo 1921 —, in cui l’ Harnack lasciò, dopo 
quindici anni di lavoro, il grande istituto da lui diretto. Oltre ai contributi per ia storia interna 
ed esterna della biblioteca, vanno rilevati specialmente quelli individuali che si riferiscono 
però ad acquisti fatti negli ultimi quindici anni. Cosi p. e. Paul Schwenke elenca e descrive 
gli stampati minori coi tipi gutenberghiani posseduti dalla biblioteca; Konrad Haebler tratta 
della fortuna della scuola di Ramon Lullo, a proposito di un incunabolo spagnuolo novella- 
mente acquistato ; H. Degering illustra il cosidetto « Priimer Evangeliar » di Berlino ; E. Crous 
nota 225 ex-libris di incunaboli. Notevole per gli studiosi italiani è il contributo di K. Christ 
sopra antiche stampe popolari italiane della biblioteca di Berlino, in cui si discorre di 31 pub- 
blicazioni dell’ Italia settentrionale degli anni 1585-1591, tutte assai rare e contenenti poemi di 
carattere popolare. Coll’aiuto dei ricchi mezzi bibliografici di cui la biblioteca dispone, il Christ 
poté stabilire che di due sole di queste stampe era possibile rintracciare altri esemplari. Di 
16 testi esistono altre edizioni con varianti mentre 13 sono completamente sconosciuti. Rile- 
viamo fra le altre due stampe con componimenti poetici di Velardiniello, cinque stampe di 


68 MAX HUSUNG 


S. C. Croce, quindi fra altri nomi il Fortunato, Darinello Ritio detto il Piacentino, Sivello e il 
più noto di tutti Baldassare Olimpo. Nomi nuovi che s'incontrano per la prima volta nello 
studio del Christ sono quelli di Lucio Milanese, di Il Senese, Cristofano Ladoneta detto Il 
Lucchesino. 

Ricordiamo a questo proposito il lavoro del Vitaletti nel volume Collectanea Olschki 
che tratta delle stampe popolari italiane della stessa epoca. 

La Miscellanea offerta all’Harnack contiene pure una raccolta di materiali nuovi per la 
storia dell’opera musicale italiana del settecento, illustrati da Hermann Springer, fra i quali 
troviamo i nomi di Francesco Brusa, Coschi, Giuseppe Scarlatti, Vincenzo Ciampi, Giuseppe 
Molari, Tommelli, G. B. Cimador, Zingarelli e Pavesi. Ecco il titolo della preziosa miscellanea 
descritta : « Finfzehn Jahre Kénigliche und Staatsbibliothek, A. v. Harnack iiberreicht » etc. 
Berlin, Preuss. Staatsbibliothek, 1921. 

2. Paul Schwenke, per 15 anni primo direttore della Biblioteca di Stato Berlinese, è 
morto addi r1 Dicembre 1921 all’età di 68 anni, pochi mesi dopo di aver raggiunti i limiti di 
età che lo mettevano a riposo. Gli eruditi e gli amatori del libro avevano sperato che l’illustre 
bibliotecario, libero dalle cure amministrative, avrebbe continuato lungamente ancora a dedi- 
care agli studi la sua attività e rimpiangono la grave perdita che il mondo erudito subisce 
colla sua scomparsa. Il « Zentralblatt fùr Bibliothekswesen », di cui Paul Schwenke fu per 18 anni 
il direttore, gli dedicherà prossimamente un fascicolo narrando la vita e l’attività del defunto 
bibliotecario. 


3. Scoperte. — L'ultimo annuario della biblioteca regionale di Sassonia comunica che 
il Bibliotecario-Capo Dott. Schmidt trovò in una legatura già appartenente all’antica biblioteca 
di palazzo di Oels due fogli di ms. membranaceo contenenti frammenti di dialoghi di Seneca 
il filosofo. 

Il Bibliotecario I. Rest di Friburgo in Brisgovia tolse da una legatura 24 fogli appar- 
tenenti a un esemplare di H. Bullinger, /Zn Afocalypsim conciones, Basilea, Oporinus 1559 e 
due fogli della Bibbia di Eggestein. Come risulta da una notizia manoscritta, il Bullinger aveva 
donato questo esemplare ad un sacerdote svizzero che fu poi professore a Friburgo. 


4. Dante in Germania. — È noto come il centenario dantesco sia stato celebrato in 
Germania con generale concorso dei governi, degli istituti di alta cultura, delle scuole medie, 
e di eruditi, di scrittori e di pubblicisti. Il numero delle pubblicazioni dantesche uscite in 
Germania in quell’anno è enorme. Ne pubblica la bibliografia la rivista mensile « Das deutsche 
Buch », Anno I°, Quad. 9, del Settembre 1921. 


s. Bibliopegia e arte del libro. — In occasione di un’esposizione di legature artistiche 
il Jakob-Krausse-Bund pubblica per cura di Ernst Collin un prezioso catalogo (Deutsche Ein- 
bandkunst, Berlin 1921) contenente, oltre ad articoli originali sulla legatura antica e moderna, 
la lista di 400 lavori eseguiti dai membri della sullodata associazione negli ultimi anni, nei 
quali sono rappresentate le più svariate manifestazioni di quest'arte. La parte storica del ca- 
talogo descrive 120 legature antiche offerte al comitato dell’esposizione dalla biblioteca di Stato 
berlinese e dalla ex-biblioteca privata di corte. Vi troviamo, oltre a cimeli quattrocenteschi, 
legature veneziane del rinascimento, Grolier, Majoli, libri appartenenti alla corte di Federico 
il Grande e specialmente lavori di Jacopo Krausse, legature di corte dell’elettore Augusto di 
Sassonia fra il 1556 e il 1586, di cui ognuna rappresenta un capo d’opera della bibliopegia 
tedesca. All’arte del Krausse dedicherà prossimamente un vasto studio la sig." Christel Schmidt 
che vede intanto aggiungersi del materiale nuovo a quello già noto. Cosi p. e. il bibliotecario 
Richter della Biblioteca regionale di Sassonia poté rintracciare altri 250 volumi, confezionati 
magnificamente dallo stesso artista per l’elettore Augusto. Ricordiamo a tal proposito una 


CORRIERE DELLA GERMANIA 69 


miscellanea importante — Die Aesthetik des Buchgewandes — hgg. von S. Herrmann pub- 
blicata nel 1920 a Lipsia in cui si tratta della storia della bibliopegia, illustrata da magnifiche 
tavole riproducenti legature di lusso e per diverse ragioni caratteristiche e interessanti. 
Passando da questo suo ramo particolare all’arte del libro in generale, dobbiamo ricor- 
dare in primo luogo il libro di Hans Loubier, Die meue deutsche Buchkunst edito da Felix Krais 
a Stoccarda (1921), illustrato da 125 riproduzioni. La materia che l’autore presenta con giusti 
criteri classificata per epoche è cosi importante che nessun bibliofilo interessato al libro tedesco 
potrà trascurare questa guida storico-estetica destinata a colmare la sensibile lacuna resultante 
dalla mancanza di una monografia dedicata alle pubblicazioni tedesche di lusso. Intanto è 
uscito il 4° vol. della raccolta edita da Albert Schramm di Lipsia (Der Bilderschmuck der Friih- 
drucke), dedicato allo stampatore Anton Sorg di Augusta. Il volume offre, oltre a 52 pagine 
di testo, ben 3096 riproduzioni di silografie su 382 tavole, importantissima raccolta per la storia 
dei paleotipi illustrati. Quanto allo studio dei tipi, va ricordato il volumetto di Gustav Mori, 
Was hat Gutenberg erfunden ?, supplemento al 19° Annuario della Gutenberg-Gesellschaft di 
Magonza (1921). L’autore cerca di gettare un po’ di luce sul periodo delle origini della stampa. 
Ora poi è uscito l’atteso volume di Gottfried Zedler, Der hollindische Frihdruck und die Erfin- 
dung des Buchdrucks, Lipsia, Hiersemann 1921, nel quale l’autore stabilisce per mezzo dell’e- 
same dei caratteri e della cronologia dei paleotipi olandesi il contributo offerto dal Coster e dal 
Gutenberg all’ invenzione dell’arte tipografica. I risultati cui giunge l’autore daranno luogo a 
discussioni. (Za Bibliofilia pubblicherà prossimamente un articolo dell’ illustre storico dell’arte 
tipografica, in cui verranno esposti il metodo e i resultati delle sue ricerche. N. d. D.). 


6. L’asta libraria Graupe, tenuta a Berlino lo scorso ottobre, fu certo la più importante 
degli ultimi decenni, come indica già la somma complessiva di un milione e un quarto di marchi 
raggiunta superando di gran lunga i prezzi preventivamente assegnati. Furono venduti in prin- 
cipio opere di lusso ed illustrate del sec. XIX, nonché legature e pubblicazioni private. Si 
passò quindi alle stampe antiche, dagli Incunaboli ai libri silografici e a quelli francesi illustrati 
del sec. XVIII°. Rileviamo : la prima Bibbia tedesca di Eggestein (1466) che raggiunse, unita- 
mente alla nona Bibbia tedesca del Koberger (1483) i 120,000 marchi. La terza Bibbia tedesca 
dello Zainer (circa il 1473) fu pagata 40,000 marchi e 60,000 Das Buck der Kunst geistlich zu 
werden, Augusta, Johannes Bimler 1477. Il Boccaccio in 5 vol,, Londres-Paris 1757-61 arrivò 
ai 38,000 marchi; Dorat, fables nouvelles, La Haye, Paris 1773 ai 33,000; La Fontaine Contes 
et Nouvelles, Amsterdam-Paris 1762 ai 66,000; il Molière in 6 vol. Paris 1773 ai 62,000; la 
Pucelle di Voltaire di Londra, 1786 agli 85,000, Restif de la Bretonne, Monument du custume 
physique et moral, Neuwied sur le Rhin 1789 ai 76,000 ; Musee, Héro et Léandre, Paris 1801 
ai 59,000. Il Valturio del 1472 fu pagato 105,000 marchi. Notevole il fatto che i principali capi 
della vendita passarono a collezionisti tedeschi, ad onta dell’attiva partecipazione degli acqui- 
renti stranieri. Ricordiamo che la riproduzione di Leida (Lipsia) del Breviario Grimani sali ai 
25,050 marchi. | 


c) L’ARTE. a) Musel. — Si è cercato pure di migliorare le disastrose condizioni finan- 
ziarie dei musei, fondando un’associazione parallela a quella che soccorre le biblioteche e gli 
istituti di cultura. Per dare la massima popolarità a questa iniziativa si è pensato di offrire 
ad ogni visitatore di un’esposizione d’arte qualsiasi organizzata da un museo un artistico foglio 
al tenue prezzo di un marco. Esemplare fu il gesto del Bode, l’ illustre ex-Direttore generale 
dei Musei, il quale donò all’Amministrazione dei Musei quasi tre milioni di marchi, cioè la 
somma ricavata dalla vendita della sua biblioteca (v. s.). Questo dono servirà alla costruzione 
e all’assetto dei musei orientali che sorgeranno a Dahlem presso Berlino. | 


Gabinetto delle stampe di Dresda. — In occasione del centenario dantesco fu organiz- 
zata un’esposizione di disegni riferentisi all'opera del Poeta, raccolti dal Re Giovanni di Sas- 


70 MAX HUSUNG 


sonia, traduttore e commentatore della Commedia. Erano esposti lavori di S. A. Koch, Rethel, 
Genelli, Preller seniore, Teodore Mintrop, Carlo Begas, Gustavo Carus, Schwind e Richter. 
La mostra aveva più che altro interesse storico per la fortuna di Dante in Germania, 


St&dels Kunstinstitut, Francoforte s. M. — In occasione dell’ inaugurazione di un nuovo 
edificio furono esposte in una sala le nuove acquisizioni. Notansi fra queste : Paolo di Gio- 
vanni Fei (Sta Gioconda), Luca Giordano (Educazione di Telemaco), G. B. Crespi (Battesimo 
di Cristo), Guardi (Piazza San Marco), Lanfranco (4 Santi in adorazione della Croce) e Gaetano 
Gandolfi (Schizzo di un altare bolognese). Il gabinetto delle Stampe annesso a questo Museo 
espose disegni ed acquarelli tedeschi di soggetto italiano, cominciando da Durero ed arrivando 
agli artisti del secolo scorso, fra i quali primeggiavano, almeno per quantità, i maestri della 
colonia tedesca romana. 


5) RIVISTE. — /ahrbuch der Preuss. Kunstsammilungen. (Annuario dei Musei prussiani). 
Vol. 42, 1921. Quad. 2-3. W. v. Bode, Ghibertis -Versuche, seine Tonbilder zu glasieren. — 
Kurt Cassirer, Zu Borominis Umbau der Lateranbasilika. Paul Port (identifica i Giudici 
Retti dell’altare di Gand.). D. v. Hadeln, Zeichnungen des Tintoretto (L’A. propone una 
raccolta di disegni autentici di Tintoretto). Quad. 4. M. J. Friedlinder, Nicolas Hogenberg 
und Frans Crabbe, die Maler von Mecheln. (L’A. offre una disamina dell’arte della Scuola di 
Malines, fondandosi sulle incisioni). D. v. Hadeln, continuazione dell’articolo riferito più 
sopra. 

Berichte aus den preuss. Kunstsammlungen. (Rendiconti dei Musei prussiani). Anno 42, 
1921. Quad. 9-10. 

E. Bock tratta di un autoritratto di Hans Sebald Beham posseduto dal Gabinetto delle 
stampe di Berlino, inciso a Francoforte su carta del luogo nell’anno della morte dell'artista 
(1550) che in quella città trascorse gli ultimi tre lustri della sua vita. 

E. F. Bange discorre di un ms. di Colonia di circa il 1060, in istile protoromanico, 
pure appartenente al Gabinetto delle stampe berlinese. 

Le miniature di questo evangeliario sono della stessa mano che ornò un messale della 
biblioteca universitaria di Friburgo in Brisgovia. 

Zeitschrift fiir bildende Kunst. Anno 56, Nuova Serie 32, 1921, N. 7-8. 

L. Planiscig tratta di un Rilievo di Agostino di Duccio nella basilica di San Marco a 
Venezia, novellamente identificato e rappresentante la Conversione di S. Paolo, prova irrefu- 
tabile del soggiorno del Maestro a Venezia, confermata da documenti ed importante per lo 
studio dell’efticacia da lui esercitata sulla scultura veneziana. 

A. Bredius sottopone a una critica scettica le identificazioni di nuovi Rembrandt fatte 
da W. R. Valentiner. Seguono altri lavori riguardanti la storia delle arti rappresentative. 

Repertorium fiir Kunstwissenschaft. Vol. 43, Nuova Serie 8, 1921, Quad. 2-3. 

W. F. Stork, Henry Thode. Karl Gutmann studia i rapporti tra il Maestro E. S. e Mar- 
tino Schongauer, partendo dagli affreschi di questo Maestro ritrovati recentemente nel duomo 
di Breisach (Alsazia). Del modello per la cupola di San Pietro discorrono A. E. Brinckmann 
e H. R. Alker, il quale ultimo pubblicherà prossimamente un volume su Michelangelo, archi- 
tetto di San Pietro. 

Der Kunstwanderer, 1921, 1° fasc. d’Agosto. 

Josef Meder ricorda il celebre direttore dell’Albertina, Adam von Bartsch (1757-1821), 
l’erudito e modesto compilatore del notissimo Peintre-Graveur. — 2° fasc. d’Ottobre. Vi si 
tratta della vendita all’asta della raccolta d’autografi posseduta dal Dott. Kilian von Steiner. 
Il manoscritto dello schema biografico per l’autobiografia di Goethe fu pagato 255,000 marchi 
dalla casa Fock Lipsiense. Un foglio di un quaderno di esercizi di Goethe giovanetto (del 25 
Agosto 1758) ottenne 9roò marchi. Altri curiosi autografi del grande poeta salirono a prezzi 


CORRIERE DELLA GERMANIA 71 


elevati. Un ritratto di Goethe acquarellato dal Tischbein fu aggiudicato per 63,000 marchi. Nel 
1° fasc. di Dicembre si descrive una vendita di autografi musicali, fra altro di Mozart, Men- 
delssohn, Weber, Schumann e Wagner. Il massimo prezzo fu pagato per 34 pagine di pugno 
dello Schumann (op. 68), che furono aggiudicate per 86,000 marchi. 

Aunstchronik und Kunstnarkt. Anno 56 e 57, 1921, N. 40. 

Hans Tietze tratta dei fogli volanti del gabinetto delle stampe viennese descritte nella 
monumentale pubblicazione della Società per le arti grafiche (Gesellschaft fiir vervielriltigende 
Kunst) uscita in occasione del 50° anniversario della sua fondazione. N. 50-51, fascicolo doppio 
dedicato a Dante. Rileviamo gli articoli del Brinckmann su Dante e le arti figurative ; dello 
Schubring, su due nuovi ritratti di Dante di proprietà privata berlinese, di cui l’ uno è attri- 
buito al Pontormo e l’altro sembra riprodurre un ritratto del 400 o del 500 appartenente a 
una serie iconografica nello stile di Paolo Giovio; Oskar Wulff offre pure uno studio d’ ico- 
nografia dantesca, mentre W. Kurth tratta di illustrazioni dantesche. 

N. 1o. Vendita di incisioni in rame presso C. G. Boerner, Lipsia (8-10 Novembre 1921). 
Vivissima la partecipazione di compratori esteri. Altissimi i prezzi per le incisioni colorate 
inglesi di soggetto cinegetico. Il valore dei rami di Rembrandt e delle silografie di Durero sali 
al massimo in seguito alla gara dei collezionisti esteri. Restarono alquanto indietro i rami di 
Durero e i maestri minori, mentre invece furono assai desiderati e pagati a caro prezzo le 
serie di Goya ; i singoli fogli di questo Maestro non interessarono nello stesso modo i com- 
pratori. La raccolta Klinger fu pure venduta ad alto prezzo. Notiamo alcuni fogli pagati cen- 
tomila marchi e più. Durero, il figliuol prodigo (B. 28); il sogno (B. 76); Mantegna, deposi- 
zione (B. 3); Rembrandt, Amsterdam (B. 210); Goya, Caprichos (13 ediz. 155,000 marchi); 
Tauromachia (Ia ediz. 220,000 marchi; 23 ediz. 120,000); Desastres (12 ediz. 141.000). — I 
due Goya più cari furono acquistati dal R. Gabinetto delle Stampe di Amsterdam. 

N. 12-13 contengono un esteso rapporto della vendita della raccolta Sayn-Wittgenstein, 
specialmente disegni di artisti tedeschi del sec. XIX° e qualche foglio di maestri francesi, p. 
e., dell’ Ingres e del Boucher. 

N. 14. Vendita della Biblioteca di Guglielmo von Bode (29, XI - 1, XII, 1921) presso 
Lepke di Berlino. La biblioteca dell’ illustre critico d’arte era nota per la ricchezza di opere 
della sua disciplina e per i preziosi cataloghi di raccolte private estere. Fra le riviste notiamo 
l'Archivio storico dell’arte (1887-1897) e l’Arte (1898-1914) pagati 60,000 marchi. Fra le pub- 
blicazioni di raccolte private estere rileviamo American Private collections, ed. by I. La Farge 
and A. F. Jacacci, New York 1907 (m. 59,000); inoltre i cataloghi Morgan dei dipinti, dei 
bronzi, delle opere d’oreficeria, delle miniature ecc. che superarono un milione di marchi. Ab- 
biamo già detto che il Bode donò ai Musei berlinesi la somma ricavata dalla clamorosa 
vendita. 


c) Nuovi libri d’arte. — Alla giovanile attività di Wilhelm von Bode si devono tre opere 
importantissime: il suo Sandro Lofticelli (242 pagg. di testo, 92 illustrazioni e 11 facsimili elio- 
tipici dei disegni danteschi del Maestro) Propylien Verlag, Berlin; quindi il frutto di lunghi 
studi su Adam £/sheimer (con 59 riproduzioni) edito da Hugo Schmidt a Monaco, infine gli 
Studien fiber Leonardo da Vinci, Berlin, S. Grote. È questa un’opera che racchiude le vaste 
esperienze e i sottili studi analitici del Bode sull'opera di Leonardo, il Maestro al quale il 
critico d’arte tedesco ha dedicato tanta parte della sua inesauribile attività. 

Benché i giudizi del Bode debbano suscitare contrasti, discussioni e polemiche, si può 
affermare che il volume segna una data nella storia dell’ interpretazione dell’opera leonardesca. 

Operosa sempre la penna di Max J. Friedlinder. Egli pubblicò uno studio su Pieter 
Bruegel (202 pagg. con 101 illustrazioni) Propylien Verlag, Berlin. 

Per la raccolta « Deutsche Meister » dell’Insel-Verlag di Lipsia il Friedlinder preparò il 
2° Volume sul Zérer. — Il primo volume della stessa raccolta è dedicato a Zucas Cranack, 


”2 MAX HUSUNG 


per cura di Curf G/aser e si distingue tanto per accuratezza di analisi quanto per varietà di 
contributi. Di /7ans Zo/bein pittore e di //ans ZHolbein silografo e decoratore tratta K. Zoege 
von Manteuffel (Hugo Schmidt, Monaco) in due lavori di carattere divulgativo. 

Werner Weissbach pubblica pei tipi di Paul Cassirer, Berlin 1921, uno studio teorico e 
letterario sull’arte ecclesiastica cattolica del barocco. 


(Der Barock als Kunst der Gegenreformation). — Il 9° volume della serie di cataloghi 
pubblicati dal Museo centrale romano-germanico di Magonza è dedicato ai lavori in metallo 
della primitiva èra cristiana e del basso Medio Evo, descritti da W. Fr. Volbach. 

La casa editrice Hugo Schmidt di Monaco pubblica in 82 preziosi facsimili gli originali 
di Goya posseduti dal Gabinetto delle Stampe berlinese. 

Oskar Fischel pubblica la sua conferenza tenuta all’apertura dell’esposizione dantesca del 
Gabinetto delle Stampe di Berlino (Dante und die Kiinstler, Berlin Grote, con 67 ottime illu- 
strazioni). Anche Emil Schaeffer ha dedicato a Sandro Botticelli un volume, illustrato da 8o ri- 
produzioni di quadri e 8 di disegni, il quale più che un’opera scientifica, vuol essere una pro- 
fessione di fede personale dell’autore. 

Max Husunc. 


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| COURRIER SUISSE 


La fondation d’une Société suisse des Bibliophiles, dont le siège central est à Berne, 
mais dont l’activité s’étend sur tout le territoire de la Confédération, nous permettra de rendre 
Compte désormais de ce qui se passe dans ce pays au point de vue bibliophilique. Jusqu’ici 
il m’existait aucune coordination dans les efforts, et le particularisme cantonal rendait presque 
impossible la tiche du rapporteur. Nous nous efforcerons de tenir par la suite nos lecteurs au 
courant du mouvement bibliophilique suisse, en n’en négligeant aucun céòoté. 


Société suisse des Bibliophiles. — Cette société existe déjà depuis plus de six mois, 
et elle a pu tenir, le 12 mars 1922, sa première réunion annuelle. Elle a pour but de déve- 
lopper le goùt et la connaissance des beaux livres (bibliographie, gravures, incunables, auvres 
illustrées, reliures, ex-libris, curiosités ou raretés, etc.). Elle se propose d’atteindre ce but de 
la manière suivante : a) en créant une publication annuelle destinée avant tout aux sociétaires ; 
b) en éditant ou en favorisant par sa collaboration des publications d’un intérét plus général, 
qui seront cédées aux membres à des prix réduits ; c) en organisant des expositions, réunions, 
conférences, etc. ; d) en créant une bibliothéque spéciale. 

La cotisation annuelle est fixée à un minimum de 25 francs. 

La jeune société a déjà montré dans le courant de l’hiver dernier sa volonté de travail 
et l’excellence du but qu’elle puursuit. Il s’agit en premier lieu de lutter contre l’envahisse- 
ment du mauvais goùt qui caractérise malheureusement notre ‘poque. Le nombre des mem- 
bres atteint presque déjà la centaine, tout porte à croire qu'il s’accroîtra considérablement dans 
l’avenir. Les Suisses de l’étranger n’y restent pas indifférents : c'est ainsi que le ministre de 
Suisse à Londres a tenu par un don important à marquer sa bienveillance et à fournir un en- 
couragement à la Société. | 

La première publication annuelle vient de paraître et est actuellement distribute aux 
membres. Il s’agit d’une ceuvre de jeunesse de Gottfried Keller, Feuer-Idylle (Idvylle de l’In- 
cendie). L’ouvrage compte 40 pages de texte, imprimées en italiques du type Renaissance 
hollandais par W. Drugulin à Leipzig sur Van Gelder à la cuve,. L’éditeur Richard Hadl l’a 


COURRIER SUISSE 73 


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___—  —— —— e e ee nr Pt mi mc so 


illustré de treize délicieuses eaux-fortes. Ce petit livre, dont le tirage est limité à 200 exeni- 
plaires numérotés et signés, peut étre considéré comme un chef d’ceuvre de typographie et 
d’illustration. | ° 

La première assemblée annuelle, dont nous avons déjà parlé plus haut, s’est tenue à la 
bibliothèque municipale de Berne. Pour la circostance, on avait organisé une exposition des 
manuscrits, incunables et livres précieux de cette bibliothèque, qui, comme on sait, contient 
une grande partie des collections du célébre bibliophile et diplomate francais Jacques Bongars 
(1554-1612). M. H. Bernus y tint une conférence très intéressante sur l’activité bibliophilique 
de son père, le professeur A. Rernus de Lausanne, qui en moins de so années avait rassembleé 
plus de 30.000 volumes. Le nouveau comité nommé par l’assemblée se compose de M. le Dr. 
W. J. Meyer, de la bibliothèque nationale suisse, président, de Mlle Marti, secrétaire, de M. 
M. le Dr. Schnyder, Marc Grellet et Dr. Bloesch, membres, 


Berne. —- L’exposition d’une splendide collection d’aeeuvres du maître Bodoni, qui a 
eu lieu au Musée d’Art industriel, a été cléturée le 31 décembre 1921. Plus de 1400 visiteurs 
se sont pressés dans les salles de cette exposition. La presse a été unanime à en feéliciter les 
organisateurs. Quelques exemplaires du catalogue spécial de l’exposition, exécuté à la manière 
de Bodoni sur beau papier à la cuve, sont encore en vente au prix de 3 francs. 


Béle. — Le 19 mars s’est ouverte à Bale, au Musée industriel, l’exposition « L'impri- 
merie ». Elle contient une partie historique intéressante, très complète, et une collection de 
chefs d’ceuvre typographiques, offrant principalement des tirages spéciaux pour bibliophiles, 
provenant de tous les pays. Une partie technique, avec démonstrations cinématographiques, 
forme un des principaux attraits de cette exposition. 


PÉRIODIQUES. Le Musée Gutenberg, VIII: Année, n.° 1 (Février 1922). — Un article 
de L. Jacot porte l’attention du public sur le Musée Gutenberg à Berne et exprime l'’espoir 
que la Maison suisse du Livre sera bientét réalisée. — G. Binz résume les observations et 
conclusions de G. Mori sur l’invention de Gutenberg. Celle-ci a consisté principalement dans 
la découverte de moyens permettant une fonte rapide et sfire des caractères mobiles. Un essai 
sur l’introduction de l’imprimerie en Suisse, de L. Jacot, une biographie de Bodoni, par R. Hadl 
(un portrait de Bodoni orne le fascicule), et des communications bibliophiliques complétent cet 
intéressant numéro. 

Dr. R. NicoLas. 


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NOTIZIE 


Il libro non muore. — Sotto il titolo « L’agonia del libro » il signor Tullio Pànteo 
pubblica nel giornale // //0ndo (in data 4 giugno 1922) l’articolo seguente: 

« Ci fu un giorno — e sono passati circa venti anni — in cui venne affermato che il 
giornale stava silurando il libro, Ma l’allarme si dimostrò, nella realtà, ingiustificato. È vero; 
una crisi esisteva. Il giornale, liberandosi dalla tradizione, anzi dalla pregiudiziale che suo 
compito e scopo dovessero essere la pura informazione ed il suo campo dovesse circoscriversi 
fra la politica e la cronaca, aveva aperto le sue colonne alla critica, il che voleva dire alla 
segnalazione dei fatti, degli avvenimenti, delle realtà più svariate d’ indole intellettuale, e si- 
gnificava dare l’aire alla trattazione delle arti e delle scienze, delle lettere e della filosofia ; 
legittimare la novella, ammettere il commento a base di psicologia. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 1%-3* 10 


ma NOTIZIE 


La massa amorfa, che non legge per studio ma legge per informazione, che non può 
approfondire per insufficiente preparazione o per esiguità di tempo, la cui volubilità spirituale 
e la torpidità mentale non consentono, non pure l’affrontare le mille pagine dei « Miserabili », 
ma neanche, in altro campo, le sessanta di Euclide; la maggioranza insomma dei non anal- 
fabeti italici, doveva necessariamente disertare il libro poiché, per un soldo al giorno, la Gaz- 
zetta della grande città gli recava, in rapida sintesi ed in adunazione simmetrica, il « quan- 
tum sufticit » per illudersi di non rimanere — od apparire — completamente ignoranti. 

Tuttavia, sia pur tubercolotico nel campo ameno o sia cachettico in quello scientifico, 
il libro viveva una vita penosa. Ma non moriva. Non moriva perché, se scarsi erano i lettori 
ed i mercati erano difticili ; i suoi cultori — dallo scrittore all'editore — gli iniettavano il bal- 
samo dell’entusiasmo, della probità, della preparazione, della serietà, della intelligenza. Ogni 
libro rappresentava il meglio di uno scrittore e l’autore era il frutto d'una cernita fra molti 
che avevano pur offerto il loro meglio. Ogni editore si piantava, in faccia al pubblico, malle- 
vadore di quelle pagine, stampate con l'inchiostro ma scritte col cervello. Una attrattiva ine- 
luttabile si sprigionava dalle belle e severe edizioni, nitide, accurate, frutto evidente di pro- 
bità, di trepidazione, di amore. Il libro, insomma, era una cosa seria ed onesta, e come tutte 
le cose che hanno un contenuto morale, il libro si salvava. 

La sua estrema forza di conservazione era li. 

Ma ora? 

Adesso fuffo si è messo a congiurare contro di lui, Nulla, nessuno, gli è più favorevole 
od amico, Non gli eventi. Dopo il turgido, disinvolto, antipatico rigoglio letterario post bel- 
lico infatti, tutti coloro che pareva avessero avuto dal medico l’ordine di scrivere un libro per 
sputarci dentro duecento sciocchezze, di una pagina l’una, per sfogare coram populo gli impeti 
erotici rientrati durante la forzata castità della trincea, hanno capito che il loro mestiere era 
un altro e i loro complici o pronubi, in funzione editoriale, hanno dovuto chiudere bottega 
quando non hanno avvistato l’eufemismo gesuitico editoriale del libro, per i bambini, scola- 
stico o cretino. 

Non dunque gli eventi, poiché mentre scarseggiava la materia prima, che chiameremo 
cortesemente « intellettuale », la mano d’opera operaia non aveva ancora incastrato — sebbene 
senza convinzione — un volume aperto tra la falce e il martello ; il prezzo della carta diven- 
tava proibitivo, e la burocrazia postelegrafonica, spaurita innanzi ai suoi catastrofici bilanci, 
invece di tassare le « ferme in posta » maestre di adulterii, condannava il libro a portarsi da 
una città all’altra tanti francobolli quanti basterebbero a riempire l’album di un collezionista. 
Intanto il pubblico maggiore non aveva più sete di originalità, non aveva più dovizia di de- 
naro, e pel suo eventuale bisogno di sapere finiva col rifugiarsi nelle biblioteche, ove in com- 
penso della gratuita lettura si dà il piacere di non trovare mai nulla. 

Non dunque gli eventi sono favorevoli al libro. Ma chi gli è amico? Chi crede più alla 
sua virtù di propagandatore di idee, se le idee si rendono, ad una ad una, in gara dramma- 
tica, da esso latitanti? Chi lo crede più veicolo di civiltà se il contenuto di ciascuno non è 
che la parafrasi disinvolta dei più noti e famigerati « pamphlets ? » Chi Io ritiene ormai espo- 
nente di un’epoca o di una stirpe : nella sua mentalità, nella sua coltura, nei suoi costumi, se 
della travagliata anima odierna, convulsa di perplessità, spaurita per un inafferrabile domani, 
mon una sola eco si insublima nella strofa placante d’un poema, nell’ammonimento sereno di 
un filosofo, nell’appello commosso d’un romanziere a ritornare verso la famiglia? E chi lo 
scrive? Sia esso letterato o statista, critico o scienziato, storiografo o poeta, se nel comporlo 
nulla lo conturba se non il fantasma ironico di un topo, che gli divorerà il libro in un ma- 
gazzino se non avrà fatto buona parte, non avrà mostrato grande indulgenza per la malsana 
curiosità dei pochi superstiti lettori che hanno tuttavia bisogno della pàprica per digerire delle 
pagine come del gow/asck all’ungherese per inghiottire un boccone ? E chi lo stampa ? che 
deluso su qualunque sforzo etico non vede salvezza se non per vie popolaresche ? E chi lo 


n - 


--— —— 


NOTIZIE 78. 


vende.... s’egli è perplesso e forse si deciderà un giorno a dedicare una parte della libreria 
a rivendita d’« americani » e il tavolo centrale alla macchina per il caffè espresso ? 

Si, purtroppo. Il libro muore. Il suo nume tutelare, o almeno quello che dovrebbe es- 
sere il Nume, e cioè il Ministero della Pubblica Istruzione, se ne disinteressa. Lo abbandona 
alla sua sorte. Minerva, che gli voleva bene, schifata forse dalla produzione di questi ultimi 
anni, ha spezzato il vecchio collage, s’' è data al caffé concerto con Petrolini e legge, la sera, 
il « Ti ha piaciato ». I circoli filologici non trovano più margini nello striminzito bilancio per 
rifornire gli scaffali che aspettano e le biblioteche circolanti, che erano un po’ il cuore delle 
provincie, e nei piccoli paesini sperduti lanciavano ritmicamente il sangue intellettuale dell’ul- 
timo libro ai solitari della campagna, avidi di vivere col mondo, chiudono bottega perché i 
francobolli per ogni libro stesso costano di più di quanto valga il volume. 

Il libro è in agonia ». 

Abbiamo trascritto l’articolo per intero perché esso è l’eco di un’opinione largamente 
diffusa nel pubblico italiano, opinione che Za Zibliofilia vuole e deve essere in prima fila a 
controbattere. Il signor Pànteo ha il torto di vedere nella crisi, certamente grave che attual- 
mente travaglia la produzione del libro, l’agonia, anzi la morte del libro stesso. Egli che deve 
essere giornalista fa dipendere malural/mente questa per lui ineluttabile catastrofe libraria dal 
predominio invadente che ha assunto la stampa giornalistica. Per lui (e con lui l’opinione di 
moltissimi) il dramma della competizione tra libro e giornale ha già quasi toccato l’epilogo 
fatale : « cecì a tué cela ». 

L’errore che vogliamo subito rilevare è che si creda nell’esistenza di una tale competi- 
zione. Il libro va per la sua via e il giornale per la sua. Con finalità e con’'*modi che, se coin- 
cidono in taluni punti, sono per il resto essenzialmente diversi, a due pubblici altrettanto di- 
versi sono diretti. Per dirla breve, e senza volere con ciò denigrare nullamente il giornalismo, 
si può sicuramente asserire che il giornale è per la massa, mentre il libro è come sempre è 
stato per una élite. 

Ciò che si dice sui rapporti fra libro e giornale, lo si diceva con non meno insistenza 
mettendo a fronte il « vecchio » teatro col « nuovo » cinematografo ; eppure se affollate sono 
le sale ove si proiettano le « sensazionalità chilometriche », i teatri anch’essi non bastano oggi 
al pubblico che vi concorre attrattovi da un buon dramma o da un buon attore. No, signori ! 
Come la fotografia non ha ucciso la pittura, cosi il giornale non ucciderà il libro. Il libro vive 
e vivrà! Se i tempi gli fanno guerra esso troverà sempre la forte schiera che lo tramanderà a 
tempi migliori, come nelle più folte tenebrie intellettuali del medioevo trovò in pochi monaci 
anonimi e laboriosi l’isola di salvezza. Ciò che non ha potuto l’ignoranza, ciò che non ha 
potuto la persecuzione, meno che meno potrà fare il giornalismo. 

È vero: i giornali nascono come i funghi, ed è meraviglioso vedere come la gente li 
legga; pei treni, pei trams, pei caffé tutte le mani ne sono piene; ma i libri che aspettano 
pazienti nelle vetrine e negli scaffali degli altrettanto pazienti librai hanno ragione di sorridere 
con ironica malinconia :... Essi sanno che non han da temere da parte del giornale alcuna 
concorrenza ; che il maggior numero di persone che toglieranno di mano agli strilloni la gaz- 
zetta, non significa un minor numero di persone che varcheranno il limitare della libreria ; la 
proporzione che l’opinione volgare ritiene vera (e il cui corollario dovrebbe essere la morte 
del libro), che cioè « il numero dei lettori di libri diminuisce in ragione inversa al numero dei 
lettori di giornali », è falsa e assurda. (Basti vedere per es. in Francia e in Germania dove 
giornale e libro procedono con pari rigoglio). 

Ci sono da noi giornali e giornalisti che appunto la preoccupazione della concorrenza 
del libro ritiene dal dire agli innumerevoli quotidiani lettori una parola in difesa del libro. I 
più meschini interessi di parte vengono difesi e sostenuti con gran clamore di frasi e di mi- 
naccie ai governanti, ma la causa del libro (ch’è d'interesse generale), del libro italiano, è 
abbandonata a sé stessa, come.... immeritevole che se ne discuta. (E appena se si aspetti a 


76 NOTIZIE 


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parlarne un momento quando la studentesca scioperante abbia fracassate le vetrine e sfasciate 
le scansie dei librai). 

Qualche persona di buona volontà (l’editore Formiggini ad esempio) si adopra a tut- 
t'uomo per questa causa; ma purtroppo in Italia dagli sforzi isolati poco è da attendere 
(spesso anche da quelli collettivi quando non siano accompagnati da argomenti di speciale 
persuasione....), 

Nell’articolo surriferito il Pànteo ha con accorgimento posto le dita sulle piaghe del 
libro, ma per inferirne che il libro muore. Quanto più pietoso e utile a tutti se si gridasse 
dalle colonne degli ascoltatissimi giornali che tali piaghe devono essere curate ! 

Comunque siano esse, provocate dall'aumento enorme del costo del materiale e della 
mano d'opera, dall’ inasprimento pazzesco delle tariffe postali, dall’ indifferentismo e incom- 
prensione dei governanti, o siano esse conseguenza di un maggiore spirito di leggerezza che 
abbia guadagnato gli uomini; a dispetto di tutto insieme il libro non muore! La stirpe dei 
buoni scrittori non è disseccata in Italia, ci sono ancora degli editori che prepongono l’onore 
del proprio mestiere al lucro che potrebbero ricavarne, ci sono infine ancora dei lettori capaci 
di saltare un pasto e anche due per la gioia di tornare a casa col volume desiderato fra le 
mani.... Indubitatamente il loro numero non è da paragonarsi con quello dei lettori di giornali 
a 20 centesimi la copia ; ma, si sa, al mondo non è solo la quantità che decide.... 

VA 

Fiera internazionale del Libro. — Il 7 niaggio a. c. fu solennemente inaugurata a Fi- 
renze, in presenza di S. A. R. il Duca di Genova, rappresentante di S. M. il Re, l’augusto Pa- 
trono, la Fiera internazionale del Libro alla quale partecipano gli editori più cospicui del- 
I’ Universo. A 

L’enorme produzione editoriale mondiale conferma pienamente quanto esponiamo nella 
notizia precedente in risposta ad un articolo spiritoso, ma troppo pessimista, d’un giornalista 
arguto il quale conclude che il libro sia in agonia. 

Di quest’Esposizione ben riuscita parlano diffusamente tutti i giornali, mentre passa 
quasi inosservata l’Esposizione delle legature, al terzo piano del Palazzo Pitti, che senza forse 
è la più ricca e la più importante che sinora sia mai stata organizzata. Tra le legature d’ogni 
genere e d’ogni tempo, il cui numero sorpassa il migliaio, non manca alcun tipo caratteri- 
stico della bibliopegia, di modo che l'esposizione costituisce la completa storia documentata 
di quest'arte nobilissima, dai tempi più remoti sino ai giorni nostri. Dopo la pubblicazione 
del catalogo di quest’esposizione, Za Bibliofilia ne darà maggiori ragguagli. 


Il XLIV Congresso della ‘ Bibliographical Society’. — Leggiamo ne L'Ape, Rassegna 
mensile della Casa G. Barbèra (Firenze), a. LXVII (1921), n. 11-12, pagg. 232-33: « Si è chiuso, 
or non è molto, in Manchester il 44° Congresso annuale dell’Associazione bibliografica britan- 
nica, con l’ intervento di Bibliotecari illustri e di studiosi piovuti da tutte le parti del Regno 
Unito e anche dall’America. 

« L’ Associazione bibliografica, come ricorda la .Sera di Milano, è stata fondata nel 1877 
e si riunisce tutti gli anni, ora in una, ora in un’altra città, recando il suo contributo prezioso 
alla scienza del libro e destando quel vivo interesse per l’ istituzione che è proprio dei popoli 
che leggono molto, fra i quali l’ inglese non è secondo a nessuno. 

« L’Associazione ha dimostrato, nei suoi quarant'anni di esistenza, la sua vitale ragione 
di essere, sia per lo sviluppo promosso fra le organizzazioni aventi per iscopo la diffusione del 
libro, sia per l’amore che ha saputo infondere fra le varie classi della popolazione per la 
ricerca del libro, questo pane spirituale che costituisce l'indice di civiltà e di progresso di una 
comunità. Fra le tante direttive che persegue l’Associazione si propone principalmente di stu- 
diare la migliore amministrazione delle biblioteche in genere, di assistere e promuovere la 
legislazione sul libro in conformità dei bisogni e dello sviluppo che esso presenta gradualmente 


NOTIZIE 77 


attraverso gli anni; s’incarica di fondare e incoraggiare l’ istituzione di Biblioteche in ogni 
più piccolo centro urbano e rurale, e di assecondare lo studio bibliografico stimolando le 
ricerche e le consultazioni tanto dei privati che degli enti. Inoltre l’Associazione si mantiene 
a contatto con le altre consorelle sparse nei più grandi centri del mondo; e in questo Con- 
gresso una Società Americana del Libro ha fatto sfilare col cinematografo, agli occhi dei con- 
venuti, un esempio mirabile di organizzazione bibliotecaria ambulante. La direttrice, Miss Jessie 
Carson, si è compiaciuta di affermare che tale organizzazione ha creato, dal 1918 iu poi, sul- 
l'area devastata della Francia, cinquanta biblioteche viaggianti per un totale di 120,000 volumi, 
il cui scopo principale è quello di visitare i piccoli centri dove il culto del libro non è per 
niente penetrato. 

« E di queste benemerite diffusioni si possono citare esempi notevoli, i quali dimostrano 
il proposito degli anglo-sassoni di spargere largamente su tutte le aree del mondo le migliaia ‘ 
di tonnellate di carta che stampano; e ciò è dovuto specialmente alla guerra, che è stata 
maestra nell’ insegnare gli espedienti migliori per un’efficace propaganda delle idee. Ma gli 
Inglesi e gli Americani non hanno la cervellottica pretesa dei Tedeschi, che si proponevano 
di dominare il mondo cor. la Kultur germanica ; essi lo fanno spassionatamente per tutti, per 
amore della cultura universale, con lo stesso entusiasmo che li ha guidati a civilizzare milioni 
di Indù e altre razze di colore, Si potrà malignare se occorre, sul leggendario egoismo e par- 
ticolarismo britannico, ma è un fatto che ben poche delle loro imprese intellettuali sono fallite, 
per non parlare di quelle finanziarie, e sotto ogni forma le loro attività si compenetrarono in 
un tutto organico che è l’espressione migliore della, civiltà moderna. 

« Il Congresso attuale di Manchester si è occupato dei più svariati argomenti sul libro, 
con una serie di conferenze interessanti, fra le quali una sulla Biblioteca dell’ Ufficio Interna- 
zionale del Lavoro, annesso alla Lega delle Nazioni, a Ginevra. Lo scopo di questa Biblioteca 
è naturalmente confinato nelle materie relative al lavoro, e, sebbene la sua esistenza conti solo 
un periodo di diciotto mesi, contiene già 130,000 voci sulle suddivisioni della materia, e un 
numero di 202 dizionari, differenti 1’ uno dall’altro. L’oratrice, Miss H. A. Lake, ha detto che 
è già pervenuto all’ Ufficio un materiale librario in ben 24 lingue da ogni parte del mondo, e 
che la biblioteca è collegata con telefono proprio alle altre più importanti istituzioni similari 
di Ginevra, i cui libri vengono scambiati fra di esse per mezzo di speciali incaricati. 

« Gli argomenti statistici sono stati trattati con ampiezza dal Congresso, e, secondo la 
computazione del 1919, esistono nel Regno Unito 580 sistemi di biblioteche, con un ammon- 
tare di 14 milioni di libri diversi che circolano annualmente fra 65 milioni di persone. 

« La sezione dei poeti nelle pubbliche biblioteche non occupa ancora quel posto ade- 
guato che le compete, e il grosso pubblico riserva le sue simpatie alla più facile prosa, come 
del resto avviene un po’ dappertutto. Una recente statistica del movimento di una grande Bi- 
blioteca di Manchester dà le seguenti cifre sul prestito di opere poetiche : I poemi di John 
Davidson furono richiesti 49 volte dal 1911 a tutt'oggi ; i poemi di G. R. Chesterton 57 volte 
dal 1915; i poemi di Thomas Hardy 26 volte dal 1915; i poemi di guerra del Siegried Sasson 
25 volte dal 1919. Queste cifre rappresentano la media base di tutte le biblioteche inglesi, e 
la disamina non è troppo lusinghiera per i poeti, anche se cantano le gesta della guerra come 
il Sasson. Fenomeno significativo di quel certo materialismo storico che perdura fra le genti, 
e che il naufragio dell’ idealismo wilsoniano, a base di filosofia, non ha fatto che accrescere. 
L’Associazione di Manchester, ha fatto i più ardenti voti d’ incoraggiamento alle letture poe- 
tiche, ma con la certezza di dover abdicare al suo nobile proposito in un tempo di prossime 
constatazioni di magri risultati conseguiti. 

« Anche il sommo Shakespeare, se fosse applaudito soltanto dai suoi cultori di fede, ben 
pochi applausi riscuoterebbe; egli riceve le ovazioni del grande pubblico, perché l’inglese vede 


in lui un Dio nazionale, ma è ben tutt’altro il suo entusiasmo di comprensione per le sue 
opere. 


78 NOTIZIE 


« Un'altra dotta memoria è stata letta sulla famosa Biblioteca Bodley, che si trova alla 
Università di Oxford e che si vorrebbe estendere a quella di Cambridge. Sir Thomas Bodley 
(1545-1613) fu uno dei più celebri bibliofili di Inghilterra e parecchie generazioni di studenti 
universitari attinsero alle sue opere e alle sue collezioni, dando un fervido impulso agli studi 
bibliografici. E, a proposito di bibliografia, il Congresso occupò un’intera seduta a trattare 
dell’ Istituto Internazionale di Bibliografia in Bruxelles. Molte critiche furono mosse in tal senso 
perché si riconosce che, per quanto l' iniziativa di Bruxelles sia molto lodevole, è impari al 
compito che le sovrasta. L’ambizione del Belgio è quella di istituire nella sua capitale una 
colossale fonte di sapere, alla quale dovrebbero convenire in dotte comitive gli studiosi di 
tutto il mondo. A tal uopo ha diviso l’ Istituto in 39 sale, ciascuna delle quali dedicata a una 
Nazione diversa, e ha adottato per base di classificazione e di catalogazione dei libri il sistema 
del British Museum di Londra. Ma se si pensa che le voci di tale catalogo della letteratura 
universale sommano a soltanto 12 milioni, mentre la produzione del mondo era già elencata 
nel 1830 a 40 milioni, è facile dedurre che l’ Istituto si trova ancora ai primi passi e che la 
sua evoluzione susseguente sarà necessariamente lunga e laboriosa. 

« Un grande centro che potrebbe tradurre in pratica il gigantesco piano di una biblioteca 
mondiale sarebbe Washington, alla quale gli Americani profonderebbero tesori finanziari pur 
di avere il monopolio di tale istituzione unica al mondo. Da notarsi poi che gli americani 
nutrono un certo entusiasmo per la bibliografia, sebbene apparentemente sembri il contrario. 

« Da ultimo il Congresso s’ intrattiene sul costo attuale dei libri, che per certe categorie 
di persone diventano proibitivi, e sulla fondazione delle Scuole del Libro in parecchi centri 
dell’ Inghilterra, sul modello di quella esistente a Londra. 

« Non si può negare l’ importanza di tale Congresso, anche per gli aspetti internazionali 
che Ja divulgazione del libro offre e che sono stati passati magistralmente in rassegna da stu- 
diosi, i quali si riuniscono in questo paese con quella fede nei loro postulati che è ben lungi 
da riscontrarsi in certe oziose accademie, in altre parti del mondo », 


Un esperimento curioso e istruttivo — di cui hanno parlato parecchie riviste americane 
e da ultimo il /vblishers’ Circular di Londra — è stato operato da un cultore dell’arte tipo- 
grafica, Dard Hunter, il quale, primo esempio al mondo, ha atteso e condotto a termine da 
solo e senza aiuto l’intera stampa di due libri. Scontento delle produzioni tipografiche altrui 
e proprie, e fisso nella ammirazione incondizionata di quelle degli antichi, di cui aveva scelto 
a insuperato modello quelle di Jenson e di Aldo; egli, dopo molti tentativi di approssimar- 
visi, venne a concludere che la ragione dell’ inferiorità dei moderni consiste nella divisione del 
lavoro tipografico, dalla quale consegue, nella stampa del libro, l'assenza di quell'individualità 
che invece rifulge nelle pagine degli incunaboli. Il Hunter allora si pose in mente di far da 
solo e coi propri mezzi quanto generalmente è fatto col concorso di tanti uomini e macchinari 
anonimi. Piantò in riva a un fiumicello la sua minuscola cartiera e seguendo appuntino i me- 
todi degli antichi riesciva a fabbricare da solo circa 75 fogli di carta al giorno. 

Nelle vicinanze pose la sua fonderia, e provvide, sempre senza aiuto, a fabbricare pun- 
zoni, matrici e caratteri. Per la stampa usò — è superfluo dire — un torchio a mano. Dopo 
sette anni di lavoro i due libri erano fatti, e uscivano, a un anno di distanza l’uno dall’altro, 
rispettivamente in edizioni di 200 e 250 esemplari. Lo stampatore pur non confessandosi con- 
pletamente soddisfatto, è del parere di essersi con questo metodo avvicinato notevolmente 
alla perfezione degli antichi, e spera di conseguirla del tutto con una prossima opera ove figu- 
rerà oltre che come cartaio, fonditore e tipografo, anche come autore. Dovrebbe essere un 
trattato sulla fabbricazione della carta attraverso i tempi. Inutile dire che le edizioni dei libri 
suddetti sono esaurite, e che gli esemplari si pagano tre e quattro volte il costo originale ; 
inutile aggiungere che il luogo ove ha avuto luogo tale impresa è l'America, e l’uomo è ame- 
ricano. 


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NOTIZIE 79 


Manoscritti e documenti Perugini rinvenuti a Gardone. — Col titolo: Preziosi mrano- 
scritti dal *300 al *5s00 rinvenuti in una villa ex-tedesca a Gardone, leggiamo in un giornale 
bolognese del 9 febbraio 1922 il seguente dispaccio da Roma: « Avendo avuto notizia che nella 
villa sequestrata al suddito tedesco Alessandro Giinther, ora devoluta al Demanio dello Stato, 
in Gardone Riviera (Brescia) si trovassero delle pergamene e manoscritti antichi, il Ministro 
dell’ Industria e Commercio on. Belotti, nell’ intento di assicurarli al patrimonio storico ed ar- 
cheologico della nazione, ha subito disposto che da persone studiose e competenti si proce- 
desse ad un particolare loro esame e se ne compilasse un dettagliato inventario. È venuto alla 
luce in tal modo un rilevante materiale di documenti Perugini, la cui importanza storica sarà 
maggiormente posta in evidenza quando potrà essere ultimato l’inventario. Il materiale intanto, 
onde rendere l’inventario più breve, facile ed utile, è stato pazientemente e con ogni cura 
classificato e registrato su apposite schede, ordinandole cronologicamente per materia. Sono in 
tutto più di mille volumi, distribuiti in duecentododici colli ; il primo contiene indici trecente- 
schi di volumi di podestà, capitani e giudici ; dal secondo al diciannovesimo, contengono ca- 
tasti e libri di massari e gabellieri dal 1260 al 1399, e sono degni di particolare menzione i 
catasti degli anni 1260 e 1275; il secondo contiene atti sparsi del comune di Perugia dal 1291 
al 1475, e vi si notano i patti conclusi nell’anno 1455. 1 colli dal 21° in poi contengono atti 
di Podestà, capitani, sindaci e giudici : cioè accuse, inquisizioni, sentenze, precetti, licenze, ecc., 
dal 1275 al 1390, suddivisi per anno e al nome dei relativi Podestà e capitani. Oltre a tali vo- 
lumi si sono rinvenute, in quella massa di carte e quaderni ritenuti quasi di nessun conto, tre 
casse e dei sacchi di pergamene del sec. XIV, che ammontano a varie diecine di migliaia. 
Come si vede da tale sommaria e prima indicazione, il materiale rinvenutosi nella accennata 
villa ha un rilevante valore per la storia del comune di Perugia, e della stessa vita italiana, 
dal tempo di Dante fino al Rinascimento ». 

Ora chi rammenti la dispersione avvenuta nell'Archivio comunale di Perugia nella se- 
conda metà del secolo scorso, quando gran parte dei codici e dei documenti che lo compone- 
vano andarono, parte distrutti o distratti, parte venduti alla libreria Spithòver di Roma, può 
ragionevolmente supporre che nell’attuale rinvenimento si abbia a riconoscere come un com- 
pendio delle sottrazioni o dispersioni perpetrate in quell’archivio prezioso. Che la nostra sup- 
posizione sia fondata, è confermato dalla seguente notizia suppletiva, che lo stesso giornale 
bolognese pubblicava, in data 1o febbraio, da Perugia (// prezioso mafleriale storico rinvenuto 
nella villa di Gardone): « È già stata pubblicata la notizia del rinvenimento in una villa di 
proprietà del tedesco Alessandro Giinther, sita sul lago di Garda, ora passata in proprietà de- 
maniale, di numerosi documenti storici, appartenenti agli archivi comunali della nostra città 
[Perugia]. 

« Il prezioso materiale, la cui importanza storica sarà maggiormente messa in luce 
quando potrà essere ultimato l’ inventario, manca dalla sede originaria dal 1855, anno in cui, 
per suggerimento dello storico perugino Vermiglioli, furono venduti come documenti di poco 
valore al libraio antiquario Spithòver di Roma; riconosciutane più tardi |’ importanza, il Co- 
mune fece le pratiche per ricuperarli, ma vi si opposero ragioni d’ indole finanziaria ». 

Se è cosi, è veramente da rimpiangere che la notizia del fortunato recupero non possa, 
oggi, rallegrare lo spirito eletto di Ernesto Monaci, che denunciò ripetutamente quella di- 
spersione, e tanto si adoperò perché una parte almeno di quella suppellettile fosse salvata ed 
assicurata all’ Italia. St vegga l’articolo, non firmato, ma certamente del Monaci (cfr. 2ib/io- 
filia, XXIII, 146), Z codici dell’Archivio comunale di Perugia, nella Rassegna settimanale, a. II 
(1878, 20° sem.), pagg. 3-4; e E. M[onaciI], Ancora sulle pergamene di Perugia ; ibid., a. IV 
(1879, 2° sem.), pagg. 224-25; e cfr. anche Arck. d. Società Romana di storia patria, vol. I 
(1878), pag. 391 Sgg. 

La notizia dell’ importante recupero è data anche — in forma sobria, ma precisa — da 
G. Bourgin nella evue historigue di marzo-aprile 1922 (tom. CXXXIX, pag. 322). 


80 NOTIZIE 


n —______—__ e E ee —rr_____—__—__—6@—€@—<«- ——— ——————————+—+_—-—+—+—+——»—e___- 


Criptografia Baconiana. — Un professore dell’ Università di Princeton (Stati Uniti), 
Louis Cons, pubblica ne L’///usfration di Parigi la notizia e due fac-simili di Un manuscrit 
mystérieux. Un traité scientifique du XIIIe siècle, attribué à Roger Bacon (a. LXXX, n. 4118 
[4 febbr. 1922], pag. 112). Si tratta di un cimelio, o piuttosto di un enigma paleografico e scien- 
tifico, che tale è rimasto, malgrado gli sforzi fatti sin qui per decifrarlo, e le somme enormi, 
che — in previsione di chi sa quali rivelazioni scientifiche — è stato successivamente pagato. Il 
volume, membranaceo, in scrittura criptografica, di 242 pagine, di cui 207 illustrate di figure 


di piante, foglie, radici, di diagrammi astronomici, di figure anatomiche, di rappresentanze . 


simboliche, appartenne già, nella seconda metà del sec. XVII, ai Duchi di Parma, ai quali 
pervenne dal celebre gesuita p. Atanasio Kircher (1601-1680). Questi lo aveva avuto da un 
professore di medicina dell’ Università di Praga, Marco Marci, al quale a sua volta era perve- 
nuto, indirettamente, dall’ imperatore Rodolfo II (1586-1611), come attesta anche la firma del 
conservatore delle collezioni botaniche dell’ imperatore, Jacobus de Tepenecz, che si legge in 
una pagina del manoscritto ; e l’ imperatore lo avrebbe pagato l’egregia somma di 600 ducati, 
pari a 70.000 fr. di moneta attuaie. Non sappiamo se per una somma maggiore o minore, ma 
certo molto considerevole, il misterioso manoscritto ha ora passato l’Atlantico, e trovasi a Fi- 
ladelfia, in possesso di M." W. M. Voynich, che lo acquistò nel 1912; ed è ivi oggetto di in- 
dagini assidue da parte di un professore di filosofia dell’ Università di Pensylvania, M." Newbold, 
specialista in ricerche cabalistiche. Secondo il Newbold, i misteriosi caratteri del ms. Voynich 
deriverebbero dalla stenografia greca (ciò che sarebbe compatibile col fatto che Bacone nel 
cap. IV della sua grammatica tratta appunto delle abbreviazioni e dei nessi nella scrittura 
greca); ma non sarebbero decifrabili che mediante una lente di ingrandimento. Il Newbold 
pretende di aver letto, col suo sistema, nel manoscritto l’esposizione di fatti scientifici e sto- 
rici altrimenti sconosciuti : quali, ad es., un eclisse anulare del 5 settembre 1290; l’apparizione 
di una cometa il 5 dicembre 1273 ; la localizzazione della grande nebulosa di Andromeda ; una 
lunga e precisa descrizione dell’operazione della pietra secondo i procedimenti arabi; l’uso di 
sostanze nitrose per diagnosticare le orine, ecc. Certo, anche esteriormente, il ms. ha l’aspetto 
(colie sue molteplici figurazioni) di un Zibro di segreti; e l'importanza o la presunta valoriz- 
zazione di questi, spiegherebbero anche la preferenza data alla criptografia in luogo della scrit- 
tura comune. Ma come dimostrare che esso è proprio opera di Bacone? e come dimostrare, 
se non per via di raffronti con altre scritture criptografiche già sicuramente decifrate, il sistema 
esegetico del Newbold ? come liberarsi sopra tutto dal sospetto che ci troviamo di fronte, o ad 
una contraffazione, o ad una ciurmeria, ordita per spillare quattrini a qualche ricco creden- 
zone? Solo chi abbia fatto indagini speciali e rigorosamente scientifiche sulla stenografia e 
criptografia antica, potrà dare una risposta attendibile a queste domande. Ricordiamo, ad es., 
fra le opere più recenti in materia: ANDRÉ LANGIE, De /a crypfographie. Etude sur les écri- 
tures secrètes. Paris, Payot, 1919. 


Archivio Vasari. — La nostra rivista ha accennato altre volte alle carte di Giorgio 
Vasari (cfr. 216//7., XII, 41-42; XIX, 283), passate dopo la morte di lui (1568) ai nipoti ed 
alla famiglia Spinelli, presso la quale il comm. Giovanni Poggi poté consultarle nel 1908, 
dandone notizia in un articolo, Che cosa è l'Archivio Vasari, pubblicato nel Marzocco, a. XV, 
n. 15 (1o aprile 1910). È pure noto che nel 1910 il co. Luciano Rasponi-Spinelli vendette co- 
desto archivio alla Germania (e per essa al prof. Karl Frey) per la somma di 35.000 marchi, 
metà della quale fu sottoscritta dall’ex-imperatore Guglielmo II. Ora un articolo di Ugo 
Ojetti pubblicato nel Corriere d. sera (26 ottobre 1921) informa che, dopo la guerra, e la 
morte sopravvenuta del prof, Frey (che di quelle carte erasi servito per la nuuva edizione da 
lui intrapresa delle Zi/e del VASARI, con apparato critico; Munchen 1911), dietro accordi in- 
tervenuti colla Germania, ed il parere espresso sulla questione dal prof. W. Bode, il contratto 
del 1910 è stato annullato, e conseguentemente l'archivio Vasari è rimasto in Italia, e più pre- 


NOTIZIE 81 


£ 


cisamente ad Arezzo, nel palazzo edificato dallo stesso autore delle Vie. — La lieta notizia è 
stata riprodotta anche da G. Bourgin nella Revue hisforigue di marzo-aprile 1922 (vol. CXXXIX, 
Pagg. 322-23). 


Plinio il Vecchio precursore di Cristoforo Colombo ? — Nel giornale di Caracas, £/ 
nuevo Diario, n. 2728 (6 agosto 1920), il sig. Alberto J. Porta dà la seguente strabiliante 
notizia : « M. Marciano Rossi, de San José (California) aurait en son pouvoir les documents 
inédits suivants: i 

1.° Une reproduction fac-similé d’une lettre, qui se trouve à la Bibliothèque du Va- 
tican, écrite en 1439 par Tadeo Visco, chancelier de la cour de Naples, sous le rèégne du roi 
Giacomo, adressée à la duchesse de Sesa, dame d’honneur de la reine Giovanna. Dans cette 
lettre, Tadeo Visco raconte qu’au cours de recherches qu’il vient de faire avec Dominicus 
Docier, chapelain de la cour, dans la Bibliothèque de l'ancien couvent de Montecassino, près 
de Rome, il a découvert un manuscrit inédit de Pline l’ancienj; ce ms. contenait la description 
de son voyage à travers l’Atlantique à Tulia Minor (les Agores) et à Tulia Mayor (Golfe du 
Mexique), où il rencontra des hommes d’origine osque (Étrusques) ; le roi de ce peuple s’ap- 
pelait Ucius et son fils Rosellac. Ucius recut Pline dans l’ancienne ville de Uxmal et lui apprit 
que ses ancétres étaient venus 500 ans auparavant dans une trirème, à la suite de la déroute 
de la flotte carthaginoise et étrusque, à Himera près de Palerme, par le tyran Gelon. Pline 
serait resté quelques mois à Tulia Mayor. 

2.° Une carte, dessinée grossièerement sur parchemin, datée de 1422 et signée de Do- 
minicus Docier et Tadeo Visco, où figure la route commerciale qui va d’Europe, par le détroit 
de Gibraltar, aux Acores et au Golfe du Mexique. 

3.9 Une carte de 1439, signée de Tadeo Visco et de Dominico Colombo, père du deé- 
couvreur de l’Amérique, donnant les.mémes details. 

4.° Un parchemin signé de Tadeo Visco et Dominicus Docier, relatant le voyage en 
Amérique de Julius Sabinus, qui se disait descendant de Jules César, en 70-71 av. J.-Ch. Sa- 
bino, condamné à mort par Vespasien pour avoir fomenté une révolte contre Rome, fut envovyé 
par Pline, pour échapper au chatiment, avec une centaine de partisans hommes et femmes 
(en grande partie basques), dans le but de fonder une colonie à Tulia Mayor. Cette colonie 
fut installée à l’embouchure du rio Sabino, qui sépare l’état du Texas de celui de la Louisiane, 
Sabino explora la céòte du Golfe et la Floride, sur la còte méridionale de laquelie il établit 
une autre colonie, 

Plus tard, Sabino revint à Rome et fut exécuté. Son fils aîné Genus s'embarqua à son 
tour avec quelques aventuriers pour la colonie de son péère. Mais les algues marines avaient 
crà cette année-là avec tant de force de l’autre còté des Acores, qu’il ne put nì continuer sa 
route, ni revenir en arrière », 

Il Journal de la Société des Américanistes de Paris (N. S., tom. XIII [1921], pagg. 147-48), 
che riproduce, forse a titolo di curiosità, l’esilarante storiella, commenta, in italiano: Se worn 
è vero....; ma certo è che la grande scoperta di Colombo ebbe, se non dei veri e autentici 
precursori, dei preconizzatori. L'atto II della Medea di Seneca termina, come è noto, con questi 
fatidici versi: 

Venient annis 
Saecula seris, quibus Oceanus 
Vincula rerum laxet, et ingens 
Pateat tellus. Tethysque novos 


Detegat orbes: nec sit terris 
Ultima Thule. 


E il ch. archeologo comm. Gio. Francesco Gamurrini, in un elevato discorso letto nella 
sala della R. Accademia Petrarca di Arezzo (di cui è presidente) il 21 luglio 1918, ha dimo- 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 19-3° tI 


82 NOTIZIE 


strato che il Petrarca ha pure in più luoghi delle epistole, dell’ A/rica e del Canzoniere presa- 
gito la scoperta di nuove terre, come ad es. nei noti versi: 


Nella stagion che il ciel rapido inchina 
Verso occidente, e che il dì nostro vola 
A gente, che di là forse l’aspetta. 


(Cfr. G. FR. GAMURRINI, Petrarca e la scoperta dell'America ; in Atti e Memorie d. R. Accad. 
Petrarca di scienze, lett. ed arti in Arezzo, N. S., vol. I [1920], pagg. 3-16). Del resto, codeste 
voci di pretesi precursori di Colombo si ripetono ogni tanto, a intervalli più o meno lunghi e 
nelle forme più svariate ; ed anche la nostra rivista le ha talvolta registrate (cfr. : G. Gutendere 
e C. Colombo preceduti nelle loro scoperte ; in Biblfl., XII, 42). 


Biblioteche Svedesi. — ll governo svedese ha pubblicato, sotto la direzione di J. Guin- 
chard, direttore dell’ ufficio municipale di Statistica a Stoccolma, una nuova edizione, in in- 
glese, di uno splendido manuale sulla ‘Svezia’, considerata sotto gli aspetti ed in tutte le 
molteplici manifestazioni della sua vita, fisica, industriale, scientifica, artistica, letteraria. Essa 
consta di due grossi ed eleganti volumi, riccamente illustrati; ed ogni sezione è redatta da 
speciali collaboratori, indicati nell’ indice premesso a ciascun volume (Sweden. Historical! and 
. statistical Handbook, by order of the Swedish Government, edited by J. GuiNncHARD. 2" edition 
(english issue). Part I: Land and people. Part II: /udustries. Stockholm. Government printing 
Office P. A. Norstedt & Séner, 1914; voli. 2. di pagg. XxVI-781 e xI-758, in 8°). Il vol. J, nella 
parte riguardante le pubbliche collezioni e le istituzioni scientifico-artistiche, comprende pure 
un cenno storico-statistico sulle biblioteche svedesi {vol. I, pagg. 481-83: Zibraries, by B. 
LUNDSTEDT & O. WIESELGREN). 

La Biblioteca Nazionale della Svezia (‘ Kungl. Bibliotheket ’ di Stoccolma) data dal regno 
di Gustavo Vasa (1523-1560). Dal 1601 essa gode del diritto di stampa su tutte le pubblica- 
zioni svedesi. Nel 1871-77 fu eretto per la biblioteca il palazzo che occupa attualmente in 
Hamlegarden Park. Nel 1913 essa contava 400,000 volumi, 1,000,000 di opuscoli, 12,150 por- 
tafogli di carte e mappe e 11,000 manoscritti. Dal 1887 la Biblioteca di Stoccolma pubblica 
annualmente un Catalogue of Additions delle opere straniere acquistate nell’anno . precedente 
dalle biblioteche pubbliche della Svezia: biblioteche, che nel 1912 raggiungevano il numero 
di 42. Oltre la Biblioteca Reale sono poi a Stoccolma varie biblioteche speciali: Ia biblioteca 
della R. Accademia delle scienze, la biblioteca del ‘Caroline Medico-Surgical Institute’, la 
biblioteca della R. Accademia di letteratura, storia e antichità, la biblioteca del ‘ Riksdag ’ 
per la giurisprudenza, economia politica, ecc. ; la biblioteca Nobel, fondata nel 1901 in con- 
nessione coll’ Istituto Nobel, ecc. — Fra le biblioteche di provincia poi, le più importanti 
sono : la biblioteca dell’ Università di Uppsala (che pure gode dal 1907 del diritto di stampa 
sulle opere svedesi), con 40,000 volumi, di cui 15,000 manoscritti ; la biblioteca dell’ Università 
di Lund, trasportata in una nuova sede nel 1907, con 200,000 volumi e 4,000 manoscritti; la 
‘ City Library of Gothenburg’, con 150,000 volumi ; la ‘ City Library of Norrképing”. can 
50,000 volumi; e la ‘City Library of Malmò ’, aperta nel 1905, con 13,000 volumi. 


BibHoteche Abruzzesi. — Ersilio Michel continua nella Rassegna storica del Risor- 
gimento la sua serie di notizie sulle biblioteche italiane, allo scopo di rintracciare in esse e 
segnalare agli studiosi i documenti che racchiudono sul periodo storico al quale la Rassegna 
è consacrata. Cosi nel fascicolo di luglio-dicembre 1921 passa in rassegna Ze 2ibliofeche fro- 
vinciali d’ Abruzzo (a. VIII, fasc. 3-4, pagg. 625-37). « La Biblioteca provinciale di Aquila, in- 
titolata a ‘ Salvatore Tommasi ’ (1813-1888) e giudicata, dopo quella di Napoli, la più impor- 
tante e ricca delle province dell’antico Regno napoletano, possiede numerose opere a stampa, 
relative alla storia e alla letteratura abruzzese del secolo scorso ». Fra i manoscritti sono no- 


= nf —— n ia E € 


NOTIZIE 83 


tevoli quelli di mons. Anton Lodovico Antinori, 1’ insigne storico aquilano, coetaneo e corri- 
spondente di L. A. Muratori, di Bernardo Tanucci e di Melchiorre Delfico ; e i documenti 
dell’antico Archivio Aquilano, che vanno dal sec. XIII alla fine del XVIII. — La Biblioteca 
provinciale di Chieti (intitolata di recente ad ‘ Angelo Camillo de Meis ’) « possiede una ricca 
e copiosa raccolta di volumi, di opuscoli, di periodici abruzzesi, molti dei quali si riferiscono 
alla storia della formazione dell’ unità italiana ». Non vi sono molto numerosi i manoscritti, i 
quali però, in compenso, « sorpassano i limiti della regione, e riguardano fatti e avvenimenti 
di carattere generale », quali una serie di documenti che risalgono all’epoca della Repubblica 
Partenopea, e quelli appartenuti al barone Antonio Nolli (1755-1830), i quali si riferiscono 
agli uffici da lui tenuti nei vari governi che si succedettero nell’ Italia meridionale dal 1805 
al 1820. — Infine, la Biblioteca provinciale di Teramo (intitolata a ‘ Melchiorre Delfico ’) pos- 
siede « un ricco reparto abruzzese, e, in numero più limitato, memorie e documenti relativi 
al periodo del Risorgimento ». Meritano speciale ricordo, un volume ms. contenente la crono- 
logia dei Vescovi teramani e la cronaca degli avvenimenti locali durante il periodo francese, 
ed anni successivi, sino al 1823, attribuito al prete Angelo de Jacobis (+ 1824); 3 volumi mss. 
già appartenuti al convento di S. Maria delle Grazie in Teramo ; e i numerosi manoscritti ed 
opuscoli di Nicola e Pancrazio Palma, storici teramani: manoscritti di cui si ha già alle stampe 
una minuta descrizione (cfr. Manoscritti Abruzzesi nella Biblioteca ‘ Melchiorre Deifico ’, in Ri- 
vista Abruzzese, a. 1908, pagg. 451-58). 


Le biblioteche di Oreste Tommasini e di Ernesto Monaci. — L'Archivio d. R. Società 
Romana di storia patria, nel fasc. 3-4 del vol. XLIII (1920), pag. 461, reca la seguente notizia : 
« I figliuoli di Oreste Tommasini hanno, con generoso pensiero, donato alla nostra Società 
la biblioteca paterna. La ricca e bellissima raccolta di volumi, la quale serberà il titolo di 
‘ Biblioteca O. Tommasini ’, riempie tre sale della Vallicelliana, che saranno inaugurate pros- 
simamente, con una solenne commemorazione del nostro indimenticabile amico, Se, come giova 
sperare, il Comune di Roma vorrà allogare la Società Filologica Romana, alla quale sappiamo 
destinata la biblioteca di E. Monaci, nel palazzo dei Filippini, avremo riunite le tre biblio- 
teche, del Balzani, del Tommasini e del Monaci. E fra i loro libri ci parrà che gli amici e 
maestri nostri non si siano interamente allontanati da noi ». 


La raccolta bibliografica di Diomede Bonamici. — Con questo titolo, il Bo//ettino d. 
pubblicazioni italiane di Firenze, n. 246 (dicembre 1921), pag. xLvij, pubblica: « È acceduta 
di questi giorni alla Nazionale Centrale la ragguardevole collezione di opere bibliografiche e 
biografiche che fu del dott. Diomede Bonamici di Livorno (1823-1912), per acquisto fattone 
dal Ministero della Istruzione, cui la nostra Biblioteca deve perciò le più vive grazie. 

« Del Bonamici tutti gli studiosi nostri ben ricordano la simpatica figura e la lunga e 
nobile operosità : di combattente nelle battaglie del ’48-’'49, di medico valoroso, ch’ebbe parte 
principale nella difesa della sua città durante l’ invasione del colèra nel 1854, di bibliofilo ap- 
passionato. Della sua raccolta egli pubblicò il catalogo {Catalogo di opere biografiche e biblio- 
grafiche raccolte dal dott. DiomenE BonAMicI. Lucca, Giusti, 1893), corredandolo, come in 
addietro usarono i nostri eruditi, di copiose note sulle vicende e sugli autori di quelle opere : 
il volume è dedicato ad Alessandro d’Ancona e a Salvatore Bongi; e come questi studiosi 
insigni, cosi parecchi altri, non raramente e quasi sempre utilmente, ricorsero a lui e a quella 
raccolta, ch’egli continuò ad accrescere anche nell’ultimo ventennio della sua vecchiaia. Cosi 
aveva seguitato indefessamente a riunire schede attinenti alla bibliografia delle storie munici- 
pali, dei giornali, del teatro e delle Università nostre, della medicina e del colèra in Italia; 
e anche questi suoi repertori sono stati ceduti dall’erede del Bonamici, il ch. dott. Enrico 
Montalcino. Aveva altresi il Bonamici una collezione di storia livornese, e questa è rimasta 
nella sua città; nonché una copiosa serie di libretti d’opera, italiani e stranieri, che, già sono 


84 NOTIZIE 


alcuni anni, è passata alla Marucelliana di Firenze, e che oggi conta 10.000 pezzi. La serie ora 
assicurata alla Biblioteca nostra comprende 3158 volumi e 2851 opuscoli, nei quali la vecchia 
buona erudizione d’Italia è largamente rappresentata per il campo bibliografico e biografico, 
per la storia dell’arte tipografica e del commercio librario ». 


Bibliografia Papirologica. — La Papirologia ha fatto di già nel primo ventennio del 
sec. XX si rapidi e meravigliosi progressi, ed ha assunto una si vasta e complessa importanza, 
che si è sentito bentosto il bisogno di fondare per essa riviste apposite, e di seguirne la co- 
piosa e molteplice produzione in tutti i paesi civili, mediante la pubblicazione di bibliografie 
periodiche. Una delle più interessanti pegli studiosi italiani era quella che, già prima della 
guerra, era venuto pubblicando a più riprese Seymour de Ricci nella Revue des Études 
grecques, e di cui avevano già visto la luce tre Bollettini e la 18 parte del quarto: SEYMOUR DE 
Ricci, Bulletin Papyrologique I; in REG., XIV [1901], pagg. 163-205; II, idid., XV [1902], 
pagg. 408-60, e XVI [1903], pagg. 1086-25; III, 18:4., XVIII [1905], pagg. 303-382 ; IV, parte 1°, 
ibid., XXVII [1914], pagg. 153-89. 

Il ch. filologo riprende ora il suo meritorio lavoro, e pubblica nel tom. XXXIV della 
stessa rivista (n.0 156, pagg. 80-112; n.” 157, pagg. 177-230) la 2 parte del IV Bollettino. La 
parte 12 comprendeva : Gereralità, Paleografia, Storia, Diritto, ecc.j la 28 abbraccia le pub- 
blicazioni fatte dall’ Inghilterra e dall’Irlanda (pagg. 80-112 e 177-195), dalla Francia 
(pagg. 195-208), dal Belgio e dall’ Olanda (pagg. 208-09) e dalla Germania (pagg. 209-230). 
I papirologi italiani vi sono adeguatamente rappresentati, con lavori di D. Comparetti, G. 
Vitelli, G. Lumbroso, L. Cantarelli, G. Pasquali, G. Fraccaroli, A. Taccone, E. Menozzi, V. 
Costanzi, L. Pareti, C. O. Zuretti, A. Vogliano, A. Cosattini, ecc. — Anche il nuovo perio- 
dico: Aegyptus. Rivista italiana di Egittologia e di Pafirologia, iniziatasi col 1920, si propone 
di pubblicare una £:5/tografia metodica degli studi di Egittologia e di Papirologia ; e nei soli 
fascicoli 2 e 3-4 dell'a. I (1920) si trovano elencate ben 579 pubblicazioni. 


Bibliografia delle recensioni di Filologia e Antichità classica. — La Revue de Philo- 
logie, de Littérature et d’ Histoire anciennes pubblica in appendice al 2° fasc. del tom. XLV 
(aprile 1921) una Revue des compies-rendus d’ouvrages relatifs à l’antiguité classique, publiée par 
J. Marouzeau, directeur d'études à l’École pratique des Hautes études, a. VII-IX (1916-18). 
Paris 1921; pagg. 118, in 8°. L’ utile bibliografia è distribuita si$tematicamente : I. Testi e studi 
sui testi (alfabeticamente per nomi degli autori o testi classici, editi o illustrati); II. Storia 
della letteratura; III. Storia della lingua (grammatica, linguistica, filologia, lessicografia) ; IV. 
Storia dei testi (paleografia, papirologia); V. Antichità (archeologia e storia dell’arte), ecc. In 
fine, l’ Indice dei nomi degli autori. Le riviste spogliate, e indicate con sigle seguite dal nome 
del recensente, sono 52, per la massima parte tedesche, francesi ed inglesi. Di italiane ve 
n’ hanno tre sole : il Bollettino di filologia classica del Valmaggi, la Rivista dello Stampini, e 
la Rassegna italiana di lingue e letterature classiche. 


Bibliografia delle versioni di Ovidio nel medio evo, — La prima delle appendici con 
cui si chiude la monografia di Rudolph Schevill, Ovid and #hke Renaissance in Spain (Ber- 
keley 1913; pagg. 268, in 8), ha carattere bibliografico (6/rographical! Appendix, pagg. 234-509), 
ed ha interesse anche pegli studiosi italiani, e in generale pei romanisti, poiché riguarda le 
antiche versioni delle varie opere di Ovidio nelle antiche letterature italiana, francese e spa- 
gnuola. Le indicazioni di ogni volgarizzamento sono assai sobrie, e per alcune delle opere 
ovidiane le indicazioni dello Sch. sono ormai sorpassate da studi italiani più recenti, come, ad 
es., per l’Ars amatoria, dalla memoria di Concetto Marchesi, Z vo/garizzamenti dell’ ‘ Ars 
amaloria’ nei sec. XIII e XIV. Milano 1917; ma anche per la letteratura anteriore, lo Sch. 
non sembra sempre esattamente informato. Cosi, ad es., per le versioni delle Zroidi non è 


NOTIZIE 85 


ricordato (p. 236) il lavoro di E. Bellorini, Note sulle traduzioni italiane delle Eroidi di 
Ovidio anteriori al Rinascimento. Torino 1900. Delle Metamorfosi sono accennate le traduzioni 
del Bonsignore, dell’Agostini, del Dolce, dell’Anguillara, ecc. (pagg. 236-38), ma non quella 
in terza rima di Lorenzo Spirito di Perugia (1519) : cfr. G. VERMIGLIOLI, Ofwuscoli, Perugia 1826, 
vol. III, pag. 40; né si sa che significhi il punto d’ interrogazione apposto al nome del tra- 
duttore, o rifacitore, de La Vita et Metamorfoseo d’OviDIO, figurato &' abbreuiato în forma di 
Epigrammi da M. GABRIKLLO SYMEONI (pag. 238), visto che il nome di questo letterato si 
trova chiaramente indicato nel frontespizio ; né l’edizione di Lione 1584, che egli cita (n. 6), 
è la prima, ma bensi quella, pur di Lione, per Gio. di Tornes, 1559, in 8°; della quale un 
esemplare curiosissimo — un vero cimelio — è posseduto dalla Biblioteca del Liceo Musicale 
di Bologna : esemplare interfoliato, in cui molti studenti belgi, francesi, tedeschi, olandesi, 
spagnuoli, della Università di Bologna in quel tempo, lasciarono il loro nome (e quasi sempre 
il loro stemma e qualche motto), per ricordo al musicista bolognese Annibale Meloni, di cui 
frequentavano le lezioni. (Veggasi su questa specie di ‘ Album amicorum ’: G. GASPARI, Ca- 
talogo d. Biblioteca d. Liceo Musicale di Bologna, vol. I (1890), pagg. 88-89; C. MALAGOLA, 
Monografie storiche sullo Studio bolognese. Bologna 1888, pag. 351). Tornando ad Ovidio, del 
volgarizzamento, o meglio parafrasi, anonima, del De arfe amandi in terza rima, di cui lo Sch. 
cita un incunabulo (Roma, Stefano Plannck, 1489), esistente nella Biblioteca di Monaco, e ne 
riproduce le prime 7 e le ultime 9 terzine (pagg. 234-35), si conosce anche qualche codice : 
come, ad es., il codice Trivulzio-Trotti del sec. XV, segnalato da Francesco Novati nel 
Giorn. stor. d. letter. ital., vol. IX (1882), pagg. 179-80 (7rans/atione de Qvidio de arte amandi 
in rima vulgare ; inc. : « Amor che per dolceza.... »). — Ai lettori italiani segnaliamo anche 
un capitolo, che tratta Ze origin of the Ovidian tale in Italy (pàgg. 101-113]. 


Bibliografia delle influenze letterarie angio-germaniche. — Nelle University of Cali- 
fornia Publications in Modern Philology (vol. IX, n. 1 [January 22, 1919])) ha veduto la luce 
un contributo bibliografico, che interessa gli studiosi di letterature comparate: English > 
German literary influences. Bibliography and Survey (Part I: 2Zibliografhy), by Laurence 
Marsden Price. Berkeley, University of California Press, 1919; pagg. Itri, in-8). La parte 
principale di questa ricerca bibliografica si accentra sul gran nome dello Shakespeare (Ska&e- 
sfeare in Germany, pagg. 51-81); ma anche le due parti che la precedono e la seguono, e che 
riguardano le influenze letterarie dell’ Inghilterra sulla Germania nei secoli XVI-XVIII (pagg. 
12-50) e nel XIX (pagg. 82-103), escluso lo Sh., toccano argomenti che possono interessare anche 
gli studiosi nostri: commedianti inglesi in Germania (pagg. 13-16); la rivoluzione americana e 
la letteratura tedesca (pagg. 21-22); la letteratura inglese e Goethe (pagg. 23-24), Lessing 
(pag. 25), Schiller (pag. 26), Wieland (pag. 27); Defoe in Germania e in Austria (pagg. 30-31); 
Milton e la letteratura tedesca (pagg. 36-37); Ossian (pagg. 37-38), Pope (pagg. 40-42), Richardson 
(pagg. 42-43), Sterne (pagg. 47-48), Swift (pagg. 48-49), Young (pagg. 49-50) e la letteratura te- 
desca, ecc. Come appare da questi nomi, l’a. riguarda come ‘ inglese ’ tutta la produzione in 
lingua inglese, quindi anche l’americana. In fine, l’/ndex of investigators (pagg. 104-110). 


Bibliografia Geodetica italiana. — Fra il 1879 e il 1884, Pietro Riccardi di Modena 
— il dotto autore della £Zibliofeca matematica italiana — pubblicò nelle Memorie d. R. Acca- 
demia d. scienze di Bologna (ser. 3", vol. X; ser. 42, voll. IV e V) importanti Cenni sulla sforia 
d. Geodesia in Italia dalle prime epoche fin oltre la metà del sec. XIX. Dopo di allora, questo 
interessante ramo della storia e bibliografia delle scienze matematiche non fu, presso di noi, 
coltivato, sino a che il prof. Attilio Mori dell’ Università di Messina richiamò su di esso l’at- 
tenzione dei dotti convenuti al Congresso internazionale di scienze storiche del 1903 (Per wna 
Bibliografia geodetica italiana; in Atti d. Congresso internazionale di Scienze storiche {[Roma, 
1-9 aprile 1903], vol. XII [1904], pagg. 167-70). Ora, giovandosi anche dei materiali raccolti 
dal Mori, il prof. Emanuele Soler, in collaborazione col dott. Giovanni Silva, ha messo 


86 NOTIZIE 


in luce, nelle pubblicazioni della R. Commissione Geodetica Italiana, una £Zibliografia Geode- 
tica italiana (Padova, tip, del Seminario, 1921; pagg. 64, in-4), la quale si propone appunto 
di completare l’opera del Riccardi, raccogliendo l’ indicazione di tutte le pubblicazioni italiane 
di Geodesia « edite dai principî del 1800 sino al 1920, e che non solo trattassero di argo- 
menti strettamente geodetici, ma, pur riferendosi a ricerche matematiche, astronomiche o to- 
pografiche, avessero con la Geodesia stretta attinenza ». 


Per la storia dei Matematici italiani. — !/l IV centenario di Niccolò Tartaglia 
(| 1559) è stato celebrato a Brescia, in occasione del monumento — opera dello scultore bre- 
sciano Luigi Contratti — erettogli il ro novembre 1918 nella piazza di S. Maria Calchera. In 
tale circostanza, l'Ateneo di Brescia — che ebbe la parte principale nella commemorazione — 
pubblicò un ‘ Numero unico ’, contenente vari articoli d'occasione, illustrativi delle circostanze 
della vita e delle opere del Tartaglia: articoli che, assai opportunamente, sono stati riprodotti 
nei Commentari d. Ateneo di Brescia f. l’a. 1918. (Brescia, 1919; pagg. 203, in-8), e che qui 
ricordiamo : /naugurazione del monumento a N. Tartaglia e Discorso dell'on. Ugo da Como 
(pagg. 77-94); Idem, .Scoprendosi 1! monumento a N. T. (pagg. 94-96); A. Favaro, Zeonardo 
da Vinci e N. T. (pagg. 97-102); Gino Loria, N. 7. e l'arte della guerra (pagg. 102-06); 
G. Fornasini, / ritratti di Tartaglia (pagg. 107-117), con illustrazioni riproducenti, oltre varì 
ritratti e medaglie, la tavola xilografica che serve di frontispizio all'opera: Nova scientia in- 
venta da NicoLò TARTAGLIA (Venezia, per Stefano Sabbio, 1537); ed il frontispizio, con ri- 
tratto del T., de La prima Parte del general Trattato di numeri et misure di N. T. (Venezia, 
per Curtio Troiano de i Nauò, 1556); Paolo Guerrini, Za prima biografia di N. T. (pagg. 
117-19); Idem, /ulorno alla famiglia di N. T. (pagg. 119-25); Arnaldo Gnaga, 7 froblema 
dei fesi (pagg. 125-39); Luigi Contratti, L'autore del monumento (pagg. 139-43); Fabio 
Glissenti, Un fo' di storia del inonumento (pagg. 143-51). 

E su un altro matematico, assai meno famoso, ma pure oriundo italiano, leggiamo ne 
L'Europa orientale (Roma), a. II, n. 1 (15 gennaio 1922), pag. 60: « Nell’ultima seduta della 
Lega dei matematici e fisici della Cecoslovacchia (/eduota cestoslovenskych matematiku o fysiku), 
addi 8 dicembre 1921, il dott. M. JAasEK parlò di Bernardo Bolzano (1781-1849), nativo di 
Nesso sul Lago di Como. Il Bolzano, professore all’ Università di Praga, fu eccellente mate- 
matico e filosofo. Per le sue idee liberali fu sospeso dalla cattedra dal governo di Vienna. I 
suoi manoscritti giacevano sepolti nella Biblioteca Imperiale di Vienna. Il dott. Jasek li ha 
esaminati ed ordinati. Dal contenuto di essi si deduce che il Bolzano precedé il Veierstrass 
nella sua teoria delle funzioni continue, Un altro studio sulle matematiche in Italia è stato il 
tema scelto dal dott. Q. Vetter nella seduta del 19 novembre 1921. L’oratore vi parlò delle 
raccolte di matematica nelle biblioteche italiane, dell’ insegnamento di questa scienza, e dei 
migliori matematici italiani dei nostri tempi ». 


Temi italiani nei corsi dell’ Università di Vienna. — Può essere curioso osservare come, 
malgrado il crollo dell’ impero austro-ungarico causato dal trionfo vittorioso delle armi italiane, 
e le gravissime condizioni in cui esso versa tuttora, l’Italia, la sua storia, la sua civiltà, la sua 
arte, la sua letteratura, esercitino sempre un grande fascino su quegli studiosi, e sieno argo- 
mento d’ insegnamenti ufficiali tenuti da valorosi professori delle sue Università. Dagli ultimi 
due fascicoli delle Oeffentliche Vorlesungen an der Universitiit zu Wien, per il ‘ Sommer-Seme- 
ster 1921” e per il ‘ Winter-Semester 1921-22’ (Wien, Adolf Holzhausen, 1921; pagg. 38, in 89; e 
Wien, Emil Haim & Co., [1921]; pagg. 71, in 8°) togliamo l’ indicazione dei seguenti corsi ri- 
guardanti la storia e la letteratura italiana: Ernst Stein, Die Aufange des venezianischen 
Staates. — Julius Schlosser, Z/alien, ein Reisekolleg. — Karl Ettmayer, AMackiavelli’s 
‘Dialogo intorno alla lingua’, — Idem, UVebungen iber den Stil in Boccaccio's ‘ Fiammetta”. 
— Alfred Wolfgang Wurzbach, Dante und scine Zeit. — Idem, ZLiterarhistorische Uedun- 
geni: Dante, Divina Commedia. -—- I. Briich, Nas Vulgdavrlatein. 


La Corrispondenza di Gaston Paris e di Paul Meyer. — A proposito della corrispon- 
denza letteraria dei due illustri e compianti direttori della Romania, Gaston Paris (tf 5 mar- 
zo 1903) e Paul Meyer (tf 7 settembre 1917), il conservatore dei manoscritti della Bibl. Na- 
zionale di Parigi, Henri Omont, ha fatto nella seduta ri marzo 1921 dell'Académie des 


NOTIZIE 87 


Inscriptions et Belles-Lettres la comunicazione seguente: « À propos de la correspondance, 
M. Omont annonce à l’Académie que la correspondance de Gaston Paris vient d’étre offerte 
au département des manuscrits de la Bibliothèque Nationale par les héritiers de notre illustre 
et regretté confrère. Cette correspondance, formant une quarantaine de volumes, et réunie à 
celle de Paul Meyer, constituera une source des plus précieuses pour notre histoire littéraire 
et celle de la philologie francaise dans la seconde moitié du XIXe siècle » (cfr. Compfles-rendus 
de l’Acad. d. Inscr. et Belles-Lettres, marzo-apr. 1921, pag. 73). 


Vendite di manoscritti, incunabuli, edizioni rare. — Della libreria antiquaria L’ Art ancien 
S. A. di Lugano (Svizzera) la nostra rivista si è occupata altre volte annunziandone gli interessanti e 
bene illustrati cataloghi (cfr. Bib/iofilia, XXIII, 149-151). Il Bul/etin n. 4 (September 1921): Zucu- 
nabula and Early illustrated Books (pagg. 115-182) contiene cinque parti : I. /ucunabdula printed in 
Italy [n.i 609-727]; II. Zucunabula printed in Spain [ni 728-746); III. /talian woodcut books, 15% 
century [n.i 21]; IV. Zrench and German woodcut books, 15th century [n.i 747-752]; V. /{ustrated 
books, 16th century [n.i 753-826]. Fra gli incunabuli italiani segnaleremo : S. ANTONINO, Cox- 
fessionale. Mondovì 1472 (n. 620); CECcco D’AscoLI, L’Acerba. Venezia 1487 (n. 647); Corona bd. 
Virginis Mariae. Ferrara, Lor. Rossi, [1497] (n. 650); DIOMEDES ed alii Grammiatici veteres. V e- 
nezia, Jenson, c. 1478 (n. 653); S. HieronvMuUS, /pfisfo/ae. Roma, Sixtus Riessinger, 1467-68 c. 
(n. 670); S. HieRoNYMUS, £fistole vulgare. Ferrara 1497, su pergamena (n. 672); LUCANUS, /%ar- 
salia. Roma, Sweynheym & Pannartz, 1469 (n. 682); Ovipius, Opera. Venezia 1474 (n. 696); Zhe- 
saurus cornucopiae et Hortus Adonidis, gr. Venezia, Aldo, 1496 (n. 723), ecc. — Degliincunabuli 
spagnuoli: ANTONINUS DE FLORENCIA, Summa de confesion. Burgos 1499 (n. 728); S. Bona- 
VENTURA, /orma de los novicios. Sevilla 1497 (n. 729); GARCIA DE CISNEROS, £xrercilatorium 
vifae sfiritualis e Directorium horarum canonicarum, stampati ambedue su pergamena, a Mont- 
serrat, 1500 (n. 731); FusEBIus CREMONENSIS, ZApistola de morte Hieronymi. Saragossa 1480, 
pure su pergamena (n. 733); PeErRUS DE Gui, /anza artis magistri Raimundi Lulli. Valla- 
dolid 1497 (n. 736); Rarm. LuLLus, De conceptione b. Marie Virginis. Sevilla 1491 (n. 740); 
CaroLus et MaRcELLINUS VERARDUS, Zistoria Baetica. Valladolid 1497 (n. 746), ecc. — Degli 
incunabuli xilografici francesi e tedeschi: /ascicu/us femporum. Lyon 1494 c., su perg. 
(n. 748); Istporus HispaLENSsIS, /ia/ogus s. Syvnonima de homine et ratione. Paris, Gui Mar- 
chand, 1497 (n. 750); THoMan. LIRAR, Clronica von allen Kònigen und Kaisern [Schwdabische 
Chrontk]. Ulm 1485 (n. 751); TERENTIUS, Comoediae. Strassburg 1499, su perg. (n. 752), ecc. 
— Fra i libri illustrati del sec. XVI segnaleremo: Vinc. BANDELUS de Castro novo, 
Disputatio solemnis de conceptione bd. Virginis. (Barcellona ?) 1502 (n. 756); 4i0/ia pauperum. 
Venezia ISIo c., su perg. (n. 765); G. Boccaccio, De claris mulieribus, Bern 1539 (N. 767); 
NICOLE GILLES, Les fres elegantes et copieuses Annales. Paris 1536 (n. 784); Z/0rae db. Mariae. 
Paris, Simon Vostre, 1507 (n. 787); Z4em. Paris, E. Hardouyn, 1515 (n. 788); Lucius MARi- 
NEUS SicuLUSs, De primis Aragoniae regibus. Saragossa 1509, su perg. (n. 799); ACHILLE MA- 
rozzo bolognese, Opera nova de l’arte de l’armi. Venezia 1550, su perg. (n. 800); LORENZO 
‘pe’ MEDICI, Canzone a ballo. Firenze 1568 (n. 801); HiERON. SAVONAROLA, Operetta sopra € 
dieci comandamenti. Firenze 1508 (n. 819); SyDRACH Ze grant phylosophe. Paris 1520 c. (n. 821); 
TAGLIENTE, Opera che insegna a fare ogni ragione di mercantia, ecc. Venezia 1525 (n. 822); 
e parecchie Rappresentazioni Sacre, di S. Orsola (Firenze 1554), di Moisè (1555 c.), di S. Ignatio 
(1558), di S. Giovanni Dicollato (1568), del b. S. Martino (1558) (n. 812-816), ecc. | 

Il Bulletin n. 5 (march 1922): £ar/y Medical Books (pagg. 187-246) registra in 336 nu- 
meri parecchi libri, manoscritti e a stampa, indicati promiscuamente, relativi alla bibliografia 
e alla storia della medicina. Fra i manoscritti figurano: PeETRUS DE ABANO, 7racilalus de 
venenis, mbr., sec. XV îr., con glosse marginali (n. 827); ALBbERTUS MagnuUS, Conmnuentarius 
in tract. De secreta generatione, cart., datato 1574 (n. 838); Miscellanea contenente: ALDO- 
BRANDINUS, Ze livre pour la santé du corfs; PsEUDO-HIPPOCRATES, Livre de toutes maladtes, 
Le Lafidaire, ecc.; mbr., di mano francese, sec. XIV. In fine il nome del possessore : ‘ Jehan 
Peraul, 1464” (n. 841); ARNOLDUS DE VILLANOVA, ZLibde//us de flebotomia, cart., sec. XV 
(n. 849); AVICENNA, Ziber quintus Canonis medicinae, qui Antidotarium intitulatur, cart., 
sec. XIV (n. 852); BARTHOLOMARUS ANGLICUS, Ze proprietatibus rerum, mbr., sec. XV 7n. 
(n. 863); CONSTANTINUS AFRICANUS, Viaficwm, mbr., sec. XIII (n. 902); HIPPOCRATES, Liber 


88 NOTIZIE 


pronosticorum ; THEOPHILUS PROTOSPATHARIUS, Liber urinarum, mbr., sec. XIII (n. 977); 
HIPPOCRATES, Aforismi, mbr., sec. XIII (n. 978); HucoLinus DE MoNTE Carino, 7ractatus 
de Balnets; LANFRANCUS DE BRIXIA, De Ba/neo in S. Martino de Bornio ; JoH. TOLENTINUS, 
De Balneis existentibus in agro Veronensi, etc., cart., sec. XV (n. 988); JOHANNITIUS, Zsagoge 
in fegni Galeni, due mss., mbr., sec. XIII (n. 994 e 995); HIERON. DE LARDIS, Varti fractatus 
medicinales, cart., sec. XVI ta. (n. 1006); Giorpano RUFFO, De morbo et sanitate equorum, 
inbr., sec. XIV (n. 1094); GALEATIUS DE SANCTA SOPHIA, Liber simfplicium, mbr., sec. XV 
[1433] (n. 1106); Tractatus de curatione morborwum, in 124 capitoli, cart., sec. XV. Una mano 
più tarda scrisse a pag. 30: ‘ Ego Bartholomeus Rernaregiorum scripsi. 1524’. (n. 1126). — 
Fra gli incunabuli noteremo: PETRUS DE ABano, De venenis. Padova 1487 (n. 828); AL- 
BERTUS MAGNUS, e secretis mulierum. Venezia 1478 (n. 839); IDEM, De anima. Venezia 1481 
(n. 840); ALEXANDER APHRODISAEUS, /rob/emata. Venezia 1488 (n. 842); ARNOLDUS DE VIL- 
LANOVA, Breviarium practicae medicinae. Pavia 1482 (n. 850); PETRUS CaNDIDUS [DECEMBRIUS), 
De genitura hominis, Roma 1490 (n. 881); P. CoLLEnNuccIUS, //intana defensio. Ferrara 1493 
(n. 900); ZAfistolae graecae diversorum Philosophorum, etc. Venezia, Aldo, 1499 (n. 921); ANT. 
Gazius, Corona florida medicinae. Venezia 1491 (n. 951); BERNARDUS DE GORDONIO, Practica 
Ss. Lilium medicinae. Venezia 1496, su perg. (n. 961); ORTLOFF von BAYERLAND, Arzmerduch. 
Augsburg 1477 (n. 1065); SiGISMUNDUS DE PORCHASTRIS [PoLCASTRO], Quaestio de restaura- 
lione humidi. Venezia 1490 (n. 1078); RHAsIS, Ziber ad A/lmansorem et alii. Venezia 1497 
n. 1086); MAaTTHAEUS SvLvaTicus, Liber Pandeclarum medicinae. Vicenza 1480 (n. 1113). 


(ASI UAAA GATA dii: ti0 0104000004004 TETTI vCdata o n0 00 TITAN dè 000000 FER 


Bibliografia degli scritti di Léon Dorez 
(1890-1921) 


1890. Sirleto ; in: Afé/anges d'archéologie et d' histoire (École 

franc. de Rome), t. XI (1891), pp. 457-91; estr.: Romg, 
Ph. Cuggiani, 1891; pp. 38, in-8. 

7. — Les Gouverneurs de l'Horloge du Palais; in: Bu//elin 
de la Société de l'histosre de Paris et de l Ile-de-France, 
18° année (1891), pp. 48-49. 


1. — L’Ars minor de DonAT. Traduction francaise repro- 
duite en fac-similé d’après l’incunable unique de la 
Bibliothèque de l’Université d'Utrecht. et publiée par 
Léon DorEz. — Paris, A. Picard, 1890; in-4 

2. — Notes et documents sur la Bible polyglotte de Paris; 
in: Bulletin de la Société de l'histoire de Paris et de 1892. 


l'Ile-de- France, mai-juin 18 . -94; estr.: Paris . 
2 I0EP: "249 8. — Recherches sur la bibliothèque du Cardinal Girolamo 


Aleandro (1480-1542); in: Revue des dibliothégues,t. JI 


(1892), pp. 49-68. 
[Di questo art. e del seg. n. 9 fu tirato un eptr. 


(Nogent-Le-Rotrou, impr. de Daupeley- Gouverneur), 
1890; pp. 15, in-8. 

8. — Note sur un livre de raison contenu dans un missel 
de la Bibliothèque Nationale [famille Errault (XVI® s.)]; 
in: Mémoires de la Société académique d'Ag»riculture, 
des sciences, arts et dbelles-lettres dudépartement de Aube, 
t LIV de la collection = 3° série, tom. XXVII, année 
1890 (Troyes, s. d), pp. 109-112. 


unico, di pp. 24, in-8). — Cfr. n. 50. 
9. — La Bibiiothèque Vaticane en 1891; in: Nevwe des 
bibliothèques, t. II (1892), pp. 86-89. 
Cfr. l'art. precedente (n. 8). 


= PR I ; si 

4. — Note sur un livre à miniatures de la Bibliothèque 10 i pid “I bi e > da na 

Nationale [ms. franc. 19530, Vie de saint Denis, XIIl* PR RR RE RO IR (1892), 
pp. 129-140. 


sitcle]; in: Mémoires de la Société académique d'Agri- 


.— U À ‘ bibliothè 
culture, des sciences, arts et belles-lettres du départe. L, Un-dactmeht mollveauzaui.a-biblorhegue We uan 


iui d DEE (e \, 
ment de l'Aubde, t. LIV de la collection = 3* série, Leggcaae ia: Aerei dov iero Magnet Ri (1892 


t. XXVII, a. 1890 (Troyes, s. d.);, pp. 173-176. PP 2390401 
12. — Latino Latini et la bibliothèque capitulaire de Vi- 
1891. terbe. (1e° article) ;in: Revue des dibliothèques, fo II 
(1892), Pp. 377-391. 
5. — Revue des Bibliothèques. Directeur: EMILE CHATE- [Per il 29 articolo, cfr. n. 38|. 

LAIN; Secrétaire de la rédaction: A. MAI1RE. Publication 13. — Les Manuscrits de la Théologale de Troyes; in: Revue 

mensuelle. I Année (1891) — XXY-XXVI (1915-16). — des bibliothéques, t. II (1892), pp. 473-80. 
Paris, Bouillon, 1891-1916, in-8. (Coll’a. IT: Directeurs: 14. — Pierre de Montdoré, maître de la librairie de Fon- 
E. CHATELAIN et LÉON DOREZ). tainebleau... (1552-1567); in: Mélanges d'archéologie et 


6. — Recherches et documents sur la bibliothèque du card, d' histoire, t XII (1892), pp. 179-194; estr., pp. 18, in 8. 


BIBLIOGRAFIA DEGLI SCRITTI DI LEON DOREZ 


39 


15. 


16. 


17. 


18. 


— Le Cardinal Marcello Cervini et l’imprimerie è 
Rome (1539-1850) ; in: Mé/anges d'archéologie et d' hi- 
stoire, t. XII (1892), pp. 289-313; e estr : Rome, Phil. 
Cuggiani, 1892; pp. 29, iu-8. 

{Con notizie relative ad Antonio Blado e a Bernardo 
Giunti. In Appendice (p. 311 sg.) : Un éfisode de l'hi- 
stoire de la Vaticane]. 

— La bibliothèque de Giovanni Marcanova (... -1467); 
in: Mélanges G. B. De Rossi —‘ Supplément' ai Me. 
langes d'archéol. et d'histoire, ed. École francaise de 
Rome, t. XII, pp. 113-126. — Rome, Ph. Cuggiani, 1892; 
pp. VIlI-392; estr. pp. 18, in-8. 

— Les Registres d’Urbain 1V (1261-1264): recueil des 
bulles de ce pape, publiées ou analysées par MM. Lfon 
Dorzz et JEAN GuiRAUD. Fascicule 10. — Paris, A. 
Thorin, 1892 ; in-4. 

(‘ Bibliothèque des Écoles Francaises d'Athènes 
et de Rome, 2° série, XIII, 1-2). 

[L'opera fu poi proseguita dal solo GuIRAUD (tomelI, 
1-4). Sembra che la collaborazione del D. sia limitata al 
solo 1° fasc. del tom. I: certo il suo nome non figura 
più nel frontesp. del vol. completo]. 


1893. 


— Antonio Blado, imprimeur romain du XVI* siècle; 

ib: Revue des bdibliothéques, tom. IIl (1893), pp. 363-70. 
[A proposito del libro di G. FUMAGALLI, Ant. 

Blado, tipografo romano del sec. XVI. Milano 1893]. 


, — Un document sur Ia bibliothèque de Théodore Gaza: 


in: Revue des dibliothégues, tom. III (1893), pp. 385-390; 
estr., pp. 6, in-8. 


. — Antoine Éparque. Recherches sur le commerce des 


manuscrits grecs en Italie au XVil° siècle; in: Mé/anges 
d'archéologie et d’histoire, tom. XIII (1893), pp. 281-364; 
e estr.: Rome, Cuggiani, 1893; pp. 88, in-8. 

(Pubblica 53 lettere di A. Eparco (1541-1532), quasi 
tutte in italiano, dal cod. Vat. lat. 6411, Reg. lat. 2023, 
e altri; e (dal cod. Vat. lat. 7806) il Cata/ogue des 
mss. grecs dA. Efarque (pp. 360-64) |. 


1894. 


— Extraits de la correspondance de Francois de Din- 
teville, ambassadeur de France à Rome (1531 1533); in: 
Kevue des bibliothèques, tom. IV (1894), pp. 84-87. 

— Deux jugements rendus au XVl]* siècle sur la pro- 
priété des marques typographiques; in: Revue des biblio- 
thé ques, tom. IV (1894), pp. 88-90. 

— Requéte adressée par l’imprimeur Nicolò Manassi à 
Domenico Rinaldi, custode de la Vaticane ; in: Revue 
des bdibliothèques, tom. 
pp. 2, in-8. 


IV (1894), pp. 200-202; estr., 


24. — Une lettre de Guillaume Pélicier, évéque de Mague- 


lonne, au cardinal Jean Du Bellay ; in: Revue des di- 
bliothéques, tom. IV (1894), pp. 232-240. 


25. — Ange Politien et la Vaticane ; in: Revue des diblio- 


8. 


théques, tom. 1V (1894), pp. 305-397; e estr., pp. 3, in-8. 
— Nécrologie. Olgar Thierry-Poux; in: Revue des di. 
Bliothégues, tom, IV (1894), p. 400. 


27. — Nécròologie. Giovanni-Battista De Rossi; in: Revue 


des bibliothègues, tom. ]V (1894), pp. 400-401. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 1-3. 


28. — | Sonetti di Giovanni Pico della Mirandola. 


31. 


Ronmia, 
1894; pp. 18, in 8; estr. d, Nmova Rassegna (ed. L.. 
Lodi), a. 1J (1804), fasc. 25. 

[Pubblica 28 sonetti del Pico, da un cod. parigino, 
con breve introduzione. Cfr. Giorn. slor. d. lett. t/al., 
vol. XXIV, p. 475; vol. XXV, p. 174). 


. — Une lettre latine de Jean de Baif; in: Revue d'Ar- 


stoire littéraire de la France, tom. I (1894), pp. 159-161. 


1894-97. 


— Recherches sur la bibliothèque de Pier Leoni, mé- 
decin de Laurent de Médicis; in: Revue des dibliothéè- 
ques, tom. IV (1894), pp. 73-83; estr., pp. 11, in-8. 

(2° article); 1d:d4., tom. VII (1807), pp. 81-106: estr., 
pp. 30, in-8. 

{Pubblica l'inventario dei libri di quell’ illustre me. 
dico, ed aggiunge quello dei libri posseduti dal dome- 
nicano G. B. Bracceschi]. 


1895. 


— L’exenmiplaire de Pline l’Ancien d'Agosto Valdo de 
Padoue, et le Cardinal Marcello Cervini; in: Revue des 
bidbliotheques, tom. V (1895), pp. 14-20. 

Cfr. n. 37. 


. — Mémoire juridique relatif à l’impression des livres li- 


turgiques du diocèse de Troyes (juin 1580); in: Revue des 
dibliothèques, tom. V (1895), pp. 39-46; estr., pp. 8, in8. 
— Documents relatifs à l’impression des ceuvres de 
Daniel Sennert (1650) et de Francois Tallemant (1666); 
in: Revue des dibliothéques, tom. V (1895), pp. 48-31. 


. — les Heritières de Jacopo Giunta et Filippo Tinghi: 


in: Revue des hibliotheques, tom. V (1895), pp. 52-55; 
estr., pp. 4, in8. 


. — Nécrologie. Mgr. Isidoro Carini, préfet de la Biblio- 


thèque Vaticane ; in: Revue des bibliothéqgues, tom. V 
(1895), p. 83. 


. — Un élève de Paul Manuce: Romolo Cervini ; in: 


Revue des bibliothèques, tom. V (1895), pp. 139-143 e 
153-179; estr., pp. 31, ine8. Ì 

{Recens. in Giorn. stor. d. lett. ital., XXVI (1895), 
p. 446]. 


. — L'exemplaire de Pline l’Ancien d’Agosto Valdo de 


Padoue, et Angelo Colocci; in: Revue des dibliothèques, 
tom. V (1895), pp. 214-215. 
Cfr. n. 31. 


38. — Latino Latini et la Bibliothèque capitulaire de Vi- 


terbe (2° article); in: Revue des dibliothégues, tom. V 
(1893), pp. 237-260; estr., pp. 31, in-8. 

[Per il 1° articolo, cfr. n. 12,Di questo 20 art. su 
Latino Latini esiste un estratto, in carta forte, formato 
in 4°, col titolo: Manuscrits de la Bibliothèque cafitulaire 
de Viterbe, dedicato alla memoria del figlio che il D. 
aveva perduto). 


399 — Nécrologie. Anatole de Montaiglon; in: Revue des di- 


bliothèques, tom. V (1895), pp. 261-665; e estr., pp. 7, in-8. 


40. — < Joannes » Lascaris, frère de « Janus » Lascaris; in: 


41. 


Revue des bibliothéques, tom. V (1805), pp. 325-329; 


‘estr., pp. 7, in-&. 


— L'hellénisme d’Ange Politien; in: Mé/anges d'archéoi. 
et d’histoîire, tom. XV (1895), pp. 3-32; e estr.: Roma, 
Ph. Cuggiani, 1895; pp. 32, in-8. 


‘ CARLO FRATI 


51. 


(Rende conto del ms. gr. 3069 della Bibl. Nazio- 
nale di Parigi, tutto autografo del Poliziano. Recens.: 
Giorn. stor. d. letter. îital., XXVI, 299). 


. — Une lettre de Jean de Baif à Charles 1X; in: Revue 


d'histoire littéraire de la France, tom. Il (1895), 
pp. 78-81. 


. — Amadis Jamyn jugé par une dame de la cour de 


Henri III; in: Revue d’Aistotre littérarre de la France, 
tom. II (1895), n. 1 Janvier), pp. 83-86 ; estr., pp. 4, in-8. 
— Lettres inédites et mémoires de Marino Sanudo l’an- 
cien (1334-1337); firm. C. DE La. RoncIERE, LFfon 
DorEz; in: Zibliothèéque de l'École des Chartes, tom. 
LVI (1895), pp. 21-44; estr., pp. 24, in-8. 


. — Lettres inédites de Jean Pic de la Mirandole (1482- 


1492); in: Giornale storico d. lett. ita!., vol. XXV (1895), 
Pp. 352-361. 

[Pubblica 1 lettera di Giorgio Merula al l’ico; la 
risposta del Pico; 1 lett. del Pico a Baldo da Perugia; 
1 dello stesso a Girol. Benivieni (12 nov. 1486); 1 dello 
stesso a Lod. Podocatarc, vesc. di Capaccio; 1 dedica- 
toria del Pico a papa Alessandro VI (6 ag. 1492)]. 


. — Antonio Tebaldeo, les Sadolet et le card. Jean Du 


Bellay; in: Giornale storico d. letter. ital. (Torino), 
vol. XXVI (1895), pp. 384-859; estr., pp. 7, in-8. 

{Pubblica una lettera di Paolo Sadoleto (14 lug. 1536) 
ed una di Jacopo Sadoleto (4 genn. 1537), entrambe 
dirette al card. Da Bellay]. 


+. — Sulla cattura di Pico della Mirandola nel 1488. (Let- 


tera al prof. A. d’Ancona); in: Rassegna dibliografica 
d. lelter. italiana (Pisa), vol, Ill (1895), n. 11-12, pp. 


2373-75. 


1896. 


Li Là bibliothèque privée du pape Jules Il; in: Revue 


des bibliothèques, vol. VI (1896), pp. 97-124; estr., pp. 32, 
in-8. 

[Pubblica ed illustra due inventari dei libri di 
Giulio Il che si conservano nel cod. Vat. Lat. 3966. 
Recens.: Giorn. stor. d. letter. ital., XXVIII (1596), 


Pp. 463-64]. 


. — Note sur la circulaire de recherches bibliographiques 


employée par la Bibliothèque Nationale de Florence; 
in: Revue des bdibliothéques, tom. VI (1896), pp. 140-142; 
estr., pp. 3, in-8. 


, -—- Bibliothèque Vaticane. Le manuscrit Mexicain Vati- 


can 3773 (notice traduite de l’italien par LEON DOREz); 
in: Revue des dibliothègues, tom. VI (1896), pp. 373-379; 
e estr., pp. 7, in-8. 

{Nel testo della rivista il tit. è solo: Ze mumusco il 

Mexicain Vatican 3773; nell'indice precedono le parole: 
Administration de la Bibliothèque Vaticane, e seguono 
le parole: ‘rad. de italien). 
— Le Sfic de Rome (1527). Relation inédite de Jean 
Cave, orléanais; in: Afé/anges d'archéol. et d’histotre, 
tom. XVI (1896), pp. 355-440; estr.: Rome, Ph. Cug: 
giani, 1896; pp 90, in-8. 

[La Relazione del Cave è tratta dal ms., funds lat. 
13841 della Bibl. Nazionale di Parigi. Oltre la Relazione 
del Cave, il D. pubbl. in Append. (p. 4io sgg.): una 
lett. di Guillaume Du Bellay (1527); una lettera di Fran- 


3 


cesco I a Clemente VIII; una lettera del card. Niccol 
Ridolfi; il poema lat. di Pietro Corsi sul Sacco di 
Roma, e notizie su César Grolier et sa famille. — Re- 
cens.: F. N[ovaTi]. in Giorn. stor. d. letter. stal., 
XXX, pp. 305-07). 
— Nota su alcune lettere volgati di Angelo Poliziano; 
in: Rassegna bibliografica d. letteratura italiana (Pisa), 
a. IV (1896), fasc. 3-4, pp. 91-94. 

{Notizia di 10 lettere del Poliziano, già esistenti 
nell'archivio Gaddi di Firenze, e vendute all'asta a 
Parigi, nel 1856]. 


1896-1902. 


. — Études Aldines: I. La mafque typographique d'Alde 


Manuce; in: Revue des bibliothéques, tom. VI (1896), 
pp. 143-160. Note additionnelle, s0id., pp. 237-38, c. 
Il tavv. 

— II. Des origines et de la diffusion du *Songe de 
Poliphile' ; idid., pp. 339-283, c. VIII tavv. (num. IIl-X). 

— III. Alde Manuce et Ange Politien; sd:4., 
pp. 311-26. 

— IV. Alde le Jeune et Niccolò Manassi, t6rd., 
Pp. 380-86; (2 article), tom. XII (1902), pp. 400-419. 

{In fine del 2° art, A/de Je /Jeune et N. AManassi, 
pubbl. nel tom. XII, si legge: « À suivre »; ma non 
ci consta che questa importante serie di studi fosse poi 
proseguita). 


18907. 


. — Pic de la Mirandole en France (1485-1488), par LÉON 


DorEez et Lovis THUASNE, — Paris, E. Leroux, 1897; 
pp. 218, in-16. 

(‘ Petite Bibliothèque d’Art et d’Archéologie ', 
XXI). 


. — La Marque de la fieur de lys de Florence, Giovanna 


Giunta et Filippo Tinghi, libraires à Lyon; in: Revue 
des bibliothèques, tom, VII (1897), pp. 140-148; estr. 
pp. 9, in-8. 


. — Nouvelles recherches sur la bibliothèque du cardinal 


Girolamo Aleandro; in: Revue des dibliothèéqgues, tom. 
VII (1897), pp. 293-304; estr., pp. 14, in-8. i 
[Recens.: V. CiIAn, in Giorn. stor. d. letter. ital., 
XXXIII, pp. 135-42). 
Cfr. n, 8. 
— Visite de S. M. le Roi de Siamà la Hibliothèque 
Nationale; in: Revue des dibliothéques, tom. VII (1897), 
PP. 341-342; estr.: Rennes, impr. de A. Le Roy, (s. a.); 
pp. 2, in-8. 


, — Le Congrès des Orientalistes (XI° session, Paris 1897), 


par Lfon Dorez; in: Revue des bibliotheques, tom. VII 
(1897), pp. 343-358; estr., pp. 16. in-8. 


. — Recherches sur la bibliothèque de Pier Leoni, mé- 


decin de Laurent de Medicis (2° article). 
Cfr. n. 30. 


1898. 


. — Nécrologie. Carlo Castellani; in: Revue des diblioe 


thèques, tom. VIII (1898), pp, 69-70. 


BIBLIOGRAFIA DEGLI SCRITTI DI LÉON DOREZ 


9I 


61. 


— EARLE (Le P. Franz), Sur la conservation et la re- 
stauration des anciens manuscrits (trad. par L. DOREZ); 
in: Revme des dibliothéques, tom. VIII (1898), pp. 152-172. 
— Une lettre de Gilles de Gourmont à Girolamo Alean- 
dro (1531) suivie de documents nouveaux sur Aleandro; 
in: Revue des bibliothéques, tom. VIII (1898), pp. 199-238. 

{Recens.: V. Clan, in Giorn. stor. d. letter. ital., 
XXXIII, pp. 135-142). 


63. — M. Barthélemy Hauréau et le budget du Ministère 


de l'Instruction publique en 1848; in: Revue des biblio- 
thèques, tom. VIII (1898), pp. 333-340; estr., pp. 8. in 8. 


. — M. Barthélemy Hauréau et l'École des Chartes, en 


1848; in: Zibliothèque del'Ecole des Chartes, tom. LIX 
(1898), pp. 652-653. 


. — Un commencement d'’incendie à la Vaticane en 1605; 


in: Bulletin du BibliopAile (Paris), janvier 1598, pp. 25-27: 
estr.: Vendòme, impr. de F. Empeytaz, 1898; pp 3, in-8. 


. — Sonnets d’Angleterre et de Flandre par Jacques 


Grévin; in: Bw//elin du Bibliophile, a. 1898, Pp. 421-434 ; 
estr.: Paris, 1898; in-R. 


. — La mort de Pic de la Mirandole et l’édition Aldine 


des oceuvres d’'Ange Politien (1494-1498) ; in: Giornale 
storico d. lelter. ital., vol. XXXII (1898;, pp. 360-64; 
estr., pp. 6, in 8. 

{Nota letta all’Acad. des Inscriptions et Belles-Let- 
tres nella seduta 8 luglio 1898: cfr. Revue critique, 
n. del 22-29 agosto 1898, p. 140]. 

Cfr. n. 72. 


1898.1902. 


— Chronique d'ANTONIO MorosiINI. Extraits relatifs à 
l’histoire de France. Introduction et commentaire par 
GERMAIN LEFEVvRE-PONTALIS. Texte établi et traduit 
par LÉon DorEz. — Paris, Laurens, 1898-1902; voll. 4, 
in-8. 

(‘ Société de l'histoire de France ’). 


1898.1913. 


— Bibliothèque littéraire de la Renaissance, dirigée par 

P ERRE DE NotHac et Lfon DorzEz. — Paris, Bouillon 

(poi: Champion), 1898-1912; voll. 156, in-8 p. e in8 gr. 
1° série (in-8 p.). 

I. H. CocHin, La chronologie du ‘Canzoniere’ de 
l’étrarque (1898). 

II-III. R. GAGUINI, Epistolae et orationes. Texte publié 
sur les éditions originales de 1498 par L. THUASNE 
(1904). 

IV. H. CocHin, Le frère de Pétrarque et le livre du 
‘ Repos des religieux ’ (1904). 

V. L. THUASNE, Études sur Rabelais (1904). 

VI. L. M. CAPELLI, Le Traité ‘ De sui ipsius et mul- 
torum ignorantia ', par Pétrarque, publié d’après 
le ms. autographe de la Bibliothèque Vaticane 
(1906). 

VII. JosEPH DE ZancRroniz, Montaigne, Amyot et 
Saliat: étude sur les sources des ‘ Essais’ (1906). 

VIII. R. STUREL, Jacques Amyot, traducteur des Vies 
parallèles de Plutarque (1909). 


71. 


74. 


76. 


78. 


79. 


IX. P. ViLtevy, Les sources italiennes de la ‘ Deftense 
et illustration de la langue francoise * de Joachim 
Du Bellay (1910). 

X. M. SCcHIFF, La fille d'alliance de Montaigne, Marie 
de Gournay (1910). 

XI. H. Loncnon, Essai sur Pierre de Rorsard (1912) 

Nouvelle Série (in-8 gr.). 

1-II. P. pg NotHac, Pétrarque et l'’humanisme, voll. 2 
(1907). 

III. P. CourTEAULT, Geoffroy de Malvyn, magistrat 
et humaniste bordelais (1545-1617). Étude biogra- 
phique et littéraire, suivie de harangues, poésies et 
lettres inédites (1907). 

IV. G. Guy, Histoire de la poésie francaise au XVI*s. 
Tome I: L’école des rhétoriqueurs (1912). 


1899. 


. — Catalogue des manuscrits de la collection Dupuy de 


la Bibliothèque Nationale. Tome I et II (n 1-955). — 
Paris, Ernest Leroux, 1899; voll. 2, di pp. 495 e 688. 
{Il vol, III (Introduction et Table), sotto stampa). 
— La mort de Jacques Grévin ; in: 8u//etin du Biblio- 
fhile (Paris), a. 
impr. de F. Empeytaz, 1899; pp. 4, in-8. 
— Encore la mort de Jean Pic de la Mirandole; in: 
Giornale storico d. lett. ital., vol. XXXIII (1899), p. 180. 
Pel 1° art., cir. n. 67. 
— Recens. di: G. MASSsETANI, La filusofia cabbalistica 
di Giov. Pico della Mirandola. Empoli, 1897; in: Giorn. 
stor. d. lett. ital., vol. XXXIII (1890), pp. 390-93. 


1899, pp. 325-328: estr.: Vendème, 


1901. 


— Itinéraire de Jéròme Maurand d’Antibes à Constan- 
tinople (1544). Texte italien, publié pour la première 
fois, avec une introduction et une traduction par LKoN 
Dorkz. — Paris, E. Leroux, 1901; pp. Lvine 378, in-8, 
c. ritr. e XX tavv. 

(‘ Recueil de voyages et de documents p. servir 
à l’histoire de la Géographie', XVII). 
— Publications du Muste Britannique: I. /W/umrinated 
Manuscripts in the British Museum, by G. F. WARNER, 
[London] 1889-1901; II. Facsimi/es of Biblical Manu- 
scripts in the British Museum, ed. by F. G. KENvYoON, 
[London] 1901; in: Revue des Bdibliothéques, tom. XI 
(1901), pp. 315-25; estr., pp. 15, in-8. 

Cfr. n. 92 € 101. 
— Émice FacveTt, Histoire de la littérature francaise 
depuis les origines jusqu'à nos jours. Table analytique 
des matières, dressée par Lfon DorEz. — Paris, Plon, 
Nourrit & C.*, 1901; pp. 477-570. 


1909. 


. — Nécrologie. Fugène Miintz, membre de l’Institut: 


in: Revue des bdibliotheques, tom. XII(1902), pp. 498-500; 
estr., pp. 3, in-8 (colla data 1903). 


— Nécrologie. ]}. Couraye du Parc, chef destravaux du Ca- 


talogue de la Bibliothèque Nationale; in: Revue des didlio- 
thèques, tom. XII (1902), pp. 500-502; estr., pp. 3, in-8. 
— Alde le Jeune et Niccolò Manassi (suite); in: Revue 
des bibliothégues, tom. XII (1902), pp. 400-419. 


92 


CARLO FRATI 


81. 


[E la continuaz, del IV articolo: £/udes Aldines, 
pubbl. nel 1896. Cfr. n. 53). 
— Un manuscrit précieux pour l’histoire des oceuvres 
de Léonard de Vinci; in: Gazette des Beaux-Arts, 
n. 543 (1902), pp. 177-188. 

[Ms. acquistato recentemente dalla Bibl. Nazionale 
di Parigi, contenente schizzi marginali di singolare 
valore: cfr. Giorn. stor., XL (1902), p. 472; Bibliofilia, 
IV (1902-03), pp. 260-62]. 


1902-1913. 


— La Faculté de Decret de l'Università de Paris au 
XVe siècle, par MARcEL FOURNIER et Léon Dortz. 
Tome II. — Paris, Impr. Nationale, 1902; pp. 518, in- 
4 RT. Tome III publit par Lfon Dorez. — Paris, 
H. Champion, 1913; pp. 11-536, in-4. 

(‘ Histoire générale de Faris. Mollection de do- 
cuments publite sous les auspices de l’édilitè pari- 
sienne '). 

Ctr, n. 99. 


1903. 


. — Le manuscrit de Dante offert au roi Francois I. 


en 1519 par Jacques Minut...; in: Revue des dibliothè- 
ques, tom. XIII (1903). pp. 207-223 e 316 (correzioni); 
estr., pp. 19, in-8. 

[Il ms. ital. 1469 della Bibl. Naz. di Parigi, conte- 
nente l' /r/. col commento di Guiniforte Barzizza. 
Cfr. Lor. Rocco, in: Bibliofilia, TX (1907-08), pp. 412-14). 


. — Les Archives du gouvernement de Luxembourg. ]. 


Travaux relatifs à ces archives Inventaires de MM. 
Wiirth-Paquet et Van Werveke. II. Les ascendants 
paternels de Jeanne d’Arc seraient-ils d'origine lor- 
raine?; in Revue des dibliothéques, tom. XIII (1903, 
pp. 228-245, e estr., pp. 19, in-8. 


. — Le Manuscrit original des élégies, sylves et hendeca- 


syllabes de George Buchanan (1566); in: Revue des diblio- 
théques, tom. XIII (1903), pp. 262-267; estr., pp. 10, in-8, 
— La sixitme Réunion de la Società bibliografica Ita- 
liana (Florence, 20-24 octobre 1903) ; in Revue des diblio- 
théques, tom. XITI (1903). pp. 271-298 : estr., pp. 32, in-8. 


. —- Recens. di: ULysse RORERT, Philibert de Chalon 


prince d'Orange, vice-roi de Naples (18 mars 1502-3 
aott 1530); e Lettres et documents; in: Bridliothéque 
de “Ecole des Chartes, t. LXIV (1903), pp. 111-122. 


. — L’incendie du Vatican ; in: Revue des dibliothéques, 


tom. XIII (1003), pp. 299-306 ; estr.*, pp. 8. in-8; — 
e in Bibliothèque de l'ÉEcole des Chartes, tom. LXIV 
(1903), pp. 690-696. 

[È il medesimo art., pubblicato contemporaneamente 
nelle due riviste). 


. — RABELAIS (Francois), Pantagruel. Fac-similé de l’édi- 


tion gothique de Lyon. Francois Juste, 1533, d’après 
l’exemplaire unique de la Kibliothèque Royale de Dresde. 
Introduction de LÉon DorEz et PIERRE-PAUL PLAN. — 
Paris, Mercure de France, 1903 ; in-16. (Ed. di 250 ess,). 

(La stessa « Introduction » fu anche pubbl. col tit.: 
Le Pantagrue! de Dyesde, ne L’Art, dicembre 1903; 
donde alcuni estr.: Paris, impr. de E. Moreau, s. d.; 
pp. 8, in-4 gr.]. 


dI. 


1904. 


— La Canzone delle Virtm e delle Scienze di Bartolomeo 


de’ Bartoli di Bologna. Testo inedito del sec. XIV tratto 
dal ms. originale del Museo Condé ed illustrato a cura 
di Lfon Dorez. — Bergamo, Istituto ital. d'Arti grafi- 
che, 1904 | pp. 152, in-8 gr. (con facs. del cod.). 

LÈ dedicato a Léopold Delisle, e fa parte della 
« Collezione Novati », vol. II. — Recens.: R. R[ENIkR]), 
in Giorn. stor., XLIV, pp. 222-25). 


. — L’incendie de la Bibliothéque Nationale de Turin: 


notes et documents; in: Revue des dibliothéques, tom. 
XIV (1904, pp. 77-101 € 307-317 ; estr.*, pp. 29, in°8. 

{L'aggiunta di pp. 307-17, che fa parte della C4r0- 
nique des Bibliothéques, è registrata come art. a sè, di 
pp. Io, nel Catalogue géinér. des livres imprimés de la 
5:b5l. Nationale, tom. XLI (1910), col. 421]. 
— Rabelaesiana I. Le Catalogue Rabelaisien de la Bi- 
bliothèque de l’abbayc de Saint-Victor et le « Dialogus 
Epithalamicus » de Henri Geldorp ; II. « Romipéètes », 
et « Torcoulx ». Janus Pannonius, Erasme et Rabela13; 
in: Revue des bibliothéegues, tom. X}V(1904), pp. 127 144: 
estr.°, pp. 18, in-8. 

Cfr. n. 96. 


. — Les Manuscrits A peintures du Musée Britannique; 


in: Revue des bibliotheques, tom XIV(1904), pp. 145-163; 
estr.*, pp. 23, in-8. 

Cfr. n. 75 e 101. 
— Les Lettres d’indulgence du pape Nicolas V. Lettres 
de Karl Bernbardi et du baron Ludwig de Riedesel au 
marquis Léon de Laborde; in: Revue des dibliothèques, 
tom. XIV (1904), pp. 197-211; estr.*, pp. 15, in-8. 
— Dominique de Cortone et Pierre Chambiges: in: 
Bulletin de la Soc été de l'histoire de Pasis et de l'Ile- 
de-France, tom. XXXI (1904), pp, 158-163; estr.* 
pp. 13, in-8. 


. — Sainte-Beuve et la Bibliothéque Nationale, Lettre à 


Jules Ravenel (1843-1865) jin: Ze Livre d'or de Sainte. 
Beuve, publib a l'occaston du centenatre de sa nats- 
sance, 1501-1904, — Paris, aux bureraux du /onrma/ des 
Débats et librairie A. Fontemoing, 1904, pp. 121-154. 


in-4 KT. 


1905. 


. — Rabelaesiana. « Maistre Jehan Lunel; in: Revue des 


dibliothéques, tom. XV (1905), pp. 1-42, 

Cfr. n. 91. 
— Desiderio Chilovi (Note nécrologique); in: Revue 
des bibliothèques, tom. XV (1905), pp. 257-58. 


98. — Bibliographie des ouvrages, articles et discours de 


Henri Wallon [di seguito a :) PERROT (Georges), No- 
ice historique sur la vie et les travaux de Af. Henvi- 
Alexandre IWallon; in: Comptes-rendus des séances de 
l Acad.d. Inscr. et Belles-Lettres, a. 1905, Pp. 713-726. 


1906. 


— PÉTRARQUE, Vie de César. Reproduction phototypi- 
que du ms. autographe, ms. latin 5784 de la Biblio- 
thèque Nationale, précédée d'une introduction par LÉON 


BIBLIOGRAFIA DEGLI SCRITTI DI LÉON DOREZ 


DorEz. « Paris, H. Cbampion, 1906; pp. 20, tavv. 
XCVII, in-4. 
[Recens.: Bibliofilia, IV (1907-08), pp.62-63]. 
100. — Notes sur les libraires, relieurs, enlumineurs, pape- 


tiers et parcheminiers jurés de l'Université de Paris, 


extraites des « Mémoriaux de la Faculté de Décret » 
(1804-1824) ; in: Revue des bibliothégues, tom. XVI (1906), 
PP. 145-173; estr.°, pp. 32, in-8. 

Cfr. n. Bi. 


1907. 


101. — Publications du Musée Britannique ; in: Revue des 
bibliothéques, tom, XVII (1907), pp. 50-74 ; estr.®, pp. 15, 
in-8. 

Ctr. n, 75 e 92. 

102. — Le portrait de Lorenzo Lorenzano, professeur de 
Médecine à l’Université de Pise, par Sandro Botticelli ; 
in: Bulletin de la Société francaise d'histoire de la Mé- 
decine, a, 1907; estr.®: Poitiers, impr. de Blais & Roy, 
s. a.; pp. 6, in-8, c. ritr. 

103. — Mémoires de l’Institut National de France, Académie 
des Inscriptions et Belles-Lettres. Tom. XXXIII, parte 
39: Table alphabétique des matièrea contenues dans 
les vols, XXIII à XXXIII (par Léon Dorez). — Paris, 
Imprimerie Nationale, 1907; pp. 154, in-4. 

104. — Bibliographie des travaux de M. Jules Lair [di 
seguito a:) PERROT (Georges), Notice sur /a vie el les 
travaur de M. Jules-Auguste Lair; in: Comfptes rendus 
des séances de l'Académie des Inscriftions et Belles-Let- 
tres, 1907, Pp. 748-751; ein: Zibliothègue de l’École d. 
Chartes, tom, LXVIII (1907), pp. 574-579; e estr.*, Paris, 
1907, in-R. 

[Con qualche modificazione nella Bib!. de ! Ecole d, 
Chartes]. 


1908. 


105. — Les Manuscrits à peintures de la bibliothèque de 
lord Leicester, à Holkham Hall (Norfolk). Choix de 
miniatures et de reliures (XI*-XVe siècles), publièé sous 
les auspices de l’Académie des Inscriptions et Belles. 
Lettres et de la Société des Bibliophiles francais. 60 pl. 
en héliogravure et phototypie, donnant environ fo re- 
productions, avec texte explicatif et descriptif. — Paris, 
E, Leroux, 1908; pp. 108, tavv, LX, in-fol, 

Cfr. n. 110. 


1909. 


106. — Le Registre des dépenses de la Bibliothèque Vati- 
cane de 1548 à 1555; in: Zascicu/us foanni Willis Clark 
dicatus, - Cambridge, University Press, 1909 ; pp. 141-155. 

107. — Bibliographie des travaux et ouvrages de M, 
Gaston Boissier [di seguito a :] PERROT (Georges), /Vo- 
tice sur la vie et les oceuvres de Gaston Boisster; in: 
Comftes rendus des séances de l’Acad. d. Inscriftions 
et Belles- Lettres, a. 1908, pp. 712-755; estr.*: Paris, A. 
Picard, 1909; pp. 44, in-8. 

108. — Pontifical peint pour le card. Giuliano della Rovere 
par Francesco dai Libri de Vérone ; in: Monuments et 
Mémoires Piot, tom. XVII (1909), pp. 99-124; e estr.: 
Paris. E. Leroux, 1909; pp. 28, in-4 gr., fig. 


93 


100. — Psautier deo Paul III. Reproduction des peintures et 
des initiales du ms. latin 8580 de la Ribliothèque Na- 
tionale, précédée d'un essai sur le peintre et le copiste 
du Psautier. — Paris, Berthaud, s. d. [1909]; pp. 93, 
ine4, C. XXXIII tavv, 


1910. 


110. — Évangeliaire exécuté à l'abbaye de Schuttern (VIII* 
IX siècle). — Paris, H. Champion, 1910, pp. 9, ine4,: 
estr.0 d. Mélanges offerts à M.r Émile Chatelain .... 
par ses éléves et ses amis (15 arril 19/0). = Paris, H. 
Champion, 1910; pp. 293-99, c. II tavv. 

[Descrizione e illustrazione del cod. n. 17 della 
bibl. di lord Leicester scritto nel monastero benedet- 
tino di Schuttern (Granduc. di Baden), e recante la 
sescrizione del calligrafo : ‘ Ego Liutharius diaco- 
nushunc biblum scripsi ob iussu Bertrici abbatis ’]. 

111, — Nouveaux documents sur la découverte de la 
« Forma Urbis Romae»; in: Compftes rendus des 

séances de l'Académie des Inscriftions et Belles- Lettres 


a. I9I0, pp. 499-508; estr.*, pp. 11, in-8. 


1911. 


112. — ANDERSON (James MAI!TLAND), La Bibliothèque de 
l'Universitè de Saint-Andrews. (Traduit de l’anglais 
par Lfon DoreEz); in: Revue des bibliothèques, tom. 
XXI (1911), pp. 221-40, con III tavv. 


1913. 


113. — Notice sur un recueil de poésies latines et un portrait 
de l'humaniste véronais Leonardo Montagna (ms. 806 de 
la Bibliothèque de l'Institut); in: A'ofices ef Extraits 
des Manuscrits, tom. XXXIX (1913), p.*° 28, pp. 439-67. 

114. — Le Zibaldone de Baccio Tinghi, (firm. : L. DOREz). 
Paris. E. Rahir, 1913 ; pp. 18, in-8 (estr. d. Mé/anges 
offerts a M. Emile Picot... far ses élèéves. — Paris, Ra- 
hir, 1913; voli. 2, in-8). 


1916. 


115. — Monuments et Mémoires publiés par l’Académie des 
Inscriptions et Belles-Lettres sous la direction de GEoR- 
GES PERROT et ROBERT DE LASrExXRIE. Avec le con- 
cours de PauL JAMOT, secrétaire de la rédaction. Tom. 
XX, fasc. 2 (N.° 37 de la collection). Tables (Tomes I- 
XX: 1894-1913), dressées par Lkon DorEz. — Paris, E. 
Leroux, 1916; pp. 261, in-4 gr. 

(I. Table alphabétique des noms et des matières. — 
II. Table des illustrations dans l’ordre des vols. et des 
articles]. 


1916-1917, 


116. — Nouvelles recherches sur Michel-Ange et son en- 
tourage; in: Zibliothèque de l'École des Chartes, tom. 
LXXVII (1916), pp. 448-470, e tom. LXXVIII (1917), 
pp. 179-220; estr.*, pp. 64 (colla data 1918). 

II. Lettre d'Antonio Mini à Michel-Ange sur le 
tableau original et les copies de la « Leda » (Lyon, 27 
janvier 1532). — II. Lettre de Cornelia Colonelli, veuve 


94 CARLO FRATI 


d’Urbino, à Leonardo Buonarroti, sur la mort de Michel- 

. Ange (Casteldurante, près Urbino, 12 avril 1564). — 
-IJI. Michel-Ange et le tombeau de Philibert de Cha- 
lon. - IV. Le sculpteur Pietro Torrigiano et Mar- 
guerite d'Autriche. — Appendices], 


1918 


117. — La Collection Alexandre Bixio à la Bibliothèque 
Nationale. — Paris, Imprimerie nationale, 1918; pp. 152, 
in-8 (estr. d. ZBu/letin fhilologique et historique (ju- 
squ'àa 1915), 1916, pp. 276-423). 


1919 


118. — Léonard de Vinci (1519-1919). — Rome, Nouvelle Re- 
vue d'Italie (impr. polyglotte l' Universelle), 1919; pp. 
250, in-8, fig. 

[Contiene di L. DoRrEZ: ZLéosard de Vinci et Jean 
Perréal (conjectures) - Cfr. n. 119). : 

119. — Léonard de Vinci. Articles de G. SÉAILLES, A. VEN» 
TURI, A. Favaro, L. DUREz, G. ROMITI....; recuellis 
par MatuRIcE Mignon. 2° édition. — Rome, 1919; pp. 
268, in-8. ) 

{Contiene (pp. 67-86) di L DOREz: ZLéonard de Vinci 
et Jean l'erréal (conjectures). Nuova ediz, dell'art. pre- 
cedente (n. 118)]. i 

120. — Léonard de Vinci au service de Louis XII et de 
Francois Ji; in: /stiluto di studi Vinciani in Roma, 
diretto da M., CERMENATI. /er 1! IV centenario della 
morte di Leonardo da Vinci (II maggio MCMXIX). 
— Bergamo, Istituto d'A:ti grafiche, 1919; in 8. 

(Recens.: L[ionELLO] V[ENTURI], in Giorn. stor. 
d, lettey. stal., LXXIV, 312-153]. 


1921 


121. — Dante. Mélanges de critique et d’érudition fian- 
caises, publiés à l'occasion du VI* centenaire de la 


mort du Poète, par l’« Union intellectuelle franco-ita- 
lienne ». — Paris, librairie francaise (impr. Lux Jacque- 
min), 1921; in-4. 
{Contiene (pp. 109-123, c., tavv.) di L. Dorez: 
Francois ft et la « Commedia ». — Recens.: V. Cian 
in Giorn. stor. d. lett. ital., vol. LKXIX (1922), p. 97]. 
122. — Dante et les seigneurs della Scala dans la littéra- 
ture francaise du XVI* siècle; in: Dante e Verona. 
Studi pubblicati a cura di ANTONIO AVENA € PIERAL- 
VISE DI SEREGO ALIGHIERI mm occasione del secentenario 
dantesco. — Verona, tip. Cooperativa, 1921; pp. 23-55. 
123. — Molte comunicazioni verbali all’Académie des In- 
scriptions et Belles-Lettres, dal 1894 in poi, delle quali 
è fatto cenno nei Comftes-rendus, la cui redazione ap- 
punto gli era stata affidata da una ventina d'anni. 
Inoltre il D. era solito dar conto delle sedute accade- 
miche nella Revue critigue, dal 1894: cioè dopo il suo 
ritorno dall'École francaise de Rome. * 


" Dalla presente B:dZiografia ho escluso di proposito 
le recensioni bibliografiche, all'infuori di due sole (n. 73, 
86), per la loro speciale importanza. 

Per notizie riguardanti il D., v.: bibliotecario alla 
Bibl. Nazionale di Parigi, Bi5/. de “École d Chartes, tom. 
LXVI, p. 602; — Prix Bordin à l'’Académie d. Inscriptions, 
BEC, LXII, 306, 707; LXIII, 222, 758: — Officier de l’In- 
struction publique, 2£5C., LXIV, 210; — Chevalier de la 
Couronne d'Italie, B£EC., LXIII, 419; — Docteur ‘ hono- 
ris causa’ de l'Univ. de St. Andrews (Écosse), B£EC., 
LXII, 419; — Prix Berger è l’Acad. des Inscriptions, 
BEC., LKXVIII, 42, ; — Prix Thorlet alla stessa Acca- 
demia, per l’ insieme de' suoi lavori sull'umanesimo, B£C., 
LXXXII, 445. = Cfr. anche Ezio LEVI, Léon Dorez ; in 
Il Marzocco, a. XXII, n. 20 (14 maggio 1922). 


Aldo: v. Manuzio. 

Aleandro Girolamo : n. 8, 56, 62. 

Alessandro VI : n. 45. 

Amyot Jacques: n. 69. 

Anderson Maitland James: n. 112. 

Arco (d’) Giovauna: n. 83. 

Aveva Antonio: n. 122. 

Baif (de) Joan: n. 29, 42. 

Baldo da Perugia: n. 45. 

Bartoli (de’) Bartolomeo : n. 89. 

Barzizza Guiniforte: n, 82. 

Benivieni Girolamo: n. 45. 

Bernhardi Karl: n. 93. 

Bibbia puliglotta: n. 2. 

Biblioteca di Girolamo Aleandro. 
n. 8, 56. 

— di Cristina di Svezia: n. 10- 

— Reale di Dresda: un. 88. 

— Nazionale di Firenze: n. 49. 

— di Teodoro Gaza: n. 19. 

— di Giulio II: n. 48. 

— de l’Institut: n. 113. 

— di Giov. Lascaris: n. ll. 


INDICE DEI NOMI 


— di Lord Leicester: n. 105, 110. 

-- di Pier Leoni: n. 30, 59. 

— del British Museum di Londra: 
n. 75, 92, 101. 

— di Giovanni Marcanova: n. 16. 

— Nazionalo di Parigi: n. 3, 4, 57, 
70, 78, 80, 82, 95, 99, 109, 117. 

— del card. Sirleto: n. 6. 

— di St-A ndrews: n. 112. 

— Nazionale di Torino: n. 90. 

— Universe. di Utrecht: n. 1. 

— Vaticana: n. 9, 10, 15, 25, 50, 
65, 69, 87, 106. 

— Capitolare di Viterbo: n, 12, 38. 

Bixio Alessandro: p. 117. 

Blado Antonio: n. 15, 18. 

Boissier Gaston : n. 107. 

Botticelli Sandro: n. 102. 

Bracceschi Gio. Battista: n. 30. 

Buchanan George: n. 84. 

Capelli L. M.: n. 69, 

Carini Isidoro: n. 35. 

Castellani Carlo : n. 60. 


Cave Jean : n. 51, 

Cervini Marcello, card.: n. 15, 81. 

Cervini Romolo : n. 36. 

Chalon (de) Philibert, princed'Orange: 
n. 86, 116. 

Chambiges Pierre: n. 9%. 

Chilovi Desiderio: n. 97. 

Clark Willis John : n. 106. 

Cochin Henri: n. 70. 

Colocci Angelo: n. 37. 

Colonelli Cornelia : n. 116. 

Corsi Pietro : n. 51. 

Cortona (di) Domenico : n. 9. 

Couraye du Parc J.: n. 78. 

Courteault P.: n. 69. 

Cristina di Svezia: n, 10. 

Dante: n. 82, 121, 122. 

De Rossi Gio. Battista: n. 27. 

Dinteville (de) Francois : n. 21. 

Donato, ‘ Ars mibor’: n. 1. 

Du Bellay Guillaume: n. 51. 

— Jean : n. 24, 46. 

— Joachim: n. 69. 


BIBLIOGRAFIA DEGLI SCRITTI DI LÉON DOREZ 95 


Dupuy (Collez.): n. 70. 

École des Chartes : n. 64. 

Ebrle Franz, p.: n. 61. 

Eparco Antonio: n. 20. 

Faguet fimile: n. 76. 

‘ Forma Urbis Romae”: n. 111. 

Fournier Marcel : n. 81. 

Francesco I: n. 51, 82, 120, 121. 

Gaguin Robert: n. 69. 

Gaza Teodoro: n. 19. 

Giulio II: n. 48. 

Giunti Bernardo: n. 15. 

— Giovanna: n. 55. 

— Jacopo (Eredi di): n. 34. 

Gourmont (de) Gilles : n. 62. 

Gourmay (de) Marie: n. 69. 

Grévin Jacques: n. 66, 71. 

Grolier César: n. 51. 

Guiraud Jeau: n. 17. 

Guy G.: n. 69. 

Hauréau Barthélemy : n. 63, 64. 

Holkbam Hall (Norfolk): n. 105, 110. 

Incendi di biblioteche : n. 65, 87, 90. 

Jamot Paul: n. 115. 

Jamyn Amadio: n. 43. 

Kenyon F. G.: n. 75. 

Laborde (de) Léon: n. 93. 

Lair Jules : n. 104. 

La Roncière (de) C.: n, 44. 

Lascaris Janus: n. 40. 

— Joannes:; n, 11, 40. 

Lasteyrie (de) Robert: n. 115. 

Latini Latino: n. 12, 38, 

Lefèvre-Pontalis Germaiu : n, 68, 

Leicester (Lord) : n, 105, 110, 

Leoni Pier: n. 30, 59. 

Librai, legatori, miniatori, ecc., di 
Parigi: n. 99. 

Libri (dai) Francesco : n. 108. 

Longnon H.: n. 69. 

Lorenzano Lorenzo : n. 102. 

Luigi XII: n. 120. 

Luxembourg: n. 82, 


Manassi Niccolò, tipogr : n. 23, 53, 79. 


Manuzio Aldo sen.: n. 53. 67. 

— Aldo jun. : n. 79. 

— Paolo: n. 36,0 

Marcanova Giovauni: n. 16. 

Marche tipografiche : n. 22, 53, 55. 

Margherita d'Austria: n. 116. 

Manurand Jéréme: n. 74. 

Melvyn (de) Geoftroy : n. 69, 

Merula Giorgio: n, 45. 

Michelangelo : n. 116. 

Mini Antonio: n. 116. 

Miniatori e miniature: miniatori di 
Parigi: n. 100; — codd. miniati 
del British Museum: n. 75, 
92, 101; — della bibl, di lord 
Leicester: n. 105, 110; — 
Pontificale del card. Giuliano 
della Rovere: n. 108; — Sal. 
terio di Paolo III: n. 109; — 
Evangeliurio di Schuttern: 
n. 110. 

Minut Jacques: n. 82. 

Montagna Leonardo: n, 113. 

Montaiglon (de) Anatole: n. 39, 

Montdoré (de) Pierre: n. 14. 

Morosini Antonio: n 69. 

Miintz Eugenio : n. 77. 

Niccolò V : n. 93, 

Nolhac (de) Pierre: n. 69. 

Paolo III: n, 109. 

Pélicier Guillaume : n. 24. 

Perréal Jean: n. 118, 119. 

Perrot Georges: n, 98, 104, 107, 115. 

Petrarca Fraucesco: n. 69, 99. 

Pico Giovanni: n, 28, 45, 47, 54, 
67, 72, 73. 

Pian Pierre-Paul: n. 88, 

Plutarco : n, 89. 

Podocataro Ludovico, vesc. di Capac- 
cio : n. 45, 

‘ Polifilo*: n. 53. 

Poliziano Angelo: n. 25, 41, 52, 33. 

Rabelais Francois: n. 69, 88, 91, 96. 

Ravenel Jules: n. 95. 


Ridolfi Niccolò, card.: n. 51. 

Riedesel (de) Ludwig: n. 93. 

Rinaldi Domenico, custode della Va- 
ticana: n. 73. 

Robert Ulvese: n. 86. 

Roma (Sacco di): n 51. 

Ronsard (dv) Pierre: n. 69. 

Rovere (Della) Giuliano, card.: n. 108. 

Sadoleto Jacopo: n. 46. 

— Paolo: n. 46. 

Sainte-Beuve Ch. A.: n. 95. 

Sanudo Marino sen. : n. 44, 

Scaligeri : n. 122. 

Schiff Mario: n. 69. 

Schuttern (Abbazia di): n. 110. 

Sennert Daniel: n, 33. 

Serego-Alighieri Pieralvise: n. 122. 

Siam (Re del): n. 57. 

Sirleto Guglielmo, card.: n. 6. 

Società Bibliogratica Italiana: n. 85. 

Sturel René : n. 69. 

Tallemant Frangois: n. 33, 

Tebaldeo Antonio: n. 46, 

Thierry-Poux Olgar: n. 26. 

Thuasne Louis: n. 54, 69. 

Tinghi Baccio : n. 114. 

— Filippo: n. 34, 55 

Torrigiano Pietro: n, 116. 

Troyes: n. 13, 32. 

Urbano IV : n. 17. 

Utrecht, Biblioteca Universitaria:n.1. 

Valdo Agosto, di Padova: n. 31, 37. 

Van Werveke: n. 83. 

Villey P.: n. 69. 

Vinci (da) Leonardo : np. 80, 118, 119, 
120, 

Viterbo, Biblioteca Capitolare : n. 
12, 38. 

Wallon Henri: n. 98. 

Warner G. F.: n. 75, 

W irth-Paquet: n. 83. 

Zangroniz (de) Joseph : n, 69. 


CarcLo FRATI. 


———————_—_—__—————_Y——_—]_—_ —r—rr _rr_—P——————————————————_——_———_———————m——_——__—_——————————_—_———————rrrrFr—r_rcrcrCrrrrrrrrrre©ar@ore®r__—P —————_—_1212121_—<<T+——#<YT+<_m——___ _»__.—-+».— .- -}-]rrttcr,,_—————11_1_»@ 
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RECENTI PUBBLICAZIONI 


I. Italiane. 


Amatori del Libro (Gli): rivista mensile illu- 
strata per l'acquisto, vendita e cambio di libri, 
manoscritti, ecc, — Anno I, n. 1 (giugno 1921). 
— Sarzana (Pontremoli, tip. C. Cavanna), 1921; 
pagg. 16, in-8 fig. (£ 12 l’anno). 

ARNEUDO (G. O.), Note spicciole di bibliotecnica : 
il Formato dei libri; in Paraviana: bollettino 


bibliografico-letterario mensile (Torino), a. I, 


n. 4 (ottobre 1921), p. 12. 


— Idem: Il Catalogo; ibid., a. 
cembre 1921) e a. II, n. 1 (gennaio 1922), 


pagg. 16-17. 


BALZANO (Vincenzo), Guglielmo di maestro Be- 


rardo di Gessopalena, mintatore del sec. XIV. 
— Lancianc, G. Carabba, 1920; pagg. 61, in-16, 
c. XV tavv. (‘ Collezione Abruzzese ’). 


Biblioteca Civica di Torino: La sezione Mano- 


scritti: in Paraviana: bollettino bibliogra fico- 


letterario mensile (Torino), a. T, n. 4 (ottobre 


192I), pag. II. 
[Notizie sulla raccolta di Autografi Cossila]. 


Biblioteca del defunto conte Alessandro Mo- 


6 (di- 


I, n 


ronî, bibliotecario della R. Biblioteca Ales. 


sandrina. Parte Il: Libri e manoscritti riguar- 


dantî Roma, Storia dei Papi, Archeologia (fra 


96 
cui la celebre collezione di opere e autografi 
di Fr. Cancellieri), Viaggi in Italia, Storia, 
e una raccolta di opere di bibliografia. — Roma, 
libr. Nardecchia, 1922; pagg. 92, in-16. 

Biblioteca Rossiana (La); in La Cirttà Catto- 
“ica (Roma), a. 73 (1922), vol. I, quad. 1720 
(18 febbraio), pagg. 320-333. 

[Cfr. Biblio fila, XXIII, 356-360]. 

Bibliothecae Vaticanae codices manu scripti recen- 
siti. Codices 


Vaticani Codices ,10301- 


et 


latint : 
10700 recensuerunt MARCUS VATTASSO 
HeNRICUS CARUSI, — Romae, typis polyglottis 
Vaticanis, 1920; pagg. VIII-779, in-4. 

-—— 'Codices Urbinates latini ; descripsit COSIMUS 
SToRNAJOLO, Tom. III: codd. 1001-1779. — 
Romae, typis polyglottis Vaticanis, 1921; in-4. 

Bollettino della Biblioteca [dei] Ministeri per l’Agvi- 
coltura, per l'Industria e Commercio e per îl 
Lavoro e la Previdenza soctale (1° luglio 1920- 
30 giugno 1921). — Roma, tip. ditta Lod. Cec- 
chini, 1921; pagg. XXXI-73, in-8. 

[BONZI (Giuseppe)], Bibliografia della letteratura 
musicale italiana. — Bologna, G. Bonzi, 1921; 
pagg. 56, in-8. 

BORGHEZIO (Gino), Antiche mote necrologiche dei 
codici della Biblioteca Capitolare d'Ivrea, — 
Bene Vagienna, tip, Fr. Vissio, 1921; pagg. 7, 
in-8 (estr. d. ‘Bollettino stor.-bibliogr. Subal- 
pino’, XXIV). 

— Za Biblioteca Vaticana da Sisto V a Pio XI; 
in /Z/ Momento (Torino), 23 febbraio 1922, 
pag. 3. 

— La Biblioteca Vaticana sotto gli ultimi Papi 
fino a Pio X; in Palestra del Clero (Rovigo) 
a II, n. 6 (15 marzo 1922), pagg. 65-66. 

— & FASsOLA (Cesare), Dante nella libreria di 
Lodovico di Savoia (1434). — Torino [ Pinerolo, 
tip. Sociale], 1921 ; pagg. 9, in 8. 

B oRI (M.), Notizie di vecchie biblioteche Piemon- 
tesi » in ZBollettino storico-bibliografico Subal 
pino, a. XXII (1920), fasc. 4-5. 

CASIMIRI (R.), Un codice liturgico gualdese del 
seco NZII. — Perugia, tip. Cooperativa, 1921; 
pagg. 48, in-8. 

CASTIGLIONI (Arturo), Ugo Benzi da Siena ed il 

‘ Trattato utilissimo circa la conservazione della 

Sanitade*, — Siena, 1921; pagg. 30, in-8. 

Il trattato dell’Ottica di Lorenzo Ghiberti. 

— Siena, 1921; pagg. 20, in-8. 


Catalogo della Mostra Dantesca nell’Archiginnasto, 


- + ——  T 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


(Comitato Bolognese p. la celebrazione del VI 
Centenario della morte di Dante) [a cura di 
A. SoRBELLI, C. FRATI, G. PANTANELLI]. 
— Bologna, N. Zanichelli, 1921; pagg. [VIII 
n. n.]-96, in-8. 

Catalogo metodico degli scritti contenuti nelle Pub- 
Blicazioni periodiche italiane e straniere [della] 
Biblioteca della Camera dei Deputati. Parte I: 
Scritta biografici e critici. N. S., vol. 1I. — 


Roma, tip. d. Camera del 


pagg. XLII-350, in-8 gr. 
[Gli articoli di riviste 


Deputati, 1921; 

indicati in questo 

vol. comprendono gli a. 1914-18]. 

CHIAPPELLI (Alessandro), Novità dantesche; in 
.V. Antologia, 1° luglio 1921 (vol. CCXCVII 
== ser. 68, CCXIII), pagg. 3-16, c. facs. 

[Da un cod. miscellaneo, di provenienza are. 
tina o senese, già appartenuto al co. Gustavo 
Camillo Galletti]. 

Copie di frammenti Vinciani ritrovate a Reggio 

Emilta > in / libri del giorno (Milano), a. IV, 

n. 12 (dicembre 1921), pag. 648. 

[Copie eseguite da G. B. Venturi a Parigi, 
dai 13 codd. Vinciani di cui venne spogliata 
l'’Ambrosiana nel 1796, e ritrovate dal prof. G. 
B. de Toni nella Bibl. Municipale di Reggio]. 
CortESsE (Nino), Aggiunte al ‘ Saggio di Biblio- 

grafia Collettiana”. — Napoli, libr. Lubrano, 
1921; pagg. 29, in-8 gr. 

DALMAZZO (Gianolio), // Zibro e l’arte della 
stampa. Enciclopedia metodica f. i cultori della 
tipografia e d. arti affini e f. gli amatori del 
libro, — Torino, R. Scuola tipografica, 1921 ; 
pagg. 1200, in-4 fig. 

DEL GIUDICE (V.), Saggio di bibliografia del 
‘ Codex Iuris Canonici’, — Modena, tip. Soliani, 
1021; pagg. 16, in-8. 

DREI (Giovanni), La AMfostra Dantesca nella Pa- 
latina di Parma. — Parma, tip. d. ‘ Gazzetta 
di Parma”, 1921; pagg. 3, in-8. 

Ernesto Flaeckel, firm. Vip; in Z librt del giorno 

(Milano), a, II, n.9 (settembre 1919), pagg. 464-65. 

[Con bibliografia delle opere del H., delle 
versioni e degli scritti che lo riguardano]. 

EstELRICH (J.), 
Nuova Cultura (Napoli), a. I (1921). n. 4. 

FABIETTI (Ettore), Un corso per addetti a Biblso- 
teche popolari ; in / libri del giorno (Milano), 


Bibliografia Carducciana; in 


a. IV, n. 9g (settembre 1921), pag. 497. 
FERRARI (Iucundu:), De codice Beriano nonnullas 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


Ciceronis litteras complectente; in Miscellanea 
Pandiani. — Genova, Gnecco, 1921; pagg. IV- 
350, in-8. 

FERRARI (Vincenzo), Contributo allo studio della 
miniatura in Reggio Fmilia nel XV e XVI 
secolo. — Reggio E., tip. Artigianelli, 1921; 
in-8. 

— Il‘ De republica* di Tito Livio de’ Frulovisi 
(sec. XV/7). — Reggio E, Cooperativa lavor. 
tipogr., 1921; in-8. 

[Codice della Bibl. Comunale di Reggio E.]. 

FIORENTINI (S.). Zudice degli incunabuli della 
Bibliotica Comunale [di Faenza]. — Faenza, 
stamp. A. Mootanari, 1921; pagg. 15, in-8. 

Fiori di ricamî nuovamente fosti in luce, ne i 
quali sono varii et diversi disegni di lavori, 
come merli, bauari, manichetti et altre sorte di 
opere, che al presente sono în uso, utilissimo ad 
ogni stato di donne. — In Siena, appresso Matteo 
Florimi, MDCIIII. (Milano, U. Hoepli, 1921); 
pagg. 3, in-16 obl. 

FORMIGGINI (A. F.), / Catalogo dei cataloghi 
degli Fditori italiani: in L'Italia che scrive 
(Roma), a. V (1922), n. 1, pag. 3. 

FUMAGALLI (Giuseppe), E/enco di oltre 300 fubd- 
blicazioni sulla parte avuta dall'Italia nella 
grande guerra. — Roma, the Library of Ame- 
rican studies in Italy, 1921; pagg. 32, in-4. 

GARIBOTTO (Celestino), Una libreria Veronese del 
sec. NV; in Antiquarium (Verona), febbraio 
1922, pagg. 7-8. 

GIORDANO (G.), 4ibliografia Dantesca, — Trieste, 
L. Cappelli, 1921; in-16 gr. 

GIROLLA (Pia), Pittori e miniatori a Mantova 
sulla fine del ‘300 e sul frincipio del *400 : 
alcuni nomi e qualche notizia; in Atti e Me- 
morie d, IR. Accademia Virgiliana di Mantova, 
N. S., voll. XI-XIII (1918-20), pagg. 177-200. 

GORGOLINI (Pietro), La Mostra del Libro illu- 

bollettino 

dibliogr-letterario mensile (Torino), a. I, n. 4 


(ottobre 1921), pagg. 3-5. 


strato al Valentino; in Paraviana : 


— Gli editori italiani alla Mostra del Libro illu- . 


strato al Valentino; ibid., a. I, n, 5 (novem- 


bre 1921), pagg. 4-6. 
Guida bibliografica della Biblioteca dei Maestri 
italiani. 2% edizione. — Milano, Istituto ita'iano 
p. il libro del popolo, 1921; pagg. XVvI-498, 
in-16, c. Appendice, di pagg. IV 110. 
Z nostri Editori: Vallardi » in 


Antonio Nuova 


97 


Antologia, a. LVII (1922), fasc. 1196 (16 gen- 
naio), pagg. 190-QI. 

Indice bibliografico degli scritti riguardanti l’ Elet- 
trotecnica, contenuti nei principali giornali ita- 
lianî e stranieri. — Roma, Impr. polyglotte 

l’Universelle, 1921; pagg, 60, in-8 (Supplemento 


a ‘ L’Elettrotecnica’. Milano, 2° semestre 1920, 


n. II). 
INGUANEZ (D. Mauro), Notizie di codici di mona- 
steri e chiese medievali. — Siena, Stab. arti 


grafiche Lazzeri, 1921}; pagg. 8, in-8. (estr. da 
‘ Gli Archivi italiani *, VIII). 

Levi-MINZI (Giacomo), Z giornali Veneziani del 
'48-'49. Saggio bibliografico. — Roma, ‘ Ras- 
segna Nazionaie ’, 1922; pagg. 20, in-8. 

MAMBELLI (Giuliano), D/ alcuni codici, fram- 
menti e libri a stampa miniati che si conser- 
vano nella Biblioteca Comunale Trisi di Lugo. 
— Lugo, Ferretti, 1920; pagg. 19, in-8. 

MELI (Romolo), Trattati di medicina del XIII 
sec., e codice del 1462 dell’op. ‘ De Balneis® 
di M. Savonarola nella biblioteca di S. Scola- 
stica in Subiaco ; in Rivista critica di scienze 
mediche e naturali (Roma), a. VIII (1918), 
n, 5-6. 

MERCATI (Angelo), 

identificato ; in Melanges d'archeologie et d' hi. 


Un altro codice Reginense 


stoire pf. fp. l’Ecole francaise de Rome, tom. 
XXXVIII (1920), pagg. 195-906. 

MERCATI (Giovanni), Su Arancesco Calvo da Me- 
naggio, primo stampatore, e Marco Fabio Calco 
da Ravenna, primo traduttore del Corpo Ippo- 
cratico in latino. — Roma, tip. Poliglotta Va- 
ticana, 1917 } pagg. 47-71. (‘ Studi e Testi ”, 31), 

— Altre notizie di m. Fabio Calvo j} in Bessarione, 
vol, XXXV (1919), pagg. 159-063. 

— Scritti ecclesiastici greci copiati da Giovanni Fa- 
bri nella Vaticana ; in Bessarione, vol. XXXVII 
(1921), pagg. 88-119. 

[MONTI (dott. Giuseppe)], Guida bibliografica di 
Cultura cattolica, a cura del Centro nazionale 
di Cultura dell’ Unione fofolare (Roma). — 

Società editr, 

pagg. 132, in-16. 


Torino, Internazionale, 1921; 

Museo Nazionale (1!) del libro a Torino. cosa è 
cosa potrà divenire. Brevi cenni storico-descrit- 
tivî. — Torino, Scuola tipografice e di arti af- 
fini, 1921; pagg. 24, in-16 fig. 

PALMIERI (Aurelio), La dibliografia recente della 
Lituania ; in L'Europa orientale. Rivista men- 


98 RECENTI PUBBLICAZIONI 


—————— 


sile (Roma), a. I, n. VII (15 dicembre 1921), 
pagg. 479-82.° 

PALMIERI (Aurelio). La storia e la bdibliogr. di 

Gregorio Efimovi Rasputin ; ibid., pagg. 482-87. 

Paraviana. Bollettino bibliografico-letterario men- 
sile, edito dalla Società G. B. Paravia e C. 
Auno I, n. 1 sgg. — Torino, G. B. Paravia e 
C., 1921; in-8. 

PARODI (Piero), L’incunabulo Parm. 498 della 
R. Biblioteca Palatina di Parma ; in Archivio 
storico p. le Province Parmensi, N. S., vol. XX 
(1920), pagg, 162.64. 

(EuSEBII 1475. 
Esempl. con note autogr. di Nicodemo Tran- 


Chronicon. Mediolani c. 
chedini da Pontremoli]. 

PucciNI (Mario), Editori dell’ultimo ventennio: 
Lemonnier ; in { Libri del giorno (Milano) 
a. IV, n. 8 (agosto 1921), pagg. 406-07. 

— ‘dem: Paravia; ibid, a. IV, n. 12 (dicembre 
1921), pagg. 629-30. 

RAVA (Luigi), La ‘ Bibliografia Foscoliana’; in 
Nuova Antologia, a. 56, fasc. 1192 (16 no- 
vembre 1921), pagg. 140-143. 

[A proposito della £ibliogr. Foscoliana di 
A. Ottolini]. 

Regesto di Tommaso Decano o Cartolario del con- 
vento Cassinese (1178-1280). — Roma, tip. Pon- 
tificia de)l’ Istituto Pio IX, 1915; pagg. LVII- 
359, in-8. 

RostaGnNO (Enrico), Dall’Ambrosiana al Vaticano: 
Pio XI; in 7! Marsocco (Firenze), a. XXVII, 
n. 7 (12 febbraio 1922). 

Scuola tipografica (La) di Torino. (Istituti ita- 
lianîi di cultura); in L' /talia che scrive (Roma), 
a. IV, n. 11 (novembre 1921), pagg. 222-23. 

SEGARIZZI (Ammaldo), Per la bibliografia di An- 
drea Biglia. — Venezia, tip. C. Ferrari, 1920, 
pagg. 7, in-8 (‘ Nozze Cessi-Drudi ’). i 

SODINI (Angelo), Libliogra fia degli scritti di Piero 
Barbéra. — Firenze, Barbèra, 1922; pagg 23, 
in-16, 

SOLER (Emanuele), Bibliografia Geodetica italiana ; 
in collaborazione cal dott. GIOVANNI SILVA‘ 
— Padova, tip. del Seminario, 1921; pagg. 04, 
in-4. (‘ R. Commissione Geodetica Italiana ’). 

SORBELLI (Albano), Catalogo dei manoscritti di 
Giosue Corducci, Vol. I. — Bologna, a spese 
del Comune [Imola, Cooperativa tipogr.-editrice 
Paolo Galeati], 1921; pagg. LXxx-183, in-4. 

[Contiene il catalogo dei primi XX cartoni. 


Il vol. II conterrà quello dei cartoni rimanenti 
(XXI-XL)]. 

TALLONE (Armando), // codice XX/ . A . 10 
della Laudense e gli Annali attribuiti all’Aza- 
rio ; in Archivio Muratoriano, vol. II, fasc. 21 
(Bologna, 1920), pagg. 521-60. 

Tesoro (Un) bibliografico disperso: la biblioteca 
dei Goncourt ; in ZI Marzocco (Firenze), anno 
XXVI, p. 44 (30 ottobre 1921). 

TONDELLI (L.), Ze mintature del codice di Dont- 
zone ed îl ritratto di Bianello ; in Vita e Pen- 
stero (Firenze, poi Milano), vol. II, fasc. 1 
(20 luglio 1921). 

TORELLI (Pietro), Le carte degli Archivi Reg- 
giani fine al 1050. Con la collaborazione delle 
sigg. Prof. AnNA K. CASOTTI e /of. FER- 
NANDA Tassoni. — Reggio F., Cooperativa 
Lavoranti tipografi, 1921; pagg. XXII-474, in-8, 

[Pubblicazione a cura d. R. Deputaz. di sto- 
ria patria di Reggio E, e a spese della Banca 
Agricola Commerciale di Reggio E.]. 

USSANI (Vincenzo), Lingua e lettere latine : guida 
bibliografica. — Roma, Fondazione ‘ Leonardo ?, 
192I, pagg. 95, in-24. (‘ Guide bibliografiche *, 
1921, n. 7). 

VANDELLI (Giuseppe), Breve motizia di codici at- 
tinenti a Dante, che st conservano nella Biblio- 
teca Ricasoli-Firidolfi in Firenze. — Firenze, 
l° ‘ Arte della stampa’, 1921; pagg. 31, in-8. 

— Dante com'era letto dat contemporanei; in 21 
Marzocco (Firenze), a. XXVI, n. 46 (13 no- 
vembre 1921). 

[A proposito della riproduzione del cod. Tri- 
vulz. 1080 (Milano, Hoepli, 1921)]. 

— ZI piu antico codice datato della ‘ Commedia*; 
tdid., a. XXVII, n. 1 (1 gennaio 1922). 

[Sul cod. Lundiano di Piacenza, riprodotto da 
Leo S Olschki (1921)]. 

VIGLIO (A.), Una edizione quattrocentesca della 
‘ Div. Commedia* curata da un norarese (M. 
P. Nibia); in Bollettino storico f. la prov. di 
Novara, a. XV (1921), fasc. 1-2. 

[Sull’esempl. della Nidobeatina posseduto dal 
Museo Civico di Novara]. 

VITTANI (Giovanni), Di ritorno da un viaggio 
archivistico da Trento a Vienna: prolusione 

R. Scuola di 

Paleografia annessa all'Archivio di Stato di 


tip., pagg. 13, 


letta il 7 dicembre 19/9 nella 


Milano. — Milano, s. 
in-8. 


1921; 


RECENTI PUBBLICAZIONI 99 


ZAMA (Piero), Relazione del bibliotecario [della 

Comunale] al sig. Sindaco |di Faenza]: a. 1920. 

— Faenza, tip. A. Montanari, 1921; pagg. 135, 

in-8 (‘ Bollettino d. Bibl. Comunale e d. Ar- 
chivio storico’, V). 

[Contiene, DELLO STESSO: /ndice delle edi- 

zioni cinquecentine (1501-1550) della Bibl. Co- 


munale di Faenza). 


II. Straniere. 


A) Francesi. 


AUVRAY (Lucien) & POUPARDIN (René), £:d/;0- 

théque Nationale, Catalogue des manuscrits de 
| la collection Baluze, — Paris, E. Leroux, 1921; 
| pagg. XXVII-653, in-8. 

BACHA (Eugène), L’'outillage scientifique des Bi- 
bliotheques et des MMusees. Collection de Réper- 
toires analytiques. — Bruxelles, G. Van Oest 
& C., 1920; in 8. 

BAUDRIER (H. L. & ]J.), Bibliographie Lyon- 
naise. Recherches sur les imprimeurs, libraires, 
relieurs et fondeurs de lettres de Lyon au X Vle 
s. Publice et continuee far J. BAUDRIER. 
12€ Série. — Lyon, F. Boissier [Paris, A. Pi- 
card], 1921; pagg. 507, in-8. 

BERSAUCOURT (A. de), Les voleurs de livres; in 
Les Marges (Paris), tom. XXII, n. 89 (15 no- 

| vembre 1921), pagg. 162-71. 

— Les dedicaces manuscrites ; in Le Bouquiniste 
Sransais, a. III, n. tr (11 1922), 

— PSR. 1-3. 

Bibliographie d'ouvrages de Droit, Economie poli- 


marzo 


tique, Sociologie, — Paris, A. Pedone éditeur 
[Bar-le-duc, impr. 1921; 
pagg. 120, in-8. 

Bibliographie Lorraine: 10° Juillet 19r3—31 de- 


Contant-Laguerre], 


cembre 1959. Revue du mouvement intellectuel!, 
artistique et économique de la region. — Nancy 
(Paris, Strasbourg), 1921; 
pagg. XIV-394, in-8 gr. (‘ Annales de l’Est ’). 
Bibliothéque de la Ville d'Anvers- 
Liste systematique des accroissemerts pendant 
Partie: A-E. — 
Antwerpen, E. Sacelle, 1920; pagg. 510, in-8. 
BLANCHARD (Marcel), Bibliographie critique de 
l’histoire des routes des Alpes occidentales sous 
- Vétat de- Piemont-Savote (XVZIE-XVIII* 5.) 
à l’eépoque napoleonienne (1796-1815). — Gre- 


Berger-Levrault, 
principale 


les annees 1915 et 19/6. 1°e 


nobile, impr. J. Allier, 1920; pagg. 120, in 8. 


BLOCHET (E.), Les peintures des manuscrits orien- 
taux de la Bibliotheque Nationale. — Paris, 
Éd. Champion, 1922; in-4 fig. (‘ Société de re- 
productions de mss. à peintures’, 1920 [ma 
pubbl. 1922]). 

BRÉHIER (L.), Les miniatures des Homeltes du 
moine Jacques et le thidtre veligieux à By- 
zance ; in Monuments et Memoires (Fondation 
E. Piot), tom. XXIV. — 
1921, in-4 fig. 


Paris, E. Leroux, 


Catalogue des manuscrits de A. le chev. Léon 
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CHEVALIER (Ulysse), /tepertorium hymnolagicum, 
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(1922), n. 232, pagg. 78-81. 

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(estr. d. ‘ Gasette d. 


stecle ; in 


Paris, 1921; in-8 p. 
Beaux-Arts °), 

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in-8, 

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braio 1922), pagg. 125-134. 

HaRMoOISs (A.-L.), Repertoire bibliographigue des 
travaux (epoques 


que, protohistorique, gallo-romaine, merovin- 


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LABORDE (Léon de), Ztude sur Ja bibliothéque 

de la cathedrale de Rouen > le portar! des li- 


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Rouen. Textes et notes vevus par A. le chan, 
PORÉE et M. l'abbé BLANQUART. — Paris, 
H. Leclerc, 1919; pagg. 84, in-8. 

LossEau (Léon), L’outillage hibliographique de 
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LUGT (Frits), Les Marques de Collections de des- 
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sur les Collectionneurs, les Collections, les Ven- 


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MANDONNET (Félix-Pietre) & DESTREZ, Bi0/i0- 
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RECENTI PUBBLICAZIONI 


MARTIN (Henry), Zes Fouquet de Chantilly. Li- 
vre d'Heures d’Etienne Chevalier. — Paris, 
H. Laurens, 1920; pagg. 64, in-16 fig. 

MAUNIER (R.), Afansel bibliographique des scien- 
ces sociales et économiques. — Paris, 1920, 
in-8, 

MAUREL (André), Les Dessins ftaliens du Musce 
Conde ; ia Revue 
(Paris), a. 26 (1922), tom. XLI, n. 232, 
pagg. 49-64, fig. 

ROMIER (Lucien), Les /idbraires et colporteurs, et 
les debuts de la Réforme; in Le Bouquiniste 
Francais (Paris), a. III, n, 6 (4 febbraio 1922), 
pagg. 1-2. 

SAKISIAN (Arménag), Les miniaturistes Persans 
Behzad et Rassin Ali; in Gasette d. Beaux- 
Arts, a. 62 (1920), 2° sem., 5° période, tom. II 
(Paris), pagg. 215-233, Cc. II fig. 

— La miniature Persane è Boukhara au XV/e sic. 


de l’Art ancien et moderne 


cle ; ia Revue de l'Art ancien et moderne (Pa- 
ris), a. 26 (1922), tom. XLI, n. 234 (marzo), 
pagg. 203-09. ° 

Societe des Amis des livres. Annuaire: 41° année, 
— Chartres, impr. Durand, 1920; pagg. 67, 
in-10. | 

Un autographe de Itabelais à Oxford; in Revue 
du Seiziîme Siécle (Paris), tom. VIII (1921), 
N. 3-4, pag. 280. 

ViGNAUD (Henri), Une ancienne carte inconnue 
de l'Amerique, la premiére où figure le futur 
détroit de Behring; in Journal de la Societe 
d. Amcricanistes de Paris, N. S., tom. XIII 
(1921), fasc. I, pagg. I-S. 

WILMART (A.), Le palimpseste du Missel de Bob- 
bio; in Revue Bénédictine (Maredsous), vol. 
XXXIII (1921), fasc. 1-2. i 

(Continua). 


Comm. Leo S. OLSCHKI, Direttore-Proprietario responsabile. 


Giugno 1922 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini. — Firenze, Via del Sole, 4. 


ISTTLTIFTFTVISVVSVSVVTVWFTVSVTYVSTCTVYSVTPVPF FF PF 9° 
Anno XXIV LugLIO- AGOSTO 19220 Dispensa 4°-5* 


. La Bibliofilia 


RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 


vv vyervrereveorvrovie 


La “ Roma antica” di Alò Giovannoli 


e medioevale si devono annoverare le raccolte di vedute dise- 
gnate od incise. Non occorre spendere parola per dimostrare 
l'importanza dei ricordi grafici del passato in una città che 
ha sempre subito e che subisce tuttora tante trasformazioni 
come Roma: basta dire che il topografo, come lo storico 
| d’arte, rimpiange amaramente anche la mancanza di foto- 
grafie di monumenti che furono demoliti od asportati nella memoria di uomini 
ancora viventi, per farci un’idea dell’ indispensabilità di tali sussidi ad ogni 
studioso degli edifizi antichi della città. 

Ha già discorso in questo periodico della raccolta di vedute di Roma pub- 
blicata da Stefano Du Pèrac per la prima volta nel 1576, che ha avuto non 
meno di dieci edizioni diverse: (1) ed ora vengo a parlare di un album più co- 
pioso ed assai meno conosciuto per il piccolo numero di esemplari che si sono 
conservati fino ai nostri giorni, 

La Roma Antica di Alò Giovannoli di Civita Castellana ha infatti sempre 
avuto il suo posto tra le rarità bibliografiche: ma è anche preziosissimo per il 
gran numero di tavole che contiene, in confronto ad altre raccolte del genere, 
ed anche per la fedeltà della rappresentazione delle rovine antiche, alle quali 
l’autore ha rivolto in modo speciale la sua attenzione. 

Vi sono infatti molti dettagli che non possiamo ricavare altrove: e la rozzezza 
delle incisioni, eseguite certo da mano non troppo esperta, non ne diminuisce 


(1) Za Bibliofilia, XVI (1914-15) pag. 401 segg. ; XVII (1915-16) pag. 358. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 4*5® 13 


102 THOMAS ASBHY 


tanto il valore topografico ed archeologico. Anzi il Giovannoli precedendo al- 
quanto i tempi: « tentò di servirsi del procedimento misto del bulino insieme 
coll’acquaforte — procedimento per mezzo del quale oltre cento anni dopo Giam- 
battista Piranesi potè raggiungere risultati meravigliosi. A questo non bastarono 
le forze del Giovannoli : e perciò le sue produzioni, poco simpatiche, e che nelle 
riproduzioni posteriori specialmente diventano quasi irriconoscibili, hanno trovato 
fino a pochi anni fa ben poca attenzione anche nella letteratura topografica » (1). 

Il Bartoli ne ha riprodotto un buon numero (2) ed anche lo Hermanin (3). 
Manca ancora, però, uno studio bibliografico, e questo mi propongo di fare dietro 
la scorta di uno degli esemplari della Biblioteca Angelica (21 LL. 7) il quale 
senza dubbio rappresenta l’edizione originale. 

Questa fu divisa in sette (non sei) libri ciascuno con titolo separato : ed 
al titolo del priino libro fu annessa una tavola di dedica al Papa Paolo V. 

Ma le tavole non sono state rilegate in ordine, e non ne è stata comple- 
tata la numerazione (4). Riesce quindi assai difficilé di stabilire esattamente il con- 
tenuto originale di ciascuno dei sette libri, avendo a disposizione 143 tavole. 
Questa cifra MS. concorda anche coll’ indice che si trova in principio del volume 
dell’Angelica, e che ci da delle indicazioni preziose, poiche nello stato attuale 
dell'esemplare vi è una tavola in duplicato, e tre sono mancanti. 

A. quest’ indice è stata aggiunta una concordanza coll’edizione seconda, che 
qui, parmi, non vale la pena di ripetere. 

Possiamo però stabilire che il numero di tavole fu probabilmente, più o 
meno, di venti per ciascun libro (5). 

Dobbiamo aggiungere inoltre la pianta di Roma (6) eseguita dal Giovan- 
noli nel medesimo anno 1616. Questa manca nell’esemplare dell’Angelica, ma 
che formasse parte dell’edizione originale risulta chiaro dalla leggenda della 
pianta stessa, che suona cosi : 


« ALÒO GIOVANNOLI ALLI LETTORI 


Acciòche il tempo non distrugga affatto le memorie lasciateci da gl’antichi Ro- 
mani con li loro mirabilissimi Edifitij, ho uoluto in questo Volume distinto in 
(1) Traduzione dello HULSEN, /alreshefte des OVesterr. Arch. Inst. XV (1912) 125; ove 
si serve di una tavola del Giovannoli (I, 39), per la ricostruzione dell’edificio a cupola già 
esistente presso il Palazzo Capranica (« tempio della Siepe »). : 

(2) Cento Vedute di Roma Antica, delle quali non meno di 19 sono del Giovannoli : 
Vv. pag. 3I. 

(3) Die Stadt Rom in 15 und 16 Jahrhundert: vi sono sei riproduzioni. 

(4) Nei soli libri 1° e 2° sono stati aggiunti i numeri progressivi a talune delle tavole ; 
nel t° non oltre la 113, nel 2° non oltre la 152, Le tavole degli altri libri non portano che il 
numero del libro, ed in parécchi casi neanche questo. 

(5) Vi sono attualmente 16 tavole che portano l'indicazione del 1° libro, 15 del 2°, 20 
del 3°, 15 del 4°, 17 del 5°, 19 del 6°, 17 del 7°. 

(6) Vedi Hutrsen, .Saggio di Bibliografia delle piante di Roma in Archivio della Soc. 
Rom. di St. Patr. XXXVIII (1915) pag. 59 n.° 55, che la deriva dalla piccola pianta del Du 
Pérac. Questo deve essere vero per lo schema generale del terreno, ma il Giovannoli ha ag- 
giunto molto del suo, specialmente nella rappresentazione degli edifizi e giardini moderni. 


LA « ROMA ANTICA » DI ALÒ GIOVANNOLI 103 


LO 


sette parti raccorli tutti in disegno nella forma che al mio tempo si sono tro- 
uate: . . . .|. . Ho però cominciato da quella parte dove Romolo, et 
Remo della nascente Città fondatori furono alleuati, et oue cominciarono il cir- 
cuito di essa | con le quattro Porte lasciateui come si mostra nel primo foglio 
et altre cose. Et cosi seguendo le famose fabriche le quali dentro, et uicino al 
detto solco ci rinchiudeuano come nel Foro, nel monte Capitolino et Rupe 
Tarpea, si passa poi al Velabro, et quindi à l'Isola Tiberina, et | per la Riua 
del fiume si circonda l’Auentino, il Celio, l’ Esquilino, et il Quirinale, et poi le 
radici del Pincio sino alla via Flaminia. Né si tralascia alcuna cosa riguardeuole 
della quale si conserui alcun uestigio. Indi si arriua al Gianicolo, et alla Mole 


di Adriano, et finalmente | al Vaticano. I numeri dimostrano li siti delle Anti- 


chità, et altre cose notabili . . . . , . . si uedono molte di quelle Ma- 
chine che si sono disfatte da 4o | anni in quà, ui sono alcune celebri attioni 
dell'antica gentilità: ma perché quest’Alma Città ab eterno predestinato capo 
del Mondo, et Stabile sede del Vicario di Cristo N"° Signore si gloria più 
d’hauere i S"' Apostoli Pietro, et Paolo per suoi fondatori, et Protettori | con 
il mezzo della predicazione, et sangue che in essa sparsero li ho posti nel prin- 
cipio, non lasciando di descriuere a suoi luoghi quasi tutti i loro successi, et 
quelli che hanno hauuti molti altri christiani in benefitio della S. fede in questa 
gloriosa Città: gradischino dunque | se non l’opera almeno Panimo; et se in 
quella ui è cosa alcuna che à woi piaccia, ne diano solo lode à sua !Diuina 


Maestà : l’anno del Sig" MDCXVI con priuilegio del Sommo Pontefice, et d’altri 
Prencipi ». 


104 THOMAS ASHBY 


—__—_ - — a 


Segue la rubrica di 152 numeri, e poi la nota « Perche gli scrittori | li 
quali hanno trat | tato delle Antiche | fabriche di Roma in alcune sono stati | di 
diuerse opinione | però in quelle che | ui è alcun dubio ho | posto la stella, 
acciò | che il Lettore possa | seguire l'opinione che più li piacera. | Vi sono 
gionte | le | Porte antiche di | dentro e fuori per | terminare il sito |'di essa Città ». 
Non è sulla pianta, ma sulle singole tavole ed anzi solo sulla tavola I. 3 della 
seconda edizione, rappresentante S. Maria Egiziaca, la quale egli chiama Tempio 
della Pudicizia, che si vede la stella della quale parla Giovannoli: e nella terza edi- 
zione anche questa è stata tolta. 

Le altre indicazioni sono preziosissime. 

Esaminando infatti l'esemplare dell'Angelica, diventa chiaro che lo schema 
della divisione originaria, seguita assai meno bene in quella posteriore, è quello 
di un giro topografico. Il primo libro della prima edizione comprendeva il Pala- 
tino colla Velia ed il Colosseo : il secondo il Foro Romano ed il Foro Boario: 
il terzo l’Aventino, la Piramide di Cestio, l’arco di Druso, le terme di Caracalla. 
Di li, tornando per la Via Appia al tempio di Vertunno, si passa col quarto 
libro al Celio, che si traversa, passanda per il Laterano, fino a Porta Maggiore. 
Il quinto libro ci porta all’Esquilino alle terme dette di Olimpiade presso Santa 
Pudenziana, alle Sette Sale, alle terme di Traiano ed al Foro di Nerva : col 
sesto vediamo il Foro e la Colonna di Traiano, e salendo sul Quirinale, il tem- 
pio di Serapide (detto del Sole) e le terme di Costantino e di Diocleziano, la 
. Piazza del Popolo ed il muro torto : e col settimo poi visitiamo i monumenti del 
Campo Marzio, di Borgo, e di Trastevere. Sarà stato forse un giro da farsi in 
una visita di sette giorni. 

Disgraziatamente la divisione in tre libri ha guastato parecchio questa di- 
sposizione. I primi due libri sono entrati nel primo: le terme di Caracalla ed i 
monumenti del quarto libro nel secondo, le terme di Diocleziano ed i monumenti 
del settimo nel terzo: ma per il resto c’è un po’ di confusione, non essendo 
stato mantenuto l’ordine logico che vi era prima. 

La data del principio della composizione del libro si può fissare approssi- 
mativamente dalla frase « Si uedono molte di quelle Machine che si sono disfatte 
da 40 anni in qua», colla quale si intende alludere alle immagini sacre, le quali 
si vedono raffigurate in gran numero nelle stampe del Giovannoli (1) Se qualche 
Papa abbia dato ordine di toglierle non ho potuto finora accertare. Anche la 
dedica della seconda edizione (v. sotto) testimonia del lungo tempo di preparazione 
che il Giovannoli ha impiegato. 

.D'altra parte però le due vedute di S. Maria Maggiore (2) mostrano la 
Cappella Paolina costruita nel 1610 e segg. e la colonna della basilica di Co- 


(1) I, 45. È rappresentato l’Arco detto di S. Lazzaro, alle radici dell’Aventino, colla 
relativa Cappella dalla quale toglie il nome. Questa, secondo il Panciroli (Zesori Nascosti 
(1625) €49) fu eretta dall’ospedale di S. Lazzaro dei Lebbrosi fuori Porta Angelica; « sosten- 
tandosi in parte con limosine, per coglierne alcune da chi và alle Sette chiese, fece in questo 
passo la presente cappella ». Sul muro si vede una delle « macchine » in parola. 

(2) II, 37, 38 della seconda edizione. 


LA « ROMA ANTICA » DI ALÒ GIOVANNOLI 105 


stantino sormontata dalla statua della Vergine trasportata alla Piazza di S. Maria 
Maggiore solo nel 1614. 

Nella veduta dell’isola (1) poi abbiamo il fontanone di Ponte Sisto fatto da 
Paolo V nel 1613. 

Non era stato finora notato che l’esemplare dell’ Angelica fosse dell’edizione 
originale, e che tutti i sette titoli portano la data 1616 (che fu originariamente 
1615: v. sotto pag. 106); il Bartoli p. es. dice che è una ristampa divisa in sei 
libri (sic). Sarà quindi interessante, giacché è finora per quanto pare unico — 
come è unico l’esemplare della prima edizione delle Antiguae Staluae Urbis 
Romae posseduto pure esso da questa ricchissima biblioteca (2) riprodurre i sette 
titoli. 


BU Alc Giouannoli 
Yda Cinta Eaftellana 


BLIBRO SECONDO 


Con Prittllono 
del Somme Prof a è 


i > 
i 


Quello del primo libro (fig. r) ci fa vedere i gemelli con la lupa, ed in 
fondo le quattro porte di Roma ed i colli (3) ancora disabitati, coi sacrifizi di 
Romolo e Remo sul Palatino e sull’Aventino. 


_____ 


(7) III, 15. Quest'è la prima rappresentazione di questa fontana, non citata però nel 
opuscolo dell’Artioli (77 Fontanone di Ponte Sisto, Roma 1899). 

(2) Vedi il mio articolo su questo proposito in Papers of the British Schoo! at Rome IX 
(1919), 107. 

(3) Sono distinti con lettere Q(uirinale) E(squilino) A(ventino) C(elio) I(anicolo) P(alatino) 
T(arpeo). 


106 THOMAS ASHBY 


I gemelli sorreggono una bandiera recante l' iscrizione : 


ROMA ANTICA 
DI 
Alo Giovannoli 
da Civita Castellana 


LIBRO PRIMO 


Con priuilegio del Sommo Pontefice et | altri Principi Con licenza de Superiori. 


In Roma l’anno MDCXVI. 


La leggenda è identica in tutti i sette titoli, meno che in quello del 
quarto libro la parola C4ristiani è aggiunta dopo filoli. 
Sul f. 2 segue la dedica a Papa Paolo V : in alto in mezzo 


IMMOR | TALI | TATI 


sopra una targa fra due draghi allusivi allo stemma della famiglia Borghese : 
poi più sotto in un'altra tavoletta 


SANCTISSIMO. D. N. 
PAVLO V. PONT. MAXIMO 
VRBIS ROMAE VETERIS 
MONVMENTA RELIQUA ET NOVAE 
MAGNIFICENTIORA AEDIFICIA 
VNIVERSO ADIECTO AMBITV 
Humilissimus Seruus 
Eligius Iouannolus Veientanus a se descripta incisa et excussa 
D. D. 


“A sinistra una figura femminile sta dipingendo il ritratto del Papa, ed al 
di sotto la Fama coronata di ghirlande suona la tromba: a destra un’altra 
donna intaglia lo stemma papale sopra uno scudo, e al di sotto la Storia ne 
scrive le memorie. 

Il titolo del libro secondo (fig. 2) rappresenta il ratto delle Sabine, mentre 
in avanti, si vede chiaramente come la cifra originaria della data fu il 1615, poi- 
che la persona che la sta scrivendo tiene la penna sul V. 

Il titolo del terzo libro (/îg. 3) rappresenta il Re Numa che addita al po- 
polo la tavola delle leggi (Rex Numa sacrorum ritus instituit leges Populo tradit, 
come dice la leggenda in basso). | 

Nello sfondo a sinistra vediamo Numa che sta pregando a Giove, mentre 
a destra sta incontrando la ninfa Eyeria. 

Quello poi del quarto libro (/ig. 4) rappresenta il trionfo dei Romani sopra 
Veio, che, ricordiamoci, a quell'epoca fu identificato appunto con Civita Castel- 
lana, la città natia del Giovannoli: e quello del quinto (fig. 5) ci reca il fatto 


LA «ROMA ANTICA » DI ALÒ GIOVANNOLI 107 


di Muzio Scevola (Mutij Facinus) che mette la mano destra nella fiamma, mentre 
tutto l’esercito di Porsenna ne ammira il coraggio. 

Il titolo del sesto libro (/ig. 6) col motto Consilio el vi reges uicti a populo 
Romano, ci rappresenta infatti due figure dei re colle mani legate dietro al dorso, 
seduti a pié di una colonna tronca elevata sopra alto piedestallo, sopra la quale 
sta la civetta di Minerva. Non crederei che Giovannoli avesse voluto raffigurare 
un piedestallo od una colonna allora esistente, come pure non mi sembra possibile 
identificare i ruderi che si vedono a destra e sinistra con ruderi di Roma antica 
allora in piedi: ma è pure interessante vedere che il nostro artista, così scrupo- 
loso nella rappresentazione dei monumenti antichi, non abbia dispiaciuto anche un 
po’ fantasticare. 


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Col titolo del settimo ed ultimo libro (/ig. 7) invece ritorniamo all'epoca 
moderna ed all'omaggio al Papa regnante. 

Vi sono rappresentati gli ordini della chiesa romana (S. R. EF. Ordines): 
a destra vediamo la mitra vescovile ed il cappello cardinalizio, quest’ultimo so- 
vrapposto quasi allo stemma Borghese — vi sarà forse un’allusione al gran me- 
cenate Cardinal Scipione — colle relative croci processionali : sinistra il triregno 
alzato sopra lo stemma famigliare da putti, mentre un'altro regge l'ombrello 
papale, ed a sinistra una figura arcuata rappresentante il Sacro Romano impero, 
colla corona, spada, e libro in grembo, e lo stendardo crociato nella destra, ac- 
coglie colla sinistra una piccola Vittoria alata, che le reca una corona d'alloro. 

La genesi e la data della seconda edizione ci viene spiegata dalla dedica 
che sta al f. 2 dell'esemplare di questa edizione che si trova anch'esso alla bi- 


108 THOMAS ASHBY 


blioteca Angelica ed anche in quella della Casanatense (M-VI 12). Essendo lun- 
ghissima, non l’ho voluta riprodurre integralmente nemmeno in nota (1). 
Dall’esordio, impariamo che il libro fu offerto dalla congregazione pao- 
lina delle scuole pie a Don Pedro Giron, duca d’ Ossuna, Viceré di Napoli 
dal 1616 al 1620, morto in prigione nel 1634 sotto il sospetto di tradimento (2). 
Dopo una lunga disquisizione sulla povertà, prosegue dicendo che alcune 
volte le scuole pie hanno accolto anche uomini di pietà e merito letterario in- 
viati dal buon Dio per ossequio a loro e per il bene comune : fra questi ap- 
punto fu Eligio (Alò) Giovannoli, celibe fino alla morte, eminente incisore in 
rame e miniatore. Egli mori pochi giorni dopo di esservi entrato, e lasciò alla 
congregazione il suo libro. fatto molti anni prima (abbiamo visto che può averlo 
cominciato molti anni prima, ma che l’ha tenuto a giorno) ove aveva inciso 
quasi tutti. i monumenti antichi dell’ Urbe, avendoli perlustrati, studiati, e misu- 
rati con grande fedeltà, non fidandosi soltanto di congetture topografiche, ma 


(1) EXCELLENTISSIMO D. 
D. PETRO GIRON DV\CI OSVNAE. 
MARCHIONI DE PENAFIEI., COMITI DE VRENA 
ET REGNI NKAPOLIS PROREGI DIGNISSIMO 
CONGREGATIO PAVLINA PAVPERVM MATRIS DEI SCHOLARVM PIARUM S. F. E. 


I. r, Equidem melius cum paupertate. quam cum caeteris huius vitae molestijs actum 
esse iudico, cui soli Deus, ut eius peculiaris Rector & Patronus, nec | divitum, nec pauperum 
facultatem deesse voluit. 

I. 13. | inter tamen viros pietate, & literis non contemnendos à Deo nobis pro eius 
obsequio, & Reipublicae bene | ficio missos excipimus. His unus quidem numerandus Eligius 
Veientanus homo pius, & qui caelibem ad canos usque vitam perduxit: Praeterea in aere scul- 
pendi, ac describendi, & car | tas, aut memibranas illustrandi coloribus (quod artem miniatoriam 
vulgo dicimus) extra omnem invidiam & superbiam etiam in hac Vrbe peritissimus. Hic pro- 
fecto familiae | nostrae, & instituto deditissimus ad nos recessit & paucis post diebus mortem 
cum meliore vita commutavit. Itaque librum nobis reliquit, quem multis ab hinc annis de 
omnibus | fere Vrbis monumentis in aere inciderat, ea quidem fide, & Veritate descriptum, 
qua hodie ipsa extant, & qua ex ipsis aedificiorum plantis, quas ad veram architecturae ratio- 
nem expe | rientiamque redegerat, innotescunt. Quippe qui ipsemet artis suae apprime doctus, & 
prudens suis haec omnia peragrare pedibus, lustrare oculis, & manibus metari consueuerat, 
non | omni topographiae & coniecturae fidem habens, sed experientiae Magistrae, & antiquis 
tum veterum tum nostrorum Historijs & Annalibus, Itaque multa a vulgaribus, & gregarijs, vt | 
ita dicam almae Vrbis descriptionibus nominum ueritate, & locorum situ, habituque diuersa 
explica & consideravit. Atque ut is, qui magis pietati, quam lucro hoc opus pinxerat, id | Ico- 
nographia Sanctorum, eo loci (dum locus ipse describitur) vi Sancti Spiritus, vel ad agendunm 
pro fide venientium, condirè voluit vt studiosi oculos ad haec terrarum vasta & ardua | spe- 
ctandum, & animos ad contemplandum caelestia excitaret. Partus viuit licet à mortuo parente 
posthumus, & viuit ad eius memoriam. 

I. 26. mittimus & dicamus: Vale, Romae Idibus Màij MDCXIX. Typis lacobi Mascardi 
Superiorum Permissu. 

(2) MORERI, Dictionnatre Historique, V. 404. 


LA « ROMA ANTICA » DI ALÒ GIOVANNOLI 109 


dell'esperienza propria e della storia antica e moderna; cosicché le sue spiega- 
zioni differiscono molto dalle volgari descrizioni della città di Roma. E cosi 
pure egli, che aveva fatto il suo lavoro più per religione, che per scopo di lucro, 
aveva voluto eccitare gli animi alla contemplazione di cose celesti col rappre- 
sentare in ogni quadro dei santi che vi venivano, tratti spiritualmente a dare 
testimonianza di fede cristiana. 

Nota difatti il Bartoli che « in ogni veduta egli colloca una scena di mar- 
tirio o una cerimonia ecclesiastica, che è in relazione o che egli crede sia in 
relazione con i luoghi e i monumenti rappresentati. Il largo movimento di studi 
di archeologia eristiana e di storia ecclesiastica della seconda metà del secolo XVI 


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Fig. 4. 


l'opera del Bosio, l’opera del Baronio, avevano messo in rilievo le memorie to- 
pografiche cristiane di Roma » onde rileva che cosi il Giovannoli, forse senza 
saperlo, fu il primo che sentisse ed esprimesse la continuità della storia dei 
monumenti di Roma. 

Nella seconda edizione le tavole furono raggruppate, come abbiamo visto 
in tre libri, di 50, 40, e 53 tavole rispettivamente. I titoli furono quelli del 
primo, secondo, e quinto libro, i primi due essendo quelli originali, mentre quello 
del terzo fu il titolo del quinto libro, QVINTO venendo cambiato in TERZO. 
La soppressione di quelli dei libri III, IV, VI si può spiegare dalla natura pa- 
gana del soggetto, poco piacevole ai buoni padri delle Scuole Pie: ma perché 
sia stato rimosso quello del libro VII, insieme alla dedica a Paolo V, non riesce 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 4 5 14 


r10 THOMAS ASHBY 


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tanto facile a comprendere. La data venne cambiata in MDCXVIIII mediante 
l'aggiunta di III, salvo nel libro secondo, ove non fu cambiato (1). 

La numerazione non fu completamente eseguita, e rimangono ancora trac. 
cia di quella anteriore : né l’ordine delle tavole è perfettamente identica in tutti 
gli esemplari conosciuti. 

Anche di questa edizione gli esemplari sono assai rari: oltre quello del- 
l'Angelica, quello della Casanatense, quello Cicognara e quello del libraio Rap- 
paport, posso citare anche quello della biblioteca Ailesbury, ora nella mia col- 
lezione, che sono tutti completi. | 

In nessuno però, come non figura nemmeno nell’edizione originale, trovasi 
la pianta di Roma. 


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Fig. s. 

Come già è stato detto, un certo numero delle tavole più importanti è 
stato già pubblicato nelle raccolte di vedute di Roma, ed inoltre in libri ar- 
cheologici e topografici. Cosi la veduta dello strano « tempio di Siepe » fu ripro- 
dotta per la prima volta dal Lanciani (2) e per la seconda dallo Hùlsen (3). Nel 
Catalogo Lang già citato si trovano pure riprodotte due tavole (I, 3 e 38 della 


(1) Nell’'esemplare Cicognara (3748), ove le impressioni delle tavole sono assai sbiadite, 
come in quello del libraio Lang (Cat. X (1909) 70) che poi passò al Rappaport (Biblio filo Ro- 
mano, 1910, 1-2, 220) la data è diventata MDCXV mediante la ricancellatura dell’ I. Come 
nota quest’ ultimo, la descrizione del Nagler (Monogrammisten I, 873), € basata sopra un’esem- 
plare incompleto di solo 120 tavole : e ad altri bibliografi è rimasto sconosciuto, 

(2) Auins and Excavations 505. 

(3) Zoc. cit. 124. 


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LA « ROMA ANTICA » DI ALÒ GIOVANNOLI III 


seconda edizione). Ma molte rimangono ancora sconosciute, e perciò ho creduto 
riprodurre qui almeno i diversi titoli dell’opera. 

Assai interessante è una veduta del primo libro (1) che raffigura sotto il 
falso nome di Comifium, la grande aula laterizia dell’epoca domizianea, cono- 
sciuta ai topografi sotto il nome di Tempio di Augusto. 

Nell’interno si vedono i granari del Cardinale Leni, il quale, diventato 
ricco pel sacerdozio conferitogli da Paolo V, lasciò tutti i suoi beni alla Chiesa 
di S. Carlo ai Catinari; alla sua munificenza è dovuta la bella facciata e gran 
parte della decorazione interna della chiesa (2). Le traccie di questi fabbricati 
ancora si vedono nei muri interni del tempio. 


Ma altre ce ne sono altre ancora più interessanti dal punto di vista ar- 


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Fig. 6. 


cheologico. Tale è una veduta del secondo libro (3) alla quale si possono con- 
frontare due vignette /14-15) della rara raccolta di vedute pubblicata da Giovanni 
Battista Mercati nel 1629, ed intitolata A/cune Vedute et Prospettive di luoghi di- 
sabitati dî Roma (4). Vi si vede la porta dell'ospedale di S. Tomaso in Formis dietro 
gli archi dell’acqua Claudia: poi un'iscrizione a grande lettere MONIANA, 
che ci viene riferita anche da altri scrittori sotto forma più corretta come ANTO- 


(1) I, 35. È vero che per lo stato antico dell’edificio non è di gran valore, come dice 
anche lo Hilsen (Zofografphie, I. 3, 83). 

(2) Ciacconius IV, 419. 

(3) ILL 

(4) A Peintre-Graveur, XX, pag. 143, n. 12-63. 


112 THOMAS ASHBY 


NIANA (1). Le lettere erano fatte di mattoni in rilievo. A quale edifizio debba 
essere attribuita, insieme col nuovo che la contiene, non è sicuro (2). Accanto 
all'arco di Dolabella si vedono ancora gli avanzi della celletta che il Giovannoli 
sembra attribuire a S. Ciriaca, mentre l’Armellini (3) la crede quella del beato 
Giovanni de Matha, fondatore dell’ordine dei Trinitari: poi gli archi della dira- 
mazione Neroniana, che servendosi dell’arco di Dolabella già Sstsiento prose- 
guivano verso il Palatino. 

Darò solo come altro esempio una rappresentazione (4) di alcuni ruderi, at- 
tribuiti dal Giovannoli ma, come si è visto, a torto, ai Castra Peregrina, situati 
vicino a S. Clemente fra questa chiesa e quella dei SS. Pietro e Marcel- 
lino. L’edificio è a due piani, di costruzione. massiccia: lo si vede pure rap- 


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Fig. 7. 


presentato nella bella pianta di Roma del 1577 del Du Pèrac (5). Può avere 
carattere termale, ma allo stato presente delle nostre conoscenze, non è possi- 
bile un’ identificazione. 

(1) C. 7. Z., VI, 29,843. 

(2) Dopo le scoperte fatte sotto l'ospedale della Piccola Compagnia di Maria, vicino a 
S. Stefano Rotondo, è oramai sicuro che colà dobbiamo collocare i Castra Peregrina (/owrma/ 
of Roman Studies, 1X, 187). 

(3) Chiese, 506. 

(4) II, 23. N. 53 nella pianta del Giovannoli. 

(5) EHRLK, Za pianta di Roma Du Pérac. lLafrèry : v. HuLSEN, Zofografphie, I, 3, 304. 
Vi è pure un accenno nella grande pianta del Cartaro (Rocchi, /ianze, tav. XVI), ma non lo 
trovo nel Bufalini, né nel Tempesta, né nel Maggi. 


LA « ROMA ANTICA » DI ALOÒ GIOVANNOLI 113 


Fu fatta poi nel secolo XVIII (1) un’edizione ridotta con sole 106 tavole 
scelte un po’ a casaccio e divise in due parti, (ma numerate in una sola serie 
neanche questa volta però completamente (v. in nota). Il titolo, ripetuto in prin- 
cipio di ciascuna parte, suona cosi: VEDUTE DEGLI ANTICHI VESTIGI 
DI ROMA | DI | ALO GIOVANNOLI | DIVISE IN DUE PARTI | La prima 
contiene Mausolei, Archi, Colonne, e Fabbriche pubbliche | La seconda rappre- 
senta Termi, Anfiteatri, Teatri, e Tempj | comprese in rami 106 | PARTE 
PRIMA (SECONDA) | IN ROMA. 

Sopra l’ ultima riga vi è un'incisione del secolo XVIII, con Roma seduta 
a sinistra e la lupa coi gemelli a destra: nello sfondo vi è una ricostruzione 
di Roma. | 

Trattandosi dell'esame di un numero limitato di esemplari può sempre 
darsi che vi siano dei particolari anche importanti che mi sono sfuggiti. In tal 
caso sarò molto grato ai Sigg. Bibliotecari o Direttori delle biblioteche pubbli- 
che si del Regno che all’estero, come pure ai collezionisti privati, che vorranno 
gentilmente fare delle aggiunte o delle correzioni a quanto ho esposto. 


. 


THOMAS ASHBY. 


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Le edizioni e gli editori del “ Dittamondo ,, 


(Continuazione : vedi Za Zibliofilia, anno XXIV, disp. 19-33, pag. 20). 


Non in tal modo avevan parlato gli eruditi del secolo precedente; né in 
tal modo avea parlato il Ginguene, che aveva letto per intiero il poema, sia 
pure nelle antiche stampe venete. « .... Dante avait parcouru l’enfer, le purgatoire 
et le paradis — scrive il dotto francese — Fazio entreprit de parcourir la terre, 
de faire la description de toutes les parties du globe et l’histoire de tous les 
habitants. Ce dessein était grand et hardi.... C’est aussi une vision, ou une suite 
de plusieurs visions et l’auteur y prend pour guide l’historien Solin, comme 
Dante avait pris Virgile.... ». E dopo aver fatto un'analisi rapida, ma accuratis- 


(1) Nel Catalogo dell’ Istituto Germanico I. 616 la data è malamente indicata come 1616. 
Ve n’è un esemplare nella mia biblioteca, ed anche presso il Comm. Olschki, ed un altro nel 
Gabinetto Nazionale delle Stampe di Roma. È peccato che il Bartoli e lo Hermanin si siano | 
serviti di quest’ultimo esemplare, anziché di quello originale : poiché col progresso del tempo 
le tavole hanno sofferto parecchio. Lo Hermanin anzi per cinque su sei delle sue riproduzioni 
cita la Biblioteca Angelica (per il resto invece, tav. 50) il Gabinetto Nazionale : ma dai numeri 
delle tavole è chiaro che si tratta della terza edizione, della quale, per quanto sappia, l’An- 
gelica non possiede nessun esemplare. Ho confrontato la copia del Comm. Olschki (che è 
conforme anche con quella del Gabinetto Nazionale) colla mia, ed ho notato che le tavole non 
sono tutte le stesse : vi sono difatti non meno di nove che si trovano in un esemplare, e non 
in un altro, e viceversa: e la numerazione (anche in quest'edizione perfezionata) differisce 
un poco. Ciò vale a dimostrare che furono a disposizione degli editori di quest'edizione almeno 
115 dei. rami, e forse anche più: sarebbe interessante sapere che fine abbiano fatto. 


114 FANFULLA ORETI 
sima e compiuta di tutta la materia del poema, riportandone molti e larghi 
brani, conclude : « Cette ouvrage est, comme je l’ai dit, fort peu connue en Italie, 
où il n'a jamais eu que deux éditions (Vicenza, 1474, in-fol. et Venezia, 1501 in-4) 
toutes deux fort rares, faites sans soin et dont la seconde surtout n’est pas 
seulement remplie de fautes, mais est plùtot une faute continuelle. Cependant 
il est loin de meériter cette negligence et cet oubli. Sans pouvoir ètre compare 
au poéme de Dante, c'est, après la Divina Commedia, Vouvrage le plus conside- 
rable que ce siècle ait produit. Le style ne manque point d’une certaine force 
qui le ferait lire avec quelque plaisir, si l'on en possédait une édition moins 
rare et plus lisible » (1). Giudizio serio e ponderato, che trovò subito chi, tra- 
ducendolo quasi a parola, se l’appropriò per intiero (2); e dal quale poco si di- 
scosta il Riccardi (3), copiato, poi, non quasi, ma compiutamente « ad litteram » 
da chi solennemente annunciava di aver scritta un’opera originale italiana (4). 
Ma gli altri? L’'ab. Luigi De Angelis, professore e bibliotecario a Siena, 
scrive, per una divulgatissima pubblicazione francese (5), tradotta, più tardi in 
italiano (6), le cose più amene. Ascoltiamolo un momento: «il poeta, colpito 
dalla morte, non poté che dar principio al propostosi soggetto e lasciò soltanto 
uno sguardo sull’ Italia, la Grecia e l'Asia (sé). Ecco di che componesi il poema 
del Diffamondo (i detti del mondo) cattiva copia di un gran modello ». Tante pa- 
role, tanti spropositi madornali ! il signor abate era in vena di sballarle grosse. 
Più a lungo e con maggior serietà parla del nostro poema l’ Emiliani-Giudici, 
il quale riconosce, bontà sua, che « agli sguardi de' filologi apparirà ricco di 
peregrine bellezze, imperciocchè la lingua vi è scelta, le frasi pure, i modi 
schietti »; ma si ritrae inorridito dinanzi all’aridità della materia, che è quella 
di «una qualunque cronaca o breviario storico della barbara latinità » ed al- 
l’arte poetica dell’autore. « Agli sguardi del critico — egli aggiunge — mas- 
sime ne’ luoghi ne’ quali scimmiotta Dante, il poema di Fazio dovrebbe rendere 
la immagine della Gabrina dipinta dallo Ariosto vestita della ricca gonna della 
giovinetta di Pinabello (7) ». La quale immagine ariostesca dove certo ferire la 
fantasia del Ferrazzi, perché te la riferisce per intiero (8), dopo aver sunteggiato 


(1) P. L. GINGUENE, Zfisloire littéraire d'Italie; Milano, Giusti, 1820; Tome. III, 
pagg. 190-199. 

(2) Giuseppe MAFFEI, Storia della letteratura italiana, dall'origine della lingua fino al 
sec. XIX; Milano, Società tipografica de’ Classici italiani; 1824; Vol. I, pag. 93. 

(3) ANTONIO RiccaRDI, Manuale di ogni letteratura ; Milano, Agnelli, 1839, pag. 212. 

(4) SicisMmonDo DA VENEZIA, Zibliografia universale sacra e frofana disposta in ordine 
cronologico, con cenni sugli autori ed illustrazioni sugli scritti loro; Venezia, Merlo, 1842, 
pag. 135. 

(5) Ziographie Universelle ancienne et moderne; ouvrage redigé par une société de 
gens de lettres et de savants ; Paris, C. Desplaces; Tome XLII, pag. 330. 

(6) Dizionario biografico universale (18 versione dal francese con molte giunte e corre- 
zioni) ; Firenze, Passigli, 1849; Vol. V, pag. 456. 

(7) PaoLo EMILIANI Giupici, Storia della letteratura italiana; Firenze, Successori Le 
Monnier, 1896; Vol. I, pag. 294. 

‘ (8) GiusepPrE Jacopo FERRAZZI. ÉExciclopedia dantesca; Bassano, Pozzato, 1871; Vol. IV 

(Bibliografia), pag. 235. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 115 


in poche linee il rimanente giudizio dell’ornato scrittore siciliano. Ed il Settem- 
brini esce ad affermare che il Diffamondo « non ha valore come opera d’arte, ma 
si legge come testo di lingua soltanto »; non senza tosto soggiungere « di non 
confondere la lingua con l’arte, perchè anche la sciocchezza è cosa spontanea ed 
è sempre sciocchezza; né vale la lingua pura a « far ammirare un melenso »; e 
che ei non comprende come si possan commendare delle opere per la sola lin- 
gua perché « siccome non si apprende parola senza pensiero, la lingua s’ è im- 
parata e s'impara meglio nei grandi poeti e prosatori, che negli scrittori comuni, 
che han chiacchierato di moltissime cose, senza parlar bene di nessuna » (1). 
Cosi vediamo, senza troppe perifrasi, bollati di scemi e di melensi tutti i tre- 
centisti minori | — Né poteva mancare al vecchio poeta ghibellino il calcio stiz- 
zoso del neoguelfo Cantù, il quale se ne sbriga in due parole: « Fazio degli 
Uberti nel Diffamondo descrive un viaggio che fa dietro al geografo Solino, tela 
male ordita e peggio tessuta » (2). Ma l’aveva proprio letto per intiero ? Oh me- 
glio, cento volte meglio fecero i molti che tacquero ! 

Nondimeno la verità, già intravista anche dall’acuto ingegno del Perticari . 
vogliamo dire, l’ immensa importanza storica dell’enciclopedico poema di Fazio 
non poteva tardare ad essere conosciuta : altro che serbatoio di belle frasi senza 
costrutto, dolce letizia de’ linguaioli! Già in Germania H. Jordan, in una sua 
opera eruditissima (3), mostrava tutto il valore che per gli studiosi della Roma 
medievale ha la descrizione che ce ne dà un capitolo del Diffamondo (4) in un 
tempo, nel quale tanto scarseggiano le notizie sulla città eterna; e L. Ulrichs 
riportava per intiero lo stesso capitolo nel suo Codea fopographicus Urbis Romae 
(Erbipoli, 1872); però colui che, con un’acuta e diligente disamina, spezzati 
tutti i vieti e pappagalleschi pregiudizi, formatisi intorno al poeta trecentesco, 
tornò a dargli quel posto, che nella storia della coltura e del pensiero medie- 
vale gli era dovuto, fu un italiano, un maestro, che di tanta luce doveva poi 
illuminare le tenebre, le quali ancor s’addensavano intorno allo svolgimento 
della nostra letteratura: Rodolfo Renier. L'articolo, da noi già citato A/cuni 
versi greci nel « Dittamondo », pubblicato nel Giornale di Filologia romanza (5), nel 
1880, fu la prima avvisaglia: vivace e persuasivo, liberò rapidamente il campo 
dagli errori, di cui era ingombro, e pur negando l’importanza artistica del 
poema, ne affermò solennemente l’ importanza storica, con parole, che non hanno 
perduto, né perderanno mai il loro valore: « Il Dilfamondo si può considerare 
come l’ultimo poema medievale, che abbia avuto l’Italia, ed insieme anche come 
il più significante. Esso non si distingue essenzialmente dalle enciclopedie in 
prosa ed in verso del medioevo, se non in quanto ha assunto una forma più 
omogenea e meno pesante per via della imitazione dantesca. Il qual concetto, 
profondamente vero, egli svolse più tardi, da maestro, in quel mirabile lavoro 


(1) LUIGI SETTEMBRINI, Zezioni di Letteratura ; Napoli, Morano, 1894; Vol. I, pag. 214. 

(2) CESARE CANTÙ, Storia della Letteratura italiana; Firenze, Le Monnier, 1865; pag. 93. 

(3) H. JorDAN, Z7Zopographie der Stadt Rom in Alterthum; Berlin, 1871; Vol. II, 
pagg. 388-392. 

(4) Il Diffamondo ; Lib. II, cap. ultimo. 

(5) Tomo III, n. 7, pagg. 18-33. 


116 FANFULLA ORETI 


intorno alle Liriche di Fazio (1), tutto denso d’erudizione, che doveva suscitare 
il plauso entusiastico di tutti i letterati italiani. Ma a che insistere su questo 
libro, che ogni studioso conosce ? Basti dire che, con esso Fazio, vinse definiti- 
vamente la sua battaglia. Si, vi sarà ancora qualche critico che persisterà in 
affermazioni cervellotiche; come, ad esempio, E. Casanuova, il quale ha il co- 
raggio di ripetere le balordaggini dell’ab. De Angelis (decisamente, a Siena 
non spirava aria buona per il povero Fazio!) e ve ne aggiunge delle proprie (2); 
ma oramai tutti gli eruditi accettano il giudizio del Renier, che diviene cosi 
definitivo. E tutti sono concordi nell’ invocare una nuova edizione critica, che ci 
dia finalmente il Dilfamondo, quale Fazio lo scrisse, e non una pallida fantasima 
di esso; nel qual pensiero s’incontravano con gli altri critici, che li avevano 
preceduti; perché diversi, discordanti, potevano essere i giudizi intorno al va- 
lore del poema, ma su questo pensiero, che, fra i primi, il Libri aveva espresso : 
essere il Dilfamondo « presque illisible dans les diverses éditions qu'on en a 
données sans excefter celle de Milan de 1826 » (3), nessuno minimamente dissen- 
tiva (4). Ed anche noi abbiamo potuto convincerci, che avevano ragioni da 
vendere. 

Fu dunque, con gioia grande, che s’apprese l'annunzio dato dal Renier, 
che tale edizione critica, lavoro lungo ed arduo, avrebbe intrapresa egli stesso, 
in compagnia del suo grande maestro ed amico, Arturo Graf (5). Certamente, 
affidata dall’acume critico, al sapere sconfinato di questi due valentissimi, signori 
e padroni di ogni campo dello scibile medievale, una tale opera sarebbe riuscita 
perfetta; ma la cattiva stella di Fazio non permise che tal proposito divenisse 
realtà ; distratti da mille altre cure, assorti in mille altri lavori, i due maestri 
dell'ateneo torinese non poterono mantener la promessa, 

E fu solo molti anni dopo, sullo scorcio del secolo trascorso, che a quel- 
l’ impresa, irta di difficoltà gravi ed infinite, s'accinse un giovane studioso della 


(1) RopoLFo RENIER, Liriche edite ed inedite di Fazio degli Uberti. Testo critico, pre- 
ceduto da una Introduzione sulla famiglia e sulla vita dell’autore ; Firenze, Sansoni, 1883. 

(2) E. Casanuova, De l'Archivio di Stato a .Sienne, in « La Grande Enciclopedie » ; 
Paris, Tome XXXI, pag. 566. 

(3) GuiLLauME LIBRI, Zfisfoire des Sciences Mathématiques en Italie depuis la Renais- 
sance des Lettres jusqu'à la fin du dix-septième siècle: Paris, Renouard, 1838; Tome II, 
pag. 255, N. I. 

(4) L’edizione milanese del 1826, coll’aiuto de’ lavori di Giulio Perticari e di Vincenzo Monti, 
tentò di raddrizzare il testo, le cui antiche edizioni di Vicenza e Venezia dal Salviati si dissero 
« scritte nella lingua dello stampatore, che fu di quel paese, onde a noi vengono comunemente 
gli spazzacamini e i magnani ». Ma non riuscirono gli editori a sanare a sufficienza i difetti, 
a malgrado delle cure impiegate in quel testo barbaramente trattato. (Cfr. A. REUMONT, 
I Re dagi nel « Dittamondo » in « Archivio Storico Italiano »j Firenze, 1872; Serie III, 
Tomo XVI, pag. 190). — « Les anciennes éditions, de 1474 et de 1501 sont remplies de fautes. 
La dernière (sîc) donnée à Milan, en 1826, quoiqu'elle ait été corrigée en miaints endroits, n'est 
pas beaucoup plus exacte ». (Cfr. Nouvelle Biographie Générale depuis les temps plus reculés 
jusqu'0à nos jours; Paris, Firmin Didot, 1873; Tome XVII, col. 240). 

(5) R. RENIER, A/cuni versi greci del « Dittamondo », già citato ; pag. 26. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 117 


tire 


Scuola milanese : Giovanni Nicolussi. Molto lavoro fece: anzitutto un voluminoso 
studio intorno alle fonti del Diffamondo, frutto d’ indagini erudite e pazienti at- 
traverso gli scrittori medievali, il quale si conserva, tuttora inedito, negli scaf- 
fali della scuola; e aveva inoltre intrapreso l’opera della collazione de’ codici 
raccolti nelle Biblioteche italiane, e specialmente de’ fiorentini, quando la morte, 
che, spesso, fura i migliori, s'abbatté sulla fiorente giovinezza di lui. La fatica 
incominciata rimase cosi interrotta sul principio; qualche saggio, che aveva po- 
tuto pubblicare dell’attività sua (1), ci attesta della diligenza grande e della se- 
verità di metodo, con cui aveva iniziato e proseguiva l'impresa assunta; e ci 
fa rimpiangere maggiormente il tristo fato avverso, che, con lui, tornava a col- 
pire l’opera maggiore dello sfortunato Fazio. 

La somma bontà e l’indulgenza grande de’ miei venerati maestri Francesco 
Novati e Michele Scherillo, vollero che a me, discepolo dell’Accademia Mila- 
nese, fosse poi affidato l’ incarico di riprendere le fila interrotte del lavoro del 
Nicolussi, per condurlo a termine; e grande fu l’entusiasmo col quale assunsi 
la gravosa impresa. Il mio infelice predecessore s’era dedicato quasi intieramente 
alla ricerca delle fonti del Dilfamondo che, come abbiamo già detto, aveva poi 
diligentemente raccolte e vagliate nella sua tesi di laurea; del testo non aveva 
potuto occuparsi gran che: tra le sue carte si trovarono studi intorno ai codici 
fiorentini, e non su tutti e non tutti compiuti; su alcuni codici romani; sui ve- 
neti; sugli ambrosiani; ma farraginosi, senza ordine; per lo più appunti gettati 
giù in fretta, schematici, molte volte su fogli volanti, che avrebbero certo ma- 
gnificamente servito a lui, ma pressoché inintelligibili per gli altri. La morte 
aveva colto il ricercatore attivo e sapiente, mentre dato da poco alla raccolta 
de’ materiali, nel calor del lavoro, li ammassava alla rinfusa, prima che cogli 
avesse avuto il tempo di polirli, ordinarli, completarli; non solo, ma molte carte 
dovevano essere andate disperse (2). Bisognava rifarsi da capo, tornare a ri- 
prendere le primissime file della tela, studiare di nuovo i codici, sui quali egli 
pure aveva studiato; senza pensare ai moltissimi, che non aveva avuto modo 
neppur di vedere. E subito ebbero principio le mie peregrinazioni per le biblio- 
teche d’ Italia : l’ Universitaria di Bologna; la Malatestiana di Cesena; la Lau- 
renziana, la Riccardiana, la Marucelliana e la Nazionale di Firenze; l’Ambro- 
siana e la Poldi-Pezzoli di Milano; l’ Estense di Modena; l’Angelica, la Casa- 


(1) DotTT. Giovanni NicoLUussi: 1) Ze notizie e leggende geografiche concernenti l Italia 
nel « Dittamondo » di Fazio degli Uberti in Rendiconti del R. Istituto Lombardo di Scienze e 
Lettere; Milano, 1898; Serie II. Vol. XXXI, fasc. II-III, pag. 157-178; 2) Ancora intorno agli 
studi di Giulio Perticari sul « Dittamondo » di F. degli Uberti, già citato; e 3) Alcuni versi 
tedeschi nel « Dittamondo » in Giornale Storico della Letteratura italiana ; 1898, Vol. XXXII, 
pag. 121 e segg. 

(2) Un esempio: degli studi sul codice Ambrosiano II, 80 sup. e sul codice Poldi- Pezzoli, 
non esisteva traccia alcuna; eppure per quest’ultitrno il Nicolussi stesso scrisse di averlo po- 
tuto esaminare e co//azionare (Cfr. Giornale Stor. della Letter. ttal., 1898, Vol. XXXI, 
pag. 462); e del primo è impossibile che non se ne sia occupato, data la comodità, per lui, 
milanese, di accedere alla Biblioteca Ambrosiana, 


La Bibdliofilia, anno XXIV, dispensa 4*»5> 15 


118 FANFULLA ORETI 


natense, la Corsiniana, la Vittorio Emanuele di Roma; la Comunale di Siena; 
l’ Universitaria di Torino ; la Marciana di Venezia, l' Oliveriana di Pesaro mi 
videro nelle loro sale ospitali e silenziose, per lunghi o per brevi soggiorni, 
durante le vacanze estive, sfogliare attento i larghi codici dittamondiani. E feb- 
brile fu lo studio de’ primi due anni, fatto in preparazione della tesi di laurea; 
tanto che mi fu dato di presentare agli esaminatori un volume comprendente 
ben quaranta tavole di codici descritti e collazionati precedute da un largo 
saggio d' introduzione; lavoro che ottenne le più liete ed oneste accoglienze. 
Ma sopraggiunte poi le cure dell’ insegnamento, ben poco tempo mi rimase per 
continuare gli studi così entusiasticamente incominciati; d’altra parte il non ab- 
bondante stipendio limitava i viaggi di cui sentivo il bisogno. Come pensare, 
in que’ tempi di recarsi a Parigi ed a I.ondra, dove nella Nazionale e nel Museo 
Britannico si custodivano preziosissimi manoscritti dittamondiani, che tanto mi 
premeva di vedere? Finalmente, dopo degli anni, venne il giorno in cui mi fu dato 
di valicare le Alpi ed anche i codici dittamondiani delle biblioteche straniere, 
poterono esser da me accuratamente studiati (1). Il lavoro di classificazione dei 
codici in famiglie, già incominciato e poi interrotto, poté cosi essere ripreso e 
rapidamente continuato. 

Oramai tutto il materiale necessario è nelle mie mani: descrizioni e colla- 
zioni di tutti i codici conosciuti; copie accurate di rubriche e di commenti; un 
materiale enorme, prezioso, accumulato durante lunghi anni, con tanti sacrifici 
di tempo e di danaro; materiale, che mi ha già dato modo di giungere con 
prove chiarissime, a conclusioni, ch’ io‘ penso essere nuove ed importanti; ac- 
cennando rapidamente alle quali, mi è caro dar fine a questo studio, 

Tutti sanno che la morte impedi a Fazio di terminare il poema, nel quale 
aveva riposta ogni sua speranza di fama gloriosa; ce lo dice l' interrompersi 
brusco della narrazione intorno alla storia sacra, incominciata dal pellegrino ; ce 
lo confermano il Villani (2) e le didascalie di vari codici (3). Inoltre il Grion (4) 
ha già dimostrato come il poema sia stato composto saltuariamente, e come 
spesso Fazio sia ritornato sopra il già fatto per aggiungere qualche particolare 
storico, di modo che il poema presenta delle diseguaglianze e delle contradi- 
zioni veramente strane ; ed in ciò concorda il Renier. 

Ma questi due eruditi, studiando solo le stampe e fidandosi di quelle, non 
hanno potuto notare. che, anche dopo tali correzioni ed aggiunte il Dilfamondo 
era ben lungi dall'aver trovato la sua forma definitiva e che Fazio molto si ri- 
serbava di lavorare anche intorno a quella parte, che essi pensavano già com- 


(1) Cfr. il mio opuscolo non venale : « I codici del 2iffamondo nelle biblioteche stra- 
niere »; Livorno, Società tipogr.-editrice Toscana, 1919. 

(2) PH. VILLANI. ZLibder de civitatis Florentiae famosis civibus; Firenze, 1847, pag. 32; 
e nel volgarizzamento sincrono di quest'opera : F. VILLANI, Ze vile d’'uomini illustri fiorentini, 
con annotazioni del Muzzuchelli, ediz, II, Firenze, 1826, pag. 4o. 

(3) Cfr. Cod. Zaurenziano plut. NLI, 19 c, 1" e c. 2215; così il Ckigiano, L, VIII, 258, 
c. 160"; lo Strozziano 148, c. 129; il Barberiniano, lat. 4089 (già XLVI, 31), c. 87°. 

(4) GRION, /Zutorno alla famiglia e alla vita di Fazio degli Uberti; Verona, 1875; 
pagg. 19-23 (Cfr. R. RENIER, Liriche edite ed inedite di F. degli Uberti, ediz. cit. pag. CXCI). 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 119 


piuta (1). Infatti se il poema nelle diverse edizioni appare finito in tutti i suoi versi 
e in tutti i suoi capitoli, non così ci si presenta ad un minuzioso esame dei co- 
dici, che ancor ci rimangono : ché in moltissimi di questi, non solo alcuni versi 
ci si mostrano imperfetti e lacunosi (2), ma più ampie lacune ed imperfezioni si 
manifestano in certi capitoli, le quali il poeta avrebbe poi, in una nuova revi- 
sione, riempite e corrette. 

Un'ampia lacuna, ad esempio, da nessuno finora notata, è certo rimasta in 
fine del capit, XVI del Lib. IV. In questo capitolo che è il più breve tra quanti 
compongono il poema (consta infatti di sole 29 terzine) Fazio narra la storia di 
Rollone e dei Normanni; e, nell’ultima terzina, chiede a Solino di chiarirgli 
l'origine del nome di tal gente: 

Ma dimmi, questo nome onde fu posto 


A questa gente ora detti Normandi ? 
Ch’ io non l’ intendo se non m'è esposto.... 


Siccome nel poema non occorre più di parlare de’ Normanni, ed il capi- 
tolo seguente tratta delle cose di Francia, cosi qui sarebbe a suo luogo la ri- 
sposta di Solino e questa avrebbe certo dovuto seguire, nell’ intenzione del 
poeta; tanto è vero che una gran parte de’ codici, con la terzina surriferita, 
lascia in tronco il capitolo, senza nessun verso di chiusa (3). Negli altri mano- 


(1) Ad es. Fazio — dopo avere nel Lib. II, capit. V, ricordata una leggenda, che po- 
neva in Vienna la prigionia e la morte di Pilato: 
Qui ti vo’ dir, perché ti sia diletto 
Pilato fue confinato a Vienna 
Dove s’uccise d'ira e di dispetto 


— avuta, forse più tardi, notizia di un’altra leggenda, secondo la quale il corpo dello stesso 
Pilato si trovava invece in un lago tempestoso, posto su di un monte presso Norcia, s’affretta 
a farne cenno, senza accorgersi che questa difficilmente poteva accordarsi con la prima: 
La fama qui non vo’ rimanga nuda 
Del monte di Pilato, ov’ è uno lago 
Che si guarda la state a nuda a nuda, 
Perché quale s’ intende in Simon Mago 
Per sagrar il suo libro là su monta, 
Onde tempesta poi con grande smago, 
Secondo che per quei di là si conta. 


(Cfr. A. GRAF. Un monte di Pilato in Italia, in Miti, leggende e superstizioni del Medio 
Evo ; Torino, E. Loescher, 1893 ; Vol. II, pag. 151). 

(2) Cosi il verso c) della terz. 10*, capit. XX del Lib. II ; e il verso b) della terz. 5», 
capit. XXIX dello stesso libro ; e nel Lib. III, il verso b) della terz. 218, capit. V; e il verso b) 
della terz. 243, capit. IX; e nel Lib. IV, il verso c) della terz. 10à, capit. XXI; il verso a) 
della terz. 15? dello stesso capitolo ; e il verso b) della terz. 212, capit. XXVII; senza contare 
altri, altri moltissimi, che, assumendo forme varie nei diversi gruppi di codici, e non perfette, 
mostrano chiaro di non aver raggiunta la forma, che nel pensiero del poeta avrebbero do- 
vuta avere, 

(3) Sono i codici: dell’ Universitaria di Bologna, 1450; Malatestiano di Cesena, plut. XXVI, 
3. lato sinistro ; Laurenziani, flut. XLI, 19, plut. XLI, 23, flut. XC, inf. 32; Riccardiani 2717, 
2718, 2720; Martelliano Cas. 1, n. 3; della Bibl. Pubblica di Lucca, 1635; Ambrosiano E, 141 


120 “e FANFULLA ORETI 


scritti, per cercare di mascherare alla meglio o alla peggio questa lacuna ap- 
parisce, dopo la terzina riportata un verso finale, il quale ora contiene una ri- 
sposta dilatoria di Solino : 


Appresso avrai, diss’ei, ciò che dimandi (1); 
Et ei conviene altrove ch’ io ti sganni (2); 
Ed ello: i’ tel dirò si come andi (3); 


oppure una risposta priva di senso: 


Et egli per li luoghi allor lontani (4); 


o che ripete la domanda gia fatta: 


Però ti priego che mel dichi omai (5); 


o che parafrasa la domanda stessa : 


E leveraimi i pensieri e gli affanni (6); 
Per me o per altrui che il ver mi pandi (7); 


Ma che in tutti questi casi si tratti di rifacimenti posteriori, derivanti 
dall’originaria interruzione del capitolo, si rileva chiaramente anche da ciò, 
che l'attesa risposta intorno all'origine del nome dei Normanni manca dap- 
pertutto (8). 

Altra lacuna si dovrebbe notare nel capit. XIV dello stesso Lib. IV: 
Fazio, passando per Norimberga e Monaco, vede e sente dintorno la gente pian- 


superiore ; della Bibl. dei P. P. Gerolimini di Napoli, Pil. X, n. XXXV; della Bibl. Vaticana, 
Barberiniano, lat. 4089, (già XLVI, 31); Chigiano L, VII, 259; Corsiniano, Col. 43. C. 38, 
n. 785; Marciano, IX, ital. yo; dell'Universitaria di Montpellier, A, 509; della Nazionale di 
Parigi, ital. 558; Antaldino, 

(1) NazionaLE DI FIRENZE, Cod. 2/7, ZII, 291, e Palatino, 339; VITTORIO EMANUELE DI 
ROMA, Cod. 105, S. Pantaleo 12; NAZIONALE DI PARIGI, Cod. it. 556; Museo BRITANNICO DI 
LONDRA, Cod. 10318, plut. CNXXIX, FF, e Cod. 10424, plut. CXXXIX, FF. 

(2) Cod. Gioviano Di Como; NAZIONALE DI Torino, Cod. N, Z, 5; Cod. del Mu- 
seo PoLpi-PezzoLi pi MiLaMmo; NAziIONALE DI PARIGI, Cod. if. 8/} Laurenziano, Ashburn- 
ham 1695. 

(3) Zaurenziani flut. XC, inf. ar, e piut. XC, iuf. go. 

(4) Zaurenziano, Strozziano 148. 

(5) BisLIOT. COMUNALE DI SIENA, Cod. Z, VI, 34 e Cod. I, VI, 34. 

(6) NAZIONALE DI FIRENZE; Cod. //, IZ 57 (già Magliabdecchiano, VII, 960) e Conventi 
Soppressi, B. 4. 1848; R. ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Cod. 49 (Appendice al Catalogo del 
« fondo Giovanni Mannucci »). î 

(7) Lanrenziano, Ashburuham 1694 (1617); Ambrosiano, D, 80 sup. ; Estense, &, P, 4,7; 
Marciano, cl. IX, it, 41; e con questi, tutt'e cinque le edizioni. Anche il cod. Perticari ha 
tal verso; ma di fianco a questo è stato trascritto l’altro : £d e//o altrove convien chio ti sganni. 

(8) Vi sono altri undici codici del Dilfamondo : il Luurenziano, flut, XLI, 41; il Cod. II, 
IV, 30 (già Magliabdechiano VII, 972), e il AMagliabechiano VII, 96, della NAZIONALE DI FI- 
RENZE ; il Accardiano 2719; i Marucelliani A, 156 e C. 152; il Cod. 2269, Fondo Novelti della 
BIBLIOTECA ANGELICA DI Roma; e pure di Roma il Casawnatense A, ZII, 1 (1316) e il Corsi- 
niano Col. 43, C. 6; il Mss. it. fol. 70 (Acc. 1895. 91) della BIBLIOTECA DI STATO DI BERLINO, 
e il Cod. Canoniciani italici 298, della BiBLIoTECA DI OxForp. Ma in essi, perché framn'entari, 
manca il passo che stiamo esaminando. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 121 


—_—ms 


gere e sospirare, ne domanda allora il perché a Solino, il quale gli risponde : 


Tu che l’ intendi, lo spia. 


Seguendo il consiglio della fida scorta, ci s’approssima alla gente per udirne i 
discorsi, poiché conosceva la lingua da loro parlata. Dovrebbe dunqgne esser qui 
chiarita, sia pure in pochi versi, la cagione di quel grave dolore ; invece, nelle 
stampe, è una sola terzina che non dice nulla o ben poco: 

Quivi sentimmo parlare in Tedesco 


Mostrando il gran dolor della contrada 
Di lor signor clt’era morto di fresco. 


E i codici? Il Nicolussi, che si è occupato di tale questione in un articolo (1), 
esaminati tutti i manoscritti in questo brano — del quale, per la gentilezza di 
molti studiosi, si era procurato la trascrizione -—- prima affaccia dubitosamente l’ipo- 
tesi che qui si potessero leggere, in luogo dei tre versi italiani surriferiti, quei tre 
versi tedeschi, i quali di sulla scorretta lezione serbataci dall’Ambrosiano D, 80 
sup., egli aveva, con l'aiuto di Francesco Novati, tentato di emendare ; per poi 
concludere che « veramente qui si dovevano trovare nel « Dittamondo » a/cuni versi 
tedeschi ». Ci dispiace di dover dissentire cosi dall’ ipotesi prima, come dall’af- 
fermazione conclusiva; noi pensiamo invece col Pellizzari (2) che il rifacimento di 
questi tre versi tedeschi è un’aggiunta posteriore ‘ alle buone ragioni addotte da 
valente erudito a tal proposito, — cioè la mancante corrispondenza di rime con 
i versi della terzina che precede e con quelli dell'altra che segue; e il tardo 
loro comparire e in uno solo tra tanti codici, — un’altra, importantissima, se ne 
può aggiungere : che questi tre versi tedeschi non contengono la risposta che 
ci saremmo aspettati, ma sono la versione quasi letterale della precedente. Ac- 
cettandoli come lavoro di Fazio, noi avremmo di seguito due terzine, le quali, 
l'una in italiano, l'altra in tedesco, ripeterebbero lo stesso pensiero; il che è 
semplicemente assurdo. Come non possiamo concordare nell’affermazione che in 
quel passo del « Dittamondo » si dovevano trovare dei versi tedeschi; perché 
allora di questi benedetti versi non si trova alcun segno in nessun dei nume- 
rosi codici del poema — ad alcuni anche molto autorevoli ed antichi — che 
ancora ci rimangono ? 

Ma detto ciò, neppure crediamo di dover accettare come soddisfacente la 
lezione, che di questo passo hanno adottato le varie stampe ; la terzina di sopra 
trascritta è un vero e proprio riempitivo ; e che sia cosi si deduce non solo dal 
piccolissimo numero di codici nei quali si legge, ma più ancora dalla chiara 
sostituzione posteriore, che, per la rima con /edesco e fresco, è stata fatta soltanto 
in questi pochi codici — e non in tutti perche, ad es., in Askburnham 1695, dove 
questa sostituzione non è, la continuità di rima è spezzata — nel secondo verso 
della terzina precedente ; il quale a tale scopo, si fece terminare con la parola 
desco, mentre tutti gli altri codici danno costantemente ad esso, o meglio presso. 


(Continua). FANFULLA ORETI. 


—— ——_ _ ——_ +— 1 —— 


(1) G. NicoLUSsi, di/cuni versi tedeschi nel « Dittamondo » ; già citato. 
(2) AcHILLE PELLIZZARI, // Diffamondo e la Divina Commedia ; Pisa, Mariotti, 1905; 
pag. 105, N. 2. 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 


Pubblicazioni di carattere bibliografico 
e intorno alla storia dell’arte tipografica 


[ 


———— 


ANTON BAUMSTARK], Orientalische Manuskripte: | di Antiochia, ecc. La maggior parte dei co- 


arabische, syrische, griechische, armenische, 
persische Handschriften des 7-18. Jahrhun- 
derts. Meist Iheologischen, vorziigiich kir- 
chen- u. liturgeschichtilichen Inhalts von hohey 
Bedeutung, zum gr. Teil inedita und unica. 


Leipzig, K. W. Hiersemann, 1922; 


pagg. 24, in-8, c. XX facs. 


Un interesse particolare pegli orientalisti, 
ed in special modo per chi si occupa dell’an- 
tica letteratura e liturgia siriaca, ha il Cata- 
logo n. 500 della libreria K. W. Hierse- 
mann, che reca il titolo sopra indicato. Esso 
comprende la descrizione assai dettagliata di 
54 manoscritti orientali, di cui 27 siriaci, 18 
arabici, 1 greco, 2 greco-arabici, 2 armeni, 2 
persiani, 1 ebraico ed 1 alto-siamese ; i quali, 
per secoli, sono cosi ripartiti: Siriaci: 1 del 
sec. VII, 3 del IX, 2 del X, 1 del X-XI, 8 
dell’ XI, 1 del XII, 3 del XIII, 2 del XIV, 
4 del XV, 1 del XVI, r del XVIII. — Ara- 
bici: 4 del X, 2 dell’ XI, 2 del XII, 2 del 
XIII, 1 del XIV, 1 del XV, 1 del XVI, 1 del 
XVII, 4 del XVIII. — Greci e greco-ara- 
bici: 1 del sec. XI-XII e 2 del XII, — Ar- 
meni: 2 del sec. XVII. — Persiani: 2 del 
sec. XVII. — Ebraici: t del sec. XV. — 
Alto-siamese: 1 del sec. XVII. 

Dell’autenticità, antichità e pregio della 
raccolta fa fede una attestazione preliminare 
del prof. A. Baumstark della Università di 
Bonn, uno dei più competenti conoscitori del- 
autore cella re- 


l’antica letteratura siriaca, 


i dici è di contenuto liturgico, dogmatico e bi- 


cente Geschichte der syvischen Literatur (Bonn, 


1921), e direttore del periodico Orzens clri- 
del 
siriaco, del sec. VII (n. 36), 


stianus. Il più antico è un ms. Nuovo 
Testamento, in 
posto in vendita per M. 35.000 ; ed i più pre- 
ziosi sono due codici (n. 2 e 3), pure siriaci, 
del sec. IX, valutati complessivamente mezzo 
milione di marchi. Contengono testi, tradotti 
per lo più dal greco, di Isaia Icetense, Am- 
Macario, Anastasio Sinaita, 


monio, ecc., e 


poesie di Ephraem, Jacopo di Serug, Isacco 


blico j ma ve n’ hanno anche di interesse let- 
terario ed agiografico; come, ad es., i codd. 2 
e 3, già ricordati; poesie greche liturgiche 
del sec. XII (n. 4); santi in arabo 
(n. 14, 15, 16, 17); un martirologio arabico 
(n. 31); omelie di S. Giovanni Crisostomo in 
siriaco (n. 19); poesie persiane di Nizami 
(n. 35), di Ahli Schirazi (n. 81), Un 
solo testo del cod. n. 3 (3. 13) fu sin qui 
fatto oggetto di studio, e parecchi testi 
sono affatto inediti. Ciò spiega il prezzo ele- 


vite di 


ECC. 


raccolta è di 
M. 2.644.800 ; e fa rimpiangere malinconica- 
mente al prof. Baumstark che la Biblioteca 


vatissimo, che per l’intera 


già Reale di Berlino non si trovi ora in con- 
dizione da poterne fare l’acquisto, ed augu- 
rare che questo nobile compito sia adempiuto, 
pel vantaggio degli studi orientali in Europa, 
da una delle due biblioteche che posseggono 
le più ricche raccolte di manoscritti siriaci : 
il British Museum e la Biblioteca Vaticana. 

Il catalogo è reso anche più interessante 
dalle XX tavole ond’ è accompagnato, e nelle 
quali sono prodotti ben riusciti facsimili dei 
più importanti codici siriaci, arabici, armeni, 
greci e greco-arabici. 


Gino BorcHEzIO, «dintfiche note necrologiche 
dei codici della Biblioteca Capitolare d'Ivrea. 
— Bene Vagienna, 1921; pagg. 7, in-8. 


È ben nota ai medievisti 1’ importanza 
degli antichi obituarî o necrologî, pei quali, 
presso altre nazioni, si sono anche tentati la- 
vori d’ insieme ; come, ad es., per la Francia, 
da Auguste Molinier, e per l’Austria inferiore, 
da Ad, Fr. Fuchs, mentre per l’Italia si é 
appena ora incominciato, coi due bei volumi 
del prof. P. Egidi per la provincia Romana, 
editi di recente nei /onti per la storia d'Italia. 

L'autore dell’articolo sopra indicato men- 
tre si prepara a dar fuori nella 2:0/io/eca della 


Società storica Subalpina l'edizione di « due 


preziosi codici eporediesi contenenti più di 600 
note obituarie », pubblica nel Zo//ettino sfo- 
rico bibliografico della stessa Società alcune 
note marginali necrologiche, tratte da altri 
due codici della Biblioteca Capitolare d’Ivrea : 
un codice del sec. XI, detto Liber prime, e un 
Sacramentario dell’epoca del vescovo Ogerio 
(1074-1095). Le note del primo codice erano 
in parte state rilevate dai Diimmler, dal Beth- 
mann e dal Pivano, e spettano ai sec. XI, 
XII e XIJI; quelle dell’altro codice, sono 
di diverse mani dei sec. XII-XIII, ed affatto 
inedite. . 

Un prezioso obituario e martirologio della 
chiesa di S. Stefano di Lyon si conserva in 
un codice della Bibl. Universitaria di Bolo- 
gna (cod. 925, sec. XIII), e fu integralmente 
pubblicato e adeguatamente illustrato in due 
volumi, da M.-C. Guigne, James Condamin e 
J.-B. Vanel, nel 1902. 


FABIO JACOMETTI, Manoscritti e edizioni Dan- 
tesche della Biblioteca Comunale di Siena 
(sec. XZV-XVAI. — Siena, Stab. arti gra- 
fiche Lazzeri, 1921; pagg. 55, in-8. 


Anche Siena, come Firenze, Bologna, Mo- 
dena, Parma, Venezia, Novara, ed altre città, 
ha opportunamente e degnamente commemo- 
rato il secentenario Dantesco mediante una 
Mostra di codici e stampe della Divina Com- 
snedia e delle altre opere del Poeta, la quale 
ha avuto luogo nel R. Archivio di Stato; ed 
a renderla più profittevole agli studi ha prov- 
veduto il ch. bibliotecario della Comunale di 
Siena, dott. Fabio Jacometti, il quale ha 
inserito la descrizione dei codici e delle edi- 
esposte, nel volume commemorativo 
Dante e Siena edito dal Comune in occasione 
del centenario, e riprodotto contemporanea- 
mente nel vol. XXVIII del ZBul/ettino Senese 
dî storia patria. 


zioni 


La Mostra senese comprendeva undici co- 
dici dei sec. XIV e XV, e diciassette volumi 
a stampa, dei sec. XV e XVI, contenenti testi 
e commenti danteschi. Come si vede, gli or- 
ganizzatori della Mostra hanno voluto limi. 
tarsi « al periodo più antico e perciò più im- 
portante » ; e appunto per questo l’a. del ca- 
talogo ha potuto offrire della suppellettile 
esposta, non un indice sommario (come si è 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 123 


fatto necessariamente in altri cataloghi pub” 
blicati per la stessa occasione), ma « un’ampia 
e completa descrizione ». 

Degli undici codici, sette contengono la 
Div. Commedia, in tutto o in parte, con o 
senza commenti ; tre, le rime, ed uno il 2w- 
colicum carmen. Dei sette codici della Com- 
media, tre sono del sec. XIV, e gli altri quat- 
tro del XV; e di questi ultimi, tre sono datati: 
1439 (cod. I. VI, 30); — 1453 (cod. I. VI. 28); — 
e 1477 (cod. I. IX. 20). — Dei codici con com- 
menti, il più importante è senza dubbio il ms. I. 
VI. 31, col commento latino di ser Graziolo 
de’ Bambaglioli. Questo codice, già apparte- 
nuto alla biblioteca di Monte Oliveto maggiore, 
fu nel 1882 esaminato in Halle da Carlo Witte, 
che nel restituirlo vi uni una nota illustrativa, 
qui riprodotta integralmente (pagg. 8-9 n.). Se- 
condo il Witte, « il carattere della scrittura è 
molto elegante, e non sembra posteriore al 
mezzo del trecento. L’ortografia del testo del 
poema è quasi sempre corretta, e le lezioni 
sono per lo più buone ». Quanto al commento, 
« nel suo stato attuale il ms. non indica il 


nome del chiosatore, ma, essendo acefalo 
[mancano i primi 57 vv. dell’ « Inferno »], è 
ben probabile che i primi fogli che mancano 
l'abbiano registrato, Op- 
pure in qualche preambolo ». Non fu però 
difficile al W. 


scontro col 


sia nella rubrica, 
identificarlo, ponendolo a ri- 
cod. della Biblioteca Colombina 
di Siviglia (di sul quale non fu pubblicato 
che nel 1915, da A. Fiammazzo), e colle parti 
inserite nell’O/firno. Il commento del Bamba- 
glioli (Come è noto) non comprende che i 
primi XI canti dell’ Z/uferno. Nel Purgatorio, 
le postille latine marginali e interlineari sono 
scritte da più mani dei primi anni del sec. XV, 
e seguono, con molte varianti, il commento 
di Benvenuto da Imola. — Altro codìice com- 
mentato è il I. VI. 32, che ha il commento 
di Jacopo della Lana al /aradiso, e in fine il 
Credo in terza rima. Tutti gli altri codici re- 
cano il puro testo. 

Interessanti sono pure i tre codici delle 
rime, giacché contenendo essi, oltre quelle diì 
Dante, anche molte altre rime, ed essendo 
dall’a. descritti per intero, e non nella sola 
parte che si riferisce a Dante, giovano anche 
agli studi sui rimatori dei primi tre secoli, e in 


124 PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, EC C. 


qualche parte anche del sec. XVI. Cosi, il | /ogi X di Luciano, interprete Livio Gui- 
cod. I. IX. 18, mbr., scritto a Venezia nel © da/ofti. — E ricco di contenuto è pure il 
1410, contiene, oltre le canzoni di Dante, al- | cod. del Zwucolicum carmen (H. VI. 23), il 
tre rime di Antonio da Ferrara, Fran- | quale contiene inoltre epistole latine del Boc- 
cesco Petrarca, Simone Serdini detto | caccio e del Petrarca, il Bucodlicum carmen 
il Saviozzo, Fazio degli Uberti, Guido | del Boccaccio, la Zabu/a de cancro et 
Cavalcanti, Bartolomeo di Castel della | vs/pe di C. Salutati, l’ /bis di Ovidio, la 
Pieve, Matteo Correggiaio, G. Boccac- | Vita di Virgilio, un’epistola di Jacopo d’An- 
cio, Giovanni e Leonardo Bonafede, | gelo, il So/i/oguium de virtutibus di S. Isi- 
Antonio degli Alberti, Francesco di | doro, orazioni di S. Gregorio Magno, ed 
Tommasello Davizi, Franco Sacchetti, | epistole, poesie ed egloghe adespote. 
Benuccio Salimbeni, Orso d’Antonio, Quanto alle stampe, esse comprendono 
Antonio Guazzalotti. — Il cod. I. VIII. 36, | (come si è detto) non più di diciassette vo- 
cart., di più mani del sec. XV (ed anche, in | lumi: dalla Div. Commedia col commento di 
parte,del XVI), altre rime di Simone Serdini, | Benvenuto, di Vindelin da Spira 1477, al 
Sinibaldo da Perugia, Fr. Petrarca, | De vulgari eloquentia del 1583: complessiva- 
Antonio da Ferrara, Antonio Guazza- | mente, 10 edizioni della Divina Commedia (con 
lotti, Isifil Cesari, Alessandro Gu- | o senza commenti), 1 dei Sonetti e Canzoni 
glielmi, Alessandro Sozzini, Ottaviano | (la Giuntina del 1527); 1 della Vila nuova 
Fosini, G. B. Vannucci, Benuccio Sa- | (1576); 3 del Convivio (1490, 1521, 1529), ed 
limbeni, Cino da Pistoia, Guido Ca- I del De vule. eloquentia (1583). 

valcanti, Guido Guinicelli. — Quanto al Le descrizioni sono fatte con molta esat- 
terzo codice, H. VI. 31, esso, dopo una prima | tezza e metodo eccellente: né troppo aride, né 
parte che contiene canzoni, sonetti e altre | ridondanti; e osserviamo con piacere che 
rime di Dante, racchiude orazioni ed epistole | anche l’egregio autore ha creduto ben fatto 
latine di Giannozzo Manetti, Pogigio | di dare, in fine di ciascuna, la ‘ bibliografia’ 
Bracciolini, Francesco Padovani, Leo- | cosi dei codici, come delle edizioni, secondo 
nardo Aretino, nonché due epistole dei | nna consuetudine, che ci par buona, e alla 
Fiorentini all’ imperatore Federico III ed al | quale ci siamo fedelmente attenuti in casi 
Concilio di Basilea; un 7ractafus de creatione | consimili. 
mundi adespoto; Gabriello Volterrano, 

De profectione Magorum, e i Deorum DLia- 


CarLo FRATI. 


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(1.00 431130: 1300136585 03 Ct ih 01 0 01th Lt dt ttt ILA nitimtnna 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


I. ROMA. — INSIGNE DONO DI CODICI ARABICI ALLA BIBLIOTECA VATICANA. — Nel no 
vembre 1909 un’ iniziativa ardita del senatore Luca Beltrami e del prefetto dell’ Ambrosiana 
Dott. Achille Ratti, veniva annunciata al pubblico con una circolare, ora più che mai preziosa, 
dalla quale gioverà stralciare qualche frase : 2 

« Un coraggioso ed intraprendente lombardo che da un quarto di secolo tiene casa di 
importazione ed esportazione a Sana nello Yemen, il signor Caprotti, ha fatto tra l’altro una 
importante Collezione di libri arabi manoscritti, che ora stanno alle porte della nostra Città, 
in attesa della biblioteca che ne voglia fare acquisto.... La preziosa Collezione deve rimanere 
in Italia.... Gli studi intorno alle lingue e letterature orientali rifioriscono in tutti i paesi ci- 
vili.... Alla Biblioteca Ambrosiana per le cure geniali del suo fondatore Cardinale Federico 
Borromeo esiste già un fondo di manoscritti arabi, non molto numeroso, ma ben scelto come 
tutte le raccolte fatte dal grande e dottissimo Cardinale nostro Concittadino.... Non vi è tempo 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 125 


da perdere.... Non sarebbe una vera umiliazione se una cosi bella e pregevole collezione, ve- 
nisse allontanata dalla nostra città ?... » 

Ed i milanesi seppero agire con energia e sollecitudine, incalzati dall’ardore del prefetto 
Achille Ratti. 

Un mese dopo, 1’ 8 dicembre, il prefetto dell’Ambrosiana con l’animo esultante poteva 
comunicare alla cittadinanza che un gruppo di generosi sottoscrittori aveva assicurato a Milano 
la splendida collezione Caprotti, altamente interessante per la storia della coltura, della reli- 
gione, del diritto arabico (I). 

La collezione raccolta nello Yemen dal Caprotti veniva ad assumere un particolare inte- 
resse per la luce che proiettava sulla storia degli islamiti eterodossi, gli Zeiditi, islamiti seces- 
sionisti della Mesopotamia, che nell’ottavo secolo si sottrassero al governo dei Califfi ommiadi, 
stringendosi attorno a Zaid con uno scisma, dapprima dinastico e dogmatico e più tardi poli- 
tico e culturale, sopratutto per ragione di una produzione giuridica-teologica, e di tutta una 
letteratura arabica che nella secessione indisturbata dello Yemen, ed in tutta la regione del- 
l'Arabia del sud, diede frutti singolarissimi. | 

Ma l'atto generoso per cui la Biblioteca Ambrosiana venne dotata di guesta preziosa 
suppellettile libraria, s’' è ora rinnovato con un pensiero gentilissimo di omaggio all’antico pre- 
fetto, assunto all’Altissimo soglio. 

Il 23 corr. in una riunione intima, in quella Biblioteca Vaticana, dove per quattro anni 
mons. Achille Ratti profuse tesori di scienza e di bontà, veniva a Lui presentato un nuovo 
omaggio: un gruppo notevolissimo di codici arabici dello Yemen dovuti anch'essi alle ricerche 
del compianto Caprotti, ed acquistati da alcuni ammiratori che furono pure (e certamente lo 
sono tuttora nella benigna deferenza del S. Padre) amici del Prefetto dell’Ambrosiana e della 
Vaticana: Luca Beltrami con la sorella Maria Bossi e la nipote Clelia Rosina, Gio- 
vanni Carbonelli, Cesare Seroni, Luigi Gramatica, Antonio Grandi. 

I manoscritti fin dalla fine di aprile si trovavano nelle aule della Vaticana: il loro nu- 
mero ascende a ben più di 320 manoscritti arabi, oltre ad un codice ebraico. Già 262 di essi, 
assai in buono stato, offrenti ancora le originali loro legature, odoranti ancora di un caratte- 
ristico profumo di foglie orientali nelle quali a preservazione dei tarli restarono avvolti per pa- 
recchi anni, sono stati collocati in serie ed ora portano i numeri dal 946 al 1208 del fondo 
Vaticano arabico (2); gli altri hanno bisogno di essere prima esaminati, identificati, e debitamente 


(1) Fu largamente studiata dal prof. E. GRIFFINI; cfr. Rivista degli studi orientali, III, 105 sgg.; 
Rendiconti d. R. Istit. Lombardo, XLIV, 1911, pag. 260 sgg. Il GRIFFINI ne va pubblicando il catalogo da 
anni, a partire dal vol. II della iv. di studi orientali. 


(2) Ad ogni volume della raccolta, verrà apposta, nell’ interno, la seg. epigrafe latina, dettata dal 
Comm. Pio Franchi de’ Cavalieri : 
PIO . XI 


QVI . INGENTEM . CODICVM . ISLAMICORVM . COPIAM 
EX . VYLTIMA . ARABIA 
A _. IOSEPHO . CAPROTTI , NEGOTIATORE 
MEDIOLANIVM . ADVECTAM 
BYBIIOTHECAE . AMBROSIANAE . CVI . TVNC . PRAEERAT 
CONROGATA . AB . OPTIMIS . CIVIVM ., PECVNIA 
SAPIENTER . CONPARAVIT 


ANNO _. MDCCCCVIIII 


LVCAS . BELTRAMI . SENATOR 
CVM . MARIA . BOSSI . SORORE . ET . CLELIA . ROSINA . NEPTE 
IOHANNES . CARBONELLI . CAESAR ., SERONI . MEDICI 
ALOISIVS . GRAMATICA . BYBL . AMBROSIANAE . PRAEFECTVS 
ANTONIVS . GRANDI . RATIOCINATOR 
LIBROS . AD . TERCENTOS . ET . TRIGINTA 
QVI . DE . CAPROTTIANA . CONQVISITIONE . SVPERERANT 
DONO . DABANT . MENSE . APRILI . MDCCCCXXII 
PONTIFICI . MAXIMO . NVPER . ELECTO 


La Bibliofiha, anno XXIV, dispensa 4*-5° 16 


126 ‘ GINO BORGHEZIO 


muniti di legatura. Il fondo Vaticano arabico conterà cosi fra poco più di 1260 codici arabici, 
i quali per altro non sono i soli posseduti dalla Biblioteca Vaticana, poiché ad essi debbono 
aggiungersi i 276 del fondo Borgiano e parecchi del fondo orientale Barberini. 

L’Ambrosiana e la Vaticana (quest’ultima ricca ancora di molte altre serie di codici 
orientali, ebraici, siriaci, turchi, persiani, coptici, etiopici, georgiani, armeni, indiani, cinesi, 
samaritani), occupano cosi un posto veramente singolare nella serie dei depositi di queste re- 
liquie preziose della coltura del Levante, ed è un fatto per noi di lieta considerazione che il 
nome del Pontefice Bibliotecario abbia ad essere per sempre collegato alle due raccolte. 

Si rinnovano cosi i tempi migliori di Clemente XI, che acquistava i manoscritti orien- 
tali, tra cui il Penlateuco Samaritano del celebre viaggiatore romano Pietro della Valle (1586-1652) 
detto il PeZ/egrino, codici raccolti nelle pellegrinazioni per la Turchia, la Persia, V India; che 
inviava Elia Assemani per il deserto di Nitria, dove venivano ritrovati i codici arabi, copti, 
siriaci, recativi dalla Mesopotamia da Mosé di Nisibi; che accoglieva i codici portati da Berea 
da Gabriele Eva ; che inviava nuovamente nel 1715 mons. Giuseppe Simone Assemani in Siria, 
al Libano, al Cairo, missione fruttuosa per gli acquisti fatti da’ monaci di Nitria e peri regali 
per parte di vescovi orientali di numerosi codici. 

Si può dire formata da Clemente XI la sezione orientale, che al tempo del suo pontifi- 
cato assunse l’ordine e la disposizione che tuttora conserva, accresciuta poi sotto Innocenzo XIII, 
durante il cui regno passarono alla Vaticana altri codici orientali appartenuti a ‘* Propaganda ’ e 
si cominciò la stampa del gran catalogo, che perpetua il nome degli Assemani ; e sotto Bene- 
detto XIV, cui furono donati codici cinesi e persiani, e per la munificenza del quale furono 
editi i grandi volumi del catalogo dei manoscritti orientali. 

L'amore alla raccolta orientale della Vaticana continuò sotto i Pontefici successori, che 
ne diedero le più svariate prove curando nuovi acquisti e studi scientifici fino al nuovo cata- 
logo dei codici arabi, cui ora attende il prof, Tisserant, ed al riordinamento in corso della 
sezione degli stampati orientali curato dal rev. D. Cirillo Karalevskij. 

Benché soltanto da una completa esplorazione apparirà appieno il valore scientifico della 
collezione Caprotti, si può fin d’ora, dai dati che il prof, Tisserant comunica, trarre un’ idea 
del nuovo acquisto. Dei 132 manoscritti finora esaminati, 73 sono esattamente datati di mano 
di un copista : 4 appartengono al secolo XII, 7 al XIII, rr al XIV, 7 al XV, e gli altri ai se- 
coli posteriori. 

Nella raccolta Caprotti, di carattere esclusivamevte musulmano, come in tutte le consi- 
mili raccolte musulmane, domina la religione : non vi sono tuttavia in essa dei semplici Co- 
rani: ma soltanto un Corano con la traduzione persiana interlineare ; 15 manoscritti conten- 
gono dei commentari al Corano, o più precisamente delle parti di commentari, poiché queste 
opere sono generalmente voluminose, essendo ricche delle notizie più varie, grammaticali, sto- 
riche, giuridiche, casuistiche. È notevole uno di essi che fu completato alla Mecca nel 1134, 
ma risale ad epoca anteriore. 

Quattro volumi comprendono tradizioni relative al Profeta, e fra essi un manoscritto co- 
piato con lusso, probabilmente al XIII secolo, che contiene una parte della grande raccolta di 
Bokharî. Ancora un altro volume ha rapporto alla scienza delle tradizioni, il dizionario dei tra- 
dizionisti compilato da El-Dhahabi ; l'esemplare della collezione Caprotti sembra esser l’auto- 
grafo, o per lo meno un esemplare scritto sotto la diretta sorveglianza dell’autore e riveduto 
da lui nel 1315. 

Nove altri manoscritti riguardano soggetti religiosi, in particolare la mistica, e 38 il di- 
ritto che nell’ islamismo ha stretto rapporto colla religione. 

La parte letteraria è rappresentata da 12 raccolte di poesia, collezioni di opere di un 
autore od antologie; non mancano testi di storia letteraria, di grammatica, di rettorica, di 
logica. SI 

Sono poco numerosi i testi storici, che meglio delle decisioni dei giuristi yemenici inte- 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 127 


resserebbero la nostra curiosità: vi è tuttavia un esemplare della storia della dinastia rasuli 
del Yemen. Un racconto del viaggio dall’Arabia a Costantinopoli durante il secolo XVII, un 
volume di biografia, una copia moderna del trattato sui castelli e le sepolture del Yemen. 

In ultimo 14 manoscritti si riferiscono a scienze ‘diverse : aritmetica, astronomia, tavole 
cronografiche. 

E questo non è il tutto per certo: l’esame dei restanti manoscritti ci rivelerà altri pre- 
ziosi contributi alla storia dell’ Islam. 

Il S. Padre s’ è dimostrato lietissimo del dono, offertogli alla presenza dei donatori con 
un elevato discorso di S. Em. il card. Gasquet, bibliotecario. I libri porteranno tutti, nella 
garbata epigrafe dettata dal conim. Pio Franchi, il ricordo dell’omaggio gentile, che viene ad 
accrescere i tesori della Vaticana, allietata in questi ultimi tempi da preziose accessioni quali 
l’ importante raccolta numismatica Celati ed il deposito della biblioteca Rossiana (1). 

Sia il Pontificato di Pio XI di prospero auspicio alle sorti della più illustre biblioteca del 
mondo, alla quale Egli ha posto tanto amore, che di recente onorava col dono dell’autografo 
manzoniano — di cui già parlarono i giornali — a lui inviato dalla Nob. D. Sig."a Schiff-Gior- 
gini, e d'un messale etiopico offertogli dal conte Giacomino Gallarati-Scotti dei principi di Mol- 
fetta, sul quale di suo pugno, prima di inviarlo alla biblioteca, segnava il ricordo di questo 
cortese e graditissimo omaggio. Parecchi altri consimili tesori già sono passati dalle mani di 
Pio XI alle aule della Vaticana. 

In questo tempio della scienza cristiana restano i ricordi del suo mite governo: Egli 
conosce l’ improba e diuturna fatica a cui si sottomettono gli scrittori della Vaticana nella 
compilazione del catalogo scientifico dei manoscritti e nella cura delle magnifiche pubblicazioni 
d’ ufficio, fatica che proprio di questi giorni volle premiare in uno dei suoi più valorosi membri 
il comm. Pio Franchi de’ Cavalieri, che da venticinque anni come scrittore onorario vi attende 
generosamente e liberalmente col solo compenso che dà una missione di scienza e di fede. La 
medaglia d’oro cne S. S. inviavagli in dono è il più alto riconoscimento dell’opera altamente 
meritoria che si scrive nella Biblioteca Vaticana nell’arduo quotidiano lavoro. 


Gino BorGHEZzIO. 


II. BOLOGNA. — La BIBLIOTECA DI S. MICHELE IN Bosco. — La cerimonia compiutasi 
domenica 25 marzo u. s. entro le mura dell’antichissimo Monastero Olivetano, trasformato, 
dopo il 1896, in Istituto Ortopedico dalla filantropica disposizione dell’illustre clinico Prof. Fra n- 
cesco Rizzoli, merita di essere conosciuta dai Lettori de Za 2ibliofilia. 

Nell'occasione del conferimento del Premio Uberto I, che è il quarto dalla sua isti- 
tuzione, venne anche inaugurata, alla presenza delle Autorità e di numeroso e distinto pub- 
blico in gran parte medico, la nuova sede della Biblioteca ortopedica che, nata coll’ Istituto, 
è venuta via via aumentando in modo da non potere essere più contenuta nel locale ove era 
stata negli scorsi anni custodita. 

Alla sistemazione attuale concorsero non solo ragioni di maggiore spazio, ma anche, e 
sopratutto, ragioni artistiche e storiche, poiché i locali, oggi occupati dalla Biblioteca dell’ Isti- 
tuto, sono gli stessi che dal XVI secolo alla fine del XVIII furono occupati dalla Libreria dei 
Monaci Olivetani. 

Troppo lungo, ed anche fuori luogo, sarebbe il riandare ora le alterne vicende di questi 
locali, specie dopo la soppressione degli Ordini monastici (1798); ricorderò tuttavia che, adibiti 
ad uso di biblioteca fino dal principio del XVI secolo, furono dapprima frescati da Amico 
Aspertini (1514), poi nuovamente nel 1677 da Domenico Maria Canuti, degno scolaro di Guido 
Reni, e dal suo allievo e collaboratore Enrico Haffner, quadraturista; e che alla dolorosa 


(1) Cfr. Bibliofilia, XXIII, 356-60. 


128. ENEA GUALANDI 


odissea delle molteplici successive trasformazioni, questi aflreschi incantevoli resistettero for- 
tunatamente intatti. 

Ritornati oggi sulla loro base naturale di severa ed artistica scaffalatura (1), essi si 
fanno ammirare per la loro forza di colorito impressionante e per la freschezza veramente sor- 
prendente (2). 

Tniziatore entusiasta, animatore fervente e guida intelligente e perseverante di tutto il 
lavoro, fu il Professore Vittorio Putti, direttore dell’ Istituto, il quale dopo avere lunga- 
mente accarezzato, come un bel sogno, l’idea di porre la Biblioteca nei locali della Libreria 
olivetana, seppe, con tenace perseveranza, trasformare il sogno in sosprendente realtà. 

E fu cosi che la Biblioteca Uberto Z da un angusto locale al terreno passò al primo 
piano in uno dei bracci laterali al grande atrio del dormitorio maggiore, diviso in tre ampi 
locali, dei quali il centrale è il più vasto. 

Nel primo locale si trova il Catalogo a schede, diviso in due parti, cioè : per au- 
tori e per materie ; il primo, compilato dallo scrivente ; il secondo, dal Direttore dell’ Istituto 
in collaborazione con gli Assistenti; ai quattro angoli della sala, scaffali semplici, ma intonati 
alla severità dell'ambiente, contengono dizionari ed enciclopedie di coltura generale, mentre 
nel centro, su due artistici mobili a leggio, sono disposti gli ultimi numeri di oltre settanta 
periodici di medicina e chirurgia (in maggioranza della specialità ortopedica), frutto in gran 
parte di cambi ottenuti colla pubblicazione della già nota ed apprezzata rivista Za Chirurgia 
degli Organi di Movimento. 

In alto, nel cielo a volta, il Canuti dipinse, sopra una porzione di globo terrestre, le 
quattro principali età dell’uomo, e nei quattro sottostanti pennacchi che sostengono la volta, 
i quattro principali elementi della natura : l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra. 

Su tutto, un angioletto agita un nastro, colla sentenza latina: discordiae concors. 

Nella Sala grande, entro severi scaffali di noce massiccio, lavorati tanto artisticamente 
sullo stile secentesco da non lasciare desiderare l’antica scaffalatura olivetana, sono stati collo- 
cati i 3500 volumi che compongono a tutt'oggi la Biblioteca dell’ Istituto Rizzoli, e nella parte 
bassa della scaffalatura stessa, chiusa da sportelli, stanno, entro buste, oltre 3600 opuscoli. 

Nel centro della Sala è stato ricollocato il grande Mappamondo costruito in S. Michele 
in Bosco nel 1762 dal Monaco olivetano Pietro Rosini da Lendinara, che dalla soppressione 
degli Ordini religiosi era stato trasportato e custodito nell’Aula Magna della Biblioteca Uni- 
versitaria di Bologna, e che, per concessione del Ministero della Pubblica Istruzione, poté ri- 
tornare all’antica sua sede. | 

E delle pitture cosa debbo dire? Nei tre caziri, o vélte in cui è diviso il soffitto della 
Sala e nelle pareti tutt’attorno libere dalla scaffalatura, una infinità di figure grandiose in at- 
teggiamenti ora severi ora arditi, ma sempre genialmente disposte, avvincono e soggiogano 
l'osservatore per la forza di esecuzione e per la potenza di espressione, attestando in modo 
indiscusso l’alto valore deli’Artista che le ha concepite e dipinte. 

Un episodio è degno di essere rilevato: nella parete di fronte a chi entra dalla prima 
sala, fra le persone che salgono alle eccelse vette della gloria, il Canuti pose il ritratto del 
suo celebre maestro, il Reni, in segno certo di gratitudine e di ricordo. 

Due grandi tavoli antichi e scanni intonati col resto del mobilio, completano il ricco ed 


(1) Disegnatore ed esecutore geniale di questa scaffalatura, è stato il sig. Augusto Fusaroli, 
artista che alla modestia sa accrcppiare una rara abilità ed una grande intelligenza. 

(2) La vita del pittore Domenico Maria Canoti, la descrizione delle sue opere, con partico- 
lare riguardo a quelle che sono in San Michele in Bosco, e la ricostruzione delle Librerie Olivetane di 
questo Monastero, formano materia di uno studio, che lo scrivente si propone di pubblicare prossi- 


mamente. 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 129 


artistico arredamento della Sala, la quale per signorilità e magnificenza nulla lascia a de- 
siderare. 

Questo nuovo ed importante materiale di coltura che si apre ora agli studiosi di scienze 
mediche formerà non solo il vanto dell’ «Istituto Rizzoli », ma, indirettamente, anche della 
Università, che in S. Michele in Bosco ha, affidata al Chiarissimo suo Direttore, la Clinica 
Ortopedica più grandiosa d’ Italia. ENEA GUALANDI. 


III. FERRARA. — La RiBLIOTECA COMUNALE NEL 1921, — Il bibliotecario della Co- 
munale di Ferrara, comm. Giuseppe Agnelli, ha pubblicato (come di consueto) la Rela- 
zione per l’anno 1921, diretta al R. Commissario del Comune Gr. Uff. Giuseppe Masi (2£:5/io- 
teca Comunale di Ferrara. Relazione del bibliotecario per l'a. r921. Ferrara, Stab. tipografico 
Estense, 1922 ; pagg. 8, in-8). Nel 1921 si ebbero nella Sala pubblica 4954 domande di lettura, 
alle quali conviene aggiungere le consultazioni fatte dagli studiosi a ciò autorizzati, senza bi- 
sogno di richiesta scritta. Anche il prestito locale aumentò, essendosi prestate, nel 1921, 
opere 748 in volumi 857, di fronte a opere 676 nel 1920. Una diminuzione si avverti invece 
nell’accrescimento della suppellettile libraria; ma ciò solo pel copioso dono fatto alla biblio- 
teca dal comm. Primo Levi nel 1920, che fu di 843 opere in 1124 volumi, mentre nel 1921 
non si ebbero che 167 opere in 241 volumi e 97 opuscoli. Ciò pegli stampati; ché, quanto ai 
manoscritti, nel 1921 se ne ebbero 16 (di cui 13 per dono), mentre nel 1920 non se n’ebbe 
alcuno. 

L’autore prosegue poi elencando i vari Lavori di registrazione, catalogazione e ordina- 
mento, compiuti nell’annata, coll’aiuto dei pochi ma volenterosi impiegati: quali la copiatura 
a macchina di tutte le schede della suppellettile entrata nel 1920; annotamento delle nuove 
accessioni nel Registro d’ingresso; schede per il Catalogo a soggetto ; ordinamento della 
raccolta di fotografie; revisione della raccolta iconografica ; ordinamento della Sala di consul- 
tazione ; compilazione di nuove schede per il Catalogo sistematico Ferrarese, ecc. Cosicché 
l’Agnelli — che è ormai prossimo a compiere il 30’ anno del suo bibliotecariato — può vol- 
gersi a riguardare con legittima compiacenza l’opera amorosamente e intelligentemente perse- 
guita, ed a constatare l'ampliamento ottenuto in questo periodo dalla sua biblioteca di due 
nuove sale, già occupate dal Museo Archeologico, e di un’ala di fabbricato, sorta dalle fon- 
damenta proprio durante la guerra, dal maggio 1915 all’aprile 1918. L'’a. conchiude modesta- 
mente, che « se dovessi indurmi alla enumerazione dei lavori che restano da compiere e da 
intraprendere, terrei un discorso forse più lungo, che non ricordando tutto quello che si poté 
fare ». Ma sta di fatto che colla sua costante opera di riordinamento della suppellettile, cogli 
ampliamenti conseguiti in mezzo a difficoltà molteplici, coi nuovi cataloghi sagacemente preor- 
dinati ed avviati, egli ha, non solo (come scrive) « un poco spianata la via » a chi gli succe- 
derà un giorno, quanto più è possibile, lontano ;} ma si è reso addirittura benemerito dell’ isti. 
tuto alle sue cure affidato degnamente, della città ch’egli ama con si fervido amore e si alto 
intelletto. 


IV. CESENA. — La Bisnioteca MALATESTIANA NEL 1921. — Il prof. Manlio Tor- 
quato Dazzi, succeduto al compianto Renato Serra nella direzione della Biblioteca Ma- 
latestiana, pubblica nel periodico: Cesena. rivista mensile del Comune, la Relazione annuale 
1921 sulla Biblioteca Malatestiana e Raccolte comunali (a. II, n. 2 [febbraio 1922], pagg. 34-39; 
n. 3 [marzo], pagg. 26-33). Del nobile proposito del nuovo bibliotecario di « ridare vita al- 
l’ Istituto », si scorgono chiari indizi in questa Relazione ; dalla quale risulta che «le opera- 
zioni compiute in favore di studiosi salirono da 2500 nel 1920 a 7000 nel 1921 », e che le co- 
sidette ‘ pratiche ’ d’ufficio salirono pure da 173 nel 1920 a 718 nel 1921. L’attività della di- 
rezione fu, assorbita, oltreché dal servizio giornaliero e dalle ricerche degli studiosi locali, da 
speciali incarichi, quale quello della commemorazione dantesca, dei funebri del bibliotecario 


130 CARLO FRATI 


Renato Serra, della redazione letteraria della rivista Cesena (della quale parte letteraria è qui 
prodotto l’ indice : n. 2, pagg. 36-37); dalla preparazione della Mostra storica Cesenate che 
ha avuto luogo a Forli, e che ha offerto occasione al bibliotecario di « prendere migliore co- 
noscenza del materiale etnografico, storico ed artistico del Cesenate ; di arricchire la biblio- 
teca d’una collezione quasi completa delle fotografie dei nostri codici e di quanto in Cesena 
e dintorni interessa l’arte e la storia; di ottenere dal Museo del Genio il dono di due grandi 
riproduzioni fotografiche del plastico dell’antica Rocca; di provvedere alla riparazione della 
Giostra, ormai ridotta in istato pietoso ; di procacciare al costituendo Museo lapidario i calchi 
delle più fini terrecotte di Cesena » (pag. 37). 

La direzione ha pure incominciato e condotto a buon termine la revisione dei codici, 
essendo questa ultimata per XV plutei e 116 volumi. Codesto riscontro ha dato modo al bi- 
bliotecario di rendersi miglior conto dello stato reale di ciascun codice, di provvedere alla pa- 
ginazione dei manoscritti (che per la massima parte ne mancavano) ed al riscontro dei fasci- 
coli; alla ricognizione delle miniature di pregio ed alla loro protezione ; alla correzione di 
errorì e lacune nel catalogo a stampa di R. Zazzeri edito nel 1887. Il D. sembra anzi animato 
dal nobile proposito di « preparar con un esame meno affrettato il materiale per la nuova 
edizione del catalogo, che è desiderata da tutti gli studiosi ». La relazione dà poi conto delle 
consultazioni di codici avvenute durante l’annata ; delle collazioni di testi e delle fotografie di 
manoscritti eseguite per conto di studiosi; nonché dello stato delle legature, e delle ripara- 
zioni occorrenti. 

Anche agli ingloriosi, ma doverosi lavori di ordinamento si è data la parte dovuta, e, 
fra altro, fu compiuta la revisione della biblioteca Trovanelli, riscontrando coll’ inventario 
tutti i volumi ed opuscoli della collezione, e facendo le opportune aggiunte e correzioni, tanto 
nell’ inventario, quanto nelle schede. « Fu fatto un inventario e fu avviato a buon punto un 
indice delle collezioni di giornali del Trovanelli, per numeri 1877; furono inoltre ordinati, 
numerati ed inventariati i manoscritti più propriamente detti del Trovanelli, che hanno collo- 
cazione in undici delle trenta buste di manoscritti della sala » (n. 3, pag. 26). 

Anche nel provvedere all’ incremento normale della biblioteca la direzione segui saggi 
criterii. « Colmare le più gravi lacune che si manifestassero (scrive il D.), seguire nelle pub- 
blicazioni più importanti la vita intellettuale contemporanea, ofirire ai cultori di scienze spe- 
cifiche il materiale fondamentale dei loro studi, conservando alla biblioteca il carattere preva- 
lentemente storico ed umanistico, seguire quanto particolarmente interessa la regione, ecco i 
concetti generali che mi hanno guidato negli acquisti librari » (n. 3, pag. 27). Seguendo questi 
criterii, la Malatestiana si è accresciuta nel 1921 di 91 opere in corso e 335 opere complete, 
con tn totale di 426 opere, di cui acquistate 376, ricevute in dono 45 e trasportate 5; e di 
alcuni degli acquisti più rilevanti è dato l’elenco (n. 3, pag. 29). 

La Relazione informa da ultimo sui miglioramenti portati nei servizi, e particolarmente 
sul riordinamento e fusione dei vari schedarii, i quali furono riveduti, riuniti e coordinati in 
« due ottimi schedari, di roo cassetti ciascuno » (n. 3, pag. 29). «I frutti di tale innovazione 
(prosegue il relatore) sono stati subito apprezzati dai lettori, che godono ora di poter fare 
senza limitazioni le loro ricerche di studio. Esistendo schedari di collezioni particolari e com- 
piute (Piana, Carte autografe, Manoscritti per autore, Manoscritti della Piana, Autori di mu- 
sica, Trovanelliana per autore, Trovanelliana per materie, Incunabuli, ecc.), ed essendo, per 
ragioni di formato o per ragioni di scrittura, impossibile la loro fusione nello schedario gene- 
rale, si è ritenuto opportuno conservare gli originali presso le singole raccolte, ad uso di uf- 
ficio, inserendo nello schedario di consultazione una copia d’essi, che fu compiuta finora per 
9245 schede » (n. 3, p. 31). 

Le cifre poi della frequenza — che sono immancabilmente il miglior indice del funzio- 
namento d’ogni biblioteca pubblica — stanno a testimoniare la bontà e utilità delle innovazioni 
introdotte ; giacché di fronte a 1438 lettori, quanti se n’ebbero nel 1920, se ne contarono 3153 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 13I 


nel 1921, con un aumento di 1175 lettori ; e di fronte a 508 opere prestate nel ’20, se ne die- 
dero a prestito 2042 nel ’21, con un aumento di 1534 opere. 

Questi apprezzabili risultati, mentre varranno a compensare almeno in parte il perso- 
nale del non lieve lavoro compiuto per raggiungerli, serviranno pure ad animarlo a prose- 
guire animoso nella nobile via intrapresa. 


V. VENEZIA, PRATO, BUDAPEST. — MostRrE BIBLIOGRAFICHE DANTESCHE. — 
Come abbiamo, a suo tempo, informato i lettori delle Mostre bibliografiche formatesi, in oc- 
casione del secentenario Dantesco, a Bologua, a Modena, a Parma, a Novara (cfr. Zib/iofilia, 
XXIII, 272-78, 353-55), cosi credianio far cosa egualmente opportuna segnalando quelle che si 
sono contemporaneamente tenute nella Biblioteca Marciana di Venezia, nella Roncioniana di 
Prato e nel Museo Nazionale di Budapest. 


Sulla mostra veneziana informa brevemente un articolo : // cenlenario Dantesco e la Bi- 
blioteca Marciana, pubbl. nella Gazzetta di Venezia dell’ 8 settembre 1921 (a. CLXXIX, n. 213). 

« Nella Sala Bessarione della Biblioteca di S. Marco sono esposti in permanenza, come 
tutti sanno, i più cospicui cimelî di quell’insigne istituto. In attesa della costituzione di un 
ampio Museo del libro nel salone della libreria Sansoviniana, riacquistato di recente dalla 
Marciana e che deve essere restaurato, la direzione della Biblioteca si propone di rendere ac- 
cessibili al pubblico studioso veneziano e straniero le molteplici ricchezze chiuse e dimenticate 
negli scaffali, con opportuna rotazione di mostre particolari. Ad una di queste speciali espo- 
sizioni ha offerta occasione in questi giorni il Centenario dantesco. « Dante e Venezia » è il 
programma della mostra, limitata anche da necessità di spazio. Le sezioni comprendono: 
I. Ricordi veneziani di Dante ; II. Manoscritti della Vifa nuova, delle rime e delle altre opere 
minori; TII. Manoscritti della Divina Commedia (sec. XIV e XV); IV. Edizioni veneziane della 
Commedia e delle altre opere, dal ’4uo all’ ’800; V. Studi danteschi a Venezia. Come è natu- 
rale, le più ricche ed interessanti sezioni sono la tipografica e quelle che riguardano il culto 
di Venezia pel divino Poeta: culto sempre vivo e diffuso nella nostra città, dal contempo- 
raneo ed amico Giovanni Querini, che ne piangeva la morte, a Trifon Gabriele, che con in- 
dustre sapienza sviscerava le bellezze del poema; dalla difesa gozziana, che segnò il ritorno 
a Dante e l’inizio del risorgimento letterario nel settecento, al centenario del 1865, celebrato 
con speciale fervore e ricchezza di manifestazioni e di pubblicazioni nella Venezia, ancora di- 
sgiunta dalla patria. Emporio tipografico di produzione e di vendita, dei maggiori, anzi il 
maggiore d’Italia nei secoli XV e XVI, Venezia tiene un posto segnalatissimo nella biblio- 
grafia dantesca. Di settemila edizioni italiane del ’400 (incunabuli) ben tremila uscirono dai 
torchi veneziani. Eguale proporzione si riscontra nelle edizioni del divino Poema : 7 edizioni 
veneziane su 15 italiane. E le illustrate offrono una serie notevolissima di silografie, ben co- 
nosciute ai bibliofili, ma che sono una rivelazione pei profani. Nel cinquecento, che annovera 
ventitré edizioni veneziane su poco più di trenta italiane, trionfano le eleganze grafiche e tipo- 
grafiche degli Aldi, dello Stagnino, del Marcolini, del Giolito, dei Sessa e di Pietro da Tino. 
Numerosi sono anche i testi a penna delle opere di Dante e particolarmente della Divina 
Commedia posseduti dalla Marciana, i quali, anche se dovuti ad amanuensi di altra regione, 
testimoniano la vivacità e la diffusione dello studio del poema fra le classi colte veneziane, 
Naturalmente furono trascelti quelli che offrono alcunché di interessante per la bontà del testo 
e per l’eleganza di fregi e di miniature. Vi sono ‘ Danti del cento’, cioè di un gruppo di 
manoscritti dovuti a Francesco di ser Nardo da Barberino, Danti del gruppo ‘ Boccaccio ’, una 
Divina Commedia trascritta nel 1460 dall’ ‘uomo d'armi’ veneziano Andrea Zantani; codici 
ornati di eleganti iniziali, rubricate, miniate, dorate, con grandi miniature a principio delle 
tre cantiche o in altri luoghi del poema, di scuola, d’epoca, di valore diversi. Ma fra tutti ec- 
celle e suscita l'ammirazione dei visitatori il codice It. IX. 271, già appartenuto alla famiglia 
Loredan, poi ai Benedettini di S. Giorgio Maggiore, ricco di più che 170 illustrazioni. L’ignoto 


132 CARLO FRATI 


artista, posteriore di qualche decennio alla morte del poeta, sembra doversi ascrivere a scuola 
lombarda o lombardo-veneta. Il suo conimento grafico alla Commedia, per continuità e fedeltà 
(non v’ è episodio di qualche entità che non sia stato illustrato), pel candore e la grazia dello 
stile, che chiameremmo giottesco, per la curiosità dei costumi trecenteschi, occupa un posto 
a parte nella serie non numerosissima delle opere d’arte ispirate dal divino Poema nel secolo, 
che fu suo ». 


Sull’altra mostra dantesca, tenutasi nella Biblioteca Roncioniana di Prato, leggiamo al- 
cune notizie nel Giornale storico delta letteratura italiana, vol. LXXIX (1922), pagg. 388-89, 
comunicate alla rivista torinese dal prof. Sebastiano Nicastro, direttore dell'Archivio sto- 
rico Pratese : 

« Fra i cimeli esposti, in ordine cronologico, si notavano: una scrittura inedita di Ce- 
sare Guasti su Dante nella bibliografia pratese, il codice Roncioniano della Div. Commedia, 
cinque volte secolare ; e, a fianco ad esso, l’ illustrazione che ne pubblicò il Guasti. Poi 
un gruppo di stampe, illustrazioni, autografi sul Balio di messer Amerigo da Narbona. La 
lettera di Dante al card. Niccolò da Prato dà luogo ad una ricca esposizione di manoscritti, 
stampe ed illustrazioni relative al card. Niccolò ; notevole, un saggio dell’ iconografia del fa- 
moso prelato, e la riproduzione dei monumenti da esso costruiti in Prato e fuori, 

« Ammirata una bellissima pergamena a rotolo, quali usavano ai tempi di Dante, coi 
cantici spirituali di Ugo Panziera, poeta pratese contemporaneo dell’Alighieri. Accanto a que- 
sto, Paolo dell’Abbaco, maestro di Jacopo figlio di Dante, col quale sostenne un contrasto 
poetico. In un bel gruppo di autografi sulla diffusione del culto di Dante nel secolo che co- 
nobbe il poeta: una lettera di ser Lapo Mazzei (e, a lato, la stampa per chi non sapesse de- 
cifrare i caratteri del Trecento), ove è citato Dante, e una lettera di Francesco Datini che 
ricorda il dantesco Calcabrina ; autografi di personaggi delle famiglie dantesche Caligai, degli 
Ubriachi, degli Agli, e un autografo della b. Chiara Gambacorti, che raccomanda al Datini 
Manno degli Agli; lettere dei mercanti pratesi Benini e Giuntini, con reminiscenze dante- 
sche ; lettere di altri mercanti che trattano di manoscritti della Div. Connmedia : insomma, un 
gruppo veramente cospicuo di documenti sul culto di Dante in pieno Trecento, anche nel ceto 
mercantile, Altri documenti consimili si notavano pei secoli seguenti, sino ai giorni nostri ». 
i Notizie analoghe su Za Mostra Dantesca (di Prato in Toscana) alla Roncioniana, sono 
pubblicate da P. G. nel penultimo quaderno del Giornale Dantesco, vol. XXIV (1921), quad. 4, 
parg. 368-69. 


Né solo in Italia, ma anche all’estero al nome sacro di Dante sono stati resi i debiti 
onori. Così sulla celebrazione del secentenario dantesco a Budapest troviamo interessanti no- 
tizie in un articolo di Bianca Kramer, // centenario di Dante in Ungheria, pubblicato nel- 
l’Amporiwni di aprile 1922 (vol. LV, n. 328, pagg. 204-10), corredato di illustrazioni. Nella 
capitale ungherese la celebrazione del centenario dantesco si è protratta dalla primavera del 
1921 sino ai primi inesi del 1922. « Nella scorsa primavera si cominciò a tenere ogni dome- 
mica un discorso su Dante da parte dei più rinomati letterati e studiosi d’ Ungheria, sotto gli 
auspici della benemerita società ‘ Mattia Corvino ’, che è un’associazione di coltura ungaro- 
italiana presieduta da Alberto Berzeviczy ; e il periodo delle commemorazioni e celebrazioni 
si è chiuso quest'anno con un discorso del prof, Colasanti, Non so se in alcun altro paese 
(soggiunge la scrittrice), fuor d' Italia, si sia cosi a lungo e con tanto fervore dimostrata una 
uguale devozione all'opera e allo spirito del graude Italiano. 

« La celebrazione del sesto centenario dantesco culminò, a Budapest, in una Mostra 
dantesca tenuta in una vasta sala del grande Museo nazionale, molto visitata e molto apprez- 
zata. Furono ivi raccolte tutte le opere d’arte ispirate dal poema di Dante agli ungheresi, e 
i codici e le edizioni che si trovano in Ungheria. 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 133 


— IL e rr SS -_ 


« ll primo ricordo scritto che rimane di lui e della conoscenza della sua opera è in un 
piccolo codice ungherese — tra i più interessanti della Mostra dantesca — : il manoscritto 
d'una monaca ignota del convento dell’ isola Margherita a Budapest, trovato nella Biblioteca 
Universitaria della capitale dal valoroso dantista Giuseppe Kaposy, a cui si deve l’ impor- 
tante volume Danze in Ungheria, e che in occasione del centenario ha anche pubblicato in una 
elegante edizione la sua traduzione del 7va/fale/lo in laude di Dante di Giovanni Boccaccio, la 
biografia dantesca di Leonardo Bruni, e altre antiche pagine riguardanti il poeta. 

« La monaca scriveva intorno alla dignità e alla gloria dei Santi Apostoli in forma, 
pare, degna di molta considerazione, in lingua ungherese, sebbene mostrasse di conoscere il 
latino e il greco. E scrivendo degli Apostoli le occorse di menzionare il nome di Dante e di 
citare alcuni versi del Paradiso, tradotti in ungherese. Cosi entra per la prima volta — a 
quanto se ne sa sinora — nel paese magiaro il suono delle cantiche divine. 

« Ma il codice più interessante della Mostra è uno del sec. XV, in lingua italiana, su 
pergamena, con bellissime lettere gotiche. Fu scritto per la famiglia fiorentina dei Ban- 
dini, il cui stemma adorna il volume. Probabilmente Francesco Bandini, amico e ospite 
di re Mattia Corvino, lo offri in dono al sovrano, che era grande fautore della coltura del 
Rinascimento e fondò a Budapest una famosa biblioteca, che dal suo nome fu detta Cor- 
viniana. Quando i turchi, dopo lotte annose nelle quali gli ungheresi si difesero — e difesero 
l’ Europa cristiana —, meravigliosamente riuscirono a invadere |’ Ungheria e a occuparne la 
capitale, gran parte della preziosa biblioteca fu trasportata a Costantinopoli; e solo nel 1877 
il Sultano Abdul Amid II, in segno di cortesia, restitui, in forma di regalo, alla regia Univer- 
sità di Budapest il prezioso codice dantesco insieme con alcuni altri. Fsso non conserva la 
copertura originale, ma fu rilegato in cordovano rosso. Sulla parte anteriore c’ è la mezzaluna 
ai quattro canti, e nel mezzo lo stemma di Mattia Corvino; sulla posteriore la mezzaluna ai 
canti, e la stella dell’ordine di Meuscidje. Vi sono 94 illustrazioni, 3 iniziali, 5 disegni a 
penna, e degli spazi vuoti con indicazioni per l’ illustrazione. L’artista è fiorentino, del prin- 
cipio del Quattrocento ; le illustrazioni, bellissime, hanno talvolta del giottesco; e molto inte - 
ressanti sono le miniature non finite, nelle quali meglio si osserva la tecnica dell’artista. Ma 
l’ incompletezza del codice risulta, oltre che dalle illustrazioni lasciate a metà, o indicate ap- 
pena in spazi ancora vuoti, nel testo stesso, al quale mancano ben 2463 versi. La parte più 
completa è il Paradiso. 3 

« Un altro codice prezioso è la traduzione latina che della Div. Connnedia fece Giovanni 
di Serravalle, vescovo di Fermo, il quale, come si sa, s’ indusse all'opera per consiglio dei 
primati inglesi di Bath e di Salisbury e del vescovo di Saluzzo, divenuti suoi intimi al Con- 
cilio di Costanza. Egli si proponeva con la sua traduzione nella lingua universale di favorire 
la conoscenza del poema sacro presso gli altri popoli, e noverava tra questi l’ungherese. 
L’esemplare esposto alla Mostra, e che è ora proprietà della biblioteca Arcivescovile di Egar, 
fu fatto pel re d’ Ungheria, Sigismondo, come si rileva dalla dedica rivolta appunto a questo 
sovrano, e che si trova due volte con le stesse parole, perché il codice, ora rilegato in un 
solo, doveva in principio essere in due volumi. Oltre la traduzione completa del poema, vi si 
legge il commento composto dal medesimo Serravalle. Degli altri due esemplari che si cono- 
scono di quest’opera, uno, il Vaticano, è completo e senza, naturalmente, la dedica a Sigi- 
smondo — ; l’altro, nel British Museum, è incompleto. 

« Né è da trascurare il codice e Monarchia, della fine del 1438 o del principio del 
1439, scritto con lettere gotiche e con le iniziali miniate. È di 122 pagine, ma soltanto 23 
contengono il trattato politico di Dante; l’altre, scritte da altra mano, portano spiegazioni 
sull’ab. Gioachino e sul profeta Isaia, e altre, con altra scrittura ancora, spiegazioni sul Santo 
Sacramento. Fu fatto per Alberto re d’ Ungheria e imperatore romano ; forse in Boemia, forse 
in Polonia, certamente non in Italia. 

« Accanto ai codici sono notevoli edizioni della Div. Comunedia - più importante di tutte 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 4t-5* 17 


134 CARLO FRATI 


quella di Jesi: ‘ Fredericus Veronensis 1472, 28 di luglio’; di 217 pagine, in buonissimo 
stato. Interessante anche, fra le edizioni antiche, quella di Venezia 1491, col commento di 


Cristoforo Landino. A queste si aggiungevano — importanti specialmente per gli ungheresi, 
ma prova anche della loro lunga e seria coltura dantesca — ottime edizioni e traduzioni ». 


L'articolo della sig. Kr. è corredato di varie illustrazioni, fra cui la veduta di due sale 
del Museo di Budapest contenenti la Mostra Dantesca, e la medaglia commemorativa unghe- 


rese del secentenario, opera di Giuseppe Damkò e Lodovico Beràn. 
CarLo FRATI. 


«—=———=+--—-+—-—.——_ _é  _ ——_—_——_—m_————__————___——_m_m_}_.«___————_—___——€——————m—__ ele iR*ù*SùSIdSEAEee "  — __———————————É—_—__———_—————_—_—__—————_——_———_—————————_—_——————_———€ È & 
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SN SA LAZISE IRE IENE iii De IAT NAZIONI A VELA LIZ RG E 0 E POINZ AZIZ EINE IZ ERIN IT I i SETE IT E DANIEL IL LA RN TE REIT DIRITTI PEZZI DI MIE LIMI ENNA MAE SIOE NSOE IA TAZIONE OTTENERE I 


COURRIER DE FRANCE 


(Suite: voir Za Aidliofilia, Anno XXIV, disp. 12-34, pag. 44). 


Bibliothèque Sainte-Geneviève. — Une exposition d’incunables illustrés s’est ouvert à 
la Bibliothèque Sainte-Geneviève le 1° mai dernier et a duré un mois et demi. La plupart 
des volumes exposés étaient empruntés aux collections très riches de cet établissement et per- 
mettaient d’étudier de très près l’histoire des origines de l’illustration du livre. Nous rendrons 


compte de cette exposition dans le prochain courrier. 


Bibliothèque de l’Opéra. — M.me Massenet vient de se dessaisir, en faveur du musée de 
la bibliothéque de l’Opéra de l’euvre tout entier du maitre — à l’exception des manuscrits de 
la Grand'’tante et de Don César de Bazan, brùlés en 1887 dans l’incendie de l’Opéra-Comique 
— c'est-à-dire des vingt-cinq ouvrages originaux écrits de la main méme de Massenet et an- 
notés par lui dans les marges. Ces vingt-cinq manuscrits forment soixante-seize volumes qui 
ont été classés dans les collections de la bibliothèque de l’Opéra. M.me Massenet a joint à ce 
don l’envoi du fauteuil et de la table de travail du maître. 

— Un admirateur de Berlioz, M. H. Lefuel, vient de faire don èà la bibliothèque de 
l’Opéra d’un admirable Virgile du XVII® siècle, qui appartint à Berlioz. L’auteur des 7royerns 
s'en servit pour la composition de son drame, inspiré de l’ZEnéide. 


Bibliothèque Mazarine. — M. Camille Saint-Saéns a remis lui-méme, peu avant sa mort, 
à la bibliothèque Mazarine le manuscrit d'une de ses dernières sonates. 


Bibliothèque de l’Institut. — M. Barthou a déposé à la Bibliothèque de l’Institut au 
nom d’un généreux donateur que lui avait indiqué M., Barrère, ambassadeur de France à Rome, 
des manuscrits de Mozart. 

D’autre part, M. Saint-Sa&ns a oftert une sonate autographe. Cet exemple sera suivi, 
car MM. Gustave Charpentier, Paladilhe, Théodore Dubois, Gabriel Fauré, Henri Rabaud et 
Widor vont aussi donner quelque chose. 


Musée du Louvre. — Les « Amis du Louvre » ont fait don au Louvre d’un feuillet en- 
luminé représentant la Bataille de Cannes et provenant d’un manuscrit attribué à Jean Fouquet 
(vente Yates Thompson, 22 juin 1921). Un autre feuillet du méme manuscrit qui avait été 
acquis par le Louvre en 1912 figure le Couronnement d’Alexandre. 


Comeédie francaise. £xposition AMoliere. — L'exposition Molière, organisée par les soins 
de la Comédie-Frangaise, à l’occasion du 300% anniversaire de la naissance de l’auteur du Mi- 
sant©lrope, occupait une partie des salles qui composaient l’appartement de la princesse Ma- 
thilde au Palais-Royal, sous le second Empire, et qui doivent recevoir par la suite Ja précieuse 
bibliotheque théatrale formée par M. Auguste Rondel et offerte par lui à la Comeédie- Francaise. 


COURRIER DE FRANCE 135 


Déjà une partie de cette immense collection, d’une importance unique, est présentée au public 
à l’occasion du 300° anniversaire de la naissance de Molière. 

« On s’est appliqué, dit /e 7exmps, à réunir dans cette exposition les principaux des sou- 
venirs de Molière, souvenirs fort peu nombreux, conservés soit au musée de la Comédie-Fran- 
caise, soit dans des collections particulières. 

On y voit les deux « fauteuils » de Molière : le fauteuil dans lequel, suivant la tradition, 
il s’asseyait, à Pézenas, dans la boutique du barbier Gély, pour y observer l’humanité en la 
personne des clients, et le fauteuil que, toujours d’après la tradition, il occupait pour jouer le 
role d'Argan dans le AMa/ade imaginaire, et où il se tenait ce soir fatal où, tandis qu'il pro- 
noncait le troisième /zro, il fut pris de ce terrible crachement de sang qui ne précéda sa mort 
que de quelques quarts d’heure. i 

Le bonnet que Molière portait dans ce méme réle d’Argan et deux montres qui lui ont 
appartenu sont d’autres « souvenirs » personnels que les visiteurs regardent avec une émotion 
attendrie. 

A défaut de manuscrits de Molière, on a pu réunir, pour les placer sous les yeux du 
public, un certain nombre de pièces, généralement des quittances, portant sa signature, et 
quelques actes où elle figure à cété de celles des artistes de sa compagnie, ses associés, actes 
obligeamment mis à la disposition des organisateurs par des notaires parisiens, notamment le 
contrat d’association de l’« Illustre théatre », daté du 30 juin 1643, et le marché passé entre 
le paveur des bàtiments du roi, Léonard Aubry, et ce méme « Illustre théatre » pour le pa- 
vage du jeu de paume des Métayers, où il donnait ses représentations. 

Le petit portrait ovale de Molière, par Mignard; son portrait, également par Mignard, 
dans le costume qu'il portait dans la tragédie de la //or/ de César) son portrait par Coypel 
ouvrent la série iconographique, où l’on regrette de ne pas voir figurer le meilleur et le plus 
célèbre de tous les portraits de l’auteur du Mysanzkrope, le Molière de Mignard qui figure 
dans le musée Condé, à Chantilly, légué par le duc d’Aumale à l’Institut de France. Dans 
cette série, on remarque tout spécialemeut une peinture où Molière se reconnaît mélé à des 
acteurs de la Comédie italienne dans leur costume traditionnel, le buste de Molière par Houdon 
et le tableau d’Ingres. 

La partie bibliographique de l’exposition est riche en éditions rares, en belles éditions, 
en exemplaires précieux. Citons notamment un exemplaire de l’édition de 1804 en six volumes, 
où l’impératrice Joséphine avait fait insérer une suite de miniatures de Garneray et pour lequel 
Simier exécuta une reliure du goùt le plus distingué, exemplaire qu’elle offrit à son médecin, 
Corvisart et qui a été prété par M. Henri Béraldi, son possesseur actuel; un exemplaire de 
la grande édition de 1734, ‘orné de cinq sanguines de Boucher, prété par M. Arthur Meyer; 
un Molière provenant de la bibliothèque de Napoléon à Sainte-Hélène, etc. ». 


Reims. — La ville de Reims a organisé en aocoùt, septembre et octobre derniers une 
exposition de mianuscrits, livres et reliures empruntés au fonds si riche de la bibliothèque 
municipale. Il en a été publié un petit catalogue (2/usée des Beama- Arts de la ville de Reims. 
Manuscrits, livres et reliures. Exposition temporaire, in-12, 24 pages). La série des manuscrits 
carolingiens est fort importante. Certains proviennent ou ont cté commandés par le célèbre 
Hincmar. Pour le XIII: siècle, on notera un curieux volume renfermant une figure au trait de 
l’Harmonie, d’un dessin large et vigoureux. ù 

Parmi les incunables, qui étaient au nombre de 34; on pouvait admirer, par exemple, 
le Speculum historiale de Vincent Beauvais (1474), le /ascicu/us temporum, de Venise (1480), 
Le livre des chroniques de Nuremberg (1493), /a Mer des histoires, de Paris (1488), le Songe 
de Poliphile (Venise, 1499), etc. 

La reliure était représentée par des spécimens de choix : un Grolier, un Denis d’Hali- 
carnasse aux armes de Henri ll, une reliure de Diane de Poitiers, de beaux volumes aux 


LI 


136 A. BOINET 

armes du cardinal de Lorraine, du cardinal Barberin, de l’archeévéque d’Estampes de Va- 
lencay, etc. Les reliures modernes étaient en nombre assez imposant, ce qui permettait de 
suivre de très près l’évolution de cette branche de l’art depuis le moven age jusqu’à nos jours. 
On ne saurait trop remercier M. Loriquet, conservateur de la bibliothéque de Reims, d'avoir 
permis au public d'admirer tant de chefs d'oeeuvres. Il faut ajouter que c'est gràce à lui qu’ils 
purent étre mis en lieu sùr pendant la guerre. 


Strasbourg. — Le Musée des Beaux-Arts a ouvert une Salle consacrée au maitre stras- 
bourgeois Gustave Doré (1832-1883), qui fut certainement un des plus grands illustrateurs de 
tous les temps. Grace à des dons et des achats récents, une collection assez importante de 
l’eeuvre de Doré a pu étre présentée au public. Outre des aquarelles et des dessins, on a groupé 
dans des vitrines quelques-uns des nombreux ouvrages qu’a illustrés l’artiste. 


Congrès d’histoire de l’art. — Au cours de ce Congrès tenu a Paris du 26 septembre 
au 5 octobre, un certain nombre de communications ont été faites qui touchent l’histoire du 
livre. Nous citerons celles de MM. A. Joubin, sur l’organisation de la Bibliotheque d'art et 
d’archtologie fondée par M. Jacques Doucet et qui appartient maintenant à l’Université de 
Pars; Amédée Roinet, sur la mise en valeur et l’inventaire des richesses d’art des biblio- 
thèques; Francois Courboin, sur les instruments de travail du Cabinet des Estampes de la 
Bibliothèque Nationale; MP Lefrancois-Pillion, sur un projet de répertoire des reproductions 
de peintures de manuscrits; Th. Reinach, sur un catalogue de vente de tableaux illustré par 
G. de Saint-Aubin ; Emile Male, sur l’infuence de la miniature sur les origines de Ja sculpture 
du Languerdoc au XII siècle; A. Vermeylen, sur le « Livre de la fleur des hystoires de la 
terre d’Orient » (Bibl. nat. fr. 12.201) et le problème des influences orientales an moyen age ; 
P. Gusman, sur des incunables xylographiques; A. Blum, sur une prétendue découverte de la 
gravure au XIVe siècle (une fraude archéologique). 


PÉRIODIQUES. — Bibliothèque de l’Ecole des Chartes. 1921. N.° de janvier-juin. — 
H. Omont, Nouvelles acquisitions du département des manuscrits de la Bibliothique nationale 
pendant les années 1918-1920. Parmi les acquisitions, il vy a lieu de noter un exemplaire des 
Coutumes de Beauvaisis, par Philippe de Beaumanoir, presque contemporain de l’auteur et qui 
semble n’avoir été utilisé par aucun des éditeurs de ce texte célèbre ; un recueil de traités de 
meéedecine, du XVe siècle, de Gui de Chauliac et de Jean de Pissis, chancelier de la Faculté 
de médecine de Montpellier; un exemplaire de l’Histoire d’Alexandre le Grand par Quinte- 
Curce, du XVe siècle; un recueil de lettres de Cicéron, aussi du XV* siècle, à la suite duquel 
est transcrite une relation du voyage d’Antonio Malfante au Touat en 1447; une Vie de saint 
Honorat, de Lérins, en prose francaise, du XVI* siècle; un exemplaire de dédicace des Can- 
tiques et Oraisons contemplatives de l'àme pénitente, de Jean Bouchet; un autre exemplaire 
de dédicace au roi Henri II de la « Republic des Formicz » par « Formillet » et un volume de 
la correspondance autographe de Charles de l’Aubespine, marquis de Chateauneuf, premier 
ministre en 1650 et I65I, acquis en Angleterre à l’une des dernières ventes de la bibliotheque 
de sir Thomas Phillipps, en 1919; une copie du cartulaire de Champagne, connu sous le nom 
de Liber principum, faite pour le procureur g*néral de Fourqueux, peu avant la destruction 
du manuscrit original dans l’incendie de la Cour des Comptes en 1737; enfin plusieurs col- 
lections de lettres autographes de souverains, princes, grands personnages, hommes politiques, 
écrivains et artistes francais et étrangers, du NVIe au XIX© siècle, 

Parmi ces collections, une mention particulière est due à la série de lettres autographes 
réunie au début du XIXe siècle par Rousselin de Corbin, comte de Saint-Albin, et qui compte 
près: de six cents lettres autographes de rois et reines de France, de Charles IX à Louis XVI, 
de Catherine et Marie de Médicis (Affaire du Val de Gràce), de princes de la famille royale et 


COURRIER DE FRANCE 137 


o I eo A e E LL  _——=—— rr — —- =. « Lilo ui ih o_o oo o e nni — + 


de souverains étrangers, de grands personnages francais des XVIe et XVII® siècles. Il faut en- 
core mentionner deux volumes de correspondance historique et archéologique du marquis de 
Caumont, le manuscrit autographe des Négociations diplomatiques de Nic.-Jos. Le Febvre pour 
le duc de Lorraine en cour de Rome, à Vienne et a Paris, etc. 

Huit lettres autographes de Jacques-Auguste de Thou et de Francois-Auguste de Thou, 
et six lettres de Marguerite de Lorraine, duchesse d’Orléans, adressées au cardinal Mazarin, 
acquises à Londres a la quatriéme et dernière vente de la collection Morrison (mai 1919) ont 
été réintégrées dans les volumes des Mélanges de Colbert et de la collection Dupuy, où leur 
disparition, avec beaucoup d'autres, avait Jjadis été constatée. 

Divers dons et legs sont venus en méme temps accroitre les fonds des manuscrits latins 
et francais. A_M." le baron Edmond de Rothschild sont dues de précieuses lettres autographes 
de Louis XI, de Marie Stuart à Charles IX et de Marie de Medicis à Louis XIII. Le legs 
par M. le marquis de Ségur d'une importante correspondance et de ses papiers de famille 
a été incorporé à nos collections, et un autre legs de M. Emile Travers est venu les enrichir, 
entre autres volumes, d’un bel exemplaire de la traduction latine des Antiquités et de l’His- 
toire des Juifs de FI. Josèphe, copié au XII® siècle et provenant de l’abbaye de Saint Evroul. 
Des fiagments d’un très ancien manuscrit, en écriture semi-onciale du Ve ou VI® siècle, con- 
tenant un texte manichéen, découvert en Algérie, près de Tébessa, ont été offerts par M. Rey- 
gasse, administrateur de cette dernière ville. A_M.®€ la marquise et à M. le comte A. de La- 
borde sont dus trois volumes de papiers du cardinal Mazarin, et à M. Emmanuel de Margerie 
trois autres volumes d’inventaires de titres de la famille de La Rochefoucauld, M.®e L. Du- 
mesnil a légué à la Bibliothèque nationale la correspondance et les papiers de son frère Elisée 
Reclus. M. A. Roserot a fait don du manuscrit autographe des Mémoires de la comtesse 
Victorine de Chastenay (1810-1818); enfin M.®e Emile Picot a offert au Département des ma- 
nuscrits l’incomparable répertoire de fiches bibliographiques, au nombre de 250.000 environ, 
réunies par son mari sur l’histoire de la littérature francaise, particulièerement aux XVe et 
XVI® siècles. Les manuscrits autographes et éditions avec corrections autographes des ceuvres 
d’Ernest Renan, donnés à la Bibliothèque nationale, le 26 juillet 1895, par le fils et Ja fille de 
l’illustre écrivain, n’ont été inscrits qu’en 1920, suivant la volonté des donateurs, dans la série 
des nouvelles acquisitions du fonds des manuscrits francais. 

Mélanges. — Compte du trésor royal en 1384 conservé à Manchester (John Rylands li- 
brary). Ce manuscrit provient de la bibliothéque de sir Thomas Phillipps. — 7radwuction fran- 
caise de Polybe, dédiée au connétabdle de Montmorency (vente Engel-Gros, 2 juin 1921), avec re- 
liure en mosaique, portant la devise : Ariavòe, du connétable. — L'ex:il de Baluze en 1711 — 
Montfaucon et l’ordre constantinien — Exposttion de manuscrits è la Bibliothèque Sainte-Gene- 
viéve à Paris. 

N° de juillet-décembre. — H. Stein, Chanson du Pas de AMarsannay (1443) — Mélanges: 
H. Omont, Prononciation du grec en Italie au moyen ge — Manuscrit d'Aristote copié en 1464 
pour l’amiral Jean de AMontauban. Extrait d'un compte de la baronnie de Gié (domaine de Ca- 
rentan) pour la Saint-Michel, 1464, conservé dans la série E des archives départementales de 
la Manche. -- H. Omont, Un nouveau catalogue du AMusée Britannigue. Il s'agit du catalogue 
de deux des plus anciens fonds de cet établissement, l’old royal collection et les King's ma- 
nuscripts (Catalogue of western manuscripts in the old royal and King's Collections, Lon- 
dres. 1921, 4 vol. gr. in-4° dont le 4° est un album de 125 pl.). — La nouvelle Société paltogra- 
phigue de Londres. Compte rendu de la 5° partie de la seconde série de 7%e New Palaeographical 
Society, 20 pl. — L’Association Guillaume Budé, qui se propose de publier des collections 
d’auteurs grecs et latins, des documents historiques et des études littéraires. — Un nouveau 
procédé de reproduction des textes imprimés et manuscrits. Procédé photographique appelé 
« Manul », du nom de l’inventeur M. Ullmann, exploité par la Société polygraphique à Laupen- 
Berne (Suisse). 


138 A. BOINET 


Bulletin du Bibliophile. — N° de mai-juin. — Pierre Villey, Recherches sur la chrono- 
logie des auvres de Marot (suite). Epigrammes de l’invention de Marot. — M. P[ereire], Notes 
d'un amateur sur les livres illustrés du XVIIIe siècle (suite). — ‘G. Mongrédien, Précisions sur 
une lettre de Malherbe (Bibl. nat., nouv. acq. fr. 3559). Elle est datée du 2 janvier 1627 et se 
rapporte a la mort de son fils unique, tué en duel près d’Aix par Charles de Fortia de Piles. 
— Paul Ducourtieux, Les A/manachs populaires et les livres de colportage de Limoges (fin). 

N° de juillet-aoùt. Jean Larat, C/n opuscule inédit de Charles Nodier. Il est intitulé « mes 
réveries » et est conservé à la bibliothèque de Besancon. M. Larat le publie intégralement. — 
Pierre Villey, Reckerches sur la chronologie des auvres de Aarot (suite). Epigrammes de Marot 
à l’imitation de Martial. Conclusions sur le manuscrit de Chantilly. Hypothèse è son sujet. 
Pièces contenant des allusions historiques. Pièces personnelles : A) l’affaire de la succession 
de Jean Marot. B) L'affaire des excuses aux dames de Paris. — J. Mathorez, Zes catholiques 
de langue allemande à Paris au NVIIe siècle. — M. P[ereire], N'o/es d’un amateur sur les livres 
illustrés du XVIII[e siècle (suite). — Comptes rendus de: G. Cohen, Bibliothèque du XVI: 
siécle. Mystères et moralités du manuscrit 617 de Chantilly (1920); J. Baudrier, Bibliographie 
lIyonnaise. Recherches sur les imprimeurs, libraires, relieurs et fondeurs de lettres à Lyon au 
XVI siècle.... (1921). . 

N° de septembre-octobre. — E. Jovy, Que/ques lettres d’ Esnile Ollivier. — M. P[ereire], 
Notes d'un amateur sur les livres illustrés du XVIII siècle (suite). — P. Villey, Recherches sur 
la chronologie des ceuvres de Marot (suite). C) La maladie de 1531-1532. D) Le soupcon d’hé- 
résie, E) Les amours d’Isabeau et d’Anne. Elégies, — D' L. Bouland, £x-/ibris Di de St Mau- 
rice. Il s’agit de Pierre Claude Pecquot de Saint-Maurice, president de la Chambre des Comptes 
de Paris en 1722 

No de novembre-décembre. — E. Jovy, Que/ques lettres d’Emile Ollivier. — P. Villey, 
Recherches sur la chronologie des aeuvres de Marot (suite). Epitres, épigrammes, chansons et 
rondeaux. — D' L. Bouland, Marques des livres de DIM. Lucien et Léon de Rosny et Reliure 
aux armes de J.-A. Gabriel, premier architecte du voi. 


Byblis. — Nous sommes heureux de saluer l’apparition de cette nouvelle revue, dite 
« le Miroir des arts du livre et de l’estampe », qui offrira certainement le plus vif intérét pour 
les bibliophiles. Voici d’ailleurs le but que poursuivent les membres de son comité de di- 
rection : « Le goùt de la gravure et la curiosité qui s’attache aux arts graphiques ont rarement 
atteint un degré semblable à celui que nous constatons aujourd’hui : le Livre d’art et l’Estampe 
retiennent un grand public et charment les loisirs de nombreux amateurs, dont les principaux 
font partie de Sociétés de bibliophilie florissantes ; mais faute d’un organe spécial, historique et 
technique, la plupart ne peuvent satisfaire à leur désir de mieux connaître pour mieux apprécier. 

Afin de répondre aux desiderata souvent exprimés, le moment semble opportun de créer 
une publication de choix où la gravure moderne et la gravure ancienne seront présentées con- 
jointement. Nous estimons, tout d’abord, qu’il est nécessaire de mettre un peu d’ordre dans 
les questions et de ne pas favoriser davantage des essais où ne se trahissent trop souvent 
qu’ignorance et prétention, Nous pensons qu’en art graphique les connaissances techniques 
sont indispensables aussi bien à l’artiste qu’à l’amateur: un homme prévenu en vaut deux. 
Servir la Gravure et la Typographie francaise est notre but: la faire aimer dans son histoire, 
dans ses ceuvres et dans ses artistes, Byblis accueillera aussi les échos de la gravure étrangère, 
surtout quand celle-ci offrira quelque parentè avec la gravure francaise. 

La publication paraîtra en quatre fascicules annuels présentés ainsi: Printemps, Été, 
Automne, Hiver. L’ouvrage annuel comptera environ 200 pages et 24 hors-texte : bois et cuivres 
originaux, héliogravures ou phototypies. Faveur spéciale, des planches de la Chalcographie du 
Louvre y représenteront notre fonds national trop méconnu, Un livre d’art moderne, à publier 
ou publié récemment, voisinera, par un spécimen, avec un livre ancien à gravures. 


COURRIER DE FRANCE 139 

Des procédés techniques de gravure seront etudiés sur planche spécimen exécutée selon 
le procédé décrit. La lettre et la vignette typographiques feront l’objet d’études particulières. 
Tous les articles seront traités par les spécialistes les plus appréciés de l’Histoire de l’Art et 
la mise en ceuvre est assurée par des techniciens éprouvés. 

La publication, in-4° carré (22 X 28), sera ornée avec sobriété par l’emploi de lettres ini- 
tiales historiées et de motifs typographiques spéciaux à la Revue, que nous voulons en har- 
monie avec la tradition et l’évolution contemporaine du Livre. Afin de permettre la recherche 
de nouvelles formules typographiques, le caractère employé dans la revue pourra étre changé 
de type et le style des vignettes modifié après une première année. Byblis cultivera de son 
mieux le jardin de Byblos. 

Le comité de patronage comprend MM. Louis Barthou, de l’Académie francaise, prési- 
dent de la Société du Zivre contemporain. Henri Béraldi, président de la Sociélé des Amis des 
Livres. André-Michel, membre de l’Institut, professeur au Collège de France. Le comte Paul 
Durrieu, membre de l’Institut. Emile Màle, membre de l’Institut, professeur d’Histoire de 
l’Art à la Sorbonne. Francois Courboin, conservateur du Cabinet des Estampes, à la Biblio- 
théque Nationale. Jean Guiffrey, conservateur de la Peinture, des Dessins et de la Chalco- 
graphie du Musée du Louvre. Olivier Sainsère, conseiller d’Etat honoraire, membre du Conseil 
supérieur des Beaux-Arts. Léon Comar, président de la Société de /a Gravure sur bois ori- 
ginale. 

Le comité de direction se compose de MM. P. Gusman, directeur-fondateur, R. Bur- 
nand, Chamontin, Frazier-Soye, Jacomet, Lafuma, Manguin, Mimerel, Porcabeuf et Schmied (1). 


Etudes italiennes. 1921. N° 1. — Henry Cochin, Za grande controverse de Rome et 
d'Avignon au XIVe siècle (un document inédit). — Pierre de Nolhac, Ronsard et ses contempo- 
rains italiens: Lodovico Castelvetro, Sperone "Speroni, Gian-Vincenzo Pinelli, etc. — Susanna 
Gugenheim, Drammi e teorie drammatiche del Diderot e loro fortuna in Italia. — G. Rouchés, 
Rome en 1817-1818, vue par un pensionnaire de l’ Académie de France — Comptes rendus de : 
G.-L. Passerini, Dar/e (1265-1321) (Milano, Caddeo, Collezione universale, 1-3); Studi Dantes- 
chi, diretti da Michele Barbi (Florence, 1920); Benedetto Croce, Za poesia di Dante (Bari, s. d.); 
Francois Pétrarque, préface et traduction par Henry Cochin (Paris, 1920); V. Rossi, // codice 
latino 8568 della Biblioteca nazionale di Parigi e il testo delle « Fasntliari » del Petrarca. 
(Rome, 1920); Giuseppe Citanna, Za Poesia di Ugo Foscolo. Saggio critico (Bari, 1920), etc. 

N° 2. — Eug. Bouvy, Zé/fes vénitiennes. Etude de sur le tableau de Watteau portant ce titre 
et conservé à la galerie nationale d’Edimbourg. — Henry Cochin, Za grande controverse de 
Rome et Avignon au XIVe siècle (un document inédit) (suite) — Texte d’une réplique à l’ Apo- 
logia contra Galli cujusdam anonymi calumnias de Pétrarque (Paris, Bibl. nat., nouv. acq. 
lat. 1985). — Federico Ravello, Za Tessitrice di Giovanni Pascoli — H. Hauvette, Za dale de 
la Canzone de Pétrarque « I' vo pensando ». A propos de: F. Pétrarque, préface et introduc- 
tion de M. Henry Cochin. — Comptes rendus de: Poeti d'oggi. Antologia compilata da G. Pa- 
pini e P. Pancrazi (Florence, 1920); etc. 

N° 3. — Ch. Samaran, Ze Primatice et les Guises d’après des documents inédits (6 pl.). 
Etude très documentée et importante pour l’histoire de l’art. — Geneviève Bianquis, 41% 
fluence de Dante sur la littérature allemande. 1) faut attendre les dernières années du XVIII® 
siècle pour trouver la première traduction allemande de la Divine Comédie! Le seul ouvrage 


(1) Edition sur vélin Lafuma. — Tirage è 600 exemplaires, numérotés de I à 600. France, les 
quatre fas:icules annuels: 100 fr. — Etranger: 125 fr. — Edition de luxe sur vélin d’Arches à la 
forme, contenant un frontispice particulier (gravure originale, cuivre ou bois), les états de toutes les 
plaoches origioales publiées; exemplaire sous couverture spéciale è cette série et imprimè au nom du 
souscripteur. France, les quatre fascicules annuels: 250 fr. — Etranger: 300 fr. Tirage à 100 exem- 
plaires pumérotés I à C. 


140 A. BOINET 

de Dante qui ait été connu des allemands durant quatre siécles est le traité De Monarchia, 
édité et traduit à Bale dès 1559. — Susanna Gugenheim, Drammi e teorie drammatiche del Di- 
derot e loro fortuna in Italia (suite). — L. A. ZL’'Oxford Dante Society. — Comptes rendus de : 
Ezio Levi, Uguccione da Lodi e i primordi della poesia italiana (Firenze, 1921); Tommaso Ca- 
sini, Per la genesi della terzina e della « Commedia » dantesca (Lucques, 1919), Elisabeth Ca- 
vallari, Za fortuna di Dante nel Trecento (Florence, 1921); G.-A. Cesareo, Gaspara stampa 
donna e foetessa (Naples, 1920); A. Vannini, Notizie intorno alla vita e all’opera di Celso Cit- 
tadini, scrittore senese del secolo AVI (Siena, 1920); etc. 


N° 4. — Ch. Samaran, Ze Primatice et les (uises, d'aprés des documents inédits (suite) 
(9 pl.). — Geneviève Bianquis, Z'inffvence de Dante sur la liltéirature allemande (suite). — 
R. Demogue, Un patriote italien (Jacques Vénézian, + 1915). — Lucie Gugenheim, Renato Fu- 


cinî. — Comptes rendus de: Ida Del Valle de Paz, Za /eggenda di S. Nicola nella tradizione 
poetica medivevale in Francia (Firenze, 1921); Torquato Tasso, Za Gerusalemme Liberata, com- 
mentata fer l'uso scolastico da Achille Pellizzari (Napoli, 1917) et Za Gerusalemme (liberata e 
le opere minori in prosa e în versi, a cura di Guido Vitaletti (Torino, 1920); etc. 


Revue du seizième siècle. Tome VIII (1921). Fascicules 1-2, — L. Sainéan, Z’Aistorre 
naturelle dans l’auvre de Rabelais (fin). -—- D" de Santi, Quelques points obscurs dans la vie de 
Rabelais. Rabelais à Toulouse (1529). — E. Droz, Za correspondance poélique du rhétoriqueur 
Jean Picart batlli d'Etelan. — P. Villev, Tableau chronologique des publications de Marot (suite). 
Troisième partie (depuis l’édition de 1538 jusqu’à l’édition de 1544). — Mélanges. Abel Le- 
franc, Christophe Plantin et la France. — G. Charlier, Cu livre de la bibliothèque de Ronsard < 
Traités de Georges Agricola (Bauer) (Froben, 1546) à la bibliothèque de l’Académie royale des 
sciences et des lettres de Belgique. Il porte la signature de Ronsard, 

Fascicules 3-4. — P. Villey, Zab/eau éhronologique des publications de AMarot (tin) 
49 partie. Les publications posthumes. — Paul Spaak, /ean Lematre de Belges. Sa vie et son 
@uvre (1e° article) — Henri Clouzot, /%kilibert de l’Orme, grand architecte du roi mégiste — 
H. Vaganay, Du nouveau sur Ronsard et Baif. — Guy de Pourtaleès, Une appreéciation de Ra- 
belais au XVIIe siècle et une eaplication du mot « caloyer ». 


Nécrologie. — M. Georges Vicaire, membre de la Societe des bibliophiles francois, con- 
servateur de la collection Spoelberch de Lovenjoul, à Chantilly, bibliothécaire honoraire de la 
bibliotheque Mazarine, est décédé le 4 novembre dans sa 68° année, C'était un bibliographe 
distingué et un bibliophile de premier ordre. On lui duit notamment, entre autres publications 
de mérite, un Manuel! de lamateur de livres du dix-neuvième siècle, connu de tous les amis 
des livres, Il était directeur du 2u//elin du Bibliophile. 


Nouvelle loi sur les exportations d’aeuvres d’art. — la loi de 1920 sur l’exportation 
des objets d’art est abrogée. Voici le texte de la nouvelle loi votée le 24 décembre dernier: 

« Art. 30. — Est abrogée la loi du 31 aoùt 1920, relative à l’exportation des objets 
d’ameublement antérieurs à 1830, des aeuvres des peintres, graveurs, dessinateurs, sculpteurs, 
décorateurs décédés depuis plus de vingt ans et des objets provenant des fouilles pratiquées 
en France ». 

« Art. 31. — Sont exclus de l’exonération prévue au troisièéeme alinéa de l’article 72 de 
la loi du 25 juin 1920, et supportent, en conséquence, l’impéot de 10° édicté par les articles 
59 et 63 de la dite loi, les attaires s'appliquant a des opérations de ventes effectuées par des 
antiquaires ou pour leur compte et portant sur les curiosités, antiquités, livres anciens, ameu- 
blements ou objets servant à l'ameublement, objets de collection ainsi que les affaires de ventes 
portant sur les peintures, aquarelles, pastels, dessins, sculptures originales, gravures ou 
estampes. Toutefois, continueront à bénéficier de l’exemption les affaires portant sur les col- 
lections d’histoire maturelle, les peintures, aquarelles, dessins, pastels, sculptures originales, 


COURRIER DE FRANCE 14I 
gravures, estampes, émanant d’artistes vivants ou morts depuis moins de vingt ans et dont 
l’origine sera justifite dans les formes qui seront prescrites par un arrété ministériel ». 

« Art. 32. — J.es contraventions aux dispositions de l’article qui précéde seront punies 
des peines édictées par les articles 68 et 112 de la loi du 25 juin 1920 ». 

« Art. 33. — L’arrétè ministériel prévu à l’article 31 déterminera les justifications que pourra 
exiger le service des douanes lors de l’exportation des objets, pour établir l’acquittement ou 
a non exigibilité de l’impéòt ». 

« Art. 34. — Il sera dressé un état des objets mobiliers propri‘tés privées qui, présentant 
un intérét exceptionnel d’histoire ou d’art, seraient de nature à figurer dans les collections 
nationales. L’inscription sur cet état sera notifiée au propriétaire et entrainera pour lui l’obli- 
gation d’aviser le ministre des Beaux-Arts de tout projet d’aliénation concernant l’objet inven- 
torié. Le ministre devra, dans un délai de quinze jours pleins, à dater de la notification qui 
lui sera faite dudit projet, faire connaitre à l’intéressé s’il entend soit poursuivre l’acquisition 
de l’objet, soit provoquer son classement dans les conditions prévues par l’article 36 de la 
présente loi ». 

« Art. 35. — L’article 14 de la loi du 31 décembre 1913 sur les monuments historiques 
est complété ainsi qu’il suit: Sont applicables aux objets mobiliers les dispositions de l’ar- 
ticie Ie", paragraphe 3 de ladite loi ». 

« Art. 36. — Le paragraphe 2 de l’article 16 de la loi du 31 décembre 1913 est ainsi 
modifié : A défaut du consentement du propriétaire, le classement est prononcé par décret en 
conseil d’Etat, dans les conditions prévues par l’article 5, paragraphe 2 ». 

« Art. 37. — En cas de vente publique de curiosités, antiquités, livres anciens, et tous 
objets de collection, peintures, aquarelles, pastels, dessins, sculptures originales et tapis- 
series anciennes, il sera percu au profit de la caisse des monuments historiques une taxe spé- 
ciale de 1°/,. La perception de cette taxe est confiée à l’administration de l’enregistrement. 
Elle est soumise aux règles qui gouvernent l’exigibilité, la restitution et le recouvrement de la 
taxe de 10°/, édictée par les articles 58 et 71 de la loi du 25 juin 1920 ». 

« Art. 38. — L’Etat pourra exercer, sur toute vente publique d’ceuvres d’art, un droit de 
préemption, par l’effet duquel il se trouvera subrogé à l’adjudicataire. La déclaration faite par 
le ministre des Beaux-Arts, qu'il entend éventuellement user de son droit de préemption, sera 
formulée à l’issue de la vente entre les mains de l’officier public ou ministériel dirigeant les 
adjudications. La décision devra intervenir dans le délai de quinze jours ». 

« Art. 39. — Un règlement d’administration publique déterminera les détails d’appli- 
cation des articles 34 et 38». 

Cette loi rétablit donc la liberté d’exportation des objets d’art et supprime les droits 
de 15, 20 et 25 °/0 qui étaient exigés. Par contre, le droit de 10 °/, sur le chitfre d’affaires dont 
étaient exonérés les objets d’art exportés, leur est applicable maintenant comme aux autres. 

Donc, sauf pour quelques objets qui seront classés comme présentant véritablement un 
caractère d’intérét historique national, la sortie des ceuvres d’art est libre et un droit uniforme 
de 10 °/o (celui de la taxe de luxe percue pour tous) leur sera appliqué, au lieu des 15, 20 
et 25 °/ que l’on exigeait avant. 

Le règlement d’administration publique prévu à l’article 33, sera rédigé de facon à ré- 
duire au minimum les formalités en douane au sujet du paiement de la taxe de 10 °/o, au cas 
où un objet ne serait pas encore acquitté et le décret relatif au classement des objets d'art 
sera interprété de la facon la plus large et ne frappera que les objets offrant vraiment un ca- 
ractère historique. 


A. BOINET. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 43-5° 18 


142 ARUNDELL DEL RE 


—_-__— —_—— -_ AZ e See — —_ — -_——————————€mmm_——————_<——__— —_—<-_ * __— I .—!EEU 


CORRIERE D INGHILTERRA 


PERIODICI. — The Bodleian Quarterly Record. Volume III n. 31, 20 Ottobre 1921. 
— La rivista viene redatta dal personale della Biblioteca Bodleiana ad Oxford e ha per 
iscopo di tenere al corrente i lettori di quella biblioteca delle aggiunte fatte, sia per acquisto 
sia per donazione, alla raccolta di libri e di manoscritti, oltre a dare altre notizie di interesse 
bibliografico. Tra queste vanno segnalate le seguenti: nel 1612 furono pubblicati a Oxford gli 
Idyllia in obitum fulgentissimi IWalliae Principis edito e scritto in gran parte da Jacobus Are- 
tius (James Martin di Broadgates Hall) contenente quattro poesie di Josephus Barbatus di cui 
una era in Caldaico, (stampato in caratteri ebraici), una in siriaco, una in arabo e una in 
turco. Le altre ultime pertanto, per mancanza dei tipi necessarii, furono stampate in caratteri 
romani. Solo nei Decap/a in Psalmos di John Viccars (1639) si trovano per la prima volta tipi 
arabi in Inghilterra e allora soltanto a Londra. A Oxford caratteri arabi compariscono nella 
Canicularia del Professore John Bainbridge, a cura di John Greaves (Gravius) (1648) sebbene 
fino dal 1646 risulti che esistessero dei punzoni arabi che furono custoditi, per sicurezza, nella 
Bodleiana. i 

Il Prof. de Zulueta descrive i nuovi frammenti manoscritti di Vacarius che furono da lui 
trovati nella rilegatura di un MS del Codex Justinianus (I-IX) appartenente alla Biblioteca del 
Collegio di Al] Souls a Oxford, e che contengono undici titoli del secondo libro di Vacarius, 
di cui il primo e l’ultimo sono incompleti. Il MS sembrerebbe meno grande del Vacarius 
manoscritto di Avranches, ma invece lo Z. conclude che deve esserne stato quasi una re- 
plica e che provengono entrambi dal medesimo serif/0, 741, probabilmente da quello di Mont 
St. Michel. 

Il sotto-bibliotecario Sig. Lobel descrive i palinsesti greci della Bodleiana di cui solo 
alcuni furono ricordati anonimamente dal Dott. Robert Holmes nel primo volume degli Anna- 
les Literarii dello Henke e Bruns. {Helmstadt, 1782). Finora, per altro, nessun testo impor- 
tante è stato scoperto. 

N. 32. 201 Gennaio 1922. — Sir Ernest Satow ha recentemente donato alla Bodleiana un 
facsimile di una parte di una traduzione giapponese della /nzifatio Cristi pubblicata a Kioto 
nel 1610. Il frontespizio è in caratteri romani e il testo in caratteri giapponesi, stampati, si ritiene, 
con tipi mobili. L'originale era una delle opere pubblicate dai missionari gesuiti nel Giappone, 
tra il 1591 e il 1610, che ammontano al numero di quindici, e che sono tutte rarissime. Tra 
esse va specialmente notato il Compendinm Actorum Sanctorum (1591) che fu il primo libro 
pubblicato dalla Stamperia gesuita del Giappone, e rappresenta uno dei primi tentativi fatti 
dì introdurre l’alfabeto romano in quel paese, La copia di questo volume, appartenente a 
John Selden, è la sola che si conosca finora. Il Cotton, nel suo 7\fograpfica/ Antiguittes, dà 
come luogo di stampa Toquinum. Sir Ernest Satow fa rilevare che questo errore è dovuto a 
una erronea interpretazione da parte del Cotton della indicazione (Togini goxuxxeno nenqi 1596) 
a pie' di pagina del frontispizio. Infatti Togini è la parola giapponese che significa ‘ quando era ’ 
o ‘all’epoca in cui’, e non già Tokio. 

È annesso quale supplemento la stampa, fatta nella Bodleiana stessa coi tipi del noto 
Prof. C. H. O. Daniel (bibliofilo esimio che mori nel 1919, del quale si avrà occasione di parlare 
più a lungo) di cinque poesie del Re Giacomo Primo d' Inghilterra tolte da MS. esistenti nella 
stessa biblioteca. Furono scritte entro il 1618 e il 1623. Di queste la terza (Verses made by the 
King when he was entertained at Burghley House Aug. 1621) e la quinta (A poem made by 
King James upon the voyage of his son Charles into Spain, March. 1623) non sono, a quanto 
sembra, mai state stampate, le altre sono già conosciute. I manoscritti, secondo quanto asse- 
risce il Bibliotecario, appartengono al 1615-30. 


CORRIERE D'INGHILTERRA 143 


Annual Report of the Curators of the Bodleian Library for 1921. — Libri stam- 
pati e manoscritti ricevuti in dono o in cambio 16.586 : libri ricevuti di diritto 56,684; libri 
acquistati nuovi 3,511, usati 520. Di questi 237 erano manoscritti. Tra i MSS, acquistati vanno 
notati i seguenti : « Amaseo (G). Descrizione... dei... eccessi.... intervenuti in Udine... 1511»; 
« Lercaro (G. B.). Le turbolenze della repubblica di Genoua.... 1575 ». « Notebooks etc. of Sir Wil- 
liam Hamilton at Naples 1753-91 » ; « Cibo (J) Historia de Genoa ; MS. contenente note su famiglie 
genovesi e un rapporto di P. Tiepolo, ambasciatore di Venezia alla Corte del Papa ». Tra i libri 
stampati: « Petrarca (F.). Li sonetti, canzone, triumphi, (Venezia, 1519)»; gnindi« Il Pe- 
trarca.... Con.... argomenti di P. Petracci. (Venezia, 1610) ». Tra quelli ricevuti in dono vi sono 
tre incunaboli cioè (1) Tractatus sacerdotalis de sacramentis, di Nicola de Plove, stampato a 
Strasburgo nel 1492; (2) Osequiale.... secundum usum ecclesiae Auggustensis (Augsburgo, 1495); 
(3) Antifonario di Augsburgo, 1499. Oltre a questi va notata una collezione di Messali e Bre- 
viarii per lo più tedeschi del XVI sec. e un esemplare della edizione del 1535 della prima re- 
censione del Breviario Riformato del Cardinale Quignon di cui si conosce soltanto un’altra 
copia. Tutti i libri precitati furono lasciati in dono dal Dr. J. Wickham Legg di Oxford. Il 
Dr. Paget Toynbee, benemerito di studi danteschi, ha donato alla Biblioteca una interessante 
collezione di Rimarii, in ispecie danteschi, di varie date. 


The Library. Vol. IT. n. 3. Supplement to The Transactions of the Bibliographical Society. 
— Nella prima di queste due pubblicazioni della Società, il Sig. E. H. Dring pubblica un 
lungo articolo sui ‘Primi Orari Ferroviarii ’, nel quale lo scrittore, che si è specializzato in que- 
sto soggetto, traccia lo sviluppo degli orari tascabili che cominciarono col Bradshaw (*) del 
1839. È questo il nome del più famoso orario inglese, dovuto a un quacchero di nome Bradshaw, 
che era incisore di carte geografiche. Questi incise una carta delle reti ferroviarie del Regno 
Unito e di li tolse l’ idea dell’orario. Il fascicolo contiene inoltre articoli sulla Eliot’s Court 
Printing House e su di un libro curioso, recentemente acquistato dal Museo Britannico, intito- 
lato ‘ The English Hermit or The Adventures of Philip Quarll’ dal quale risulta, cosa finora 
sconosciuta, che l’ autore di esso è un certo Pietro Longueville, di cui non si conosce altro. 


The Bookman's Journal and Print Collector. Vol. V, n. 6. Marzo 1922. — Her- 
bert Garland: Antichi messali inglesi. La prima edizione del Missa/e secundum usum insignis 
Eborancen(sis) (York) stampato a Rouen da Pierre Violette nel 1509, e che fu venduto da So- 
theby in Febbraio per Lst. 450 è rarissimo, anzi solo un’altra copia, e imperfetta — quella 
della Bodleiana — ne è conosciuta. Delle quattro edizioni successive, molto meno rare, la seconda 
fu pubblicata dall’Olivier a Rouen nel 1516 e ve ne sono sei copie soltanto, più un frammento. 
Della terza (Rouen 1517) esistono due copie, sei della quarta (Rouen 1530), e sei pure della 
edizione di Parigi (Regnault) 1533. Il G. spiega questa rarità facendo rilevare le leggi seve- 
rissime promulgate da Enrico VIII che decretavano che tutti gli antichi libri da messa o di 
devozione proibiti venissero distrutti. Il primo messale stampato per l’ Inghilterra seguiva la 
liturgia di Sarum e fu impresso dal Wenssler a Basilea nel 1486. Il primo ad essere stampato 
in Inghilterra è quello di Julian Notary e Jean Barbier coi tipi di Wynkyn de Word, Londra, 
1498. Sembra che il Caxton abbia stampato solo il Sarmi Ordinale (1477) e un salterium 
(circa 1480). Il primo Breviario (liturgia di York) fu stampato dal Hertzog (Venezia 1493) per 
un libraio inglese, Frederic Egmont, che faceva commercio di libri religiosi. Risulta peraltro 
che esistevano rapporti diretti tra i librai di York e gli stampatori del continente, e questo uso 
di far stampare libri all’estero durò fino al regno della Regina Maria. 

La rivista contiene pure una nota sulla collezione di incisioni di Niccolò Pio, di cui una 
gran parte fu recentemente acquistata dalla Ditta Batsford di Londra, e la prima puntata della 


(*) Bradshaw, per chi non lo sapesse, è Il nome dato all’ indicatore generale delle strade ferrate inglesi. 


144 ARUNDELL DEL RE 


e ‘A _ — “_ —  — —-_— — - si 


bibliografia del noto poeta inglese William Henry Davies, tuttora vivente. Questa è la 172 bi- 
bliografia pubblicata dalla rivista, ed è stata compilata da George F. Wilson. Le precedenti 
sono state raccolte in volume e trattano di Max Beerbohm, Rupert Brooke, Hubert Cra- 
ckanthorpe, Walter de la Mare, John Drinkwater, Lord Dunsany, Arthur Symons ecc. Di questi 
molti sono ancora vivi. Le bibliografie sono compilate con molta cura e si limitano a tener 
conto soltanto dei volumi scritti per intero dai diversi autori. In tal modo vengono escluse le 
opere da loro curate o con loro prefazione. 


The London Mercury. Vol. V, n. 26 Dicembre 1921, A. P. HERBERT. La Londra del 
« Beggars Opera ». — Interessante articolo che illustra, con citazioni dai ‘ Proceedings of Lon- 
don Sessions from December 1732 to October 1733’ e dagli ‘ Accounts of the Ordinary ot 
Newgate of the Behaviour, Confession and Dying Words of the Malefactors who were executed 
at Tyburn, ’ questo aspetto della vita di Londra. La ‘ Beggars Opera ’ fu rappresentata per la 
prima volta nel 1728. I resoconti su citati possono anche servire di commento alle lettere di 
Alessandro Verri e del Baretti. 2. /7. Newdigate. La ‘ Cuala Press di Dundrum' (Irlanda). La 
‘ Cuala Press’ fu fondata circa 18 anni or sono dalla Signorina Elisabeth Yeats, sorella del 
poeta irlandese, ed è una delle migliori fra le cosidette ‘ Private Presses’ inglesi. Il primo 
volume, pubblicato nel 1903, fu una raccolta di poesie di W. B. Yeats, intitolata ‘ In the 
Seven Woods ’ in una edizione di pochi esemplari. I tipi usati sono esclusivamente il famoso 
Caslon Old Face (English). La carta a mano è fatta appositamenle in Irlanda. La stampa ne 
è molto curata e i volumi sono tipograficamente assai belli e molto ricercati dai collezionisti. 

N. 27, Gennaio 1922. MINNA STEELE SMITH. Note manoscritte della Signora Piozzi in 
una copia della‘ Vita di Johnson® del Boswell. — La sig.ra M. S. S. descrive un esemplare 
della ‘ Vita’ del famoso Dott. Samuele Jonhson (53 ediz. 1807) in 4 vol. contenente un numero 
considerevole di note manoscritte in margine di cui molte firmate con le iniziali H. L. P. altre 
con un P. aggiunto a matita. Il Sig. Rogers della Cambridge University Press ritiene che 
esse sieno autentiche. È nota la rivalità tra la Signora Piozzi, amica fedele del J. e il suo 
biografo che spesso l'ha accusata di imprecisione, accuse ripudiate violentemente dalla Piozzi, 
la quale, a sua volta, in queste note rileva le inesattezze e gli errori del Boswell. Una di queste 
note è di speciale importanza in quanto che si riferisce a un annedoto che il B. fa raccontare 
al Baretti riguardante la Piozzi e il Dott. J. La Piozzi accusa il Boswell di avere inventato di 
sana pianta. 

N. 29 Marzo 1922. B. H. NEWDIGATE. Nota sulla Daniel Press di Oxford. — Si è già fatta 
allusione in questo corriere all’opera di questa Stamperia (v. sopra). La Bodleiana alla quale 
i torchi furono regalati dalla vedova del Dott. Daniel, ha stampato, entro la biblioteca stessa, 
(avvenimento storico nei suoi annali) un libro intitolato: The Daniel Press. Memorials of 
C. H. O. Daniel, With a bibliography of the Press 1845-1919. Quest'ultima è stata compilata 
dal Sig. Falconer Madan e dà esattissimi particolari di quanto il Daniel ha stampato, comin- 
ciando dai suoi primi tentativi all’età di nove anni. Va notato che il bibliografo ha una col- 
lezione completa che ammonta a circa 700 titoli. Una grande parte di questi si riferiscono a 
foglietti volanti di valore esclusivamente bibliografico. Il torchio è a mano e su di esso fu- 
rono stampati volumi, ora rarissimi di Robert Bridges, Keats ecc. Il volume più importante 
è ‘The Garland of Rachel’ (1881) stampato come regalo natalizio per la figlia maggiore dello 
stampatore, miscellanea alla quale contribuirono tutti i più insigni letterati e poeti inglesi. I 
tipi adoperati sono il famoso‘ Fell type’ (nome del Dott. Tommaso Fell, Vice-Cancelliere 
della Università di Oxford il quale ne regalò le matrici alla Clarendon Press di Oxford tra il 
.1666 e il 1671) che non erano stati adoperati per oltre un secolo e mezzo, fino a che, cioè, non 
furono rimessi in uso dal Daniel. St. John Hornby si servi di questi tipi per alcuni volumi 
della Ashendene Press. L’ ultimo libro stampato dal Daniel, nel 1906, fu ‘ Worcester College 


Prayers ”. 


CORRIERE D’ INGHILTERRA 145 


Print Collector's Quarterly. Edited by Campbeli Dodgson. Vol. VIII. n. 4. Dicem- 


bre 1921. — DR. SCHRETLEN. /ncisioni in legno olandesi. (1480-1500); LAURENCE BINYON. Le 
acqueforti di William Strang ; Le acqueforti di Jacquemart. (1837 1880). 
Vol. IX, n. 1. Febbraio 1922. — Articolo su di un maestro anonimo ‘I. C. Z. ”, incisore 


del sec. XV, probabilmente della Germania meridionale, di cui si hanno una dozzina di capo- 
lavori. — ‘ Segni caratteristici per identificare stampe e disegni’. 


Quarterly Journal of the Historical Association. Edited by A. F. Pollard. Vol. VI, 
n, 24 Genn. 1922. — Prof. J. A. Grant. Dante e la sua concezione della Storia. L'A.rileva come 
Dante meglio di qualsiasi altro, metta in evidenza la debolezza insieme e la forza del Medio 
Evo, e le ragioni per le quali la Chiesa nel Medio Evo non riusci a dare al mondo quell’u- 
nità alla quale peraltro aveva tanto contribuito. 


Bulletin of the John Rylands Library, Manchester. Genn. 1922. PROF. R. S. Conway. // 
pensiero virgiliano. — Lo scr. rileva quanto Virgilio debba alla conoscenza della filosofia 
greca, sopratutto per quello che riguarda il dominio su di sé, l’abitudine di interessarsi alle 
cose che lo circondano, e più ancora di riguardarle sotto un duplice punto di vista antitetico. 

Prof. EpMmunD GARDNER Z/ementi autobiografici nella « Divina Commedia ». 


Book Auction Records. Part. III, Vol. XVIII. — Contiene il resoconto delle vendite 
di libri avvenute dal Marzo al Luglio 1921; tra queste le più interessanti furono quella della 
biblioteca Yates-Thompson e quella di una collezione delle opere di Rudyard Kipling, avve- 
nuta il 4-5 dello scorso Aprile. 


Times. Literary Supplement. 5 Gennaio 1922. Edizioni inglesi dei Contes del Perrault 
e della D’Aulnoy. — La prima traduzione inglese del Perrault di cui si abbia copia è del 
1765 (62 ediz.) tradotta da R. Samber, la prima americana è del 1795 e fu pubblicata a Nuova 
York. Della D’Aulnoy si ha una traduzione completa in ottavo del 1707, sebbene alcuni dei 
suoi Contes fossero già conosciuti. La rarità di queste traduzioni contemporanee è dovuta alla 
loro grande diffusione e nel contempo al fatto che erano destinate ai bambini e tenute perciò 
in poco conto. Questo del resto va riferito alle molte pubblicazioni di questo genere, con € 
senza illustrazioni, fatte nel XVIII secolo. 

12 Gennaio 1922. L’Esposizione dantesca alla Laurenziana. — Quindi il Prof. H. O. White 
della Università di Sheffield, trattando di « William Collins e i critici suoi contemporanei », cita 
per intero una poesia satirica intitolata ‘ Ode to Honour’ pubblicata nel periodico ‘ Student ° 
(Vol. II, n. 8, 1751, pagg. 313-15), si crede da un certo Thornton, sotto lo pseudonimo di Chi- 
maericus Oxoniensis. La poesia satireggia lo stile del Collins e la poesia lugubre e sepolcrale. 
Interessante è l’allusione del v. z1 al Tasso e la nota dell’autore che cita il Canto XIV della 
Ger. Lib. dal quale avrebbe tolto i versi citati. Il W. osserva che questa citazione è errata 
riferendosi essi invece al C. XIII vv. 26-28, il che, soggiuuge, potrebbe essere stato un errore 
volontario allo scopo di porre in ridicolo le inesattezze del Collins. D’altra parte, il Collins in 
una ‘ Ode on the Popular Superstitions of the Highlands of Scotland ’ (scritta probabilmente 
verso il 1749) il Collins cita i vv. 41-46 del C. XIII della Ger. Lib. nella traduzione del 
Fairfax. 

2 Marzo 1922. — Il Sig. J. R. van Stuwe annunzia l’acquisto di una lettera manoscritta 
inedita diretta dal poeta Shelley a Edward Fergus Graham. La lettera è di 270 parole e 
occupa 3/, di pagina ; sarebbe del 1810-11 e prega il ricevente di volere informarsi presso il 
direttore del Teatro di Drury Lane (Londra) per una tragedia dello Shelley, che egli aveva 
pronta. La lettera proviene dall’archivio del Kueppelhout che l'avrebbe acquistata quando era 
in Inghilterra nel 1857. 

16 Marzo 1922. LVapoleone a Longwood (S. Elena) Estratto di quattro lettere inedite 


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146 ARUNDELL DEL RE 
scritte nel 1816 dal Sig. Thomas Brooke Segretario del Governatore dell’ isola e comunicate 
al Zimes dal Sig. S. C. Norris. — La prima lettera porta la data 12 Gennaio 1816 e in essa 
viene descritto l’arrivo di Napoleone a Longwood House il ro Dicembre 1815, accompagnato 
dal Maresciallo Bertrand, dal Conte Las Cases e da altri. L’ Imperatore sembrava essere sod- 
disfattissimo della sua nuova residenza e diventò assai intimo col Governatore (Col. Mark Wilks, 
che di li a poco fu sostituito dal famigerato Sir Hudson Lowe). La lettera dà un quadretto 
interessante della vita di Napoleone e della sua affabilità e racconta parecchi aneddoti. Nella 
seconda lettera del 25 Gennaio viene descritto l’esperimento militare fatto dalle truppe inglesi 
allo scopo di assicurarsi delle misure prese per respingere qualsiasi eventuale tentativo francese 
per liberare Napoleone. In essa lo scrivente nota come ad un tratto, verso questa epoca, l’ Impe- 
ratore cessasse di uscire e vivesse una vita segregata. Nell'ultima del 4 Dicembre allude alle 
difficoltà incontrate dal nuovo Governatore, Sir Hudson Lowe, nel compimento del suo inca- 
rico, data l’irascibilità e la soverchia sensibilità dell’ Imperatore. 

4 Maggio 1922. 7he great wall and the Thonsand Buddhas. — Questo interessantissimo 
articolo di fondo tratta del volume di Sir Auriol Stein « Serindia : a detailed report of explo- 
rations in Central Asia and Westermost China » testé pubblicato dalla Clarendon Press di 
Oxford. Sir Auriol Stein nel suo viaggio attraverso i deserti dell’Asia centrale segui le orme 
di Marco Polo, e rileva come la descrizione lasciata dal viaggiatore del secolo XIII corri- 
sponda alla verità quale essa si presenta al viaggiatore moderno. Le magnifiche pitture e i 
manoscritti raccolti dallo Stein durante il suo viaggio sono oggi esposti al Museo Britannico. 
I risultati dell'esame accurato di questi esempi di primitiva arte buddista fatto dal compianto 
sinologo Raffaello Petrucci, sono pubblicati nel terzo volume di Serindia e dimostrano che 
il trattamento della leggenda, del costume, dei tipi e dell’architettura in queste pitture bud- 
diste ha veste cinese. Il che serve a spiegare i rapporti artistici intercedenti e finora scono- 
sciuti, tra l'India e la Cina. 

L'Architettura del Rinascimento. — L'autore fa la recensione dei due volumi di 
Sig. T. G. Jackson testè pubblicati dalla Cambridge Press. Nel primo il J. attribuisce il pas- 
saggio dall’architettura gotica a quella del rinascimento sopratutto all’ammirazione per il pas- 
sato romano e all’ influsso della letteratura classica. Alla quale teoria il critico obbietta — e 
giustamente — che l’architetto trovava nelle nuove forme architettoniche elementi che rispon- 
devano meglio al suo spirito che non quelle gotiche. Il rinascimento non era un ritorno no- 
stalgico e letterario, bensi un vero e proprio ritorno allo stile nativo, progresso quindi, e non 
un regresso; — era una ribellione dello spirito nazionale contro il predominio forestiero. 
« Italy — per citare una frase che sembra degna di nota — was herself again in it, her eter- 
nal not merely her old self; and the produced masterpieces of art ». 

23 Marzo 1922. W. J. LAWRENCE. /dentificazione dell’autore di un dramma elisabettiano. 
— In quel preziosissimo repertorio dranimatico secentesco che è il « Dramatic Records of 
Sir Henry Herbert », sotto la data 2 Gennaio 1623-24, si trova l’ indicazione di una tragedia 
— ‘ The history of the Dutchess of Suffolk * attribuita a Mr. Drew, al quale il L. attribuisce 
pure il noto dramma elisabettiano ‘ The Bloody Banquet,’ identificandolo con l’attore dello 
stesso nome appartenente alla compagnia del ‘ Red Bull’ nota per il tipo di dramma di san- 
gue, i cui soggetti spesso sono derivati da novellieri come il Giraldi, Ia scoperta è di grande 
importanza per la bibliografia del teatro elisabettiano e ne serve a chiarire uno dei punti più 
oscuri. 

Note bibliographiche. Traduzioni inglesi del « Galateo ». — Della prima traduzione fatta 
da Robert Petersen e pubblicata da Raufe Newbery, nel 1576, dedicata a Robert Budley, 
Earl of Leicester, con versi commendatizi di Francesco Pucci, Alessandro Citolini, Dr. Edward 
Cradock ecc. non esiste esemplare al Museo Britannico. Il Lowndes (Bibliographiche manual, 
1857-64) ne riferisce due esemplari venduti all’asta. L’esemplare appartenente a John Evelyn, 
della edizione del 1615 in Francese, Tedesco, Italiano e Spagnuolo fu venduta per due ghinee 


CORRIERE D'INGHILTERRA 147 
da Sotheby nel 1915, Il Sayle cita una edizione in latino, « Interprete Natane Chytraeo », stam- 
pata ad Oxford nel 1630. Parte del ‘ Galateo ’ fu incorporata nella miscellanea di dialoghi, 
discorsi, racconti intitolata « The Rich Cabinet ». (Londra 1616). Nel 1703 vi fu un’altra tra- 
duzione del Galateo, ristampata dal Bodsley, nel 1774, con una prefazione di un anonimo, di 
grande interesse per gli studiosi dei costumi inglesi nel secolo XVIII. Ù 

Prof. JoHN SAMPSON. Di un rs. attribuito a William Blake, — Si tratta di un ms. olo 
grafico del Blake intitolato « Genesis: The swen days glhibreated World », e che ora appar- 
tiene al noto bibliofilo D.r Rosenbach. 

L’autore dà un’ analisi accurata della poesia, ed ammettendo che indubbiamente la 
scrittura e la punteggiatura sono entrambe caratteristiche del Blake, nega che egli ne sia 
l'autore ed afferma che lo abbia soltanto trascritto sotto dettato talvolta senza neppure capire 
il senso dei versi. L'autore sarebbe il Hayley che fu anche protettore del Blake e che insieme 
al poeta Cowper tradusse in inglese l’ Adamo dell’Andreini. Il S. rileva anzi che vi sono molti 
passaggi in cui la rassomiglianza tra i due lavori non è meramente fortuita, e ciò conferma la 
sua attribuzione della ‘ Genesis” del Blake al Hayley. 

6 Luglio 1922. // Centenario shelleiano. Le prime edizioni di Shelley. — Come era da 
attendersi il centenario shelleiano ha dato origine a tutta una rifioritura di studi e articoli 
sullo Shelley. In un articolo di fondo in questo numero del 7?îmes A. C. B. fa notare tra le 
altre cose quanto sia cambiato l’atteggiamento della critica verso lo S. e come essa sia 
giunta a formulare un giudizio scevro di preconcetti moralistici. Secondo l’autore per lo S. il 
tragico conflitto nel mondo è tra coloro i quali, come lo S., erano innamorati e consci dell’'As- 
soluto e quelli che non lo erano ; e che il male stava nel fatto che questa passione per l’asso- 
luto poteva condurre l'uomo ad essere infranto sui scogli delle realtà, Per lui l’assoluto non 
era una parola ma un mondo — e da questo nasce la sua poesia. 

Il primo volume pubblicato dallo Shelley fu: Origina/ Poetry: by Victor and Cazire, 
Worthing, 1810 di cui non si trovò un esemplare fino al 1898. Sembra che ne fossero stati 
stampati 1480, ma che quasi tutta l’edizione andasse distrutta. Ax address to the british People, 
Dublino 1812, è assai raro, ma uno dei volumi più rari è l'opuscolo 7%e Necessity for Atheism 
(1816) che gli valse l’espulsione da Oxford e di cui si conoscono in tutto 3 esemplari. D’ inte- 
resse bibliografico sono pure; Laow and (Cythkna, or the Revolution of the Golden City (1818) 
che fu richiamato dopo pochi mesi, modificato e ripubblicato nel 1818 con il titolo 7%e 
Revolt of Islam; Oedipus Tyrannus, or Swellfoot the Tyrant (1820) un opuscolo di 20 fogli 
che fu richiamato e distrutto e di cui si conoscono finora solo sette esemplari; e i PostAumous 
Fragments of Margaret Nicholson (Oxford, 1810) di pagine 29, di cui si conoscono soli cinque 
esemplari. Del proclama Decl/aration of Rights (1812) pubblicato in foglio volante, si conoscono 
due esemplari di cui uno si trova alla Bodleiana di Oxford. Tra i mss. shelleiani quello di /u/iax 
and AMaddalo raggiunse la cifra elevatissima di sterline 3.250 alla vendita della biblioteca di 
Buxton-Forman nel 1920. 

13 Luglio 1922. — Nelle colonne della rivista sono state pubblicate di recente varie 
recensioni di libri italiani tra cui una dell’ottima traduzione inglese della « Teoria generale 
dello spirito come atto puro » del Gentile, Nel presente numero l’articolo di fondo è dedicato 
alla « Storia della Storiografia ilaliana nel secolo decimonono » di Benedetto Croce il quale, 
insieme al Gentile, è tra i filosofi italiani più conosciuto in Inghilterra. Purtroppo nel riassu- 
mere l’opera crociana il critico dimostra di non essere penetrato bene addentro al pensiero 
filosofico del C., cosicché l’articolo resta incompleto e inconcludente. 

Nello stesso numero viene altresi pubblicata una recensione del monumentale « Facsi- 
mile del Codice Landiano della Diziza Commedia » in cui si fa rilevare l’utilità di tale ripro- 
duzione e la benemeranza dell’editore che ha reso possibile agli studiosi di Dante di studiare 
questo importantissimo codice. 


148 ARUNDELL DEL RE 


The Connoisseur. I-III. Mac-Iver Pircivar. /ackson of Dattersea and his wallpapers. 
— Oggi che tanto uso si fa delle carte di Varese in Italia e in Inghiiterra per la rilegatura di 
libri questo articolo del P. riesce oltremodo interessante per le notizie particolareggiate che in 
esso vengono date intorno alle carte da parati in Inghilterra. Il più conosciuto tra questi fab- 
bricanti è John Baptist Jackson un. incisore che nel 1726 andò a Parigi dove lavorò sotto il 
Papillon. Di li passò a Roma e a Venezia dove esegui numerose incisioni in legno da quadri 
dei grandi pittori. Notevole è la sua xilografia della deposizione dalla Croce del Rembrandt. 
Il Pasquale nel 1765 pubblicò una serie di 17 incisioni del J. di soggetti presi dal Tiziano 
e altri. Tornato in Inghilterra il J. pubblicò « An Essay on the invention of Engraving 
and Printing in Chiaro Oscuro as practided by Albert Durer, Hugo di Carpi ecc. and the 
application of it to the making of Paper Hangings of Taste, Duration and Elegance, By 
M.r Jackson of Battersea. Illustrated with Prints in proper colours. London 1754 ». È un libro 
curioso e interessante. In esso il J. asserisce di aver ritrovato l’arte di incidere e stampare in 
chiaroscuro quale essa era praticata in Italia e poi caduta in disuso dopo il secolo XVI. Il Per- 
cival rileva che tale metodo è affine a quello usato dai Giapponesi nelle loro stampe a colori. 
Nel libro del J. viene pure asserito che l’autore ha scoperto dieci colori positivi mentre Ugo 
da Carpi ne conosceva quattro soltanto e che tale stampa si può eseguire in quattro impres- 
sioni. Il V. si valse di questa scoperta per preparare carte da parati di generi diversi, a guisa 
di pannelli di varia grandezza riproducenti statue e quadri celebri. Infatti si conoscono alcuni 
pannelli da lui decorati con paesaggi di Claudio Lorenese e di Salvator Rosa, nonché con 
riproduzioni delle vedute di Venezia del Canaletto, dell’Apollo Belvedere e della Venere dei 
Medici, e di ogni sorta di animali e piante. I pannelli dovevano servire a decorare salotti. 
È probabile che le decorazioni della famosa casa dl Orazio Walpole a Strawberry Hill sieno 
state eseguite dal J., e forse anche le carte da parati dei saloni della Villa Medici a Fiesole 
che sono appunto di quest'epoca. 

SyvpneY Harrison. New Light on a Gainsborough mystery. — In alcune lettere di 
Gainsborough al suo avvocato risulta oramai chiarito che la sua moglie — Margaret Burr — 
da lui sposata clandestinamente all’età di 16 anni, era la figlia illegittima del Duca di Beau- 
fort. Si sono ritrovate infatti le ricevute fatte al Duca in cambio del vitalizio da lui passato 
a sua figlia. Le lettere hanno anche valore letterario e servono ad illustrare vieppiù la curiosa 
fisionomia morale del grande pittore inglese, 

Aprile 1922. Prof. A. P. LAURIE. Z'aulenticità di quadri del Rembrandt. — Il L. per 
determinare l’autenticità di un quadro ha ricorso a una macchina fotografica speciale che 
prende fotografie ingrandite di sezioni del quadro voluto e quindi paragonandole con quelle 
ottenute col medesimo procedimento di quadri la cui autenticità è accertata. Il L. avrebbe 
ottenuto in questa maniera risultati assai soddisfacenti tra’ quali va segnalato quello della ri- 
vendicazione della autenticità del « Buon Samaritano » del Rembrandt recentemente posta in 
dubbio dal Dr. Martin, direttore del Museo dell’Aja. Paragonando le fotografie cosi ottenute 
del quadro precitato con quelle della « Adultera » nella National Gallery, il L. ha trovato che 
la tecnica corrisponde esattamente nei due quadri e che quindi l'autenticità del ‘ Buon Sama- 
ritano * resta provata. L'articolo è corredato di fotografie interessantissime che valgono a far 
risaltare la giustezza e l'utilità di questo metado, 

Maggio 1922. ART. JAHN Rusconi, Za collezione Horne di Firenze. — Articolo illu- 
strato e divulgativo in cui si parla dell'opera di collezionista del compianto Herbert Horne e 


della bellissima raccolta da lui fatta che si trova nel Palazzo Corsi. 


Burlington Magazine. Vol. XXXIX. Dic. 1921 ARTHUR WaLEV. Note su//a filosofia 
dell'arte in Cina. — Il W., che è un eminente sinologo, rileva che i Cinesi non hanno svilup- 
pato nessun sistema ragionato di filosofia dell’arte contrariamente agli Indiani, i quali ebbero una 
vera e propria teoria estetica che non fu però mai tradotta in cinese, sebbene le traduzioni di 


CORRIERE D'INGHILTERRA 149 
scritti filosofici e religiosi buddisti fossero frequentissime. Il W. attribuisce questa mancanza 
al fatto assai notevole che i Cinesi non avevano precise teorie psicologiche e che queste erano 
derivate dai diversi concetti intorno alla natura dellà mente umana, contenuti nelle varie reli- 
gioni della Cina, alle quali tutti gli scrittori d’arte, più o meno, prestavano fede. Tra queste 
ve ne era una, di origine indiana, chiamata Dhyana in sanscrito, Ch’an in cinese e Zen in 
giapponese, secondo la quale, mediante la meditazione e la concentrazione, è possibile per 
l’uomo di conoscere quella parte della nostra natura che è universale e divina. E, secondo il 
W. l’arte veniva dai Cinesi considerata appunto come una specie di Zen, mediante il quale è 
possibile di distruggere il tempo e vedere l’universo nella sua totalità, senza di che l’artista non 
può creare una vera opera d’arte. 

Vol. XL. Gernraio 1922. Campbell Dodgson în un articolo sul Durero osserva che il ‘ La- 
mento delle Marie’ (sotto la Croce) acquistato dal Museo Britannico nel 1919, incisione in legno 
con la filigrana della bilancia, benché rassomigliante al D. non va, secondo lui, attribuito al D. 
né considerato come una copia. Il noto critico fa rilevare che lo sfondo del paesaggio contiene 
una montagna di struttura geologica diversa da quelle che si ritrovano in D. e che gli orna- 
menti che sormontano la porta della città, al di là del fiume (che si trova, anch’essa nello 
sfondo della incisione) indicano chiaramente l’opera di un plagiario o di un imitatore del mae- 
stro. Il Dodgson attribuirebbe anche il S. Sebastano del Museo Britannico allo stesso autore.’ 

Vol. XL. Febbraio 1922. ERIC MACLAGAN: 7/ Bernini in Inghilterra. — Dà alcuni par- 
ticolari e lettere riferentisi ai due busti eseguiti in Inghilterra dal B. di cui solo uno ‘Busto 


di un signore inglese’ esiste tuttora. 


VARIA. Bibliografia Cervantesca. — Alla Società bibliografica di Edinburgo il 
Sig. James P. R. Lyell ha letto un saggio dettagliato sulla bibliografia delle opere del Cer- 
vantes. Egli osserva anzitutto che la ‘ Iconography of Don Quixote, 1605-1895 ’ dell’Ashbee am- 
monta a 200 pagg. in 4°, ma che per fare un lavoro esauriente bisogna partire dalla ‘ Galatea ’, 
di cui la prima edizione (1583) è rappresentata da un solo esemplare che si trova al Museo Bri- 
tannico. Della prima parte del ‘ Don Chisciotte ’ pubblicato nel 1605 furono fatte due stampe 
quasi contemporanee. La prima di queste è in 4° di 232 pagg. di cui i primi 12 e gli ul- 
timi 8 fogli non portano indicazione di registro. La prima stampa fu autorizzata solo per Ma- 
drid, la seconda per la Castiglia, Aragona e Portogallo. La seconda edizione della 18 parte fu 
stampata a Lisbona da Jorge Rodrigues nel 1605 ed è un in-4° di 230 fogli. Se ne conoscono 
due esemplari di cui uno si trova al Museo Britannico. La traduzione del Don Chisciotte in 
inglese fu fatta dal poeta John Shelten, La prima parte fu ultimata nel 1611-12, la seconda 
nel 1615 ma non fu pubblicata che nel ’20. Vi furono altre traduzioni tra le quali la più nota 
è quella di Charles Jervàs pubblicata nel 1742 dopo la morte dell’Autore, pittore assai stimato 


dai suoi contemporanei e amico di Alessandro Pope. 


Bibliografia Shakespeariana. La ‘ Yale University Press’ ha recentemente pubbli- 
cato la esaurientissima bibliografia di materiale riguardante lo Shakespeare : edizioni, rimaneg- 
giamenti, fonti e opere contemporanee d’ interesse shakespeariano, compilata dalla Signorina 
americana Henriette Bartlett. Il totale dei volumi citati ammonta a 387, 306 dei quali si cono- 
scono in sei esemplari. In questi casi essa ha rintracciato gli attuali possessori di cui da il 
nome in un elenco aggiunto alla introduzione. Da questo risulta che di volumi rarissimi il 
Museo Britannico ne possiede 67, la Bodleiana 65, il Trinity College di Cambridge 28, con un 
totale di 160, mentre il totale di quelli in America ammonta a 146, salvo le aggiunte da farsi 
in seguito alla vendita della famosa Butwell Collection. 


Necrologio. — Nei primi giorni dello scorso Giugno è morto a Oxford Sir Walter 
Raleigh, professore di Letteratura inglese e uno dei critici più insigni che abbia avuto 1° In- 
ghilterra. Tra i suoi scritti più conosciuti vanno noverati un libro sullo stile, opera giovanile, 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 48-52 19 


150 ARUNDELL DEL RE 


quello sullo Shakespeare e « Six Essays on Johnson » che, da taluni, è considerato il suo capola- 


voro critico. 


Scoperta di nuovi disegni del de Morgues. — In un articolo sul ‘ Gardners Chro- 
nicle’ dello scorso gennaio, il Sig. Savan racconta come abbia potuto identificare l’autore sinora 
sconosciuto di un piccolo album di disegni esposto al museo di South Kensington a Londra. 
Dalla firma (Demorogues) che si trova sui primi nove di essi l’autore è stato indotto ad 
attribuirli all’artista francese Jaques Le Moyne de Morgues che fu inviato colla spedizione 
Laudonnières in Florida nel 1564 dall’Ammiraglio Chastellen. Risulta infatti che il de Morgues 
descrisse e illustrò questa spedizione, e ritornatone, si stabili a Londra dove fu iscritto nel- 
l'elenco dei forestieri e vi mori nel 1588. Questi disegni, secondo che dimostra il S., non sono 
già gli originali delle incisioni pubblicate dal De Bry nel 1591 col titolo : Indorum Floridarum 
provinciam habitantium icones primum ibidem ad vivum expressae a Jacopo Le Moyne cui 
nomen de Morgues, bensi di un altro volume di incisioni intitolato : ‘ La Clef des Champs 
pour trouver plusieurs animaux, tant Restes qu” Oyseaux avec plusieurs Fleurs et Fruits, 1586. 
Imprimé aux Blackfriers pour J. Le Moyne! Il volume è dedicato a Madame de Sidney (la 
moglie di Sir Filippo) e contiene un sonetto firmato I. L. M. dal quale risulta che egli era 
in rapporti assai stretti con la famiglia Sidney. 


I diari di Joseph Farington R. A. — Tempo fa furono acquistati dalla Morning 
Post i diari inediti di Joseph Farington della Royal Academy, finora sconosciuti e inediti, per 
£ 110. Il 23 Gennaio il giornale ha iniziato la pubblicazione dell’epoca fra il 13 Luglio 1793 e 
il 1821. Il diario ha sopratutto interesse per la storia dell’arte, ma contiene anche dei riferi- 
menti importanti agli avvenimenti del tempo. Ne segnalo alcuni : 26 Ottobre, 6 Dicembre 1793: 
accenna a Marat amico del pittore Hamilton. Durante il suo soggiorno in Inghilterra dove 
faceva il medico (1775) il Marat veniva spesso in casa del pittore Zucchi. Il Farington cosi lo 
descrive : ‘ Era piccolo, magro ma ben fatto, di carnagione giallognola, e brontolone’. Lo . 
Zucchi conobbe il Marat in una delle tante ‘‘' Coffee Houses ,, di Londra. Nel 1774 il Marat 
andò ad Edinburgo dove sembra che si adottorasse in medicina. Era rivoluzionario e ateo. Marat 
spesso suggeriva temi classici allo Zucchi che lo teneva in grande stima anche come medico. 
Il 13 novembre dello stesso anno il diario allude alla esecuzione del Duca di Orléans che 
qualche anno addietro aveva prese parte ad uno dei grandi pranzi della Royal Academy. Par- 
lando delle notizie terribili che venivano giornalmente di Francia, il F. osserva che nessuno ci 
badava ormai più, e che a forza di sentir parlare di esecuzioui l'effetto ne era stato diminuito, 
Ciò che sembrava più preoccupare gli Inglesi era il rincaro e la difticoltà di ottenere vini fran- 
cesì. — 27 nov, 12 dic. 1795. Parla del Fuseli che era stato in Italia per otto anni e che al suo 
ritorno gli aveva confessato che a Roma non v’erano abbastanza incentivi per spronare l’ar- 
tista a lavorare cosicché aveva sprecato una quantità di tempo senza concludere niente. Que- 
sta era pure l’opinione del famoso Flaxman. Osserva che l'Accademia francese di Roma, fon- 
data da Luigi XIV, era una nobile istituzione ma che era decaduta principalmente per opera 
dello spirito democratico, fomentato sopratutto dal Sig. de Bassville, il quale aveva cercato 
di fare propaganda tra i Romani, Scoperta la congiura, il Bassville fu giustiziato e gli altri 
studenti dell’Accademia fuggirono o dovettero lasciare Roma. Il Papa si comportò — secondo 
il F. — con grande moderazione. Il Flaxman, richiesto dal Farington quale impressione 
Roma gli avesse fatta, rispose che quando vide la città per la prima volta rimase disilluso dalla 
strettezza e dalla oscurità delle vie, e anche dalle rovine antiche che gli erano sembrate pic- 
cole, abituato come era alle acqueforti del Piranesi. — 19 dic. Il F. riferisce il racconto fatto dal 
pittore Nollekens secondo il quale la vecchia Principessa Barberini, donna di gusti assai spen- 
derecci, quando aveva bisogno di quattrini autorizzava il custode della sua collezione a ven- 
dere quelle cose che avrebbero fruttato la somma da lei voluta. I Diari contengono inoltre 
molti accenni a Gainsborough e a Reynolds e ai prezzi pagati per i loro ritratti, alla contro- 


CORRIERE D’INGHILTERRA 151 


versia intorno a l’opera di William Blake che dai più dei suoi contemporanei non fu né com- 
preso né apprezzato e ai pettegolezzi riguardanti la Royal Academy. Non c’é quasi avveni- 
mento d’importanza sia pure minima, politico, letterario o artistico, di cui il F. non faccia 
menzione, talché questi diari potranno riuscire di grande valore per gli studiosi della vita inglese 
tra la fine del settecento e i primi decenni dell’ottocento. 

S. C. RoBERTS: .4 History of the Cambridge University Press 1521-1921. Cambridge 
University Press. — Il primo tipografo che si stabili a Cambridge fu Johannis Laer de Siborch 
(Siegburg) conosciuto meglio col nome di John Siberch Era amico di molti famosi umanisti 
tra i quali Erasmo. Riccardo Croke che fu nominato Lettore in greco alla Università di Cam- 
bridge al posto di Erasmo nel 1519, suggeri, a quanto pare, che il Siberch venisse a Cambridge 
‘e vi iniziasse una tipografia. Comunque sia, nel 1521 fu pubblicato il primo libro coi tipi del 
Siberch per conto della Università. Questo fu una Orazio pronunziata in onore della visita del 
Cardinale Wolsey a Cambridge nell’autunno del 1520. A questo tennero dietro altri sette vo- 
lumi in 4°, tutti del 1521 e stampati dal Siberch. Nell’elenco degli stampatori ai quali fu con- 
cesso il privilegio di chiamarsi ‘ University Printers ’ va rilevato il nome di John Baskerville 
che stampò libri a Cambridge dal 1758 al 1763, tra i quali una Bibbia in fol. nel 1763. L'’e- 
lenco dei libri stampati cita, tra altri, la traduzione inglese, fatta da W. Bedell, dell’ Inter- 
dicti Veneti Historia di Fra Paolo Sarpi (1626) e quella della ‘ Quaestio Quodlibetica ’, pure 
del Sarpi (1630), e nel 1632 ‘l’Adolescentia ’ di Baptista Mantuanus. Nel 1642 ‘ Select Italian 
Proverbs’ e nel 1645 ‘ Directions for the Italian Tongue ' di G. Torriano professore di Lingua 
italiana a Londra. Questi opuscoli furono poi aggiunti al suo Vocabolario Inglese. Italiano in- 
sieme alla ristampa della edizione del vocabolario italiano-inglese di Giovanni Florio del 1611, 
pubblicati in un volume a Londra nel 1659. È interessante rilevare che il Torriano dedica la 
sua opera al Governatore della ‘ Honoratissima Compagnia’ dei negozianti di Turchia in Lon- 
dra, a’ quali, a detta dell’editore, è dovuto il grande incremento dato al commercio inglese 
coll’ Italia. Oltre a molte opere del Vossio, del Puffendorfio e del Grozio la Cambridge Press 
pubblicò nel seicento anche una edizione in-8 del ‘ De Linguae Latinae elegantia, di Lorenzo 
Valla (1688), e nel 1734 il ‘ Pastor Fido ’ del Guarini. 

STEPHEN GASELEE. Zhe Zarly Printed Books in the Library of Corpus Christi College, 
Cambridge. Cambridge : University Press. — La presente lista manuale, come osserva l'A, nella 
sua nota introduttiva, non pretende altro che formare una base sulla quale costruire even- 
tualmente un vero e proprio catalogo di questa importantissima biblioteca. La lista è divisa in 
due parti, di cui la prima contiene l’elenco delle opere a stampa prima del 1500, la seconda 
quelle dal 1500-1520 ordinate per regioni, città ed editori. Ogni volume è corredato di una de- 
scrizione sommaria con riferimenti a Hain e a Proctor. La maggior parte delle opere proven- 
gono da torchi tedeschi e francesi. Oltre a questi sono pure rappresentate opere stampate in 
Italia, Inghilterra, Svizzera, Olanda, Belgio, Austria e Spagna. Tra quelle catalogate nella 
prima parte citerò: Roma: — Cicero de Oratore, fol. 12 genn. 1469 (C. Sweynheym e A. Pan. 
nartz) ; Sixtus IV de Sanguine Christi, fol. (1473) (J. Ph. de Lignamine); VENEZIA : — Boccaccio, 
Genealogiae deorum, fol. 1472. Boccaccio de montibus fol. 13 genn. 1473 (Vindelino da Spira): 
Macrobius fol. 1472 (N. Jerison). Sono pure citate altre opere stampate a Venezia da Gabriele 
di Pietro, Giov. de Colonia e J. Manthen, G. Walch, Battista de Tortis, Bern. Benalius, Bo- 
netus Locatellus, Simon Bevilacqua e Aldo (Lascaris, Erotemata — 28 febbr. 1494/5. FERRARA: 
— Juvenalis et Persius 4°, 1474 (Andreas Belfortis). Milano: — libri stampati da Antonius 
Zarotus, Philippus de Lavagna, U. Scinzenzeler. FIRENZE : — Plotinus, fol. 7 maggio 1492 (A. Mi- 
scomini); Savonarola, de triumpho crucis, fol, sd. ? 1497 (Bart. di Libri). TREvISO : Gerard Lisa 
di Fiandra. BoLoGNA: — e NapoLI — Franciscus Plato de Benedictis. BRESCIA — Angelus 
Britannicus. VICENZA — Henricus de Sancto Urso. 

Nella seconda parte sono rappresentati libri a stampa di varii editori noti di Venezia, 
Milano, Pavia e Torino. In tutto i libri italiani raccolti nella lista ammontano a 69. 


152 ARUNDELL DEL RE 


NOTIZIE VARIE. — Esposizioni. — Per commemorare il terzo centenario della 
nascita del Molière il Museo Britannico ha esposto in una vetrina alcune fra le più importanti 
edizioni delle commedie e una firma autografa del Molière, Nella galleria di egittologia sono 
srati pure esposti i più recenti papiri greci raccolti dalla Egypt Exploration Fund. Tra di 
essi vanno segnalati i Peani di Pindaro, Poesie di Cercida, Detti di Gesù e varii documenti 
di storia egiziana. 

st L'Università di Londra (University College) annunzia un corso di tecnica libraria e 
bibliografica che avrà luogo in quel collegio dal 17 al 29 luglio corr. Il corso includerà anche 
la storia della letteratura inglese oltre alle materie d'indole tecnica, in modo da servire a tutti 
coloro che si occupano di biblioteche e di ricerche bibliografiche. Il ‘ London School of Li. 
brarianship ’ istituito presso University College, e che fa parte dell’ Università di Londra, du- 
rante gli ultimi due anni ha dato ottimi risultati. 

Il 12 Dicembre scorso fu inaugurata la Oxford  Bibliographical Society. Il Bibliotecario 
della Bodleiana Dott. A. E. Cowlzy fu eletto presidente. 

$ La « Manchester University Press » ha testé pubblicato in 2 grossi volumi illustrati 
il « Descriptive Catalogue of the Latin Manuscripts in the John Rylands Library at Man- 
chester »; compilato dal Provost di Eton, Dott. Montague Rhodes James. Il nucleo dì questa 
collezione fu il gruppo di miss. acquistati insieme alla Althorp Library appartenente a Lord 
Spencer, nel 1892. A questo fu poi aggiunta la pregevolissima collezione di Lord Crawford, 
acquistata nel 1901. Il secondo volume contiene una magnifica serie di 187 riproduzioni in 
facsimile. 


Museo Britannico. Print Room. Aggiunte recenti. — Degas: Schizzo (matita) di gio- 
vane modella nuda ; Odilon Redon: Hagar e Ismaele (disegno a penna); Testa di Cristo, 
Albero (matita); Due teste (sanguigna). Incisioni: Scuola di Leonardo, Testa di uomo con 
turbante; Rembrandt, Vecchio seduto con berretto ; Serie di incisioni del sec. XVI, tra cui 
un ritratto del Sannazzaro. Andrew Geddes: Disegno e 13 stati unici e rari di acqueforti. 
Secondo il Dodgson il Geddes insieme al Wilkie è dovuto il risveglio dell’arte dell’acquaforte 
in Inghilterra al principio del sec. XIX. Queste acqueforti appartengono alla collezione rac- 
colta da David Laing. Il disegno del Geddes rappresenta la famosa ricerca della ‘ Regalia ’ 
scozzese che ebbe luogo al Castello di Edinburgo il 4 febb. 1818 fatta da otto commissarii 
tra i quali era Gualtiero Scott. Le seguenti aggiunte furono fatte per opera della benemerita 
National Arts Collection Fund. Goya: « Treinta y tres estampes que representan diferentes 
suertes y actitudes del arte de lidiar los Toros ». Edizione originale, Madrid, 1855. — L’annun- 
ziazione, incisione fiorentina di nn anonimo appartenente alla Serie della Vita della Vergine e 
di Cristo, miniata, possibilmente della scuola del Baldovinetti; 4 ritratti inglesi e sette fore- 
stieri (incisioni). Francesco Novelli, Disegni del Mantegna (1795). Manoscritti: Liber Sancti 
Cuthberti. Piccolo volume ms. di 150 ff. che misura 5 43 74 (pollici). Opera di uno scri- 
vano inglese con minî bellissimi di artisti inglesi della fine del sec. XII, e proveniente, si crede, 
dallo Scriptorium della cattedrale di Durham. Mancano 1o ff., contiene 45 miniature che occu- 
pano, con una eccezione, tutta la pagina ed illustrano la vita di S. Cutberto scritta dal Beda. 
Fu comperato da Sotheby dal Museo Britannico per la somma di sterline 5.000. 


Burlington Fine Arts Club. £Asposizioni. La collezione Holford. — ll Holford 
(1808-1892) fu uno dei maggiori collezionisti dello scorso secolo. Tra i quadri vi è una Sacra 
Famiglia attribuita a Toos van der Beke, un bellissimo quadretto di Cefalo e Procri che ha 
tutti caratteri di un Veronese; il 77/xs in età di tredici anni, autoritratto all’età di 38 anni e la 
Moglie del Giudice Lipsins, tutti e tre del Rembrandt, nonché altri ritratti di Giovanni Bellini, 
Tintoretto e Paris Bordone ecc. 

Fra i codici mss, miniati vi sono i Vangeli in Latino del IX secolo, della scuola di 


‘. CORRIERE D’ INGHILTERRA 153 


Reims che si dice sia il libro più prezioso esistente in una collezione privata, e una B:0/e 
Historiée (1300-25) con oltre 19000 miniature alle quali si ispirarono Burne-Jones, William Morris 
e altri Prerafaeliti inglesi. 


Miscellanea. A vo/une of Orienta! Studies. Edited by T. W. Arnold and R. A. Ni- 
cholson (Cambridge University Press). — Interessante miscellanea di studi orientali offerta al 
Dott. P. G. Browne, Professore di Arabo della Università di Cambridge in occasione del suo 
sessantesimo compleanno. 

Vi collaborano oltre quaranta orientalisti appartenenti a undici nazionalità diverse tra 
cui alcuni italiani. Notevole è il saggio del Prof. Babinger sul movimento riformista politico- 
religioso nell’ Islam. Il B. rileva il parallelismo che esiste tra il « Safawigga » e la Riforma 
servendosi dei diari di Marino Sanuto. Interessante è pure il saggio del Dott. D. B. Macdo- 
nald, professore di lingue semitiche nel Seminario teologico di Hartford, Conn., Stati Uniti, 
intitolato : ‘ A_ preliminary classification of some mss. of the Arabian Nights’. L’A. rileva che 
vi sono parecchi manoscritti di cui si conosce l’esistenza, mia che, finora, non sono stati rin- 
tracciati. Tra essi va segnalato quello appartenente a Sir William Jones, venduto all'asta il 10 
Maggio 1831 e acquistato da Nathaniel Bland, lo studioso del persiano, e dopo la sua 
morte nel 1865, comperato da Lord Crawford insieme ad altri mss. orientali, che ora si trovano 
nella Rylands Library a Manchester. Nel catalogo della vendita Bland il ms. fu descritto come 
un volume in-4, composto di due volumi rilegati insieme e contenenti 222 notti. Le ricerche 
fatte dal Macdonald a Manchester sono state infruttuose e il ms. citato non risulta nella col- 
lezione acquistata da Lord Crawford. D'altra parte va rilevato che il Crawford possedeva un 
ms. delle ‘ Mille e una Notte’ esposto nel Giugno 1898 dalla Bibliographical Society. Questo 
ms. conteneva le notti 255 541, e portava la data approssimativa del 1500. Nella descrizione 
fattane all'esposizione esso veniva considerato come uno dei mss. più antichi di questa opera 
illustrato da rozzi disegni a colori. Il problema da risolvere è questo: se questo ms. è 
quello ricercato dal Macdonald e se effettivamente sia stato venduto insieme al rimanente della 
collezione Crawford. Un’altra questione intorno alle ‘ Mille e una Notte’ riguarda la tradu- 
zione fattane dal Dott. Daniele Guildford Wait di Cambridge (1789-1850) che, secondo il 
‘ Journal général de la Littérature étrangere (Parigi (825) — citato dallo Chauvin (2:6/iogra- 
phie des Quvrages Arabes, v. 4, p. 116) — sì troverebbe nella biblioteca pubblica di Cambridge. 
Anche qui le ricerche non hanno avuto alcun risultato, onde si può forse concludere che Ja 


, 


traduzione del Wait non fu mai compiuta. Come è noto, quattro delle ‘ Notti’ con qualche va- 
riante e rifacimento si trovano nelle ‘ Piacevoli Notti” dello Straparola, e cioè: Notte IV, 
favola I, 3; Notte V, favola 3; Notte XII, favola 3. 


ARUNDELL DEL RE. 


———_______ -——————y————_—_——__—_—_—__———__—_——+66——_—r—r—&rFF&rrFF——_mFF—F_—F—F—F.—_—+—+_—11111__——_—___——_r—__77__11À»————_—1—em 


i Ani otel ALA oo o a Rea Re è è dd do e od ad 5 0608 040006150030 00 020000401 Hi11 060 DI LI PIFZIZTUITNI Ct PITTI PI: TT TIRA :}i nti 0:it0RIIIR80 i.) 
—-—rr* __—_—_—————————————————_—_m———€—————————_——_———————————————rrrrrrrrrTrrr_r_r__________P___&6m€__Pm6m€m6m6_m___—2m2mm_€TT_T_—_————————————————————— ————————————————— 


NOTIZIE 


‘ Almanacco dei Bibliotecari”. — L'editore August Hettler di Halle a. S., già 
noto per l’Ortentalisten-Kalender, per V'Archivalischer Almanach, per la Archivalische Biblio- 
graphie, e per altre consimili utili compilazioni periodiche, ha posto mano ad un 2i6/iotffekar- 
Almanach u. Literatuwkalender des Bibliotheks-, Buch- u. Schri/twesen, il cui I volume, pel 
1921-22, uscirà nel luglio del corr. anno. L'Almanacco si propone di dare, non solo le notizie 
bio-bliografiche dei direttori ed altri bibliotecari di sezione delle principali biblioteche d’ Eu- 
ropa, ma anche l’ indicazione dei lavori pubblicati, a partire dal 1921, in riviste od a parte, 
nel campo della bibliografia e della biblioteconomia, non solo da bibliotecari, ma anche da 


154 NOTIZIE 


i Sar - fili inn cn nnt inn È i i ioni nici ria PR e 


altri eruditi. Il repertorio del H. può riguardarsi come completo per la Germania, per l’Au- 
stria e per la Svizzera; pegli altri paesi d’ Europa l’ed. ha procurato di raccogliere dati pre- 
cisi ogniqualvolta gli è stato possibile, chiedendo anche informazioni dirette. Il I volume, di 
pubblicazione imminente, sarà di circa 5 fogli di stampa, e verrà posto in vendita ai prenota- 
tori per marchi 50. Non dubitiamo punto che, in progresso di tempo, il B:6%iotiekar-Almanachk 
diventerà un repertorio indispensabile ad ogni biblioteca, anche italiana. 


Studi sui codici del ‘ De Oratore’ di Cicerone. — I codici capostipiti, e gli altri più 
notevoli, del De Orafore di Cicerone — che durante il m. e. non fu conosciuto che in 
istato frammentario — sono stati fatti oggetto, recentemente e quasi contemporaneamente, di 
studi accurati, cosi da parte di filologi italiani, come da parte di filologi stranieri. E mentre 
Attilio Barriera ha pubblicato un diligente esame critico su Z7/ ‘ De Oratore * nel cod. To- 
dino n. 21 e nei Vaticani 1720, 3238 (in Athenacum. Studit periodici di letteratura e storia 
[Pavia], a. I, fasc. 2 [aprile 1922], pagg. 89-111), il prof. della Università di Basilea, Johannes 
Stroux ha tentato una esauriente ricostituzione del famoso ‘codex Laudensis ’, cioè dell’ar- 
chetipo dei codici integri, del quale, scoperto nel 1422 (o meglio nella seconda metà del 1421) 
. da Gerardo Landriani vescovo di Lodi (onde gli venne il nome), « in archivio ecclesiae suae », 
non si hanno più notizie dopo il 1428: codice di lettera cosi antica e difficile (forse insulare, 
sospetta il Sabbadini), che non poté essere decifrato, né dal Landriani suo scopritore, né da 
Gasparino Barzizza, al quale il Landriani lo inviò a Milano, e che ne fece trarre un apografo 
da Cosimo Raimondi da Cremona, anch’esso andato perduto. (Cfr. J. Stroux, Z/andschriftliche 
Studien zu Cicero ‘ De Oratore *. Die Rekonstruktion der Handschrift von Lodi. Leipzig, B. G. 
Teubner, 1921; pagg. 182, in-8). Il lavoro dello Str. si propone di dare una nuova base alla 
tradizione manoscritta del capolavoro ciceroniano; e sui fondamenti di questa, egli si propone 
di procurare una nuova edizione del De Oratore nella nota 2ib/iofheca Teubneriana, Mentre lo 
Str. attendeva al suo lavoro critico, Thomas Stangl segnalava nella BerZiner philologische 
Wochenschrift un codice del De Oratore trovato in America dal prof. Charles L. Durham 
della Cornell University ; codice che reca la seguente soscrizione : ‘ Ex emendatissimo codice 
Johannis Lamole bononiensis viri eruditissimi, trascripsit hunc alesius germanus et ad 
eundem postea emendatus est’ (pag. 4). Ora la scoperta di questo nuovo codice ha impor- 
tanza per la ricostruzione del ‘ Laudensis ’, perché l’ultimo ricordo che abbiamo di questo 
manoscritto è appunto in una epistola di Giovanni Lamola al Guarino della fine di maggio 
1428, nella quale scrive di dare l’ultima mano all’emendazione del De Orafore secondo il co- 
dice ritrovato dal Landriani: « codex (com’egli scrive) summae quidem venerationis et anti- 
quitatis non vulgaris effigies » (pag. 18). — Segnaliamo queste scoperte e queste nuove in- 
dagini ai cultori di filologia classica, per quel tanto che possano aggiungere o modificare alle 
ricerche, già cosi penetranti e diligenti, di Remigio Sabbadini, coordinate, or non è molto, 
nel bel volume : Storia e crilica di testi latini. Catania 1914, pagg. 101-145, e alle quali spe- 
cialmente lo Stroux non manca di rendere il dovuto onore. 


Di un Dante illustrato del Rinascimento discorre il prof. Vittorio Cian dell’ Univer- 
sità di Torino nel Supplemento n. 19-21 al Giormale storico della letteratura italiana (Torino, 
Chiantore, 1922, pagg. 564-580, con 26 fig.), breve studio che chiude degnamente il volume de- 
dicato alla commemorazione del centenario dantesco e scritto da valenti cultori, A. Galletti, 
G. Zonta, B. Nardi, G. Crocioni, A. Magnaghi, F. Ercole, V. Zabughin. Il Dante prezioso è 
un esemplare dell’edizione principe col commento del Landino, posseduto già dai Filippini ed 
indicato, nel loro catalogo del 1750 c., colla segnatura H. VII. 95, mentre oggi alla Vallicel- 
liana reca quella più recente di Z. 79. A (arca 83). Due distinti possessori, per ora ignoti, la- 
sciarono il ricordo de) grande amore e lungo studio con una serie di postille marginali, che 
sovente mostrano un accurato lavoro di revisione e di interpretazione del testo. Ma impor- 


NOTIZIE 155 


—— T __— ++ le ell ai ii Sia” Sii e SE ri RO i i i n 


tanza assai maggiore hanno «i numerosi disegni illustrativi che suono disseminati pei margini 
laterali — e talvolta anche per quelli superiori e inferiori — di questo volume », nei quali 
« non è difficile ravvisare due mani indubbiamente diverse, appartenenti a due toscani, a 
quanto pare, ambedue dilettanti, .... di valore senza confronto più cospicuo, il primo, che i 
saggi architettonici finali farebbero supporre particolarmente esercitato nell’architettura ». Forse 
l'artista disegnava verso il 1519, come lascia supporre una glossa marginale. 

Il Cian ha opportunamente richiamato l’ influsso, da questo « Dante » vallicelliano eser- 
citato sull’ iconografia dantesca, ricordando i disegni che illustrano il Dante dell’edizione ve- 
neziana dei Sessa (1564) già posseduto dal comm. Carlo Lozzi, e del quale ha dato notizia 
Corrado Ricci nel Za « D. C. » di Dante Alighieri nell'arte del Cinquecento (pagg. XVI-XVIII). 
Il codice del Lozzi fu di certo esemplato, quanto alle figure, su quello vallicelliano. Il Ricci, 
che accenna ad uno dei vecchi proprietari, Melchior Magius governatore di Loreto nel 1719, 
che bruciacchiò la data nell’ultima pagina del libro, per distruggere la prova troppo sicura 
contro l’attribuzione dei disegni a Michelangelo, non ci dice donde il codice provenisse al Lozzi. 

Ma indubbiamente questa bella edizione del Dante landiniano è la stessa che fu posta 
in vendita a Roma il ro gennaio 1908 nella dispersione della Biblioteca Altemps (cfr. 2ib5/i0- 
filia, 1X, 1907-08, pag. 397). Nel Calalogue des livres et manuscrits composant la Bibliothèque 
des Ducs d’Altemps (Rome, Dario G. Rossi, 1908, pag. 298, n. 2871) è segnato come « précieux 
exemplaire dont les marges sont ornées de plus de deux cents cinquante (250) compositions 
originales très charmantes dessinées à la plume par un habile artiste italien du seizième siècle. 
Les nombreuses annotations margirales sont attribuées au Tasse. Le volume est bien conservé, 
sauf un petit trou (tentative frauduleuse très récente), fait dans le but d’enlever la date de la 
souscription à la fin ». 

Si tratta evidentemente della frode del Magius in questo « petit trou ».... Quanto all’esser 
del Tasso le annotazioni, un semplice confronto con qualche autografo (es., cod. Vatic. Barber. 
lat. 3995, C. 47", riprodotto in VATTASSO, Aîmne inedite di Torquato Tasso, « Studi e testi », 
n. 28, Roma, 1915), parmi lo escluda subito, almeno per quanto si può giudicare dalle annota- 
zioni che si scorgono accanto ad alcuni dei venti disegni che il catalogo accennato riproduce. 
Il confronto di questi disegni (per es. la cariatide, la mamma che allatta il fantolino, i tre 
uomini dalla maschera, ecc.) conferma la dipendenza e l’inferiorità tecnica del ‘Dante’ del 
Lozzi dal Vallicelliano. Farebbe per certo cosa utilissima il Cian intraprendendo ancora 
un più minuto confronto dei due esemplari per stabilirne i rapporti di dipendenza, ampliando 
cosi opportunamente l’interessante suo studio. (Gino BORGHEZIO). 


Pubblicazioni Dantesche delle Deputazioni di storia patria di Bologna e di Modena. 
— Le RR. Deputazioni di storia patria per la Romagna e per le provincie Modenesi hanno 
voluto commemorare degnamente il secentenario dantesco con un volume dei loro Atti consa- 
crato esclusivamente a Dante. Il modo però in cui ciascuna di esse ha attuato questo disegno 
è affatto diverso ; giacché mentre la R. Deputazione di Bologna ha riunito in un volume otto 
monografie, di varia estensione e di diverso valore, che però tutte si riferiscono ai rapporti di 
Dante colla Romagna e coll’ Emilia ; la Deputazione modenese si è tenuta in un limite più 
circoscritto, ma ha fatto insieme cosa più organica, riunendo in un bel volume le lettere di 
argomento dantesco che indirizzarono dantisti e letterati italiani a quattro letterati modenesi 
del sec. XIX, che ebbero culto particolare pel divino poema (cfr. Studi Danteschi a cura 
d. R. Deputazione di. S. P. p. le prov. di Romagna nel VI Centenario dalla morte del Poeta. 
Bologna, N. Zanichelli, 1921 = ‘ Documenti e Studi pubbl. p. e. d. R. Deputaz. di S. P.’, 
vol. IV: pagg. xI-212, in-8, c. ritr.9. — GIOVANNI CANEVAZZI, Per la fortuna di Dante a Modena. 
Contributo d. It. Deputazione di S. P. delle prov. Modenesi alle onoranze centenarie del Divino 
Poeta. Modena 1921 = ‘ Atti e Memorie d. R. Deputaz. di S. P. p. le prov. Modenesi ’, ser. VII, 
vol. I; pagg. LXvr-288, in-S). 


156 NOTIZIE 


a = e e A ig, iii io e _ ——r—r__"*-_————_ 


Le monograile accolte nel volume bolognese sono: 1. C. Ricci, Vante e /a Romagna. 
— 2. G. Zaccagnini, Guido Gutnizelli e le origini bolognesi del ‘ dolce stil novo. — 3. Se- 
ratino Gaddoni, 7 Zestamento di Maghinardo Pagano da Susinana. — 4. Francesco Fi- 
lippini, L'insegnamento di Dante in Ravenna. — 5. Alberto Trauzzi, Z/ volgare eloguio 
di Bologna ai tempi di Dante. — 6. F. A. Masseèra, Un romagnolo imitatore del poema dan- 
tesco nel Quattrocento (Benedetto da Cesena). — 7. Santi Muratori, Un aneddoto per la sto- 
ria della fortuna di Dante. — 8. Michele Catalano, Dante e Ferrara, 

I quattro carteggi di argomento dantesco, riuniti e duttamente illustrati dal prof, Cane- 
vazzi nel volume della Deputazione modenese, sono costituiti da 107 lettere indirizzate ai 
letterati modenesi Fortunato Cavazzoni-Pederzini (1799-1864), « uomo (al dire di Pietro 
Fanfani) di tutte probità e nobilissimo letterato », autore, fra altro, di una edizione del Con- 
vito « con note critiche e dichiarative » (1831); — Marc’ Antonio Parenti (1788-1862), il 
noto autore del Cafa/ogo degli spropositi (1839-1843); — Francesco Selmi (1817-1881), va- 
loroso non meno come letterato, che come chimico; — e Bartolomeo Veratti (1809-1889), 
che il C. definisce ‘ il più intelligente, il più assennato discepolo del Parenti ’, e che può riguar- 
darsi come l’ultimo rappresentante del purismo e.... del sanfedismo modenese, — Le 21 lettere 
dirette al Cavazzoni-Pederzini (pagg. 1-42) sono scritte da: Michelangelo Caetani, duca 
di Sermoneta (7), Agostino Cagnoli (1), Giuseppe Campi (1), Cesare Cantù (1), Colomb 
de Batines (1), l’ietro Fraticelli (1), Giovanni Galvani (1), Gio. Antonio Maggi (1), 
Emanuele Rocco (1), Filippo Scolari (1), Alessandro Torri (3), Gio. Giacomo Trivulzio(1), 
Francesco Villardi (1). — Le 38 lettere indirizzate a M. A. Parenti (pagg. 43-156) sono di: 
Michelangelo Caetani (2), Giuseppe Campi (12), F. Cavazzoni-Pederzini (1), A. Ce- 
sari (3), Pietro Dal Rio (1), Mauro Ferranti (5), Domingo Fransoni (1), Teodorico Lan- 
doni (2), Gregorio Palmieri (3), Francesco Pianesani (1), Emanuele Rocco (1), F. Sco- 
lari (3), Bartolomeo Sorio (1), A. Torri (1), Carlo Troya (1). — Le 36 lettere a Francesco 
Selmi (pagg. 157 224) sono scritte da: Luigi Barbieri (8), Jacopo Bernardi (1), Brunone 
Bianchi (1), P. Bilancioni (2), Salvatore Bongi (1), Antonio Cappelli (5), A. D’An- 
cona (1), P. Fraticelli (1), Giusto Grion (3), T. Landoni (4), Luigi Mancini (1), Luigi 
Nievo (1), Luigi Razzolini (1), Luigi Sartorio (1), Francesco Scaramuzza (1), F. Sco- 
lari (3), F. M. Torricelli (1). — E finalmente le 12 lettere a Bartolomeo Veratti 
(pagg. 225-249) spettano a: Camillo Baggi (1), Matteo Romani (6), B. Sorio (4) e A. 
Torri (1). — Seguono e chiudono il volume tre Appedici: I. Cn episodio ravennate provecato 
dalla grafia del cognome ‘ Alighieri *, ed una lettera del Parenti. — II Flenchi di voci dante- 
sche dichiarate da M. A. Parenti. — III, Bibliografia dantesca estratta dalle ‘ Memorie di 
religione’, dagli ‘ Opuscoli religiosi’ e dagli ‘ Studi letterari e morali’ (pagg. 250-69). In fine, 
l’ Zndice alfabetico dei nomi, al quale bene si sarebbe accompagnato un ‘ Indice metodico ’ 
dei passi di Dante esaminati od illustrati nei carteggi. — Questo semplice annunzio basta a 
dimostrare di quale pregevole contributo la Deputazione modenese abbia arricchito, non solo 
la storia della fortuna di Dante in Modena, ma più largamente la letteratura dantesca del 
sec. XIX. 


Bibliografia Dantesca piemontese. — Nella bella A/iscellanea di studi Danteschi, che 
col titolo Nante e 12 Piemonte ha pubblicato la R. Accademia delle scienze di Torino, a com- 
memorare il VI Centenario della morte di Dante (Torino, Bocca, 1922; pagg. 647, in.8 gr.), 
tiene un posto considerevole (insieme a saggi di C. Calcaterra, E. Passamonti e F, Bar- 
bieri sugli studi danteschi di V. Gioberti e di Cesare Balbo), un Suggio di dibliografia dan- 
fesca per gli antichi Stati Sabaudi, dovuto a Luigi Negri (pp. 425-647). L'autore si è proposto 
di comprendere nel suo lavoro: 1° ciò che sull’Alighierì fu scritto o stampato da Piemontesi, 
Liguri e Sardi; 2° ciò che sull’A. fu scritto o stampato negli Stati di Savoia ; 3° ciò che fu 
scritto o stampato a commento dei passi delle opere di Dante relativi a luoghi o persone 


NOTIZIE 187 
il ici pula a gus lore sal oiia li» sai alii 
degli antichi Stati sardi. Il disegno è buono, sebbene forse suscettibile di qualche riserva ; 
ma nell’attuarlo, l’autore, anziché attenersi alla partizione accennata, ed agevolarla con op- 
portune sottoclassi, ha diviso tutto il materiale in due grandi sezioni : I. Opere di Dante ; 
II. Bibliografia della critica, ordinando la prima cronologicamente, e la seconda alfabetica- 
mente per autori; per modo che la partizione topografica (che pure era stata accolta giusta. 
mente nel piano del lavoro) scompare totalmente. Ciò dà luogo a raccostamenti strani, di cui 
il lettore non riesce sempre, o subito, a rendersi conto. Sarebbero poi tornati assai utili, la 
numerazione progressiva degli articoli, che manca, e un Indice dei nomi e delle materie: 
sopra tutto dei soggetti danteschi. Del resto, il meritorio lavoro del N. è fatto con molta di- 
ligenza, e fa onore all’ottima scuola da cui esce il giovane autore. 


Cronologia del Melodramma. — L'autore del Afonileur des Dates e della Bibliopraphie 
biographigue universelle, Edoardo-Maria Oettinger, compilò anche un [erzeichnis aller 
Opern von 1752 bis 1868, chronologisch geordnet, nach dem Tage thver ersten Auffithrune, il 
quale però (per quanto ci consta) non fu mai pubblicato. Uno studioso belga, Ludovic Blareau, 
che nelle Memorie dell’Accademia di Bruxelles ha presentato, sino dal 1912, ed ora pubblica 
un'importante monografia sul Melodramma, specialmente in Italia, dalle origini sino all’Or/e0 
di Gluck (Zfistoire de la création et du développement du Drame musical, particulièrement en 
Italie, depuis l’ « Erudice » de Peri jusqu'à 1° « Orfeo » de Gluck, in Mimoires de l Acad. Royale 
de Belgique Classe des Beaux-Arts. Collection in-8, tom. II, fasc. 3°, pagg. 1-391), ci offre, nella 
seconda parte del suo lavoro, un prospetto cronologico, anche più compiuto, di tutti i Melo- 
drammi composti e rappresentati dal principio del sec. XVII sin oltre !a metà del XVIII, in- 
dicando per ognuno la data e il luogo di composizione ; il genere — opera italiana (tedesca, 
inglese, spagnuola, francese, ecc.) ; dramma pastorale ; alleguria o favola drammatica ; dramma 
lirico; dramma sacro ; pastorale, ecc. —, il titolo, l’autore, il compositore, il luogo e la data 
della prima rappresentazione (Supf/ément chronologique concernant le Drame musical de 1600 
à 1762; pagg. 193-389). 


Bibliografia Geografica. — Una delle più utili bibliografie scientifiche promosse dalla 
Francia era la 8bliographie géographique annuelle, che veniva pubblicata periodicamente nelle 
Annales de Géographie, sotto la direzione, prima di Louis Ravaneau (1893-1912), poi di 
Elicio Colin (1913 sgg.). Essa era giunta, prima della guerra, all'annata XXIII-XXIV, che 
comprendeva gli a. 1913-14. Rimasta interrotta, come tant’altre consimili, ne è stata assicu- 
rata la ripresa da una nuova organizzazione ora sorta : l'Associazione dei Geografi francesi, la 
quale si è anzitutto preoccupata della necessità di colmare la lacuna, causata dalla guerra, 
pubblicando la AXIT*-VAZX\€ 2ibliooraphie Géographigne » 1915-1919, fatsant suite d la ‘ Bi- 
bliographie Géographique annuelle’ des ‘ Annales de Géographie', pubiiée sous la direction de 
Elicio Colin. Paris, A. Colin, 1921; pagg. 450, in-8 (fr. 35-). Il volume ora apparso regi- 
stra, o analizza, c. 4000 lavori geografici, distribuiti sotto 1931 numeri. Chiude l’opera un in- 
dice alfabetico. Anche le bibliografie annuali precedenti (ad eccezione di quella del 1896, esau- 
rita) sono in vendita, al prezzo di fr. 15 ciascuna. 


Bibliografia di Storia delle Religioni. — Leggiamo nell’ /fa/ia che scrive, a. V (1922), 
n. 2 (febbraio), pag. 32: « Raffaele Pettazzoni della R. Università di Bologna è stato in- 
caricato dal prof. Carlo Clemen dell’ Università di Bonn, di redigere la ‘ Bibliografia di 
Storia delle Religioni », la quale si pubblica a Lipsia a cura di quell’ Istituto di Storia com- 
parata delle Religioni, e di assumere per il detto Istituto l'ufficio di corrispondenza per tutto 
ciò che riguarda le pubblicazioni storico-religiose italiane. Gli editori e gli autori italiani fa- 
ranno perciò cosa utile a loro stessi inviando le loro pubblicazioni al suddetto corrispondente, 
I quale è stato autorizzato a tener conto anche di ciò che si è pubblicato negli anni trascorsi, 
risalendo fino al 1914 ». La bibliografia a cui accenna la geniale rivista del Formiggini è: 


La Bibliofia, anno XXIV, dispensa 485% 20 


158 NOTIZIE 


nn e A [2 +—_—_T —__- mr i fiiiiiunùùò—uo_ n € rete ue ci e ii Set Soa 


Religionsgeschichtliche Bibliographie, im Anschluss an d. ‘ Archiv f. Religionswissenschaft”, 
mit Unterstittzung von CARL BeZzoLD »“. a. in Verbindung mit OskAaR BANHOFER %. a. àrsg. 
von CARL CLEMEN. Jahrgang I-VI: Literatur der Jahre 1914-1919. Leipzig, B. G. Teubner, 
1917-1920 ; parti 5, in-8, 


Catalogo dei manoscritti di Alchimia. — Fra le imprese letterarie della ‘ Unione Ac- 
cademica Internazionale ’ di recente istituita, vi è pure (come è noto) la formazione e pubbli- 
cazione di un Catalogo generale dei manoscritti contenenti trattati alchimistici, esistenti in nu- 
mero considerevole in tutte le biblioteche, ed in tutte le lingue : greci, latini, orientali. Nel- 
l'adunanza della U. A. I. che ha avuto luogo presso l’Académie Royale di Bruxelles dal 26 
al 28 maggio 1921, ha riferito sullo stato dei lavori preparatorii e in corso, il ch. ellenista 
prof. Joseph Bidez, nome simpaticamente noto anche in Italia, e che ha avuto di recente 
(1920) l'onore di vedere premiato col premio decennale di Filologia di fr. 5000 dell’Accademia 
di Bruxelies la propria edizione critica della ‘ Storia ecclesiastica ’ di Filostorgio. Per ciò che 
riguarda i manoscritti greci, è già compiuto il Catalogo dei codici inglesi, a cura di Dorothea 
Waley Singer, colla collaborazione di Annie Anderson e di William Anderson, e 
presto ne sarà incominciata la stampa; come è pure già compiuta la descrizione dei codici 
Vaticani e delle biblioteche di Firenze, a cura della signora Hammer Jensen, Ma conside- 
rata la loro importanza, la serie incomincerà col Catalogo dei codici Marciani e Parigini: de- 
scritti i primi dal Lagerkrantz, gli altri da Henri Lebègue dell’École des hautes études 
di Parigi. Dal canto suo, Frantz Cumont ha messo a disposizione del Comitato esecutivo 
— composto dello stesso Cumont, di ].-L. Heiberg e di |. Bidez — la descrizione di 
un voluminoso codice parigino (gr. 2419), contenente molti testi alchimistici; e 1’ Heiberg ha 
ottenuto dalla fondazione danese ‘Rask-Orsted ’ tre sovvenzioni annuali, di 3000 corone da- 
nesi ciascuna. — Anche pei mss. latini il lavoro è avviato, ed è già compiuta la descrizione 
dei manoscritti inglesi, redatto dalla stessa signora D. Waley Singer, e riveduto dal 
Heiberg; e si porrà mano alla stampa anche di questa sezione non appena avranno potuto 
raccogliersi i fondi necessari. L’interessante relazione del prof. ]. Bidez può leggersi nel 
Bulletin de la CI. des Lettres [de] l’Acad. Royale de Belgique, a. 1921, n. 6, pagg. 252-53. 


Bibliografia Chimica. — Col concorso della ‘ Deutsche Bunsengesellschaft ’, del ‘ Ve- 
rein zur Wahrung der Interessen der chemischen Industrie’, del ‘ Verein Deutscher Che- 
miker ?, della ‘ Deutsche Bilcherei’ e della ‘ Deutsche Chemische Gesellschaft’, si è posto 
mano a Lipsia, col gennaio 1922, alla pubblicazione periodica di una //b/iografhia Chimica. 
Internatronaler Literatur-Anzetzer fiir Chemie, Chemische Technologie u. alle Grenzgebiete, di 
cui sono già apparsi i primi due numeri (gennaio e febbraio 1922; pagg. 1-60, in-8). Codesto 
bollettino bibliografico — come il titolo dichiara — comprende non soltanto le pubblicazioni 
tedesche, ma anche quelle straniere, in fascicoli mensili di circa 32 pagg., ove tutte le pub- 
blicazioni e gli articoli di Chimica pura e applicata (compresevi le scienze affini) vengono re- 
gistrate sistematicamente. La 2i5liogeraphia Chimica comprende pure recensioni bibliografiche 
delle opere più importanti, ed ha una rubrica di ‘ Offerte e Domande ’, che molto agevolerà 
la vendita e l’acquisto di opere e riviste chimiche, alle condizioni più vantaggiose. — Il prezzo 
di abbonamento è di M. 50, per la Germania, L. 50 per l’ Italia, fr. 28 per la Francia, sh. to 
per l'Inghilterra, ecc. Le domande debbono essere rivolte al ‘ Verlag Chemie ’, Nùrnber- 
gerstrasse, 48, Leipzig. 


Donne bibliofobe e bibliofile. 


o meglio nome abbreviato, di Albert Cimochowski, letterato e pubblicista parigino, redat- 


Albert Cim è (come è noto) pseudonimo letterario, 


tore del Radica/, bibliotecario del Ministero delle Poste e Telegrafi, autore di un curioso libro 
Mystifications littéraires et thédtrales (1914), in cui compaiono, fra altri, tra i nmiistificatori, 
Voltaire, Chateavbriand, P.-L. Courier, Mérimée, Balzac; e tra i mistificati, Molière, Mar- 


NOTIZIE 159 
montel, Restif de la Bretonne, Champollion, ecc. Da un libro, anche più recente, dello stesso 
autore, Les femmes et les livres, è piaciuto ad un redattore del Zouquiniste francais (a. II], 
n. 9 [25 febbraio 1922], pagg. 1-2) di trar fuori proprio le citazioni che rappresentano le donne 
come naturali nemiche dei libri. Più giusto sarebbe forse definirle nemiche di cerfi libri; e 
nessuno potrebbe sentenziare che in ciò esse non abbiano almeno una parte di ragione. Sino 
dal sec. XIV, Richard de Bury, autore del /P%:/06:5/on (che è stato di recente ripubblicato 
dal compianto Marco Besso in una traduzione italiana, e da J. Pin y Soler in una traduzione 
catalana), faceva pronunziare ai libri stessi una violenta requisitoria contro le donne, chiaman- 
dole ‘ bestie implacabili ’, che appena scorgono in un cantuccio un libro, pietosamente co- 
perto da un ragnatelo, lo strappano al suo rifugio colmandolo di vituperî, accusandolo di 
ingombrare senza alcuna utilità i mobili della casa. Octave Uzanne, il brillante autore delle 
Farisiennes de ce femfs e del curioso libro Za /ocomotion è travers les temfs, premiato dal- 
l'Accademia francese, pretende « qu'il y a inimitié d’instinct entre la femme et le livre, et que 
la femme la plus affinée sentira toujours dans ‘l’affreux bouquin’ un rival puissant qui se 
dresse comme une impénétrable muraille entre elle et l’homme.... De quel ton pitoyable elle 
dira: ‘ Mon mari! je le vois si peu! Il vit fourré dans ses livres’. Ou encore: ‘Si je le 
laissais faire, il mettrait ses bouquins jusque dans mon salon ». — Non meno severo è René 
Vallery-Radot, l’autore della Vila di Pasteur, che non esita a chiamare le donne addirittura 
‘ anti-bibliofile ?. Ma l’aneddoto più curioso è quello che riferisce il Cim a proposito della 
ballerina Bigottini, ammirata da Napoleone. Questi aveva dato ordine al gran mastro del- 
I’ Università, Fontane, di inviare, a suo nome, un dono alla vezzosa danzatrice, Il dabben 
uomo ebbe la curiosa idea di farle omaggio di una collezione di classici superbamenje rile- 
gata. Napoleone, curioso di sapere quale accoglienza avesse ricevuto il suo omaggio, le chiese 
un giorno se ne fosse stata contenta. « Pas trop, Sire (essa rispose). Il m’a payé en 4ivres, 
J'aurais préféré en /rancs! ». 

Aneddoti analoghi racconta contemporaneamente, in altra rivista, un altro scrittore fran- 
cese, A. de Bersaucourt, Cé/ibat et bibliophilie (in Les Marges, tom. XXIV, n. 96 [15 giu- 
gno 1922], pagg. 83-88), mia osserva giustamente che se in Francia si mormora talvolta contro 
le donne bibliofobe, non mancano esempi (specie per il passato) di donne, che in un paese 
di sì raffinata cultura, quale è la Francia, sono state vere e‘ proprie bibliofile ; e per queste 
basta rinviare ai due bei volumi di ERNEST QUENTIN-BAUCHARD, Les femmes bibliophiles de 
France: XVIe, XVII et XVIII siècle (Paris, 1886); e al rarissimo volumetto di JEAN Gay, 
Quelques femmes bibliophiles: notes sur des collections de livres possédées par des femmes 
(Bordighère, 1875). « M. Quentin-Bauchart (scrive il de B.) a passé là en revue toutes les fem- 
mes bibliophiles qui ont laissé un nom aux XVIe, XVII: et XVIII siècles, les Louise de Sa- 
voie, les Marguerite d’Angouléme, les Anne de Polignac, les M.me da Chamillart, les M.me de 
Verrier, les comtesses de Provence et d’Artois, et vingt, trente, quarante autres. Or, que cons- 
tatons nous? Nous observons que plusieurs de ces belles coilectionneuses ont eu au moins le 
mérite de nous laisser de véritables bibliothèques, non un ensemble de livres galamment ha- 
billés, et nous observons aussi que l’histoire de la décoration intérieure et extérieure du livre 
varie et se renouvelle au gré du goùt de chacune des grandes dames bibliophiles. Marguerite 
d’Angoulème, par exemple, gràce à son influence, nous vaut des manuscrits d’une délica- 
tesse et d’une perfection incomparables. Diane de Poitiers suspend l’imitation des maitres 
italiens qui, jusqu’à elle, ont été nos initiateurs et nos modeéles, et, sous son impulsion, l'art 
de la reliure revét une physionomie neuve, une personnalité propre. Marguerite de Valois, à 
son tour, féminise le goùt et substitue aux liteaux, aux filets croisés, aux arabesques, des 
couronnes de feuillage symétriques où domine naturellement la marguerite. Marie de Médicis, 
plus simple, exige des dorures composées d’un semis, où son chiffre et les fleurs de lis alter. 
nent et se reproduisent à intervalles égaux. Anne d’Autriche marque une nouvelle transforma- 
tion; elle revèle et encourage Le Gascon et lui demande, au lieu des semis monotones et 


160 NOTIZIE 


des lourds encadrements de ses prédécesseurs, de simples filets droits, des courbes aux coins 
pontillis, ces entrelacs à compartiments, qui nous enchantent. La severe M.me de Maintenon, 
elle, refuse l'éclat des ors et des dentelles et se contente pour ses reliures jansénistes d’un 
double filet aux angles. Heureusement, au siècle suivant, la reine Marie Leczinska fait naître 
la dynastie des Pasdeloup et les mosaiques, les dorures de rutiler et de chanter de nouveau, 
Mesdames de France, Adélaide, Victoria et M.,2* Sophie adoptent chacune une couleur de 
maroquin spéciale, et Deròme s’emploie a les satisfaire. Marie-Antoinette confie ses livres è 
Blaizot qui les décore des armes de France et d’Autriche accolées ». 

Tutto ciò per il passato; e per un passato abbastanza remoto. Ma ora? Conchiude me- 
lanconicamente il de B.: « Il y a eu des femmes bibliophiles ; oui, et il en reste quelques 
unes, à n’en pas douter; mais si M. Quentin-Bauchart avait a recommencer son livre pour la 
période moilerne, il n'aurait pas besoin de publier deux volumes in-8. Une plaquette de vingt 


pages suffirait » ! 


Bibliografia di Ettore Stampini. — In occasione del 40° anno d’insegnamento del 
prof. Ettore Stampini dell’ Università di Torino, direttore della Aivisla di filologia e di 
istruzione classica, discepoli, colleghi, amici, ammiratori hanno — secondo la gentile consue- 
tudine che si è andata in questi ultimi anni sempre più diffondendo anche fra noi — raccolto 
e pubblicato una A/iscellanea di studi critici in onore di Ettore Stampini. Torino-Genova, 
S. Lattes & C., 1921 [nell' interno : 1920], in-8. Vi hanno collaborato quasi tutti i più noti ed 
autorevoli filologi e latinisti nostri, alcuni dei quali già suoi allievi, ora colleghi: P. Ducati, 
C. O. Zuretti, E. Cocchia, R. Sabbadini, F. Calonghi, N. Festa, V. Ussani, 
A. Taccone, C. Cessi, A. Calderini, G. De Sanctis, P. Rasi, A. Beltrami, L. Val. 
maggi, ecc.; ed una recensione dell’ importante volume, dovuta a Giacomo Giri, può ve- 
dersi nella A/vista di filol. e di istruz. classica, a. L, fasc. 1° (gennaio 1922), pagg. 81-84. 
A noi qui giova ricordare l’elenco delle pubblicazioni del valoroso e operoso professore tori- 
nese ; il quale elenco, colla oggettiva eloquenza dei titoli, riassume in ben undici pagine 
di minuto carattere la produzione filologica e umanistica dello St., dal gennaio 1879 al 
luglio 1920. 


Bibliografia di Domenico. Majocchi. — Nel 1914 si costituiva in Bologna un Comi- 
tato allo scopo di tributare particolari onoranze all’ illustre sifilografo comm. Domenico 
Majocchi, che nell’anno seguente avrebbe compiuto il 35° anno d’ insegnamento. Sopravve- 
nuta la guerra, e intralciate le comunicazioni col mondo scientifico europeo, che non poteva 
rimanere estraneo a una si geniale festa della scienza, fu deciso di festeggiare, invece, la ri- 
correnza del 40° anno, che si compiva nel 1920. Il 6 giugno di questo anno fu infatti, a cura 
di un Comitato composto del ff. di Sindaco di Bologna, del Rettore dell’ Università e di altre 
notabilità, presentata all’ insigne e venerando scienziato, nell’aula maggiore dell’Archiginnasio, 
una medaglia d’oro, per la quale sottoscrissero o aderirono oltre 400 personalità o società 
scientifiche ; e si fece coincidere la cerimonia colla XVII Riunione della Società Italiana di 
Dermatologia e Sifilografia, la quale ebbe luogo appunto in Bologna nei giorni 5-7 giugno 
1920. Ora è stato» pubblicato il volume contenente gli Atti della Riunione (Diciasseltesima 
Riunione d. Società Ital. di Dermatologia e Sifilografia, tenuta in Bologna nei giorni 5, 6 e 7 
giugno 1920. Processi verbali delle sedute. Giubileo di D. AMajocchi. Faenza, tip. Sociale, 
1921; pagg. 666, in-$), nel quale trovasi pure, oltre un ritratto del festeggiato, l’elenco delle 
sue Pubblicazioni (pagg. 45-54), in numero di 128, dal-1878 al 1920. Adornano il volume, oltre 
molte tavole e illustrazioni di carattere scientifico, il facsimile del verbale di consegna della 
medaglia, e la /(0iproduzione della pergamena offerta dagli studenti, con fregio riccamente 
miniato. 


Bibliografia di Giovanni Verga. — Il bollettino / Libri del giorno della casa Treves 
di Milano pubblica (a. V, n. 2 [febbraio 1922], pagg. 62-64) una necrologia del romanziere e 


°_—<—— EEeEnzsz. LR; : JR oeeìî!î1%£]—-=”“"EîÎÉSiÌ.—..»,h)WW:(IiEee 


NOTIZIE 151 


novelliere siciliano, Giovanni Verga, spentosi più che ottuagenario a Catania il 27 gen- 
naio 1922. Il cenno necrologico è dovuto a Valentino Piccoli, il quale lo fa utilmente 
seguire da una £/b/iografia del V.: cioè, tanto degli .Scrillî di G. V. a stampa (1861-1914), 
quanto degli Scri//i intorno al V. 


Una ricca collezione di edizioni Aldine è stata posta in vendita dalla libreria Gustav 
Fock di Lipsia. Il catalogo che questa ne ha pubblicato comprende sor numeri, ed è preceduto 
da una notizia bibliografica del dott. Karl Boysen, già direttore della Biblioteca Universita- 
ria di Lipsia (20/totheca Aldina. Eine Sammlung von mehr als 500 Dyrucken des Aldus Ma- 
nufius u. seiner Nachfolger ; mit ciner Vorrede von Geh.-Rat un. D.r phil. C. BovseEn. Leip- 
zig, Buchhandlung G. Fock, [1922]; pagg. 48, in‘8). La collezione fu, per la maggior parte, 
formata in Inghilterra, fra il 1870 e il 1880, dal co. Ludwig von der Pahlen, di famiglia delle 
province baltiche, oriunda svedese; e circa una ventina di volumi conservano le legature 
colle armi ed il nome del proprietario. Alcuni poi lasciano intravvedere anche provenienze più 
remote, e specialmente della seconda metà del sec. XVI; come, ad es., un paio di volumi 
recanti l’ex dibris spagnuolo: ‘J. Gomez de la Cortina et amicorum’. — I Sor numeri 
eompresi nel catalogo contengono 523 opere, mentre parecchi numeri abbracciano più volumi. 
Il Boysen non ha potuto fare un riscontro colle grandi collezioni aldine di Parigi e di Lon- 
dra; ma alla sola Biblioteca Universitaria di Lipsia mancano ben 326 numeri della raccolta 
Pahlen. Ad ogni modo questa raccolta abbraccia oltre la metà della intera produzione tipo- 
grafica dei Manuzi, e contiene non meno di 153 opere del periodo 1494-1515, ossia delle 
stampe di Aldo seniore; e per 28 di queste il Renouard ne nega l’esistenza, per 4 le tiene 
di nessun valore, e per 3 le riguarda come semplici cataloghi di opere pubblicate. Delle ri- 
manenti poi, ben 68 sono segnalate dallo stesso bibliografo francese come ‘ rare ’, ‘ extrème- 


, 


ment rare’, ‘infiniment rare et précieux’. — Fra i pezzi più pregevoli meritano di essere 
ricordati il 7eodoro Gaza ed il 7eocrito del 1495; i Aketores Graeci del 1508-09; il Virgilio 
del 1585, la cui esistenza era stata posta in dubbio dal Renouard; i Zibri fre delle Cose 
de’ Turchi, detti dal Renouard ‘ édition trés-rare et presque inconnue * ; e per bellezza di 


esemplari possono ricordarsi il Commentario ad Aristotele di Alessandro Afrodisiense (n. 38), 
il Virgilio del 1541 (n. 492) e le Zellere di S. Caterina da Siena dell’a. 3500. 


Vendite di manoscritti, incunabuli, edizioni rare. — La casa Joseph Baer & C.o di 
Francoforte continua regolarmente la pubblicazione periodica del ZAvank/urler Biicherfreund, 
ben noto agli amatori di libri antichi, e di cui la nostra rivista si è occupata altre volte (cfr. 
Bibliofilia, XXIII, 147-149). Il fasc. 4° dell’a. XIV (1920-21) [N. F., n. III) contiene anzitutto 
un interessante articolo di Konrad Haebler, Veber Brevierdruck der Inkunabelzeit (pagg. 
173-77), in cui dimostra le difficoltà che dovettero incontrare i primi tipografi a comporre libri, 
che dovevano, per chiarezza, presentarsi con differenti caratteri e differenti inchiostri. Sembra 
che i più antichi Breviari sieno stati stampati in Svizzera: certo possediamo un ZBreviarium 
Constantiense, a cui, di mano del rubricatore, fu apposto l’anno 1473, e che quindi non può 
essere posteriore a questa data. Questi antichi Breviari sono in-folio. Quelli invece stampati a 
Marienthal, presso Magonza, sono in-4, ed incominciano col Breviarizm Ifoguntinum del 1474. 
In questo stesso anno si incominciò a stampare anche i primi Breviari in Italia, dove però fu 
preferito il formato in-8, più maneggevole. — Gli Zucunabula Trpographica descritti in questo fa- 
scicolo sono tutti italiani, ed ammontano complessivamente a 123. Ve n’ hanno 75 di Venezia 
(pagg. 179-217), fra cui le più antiche sono 3 di Vindelin da Spira, 2 del Jenson, I del cosi- 
detto ‘ Typographus Basilii ’, 1 di Philippus Petri, ecc. ; 11 di Milano (pagg. 217-224); 2 di 
Napoli (pagg. 224-25), 1 di Ferrara (pagg. 226-27), 6 di Firenze (pagg. 228-31), 4 di Tre- 
viso (pagg. 231-33), 4 di Bologna (pagg. 233-34), 2 di Padova (pagg. 234-35), 4 di Parma 
(pagg. 235-37), 1 di Mantova (pagg. 237-38), 1 di Cremona (pag. 238), 3 di Brescia (pagg. 


sa e tenaci = =an—_——i, în iene 


238-39), 5 di Vicenza (pagg. 239-42), 1 di Cividale (pagg. 242-43), 1 di Chivasso (pagg. 
243-44). Diamo l’indice dei facsimili di xilografie, incifi/, e.xf/licit e caratteri, sparsi nel cata- 
logo: LATTANZIO, Venezia 1472, 1* pag. con fregio xilografico colorato e stemma (pag. 179): 
— S. CIPRIANI, Zpistolae (Vindelin da Spira, 1471), explicit (pag. 179); — Euclipis, Z/e- 
menta (Venezia 1482), 1.2 pag con fregio xilografico (pag. 180); — Vila, Transito e Miracoli 
di S. Girolamo (Venezia, c. 1471), incipit (pag. 182); — THoMAas DE Aquino (Venezia 1478), 
1.2 pag con fregio miniato e stemma (pag. 184); — AVIENUS, Ofwscu/a (Venezia 1488), xilo- 
grafia (pag. 186); — THomas DE Aqvino (Venezia 1482), 1.3 pag. con iniziale e fregio margi- 
nale miniati (pag. 188); — dfissa/e Romanum (Venezia 1484), grande xilografia colorata rap- 
presentante la Crocifissione (pag. 193); — AUGUSTINUS, Ze civifate Dei (Venezia 1489), xilo- 
grafia (pag. 194); — ANGELUS DE CLavasio, Summa Angelica (Venezia 1492) e S. GREGORIUS 
Magnus, ZDialogt (Venezia 1492), xilografia (pag. 196); — ALPHonstus REX CASTELLAE, 7a- 
bulae astronomicae (Venezia 1492), 1.3 pag. (pag. 197); — SALLUSTIUS, Opera (Venezia 1496), 
xilografia (pag. 200), — VALERIUS ProBus, De inlerpretandis Romanorum litteris (Venezia 1499), 
xilografia attribuita a Benedetto Montagna (pag. 203); — SatLustius (Venezia 1500), xilo- 
grafia (pag. 205); — DANTE, col Landino (Venezia 1497), xilografia (pag. 207); — Regu/a 
S. Benedicti (Venezia 1500), xilografia (pag. 209); — ARISTOTELES, gr. (Venezia, Aldo, 1497), 
1.2 pag. (pag. 211); — M. Manitius, Astronomica (Venezia, Aldo, 1499), xilografia (pag. 213); 
— Potifilo (Venezia, Aldo, 1499), xilografia (pag. 214); — PeTRUS REGINALDETUS s. REGI- 
NALDUS, .Speculum finalis retributionis (Venezia 1498), xilografia (pag. 215); — THOMAS DE 
AqQuirno, Comment. in Aristotelem (Venezia 1496), xilografia (pag. 216); — ROBERTUS CARAC- 
cioLus, .Sermones (Milano 1475), dedica al Re di Napoli (pag. 218); — BERNARDINUS DE Bu- 
sTIS, M/ariale (Milano 1493), prologo (pag. 220); — S. BERNARDUS, Sermones (Milano 1495), 
xilografia (pag. 222); — PonTANUS, De asfiratione (Napoli 1481), eaflicit (pag. 224); — 
AurELIUS BIENATUS, Z/egantiarum epilomata (Napoli 1488), explicit (pag. 225); — S. Giro- 
LAMO, Vila et FEpistole volgare (Ferrara 1497), pag. iniziale e xilografie (pagg. 227, 234); — 
ZACHARIAS Litius, De origine et l/audibus scientiarum (Firenze 1496), marca tipografica di 
Piero Pacini da Pescia (pag. 229); — UGo PANCIERA, Z7raftati (Firenze 1492), xilografia 
(pag. 230); — SAVONAROLA, Sermone dell’orazione (Firenze 1495), xilografia (pag. 232); — NI- 
COLAUS DE ORBELLIS s. DORBELLUS, ZExfosilio logicae (Parma 1482). explicit (pag. 237); — 
SAMUEL RABBI, Zpfistola ad KR. Isaac (Vicenza, c. 1476), 1.3 pag. (pag. 241); — S. Isiporo, 
Cronica, volg. (Cividale 1480), explicit (pag. 242); — ANGELUS DE CLavasio, Summa Angelica 
(Chivasso 1486), exf/icit (pag. 244). 

Il 1° fasc. dell’a. XV (1921-22) [N. F., n. IV] è invece per la massima parte consacrato 
a incunabuli stranieri, e particolarmente della Svizzera (pagg. 251-64), della Francia (pagg. 
264-81), dell'Olanda (pagg. 282-88), della Spagna (pagg. 288-92) e della Germania (pagg. 
292-300) ; ma contiene notizie di paleotipi che interessano anche i bibliografi e bibliofili ita- 
liani. In un articolo proemiale (come di consueto) Leo Baer, Cndeschriedbene Inkunabdeln 
(pagg. 245-50), descrive 14 incunabuli, che mancano anche ai repertorii più recenti, quali il 
RFICHLING, il Catalogo del British Museum, i A'acktrage zu HAIN°S Rep. biblgy. e gli Linblatt. 
drucke des 15. Jahrhunderts pubblicati dalla ‘ Kommission fùr den Gesamtkatalog der Wiegen- 
drucke ’ (1910, 1914). Tre di questi provengono da vecchie rilegature, e possono quindi riguar- 
darsi come unici. Li accenniamo sommariamente : Deutscher Almanachk auf das Jahr 1485 
(Mùnchen 1484) ; 2. Ars Nofariatus, s. n. t. (Colonia, c. 1500); 3. «Aucloritfates et proposttiones 
quamplurimoruin fphilosophorum, s. n. t. (Vicenza, Philippus Albinus, 1477); 4. BARTHOLO- 
MAEUS COLONIENSIS, Zpisto/a mythologica, s. n. t.(Daventriae 1489); 5. S. BERNARDUS, Seplem 
psalmi Virginis Mariae, s. n. t. (c. 1493); 6. AnprEAS Corvus Mirandulensis, Ckiromantia, 
s. n. t. (Lugduni, c. 1498), con dedica a Gio. Francesco Gonzaga marchese di Mantova; 
7. Fagifacetus (Lipsia 1498); 8. Jo. GERSON, De cognitione castitatis, s. n. t. (Basileae, c. 1488); 
9. Hymni et Sequentiae, cum inlerpretatione HEKMANNI TORRENTINI, S. n. t. (Deventer, c, 1490); 


NOTIZIE 163 
10. Passio secundum legem debet mori, s. |. ed a. (Rouen, c. 1499); 11. FRANC. PETRARCHA, 
Psalmi confessionales, s. n. t. (Deventer, c. 1494). Inoltre, nell’Appendice, sono descritti altri 
quattro incunabuli italiani: ALCHABITIUS, Libel//us isagogicus. Venezia, E. Ratdolt, 1485; ARi- 
STOPHANES, Comoedtae novem. Venezia, Aldo, 1498; FLavius JosEPHus, Opera latina. Verona, 
P. Maufer, 1480; A. GELLIUS, Noctes Atticae. Brixiae, Boninus de Boninis, 1485. Chiudono il 
fascicolo vari indici (delle date, dei luoghi di stampa, dei tipografi e editori, delle corrispon- 
denze coi repertorii del Hain, Copinger, ecc.; e degli autori e titoli). 

Per la bibliografia e la storia della medicina, può ricordarsi il Kafa/og N.” 6 del Buck 
u. Kunstantiquariat D.r Ignaz Schwarz (Wien, I, Habsburgergasse, 3). Wien 1922; pagg. 
146, in-8, comprendente : Geschichte der Medizin,; Alte Medizin, 15 bis Mitte des 19. Jahr- 
hunderts; Portràts von Aerzten; OMedizinische Darstellungen; ‘| Ex-libris” von Aerzien ; 
Ansichten von Bade- u. Kurorten; Autographen beriihmier Aerzie (tutti moderni, e per la mag- 
gior parte tedeschi); UrAundliches zur Geschichte der Medizin; — e il Aatalog Nv 143 di 
Gilhofer & Ranschburg (Ate Medicin. Old Medical Books: Bilcher u. Bilder zur Geschichte 
der Medizin u. threr Hilfswissenschaften). Wien (Bognergasse, 2), 1922; pagg. 92, in-8, di- 
sposto in unico ordine alfabetico per autori e per materie (‘ Aberglaube ’, ‘ Alkohol’, ‘ Ana- 
’, ‘ Anthropologie ’, ecc.), e contenente pregevoli edizioni del sec. XVI, come, ad es.: 
ALB. DURERI, De Symmetria partium. Norimbergae 1534 (n. 40); ANDR. VESALIUS, De Aumani 
corporis fabrica. Basileae 1543 (n. 62); GEORG BARTISCH, OfàAthalmologeia, das ist Augendienst. 
Dresden 1583 (n. 148): Io. DE KETHAM, Zasciculo de medicina (in volgare). Venetia, Cesare 


tomie 


Arrivabene, 1522 (n. 656); Macer FLoriDUus, De virtultibus herbarum, cum comment. GUERO- 
aLDI. Paris 1512 c. (n. 739); JOH. INDAGINE [von HacEn], Die Aunst der Chiromantzey. 
Strassburg 1523 (n. 916), ecc.; ed anche del sec. XV: Zorlus sanitatis, vf teulsch cin gart 
der gesuntheit. — Mainz, P. Schòffer, 1485 (n. 725). Anche in questo catalogo v’ hanno .4erzie- 
Portrdts (pagg. 78-91), fra cui alcuni italiani: U. Aldrovandi, Gir. Cardano, M. Ficino, Ant. 
Scarpa, ecc. 

Alcuni incunabuli (per lo più tedeschi) e qualche miniatura sono pure indicati nell’4x- 
tiquariats-Katalog N.” 92 di Oskar Gerschel (Stuttgart): A/le Drucke, Inkunabeln nu. Minia- 
turen (September 1921); pagg. 112, in-8. Degli incunabuli i più pregevoli sono il .Missale 
Cracoviense. Moguntiae, Petrus Schéffer, 1487 (M. 16.000), e AEsopPus, as /eben des hochbe- 
rihmien fabellichters EsoPI auss kriechischen zungen in latein durch RiMiciuM gemacktet. 
Augsburg 1479 c. (M. 10.000); Die Neunte Deutsche Bibel. Niùrnberg, Anton Koberger, 1483 
(M. 10.000); JOHANNES AB. VINCELLENSIS, Sermones de tempore et de sanctis. Strassburg c. 1487 
(M. 5000); ed in una miscellanea : ZDia/ogus inter clericum et snilitem super dignitate papali el 
regia; De nativitate et imoribus Antichristi. Kéln c. 1490; DOM. CAPRANICA, .Specwl/wm artis 
bene moriendi. Kéòln c. 1495; GERHARDUS DE VLIEDERHOVEN, Cordiale quattuor novissimorum. 
Kéln 1492, ecc. — Le miniature sono (secondo il vandalico sistema) ritagliate da ZLivres 
d'heures francesi del sec. XV-XVI, e rappresentano l’arcangelo S. Michele, la Circoncisione di 
N. S., le iniziali ? e Q con fregi marginali, ecc. 

La libreria Oskar Rauthe di Berlino-Friedenau ha posto in vendita un considerevole 
numero di autografi, per la maggior parte dei sec. XVIII e XIX, molti dei quali proven- 
gono dalla corrispondenza letterario-teatrale del direttore del Hofburgtheater, Schlenther: 
Autographen wissenschaftlichen, kiinstlerischen, literarhistovrischen, militàrischen u. famuiltien- 
geschichtlichen Inhalts. Buch- u. Kunstantiquariat Oskar Rauthe [Verzeichnis 94]. Berlin-Frie- 
denau, 1921; pagg. 88, in-8. Fra una grande prevalenza di nomi stranieri, e particolarmente 
tedeschi, troviamo pure alcuni nomi italiani : Stefano Arteaga [1791] (n. 66); Girolamo Baia- 
monti, giurista [1813] (n. 92); princ. Francesco Barberini [1827] (n. 96); princ. Baldassarre 
Boncompagni [1885] (n. 305-06); co. Borghese [1884] (n. 311); Luigi Canina [1843] (n. 427); 
Maria Luigi Cherubini [1828] (n. 458); card. Cosimo de’ Corsi [1836-44) (n. 486); card. C. 
Falconieri [1845] (n. 671); Gaetano Gaspari (1833] (n. Sor); card. Luigi Lambruschini 


164 NOTIZIE 


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[1850] (n. 1448); Pompeo Litta [1827] (n. 1586); Giacomo Lumbroso [1905] (n. 1609); Cri- 
stoforo Madruzzo [1557] (n. 1670]; Angelo Mai [1845] (n. 1676); Battista Mancini [1768] 
(n. 1694); co. Camillo Marcolini [1791] (n. 1714); Giuseppe Mazzini [s. d.] (n. 1759); Al- 
berto Mazzuccato [1854] (n. 1760); Anna Maria Franc. Medici [1699] (n. 1769); Alessandro 
Minutoli [1848] (n. 1842); Saverio Mercadante [1843-59] (n. 1948-49); Pelagio Palagi 
[1827] (n. 2089); Gio. Battista De Rossi [1870] (n. 2473]; Pellegrino Rossi [1827] (n. 2477); 
P. Savi, botanico [1827] (n. 2564); Gasp. Luigi Spontini [s. d.] (n. 2932); bar. C. Strozzi 
[1753] (n. 3028); I. G. Zuccarini, botanico [1844] (n. 3562). — Vi ha poi, manoscritta, una 
traduzione tedesca della /7ora di Gio. Battista Ferrari da Siena (1584-1655), preparata per 
la stampa in una bellissima copia calligrafica di 738 pagg. di testo con XXXIV tavv. a colori, 
prima della morte dell’autore (1652), e non mai pubblicata (n. 695). E v’hanno parecchi nomi, 
non italiani, ma che possono interessare i nostri studiosi: Federico il Grande (n. 762), 
Gervinus (n. 842), Giesebrecht (n. 850), Gregorovius (n. 922-924), Jacopo Grimm 
(n. 933-934), Enrico Leo (n. 1503-04), G. E. Lessing (n. 1519), Metternich (n. 1797), 
Meyerbeer (n. 1816-17), Mozart (n. 1887-88), Mommsen (n. 1860), Niebuhr (n. 1986), 
Petzholdt (n. 2128), Ritschil (n. 2407), Sainte-Beuve (n. 2528), Schnorr von Carolsfeld 
(n. 2707-09), Sybel (n. 3050), Wieland (n. 3410), Fichte (n. 3603), Goethe (n. 3616), ecc. 


Bibliografia di Pier de’ Crescenzi. — Il direttore della R. Stazione sperimentale di 
Agrumicoltura e Frutticoltura in Acireale, Luigi Savastano, ha pubblicato in occasione del 
recente VI centenario della morte di Pier de’ Crescenzi, un Condiduto allo studio critico degli 
Scrittori agrari italici: Pietro dei Crescenzi, inserito nel vol. V (1919-21) degli Annali della 
R. Stazione sperimentale predetta, e divulgato anche a parte (Acireale, tip. Orario delle Fer- 
rovie, 1922; pagg. 132, in-8, c. facs.). Sebbene egli si professi semplice ‘ agricoltore ’ 
(pag. 104), e non bibliografo — ed appunto per tale sua qualità egli ha recato nell'argomento 
una competenza sicura; — pure non ha trascurato il lato bibliografico del soggetto, ed ha fatto 
ricerche estesissime, cosî dei manoscritti, come delle edizioni e traduzioni del trattato agro- 
momico del Crescenzi (al quale il S. vorrebbe restituire il titolo originario di Liber cullur 
rri5) nelle biblioteche di tutto il mondo, condensandone i risultati nelle copiose NAofe, che 
occupano buona parte del volume (pagg. 69-129). Ivi egli offre un Confronto di un brano del 
‘ Liber” nelle traduzioni (pagg. 85-87), reca i Zvontespizii di talune edizioni del ‘ Liber 
(pagg. 87-90), notizie sulle traduzioni francesi (pagg. 91-96), l’/udice dei manoscritti (pagg. 100- 
103), degli /ueunabduli (pagg. 104-06), delle Adizioni comuni dal 1501 ad oggi (pagg. 106-08), 
I’ /ndice delle edizioni del ‘ Liber” con figure (pag. 109), l'/ndice cronologico delle edizioni del 
‘ Liber” (pagg. 1rt-12), una prefazione (0 meglio illustrazione) inedita di P. M. Paciaudi a un 
cod. parmense del ‘ Liber” (pagg. 114-16); e finalmente la B/60//ografia Crescenziana (pagg. 120-29), 
ossia l’elenco delle opere che trattano del Crescenzi. 

Il ‘ Liber’, composto nel 1305, divulgato per la prima volta per le stampe nel 1471, 
fu diffuso e tradotto in Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia, nei quali paesi tenne per 
tre secoli il primato come trattato di agricoltura, ed ebbe non meno di sessantuna edizioni, 
Il S. ottre in una tavola il facsimile di un cod. latino della Biblioteca Universitaria di Bolo- 
gna, e dell’edizione princeps di Augusta. 

Un Comitato bolognese, già da tempo costituitosi, prepara esso pure un volume di studi 
intorno all’agronomo bolognese — che Filippo Re non esitava a dichiarare, in una sua let- 
tera a Jacopo Morelli, ‘ Patriarca delta moderna Agricoltura italiana’; — e sappiamo che di 
codesto volume farà parte una nuova bibliografia dei codici e delle edizioni, aftidata alle cure 
dei bibliotecari Lodovico Frati e Albano Sorbelli, Ne riparleremo a suo tempo. 


Comm. Leo S. OLSCHKI, Direttore-Proprietario responsabile. 
p 


__-_-- —- — — —__ ———— r———-——-—_—myTrmt_—— 


Settembre 1922 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini. — Firenze. Via del Sole, 4. 


Anno XXIV SETTEMBRE- NOVEMBRE 1922 Dispensa 6*-8* 


La Bibliofilia 


RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 


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Il Poliziano e il Carteromaco dai manoscritti di 
Lodovico Bolognini nella Biblioteca Comunale 
dell’Archiginnasio. 


RA gli storici del diritto nessuno oramai avrebbe pensato 
che un notevole contributo alla migliore e più esatta 
conoscenza della storia delle Pandette fiorentine fosse per 
conseguirsi ai tempi nostri dopo che tanti studi, special- 
mente nel secolo XVIII, della storia del pensiero perlustra- 
rono fin le più lontane e recondite latebre. 

Degli scrittori che trattarono la storia delle Pandette 
fiorentine senza dubbio il più compiuto e diligente, se non il più esatto, risulta 
essere stato l'olandese Enrico Brencmann (1), che si giovò moltissimo degli auto- 
revoli consigli e del valido aiuto offertogli liberalmente dal celebre Anton Maria 
Salvini (2). 

In seguito, tutti quelli che si occuparono dell'argomento, attinsero più o 
meno fedelmente, né giunsero a constatare alcun che di nuovo e di importante 
all'infuori del Bandini. 

Unanimi tutti questi scrittori seguirono il Brencmann, il quale parlando di 
quelli che consultarono le Pandette Fiorentine, dopo aver ricordato l’Abbate Pa- 
lermitano, commentatore delle Decretali scrive (3): Primus vero qui renascente po- 
litiore litteratura adiit serio consuluit et versandi facultatem nactus est, erat Angelus 
Politianus, summi ingenti maximaegue eruditionis homo, 


(1) Confr. Z/istoria Pandectarum, seu Fatum Exemplaris Florentini, Traiecti ad Rhenum, 
“apud Guilielmum Vander Vuater, MDCCXXII. in-4. 

(2) BANDINI A. M., Ragionamento istorico sopra le collazioni delle fiorentine Pandette 
fatte da Angelo Poliziano, Livorno, G. P. Fantechi, MDCCLXII. 


(3) Of. cit., pag. 72. 


La Bidliofilia, anno XXIV, dispensa 6.5 21 


166 | L, SIGHINOLFI 


_r———mm—6T ———————_—_—_——+—+——————r———————<_—=<—___—_—_____—_—_—————————___——_ 


È particolare notissimo, riportato anche dal Bandini, che il Poliziano stesso 
con mal celata ostentazione di fronte agli altri letterati, men fortunati cortigiani 
di lui, magnificava l’invidiata grazia di aver potuto non solo vedere, ma studiare 
e copiare prima e più d'ogni altro a suo piacimento i famosi codici delle Pan- 
dette (1). 

Lo stesso Brencmann, dopo aver ricordato le fortunose vicende del vene- 
rando testo delle Pandette fiorentine, parlando della copia che il Poliziano poté 
trarne per la protezione e il comando di Lorenzo il Magnifico, asserisce che più 
tardi parecchi giureconsulti, come il Bolognini, 1’ Haloander, 1’ A gostini, il Vittori 
e il Torelli, se ne giovarono largamente per le loro opere critiche. 

Al contrario il Panziroli, nell’esaltare i meriti particolari del Bolognini, che 
egli vedeva superiori a quelli di tutti gli altri interpreti di leggi del suo tempo, 
non dubitava di affermare esplicitamente che il giureconsulto bolognese era stato 
« il primo che emendasse e restituisse alla sua vera lezione le Pandette » (2). 

Mentre il Brencmann, sotto l'influenza della tradizionale corrente favore- 
vole a veder sempre il primato degli eruditi fiorentini, abbassava il Bolognini, 
contrapponendogli il Poliziano, il Panziroli, tutto intento a riconoscere che la 
scuola bolognese di giurisprudenza aveva esercitato fin dalle origini del Comune 
un'influenza spontanea e benefica sulla forma e sull'essenza universale del giure, 
confermava a Bologna e al Bolognini il merito della grande opera restauratrice. 

Certo un notevole contributo per indurre gli storici ad attribuire al Poli- 
ziano la priorità del disegno di un'edizione critica delle Pandette fiorentine deve 
aver recato l'affermazione, assai autorevole, di Aldo il vecchio, che nella raris- 
sima edizione del 1498, conservata alla Marucelliana, delle opere del  Poli- 
ziano esclude esser mai stata compiuta, se pur fu appena iniziata (3). 

È probabile cue il Panziroli, anche se conobbe le collazioni delle Pandette 
fiorentine eseguite dal Poliziano, non abbia creduto di dover attribuire un’opera 
specifica di giureconsulto ad un umanista, sia pur grande e glorioso come egli 
era, non potendo riconoscere che il disegno e l’idea di compiere l'edizione critica 
di quel testo fossero più convenienti alla natura del letterato che a quella del 
giurista. 

La presenza a Firenze del venerando e vietato testo giuridico non basta 
per attribuire all'opera di umanisti un criterio e un indirizzo giuridico la cui 
natura è conseguenza immediata di una speciale condizione politica e geografica, 
che al maggior Comune attribui il più antico e glorioso Studio. 

Del resto, ammesso pure che un tale disegno potesse esser stato concepito 
e vagheggiato dal Poliziano, non per questo è lecito supporre che abbia pensato 
di mandarlo ad effetto e ne sia stato impedito soltanto dalla morte, tanto più 


(1) Of. cif., pag. VI nota 3. 

(2) De claris legum interpyr., Lipsiae, Io. Fr. Gled. MDCCXXI, pag. 232. 

(3) Si legge infatti nella Prefazione diretta a Marin Sanudo che « si annos suos vixisset 
et leges ex Pandectis, quae olim Pisanae fuerunt, în prisfinam, quod coeperat facere, lectionem 
restiluisselt, commentariosque in illas, quod praedicabat, non barbare, sed more Romano, et 
doctissime confecisset ». (Confr. BANDINI, of. cif., pag. XXXVIII, n. 1). 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 167 


che, all’ infuori delle collazioni, nessun’altra opera può stimarsi una piccola parte 
del supposto lavoro. 

Le preferenze del Brencmann a favore del famoso umanista della Corte 
Medicea, trassero origine da un preconcetto, comune e tradizionale fra gli storici 
della cultura e del pensiero italiano, che considerano la Toscana e Firenze esser 
sempre stato il centro e l'esponente delle più alte e significative manifestazioni 
della vita comunale e, disconoscendo il valore geografico in rapporto allo sviluppo 
storico del Comune, interrompe e sconvolge la successione logica dei fenomeni 
sociali e giuridici. 

Dopo lo studio del Buonamici (1) intorno alla storia delle Pandette ben 
poco di nuovo e di notevole era stato aggiunto fino ai nostri giorni e oramai 
era accettato da tutti il giudizio, raccolto dal Savigny, riguardo alla parte avuta 
dal Poliziano nella preparazione del testo critico. 

Questa ed altre questioni relative alle Pandette furono da me già discusse 
ampiamente in una memoria recentemente pubblicata per.cura dell’sti/u/o fer /a 
Storia dell’ Università di Bologna (2). 

Maggiore illustrazione bibliografica mi è concesso di poter offrire nella 
Biblio filia con la riproduzione di fac-simili tratti dai manoscritti superstiti del 
giureconsulto bolognese, Lodovico Bolognini ora conservati nella Biblioteca 
Comunale dell’Archiginnasio, e che già appartennero a quella del Convento 
di S. Domenico. 

In quel mio studio, dopo aver ricostruito i momenti più importanti della 
vita di Lodovico Bolognini, si accenna alle circostanze di tempo e di luogo in 
cui venne svolgendosi il disegno di restaurazione critica del testo della legge 
di cui già nel 1490 aveva dato non dubbie prove, valendosi della protezione di 
Lorenzo il Magnifico e degli aiuti di Angelo Poliziano. 

Dalla citata memoria riportiamo le seguenti constatazioni. 

I biografi del Bolognini non accennano alle circostanze né di tempo, né di 
luogo in cui il Re di Francia l’onorò del titolo di suo Consigliere, ma è evidente 
che doveva trattarsi di una solenne occasione e di qualche importante avvenimento. 

In proposito le mie ricerche furono abbastanza fortunate perché mi con- 
dussero alla scoperta di un documento (3) inedito, contenente copia del privilegio 
con cui Carlo VIII, il 4 luglio 1494, da Lione, nominava Lodovico Bolognini suo 
Consigliere, con una nota marginale contemporanea che ne rivela i particolari. 
Per essa apprendiamo che il Bolognini pochi mesi prima aveva dedicata una sua 
opera al Re di Francia in occasione della nascita di Ludovico, suo primogenito,» 
della quale ignoriamo il titolo e il contenuto. 


(1) Poliziano giureconsulto, Pisa, Nistri, 1863. 

(2) Studi e Memorie per la Storia dell’ Università di Bologna, vol. VI, pag. 187-308. 

(3) Archivio di Stato di Bologna, Nobiltà, Titoli, Privilegi, Libro I, Libr. 27 n. 29. 
« Privilegium Consiliariatus pro D. Ludovico Bolognino pro opere eius misso ad regem pro 
ortu primigeniti sui Ludovici ». In considerazione « quam plurimorum servitiorum nobis per 
dictum de Bologninis impensorum et que speramus impendi in futurum eundem magistrum 
Ludovicum in Consiliarium nostrum retinuimus et retineemus per presentes et in aliorum consi- 
liariorum nostrorum consortio tenore presentium agregamus etc. » 


168 L. SIGHINOLFI 


Delle molte opere del Bolognini pubblicate a stampa, ora assai rare, una, 
fra le altre, importante ci rimane intitolata: Zulerprelationes novae, nella quale 
dobbiamo riconoscere l’opera pubblicata in quello stesso anno e che fu presentata 
a Carlo VIII già avviato in Italia per la nota sua impresa. 

In essa il Bolognini raccoglie alcuni de' suoi studi critici, compiuti fino 
al 1494, intorno al testo originale delle Leggi offrendone l'esatta e genuina in- 
terpretazione giuridica in confronto di quella dei più famosi ed accreditati inter- 
preti a cominciare da Baldo e da Bartolo fino a quelli del suo tempo. L’opera 
fu stampata a Bologna pei tipi di Ugone de Rugeriis, X.XIV Kal. Martias, 
MCCCCLXXXXV, e contiene un’epistola diretta al Re Cristianissimo, che il 
Bolognini chiama « Spes et salus unica mundi virtutis eiusque sequatium pro- 
tector ac pater ». Prosegue poi dicendo che la sua venuta in Italia «in hoc 
fausto ac felicissimo tuo ad oras italicas adventu » gli si era mostrata propizia 
l'occasione di consacrare al suo nome « opus novum per me temporibus decursis 
compositum » e non ancora pubblicata, che egli aveva stabilito di non dare in 
luce se non dopo la sua morte; ma che ora pubblicava per perpetuare il ricordo 
del di lui nome ai posteri; onde pregava di accogliere in protezione l’autore e 
tutti i Bolognini, che erano stati insigniti del giglio dai predecessori del re 
francese, 

A noi tuttavia interessa, assai di più che questa dedica, manifesta dichia- 
razione di omaggio e di adesione ai disegni politici del Re Cristianissimo, il 
proemio e il contenuto dell’opera, che in origine avrebbe dovuto rimanere ine- 
dita fino alla morte dell’autore. Non sarà quindi inopportuno il riprodurlo qui 
appresso : 

Prohemium 


« Lectitanti mihi sepenumero, Rex serenissime, innumerabilia antiquorum : 
modernorum: et moderniorum in utroque iure amplissimos commentarios hucusque 
editos et qui quottidie mapis ac magis eduntur et componuntur: Nec non le- 
genti mihi tot apparatus: repetitiones: tractatus: consilia: questiones et dispu- 
tationes innumerabiles : in quibus commentatores sibi invicem in multis sepe 
contrariantur et varii reperiuntur : facile a natura ipsa discentientes iuxta tex. 
in l. item si unus $N fl. ff. de arbitris et in quibus quod dolenter dicimus sibimet 
per sepe repugnant et contradicunt in his vere non audiendi ut l. ubi repu- 
gnantia: ff. de reg. iur. et in 1. i, C. de furtis: Adeo ut ex mole amplissima ac 
intollerabili et contrarietate multiplici iam tam hanc nostram legalem canoni- 
camque sapientiam: Chaos quoddam non ab re appellare posse imo debere cre- 
damus e/c. visum est istorum commentatorum patrum nostrorum preclarissimorum 
post terga more optimi messoris spicas colligendo procedere: et opus hoc novum, 
non dicam singulare nec etiam notabile: quia non tali dignor honore, sed satis 
bonum breveque deo optimo ad hoc bene consentiente componere e/c. In quo 
quidem opere novam interpretationem multosque nostros: imo quasi semper in 
omnibus novos tradidimus drn/ellectus ad omnes leges el etiam ad omnes canones è» nec 
non ad omnes glosas in utroque iure tam pontificio quam civili, ubique: que infinite 
sunt: singulares, 

« Nec non inservimus iura aliqua que ab originalibus pandectarum codicibus 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 169 


ab excelso fiorentino dominio ubi hii sunt summa cum diligentia et studio ha- 
bere curavimus ab omnibus transumpiis codicibus omnino differentia et penitus contraria 
et eliam cum. insertione plurium ad hec omnia fere in omni articulo consiliorum precla- 
rissim. iureconsult. pro ut occasio se obtulit. 

« In quibus legibus omnibus et glosis singularibus pace tantorum excellen- 
tissimorum patrum dixerim aliquando imo sepe ipsimet facientes et appellantes 
eas leges et glosas singulares: deviarunt a vera iurislatorum priscorum mente 
et sententia in his in quibus verum textum et multo magis in his in quibus 
vitiatum et depravatum habuerunt: nec hRabere verum quesiverunt pro ut nos que- 
simus et habuimus diligenti opera el studio nostro ut diximus paulo ante; prout hec 
omnia infra seriose : breviterque complectuntur in hoc opere nostro : in quo pro- 
.gredimur ordine satis aperto brevique sermone; tutoque remige lectores ipsos 
regente cum ipsa: et maxime originali litteratura in calce cuilibet capituli 
apposita et fideliter per me annotata ne quinquaginta libros ff." atque eorum 
omnes amplissimos titulos et codicis in novem libris et postea tribus: et insti- 
tutionum et autenticorum : ac feudorum: nec non decretorum: decretalium : 
sexti libri: et clementinarum qui quidem innumerabiles sunt perquirere habeant 
vel ne multas revolvere cartas prout quottidie contingit mihi: et omnibus ad 
perpetuam cartarum revolutionem deputatis ut brevitati temporis quod nostrum 
est indulgeamus. 

« In quo quidem opere si quid boni erit bonorum omnium datori largito- 
rique deo supremo optimo: Si quid autem inepti prout facile contingere posset 
quia homo sum parvitati ingenii mei atribuemus. Quod opus singularitatum cor- 
reptionem novamque in omnibus decisionibus ac in omnibus decretalibus et le- 
gibus et in omnibus glosis singularibus in toto corpore iuris : et etiam vere litte- 
rature in his legibus: quas ex originalibus habere potuimus inventionem an- 
notationemque appellavimus: Illudque sacratissimo nomini tuo dicavimus, Rex 
Christianissime ac d. d. mi unice, quod inter continuas amplissime gubernationis 
tue tam nostrorum quam exterorum quibus prees curas ac solicitudines quotti- 
dianas aliquando captato ocio legere dignabitur Sacratissima Ma. tua cui me 
iterum atque iterum comendo et que benevaleat diu felix et optati voti: prout 
deum deprecamur: compos fiat. » 

Questo proemio, eccettuate poche varianti, in sostanza è assai simile a 
quelli che troveremo in altri codici manoscritti del Bolognini, come il B. 1417 
e il B. 1567 della Biblioteca Comunale dell’ Archiginnasio, dei quali parleremo 
a lungo in seguito. Ma non sarà inopportuno rilevare subito che in queste /u- 
lerpretationes novae abbiamo una prova manifesta di tutto un vasto e organico 
disegno di restaurazione e di emendazione critica del Corpus iris, cominciato già 
ad eseguire intorno al 1490 e continuato e terminato più tardi in Firenze dieci 
anni dopo, di cui non tennero il dovuto conto gli storici del diritto, né i bio- 
grafi del Bolognini. 

Il Fantuzzi, di solito diligente e circospetto, non avvisò l’importanza del- 
l'avvenimento letterario e storico e si limitò ad una semplice descrizione biblio- 
grafica (1), senza studiare direttamente l’opera ; e il Savigny, sommariamente giu- 


(1) Notizie degli scrittori bolognesi, Bologna, S. Tomaso, 1782, II. pag. 267 e segg. 


170 L. SIGHINOLFI 


dicando « le opere del Bolognini di cosi poca importanza che appena meriterebbero 
di essere menzionate » passò oltre, senza diffidenza e sospetto d’essersi lasciato 
trarre in inganno da un giudizio assai fazioso e ingiusto. 

Nella dedica a Carlo VIII vediamo il Bolognini affermare di aver raccolto 
in queste sue /u/erpretaliones novae tutti gli studi da lui sino allora compiuti ed 
esser stata in origine sua intenzione di non pubblicarli per le stampe. se non 
dopo la morte; ma per circostanze straordinarie aver dovuto modificare le sue 
idee in proposito. 

Dunque, se prestiamo fede al Bolognini, queste sue fatiche per la critica 
del testo vulgato delle leggi erano state suggerite più che altro durante la pra- 
tica dell’ insegnamento, né fino al 1494 nessuno aveva intrapreso un consimile 
lavoro. Cosi indirettamente si viene: a confermare che anche il Poliziano non 
aveva mai pensato ad alcun lavoro del genere e che soltanto per incarico dei 
Medici aveva soccorso di aiuto e di consiglio il Bolognini, che aveva ricorso a 
lui per accertare la vera lezione del testo originale in confronto dei codici vul- 
gati e delle stampe manifestamente discordi e in contrasto tra loro. 

Ignoriamo per quali ragioni nessun giureconsulto fino alla morte del Po- 
liziano, non che tentato, non avesse ancora neppur disegnato di pubblicare o di 
studiare una qualsiasi opera di restaurazione del Corpus suris, né a scopo didat- 
tico, né filologico o scientifico; ma è certo che soltanto il Bolognini, per spe- 
ciale privilegio ottenuto mercé la protezione dei Medici, consenziente la Signoria 
fiorentina, aveva potuto attingere alla più autentica e veneranda fonte. 

Ne trascurabile fatica gli rimaneva tuttavia anche quando fosse giunto a 
procurarsi tutte le lezioni varianti in confronto del gran numero di codici tran- 
sunti stampati e manoscritti; perché restava necessariamente il lavoro di reda- 
zione del commento e delle glosse e l' interpretazione dedotta dai risultati cri- 
tico-filologici, onde dimostrare le cause per le quali la maggior parte degli an- 
tichi giuristi « deviarunt a vera iurislatorum priscorum mente et industria in his 
in quibus verum textum et multo magis in his quibus vitiatum et depravatum 
habuerunt nec habere verum quesiverunt /r0 «f ros quesimus di/igenti opera el 
studio nostro ». 

Sarebbe assai interessante e istruttivo poter indagare e conoscere le ragioni 
dell’accennata incuria e negligenza, che non può avere avuto come unica scu- 
sante l'ignoranza o la difficoltà di ottenere copia di alcuna parte del testo ori- 
ginale, di cui non sempre, né ingenuamente si dovette nei secoli passati ignorare 
o trascurare l’esistenza e il valore. 

Certo che in Italia, tanto la Chiesa, come i Comuni non potevano trarre 
vantaggio da una profonda e radicale restaurazione dell’essenza e dei principi 
fondamentali del diritto romano quale scaturisce dall’ interpretazione letterale e 
storica della raccolta giustinianea, la quale non sempre poteva riuscire utile e 
opportuna a legittimare e giustificare l'origine e lo sviluppo di taluni istituti 
politici ed ecclesiastici, sorti e cresciuti in seguito, mentre andava frangendosi da 
ogni parte la unità e la compattezza dello stato romano. 

Anche i Comuni, come la Chiesa, pur traendo l’essenza della loro vita dal 
diritto romano, non poterono accoglierne e coltivarne se non quella parte che 
legittimava i loro atti e le loro aspirazioni economiche e politiche e fin là dove 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC, 171 


queste erano comuni e concordi; ma ad un dato punto ognuno fu costretto a 
pensare di provvedere al proprio interesse, sia codificando e legiferando secondo 
il particolare suo intento, sia ricorrendo ad una più o meno arbitraria e corrotta 
interpretazione, quando non si voglia credere ad una lenta e progressiva corru- 
zione del testo originale e genuino. 

In tal caso la profonda discordanza dei codici nella lettera e nello spirito, 
più che a colpa degli amanuensi e dei calligrafi inesperti di materie giuridiche, 
potrebbe attribuirsi all’ interesse e alle vicende dei tempi e dell’idea politica, 
alla quale in ogni circostanza gli uomini tentano di introdurre l’autenticazione 
storica e il fondamento giuridico necessario per legittimare e imporre le nuove 
conquiste. 

In questo senso agevolmente si potrebbero spiegare molte delle formali 
e sostanziali discrepanze nella redazione dei codici transunti, che gli antichi dot- 
tori addussero frequentemente a sostegno dei loro consulti in materia giuridica 
e che non di raro, né senza ragione li indussero a esprimere i più opposti e di- 
sparati giudizi, come notava giustamente il Bolognini, con inutile sfoggio di 
scienza e manifesta offesa all'essenza giuridica di ogni tradizione e di ogni legge 
fondamentale della giustizia attraverso la civiltà e i secoli. 

Risalire alla genesi, all’ intelligenza storica e genuina del pensiero giuri- 
dico tra le età e i popoli, che contribuirono a formare le leggi, seguire tutte le 
varietà dell’uso e le influenze naturali d'ambiente, di tempi, di circostanze, di 
mezzi, che ne modificarono l’essenza e il vigore tra le regioni, le nazioni e i 
tempi, che corsero dal Comune fino alla metà del sec. XVI, è cosa ben difficile 
e faticosa. Il testo delle leggi indubbiamente non rimase intatto e la colpa fu 
dei copisti, secondo gli storici. Ma fino a qual punto? Certo l'ignoranza dei 
copisti molte volte è manifesta, ma quando travolge il senso e la sostanza, tra- 
sforma la natura intima della legge, non è più lecito e tollerabile il credere al- 
l’opera anonima del copista, e piuttosto appare l’azione del tempo, della scuola, 
dell'ambiente e allora l’ una /e/lera si differenzia dall'altra per ragioni e cause sto- 
riche e politiche, nelle quali l'interesse particolare spiega e dimostra la variante 
col testo archetipo. 

Ma, quali si fossero le recondite cause di questa negligenza, sia dei giu- 
reconsulti, che dei dottori di leggi, nel rifuggire dallo studio delle fonti, è certo 
che il testo originale delle Pandette rimase quasi negletto per tutto il Medio 
Evo, avvolto nella più misteriosa oscurità. Nella variante della glossa e del testo 
sono rappresentati i tempi e gli uomini, e la fortuna della società civile, varia 
di forme e d’ intenti secondo i luoghi in cui rinvenne ospitale accoglienza e poté 
avere influenza, 

Mentre l’ ideale repubblicano e democratico andava tramontando e la so- 
cietà, profondamente turbata, volgeva verso la sua ruina, provvidenziale si of- 
friva un mezzo potente per restaurare la disciplina, l’ordine storico e l’essenza 
naturale della vita morale e politica che, come in passato, poteva ridar forza e 
valore agli eterni concetti della civiltà, consacrati e codificati -nel Corpus iur;s, 
L’umanesimo, inteso in questo senso, per la seconda volta salvò la società me- 
dioevale e la redense dall’errore e dalla barbaria, come già l’aveva salvata dagli 
eccessi del feudalismo ; e mentre dal lato giuridico e morale rivolse le menti a 


172 L. SIGHINOLFI 


cercar la redenzione in un equilibrato e naturale concetto della più disciplinata 
libertà di vita e di sviluppo economico e politico in relazione ai luoghi, dal lato 
religioso consolidava e rafforzava e coordinava fondendo insieme le varie forze 
cooperanti per opposte vie ad un fine comune, | 

Anche sul finire del Quattrocento la società è profondamente sconvolta e 
turbata, e mentre l’Italia persegue i suoi tradizionali concetti di libertà e di 
indipendenza nella vita economica e politica, non curante delle trasformazioni 
che avvenivano presso le altre nazioni, come due grandi fari s’ innalzano ad il- 
luminare le menti e a segnare i nuovi orizzonti della vita e dell’avvenire dei 
popoli : il culto e la restaurazione della Bibbia e quello delle Pandette. L'uno e 
l’altro, nati e sorti naturalmente in Italia in forza e virtù dell’ umanesimo, non 
ostante i momentanei traviamenti dei tempi e degli uomini, resteranno nei secoli 
avvenire a guardia di tutte le libertà e le conquiste civili e morali, fondamento 
e base di ogni ulteriore progresso. 

Come a Bologna sorge il più antico Comune, che crea il più perfetto Studio 
cosi a Bologna, e non altrove, doveva sorgere per ragioni storiche il culto rin- 
novato del Corpus iuris, e propagarsi poi e diffondersi dove le speciali condizioni 
ne rendevano più naturale e confaciente lo sviluppo e l’adattamento secondo i 
nuovi ideali politici, che si venivano delineando nell'assetto dei popoli. La storia 
del diritto ne ammonisce che, se i primi cultori e restauratori delle Pandette 
furono italiani, e se la necessità di restaurare un più alto e migliore concetto 
di verità e di giustizia scaturi in Italia e dallo Studio di Bologna, 1’ Impero 
seppe vedere e giovarsi dei grandi vantaggi che ne potevano derivare all’ idea 
e alla potenza monarchica, e stranieri e germanici specialmente furono i conti- 
nuatori di questi studi, da cui trasse tanta vita e tanta forza la Riforma. 

I manoscritti del Bolognini, tra i quali abbiamo segnalate le traccie degli 
autografi del Poliziano e di altri ignoti collaboratori, sono giunti fino a noi dopo 
aver sofferto inenarrabili e fortunose vicende, che oscuramente ci fanno intrav- 
vedere quanto interesse e quanta importanza avessero per i cultori della giuri- 
sprudenza. 

Non è qui il luogo di studiare le condizioni e l'indirizzo degli studi giu- 
ridici presso lo Studio di Bologna sulla fine del secolo XV ; ma è certo che la 
restaurazione del testo del Corpus Zuris appare come una conseguenza necessaria 
delle condizioni politiche e morali di quel tempo in cui l’Italia soggiacque alle 
dominazioni straniere e perdette la sua tradizionale libertà. 

I giuristi, che avevano combattuto il Bolognini durante il suo apostolato, 
e, senza trovar in sé la forza e la virtà di emularlo, ne avevano ostacolato con 
ogni mezzo l’opera di riforma, lui morto, si gettarono avidamente sulla sua ere- 
dità e cercarono tutte le vie per volgerla a loro onore e vantaggio. 

Non valse l’aver affidato in severa custodia la sua biblioteca ai Frati di 
S. Domenico, né di aver prescritto norme tassative e rigide per cautelarsi dalle 
probabili indiscrezioni dei rivali e detrattori, perché i tempi stessi procellosi e 
torbidi che seguirono dopo la morte del benemerito giureconsulto bolognese, 
agevolarono l’opera nefasta di disperdere e dissimulare, con la testimonianza so- 
lenne dell’opera, anche il giusto tributo di riconoscenza e il titolo di onore che 
gli era dovuto dagli uomini e nella storia. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 173 


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Tav. I (pag. 182). Mss. BoLOGNINI B. 1417, c. 48. I passi greci delle Pandette trascritti per com- 
missione del Bolognini dal Carteromaco, di seguito ai capoversi delle leggi di cui l'Autore 
desiderava il testo genuino, 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 6s-$a 22 


174 LU. SIGHINOLFI 


= ———+———+—+—- -—-—- -+-+-»—————————— —"—————_———@—@—@——@»@—€——+— — 


Non solo la sua biblioteca andò dispersa, ma i pochi libri manoscritti auto- 
grafi, che rimasero da tanta ruina, dopo esser stati saccheggiati e devastati sotto 
gli occhi degli inetti e mal cauti eredi, vennero raccolti e ridotti in grossi vo- 
lumi legati alla rinfusa e senza alcun ordine. 

Così accadde che coloro che, come il Brencmann, ebbero a consultarli, sol- 
tanto dopo lungo studio e fatica avrebbero potuto rendersi giusta ragione del 
fatto e trarne le logiche conseguenze. | 

L'ordine dei manoscritti, che ora si conservano nella Biblioteca Comunale 
di Bologna, è quello stesso che ebbero nella Biblioteca del Convento di S. Do- 
menico. 

In ordine dì tempo il primo manoscritto del Bolognini è quello ora se- 
gnato B. 1418 e che il Frati indica col num. 5. e la segnatura antica 17. N. IL. 27. 
corrispondente alla più antica collocazione B. IV. 68, che porta per titolo: /Pa»- 
dectarum originalium libri quinquaginta nuper editi opera clarissimi d. Ludovici Bo- 
lognint. 

Questo codice rappresenta il primo disegno del giureconsulto bolognese 
venuto formandosi a poco a poco per l'esperienza e la coscienza giuridica rive- 
latasi attraverso il magistero della scienza e la pratica della vita. 

Non credo tuttavia che le relazioni con la Corte Medicea cominciassero 
soltanto verso il 1490, quando il Bolognini intese a confrontare il testo origi- 
nale delle Pandette con la vulgata per contestarne tutte le discordanze e le dif- 
ferenze formali e sostanziali. | 

Certo che l'amicizia con Lorenzo il Magnifico e col Poliziano appare ma- 
nifesta e cordiale già nel 1490, quando il Bolognini ebbe bisogno del testo della 
Legge 4. è. Cato de verbor. oblig. e la corrispondenza continua ancora fino alla 
morte di lorenzo. 

Ma gli studi del Bolognini si orientano decisamente verso la critica sto- 
rica e umanistica delle fonti giuridiche soltanto dopo la morte del Poliziano e 
la calata di Carlo VIII in Italia e trovano il loro momento più opportuno dal 
1500 in poi, quando la magistratura fiorentina lo pose in più viva luce fra i dotti 
e i giuristi del tempo e gli procurò la visione diretta delle Pandette. 

Degli altri manoscritti che compongono la raccolta, tutti in-fol. picc., 
i codd. 1415, 1416, 1417, 1567 seguono il 1418 in ordine di tempo e, a nostro 
giudizio, rappresentano il periodo diverso dell’attività e degli studi del Bolo- 
gnini, quando, come magistrato, risiedendo in Firenze, consultò, esaminò a suo 
agio le Pandette originali e poté concepire e considerare in tutta l’ integrità e 
pienezza di mezzi e di fonti il problema, che in parte si era proposto negli anni 
precedenti e che aveva studiato con l’aiuto delle collazioni e delle copie, favo- 
ritegli dal Poliziano. 

I titoli, attribuiti dal Bolognini a questi suoi studi, che amiamo chiamare 
horentini, sono così distinti : 

DB. 1415, (segn. ant. B. IV. 64 della Bibl. di S. Domenico): Originalis. li- 
bellus Castigationum nuncupatus inter Pandectas originales et Comunes libros tran- 
sumptos manu propria D. Ludovici Bolognini, de titulo in titulum, de lege in legem, 
et de $ in S, in verbis latinis tantum. 

Questo manoscritto in origine, invece di « Castigationum », aveva « Discor- 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MONOSCRITTI, ECC. 175 


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Tav. II (pag. 182). Mss. BoLoGNINI, B. 1417, c. 98. Autografi greci del Carteromaco. 


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176 L. SIGHINOLFI 


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dantiarum » a cui faceva seguito e complemento un « libellus circa verba greca 
editus in quo castigationes in verbis grecis inter eosdem Codices et Pandectas 
describuntur et annotantur », composto pure in Firenze tra il 1501 e il 1502. 

B. 1416. B. IV. 66: « Zibellus discordantiarum nuncupatus inter Pandectas 01 i- 
ginales el comunes libros transumptos in sensu et in totali substantia in verbis grecis 
tantum, nam et alius libellus est circha verba latina editus in quo discordantie in 
verbis latinis inter eosdem codices et Pandectas describuntur el annotantur. 

B. 1417. B. IV. 65 c. 384: « Discordantie inter originales Pandectas el comunes 
codices tam imfpressos prout er codicibus noviler timpressis apparel et ad unguem casti- 
gatis, quam cliam manu descriplos non solum in verbis (nam tllae innumerabdiles sunt) 
sed in vero sensu et totali mente Iureconsultorum antiguorum nuper annotalae per 
clarissimum Ludovrcum Bologninum tempore quo anno Domini 1501 ct 1502 degit in 
Regia civitate [lorentie, quo eidem liberalissime ab excelso Florentino Dominio Pan- 
dectarum predictarun copia (in munus cquidem sinoulare) facta fuit: prout inferius 
constal de titulo in tituluni et in corundem rubricis quampluribus ctiam dissonantibus 
ab his que comuniler incrent ct cum novis eius comentariis ex quibus apparent noci 
etiam licet brevibus, et singulares ad multa iura intellectus, el în consequentiam alio- 
rum comentatorum el glosatorum crrores ma.imi in legious ipsis vitratis et coryrupiis 
et totaliter dissonantibus ab originali veraque fpandectarum litteratura. Adeo ul merito 
nunc dici possit novam Iucem ev tenebris fuisse ortam opera e.vactissima et diligenti 
studio ciusdem Ludovici ac supremo deo optimo bonorum omnium Largitore in primo 
ad hec omnia consentiente. Cui sit honor et gloria, Amen. 

B. 1567 (s. segn.) il solo in-fol. mass. : « Zibellus  castigationum nuncupatus 
inter Pandeclas originales quinqueginta librorum Digestorum et communes codices in 
quampiluribus locis in vero sensu circa verba lattina nec non et greca cum corumdem 
verborum <crecorum vera interpretalione edilus per clarissimum lureconsultum equi- 
lemque ac Regium Consiliarinm sacrique palatti Consistorialem adivocatum D. Ludo- 
vicum de Bologninis de Bononia [inra cretlia ordinarie legentem in vetustissimo patrio 
bononiensi gvmnasio anno Domini MCUCCCCCWUI)].. 

L'ordine che avevano nella biblioteca dei Domenicani era il seguente 
B. 1418 segn. B. IV. 64; B. 1417 segn. B. IV. 65; B. 1416 segn. B. IV. 66, 
B. 1419 segn. B. IV. 67; B. 1418 segn. B. IV. 68. In fine B. 1567 che è mo- 
dernamente legato in pelle e nasconde la comune provenienza. 

È chiaro che il primo di questi manoscritti, B. 1415, va unito col 
B, 1417, come abbiamo accennato, perché l'uno e. l’altro integrano la tratta- 
zione della materia, e perché furono composti nello stesso tempo e segui- 
rono la stessa sorte. Entrambi infatti furono compilati a Firenze nel 1502, 
sebbene il solo cod. B. 1415 risulti dedicato ad Anton (Galeazzo Bentivoglio, 
« ex illustri Bentivolorum progenie prothonotario Apostolico dignissimo Maio- 
risque ecclesie archidiacono Vetustissimique Gymnasii Bononiensis primario 
cancellario Benemerito, domino suo colendissimo Ludovicus Bologninus etc. », 
inentre il B. 1417 è rivolto « omnibus et singulis Iureconsultis ac legum pro- 
fessoribus causarumque patronis et scribis et tabellionibus ubique comorantibus 
et maxime in vetustissimo Regiae Civitatis (patriae suae) bononiae gymnasio ». 

Nel primo l’oralio ad Anton Galeazzo Bentivoglio è, nella sua sostanza, 
uguale all’altra, che è rivolta « ad lectores »; ma l'uno, cioè il B. 1417, appare, 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, CESSA 177 


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Tav, Ill (pag. 182). Mss. BoLOGNINI, B. 1417, c. Ico. Tavola dei Libri editi iniziata dal Bo- 
lognini con relativa indicazione bibliografica del Carteromaco. 


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se non più compiuto, certamente un po' diverso dell'altro, e rappresenta manife- 
stamente una redazione o copia delle stesse Discordantie, che a Firenze furono 
composte e preparate, l'una nel 15301 con la dedica « omnibus et singulis Ilure- 
consultis etc.» e l’altra nel 1302 « Reverendissimo in christo Patri et domino 
Antonio Galeatio ». 

Il B. 1417 è quindi di redazione anteriore al B. 1415. Crediamo utile ripor- 
tare di ognuno di questi codici la lettera di dedica, perché, a nostro avviso, 
contiene, pur tra le inevitabili e molteplici ripetizioni degli stessi concetti, ta- 
lune indicazioni e notizie non inutili al nostro argomento. 

Cod. B. 1417: c. 24: « Oratio clarissimi d. Ludovici ad lectores ». 

« Sepenumero, ordinarie publice ac etiam in studio meo domestico iura ci- 
vilia legens, inter varias et contrarias comentatorum nostrorum sententias Invi- 
cem et etiam (quod dolenter dicimus) sibimet ipsis aliquando (Imo sepe) ex presse 
contradicentes, adeo quod ab aliquibus annotate fuerant contrarie, ut Bar., Bal., et 
 aliorum, Cogitavi unde hec causari potuerint et in primis se mihi offerebat quod 
homines ad dissentiendum Invicem faciles et prompti sunt ut in L. item si unus 
ff. de .arbitrio, et etiam quot capita tot sententie, ut in ], quia poterat ff. ad 
trebb. et etiam quia sapientis est mutare consilium (tamen in melius) sed rectius 
pensitando re ipsa cognovi hec orta magis fuisse ex codicibus comunibus tran- 
sumptis In innumerabilius locis vitiatis et mendosis et etiam inter se diversis 
in literaturis ex quibus mens et verba antiquorum lIureconsultorum aliquando 
(imo persepe) mutata sunt et contrarium sonant eius quod ipsi mature dende- 
runt (sc) et hec quotidie magis ac magis Innaluerunt in codicibus impressis et 
sic novissimi facti sunt peiores errores prioribus (et in singulare ac precipuum 
domi datum est ab excelso florentino dominio) Et hinc (pro dolor) in iudicando 
et in consulendo in legendo et in conferendo chaos quoddam immensum exor- 
tum est, adeo ut eo decreverimus quod dicatur quam optiones doctorum et re- 
cipe medicorum et cetera notariorum totaliter destruunt mundum, et sic quasi 
ludibrio ct nobis fabula facti sumus et sicut oves erramus. 

« Quo factum est ut quod ego alias sumopere desideravi pro comuni omnium 


in toto orbe utilitate inde curaverim videre quando noviter originales pandectas di- 
gestorum nostrorum in Regia civitate florentiae existentes ad verbum et iuxta 
tenorem earum omni cum studio, vigiliis et diligentia codices nostros emendavi 
et sic orta est nova lux ex tenebris: Videbis nunc igitur in codicibus his no- 
vissime impressis quibus componendis continue astiti de lege in legem et de $ 
in $ tot errores alias in eis existentes castigatos aliquando decem et viginti et 
triginta et centum verba in comunibus codicibus falso fuisse super addita et 
etiam videbis aliquando totidem reserata ex vero textu ex quibus mens et verba 
(ut dictum est, Iureconsultorum antiquorum penitus deficebant et in totum cor- 
ruebant (et hinc ille lacrime) Nunc autem omnia plana sunt et contraria cessant 
et (ut ita dixerim) verum modo habemus evangelium in libris istis noviter im- 
pressis. Sit ergo laus supremo deo honorum omnium Largitori qui voti mei 
compotem me eo fecit ad hec ‘optime et tanto excelso Dominio florentino con- 
sentiente, qui iam diu desiderio desideravi opus hoc nostrum ex omni parte 
perfectum utile ac necessarium perficere et illud etiam ad lucem edere: qui est 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 179 


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Tav. IV (pag. 182). Mss. BOLOGNINI, B. 1417, c. 187. 
Il Bolognini commette al Carteromaco di aggiungere verba greca ef eorum interpretatio. 


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180 L. SIGHINOLFI 


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vera et eterna lux quae illuminat omnem hominem venientem in hunc mun- 
dum: et ita etiam rogamus ut nos illuminet in..., iustitie et veritatis. Amen. 

« Lodovicus bologninus florentiae moram trahens anno domini MCCCCCI quo 
tempore hec omnia habui ab excelsis ct Potentibus Dominis dominis pro tempore 
existentibus quibus pandectarum originalium custodia commissa est patribus 
S. Bernardi in eodemmet palatio commorantibus quibus omnibus plurimum de- 
beo et tu Bene vale lector qui modo mihi debes et posteritas ipsa non minus ». 

In questa non breve « oratio ad lectores » è contenuta a larghi tratti la 
narrazione e l'esposizione del modo col quale sorse e si sviluppò in progresso 
di tempo il disegno di emendare dagli errori e dalle profanazioni il testo vul- 
gato delle Pandette, che dall'autore stesso abbiamo sentito ripetere più d'una 
volta, o nel proemio delle /rferpretationes novae, o meno diffusamente in altri 
suoi scritti da noi esaminati. Ma in questo documento c’è molto di più singo- 
lare e interessante per la storia del diritto. Ancora non risulta chiaro, quando 
precisamente sia stato concepito e maturato il disegno suo, ma intanto ci ma- 
nifesta che, e in pubbliche lezioni e nell'esercizio della sua professione, leg- 
gendo le varie e contrarie sentenze, spesso manifestamente contradditorie fra 
loro dei commentatori, di Bartolo e di Baldo e anche di altri, fu indotto a cer- 
carne le cause. Sulle prime credette di riconoscerla nel fatto che gli uomini sono 
facilmente inclinati a dissentire fra loro, ma poi in realtà s’accorse che la causa 
era offerta dai codici comuni transunti, depravati e corrotti in moltissimi luoghi 
spesso tra loro diversi nelle lezioni, cosi che il pensiero e le parole degli an- 
tichi giureconsulti frequentemente venivano mutate e travisate, deformando la 
loro opera sapiente, in modo che nei codici stampati i più recenti errori diven- 
nero peggiori dei precedenti, Da questo stato miserando di cose segui il formarsi 
di un caos immenso nei giudizi, nei consulti, nelle lezioni e nelle discussioni 
che giustificava il detto: le opinioni dei dottori, le ricette dei medici, gli etce- 
tera dei notai distruggono interamente il mondo, cosi che i giureconsulti sono 
divenuti favola e ludibrio di tutti e sbagliano come animali. 

Questa constatazione lo condusse a riconoscere la necessità di vedere le 
Pandette originali fiorentine, che in altro tempo « sumopere » desiderò di con- 
sultare per universale utilità, quando di recente «cum studio, vigilus ac dili- 
ventia » emendò i proprii codici alla lettera e secondo il tenore di esse. « Ét 
sic, affermava il Bolognini, orta est nova lux ex tenebris », Poté allora consta- 
tare che, secondo le correzioni, accuratamente eseguite in confronto dei codici 
comuni, risultava evidente l’arbitraria aggiunta talora di dieci, venti, trenta e 
cento parole, e talora la mutilazione di altrettante, e quasi sempre l’omissione, 
se non l’inesatta e infedele traduzione del testo greco in latino. Ma, dopo la 
stampa di questo suo lavoro, il Bolognini asseriva, non senza legittima soddisfa- 
zione, tutto dover esser chiaro e senza contraddizioni, perché ora si possedeva 
il vero Vangelo, 

Il Bolognini terminava la sua orafio ringraziando Dio, che erasi degnato di 
compiere i suoi voti, e la Signoria di Firenze, che, dopo tanto tempo, aveva con- 
sentito finalmente di assolvere il suo vivo desiderio di dar compimento in ogni 
sua parte a questa sua opera utile e necessaria e darla in luce, come quella che 
era la vera ed eterna guida di ogni uomo verso la giustizia e la verità. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 181 


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Tav. V (pag. 182). Mss. BOLOGNINI, B. 1417, c. 187 v. Il Carteromaco interpreta i passi greci. 


La Bibliofilia, anno X.XIV, dispensa 64-84 23 


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182 L. SIGHINOLFI 


Il codice B. 1417, che ha parecchi quinterni legati fuori di posto, è scritto 
su carta diversa di quella riscontrata negli altri codici e reca parecchi fogli che 
hanno per filigrana un giglio e in essi la scrittura della prima colonna è diffe- 
rente dall'altra di rimpetto, che è certamente del Bolognini. Alla c. 418 si legge la 
stessa nota che il Bandini (1) attesta esistere nei due volumi delle collazioni au- 
tografe del Poliziano, nel primo dei quali comincia: Contu/leram cum pisana tit- 
tera... e finisce: Wale qui legis, e nel secondo: Z/aec in Pandectis e finisce : Vale 
qui legis, e nel secondo: Z7aec in Pandectis e finisce : futo bibliopolae culpa etc. 

Non potrei affermare se queste note, esistenti anche tra i manoscritti del 
Bolognini, siano tratte dalle autografe del Poliziano o copiate per suo incarico dal 
Carteromaco, o da altri, non avendo avuto agio di confrontare i diversi carat- 
teri fra loro, ma è certo che tutte le note del Poliziano, rilevate dal Bandini, si 
incontrano anche nel codice B. 1417 del giureconsulto bolognese, e non di 
sua mano, 

Riproduciamo in facsimile alcune delle pagine più significative del codice 
(Cfr. Tav. I, II, II, IV, V), che dimostra i diversi amanuensi di cui si giovò il 
Bolognini e il loro contributo letterario per l’esegesi critica del testo, che appare 
evidente in più luoghi. (Cfr. Tav. IV e VI) 

Da ultimo, per terminare la descrizione del codice ricordato, credo oppor- 
tuno rilevare un quadro sintetico e riassuntivo della filosofia morale, come era 
concepita dal Bolognini e applicata alla scienza di cui professava il magistero 
quale un sacerdozio, e come risulta descritta nella seconda carta dello stesso 
codice. Nel mezzo del foglio, dentro un cerchio, sono scritte le parole: « Domine 
adiutor meus » e intorno come una raggiera con nove raggi e a cominciare dal- 
l'alto procedendo a destra a ciascuno dei nove raggi corrisponde rispettivamente 
una frase: /udicabit orbem terrarum, Ad dandam scientiam salutis, Plebi cius, Ve- 
ritas de terra orba est, Quis ascendet în montem domini, Innocens manibus, Et mundo 
corde, Qui non accipiel in vanum animam suam, Nec iurabit in dolo proprio. Sopra 
alla prima leggenda trovansi le parole: Primo Angelo e più a destra; Dominus 
custodit. 

L'altro codice di cui abbiamo fatto cenno, segnato già B. IV. 64 ed ora 
B. 1415, riguarda le /iscordantie che il Bolognini chiamò poi, Castigaliones tra 
le Pandette originali e i codici comuni soltanto per le parole latine. Risulta 
composto a Firenze nel 1502, ma letto pubblicamente nello Studio bolognese 
nell’anno 1506 « tempore Magnifici ac Generosi utriusque Universitatis Rectoris 
d. Vuolfangi Ketungii de Alamania sub ervcelso Bononiensi Dominio ill. g. Domino 
lo. 2. Bentivolo Dictatore perpetuo » (2). 

La scrittura di questo codice è quella stessa che da alcuno si credette di 
poter attribuire al Poliziano, e del Bolognini non ci sono che le parole sottose- 
gnate e l’ intestazione dell’orazio e del codice. Ma, qualche mese dopo, lo stesso 
autore dedicò la stessa opera non più al protonotario Anton Galeazzo Bentivo- 
glio, ma « Beatissimo Patri ac. D.D, Iulio II Pont. Max., Bononie Liberatori 


(1) Of. cit., pag. XXIX-XXXI. 
(2) Confr. Acta Germ. Nationis Univ. Bonon., pag. 257. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 183 


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Tav. VI (pag. 184). Mss. BOLOGNINI, B. 1416. 
La prima carta delle Pandette Fiorentine dagli autografi del Carteromaco. 


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184 L. SIGHINOLEFI 


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redemptorique, quod nemo ex Romanis Pontificibus unquam ucusque speravit 
usque possibile fore existimavit cum plures adtentassent Lud. Bologninus etc. 
ad sacros pedes commendatione et osculo S. P. D.». 

Il Bolognini, che altra volta aveva colto l'occasione propizia per pubbli- 
care 0 dedicare qualcuna delle sue opere a personaggi illustri e potenti, anche 
questa volta si affrettò a dedicare a Giulio II «in hoc fausto felicique eiusdem 
adventu liberatione tirannide nostre civitatis Bononie » lo stesso lavoro che 
poco tempo prima era stato offerto al maggior figlio del tiranno e dittatore 
perpetuo. 

Ma tra le correzioni marginali credo utile rilevare il valore speciale di 
queste due, che furono introdotte più tardi nel testo riformato della dedica. Par- 
lando del tempo in cui concepi il suo disegno di correzione della vulgata ag- 
giunge e ad fempore ducloratus mei qui anno 1469 ab almo collegio Bononiensi no- 
stro mihi tradttus fuit, desiderio desideravi etc. » e a proposito del tempo e della 
occasione in cui poté consultare a suo agio le Pandette fiorentine <« moram 
trahens et ibi preture et rote noviter erecte officio fungens ». 

La prima delle quali, mentre ci assicura che il disegno di emendare criti- 
camente la lezione vulgata delle Pandette non può essere attribuito che al solo 
Bolognini, conferma ancora ciò che fu detto a proposito del procedimento lo- 
gico e naturale di esso, che giunse a perfezione appena dopo trent'anni di studi 
e di fatiche, quando pote liberamente valersi del testo originale delle Pandettt 
e il suo lavoro non fu più limitato agli aiuti e alle copie parziali favoritegli 
dal Poliziano. 

L'altra riguarda gli uffici della Pretura e della Rota conferiti al Bolognini 
dalla Signoria di Firenze, che indubbiamente, con l'onore concessogli di consul- 
tare i sacri libri delle Pandette, sono in diretto rapporto con la fama universale 
della dottrina e del valore che i suoi studi ce le sue opere gli avevano conqui- 
stato giustamente presso i contemporanei. 

A qual punto di decadenza fossero giunti gli studi giuridici, fondati sulle 
fonti e sulla lezione genuina del testo, è dimostrato fra l'altro anche dal fatto 
che, se poco meno che sconosciuto e trascurato era il testo delle Pandette ho- 
rentine, neppure era conosciuto e ricercato dai giuristi il testo delle Novelle 
usato comunque nella traduzione latina e noto col nome di L4utenliche. 

Il terzo dei codici (cfr. Tav. Vl) sopra ricordati è quello, ora segnato B. 1416 
(segn. ant. 17. N, I. 25), che il Frati intitola: Lud, de Bol. Liscordanzia Pan- 
dectarum (1). 


Nella prima carta, dopo le due bianche, si trova scritto l’alfabeto greco 
maiuscolo e minuscolo nella sua forma antica, poi l’Ave Maria e l' Epigramma 
greco che precedono le Pandette fiorentine con la traduzione latina di quest' ul. 
timo. L’amanuense appare evidentemente lo stesso del Cod. 1419, scritto nel 1502 
e, se non può esser del Poliziano, di certo non è il Bolognini, e forse appartiene 
allo stesso Scipione Fortiguerri, giudicando dalla scrittura molto simile, se non 


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(1) Of. cit. pag. 126 n. 4. Il vero titolo di questa opera fu desunto come risulta dal 
contesto ed è più esatto e determinato di quello ofierto dal Frati. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 185 


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Fig. VII (pag. 186). Mss. BOLOGNINI, B. 1417, c. 29. Trascrizione e traduzione del Carteromaco. 


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196 L. SIGHINOLEI 


identica a quella che si legge nelle annotazioni marginali al Cod. 1419 al quale 
in origine appartenne. (Cfr. Tav. I e segg... 

In questo manoscritto il Bolognini raccolse tutti i suoi studi sulle parole 
greche contenute nei codici transunti con le relative interpretazioni e compose 
il suo libro, che pure ebbe il titolo assai più esatto: « Libellus discordantiarum 
nuncupatus inter Pandectas originales et comunes libros transumptos in sensu et 
in totali substantia in verbis grecis tantum nam et alius libellus est circha verba 
latina editus etc. » che doveva compiere il disegno dell'emendazione critica delle 
Pandette secondo le idee e i propositi chiaramente indicati in vari luoghi dallo 
stesso autore. 

Alla c. 14 v. di questo codice trattando della lezione delle due Epistole: 
« De conceptione et confirmatione » si trova apposta la data dell’anno 1502. 

A c. 15 si legge: « Libellus utilis et totus aurcus in quo descripta sunt 
omnia et singula verba et vocabula graeca ad unguem et fideliter prout in ori- 
ginalibus Pandectis annotata sunt ct valde dissonantia ab his que passim et co- 
muniter habentur in codicibus transumptis tam impressis quam manuscriptis in 
quibus (ut plurimum) desunt verba greca : vel si sunt vitiata corruptaque repe- 
riuntur. In totum vel in partem et ubique cum falsa interpretatione dissonante 
ab ipso vero sensu et intellectu Iurislatorum antiquorum. Sed modo omuia plana 
sunt et aperta et bene diligentissimeque castigata et cum vera in uno quoque 
verbo interpretatione et etiam cum novis commentariis (brevibus tamen). Nuper 
editus per clariss. Iureconsultum ee. Anno 1301 et 1502 quo tempore moram 
traxit in Regia Florentie civitate quo tempore obtinuit (munus equidem sin- 
gulare) ab excelso Dominio Florentino copiam Pandectarum predictarum origi- 
nalium nunc Iorentinarum que olim Pisanae fuerunt ete. Et hec omnia miro 
ordine ac diligenti studio eiusdem ac exactissima diligentia pro comuni omnium 
utilitate posita sunt. s. de titulo in titulum cum novis (ut dictum est) interpre- 
tationibus et commentariis suis, prout infra statim videre potes, lector, qui su- 
premo deo in primis gracias age ut bonorum omnium datori Largitorique ut 
patre /uminum etc. ». i 

Anche le correzioni del testo greco, come già del latino, furono dunque 
riprese e compiute a Firenze negli anni 1501-1502, pazientemente, parola per 
parola, dopo aver notate le varianti dei codici transunti e delle stampe, e aver 
notato che in quelli mancavano in molteplici casi le parole greche, o risultavano 
corrotte e viziate, c dovunque falsamente interpretate. 

Il manoscritto in gran parte risulta autografo del Bolognini, scritto in due 
tempi diversi, ma sempre dalla stessa mano che in origine nella stessa lingua 
greca elenco i passi controversi ponendo a fronte il vero testo greco con la re- 
lativa interpretazione, A questo proposito noto che talvolta usa anche l’alfabeto 
latino per scrivere parole e intere frasi greche e che qua e là si offrono diffe- 
renti caratteri, scritti in inchiostro più nero e in tempo alquanto posteriore, che 
potrebbero attribuirsi senza difficoltà agli editori che si giovarono degli auto grafi 
del Bolognini per l’edizione delle Pandette. (Cfr. Uav. VII, VII. 

Alla c. 61 comincia un quinterno scritto in carattere simile a quello delle 
note sopra indicate relative al Poliziano, che vedemmo riportate nei manoscritti 
del Bolognini, c queste pagine fino alla c. 72, che, per di più recano per fili- 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 187 


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Tav. VIII (pag. 186). Mss. BOLOGNINI, c. 166, 


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188 IL. SIGHINOLFI 


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grana un giglio, sono di provenienza fiorentina e contengono le Leggi greche 
di Modestino De eacusationibus le quali, come avverte il Bandini (1), erano state 
omesse nell’edizione usata dal Poliziano. Questo manoscritto del Bolognini, che 
contiene la prima e la seconda parte del Digesto Vecchio, giova a dimostrare 
che l’opera di lui, iniziatasi fin dalla giovinezza, come la naturale conseguenza 
di un criterio, formatosi durante il corso de’ suvi studi, venne gradatamente com- 
piendosi e perfezionandosi con la ricerca e la critica, di cui nelle scuole, 1’ uma- 
nesimo trionfante aveva già dettato i principi scientifici e instillato il culto fon- 
damentale nell’analisi e nell’illustrazione della maggiore e miglior parte dei 
monumenti letterari dell’antichità classica. Così può dirsi veramente che il pe- 
riodo aureo dell’umanesimo per la giurisprudenza comincia per opera e per me- 
rito di un giureconsulto bolognese nella più antica e veneranda culla delle leggi 
e del diritto, 

Tutti i manoscritti, di cui ci siamo occupati fino ad ora, sono in carta 
mezzana ossia in foglio piccolo e rappresentano le diverse fasi del lavoro di 
preparazione e di compilazione del testo definitivo man mano che procedevano 
gli studi e le ricerche, sia indirette per mezzo del Poliziano, sia più tardi ope- 
rate di propria mano sull'originale, quando lo stesso Bolognini poté avere la 
fortuna di vederlo e consultarlo a suo agio in Firenze. 

Ma dobbiamo constatare che tra i manoscritti superstiti del Bolognini in- 
vano si cercherebbe oggi qualche reliquia autografa del Poliziano. 

Il prodotto di questi due periodi, che nei manoscritti del Bolognini risul- 
tano fusi insieme in una stessa e grande opera, a nostro giudizio, debbono es- 
sere ben distinti e definiti per poter sceverare e determinare con esattezza e 
quindi considerare l'opera soggettiva e personale del giureconsulto bolognese 
disgiunta dalle innegabili influenze e dal prezioso contributo che, fino alla sua 
morte, gli prestò il Poliziano e più tardi il Carteromaco. 

Passiamo ad esaminare il maggiore e più importante dei manoscritti del 
Bolognini, del quale abbiamo già fatto cenno: voglio dire del codice B. 1567 
della Biblioteca Comunale di Bologna. Esso fu composto per testimonianza del- 
l'autore nel principio del 1506, quando aveva già fatto ritorno alla sua cattedra 
di Diritto Civile nella nativa città. FE dedicato ai dottori, giureconsulti e profes- 
sori di diritto pontificio e cesareo e a tutti i lettori dello Studio patrio questo 
« novum libellum Castigationum nuncupatum inter Pandectas originales et 0mmes 
alios comunes codices tam impressos quam descriptos in quam pluribus locis tum 
in verbis grecis tum in verbis latinis (et non equidem in simplicibus notis) sed 
in sensu et mente totali.... ». Insiste specialmente sulla mancanza del testo greco, 
e non di raro anche di molte parole latine, spesso inesatte, discordanze di ru- 
bricne, e presenza di vocaboli « vitiata et corrupta et nihil denotantia. Que omnia 
nunc diligenter castigata sunt cum vera in omnibus interpretatione, Et est opus 
perutile et necessarium valde; quod nemo hucusque speravit neque humano in- 
genio possibile fore existimavit iuxta textum naturalem et ad propositum acco- 
modatum etc. ». 


(1) Of. cit. pag. XXXI. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 189 


Segue poi una orazio di Lodovico Bolognini « ad clarissimos Doctores et 
Iureconsultos, ac alios legum canonum professores maxime Bononie commo- 
rantes..., » che comincia « Sepenumero mente revolvens, Patres ac fratres optimi 
tam publice alias ordinarie legens : quam in domestico studio nostro plures : varias : 
contrariasque comentatorum nostrorum antiquorum : modernorum et moderniorum 
sententias ». Ripete quasi con le stesse parole, altrove riportate, in qual modo 
l’autore sia stato indotto a concepire « iam pluribus annis decursis » questo suo 
lavoro, « ab ineunte tempore doctoratus mei qui fuit anno domini MCCCCLX VIII » 
e soltanto ora « Deo Optimo ad hec omnia bene consentiente, salubriter provi- 
derim » «originale etenim Pandectas nunc Florentinas » per liberalità dell’ Ec- 
celso Dominio di Firenze dove stette un quinquennio e dove ottenne « munus 
equidem singulare » di poter tutto leggere e confrontare « et iuxta eas omnia 
ad unguem et diligenter castigavi et omnia solerti studio ac exactissima opera 
emendavi ubi aliquando in eisdem originalibus repperi litteraturas negativas que 
in libris comunibus sunt affirmative et e contra etc. >». 

« Quod opus nostrum, conclude l’autore, vobis omnibus dicavimus et recto 
iudicio vestro summittimus et bene valete omnes. Datum in Regia Civitate Flo- 
rentie anno Domini Millesimo quinquagesimo secundo in edibus nostris. Sed nunc 
publice editum in vetustissimo Patrio Bononiensi gymnasio anno Domini Mille- 
simo quinquegesimo sexto Kal. Octobribus, Lodovicus Bologninus utriusque iuris 
Doctor ». | 

Segue poi di sua mano, riportata in margine, la « Copia Annalium Pisa- 
norum quos etiam fideliter habere curavi in publica et autentica forma » della 
cronica Griffi di Pisa con l’autenticazione del notaio Raffaele q. Giovanni « Pacis 
de Cassina civis et. notarius pubblicus pisanus » il quale la trasse « de libro Cro- 
nicarum dicti Magnifici viri philippi comitis de Griffis fideliter et veraciter » nella 
stessa forma che per primo fu descritta dal Brencmann (1), e che poi riportò il 
Dal Borgo (2). 

Avverte poi il Bolognini, ciò che il Poliziano aveva già notato, che « ante 
trigesimum librum Pandectarum intitulatum de legatis et fidei comissis in origi- 
nalibus Pandectis ubi est secundum volumen (nam Pandectarum libri quinqua- 
ginta constant tantum in dictis originalibus in duobus voluminibus) quorum 
primum continet viginti novem libros et aliud vigintiunum: est ibi unus quinternio 
in quo descripta est tabella tractatuum aliquorum lureconsultorum a quibus leges 
omnes fere effectualiter edite fuerunt Nec non et Rubrice nostre comunes ab eis 
ortum habuere prout infra videbis. Et etiam in eo quinternione est descripta una 
epistola greca : que omnia ibi, iuditio meo, culpa Bibliopolae scripta fuere, nam 
melius hic cadunt in principio Digestorum prout ego ea infra posui, ubi etiam 
posui duas alias epistolas Iustiniani sacratissimi Imperatoris que in libris comu- 
nibus non habentur prout infra videbis in loco suo cum prohemio comuni Dige- 
storum intermedio prout hec omnia sunt in dictis originalibus. Ludovicus ». 


(1) Op. cit. pag. 409. 
(2) Dissertazione sopra l'istoria dei codici pisani delle Pandette di Giustiniano Imperatore, 
Lucca, Giusti, 1764, pag. 2 in nota e pag. 46. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 62-84 24 


190 L. SIGHINOLFI 


Aggiunge poi la versione latina dell’epigramma greco, che precede il testo 
delle Pandette, e a c. 22 del manoscritto riporta nell’originale greco l’epistola 
che, secondo il suo giudizio, « vitio Bibliopole » erroneamente era stata posta al 
libro XXX. Della stessa si propone di far seguire l’interpretazione, dalla quale, 
egli dice, risultano differenze parecchie « inter eam et comunem litteraturam que 
etiam est in Pandectis originalibus », ma poi lascia due carte bianche (26 v - 27 v). 

Nella carta seguente in rosso comincia la dedica « Sanctissimo Domino 
Nostro Iulio secundo Pont. Max. vetustissime civitatis sue Bononie vero libera- 
tori redemptorique. Quod nemo ex romanis pontificibus speravit neque humano 
ingenio efc. e finisce: — possibile fore existimavit ». 

Poi troviamo inserita nel testo una Orazio dell’autore « ad Sanctissimum 
D. N. Iulium Secundum Pont. Max. in opus novum Castigationum nuncupatum » 
che appare indubbiamente scritta dopo la prima cacciata dei Bentivoglio. 

Il Bolognini, come vedemmo, in tutti questi suoi lavori, secondo le vicende 
dei tempi, usava adattare le dediche e le prefazioni con qualche formale variante 
in relazione al momento particolare in cui gli pareva opportuno, pur tenendo 
ferme o correggendo sul manoscritto originale date e nomi. Questo criterio ci 
ha permesso di constatare attraverso i successivi mutamenti la cronologia del- 
l'opera di lui, specialmente per quello che riguarda la parte per l'edizione delle 
‘ Pandette, secondo il testo fiorentino, ritenuto giustamente anche allora il più ge- 
nuino e venerando. 

Mm questo manoscritto originariamente l’Ora/îo fu datata da Firenze nel- 
l’anno 1502, « in edibus nostris » poi fu corretta e sostituita in margine con 
l’anno 1504, ma la redazione, o meglio, la pubblicazione dalla cattedra, mentre 
l'autore era ritornato a leggere «in vetustissimo patrio Bononiensi Gvmnasio » 
secondo il pensiero dell’autore, doveva avvenire nel 1506, che fu poi corretto in 
1507, ossia nel quarto anno del pontificato di Giulio II, quando quel pontefice 
stava in Bologna « hic moram cum curia romana trahentis et feliciter regentis » 
(c. 29 V.). 

Oltre queste varianti il testo delle dediche nella sostanza e nella forma ri- 
mane quasi identico a quella in cui fu redatto anteriormente e che rappresenta 
il pensiero e il criterio fondamentale dell’autore. 

Subito dopo l’Orazio descritta segue nel manoscritto la copia amnalium, ri- 
portata di mano sua, e senza dubbio da lui procurata nel periodo della sua di- 
mora in Firenze, dopo la redazione del nuovo libro delle « Castigationes », tra 
il 1502 e il 1506. 

La carta 30 è bianca, poi comincia il testo delle « Castigationes » con note 
marginali del Bolognini; da c. 45 a 48 v. è evidentemente autografo anche il 
testo che si arresta a metà circa del secondo libro delle Pandette e le carte re- 
stano bianche fino a 54 v. Qui troviamo un’altra copia o redazione del « Li- 
bellus castigationum » dedicata al « Reverendo in christo patri et domino do- 
mino Antonio Galeacio ex illustri Bentivolorum progenie prothonotario apostolico 
dignissimo maiorisque ecclesie archydiacono vetustissimi bononiensis cancellario 
primario Domino suo Colendissimo Lud, Bologninus etc. S. P. D. » che a mio 
giudizio è copia del ms. B. 1415 di cui ci siamo già occupati. Soltanto qui ap- 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. I9I 


parvero all’autore intempestive e inopportune le allusioni ai Bentivoglio quando 
l'opera fu dedicata a Giulio II, redentore di Bologna contro la loro tirannide... 

In questo manoscritto non manca nessuno di quei documenti letterari che 
già furono riscontrati negli altri più sopra illustrati; così vi leggiamo l’auten- 
ticazione del codice fiorentino, la nota epistola ai giureconsulti e professori di 
diritto pontificio e cesareo, oltre l’ora/io ad Antonio Galeazzo, che comincia 
« Sepenumero mente revolvens, Reverende presul » corretto poi in « Patres ac 
Fratres optimi ». Di nuovo nella sottoscrizione di questa con la data del 1506 
trovasi l'indicazione « tempore magnifici ac generosi utriusque Universitatis 
Rectoris domini Vuolfangi Ketirigii de Alemania etc. sub excelso dominio il- 
lustriss. D. Io. secundo dictatore perpetuo » nonché qualche nota marginale au- 
tografa. 

Questo manoscritto che comincia a c. 55, porta in rosso l'intestazione 
« Libellus castigationum nuncupatus in Pandectas originales et codices comunes 
in vero sensu et in totali substantia in quampluribus locis circa verba Latina: 
fantum (che fu poi cancellata e con aggiunta in margine delle parole nec non e4 
greca, così divennero inutili e furono cancellate pure le seguenti della primitiva 
redazione »: nam et alins libellus editus est circa verba greca in quo ultra ca- 
stigationes in verbis grecis inter eosdem codices » e venne coordinato il periodo 
comprendendo insieme l'uno e l’altro lavoro, che in origine erano stati concepiti 
e composti ciascuno a parte. 

Da queste note marginali ed interlineari del manoscritto possiamo arguire 
la sua storia interna e affermare che questi autografi del Bolognini contengono 
una gran parte, se non tutto, il procedimento evolutivo dello studio critico in- 
torno alle fonti del diritto civile prima e dopo la morte del Poliziano, tanto 
dell'originale greco, come del latino, che in altro tempo l’autore aveva tenuto 
distinto in due opere compilate contemporaneamente e con lo stesso metodo e 
intento. 


Anche nel codice B. 1567 l’opera è dedicata al Protonotario Antonio Ga- 
leazzo Bentivoglio, come risulta dall’altro manoscritto segnato B. 1415, del quale 
in parte sembra essere copia. Infatti dalla c. 75 comincia ad esser riportato lo 
studio critico del Digestum Vetus, col proemio come è redatto in quest'ultimo 
codice, fino al libro XXVII incluso, corrispondente alla c. 164 di esso. Frequen- 
temente nel corso di queste Castigaliones l’autore riconobbe opportuno riferirsi al 
suo libro circa verba greca, dove aveva raccolte e scelte « omnia verba greca se- 
cundum pandectas originales » « et eorum veram interpretationem et littera- 
turam » (1) e principalmente « ea que valde dissonant a comunibus libris, tam 
impressis, quam etiam manuscriptis in sensu et in totali substantia non autem 
ea que sunt levis ponderis et mensure » (2). 

Spesso ricorre pure all’autorità di Nicolò Perotti e specialmente per l’ in- 
terpretazione e il significato storico ed etimologico di certe parole come « Ca- 


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(1) Confr. Ms. B. 1567 c. 78 v. 
(2) Confr. Ibidem c. 83 r. col. 2 in fine, 


192 L. SIGHINOLEFI 


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pena, sagmnina (1), Iulia Manna (2), Minutius (3), Proculeius (4) Pitheodorus (5), 
ed altre parecchie, che sarebbe troppo lungo citare (6). 

Il Bolognini ricorre spesso anche ad Alberico de Rosciate e qualche volta 
ricorda l’autorità di Varrone, di Giovenale, di Virgilio, di Livio e di Stazio, ma 
la sua fonte preferita è sempre il Perotti. 

Notevole in questa parte delle correzioni alle Pandette l’accenno, spesso 
ripetuto, alla storia della provenienza del testo originale fiorentino, conosciuto 
anticamente sotto il nome di /e/lera fisana, che è quello stesso che l’autore vide 
a Firenze « ego eas vidi et secundum eas libros quinquaginta ff. ad unguem 
emendavi de verbo ad verbum (et diligentissime) » aggiunge più tardi. 

A c. 124 col 1. si legge: « Explicit una (prima) pars discordantiarum 
(corretto con castigationum) in verbis latinis inter pandectas originales et co- 
munes libros transumptos, tam impressos quam manu descriptos, videlicet in 
prima parte ff. veteris per D. Ludovicum Boloynini (clarissimum iureconsultum 
equitem auratum aggiwrio in margine) ex originalibus pandectis ff, seu pande- 
ctarum que alias Pisane fuere et per prius Constantinopolitane nunc autem sunt 
Florentine ». 

Se non m’inganno, questa è la prima volta che allude all’origine orientale 
delle Pandette fiorentine 

Alla c. 172 col. 1, si legge: « Explicit castigatio super 2° parte ff. veteris 
secundum originales Pandectas per d. Lud. Bologninum U. I. doctorem ee. licet 
in Pandectis non sit hic pars prima voluminis secundi. Sed primum volumen durat 
usque ad titulum de legatis exclusive et ibi incipit 25 volumen pandectarum cet 
sic sunt duo tamen volumina et non tria prout nos comuniter habemus in co- 
dicibus comunibus ut vides ». 

A c. 174 col. 1, « Explicit liber XXIV Digestorum, incipit XXV », Ma il 
manoscritto non procede oltre la tine del XXVII lasciando molte carte bianche 
che l’amanuense, interrompendo per ignota causa il lavoro, non trascrisse dal- 
l'originale autografo, rappresentato dal ms. B. 1415. 

A c. 188, dopo la fine del libro XXVII, comincia appena il seguente, poi 
si arresta. Il testo di questo manoscritto non è opera del Bolognini, ma le 
note marginali aggiunte sono certamente di sua mano ed è scritto su carta che 
porta per filigrana un B sormontato da una croce, nel qual segno deve ricono- 
scersi la marca della nota cartiera del Bolognini (7). 


. (1) Contfr. Zbidem c. 55 v. 

(2) Confr. /bidem c, S6 r. 

(3) Confr. Zbidem c. 91 v. col. 2. Nota esser diverso Minitius da Minutius e ricorda la 
porta Minutia denominata dal vicino sacello, secondo il Perotti «in opere suo ad quem 
remitto ». 

(4) Confr. Zbidem c. 102 v. col. I. IT PeroTTI atterma che /roculesus deriva da Procul 

(5) Confr. Zbidem c. 104 col. 2. Il BoLoGNINI riporta dal Perotti che questi era « sculptor 
marmorarius qui Rome palatinas Cesarum domus una cum Cratero probatissimis signis replevit ». 

(6) Il PEROTTI è ricordato anche a c. 87 v, 105 v, 108, Itu, IIS v;y e altrove. 

(7) I Bolognini fin dal 1408 possedevano una cartiera in via Azzogardino. Confr. A4rc4. 
.Vot. di Bologna, Rog. di G. B. Buoi, caps. 39, 17 novembre 1502, n. 36. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 193 


Molta parte di questo manoscritto apografo contiene lunghe note margi- 
nali e aggiunte autografe del Bolognini; ciò che dimostra l’esitanza sua nella 
redazione definitiva del testo, non meno che la cura e diligenza con la quale 
attese lungamente e in varie riprese e condizioni all'opera colossale. 

In ordine di tempo questo manoscritto appare posteriore alla redazione del 
B. 1415, di cui è copia parziale rimasta imperfetta per la morte dell’autore. Essa 
certo doveva servire alla stampa, se si deve giudicare dal formato in foglio mas- 
simo e dall’ordine della materia, ed anche da tutto il corredo di note esegetiche 
e critiche, le quali non si rinvengono negli altri manoscritti, redatti e compilati 
con spazi bianchi per le aggiunte e correzioni e su fogli piccoli. 

.Il codice B. 1567, assai più importante di tutti gli altri, sotto un certo 
aspetto ci presenta il disegno dell’opera com'era venuto compiendosi in pro- 
gresso il tempo per un complesso di circostanze favorevoli, che furono troncate 
d’un tratto dalla morte immatura dell'autore. 

Prima le lunghe e faticose ricerche sui testi a stampa e sui codici mano- 
scritti, poi il confronto fra loro e coll’originale fiorentino, e quindi l’ interpreta- 
zione dell’essenza intima e giuridica, dedotta logicamente secondo i criteri filo- 
logici e critici instaurati e divulgati dalla scuola filosofica italiana nella prima 
metà del Quattrocento. 

Il Bolognini, munito di solida preparazione, primo, e solo dei contempo- 
ranei, osò affrontare l’ ingente mole del lavoro di ricomporre e ricostruire il 
corpo delle leggi valendosi dei grandi progressi della filologia classica di cui 
era conoscitore e promotore, con fine essenzialmente giuridico e morale, non sol- 
tanto esteriore e letterario. Tutti gli altri che, dalla fine del Quattrocento al 
primo trentennio del secolo seguente, vollero attingere alle Pandette fiorentine, 
sia per mancanza di preparazione filologica o giuridica, sia per la spaventosa 
mole del lavoro che si presentava, non oltrepassarono i limiti segnati dal Poli- 
ziano e dal Crinito nello loro Miscellanee e si occuparono più che altro di di- 
scutere e chiarire una singola questione più o meno elegante ed attraente, in 
cui risulta evidente la differenza dei propositi, dei mezzi e del fine di ciascuno 
degli autori. 

Ben poco o nulla importava al Poliziano di ricercare e di scoprire la causa 
intima e l’origine e le conseguenze degli errori di tutta la falange dei giure- 
consulti e maestri di diritto, che in materie diverse avevano sentenziato con 
tanta abbondanza di riferimenti alle fonti tradizionali, che ora per mezzo della 
filologia si venivano ogni giorno riconoscendo tutte più o meno inquinate e cor- 
rotte, cosi da trasformare e trasfigurare la natura e l’essenza del pensiero giuri- 
dico dell'antichità e da render necessaria una pronta e salutare restaurazione 
della forma onde ricondurre alla visione dell’ integrità originale del testo delle 
leggi. Al Poliziano, come a tutti gli umanisti, si presentava un problema più 
vasto, più consono alla sua natura enciclopedica, più attraente, più compiuto, 
di cui quello della conseguente riforma degli studi giuridici era soltanto una 
parte e neppure la maggiore, sebbene importante e fondamentale per lo sviluppo 
della vita pubblica e privata. 

Dalle citazioni e dai riferimenti ai quali frequentemente ricorre il Bolo- 
gnini in tutte le sue opere, ma principalmente nelle Castigaliones, che abbiamo 


194 L. SIGHINOLFI 


preso ad esaminare, possiamo con sufficiente esattezza stabilire che soltanto un 
giureconsulto umanista, cui sono famigliari e necessarie ad un tempo le più 
ampie nozioni di fonti e l’esercizio continuo della critica filologica, poteva con- 
cepire un così vasto e nuovo disegno con mezzi adeguati al fine, senza perdersi 
durante il lungo e faticoso cammino. 

Il Bolognini doveva guardarsi dalle discussioni, come dalle affermazioni troppo 
soggettive e personali, esser sobrio, conciso, persuasivo nella forma, e nei casi 
più gravi riferirsi, come usa sovente, alla veneranda autorità dell’archetipo fio- 
rentino, e, per l'illustrazione del testo, all’autorità riconosciuta e indiscussa degli 
autori o dei loro maggiori e più accreditati critici. 

Cosi si spiega come il giureconsulto raccolga il suo materiale dai gram- 
matici e dagli eruditi più in fama del suo tempo e si affidi tranquillamente alla 
loro testimonianza, adducendo i nomi di Alberico de Rosciate (1) e di Nicolò 
Perotti (2) assai spesso a spiegare il significato etimologico di questo o quel 
vocabolo, e non di raro ancora senta il bisogno di più diretta corrispondenza 
con Virgilio, Livio, Stazio, e Giovenale e anche con Varrone (3). 

Ora ci resta da esaminare brevemente il volume superstite delle colla- 
zioni (4) che il Bolognini compi sul manoscritto originale delle Pandette fiorentine. 

Il Frati, descrivendolo, non accenna che la Biblioteca Comunale di Bo- 
logna sia ora in possesso di un solo, il secondo dei due volumi annotati dal 
Bolognini sulla stampa, in foglio massimo, di Venezia, edita l’ultimo di gennaio 
del 1489. Dove sia andato a finire il primo, non saprei accennare, non ostante 
le ricerche da me compiute. Secondo l’opinione del Brencman, il volume smar- 
rito esistette un tempo presso i Domenicani di Cesena, ma l’affermazione è di 
assai dubbio valore, e certo quivi ora non sembra che ne esista traccia (5), o ri- 
cordo alcuno. 

Nella carta di riguardo di questo volume si trova, scritto di mano del 
Bolognini, il noto divieto di usarne, se non con ossequio alle disposizioni da 
lui stesso indicate e che riportiamo fedelmente, non ostante che sia già stato 
pubblicato in parte anche dal Frati (6). 


(1) Ms. cit., c. 105 v. 

(2) /bidem c. 131. « Dyrrachium est velut damnum, inospitale » secondo il Perotti. 
Confr. pure a c. 143 intorno al significato e alla differenza tra « interpolla » € « interpollata ». 
Il Bolognini desume dal Perotti che « interpollatores » vuol dire « renovatores artium et alia- 
rum rerum ». A c. 148 e a c. 170, € 185 v. è nuovamente citato altre tre volte. 

(3) Ms. cit., c. 85 v. e c. 87 v. Già vedemmo ricordato Giovenale e in quest’ultima ci- 
tazione è notato insieme con Varrone e Virgilio a proposito di « catene et hamis ». Varrone 
è citato ancora a c. 116 a proposito di « plaustrum » o plostrum ». Stazio e Livio e di nuovo 
Virgilio sono invocati a c. 155 v. 

(4) Biblioteca Comunale di Bologna, Mss. 16 D. I. 14. È il secondo volume delle Pan- 
dette pubblicate in Venezia per Andrea Calabrese di Pavia, il 31 gennaio 1489. 

(5) Certo a Cesena non se ne sa nulla al presente, per quanto mi consta. 

(6) Op. cif., pag. 127. Anche SciirabeRO Laur., Monumentorum Italiae, Helmaestadii, 
apud lac. Lucy, 1592, pag. 61, ne riporta il testo che sembra aver letto e copiato in una sua 
visita alle biblioteche di Bologna. Ricorda infatti quella di S. Salvatore dove notò molti libri 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 195 


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Tav. IX (pag. 198). Mss. BoLognINI, B. 1419, c. 3. Prefazione alla copia delle Nove//e, 
fatta per commissione del Bolognini nel 1502 con correzioni autografe. 


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196 I. SIGHINOLFI 


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Liber iste correctus et castigatus fuit ad unguem secundum Originales Pandectas 
Florentinas que olim pisanae fuerunt et perprius Constantinopolitanae per me Ludo- 
vicum Lohannis de Bologninis de bononia Anno domini 1501 et 1502: quibus fui în 
Regia Civitate Florentiae : quo anno 1502 electus fuî ab Exelso dominio fiorentino 
unus ex quinque dominis de rota seu conscilio Iustitiae. Quem librum Di avi Sacro 
Conventui predicatorum de bononia ut ibi sit perpetuo ut ab omnibus videri possit pro 
comuni utilitate, Sed non possit ex co scribi aliquid verbum vel exemplari. FI quando 
videbitur sint presentes duo ex patribus conventus predicti et non aliter nec alio modo. 
Et casu quo non observelur hec voluntas mea volo quod ponatur in biblioteca fratrum 
minorum de observantia extra portam sancti Ilamme de bononia, cum eisdem condictioni- 
bus de quibus supra, Et casu quo non observentur per eos volo quod ponatur in biblioteca 
ecclesie catedralis sancti petrî cum eisdem condictionibus et loco duorum patrum sint 
presentes duo ex canonicis predicte ecclesie. FI casu quo non observentur volo quod fo- 
natur In biblioteca apostolica in Urbe cui dono liberaliter tune cum eisdemmet modis 
et condilionibus I loco patrum vel canonicorum sit presens magister illius bibliotecae 
qui pro tempore erit ; Ludovicus Bologninus scripsit. 

Segue una nota della metà del sec. XIX che sembra posteriore alle ricer- 
che del Savigny, e indiretta risposta al giudizio ch’ei diede del Bolognini. 

« Il Fantuzzi, che raccolse le notizie di Lod. Bolognini, non vide questo 
esemplare, e si mostra incerto della esistenza di esso presso gli ora spenti Do- 
menicani. Quei religiosi forse non sapevano d’averlo ed è molto possibile che da 
due secoli in poi nessuno ablîa avuto la curiosità d’andar a chiedere di vederlo. 
Se il F. avesse avuto la ragionevole avvertenza di cercare questo libro per esa- 
minarlo v’avrebbe trovato di che rettificare il giudizio poco favorevole che al- 
cuno portò del Bolognini qualificandolo l’uomo di mediocre letteratura e della 
lingua greca imperito. In questo esemplare da lui cavato sul celebre manoscritto 
di Firenze trovansi frequentissime prove ch’ei sapea il greco e che il sapea 
bene ». 

Non ostante questo giudizio per risolvere la questione sarebbe necessario 
confrontare questo testo del Bolognini con le collazioni del Poliziano e forse 
anche con l'originale delle Pandette fiorentine per accertarsi della asserita iden- 
tità delle due redazioni e per riconoscere se sia esatta la dipendenza del Bolo- 
gnini dal codice polizianeo, come asserirono concordemente tutti gli storici che 
si occuparono della questione, 

Non si può tuttavia negare che le correzioni marginali della parte latina 
siano sempre della stessa mano e dello stesso inchiostro ; qualche leggiera diffe- 
renza esiste realmente e permette di dubitare che per la lettura e trascrizione 
esatta del testo greco il Bolognini, non sentendosi abbastanza forte e sicuro, 
abbia potuto servirsi di qualche persona esperta sotto la sua guida e col suo 


e manoscritti latini, greci ed ebraici, e l’altra di S. Domenico, che conteneva molti libri di 
giureconsulti « et illa Pandectarum exemplaria quibus usus est Gregorius Haloander Zuicca- 
riensis » e il famoso archetipo della Bibbia di Esdra in cuoio bianco « ab Efora scripta tem- 
pore Cyri anno 40 conscripte » che gli Ebrei tengono per vera. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 197 


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Tav. X (pag. 198). Mss. BoLoGNINI, B. 1419, pag. $24. 
Copia delle Nove//e scritta dal Carteromaco. 


La Bibliofilla, anno XX1V, dispensa 6»-8* 25 


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198 L. SIGHINOLFI 


diretto e continuo concorso. Non bisogna infatti dimenticare con quanta gelosa 
cura sia stato sempre tenuto e custodito il codice originale, sia al tempo di Lo- 
renzo dei Medici, che in seguito; e non è lecito porre in dubbio le ampie e ri- 
petute dichiarazioni del Bolognini che, mentre non mancano di ricordare il Po- 
liziano e di professargli riconoscenza, quando lo soccorse di aiuti, di consigli e 
di lodi fin dall'inizio dei suoi studi e per le sue lezioni pubbliche, non accenna 
affatto, né alle collazioni del Poliziano, né ad altri aiuti. Morto il Poliziano, dopo 
non breve interruzione, dovuta principalmente alle vicende politiche di quegli 
anni turbinosi, il Bolognini ebbe agio di riprendere e condurre a termine il suo 
lavoro, che fu compiuto a Firenze per speciale concessione della Signoria negli 
anni 1501 e 1502; e, anche se in quell'occasione si giovò direttamente delle col- 
lazioni medesime, come sembra risultare da una sua nota manoscritta (1), indub- 
biamente, per sua stessa dichiarazione, tenne innanzi a sé il venerando codice 
fiorentino a cui poté largamente attingere. 

Ora ci resta da esaminare l’ultimo dei codici del Bolognini che contiene 
le Novelle ed è segnato B. 1419. Il Bolognini lo intitola Liber Authenticorum, (Col- 
lationum nomine nuncupatus). Quando e da chi sia stato rinvenuto il testo ori- 
ginale greco, non è noto con certezza, ma se prestiamo fede al Bolognini, l’aureo 
libro rimase « usque ad hec tempora incognitum; quod merito nunc dicere pos- 
sumus inventum nostrum » del qual dono si professa grato a Dio (cfr. Tav. IX, 
X, XI) E utile anche per questo codice riprodurre l’ Orazio che l’autore premette 
al testo greco, perché da essa appare il concetto costitutivo dell’opera intera e 
come procedesse lo studio critico e filologico di questo e degli altri, sia per la 
parte latina, come per la greca. 


Oratio Domini Ludovici Bolognini 


«Quantae utilitatis (immo necessitatis) sit liber autenticorum (collationum 
« nomine nuncupatus) Meverendissime Presul IIec nemo est profecto : qui nesciat: 
« Ut pote cuius constitutiones post omnia alia iura civilia per sacratissimum Im- 
« peratorem lustinianum ad lucem novissime edite fuerunt: Ad limitationem 
 scilicet et aliquando etiam ad totalem correctionem multorum iurium In quin- 
.« quaginta digestorum libris: nec non et in novem libris Codicis cum aliis tribus 
« sequentibus videlicet X®” et XI° et XII° contentorum prout evidenter apparet 
« In dicto libro Codicis In autenticis Ibidem in omni fere titulo seu tractatu 
« eiusdem que Auctenticae sint ducentum et decem vel circa co//ocatis prout ci- 
« deri potest ex earumdem lectura. 

« Et propterea liber ille autenticorum ut qui ultimus extitit omnibus aliis 
« prevalet et derogat ut in L. si mihi et tibi $ fi. ff. de lega p. Ft in I. pacta 
« novissime. C. de pactis Et in $ posteriore Institu. quibus mo. testa. Infirm. 
« Cum similis. Et idem librum ipsum Autenticorum ut novissimum Ego sepenu- 
« mero legens: quo magis legi: plus placuit michi: cum iuxta illud peligni 
« poete, quoque magis legi. plus placuere mihi. In eo decisiones novelle in 
s quampluribus omnia alia iura limitantes Et corrigentes reperiantur et hec est 


(1) Il Bolognini non dissimula mai gli aiuti autorevoli degli amici fiorentini. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 199 


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‘ Fig. XI (pag. 198). Mss. BoLoGNINI, B. 1419, c. 97. Autografo del Carteromaco. 


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200 L. SIGHINOLET 


« vera (Et ut ita dixerim) evangelica lex et postrema lectio tenenda que in se 
« coactum fert titulos seu tractatus sn /ibris commubus habet. Sed inter legendo 
« librum ipsum comunem autenticorum quem ex greco in Jatinum sermonem 7% 
« aliquibus titulis tamen fideliter traducere feci. Reperi in eodem quamplures 
« mendas et errores et quamplures textus vitiatos: qui veram mentem Impera- 
« toris aliquando perturbant et aliquando totaliter enervant prout inferius ex 
« utriusque libri lectione apparebit. 

« Quo factum est ut %oc felici tempore redemptionis nostre per I. 2. P. M. 
« facte hiis omnibus salubriter pro comuni omnium utilitate providerim (ut tutis- 
«+ simum equidem) Nam cufiens adinveni cum alias annis decursis moram trahens 
« in regia florentie civitate ibidem publicis fungens officiis cum omni studio ac di- 
< ligentia librum ipsum autenticorum grecis litteris Annotatum ab excelso do- 
« minio florentino obtinere curaturum et habuerim (Et non alibi) prout etiam ab 
« codem excelso Dominio habui copiam originalium pandectarum ibidem exi- 
« stentium. Et iuxta eos codices comunes emendavi ad unguem (munera equidem 
« singularia et nemini usque ad hec tempora concessa) Et ideo merito civitas 
< illa florentia dicta est Ut que in multis floret et maxime in huiusmodi lega- 
« libus libris originalibus. Et optimos exinde fructus producit quos ego pro co- 
«muni bono fideliter excerpsi. Et (ut dixi) omni hec civilia cura et solerti dil- 
« ligentia usque ad unum totum emendavi: Z:brum Akunc edere statui una cum 
« utraque litteratura greca videlicet et latina. Ex quibus omnibus una cum nostris 
« comentariis (equidem brevibus) facile intelligi discordantie omnes, que quidem 
« plurime sunt inter libros comunes et ipsum verum originalis (sic) grecum 
« Nuper per prestantem virum Scipionem familiarem tuum virum equidem La- 
« tinis et grecis eminentem. Et est opus totum (ni fallor) aureum et usque ad hec 
« tempora incognitum: quodmerito nunc dicere possumus inventum nostrum iuxta 
< illud : inventum medicine meum est: et cetera. Pro quo munere (utili equidem 
« necessario) imprimis supremo Deo optimo. Quod opus Reverendissime. D. T. di- 
« cavi et cuncta recto iudicio tuo : meque mancipium tuum submisi et Bene vale. 

« (cancellato) Pro quo munere (utili equidem necessarioque) in primis su- 
< premo deo optimo Bonorum omnium datori largitorique gratias agamus cui sit 
« semper honor et gloria Amen. Bene vale Lector: (in rosso) Ludovicus Bolo- 
« gninus U. I. Doctor et eques Sacri palatii Apostolici. 

La scrittura è tutta di mano del Bolognini, ma appartiene a due tempi di- 
versi, l'uno è il periodo bolognese, anteriore alla morte del Poliziano, quando 
si valeva della collaborazione otfertagli dai famoso umanista, l’altro è il periodo 
di consultazione più diretta, quando ebbe la fortuna di abitare in Firenze e poté 
riprendere con più agio i suoi studi sulle fonti. 

Anche se il merito della scoperta di questo codice non spetta al Bolognini, 
cosa assai dubbia sotto taluni aspetti, nessuno può negargli certamente il me- 
rito di averlo per primo segnalato agli studiosi del diritto e di averne illustrato 
degnamente tutta l'importanza storica e giuridica in confronto con la vulgata. 
È a questo fine non poteva aspirare manifestamente se non un giurista cultore 
ad un tempo degli studi e conoscitore dei criteri e dei fini di restaurazione filo- 
sofica e giuridica, che informano la cultura umanistica della fine del secolo XV 
e della prima metà del secolo X VT. 


IL POLIZIANO E IL CARTEROMACO DAI MANOSCRITTI, ECC. 201 


Il metodo seguito per il testo greco non varia di molto da quello che il 
Bolognini ha seguito fin qui per gli altri testi, se non che per la prima volta 
troviamo ricordato il nome di un « prestantem virum » di nome Scipione, fami- 
liare del Protonotario Galeazzo Bentivoglio, « latinis et grecis eminentem >», il 
quale lo ha aiutato nel lavoro di traduzione e di confronto col testo originale 
greco. Chi sia questo personaggio eminente in lettere greche e latine non è fa- 
cile certo congetturare. Si può tuttavia notare che egli doveva essere stato ac- 
colto tra gli amici del Bentivoglio, forse non di nascita bolognese, né abitual- 
mente dimorante in Bologna. Non bisogna tuttavia dimenticare che il Bolognini 
aveva redatto la sua Orazio in Firenze nel 1502 e che, più tardi, nel 1506, ri- 
tornato allo Studio di Bologna dalla magistratura che in quella città aveva te- 
nuto per cinque anni, nel prepararsi alla pubblicazione della sua opera soltanto 
allora rivolse la dedica al « Reverendissime Presul ». Il nome di Scipione non 
risulta aggiunto in quell'occasione, ma durante la prima redazione, scritta come 
abbiamo veduto in Firenze, come alcune altre dediche dei codici esaminati. 

Di famigliari del Protonotario Galeazzo Bentivoglio, per quanto sappiamo, 
non ne risulta alcuno col nome di Scipione, il quale. possa dirsi personaggio 
eminente in lettere greche e latine. L’allusione non può ad ogni modo riferirsi 
a Scipione Dal Ferro (1), che era senza dubbio eminente personaggio, conosci- 
tore profondo delle lettere latine e greche, ma non teneva l'ufficio di famigliare 
del Bentivoglio, ne palesa esser ricordato solamente per questi suoi meriti. Se 
non m’inganno, l’unico personaggio a cui convenga quella designazione è Sci- 
pione Fortiguerri, rinomato ellenista e uno dei fondatori dell’Accademia Aldina, 
noto sotto il nome di Carteromaco. 

Egli abitava in Bologna fino dal 1505, quando in morte di Serafino Aqui- 
lano scrisse un componimento in lingua greca, pubblicato nelle Collettanee di 
Giov. Filoteo Achillini, e senza dubbio vi era nel 1506, quando già vi dimorava 
Erasmo da Rotterdam, il quale in una lettera a Iadoco Gaveno, datata da BRa- 
silea, dice d'aver conosciuto il Carteromaco in Bologna e ne loda singolarmente 
la modestia e la dottrina (2). 

Il Fortiguerri era stato a Firenze discepolo del Poliziano, e probabilmente 
per mezzo del maestro conobbe il Bolognini, il quale più tardi se ne valse per 
compiere i suoi studi sulla parte greca delle Pandette e delle Novelle. La di- 
versa scrittura, il diverso colore dell’inchiostro, che nei manoscritti autografi del 
Bolognini si riscontra e che riguarda sempre qualche passo del testo greco con 
relativa spiegazione in latino, sarebbe dunque da attribuirsi all'opera del Carte- 
romaco, non al Poliziano o ad altri. Tuttavia qua e là tanto nel testo greco delle 
Novelle, B. 1419, quanto nel B. 1417 si incontrano note marginali in latino che 
a giudicare dalla scrittura assomigliano assai a quella che abbiano accennata 
come autografa del Carteromaco. 

Al Fortiguerri spetta quindi la non indifferente fatica di aver copiato dal 
codice Laur. Plut. LXKXX, 4, il testo delle Novelle e tutte quelle parti greche 


(1) Confr. Studi e Memorie per la storia dell’Univ. di Bol., IH. 193. 
(2) MaLacoLa, Vita di Codro, Bologna, Fava e Garagn., 1878, pag. 112. 


202 L. SIGHINOLFI 


che si trovano nelle Pandette fiorentine, sotto l'assistenza e per incarico del Bo- 
lognini nel tempo in cui questi dimorò a Firenze e più tardi a Bologna. 

Appartengono forse al Fortiguerri tutte le citazioni greche che si trovano 
nei manoscritti del Bolognini, non escluse le collazioni che si trovano nel se- 
condo volume delle Pandette e delle prime 4o pagine delle Novelle fino al titolo 
De appellationibus const. XXIII, ma resta indubbiamente la legge 4 $ Cato, de 
verborum obbligationibus, che è autografo del Poliziano, come è noto. 

L’Aloandro nell’edizione delle Novelle, pubblicata a Norimberga nel 1531, 
inseri un privilegio di Carlo V in cui è detto che dopo la stampa dei « Digesta 
seu Pandectas Iuris Civilis divi quoque Iustiniani predecessoris nostri, Codici et 
Novellis constitutionibus, quas Authenticas vulgus appellat, tam graecis, quam 
| latinis, quos omnes libros syperiorum temporum iniuria et supina librariorum 
sive negligentia sive imperitia, ultra quam dici potest male acceptos vir adprime 
doctus, nobis ac Sacr. R. Imp. fidelis dilectus Gregorius Haloander Zuiccaénsis 
ad comunem omnium mortalium utilitatem et illustrandi ac iuvandi iuris Civilis 
amore incensus, vel beneficio notarum ex Archetypo Florentino ab Angelo Poli- 
tiano desumptarum et aliorum antiquorum exemplariorum interpolatos.... » (1). 

Appoggiandosi indirettamente all’autorità e alla fama universale del Poli- 
ziano non crede di dover dire nessuna parola che accenni al lavoro del Bolo- 
gnini, dal quale realmente aveva tratto il più valido aiuto per tutta la pubbli- 
cazione del Corpus Iuris, cosi che senza di esso non avrebbe potuto imprendere 
l'opera di cui la sua patria tanto si gloriava. 

Ma non tutti disconobbero le nobili fatiche del Bolognini, o finsero d’igno- 
rare l’esistenza dei preziosi manoscritti, conservati nella Biblioteca di S. Dome. 
nico, cui era legato il nome del Poliziano, tanto da esser ritenuti sufficienti a 
sostituire le vietate Pandette fiorentine e le stesse di lui collazioni. 


L. SIGHINOLEFI. 


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1 manoscritti relativi alla Storia del Risorgimento 
(1748-1870) 


nella Biblioteca Nazionale ‘ Vittorio Emanuele ” di Roma 


Sebbene la Biblioteca Nazionale « Vittorio Emanuele » di Roma abbia di 
recente perduto il suo vecchio fondo « Risorgimento » che ha formato, come è 
noto, una Biblioteca separata e autonoma, pure possiede ancora numerose carte 
e manoscritti relativi alla nostra storia nazionale, dal trattato di Aquisgrana 
(1748) all'acquisto di Roma e alla caduta del potere temporale dei papi (1870). 
Nel maggior numero questi manoscritti provengono dalle Biblioteche dei vecchi 


TT ———_—_& 


(1) HALOANDER GREGORIUS, iNove/larum constilutionum D. Iustin. etc., Norembergae, 
apud Io. Petreium, MDXXXI. Esemplare proveniente dal Convento di S. Domenico, ora nella 
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, segn. 6 C.* Il. 18. 


I MANOSCRITTI RELATIVI ALLA STORIA DEL RISORGIMENTO, ECC. 203 


Conventi soppressi, mentre gli altri sono stati acquistati o donati in tempo più 
recente, e cinè dopo il definitivo trasferimento del Governo italiano a Roma. 
I primi fanno parte del « Fondo Gesuiticò », del < Fondo Sessoriano », dei 
« Fondi Varii » ; i secondi del « Fondo Vittorio Emanuele » e dei « Carteggi 
Varii » (1). 


FONDO GESUITICO. 


Comprende numerosissimi manoscritti, specie volumi miscellanei, che hanno 
particolare importanza per la storia delle relazioni fra la Curia Romana e i 
varii Governi italiani. Più antichi, pel periodo accennato, sono varii documenti 
relativi alla vertenza tra il Governo di Venezia e il papa Benedetto XIV per 
la Diocesi di Aquileia negli anni 1749-1750 (45. 158) e ad altre controversie, 
sempre di natura ecclesiastica, tra il Governo della stessa Repubblica negli anni 
1755-1758 (Ms. 303) e negli anni successivi durante i pontificati di Clemente XIII 
e Clemente XIV, in modo più speciale dal 1760 al 1770. (4/5. 289). 

Più numerosi sono i documenti che riguardano le relazioni fra il Regno 
di Napoli e la Curia Romana in materia di giurisdizione ecclesiastica. Vi sono, 
fra gli altri, varie lettere del cardinale Silvio Valenti Gonzaga al marchese Fo- 
gliani, vice-re di Sicilia, dal 1747 al 1755 (4s. 302), e poi varii documenti 
relativi all'occupazione fatta dallo stesso Governo di Napoli delle città di Bene- 
vento e di Pontecorvo nel 1768, alla restituzione delle medesime, cinque anni 
dopo (.%s. 290), e all’abolizione della Chinea (Mss. 196 e 1481). Per la storia 
delle relazioni tra Roma e Napoli in questo stesso periodo di tempo debbono 
essere ricordati un’allocuzione di Pio VI, una carta del re Ferdinando sulla 
nomina di mons. Calcagnini a nunzio pontificio, varii fogli addizionali, una me- 
moria, di mano ecclesiastica, intitolata « De’ pregiudizi fatti alla Nunziatura di 
Napoli e alla Santa Sede » (//s. 152) e un manoscritto di Pietro Favre : « Parere 
dell’anno 1768 se vi sia rimedio alla Santa Sede nelle turbolenze presenti » 
(.1/s. 196, n. 1). 

Altre carte e documenti illustrano i rapporti passati tra la stessa Curia 
Romana e il Governo di Modena e particolarmente*la controversia fra il ponte- 
fice Clemente XIII e il Duca circa le denunzie dei beni stabili posseduti dagli 
ecclesiastici (4/ss. 136, n, 11; 157, n. 12; 298). Altre si riferiscono alle questioni 
di giurisdizione ecclesiastica dibattute col Governo della Toscana e al sinodo di 
Pistoia (4ss 157, nn. 15, 25; 291); e altre ancora ai rapporti tra la Santa Sede 
e il Governo di Parma: tra questi ultimi meritevoli di particolare ricordo sono 
quelli che trattano della turbolenze per l'allontanamento del ministro Du Tillot 
e che contengono sonetti, poesie satiriche, un dialogo in versi tra Pasquino e 
Marforio e aneddoti sopra il medesimo. 

Non mancano carte e documenti che illustrano le condizioni sociali poli- 
tiche ed economiche della Lombardia e i rapporti tra la Curia Romana e il 
Governo austriaco. Vi sono raccolti in volume (/4/s. 287) gli editti emanati da 


Ci —_ nei inno 


(1) Notizie sommarie generali su tutti i manoscritti e in genere sulla consistenza della 
Biblioteca si trovano nel volume : Notizie storiche bibliografiche e statistiche sulle Biblioteche 
governative del Regno d' Italia. Roma, tip. Elzeviriana, 1893. 


204 ERSILIO MICHEL 


CO I EE O ——-_-— 


Maria Teresa, e poi, sparsi in varii volumi, ordini e dispacci sopra l’ istituzione 
della Giunta per le materie ecclesiastiche, contro gli acquisti delle mani morte, 
circa l'intervento dei corpi ecclesiastici alle processioni religiose e l'obbligo ai 
frati mendicanti di concorrere all’estinzione degli incendi. Altri documenti ri- 
guardano opere di pubbliche utilità in Lombardia, il Ducato di Mantova, i Bi- 
lanci della R. Camera, (fs. 289), i viaggi dell’Arciduca da Vienna a Milano nel 
settembre 1771, quello del pontefice Pio VI da Roma a Vienna, nella primavera 
del 1782, che non ebbe altro risultato se non quello di diminuire il prestigio 
della potenza e dell’autorità papale (.1/s. 196), e l’altro dell’anno successivo, del- 
l' imperatore (Giuseppe, che diede argomento a varie poesie, e, tra le altre, a un 
sonetto critico della festa di ballo allestita per l'occasione dall'ambasciatore della 
Repubblica di Venezia (/%s. 1356, nn. 4, 5, 6, 40). 
| Ma assai più numerosi e più importanti, come si può facilmente immagi- 

nare, sono i manoscritti che riguardano i Gesuiti nella seconda metà del secolo, 
e particolarmente la loro espulsione dai varii Stati italiani (.1/ss. 290 e 1212), e 
poi la abolizione dell'Ordine, fatta per amor di pace da Clemente XIV il 21 lu- 
glio 1773. Meritevoli di particolare menzione sono le « Riflessioni delle Corti 
borboniche sul gesuitismo », la « Analisi della risposta del marchese Tanucci 
alla protesta del Papa nell'affare dei Gesuiti » (fs. 197), il decreto d’espulsione 
dei Gesuiti del Gran Maestro dell'Ordine di Malta (.}/s. 290, n. 58) una disser- 
tazione « Se possa dal papa abolirsi senza processo la compagnia di Gesù » 
(.1/s. 330), lettere apologetiche e memoriali a favore dei Gesuiti, uno dei quali 
presentato dal generale Lorenzo Ricci al pontefice Clemente XIII (/4/ss. 1212 
e 1253), una « Analisi della bolla di Clemente XIV sopra l’estinzione della Com- 
pagnia di Gesù », lettere varie e componimenti poetici sulla medesima soppres- 
sione (4/ss. 1363, nn, g e 16; 150Ì), le « Riflessioni ad un amico sulla messa 
di requiem stampata in Roma contro i (resuiti » (//s. 197), i « Documenti au- 
tentici per servire ad una vera istoria dei Gesuiti imprigionati in Roma dcpo 
la loro abolizione e particolarmente del loro generale Lorenzo Ricci dedicato ai 
cardinali della Sacra Congregazione antigesuitica ». Questi ultimi formano un 
volumetto con l'indicazione di Amsterdam che non appare compiuto e che porta 
nell’ultima pagina la seguente annotazione : « L'originale di questo manoscritto 
fu ritrovato presso un sacerdote ex gesuita morto verso la fine del 1779» 
(Ms. 22). | 

Non formano gruppi omogenei pel loro contenuto un «Sommario di au- 
tentici documenti prodotti negli atti della Congregazione particolare deputata 
nel 1777 da Clemente XIV sullo stato e sulle cose di Romagna », (Ms, 155, 
n. 7), una memoria sul terremoto di Faenza del 4 aprile 1781 (475. 300), una 
« Anagrafe particolare e generale delle città fortezze ed isole della Dalmazia 
con li rispettivi contadi, territorii e pertinenze, formata d'ordine pubblico l’anno 
1781 (4/5. 1482, n. 15), varie relazioni intorno ad esperimenti fatti con gli areo- 
stati a Parigi, a Venezia, a Bologna, dal 1783 al 1785 (4fs. 1482, nno. 1, 15) 
e i « Provvedimenti che si propongono sugli affari della (rrascia in Roma, 1789», 
(.1/s. 196). 

Le carte e i documenti che si riferiscono alla Rivoluzione Francese  for- 
mano invece un gruppo molto copioso e importante e riguardano più o meno i 


I MANOSCRITTI RELATIVI ALLA STORIA DEL RISORGIMENTO, ECC. 205 


— 


varì Governi italiani, ma particolarmente, come è facile immaginare, la Santa 
Sede e lo Stato Pontificio. Vi sono copie delle lettere del pontefice Pio VI al 
cardinale Carlo De Lomenie e al re Luigi XVI e dei medesimi al papa circa 
la costituzione civile del clero votata dall'Assemblea Costituente (1791), una 
« Memoria » del vescovo Scipione De Ricci, « responsiva ai quesiti fattigli sulla 
rivoluzione di Francia » (1791), la circolare mandata da Roma a varie Corti per 
protestare contro l’insurrezione degli Avignonesi e contro l’ incorporazione della 
medesima città allo Stato francese (//s. 291, n. 2), e documenti varî circa le 
relazioni fra la Santa Sede e lo stesso Governo Francese sino alla decapitazione 
del Re (.}/s. 196). A questo stesso anno (1793) si riferiscono numerosi documenti 
circa le controversie fra il Regno di Sardegna e la Repubblica di Genova e le 
alte potenze guerreggianti contro la Francia e circa la mediazione del ministro 
britannico Drake, e altri documenti che riguardano le relazioni tra il Governo 
inglese e il Governo toscano, di cui si lamentava una pretesa parzialità pei 
Francesi ; e all'anno inirmediatamente successivo un indirizzo del Priore e dei De- 
cani della Comunità di Piacenza, di plauso al Duca « per aver affidata la dire- 
zione della gioventù nellà pietà e nelle lettere a persone dalla sperienza di due 
secoli attestate per le più idonee all'esercizio di un Ministero che ha tanto  in- 
flusso nella prosperità degli Stati », e le lettere scambiate fra Pio VI e il car- 
dinale Fabrizio Ruffo circa l’ ufficio di Intendente Generale di Caserta e la colla- 
zione al medesimo della Badia di S. Sofia, nelle quali è dichiarata l’aperta disap- 
provazione del papa (4. 155). 

Seguono, in ordine cronologico, e raccolti tutti in un volume, un Motuproprio 
di Pio VI sul sistema monetario, 18 giugno 1796, i « Pensieri sullo stato eco- 
nomico dello Stato pontificio », 1797, varie lettere francesi ministeriali sopra i 
fatti rivoluzionari di Roma (1797), numerosi documenti, brevi di Pio VI, lettere 
pastorali di cardinali e vescovi, relative agli stessi avvenimenti, le « Ragioni 
del popolo di Roma presentate al generale Bonaparte », una nota di statue e 
quadri ceduti dal papa ai francesi, « Riflessioni, esami, lettere sul giuramento pre- 
scritto dalla Repubblica Romana », alcune lettere sulla campagna d’ E gitto, copia 
della lettera dell’ imperatore Paolo I, ai cardinali capi d’ordine, 21 decembre 1798, 
una lettera anonima « sul luogo dove tenersi il conclave » (Ms. 195). Fanno parte 
di altri volumi miscellanei due documenti che riguardano l’ordine dei Cavalieri 
Gerosolimitani : il primo è una memoria in cui si afferma la dipendenza immediata 
dell'Ordine dal Papa, « ad esclusione di ogni altra podestà » (4/5. 106, nn. 17-18); 
l'altro è una difesa del Gran Maestro, il barone Ferdinando di Hompesch, contro 
le accuse che gli erano state mosse in una lettera stampata a Pietroburgo nel 
1805 (Ms. 1354, n. 1). In questo stesso volume (n. 12) è un manoscritto di 
pagg. 12 che contiene una relazione dell’occupazione della città di Bobbio fatta 
nei primi giorni del gennaio 1805 dai montanari insorti dell'ex Ducato piacen- 
tino sotto la condotta del vetturale Giuseppe Covati, capitano comandante della 
forza armata di Valle di Trebbia e del padre e figlio Oraboni, osti d’ Imprino, 
capitani della forza armata di Valle di Nura, dei saccheggi compiuti da quelle 
bande che avevano inalberata bandiera spagnola, delle requisizioni imposte alla 
Municipalità e dei piccoli combattimenti avvenuti sulle montagne con le truppe 
regolari venute da Piacenza. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 6e-Ss 26 


206 su ERSILIO MICHEL 


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Moltissimi sono i documenti che illustrano i rapporti passati fra il ponte- 
fice Pio VII e Napoleone (475. 1461): v'è, fra gli altri, una copia dell'allocuzione 
tenuta dal papa in Concistoro il 29 ottobre 1804 intorno alla sua partenza per 
Parigi dove si recava a incoronare l’ Imperatore, e la lista dei diciannove eccle- 
siastici che componevano il corteggio di Sua Santità alla cerimonia, e delle somme 
(in totale L. 34.600) che, d'ordine di Napoleone, furono somministrate ai medesimi 
(Is. 1356, n. 2). In questo stesso documento è segnato l’ itinerario del viag- 
gio e sono aggiunte due note, l’ una dei papi andati in Francia, e l’altra, degli 
imperatori coronati dai papi, da Carlo Magno a Napoleone. Pel periodo succes- 
sivo, quando tra Papa e Imperatore venne meno la buona armonia, debbono 
essere rammentate lettere e carte varie, estratti di giornali (.1/ss. 1217 e 1218), 
l'ordine fatto comunicare dal Governo francese a molti cardinali di allontanarsi 
da Roma, la lettera del Papa ai medesimi, in data 23 marzo 1808, di non cedere 
che alla forza (//s. 1186, n. 5), copia dell’atto di Napoleone da Vienna, 17 mag- 
gio 1809, con cui gli Stati del Papa erano annessi all’ Impero e Roma era di- 
chiarata città libera e imperiale, poesie sulla scomunica lanciata dal pontefice 
contro Napoleone (.1/s. 1356, n. 35). Particolare importanza, insieme ad altri do- 
cumenti dello stesso periodo, hanno i « Dubbi proposti nella circostanza della 
bolla di dichiarazione di scomunica e risoluzioni prese da una congregazione 
particolare ed approvate da S. Santità » (4/5. 485). 

Varii documenti si riferiscono particolarmente al giuramento imposto ai sud- 
diti pontificii: vi sono disquisizioni e raziocinii teologici di anonimi (4/s. 1357), 
una Memoria di Gianfrancesco Mardeo che non volle piegarsi a giurare (4/5. 167 1), 
una ritrattazione del giuramento prestato dai Trapiti della Cervara il 4 maggio 1811 
(Ms. 1218, n. 6) una risposta dell'avv, Carlo Fea, presidente delle Antichità 
Romane ad un amico, 6 marzo 1814, in cui conferma la illegittimità del giura- 
mento (1), già dichiarata in altro scritto precedente {Ms. 1354, n. 6). Riguardano 
lo stesso periodo francese una nota delle spese fatte dal generale Miollis per la 
festa di S. Napoleone — 14 agosto 1810 — e varie carte riguardanti la Masso- 
neria, e particolarmente la seduta straordinaria tenuta dalla Loggia Maria Luisa, 
il 23 giugno 1810, per celebrare le nozze dell’ Imperatore (//s. 1354, nn. 8, 
15, 18). 

Assai scarsi sono i documenti che si riferiscono al pesiodo successivo. Me- 
ritevoli, fra gli altri, di particolare ricordo una minuta di lettera al S. Padre 
sulla lega fatta dai principi protestanti per allontanare dal Papa i loro sudditi 
cattolici — 1818 — (445. 1363, n. 2) vari documenti relativi agli studi filosofici 
nello Stato Veneto e ai limiti dell’anno scolastico — 1828 — (4/s. 1218, n. 12) 
e un breve manoscritto : « Alcuni ricordi intorno al re Carlo Felice » (4/5. 218). 
È di mano del confessore del Re e contiene notizie sulla malattia e la morte 
del Sovrano, sulla sua religiosità, sugli atti della sua privata beneficenza, sulla 


(1) Nessuno di questi scritti sul giuramento imposto dal Governo francese, come di 
quelli che saranno rammentati nel séguito di questo scritto, figurano registrati nell’opera di 
EMILIO CALVI, 2ibliografia di Roma nel Risorgimento. Tomo 1 (1798-1846), con indici e sog- 
getti per autori, Roma, E. Loescher, 1912. 


I MANOSCRITTI RELATIVI ALLA STORIA DEL RISORGIMENTO, ECC. 207 
dichiarazione da lui fatta di sua pochezza nelle faccende di stato. Intorno allo 
stesso re Carlo Felice deve essere rammentato un altro manoscritto che contiene 
il resoconto di una accademia tenuta nel Reale Collegio di Torino dopo la morte 
del Re per celebrare i suoi dieci anni di Regno. Vi sono riportate l’orazione 
recitata dal marchese V.ittorio Centurione, poesie varie in italiano, latino, francese 
di varii autori, una sulla spedizione di Tripoli, sul Museo Egizio, sull’argina- 
mento dei fiumi, sugli abbellimenti della città di Torino, sull’abbazia di Alta- 
comba (fs. 219). Particolare curiosità ha una copia manoscritta dell’autopsia dl 
papa Gregorio XVI eseguita il 2 giugno 1846 (fs. 1218, n. 13). 

Non mancano, naturalmente, anche per quest’ultimo periodo documenti 
relativi in modo particolare alla Compagnia di Gesù ripristinata e ammessa di 
nuovo nei vari Stati italiani. Meritevoli di speciale ricordo un'’elegia per la re- 
stituzione dei Gesuiti nel Regno delle due Sicilie (2/s. 1218, n. 15), scritti e 
frammenti vari (.1/s. 1540), avvisi pei novelli maestri (1824), appunti vari riguar- 
danti varie missioni, memorie dell’Accademia dei Filelleni fondata nel R. Collegio 
di Novara — 1839 —, una descrizione della Casa professa del Gesù in Roma de- 
scritta come trovavasi il martedi 16 novembre 1847 (4/5. 1477, nn. 3, 13, 17, 23), 
un resoconto della Commissione incaricata degli affari riguardanti il patrimo- 
nio gesuitico dal giorno 16 aprile al dicembre 1848 (/4s. 1354, n. 20) e un 
« Diario domestico » dal 1841 al 1859 della Casa e del Collegio di Faenza, che 
contiene notizie minute di prediche, funzioni e cerimonie religiose, esercizi spi- 
rituali, lezioni scolastiche, villeggiature, rappresentazioni teatrali e anche accenni 
a fatti ed avvenimenti di natura politica, specie negli anni più agitati e fortu- 
nosi della nostra rivoluzione (4/5. 1651). Vi sono anche notizie biografiche di vari 
padri della Compagnia (fs. 1488) e copiosi manoscritti appartenuti al padre 
Giampietro Secchi: appunti, note, estratti e memorie di erudizione, di storia, di 
linguistica (4fss. 733-741 ; ‘838-842). 

Meritano in ultimo di essere rammentate due memorie, una manoscritta ed 
una a stampa, sulla fondazione della Società Anonima del Lloyd Pio Pontificio 
o Compagnia Romana privilegiata di armamento e navigazione a vapore e a vela. 
Quella manoscritta è dedicata al padre Pietro Betz, generale dei gesuiti, il 
30 gennaio 1858, dal promotore Giovanni Bustelli, per domandare il patrocinio 
della Compagnia alla iniziativa che avrebbe permesso ai missionari di approdare 
coi navigli di Roma, protetti dalla bandiera di S. Pietro, nelle lontane regioni 
che aspettavano ancora di essere evangelizzate (.1fs. 1064). i 


FONDO SESSORIANO. 


Non ha pel nostro periodo la stessa importanza del « Fondo » precedente, 
e quasi non possiede carte e documenti manoscritti che oltrepassino l’epoca della 
preponderanza francese. Alcuni volumi miscellanei contengono documenti relativi 
a controversie di giurisdizione ecclesiastica dibattute tra la Curia Romana e vari 
sovrani di Europa. Meritevoli di particolare ricordo una lettera anonima e alcune 
osservazioni filosofiche sui principi adottati in materia religiosa dall’ imperatore 
Gi useppe II (fs. 271, nn. 45; 501) e vari documenti del periodo immediata- 


208 ERSILIO MICHEL 
mente successivo circa le domande all’ imperatore Leopoldo II° dei prelati lom- 
bardi (.1fs. 791). 

Numerose carte manoscritte si riferiscono alla Rivoluzione Francese, alla 
condanna e alla decapitazione del Re Luigi XVI (fs. 588, n. 17), alla venuta 
in Italia e alle depredazioni dei soldati rivoluzionari, alla condotta e alla rea- 
zione delle popolazioni delle varie parti della Penisola e principalmente dello Stato 
Romano. Particolare importanza, sotto questo punto di vista, hanno varie poesie 
politiche tutte raccolte in un volume (.I%s. 431), alcune delle quali si riferiscono 
all’ uccisione di Ugo Basville (13 gennaio 1797) e del generale Duphot (28 de- 
cembre 1797) ed esaltano, come è facile immaginare, l’azione compiuta dagli uc- 
cisori. 

Un'altra copiosa miscellanea riguarda la reazione austro-russa del 1799, 
che tratta di tutti i fatti d'arme e degli altri avvenimenti di guerra che si svol. 
sero in quell’anno nelle varie parti d’Italia, ma ha però minore importanza della 
precedente, in quanto si tratta di copia di un’opera pubblicata in quello stesso anno 
prima a Firenze e poi a Roma, presso lo stampatore Gioacchino Puccinelli, a 
S. Andrea della Valle (4fs. 271, n. 51). Ma alla detta « Collezione Istorica » 
sono però uniti altri documenti che si riferiscono ad avvenimenti posteriori: 
una nota dei « soggetti » che diedero la scalata al Quirinale la notte del 6 lu- 
glio 1809 per tradurre il Papa prigioniero, sonetti a Pio VII per la costanza e 
la fermezza dimostrata contro le prepotenze francesi e poesie varie di contenuto 
politico. 

In altri volumi miscellanei si trovano, sempre intorno allo stesso periodo, al- 
locuzioni pontificie, lettere e circolari a vari cardinali. ai ministri esteri e ai 
pubblici impiegati (.1/s. 365, nn. 18 e 22), una confutazione delle difese del giu- 
ramento imposto ai sudditi pontifici (.1/s. 466, n. 10), l’allocuzione tenuta nella 
sinagoga di Ancona per l’ unione al Regno Italico (.1/s. 271, n. 32), un’orazione 
di Domenico Ginanneschi per il ritorno di Pio VII a Roma (Is. 563, n. 21). 
Si riferiscono egualmente alla preponderanza francese e alle controversie con la 
S. Sede numerosi altri documenti raccolti da Sisto Benigni e tutti riuniti in un 
volume (.1/s. 581): sono in gran parte copie di documenti e manoscritti e qual- 
che volta anche stampati, ma tutti insieme formano un materiale veramente co- 
spicuo e molto prezioso per lo storico. 

Poche carte come si è già accennato, e più precisamente alcune poesie, 
riguardano uomini e avvenimenti del periodo successivo: un sonetto del Belli, 
componimenti vari di anonimi, un /g/er Noster satirico contro un’ Papa 
morente (Gregorio XVI?), tre epigrammi su cardinali papabili, un ritratto del 
capo-sgherro Nardoni, versi in onore di Pio IX, ecc. (4fs. 3587), Meritevole di 
particolare ricordo una dissertazioue sulle elezioni politiche, del 1866 (.1/s. 564, 
n. 20). 


FONDI MINORI. 


Sono formati dai manoscritti delle Biblioteche dei minori conventi sop 
pressi, ma non tutti comprendono carte e documenti relativi all’accennato periodo 
della nostra storia. Ne contengono più o meno quelli degli antichi conventi di 


I MANOSCRITTI RELATIVI ALLA STORIA DEL RISORGIMENTO, ECC. 209 


n —————__—_—_—_——__—_—______res. rr nr———————t—m——_t——_@——_—TmT——r__——_—m 


S. Maria Maddalena, S. Onofrio, S. Andrea della Valle, S. Gregorio, S. Lorenzo 
in Lucina, S. Bonaventura, S. Maria della Scala, S. Martino ai Monti. 

Primi in ordine di tempo sono alcuni estratti e copie di lettere sparse per 
Piacenza a proposito del processo dei Gesuiti del Portogallo (S. Bor. 40, nn. 15-16), 
vari documenti relativi all'occupazione di Benevento e di Pontecorvo da parte 
del Governo di Napoli nel 1768 (S. Aud”. 42, N. 4; 107, nn. 12-13) e alcune carte 
relative alla Massoneria. V’è una relazione dell’accettazione di un Libero Mura: 
tore e una lettera del padre Adeodato Maria da S. Gerolamo, carmelitano scalzo 
al padre Angelo Maria Porcelli, definitore perpetuo dei Servi di Casal Maggiore, 
Parma, 17 luglio 1752, nella quale sono date minute notizie di una trama mas- 
sonica scoperta in quei giorni a Napoli (Varia, 42, n. 6). Un'altra lettera, lun- 
whissima di don Mauro Talucci, abate olivetano, di periodo più tardo, e preci- 
samente in data Siena 24 maggio 1790, contiene un’ampia e minuta confutazione 
delle massime dei Liberi Muratori, giudicate empie e perniciose non solo nel 
campo religioso ma anche nel campo politico (S. On. 74). Particolare curiosità 
hanno varie profezie manoscritte aggiunte alla « Lettera di un canonico ad uno 
dei suoi amici sulla vicinanza della fine del mondo » — Fermo 1790 — (S. Lor. 114), 
e anche una traduzione latina della « Basvilliana » del Monti, dal padre Stani- 
slao Vannini dedicata al padre Giovanni Roothaan, generale della Compagnia di 
Gesù (S. Iart. n. 6). 

Non mancano anche in questi « Fondi » documenti relativi al periodo della 
preponderanza francese. V’è la descrizione dell'arco trionfale eretto pel primo 
ritorno di Pio VII° a Roma (Varia 114, n. 4), una serie di documenti sulle note. 
controversie con la S. Sede, più specialmente del 1806 (S. Maria Madd. 12) è 
sul giuramento civico degli ecclesiastici (Varia, 248-251), una raccolta di notifi- 
cazioni, avvisi, istruzioni, proteste di Pio VII° contro l’ usurpazione francese 
discorsi e documenti intorno al giuramento di fedeltà, uno, tra gli altri scritto 
nel giugno 1812 dal teologo Gentilini ex-gesuita. Vi sono anche alcune lettere ad 
un amico, dell’anno 1813, sulla recita delle orazioni ordinate per il Governo fran- 
cese, una « Confutazione del Catechismo nominato sacrilegamente cattolico », e, 
in ultimo, una « Risposta all’ istruzione morale per tranquillizzare gli animi nelle 
presenti condizioni » (S. Lor. 23). In questo stesso volume miscellaneo si trovano 
alcuni pochi documenti di data posteriore: una copia del discorso del cardinale 
Giustiniani in conclave (1830), dopo che contro di lui era stata pronunciata 
l'esclusiva dalla Spagna, documenti a stampa e manoscritti circa il prestito con- 
cluso da Alessandro Torlonia con la Casa Rothschild per conto del Governo 
pontificio (anni 1831-1832), uno scritto contro il Lamennais dell’anno 1834. 

Altri documenti staccati sono sparsi in vari volumi. Meritano di essere 
ricordate varie lettere di Francesco Cancellieri (1) all'amico Fabrizio della Penna, 
dal 1803 al 1826, che trattano prevalentemente di arte e di letteratura, ma che 
contengono anche notizie di cronaca e accenni ad avvenimenti politici (Varia, 199), 
una Memoria che nell’anno 1827 le deputazioni del Clero, del Municipio e del 


(1) Intorno all'abate Cancellieri, celebre bibliografo e poligrafo, cfr. : ALESSANDRO ADE- 
MoLLO, L’Abdate Cancellieri, in Rivista Europea, a. VIII, 1877, vol. Il, pagg. 1 sgg., e gli 
altri scritti registrati da E. CALVI, nell’opera citata, pag. 23. 


210 ERSILIO MICHEL 

Commercio di Ancona umiliavano alla S. Congregazione Economica per la con- 
servazione della totale franchigia del porto e della città (S. Zon. 9) e una dis- 
sertazione di Emidio Iacopini, professore di etica nell’Archiginnasio Romano 
intitolato : « La politica libertà del secolo XIX riguardata coi lumi della religione 
cattolica », nella quale si combatte « il principio assurdo dei moderni fanatici che 
le supreme autorità derivino dai popoli » e si afferma invece « che la sovranità 
si compartisce da Dio e discende per l’organo della paternità » (S. Lor. 199). 

Formano due copiosi gruppi le carte e i documenti di Paolino da S. Bar- 
tolomeo, missionario (al secolo Giovanni Filippo Werdin) raccolti in otto buste 
o cassette (S. J/aria della Sc. 32-39); e del cardinale Placido Zurla, in dieci 
cassette (.S. Greg. 86; 90-95; 99; 109-111), Come è facile immaginare, tanto le 
une come le altre hanno prevalentemente contenuto religioso, ma insieme anche 
notevole importanza per la storia civile e politica della fine del Settecento e dei 
primi decenni dell’Ottocento. Tra le carte di Paolino di S. Bartolomeo si trovano 
studi ecclesiastici, prediche in tedesco, voti per beatificazioni, studi grammaticali 
di lingue varie, specie orientali, una miscellanea malabarica, diarii e giornali di 
missioni all’ India; ma insieme appunti e memorie di storia italiana durante il 
periodo della preponderanza francese, varie lettere da lui scritte o a lui indiriz- 
zate, un inventario dei mobili della Chiesa e Collegio di S. Pancrazio « dopo il 
sacco enorme fatto dalli sedicenti patriotti » — 1798-99 — e numerosi scritti po- 
lemici. Meritevole di particolare ricordo una « Risposta del non cittadino p. Pao- 
lino di S. Bartolomeo, carmelitano scalzo al parere del cittadino Gio. Vincenzo 
Bolgeni sul giuramento prescritto ai funzionari della Repubblica romana » 
(Busta 32) una dissertazione ecclesiastica e legale dello stesso frate « sulla pro- 
prietà e restituzione dei beni ecclesiastici e secolari » e un « Vo/um pro verifate 
sulle persone obbligate alla reintegrazione dello stato delle chiese e dei luoghi 
pii danneggiati in tempo della sedicente Repubblica >» che porta la firma del- 
l'avv. Michele Belli (4. 33). 

Maggiore varietà e importanza presentano le carte e i documenti del car- 
dinale Zurla (1). Vi sono manoscritti giovanili, brevi, diplomi accademici, studi 
letterari, componimenti poetici, dissertazioni religiose, studi cartografici e nume- 
rosissime lettere. Nella maggior parte queste ultime si riferiscono alle cariche e 
agli uffici ricoperti dallo Zurla, agli interessi dell'Ordine dei Camaldolesi di cui 
faceva parte e di cui ottenne più tardi il generalato, alla disciplina e agli affari 
dei conventi sparsi nelle varie regioni d’Italia, e principalmente di quello di 
S. Michele a Murano (Venezia). Frequenti sono le istanze di religiosi per otte- 
nere speciali facoltà, come quella di portar la parrucca, di vestire da prete seco- 
lare, di essere dispensato dal recitare l’ ufficio, di leggere libri proibiti. Meritano 
particolare ricordo due lunghe lettere di Antonio Rosmini, in data 19 aprile e 
2 luglio 1831, nella prima delle quali 1’ insigne filosofo roveretano tratta della 


(1) Notizie biografiche di lui, ampie e minute, si trovano nel Dizionario di erudizione 
storico ecclestastico di GakTANO MoRoNI. Venezia, tip. Emiliana, 1861, Tomo 103. Vedi an- 
che: PaoLo DEL SIGNORE, .Vei solenni funerali celebrati nel di 22 dicembre 1834.... pel Cardinal! 
D. Placido Zurla — orazione. — Roma, Stamp. della R. C. A., 1835. 


I MANOSCRITTI RELATIVI ALLA STORIA DEL RISORGIMENTO, ECC. 2II 


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ristorazione della filosofia e della necessità di dare alle scuole una filosofia cri- 
stiana, e nella seconda del Piccolo Istituto della Carità, delle cui costituzioni si 
stava allora a Roma facendo l’esame presso l’apposita Congregazione. 

Ma, accanto a queste lettere di contenuto religioso o ecclesiastico e disci- 
plinare, ve ne sono molte altre di carattere amichevole che hanno notevole impor- 
tanza per i frequenti accenni agli avvenimenti del tempo. Meritevoli sotto questo 
riguardo di essere segnalate, specie per il periodo della preponderanza fran- 
cese, sono le numerosissime lettere che mons. Mauro Cappellari, più tardi papa 
Gregorio XVI, scriveva da Roma allo Zurla, a Venezia, col quale era legato 
di vecchia ed affettuosa amicizia (8. 110). Così una lettera in data 28 feb- 
braio 1797, accenna alla confusione generale che regnava in Roma, alla cessione 
delle tre Legazioni, e al timore d’una sollevazione popolare; un'altra di poco 
posteriore, ai timori pel planisfero posseduto dai Camaldolesi nel monastero di 
S. Michele. Altre lettere di epoca più tarda, quando lo Zurla ottenne l’ ufficio 
di vicario e di segretario di successivi papi, trattano di varie amministrazioni 
municipali, di pubblici lavori, di tributi, e vengono quindi ad acquistare una par- 
ticolare importanza per la storia civile e finanziaria dello Stato della Chiesa: 
più frequentemente figurano in questo particolare carteggio le comunità di Foli- 
gno, di Perugia, di Gubbio, di Matelica, e anche della Repubblica di S. Marino, 
di cui il cardinale era protettore. 

Numerose lettere, tutte insieme raccolte (2. 99) trattano di cose d'arte e 
sono in gran parte scritte di mano di Melchiorre Missirini e di G, B. Canova, fra- 
tello del sommo scultore : una lettera di quest’ ultimo in data 19 luglio 1827, allo 
Zurla, che trovasi in altra busta o cassetta (7. 91), tratta delle onoranze da ren- 
dersi alla memoria del fratello, al monumento da erigersi in Venezia e al tempio 
che doveva essere costruito in Possagno. Sono insieme raggruppate lettere d’au- 
gurio per le varie solennità dell’anno (4. 90), di congratulazione per gli uffici 
ecclesiastici sempre più elevati ottenuti dallo stesso Zurla (2. 91); ve ne sono 
di vari sovrani: Carlo X, Luigi Filippo e Maria Amelia, Ferdinando VII di 
Spagna, Giovanni VI di Portogallo, di Rodolfo arciduca d’Austria, di Carlo 
Felice e di Maria Cristina, di Carlo Alberto e Maria Teresa, di Federigo Au- 
gusto III di Sassonia, di Massimiliano Giuseppe di Baviera, di Don Pedro, im- 
peratore del Brasile. Fra le lettere di raccomandazione, assai numerose, presen- 
tano particolare curiosità quella di un anonimo, che presenta da Venezia « il 
tenente di nostra eavalleria Giulio Foscolo, fratello del celebre Ugo da cui è 
totalmente diverso » e quella del conte Baldelli di Firenze che presenta allo 
Zurla l'abate Lamennais, «i cui meriti insigni sono cogniti a tutta l'Europa ». 

Molto abbondanti sono i manoscritti di contenuto letterario in prosa e in 
poesia, in gran parte inviati in omaggio allo Zurla che per non breve periodo 
di tempo fu anche supremo reggitore degli studi: poesie in occasione di visite 
e di vestizioni religiose, adunanze letterarie, accademie scolastiche, e parafrasi 
di salmi, orazioni latine (una in morte del cardinale Gioannelli), dissertazioni 
sulla Sacra Scrittura, distici, sonetti acrostici. Ve ne sono anche di contenuto 
politico, come alcuni sonetti contro i Francesi dell’abate Barbaro, vari componi- 
menti sulla Restaurazione e un poemetto in trentanove ottave di Emilio De Sanctis 
intitolato « Le Romagne debellate » nel 1831 (2. 93). 


212 ERSILIO MICHEL 


Meritano in ultimo di essere segnalati alcuni documenti di contenuto eco- 
nomico che riguardano il numero e gli uffici dei vari componenti la famiglia del 
Cardinale, la quale, nel 1823, risultava formata di 14 persone, e vari scartafacci 
coi bilanci della casa dal 1824 al 1831 (4. 92). 


FONDO VITTORIO EMANUELE. 


I documenti, di data più antica, sempre per il periodo accennato, riguar- 
dano le note controversie in materia di giurisdizione ecclesiastica fra la Santa 
Sede e il Governo di Napoli: più importante, fra gli altri, una « Relazione di 
quanto è occorso in Roma sopra l’ investitura del Regno richiesta dal re Fer- 
dinando IV e concessa da papa Clemente XIII il 4 febbraio 1760 » (3/5. 432). 
Possono in qualche modo riferirsi alla storia delle medesime relazioni fra Roma 
e Napoli numerose lettere, una copia delle « Opere inedite » e della « Profes- 
sione di fede » di Pietro Giannone (ss. 358-360; 440; 585). 

Riguardano particolarmente la storia di Roma e dello Stato Pontificio una 
« Relazione e voto dell’ ing. Gaetano Rappini sopra il disseccamento delle Paludi 
Pontine » presentati a Pio VI con una lettera in data di Bologna, 25 giugno 1777 
e con numerose tavole a colori; una raccolta di versi satirici e laudativi per la 
venuta a Roma dell’ imperatore Giuseppe II e di Pietro Leopoldo d’Austria, per 
la morte di Papa Ganganelli e per il successivo conclave (4/5. 809); e un grosso 
volume di cc. 781 che si riferisce al celebre avventuriero Giuseppe Balsamo 
detto il conte di Cagliostro, e alle sue famigerate gesta (4/5. 245). Quest’ ultimo 
contiene un ristretto del processo « Romana plurium » iniziato al S. Uffizio nel 
settembre 1789 non solo contro il Balsamo, ma anche contro il cappuccino P. 
Francesco da S. Maurizio (al secolo Giacinto Roullier), oriundo svizzero, entrambi 
accusati di aver fatto parte della Massoneria Egiziana. Vi sono i costituti degli 
imputati, le difese di mons. Carlo Luigi Costantini, le risposte fiscali e nume- 
rosi documenti : tra gli altri, una relazione della Loggia dei Liberi Muratori in 
Roma e un elenco degli aggregati alla medesima e di altri inquisiti di Masso- 
neria (1). 

Al periodo della rivoluzione francese si riferiscono un volumetto « Details 
données au Quartier general de l’armée de Nice à commencer du 13 septembre 1792 > 
contenente ordine di combattimento, disposizioni varie di servizio, quadri dei varî 
reparti, parole d’ordine; una « Raccolta di diversi sonetti, molti dei quali in 
romanesco bastardo, sopra la caduta di tutto il Regno di Francia nella diabolica 
setta dei Frammassoni e su di altre occasioni e circostanze accadute in Roma 
nell’anno 1793 (-3/ss. 27-28); una relazione della sommossa che portò all’uccisione 
di Ugo Basville e i due volumi « Memorie dell’avv. Antonio Galimberti del- 
l'occupazione francese in Roma dal 1798 alla fine del 1802 », rispettivamente di 
cc. 490 e 566, che hanno una grande importanza, perché minute, copiose, e scritte 


ni Pirla 


(1) Di questi documenti diede una particolare descrizione E. PETRACCONE în appendice 
al suo studio: Cagliostro, Palermo, Sandron, s. a., pagg. 237-241. 

Intorno allo straordinario personaggio copiose notizie bibliografiche si trovano nella citata 
opera di EmiLio CALVI, a pagg. 37-38. 


I MANOSCRITTI RELATIVI ALLA STORIA DEL RISORGIMENTO, ECC. 213 


giorno per giorno da persona colta e in condizione, per l'ufficio che ricopriva, 
di sapere molte cose che ai più rimanevano sconosciute. Il Galimberti, romano 
(1758-1837) fu un giureconsulto insigne e da Leone XII meritò di essere elevato 
alla dignità d’ uditore del Supremo Tribunale della Segnatura. Nella sua cronaca 
non solo sono rammentati i decreti e le leggi dei varì anni d'occupazione ma 
sono anche riportate le notificazioni dei governi e dei comandi militari e insieme 
le satire che circolavano per la città e che venivano affisse nei soliti luoghi 
(ss. 44-45). 

Seguono, in ordine di tempo, una relazione del capitano del genio Bene- 
detto Piernicoli, del 1808, sullo stato del Forte di S. Leo, sui pericoli che ne 
minacciavano la solidità e sull’ urgenza di alcuni restauri (/4/s. 490), una risposta 
dei Vescovi di Dalmazia a Napoleone (4fs. 343) e gli Atti d’aggiudicazione delle 
vendite dei boschi nel dipartimento del Po per gli anni 1805-1808 (fs. 236). 
Questi ultimi formano un grosso volume e sono ordinati cronologicamente, 
avendosi per ogni vendita il bando a stampa, il contratto regolare e le condizioni 
d'appalto. 

Più scarsi sono i manoscritti che si riferiscono alla storia dei periodi suc- 
cessivi alla preponderanza- francese. Un volume di cc. 224 appartenuto all’avv. 
Paolo Ravioli, contiene un ristretto degli atti del primo processo contro Angiolo 
Targhini, più tardi (1825) condannato a morte per delitto politico e allora (1819) 
accusato di omicidio per il possesso di una meretrice (//s. 484). Alcune carte e 
documenti, in gran parte satire, si riferiscono ai conclavi di Leone XII, (4/5. 416) 
e di Pio VIII (fs. 418), e alle mascherate del giovedi grasso del 1832 in Roma 
(4/s. 472). Notevole importanza ha un volumetto che riguarda gli Asili infantili 
di Firenze, e più particolarmente l’Asilo femminile di S. Croce (/4fs. 53). Contiene 
i rapporti delle signore Ispettrici sulla salute delle bambine, sull’ igiene, sul vitto 
e proposte sui miglioramenti da introdursi, sull’ insegnamento, sui premiî, sui 
lavori, sui sussidi da accordarsi alle bambine più bisognose. Non pochi di questi 
rapporti che portano le firme di Elvira Giampieri nei Rossi, di Carlotta de Me- 
dici ved. Lenzoni, Cleopatra Giarrè, Adelaide Conti, Marianna Conti Ginori, sono 
veramente ammirevoli per la loro profonda sensatezza e per lo spirito di illumi- 
nata carità che li anima. 

Numerosi altri manoscritti hanno prevalentemente importanza per la storia 
delle lettere e delle arti. Meritano di essere segnalati i versi in onore di Teresa 
Bandettini, la celebre « Amarilli Etrusca » (1/5. 676), le Effemeridi autografe di 
Barnaba Oriani (4/5. 658) bozzetti, piante, disegni, progetti dell’architetto Giu- 
seppe Valadier (ss. 374, 408, 441), varie lettere di Leopoldo Cicognara (fs. 255) 
e di Melchiorre Missirini (4/5. 452). Queste ultime, insieme raccolte, sono in gran 
parte le minute di lettere dirette a vari suoi amici, presentano varianti con quelle 
che furono messe a stampa e contengono versi composti dal 1813 al 1819 e, in 
fondo, un indice delle persone rammentate. Dello stesso Missirini vi sono altri 
manoscritti, un brano della vita da lui scritta di Antonio Canova (4fs. 808), 
e, in due copie, l’autografo completo, in due volumi, della vita dello stesso 
sommo scultore (//ss. 450-451): il secondo porta un indice minuto delle materie 
che non si trova nell’opera a stampa (Milano, Silvestri, 1825) e, in appendice, 
anche due orazioni dello stesso erudito intorno al Canova. 


La Bibliofila, anno XXIV, dispensa 62-84 27 


214 ERSILIO MICHEL 


Debbono poi essere rammentati gli scritti vari dell'abate Antonio Coppi 
(.2/s. 209); i versi di Tito Cicconi (.1/s. 370), gli articoli, quasi tutti di argomento 
teatrale, di Felice Uda (/4/ss. 739-740), le poesie di Rosa Taddei (4/5. 197). Più nu- 
merosi e pregevoli sono i manoscritti di Giuseppe Gioacchino Belli (4/ss. 681-697) 
che comprendono gli autografi dei suoi sonetti, poesie incomplete e senza titolo, 
traduzione in ottave de la « Henriade », epistole in versi a Francesco Spada — 
1820-21 —, un capitolo alla sorella, note autobiografiche, non finite, in prosa, ar- 
ticoli e recensioni, alcune riflessioni statistiche sul pubblico registro, ricordi e 
fantasie sui Bagni di Lucca (18353), una dissertazione sul diamante, novelle pa- 
storali, cicalate in tempo di carnevale, critiche su di alcune opere e commedie, 
appunti per il teatro romanesco, 

Particolare importanza per l’arte musicale hanno le lettere di Giovanni Pa- 
cini (//ss. 812-824) e i melodrammi di vari autori in parte musicati dallo stesso 
illustre Maestro lucchese (/7ss. 869-870). Meritevoli, in ultimo, di ricordo sono 
le aggiunte manoscritte alla bibliografia storica del Tevere compilate da Enrico 
Narducci (.1/s. 868) (1). 


CARTEGGI E AUTOGRAFI. 


Varî e di diversa provenienza sono raccolti e ordinati in 89 buste o cas- 
sette. Meritano fra le prime di essere rammentate 430 lettere autografe di Gio- 
vanni Berchet a Costanza Arconati Visconti (.4. 34-36). Abbracciano un lungo 
periodo di tempo, dal 1822 al maggio 1851 e contengono molte notizie intorno 
ai comuni amici, ai paesi nei quali successivamente il Berchet, esule, stabili la 
sua dimora, agli uomini illustri che vi conobbe (fra gli altri, il Cousin, il Guizot, 
il Ritter, il Niebuhr, lo Schlegel), ai propositi e alle speranze dei patriotti italiani 
e agli avvenimenti politici di quegli anni, principalmente alla rivoluzione del 
1831 e ai fatti fortunosi del 1848. Ma, come si può facilmente immaginare, queste 
numerose lettere hanno maggiore importanza psicologica, in quanto, scritte come 
sono con grande schiettezza e semplicità, mettono a nudo l’anima del Poeta e 
servono mirabilmente a chiarire 0, quanto meno, a farci intendere meglio quali 
rapporti sentimentali passarono in così lungo periodo di tempo tra lui e la no- 
bile dama lombarda. 

Molto copioso è il carteggio Missirini (5. 33 e 39-46): vi sono lettere di Fran- 
cesco Cancellieri, del Cicognara, dei cardinali Consalvi e Pacca, di G, B. Nicco- 
lini, dei fratelli Giachetti, tipografi, di Antonio Coppi, di Giovanni Rosini, di 
G. B. Canova, di Antonio Mezzanotte, di numerosi parenti e familiari, di pre- 
fetti e funzionari francesi e più specialmente del dipartimento del Rubicone, ed 
anche diplomi scolastici ed accademici, passaporti e documenti personali, e carte e 
poesie relative al Canova e alle sue opere. 

Più abbondante è il carteggio di Salvatore Betti, illustre letterato di Oreiano 


Fee. 


(1) È pubblicata in appendice all'opera: Ze inondazioni del Tevere in Roma, memoria 
del socio FR. BrIoscHiI letta alla R. Accademia dei Lincei il 5 marzo 1876. Roma, coi tipi del 
Salviucci, 1876. 


I MANOSCRITTI RELATIVI ALLA STORIA DEL RISORGIMENTO, ECC. 215 
di Pesaro (1792-1882), che si riferisce a un periodo più recente e che ha impor- 
tanza prevalentemente letteraria (8. 52-84). Fra i numerosi corrispondenti meritano 
di essere rammentati, soprattutto per il numero delle loro lettere, Silvestro 
Centofanti, Gino Capponi, Cesare Cantù, Paolo Costa, Caterina Franceschi Fer- 
rucci, G. B. Giuliani, Angelo Mai, Terenzio Mamiani, Costanza Monti Perticari, 
G. B. Niccolini, Pietro Odescalchi, Basilio Puoti, Pietro ercole Visconti, Giovanni 
Rosini, Pietro Giordani, Ferdinando Ranalli. Vi sono anche due sonetti del 
Belli « Pel premio quinquennale della Crusca » (1835) e poi numerosi manoscritti 
del Betti : discorsi, opuscoli, autografi inediti, notizie su vari illustri italiani, iscri- 
zioni epigrafiche, appunti e annotazioni storiche e letterarie. 

Carteggi minori sono quelli dei due poeti romaneschi Giovanni Giraud 
(2. 23 e 49) e G. Gioacchino Belli (2. 86-87). Del primo fanno parte ventitre 
lettere di G. B. Niccolini e numerose lettere dello stesso Giraud dirette in gran 
parte all’avv. G. Ravioli: vi sono anche versi, documenti relativi alla famiglia, 
le « Basi di una Banca di Sconto » (1825) e un progetto per la formazione di 
una società di dilettanti di declamazione teatrale da stabilirsi in Firenze. Nel 
carteggio del Belli si trovano lettere di mons. Luciano Bonaparte e di mons. 
Vincenzo Tizzani, dal 1737 al 1861, e poche altre di personaggi oscuri. Più 
numerose sono le lettere del Belli a Francesco Spada — 49 — dal 1821 al 1863, 
a Giacomo Ferretti — 82 — dal 1834 al 1843, a Pietro E. Visconti, a Melchiorre 
Missirini, ad Antonio Mezzanotte, al cardinale Bofondi, al segretario dell’Acca- 
demia Tiberina. Vi sono anche vari documenti che si riferiscono ai rapporti 
passati fra il Poeta e la medesima Accademia, e sonetti, poesie di lui e di altri, 
articoli polemici, una cronologia mnemonica da disporsi e disegnarsi per il figlio 
Ciro, appunti per poesie romanesche e toscane, fogli sciolti vari, 

Minore importanza hanno i carteggi del barone E. C. G. Van de Vivere 
(2. 17-18); del cardinale Carlo Erskine (24. 30), del bibliotecario Tito Cicconi (non 
insieme raccolte), del gesuita Giampietro Secchi già rammentato, (di cui fanno parte 
anche diplomi accademici, carte personali e documenti vari che si riferiscono ai 
Gesuiti) (2. 28), di Adelaide Bergamini (2. 50). Quest’ ultimo, di contenuto 
tutto letterario, comprende 61 lettere dell’Aleardi, 24 dello Zanella, 21 del Car- 
ducci, 6 di Andrea Maffei, tutte comprese fra il 1875 e il 1885. 

Numerosi sono gli autografi e i documenti staccati. Vi sono fra gli altri, 
una lettera di Giuseppe Balsamo, il conte di Cagliostro, al suo difensore mons. 
Costantini, già pubblicata, (8. 7, n. 63), una di Bonaparte 1° Console al Car- 
dinale C. Erskine (24. 1), una di Vincenzo Monti a Mario Pieri, 30 giugno 1810 
(8. 5, n. 36) e quattro a don Pietro Odescalchi (4. 37), cinque lettere di Giovan 
Paolo Schultesius a Giovanni Andres, da Livorno — 1809, 1815 — una del car- 
dinale Consalvi al delegato apostolico di Macerata (1817) (2. 1) una del conte 
Saurau a Luigi Settala (Vienna, 1822), una di Giacomo Leopardi al padre Mo- 
naldo (Bologna, 1827) una del conte Rodolfo Lutzow, ambasciatore d'Austria 
presso la S. Sede, agli Uffici delle Dogane, Roma, luglio 1832 (4. 10, n. 72), 
una di Maria Cristina di Spagna al marchese Filippo Malaspina, Madrid, 4 a- 
prile 1833 (4. 10, n. 20), due di Francesco IV, duca di Modena ai Padri della 
Compagnia di Gesù, Modena, 27 giugno 1820 e 13 giugno 1839, varie di Giulio 
Perticari a Luigi Biondi dal 1810 al 1822 (2. 27), una di Gioacchino Pecci (1842) 


216 ERSILIO MICHEL 


con una poesia a lui attribuita (2. 48, nn. 18-19), una di Antonio Giovagnoli a 
Vincenzo Salvagnoli — Pisa, 1843 — (4. 12, n. 65) una di Luciano Bonaparte 
al duca Braschi Onesti, 12 ottobre 1850 (2. 7, n. 23). Altri autografi apparten- 
gono al Canova (4. 5, n. 9), a Gino Capponi (4. 7, n. 40), ad Angelo Mai, a 
G. B. Niccolini, a Pietro Cossa (24. 37), a Rossini, Donizetti e Verdi (28. 38), a 
Pietro Moscardi (2. 9, n. 4), a Giampietro Vieusseux (4. 8, n. 39), a Pio IX (4. 3, 
n. 54), ad Antonio Mordini (2. 9, n. 3), a Giuseppe Ricciardi (4. 9, n. 17), ecc. 

Tra i documenti staccati debbono essere rammentati vari fogli di carattere 
ufficiale al Governatore, ai Priori e al Podestà di Fano, di Recanati, e di Sas- 
soferrato degli anni 1796-1797, tre sonetti, dei quali uno sull’ uccisione di Bassville, 
uno contro il Bonaparte e il terzo in lode di lui (4. 26), le notizie relative a 
un’opera in tre volumi sulle perdite fatte dal patrimonio pontificio sotto Pio VI 
(8. 37), cinque fogli di scrutinio del conclave di Pio VII, minute di lettere e di 
appunti dello stesso Pontefice (2. 26, n. 37), una relazione dello stato della 
Biblioteca di S. Andrea a M. Cavallo dopo le dilapidazioni avvenute durante il 
governo francese (2. 31, n. 7), e vari documenti riguardanti Chiese e Biblioteche. 


ERSILIO MICHEL. 


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pre aeariALENAIRIRESIIAE IIEDRI SEIIE IDAZA AEIIAZIAEIERIOIRRREANSERIEAE reoanpiiieA loda, 


Pubblicazioni di carattere bibliografico 
e intorno alla storia dell’arte tipografica 


REATO SIE - ——r ——yT 


non molte andarono vendute. Durante la guerra, 
tutta la biblioteca fu trasferita in casse a Bo- 
logna, e messa al sicuro nel palazzo Alberani. 


Cento libri preziosi. Manoscrilti miniati. Incu- 
nabuli. Libri figurati dei sec. XVI, AVII 
e XVIII. Esemplari unici, descritti e illu- 
strati da fac-simili in nero ed in colore. — 
Milano, Libreria antiquaria U. Hoepli, 
(1922); pagg. 160, in-8, c. LXXxv tavv. f. t. 


Vivente ancora il proprietario, la parte riguar- 
dante la storia di Ferrara e già posseduta dalla 
Biblioteca Comunale di quella città, fu donata 
(di cui Iv in colori), e fig. nel testo. alla Biblioteca dell’Archiginnasio in Bologna, 


e la parte scientifica — per volontà del figlio, 


capitano Pico Cavalieri — fu pure donata alla 
biblioteca della Scuola di scienze fisiche e chi- 


Come è noto ai bibliofili, il comm. Giu- 
seppe Cavalieri di Ferrara aveva raccolto 


con grande amore una delle più copiose e miche in Ferrara. Mancato il 20 dicembre 1918 


scelte librerie di rare antiche edizioni italiane, 
sopra tutto dei sec. XV e XVI, ed anche al. 
cuni interessanti manoscritti. Nel 1908 il sig. 
Tammaro De Marinis ne compilò e pubblicò 
un Catalogo parziale (1), il quale comprendeva 
42 manoscritti, alcuni autografi e 1912 opere 
a stampa; ma cosi degli uni, come delle altre 


: (1) Catalogue des livres comfosant la Biblio. 
theque de M. Giuseppe Cavalieri a Ferrara. 
Florence, T. de Marinis, 1908; pagg. 524, in 8, 
c, VII tavv. 


hai 


il proprietario, comm. Cavalieri, si vociferò, 
poco dopo, di una vendita in blocco della 
preziosa libreria. Questa infatti avvenne l’anno 
successivo, e nel novembre 1919 la sig. Clara 
Archivolti ved. Cavalieri e coeredi vendettero 
la libreria alla casa libraria U. Hoepli di Milano 
per la somma di L. 310,000. 

Ora il fior fiore di questa cospicua raccolta 
(nella quale era confluita anche l’antica e pre- 
gevole libreria Varano) ci ricompare, ma senza 
il nome del primo raccoglitore, in un Catalogo 
della Libreria antiquaria Hoepli, splendida- 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 


mente stampato e illustrato (1), il quale com- 
prende la descrizione di 8 manoscritti (n. I- 
VIII; pagg. 1-17), 29 incunabuli (n. IX- 
XXXVII : pagg. 21-59), e 63 edizioni figu- 
XVI, XVII e XVIII 
(n. XXXVIII-C ; pagg. 61-156), accompagnata 


rate o rare dei sec. 
da numerosi fac-simili, alcuni dei quali in tri- 
cromia. A dimostrare la nostra asserzione che 
il catalogo Hoepli consta per la massima parte, 
se non in tutto, di mss. ed opere provenienti 
dalla libreria Cavalieri, diamo qui le corri- 


spondenze dell’ uno coll’altro catalogo : 
CATAL. HOEPLI CATAL. CAVALIERI 


Manoscritti 


n. I n. 1821 
» II » 1825 
» III » 1824 
» IV » 1827 
» V » X 
» VITI » XX 
Incunabuli 
n. XI n. 193 
» XII » 196 
XIII » 285 
» XVII » SSI 
» XVIII » 592 
» XIX » 606 
» XX » 1868 
» XXI » 902 
» XXII » 922 
» XXIII » 955 
» XXV » 963 
» XXIX » 1297 
» XXXI » 1359 
» XXXII » 1361 


Libri figurati (sec. XVI-XVIII) 


n. XXXVIII n. 13I 
» XXXIX » 33 
» XLII » 83 
» XLIII » 86 
» XLIV » 87 
» XLV » IOY 


(1) Come annunzia L’ Ztalia che scrive, a. V, 
n. Io (ottobre 1922), paz 191, il Catalogo Hoepli, 
Cento libri preziosi, ecc. è stato oggetto di una 
nota del 737nes Literary Supplement, 27 luglio 1922. 


217 
CATAL. HOEPLI CATAL. CAVALIERE 

» XLVI » 132 
». XLVII » 149 
» XLVIII » 63 
» XLIX » 434 
» L » 292 
» LI » 297 
» LIII » 343 
» LIV » 1864 
» LV » 1866 
» LUVIII » 474 
» LIX » 555 
» LX » 557 
» LXI » 560 
» LXII I » 5065 
» LXIII » 676 
» LXIV » 725 
» LXVI » 838 
» LXVII » 84I 
» LXVIII » 848 
» LXIX » 929 
» LXX » 953 
» LXXIV » 716 
» LXXVII » 1185 
» LXXIX » 1270 

LXXX » 1271 
» LXXXIII » 1335 
» LXXXIV » 1338 
» LXXXVI » 1387 
» XCI » 1583 
» XCII » 1004 
» XCIII » 1614 
» XCIV » 1620 
» XCV >» 1683 
» XCVII » 1727 
» XCVIII » 613 
» XCIX » 1759 


Su cento numeri che il catalogo Hoepli 
registra, non meno di sessantadue provengono 
pertanto indubbiamente dalla libreria Cava- 
lieri; e anche pei rimanenti non è da esclu- 
dersi la medesima provenienza, giacché il 
catalogo Cavalieri del 1908 comprendeva bensi 
la massima parte, ma non la totalità della 
libreria del compianto collezionista ferrarese ; 
e questi anche nell’ ultimo decennio della sua 
vita (1908-1918) —- cioè dopo la pubblicazione 
del catalogo — continuò a raccogliere indefes- 
samente da ogni parte libri e manoscritti, che 
necessariamente in quel catalogo non figurano. 


218 


CARLO FRATI 


Seguendo l'uso e l’indole della rivista, 
diamo qui pertanto un cenno dei numeri più 
degni di nota, sopratutto de’ manoscritti. 

Gli otto manoscritti sono per lo più 
Libri d'Ore o Officii miniati, in prevalenza di 
scuola francese o fiamminga. Più quotati nel 
catalogo sono un Libro d’Ore di scuola fran- 
cese, del sec. NV (n. II), con 14 
a piena pagina e non meno di 218 fregi 
(L. 25,000); ed un altro Libro d'Ore fiam- 
mingo, del sec. XV er. 0 XVI #n., con «Il 
disegnate con 


miniature 


grandi figure in grisaille.... 
estrema accuratezza su di un fondo bleu scuro, 
animato qua e là da riflessi dorati sovrappo- 
sti e dai riflessi naturali del lapis-lazzulo » 
(L. 30,000). D'arte italiana, e precisamente 
ferrarese, è invece un Antifonario del sec. XV 
(n. I), con 73 iniziali grandi su fondo dorato, 
e 470 iniziali minori, già appartenuto alla Cer- 
tosa di Ferrara, eseguito tra il 1475 € il 1477, 
ed attribuito a Guglielmo Giraldi, od al suo 
nipote Alessandro. Un’antica nota ms., incol- 
lata nel riguardo, afferma che « fu scritto as- 
sieme a molti altri al tempo del P. Matteo 
d'Alessandria, che fu l’ottavo Priore di questo 
Monastero. Tutti gli altri andarono dispersi, 
fuori di due grandi Corali che ora sono nella 
Pubblica Biblioteca di Ferrara ». Altro ms. di 
scuola ferrarese è un Officio del sec. XV 
(n. V), in scrittura gotica minutissima, con 7 
figure, 20 cornici, grandi e piccole iniziali su 
fondo dorato. « L’impeccabile finitezza di 
questo ms. (scrive l’a. del catalogo) tanto più 
notevole in quanto minore è il formato, per- 
mette di attribuirlo a quel periodo di tempo 
(1441-1448) in cui l’arte di Zorzo de Alemagna 
esercitò a Ferrara il più diretto e vivo in- 
flusso ». Ma oltre il lavoro di minio vero e 
proprio, v’ha nel codicetto una serie di 7 fi- 
gure della Passione, dipinte qualche anno dopo 
sugli spazi rimasti bianchi; e codeste figura- 
zioni, per quanto di disegno non sempre cor- 
rettissimo, sembrano richiamare la maniera di 
Taddeo Crivelli giovane. Verso il fine poi, a 
c. 1725, v'ha una lauda in volgare che inc. : 


Nelle tue brage o vergene Maria 
Con tutto el core e la mente manodo..., 


e che in altri codici (come, ad es., in un cod. 
Hamilton della Bibl. Reale di Berlino) è at- 


tribuita a Leonardo Giustiniani (cfr. A. TEN- 
NERONI, /#/2ii, ecc. (1909), pag, 158). — Non 
liturgico, è soltanto uno degli otto codici qui 
descritti, e precisamente l’ultimo (n. VIII), il 
quale contiene il Canzoniere e i Trionfi del 
Petrarca. È un ms. esemplato certamente 
in Milano nel 1476 da un Federico Ponzoni 


(nome ignoto all’Argelati), il quale a c. 173., 


: dopo i 7rionfi, scrisse di propria mano il se- 


guente ricordo dell’uccisione di Galeazzo Maria 
Sforza : « M. cccc. lxxvj. die xx sexto decem- 
bris hora decima et septima crudeliter et pro- 
ditorie interfectus fuit Illustrissimus et excel- 
lentissimus dominus noster Galeaz Maria Sphor- 
tia dux Mediolani, etc. Quatuordecim vulne- 
ribus sibi illatis in Ecclesia Sancti Stephani in 
Mediolano per scelleratissimos et nefandos 
sacrilegos. Hic infranominatos habe ;: Iohannem 
Andream de Lampugnano, Carolum vicecomi- 
tem et Yeronimum de Olzano (sic) et in brevi 
de ipsis tribus facta fuit maxima vindicta et 
benemerito. | Ego Federicus Ponzonus | 
manu propria », Il quale Ponzoni scrisse anche 
altri ricordi famigliari datati (1469, 1473, ecc.) 
e trascrisse a cc. 1768-180.h una Novella in 
versi, anonima e anepigr., che inc.: 


Donne piatose diuentate crude 
Aiutate a confortar li giusti prieghi 
C’ io nuouamente faccio... 


L’a. del catalogo non sembra essersi avvisto 
che questa poesia è la stessa, che, pure ano- 
nima e anepigrafa, fu pubblicata da Adamo Rossi 
nel 1858, di su un codice della Biblioteca Co- 
munale di Perugia, copiato dopo il 1447 (1). 

Sommariamente accenneremo i 29 incu- 
nabuli, disposti per ordine alfabetico di au- 
tori o di titoli ; il più prezioso dei quali è il 
LATTANZIO di Subiaco 1465 (n. XXIV), che in 
un esempl. « perfetto, bianchissimo, non la- 
vato; completo della tavola e dell’errala », 
con « graziose iniziali calligrafiche in rosso e 
violetto », è offerto per L. 45,000. Gli altri 
sono : (n. IX). S. ANTONINUS, Confessionale ; 
s. a. n. Forse la più antica edizione, ignota 
al Hain e al Copinger, descritta per la prima 


(1) Poesia pubblicata per le nozze del co. Lodo- 
vico Oddi colla nobil sig. co. Isabella Baldeschi- 
Eugent. Perugia, 1858. Cfr. F. ZAMBRINI, Opere 
volg. a stampa, ccc. 4* ediz. (1884), col. 815. 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 


volta dal Reichling. — (X). AurELIUS VICTOR. 
Napoli, Sixtus Riessinger, c. 1470: forse il 
terzo libro stampato a Napoli. — (X1). Iac. Fi- 
LIPPO FORESTI, Supf/ementuni Chronicaruni, 
Venezia 1492. — (XII). S. BERNARDO, Sermoni 
volgari. Firenze 1495. — (XIII). S. BONAVEN- 
TURA, Speculum bd. Mariae. Augusta 1476. — 
(XIV). S. CATERINA DA SIENA, ZApistole. Vene- 
zia. Aldo, 1500. — (XV). D. CAVALCA, ng 1- 
lingua. Firenze, Niccolò di Lorenzo, 1480 c. — 
(XVI). IDEM, idem, s. a. n. [Milano, Filippo di 
Lavagna, 1475 c.]. — (XVII). DANTE, Div. Com- 
media col Landino. Venezia. 1493.— (XVIII). 
IDEM, Convivio. Firenze 1490. — (XIX). L. DATI, 
La Sfera ; s. a. n. Sconosciuto al Hain e al Co- 
piuger [1482 c.] — (XX). G. DE’ CONTI La 2el/a 
mano. Venezia 1492. — (XXI). S. GiroLAMO, 
Epistole vulgare. Ferrara 1497. — (XXII). Ho- 
NORIUS, Axfositio in Canticum Canticorum ; S. 
a. n. [Colonia, 1480 c.]. — (XXIII). JaMBLICUS. 
Venezia, Aldo, 1497. — (XXV). LACTANTIUS. 
Roma, Sweinheim & Pannartz, 1468. — (XXVI). 
C. Lascaris, Afpitome. Milano 1476. — (XXVII). 
Giror. MANFREDI, // Libro del perché. Bologna 
1474. — (XXVIII). Pomp. MELA. Venezia 1481. 
— (XXIX). Z%ilomena: ne la quale se tracta 
prima de Vberto e Philomena; e foi de esso 
Vberto &* Alba figlia del Duca di Bergogna. 
Cremona 1483. Ediz. sconosciuta ai bibliografi 
(L. 3500). — (XXX). PoLIzIANO, Opere. Aldo, 
1498. — (XXXI). Jac. PuBLicn floren/ini, Ora- 
forine artis epitomata. Venezia 1482. — (XXXII). 
BERN. Putci, Passione. Firenze, Miscomini, s. 
a. — (XXXIII). M. A. SaBgeLLICO, Decades IV. 
Venezia 1487. — (XXXIV). Sfa/uta et Decreta 
communis Genuae. Genova 1494. — (XXXV). 
TERENZIO. Strasburgo 1496. — (XXXVI). 
HieRoN. VICECOMES, ZLamiarum ect Striarum 
opusculum. Mediolani 1490. Ediz. sconosciuta 
al Hain e al Brunet; malamente descritta dal 
Copinger. — (XXXVII). Wife de’ Santi Padri. 
Venezia 1479. Primo libro stampato da Nicola 
Girardengo a Venezia. Non vista dal Hain, dal 
Brunet, dal Graesse, dal Gamba; inesattamente 
descritta dal Copinger. 

Anche più sommariamente ricorderemo al- 
cune delle edizioni rare o figurate dei 
secoli successivi, che occupano la restante 
parte del catalogo (n. XXXVIII-C), e che pure 
sono ordinate alfabeticamente, Questa sezione, 


219 


più ancora della precedente, rispecchia il ca- 
rattere essenzialmente eclettico della raccolta. 
V’harnino poemi e romanzi cavallereschi: 
il Zurioso del 1516, 1524, 1532 € 1773 (n. XLII-. 
XLV); l’Aspramonte [1547] (n. XLVI); il /ug- 
gero di BARTOLOMEO Horivotro [1543] (LXIX); 
il Perceva!l [1530] (LXXVIII); 1'A/exaudre:da 
in rima [1512] (XXXIX); il Zrosano in rima 
[1509] (XCVII); — edizioni di Dante [Vene- 
1529, 1568] (LIX-LXII); del 
Petrarca [Venezia 1501, 1503] (LXXIX- 
LXXX); del Tasso [Venezia 1581, 1745] 
(XCIII-IV); il Diffamondo di Fazio DEGLI 
UBERTI [1501] (XCVIII); la Gualteruzziana del 
Novellino [1525] (LXXVII); — poesia volgare 
del ’400 e del ‘500: /%i/ogyne di ANDREA 
BAIARDO [1508] (XLVII); Somecti, Barzellette] 
di BENEDETTO DA CINGOLI [1503] (XLIX); 
Efpitaphii di Giror. Casio DE' MEpiCI [s. a. 
n.] (LIV); Celeste Triompho in laude delle 
Nobil! Donne Bolognese di ANT. CATONELLO 
[1550] (LV); le Zaude delle Donne Bolo- 
guese di ANGELO CLauDIO TOLOMEI [1514] 
(XCVI); Sonetti & Canzone del CORNAZZANO 
[1502] (LVIII); del TeBALDEO [1503] (XCV), 
Stanze d' EURIALO D'ASCOLI [1539] (LXXXIV); 
la Sconficta di AMonte Aperto di LANZILOTTO 
POLITI [1502] (LXXXIII); edizioni dell’ARE- 
TINO (XLI), del Doni (LXIII), del GIRALDI 
Cintio (LXVII), del PiGna (LXXXI); — libri 
di geografia e viaggi: il Libro di BENE- 
DETTO BORDONE [1528] (L); Za carta del na- 
vegar fitoresco di Marco BoscHinI [1660] (LI); 
l’ /finerarium Portugallensium e Lusitania în 
India [1508] (LXX); — libri di 
balli: il Zoscamel/lo di PikTRo AARON [1539] 
XXXVIII); Zibro primo di Chitarra spagnuo- 
la di AncioL MICHELE BARTOLOTTI [1640] 
(XLVII); Primo e secondo Libro di Madyt- 
gali a 5 voci di RucGERO GIOVANELLI [1607] 
(LXVI); il Dodecachordon di ENRico GLAREANO 
[1547] (LXVIII); il Decachordum di Marco 
ViGeRIO da Savona [1507] (C); il Prisio Libro 
de’ Madrigali a y vocî di SESSA D’ARANDA 
[1583] (LXXXIX); — libri di calligrafia 
(LXIV); di abaco (XCII), ecc. 

Il nuovo catalogo è senza dubbio più det- 


zia 1507, 1512, 


musica e 


tagliato ed accurato che non il Catalogo Ca- 
valieri del 1908, ma non si che non vi si scorga 
qualche inesattezza od errore. Cosi, l’autore 


220 


—_—___m__——_—_—_—____»—m _ym—mm—m_mm ——r—+  --mmmmtlttt_ e _——————_———_—__-+& 


del capitolo o epistola a Panfilo Sasso che si 
legge in fine della rara edizione di ANT. CoR- 
NAZANO, Sonetti & Canzone. 
(pagg. 93-94), non è Giuseppe (come qui è 
ma J]}acopo Filippo 


Venetia 1502 
detto ripetutamente), 
Pellenegra, lettore nello Studio di Padova 
e devoto al Bembo, che salutava ‘ poetarum 
omnium princeps’; del quale ebbe già ad 
occuparsi il compianto Giovanni Zannoni. 
Non sappiamo (anzi dubitiamo assai) se il 
libraio acquirente potrà realizzare nella ven- 
dita i prezzi esposti nel catalogo, alcuni dei 
quali sembrano veramente esorbitanti, anche 
per un amatore.... americano ; ma se ciò av- 
venisse (vi sono, purtroppo, anche pei libri, 
come per tutti gli oggetti d’antichità o d’arte, 
acquirenti che si fanno un vanto di pagarli a 
un prezzo superiore al loro valore reale), l’ac- 
corto libraio avrebbe con soli cento numeri, 
di una libreria che ne contava oltre duemila, 
superato di oltre L. 100,000 il prezzo pagato 
nell'acquisto! Questa considerazione ci fa ri- 
pensare melanconicamente agli sforzi fatti tre 
anni or sono, perché quella scelta e preziosa 
libreria, che era costata tanto denaro e tante 
cure al suo raccoglitore, non andasse dispersa 
(come ora accadrà) colla vendita fattane ad un 
libraio ; ma fosse assicurata allo Stato, od a 
qualche privato, che badando non solo al pro- 
prio interesse ma anche un po’ al decoro delle 
nostre collezioni bibliografiche, la acquistasse 
in blocco, assicurandone l’ integrità pegli stu- 
diosi venturi. Ma puitroppo le ragioni del sen- 
timento non hanno forse mai avuto cosi scarso 
peso come nei tempi a cui siamo giunti, e 
meno forse ne avranno..., in quelli a venire. 
CarLo FRATI. 


Za cultura della 
Marca d’ Ancona e i suoi rafporti con Bo- 


Lu1ici COLINI - BALDESCHI, 


logua sulla fine del medio evo. — Ancona 
1922; pagg. 69, in-8 (estr.» d. Altre Mem. 
d. R. Meputaz. di storia patria fp. le Mar- 
che, ser. 38, voll. III-IV [1920-21]). 


L’affuenza eccezionale di scolari allo Studio 
bolognese nel medio evo da ogni parte d’Italia 
e d’Europa fece si che negli atti privati di 
quel periodo si riscontrino notizie del più sva- 
riato valore, le quali offrono un materiale pre- 
zioso per studi molteplici. Si spiega così l’im- 


portanza della serie dei Memoriali (ora con- 
servata nell’Archivio di Stato di Bologna) non 
solo pegli studi storici, ma anche pei letterari 
(come hanno dimostrato le pubblicazioni di 
rime antiche fatte da G. Carducci, Fl. Pelle- 
grini, T. Casini, e in epoca più recente da 
E. Levi e G. Zaccagnini; e le diligenti ri- 
cerche di Giovanni Livi sulla fortuna di Dante 
in Bologna), e pegli studi sulla storia della 
cultura e del costume. Il prof. Luigi Colini- 
Baldeschi che ha compiuto‘pazienti indagini 
in quella serie per ciò che si riferisce alle 
Marche, ha pubblicato recentemente alcuni 
studi interessanti sulle condizioni della cultura 
nella Marca d’Ancona sul finire del medio evo, 
e sui suoi rapporti collo Studio di Bologna (1); 
ed i suoi contributi presentano un interesse 
anche maggiore per la non piccola serie di do- 
cumenti inediti di cui li ha corredati, e che 
sono appunto per la massima parte attinti ai 
Memoriali. 

In codesti documenti — che vanno dal 
1240 al 1281 — ricorre non di rado menzione 
di codici da trascriversi o da cedersi, coi 
prezzi relativi; e ciò ha non dubbio interesse 
per la storia dei calligrafi e del commercio li- 
brario nel sec. XIII in un centro cosi impor- 
tante come Bologna: 

1) [Anno 1265]: ‘Severinus de Sancto 
Severino venit cum domino Petro de Baiociis, 
cui promisit scribere in glosa Digestum 
unum Novum continue, pro pretio viginti 
octo sol. bon, pro quaterno ; de quo pretio 
fuit confessus recepisse viginti septem libr. 
bon.’ (pagg. 38-39). 

2) [a. eodem]: ‘D. Nicholaus, filius do- 
mini Bonaguide de Fabriano, dicit vendidisse 
d. Martino filio d. Silimanni Digestum No- 
vum pro pretio viginti libr. bon.’ 
(pag. 39). 

3) [a. eod.]: * D.Gualterius Iacobi de Firmo 


septem 


dicit quod fuit confessus sibi solutum et sa- 


(1) Veggasi, oltre lo studio sopra indicato: 
LL. COLINI - BALDESCHI, Lo Studio di Bologna e la 
Marca d' Ancona ;} in Studi e Memorie p. la storta 
d. Università di Bologna, vol. V (1920), pagg. 607-135. 
Le nostre citazioni dell’altrta memoria: La cultura 
ecc., sono fatte sull'estratto. Lo stesso autore ha 
anche pubblicato : Vita pubblica e privata Macera- 
tese nel duecento e nel trecento, Ancona 1903; 
pagg. 232, in-8. 


———— -— 


tisfactum esse a d. Thoma de Stemplis sco- 
lari de triginta libr. et quindecim sol. bon. 
pro Apparatu Decretalium’ (pag. 39). 

4) [a. eod.]: ‘ Bonaventura condam Petri, 
qui fuit de Perusio et moratur in Calcara, ve- 
nit et dixit vendidisse d. Cunte d. Rainerii 
Iohannis de Urbino ibidem presenti unum 
Digestum Vetus cum apparatu d. Ac- 
cursii, pro pretio quinquaginta libr. bonon.' 
(pag. 41). 

5) [a. eod.]: ‘ D. Nicholaus condam ma- 
gistri Berardi de Firmo venit et dixit vendi- 
disse d. Iohanni condam d. Valentini de Ur. 
bino, scolari Bononie, unum par Decre- 
talium cum Decretalibus novis, in cartis 
edinis, pro pretio triginta unius libr. bon.’ 
(pag. 41). — Lo stesso venditore è ricordato 
al n.° 10, 

6) [a. eod.]}: ‘Magister Vivolus qui fuit 
de Fabriano, scriptor, venit et dixit ven- 
didisse d, Iohanni condam d. Iohannis de Ca- 
poniaco de Burgundia, Decretalia cum ap- 
paratu mag. Bernardi, pro pretio quatra- 
ginta quinque libr. bon.’ (pag. 42). 

7) [a. eod.]: * Ventura filius condam Rai- 
naldi, Lucas filius condam mag. Petri de 
Esculo in solidum dixeruntvendidisse d. Amioni 
Rodulfi de Romanis unum Digestum Vetus 
in cartis edinis sine apparatu, pro pretio 
sex libr. bon.’ (p. 43). 

8) [a. eod.]: ‘Cote condam d. Henghe- 
rami de Planalberto dixit vendidisse d. Thome 
Martini Gampicoli de Ancona unum Dige- 
stum Vetus in cartis edinis cum ap- 
paratu d. Acursii pro parte, pretio qua- 


draginta duarum libr. et decem sol. bon.’ 


(pag. 44), 

9) [a. 1267]: ‘ Federicus condam Aco- 
lini de Asculi, qui moratur in burgo Sancti 
Mami, venit et dixit promisisse d. Gacharie 
d. fratris Lambertini Egidii pistoris, scribere 
et complere ei totam Bibliam cum Sal- 
interpretationibus de testu 
tali 


stendit in proemio de Proverbiis Salamonis, 


terio et 
minuto de littera, ut fecit et ho- 
qui sic incipit: ‘ Beatissimo pape Damaso’; 
et hoc hinc ad XX menses, pretio XLV libr. 
bon. ; de quo pretio dixit habuisse XV libr. 
bon. ; facto medio dicti operis, ipse Cacharias 


dixit promisisse ipsi Federico alias XV »r. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 64-84 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 


=i———@——@€ tt’ ire ia A, I, RI I A N I CESSI II ERO NEO 


221 


bon. ; et in fine dicti operis alias XV libr, 
bon.’ Lo stesso scrittore, Federico di Azzolino 
di Ascoli, è ricordato anche al n.° 13. Fra i 
testi poi dell’atto figura anche ‘Ma gistro Ben- 
venuto de Verona scriptore’ (pagg.44-45). 

10) [a. eod.]: ‘D, Nicholaus condam ma- 
gistri Berardi de Firmo venit et dixit se ven- 
didisse d. Gulielmo Bravo de Asti unum 
Infortiatum cum apparatu d. Acutxii, 
pretio quinquaginta libr. bon.’ (pag. 45). Il 
venditore è il medesimo già ricordato al n.° 5. 

11) [a. eod.]: ‘ D. Oradinus condam d. Ora- 
dini de Firmo venit et dixit vendidisse ma- 
gistro Pontio Metensi, scolari Bononie, unam 
Summam Aconis in cartis edinis de 
littera nova, pro pretio triginta libr. bon.’ 
(pag. 45). 

12) [a. 1268]: ‘ Guilielminus filius d. 
Alberti 
S. Xristofori de Saragoca, patre suo pre- 


condam Beracoli de populo 
sente, mandante et consentiente, venit dicens 
promisisse d. Benvenuto d. Jacobi de Perusio 
scolari, scribere et glosare totum Di- 
gestum Novum in apparatu D. Acurxii 
de equa bona litera, ut ei scripsit, et ei 
incepit in titulo ‘ Deymi operis nuntiatione ’, 
pro pretio quatuordecim sol. bon. pro quolibet 
quaterno ; quod pretium capit in summa vi- 
ginti sex libr. bon. Et 
dictus d. Albertus pater dicti Gulielmini pro- 


minus duobus sol. 


misit facere rationem, quod dictus Guliel- 
minus predicta adtendet et observabit predicta 
hinc ad sedecim menses’ (pagg. 48-49). 

13) [a. eod.]:.‘ Federicus, scriptor, 
condam Acgolini, qui fuit d’ Asculli, venit 
dicens se promisisse d. Ghiberto d. Benvenuti 
Mellonis scribere unam Bibliam cum in- 
terpretationibus et complere bene et con- 
tinue sine interpositione alterius operis, hinc 
ad decem etocto menses proximos conì- 
pletos, et de tali littera, sicut ei incepit et 
scripsit in primo quaterno quod incipit: ‘ Frater 
Ambroxius’ ; pro pretio quinquaginta libr. 
bon. ; de quo pretio dictus Federicus dixit re- 
cepisse ... libr. bon. Residuum vero solutionis 
dictus d. Ghibertus promisit ei solvere quan- 
documque voluerit emere alignam domum ’ 
(pagg. 51-52). 

14) (a. 1273]: ‘ Frater Iohannes, canonicus 
S Petri veteris de Firmo, vendidit d. Ni- 


28 


222 


chole, canonico Basensi, scolari Bononie, De- 
cretales in cartis edinis cum aparatu 
minori pro 


et decem sold. 


parte, 


Berardi pro 


magistri 


precio viginti septem libr. 
bonon.’ (pag. 54). 
15) [a. eod.]: 


de Esculo vendidit d, Bonsavere, filio d. Vi- 


‘D. Berardus d. Thomaxii 


talis, unum Digestum in cartis pecco- 
rinis cum apparatu d. Acurxii, pro precio 
quinquaginta libr. bon.’ (pagg. 54-55). 

16) [a. eod.]: ‘ Magister IFrancischus 
condam Zanelli de Firmo promisit d. Au- 
gerio de Serignacho glosare totam primam 
partem Digesti Veteris, pro precio vi- 
ginti unius sold. bonon., ad tres menses pro- 
ximos pro quolibet quaterno ’ (pag. 55). 

17) [a. eod.]}: ‘ D. Bonifacius condam d. Ia. 
cobini de Poetis dedit, cessit et vendidit ma- 
gistro Iacobo condam lohannis Beltrandi de 
capella Sancte Marie de Muratellis (h)omne 
ius et actionem, quod et quam habent vel 
habere poterant contra magistrum Vuiel- 
mum Dominici de Fabriano et eius bona 
in centum viginti tres libr. bonon., quas (h)ah 
eo acceperat ad laborandum in merca- 
dancia librorum” (pag. 55). 

18) [a. eod.]: ilohannes de Belmonte 
de Marchia Anconitana promisit d, Sancio 
Munxoc diocesis Cesara Agostanensis [.Sara- 
gozza)] scribere sibi et complere totum 
Digestum Vetus in apparatu d. Acursii, 
et hoc pro pretio viginti octo solid. bon. pro 
quolibet quaterno, stationis pro rata ipsum 
solvendo ’ (pagg. 55-56) 

19) [a. eod.]: ‘ Venginbene condam Petri 
de Ancona vendidit d. Henrico de Ribilio 
Digestum Vetus cumapparatu d. Acur- 
sii de litera nova, pro pretio centum unius 
libr. bon.’ (pag. 56). 

20) [a. 1275]: ‘D. 
Mathei de Cingullo, qui nunc moratur in ca- 
pella S. Collombani, vendidit unum Decre- 


tum in cartis [e]dinis cum apparatu in 


Benvenutus. condam 


prima parte d. Poncio Raynardi provincialis, 
scolari Bononie, comoranti in hospicio d. Teo- 
dulfi de Conena in Porta Nova, pro pretio 
quinquaginta quatuor libr, bon.’ (pag. 57). 
21) [a. 1276]: ‘ D. Tadeus Upicini de Sas- 
soferrato fuit confessus habere penes se unum 
cartis pecudinis 


Digestum Novum in 


CARLO 


FRATI 


cum apparatu d. Acursii, ex causa co- 
modati, a d. Bartolomeo Abrancontis de Asculo: 
et promisit ei reddere hinc ad Kalendas Julij 
vel ante, si contingeret eum recedere de studio 
vel extimacione ipsius, videlicet triginta tres 
libr. bon.” (pag. 58). Il prestatario, Taddeo 
di Opicino di Sassoferrato, è ricordato anche 
nei due n.' segg. (22 e 23). i 
22) [a. eod.]: ‘ D. Moranus d. Iohannis de 
Ancona, scolaris Bononie, comodavit d. Thadeo 
d. Opicini de Sassoferrato, scolari Bononie, 
unum Codicem in cartis ediniscum ap- 
paratud. Acursii extimationis triginta quin- 
que libr. bon., et unum Infortiatum cum 
apparatu comuni scriptum in cartis 
edinis cum tribus partibus, extimationis quin- 
hinc ad mensem ’ 


decim libr. bon., unum 


(pag. 59). 
Dossinti miniatore 


(3. 23): 


Fra i testi figura ‘Bencevene 


, il quale appare anche 


nel n. seg. ‘Bencevenne Do- 


xinti”. 
23) [a. eod.]: ‘ ID. Phyliputius de Camerino 


Phylipi, scolaris Bononie, comodavit d. 


Thadeo d. Opicini de Sassoferrato, scolari Bo- 


d. 


nonie, unnm Codicemin cartis pecudinis 
cum apparatu d. Acursii, 
triginta libr,, et unum Infortiatum sine 


extimationis 


apparatu, cum tribus partibus, scriptum in 
cartis edinis et pecudinis, extimationis 


hinc ad unum mensem ’ 


decem libr. bonon., 
(pag. 60). Seguono nello stesso Memoriale gli 
atti di restituzione fatta da Taddeo di Opicino 
dei codici, di cui ai 44. 22 e 23. 

24) [a. eod.]: ‘ Dominus Marcus de Firmo 
qui nunc abitat in Bononia in burgo de Bam- 
bagloliis vendidit d. Gerardo de Mangucia 
[Z. Maguncia] teotonico, scolari Bononie, De - 
in cartariis edinis de 
litera nova, d. Bernardi; 
pro pretio sesacinta et oto libr. bon. (pag. 61). 

25) [a. eod.]: ‘D. dompnus Iohannes de 
Auchona tradidit magistro Venangio deHoximo 
medietatem libri Decretalium 
scriptum (s/c) in testu et glosisin cartis 
edinis de litera nova, pro indivixo, quas 
habebat cum Deotalevi de Flabiano [ Zabriano] 
pro pretio treginta quinque libr. bon. » (pagg. 
61-62). Per Venanzio da Osimo, cfr. anche 3. 30. 

26) [a. 1277]: ‘ Magister Consilius, Sco- 


laris, condam Tohannis, de comitatu Camareni, 


cretales scritas 
cum aparatu 


unius 


dedit et vendidit d. Berenghario de Cecadis, 
scolari catelano, unum Infortiatumin car- 
tis edinis completum in testu; finis pe- 
nultimi quinterni, in penultima linea, est ‘ di- 
xerit eam ’; in principio secunde linee secun- 
di quinterni est: ‘pertinet’; finis penultimi 
quinterni, in penultima linea, est: ‘amite ’, 
et in principium ultimi terni, in secunda linea, 


est: ‘ ille sileam 


; pro precio treginta unius 
libr. bon. ’ (pag. 62). Fra i testi figura ‘ Aqui- 
lono scriptore”. 

27) [a. eod.]: ‘ D. Bonus de Vulterris, fi- 
lius D. Nutii de Vulteris, vendidit et tradidit 
d. Iohanni de Ponciano unum Inforgatum 
incartisediniscumapparatud. Acurxii; 
pro precio treginta quinque libr. bon. ’ (pagg. 
62-63). 

28) [a. eod.]: ‘ D. Helias de Pleseio, sco- 
laris Bononie, vendidit d. Michelao Raynaldi 
de Aschulo unum digestum Novum in 
cartis edinis cum aparatu d. Acursii, 
(pag. 63). 
Fra i testimoni figura ‘ Alexandro minia- 


pro precio triginta octo libr. bon.’ 


tore”. | 

29) [a. eod.]: ‘ D. Boncompagnus condam 
magistri Servitoris de Ascullo vendidit d. Ber- 
nardo d. Maynitti de Prato unum Digestum 
Vetus novumin cartis edinis, de lictera 
nova, cum aparatu d. Acurxii; exceptis 
novem petiis que non sunt gloxate ; pro pretio 
XLVII libr. bon. * (pagg. 63-64). 

30) [a. 1278]: ‘ Magister Venancius de Ho- 
semo vendidit d. Francho d. Guidolocti de 
Prato, scolari Bononie, unum Codicem in 
cartis edinis cum apparatu d. Acursii, 
pro pretio quinquaginta libr. bon. ’ (pag. 64). 
Il venditore, Venanzio da Osimo, è il mede- 
simo ricordato al 4. 25. 

31) [a. 1279]: ‘ D. Bonincontrus de Esculo 
vendidit et tradidit d. Savarisio de Lucha, 
ementi nomine et vice d. Ubaldi de Intermi- 
nellis, unum Digestum Vetus cum appa- 
ratu d. Accursii, pro precio XLI libr. et X 
sol. bon.’ (pag. 64). 

32) [a. 1279, 4 maggio]: ‘D. Bonora d. 
Doni de Fano, scolaris Bononie, vendidit d. 
[ohani de Tonay burgundioni, scolari Bononie, 
Digestum Vetus, XXXVI libr. © 
(pag. 65). 

33) [a. 1279, 9 sett.]: ‘ Nicholaus condam 


pretii 


PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO, ECC. 223 


d. Virgilii vendidit et tradidit d. Bondi d. 
Iacobi Codoli de Urbino Digestum Vetus, 
de littera nova, in cartis edinis, cum 
apparatu d. Accursii; finis cuius primi 


quaterni est: ‘ solitarium regionum ’ ; 


et se- 
cundum incipit: ‘ potest ’ ; et ultimus incipit: 
‘ ita ait etc.’ Et hoc pro precio XXXVI libr, 
bon. ’ (pag. 65). 

34) [a. 1279]: ‘Bonaventura Tallamacii 
promisit d. Francischo de Urbino, scolari Bo- 
nonie, scribere sibi totam lecturam d. 
Oddo fredi super Codice, et hoc pro pre- 
cio VII sol. bon. pro quolibet quaterno ad 
quaternos exemplaris magistri Guillelmi” 
(pag. 65). — Figura fra i testimoni ‘ Ceconia 
miniatore ’, cioè Antonio Orlando detto Cico- 
gna, che nel 1287 dipinse figure nel Palazzo 
del Popolo di Bologna. 

35) [a. 1279, Io maggio]: ‘D. Filipus 
condam d. Ugarelli Cesabovis, stacio- 
narius, promisit d. Natali Raynerii et d. Li- 
berio canonico Anconitano, rectoribus Univer- 
sitatis scolarium civitatis Bononie.... salvare 
et gardare libros penes ipsum deposi- 
tos ad vendendum, vel alia de causa, et 
respondere et facere ....sub pena mille libr. 
bon,’ (pag. 67). 

36) [a. eod.]: ‘ D. Rogerius Gualtieri de 
Ascullo dedit et vendidit d. Nicholao, filio d. 
Rodulfini Ursi, Digestum Vetus 
scriptum in caprinis et pecudinis com- 


ununi 


pletum in testu et glosis, pro precio se- 
xaginta libr. bon.’ (pag. 67). 

37) [a. 1280, 30 luglio]: ‘ D. Gentilis con- 
de Firmo vendidit et tradidit 
d. Raymundo de Antiniacho unum Digestum 


dam Gualterii 


Novum cum apparatu d. Acursii, pretio 
sesaginta libr. bon.’ (pag. 68). 

38) [a. 1281]: ‘ D. Deutalevi de Fabriano 
vendidit et tradidit d. Bonabrocha 
unum Summam d. Acconis cum omni- 


[ohanni 


bus extraordinariis corectam, pro pretio 
LXX libr, bon.’ (pag. 69). — Tra i testimoni 
figura anche ‘ Zumgano ligatore”. 

Da questi rapidi appunti da una serie di 
documenti limitata a un periodo di soli sedici 
anni (1265-1281), e di una sola regione — le 
Marche —, risultano notizie documentate di 
ben uove scrittori o calligrafi: Severino 


di Sanseverino (Marche) (4. 1); ‘ magister Vi- 


224 CARLO FRATI 


volus de Fabriano ’ ($. 6); Federico di Azzo- 
lino da Ascoli ($3. 9, 13); m.° Benvenuto da 
Verona (3. 9); ‘ Guilielminus d. Alberti con- 
dam Beracoli’ di S. Cristoforo di Saragozza 
(3. 12);‘ magister Francischus condam Zanelli 
de Firmo ” (3. 16); Giovanni di Belmonte della 
Marca d’Ancona (4. 18); Aquilono ($. 26) e 
Bonaventura Tallamacii (4. 34); — di tre mi- 
niatori: Bencivenna di Dossinto (43. 22, 23), 
Alessandro miniatore (3. 28) e Antonio Orlando 
detto Cicogna (3. 34); — di uno ‘ staciona- 
rius’: Filippo di Ungarello Cesabove (3. 35); 
— e di un legatore: Zumgano (8. 38). Si 
hanno inoltre dati documentarii precisi e da- 
tati sul prezzo dei codici giuridici nel sec. XIII 
(33. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, ec.); sul costo, per 
quinterno o per opera completa, di quelli che 
si ordinavano (33. 1, 9, 12, 16, 34, ecc.); sulle 
moodalità del pagamento (33. 9, 13); sulle qua- 
lità dei caratteri adoperati (33. 11, 12, 19, 24, 
25, ecc.); sui mezzi di identificazione dei ma- 


noscritti ($$. 26, 33); sul tempo che gli ama- 
nuensi impiegavano nelle opere di maggior 
mole ($$. 12, 13, 16, ecc.). Ne risulta pure 
come codeste vendite di codici venissero fatte 
di frequente a scolari forestieri: della Borgo- 
gna (33. 6, 32), della Provenza (4. 20), della 
Catalogna (3. 26), della Spagna Tarragonese 
(3. 14), di Romans (3. 7), di Bayeux (3. 1), di 
Metz (8. 11), di Sérignac (4. 16), di Saragozza 
(3. 18), di Magonza (3. 24), ecc.; i quali ben 
s’ intende come, recandosi a studio in Bolo- 
gna, trovassero necessario di fornirsi sul luogo 
dei testi necessari. 

È agevole immaginare qual ricca mèsse 
potrebbe raccogliersi per la storia della scrit- 
tura, della miniatura e del commercio dei libri 
nel medio evo in Bologna, da uno spoglio me- 
todico ed accurato dei trecento e più volumi 
dei Memoriali bolognesi, che abbracciano un 
periodo di oltre censettanta anni (1265-1436). 

CarLo FRATI. 


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CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


I. PARMA. -- R. BiBLIOTECA PALATINA. — Nuovo ordinamento dei carteggi. — Un giudice 
competentissimo, il Dott. Carlo Frati, che per tre anni diresse con sapienza e con amore la 
« Palatina » di Parma, accennando mesi or sono su questo stesso periodico (vol. XXIII, 
pag. 364) ai carteggi che in questa Biblioteca si conservano, a proposito di un mio recente 
studio intorno ad uno di essi, quello del Card. Alessandro Farnese, cosi concludeva : « È un 
insieme di documenti letterari, storici e bibliografici, di cui poche biblioteche, anche del- 
l'estero, possono vantare l’eguale ». 

Non sarà discaro ai lettori di La £ibliofilia apprendere che questo ricco materiale, dav- 
vero notevolissimo, è stato in questi ultimi mesi, per opera mia, sottoposto ad un nuovo ordi- 
namento, più logico, più pratico e più conforme ai moderni sistemi bibliotecnici. 

Fin da quando, nell’estate del 1911, mi fu affidato dall’allora Bibliotecario della « Pala- 
tica » Cav. Edoardo Alvisi l’incarico di attendere alla schedatura dell’ Efistol/ario generale 
della Parmense, m’avvidi che questo era, nella sua parte più importante, formato dalla riu- 
nione — vorrei dire dalla confusione — delle corrispondenze di parecchi uomini per varie ra- 
gioni illustri, i più — ed era ben naturale — aventi particolari rapporti sia con la città, sia 
“con la stessa Biblioteca (basti ricordare i nomi del Paciaudi, dell’Affò, del Bodoni, del 
De Rossi), e subito mi proposi, come coronamento del lungo lavoro di schedatura — che an- 
dava lentamente conducendo innanzi come me lo concedevano gli altri miei doveri d’ufficio e 
che il servizio militare per quasi tre anni mi fece sospendere, — la ricoslruzione dei carteggi 
originarii, entrati con tutta probabilità (per alcuni si può dire con certezza) in Biblioteca in un 
sol corpo. Questi carteggi, vari per mole e per importanza, ma tutti o per una o per altra ra- 
gione degni d’essere resi facilmente accessibili agli studiosi, giacevano dispersi, secondo il solo 
criterio dell’ordine alfabetico del mittente, in 168 grandi cassette di cartone, in forma di grossi 
volumi, e costituivano appunto il cosi detto £fistolario generale della Parmense. 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 225 


Avveniva cosi che un autografo di un alto personaggio del secolo XVI (per es. un Papa, 
come Paolo III, o un imperatore, come Carlo V) si trovasse mescolato fra quelli di due mo- 
desti studiosi del secolo XVIII o XIX; che mazzi di lettere di grande interesse storico o let- 
terario e dirette ad uomini come il Card. Farnese o il p. Paciaudi fossero frammisti a docu- 
menti di scarso valore, indirizzati a persone quasi ignote. Questa mescolanza, che può essere 
scusata in piccole raccolte, formate di pezzi frammentarii, affatto staccati tra loro o per la di- 
versa provenienza o per la diversa destinazione, non è tollerabile là dove l’origine comune di 
un notevole numero di documenti appare evidente. In questi casi la ricostruzione dei carteggi 
originarii s’ impone come una necessità ; dalla loro unione anche materiale i documenti re- 
stano illuminati a vicenda. 

Con questi criteri, approvati del resto dai Bibliotecari che dal 1911 ad oggi si succedet- 
tero nella direzione della « Palatina » — ripresa dopo la guerra e condotta a termine la sche- 
datura di tutto l’ £fisfo/arto (circa 40,000 autografi) — ho proceduto tra l’aprile e il maggio 
scorsi al nuovo ordinamento dei carteggi. 

I quali mi è sembrato di potere anzitutto dividere in due categorie, a seconda della loro 
mole : carfeggi maggiori e carteggi minori. I primi ho poi suddiviso in gwasi in/egri, inten- 
dendo con questa espressione indicare i carteggi che si sa con certezza o si può congetturare. 
con tutta probabilità, che siano pervenuti alla Biblioteca nella loro quasi totalità (quel quasi 
nessuno vorrà attribuirlo a eccessiva prudenza), e farziali, cioè carteggi che, pur formando 
un complesso notevole di documenti, si sa positivamente o si ha forte ragione di credere che 
non siano che parte di corrispondenze più vaste, di cui altre porzioni, anche più abbondanti, 
si conservano altrove. 

Sono questi — facilmente si comprende — i carteggi che presentano un interesse vera- 
mente singolare e la cui ricostruzione mi apparve subito una necessità, Bastano i nomi degli 
uomini, a cui le lettere sono dirette e da cui provengono, per persuadersene. Sono i nomi 
dei due primi bibliotecari della Parmense, il p. Paolo Maria Paciaudi (1710-1785) e il 
p.Ireneo Affò (1741-1797), e del principe dei tipografi del tempo suo, G. B. Bodoni (1740- 
1813) (= carleggi quasi integri); e quelli del Card. Alessandro Farnese (1520-1589), uno 
dei personaggi più importanti della storia ecclesiastica e civile del sec. XVI, e di Gio. Ber- 
nardo De Rossi (1742-1831), orientalista insigne, la cui mirabile raccolta di manoscritti 
ebraici forma uno dei più preziosi fondi della « Palatina » (= carteggi farzial:). Per dare una 
idea della mole di questi carteggi dirò che quello dell’Affò occupa nel nuovo ordinamento 
dell’Efisfo/ario 24 grandi cassette (cass. 1-24); quello del Bodoni, 40 (25-64 ; le ultime quattro 
contengono la corrispondenza diretta alla Vedova del tipografo, Margherita Dall'Aglio) ; quello 
del Paciaudi, 31 (65-95), quello del Card. Farnese, 13 (196-108), e quello del De Rossi, 15 (109-123). 

Di due di questi carteggi, quelli di G. B. Bodoni e del Card. Alessandro Farnese, ho 
pubblicato i cataloghi e dato saggi (1); sto preparando ora uno studio sul carteggio del p. Pa- 
ciaudi — il dottissimo fondatore della Parmense — sotto un certo aspetto il più importante di 
tutti (2). 

Dei carteggi siinori (i più abbondanti di questi, quelli dell’ab. Siri e del p. Andrea 
Mazza non occupano più di cinque o sei cassette dell’ Efisto/ario) ho ricostruiti undici, 


(1) 72 carteggio bodoniano della « Palatina » di Parma. Parma, presso la R., Dep. di st. patria, 
1913: Z/ carteggio del Card. Alessandro Farnese conservato nella « Palatina » di Parma. Parma, presso 
la R. Dep. di st. patria, 1921 (estr. rispettivamente dall’ Archivio storico per le prov. parmensi, N. S., 
voll. XIII e XXI). 

(2) Che questo carteggio fosse tutto unito quando si trovava presso il Bodoni e la Vedova di lui, 
dalla quale passò nel 1817 alla Biblioteca, dimostra il fatto che tutte — o quasi tutte — le lettere che 
lo compongono recano un numero, numero che corrisponde a quello dell’ inventario della corrispondenza 
del Paciaudi, di cui diede notizia anni sono Carlo Frati ia questo stesso periodico (XVIII, pag. 293). 


226 ANTONIO BOSELLI 


Essi sono : carteggio Bramieri (cass. 124-127) 


» fam. Farnese (cass. 128-131) 
» fam. Gonzaga (cass. 132-134) 
» Andrea Mazza (cass. 135-140) 
» Vittorio Siri (cass. 141-144) 


— minori rispetto a quelli precedentemente ricordati, ma costituenti un nucleo di documenti 
tutt'altro che spregevoli, o per la storia civile (Farnese, Gonzaga, Siri), o per la storia lette- 
raria (Bramieri, Mazza) — , 


carteggio Albergati (cass. 145) 


» Fantuzzi (cass. 146) 

» Girardi (cass. 147) 

» Ravasini (cass. 148; 18 metà) 

» fam. Smeraldi (cass. 148; 23 nietà) 
» Zani (cass. 149) 


— minori tra i minori questi, cioè minimi, ma pur aventi un loro valore come possibile in- 
‘tegrazione di corrispondenze altrove conservate o solo nucleo superstite di carteggi andati mi- 
seramente perduti. 

Nei carteggi delle famiglie Farnese e Gonzaga ho riunito le lettere dei e ai Farnesi, 
dei e ai Gonzaga, che erano disperse nell’ £fisto/ario ; esclusa dal primo, naturalmente, tutta 
la corrispondenza del Card. Alessandro, di cui ho detto più sopra. Queste due tenui raccolte 
sono ben misera cosa in confronto dell’enorme congerie di documenti farnesiani e gonzaghiani 
che si conservano negli Archivi di Parma, di Napoli e di Mantova, ma possono avere qualche 
interesse come mezzo di riempire alcune lacune di quelle ricchissime collezioni. 

I nomi delle altre persone, di cui ho ricostruito i carteggi, sono abbastanza noti agli 
eruditi, perché sia necessario ch’ io ne discorra a lungo. Il piacentino Luigi Bramieri 
(1757-1820) fu colto letterato, segretario della Università di Parma, e amico di molti dei migliori 
scrittori del tempo suo, onde la sua corrispondenza ha non scarsa importanza per la storia 
letteraria della fine del sec. XVIII e del principio del XIX. — Andrea Mazza (1726-1797), 
parmigiano, monaco cassinese, bibliografo ed erudito, rivale accanito del Paciaudi e suo suc- 
cessore nella Parmense, durante la disgrazia del Teatino, fu fratello maggiore del più celebre 
Angelo, il poeta, ed ebbe commercio epistolare con parecchi dotti della seconda metà del 
settecento ; di singolare importanza le 571 lettere di lui al Tiraboschi, conservate in questo 
carteggio, a cui fanno riscontro i due grossi volumi di lettere del Tiraboschi a lui, pure pos- 
seduti dalla Parmense (mss. Parm. 1676-1677): corrispondenza analoga a quella che il Biblio- 
tecario dell’ Estense scambiò col p. Affò, cosi dottamente illustrata dal Dott. Carlo Frati (1). 

Vittorio o Vittorino Siri (?-1685) è il celebre autore del Mercurio isforico, della 
parte inedita del quale abbondanti materiali si trovano tra i mss. della Parmense, 

Dei due notissimi patrizi bolognesi, il March. Francesco Albergati-Capaceilli e il 
Conte Giovanni Fantuzzi, basta aver ricordati i nomi (2). 

Michele Girardi (1731-1797), insigne anatomo, fu insegnante nelle Università di Parma 
e di Padova e autore di pregiate opere di medicina. 


(1) G. TirazBoscHI, Lettere al padre I. Affò tratte da’ c.da. della Bibl, Estense di Afodena e 
della Palatina di Parma a cura di C. FRATI. Modena, Vincenzi, 1894. 

(2) Delle lettere del e al Fantuzzi conservate nella « Palatina » diede l’elenco CARLO FRATI nel 
soo articolo: La 2ibl/ioteca Comunale di Bologna negli anni 1817-19 e 1837-38. Bologna, Azzoguidi, 
1917, pag. 14, n. (estr. da L’Archiginnasio, a. XII). Si aggiungano: Ireneo Affò (12), Germano Az- 
zoguidi (1), Farsetti, Balì dell'Ordine di Malta (5), e (dopo la lett. .S, a cui allora si fermava il 
catalogo): Gius. Antonio Taruffi (6), Pierantonio Tioli (9) Gio. Grisostomo Trombelli (2), Fran. 
cesco Antonio Zaccaria (9), Guid'Antonio Zanetti (3), Andrea Zannoni (4). Di A, M. Bandini le 
lettere sono 5, non 3. 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 227 

Tommaso Ravasini (?-1715) fu elegante scrittore di versi latini, lodati anche da dotti 
stranieri, e poté vantarsi dell’amicizia di L. A. Muratori. 

Della parmigiana famiglia Smeraldi, le cui carte ho creduto di riunire, sono special- 
mente degni di ricordo Smeraldo (1553-1634), esimio ingegnere, autore della Pianta della 
città di Parma, che si conserva in Biblioteca, e di opere mss. di notevole pregio ; e Orazio 
(1592-1672), figlio di lui, gesuita, rettore del Collegio dei Nobili di Parma, anch'esso scrittore 
di opere a stampa e manoscritte, 

Pietro Zani (1748-1821), di Borgo San Donnino, è il noto compilatore della apprez- 
zata Enciclopedia critico-ragionata delle Belle Arti (Parma, 1823), della continuazione della 
quale molto materiale inedito si conserva nella « Palatina ». 

Nelle ultime quindici cassette dell'ZEf:is/o/ario (150-164) ho collocato in un unico ordine 
alfabetico (mancando per questa parte qualsiasi elemento per una sistemazione logica) tutto il 
materiale frammentario, tutt'altro che spregevole del resto; basta accennare a pochissimi nomi : 
Riccardo Cobden (1 lett.), Galileo Galilei (3), Francesco Guicciardini (1), Melchiorre 
Gioja (2), G. B. Morgagni (3), Voltaire (1). 

Questo, brevemente descritto, il nuovo ordinamento del ricchissimo Zpisto/ario generale 
della Biblioteca Palatina (1). A 

Ma altri carteggi oltre i ricordati — sia qui accennato di sfuggita -- possiede questa 
Biblioteca : primo fra essi per mole e per importanza quello di Angelo Pezzana, che fu per 
quasi sessanta anni Bibliotecario della Parmense (1804-1862), ed ebbe, per ragioni di ufficio e 
per i suoi studi storici e letterari, larghissimo commercio epistolare con moltissimi dotti del 
suo tempo. Esso fu riordinato a grandi linee dal Bibliotecario Dott. Carlo Frati in 46 grandi 
cassette ; sarà una delle prime mie cure compilarne la schedatura. 

Notevole, accanto a questo, il carteggio dell’ insigne bibliografo Michele Colombo 
(1747-1834), la libreria del quale, ricca e sceltissima, passò in gran parte alla Parmense ; esso 
è legato in 15 grossi volumi. i 

Per non parlare di altre raccolte di lettere legate in volumi e però collocate tra i co- 
dici (ricorderò solo i tre dell’epistolario del Paciaudi:; mss. Parm. 1586-88, e i due delle 
lettere di Pietro Giordani; mss. Parm. 3746-47), accenno a due notevoli collezioni di re- 
cente entrate in Biblioteca : l’efistolario scelto Sanvitale-Simonetta, acquistato nel 1918 dal Bi- 
bliotecario Carlo Frati, che ne diede conto in questo stesso periodico (vol. XIX, pagg. 350-54) ; 
e i carteggi di Giacomo e Antonietta Tommasini, venuti in dono nel 1919 (benché già 
depositati in Biblioteca fino dal 1913 insieme con le altre carte dell’ illustre clinico parmense) 
dopo la morte dell’ultimo discendente della famiglia, il prof. Gustavo della R. Università di 
Parma. Di questi, da me ordinati e schedati, spero di potermi occupare in una prossima co- 
municazione. Se ne è valso, per alcune sue recenti pubblicazioni (2), il prof. G. P. Clerici, 
che già anni addietro, quando le carte erano ancora presso il prof, Gustavo Tommasini, aveva 
potuto trarre da essi importanti documenti per il suo noto libro /l più /ungo scandalo del se- 
colo XIX (Milano, Treves, 1904). 

Un epistolario scelto, formato cioè di pezzi staccati, fra i quali non mancano tuttavia 
nomi illustri (per es. Alfieri, Bembo, Caro, Cosimo de’ Medici, Denina, Gior- 


_—_—_—+———_—Èrm_—_ reo r———— 


(1) In principio dei singoli carteggi ricostruiti ho collocato le lettere delle persone, da cui essi 
provengono, quando non siano dirette ad alcuna di quelle, i cui carteggi appunto ho ricostruiti, Cosi, ad 
es., le lettere dell’Affò, che sono in buon numero, occupano la prima cassetta dell» £pisto/ario, ma le 
lettere di lui dirette al Bodoni, al Paciaudi, al De Rossi, ecc. si trovano nei carteggi di questi ultimi, 

(2) Que lettere di Paolina Leopardi a Pietro Giordani; in Aurea Parma, IV (1920), pagg. 122- 
124; Una fagina di storia bolognese e due lettere inedite di P. Giordani; in La Biblsofilia, XXI, 
pagg, 233:41; Dalle carte Tommastni (Raspollature da servire alla biografia del Leopardi); in Arch. 
stor. per le prov. Parmensi, XXI, pagg. 77 segg.; Set lettere di P. Giordani dal carcere dirette alla 
Signora Antonietta Tommasini. Panna, Freschioag, 1821 (per nozze Soliani-Fiaccadori); Giord ni in car- 
cere ; in Rivista d° /talia, 15 sett 1921, 


228 CARLO FRATI 


dani, ecc.), si conserva nel fondo Pa/alino (= di Lucca) della Biblioteca; non occupa che 
6 cassette. Ma in questo fondo, collocato tra i codici perché legato in volumi, esiste un car- 
teggio cinquecentesco di singolare importanza, quello del dottissimo prelato bolognese Lodo- 
vico Reccadelli (1501-1572), il quale meriterebbe ben più lungo discorso di quello ch’ io 
potrei fare qui ora, e che sarebbe, inoltre, affatto fuori del mio argomento. Ne parlerò, se mi 
sarà possibile, in un’altra comunicazione (1). 

ANTONIO BOSELLI, 


Parma, iI agosto 1922. 


II. DOCUMENTI SULLA STORIA DEL RISORGIMENTO NELLE BIBLIOTECHE ITALIANE. — 
Quanti si occupano di studi storici sul nostro Risorgimento seguono con interesse i resoconti, 
che sui materiali manoscritti e a stampa posseduti dalle varie biblioteche italiane (cosi gover- 
native, come comunali o d’altri enti) viene pubblicando, dal 1908 ad oggi con ininterrotta at- 
tività, il dott. Ersilio Michel nella rivista 7/ Aisorgimento Italiano di° Torino, poi nella 
Rassegna storica del Risorgimento, che le successe nel 1914, ed in altri periodici. 

Il periodo di tempo a cui si riferiscono le ricerche del dott. Michel esce propriamente 
dall’àmbito della nostra rivista; ma poiché nelle sue esplorazioni sistematiche egli ha occa- 
sione di ricordare molti materiali, anche letterariamente o bibliograficamente curiosi, e poiché 
il lavoro di ordinamento e di registrazione del miateriale delle nostre biblioteche lascia pur- 
troppo ancora molto a desiderare; cosi ogni contributo che — come questo del dott. M. — 
ha per iscopo di agevolare allo studioso l’esplorazione del materiale bibliografico ricchissimo, 
ma spesso malnoto, dei nostri depositi librarî, deve essere accolto col massimo favore. 

Ci limitiamo, per ora, a dar conto di quelle ‘ notizie ’ di cui l’autore ha inviato l'estratto 
alla nostra rivista, indicando, sommiariamente mia compiutamente, in nota tutte le altre, le 
quali raggiungono, complessivamente, ormai la cinquantina (2). 

A0 Iove principium  incominciamo dalla Biblioteca Laurenziana (3). La vecchia e 


(1) Notizie su di esso, come in genere sui mss. Beccadelli della « Palatina », si possono leggere 
in: A. VITAL, 7ve lettere inedite di Lodovico Beccadelli a M., Buonarroti ed alcune notizie intorno ai 
carteggi Beccadelli della Paiatina di Parma. Conegliano, Nardi, 1901, pagg. 4-9; CESARINA VIOLI, An- 
tonio Giganti da Fossombrone. Modena, G. Ferraguti, (1911), passim; C. FRATI, La Liblioteca Comunale 
di Bologna cit., pagg. 14-17; e, recentemente, G. lomMasino, Z7ra umanisti e filosofi. Una nobile 
figura sessana di letterato e di uomo attraverso l'epoca del pieno Rinascimento ; Philaletes, Maddaloni, 
Golini, 1921, passim cfr, spec. pag. 181, 

(2) ErsiLio MICHEL, Za Biblioteca Comunale di Grosseto > — 2) Il Musco Civico di Livorno ; 
— 3) L'Archivio Storico cittadino di Livorno; — 4) L’Archirio Comunale di Grosseto ; — 5) Il Mu- 
seo e la Biblioteca Comunale di AMassa AMarittima ; — 6) La Biblioteca Universitaria di Pisa; — 
7) La collezione Livornese AMinutelli; — 8) La Galleria d'Arte moderna a Firense; — 9) La Galleria 
degli Uffizi; — 10) La Biblioteca Riccardiana di Firenze; — t1) L'Archivio di Stato di Pisa; — 
12) La Galleria d'Arte moderna di Roma; — 13) La raccolta del senatore Caddini ; — 14) Il Museo 
della famiglia Sgarallino a Livorno; — 15) Zl Museo Gartbaldino in Campidoglio — 16) La Mostra 
del Ritratto a Firenze — 17) L'Archivio di Stato di Massa; — 18) Zl Musco Carrariano a Lucca ; 
— 19) Za Biblioteca Mediceo-Laurenstana ; — 20) La Biblioteca Marucelliana di Firenze; — 21) La 
Biblioteca Moreniana di Firenze; — 22) La Raccolta patriottica del Comune di Modigliana; — 
23) /l Musco del Risorgimento di Foenzi; — 24) La Biblioteca Classense di Ravenna; — 25) La 
Biblioteca Gambalunga di Rimini; — 26) Zl Museo e la Biblioteca di S. Marino; — 27) L'Ar- 
chivio e la Biblioteca Comunale di Velletri; — 28) La Biblioteca Labronica di Livorno; — 29) Il 
Museo storico dei Bersaglieri; — 30) Zl Museo di Solferino è San Aartino a Padova; — 31) Il 
Museo del Risorgimento di Ferrara; — 32) 4l Museo Civico di Padova; — 33) La Biblioteca Co- 
munale e il Museo Civico di Bassano: — 34) La Biblioteca Universitaria dî Padova ; — 35) Il Museo 
Civico di Verona; — 36) L'Archirio Comunale di Ala; — 37) La Biblioteca Queriniana dî Brescia ; 
— 38) Z/ Museo Civico di Alessandria; — 39) Za Biblioteca Universitaria di Bologna; — 40) L'Ar- 
chivio di Stato di Brescia; — 41) La Biblioteca Angelica di Roma; — 42) La Biblioteca del Senato; 
— 43) Za Biblioteca Casanatense di Roma; — 44) La Biblioteca della Camera dei Deputati; — 45) La 
Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma; — 46) Le Biblioteche provinciali di Abruzzo. 

(3) EksiLio MicHEL, La Biblioteca Mediceo-Laurenziana, Torino, Bocca, 1921; pagg. 8, in-8 
(estr. da // Risoryimento Italiano, a. 1912). 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 229 
gloriosa biblioteca Medicea, che accoglie tanti tesori paleografici, letterarî, storici, dai primi 
secoli dell’éra nostra sino al più avanzato Rinascimento, non è probabilmente l’ istituto in cui 
ci attenderemmo di trovare materiali relativi al nostro Risorgimento nazionale. Pure, in grazia 
sovra tutto di lasciti ed acquisti recenti, non vi fanno difetto anche documenti e memorie 
degli ultimi decenni del sec. XVIII e della prima metà del XIX. Particolare importanza hanno 
i manoscritti di Vittorio Alfieri, donati dal pittore Francesco Saverio Fabre dopo che la con- 
tessa d’Albany lo lasciò erede di tutte le sue sostanze e delle carte appartenute al tragico 
Astigiano. Vi sono pure libri postillati dall’Alfieri e 19 lettere dell’ab. Tommaso Valperga 
di Caluso, colle risposte dell’Alfieri ad alcune di esse, Di codesti manoscritti laurenziani 
dell’Alfieri diede già la descrizione il compianto EmiLio TEZA, Sui manoscritti di V. Al- 
fieri nella Laurenziana ; in Vita, giornali e lettere di V. A. Firenze, 1861; pagg. 1-XXIII; 
e di una Mostra degli autografi di V. A. nella KR. Biblioteca Mediceo-Laurenziana, fatta in 
occasione del primo centenario della morte, diede notizia E. RostaGNO nella Aivista delle 
biblioteche, a. XIV, n. 10-11 (1903), pagg. 145-157. — Di interesse anche maggiore per le 
ricerche del M. sono i manoscritti di G. B. Niccolini e quelli di Pietro Giordani. Del Nic- 
colini vi sono « quasi tutti gli originali e le bozze autografe delle tragedie, anche delle ul- 
time, piene più delle altre di cassature e correzioni. Non manca il manoscritto dell’ Arna/do 
‘'da Brescia, cui seguono vari documenti storici riguardanti gli uomini e i fatti esposti e ricor- 
dati nella tragedia ; e neppure quello del Giovanni da Procida, che porta una nota scritta o 
dettata dal censore che ne permise la recita (ro febbraio 1830) ». Anche più importanti i so- 
netti politici, in numero di 1038, rilegati in due volumi, dei quali solo trecento circa furono 
pubblicati nel Canzoniere nazionale (che fa parte delle Opere), e nelle Poesie inedite (1884). 
Un terzo volume contiene altre liriche di contenuto politico ; ed în apposito inserto sono le 
carte relative all'Accademia di Belle Arti in Firenze, di cui il Niccolini fu per più anni segre- 
tario. Dei manoscritti del Niccolini si conserva (tuttora inedito presso la Laurenziana) un In- 
dice ragionato, compilato colla consueta perizia da Salomone Morpurgo. — Più noti, ma non 
ancòra del tutto esplorati, sono i manoscritti del Giordani, lasciati alla Laurenziana, non pro- 
priamente da Antonio Gussalli (come afferma il M., pag. 5), ma della vedova di lui, Costanza 
Antivari, a cui istanza Giosué Carducci dettò una bella epigrafe per la tomba del ‘ disce- 
polo ed amico di Pietro Giordani ’, che questi riguardava come ‘ un altro me stesso’. I ma- 
noscritti giordaniani della Laurenziana sono noti pel diligente regesto pubblicatone da C. Mazzi, 
‘Le carte di P. Giordani nella Laurenziana, a lunghi intervalli, fra il 1899 e il 1902, nei 
voll. X-XIII della Iivista d. biblioteche ; e perciò su di essi non ci dilungheremo, solo ricor- 
«lando che, a prescindere dagli altri manoscritti, il solo carteggio abbraccia circa 6000 lettere, 
distribuite in quindici cassette; delle quali lettere solo poco più di un migliaio fu pubblicato 
dal Gussalli, non senza omissioni e mutilazioni che ne alterano o rendono incomprensibile il 
senso. Di una nuova, e più compiuta edizione dell’ Epistolario del Giordani si è fatto in questi 
ultimi anni promotore il prof. G. P. Clerici di Parma; ed anche la nostra rivista ne diede, 
a suo tempo, l’annunzio (cfr. 8i6/, XXII, 120-23). — Interessanti documenti pervennero final- 
mente alla Laurenziana coll’acquisto dei codici Ashburnham, molti de’ quali provenienti 
dalle famigerate raccolte di Guglielmo Libri. Fra questi ricorda il M. una lettera di Pietro 
Giannone, « quasi perduta fra tante altre carte dei secoli anteriori », in cui si difende dalla 
taccia di avere falsamente scritto al dominio veneto ; le carte di Napoleone I già pubblicate 
nel Napoléon inconnu di G. Braci e F. Masson (1895), ed altre, fra cui Memorie fer servire 
alla storia delle rivoluzioni di Corsica dall’a. 1729 sino all'a. 1758; e specialmente il copioso 
carteggio del co. Giulio Bernardino Tomitano di Oderzo (1761-1828), che in 65 volumi in-fol. 
abbraccia « più di 10,000 lettere autografe ed aitri documenti di scrittori celebri relativi alla 
storia moderna d’ Italia e alla sua letteratura ». Il co. Tomitano possedeva una ricca libreria, 
per la quale Antonio Césari, a istanza di Clementino Tomitano, figlio di lui, dettò nel 1828 
un’epigrafe latina. Ma non molti anni dopo, nel 1840, la libreria fu venduta in Inghilterra da 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 64-5s 29 


230 CARLO FRATI 


Pompeo Tomitano, in numero di 93 manoscritti, che in parte furono acquistati da Guglielmo 
Libri. Di tali manoscritti faceva parte anche la corrispondenza sopra accennata, la quale cosi, 
coll’acquisto Ashburnham, è ritornata in Italia. Qualche documento appartenente alla stessa 
raccolta andò però disperso ; come ad es. alcune lettere dello stesso Giulio Bernardino, che 
il Novati rinvenne, nel 1896, nella collezione Diederichs di Amsterdam. Ma il corpo princi- 
pale resta pur sempre il carteggio laurenziano, in cui si trovano lettere di Pietro Borghesi, 
Leopoldo Cicognara, Gaetano Filangieri, Vittorio Fossombroni, G. B. Giovio, Andrea Mu- 
stoxidi, Ippolito Pindemonte, Girolamo Tiraboschi, Gio. Giacomo Trivulzio, e d’altri. 

Anche nella Biblioteca Moreniana(1) — appartenente alla Deputazione provinciale di 
Firenze e formata coi manoscritti del can. Domenico Moreni (1763-1835), autore della 2:0/io- 
grafia storico-ragionata della Toscana e degli Annali della tipografia fiorentina di Lorenzo 
Zorrentino ; ai quali vennero successivamente ad aggiungersi le raccolte Bigazzi, Palagi e Frul- 
lani — hanno importanza i carteggi. Primo fra tutti quello intitolato agli ‘ Accademici della 
Crusca *, di oltre 2000 lettere autografe, dalla fine del sec. XVI sin quasi alla fine del XIX. 
V' hanno lettere dei più illustri scrittori italiani, Carlo Botta, Giacomo Leopardi, G. B. Nic- 
colini, Gino Capponi, Vincenzo Gioberti, Giuseppe Mazzini, Niccolò Tommaseo, Pietro Gior- 
dani, F. D. Guerrazzi. — Notevole è pure il carteggio di Guglielmo Libri (1803-1869), « non 
solo per il numero degli autografi e per la celebrità degli scrittori, ma anche pel contenuto 
storico o scientifico delle lettere, e per la loro grande importanza biografica ». Ve n’ hanno 77 
di Antonio Panizzi; poi altre di Francesco Arago, Paul Lacroix, Giovanni Plana, Achille Ju- 
binal, Champollion-Figeac /wn., G. Mazzini, G. Capponi, P. Colletta, Gabriele Pepe, G. P. 
Vieusseux, Francesco Orioli, ecc. E devono pure ricordarsi il carteggio Palagi, che comprende 
lettere di A. D’Ancone, Achille Gennarelli, Leopoldo Galeotti, Cosimo Ridolfi, ecc. ; ed il car- 
teggio Cellini, che più specialmente si riferisce alle opere che uscirono dai torchi della Tipo- 
gratia Galileiana di Firenze, e contiene lettere di Cesare Rosa, Marco Tabarrini, il manoscritto 
di una Vita di Antonio Canova di Giuseppe Gazzino, ed uno scritto dell’ab. Jacopo Bernardi 
sulla corrispondenza epistolare di M. D’Azeglio con Eugène Rendu. — Infine, la raccolta di 
autografi di Emilio Frullani, « poeta lodato per soavità d’affetti, e cultore elegante di studi 
classici », consta di circa 2000 lettere, nelle quali figurano « i nomi più illustri nella storia di 
ogni regione e d’ogni tempo, ma in maggioranza del secolo passato ». V’ hanno cosi lettere 
del principe di Metternich, del Bonaparte, di G., Byron, Adolfo Thiers, Silvio Pellico, Giu- 
seppe Pecchio, Guglielmo Pepe, Bertrando Spaventa; di Giuseppe Garibaldi, da Montevideo 
(1847) al co. Bentivoglio, e di Vincenzo Gioberti a Vincenzo Salvagnoli (1848). 

La Biblioteca Labronica di Livorno (2), fondata nella prima metà del secolo XIX 
dall'Accademia che portava lo stesso nome, può annoverarsi « fra le più ricche e importanti 
biblioteche comunali d’ Italia ». Essa conta, non solo suppellettile recente, ma anche codici e 
manoscritti importanti relativi alla storia dei secoli più antichi, «anzi formano una raccolta 
veramente preziosa i documenti che si riferiscono alla storia della città, dalle sue origini fa- 
volose sino agli ultimi tempi, e che amorosamente raccolti da lui e da altri benemeriti stu- 
diosi, servirono al Vivoli per scrivere gli Annali cittadini ». Ma una delle maggiori preziosità 
della biblioteca consiste ne’ manoscritti Foscoliani, raccolti a Londra dopo la morte del poeta, 
e acquistati da Enrico Mayer e da altri generosi per la città nativa, e che « formano senza 
dubbio la più ricca raccolta foscoliana che si conosca ». Essi sono stati di recente riordinati 
in s1 volumi da un giovine e benemerito studioso del poeta Zacintio, FRANCESCO VIGLIONE 
(autore delle due eccellenti monografie Su/ Teatro di U. Foscolo e su U. Foscolo in Inghil- 


(1) E. MICHEL, Za Biblioteca Moreniana di Firenze. Torino, Bocca, 1913; pagg. 8, in-8 (estr. da 
Zl Risorgimento Italiano, a. 1913). 

(2) E. MICHEL, Za Biblioteca Labronica. Città di Castello, S. Lapi, 1914; pagg. 9, in-8 (estr. 
d. Rassegna storica del Risorgimento, a. I, 6). 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 231 


terra), il quale pubblicò il Catalogo illustrato dei manoscritti Foscolianîi della Biblioteca Labro- 
nica nel fascicolo del Zo//ettino della Società Pavese di storta patria (vol. IX [1909], fasc. 3-4) 
consacrato alle Quoranze ad U. Foscolo, per commemorare il primo centenario della nomina 
del Foscolo a professore nell’Ateneo Pavese; e diede pure alla luce gli .Scri/(i vari inediti 
di U. F., ricavati dai manoscritti della Labronica (Livorno, 1913). — Accanto ai manoscritti 
del Foscolo devono ricordarsi quelli di Franc. Domenico Guerrazzi, « numerosissimi, alcuni 
molto voluminosi, e tutti scritti nella chiara nitida calligrafia, che non si stimerebbe la più 
propria per uno scrittore tanto fiero e impetuoso ». Essi comprendono « bozze e copie origi- 
nali di opere letterarie, romanzi, vite di uomini celebri, opuscoli vari, discorsi, elogi, articoli 
di giornale, lettere, documenti personali, frammenti vari » ; e fra questi, l’autografo dell’ A4s- 
sedio di Firenze, le bozze originali dell’autobiografia, l’elogio di Cosimo del Fante pronun- 
ziato all'Accademia Labronica, che gli valse la prima persecuzione politica e l’esilio a Monte- 
pulciano, ed il diario scritto dal Guerrazzi nel 1849, nel mastio di Volterra, pubblicato or sono 
alcuni anni dallo stesso Michel. V’ hanno poi interessanti documenti (non ancora usufruiti) sul 
periodo più importante del nostro Risorgimento ; come ad es., le numerose lettere che dal 14 
dicembre 1848 al 23 ottobre 1849 scriveva da Roma Luigi Rossi al co. Raffaello Bruti. La La-- 
bronica possiede inoltre, in varie buste, una pregevole raccolta di autografi « d’uomini illustri 
d'ogni tempo e di ogni luogo, o in albo apposito, chiamato Chiellini dal nome del benemerito 
donatore » ; ed in tale raccolta figurano i nomi di Aleardo Aleardi, Giovanni Berchet, An- 
gelo Brofferio, Cesare Cantù, Gino Capponi, M. D'Azeglio, Pietro Giannone, Pietro Giordani, 
Giuseppe Giusti, Enrico Mayer, Silvio Pellico, Guglielmo Pepe, Atto Vannucci, G. P. Vieus- 
seux, ed altri. Formano un gruppo a sé, in un fascicoletto, 15 lettere di Giuseppe Mazzini 
dirette nel 1860 e ’61 ai fratelli Botta di Livorno, e pubblicate di recente dallo stesso Michel. 
— Meritano ricordo anche la serie degli atti e memorie dell’Accademia Labronica (1816-1868), 
con i copialettere, i verbali delle adunanze, la corrispondenza dei soci; le carte che si riferi- 
scono al Circolo nazionale del 1848-49; i documenti appartenuti al Comitato Livornese della 
Società Nazionale italiana, e quelli che si riferiscono alla spedizione dell’Agro Romano e ai 
fatti di Monterotondo e di Mentana. 

Vengono poscia tre biblioteche universitarie : di Padova, di Bologna e di Roma. 

La Biblioteca Universitaria di Padova(1), «la più antica di tutte le biblioteche 
universitarie italiane », possiede una pregevole raccolta di manoscritti, per la maggior parte 
di argomento veneto. Delle carte dell’antico Archivio universitario diede la descrizione Giu- 
sEPPE Giomo, L'Archivio antico dell’Università di Padova (Venezia 1893); e di alcune serie 
speciali di manoscritti, il bibliotecario Adolfo Avetta, Carlo Landi, Eugenio Musatti ed altri. 
Riguardo alle ricerche proprie, il M. ricorda gli Annali di Padova dal 1797 al 1801 di fr. Ago- 
stino Malentulo; documenti relativi ai rapporti passati fra la Repubblica Francese e la repub- 
blica di Venezia; un registro di Ducali (1796) relative alla neutralità veneziana e ai passaggi 
di truppe francesi; documenti di epoca posteriore al trattato di Campoformio : relazioni, non 
originali, che si riferiscono alla malattia, morte e onoranze funebri di papa Pio VII, e al con- 
clave per la nomina del successore. Autografa,, ma già edita, è invece una lettera del Foscolo 
e Isabella Teotochi-Albrizzi (1807), ed altra di Niccolò Tommaseo al nobile Camillo Cor- 
ner (1844) intorno all'opera Cenni slorici sulle famiglie Padovane. Ricca e pregevole è poi la 
raccolta degli stampati: almanacchi, annuari, strenne, guide, giornali di arti, mestieri e mode, 
giornali politici; e importantissima una miscellanea di fogli e giornali milanesi del 1848, « al- 
cuni dei quali veramente rari ». 


(1) E. MICHEL, Za Biblioteca Universitaria di Padova, Città di Castello, S. Lapi, 1915; pagg. 4, 
in-8 (ester. d. Rassegna storica del Risorgimento, a. II, 6). 


232 | CARLO FRATI 


‘La Biblioteca Universitaria di Bologna (1), malgrado la sua origine relativamente 
recente, è piuttosto scarsa di memorie relative al periodo del Risorgimento, le quali abbon- 
dano assai più nella Biblioteca Comunale. V’hanno però alcune serie da cui possono trarsi 
ragguagli interessanti: come ad es. i carteggi di Sebastiano Canterzani (1734-1819) e di Ales- 
sandro Moreschi (1802-1815). Possono pure ricordarsi 21 lettere autografe di Vincenzo Monti 
a Francesco Torti di Bevagna (1788-1793); i certificati di nomina del poeta a deputato presso 
Napoleone, a Cavaliere dell’ Ordine delle Due Sicilie, e l'atto di donazione di L. 3000 a lui 
fatta per la versione dell’ //iade. Hanno poi interesse per la storia della cultura, in genere, e 
per quello della biblioteca di Bologna, in particolare, la lunga serie di cataloghi per materie 
della stessa Biblioteca, fatti da vari Professori dell’ Università durante il governo francese 
(1805), e le assennate osservazioni che su di essi fece l’ illustre bibliotecario della Marciana, 
Jacopo Morelli: osservazioni alle quali probabilmente si deve se |’ improbus labor dei profes- 
sori bolognesi rimase, non solo inedito, ma inutilizzato anche pel servizio interno della biblio- 
teca. Possono pure ricordarsi: le lezioni di diplomatica date all’ Università, fra il 1809 e il 
1815, dal p. Pompilio Pozzetti, bibliotecario prima dell’ Estense di Modena (1794-1806), poi 
dell’ Università di Bologna (1807-1815); e i copiosi scritti di zoologia di Camillo Ranzani, di- 
scepolo del Cuvier, e particolarmente il suo carteggio, che comprende le lettere a lui dirette 
per la Società Italiana delle Scienze, dal 1820 al 1840. Fra gli stampati, la biblioteca possiede 
poi una preziosa miscellanea di opuscoli riguardanti la rivoluzione del 1831-32 nelle Lega 
zioni; un’altra miscellanea di opuscoli e fugli volanti relativi agli a. 1846-48, contenente poesie 
per la morte di Gregorio XVI e l'esaltazione al pontificato di Pio IX; ed un’altra miscellanea 
di 75 volumi, «la quale illustra particolarmente gli avvenimenti delle varie regioni e Stati 
d’ Italia negli a. 1859-61 ». 

Finalmente la Biblioteca Universitaria (Alessandrina) di Roma (2), «che è fra 
le più antiche della città », possiede numerosi manoscritti descritti nel noto catalogo del Nar- 
ducci (1877), il quale però non comprende nessuno di quelli relativi al periodo del Risorgi- 
mento, perché acquistati in epoca successiva. Il M. registra una raccolta di satire manoscritte 
contro papa Ganganelli ed i soppressi Gesuiti; copie di documenti relativi alle pendenze tra 
la Francia e la S. Sede, specie negli a. 1808-09 ; un Diario di Vincenzo Pacetti, scultore ro- 
mano (1746-1820); documenti sul brigantaggio nelle province dello Stato pontificio ; un pro- 
getto di Codice Penale per lo Stato pontificio scritto dall’avv. Camillo Trenti; alcuni consulti 
autografi di Giacomo Tommasini, ecc. Pregevole è poi una miscellanea di lettere ed altri au- 
tografi, diretti a Basilio Magni, e che comprende lettere di Achille Monti, Giulio Carcano, 
Pietro Selvatico, Ferdinando Ranalli, Tommaso Salvini, ed altri. « Puro contenuto bibliogra- 
fico (soggiunge il M.) hanno i 19 volumi di Giuseppe Bertocci, socio bibliotecario dell'Arcadia 
di Roma, in cui sono registrate, esaminate e sottoposte a critica le opere stampate in Italia nel 
secolo scorso, raggruppate per materie, e in parte anche per ordine alfabetico d’autore (Ms. 327). 
Quest'opera voluminosa può servire di complemento al Calalogo della libreria italiana, com- 
pilato dal Pagliaini, e può essere consultato con profitto dagli studiosi » (pag. 4). Di questo 
repertorio, due volumi contenenti le opere riguardanti la storia d’ Italia furono pubblicati dal- 
l’autore fra il 1876 e il 1880. Gli altri sono inediti. — La biblioteca ha inoltre due raccolte 
speciali che meritano ricordo : la raccolta Leopardiana, e la raccolta Carducciana: non molto 
ricche, ma pur comprendenti « molti volumi ed opuscoli, la serie delle edizioni delle varie 
opere deì due poeti e scrittori, e anche pregevoli manoscritti e autografi ». Del Leopardi, v’ è 


(1) E. MicHEL, La Biblioteca Universitaria di Bologna, Roma, tip. della Camera dei Deputati, 
Rorsi pagg. 5, in-8 (estr. dalla Rassegna storica del Ris>rgimento, a. V, 2). 

(2) E. MicHEL, La Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma. Roma, .Arti grafiche Ugo 
Pinnarò, 1920; pagg. 5, in-8 (estr. d, Rassegna storica d. Risorgimento, a. 1920). °° 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 233 


una lettera all’ab. Francesco Cancellieri (1808), colla quale gli manda il manoscritto di due 
canzoni, pregandolo di farle imprimere a sue spese; ed altri autografi di Monaldo e Paolina 
Leopardi. Del Carducci, v’ è l’abbozzo e la prima copia del Curme agli amici della Valle Ta- 
berina, un esame critico delle poesie di Francesco Corazzini, ed un manipolo di 30 lettere di- 
rette quasi tutte allo stesso Corazzini (1861-1893). 

La Biblioteca Queriniana di Brescia (1), una delle più notevoli fra le biblioteche 
di provincia e «la più importante e la più ricca di opere di coltura generale fra le bibliote- 
che bresciane », conta sopra tutto manoscritti antichi, già descritti nei noti cataloghi di Emidio 
Martini, Achille Beltrami e Antonio Mufioz, nonché memorie relative alla storia bresciana e 
lombarda in genere, dal medio evo ai tempi moderni; ma accanto ad essi conserva pure 
« numerosi documenti e testimonianze dell’epoca fortunosa del nostro risorgimento nazionale ». 
Oltre alcuni documenti singoli riguardanti il periodo dell’ invasione francese e del Regno Ita- 
lico, che il M. viene enumerando, devono segnalarsi i documenti e le memorie relative ai ri- 
volgimenti degli anni 1848-49; numerose carte che si riferiscono alle famose ‘dieci giornate ' 
di Brescia, ed in particolare le carte e i documenti di Cesare .Beccalossi (figlio di Giuseppe 
Beccalossi che fu consigliere di Stato onorario del Regno Italico e Primo Presidente della Corte 
d’Appello di Brescia), il quale disimpegnò varie missioni politiche, e dopo la restaurazione 
emigrò a Torino, dove visse tutto dedito agli studi; — di Gio. Battista Pagani (1784-1864), 
che copri l’ufficio di Conservatore delle ipoteche sino al 1831, e nel 1848 fece parte del Go- 
verno provvisorio, poi della Congregazione provinciale; — e finalmente di Giuseppe Gelmini, 
« erudito e amoroso illustratore della storia bresciana », di cui « si conservano notizie ed al- 
beri genealogici di famiglie nobili, una cronaca bresciana dal 1810 al 1816, annotazioni riguar- 
danti le ‘ dieci giornate ’, un prezioso indice cronologico di documenti bresciani pubblicati dal 
Correnti, dal Cazzola, dal Camozzi, ed altri non pubblicati, degli a. 1848-49, con importanti 
notizie di combattenti e testimoni, e, in ultimo, un’altra cronaca : Notizie riscuardanti Bre- 
scia, 1849-59 ». 

« La Biblioteca del Senato (2), arricchita di recente dalla donazione di Alessandro 
D'Ancona, possiede numerose collezioni di opere a stampa relative alla storia generale d’ Eu- 
ropa e alla storia particolare d’ Italia, dalla Rivoluzione francese agli ultimi anni del. secolo 
scorso. Particolare importanza hanno, fra l’altre, le collezioni che si riferiscono alla Francia e 
all’Austria-Ungheria, e la raccolta di libri ed opuscoli sulla questione d’ Oriente ». Fra i ma- 
noscritti, i più importanti sono costituiti dalle carte di Luigi Chiala, le quali comprendono, 
fra altro, 60 lettere di Vittorio Emanuele II ad Alfonso La Marmora, parte autografe, parte 
in copia; lettere, autografi e copie di Ferdinando duca di Genova allo stesso La Marmora 
(1841-1852); varie carte spettanti al generale La Marmora ; lettere scritte a Marco Minghetti 
da Bettino Ricasoli, Giuseppe Massari, Urbano Rattazzi, Costantino Nigra. Massimo D'Azeglio 
ed altri; carte di Michelangelo Castelli e Givachino Napoleone Pepoli durante la sua missione 
a Pietroburgo; lettere di vari membri della famiglia Taparelli D'Azeglio (1812-1817), ecc. 
Fra gli altri manoscritti meritano di essere ricordati quello che contiene la difesa fatta da 
Niccolò Tommaseo ed Orazio De Donno, Per un Zfaliano condannato a morte dal Tribunale di 
Corfù (1853), ed il volume contenente le lettere di 100 municipi d’ Italia a E. Diamilla-Muller, 
a proposito della sua pubblicazione // iscatto della Venezia (1880). 

Mentre auguriamo vivamente che queste ed altre consimili notizie singole vengano presto 


(1) E. MICHEL, La Biblioteca Queriniana di Brescia. Città di Castello, S. Lapi, 1916; PaEE. 5 
in-8 (estratto dalla Rassevna storica del Risorgimento, a. III, 5-6). 
. (2) E. MICHEL, La Biblioteca del Senato, Roma, tip. della Camera dei Deputati, 1919; | pag. 5, 
‘{n-8 (estr. d. Rassegna storica d. Risorgimento, a. VI, 1). 


234 CARLO FRATI 


riunite in un volume di Zonti fer la storia del Risorgimento nelle Biblioteche d°’ Italia, di cui 
si annunzia prossima la pubblicazione, siamo lieti di ricordare che un’altra importante comu- 
nicazione sulla Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma vede la luce in questo stesso fa- 
scicolo, e che altre dello stesso genere vengono pubblicate contemporaneamente, sulla Biblio- 
teca Governativa di Lucca, nella Rassegna storica del Risorgimento, e sulla Biblioteca 
Nazionale di Napoli, nell'Archivio storico per le provincie Napoletane. 

CarLo FRATI. 


IL, Rici i i iii 
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CORRIERE DELLA GERMANIA 


ACCADEMIE. — Rendiconti dell’Accademia prussiana delle Scienze. (Sitzungsberichte 
der preuss. Akad. der Wissenschaften) Anno 1922. — In un fascicolo speciale fu pubblicata 
la lista di tutti i membri, anche esteri, al 10 gennaio 1922. Un altro fascicolo contiene la re- 
lazione delia seduta pubblica del 26 gennaio, colla quale si suole celebrare annualmente Fede- 
rico il Grande, fondatore dell’accademia. In tale occasione il Diels riferi sullo stato di pubbli- 
cazione del Corpus medicorum graecorum mentre il socio Erman trattò del deciframento dei 
geroglifici, offrendo un sunto retrospettivo dei progressi della giovine scienza egittologica. 


Rendiconti dell’Accademia bavarese delle Scienze. (Sitzungsberichte der bayer. Akad. 
der Wissenschaften), Sezione di filosofia e storia. Anno 1922. 12.° Saggio. — Karl Borinski 
tratta dei quadri attribuiti a Piero di Cosimo rappresentanti Prometeo, combattendo l’ inter- 
pretazione filologica che di essi diede Georg Habich (seduta del 7 febbraio 1920). L’autore si 
serve principalmente della « Genealogia deorum » del Boccaccio, 

13.0 Saggio. — Paul Lehmann descrive i codici latini provenienti da biblioteche me- 
dievali tedesche che ora si trovano in Olanda e tratta quindi di una litania di scrittura be- 
neventana. 


Notiziario erudito di Gottinga. (Gottingische gelehrte Anzeigen), Anno 184°, 1922. 
N. 1-3, Gennaio-Marzo, pagg. 55 sgg. Ernest Ehlers di Gottinga dà un giudizio lusinghiero 
dell'Opera di Fritz Lugt, « Les marques de Collections de Dessins et d’ Estampes », Amster- 
dam 1921. (Di quest'opera si discorrerà prossimamente in questa rivista. N. d. D.). 


IL LIBRO. — «) Biblioteche. Colla svalutazione del danaro le biblioteche sono costrette 
a ricorrere ad espedienti o alla buona grazia dei donatori. Il Giappone è, fra le nazioni che 
vengono in aiuto a questi istituti, il più munifico. L’associazione di soccorso, di cui altra volta 
parlammo, funziona in modo soddisfacente, mentre crescono le brigate degli amici degli studi. 
Il governo centrale e quello dei rispettivi stati fanno il possibile per aiutare la scienza peri- 
colante, Cosi p. e. il parlamento aumentò da 20 a 40 milioni la sovvenzione offerta all’Asso- 
ciazione di Soccorso. L'esempio fu seguito nei diversi stati della repubblica germanica, benché 
gli aiuti straordinari non riescano a colmare che in parte le lacune. 

La Biblioteca universitaria di Berlino fu trasferita durante le vacanze pasquali nel palazzo 
della biblioteca di stato, com'era stato stabilito quando questo fu costruito. Si veda il rap- 
porto del direttore Naetebus nel « Zentralblatt fur Bibliothekswesen », Anno XXXIX, 1922, 
pagg. 132 Sg. 

La Biblioteca universitaria di Gottinga ha acquistata una cospicua raccolta di libri di 
medicina, incominciata nella seconda metà del settecento, ricca di antiche e preziose opere 
antiche, fra cui alcuni incunaboli. I libri appartenevano all’istituto anatomico di Hannover. 

La £Liblioteca universitaria di Tubinga ebbe in dono dall’Associazione editoriale di 
Calw (Wirttembery) 12000 volumi che formano la più vasta raccolta di libri intorno alle Mis- 


CORRIERE DELLA GERMANIA 235 


sioni. Grazie alle relazioni che l’associazione editoriale intratteneva colle Società estere, ed in 
ispecie inglesi, la raccolta poté raggiungere questa vastità ed importanza, tanto più utile agli 
studi, in quanto che l’ Università di Tubinga ha istituito una cattedra di scienza delle missioni 
e un istituto di medicina, per cosi dire, missionaria. 


6) Riviste. — Zentralblatt fiir Bibliothekswesen. Anno XXXIX, 1922, fasc. 1-2, Genn.- 
Febbraio. 

Joseph Rest traccia la storia dell’Università di Friburgo in Brisgovia dalle origini al 1500, 
recando numerosi e preziosi contributi per la storia delle biblioteche in generale. Ernest Ane- 
mùller descrive l’ incendio della biblioteca regionale di Lippe (cfr. la £ibliofilia, vol. XXIV, 
pagg. 66) e tratta delle misure di precauzione che l’avvenimento consiglia. 

Fasc. 3 Marzo. È dedicato interamente alla memoria del defunto bibliotecario berlinese 
Paul Schwenke (/. c. pagg. 68) che per diciott’anni diresse il Zentralblatt. Vi leggiamo i discorsi 
tenuti nella biblioteca di stato berlinese, di cui lo Schwenke fu direttore. Walter Schultze ne 
traccia la biografia ; Hermann Degering, tratta dell’operosità erudita di lui, rilevando i suoi 
studi ciceroniani, i suoi lavori intorno alla storia del libro e dei paleotipi; Gotthold Naetebus 
parlò dell’attività del defunto come biblivtecario, ricordando la sua guida delle biblioteche te- 
desche (Adressbuch d. deutschen Bibliotheken), il suo Zentralblatt e i suoi meriti nel campo 
dell’organizzazione del personale tecnico delle biblioteche e specialmente nell’Associazione dei 
bibliotecari tedeschi. Seguono i discorsi di Ernst Kuhnert e dello Haruack. 

Fasc. 4-5. Aprile-Maggio. Ernst Crous tratta dei repertori generali degli incunabuli e 
delle novità che si attendono dal catalogo generale per materie, di cui discorreremo più giù. 
Cari Wendel annuncia la pubblicazione del volume di Friedrich Schmidt sui Pinakes di Calli- 
maco (Berlin, Ebering 1922). I criteri, secondo i quali il poeta greco ordinò la biblioteca del 
Museion di Alessandria che al tempo di Tolomeo Filadelfo conteneva 490 mila rotoli, interes- 
seranno vivamente. 

Fasc. 6. Giugno. Gotthold Prausnitz continua il suo articolo sull’ Apocalisse miniata di 
Alessandro Minorita (fasc. 9-10, Sett.-Ott. 1921 v. /. c., pagg. 66) e ricorda una copia posseduta dalla 
biblioteca universitaria di Cambridge. Max Husung reca alcune note critiche e programmatiche 
intorno all’opera illustrata di Adolf Schmidt sulle legature di Darmstadt, della quale tratteremo 
più sotto. Georg Leyh fa una comunicazione intorno al 18° congresso dei bibliotecari tedeschi, 
riunitosi a Cassel fra il 7 e il 9 Giugno di quest'anno al quale presero parte 140 bibliotecari 
germanici e austriaci. Fra l’altro si discorse dell’ incremento delle biblioteche universitarie, 
dell’associazione tedesca di soccorso alla scienza, della ricostruzione della biblioteca di Lovanio, 
delle imprese bibliografiche iniziate dalla « Deutsche Bucherei » di Lipsia, di statistica biblio- 
teconomica, degli scambi dei doppioni e d’altro. I congressisti si separarono convinti dei buoni 
risultati della riunione, resa più proficua e più lieta dallo storico ambiente e dalle visite alle 
raccolte possedute dalla bella e antica città. 

Zeitschrift des deutschen Vereins fiir Buchwesen und Schriftum. Anno V, 1922. 

N. 1-3. Gennaio-Marzo. Annemarie Meiner pubblica un bel lavoro su le sigle e gli 
emblemi editoriali tedeschi, condensandone in 70 pagine la storia dalle origini ai nostri giorni, 
rilevandone il carattere e la dipendenza dalle diverse correnti di cultura delle rispettive epoche. 
Partendo dalle manifestazioni più antiche, p. e. dai contrassegni industriali, dai sigilli notarili 
ecc. l’A. tratta in quattro parti distinte delle sigle quattrocentesche, della prima metà del 
Cinquecento, l’età classica della sigla editoriale, del tardo rinascimento (1555-1640) e finalmente 
della decadenza (1640-1870). 

Zeitschrift fiir Biicherfreunde, Nuova Serie, Anno IV, 1922. 

Fasc. 1. Gennaio-Febbraio. Wilhelm Herse traccia la storia della biblioteca dei prin- 
cipi di Werningerode. 

Fasc. 2. Marzo-Aprile. Max Husung continua la serie dei suoi articoli sulla pratica e 


236 © ©. MAX HUSUNG 

psicologia degli antichi legatori, trattando qui dei monogrammi in sigla ‘dal 1500 al 1600. È 
questo un argomento a torto trascurato dalla storia dell’arte, poiché gli intrecci monogrammi- 
stici rivelano degli artisti piccoli e grandi, di cui va tenuto conto. La serie è continuata nel 
fasc. 3° (Maggio-Giugno). 

Deutsche Literaturzeittung. Anno 43°, 1922. 

N. 1o. (11 Marzo). Karl Vossler discorre delle pubblicazioni dantesche nell’anno del 
centenario, dando la palma alla riproduzione del Codice Landiano dell’Olschki e a quella del 
Trivulziano dell’ Hoepli. 

N. 18 e 19. (6 e 13 Maggio). R. Reitzenstein tratta a fondo dell’ importante biografia 
di Cicerone di Torsten Peterson (Berkeley, Univ. of California Press, 1920). 


c) VARIA. 1, Incunaboli. — Il Vol. 39° della « Sammlung bibliothekswissenschaftlicher 
Arbeiten » offre il Supplemento (Parte 4*) di Konrad Haebler als suo « Typenrepertorium der 
Wiegendrucke », col quale l'A. conduce a termine questa nota e preziosa opera di consulta- 
zione, continuamente in uso nel mondo degli studiosi, dei bibliografi e dei bibliotecari. Ernst 
Voullième, direttore del reparto incunaboli della biblioteca di stato berlinese, compi l’11 gen- 
naio u. s. il suo 60° compleanno. Ricordiamo le opere dell’attivo e intelligente bibliotecario. 
di fama internazionale, e cioè i suoi lavori sulle raccolte di incunaboli di Bonn, Treviri e Ber- 
lino, sui paleotipi di Colonia, la sua collaborazione alle pubblicazioni della società per lo studio 
dei tipi del secolo XVo che conta sedici anni di vita. La bibliografia delle opere del Voullième 
fu pubblicata ed offerta da Erich von Rath in un elegante volumetto stampato per cura della 
ditta Poeschel und Trepte di Lipsia. Haebler e Voullièeme hanno raccolto il materiale per il 
Catalogo generale degli incunaboli che, sovvenzionato dal ministero prussiano dell’ I. P., ini- 
zierà le sue pubblicazioni nell’anno venturo per cura di un editore munifico e disinteressato. 
L’opera consterà di dodici volumi. Questo catalogo degli incunaboli riassumerà e completerà 
tutte le bibliografie esistenti e sarà un monumento di diligenza e di erudizione d’ inestimabile 
utilità. 


2. Stampa e scrittura. — Albert Schramm, l’attivo direttore del Museo tedesco della 
stampa e della scrittura a Lipsia, pubblica il primo volume di una serie dedicata allo stesso 
argomento ed offre in 43 pagine ornate di 176 illustrazioni e di 96 tavole fuori testo la storia 
della scrittura e della stampa fino ai nostri giorni. (Schreib-und Buchwesen einst und jetzt, 
Leipzig, 1922). — È uscita la seconda edizione dell’opera di W. Schubert, « Das Buch bei 
Griechen und Ròmer (Vol. 12 dei Manuali dei musei dello stato). Karl Schottenloher, di 
cui è uscita in 2* ediz. l’opera Das alle Buch (il libro antico) ha pubblicato per cura di R, C. 
Schmidt di Berlino un nuovo volume 77ugblatf und Zeitung (Bibliothek fiir Kunst-und Anti- 
quitàtensammler, Vol. 21) in cui l’autore, attingendo fra i tesori della biblioteca di stato mo- 
nacense, raccoglie e descrive i fogli volanti dal XVo secolo ai nostri giorni, comprendendo le 
epoche della riforma, della guerra dei trent'anni, della rivoluzione francese, il 48, la guerra 
mondiale e le rivoluzioni contemporanee. Il volume è ornato di ricche e numerose illustrazioni. 


3. Legature. — Il direttore della biblioteca regionale di Darmstadt, Albert Schmidt 
noto ai lettori di questo « Corriere », ha pubblicato un’opera monumentale che riproduce su 100 
tavole e in 162 illustrazioni le più belle legature possedute dalla sua biblioteca, editore Karl 
W. Hiersemann di Lipsia. L’opera rappresenta un notevole contributo alla storia della legatura 
che ancora non è stata scritta. Il materiale qui raccolto presenta gli esemplari più caratteri. 
stici dal secolo XIII° al XIX°, riprodotti con una tecnica impeccabile, ed offre l' immagine 
esatta della legatura quale usci dalle mani dell’artefice- e nei mutamenti cui andò soggetta nel 
corso degli anni. | si 


4. Catalogo commemorativo Harrassowitz. — Fu pubblicato per il cinquantenario-della 
libreria antiquaria ed editrice lipsiense, ben nota agli studiosi e ai collezionisti, e raccoglie 


CORRIERE DELLA GERMANIA 237 


mille antiche stampe di tre secoli (1468-1772). Il catalogo, stampato con lusso, porta il N. 392. 
[Alla casa Harrassowitz, benemerita degli studi, vadano gli auguri cordiali di prosperità de 
La Bibliofilia. N. d. D.] 


L’ARTE. a) Musei. — A sollevare le tristi condizioni in cui si trovano, per le solite cause, 
questi istituti, fu fondata una «Associazione di soccorso per l’arte tedesca » che riuni il 
3 Marzo u. s. vari studiosi, artisti e rappresantanti dei ministeri. Si spera di giovare all’arte e 
agli artisti liberandone le opere da ogni gravame di tasse, assicurandone i diritti editoriali e 
abolendo le tasse d’ingresso ai musei. 

Galleria Nazionale di Berlino. In onore di Hans Thoma, uno dei rappresentanti classici 
dell’arte moderna in Germania, furono esposte quasi 200 sue opere, provenienti per lo più da 
raccolte private, che illustrano l’attività del maestro ottantaduenne. 

Gabinetto delle stampe, Berlino. Alle esposizioni di silografie e rami, segui quella di 
litografie che permise al visitatore di seguire l’evoluziorie di quest'arte nelle sue metamorfosi 
di tecnica e di stile, lumeggiata da una riuscitissima serie di capolavori. Il piccolo catalogo 
dell’esposizione, compilato perfettamente dal solerte direttore del Gabinetto — M. ]. Friedliànder 
— caratterizza con esattezza e sobrietà i singoli lavori. Il Gabinetto ha venduto all’asta i suoi 
doppioni, ricavandone circa un milione e mezzo di Marchi. 

Musco d’arte industriale dello Stato. Berlino. La biblioteca di questo istituto espose nel- 
l’Aprile e Maggio scorsi manoscritti dei secoli XIVo al XVIII° ornati di stemmi, diplomi, 
schizzi, raccolte di stemmi e libri contrassegnati da sigle editoriali ecc. in modo da offrire uno 
sguardo d’ insieme a questo campo dell’arte applicata d’ interesse artistico e storico. 


6) Riviste. — /akrbuch der Preuss. Kunstsaminlungen. (Annuario delle raccolte d’arte 
prussiane). Anno XLIII, 1922. Fasc. 1-2, Gennaio-Febbraio. Oskar Fischel riferisce su un 
frammento di un cartone di Raffaello per la Madonna del duca di Terranova, donato al gabi- 
netto delle stampe berlinese. 

Zestschrift fiir bildende Kunst. Anno LVII, Nuova Serie, Vol. 33, 1922. Fasc. 1-2. Gen- 
naio-Febbraio. 

Jenny Muller mette insieme una lista di libri appartenuti a Van Dyck, servendosi di 
documenti conservati nell'Archivio di stato viennese. — Fasc. 3-4, Marzo-Aprile. Detlev 
von Hadeln tratta di « Tintoretto als Cassone-Maler ». Hubert Grimme pubblica un’ inter- 
pretazione nuova della Madonna Sistina di Raffaello, osservando che il famoso quadro fu di- 
pinto in occasione della morte di Papa Giulio II. Infatti, Sisto II, rappresentatovi dal Maestro, 
-era il santo della famiglia della Rovere, la cui insegna — la querce — si trova tre volte sul 
dipinto. Rimandiamo per altri particolari all’ interessante articolo del Grimme. — Il fasc. 5-6, 
Maggio-Giugno, reca importanti lavori: su Fidia e il fregio del Partenone, di K. Bulle: su 
alcuni ritratti sconosciuti di Tiziano, del Gronau; sull’evoluzione dell’arte del Goya di A. L. 
Mayer; sulla fontana delle Tartarughe di Roma, di Walter Friedlinder. (l’autore dimostra 
che le caratteristiche tartarughe furono apposte più tardi sulla celebre fontana che fu restau- 
rata, auspice il Bernini, nel 1658). 

Monatshefte fiir Kunstwissenschaft. Auno 15. Fasc. 1-3, Maggio 1922. 

E. F. Bange tratta di un manoscritto dei Vangeli dell’epoca protoromanica ornato di 
pitture di artisti di Hildesheim appartenente al Gabinetto delle Stampe berlinese (Cod. 78, A I). 
Georg Stuhlfauth illustra una nuova silografia di Durero rappresentante la Musa Urania 
protettrice dell'astronomia, di cui è ornato un almanacco di Johann Stòffler del 1499. L’esem- 
plare appartiene alla biblioteca di Bamberg e servi a Konrad Heinfogel, un amico del Maestro, 
di notiziario. 

Der Kunstwanderer. Anno IV, 1922, Aprile, fasc. 2. 

Joseph Meder tratta di copiatori e di copie d’opere dureriane. Giugno, fasc. I. Hanus 
Schulze discorre della Mostra fiorentina del Seicento. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 6s-8° 30 


238 MAX HUSUNG 


Kunst und Kiinstler. Anno XX, fasc. 5, febbraio 1922. 

Max J. Friedlander tratta dello Slevogt, Karl Scheffler del Liebermann come illu- 
stratori di libri. Segnaliamo inoltre un lavoro dell’ instancabile W. v. Bode su Franz Hals 
paesaggista. — Fasc. 8, Maggio. Max J. Friediinder pubblica un articolo sull’arte grafica 
moderna e sul suo avvenire, Diversi altri articoli di vari autori sullo stesso argomento. Ricche 
illustrazioni. 

Kunstchronik und Kunstmarkt. Anno LVII, 1922. N. 26. 

Wilh. v. Bode, il più competente in materia, espone il suo parere circa la nuova di- 
sposizione delle raccolte d’arte berlinesi, problema arduo in seguito alle cattive condizioni 
finanziarie in cui versano i singoli istituti e la cui soluzione interessa vivamente. 

N. 39. Hermann Voss discorre con competenza dell’esposizione secentesca fiorentina. 


c) Varia. 1. Personalia. — In quest'anno la Germania ha perduto tre noti studiosi di 
storia dell’arte. Il 16 Gennaio mori Woldemar von Seidlitz, il biografo di Leonardo da 
Vinci, della cui attività nell’ incremento dei musei di Sassonia resterà lunga traccia. Richard 
Schone che fu per trent'anni e più direttore dei musei berlinesi, mori in età più che plato- 
nica il 5 Marzo. Il 25 Marzo mori all’età di 57 anni Ulrich Thieme, il cui nome è legato 
alla poderosa enciclopedia degli artisti che ancora si pubblica. 

Il 7 Marzo fu festeggiato il 60° natalizio dello storico d’arte viennese Joseph Strzy- 
gowski. 


2. Libri nuovi. Non ne mancano e ci limitiamo ad una piccola scelta. Ricordiamo l’opera 
di Curt Glaser, Graphik der Neuzeit, Berlin, Bruno Cassirer 1922, che comprende il sec. XIX 
e l’età contemporanea. L’A ha potuto superare brillantemente le difficoltà offerte specialmente 
dall’arte grafica della prima metà del secolo scorso, i cui cimeli e documenti egli dispose 
secondo la tecnica, mentre analizzò per nazioni ed autori quelli dell’epoca susseguente, trat- 
tando con molta delicatezza sia di Max Klinger, come degli artisti più recenti. Felix Becker 
ofire un accurato ed esauriente catalogo critico degli antichi disegni conservati nelle raccolte 
private (Handzeichnungen alter Meister in Privatsamiungen, Leipzig, Tanchnitz 1922, con so 
eliotipie). I fogli italiani descritti formano indubbiamente quanto v’ ha di meglio nel catalogo. 
Notevoli una delicatissima testa d’Angelo di Lorenzo di Credi; uno studio d’Annunziazione 
attribuito a Filippino Lippi; un abbozzo del softitto del Cambio con Venere e Cupido, di mano 
del Perugino ; una testa di stile leonardesco, attribuita al Boltraftio e infine un disegno a san- 
guigna che sembra di mano di Giorgione. Allo stesso livello si trova la Giuditta maggiore di 
Andrea Mantegna, nota per l’ incisione di Moretto. Questo foglio differisce dal celebre disegno 
della Galleria degli Uffizi (1) ed è inedito. Infine notiamo una Santa famiglia di G. B. Tiepolo, 
assai bella. 


3. Vendite pubbliche. — Riteniamo inutile indicare i prezzi delle vendite in Germania. 
La continua svalutazione del danaro tedesco non permette alcun criterio per stabilire il valore 
delle opere esitate. Tant'è vero che già si cominciano a pubblicare i cataloghi antiquari coi 
prezzi indicati in franchi svizzeri. Nell’Aprile scorso la ditta Paul Graupe di Berlino indisse 
un’asta pubblica di arte grafica moderna, di cui fecero parte cento litografie di Toulouse-Lau- 
trec, pagate ad alto prezzo. Furono disputate pure opere degli scandinavi Munch e Zorn, men- 
tre, delle tedesche, quelle del Meid furono le più ambite. 


Max Husunc. 


(1) Cfr, I disegni della R. Gall. d, Uftizi, Leo S. Olschki editore, Firenze, Serie III, fasc. I e 
La Bibi!ofilia, Vol. XXIII, pag. 316. 


COURRIER SUISSE 239 


COURRIER SUISSE 


Musée Gutenberg suisse. — Les nouveaux locaux occupés dans le bitiment du Musée 
historique de Berne par cet établissement qui avait dù rester fermé depuis plus d’un an ont 
été inaugurés le 11 juin dernier. Ce musée est véritablement une oeuvre idéale, dont non 
seulement tous les membres de la corporation du Livre, mais encore tous les bibliophiles peu- 
vent et doivent tirer profit. Il rassemble tout ce qui dans le passé intéresse l’art de l’impri- 
meur, constitue une archive historique du livre suisse et de la presse mondiale et cherche 
de toutes facons à encourager et favoriser les initiatives propres à faire progresser les arts 
graphiques. | 

Il se compose actuellement de deux salles contenant un certain nombre de boxes et de 
vitrines où les collections sont réparties comme suit: 

Les vitrines 1 à 12, à gauche de la première salle, présentent par ordre chronologique 
une série d’ouvrages d’imprimeurs suisses, depuis les incunables du XVe jusqu’aux produits 
du XIXrne siècle. Les vitrines 13-21, en face des premières, offrent des travaux analogues, mais 
dus cette fois à des maîtres étrangers, depuis Gutenberg jusqu’à Giambattista Bodoni. 

Dans cette méme salle se trouvent encore une bibliothèque technique typographique 
ainsi que du matériel d’imprimerie, entre autres la première machine à composer de Thorne, 
une collection des caractères d’écriture du monde entier, et enfin la première partie de la 
collection internationale de la Presse formée par M. Luthi. Celle-ci, contenant déjà plus de 
20.000 publications en une centaine de langues, offre un moyen d’études de premier ordre 
pour l’histoire du développement de la Presse. Il est à souhaiter que cette collection devienne 
le :noyau d’un Musée de la Presse universelle, dont l’utilité est incontestable et auquel tous 
ceux qui s’intéressent à la question sont invités à collaborer. 

La seconde salle, qui renferme la deuxième partie de cette collection, différentes publi- 
cations de toutes époques et une ancienne presse à bras, est consacrée plus spécialement à 
des expositions temporaires. Actuellement il y en a deux: celles des eaux-fortes et illustrations 
de R. Hadl, qui méritent au plus haut point l’attention des bibliophiles, et celles des livres 
de petit format appartenant à Melle Vera de Rosemberg. Cette dernière exposition présente 
non seulement des curiosités typographiques, mais encore des éditions rares de classiques 
grecs, latins, italiens, francais et anglais. Des manuscrits-miniature, entre autres une édition mi- 
nuscule du Coran, y voisinent avec un rouleau de la Thora et un livre plié chinois sur papier 
de soie. On y remarque principalement le célèbre Dante en *miniature, le Dantino, publié 
comme on sait en 1878, après un travail d’un quart de siècle à Milan et à Padoue, et qui 
coùta la vue à un compositeur. Toute cette bibliothèque est contenue dans une cassette hin- 
doue sculptce. 


Bibliothèque municipale de Ziirich. — Le n°. 4 de l’Anuaire de la bibliothèqne cen- 
trale zuricoise contient la première partie de l’histoire de la bibliothèque municipale, par Her- 
mann Escher. Cette bibliothèque, fondée en 1629 par quatre jeunes négociants, fut logée peu 
après dans une église désaffectée au bord de la Limmat, où elle est restée jusqu’à sa fusion 
avec la bibliothèque centrale en 1917. Le nombre des volumes, de 4800 en 1648, se  montait 
à 6000 en 1674. Elle fut la première des bibliothéques suisses à publier (1844) un catalogue 
imprimé sur le modéle de celui de la Bodleian Library d’ Oxford ; ; ce catalogue fut complété 
en 1781 et 1809 par quatre nouveaux volumes. L' église se trouvant trop petite pour y loger 
les collections, on éleva en 1795 un batiment qui la prolongea vers l’ouest. 

La fondation de l’Université et de la bibliothèque cantonale, en 1833 et 1835, eut pour 
résultat de diminuer les ressources de la bibliothèque municipale, où néanmoins on continua 


240 DR. R. NICOLAS 
le travail du catalogue. Le nombre des ouvrages s’élevait alors à environ 100,000. De 1837 à 
1848 parurent sept volumes de suppléments au catalogue. 

De 1855 à 1879, la bibliothèque s’augmenta, principalement par suite de dons et legs, de 
38,000 brochures et de 27,000 volumes, parmi lesquels se trouvent des raretés typographiques 
des XVIme et XVIIm® siècles, ainsi qu'une collection de 6000 volumes de journaux et pamphlets 
de l’époque de la Révolution francaise. Cette collection n'a pas sa pareille au monde, si ce n’est 
à la bibliothèque nationale de Paris. T.a collection Ziegel, contenant 60,000 portraits et vues, 
ainsi que la collection numismatique Schinz vinrent également alors enrichir l’établissement. 
Un nouveau catalogue complètement refondu parut de 1860 à 1866 en quatre gros volumes. 


Notices sur plusieurs bibliothèques de couvents suisses. — A) Couvent des Cordeliers 
de Fribourg. Une monographie de ce monastère due au R. P. Bernard Fleury nous renseigne 
sur la formation de sa bibliothèque. Un bréviaire franciscain de la fin du XIII®e siècle, sur 
vélin avec enluminures, des livres de choeur également enluminés et un exemplaire de l’ou- 
vrage du dominicain Jean de Fribourg, Summa Confessorum, en composent la partie la plus 
ancienne. Parmi les manuscrits réunis par Frédéric d’Amberg, gardien du couvent aux envi- 
rons de l’an 1400, on remarque à cété de traités théologiques un grand nombre de Sermon- 
naires : les Sermons du fianciscain Berthold de Ratisbonne, formant deux beaux volumes sur 
vélin de la fin du XIII siècle, ceux du cardinal Bertrand de la Tour, que Frédéric fit copier 
en 1393 (la copie lui coùta 60 sols et le papier ro sols), un vocabulaire latin-allemand et alle- 
mand-latin, par Closener, prétre de Strasbourg, copié en 1384. D’autres manuscrits du XV®e 
siècle, dus aux différents lecteurs qui se succédèrent dans le couvent, renferment des ouvrages 
thsologiques. Il convient de mentionner encore les trente manuscrits et les quarante incunables 
reunis par le P. Jean Joly, supérieur du couvent et grand amateur d'art, qui mourut en 1510, 

B) Abbaye de RAeinau. L’histoire de la sécularisation de cette abbaye bénédictine, pu- 
bliée à Winterthur et due à la plume de Franz Schoch, apporte quelques détails intéressants 
sur la destinée de sa bibliothèque. Lors de cette sécularisation, qui eut lieu en 1862, les experts 
envoyés par les autorités zuricoises négligèrent de s’assurer de la bibliothèque, dont une partie 
fut emportèe à Kaiserstuh] par le dernier bibliothécaire, le P. Basilius. A la mort de celui-ci, 
en 188r, un antiquaire de Bale tira de sa maison et envoya ensuite à Francfort 38 quintaux 
de livres, dont la plus grande partie étaient des manuscrits enluminés sur parchemin, et 
parmi lesquels se trouvait également la première Bible de Gutenberg. Malheureusement l’auteur 
néglige de donner la nomenclature de tous ces livres, dont il serait intéressant de connaître 
la destinée ultérieure, La bibliothèque de Rheinau renfermait, dans un manuscrit sur papier 
de 1467, le texte du fameux Mystère allemand du Jugement dernier, que Mone publia en 1846. 


Publications de luxe. — Nous signalerons la monumentale publication de 600 dessins 
de Hans Holbein le Jeune, en huit volumes in-folio contenant chacun 50 planches en fac-simile. 
Cet ouvrage, da au professeur Paul Ganz, de Bale, paraît chez Fréd. Boissonnas à Genève. 

Plus modeste est un album de 180 gravures sur bois de Martin Disteli (1802-1844) le 
célèbre illustrateur et caricaturiste d'’Olten, tirées sur les bois originaux et éditées par le Dr. 
Coulin, de Bale. Disteli, comme nous l’apprend une plaquette de M. Hugo Dietschi, avait en 
1835 posé sa candidature pour la place de professeur des beaux-arts à l’Académie de Berne. 
Il se vit préférer le peintre bernois Vollhmar, lequel s’était soumis aux conditions plutét bizarres 
formulées par le comité chargé de la nomination. 


Périodiques. — Ze Alusée Gutenberg. VIII® Année, n° 2 (Juin 1922). G. Binz termine 
son article sur l’ invention de Gutenberg. La conference de J. Luthi sur les écritures exotiques 
et étrangères est reproduite avec illustrations. Le numéro contient en outre des rapports an- 
nuels du Musée Gutenberg suisse et de la Société suisse des Bibliophiles. 

Dr. R. NicoLas. 


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NOTIZIE 


Sulla riproduzione del ‘codice Landiano’ della ‘ Divina Commedia,’ fatta dalla no- 
stra Casa per celebrare il secentenario dantesco, ha pubblicato una recensione nell’ ultimo 
fascicolo del Giorn. storico d. letter. ital. (vol. LXXX [1922], fasc. 238-39, pagg. 199-201), îl 
prof. Giulio Bertoni, il quale conferma ciò che già ebbe ad esporre nell’introduzione pre- 
messa al facsimile: di avere, cioè, riscontrato nella lezione del testo « parecchi tratti lingui- 
stici centro-meridionali » dovuti al trascrittore, Antonio da Fermo ; ma che « il codice fu sot- 
toposto, poco dopo la sua trascrizione, ad una revisione generale accuratissima, tanto che per- 
dette la primitiva fisonomia, quanto alla sua lezione, e ne assunse un’altra più complessa, il 
cui esame costituisce un molto arduo problema ». — Di codesti lavori di critica del testo dan- 
tesco, fatti poco dopo la sua divulgazione, si occupa ora il più competente a trattarne: il 
prof. Giuseppe Vandelli, in un notevole articolo su // pid antico testo critico della Divina 
Commedia, pubblicato nel vol. V (pag. 41 sgg). degli Studi Danteschi del Barbi; nel quale 
produce pure un facsimile di un frammento di codice dantesco scritto da Francesco di ser Nardo 
da Barberino, che si conserva nel R. Archivio di Stato di Modena. 


Un apografo det ‘ Trattato della Pittura’ di Leonardo da Vinci. — Giambattista 
Venturi di Reggio-Emilia, l’autore dell’ Essa: sur les ouvrages physico-mathématiques de Léo- 
nard de Vincî, membro dell’ Istituto delle scienze di Milano, possedeva copia di tutti i mano- 
scritti di Leonardo che erano in quest’ultima città; ed anche quando essi furono trasportati a 
Parigi, e non tutti restituiti, poté consultarli e trascriverli durante il suo soggiorno nella me- 
tropoli francese (1796-97), proponendosi di pubblicare quella parte di essi, che riguarda la 
scienza dell’ottica. Morto il Venturi senza che tale suo proposito avesse avuto effetto, le sue 
carte, compresa la corrispondenza, furono fortunatamente donate dagli. eredi alla Biblioteca 
Civica di Reggio. il prof. Gio. Battista De Toni dell’ Università di Modena, che si è occu- 
pato altre volte del divino Leonardo, ha potuto cosi esaminare il copioso materiale nella bi- 
blioteca reggiana, e riconoscervi, fra altro, un apografo del 7raffato della Pittura, del sec, XVII, 
di cui dà ora una esatta descrizione (Zulorno un apografo del ‘ Trattato della Pittura’ di 
Leonardo da Vinci nella Biblioteca Civica di Reggio-Einilia ; in Archivio di Storia della Scienza, 
vol. III, n. 2 {aprile 1922], pagg. 135-40). Dal minuzioso raffronto istituito dal DT. fra l’apo- 
grafo reggiano e le due edizioni, di Parigi 1651 e di Bologna 1786, risulta che l’apografo si 
accosta maggiormente all’edizione più antica, compreso l’ordinamento delle figure, che sono 
intercalate a’ rispettivi luoghi nel testo; e che quindi esso appartiene «al primo gruppo di 
codici del 7yaffato della Pittura, cioè, seguendo la classificazione del Carusi, di quelli aventi 
attinenza con la prima edizione del 7raffato, stampata nel 1651 ». 


Precise notizie sugli autografi mozartiani esportati da Roma. — Nel Zu//etin de la 
Société Francaise de Musicologie, anno V, N. 8, Mr. Julien Tiersot spiega esattamente che 
cosa sono e che cosa contengono i manoscritti di Mozart, che ora si trovano nell'Istituto di 
Francia e portano l’indicazione : Mss. NS. 646, - Dons, 80839. 

«Sono una serie di sei quadernetti di poche pagine ognuno, di formato oblungo 
(220/165 mm.), tutti scritti di mano di Mozart (salvo qualche annotazione aggiunta da un’altra 
calligrafia), chiarissimi ed in stato di perfetta conservazione.... In complesso costituiscono otta 
opere di Mozart. | 

« Appartengono tutte alla giovinezza del Maestro, precisamente al periodo del 1775 
e 1776, date scritte di suo pugno sui titoli di parecchi fascicoli.... Mozart aveva allora 19 e 20 
anni e viveva a Salzburg (tranne i pochi mesi passati a Monaco per la rappresentazione de 


242 NOTIZIE 


La Finta Giardiniera). Nella città di provincia il giovane Maestro partecipava coll’arte sua 
alla vita ed alle feste della borghesia, per le quali scrisse serenate, divertimenti, marce, danze. 
‘ E a tale ordine di lavori che appartengono i pezzi di cui ci occupiamo. 

« Ecco i titoli, coi numeri scritti in rosso nell'originale: N. ror. Marcia (1775) în Re 
Maggiore, per 2 violini, 2 Oboi, 2 Corni, 2 Trombe, 1 Fagotto e Basso. — N. 102. Marcia 
di Woljgango Amadeo Mozart, nel Augusto 1775 in Re Alaggiore, per Viole, 2 Ciarini (trombe). 
— N. 103. Marcia di Woljgango Amadeo Mozart, A Salisburg, li 20 d’ Augusto 1775. Pari Or- 
chestra, in Do. — N. 104. Marcia di Amadeo Wolfgango Mozart, Giugno 1776, a due Violini 
soli con accompagnamento di Archi e Corni. In Za. — N. 105. Marcia per le Nozze del 
signor Spath colla signorina Elisabeth Haffner, di Amadeo Wolfgango Mozart, 20 Luglio 1776, 
prodotta 21 Luglio. ]l pezzo, Maestoso, in Re, è scritto per Archi, Oboi, Corni, Clarini e Fa- 
gotto. — N. 106. Marcia di Wolfgango Amadeo Mozart, nel Gienaio 1776; questo è il titolo 
autografo, ma una mano (che fu detta del padre) aggiunse in rosso: Serenata Notturna. L’or- 
chestrazione, concepita come un dialogo fra due gruppi orchestrali, soli e ripieni, è ingegnosa. 
Non vi si usano che strumenti ad arco e timpani. In Ae. — N. 107. Il titolo è raschiato e di 
mano del Maestro rimane solo Del Sie. Cav. Amadeo Wolfgango Mozart, una mano estranea 
aggiunse: Divertimento. L’orchestrazione è strana, per soli strumenti a fiato e timpani : 2 Flauti, 
4 Trombe (2 in Zo, tono del lavoro, 2 in Xe). Segue un Andante, un Allegro, un Minuetto, 
e nel secondo quaderno (poiché questo numero occupa un quaderno doppio) ancora un Axn- 
dante, un Afinuetto ed un breve finale A//egro. — N 108. Anche questo è un quaderno doppio, 
col titolo autografo : Confredance, e d’altra mano Standchen. Il nome di Contraddanza non 
s’applica che al primo pezzo (in Ze), gli altri, brevi, sono un Andautino (in So/), un Allegro 
(in Za), analogo all’inizio. Nel secondo quaderno: Minuetto in Re, Rondeaw in Re con qualche 
battuta d’Adagio, poi un altro A//egro, ripresa del Rondeau e conclusione d’insieme. L'’orche- 
strazione varia secondo i pezzi, usando gli Archi, un Flauto, 2 Oboi, 2 Corni, 1 Fagotto. 

« Nessuno di questi pezzi è inedito, tutti si trovano nella grande edizione Breitkopf 
& Hartel, e vennero illustrati nel catalogo Kéòchel, da T. de Wyzewa e da G. de Saint-Foix. 
In questi libri si apprende come tali manoscritti venissero a Roma pochi anni fa, mentre si 
trovavano prima in una collezione di Londra, dicono Wyzewa e Saint-Foix: ma Kòchel pre- 
cisa per ognuno dei numeri considerati: « Autografo in possesso di Alberto Randegger a 
Londra ». 


La miniatura olandese nei sec. XIV, XV e XVI. — La notissima Casa Martinus 
Nijhoff di La Haye annuncia una nuova importante pubblicazione sulla miniatura olandese, 
che vedra la luce a dispense: Nord-Nederlandsche Miniaturen in Handschriften der 15°, 150 
en 16° Eeuwen verzameld en bdeschreven door D." A. W. Bijvanck, Conservator van Hand- 
schriften aan de K. Bibliotheek te °S- Gravenhage, en D.* G. }. Hoogewerff, Secretaris 
van het Nederlandsch Historisch Inslituut te Rome. — Crediamo possa interessare ai nostri 
lettori avere qui il programma dell’opera, nella redazione francese, in cui viene riassunta quella 
più ampia, redatta in olandese: 

« Les miniatures d'origine hollandaise (non flamande) ont été traitées déjà, quoique 
superficiellement, par quelques critiques d’art. Cependant elles forment un chapitre dans l’his- 
toire de l’art auquel on n’a pas prété assez d'attention. 

« Les manuscrits contenant des miniatures hollandaises se trouvant dispersés dans les 
grandes bibliothèques de l’Europe, les auteurs se sont chargés d’abord de dénicher dans les 
diférentes collections les spécimens les plus beaux et les plus intéressants. 

« La collection que nous offrons est le fruit de ces recherches. Elle se composera d’en- 
viron 240 feuilles, reproduisant 400 miniatures environ. Ces reproductions seront toutes faites 
directement d’après les originaux. Les planches seront exécutées en phototypie à l’exception 
d’une douzaine qui seront traitées dans les couleurs des originaux. 


NOTIZIE 243 

« Ces miniatures sont du plus haut intérét, non seulement comme simples expressions 
d’art, mais aussi pour l’histoire du développement de la peinture dans la Hollande, où 
l’époque du XV s. soulève encore tant de problèmes. 

« Le non, la date du ms., ainsi que le lieu où il est conservé, seront indiqués sur les 
planches (en francais et en néerlandais); à la dernière livraison les auteurs se proposent 
d’ajouter un texte donnant une courte description des mss., de leurs miniatures, etc., tandis 
que dans une introduction ils traceront le développement de l’art de la peinture hollandaise 
depuis le XIVe jusqu’au commencement du XVI® s. ». 

L’opera verrà pubblicata in 12 fascicoli, di circa XX tavole ognuno. La tiratura è fissata 
in 300 esemplari numerati, dei quali 25 avranno le tavole a colori miniate a mano. Il prezzo 
degli esemplari comuni è di 25 fior. olandesi la dispensa; quello dei 25 esempl. speciali, 
di fior. 35. 


Libri e biblioteche a Padova nel sec. XVI. — In una importante monografia del 
prof. Biagio Brugi, L'Università dei Giuristi in Padova nel Cinquecento. Saggio di storia 
della Giurisprudenza e delle Università italiane, cou cui si apre il volume pubblicato dalla 
R. Deputazione Veneto-Tridentina di storia patria per celebrare il VII centenario d. L'niver- 
sità di Padova (vol. I [1922], pagg. 1 92), troviamo anche interessanti notizie sulle biblioteche 
padovane del sec. XVI, e più largamente sulla disponibilità di libri, cosi manoscritti che a 
stampa, di cui potevano fruire gli scolari dello Studio in quell'epoca. Lasciando in disparte la 
Biblioteca oggi detta Universitaria, la quale non ebbe origine che nel secolo successivo, il 
Br. osserva che da una lettera dello studente ungherese Giorgio Tanner scritta da Padova 
nel 1554, appare che le chiavi della Biblioteca di S. Marco erano allora custodite presso i Ri- 
formatori dello Studio di Padova e il Gran Cancelliere della repubblica, di guisa che per 
aprirla era necessaria la loro simultanea presenza (pag. 40). Ciò spiega forse perché i ricordi 
di codici marciani prestati a scolari dello Studio padovano sieno relativamente scarsi; sempre 
poi si facevano col sistema dei pegni di oggetti preziosi. « Se gli Statuti dell’ Università dei 
Giuristi in Padova (prosegue il Br.) non obbligavano più gli Stal/ionarii ad avere a disposi- 
zione degli scolari un determinato numero di libri, è certo che ivi si potevano avere tutte le 
opere giuridiche. Per lo più si compravano dal libraio (spesso un bidello, secondo un uso 
ormai antico) col patto esplicito che poi il venditore alla partenza dello scolaro, le avrebbe ri- 
comprate a giusto prezzo; mancando al patto espresso, si correva il rischio di doverle riven- 
dere a mezza gamba » (pag. 41). Altri aiuti venivano agli scolari volenterosi dalle biblioteche 
delle mafiones, alcune delle quali erano abbastanza fornite. « Purtroppo alcune perirono, come 
quella dei francesi, per furto durante una delle tremende epidemie di peste. Maggior fortuna 
ebbe la biblioteca dei Giuristi tedeschi, fondata nel 1596 e poi divenuta posteriormente nume- 
rosa » (pagg. 41-42). Anche gli scolari stessi possedevano talvolta librerie cospicue; ed in 
quella, ad es., dello scolaro ungherese Agostino Sbardelat, sequestrata su domanda della pa- 
drona di casa e del libraio Ippolito Saraceni, troviamo, accanto ad opere giuridiche, Aristo- 
fane, Prisciano, Columella, Omero, Plauto, Cicerone, Lucano, ecc., e persino le Cento movelle 
e l’Or/ando furioso (pag. 42). 

A Padova la passione pei libri dovette essere antica. « Narra un’antica cronaca pado- 
vana che l’avvocato Jacopo Malizia (de Ma/itiis) di Padova poté vincere tutte le cause contro 
i suoi avversarii Enselmini, perché fu il primo a possedere lo Specu/um del Durante : quella 
stessa opera che è fra gli incunabuli padovani (Padua, Jo. Herbort, 1479). Un giudice pado- 
vano aveva nel 1241 una biblioteca ricca di testi, se non di opere giuridiche. E testi vera- 
mente di pregiv si trovarono a Padova: ad es. quello del Digesto, prezioso manoscritto che 
rimonta al secolo duodecimo e deriva, a quanto sembra, dal ms. fiorentino ; l’altro del Codea, 
pure del secolo duodecimo, fregiato di glosse dei quattro dottori, e di altri maestri della 
scuola bolognese » (pagg. 43-44). 


‘244 NOTIZIE 


Fsaminando poi i vari fondi che son venuti a costituire la Biblioteca Universitaria e la 
Biblioteca Civica di Padova, è facile riconoscere in esse, come in altrettanti strati, le rac- 
colte librarie di conventi o di famiglie private che più coltivarono gli studi. Fra quelle dei 
conventi, basti accennare la libreria degli Eremitani, ancora ricchissima nel 1430; — quella 
di S. Giustina, nel cui inventario « dopo la parte teologica, hanno largo posto le opere ma- 
noscritte di diritto canonico e imperiale », e che dava certamente libri a prestito; — e quella 
della Cattedrale, che possedeva i commenti di Paolo de Castro alla prima parte del Codex, 
e di Raffaele Fulgosio alla seconda parte del Digestum vetus, la Somma di Azone e il Reper- 
torium Juris di Baldo. Nelle librerie private poi (come ad es. in quelle de’ Sanguinati, de’ Sil- 
vatici, dei Barisoni, dei Candi) si trovavano transunti o mofabdilia di lezioni di singoli giurecon- 
sulti, come di Tiberio Deciani, del Cujacio, del Matteazzi, di Francesco Ripa, dell’Alciato 
e d’altri. 

« Da questi pochi tocchi, quasi alla brava (conchiude il Br.), si può immaginare quale 
quadro della ricchezza di libri a Padova potrebbe fare chi avesse i mezzi per conoscere che 
cosa veramente possedevano tutte le librerie e tutti gli archivi dei ricchi privati (alcuni ap- 
partenenti anche alla nobiltà padovana di toga, nata dallo Studio) e le biblioteche celle xa- 
tiones di scolari, e di conventi » (pag. 48); ma dello stato di codeste biblioteche anche nel Cin- 
quecento abbiamo pur sempre un'idea abbastanza esatta nella preziosa opera che il vescovo 
Jacopo Filippo Tommasini pubblicò nel quarto decennio del secolo successivo, col titolo di 
Bibliothecae Patavinae mss. (1639); la quale, insieme all’altra opera consimile per le biblio- 
teche di Venezia, pubblicata undici anni più tardi (2ib/io/hecae Venetae, etc.; 1650), attende 
ancora uno studio critico e illustrativo, adeguato alla sua importanza per la storia delle bi. 
blioteche e della cultura in Italia. 


‘ Corpus Palimpsestorum.’ — Il prof. Giuseppe Perugi annunzia che si è ormai de- 
finitivamente costituito l’ ‘Istituto internazionale dei Palimpsesti’ (Collegium codicibus re- 
scriptis evulgandis), il quale venne inaugurato il 4 agosto 1922, ed intitolato degnamente a 
‘ Contardo Ferrini.’ Esso pubblicherà un ‘Corpus Palimpsestorum’ al prezzo di L. 3.— per 
ogni riproduzione in fototipia (salvo qualche rara eccezione), ed un ‘Corpus extravagantium’ 
(cioè di codici insigni, ma non palinsesti), al prezzo di L. 2.25 per ogni riproduzione, più le 
spese postali. Il primo Corpus verrà iniziato coi Zusti Consulares di Verona, e col Gaio pure 
di Verona. Il secondo, col Codice purpureo di Sarezzano, scoperto e illustrato nel 1872 dal 
p. Guerrino Amelli, e il S. Z/ario del Capitolo Vaticano. Frattanto è stato distribuito un fa- 
scicolo di saggio, col titolo di Saggio di Anastasiografia col metodo di Giuseppe L. Perugi. 
Roma, Stabilimento poligrafico per l’Amministrazione della Guerra, 1922; pagg. 60, in-4, il 
quale contiene una breve /u/roduzione, le Adesioni, la riproduzione di alcuni articoli di gior- 
nali, un capitolo su /’/sti/uto dei Palinsesti (seguito dallo Statuto dell’ Istituto medesimo), ed 
altro capitolo su quello che l’a. chiama Arastasiografia ; più X tavole, ed un opuscolo dello 
stesso prof. Perugi, MNwovo melodo scientifico per la riproduzione dei Palinsesti. Roma, 
tip. N. Ferri, 1922; pagg. 16, in-4, con II tavv., il quale contiene una conferenza di carattere 
divulgativo, tenuta dall’a. in Arcadia il 22 aprile 1922. A giudicarne dalle tavole che il P. 
produce, il metodo da lui scoperto dà resultati invero meravigliosi; e tale giudizio esprimono 
anche non poche delle adesioni dal P. recate. Ma forse nuoce alla diffusione dell’ invenzione 
il tono eccessivamente polemico ed un po’ enfatico di queste pubblicazioni di propaganda. 
Ogni tavola avrebbe dovuto avere solo esatte trascrizioni e sobrie illustrazioni. E quanto alla 
preminenza del nuovo metodo sui precedenti (e particolarmente su quello dell’ Istituto di 
Beuron), il miglior modo di dimostrarla e di farla accettare dai paleografi, sarebbe stato di 
porre a fronte, per uno stesso palinsesto, il sistema del prof. Perugi col sistema di Beuron. 
Ad ogni modo è giustizia riconoscere che alcuni dei saggi ora offerti dal P. sono addirittura 


NOTIZIE 245 


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splendidi; e v’è da augurare, per l'onore e il decoro degli studi nostri, che la sua geniale 
scoperta e la sua coraggiosa e meritoria iniziativa ottengano risultati sempre più soddisfa- 
centi e sicuri. 


La biblioteca di S. Filippo Neri. — Sugli studi e la cultura del santo fondatore 
della Congregazione dell’Oratorio, anche i biografi suoi meglio informati non danno molti par- 
ticolari. « Il Capecelatro stesso, che riferisce in appendice tre sonetti del santo, non cita 
nessuno dei libri che formavano la sua biblioteca ». Su questo curioso argomento troviamo 
molti particolari in un documento inedito della Biblioteca Vallicelliana, che è stato utilizzato 
per un articolo su San Zi/ifpo Neri nella scienza e nell’arte sacra, pubblicato nella Ciz:/fà 
cattolica, a. 73° (1922), vol. III, quad. 1731 (5 agosto), pagg. 230-43. Esso consiste nell’inven- 
tario de’ libri, delle reliquie, degli arredi e degli altri oggetti sacri, che fu compilato all’indo- 
mani della morte del Santo (avvenuta il 27 maggio 1595), per ordine della Congregazione, dai 
PP. Assistenti, Pompeo Paterio e Germanico Fedeli. 

| « La sua biblioteca (scrive l’articolista) consta di 546 opere stampate e di 31 mano- 
scritti. Quasi tutti gli studi e le tendenze della sua età vi sono rappresentate ; poiché oltre le 
opere che riguardano i vari rami della scienza ecclesiastica, dalla S. Scrittura e patristica al- 
l’ascetica, incontriamo opere di filosofia, letteratura, filologia, geografia, pedagogia, medicina, 
matematica, e perfin d’alchimia, oltre alcune raccolte di musica. In queste varie materie ci 
passano sotto gli occhi non pochi degli autori più accreditati del suo tempo e dei secoli pre- 
cedenti. Il primo posto è tenuto naturalmente dalle opere di scienza ecclesiastica. Ci si ri- 
specchia già quel grande moto di rinnovamento cattolico che era stato iniziato dal Concilio di 
Trento. Di S. Scrittura abbiamo alcuni commentari dei Padri e d’autori più o meno recenti, 
come il Titelman, il Soto, il Turrecremata, Cornelio, Giansenio, ecc. La patristica è piuttosto 
scarsa. Vi troviamo Clemente, Cassiano, S. Gregorio, S. Bernardo, S. Efrem, S. Rasilio, Cli- 
maco, qualcosa di S. Giovanni Crisostomo ; ma cerchiamo invano, p. es., i grandi nomi di 
S. Agostino e di S. Ambrogio, le cui opere tuttavia non dovevano mancare nella casa del- 
l'Oratorio. La teologia è la più ricca: S. Tommaso si presenta in mezzo ai più celebri suoi 
commentatori con le sue grandi opere classiche e coi suoi commenti, dallo Stagirita ad 
Averroè, ecc. ; Alessandro di Ales, S. Bonaventura, il Soto, il Navarro, il Cano, vi hanno 
essi pure un posto d’onore. La storia ecclesiastica è rappresentata da Eusebio, da Teodoreto, 
e dal grande discepolo del Santo, il Baronio col ‘ Martirologio ’ e gli ‘ Annali.’ C'è qualcosa 
della storia missionaria delle Indie : Filippo aveva sentito forte lo stimolo di recarsi anche lui 
a evangelizzare quel vasto mondo; e se restò a Roma, non dimenticò mai i Padri Gesuiti che 
spargevano i loro sudori in mezzo agl’infedeli. L’ascetica raccoglie i nomi del Rusbrochio, di 
Guglielmo di Parigi, di Diego Perez, di Luigi Blosio, del Cacciaguerra, del Savonarola, di 
Gersone, del Taulero, del Granata, della beata Matilde, di Tommaso da Kempis, ecc. 
L’agiografia ci narra la vita di molti santi e servi di Dio : tra gli altri del P. Ignazio di Lojola, 
l’amico indimenticabile della sua giovinezza spirituale, della beata Colomba da Rieti, della 
beata Michelina da Pesaro, della ‘beata Catarinetta’ da Genova, del Cardinale Borromeo. La 
filosofia si aggira quasi unicamente intorno ad Aristotele nei vari commenti che ne ha dato 
Averroè, con parecchi altri autori ; l’apologetica consta soprattutto di Tommaso Bosio e del 
Savonarola ; l’eloquenza, di Giovanni Taulero, e ancora del terribile frate domenicano di 
S. Marco a Firenze », della cui ortodossia S. Filippo fu strenuo difensore. Ma ciò che più ci 
sorprende è il trovare nella parte letteraria della sua biblioteca, accanto ai nomi sovrani di 
Omero, di Virgilio, di Dante, anche Ovidio nella traduzione dell'Anguillara, l’Ariosto e persino 
il Boccaccio! 

« Ma il grande merito positivo di Filippo (conchiude l’articolista) rispetto al rinnova- 
mento della scienza ecclesiastica, sta nell’aver accolto tra i suoi, formato o incoraggiato per - 
sonaggi insigni della tempra del Baronio, del Bosio, del Tarugi» (pag. 235); e di questi si 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 68 3I 


246 NOTIZIE 


ferma specialmente sul primo — il dotto annalista e bibliotecario — «in quanto la sua for- 
mazione e l’opera sua si deve tutta all’ispirazione e all’aiuto efficace e perseverante di S. Fi- 
lippo », come dimostrò anche il compianto p. Fedele Savio in un articolo pubblicato in oc. 
casione de // /erzo centenario del Card. Cesare Baronio (nella Civiltà cattolica, a. 1907, 
vol. III, pagg. 3 sgg., 159 sgg.). « Stando alla testimonianza autorevolissima del Bacci (scrive 
l’autore dell’articolo più sopra citato) e alla confessione del Baronio stesso nella prefazione 
del tomo VIII dei citati Amzra/î, non si può mettere in dubbio che il disegno dell’opera, in 
quanto era uno strumento di battaglia contro la Riforma, e più direttamente contro i Centu- 
riatori di Magdeburgo, fu concepita da S. Filippo, quantunque un simile proposito fosse pure 
vagheggiato da altri allo stesso tempo, come dal b. Pietro Canisio, il quale ne aveva anzi in- 
cominciato l’attuazione ». 


La ‘ Biblioteca Polacca’ di Roma. — Sotto questo titolo leggiamo ne ZL’£Euroga 
orientale ; rivista mensile (Roma), a. II, n. 5-6 (giugno-luglio 1922), pagg. 419-421: « Nel 1886 
l'Accademia delle Scienze di Cracovia decise d’inviare una missione scientifica a Roma. Suo 
scopo era quello di raccogliere e pubblicare quei documenti degli archivi vaticani che concer- 
nono le relazioni fra Roma e la Polonia. Numerosissimi e importantissimi sono questi docu- 
menti, specialmente le relazioni dei Nunzii della Santa Sede in Polonia ; e Leone XIII, il me- 
cenate delle scienze e delle lettere, con ottimo divisamento aveva aperto gl’inesauribili Ar- 
chivii Vaticani agli studiosi di tutte le nazioni. L’Eaxpedifio romana dell’Accademia delle 
scienze era sovvenzionata dall'alta nobiltà, dal clero e dalla Dieta di Leopoli. Essa compilò 
l’ indice dei fondi della Vaticana relativi alle nunziature di Polonia. 

« Sino al 1914 essa pubblicò quattro volumi di Monumenta Poloniae Vaticana: il volume 
primo e secondo edito dal PTASNIK contengono gli atti che si riferiscono alla Camera Aposto- 
lica, e vanno sino al 1374. Il volume terzo contiene gli Axa/ecta, e riguarda le relazioni poli- 
tiche del Vaticano con la Polonia e giunge sino al 1334, ed anche più oltre. Il volume quarto, 
pubblicato dal compianto e dottissimo L. BORATYNSKI, contiene la nunziatura del Caligari. I 
membri della spedizione hanno anche raccolto immensi materiali storici che saranno pubbli- 
cati quando le condizioni economiche lo permetteranno. ]l PrasNiK è benemerito anche del- 
l’Italia pel suo studio sugl’/fa/iani a Cracovia dal sec. XV sino al XVIII (Roma 1909). Il 
primo direttore dell’Exfeditio fu Stanislao Smolka ; tra i suoi membri più illustri citiamo Win- 
dakiewicz, Korzeniowski, Kryzanowski. Diressero la missione, dopo lo Smolka, lo Zakrewski, 
valentissimo storico, e Abraham, profondo conoscitore della chiesa ruteno-uniata. Il Korze- 
niowski ha pubblicato gli Awa/ecta Romana (1897), che illustrano la storia della Polonia nel 
sec. XVI. L’organamento dell’£xfedi/io e della nuova biblioteca Michalowski deve moltissimo 
al prof. Mattia Loret, consigliere della Legazione Polacca presso il Quirinale. Il Loret ha stu- 
diato specialmente il cattolicismo polacco nel sec. XVIII, ed ha dato alla luce una dotta mo- 
nografia sulla Chiesa cattolica in Russia sotto l'imperatrice Caterina II (Varsavia, 1910). 

« L’opera del BoRATYNSKI è continuata dal NANKE, il quale pubblicherà la nunziatura 
del Bolognetti, e al quale devesi una traduzione annotata del Princife del Machiavelli. L’opera 
del PTASNIK è continuata a sua volta dal prof. DABROWSKI e dal Dr, GEBAROWICZ. 

« Per agevolare queste ricerche storiche il prof. LORET, oggi consigliere della Legazione, 
e il conte Giuseppe MICHALOWSKI concepirono il disegno d’istituire in Roma una Biblioteca 
polacca di consultazione. Con tutto l’ardore di appassionato bibliografo il Michalowski si ac- 
cinse all’opera, e la sua preziosa collezione ormai aggiunge un nuovo tesoro di libri alle ricche 
collezioni delle biblioteche romane. Opere rarissime e costosissime che facilitano immensa- 
mente le ricerche storiche sulla Polonia, sono state raccolte in questa biblioteca, che con mu- 
nifica generosità il conte Michalowski mette a disposizione degli studiosi. Per citarne qual- 
cuna, menzioniamo le Ofera omnia del canonico DLugcosz, il grande annalista polacco, Ze 
Midatller de Pologne del RACZYNSKI, gli Storiografi nazionali polacchi (Dziejopisowi krajowi) 


NOTIZIE 247 


dello Spasovic, il Codex diplomaticus majoris Poloniae, le Fonti storiche Polacche (Zrod/a 
dziejowe), le Uchansciana di TEopoRo WIERZBOWSKI, l’.Archivum Jana Zamojskiego, il Codex 
diplomaticus regni Poloniae dello scolopio MATTIA Docgiet, le collezioni del THEINER, le 
Epistolae historico-familiares del vescovo ZaLuskI, i Cronisti Polacchi (Zbior dzie jopisow 
pàlskich del gesuita FRANCESCO BOHOMELEC ; le bibliografie polacche di ELSTREICHER, FINKEL, 
JOCHER, le Co//ectanea di GIOVANNI ZAMOYSKI, la collezione completa del Awa/farnit Histo- 
ryczny. 

« Il 17 giugno 1921 la biblioteca del conte Michalowski è stata trasferita in una delle 
sale dell’Ospizio ormai polacco di S. Stanislao (via Botteghe oscure, 15) e donato all’Acca- 
demia delle scienze di Cracovia. Essa sarà il primo nucleo letterario della futura Scuola Po- 
lacca in Roma. La Polonia che tanto ha attinto nella storia della sua brillante civiltà dal- 
l’Italia, ed in genere dalla cultura latina e cattolica, non può fare a meno di una istituzione 
simile, che il piccolo Belgio già possiede e mirabilmente sviluppa. Nel suo discorso tenuto 
alla presenza di Costantino Skirmunt, ministro degli Affari esteri di Polonia, il conte Micha- 
lowski fece risaltare l’utilità della sua fondazione : ‘Siamo sicuri, egli disse, che i nostri sforzi 
saranno incoraggiati nel mondo scientifico italiano. In Polonia non si sono dimenticate e non 
si dimenticano mai le sorgenti italiane, alle quali sin dal principio della nostra storia noi ab- 
biamo attinto la nostra coltura. Nel Medioevo, con l’insegnamento della fede cristiana, i mo- 
naci ci hanno recato tutto quello che possedeva la coltura medievale attraverso l’ umanesimo. 
L’Italia ci ha dato il concetto della libertà polacca, e in quel momento storico in cui l’ Italia 
non era ancora unita, gl’italiani generosamente simpatizzavano con le nazioni oppresse, e ci 
davano l’esempio indimenticabile di un popolo che sa conservare il proprio spirito e carattere 
etnico, e profitta di tutte le occasioni per riacquistare la propria indipendenza. Non abbiamo 
mai dimenticato il valore di questo esempio. Anche nella nostra schiavitù, noi abbiamo cer- 
cato di stringere sempre più la nostra amicizia con l’Italia. Perciò nutriamo la speranza di 
guadagnare alla nostra iniziativa le simpatie del mondo scientifico italiano ’. 

« E queste simpatie, noi aggiungiamo, sono pienamente guadagnate ad un popolo che 
tra gli slavi è stato sempre il pioniere illustre della civiltà occidentale e del pensiero latino ».. 


Una piccante corrispondenza intima di Napoleone, smarrita. — Fra le carte del de- 
funto Félix Chambon, già bibliotecario dell’ Università di Parigi, autore delle MNofes sur 
Prosper Mérimée, dell’introduzione a Za ‘ Celebre Inconnue® de Pr. Mérimée di Alphonse Le- 
febvre, dell’edizione delle Led/res inédites de Mérimée ecc., è stato rinvenuto un articolo su 
Mérimée et la Société Anglaise, che formava la prima parte di un lavoro più ampio sui rap- 
porti del Mérimée e dell’opera sua coll’Inghilterra, e che viene ora pubblicato nella Revue 
de littérature comparée, a. II, n. 3 (lug.-sett. 1922), pagg. 396-444. Un’altra parte, pressoché 
ultimata, dello stesso lavoro riguardava la bibliografia del Mérimée, e v'è da augurarsi sia 
anch’essa data alla luce. Lo studio ora pubblicato tratta delle prime relazioni del M. coll’In- 
ghilterra, di Talleyrand e 1’ Inconnue’, dei suoi viaggi in Inghilterra e in Scozia, della villeg- 
giatura inglese di Nizza, dell’ Esposizione di Manchester, dell'Esposizione di Londra, ecc. Un 
capitolo è consacrato al Museo Britannico ed alle visite fattevi dal M. Nel 1858 il M., dopo 
avere scritto il suo Rapport sur les modifications è afporter è la Bibliothéque Nationale, senti 
il bisogno di vedere da vicino il massimo istituto londinese — che egli avrebbe voluto poter 
imitare in Francia — e di consultarsi col Panizzi. « Si vous ne venez pas à Paris (gli scriveva), 
il faudra que j'’aille vous relancer à Londres et vous embéter d'une série de queries aussi 
longue que l’échelle de Jacob ». E vi si recò di fatto verso la fine di aprile, stendendo su- 
bito un secondo Rapporto, ma con deboli speranze, per le troppo diverse condizioni del pro- 
prio paese: « Il y a une telle diffirence (scriveva ad un amico) entre le caractère des deux 
nations, que ce qui est facile avec des Anglais est souvent impossible avec des Frangais ». Il 
Museo Britannico formava la sua principale ammirazione; e per meglio goderne, vi si recava 


248 NOTIZIE 


la domenica, colla scorta del solo Panizzi. « Vous ne pouvez vous faire une idée (scriveva) 
de la beauté du British Museum un dimanche, quand il n’y a absolument personne que 
M. Panizzi et moi. Cela prend un caractère de recueillement merveilleux ; seulement on a peur 
que toutes les statues ne descendent de leurs piédestaux et ne se mettent à danser une 
polka » (pag. 428). 

« On sait (prosegue lo Chambon) que Mérimée faisait partie de la Commission de publi- 
cation de la Correspondance de Napoléon Ie", Pendant son séjour à Londres, une dame, 
Mrs. Tennant, vint lui offrir des lettres autographes de Napoléon Ie à Joséphine, absolument 
authentiques. ‘ Elles sont fort curieuses, car il n’y est question que d’amour. Ce que je com- 
prends difficilement, c’est que Joséphine ne les ait pas brolées aussitòt après les avoir lues.’ 
La détentrice en voulait une forte somme : 8.000 frncs. Mérimée écrivit au maréchal Vaillant 
pour lui en proposer l’acquisition : ‘.... Ces lettres ne sont pas de notre compétence. Ce sont 
des lettres d’amour, très brilantes, écrites pendant la première campagne d’Italie. Il n'y est 


guère question que de baisers....’ ». Rientrato a Parigi l’it maggio, il M. si recò dal mare- 
sciallo Vaillant per interessarlo all’acquisto delle lettere. ‘ Il m'’a dit (scriveva al Panizzi) que 
l’Empereur déclarait les lettres apocryphes ; mais comme je lui en avais déjà dit le prix, j'ai 
lieu de soupcormner que c’est ce prix de 8.000 francs qui lui fait trouver les raisins trop verts.’ 
Senza darsi per vinto, volle parlarne direttamente all'Imperatore per dimostrargliene l’auten- 
ticità. ‘ Le malheur c'est que l’exagération du prix rend l’affaire très difficile à conclure. On 
m’a dit ici que les autographes de Napoléon le" ne se vendaient pas plus de 100 ou 150 frs.; 
il est vrai qu'on en trouve rarement d’aussi vifs de passion et de style.’ Ma, comunque, gli 
sforzi del M. riuscirono infruttuosi. 

« D’où venaient ces lettres ? (si chiede lo Ch.). On l’ignore. La détentrice dut rabattre 
de ses prétentions. Quelques années plus tard, elle cédait ces lettres à Feuillet de Conches 
pour 3.000 frs. ». 

« Que sont devenues ces lettres que le gouvernement francais aurait dù acheter? Tout 
ce que l’on sait (conchiude lo Ch.), c'est que l’une d'’eltes, datée de Vérone, 21 novembre 
1796, dix heures du soir, a passé en vente à Berlin en octobre 1905, et que le court extrait 
qui s’en trouvait sur le catalogue rédigé par l’expert en autographes Liepmanssohn était, en 
etfet, plutét vz/, et indiquait que cette corresporndance n’aurait pu prendre place que dans un 
recueil de A7yf/adia ». 


La biblioteca di Francesco Flamini, mancato prematuramente a Firenze (17 marzo 1922), 
è stata, con atto munifico del compianto professore in data 19 marzo 1921, a rogito del no- 
taio dott. Silvio Rossini, donata alla biblioteca della R. Scuola Normale superiore di Pisa. 
Fssa comprende c. 8000 volumi e 15000 opuscoli, « che rappresentano quanto si è prodotto 
nell’ultimo quarantennio nel canipo della storia letteraria nazionale ». Il Bod/ettino ufficiale del 
Ministero d. P. Istruzione del 4 maggio 1922 (vol. I, n.° 18, pagg. 623-24) pubblica il R. D., 
29 gennaio 1922, n.° 398, col quale il Direttore della Scuola Normale viene autorizzato ad 
accettare tale cospicua donazione. Come è noto, una bibliografia degli scritti del FIl., compi- 
lata sino al 1917 da Emilio Santini (236 n.'), fu inserita nella Raccolta di studi di storia e 
critica letteraria dedicata a Fr. Flamini dai suot discepoli, pubblicata a Pisa nel 1918 
(pagg. xI-XXxIv.). 


Per la bibliografia di Silvio Pellico e di Piero Maroncelli. — Il nostro ch. colla- 
boratore, prof. Albano Sorbelli, bibliotecario della Comunale di Bologna, ha pubblicato 
nella Zib/ioteca de ‘L’Archiginnasio ’, che egli dirige (serie 23, n. XXIV), un notevole studio 
su // primo abbozzo della * Mia prigionia di Spielbere * di Piero Maroncelli. (Bologna, N. Za- 
nichelli, 1922; pagg. 71, in-8). Non esitiamo a dichiarare che il valore di questa pubblicazione 
è in ragione inversa della sua mole; giacché, mentre essa costituirà una grata sorpresa pegli 
studiosi del nostro Risorgimento, è certo nuova prova dell'acume critico che l’a. sa portare 


NOTIZIE 249 


nell'esame e nella valutazione dei documenti storici che ha la fortuna di rinvenire, Egli ha in- 
fatti disseppellito dai 47 volumi in folio di una malnota cronaca bolognese degli a. 1814-1845, 
dovuta a Frantesco Rangone e conservata nella Comunale di Bologna col titolo A:vo/uzione 
di Francia e d'Italia, il racconto che Piero Maroncelli, appena liberato dallo Spielberg, fece 
allo stesso Rangone e ad altri — convenuti ad un ricevimento dato a Bologna in suo onore 
— dei particolari della sua dura prigionia nel castello moravo. Codesto racconto è quindi ne- 
cessariamente anteriore, non solo alle AMadizioni del Maroncelli (pubblicate nel 1833) alle 
Mie Prigioni del Pellico, ed agli Anni del dolore, che sino dal 1832 il Maroncelli divisava di 
scrivere, ma poi non scrisse; ma anche alle stesse Alie Prigioni del saluzzese; ed il S. lo 
pone obiettivamente e minutamente a riscontro, sia colle altre testimonianze edite già note, 
sia colle pretese -confutazioni di parte austriaca od austriacante, del Metternich, dello Zajotti, 
del Crétineau-Joly. A tal fine egli ha dovuto passare in rassegna tutta la non scarsa lettera- 
tura sull’argomento ; ciò ch'egli ha fatto, non nelle note a piè di pagina (come generalmente 
s'usa), ma in una apposita Appendice bibliografica in fine del volume (pagg. 63-70), la quale 
riguarda ad un tempo il Maroncelli ed il Pellico. ; 

Circa il poco noto divulgatore del racconto orale fatto dal Maroncelli in Bologna, Fran - 
cesco Rangone di Ferrara (n. 1769; m. 1846), il S. si limita (pag. 70) a rinviare alle no- 
tizie già date intorno a lui dallo stesso Sorbelli, da Domenico Spadoni, e sopra tutto da 
Fulvio Cantoni, che appunto dai mss. del Rangone trasse e illustrò recentemente / molli di 
papa Lambertini (1920). Egli era fratello minore di quel conte Giuseppe Rangone (n. 1764; 
m. 1836), che fu segretario del Direttorio, deputato al Congresso di Lione, membro del Corpo 
Legislativo, e amicissimo di Vincenzo Monti e di Pietro Giordani, le cui lettere autografe al 
Rangone (pubblicate solo in parte, né senza mutilazioni, dal Gussalli) si conservano nel car- 
‘teggio Rangone, anch’esso posseduto dalla Comunale di Bologna. Non v’ha dubbio che i 
fratelli Rangone, sia pegli importanti uffici pubblici sostenuti, sia pei tempi fortunosi in cui 
vissero, sia per le cospicue amicizie ed aderenze, meriterebbero di essere tolti dall’oblio in 
cui sembra ora caduta la loro memoria. 


Dizionario bio-bibliografico dei letterati e giornalisti italiani. — Si annunzia la 2 
edizione dell’opera: Lelterati e giornalisti italiani contemporanei. Dizionario bio-bibliografico 
compilato da Teodoro Rovito. È un grosso volume, di circa 500 pagine, in 8°, a 2 colonne, 
con proemio, appendice e tavola degli pseudonimi. Comprende circa 5000 cenni bio-biblio- 
grafici di scrittori contemporanei, prendendo come punto di partenza il principio del secolo XX; 
cosicché il Dizionario non si occupa soltanto dei letterati e giornalisti oggi viventi, ma altresi 
di tutti quelli venuti a morte dopo l’anno 1900. — Prezzo del volume L. 25. 


Bibliografia della Toscana. Questo titolo grandioso non deve far concepire la spe- 
ranza di un lavoro ad esso adeguato. Si tratta di un semplice ‘ contributo.’ Sino dal 1918 fu 
annunziata la pubblicazione di un Contributo alla Bibliografia della Toscana, di Raffaello 
Uccelli, il quale avrebbe dovuto servire di supplemento alla nota Bibliografia del Bigazzi. 
Con un ritardo, cagionato dagli accrescimenti che la compilazione ha subito nel corso del la- 
voro, la libreria Successori B. Seeber di Firenze annunzia ora la pubblicazione dell’opera, il 
cui prezzo ha dovuto essere elevato — per le attuali condizioni del mercato librario e pel ri- 
stretto numero degli esemplari (300, numerati) — a L. 70. Il Contributo dell’ Uccelli, pur 
essendo utile, è molto parziale, poiché non comprende che soli opuscoli (circa 20.000). Ciò 
fa sentire sempre più vivamente il bisogno (e saremmo per dire, il dovere) che si ponga mano 
a una vera e propria ‘ Bibliografia della Toscana’, sotto tutti gli aspetti, letterario, storico ed 
artistico ; e che a questo meritorio lavoro dia tutto il suo appoggio la R. Deputazione di 
storia patria per la Toscana, cosi benemerita degli studi nostri, sollecitando gli indispensabili 
aiuti finanziari e morali dal Ministero della Pubbl. Istruzione, e particolarmente dal R. Isti- 
tuto storico italiano. 


250 NOTIZIE 


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Bio-bibliografia di Gaetano Tononi. — Si è spento quasi novantenne, nella casa pre- 
positurale di S. Donnino a Piacenza, il decano degli studi storici in questa città, D. Gaetano 
Tononi (n. 2 febbraio 1834; m. 2 aprile 1922). « Appassionato bibliofilo, raccolse una co- 
spicua biblioteca, ricca sopratutto di opere di soggetto piacentino, che morendo legò al Col- 
legio Alberoni: encomiabile atto di riconoscenza verso il famoso Istituto, dov'era stato istruito 
ed educato, e di saggia previdenza circa la futura sorte dei tesori da lui messi insieme con 
assidue cure e non senza personali sacrifici ». Ebbe molte cariche : fu membro della Commis- 
sione per la conservazione dei monumenti, della Giunta provinciale di Statistica, della Com- 
missione sovraintendente alla Biblioteca Comunale, Giudice Sinodale, ecc. Pubblicò molti e 
importanti lavori di storia piacentina, fra cui ricorderemo soltanto un grosso volume di 
Addizioni alle Memorie storiche del PoGGIALI, pubblicato insieme al GRANDI e al CERRI (1911). 
La simpatica figura di questo dotto ecclesiastico è ricordata con parole deferenti dal direttore 
del Bo/lettino storico Piacentino (di cui il Tononi fu tra i più antichi e fervidi fautori), 
prof. Stefano Fermi, Gaetano Tonont ; in Boll. stor. Piacentino, a. XVII, fasc. 2 [apr.-giugno 
1922], pagg. 49-54, ©. ritr.°; ed ai cenni biografici segue la 2i5/iografia degli scritti di G. To- 
noni, a cura del prof. A. Balsamo, bibliotecario della Comunale di Piacenza (ibid., pagg. 54-61). 


Vendite di manoscritti, incunabuli, edizioni rare. — La libreria e antiquariato 
M. Lempertz di Bonn (Franziskanerstrasse, 6) annunzia la prossima vendita di una im- 
portante collezione di incunabuli, proveniente da una nota biblioteca pubblica Renana, per 
la quale essi rappresentano dei duplicati. Si tratta di circa 360 paleotipi, in ottimi esemplari, 
delle più celebri ofticine tipografiche della Germania, dell’ Italia, della Svizzera, della Francia 
e dei Paesi Bassi. Molti volumi conservano le legature originali del ’400, ed alcuni sono ru- 
bricati ed ornati di iniziali miniate, o recano interessanti xilografie. Insieme agli incunabuli’ 
sarà pure venduta una piccola raccolta di manoscritti membranacei, contenenti opere relative 
al periodo della Riforma. — D'altro canto, la stessa libreria porrà in vendita nell’autunno 1922 
la Biblioteca musicale del defunto dott. Erich Prieger di Bonn, composta di una grande 
collezione di libri che trattano della storia e della teoria della musica, nonché di composizioni 
musicali d’ogni specie, dal sec. XVII al XX, così manoscritte come a stampa (fra le quali tro- 
vansi numerose edizioni originali dei classici della musica: Bach, Haendel, Haydn, Mozart, 
Beethoven, ecc.), e di lettere autografe di musicisti. — Cosi della collezione di incunabuli, 
come della raccolta musicale sarà fra breve pubblicato il catalogo. 

Passando al commercio librario italiano, ricorderemo che presso la libreria Angelo 
Gandolfi in Bologna (piazza Aldrovandi, 3), si è costituita una ‘Casa di vendita di manoscritti 
ed autografi ’, sotto il titolo // Manoscritto, la quale si propone di agevolare la compra-ven- 
dita di codici, manoscritti, autografi e altri documenti, che si trovano tuttora presso privati. 
Essa pubblica un bollettino, o Cafa/ogo, di cui sono apparsi, sinora, 5 numeri: il 1° del mag- 
gio 1921, il 2° del giugno 1921, il 3' dell’ottobre 1921, il 4" del gennaio 1922, il 5° del maggio 
1922. Per ciascuno dei numeri usciti accenneremo le cose che possono avere maggiore interesse 
pei nostri lettori. 

Catalogo n.0 1: Manoscritti vari dal Quattrocento al Settecento: n. 1, AMBROSIUS DE 
TARVISIO, magister Theologiae, Quadragesimale. In fine, alcuni versi latini sulla Passione di 
G. C. e il nome del trascrittore : Scripsif mag. Petrus Veronensis pro suo usu et pro com- 
moditale pauperum studentium, 1483. — 3. Delegazione del card. Angelo Capranica, vescovo 
di Fermo (Bologna, 1465). — 5. Dominii feudali di Cividale (1448). — 6. Cod. cart., del 
sec. XV, contenente: Omelia ORIGENIS; RICHARDUS, Le gradibus charitatis ; Planctus Virgi- 
nis secundum BERNARDUM ; Zpistola db. DionYSII de morte Apostolorum. etc. — 8. Atti e istru- 
menti di Nicodemo Tranchedini da Pontremoli, segretario di Francesco Sforza. — 13. Sa- 
maritanus, cod. cart., del sec. XV, con leg. originale. — 16. Ze medicine che si richiedono per 
variati mali di cavalli, composte da Alfonso II d'Este, e trascritte da G. Roberto Villani. 


NOTIZIE 281 
— 29. Lettera autografa di Cherubino Ghirardacci, storico bolognese, a Cornelio Ben- 
tivoglio (15 febbraio 1582). — 36. Lettera autografa di Alberto Panciroli di Reggio a Maf- 
feo Battaglia (7 ottobre 1544 ). — 40. SEBASTIANO SERLIO, Delle scene et de' theatri (sec. XVI- 
XVII). — 43. Appunti autobiografici di Francesco Albani, pittore. — 46. Zsforta della città 
di Lucca sino all'a. 1598. — 48. Firma autogr. di Luigi XIV (31 dicembre 1670). — St. BAT- 
TISTA PAGLIARINO, Cronica di Vicenza (1605). — GiusePPE Rosatio, Mella Metoscopia, overo 
eirte del predire mediante le linee della fronte (sec. XVII). — 56. Storia di Lucca dalla sua ori- 
gine fino all’a. 1433. — 59. Vita del card. Giulio Mazarino scritta da un suo amico (sec. XVII). 
— 60. Vita di Alessandro VIe del duca Valentino (sec. XVII). — 6r. Filippo Ar- 
gelati, 12 lettere a Francesco Zambeccari e ad altri (1719-29). — 62. GIROLAMO BARUFFALDI, 
Ragionamenti poetici (sec. XVIII). — 64. Canzonette spagnuole in musica (sec. XVIII). — 
66. Ab. Casti, Za congiura di Catilina, tragedia (sec. XVIII). — 74. Luigi GALVANI, /nfrodu- 
zione autografa a una esposizione fatta îl 14 gennaio 1796 della sua scoperta del magnetismo 
animale. — 79. AncELO MARINI, L'arte grande della Chiromantia (sec. XVIII). 

Catalogo n.° 2: Manoscritti del Settecento e dell’Ottocento : 3. Francesco Albergati, 
commediografo, 2 diplomi con firme autogr. — 5. Gio. Giacomo Amadei, 50 ff. autogr. di 
Medicina, segreti, relazioni, spogli, ecc. — 12. Ferrante Borsetti, di Ferrara, attestazione 
autogr. (1730). — 13. Alessandro Branchetti, bibliotecario dell’ Istituto delle scienze di 
Bologna, lettere 13 al can. G, G. Amadei, e ad altri, su cose bibliografiche, ecc. (1745-48). 
— 16. SEBASTIANO CHIESA, 72 Capitolo Fratesco (sec. XVIII ex.). — 20. Copia di lettera di 
G. P. Zanotti a Gio. Andrea Barotti ferrarese, ed altra di Francesco Maria ad E u- 
stachio Zanotti (1729-76). — 27. Lelio Della Volpe, tipografo bolognese, lettera al Lancel- 
lotti di Jesi (1777). — 48. Gio. BATTISTA MARTINI, raccolta di opere musicali autogr., quasi 
tutte inedite. — 61. Franc. MARIA ZANOTTI, De mundi conslitutione tractatus (sec. XVIII). — 
63. Antonio Aldini, ministro, lettere 24 (1805-1826). — 66. GIUSEPPE ARRIVABENE, Compendio 
cronologico-critico della storia di Mantova (1750-1860). — 68. Ugo Bassi, sonetto autogr. — 
73. Carteggio musicale di Angelo Catelani di Modena (1811-1866) con Pietro Cornali di 
Piacenza (210 lettere). — 84. GiusEPPE GIUSTI, Zoesie, ms. cart., sec. XIX, di pagg. 145. — 
85. Card. Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV), lettere 6 firm. (1729-31). — 103. Voci 
usate nel dialetto Lucchese (sec. XIX). 

Catalogo n.° 3: Autografi di illustri personaggi dei secoli XVIII e XIX; Francesco 
Albergati, commediografo (1768); — Antonio Aldini, ministro [92] (1812-1828); — Aleardo 
Aleardi (1862); — Cesare Beccaria e Pietro Verri (1782); — Benedetto XIV [2] (1731- 
1752); — Antonio Bertoloni [5] (1820-1848); — G. B. Bodoni (1795); — card. Stefano 
Borgia (1804); — Maurizio Bufalini (1813); — Agostino Cagnoli, versi; — Petronio 
Maria Caldani [10] (1783-1791); — Antonio Canova (s. d.); — Leopoldo Cicognara 
(1829); — Paolo Costa (s. d.,); — G. B. Fagioli, grosso vol. di capitoli e rime ; — Pietro 
Fanfani, carteggio col libraio Gaetano Romagnoli [22] (1864-1876); — Federico II di 
Prussia (1782); — Paolo Ferrari (1858); — Bartolomeo Gamba (1793); — Pietro Gior- 
dani (1804); — Carlo Goldoni a Francesco Albergati (1765) (1); — Bartolomeo Lo- 
renzi (1776); — Eustachio Manfredi (1725); — Carlotta Marchionni (1833); -- Saverio 
Mercadante (1845); — Onofrio Minzoni, sonetto; — G., B. Morgagni (s. d.); — Pie- 
tro Napoli-Signorelli (1805); — Francesco Orioli (1817); — Agostino Paradisi (1762); 


(1) Scritta da Parigi il 2 aprile 1765. « È lunga di due grandi pagine, Narra la sua vita come 
precettore delle principesse di Francia a Versailles. Ne è stanco, non ostante che sia fatto segno a tutte 
le cure. Narra molti particolari della sua vita molto scherzosamente e non risparmia il re e i suoi corti- 
giani. Tuttavia ha il « compenso da tutte le impertinenze che ho sofferte da' commedianti ». Detta, perché 
ha una flussione agli occhi » L. 250. 


252 NOTIZIE 


| — Giovanni Rasori (1818); — Pellegrino Rossi, correzioni autogr. a una memoria legale ; 
— Lodovico Savioli (1803); — Giacomo Tommasini [rr] (1816-1818); — Paolo Toschi, 
incisore [2] (1842) ; — Gio. Grisostomo Trombelli (1742); -- Giuliano Vanzolini di Pesaro, 
corrispondenza coll’editore G. Romagnoli di Bologna [77] (1868-1874); — Prospero Viani [53] 
(1866-1874); — Giovanni Vicini [3] (1831-1832); — Leopoldo M. A. Caldani, anatomico 
(1767); — Cesare Cantù (1828); — Gregorio F. M. Casali, a Lodovico Preti e a Saverio 
Bettinelli (11) (1783-1798); — Paolo Costa e Giovanni Marchetti (1818); — Gaetano 
Gaspari, bibliografo della musica, al m.° A. Catelani [3] (1870-1871); -- Vincenzo Gio- 
berti, biglietto da visita. 

Catalogo n.0 4g: lari Autografi del Cinquecento e del Seicento (Principi, prelati, medici, 
giuristi, lelterati): Alessandro II Pico della Mirandola (1690); — Alfonso II d’Avalos 
marchese del Vasto (1842); — Lorenzo Bellini, anatomico (1685); — Agostino Berò, giu- 
rista (1474-1551); — Gaspare Bombaci, storico bolognese (sec. XVII); — Carlo V imp., 
concessione di un canonicato nell’ isola di Maiorca (1541); — mioons. Giovanni Della Casa 
(1546-1553); — Pompeo Dolfi, storico bolognese (1609); — Giovanni III di Portogallo 
(1547); — Ferrante Gonzaga, inventari di oggetti preziosi e artistici (1530-1534); — Vespa- 
siano Gonzaga, duca di Sabbioneta (1559); — Lodovico Gozzadini, lettore nello Studio 
di Bologna (sec. XV-XVI); — Diego Hurtado de Mendoza (1546); — card. Giuseppe Re- 
nato Imperiali (1688); — Isabella di Capua, marchesa del Vasto, moglie di Ferrante Gon- 
zaga (1552); — Bartolomeo Maggi, lettore nello Studio di Bologna (1552); — Marcello M al- 
pighi, 1 lett. del 18 febbraio 1633, e 2 lettere, una di Francesco Redi al Malpighi (14 
maggio 1688) e risposta del Malpighi, in cui fa « le più grandi lodi del Redi, che chiama 
suo fautore e protettore » (n. 76 e 102); — Luigi Ferdinando Marsili, lett. 2, di cui una 
a Marcello Malpighi (1689); — Massimiliano I di Baviera (1594); — Duca di Mont- 
morency a Ferrante Gonzaga (1543); — AnToNIO NavaceRro, ZAe/afione e rendita della 
Canea, di cc 60 (sec. XVII); — Ramazzotto de’ Ramazzotti, capitano di ventura (1539); 
— Carlo Ruini di Reggio, giureconsulto (1546); — Gio. Girolamo Sbaraglia a Bernar- 
dino Ramazzini (1689); — Gio. VitToRIO SODERINI, Zoscarna coltivatione delle viti e delli 
alberi, di pagg. 90, autogr. (sec. XVI); — Francesco Torti, consulto medico (sec. XVII); 
— Incarto di documenti e lettere di casa Trivulzio, riguardanti il matrimonio fra il co. della 
Somaglia e Margherita Trivulzio (1516); — .Sobre /as /enguas del Mexico antiguo, ms. del 
sec. XVIII, di cc. 68. « È ignoto l’autore, che è un dottissimo filologo del Settecento in rela- 
zione di amicizia col celebre Clavigero, l’autore della Storia del Aessico. » 

Catalogo n.0 5: Autografi di illustri personaggi del sec. XIX (Storia, Letteratura, Tea- 
tro, Risorgimento): Antonio Aldini, ministro, al fratello Luigi (s. d.); — Massimiliano 
Angelelli (1841); — Antonio Bertoloni [3] (1821-1830): — Celestino Cavedoni (1822); 
— Leopoldo Cicognara (1829); — Leone Del Prete, bibliotecario di Lucca [76] a Gaetano 
Romagnoli di Bologna (1855-1875); — Gio. Gherardo de Rossi (1824); — Cesare Guasti 
(1849); — Alfonso Lamartine (s. d.); — Luigi Lamberti (1809); — co. Teodoro Lechi 
(1802); — Antonio Manno [2] (1895) ; — Alessandro Manzoni a Giacomo Beccaria (s. d.); 
— Giovanni Marchetti (1841); — Antonio Marsand [2] ad A. F. Stella di Milano (1812- 
1815); — gen. A. Fr. Miollis (1810); — Gioachino Mugnoz, bibliofilo [13] (1817-1841); — 


Luigi Muzzi [3] a Cesare Cavara (1841-1856); — Vincenzo Nannucci (s, d.); — Carlo Ne- 
groni [50] a Gaetano Romagnoli di Bologna (1871-1885); — Francesco Orioli a Paolo Bi- 
gnami (1826); — Luigi Palcani (1801); — Giuditta Pasta (s, d.); — Camillo Ranzani 


(1805); — Luigi Razzolini [29] a Gaetano Romagnoli (1865-1882); — Giuseppe Regaldi, 
poesie improvvisate nel 1835, fra cui una su Corilla Olimpica, « poetessa pistoiese in 
Campidoglio »; — Giovanni Rosini (1837); — Filippo Schiassi (1804); — Francesco 
Selmi [11] (1860-1862); — Antonio Silvani [2] (1830-1831); — G. C. L. Sismondo de’ Si- 
smondi (1840?); — Giuseppe Taverna [8] ad A. Serventi di Parma (1804-1805); — RAF- 


NOTIZIE 253 


—. 


FAELE TOGNETTI, drammi Zuigi XII re di Francia, Scipione l Africano, Ermenegildo re di 
Spagna, autogr. e inediti; — Giacomo Tommasini [2] (1841-1845); — Vincenzo Troya a 
Luciano Scarabelli (s. d.); — Charles Yriarte (1896). 

Anche i Cataloghi N. 335 337 (Libri, stampe, autografi) della Libreria antiquaria F. Luz- 
zietti di Roma (della quale altri precedenti cataloghi sono già stati annunziati nella nostra 
rivista: Zibliof., XIX, 216-17), pongono in vendita a prezzi fissi alcuni manoscritti, autografi, 
incunabuli, legature, ecc., di cui daremo un cenno sommario. 

Nel Catalogo N. 335 (novembre 1921): ALBERTUS DE SAXONIA, De caelo et mundo, 
ms. datato ‘27 maggio 1407’ (n. 618); — Zreziario, mbr., sec. XV in. (n. 619); — .Sen- 
tenze tratte da' SS. Pudri e altri scrittori antichi, in volgare, e Laudi della Madonna, in 
latino, 18 metà del sec. XV (n. 620); — WNita, nascita e morte di Sisto V, sec. XVIII 
(n. 672); — Memorie del S. Offizio di Roma, ed anche di Venezia, Napoli, Milano, ecc., 
dal 1555 al 1642 (n. 708); — PANCRATIO NOBILE, 4// Squitinio del Generale in Dalmatia, 
sec. XVIII (n. 739); — 2De/ Pasquino estliato. Parlata prima (a quarta): interlocutori Pa- 
squino e Gobbo, ms. della 2° metà del sec. XVII, contenente scritti satirici riguardanti la 
Liguria e la nobiltà di Genova (n. 398); — Z/orilegio Perugino, o Memorie storiche degli uo- 
inini letterati d. città di Perugia, sec. XVIII (n. 454); — Atti intervenuti fra la Signoria di 
Siena e Pandolfo Petrucci sui confini dei dominii di Marsiliana, Orbetello, Manciano, Monte 
Argentario, ecc. 1508-1509 (n. 447); — Processo originale fatto avanti la Curia Vescovile di 
Terni, da Nicola Tornaquinci, cavaliere gerosolimitano, 1585 (n. 487); — Istrumenti e 
scritture per la bonifica delle Paludi Pontine, sec. XVI ex. (n. 333); — Istrumenti nota- 
rili riguardanti il card. Girolamo Rusticucci, 1583-1601 (n. 364); — Documenti famigliari 
della march. Sulpizia Vitelleschi Tassi e march. Francesco Tassi, 1677 (n. 370); — 
Motu-proprio di Gregorio XV (1621) in favore del co. Ippolito Gilioli, ferrarese (n. 324); 
— Testamento di Imperia Incasati Carandini, 1659 (n. 149); — Documenti vari spettanti 
alle famiglie De Angelis, Gavotti e Verospi, e loro possessi in Albano, Savona, Genova, 
Barga, Roma, sec. XVII-XIX (n. 72, 336, 321, 372, 375, 400, 452, 622). 

Nel Catalogo N. 336 (febbraio 1922), alcuni manoscritti: FrANc. AeLII MARCHESII, 
Liber de origine nobiliun Familiarun urbis Neapolis, ms. del 1577, con volgarizzamento di 
Horatio GorFrEDO da Matera (n. 40); — Za Zion’ dal manegh - dialoghi familiari in lingua 
ferrarese composti da UBaLpo Magri FAROLFI [anagramma di Girotamo Baruffaldi] 
(n. 201); — Vita et res gestae XV Regum Francorum (1180-1483), 1° metà del sec. XVI 
(n. 232); — Za Sfera di LeonaRDOo DATI, scritta ‘ Pisauri die vi) augusti 1484 per me Ga- 
sparem D. Antonii Fidelis de Pisauro de Fidelibus” (n. 250); — documenti degli archivi 
delle famiglie De Angelis-Verospi-Gavotti, riguardanti varie chiese di Roma ed altre 
memorie locali, sec. XVII-XIX (n. 318 e 343-349) ; — Storia dei Conclavi, da Niccolò V 
fino a Clemente XII (1447-1730), voll. 3, sec. XIX (n. 626); — /scrizioni di Pietro 
Giordani CXXIX, dal 1806 al 1834. Parma 1834. Esempl. intonso, con bella rileg. del tempo 
« in marocchino bruno, piatti interamente ornati da fregi a rilievo e filetti dorati, dorso con 
cordoni e fregi in oro, conservato in astuccio. Prezioso esempl., con molte carte bianche in- 
terfoliate per annotazioni e aggiunte autogr. dell’autore, che in parte non si erano potute pub- 
blicare a causa della Censura. V’ è unita in fine una lettera autogr. firmata del Giordani, con 
la quale avverte di avere mandato il presente volume delle Iscrizioni, nel quale sono venti- 
sette inedite, scritte di sua mano » {n. 672); — Magioni politiche di Stato per il Regnante So- 
vrano, dedicate alla Maestà dell’ Imp. Carlo VI, sec. XVIII (n. 731); — 7 7rasformato, 
comedia di QuintILIO Lucino PassaLAQUA da Como, 1608, autogr. (n. 876); — Za Margari- 
fona confusa, comedia di BASTIANELLO BERGAMASCO, da recitarsi.... nel Carnevale 1779; com- 
media satirica riguardante le polemiche sòrte tra i vari ordini francescani (n. 879). — Lettere 
autogr. (pag. 15 sgg.): di Agostino Cagnoli, di Reggio, a mons. Muzzarelli (s. d.); Angelo 
Calogerà all’ab. Passeri (1763); Antonio Canova ad Antonio Mollari architetto (1819); Ce- 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 6-8 . 32 


254 NOTIZIE 


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sare Cantù a Felice Romani (1847); Andrea Gloria [25] (1880-1893); Carlo Gounod a 
Giovannina Lucca (1878); p. Stanislao Mattei (1814); Lod. Ant. Muratori (1719); Silvio 
Pellico a Michele Parma (1834). — Incunabuli: S. AmgrosII, Zrposilio in Fvang. se- 
cundumn Lucam e Super Epist. Pauli. S. n. t. [ediz. francese, sec. XV] (n. 263): — RoBERTO 
CaraccioLo, Sermones, Venezia 1490 (n. 264): — PETRI GRAVINAE panhormitani, Oralio de 
Christi ad coelos ascensu. Roma, 1493 (n. 265); — THomak AQUIN., Opuscula. Venezia 1497 
(n 266); — S. BONAVENTURA, ieta salutis. Venezia, 1497 (n. 267). — Legature (pag. 50), 
fra cui un’edizione di S. PROSPERO D’AQUITANIA (1758) con leg. originale in vitello giallo, or- 
nata dello stemma di papa Clemente XIII (n. 428), e un esempl. della Ziografia d. wuo- 
mini illustri del Regno di Napoli (1813), leg. in marocchino rosso, collo stenima del card, Pigna- 
telli (n. 429). 

Nel Catalogo n.° 337 (aprile 1922), alcuni manoscritti: un Marfiro/ogio, ed un libro 
intitolato Comumemorationes Fratrum et Benefactorum ecclesiae S. Dionysii [Leodiensis], 
del sec. XIV (n. 632), contenente « notizie delle persone che avevano lasciato legati o dona- 
zioni alla Chiesa e per il qual motivo erano commemorate » ; — la Swwnmna di S. ANTONINO, 
del sec. XV (n. 633); — i Zasti di Ovipro, della 18 metà del sec. XV, « in bel carattere uma- 
nistico, con alcuni disegni a colori al principio di ogni libro » (n. 634); — un Officio di MM. V., 
del sec. XV, con stemma miniato (n. 635); — la Storia di Lucca di NicoLao DI Pietro 
Tucci, patrizio lucchese, libri VII-X [a. 1370-1599], opera inedita (n. 439); — Aegistro di Atti 
notarili rogati in Treviso, sec. NIV-XV, riportanti documenti che risalgono al sec. XII (n. 463) ; 
— Scritture sopra i Conclavi, di FRANCESCO LOTTINI e FELICE GUALTERIO, sec. XVII (n. 680); 
— Profezie sui Sommi Pontefici, sec. XVI er. (n. 681). — Alcune lettere autografe (pag. 
19 sgg.): di Filippo Argelati (1727); — Cosimo I de’ Medici (1560); — Ferdinando IV 
re delle Due Sicilie (1813); — Ferdinando VI re di Spagna (1755); — Bartolomeo Gamba 
(1822); — Tommaso Gar [3] (1840-1857); — Giovanni Gaye, critico d’arte (1838); — Jacopo 
Gràberg de Hemsò a Adriano Balbi (1844); — Franc. Domenico Guerrazzi (1853); — 
Giuseppe Mazzini (s. d); — Giacomo Meyerbeer (s. d.); — Franc. Antonio Zaccaria 
(1762), ecc. — Alcuni incunabuli e paleotipi (pag. 40 sgg.): RoBERTO CaraccioLO, 
Quadragesimale. Venezia, 1472 (n. 294); — SuEroNIUS, cur. Domenico Calderini, s. n. t. 
[Venezia, c. 1489] (n. 295); — AFNFAE SvLvIr PICCOLOMINEI, De curialium miseria, s. n. t. 
[Roma, Plannck] (n. 296]; -- Dominicus ANT. DE RosELLIS, Tractalus de Usuris. S. n. t. 
[Roma, Plannck] (n. 297); — LanziLorto PoLITI, La sconfitta di Monte Aperto. Siena 1502 
(n. 298); — G. Boccaccio, /a Fiammetta e il Laderinto d'amore. P. Alex. Pag[aninum] Be- 
nacenses [c. 1515-1520] (n. 495). — Ed inoltre, una « grande Raccolta ornamentale di oltre 
8700 stampe dal sec. XV al principio del XIX, «di cui 3283 comprese in 82 voll., e le altre 
riunite in lotti (n. 78); raccolta che comprende libri calligrafici a stampa (1553-1840), 16 voll. ; 
Studi di figura e paesaggio (sec. XVII-XVIII), 9 voll. ; scene teatrali (sec. XVII-XIX), 6 voll. ; 
ornati di vario genere (sec. XVI-XIX), 51 voll.; 146 stampe del Piranesi; altri ornati 
« dei più grandi maestri » (sec. XV-XIX), ecc. — V’hanno pure alcune legature pre- 
gevoli (pag. 66 seg.), fra cui un esempl. in perg. delle Ziferae facultatum &' privilegiorum 
RR. DD. Cappellanormm S. D. N. Urbani VIII (Romae 1624), con stemma xilogr. del papa nel 
frontisp., e leg. in marocchino rosso, con grande stemma cardinalizio sul piano anteriore (n. 465); 
e un esempl. della Vida admirable de el glorioso thaumaturgo .. Felipe Neri di M. Con- 
CIENCIA (Madrid 1760), con superba leg. in marocchino rosso, coi piatti ornati da una cornice 
dorata, aventi nel centro lo stemma di Elisabetta Farnese, regina di Spagna (n. 466). 

La libreria antiquaria Luigi Lubrano di Napoli (via Costantinopoli, 103) ha iniziato 
una Nuova Serie bimestrale dei propri Cataloghi, di cui i primi 2 numeri contengono alcuni 
manoscritti e parecchi incunabuli e edizioni del principio del sec. XVI. Nel n. 1 (ottobre 1921) 
seynaleremo (Catalogo di libri antichi e vari della Libreria antiquaria Luigi Lubrano. Napoli 
1921; pagg. 64, in-16): Manoscritti: A:icellario o Libro di ricette è segreti medicinali, 


NOTIZIE 255 


parte in latino, parte in italiano, in scrittura umanistica della 18 metà del sec. XV, offerto per 
L. 650 (n. 209); — e un Zrallato del concio o liscio et ornato delle donne, dedicato a Donna 
Giovanna Pignatelli, del sec. XVII (n. 245). — Più numerosi sono gli incunabuli: 
ANTONIUS ANDREA, Super tota Arte veteri Aristotelis. Venetiis, per Octav. Scotum, 1480; e 
Questiones super XII Libros Metaphysice, s. n. t., sconosciuto al Hain (n. 10, 11); — LEo- 
NARDO ARETINO, Zfistorie fiorentine, e PoGGIO, Historia. Firenze 1492 (n. 18); — AUGUSTI- 
Nus, De civitate Dei. Friburgi 1494 (n. 20); — 2:0/ia latina. Venetiis, per Leonardum Vuild 
de Ratisbona, 1478 (n. 33); — Boccaccio, Genealogiae. Venetiis, Octav. Scotus, 1494, unito 
con: DIOMEDIS GRAMMATICI.... emuncitum opus. Venetiis ISrI (n. 38); — FLAVvIUS IoSEPHUS, 
Antiquilates Iudaicae. Venetiis, per Raynaldum de Novimagio, 1481 (n. 87); — PETRUS HAE- 
DUS, Zrotica. Treviso 1492 (n. 104); — Zwumen animae s. Liber movalitatum magnarim rerum 
naturaliumn. Aug. Vindelicorum 1477 (n. 128); — OvipiuUSs, Meiamorphoseon. Vicentiae 1480 
(n. 163); — Luca PACcIOLI, Sunmna de Arithmetica. Venetiis, per Paganinum de Paganinis, 
1494 (n. 166); — PLUTARCHI, Vifae. Venetiis, per Barth. de Zanis, 1496 (n. 191); — TURRE- 
CREMATA, Summa de Ecclesia, Lugduni 1496 (n. 247); — VirciLIUSs, Venetiis, imp. Lazari de 
Saviliano, 1491 (n. 255); — VORAGINE, Sermones. Venetiis, Simon de Luere, 1497 (n. 259). 
— Fra le edizioni del sec. XVI în.: CeLIUSs AritIus, De re coquinaria. Venetiis 1503 
(n. 14); — DANTE, Ofere. Venezia, B. Stagnino, 1520 (n. 60); — EucLIDES. Venezia 1520 
(n. 84); — PETRUS GALATINUS, De arcanis catholicae veritatis. Orthonae maris, Hieron. Son- 
cino, 1518 (n. 94: primo libro stampato ad Ortona a mare); — NicoLaus LEONICENUS, Zn 
libros Galeni. Ferrariae 1509 (n. 117); — T. Livio, Deche vulgare hystoriate. Venezia, per 
Barthol. de Zani de Portesio, 1StIr (n. 122); — T. Livia, Decades, cum figuris. Venetiis, Phi- 
lippus Pincius Mantuanus, Isri (n. 123); — LucRETIUS Carus. Bononiae 1Sri (n. 127); — 
Ovipius, Metamorphosis cum RAPHAELIS REGIMI enarralionibus. Venetiis 1509 (n. 164); — OviI- 
DIUS, Fasti. Mediolani 1510 (n. 165); — Luca PacioLI, Summa de Arithmetica. Tusculano 
1523 (n. 166); — PETRARCA, Opera latina. Venetiis 1501 (n. 183); — IDEM, C?@4ronica delle 
vite de’ Pontefici. Venezia 1507 (n. 183 bis); — PLAUTUS. Venetiis 1511 (n. 189); — STATII 
Sylvae. Venetiis 1507 (n. 233); — Sfatuta Bassanensia. Vicenza 1506 (n. 234; con facsimili); 
— Staltuta ordinis Carthusiensis, Basileae 1510 (n. 237); — APULEIUS. Venetiis 1516 (n. 262); ecc. 
V’ hanno pure: un Libro d’Ore, su pergamena. Paris, Th. Kerver, 1515 (n. 107); — Carte da 
giuoco di Tubinga, sec. XVIII, forse del Chodowiecki (n. 50; con facsimile); e alcune legature 
(pagg. 5, 26), di cui una ‘ vuota” in marocchino rosso, del sec. XVI, con stemma sui piani. 

Nel n. 2 (15 gennaio 1922): Manoscritti: un bel cod. umanistico di GiusTINO, con 
44 iniziali d enfre/acs, miniate su fondo d’oro (n. 421, con facs.), offerto per L. 4500; — FRAN- 
cesco DE’ FRANCHI, 7/ gran Carlo: poema in VI libri (n. 362). L'autore, noto per un’opera 
su Avellino pubblicata nel 1709, prese a soggetto del suo poema (che si ritiene inedito) |’ im- 
peratore Carlo VI; — Notizie di alcune famiglie d. città e regno di Napoli [1693] (n. 485); 
— Observaciones sobre el estado politico y economico de las Yslas Filipinas, sec. XVIII ex. 
(n. 486); — DoMENIcO TEMPIU, Opere in dialetto Catanese, voll. 6, sec. XIX n. (n. 594). — 
Fra gli incunabuli: Appianus. Venetiis 1477 (n. 284 bis); — S. Augustinus & S. HILa- 
RIUS, De Zrinitate. Venetiis 1489 (n. 291); — IUvENALIS. Venetiis 1481 (n. 423) e Venetiis 
1491 (n. 428); — LucianuUSs, De veris narrationibus, et Dionporus SicuLus. Venetiis 1493 
(n. 449); — RicarDpus DE MEDIAVvILLA. Venetiis 1489 (n. 460); — PLAUuTUS. Venetiis 1499 
(n. 520); — PETRUS REGINALDETUS, Speculum finalis retributionis. Parisiis 1497 (n. 542, con 
facs.); — SveTtonNIUS. Venetiis 1496 (n. 590), e Venetiis 1500 (n. 591); — S. BONAVENTURA. 
Parisiis 1497 (n. 643, Cc. facs.); — .Speculum Christianorum. S. n. t. [sec. XV] [n. 644); — 
Lor. VALLA, Z/egantiae. Mediolani 1479 (n. 646). — Edizioni del principio del sec. XVI: 
M. AgquicoLUS, De opportunttate. Neapoli 1507 (n. 279); — APULEIUS cum comm. BEROALDI. 
Venetiis, per Jo. Tacuinum de Tridino, 1516 (n. 285); — S. Aucustinus, ZLibel/lus Meditatio - 
num. Venetiis 1505. (n. 292); — BoEeTtIUuSs, De consolatione, Venetiis, per Bernard. Vercellen- 


256 NOTIZIE 


sem, 1503 (n. 309); — Octavianus MIRANDULA DE FLOROVANTIS, Viridarium illustri 
poetarum. Venetiis, per Bernardinum de Vitalibus, 1507 (n. 361); — LACTANTIUS, Opera. 
Venetiis, per Jo. Tacuinum, 1509 (n. 431); — Persius. Venetiis, per Jo. Rubeum Vercel- 
lensem, 1516 (n. 503); — PETRARCA, Ofera. Venetiis, per Augustinum de Zannis de Por- 
tese, 1515 (n. 506); — MICHAEL DE PETRASANCTA, Libdellus in defensione Astrologoru»:. 
Romae, Silber, 1321 (n. 507); — PLATYNA, Ve Titis Pontificum. Venetiis, per Guliel- 
mum de Fontaneto de Monteferrato, 1518 (n. 519); — PONTANUS, Opera. Venetiis, per 
Jo. Rubeum et Bernardinum Vercellenses, 1512 (n. 526); — PrIScIANUS. Venetiis, per 
Gulielmum de Fontaneto. 1519 (n. 531); — Cc. Rurtitius, De /aud:ibus Urbis, etc. Bono- 
niae 1520 (n. 560); — BartHoL. Socinus, Vol. I Nozormn Consiliorum Bononiensium ac Pa- 
tavinorum. Papiae 1516 (n. 578); — THoMas DE Aquino, Sufer Z Sententiarum. Venetiis, 
per Bonetum Locatellum, 1501 (n. 507); — Vila de li Sancti Padri. Venezia, per Nicolò Zo- 
pino et Vincenzo comp., 1517 (n. 626); — AvIcENNA. Lugduni 1514 (n. 642); ecc. — Il ca- 
talogo presenta pure facsimili di alcune legature, fra cui una leg. veneta del 1575 (pag. 7); 
una leg. ‘ vuota” del sec. XVI-XVII (pag. 24); una leg. in seta rossa con ricami in argento 
e oro, del sec. XVII (pag. 26); una leg. lionese del 1547 sullo stile Grolier (pag. 28), ecc. 
Nel n. 3-4 (5 maggio 1922): Manoscritti: il cod. di GiustiNO, già indicato nel cata- 
logo precedente, con prezzo ribassato a L. 3500 (n. 784, con facs. a pag. 73); — Antifona- 
rium o Psalterium feriale, scritto a Roma nel 1660 da ‘ fr. Joannes a Reate” con largo 
fregio nell’ incipif e numerose grandi lettere capitali a colori (n. 51). Di questo Antifonario 
(offerto per L. 1200) è dato il facsimile della legatura, con ricche borchie in ottone, canto- 
nali e fermagli (pag. 8); — CQiromantia, ms. cart. del sec. XVII (n. 334); — Awnîmalium 
virtus, ms. cart. del sec. XVII, con grandi figure di animali del Tempesta (n. 48); — BarTto- 
LUS [corr BARTHOLOMAEUS] DE Pisis, Secunda pars Conformitatum vite S. Francisci, mbr., 
sec. XV (n. 130); — Boccaccio, Decameron, ms. mbr., sec. XVII, in corsivo (n. 193); — 
Diploma di dottorato di ‘ Benedictus Olivius de Burgo S. Laurentii’; Roma, 4 nov. 1609 
(n. 528); — Zrbario naturale, del sec. XVIII, con 300 esemplari di erbe magnificamente con- 


servati (n. 560); — Z/ dorto e ’l dritto della Nobiltà Napoletana, ms. cart. originale, del 
sec. XVII (n. 759). — Incunabuli: ApuLElus PLATONICUS, Z7erdarimm ad M. Agrippam. 
Romae 1480, con tutte le fig. delle erbe leggermente colorate (n. 67; fig. III); — Aucodliche 


elegantissimamente composte da BERNARDO PuLciI, FRANCESCO DE ArsoCcHI, HIERON. BENIVIENI 
et Jacopo Fiorino DE’ BoNINSEGNI. Firenze 1494, xilogr. (n. 241; fig. X); — lo. ANT. CAm- 
PANUS, Opera varia, ed. M. FERNUS. Romae 1495, xilogr. (n. 272; fig, XII); — S. AMBRO- 
sIUS, Exrfositio in Evang. sec. Lucam. Basileae c. 1490 (n. 38); — ANTONIUS ANDREA. Super 
tota Arte veteri Aristotelis. Venetiis 1480 (n. 46); — S. AuGusTINUS, De Zrinitale. Venetiis 
1489 (n. 99); — NicoLaus DE AusMmo, .Supp/ementum. Venetiis 1474 (n. 104); — LUCA PULCI, 
Pistole in rima. [Firenze, c. 1490] (n. 241); — RoBERTO CaRacciIOLO, Quadragesimale, volg. 
S. n. t. [c. 1470-75] (n. 293); — AmBRosIUus DE Cora, fd fontificem Paulun II de Joannts 
Apost. et Evang. laudibus, et de Vite contemplative celsitudine. Romae 1475 (n. 389); — FLA- 
vius losePHUS, Anziquitates Iudaicae. Veronae 1480 (n. 611: L. 1000); — IDEM, Venetiis 1481 
(n. 612: L. 800); — IsocRaTES, Orazio de laudibus Helenae. Venetiis 1494 (n. 777: L. 300); 
— IuvenaLIS, Safirae, cum comment. DoMITII CALDERINI. Venetiis 1481 (n. 786: L. 350). 
— Edizioni del sec. XVI: ArxmoLpus DE VILLANOVA, De virtutibus herbarum. Venetiis 
1509 (n. 80; fig. IV: L. 2000); -- MANUEL PHILE, Ztiyor lapsixo! mepl pbwy idtygtog. [Ve- 
netiis, c. 1515] (n. 84; fig. V); — S. Aucustinus, Opera. Basileae 1505 (n. 98; fig. VI); — 
M. Bovarpo, Zismone, comedia. Venetia 1504, xilogr. (n. 203; fig. VII); — S. BoNAVENTURA, 
Parvorum Ofpusculormwmn. Pars I. Venetiis 1504, xilogr. (n. 210; fig. VIII); — Zreziarium Ro- 
manum. Venetiis, apud Juntas, 1575, leg. (n. 237; fig. IX); — Gut. Bubeus, De Asse et 
partibus eius. Parisiis 1516, xilogr. (n. 242; fig. XI); — FRANCHINUS GAaFuRIUS, Praclica Mu- 
sicae. Venetiis 1512, xilogr. (n. 641; fig. XIIl); — M. EquicoLa, De opportunitate. Neapoli 


RECENTI PUBBLICAZIONI 257 
1507 (n. 10); — GEORG! ANSELMI NEPoTis, Epigrammatum libri VII. [Roma 1525?] (n. 49); — 
IAC. ANTIQUARIUS, ZEpis/o/ae. Perusiae 1519 (n. 52) ; — APULEIUS, cune comin. BEROALDI. Vene- 
tiis, in aedibus Jo. Tacuini de Tridino, 1516 (n. 65);.— Georgius Iopocus BERGANUS, 2Zena- 
cus. Veronae 1546 (n. 158); — 2/0/ta lat. Venetiis, Paganinus de Paganinis brix., 1501 (n. 174); 
— IOANNES BoEmus, Omuium gentium mores, leges et ritus. Antverpiae 1542 (n. 200); — Capitoli 
sopra la Giustitia. Perugia 1565 (n. 550); — RoB. CaraccioLo, Specul/un fidei. Venetiis 1517 
(n. 296); — Q. CUuRTII, £pistolarum libri. Venetiis 1502 (n. 416); — Guicr. DuranDUS, Aa- 
tionale divinorum Officiorum. Venetiis 1519 (n, 554); — Dinus ne MucELLO, De aczionibus. 
Venetiis 1505 (n. 554); — I.-B. EGnaTIUS, Nervae et Traiani atque Adriani Caesarum Vitae, 
ex Dione, GeorgIO MERULA in/erprete. Venetiis, Aldus, 1519 (n. 555); — M. Ficinus, De 
triplici vita libri III. Bononiae 1501 (n. 587); — Gazio, Z/orida Corona ad sanitatis hominum 
conservationem. Lugduni 1514 (n. 663); ecc. Più: G. B. GUARINI, 7/ Pastor fido. Parigi, Didot, 
1782, su pergamena (n. 714: L. 3500); — LA FONTAINE, Za6/es. Paris 1755-1759, voll. 4, 
Cc. 275 fig. a piena pag. di Oudry, incise da Aubert, Aveline ed altri (n. 802: L. 3000). 


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RECENTI PUBBLICAZIONI 


II. Straniere. 


B) Inglesi e Nord-Americane, 


ABBOTT (T. K.) & Gwynn (E. J.), Cata/ogue of 
the irish manuscripts in the Library of Tyi- 
nity College Dublin. — London, Longmans, 
1922; pagg. 465, in-8. 

CAPEK (Thomas) & VoSsTROVSKA-CAPEK (Anna), 
Bohemian (Cech) Bibliography. — New York, 
Fleming, 1918; in-8. 

[Pubblicazioni inglesi sulla Boemia e gli Czechi. 
L’ ultimo cap. tratta della Boemia nei giornali e 
nei mss. della Gran Bretagna]. 

Catalogue of Hebrew Manuscripts în the Collection 
of E. N. Adler. — Cambridge, ; University 
Piess, 1922; pagg. 228, in-4. 

CRASTER (H. H. E.), The Western Manuscripts of 
the Bodleian Library. — London, Society for pro- 
motivg christian Knowledge, 1921; pagg. 48, in-8. 

Greek and latin illuminated Manuscripts, X-XIII 


land’s Library at Manchester. — London, Lon- 


centuries, in Danish Collecitons. — London, Mil- 


ford, 1922; pagg. SI, in fol., c. LXIV tav, 
Haskins (Charles H.), Ze ‘De arte venandi 


cum avibus’ of the Emperor Fredestk II; in | 


The English historical Revicw, a. 
gina 334 segg. 

HOUSMAN (A. E.), The codex Lipsiensis of Ma. 
nilius; in 7he classical Quarterly, a. 1921, 
pag. 175 segg. 

JAMES (Montague RHODES), A descriptive Catalo- 
que of the latin AManuscripts in the John Ry- 


1921, pa- 


gmans, 1922; voll. 2, in-4. 
[Il vol. I comprende la descrizione dei mss.; 
il II, c. 200 facsimili di codici]. 

MAC NAIR (Marie WiLsoN), A List of American 
doctoral Dissertations printed in 1919. (Library 
of Congress), — Washington, Government prin- 
ting Office, 1921; pagg. 167, in-8. 

ROBINSON (R P.), Zhe inventory of Niccolò Niccoli; 
in Classical Philology, a. 1921, pag. 251 segg. 
Schools of illumination. Reproductions from Ma- 
nuscripts in British Museum. Part. 3: English 
A. D. 1300 to 1350. — London, Milford, 1921, 

in-fol. 

Select List of Manuscripts in the Connecticut State 
Library. — Hartfori (Conn.), State Library, 
1920; pagg. 32, in-8. 

THOMAS (Henry), .Short title-catalogue of books 
printel in Spain and of Spanish Books printed 
elsewhere in Europe before 1607, now in the 
British Museum. — Londoov, Milford, 1921; 
pagg. VIII-102, in-8. 

WARNER (G. F.) & GILSON (J. P.), Catalogue of 
western Manuscripts tn the Old Royal and 
King°s Collections (British Museum). — London, 
1921; voll. 4, in-4. 


C) Tedesche. 


ABENDROTH (Robert), Das bdibliographische Sy- 
stem der Naturgeschichte u. der Medizin (mit 
Einschluss der allgemeinen Naturwissenschaft) 


258 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


Nach den Fachkatalogen d. Universitàtsbibliothek 

su Leipzig dargestellt, historisch-kritisch esngelei- 

tet u. erlautert. — Leipzig. G. Fock, 1921; 
tom. 2, vol. I, pagg. 151-230, in-8. 

Acta et diplomata res Albaniae mediae aetatis illu- 
strantia. Collegerunt et digesserunt Dres LuDpo- 
VICUS DE THALLOCZY, CONSTANTINUS JIRE- 


CEK ct EMILIANUS DE SAFFLAY. Vol. II, 


(a. 1344-1406). — Wien, Holzhausen, 1918; | 


pagg. XXIII-301, in 8. 
[Il vol. I (a. 344-1343) fu pubblicato nel 1913]. 

AELLEN (Hermann), ScAhweiserisches Schriftstelley- 
Lexikon (Lexique des ecrivains suisses). Aus- 
gabe 1918. — Weinfelden, Schweizer Heimat- 
kunst, 1918; pagg. 158, in-8, c. ritr. 

AEsoPs Leben u. Fabeln. Vollstàndize Wieder- 
gabe der Erstausgabe von Heinrich Steinhòfel, 
bei Gunther Zainer in Augsburg hrsg. — Pots- 
dam, Miiller & Co., 1921; pagg. 332, in-fol. 
c. 193 xilogr. 

[‘ Die Inkunabeln in ibren Hauptwerken”, ]]. 

AMIRA (Karl von), Die ‘ grosse Bi/derhandschrift 
von Wolframs Willehalm*: in Sitzungsberichte 
d. Kgl. Bayer. Akademie d. Wissensch., Philos.- 
philol. u. bistor. KI., Jabrg. 1917, Abbhdl. 6 
(Miiochen 1917), pagg. 31, in-8, c. II tavv. 

— Die Bruchstiiche der grossen Bilderhandschrift 
von Wolframs Willehalm, Farbige Faksimile, 
mit Einleitung, — Miinchen, Hapfstaengl, 1921; 

_ in-4. 

ARNOLD (Robert F.), A//egemeine Biicherkunde 
s. ncueren deutschen Literaturgeschichie. 2. neu- 
bearbeitete u. stark vermehrte Auflage. — Berlin, 
Vereinigung wissenschaftl. Verleger, 1920; pagg. 
xXIV-429; in-8. 

[La I ediz. è del 1910]. 

Aufsdtze Frits Milkau gewidmet. Herausge- 

geben von GEORG LEVH. — Leipzig, Hierse- 


Pagg. VIII-379, facs. 


mann, 192I; in-8; c. 
e tavv. 

[Contiene 26 memorie su argomenti di biblio- 
teconomia, bibliografia, illustrazioni di mss., 
storia delle biblioteche, ecc.]. 

BaB (Julius), Die deutsche Aviegslyrik 1914-1918. 
Eine hritische Bibliographie. — Stettin, Nord- 
deutscher Verlag, 1920; pagg. 180, in-8. 

BARTHOLOMAE (Christian), Die Zendhands:hriften 
der k. Hof -u, Staatsbibliothek in Miinchen. 
— Miinchen, J. Palm, 1915; pagg. xx-70-382, 


in-8 gr., c. XVII tavw. 


———__—______———_—_ 


[‘ Catalogus codd. mss, Bibl. regiae Monacen- 
sis’, I, 7). 

BAUMEISTER (Epgelbert), Formschknitte des XV. Jahr- 
hunderts in der Universitàtsbibliothek zu Miin- 
chen. — Strassburg, Heitz, 1921; pagg. 17, in-fol., 
c. XXII tav. 3 

—, Formschnitte des XV. /ahrhunderts in den 
Sammlungen des fiirstlichen IMauses Qettingen- 

II. Band. — 

II, 


Wallerstein su AMaihingen, 

Strassburg, Heitz, 1921; pagg. 
XV tavv. 

BEMMANN (Rudolph), 2:8liografhie der Sachsischen 
Geschichte. Herausg. unter Mitwirkung d. Ge- 
neraldirektion d. Kgl. Sammlungen f. Kunst 
u. Wissenschaft. I. Band: Landesgeschichte ; 
1. Halbband: A//gemeines. Historische Landes- 
kunde. 


schichte. — Leipzig, B. G. Teubner, 1918; pagg. 


in-fol., Cc. 


Allgemeine politische u. Fiirstenge- 

XIV-xII-521, in-8. 

Idem : 2. Halbband :° Verfassung, Recht u. Ver- 

waltung. wirtschaftl. Verhaltnisse, geistl, Leben, 

Kirche, &. — Leipzig, 1921; pagg. XxVIII-614, 

in-8. 

BERGHOEFFER (Christian Wilhelm), Der Summe!- 
katalog wissenschaftlicher Bibliotheken des deut- 
schen Sprachgebiets bei der Freiherrlich Carl 
von Rothschild'schen bffentlichen Biblio- 
thek. — Frankfurt a. M., Jos, Baer & Co., 1919; 
pagg. 61, in-8. 

BERTHEAU (Franz), Geschichte der Buchhandlung 
W. Mauke Sbhne, vormals Perthes, Besser 
u. Mauke in Hamburg, gegriindet 1796. — 
Hamburg, W. Mauke Sòhne, 1921; pagg. 140, 
in-8. 

Bibliographie der gesamten Kinderheilkunde, He- 
rausg. von der Redaktion d. * Zentralblattes f. 
d. gesamte Kinderheilkunde * (D". H. PUTZIG). 
Band IV. — Berlin, Springer, 1922 ; pagg. VIII- 
313» in-4, 

Bibliographie (Internationale) der Kunstwissen- 
schaft. Begriindet von ARTHURL.JELLINEK, fort- 
gesetst von O. FROHLICH und I. BETH, herausg. 
von D'. FRITZ GoLpscHMIDT. Band XV (Jahr 
1917-18). — Berlin-Steglitz, Behr, 1920; pagg. 
VIlI-250, in-8, 

[Bibliographie (Internationale) der Zeitschriften-Li- 
teratur mit Eitnschluss von Sammelwerken u. 
Zeitungen, ABTEILUNG A.: Bibliographie der 
deutschen Zeitschriften-Literatur. — ABTEILUNG 

| B.: Bibliographie der fremdsprach. Zeitschriften- 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


259 


Literatur. — ABIEILUNG C.: Biblivgraphie der 
Resensionen u. Referate. Alphabetisches, nach 
Schlagworten sachlich geordnetes Verzerchnis.... 
hrsg, von FELIX DIETRICH. — Gautzsch bei 
Leipzig, Dietrich, 1919-20; in-4. 

[ABT. A.: XLII. Band (1918, I). — Autoren- 
Register zu Bd. XL, XL Au, XLI; Bd. XLII 
A. Erginzuogs-Bd. XIV (1879-1881); Bd. 
XLIV-XLV: Alphabetisch. Verzeichnis von 
Aufsitzen (Januar-Dezember 1919). — ART. B.: 
Bd. XVII (1916, I). — ABr. C.: XXIX Suppl. 
Bd. (1918, ])]. 

Bibliographie (Osteuropaische) fiir das Jahr 1920. 
Herausg. von Osteuropa-Institut in Breslau. Jahr- 
gang I. — Leipzig, B. G. Teubner, 1921; pagg. 
viti-s1 in-8, 

Bibliotheca Zoologica, II. Verzeichnis der Schriften 
iidber Zoologie, welche in den periodischen Werken 
enthalten u. von Jahr. 1861-1880 selbstàndig 
erschienen sind, mit Einschluss der allgemein- 
naturgeschicht! , period. u, paldontolog. Schriften 
bearbeitet von Prof. D". O. TASCHENBERG. — 
Leipzig, Engelmann, 1922: Liefgn. 24 u. 25. 
(Nachtriàze), pagg. 6313-6472, in-8. 

Bibliothekar-Almanach u. Literatur-Kalender des 
Bibliotheks- Buch- u. Schriftwesens, I. Band: 
1921-1922. — Halle a. S., A. Hettler, 1922; 
in-8. 

BicKk (Joseph), Die .Schkreiber der Wiener griechi- 
schen Handschriften. — ‘Wien, Verlag Ed 
Strache, 1920; pagg. 127, in-4, c. LII tavv. 
(‘ Veròffentlichungen aus der National Bibliothek 
in Wien”, Abhandluogea, I. Bd.). 

BRAUNGART (Richard), Neue Deutsche ‘ Ex-libris ”. 
Mit einlcitendem Text. 2 Folge. — Miinchen, 
Hanfstaengl, 
XCVI tavv. 

BuBERL (Paul), Die Miniaturenhandschriften der 
Nationalbibliothek in Athen. — Wien, A. H6'- 
der, 1917; pagg. 11-27, in-4, c. XXXII tavv. 


19205 pagg. XxXXv-VII, in-8, c. 


Bricherverzeichnis (Deutsches) der Jahre 1915 bis 
1920. Eine Zusammenstellung der im deutschen 
Buchhandel erschienenen Biicher, Zeitschriften 
u, Landkarten. Mit einem Stich- u. Schlagwort- 
register. Becarbeitet von d. Bibliograph. Abteilung 
des Borsenvereins der deutschen Buchhdndler zu 
Leiprig. Lieferuogen 1-4. — Leipzig, Verlag des 
Borsenvereins, 1921; pagg. 1-640, in-4. 

[Comprende le lett. A-C.)] 


BUDDECKE (Albert), Aviegsliteratur. Eine systema- 


tische Zusammenstellung ausgewdhlter Biicher u. 
Schriften tiber d. Weltkrieg, — Leipzig, G. 
Fock, 1919; pagg. 20, in-8, 
BuTscH (Albert Fidelis), Ziicher-Ornamentik der 
Renaissance. Fistorisch-Rritisch dargestelit. Band 
Band II: Zfock- u. 
Spat- Renaissance. — Miinchen, Hirth, 1921; 


I: Frih-Renaissance. — 


voll. 2, in-fol., di pagg. 1v-72, c. CVIII tavv., 
e pagg. VIIr-56, c. CXVIII tavv. 

BùTTNER (Erich), £x-Zibris. — Berlin, Katz, 1921; 
in-8. 

Catalogus codicum manu scriptorum Bibliothecae 
Monacensis, Tom. V, pars I®: Die deutschen 
Pergament-Handschriften N. 1-200 der Staats- 
bibliothek in Muiinchen, von ERICH PETZET. — 
Miinchen, Palm, 1921; pagg. xxt-381, in-8. 

CHRIST (K.), Die altfransòsischen Hanischriften 
der Palatina, — Leipzig, O. Harrassowitz, 1916; 
pagg. VII-123, in-8 (‘ Beiheft z. Zentralbt. f. Bi- 
bliothekswesen ’, 46). 

CHROUST (Anton), Monumenta palacographica «HL; 
Serie, 21-23. — Miinachen, Bruckmann, 1916-17; 
in-fol. i 

CLEMEN (C.) & EISsFELDT (O.), Religions-geschicht- 
liche Bibliographie, im Anschluss an d. * Ar- 
chiv f. Religionswissenschaft” hrsg. von CARL 
CLEMEN, Jabrgang I-IV: Liìteratur der Jahre 
1914-1917. — Leipzig, B. G. Teubner, 1917-19; 
parti 4, in-8. o | 

— Jahrgaog V-VI: Literatur der Jahre 1918-19. — 
Leipzig, 1920; pagg. 1V-40, in-8. 

‘ Codex Aureus * der bayerischen Staatsbibliothek 
Minchen. Original Wiedergabe, herausg. von 
D". GEORG LEIDINGER. — Miinchen, Schmidt, 
1921; in-fol. mass. I 

[Questa suntuosa riproduzione del celebre cod. 
monacense consterà di 5 voll. di tavole, in 10 
puntate, e di un vol. di testo. Prezzo di ogni 
puntata, M. 1800; del vol. di Testo, M. 900.]. 

CROME (Bruno), A'u/turgeschichtliche Miniaturen 
vom Ausgang des AMittelalters aus einer alten 
Chronik. — Géottingen, Vandenhoek & Ruprecht, 
1921; pagg. X-122, in-8. i 

CRUM (W. E), Der Papyruscodex saec. VI-VZI 
der Phillipps-Bibliother in Cheltenham. Kopti- 
sche theologische Schriften, hrsg. und ibersetzt, 
— S:rassburg, K. J. Triiboer, 1915; pagg. XVIII- 
171, in-8, c. II tavv, 

Deutsche Buch (Das). Monatschrift fiir die Neuer- 
scheinungen Deutscher Verleger . — Jahrgang 1: 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


i inn it ri I i iii iii i I n ii ic i i ci n 


1921, Heft 1-2. — Leipzig, 1921 ; pagg. 48-40, 
in-8, c. ritr.0. 

Deutscher Zeitschriften- Katalog, 1919-1922). Zu- 
sammenstellung von tiber 3600 Titeln deutscher 
Zeitschriften, Jahrbiicher, Sammelschviften u. 
anderer periodischen Erscheinungen. Fysg. von 
PauL SCHULZE. Jahrgang LV(-LVIII).— Leipzig. 
Schulze, 1919(-1922), in-8. 

DEXxEL (Walther), Uniersuchungen rider die franzò- 
sischen illuminierten Handschriften der Jenaer 
Univerritàtsbibliothek, vom Ende des XIV. bis 
sur Mitte des XV. Jahrhunderts. — Strassburg. 
J. H. E. Heitz, 1917 ; pagg. ViI-50, in-8 gr., c. X 
tavv. (‘ Zur Kunstgeschichte des Auslands ’, 11). 

Dotp (Allan), O, S. B., Prophetentexte in Vulgata- 

‘ebersetsung nach d. altesten Handschrift-Ue- 
berlieferung der S. Galler Palimpseste N. 153 
sw. Nr. 567. — Beuron, Kunstschule, 1917 ; pagg 
XxL-172, in-8, c. II tavv. (‘ Texte u. Arbeiten’, 
I, 1-2). 

DOMEL (Georg), Gutenberg, die Erfindunge der 
Typengiesserei u. seine Frtihdrucke. 2 Auflage. 
— Kdln, H. Z. Gonski, 
in-8, c. XIX tavv. 

DRAHN (Ernst), Marx-2ibliographie. — Berlin, 
Deutsche Verlagsgesellschaft f. Politik u. Geschich- 


1921; pagg. VII-108, 


te, 1920; in-8. 
DùrER (Albrecht), ‘ Epitome in divae parthenices 
Mariae historiam ab Alberto Durero Norico 
per figuras digestam, cum versibus annezis 
Chelidonii”. (Das Maritenleben. Ausgabe der 
Reichsdsuckerei), — Berlin, Amsler & Ruthardt, 
1920; pagg. 20, in-4. 
—, Die Offenbaruny Si Johannis. Originalge- 
treue Nachbildung d. Holzschnitte des Meisters 
mit d, Wostlaut der Urausgabde 1478. — Berlin, 
Amsler & Rutbardt, 1920; pagg. 31, in-fol. 
—, Die grosse Passion. Originalgetreue Nachbi!- 
dung d. Holzschnitte des AMeisters mit d. Wort- 
laut der Urausgabde 1515. — Berlin, Amsler & 
Ruthardt, 1920; pagz. 24, in-fol. 
— & CHRANACH’s (Lukas) MRandscichnungen 


cum Gebetbuche Aaiser Maximilian's I. in dey 


Bayer. Staatsbibliothek zu Miinchen. Mit cinem | 


Geleitwort u. Erlduterungen von GEORG LEI- 
DINGER. — Miinchen, Riehn & Reusch, 1922; 
pagg. 28, in-fol., c. LVIII tavv. color, 

EicHLER (Ferdinand), Zinzel/-Formschnitte des 15. 
Johrhunderts in der K. K. Universitàtsbiblio- 
thik zu Graz. — Strassburg. J H. G Heitz, 
1916; pagg. 17, in-4, c. XVI tavv. (‘ Einblatt- 
drucke des 15. Jh.'s', 42). 

ERMAN (Wilhelm), Geschichte der Bonner Uni- 
versititsbibliothek, Halle, 1919; 

(‘ Sammlung bibliothekwissenschaftlicher 


— Karras, 
in-8. 
Arbeiten '). 

ESCHERICH (Mela), Die //ols- u. Metalischnitte des 
15. Jahrhunderts in der Sammlung Appel in 
Ermlits. — Strassburg, J. H. E. Heitz, 1916; 
pagg. 9, in-fol., c. XIV tavv. (‘ Einblattdrucke 
der 15 Jh.'s", 45). 

—, ZFinzcel- Formschnitte u. ÉFEinzelblattdrucke des 
Kestner-Museumssu Dresden. — Strassburg, J. 
H. EF. Htitz, 1916; pagg. II, in-fol., c. XXX 
tavv. (‘ Einblattdrucke des 15. Jb.'s”, 46). 

—, Einblattdrucke des grosshersogi, hessischen Lan- 
desmuscums su Darmstadt, I, — Strassburg J. 
H. E. Heitz, 1916; pagg. 10, in-fol. c. XXII 
tavv. (‘ Einblattdrucke des 15. Jh.'s”, 47). 

—, FEinblattdrucke der prinsl, Sekundogenitur-Bi- 
bliothek zu Dresden. — Strassburg, J. H. E. 
Heitz, 1916; pagg. t1, in-fol. c. VIII tavv. color. 
(‘ Einblattdrucke des 15. Jh.'s”, 48). 

Frangeliarium aus dem Bamberger Domschats, 
— Miinchen, Riehn & Reusch, 1921 ; in-4. (‘ Mi- 
niaturen aus Handschriften d, Bayer. Staatsbibl. 
in Miinchen”, VI). 

Festgabe fiir Friedrich Clemens FEbrard sur 
Vol'endungs eines 70. Lebensjahres am 26. Juni 
1920. — Frankturt a. M., Jos. Baer & Co, 
1920 ; pagg. 210, in-4, c V tav. 

[Bibliotecario della Stadtbibliothek di Franco. 
forte, di cui scrisse la storia. — Contiene, fra 
altro: Traut, A440// Glauburg u. seine Biblio- 
thek. — Berghoeffer, Die wissenschaftliche 

Arbiit des Bibliothekars, — Freimann, Die 

hebratschen Inkunabelnin der Stadthibl, ru Frank. 


furt a. Al, ecc.]. 


Comm. Leo S. OLSCHKI, Direttore-Proprietario responsabile. 


Novembre 1922 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini. — Firenze, Via del Sole, 4. 


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Anno XXIV DICEMBRE 1922 Dispensa 9° 


RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 


Il Codice B del “ De Vulgari Eloquentia ” 


ELL'ANNO 1878 l’ex-Biblioteca Reale, oggi Biblioteca 
dello Stato, di Berlino acquistava da un antiquario 


nosciuta che fin d’allora fu contrassegnato quale Codex 
Latinus Folio 437 e descritto con tutto il suo con- 
tenuto nel catalogo dei codici latini che è a disposi- 
zione degli studiosi nella sala dei manoscritti (1). 

I 98 fogli membranacei, alti 36 cm. e larghi 22 cm., sono chiusi 
in una solida legatura di cuoio probabilmente confezionata per la Biblio- 
teca. Essi sono disposti in 11 quaderni, rannodati fra loro da richiami 
finali, che incominciano rispettivamente ai fogli 1, 11, 21, 31, 4I, 5I, 
61, 68, 74, 81, 89, e di cui i sei primi sono veri e propri quinterni. 
Il 7° è quaderno, di cui fu asportato l’ultimo foglio, corrispondente al 
fol. 61; cosi pure il 9° (fol. 74-80), cui manca il fol. corrispondente al 74. 


(1) Non so se il codice sia stato veduto da altri, oltre che dal Bibliotecario Dott. Fritz 
Schillmann, il quale rinunciò ad occuparsene allorché uscirono le mie edizioni dei testi, e del 
cui liberale aiuto io mi valsi. Nella mia /Praefazio, scritta nel'1917, promisi di trattare altrove 
. più diffusamente del codice. Fin d’allora io vagheggiavo la pubblicazione del testo in facsi- 
mile, ma le ansie terribili degli anni fra la guerra e le rivoluzioni, difficoltà tecniche e preoc- 
cupazioni personali furono la causa dei continui rinvii. Finalmente il mio voto viene esaudito 
e credo che tanto gli studiosi come i bibliofili saranno riconoscenti al direttore di questa ri- 
vista di aver curata l’edizione del facsimile in modo si degno. 


La Bibliofilta, anno XXIV, dispensa 9* 33 


di quella capitale un manoscritto di provenienza sco- 


262 L. BERTALOT 


L'8° è un quinterno (68-73), cui mancano i quattro fogli corrispondenti 
a 68-71. L'ultimo è quaderno. 

Il manoscritto è a due colonne e vergato da 4 mani del secolo de- 
cimoquarto : A f. 1-67; B f. 68-70' metà della seconda colonna, 74-88"; 
C f. 70" ultimo quarto -73"; D f. 89-98. Sull’identità di B e D non mi 
pronuncio ; penna e inchiostro sono differenti. 

Contenuto del MS. 

I. f. 1-88" /ucipit epistola super declaratione valerit maximi edita a 
fratre dyonisio de burgo sanciti sepulcri ordinis fratrum heremitarum sancti 
a[u]gustini sacre theologie magistro. 

Reuerendo in xfpo patri.... glorie sociari. Explicit epistola. 

Incipit expositio et declaratto super valerium maximum edita a fratre 
dyonisto de burgo sancti sepulcri ordinis fratrum heremitarum sacre theo- 
logie magistro. 

Urbis Rome etc. Valerius huic operi suo primo prohemium ponit. in 
quo suum propositum ostendens auditores beniuolos facit.... Per ipsam namque 
religio ueritatis tuetur, Et ifse deus tusto seruitio colitur. In cuius cultu 
sincero. eterna utta fromictitur in secula seculorum. Amen. | 

Explicit Liber Nonus et vitimus Maximi Valerit, Et eius expositio 
edita A fratre Dyonisio de burgo. fratrum heremitarum. ordinis sancti Augu- 
stini sacre Theologie Magistro. 

Libro I f. 1-17, II f. 17‘-28", III f. 28-38", IV f. 38-48, V f, 48-58”, 
VI f. 58-67 (il commento dei tre ultimi paragrafi di questo libro che pro» 
babilmente avrà occupato una colonna, è perduto insieme coll’ultimo fo- 
glio del 7° quaderno), VII f, 68-73", VIII f. 74-80, IX f, 81-88". Ogni 
libro comincia con un'iniziale miniata che si estende sul margine del ms., 
mentre i capitoli sono contrassegnati da rubriche rosse e da iniziali va- 
riopinte alte tre righe. 

L'autore Dionigi da Borgo S. Sepolcro (morto nel 1342 vescovo di 
Monopoli) deve la sua fama, più che alle sue opere, alla sua amicizia 
col Petrarca, precisamente come Giovanni Colonna (eletto cardinale 
nel 1327), cui Dionigi dedicò il suo commento (1). Questo è stampato 
nell’ incunabolo Hain 4103. 

II f. 89-94. Zucipit Rectorica dantis [Il domini Bini de Florentia. 

Onmnium hominum.... temporalium gubernator. 

Explicit. endiuinalo sel uoy sapere. monarcia dantis. 


(1) Cfr. intorno ad entrambi PieRRE DE NoLHAc, /étrarque et l’humanisme, Nouvelle 
édition, Paris, Champion, 1907, I 37, 39, 48; II 21, 22, 46. 


IL CODICE B DEL « DE VULGARI ELOQUENTIA » 263 


La metà superiore della prima pagina e l’ultima si danno qui in pro- 
porzioni sensibilmente diminuite (nell’originale il testo misura 16 X 27,6 cm.). 
Il terzo mediano del f. 90' si trova in grandezza originale nell’opuscolo 
del Dr. Friedrich Schneider, Die Entstehungszett der Monarchia Dantes, 
Greiz 1. V. und Leipzig, Verlag Ernst Seyfert 1922, pag. VI. 

Poiché il titolo /ncipit Rectorica Florentia è evidentemente un'ag- 
giunta ripetuta da seconda mano dalla fine del trattato susseguente 
(f. 98‘) e poiché le due parole finali monarcia dantis sono un’aggiunta 
di terza mano, la Monarchia era originariamente nel nostro ms. anepi- 
grafa e ‘anonima. Le parole endiuinalo sel uoy sapere, in cui si riflette 
l’arguzia fiorentina, dimostrano che lo scrivano sapeva di copiare un'opera 
proibita dall'autorità ecclesiastica. Si sa che la Monarchia fu condannata 
nel 1328 per iniziativa del Cardinale Beltrando del Poggetto ad essere 
pubblicamente arsa. | 

III f. 95-98 cum neminem ante nos.... ueniant ad extremum. 

Explicit. rectorica dantis |/IIII| domini Bini. 

Questo testo del De vulgare Eloquentia è riprodotto qui integral- 
mente in facsimile, diminuito di 1 cm, in altezza e larghezza. 

Sulla seconda colonna dell'ultima pagina, a destra, presso il capi- 
tolo finale idi Dante è aggiunto in scrittura corsiva quanto segue : MNox 
potest licteralis locutio in sermone uulgari | comode recitari. ratio est, quia 
quedam sunt eloquia in | licterali sermone fposita que uarias habent signi- 
ficationes | et quia (sembra cancellato) warti sunt intelectus. varie erunt 
expo | sitiones (1). i 

Sotto ed a lato della chiusa altre mani apposero diverse note : 

Nota. de demostene valet loqui in multis locis. 

quod in <:[?] scutrinio. g. <[}] exsecutorum sint. ccc. consiliaria. 

gaude mater luminis. | 

Una prova di penna, forse italiana, quasi impercettibile nell’origi- 
nale, ma appariscente nella riproduzione eliotipica, sull’ultima pagina, 
sarà fatta risaltare da una tecnica fotografica speciale. Nello stesso modo 
potranno essere decifrati i nomi nascosti sotto le rasure della prima ed 
ultima pagina (89", 98‘), che riveleranno forse il primo possessore del 
codice. | o 
Frattanto si deve considerare come tale il signor Bino o Bini di 
Firenze. Lascio agli eruditi fiorentini il compito di identificarlo con quel 


(1) Questo passo chiaramente leggibile fu inutilmente cosperso di un reagente che ha 
prodotte le brutte macchie negli angoli superiori dei foll. 96-98. 


264 L. BERTALOT 


Petrus Bini che fu ambasciatore fiorentino a Papa Clemente VI ad Avi- 
gnone nel 1351 (1) e poi Prior Artium Communis Florentiae (2) o con 
altri che sia (3). 

L’origine fiorentina del Ms. sembra confermata anche dal testo della 
Monarchia che corrisponde assai da vicino col Mediceo-Laurenziano, 


L. BERTALOT (4). 


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Ancòra a proposito di Fra Bernardino Trevisan 


Quando pubblicai in questa rivista l’illustrazione di un codice Sforzesco 
della Biblioteca Universitaria di Bologna, contenente un Commentario Aristo- 
telico di fra Bernardino Trevisan (5), non ebbi presente (ciò che non avrebbe 
dovuto sfuggire a chi aveva compilato la £:bliografia di Emilio Teza) una me- 
morietta di questo acuto ed erudito poligrafo, intitolata: Bernardino Trevisan e 
il conte Bernardo, inserita negli Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, let- 
tere ed arti in Padova (N. S., vol. X (1893-94), Padova 18094, pagg. 239-50). Devo 
però subito riconoscere che, anche se consultata in tempo, codesta memorietta 
non avrebbe aggiunto alcuna notizia sicura a quelle (in verità assai scarse) che 
mi fu dato allora raccogliere, e che ancora non dispero di vedere accresciute da 


“ (1) Cfr. CiPoLLA, Memorie dell’ Accademia di Torino, Ser. II, vol. 59, 1909, pagg. 174 SE. 

(2) Lami, Sanctae ecclesiae florentinae monumenta, 1758, pag. 190. 

(3) Se pure è possibile identificarlo con assoluta certezza. Cfr. DANTE, Par., XXIX, 103; 
Pio RAJNA, Giornale stor. d. letter. ital., 73, 1919, pagg. 47-49. 

(4) Queste note erano già composte, allorché mi pervenne un articolo pubblicato dal 
prof. Rajna nel Marzocco del 12 Novembre u. s. in cui l’illustre erudito offre la primizia della 
descrizione del codice, servendosi di un esemplare del facsimile offertogli in dono. L’autore 
coglie quindi l’occasione per lanciare contro di me delle accuse a mio discredito : la mia nota 
in prima pagina ne dimostra l’ insussistenza e mi risparmia un’ ulteriore polemica. 

Se il prof. Rajna avesse attesa la pubblicazione delle mie note al codice B, avrebbe 
veduto che questo non è « sfuggito alle pertinaci ricerche dei dantisti » per il fatto che esso 
non è descritto nell'inventario dei manoscritti della biblioteca berlinese. Ho detto più su che 
entrambi gli scritti danteschi sono catalogati col pieno nome dell’autore, seppure omessi per 
disgrazia nell'indice. Per scoprirlo bastava dunque non seguire gl’ insegnamenti del prof. Rajna 
stesso, il quale, trovandosi a Berlino nell’agosto 1908, scopri un autografo del Petrarca, fidan- 
dosi di un vecchio catalogo stampato allestito per vendita, senza consultare l’ inventario de- 
scrittivo. Il che gli diede occasione di pubblicare nello stesso Afarzocco un articolo « Come si 
trovano autografi ? », in cui raccomandava di sciegliere questa via. [o mi sono invece attenuto 
all’uso modesto e sicuro di leggere scrupolosamente i cataloghi 

(5) CarLo FRATI, Un codice Sforzesco della Biblioteca Universitaria di Bologna; in 
Bibliofilia, vol. XXI (1919-20), pagg. 101-117, c. 1 tav. 


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ANCORA A PROPOSITO DI FRA BERNARDINO TREVISAN 265 


più fortunate ricerche altrui. Avrebbe, tutt'al più, potuto suggerirmi qualche 
ipotesi su altri scritti, ora malnoti, che possono eventualmente attribuirsi a quello 
scrittore, oltre quelli accertati, ed offrire adito od impulso ad ulteriori indagini; 
giacché tutta quella memoria posa (come il ch. autore candidamente confessa) 
sul malfido terreno di notizie incerte, se pure non contradittorie, di varii scrit- 
tori; e la principale incertezza proviene dalle scarse notizie biografiche sui vari 
personaggi di nome «Bernardo » o « Bernardino » in quella illustre famiglia 
veneta, la quale pure ebbe l’onore di speciali indagini ed illustrazioni da parte 
del padre di ogni erudizione, Apostolo Zeno (1). 

Il Teza dà principio al suo scritto con questa notizia: « Bernardinus Tri- 
visanus nacque in Padova ed insegnò medicina nell’ Università, come è a vedere 
nel Riccoboni e nel Facciolati, i quali non rammentano il nome del padre; ma 
patre Marco Trivisano, medico celebri, abbiamo già nel MANGET (Z7%eat. Med., 
IV, 399): e chi nonsi fidasse di questo tardo testimonio vegga le memorie 
inedite del DORIGHELLO, Bernardino nel 1526 nacque appunto da Marco, che 
fu dottore nel 1498, ed è figliuolo di Riccardo; la data del 1526 è nel VEDOVA 
(II, 369) e si ricaverebbe da quanto ne scrive il Riccoboni: che se, nel 1544, 
annos natus vix octodecim fu chiamato a Salerno, s’arriva appunto al 1526: così 
che errore di stampa è il 1506 del MANGET. Ci avverte poi il Dorighello, che 
Bernardino ebbe laurea l’8 giugno 1547; e sappiamo che mori nel 1583» 
(pagg. 239-40). I 

Ora a codesto Bernardino Trevisan, perfettamente cinquecentesco (1526- 
1583), il Teza crede debba attribuirsi un trattatello di alchimia, che nella rac- 
colta di Lazzaro Zetzner (2) ha questo titolo: De secretissimo philosophorum opere 
chemico per naturam et artem elaborando, ed è dato dallo stesso editore strasbur- 
gese, come opera « Generosissimi domini Bernardi, comitis Marchiae Tre- 
visanae ». « Non dunque un Bernardino, ma un Bernardo », soggiunge subito 
il Teza (pag. 242); ma appunto per questa non perfetta omonimia, ma solo so- 
miglianza di nomi, crediamo debba procedersi assai cautamente nell’ identifica- 
zione dell’autore. Ora le notizie che di questo ci dà l’ab. LENGLET DUFRESNOY 
nella sua /7istoire de la philosophie hermétique (3) sono in contraddizione colla 
identificazione proposta dal Teza; giacché mentre il Bernardino Trevisan, messo 
innanzi dal Teza, spetta al sec. XVI (1526-1583), l’autore del trattatello alchi- 
mistico sarebbe (secondo il Lenglet) « né à Padoue l’an 1406, où Marc son père 
exercoit la medecine », e « il paroît qu’il est mort l’an 1490» : ossia egli sa- 
rebbe vissuto in pieno secolo XV, come l’autore del nostro commentario ai libri 
Meteororum. E che l’autore del De secretissimo philosophorum opere appartenesse 
al sec. XV, piuttosto che al XVI, parrebbe confermato dall’exp/licit di un ma- 
noscritto, che di quel trattato esisteva, nel 1704, nella famosa libreria di Ber- 
nardo Trevisan, illustrata nella nota lettera di Apostolo Zeno. Tale explicit era 


(1) A. ZENO, Zettere, ed. Jacopo MORELLI. Venezia, 1785, vol. i, pagg. 222-48 (lettera, 
2 marzo 1704 all’ab. Fontanini, su alcuni codici della libreria di Bernardo Trevisan). 

(2) Zheatrun Chemicumn, praecipuos seleclorum auctorum Tractatus de Chemiae et lapidis 
philosophici antiguitate.... continens. Argentorati, sumpt. haeredum Eberh. Zetzneri, MDCLIX, 

(3) Paris, 1742, vol. I, pag. 233. 


266 CARLO FRATI 


del tenore seguente: « Laus Deo et Comiti auctori requies. Finit hic liber et 
tractatus missus ad nobilem doctorem Magistrum Thomam de Bononia, Gu- 
bernatorem Galliarum sapientissimum, et bene doctum philosophum et Comitem 
Palatinum; compositus per Magistrum Bernardum Comitem Tervisia- 
num, qui acquisivit Comitatum et Ditionem de Neige in Germania per hanc 
artem preciosam et nobilem » (1). 

Abbiamo detto che questo explicit ci fa pensare piuttosto al sec. XV che 
non al XVI, sia per la sua forma, sia per il nome del destinatario, « magi- 
strum Thomam de Bononia, Gubernatorem Galliarum.... et Comitem Pala- 
tinum »; il quale (secondo Robertus Vallensis ed il citato Lenglet) sarebbe stato 
protomedico di Carlo VIII re di Francia (2). 

Qui pure, dunque, ci troveremmo sul finire del sec. XV: cioè nell’epoca 
appunto in cui visse il nostro Bernardino Trevisan, autore del commento ai 
libri Afeteororum ; al quale pure si converrebbe il titolo di « magister » che gli 
vien dato nell’exf/icit, ora riportato, del codice Trevisan. 

Con ciò, non intendiamo affatto di affermare l’ identità dell'uno coll’altro 
scrittore, perché il « Bernardus » in luogo di « Bernardinus » del codice Trevi- 
san e della raccolta dello Zetzner, deve farci più che circospetti. Intendiamo sol- 
tanto di porre in rilievo la necessità di nuove indagini sui vari membri per 
nome « Bernardo » e « Bernardino » di questa illustre famiglia veneta nei se- 
coli XV e XVI; e tali indagini non potranno essere fatte con speranza di ri- 
sultati sicuri che dagli eruditi locali. 


* 
* * 


Ma, sino ad ora almeno, il nostro Bernardino non ha avuto buona fortuna 
presso codesti eruditi locali, o meglio presso coloro che si sono occupati ex- 
professo dei tempi in cui egli visse e dell'ambiente letterario in cui fiori. Vo- 
gliamo alludere al IV e ultimo volume dell'importante opera che Francesco 
Malaguzzi-Valeri ha consacrato a Za Corte di Lodovico il Moro (3): volume il 
quale contiene un intero capitolo, il III, dovuto alla sig. Maria Pesenti- 
Villa, su / Vetterati e i poeti della corte del Moro (pagg. 105-181), fra i quali 
non potevano non trovar luogo il nostro Trevisan e l’opera sua contenuta nel 
codice bolognese. Ed il posto che gli spettava, egli ve l’' ha trovato, ma molto.... 
augusto, poiché oltre al facsimile della pagina iniziale del codice (già riprodotta 
nel nostro articolo) non v’ha su di lui che poco più di due linee, nelle quali si 
ripetono tutti gli errori degli scrittori precedenti, e non si tien conto di alcuna 
delle notizie da noi raccolte sulla sua vita e sugli altri suoi scritti (cfr. pa- 
gine 120-21). Infatti egli è chiamato ancora il « francescano Bernardino da 
Treviso », mentre abbiamo dimostrato (ci sembra luminosamente) che « Tri- 


(1) TEZA, mem cit., pag. 243. 

(2) TEZA, mem. cit., pag. 244. 

(3) FR. MALAGUZZI-VALERI, Za Corte di Lodovico il Moro, vol. IV: Le Arti industriali, 
la letteratura, la musica. Milano, U. Hoepli, 1923; pagg. [VI n. n.]-325, in-4, c. 260 illustra- 
zioni, XII tavv. e Indice generale. 


-— @-"— un 


ANCORA A PROPOSITO DI FRA BERNARDINO TREVISAN 267 


visanus» deve intendersi per cognome (« Trevisan »), e non per designativo 
della patria (come dai più si è creduto); ed è dato per morto « avanti il 1499 », 
mentre abbiamo alle stampe una sua Questio theologalis, De paupertate fratrum 
Minorum, dedicata al card. Domenico Grimani nel maggio 1505. Persino la se- 
gnatura del codice bolognese è errata, giacché esso è segnato « 16064 », e non 
« lat. 863 », come è indicato in calce del facsimile (1). 

È assai probabile che questa ripetizione di errori e questa totale oblitera- 
zione dei risultati offerti dal nostro studio sian dovute al ritardo subito dalla 
pubblicazione di questo IV volume, e accennato nel breve preambolo del M.-V. 
(p. III): ritardo, pel quale il testo di codesto capitolo sulla Corte letteraria del 
Moro fosse già composto, e magari stampato, quando il citato articolo fu pub- 
blicato (2); ma, anche in questa ipotesi, una breve rettifica e aggiunta in fine 
del volume sarebbe stata più che opportuna. 


CARLO FRATI. 


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pala ae a Art ei ee ARRENDERSI 


Pubblicazioni di carattere bibliografico 
e intorno alla storia dell’arte tipografica 


stato fatto da altri senza illudersi di poter 
giungere a dire mai la parola definitiva. Li- 
bri come questi che sono anche, senza pa- 
rere, espressione d’una profonda passione per 
la Disciplina nel cui dominio essi rientrano, 
senza ambire al plauso dei molti, hanno ot- 
tenuto tutto il Joro premio quando riscotano 
la riconoscenza soddisfatta di un limitato nu- 
mero di studiosi e trovino un posto nei loro 
scaffali più a portata di mano, fra le cosidette 


Luct. F. Les marques des collections de dessins 
et d’estampes, marques estampillées et écrites 
de collections particulières et publiques. Mar- 
ques de marchands, de monteurs et d’impri- 
meurs. Cachets de vente d’artistes décédés. 
Marques de graveurs apposées après le 
tirage des planches. Timbres d’édition etc. 
Amsterdam, 19271: in Italia, presso Olschki. 


L’ idea di tesaurizzare le marche scritte e 


impresse su disegni e stampe a fine di poter 
conoscerne la provenienza e aver modo per 
tal via di comprovarne l’autenticità e il va- 
lore non è nuova, né il L. presume che sia. 
In siffatto genere di libri il nuovo e il per- 
fetto si può dire non esistano ; e il lavoro 
immenso che spesso costano è diretto al solo 
intento di ampliare e migliorare quanto è 


opere di consultazione, che rappresentano 
nella gerarchia libraria gli amici più umili, 
più devoti e.... più utili. 

Non è qui il caso di discorrere sull’uti- 
lità dell’ indagare la provenienza della singola 
opera d’arte e del ricostruire la cronistoria 
dei successivi passaggi da proprietario a pro- 
prietario. A parte la naturale curiosità di co- 


(1) Il n.° « 863 », dato dal MALAGUZZI-VALERI, è desunto dall’ Zndice d. codici latini con- 
servati nella Biblioteca Universitaria di Bologna di Lopovico Frati. Firenze, 1909, pag. 374, 
dove esso rappresenta il ‘ numero d’ordine ’ della stampa, non la ‘segnatura di collocazione ’ 


del codice. 


(2) L’art. Un codice Sforzesco, ecc. fu pubblicato nella disp. 48-7® (luglio-ottobre 1919) 
dell’a. XXI (7919-20) de Za 2ibliofilia ; mentre il vol. IV dell’op. del MALAGUZZI-VALERI reca 
la data ‘ 1923’, sebbene realmente fosse già stampato e divulgato nel novembre 1922. 


268 C. 


noscere le vicende per cui un oggetto pre- 
zioso è passato, tutti gli studiosi dell’arte 
sono d’accordo che questo può essere un po- 
tente mezzo sussidiario per un giudizio sul- 
l'autenticità dell’opera e della bontà di essa. 
Come il bibliofilo suole incollare sui ri- 
sguardi del sxo volume il suo « ex-libris », 
quasi per testimoniare ch’esso è parte di una 
famiglia che fa capo a lui; cosi pure il col- 
lezionista di stampe e disegni (sia l’amatore 
privato, sia il direttore d'una raccolta pub- 
blica, o l’artista che li produce o il mercante 
che li vende) vi appone un segno (mono- 
gramma, sigla, iscrizione, figurina) che atte- 
sti che quei dati esemplari sono di sua pro- 
prietà, mentre più tardi attesterà che essi 
esemplari fecero parte della sua raccolta. La 
più gran parte dei disegni veramente buoni 
e delle veramente buone prove di stampe 
rare ne sono muniti e il collezionista vi an- 
nette naturalmente una grande importanza. 
Desumere da una sigla, da un mono- 
gramma, talvolta da un semplice segno un 
nome, ricostruire su questo nome la persona- 
lità artistica di chi lo portava (ognuno sia 
artista, collezionista o mercante rivela sempre 


O. 


sue tendenze particolari) raccogliendone i dati 
biografici ; indagare sulla sorte toccata alle 
varie raccolte di stampe e disegni di tutto il 
mondo, sulla loro dispersione, sui prezzi rag- 
giunti ecc. ecc. ; ecco il lavoro al quale s'è 
sobbarcato il Lugt e da cui è risultato questo 
libro indispensabile a ogni seria collezione di 
stampe e disegni. Ma pel fatto che attorno ai 
segni, ai nomi e alle date il L. ha raggrup- 
pato una folla di notizie rare e utili che 
hanno rapporto con lo studio dell’Arti figura- 
tive in generale, il suo libro sarà consultato 
con frutto da un pubblico più largo che non 
sia quello degli specializzati. in materia. E 
quanto di nuovo abbia portato di suo il L. re- 
sulta da questo : che l’opera fin’ora consultata 
(Fagan, Collector’s marks, pubblicata nel 1883 
e riedita nel 1918, senza miglioramenti so- 
stanziali) receva l’esplicazione di 671 marche, 
mentre nel libro del L. esse raggiungono il 
numero di 3000. 

Editorialmente il volume non lascia nulla 
da desiderare per la sua severa eleganza e la 
precisione dell’esecuzione tipografica. 


C..-O, 


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Lin tatalinintaloliniotnto inintate iintoiii nin ii AAT I CALIICTT EA LISI I GI III ELIA LI 
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CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


I. MODENA. — PRESTITO DEI CODICI ESTENSI. — Coloro che ostentano di avere (più 


che non abbiano realmente) in uggia tutto ciò che sa di burocrazia od organizzazione dei. 


pubblici servizi, e di conseguente limitazione degli usi od abusi del pubblico, non possono 
negare che anche la lettura del più arido dei libri, qual è il regolamento interno di un pub- 
blico istituto, può riserbare piacevoli sorprese. 

Il ch. direttore della Biblioteca Estense di Modena, cav. dott. Domenico Fava, ha 
fatto senza dubbio cosa utile al funzionamento dell’ istituto ch’egli sagacemente dirige, codifi- 
cando le norme che lo reggono, e pubblicando il Aego/amento per la pubblica lettura e per gli 
altri pubblici servizi della R. Biblioteca Estense ed Universitaria di Modena (Modena, tipografia 
E. Bassi e nipoti, 1922; pagg. 22, in-16). Ora scorrendo i sr articoli onde il Regolamento si 
compone, la nostra attenzione si è indugiata piacevolmente sull’art. 39, che è cosi concepito : 
« Estinti col Trattato di San Germano tutti gli obblighi imposti alla biblioteca dalla Conven- 
zione di Firenze del 20 giugno 1868, stipulata fra il Governo Italiano e Francesco V, l’Estense, 
anche in séguito al parere dell’Avvocatura generale Erariale (27 maggio 1921), è ammessa ad 
esercitare liberamente il servizio del prestito esterno, secondo le norme stabilite dal regola- 
mento » (pag. 17). Le vecchie pastoie diplomatiche che per oltre sessant'anni avevano impe- 
dito il libero uso di una suppellettile governativa, sottraendola alla legislazione di tutte le 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 269 
ret toto’ irrro”’""""‘"’*’r’‘e‘’‘8@‘’@6‘“@‘“‘@@@@@A8SO-@S TR 


altre raccolte consimili, sono dunque cessate : la ricca serie dei codici estensi, che nella sua 
maggior parte manca ancora di un catalogo a stampa, e che appunto perciò deve essere esa- 
minata, studiata e confrontata coi manoscritti di altre raccolte, anche da chi non ha la possi- 
bilità di recarsi e trattenersi a lungo in Modena, potrà essere inviata (s'intende, colle debite, 
anzi colle massime cautele) alle altre biblioteche governative italiane, ed anche alle principali 
fra le straniere ; e sarà questo un vantaggio incalcolabile pegli studi d’ogni maniera. Questo 
avvenimento importantissimo nel campo degli studi, è principalmente ed essenzialmente dovuto 
alla nostra vittoria ; ma sarebbe ingiusto non darne la debita parte alla vigile cura dell’attuale 
bibliotecario, che mostrando di fare più calcolo del vantaggio degli studi che non delle blan- 
dizie locali, ha voluto e saputo dare a ciò che era la naturale conseguenza della nostra vittoria, 
la concreta e definitiva sanzione legale. Dopo avere pertanto in un breve scritto, apparso al- 
l’ indomani dello scoppio delle ostilità, il 27 maggio 1915 (1), e che ebbe larga eco nella stampa 
quotidiana (2), augurato che con altri ben maggiori successi, si ottenesse anche lo svincolo 
del fondo estense da ogni restrizione diplomatica, non posso che plaudire cordialmente alla 
sagace e pertinace opera del collega, ed augurare ch’egli abbia nella riconoscenza degli stu- 
diosi imparziali il compenso meritato, 

Non sarà forse superfluo ad alcuni dei nostri lettori richiamare i precedenti storici della 
questione austro-italiana, ormai chiusa per sempre. 

« È noto come fino dal 27 giugno 1859 (scriveva già molti anni or sono il bibliotecario 
avv. Luigi Carbonieri) (3) il Governatore Luigi Carlo Farini sottoponesse a sequestro i beni tutti 
del Duca Francesco V locati nelle Provincie Modenesi, mettendo a fondamento legale del seque- 
stro stesso il fatto di avere questi sottratto danari e cose di proprietà dello Stato, tra le quali 
principalmente alcuni quadri della Pinacoteca, alcuni Codici e molte pietre dure incise, e più 
ancora monete dalla Biblioteca, tutto recando con sé nella fuga a Vienna d’Austria. È noto 
ancora, come queste asportazioni avessero suscitato gravissime mormorazioni in Italia e fuori, 
ma più specialmente in Modena, la quale vedeva ripetersi per siffatta guisa i pericoli ed i 
danni patiti dai Francesi nel 1796 ». Sarebbe affatto ozioso riassumere ora i futili pretesti coi 
quali l’ex-duca tentava giustificare le asportazioni perpetrate. Questa penosa condizione di cose 
durava da oltre sei anni, con gravame reciproco, quando venne a proposito il trattato di pace 
del 3 ottobre 1866 tra l’ Impero d’Austria e il Regno d’Italia; il quale trattato « intendendo 
coll’art. XXII a regolare quelle ed altre vertenze col Principe spodestato, forni occasione nel- 
l'agosto del successivo anno 1867 ad alcune conferenze, che si tennero tra un rappresentante 
di questo e due Commissari Regi, dalle quali poi usci la definitiva composizione consegnata 
al protocollo di Firenze sottoscritto nel 20 giugno del 1868 » (4). 

I Commissari, che ebbero parte in queste conferenze fiorentine, furono : 1) per la Com- 
missione nominata dal Ministero delle Finanze : il comm. Gaspare Finali, segretario generale 
al Ministero delle Finanze e Deputato ; il Comm. Vittorio Sacchi, consigliere alla Corte dei 
Conti, e il cav. prof. Antonio Zobi, delegato dal Ministero delle Finanze ; 2) per l’ex-duca di 
Modena Francesco V, il cav. avv. Annibale Vandelli (5). Ed è doloroso constatare, oggi, 


(1) C. FRATI, Per il prestito dei codici Estensi ; in 7! Libro e la Stampa, a. VIII (1914), fasc. 60, 
pp. 170-174. 

(2) Cfr.: Pel recupero dei nostri tesori bibliografici carpiti dall’Austria; in Resto del Carlino, 
7 luglio 1915 (n. 183). — G[IOVANNI] N[AScIMBENI], Cimelii staliani da rivendicare; in Giornale del 
Afattino (Bologna), 6 luglio 1915 (n. 187) 

(3) [Luici CARBONIERI], Cenni storici della R. Biblioteca Estense in Modena, con Appendice di 
documenti. Modena, tip. Cappelli, 1873; pp. XLIII-XLIV. 

(4) Cenni storici cit., p. XLV. 

(5) Vegeasi, per ciò che riguarda questa convenzione austro-italiana, oltre ai documenti 3 e 4 ai 
cit. Cenni storici d. R. Bibl. Est., pp. 67-70: Accordo fra il Governo Italiano e l’Arciduca Francesco V 
d'Austria, ex-duca di Afodena, concernente diverse raccolte di oggetti d'arte al medesimo appartenenti, 
Firenze, 20 giugno e 25 settembre 1868 [ed. GiacoMo GORRINI]. Roma 1889; pp. 36, in-8. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 9* 34 


270 CARLO FRATI 
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come delegati governativi, rivestiti di un incarico si delicato e fra’ quali non mancavano 
patrioti rispettabili e provati, accettassero i termini di una « dichiarazione », nella quale del 
Governo, che essi rappresentavano, non è fatta neppure parola, ma ripetutamente ed ostenta- 
tamente si dichiara che la prelodata nonché cessata Altezza Ducale voleva « continuare alla 
città di Modena l’uso pubblico delle raccolte stesse come in passato » ; che essa «città 
di Modena.... ne riceverà ne’ debiti modi la consegna, ne assumerà la custodia e la respon- 
sabilità, obbligandosi alla diligente ed accurata conservazione ad uso pubblico conforme venne 
fin qui praticato »; proprio come se il Governo d’ Italia non esistesse neppure, 

Comunque ciò sia, « la consegna regolare degli oggetti da restituire fu fatta nel 22 set- 
tembre del 1868 con atto solenne e coll’assistenza di un Delegato del Duca, di un Commis- 
sario Ministeriale, del Prefetto, del Sindaco della Città e dei due direttori della Biblioteca e 
della Pinacoteca ». Questi tre ultimi erano l’avv. cav. Luigi Tardini, sindaco di Modena, 
l'avv. cav. Luigi Carbonieri, bibliotecario dell’ Estense, e Adeodato Malatesta, direttore del- 
l’Accademla di Belle Arti. Furono quindi consegnati: 15 volumi tra codici e manoscritti pre- 
ziosi ; 1098 pietre dure incise (corniole, onici, lapislazzoli, plasme di smeraldo, granate, sar- 
doniche, ecc.); 33 piccoli pezzi di antichità diverse, e 14,207 monete, delle quali 457 in oro, 
11,892 in argento, 1 in platino, 1 in platino ed oro, e 1856 in bronzo, rame e lega. « In sif- 
fatta guisa (conchiude il Carbonieri) si ottenne finalmente di soddisfare al desiderio ed ai re- 
clami del pubblico, ed in particolare a quelli di Modena, e di ritornare allo Istituto gli og- 
getti rari e preziosi, onde era prima adornata, e che temevansi per sempre perduti. Dolse 


soltanto a tutti che il Governo d’ Italia non insistesse più fortemente per riavere eziandio i ‘ 


quattro volumi or ora detti » (cioè la £:56ia di Borso d'Este in 2 voll. [codd. XI. G. 1-2], il 
Breviario di Ercole d’Este [cod. XI. G. 3], e l’ Officio di Alfonso d’ Este [cod. XII. K, 10]): 
« quattro stupendi cimelii, i quali da oltre tre secoli dai vecchi Estensi collocati nella Biblio- 
teca, quivi stavano a testimonio del loro amore per le Arti belle, e a ricordanza perpetua 
della loro Casa » (1). E neppure ora, per quanto ci consta, i quattro meravigliosi volumi, mi- 
niati da Taddeo Crivelli, Matteo da Milano, Tommaso da Modena, ed altri artisti nostri 
del '400, sono stati restituiti; cosicché dobbiamo ancora contentarci delle riproduzioni di al- 
cune delle più celebri miniature che si trovano nelle note opere di H. J. Hermann e di Fran- 
cesco Malaguzzi-Valèri ; delle notizie date da Adolfo Venturi e dallo stesso Hermann; e della 
descrizione latina dei quattro volumi stesa dal bibliotecario Antonio Lombardi, e tuttora inedita 
nell’ Estense. Questa mancata restituzione è probabilmente l’ultimo atto di una serie di equivoci 
e di altre ragioni più o meno occulte. Anche di equivoci, abbiam detto ; poiché, ad es., nel- 
l’accennata Convenzione di Firenze del 1868 è evidente l'equivoco che si vuole creare tra lo Stato 
italiano e la Città di Modena, la quale non era che sede naturale di una suppellettile di indiscu- 
tibile proprietà demaniale ; e chi è stato a capo della biblioteca modenese sa per esperienza 
che tale equivoco non fu creato invano. Ed anche di un altro equivoco v'era il seme in quella 
Convenzione, là dove «si prescriveva (art. 2) « Che per qualunque titolo o circostanza [g/ og- 
getti delle raccolte estensi] non possano né in tutto né in parte venire trasportati altrove ». 
Cavillando su quell’ «in parte », si volle che per tale articolo si intendesse vietato anche il 
semplice prestito temporaneo dei codici; mentre, per quanto sibillini sieno i termini di quella 
Convenzione, è evidente, dal complesso del contesto, che si voleva soltanto impedire il 
trasporto stabile di tutte le collezioni, o di parte di esse, in altra città che non fosse Mo- 
dena, ma non già il puro prestito, fatto colle debite garanzie ; e ciò anche per l’ottima ra- 
gione che, quando fu conchiusa la Convenzione, il prestito dei manoscritti non era che raris- 
simamente ed eccezionalmente usato. Ma di questa logica interpretazione del ricordato articolo 
ebbi anche personalmente un’arciducale conferma. Come ho narrato altrove, « poco persuaso 


(1) Cfr. Cenni storici cit., pp. XLVI-VII. 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 271 


di codesta interpretazione restrittiva, essendo bibliotecario dell’ Estense quando, nell’aprile 1895, 
si fece in Roma la Mostra Tassesca a Sant’ Onofrio, volli che a quelle pietose onoranze non 
mancassero gli importanti autografi del Tasso che ‘1’ Estense possiede ; ed essendovi la pre- 
giudiziale sopra accennata, mi rivolsi a S. A. I. R. l’Arciduca Francesco Ferdinando ; il quale, 
sorpreso forse in un passeggero momento di buon umore verso il cantore della GerusaZemme, 
se non verso l' Italia, diede senza difficoltà il suo assenso. E i codici dell’ Estense poterono 
cosi figurare nella Mostra di Roma » (1). 


Ecco (a semplice titolo di curiosità retrospettiva) il testo delle due lettere che ricevetti 
in quella circostanza, e che resero possibile l’invio dei codici a Roma: 


Onorevole Signor Bibliotecario, 
Vienna, 30 marzo 1895. 


S. A. I. e R. il Serenissimo Signor Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria-Este, Erede testa- 
mentario universale della fu S. A. R. Francesco V Duca di Modena, accondiscendendo all’ inchiesta di 
S. E. il Signor Conte Nigra, R. Ambasciatore d’ Italia in Vienna, pervenuta a mezzo dell’ I. e R. Mini- 
stero degli Esteri Austro-Ungarico, di prelevare cioè dalla R. Biblioteca Estense in Modena, 5 volumi 
scritti dal Tasso e indicati nel Catalogo sotto il numero II. F. 15-18 e X.*. 32 bis, e pel tempo del- 
l’esposizione che si farà in Roma nell’Aprile prossimo in occasione del 3° centenario della morte dello 
Scrittore suddetto, s' incarica la S. V. Onor. a rilasciare al Ministero d'Istruzione d'Italia i ricordati 
5 volumi, coll’obbligo dèlla restituzione dei medesimi alla R. Biblioteca di Modena, al termine dell’espo- 
sizione summentovata. 


Il Plenipotenziario 
di S. A. I. e R. l’Arciduca F. F. d’Austria-Este 
Conte WURMBRAND. 


II. 
Onorevole Signor Bibliotecario, 


Fattomi interprete presso S. A. I. e R. Serenissimo Signor Arciduca Francesco Ferdinando d’Au- 
stria-Este, mio Augusto Signore, d:l1 desiderio manifestato dalla Commissione ordinatrice dell’esposizione 
Tassesca, all’uopo di ottenere, oltre ai cinque codici autografi del Tasso, già stati accordati, altri quattre 
codici della Gerusalemme liberata, custoditi nella R. Biblioteca Estense in Modena alle segnature Mss, I 
H. 32; VIII G. 12; VII. H. 28 e IX, C. 11; la prefata A. S. I. e R. si è compiaciuta condiscendere 
a tale domanda, accordando pure all’evenienza anche quei manoscritti del Tasso e quanto potesse occor- 
rere per l' Esposizione suddetta. 

Nell’annunziare quindi con piacere all’ Onor. S. V. tale benigna disposizione, La pregherei gentil- 
mente a volersi compiacere di favorirmi una Nota di quelle opere che per tale circostanza verranno prese 
dalla R. Biblioteca Estense, 


Con perfetta stima 
Il Plenipotenziario 
di S. A. I. e R. l’Arciduca Francesco Ferdinando 
d’Austria-Este 
Conte WURMBRAND. 


Tanto più opportuna giunge quindi ora questa nuova e precisa affermazione della pro- 
prietà e sovranità italiana, sottoponendo la preziosa suppellettile della Estense alle stesse 
norme regolamentari che reggono tutte le altre biblioteche dello Stato. Il quale Stato, avrebbe 


(1) C. FRATI, Zer il prestito d. codd. Estensi, p. 2 


272 CARLO FRATI 


però, insieme al legittimo esercizio di questo suo diritto, anche un dovere: quello di rendere 
possibile ai capi delle biblioteche il compimento e la pubblicazione di quei lavori di registra- 
zione bibliografica, che per un grande Stato che ha ereditato da altri piccoli Stati tanti tesori, do- 
vrebbe essere un impegno d’onore. Assistiamo invece quasi ogni giorno alla comparsa di nuove 
pubblicazioni ufficiali costosissime, e che, inviate in dono alle biblioteche con profusione straor- 
dinaria, giacciono poi polverose negli scaffali perché mai richieste dagli studiosi: mentre 
quando si tratta di promuovere od agevolare la stampa di cataloghi descrittivi di manoscritti 
o stampe rare, bisogna quasi sempre ricorrere alla iniziativa privata. Le condizioni e gli ideali 
della vita saranno bensi mutati, e quasi invertiti, dalla grande guerra; ma non può ammet- 
tersi che tali trasformazioni, per quanto radicali, possano avere per effetto di eliminare la regi- 
strazione e la valutazione economica e morale del patrimonio nazionale. 


II. FAENZA. — LA BIBLIOTECA COMUNALE NEL 1921. — Abbiamo da poco riferito sui 
lavori compiuti in questa biblioteca nell’a. 1920 (1), che già ci si presenta la relazione per 
l’a. 1921 (2). Il solerte bibliotecario, dott. Piero Zama, informa le superiori autorità e gli 
studiosi del servizio per 12 pubblico, degli acquisti e doni, dei lavori vari compiuti nell’anno, 
e dei /avori da farsi. La frequenza dei lettori si mantenne abbastanza buona, essendosi avuti 
nel 1921 lettori 4356, in confronto ai 5517 del 1920; ma questa differenza in meno è compen- 
sata (e ad un tempo spiegata) dall'aumento dei prestiti a domicilio, che da 1122 nel 1920, 
salirono a 1662 nel 1921. Un aumento si ebbe pure negli acquisti, che da 208 opere (1920) 
salirono a 358 (1921); nelle quali cifre non sono compresi, né le riviste, né i due massimi 
doni pervenuti alla biblioteca nel r920 e 1921: la libreria del prof. Giuseppe Borghi, e le 
opere ereditate dalla famiglia del prof. cav. Averardo Matteucci. A questi due lasciti (già ac- 
cennati nella relazione precedente) deve aggiungersene un terzo : quello della contessa Silvia 
Baroni-Semitécolo, vedova Pasolini-Zanelli: dono che dopo una «lunga serie di pratiche », 
giunse alla biblioteca solo nell'aprile 1922, sebbene la donazione fosse avvenuta sino dal- 
l’estate 1920. Anche doni di manoscritti e di oggetti d’arte arricchirono la biblioteca durante 
l’anno. Ricorderemo una Cronaca di Russi, del 1760 circa, donata da mons. G. B. Tasselli; 
una copia del testamento di frate Alberico, donata dal dott. Umberto Dallari, direttore del- 
l'Archivio di Stato di Modena ; una medaglia in bronzo commemorativa del secentenario Dan- 
tesco coniata a cura del bibliofilo romagnolo dott. Carlo Piancastelli, ed un ritratto a matita 
del letterato faentino Giovanni Ghinassi, disegnato da Antonio Berti, donato alla biblioteca 
dal sig. Antonio Mazzotti. Ed in fine della relazione trovasi l'elenco sistematico delle Princi- 
pali opere acquistate 0 ricevute in dono nel 1920-21 (pagg. 69-85). Quanto al lavori compiuti o 
da compiersi, lo Z. accenna di sfuggita alle ricerche bibliografiche in servigio degli studiosi ; 
alla pulizia e rilegatura de’ libri; ad aumenti di scanzie nella sala Caldesi; alla sistemazione 
dei pochi cimelii del Torricelli e a quella delle opere di bibliogratia faentina; alla revisione del 
catalogo alfabetico per autori; ma insieme fa voti perché sia al più presto compiuto l’arreda- 
mento della nuova sala concessa di recente alla biblioteca, nella quale devono trovar posto 
« i libri i quali giacciono inutilizzabili a mucchi » : e specialmente quelli delle librerie Borghi 
e Matteucci. 

Ma allo stesso modo che la precedente relazione si avvantaggiava di pregevoli elenchi 
degli incunabuli e delle edizioni cinquecentine possedute dalla biblioteca (a. 1501-1550), cosi 
questa è resa più interessante da due « excursus », nel primo de’ quali Sante Fiorentini, 
già assistente presso la biblioteca, offre il testo di AMonumenta membranea saec. XI, Faventiae 
utcionque spectantia, de verbo ad verbumn fideliter transcripta (pagg. 17-35), ai quali seguono i 


(1) Cfr. Biblio filia, XXIII, pagg. 351-53. 
(2) Bollettino della Biblioteca Comunale e dell'Archivio storico (di Faenza): 1921, VI. — Rela- 
sione del dott. PIERO ZAMA al sig. Sindaco. Faenza, tip. Antonio Montanari, 1922; pagg. 87, in-8. 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 273 


regesti di altri tre documenti nwu//o modo Faventiae spectantium (pagg. 37-39) (1); e nel se- 
condo, il m.° Armando Cavalli offre un sommario Catalogo di scrittori Faentini (pagg. 53-68). 
I documenti faentini del mille riuniti nel primo « excursus », sono 14, ed erano già quasi 
tutti stati pubblicati dal Mittarelll, dal Fantuzzi, dal Beltrani, ma qui vengono ricollazionati 
ed emendati sugli originali. Il Catalogo degli scrittori giunge sino a tutto il "500, ed è cosa 
molto sommaria, ma pur non priva di utilità, essendo gli scrittori disposti per ordine alfabe- 
tico, colla indicazione delle loro opere e rispettive edizioni; e maggiore utilità pratica viene 
dal fatto che, contemporaneamente, le opere (113) indicate nell’elenco, sono state riunite ed 
ordinate in un medesimo scaffale, in modo da formare il nucleo di una « biblioteca Faentina », 
che potrà poi essere completata cogli autori dei secoli XVII e successivi. Plaudiamo cordial- 


mente alla opportuna iniziativa. 
CARLO FRATI. 


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COURRIER DE FRANCE 


Bibliothèque Sainte-Geneviève. Exposition d’incunables illustrés. — La Bibliothèque 
Sainte-Geneviève a organisè cette année avec le concours de la Société des Amis de la Bi- 
bliothèque nationale et des grandes bibliothèques de France, une exposition faisant suite à 
celle ouverte au public l’an dernier dans ce mème établissement et qui se rapportait à l’art 
de la miniature. MM. Charles Mortet et Amédée Boinet ont réuni une centaine de livres à 
gravures du XVe siècle de toute beauté, provenant pour la plupart de l’abbaye de Sainte- 
Geneviève. Certains volumes, d'origine italienne, ont fait partie de la bibliothèque du pape 
Pie VI et furent, après le traité de Tolentino, rapportés de Rome par Daunou. Enfin plusieurs 
collectionneurs, tel que le comte de Wasiers, le baron de Contenson, MM. Jean Masson 
et de Marinis, ont bien voulu combler quelques lacunes regrettables existant dans les collec- 
tions de la bibliothèque. Un catalogue de cette exposition a été rédigé par M. Amédée Boinet, 
avec préface de M. Charles Mortet, administrateur ; il est illustré de fort jolis bois. 

L’exposition comprenait des xylographes, des impressions typographiques illustrées à 
la main et des iinpressions typographiques illustrées par la gravure. Les séries allemande, 
italienne et parisienne étaient les plus importantes. Nous noterons parmi les xylographes : 
1. Der Entkrist (l’Antéchrist). Deux feuillets. Edition avec texte allemand manuscrit. Art ba- 
varois, vers 1460. — 2. La Bible des pauvres. Texte allemand. Deux feuililets. Edition xylogra- 
phique par Friderich Walthern, peintre de Nordlingen, et Hans Hurning, 1470, in-fol. — 4. « L’Atr 
au Morier », Edition xylographique. Vers 1465-1470. (Collection du comte de Wasiers). 

Parmi les livres illustrés à la main: 5. Guillelmus Durandus, « Rationale divinorum 
officiorum ». Mayence, Jean Fust et Pierre Schoiffer, 6 octobre 1459, in-fol. — Exemplaire sur 
vélin. — 6. Titus Livius. « Historiarum romanarum decades tres». Rome, Ulrich Hahn. 
vers 1469, in-fol. — 9. Lactantius Firmianus. « Opera ». Subiaco, [Conrad Sweynheym et Arnold 
Pannartz], 29 octobre 1465, in-fol. 

Parmi les livres illnstrés par la gravure: 16. Flavius Josephus. « Historiae antiqui, 
tatis judaice. — De judaico Bello». [Lubeck, Lucas Brandis], vers 1475, in-fol. — 17. /Ésopus- 
« Fabulae et vita ». Texte en latin et traduction allemande. Ulm, Jean Zeiner, vers 1477. 
in-fol. [Collection de M. J Masson.) — 18. «Ars Moriendi». [Cologne, Nicolas Gotz, vers 


(1) Qualche « lapsus typographi » è occorso nella stampa: a pag. 43 si legge: Zndex 7. Nomina 
notarium (per notariorum); — a pag. 41: Scriptores in notis bibliographicis breviter citatis (per 
citati). 


274 A. BOINET 


1478], in-fol. Les gravures ont d’abord paru dans une édition entièrement xylographique, 
vers 1465. — 19. Bernardus de Breydenbach. « Peregrinationes in montem Sion ad Christi 
sepulchrum in Hierusalem atque in montem Synai.... » Mayence, Erhard Reuwich, It février 
1486, in-fol. Gravures dessinées par Erhard Reuwich, d’Utrecht, qui fit le voyage avec 
Bernard Breydenbach en 1483. — 20-21. Hartmannus Schedelius. « Liber chronicarum.... ab 
initio mundi ». Nuremberg, Antoine Koberger, 12 juillet 1493, in-fol. ‘Gravures dues en 
partie a Michel Wolgemut et Wilhelm Pleydenwurff. 2 exemplaires dont l’un colorié. — 
24. Johannes de Turrecremata. « Meditationes ». Rome, Ulrich Hahn, 1473, in-fol. 2° édi- 
tion du premier livre à gravures connu pour l’Italie. [Collection de M. T. de Marinis). — 
25. Robertus Valturius, «De re militari ». Vérone, Jean de Vérone, 1472, in-fol. Second 
livre à gravures connu pour l’Italie. Gravures dessinées par Matteo Pasti, de Vérone. 
— 26. Johannes de Monte Regio. « Kalendario ». Venise, Erhard Ratdolt, Bernard le peintre 
et Pierre Loslein, 1476, in-4.° Premier livre connu avec titre et frontispice. [Collection de 
M. T. de Marinis]. — 27. Antonio Bettini da Siena. « Libro del Monte santo di Dio ». Flo- 
rence, Nicolo di Lorenzo della Magna (de Alamania), 10 septembre 1477; in-4°0. Le plus 
ancien livre orné de gravures en taille douce. Les planches ont été gravées par Baccio Baldini, 
sur les dessins, dit-on, de Sandro Botticelli. — 28. Dante Alighieri. « La Divina Comedia.... 
col comento di Christophoro Landino fiorentino ». Florence, Nicolo di Lorenzo della Magna 
(de Alamania), 30 aoùt 1481, in-fol. Figures en taille douce gravées par Baccio Baldini, d’après 
Botticelli. — 29. Johannes de Monte Regio. « Kalendarium ». Venise, Erhard Ratdolt, 8 aoùt 
1482, in-49. — 31. Petrarcha. « Triumphi, col commento di Bernardo da Monte Illicinio da 
Siena ». Venise, Bernardino de Novare, 18 avril 1488, in-fol. — 32. « El arte del ben morire »., 
Trad. italienne de Domenico Capranica. [Florence, 1490], in-4°. [Collection de M. J. Masson.] 
— 34. Giovanni Boccacio, « Il Decamerone ». Venise, Jean et Grégoire de Gregoriis, 20 juin 
1492. Première édition illustrée de cet ouvrage. [Collection de M. T. de Marinis]. — 36. « Biblia 
vulgare historiata ». Trad. italienne de Nicolo di Malermi. Venise, Giovanne Rosso, pour Luc- 
Ant. Giunta, 1494, in-fol. [Collection de M. J. Masson]. — 37. Johannes de Ketham. « Fasci- 
culus medicinae ». Venise, Jean et Grégoire de Gregoriis, 15 octobre 1495, in-fol. [Collection 
de M. T. de Marinis), — 40. Franciscus Columna. « Hypnerotomachia Poliphili ». Venise, 
Alde Manuce, décembre 1499, in-fol. Chef-d’oeuvre de la xylographie vénitienne. On a voulu 
reconnaître dans les gravures la main de Gentile Bellini ou de Jacopo de Barbari. — 42. Jules 
César. « Commentaires ». Traductiun frangaise de Robert Gaguin. [Paris, Pierre Levet], 1485, 
in-fol. — 44-45. « La Mer des Histoires » suivie d’un martyrologe. Paris, Pierre le Rouge, pour 
Vincent Commin, juillet 1488 et février 1489 (n. st.), 2 vol. in-fol. — 48. Jean Meschinot. « Les 
Lunettes des princes ». Paris, Jean du Pré, vers 1490, in-8°, (Collection de M. J. Masson). — 
49. Paul Orose. « Histoires ». Traduction francaise. Paris, Antoine Vérard, 21 aoùt 1491, 2 tomes 
en 1 vol. in-fol. — 53-54. « Les Croniques de France », dites de Saint-Denis. Paris, Jean Maurand 
pour Antoine Vérard, 9 juillet, 31 aoùt et 10 septembre 1493, 3 vol. in-fol. Tomes I et II. — 
57. « Heures et Vigiles des morts », en vers francais. Paris, Antoine Vérard, vers 1493, in-4°. 
— 58-59. Vincent de Beauvais. « Le Miroir historial ». Traduction francaise par J. du Vignay. 
Paris, Antoine Vérard, 10 septembre 1495 et 6 mai 1496. 5 vol. in-fol. — 61. Guillaume Tardif. 
« Le livre de bien vivre et bien mourir ». Paris Antoine Vérard, 20 juin 1496, in-fol. — 62. Guil- 
laume de Lorris et Jean de Meung. « Le Rommant de la Rose ». [Paris, Antoine Vérard], vers 
1496, in-fol. — 70. Sebastianus Brant. « Stultifera navis.... in latinum sermonem translata per 
Jacobum Locher ». Paris, Geoffroy de Marnef, 8 mars 1499 (n. st.), in-4°. — 71. Valère Maxime. 
« Des dits et faits mémorables ». Traduction francaise. Paris, Antoine Vérard. [1500-1503 ?], 
in-fol. — 74. « Ordonnances de la prévosté des marchans et eschevinaige de la Ville de Paris ». 
(Paris, A. Vérard], janvier 1501 (n. st.), in-fol. — 76. Térence. Comédies. Traduction fran- 
caise, en prose et en vers, avec le texte latin. Paris, Antoine Vérard. [1500-1503 ?], in-fol. — 
78. Pierre Michaut. « La Dance des aveugles ». Lyon, [Guillaume Le Roy], vers 1487, in-8 


COURRIER DE FRANCE 275 


(Collection de M. J. Masson). — 79. Nicole Le Huen, « Pérégrination de Oultre Mer en Terre 
Saincte à très glorieux et saint Sépulchre nostre Seigneur Jhesu-Crist en Jhérusalem », d’après 
Bernard de Breydenbach. Lyon, Michelet Topié de Pymont et Jacques Heremberck, 28 no- 
vembre 1488, in-fol Le seul volume francais du XVe siècle avec gravures en taille-douce. 
— 81. Publius Terentius Afer. « Comcedia, cum interpretatione Guidonis Juvenalis ». Lyon, 
Jean Treschsel, 10 septembre 1493, in-4°. (Collection de M. J. Masson). — 86-87. Saint Augustin. 
« La Cité de Dieu ». Traduction francaise par Raoul de Presles. Abbeville, Jean du Pré et 
Pierre Gérard, 24 novembre 1486 et 12 avril 1487 (n. st.), 2 vol. in-fol. Premier livre 
imprimé à Abbeville. — 89. « La Danse macabre hystoriée ». Troyes, Guillaume Le Rouge, 
1491, in-fol. (Collection de M. J. Masson). — 93. « Le Kalendrier des Bergiers ». Genève, Jean 
Belot, vers 1497, in-fol. [Collection de M. J. Masson]. — 96. Johannes Brugmann. « Legenda 
alme virginis Lydwine.... per Arnoldum de Ostendis scripta ». Schiedam, 1498, in-40. — 
99. « Breviarium upsalense ». Stockholm, J. Fabri, 30 septembre 1496, in-4°. 


Congrès des Bibliothécaires et des Bibliophiles. Paris, 3-9 Avril 1923. — Il se tiendra 
du 3 au 9 avril prochain à Paris un Congrès des Bibliothécaires et des Bibliophiles sous la pré- 
sidence de M. Henry Martin, administrateur de la Bibliothèque de l’Arsenal. Le comité d’or- 
ganisation vient d’envoyer la circulaire suivante: 

«e Un Congrès des Bibliothécaires et des Bibliophiles se tiendra à Paris au Printemps de 
l'année 1923. Il est organisé par l’« Association des Bibliothécaires Francais », avec le concours 
de la « Société des Amis de la Bibliothèque Nationale et des Grandes Bibliothèques de France ». 

Sont conviés à y prendre part tous ceux qu’intéressent les questions du Livre, tant au 
point de vue artistique qu’au point de vue technique, et les mesures propres à sa diffusion ; 
c'est-à-dire les Bibliothécaires, Bibliophiles, Auteurs, Éditeurs, Imprimeurs, Libraires, etc.... 

Depuis le II° Congrès des Bibliothécaires, tenu à Bruxelles en 1910, sans parler de la 
« Semaine du Livre » (novembre 1920), deux Congrès nationaux du Livre se sont tenus èà 
Paris, l’un en 1917, l’autre en 1921. Les Bibliothécaires y ont été représentés et des résultats 
importants ont été obtenus pour les Bibliothèques francaises. 

Le « Congrès des Bibliothécaires et des Bibliophiles » s’efforcera de compléter l’ceuvre 
des Congrès du Livre pour toutes les questions qui n’ont pu y étre traitées, soit parce que 
trop techniques, soit parce que trop générales. A ces Congrès du Livre, exclusivement na- 
tionaux, l’importance des questions professionnelles mettait au second rang celles d’intérét 
universel, telles que la Bibliographie et la Documentation; les intéréts du personnel des bi- 
bliothéques ne pouvaient y étre discutés. 

Le « Congrès des Bibliothécaires et des Bibliophiles » se préoccupera non seulement de 
tous les intéréts professionnels des bibliothécaires, mais de toutes les questions de coopération 
scientifique qui peuvent étre discutées entre les Nations. 

Nous faisons appel, en effet, à nos confrères étrangers, qui nous apporteront une documen- 
tation précieuse et qui pourront, en retour, apprécier les richesses des bibliothèques francaises. 

Le complément de ce programme est l’étude des questions intéressant le Livre au point 
de vue historique et artistique. Aussi, le Comité d’organisation a-t-il été amené à diviser le 
Congrès en trois sections: I. Bibliothèques et Bibliothécaires ; — II. Utilisation des Bibliothèques 
et diffusion du Livre; — III. Histoire et Art du Livre. 

Le Comité envisage l’organisation d’expositions temporaires de manuscrits, de livres 
imprimés, de reliures, etc. (1), provenant tant des Bibliothèques publiques que des collections 


(1) Le Comité organise des maintenant une grande exposition du livre francais des origines à 1850 
environ, qui sera ouverte au Musée des Arts décoratifs. Elle comprendra des manuscrits à peintures, des 
livres à gravures et des reliures. : 


276 A. BOINET 


nn] _———— 


privées, ainsi que du matériel intéressant la Bibliographie et les Bibliothèques. Ces expositions 
pourraient étre complétées par des visites, par des conférences, etc.... 

La langue officielle du Congrès est le francais. Toutefois, les mémoires en langues étran- 
gères seront admis, mais ils devront étre accompagnés de conclusions ou d’un résumé rédigés 
en francais. i 

PROGRAMME DU CONGRES, de Section. Bibliothèques et  Bibliothécatres. — I. Conserva- 
tion: a) Inventaires; 5) Réserves; c) Magasins, etc.; — II, Aménagement — Architecture; 
— III. Inventaire des Richesses d’Art; — IV. Questions professionnelles : a) Budget ; 6) Sta- 
tuts des fonctionnaires ; c) Personnel féminin; d) Formation professionnelle ; e) Enseigne- 
ment; — V. Accroissements ou Acquisitions: Dépot légal; Commission de répartition ; Sou- 
scriptions ; Échanges; Préts ; Lacunes dans les Bibliothèques ; — VI. Échanges internationaux. 

Zfme Section. Utilisation des Bibliothèéques et Diffusion du Livre. — I. Bibliographie : 
a) Grands répertoires ; 6) Fiches, rédaction, unification des formats; c) Indexation, dépouille 
ment des périodiques; 4) Classification; — II. Documentation pratique : Offices de rensei- 
gnements, de traduction — Relations entre bibliothèéques — Les droits de propriété intellec- 
tuelle et les communications scientifiques — Expositions temporaires; — III. Multiplication 
des documents: Systèmes photographiques et mécaniques de reproduction à tirage restreint 
— Dactylographie et calligraphie — Impression et réimpression — Textes anciens et livres 
épuisés, estampes, musique; — IV. Bibliothèques générales et speciales: a) France et 
étranger ; Organisation de la lecture en commun ; Centres et branches; Préts ; Bibliothèques 
circulantes ; Accès aux rayons; 6) Bibliothèques spécialisées; Dessins et modéles industriels ; 
Bibliothèques professionnelles et techniques; Livres pour aveugles, etc. ; c) Les bibliothèques 
de l’enseignement; La propagande et l’art d’utiliser les bibliothèques et catalogues; Biblio- 
thèques rigionales et bibliothèques universitaires, d’enseignement secondaire ou scolaire, etc. ; 
— V. Documents autres que lie Livre: a) Estampes et photographies documentaires; 6) 
Cartes géographiques ; c) Cinématographie ; d) Phonographie. 

ZII[me Section. Histoire et Art du Livre. — I. Le Manuscrit: a) Histoire du manuscrit 
aux diverses époques ; è) Technique de la miniature ; c) Les différentes écoles et leurs chefs ; 
d) Les grands amateurs ; e) Histoire des bibliothèques du Moyen Age ; /) Les collections pu- 
bliques et privées riches en manuscrits à peintures; — II, Le Livre Imprimé. 1. Impres- 
sions xylographiques; — 2. Impressions typographiques : a) Technique ; 6) Histoire des ateliers 
et biographie des imprimeurs ; c) Marques typographiques ; 4) Les dessinateurs et graveurs de 
caractères ; — 3. Le Livre imprimé illustré à la main ou par gravure; a) Technique ; 6) Prin- 
cipaux centres de production; c) Les artistes illustrateurs de livres: dessinateurs et graveurs ; 
d) Rapports avec les peintures des manuscrits; e) Estampes; /) Cartes géographiques; — 
4. Biographie des Bibliothécaires et des Bibliophiles; — III. Le Livre de Musique: a) His- 
toire du livre de musique dans les différents pays; 6) Technique ; c) Les grands imprimeurs; 
d) Les principales collections publiques; — IV. La Reliure: a) Histoire de la reliure aux 
diférentes époques; 6) Technique; c) Biographie des relieurs; 4) Les grands amateurs de 
reliure ; — V. Les Ex-Libris. 

Renseignements généraux. — La cotisation est fixée à vingt-cinq francs francais (Frs: 25). 
Les Sociétés ou Associations pourront se faire représenter par une délégation; le prix de la 
cotisation pour cinq délégués est fixé à cent francs francais (Frs: 100). — Les bulletins d’ad- 
hésion, les mandats et les chèques doivent étre envoyés directement à Monsieur l’Abbé Marcel 
Langlois, Trésorier du Congrès, 150, boulevard Montparnasse, Paris (XIV©). Toute la corres- 
pondance relative au Congrès doit étre adressée au Secrétariat Général du Congrès des Bi- 
bliothécaires et des Bibliophiles, au Collège de France, Place Marcellin-Berthelot Paris (V°). 


Institut de France. Séance trimestrielle du 12 juillet 1922. — L’assemblée a statué sur 
l’attribution des arrérages des fondations Debrousse et Gas. Elle a accordé à l’Académie fran- 
caise 2,500 fr. pour la publication de la correspondance de Bossuet, 6,000 fr. pour la publi- 


COURRIER DE FRANCE 297 


—————————_ 


cation d’une édition de la Zéeende des siècles ; 4,000 fr. à l’Académie des inscriptions et belles- 
lettres pour la publication des actes des rois de France; 8,000 fr. à l’Académie des sciences 
pour la publication des procès-verbaux de ses séances, 2,000 fr. à l’Académie des beaux-arts ; 
pour la publication de ses procès-verbaux et 5,000 fr. pour son catalogue du fonds musical ; 
5,000 fr. à l’Académie des sciences morales et politiques pour la publication des ordonnances 
des rois de France et 2,500 fr. pour la publication des ceuvres de Maine de Biran, soit, en 
tout, 35,000 francs. 

En dernier lieu il a été donné lecture du rapport annuel de M. Dehérain, conservateur 
de la bibliothèque de l’Institut. Parmi les accroissements dont la bibliothèque a bénéficié de- 
puis un an, signalons particulièrement des ouvrages sur le Maroc (envoyés sur l’ordre du ma- 
réchal Lyautey), les publications de l’Association Guillaume-Budé, les bulletins de diverses 
sociétés savantes des départements et de l’étranger, les bulletins de plusieurs sociétés d’his- 
toire de Paris (Montagne-Sainte-Geneviève, Société historique du 6 arrondissement, Société 
historique des 8° et 17° arrondissements, Vieux-Montmartre, Société historique d’Auteuil et 
de Passy). Signalons encore, parmi les dons, les papiers de Dolomieru ecueillis par M. Alfred La- 
croix, le beau buste d’Etienne Lamy, ceuvre de Denys Puech, et les portraits de Ph. Van 
Tieghem et du baron Denys Cochn. | i 


Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Séance du 8 juillet 1921. — Le Comte 
Paul Durrieu fait une communication très remarquable sur « Dante et l’art francais du XVe 
siècle ». La prise de contact et de l’art francais avec la Divine Comédie apparaît au milieu du 
XV siècle, gràce à trois miniatures peintes au plus tard en 1465 par un artiste francais dans 
une copie italienne du poème de Dante appartenant alors à Charles, duc de Berry, frère de 
Louis XI (Bibl. nat. de Paris, italien 72). 

Sétance du 1r novembre. — Le comte Paul Durrieu entretient l’Académie d’un précieux 
livre d’heures de l’Ecole gauto-brugeoise rapporté de Flandre en Espagne au début du XVI® 
siècle par l’évéque D. Juan de Fonseca et qui est conservé au séminaire San Carlo de Sa- 
ragosse. 

Sétance du 20 janvier 1922. — M. Pelliot annonce que l’on vient de découvrir, dans les 
archives du Vatican, un texte persan à en-téte turc et portant, à denx reprises, un cachet 
mongol. Ce document est un original sarrasin de la réponse du grand khan mongol Guyuk 
au pape Innocent IV, réponse rapportée en 1247 de l'Asie centrale par Jean du Plan Carpin 
et dont on ne connaissait, jusqu’à présent, que des versions latines imparfaites. 

Séance du 10 février. — M. Antoine Thomas signale la découverte faite par M. Watkin 
d’un fragment d’un poème francais du XIII* siècle et émet l’opinion que ce poème représente 
le premier état du roman en prose intitulé Zerinus. , 

Stance du 17 février. — M. Pelliot fait savoir que dans trois documents du Vatican il a 
reconnu 1°) une lettre du Khan Mongol de Perse Arghun, adressée au pape et datée de 1290 
et où le Khan répond à la demande de conversion au christianisme qu'il a recue du pape. 
2°) un laissez-passer du méme Arghun, établi en 1921 en faveur d'une mission d’évèques di- 
rigée par un personnage appelé frère Gérard. 3°) une lettre du Khan Mongol de Perse Ghazan, 
écrite en 1302. Ghazan y rappelle la mission antérieure de Guiscard, connue par les archives 
de Rome en 1301, ‘puis celles de divers personnages et notamment de Tuùman, mentionnée 
en 1305 dans Ja lettre d’Oldjaitii à Philippe le Bel; enfin Ghazan annonce l’envoi de nouveaux 
ambassadeurs qui régleront l’époque de la coopération entre les chrétiens et les mongols contre 
le sultan Mamlouk du Caire. 

Séance du 17 mars. — M. Omont signale l’entrée à la Bibliothèque Nationale d’un exem- 
plaire illustré de l’Apocalypse du Xe siècle qui est très voisin du manuscrit 92 de Valenciennes. 
Un original commun a servi à l’exécution de ces deux volumes. Le mèéme manuscrit renferme 
une partie du texte des fables d’Avianus avec dessins grossiers. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 9 35 


278 A. BOINET 


Séance du 19 maî. — Le comte Paul Durrieu donne lecture d’une étude sur les filles 
d’Agnès Sorel. Le roi Charles VII eut, de ses amours avec Agnès Sorel, la célèbre « dame 
de beauté », quatre filles. L’une mourut au berceau; mais les trois autres, traitées presque en 
princesses du sang, firent de brillants mariages. Le comte Durrieu montre que le souvenir de 
ces filles d’Agnès Sorel se trouve rappelé, encore de nos jours, par une série de très beaux 
manuscrits à peintures ayant appartenu à elles-mémes ou à leurs descendants. De l’aînée, 
mariée à un Coétivy, nous avons un précieux livre d’heures. Ce livre est conservé à la biblio- 
thè que de Vienne, en Autriche. Mais d'autres superbes volumes, exécutés pour les enfants de 
cette fille d’Agnès Sorel, font partie des trésors du musée Condé à Chantilly. Une autre fille 
fut Ja mère de Louis de Brézé, époux légitime de Diane de Poitiers qui compte parmi les 
grands bibliophiles de l’ancienne France. Enfin une fille de la troisième fille d'Agnès Sorel a 
contribué, du fait d’un mariage que lui fit contracter le roi Louis XI, à faire finalement arriver 
à notre Bibliothèque nationale de Paris une admirable collection de manuscrits de grand luxe 
qu’avait formée, en Flandre, Louis de Bruges, seigneur de la Gruthuyse. 

Séance du 16 juin. — M. Antoine Thomas lit une note sur un scribe originaire de la 
Bretagne bretonnante qui a inscrit du breton dans un manuscrit copié par lui vers la fin du 
XIV siècle et conservé à la Bibliothèque Sainte-Geneviève de Paris. 

Stance du 23 juin. — M. Seymour de Ricci rappelle que la correspondance des agents 
francais dans le Levant, dont deux gros volumes ont été publiés par M. Omont en 1902, sont 
une mine inépuisable de documents. On y relève une curieuse lettre adressée de Smyrne 
en 1728, par un sieur Guérin, « antiquaire du roi », à l’abbé Vignon, bibliothécaire du roi, 
signalant l’existence à Smyrne, d’un remarquable in-folio contenant 96 dessins de premier 
ordre, inachevés ou finis. Ce volume, provenant du vieux sérail, avait été acheté à Constanti- 
nople par un drogman à la veuve duquel les ambassadeurs de France, MM. de Pointel et de 
Giraudon, avaient vainement essayé de l’acheter. Or ce volume n’est autre que celui qui a 
été cédé, en 1884, pour 14.000 fr., à la Bibliothèque nationale, par M. le comte de Sabran- 
Pontevès, et M. Seymour de Ricci l’a parfaitement identifié au catalogue : volume ancien de 
96 dessins, terminé par une table en italien. Ainsi se trouve confirmée la tradition courante 
dans la famille de Pontevès-Sabran, d’après laquelle cet ouvrage déposé dans la bibliothèque 
de leur chàteau des environs de Bordeaux, aurait été rapporté de Constantinople par un de 
leurs ancétres. M. Seymour de Ricci ajoute qu'il s’agit d’un album de Jacopo Bellini, où Man- 
tegna a sans doute puisé la première idée de ses célèbres 7riomphes, aujourd’hui à Hampton- 
Court. 

A la méme séance, M. Chàtelain a démontré que le manuscrit en onciales d’un fragment 
de la Cistellaria de Plaute, récemment acquis par la bibliothèque de Berlin, est apocryphe. 


Académie des Sciences morales et politiques. Séance du 14 janvier 1922. — M. André 
Weiss présente à l’Académie une étude pleine d’intérét, intitulée 7àiers au pouvoir (1871-1873), 
due à la piume sare et alerte de M. Gaston Bouniols. « La Bibliothèque nationale, dit-il, 
s'est enrichie récemment de la collection des lettres de Thiers: lettres rèécues par lui et lettres 
envoyées par lui. Il y aurait certes intérét à les publier toutes, mais il faut se borner ». 
M. Gaston Bouniols a donc détaché de ce bloc imposant la correspondance d’une période 
restreinte, de 1871, de 1872, de 1873, années durant lesquelles Thiers exerca le pouvoir. C'est 
ainsi que s’explique le titre de cette étude, qui est complétée par des notes, explications et 
commentaires rédigés dans la seule pensée d’éclairer le sujet. Ces documents nous montrent 
l'homme d’Etat dans l’action aux prises avec le difficultés de tout ordre, sa manière de gou- 
verner, som obstination et sa souplesse combinées, ses idées et ses procédés. On y voit aussi 
et surtout comment, avec quelle conscience et quel empressement, la France s’applique à 
remplir ses engagements d’honneur. 


COURRIER DE FRANCE 279 


PÉRIODIQUES. — Le Bibliographe moderne. Tome XX (juillet-décembre 1920-1921). 
Ch. Bréibant, Z’éfa/ présent des archives et des bibliothèques de la marine : Archives centrales 
et bibliothèques de Paris; Archives générales des arrondissements maritimes et bibliothèques 
des ports (Cherbourg, Brest, Lorient, Rochefort, Toulon), etc. — Paul Casanova, Un $foinl 
de la bibliographie de Jean-Jacques Rousseau. A propos des Dialogues de Rousseau. — Char- 
les Schmidt. Réorganisation des Archives d’ Alsace et de Lorraine. Rapport du directeur sur sa 
mission. 


Bibliothèque de l’Ecole des Chartes. Janvier-juin 1922. — H. Omont. Manuscrit illustré 
des Fables d’Avianus. Notice du manuscrit latin n. a. 1132, du Xe siècle, récemment entré à la 
Bibliothèque nationale (4 pl.). Le manuscrit contient aussi le texte latin de l’Apocalypse, avec 
40 peintures qu’il faut rapprocher de celles qui décorent le ms. 92 de la bibliothèque de Va- 
lenciennes, Le texte d’Avianus est incomplet; il n’y a que la préface et le 10 premières fables. 
Celles-ci sont accompagnées chacune d’un dessin grossiérement exécuté. — Max Prinet, Ze 
langage héraldique dans le Tournoiement Antechrist. 

Comptes rendus de: UI. Chevalier, Manuscrits et incunables liturgiques du Dauphiné 
(Bibliothèque liturgigue, t. XVIII, 2° livraison). — Pietro Torelli, Le carte degli archivi Reg- 
giani fino al 1050 (Pubblicazione a cura della R. Deputazione di Storia Putria, Sottosezione di 
Reggio-Emilia, ed a spese della Banca agricola commerciate di Reggio-Emilia). — Comte Paul 
Durrieu, Za miniature fflamande au temps de la cour de Bourgogne (1415-1530). — Rob. Fawtier, 
Handlist of additions to the collection of latin manuscripts în the John Rylands Library 
(1908-1920). — A. de Poorter, M. Alliaume, Cafalogue des manuscrits TIRTRA et astro- 
nomiques de la bibliothèque de Bruges. 

Mélanges. — Ch.-V. Langlois, Rapport au ministre de l’Instruction publique et des Beaux- 
Arts sur le service des Archives (1°° mai 1921 — 1° mai 1922). — Maurice Jusselin, De /’usage 
de la signature imprimée au XVIe siècle. — Montfaucon et l’édition des Péres grecs publice par 
les Bénédictins, Lettre ge Montfaucon à Claude Martin (Bibl. nat., ms. fr. 12764, fol. 240) qui 
précise les origines de l’édition des Pères grecs (31 juillet 1695). 


Byblis. 1ère année, n° 2 (1922). — Clément-Janin, Amédée Féau, aquafortiste (1 pl.). — 
Clément-Janin, Pau/-Emile Colin, peintre et graveur sur bois original (1 pl.). — Loys Delteil, 
L'auvre gravé d'Eugène Bléry (1805-1886). Fonds de ila chalcographie du Louvre (1 pl.). — 
Pierre Gusman, Ze style frangais des xylographies primitives (2 pl. dont l’une reproduit le cé- 
lèbre bois: Jésus au Jardin des Oliviers, conservée au Cabinet des Estampes de Paris). 
L’auteur insiste sur les plis des vétements qui se terminent en boucle. — Robert Burnand, 
Une édition de « lEnfer » de Dante, avec les illustratiuns de Botticelli (1 pl.). Il s’agit de 
l’édition, avec traduction, publiée par les soins de M. André Pératé et accompagnée de 150 
bois gravés par Jacques Beltrand, d’après Botticelli. — P.-André Lemoisne, Augustin de Saint. 
dubin et les dessins de Fragonard four l'édition des contes de La Fontaine. Augustin de Saint- 
Aubin a pris un certain nombre de compositions de Fragonard quì n’étaient pas tout d’abord 
destinées à illustrer un livre et les a modifiés lui-méme pour l’édition des Contes. — Pierre 
Gusman, La gravure originale en maniere noire (1 pl.). — P. Magnus, Un caractère. Le Tory- 
Garamont (fig.). — Gaston Labatie, Les papiers marbrés modernes (2 pl. en coul.). 


Bulletin de 1’Association des Bibliothécaires francais. 1922, n°* 1-2. — Eugène Morel, 
Communication sur le Dépot légal. — Chronique: Les Amis de la Bibliothèque nationale et des 
grandes bibliothèques de France. Son activité. — 2ibliothèque nationale de Beyrouth. Fondation 
à Beyrouth d'une bibliothèque nationale par M. Ph. de Tarrazi. — Zoire infernationale du 
Livre à Florence en 1922. — Nécrologie: Gédéon Huet; Louis Dupraz. 


250 A. BOINET 


Bulletin de la Société des Antiquaires de France. 1921. Séance du 27 avril. — Fernand 
Daguin, MNotice sur un manuscrit exécuté four Antoine de la Barre, archevéque de Tours 
de 1528 è 1547 (Collection de M. A. de Vaulabelle, à Dijon). Il provient de la Sainte-Chapelle 
de Dijon. En téte est une peinture représentant le prélat recevant l’hommage du livre des 
mains de l’auteur. 

Séance du 26 octobre. — Le comte Durrieu montre des photographies relatives à une 
étude qu’il va publier sur la Légende du roi de Mercie, dont les origines remontent à l’anti- 
quité. Bien que géographiquement elle soit allemande, elle s’est cependant répandue en divers 
pays; les manuscrits conservés à la Méjane d’Aix et dans la famille de M. de Villefosse sont 
normands. 

Stance du 2 novembre. — M. Amédée Boinet donne quelques détails sur l’exposition de 
manuscrits à peintures organisée à la bibliothèque de Reims et publie un feuillet de psautier 
du XIII siècle (n° 234) qui appartenait à un manuscrit semblable au célèbre psautier de saint 
Louis et de Blanche de Castille de l’Arsenal. 

Séance du 9 novembre. — Le comte Durrieu étudie à nouveau la question si discutée de 
savoir si Dante est, ou non, venu à Paris. Il rappelle le texte de Laurent de Premierfait, du 
début du XV siècle, où l’auteur déclare que Dante a bien fait un séjour à Paris. 

Séance du 21 décembre. — Le comte Durrieu étudie les Heures de Coètivy, conservées 
à la Bibliothèque de Vienne sous le n° 1929 et exécutées entre 1458 et (473. On y remarque 
les portraits d’Olivier de Coètivy, seigneur de Taillebourg, et de Marguerite de Valois, sa 
femme, fille d'Agnès Sorel et de Charles VII. 


Hulletin du Bibliophile. 1922. N° de janvier-février. — Ed. Rahir, Alolière è la Comédie 
francaise et chez les bibliophiles. Editions originales des pièces séparées ; éditions collectives. 
Renseignements bibliographiques précieux. — Maurice Pereire, Moses d’un amateur sur les 
livres illustrés du XVIIIe siècle. (Voltaire, CEuvres. 2° suite de Moreau le Jeune). — Pierre de 
Lacretelle, La vérstable édition originale des Chatiments. Extrait d’une bibliographie critique 
des ceuvres de Victor Hugo qui doit paraitre prochainement. | 

N° de mars-avril. — G. Hanotaux, Georges Vicatre. — J. Mathorez, Mathurine et les 
libelles publiés sous son nom. On sait que cette femme joua un réle épisodique à la cour de 
Henri IV et de Louis XIII. M. Mathorez donne la bibliographie des libelles parus sous son 
nom de 1605 à 1615. — Paul Arbelet, 7roîs livres introuvabdles de Stendhal: Del romanticismo 
nelle arti (Firenze, 1819, in-8); Vie de Canova et Vie du Tasse. — P.-P. Plan, Note complé- 
menlaire sur l'édition de 1681 des cuvres de Molière, parue chez Denis Thierry, Claude Barbin 
et Pierre Trabouillet. — Pierre de Lacretelle, La veritable édition originale des Chétiments 
(suite). | 

No de mai. — Frédéric Lachèvre, G/anes bdibliographigues. Description des Pro/ologies 
frangoises de Charles de La Hueterie (1536, avec marque de Geofiroy Tory) dont il n’exis- 
terait qu’un exemplaire, conservé à la bibliothèque de Niort. — Ed. Rahir, Deux catalogues 
de bibliothèques particulières. Il s'’agit des catalogues des bibliothèques de M. Arthur Meyer et 
de M. Edouard Mour, de Bordeaux, parus en 1921. — Dr. L. Bouland, Description de quelques 
marques de livres: Thiroux d’Espersenne et le comte de Mondésir. Armoiries de ].-B. Bernard, 
marquis de Cordouan. Super-libris de Ed. de Breuilly. — Jean de Gourmont et Robert Del 
Donne, Zibliographia des auvres de Remy de Gourmont. 1° article. Période de 1882 à 1895. 
— E. Rahir, Cn legs important è la Bibliothéque nationale. Il s’agit du legs de M®e la baronne 
Salomon de Rothschild qui comprend des manuscrits, des livres imprimés et des reliures. Ci- 
tons parmi les manuscrits un Flavius Josèphe, manuscrit italien du XVI© siècle avec frontispice 
richement enluminé, dans une belle reliure aux armes des Médicis. 

Nv de juin. — Frédéric Lachèvre, Une poétesse protestante du XVIe siècle. Marie de Bra- 
bant. — E. Rahir, Zes livres anciens de la bibliothèque d’' Henry Aleilhac. — Paul Cottin, Une 


COURRIER DE FRANCE 281 
Antinéta au XVIII siècle, I s'agit d’un opuscule fort rare intitulé : Relation véridique qui a 
l’air d'un songe (2 éditions, 1779 et 1782). Le récit met en scène une femme dont la ressem- 
blance avec l’Antinéa de l’Atlantide et l’Ayeska de She est incontestable. — Maurice Péreire, 
Notes d'un amateur sur les livres illustrés die XVIIIe siècle (suite). Voltaire. CEuvres. 2° suite 
de Moreau le Jeune. — F. V. Zes éditions sur Hollande des Fleurs du Mal. — Jean de Gour- 
mont et Robert Del Donne. 2ibliographie des auvres de Remy de Gourmont (suite). Période 
de 1896 à 1904. 
N° de juillet-aoùt. — Ed. Rahir, A propos des modifications apportées à une gravure du 
XVI siècle. Il s'agit d’une gravure très libre qui orne le de arte amandi d’Ovide (édition 
de 1570 publiée par Jéréme de Marnef) et qui a été modifiée dans l’édition de 1580. — Mau- 
rice Péreire, Notes d'un amateur sur les livres illustrés du XVIIle siècle. Fénelon, Les Aven- 
tures de Télémaque. 1785, de l’imprimerie de Monsieur. — Pierre de Lacretelle, Les édilions 
originales des Odes et Ballades de V. Hugo. — Jean de Gourmont et Robert del Donne, B4:- 
bliographie des aeuvres de Remy de Gourmont. Période de 1905 à 1912. 


Etudes italiennes. N° 2 (avril-juin). — H. Hauvette, Un portrait de Dante au musée de 
Chantilly (2 pl.). Dessin au crayon attribué à Baldovinetti, qui se rattache au. type consacré 
par la miniature du manuscrit de la bibliothèque Riccardienne (cod. 1040), par le magnifique 
buste de Naples et par les célèbres « masques ». — G. Peytavi-Faugéres, Mickhel-Ange è la 
Sixtine. — Ivonne Bezard, Comment le Président de Brosses a écrît ses « Lettres d' Italie ». — 
Pierre de Montera, André Chenier et Vittorio Alfiéri (suite). — Ribliographie: Comptes rendus 
de : Stendhal, Ricordi di Egotismo, dans la Collezione di Memorie diretta da G. Gallavresi. — 
‘Biblioteca della Camera dei Deputati. Catalogo metodico degli scritti contenuti nelle pubblica- 
zioni periodiche italiane e straniere. Parte privma : Scritti biografici e critici (1921). — Aneddoti, 
movelle e racconti, scelti e annotati da L. Guichard. | | 

N° 3 (juillet-septembre). — G. Mangain, Dante è la Sorbonne en 1830. — H. Hauvette, 
Notes sur la jeunesse de l’Ariosto (19 article). — G. Peytavi-Faugères, Michel-Ange è la 
Sixtine (2° article). — G. Rouchès, Camova (1°° article. 3 pl.). — Bibliographie. — Que/gues 


publications [ilaliennes] du centenaire de Dante. -- Francois Franzoni, Za Pensée de Nicolas 
Machiavel (1921). — Diego Valeri, A/cassino e Nicoletta. — Marcel Boulanger, Chez Gabriele 
d'Annunzio (1922). — Guido Manacorda, Verso una nuova mistica. (1922) — Camillo Antona- 


Traversi, Cose Carducciane (1912). 


Revue du Seizième siècle. Tome IX (1922), fascicule 1. — Paul Spaak, Jean Lemaire de 
Belges. Sa vie et son aeuvre (2° article). L'indiciaire de Marguerite d’Autriche. — L. Dela. 
ruelle, L’é/ude du grec è Paris de 151gà 1530 (à suivre). — Mélanges : J. Plattard Une auvre 
inédite et nouvellement découverte du grand rhétoriqueur Jean Bouchet: Les Cantiques et Orai- 
sons contemplatives de l'ame pénitente traversant les voies périlleuses (manuscrit de la Bibl. nat. 
de Paris). 

A. BOINET. 


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‘4 


i __ NOTIZIE 


Libri e salami. — Ai bibliofili e studiosi romani era caro un angolo del centro di 
Roma, e precisamente della Piazza S. Claudio, ove, da decenni, un probo e intelligente libraia, 
il signor Basilio Benedetti, esercitava il suo commercio. Le stampe e i libri antichi espòstivi 
richiamavano l’occhio del passante, in quel luogo pieno di movimento e di rumore, come a 
.un asilo di quiete e di raccoglimento. Ora tuttociò è sparito! La bottega ha assunto un 


282 NOTIZIE 


aspetto più civettuolo e vi figura una grande insegna che dice ; « Eden gastronomico. Salue 
meria milanese ». 

I salami hanno cacciato i libri! I venerandi incunaboli, le edizioni esaurite e rare, le 
opere di studio e di consultazione che, come una milizia conscia della sua santa missione, sta- 
vano allineati in beil’ordine per gli scaffali, tutti — dai poderosi in folio agli agili Elzeviri — 
hanno dovuto ritirarsi in fretta dinanzi all’invasione dei prosciutti, coteghini, stracchini.... 

Il fatto parla da sé e non ha bisogno di lungo commento. Il salumiere ha potenza suf- 
ficiente per soddisfare alle esigenze del locatore di bottega, e per pagare le tasse, mentre il 
guadagno di un onesto libraio non vi basta ormai più. E dove si ritira lo spirito s’ insedia la 
pancia. 

In uno dei numeri passati insorgemmo contro un’opinione volgare che preconizza la 
morte del libro. Il libro vivrà, ma è pur doloroso assistere alla lotta ch’esso deve sostenere 
per salvare la propria esistenza! Da un lato lo spirito salumaio delle folle, dall'altro lo spi- 
rito grettamente fiscale dei governanti: saldi in gambe, o librai, per sostenere l’urto di questa 
formidabile alleanza! 


Munificenza giapponese. — Alla sezione giapponese del seminario berlinese per le 
lingue orientali, è stata fatta una grande donazione dal celebre editore giapponese Shin- 
taro Ohashi, proprietario della casa editrice Hakubunkan di Tokio. Egli ha concesso ad esso 
il diritto di scegliere delle sue edizioni tutto ciò che occorre, ed inoltre ha promesso che ri- 
metterà in seguito tutte le nuove edizioni. 


I libri di Lassalle. — Il Principe Hatzfeldt-Wildenbug ha offerto alla Biblioteca muni- 
cipale di Breslavia in dono la biblioteca di Ferdinando Lassalle, che contiene circa 2000 vo- 
lumi di storia, filosofia, di scienze giuridiche ed economiche. 


. Autori ben pagati. — I giornali quotidiani hanno diffusa la notizia dell’emolumento 
che spetterà a Lloyd George per la pubblicazione delle sue attese memorie, con particolari 
che ci piace riferire, coronando il tutto di qualche commento nostro originale. Dunque l’ono- 
rario puro e semplice (onorario-record secondo i giornali) che ricaverebbe l’ illustre uomo di 
stato sarà di 90,000 sterline (circa 9000000 lire ital.) ; ma i giornali inglesi hanno calcolato che 
il guadagno tale sorpasserà di assai questa cifra, si da raggiungere col totale di 150000 ster- 
line la media di una sterlina (c. 100 lire it.) a parola. Tutti gli onorari pagati sin ora ad 
autori di siffatti libri di memorie, sono notevolmente inferiori. Secondo la stampa londinese, 
la somma assegnata all'ex imperatore Guglielmo II pel suo librodi memorie tocca le 40000 sterline 
(c. 400vo0 lire it.); Hindenburg ottenne 10000 sterline (c. 1020000 lire it.) e per le memo- 
rie del Ludendorff si calcolano circa 13000 st. (c. 1365000 lira it.) di onorario. Fra gli uomini 
di stato inglesi i meglio trattati appaiono Winston Churchill che pure sta scrivendo le due 
memorie le quali gli frutteranno circa 50000 sterline (c. 5000000 lire it.) ; il Diario della mo- 
glie di Asquith che sorti l’anno scorso in Inghilterra un cosi bel successo ha portato all’au- 
trice sin’ora la somma di 15000 sterline (c. 1500000 lire it.) ; all'ammiraglio Jellicoe per i suoi 
ricordi e rappresentazioni della guerra marittima ne toccarono 5000 (c. 500000 lire it.). 

Dopo la guerra si ha una fioritura veramente straordinaria di questo genere di lettera- 
tura politîica-militare dovuta a uomini che occuparono durante la guerra stessa posti ragguar- 
devoli. Ci mancano pel momento notizie sull’onorario percepito da Cadorna, Clemenceau, 
Giolitti e da molti altri generali, marescialli e uomini di Stato per « memorie » pubblicate o 
in via di pubblicazione, ma non ci facciamo pensieri che gli editori non li abbiano tutti trat- 
tati con la larghezza corrispondente al successo editoriale dell’opera nonchè al grado e di- 
gnità dell’autore. 

Parole d’oro, non c'é che dire, sono quelle che escono da quelle penne illustri, se non 
per quel: che valgono, certo per quello che costano. Ché, quanto al valore, ci viene quasi 


NOTIZIE 283 


istintivamente da pensare che ci sone autori d’ogni paese costretti oggi a tenere sepolte nei 
loro cassetti opere meditate, costruite ed elaborate con infinita pazienza e ingegno, perché 
non trovano editori, e perché gli editori, alla loro volta, non trovano lettori sufficienti a co- 
prire le spese della carta, stampa; ecc. ecc. 

Come si spiega questa prodigiosa diversità di trattamento ? 

Ecco, ci pare che le memorie di Lloyd George, Ludendorff e compagni altolocati, ben- 
ché scritte col sangue dei popoli, non siano che documenti personali creati a giustificazione 
dei propri atti, dinanzi alla pubblica opinione (e l’ambizione ci ha la sua parte); mentre quelle 
altre opere hanno per mira semplicemente. lo scoprimento di verità universali, anche se ten- 
tato per diverse e molteplici vie. È cosf: la maggioranza del pubblico che legge è più so- 
spinta dalla curiosità di conoscere il fatto particolare (possibilmente condito di scandalo) che 
non sia attratta dalla Sapienza per quanto infinita ed eterna la si possa dipingere. 

Onde a noi che abbiamo il tortò di lavorare di preferenza per una minoranza eletta, 
non resta altro scampo (per non incorrere in disastri economici) che scrivere subito al Mikado 
del Giappone impegnandolo a fornirci nel più breve tempo un manoscritto di un milione di 
parole contenenti le più intime e sensazionali memorie della sua vita e della sua corte, con 
qualche opportuno accenno politico ai gloriosi destini del Celeste Impero. 


Facsimile del ‘ Talmud Babylonicum’ di Monaco. — È nota agli orientalisti l’impor- 
tanza fondamentale che pel testo e pegli studi sul testo del 7a/mud Zaby/onicum ha il 
cod. hebr. 95 della Biblioteca di Stato di Monaco. Esso può riguardarsi, non solo come il più 
antico, ma come unico nel suo genere. La casa Gustav Fock di Lipsia (Schlossgasse, 7-9) 
si è assunta la riproduzione fototipica integrale del prezioso cimelio, eseguita da Albert Frisch 
di Berlino, il noto operatore cui si devono le meravigliose riproduzioni del Breviario Grimani 
di Venezia, e dei codici greci e latini pubblicate da A. W. Sijthoff di Leida. L’edizione è 
fatta sotto gli auspici del prefetto della Biblioteca di Monaco, Joh. Schnorr von Carols- 
feld, e accompagnata da una prefazione illustrativa del prof. Hermann L. Strack dell’ Uni- 
versità di Berlino (7a/mud Babylonicum. [Codex hebr. Monacensis 95]. Fautore IoH. SCHNORR 
von CAROLSFELD, 2ibliothecae Praefecto, phototypice depictum, edidit, praefatione necnon pagi- 
narum argumentis instruzxit HERMANN L. STRACK). — La riproduzione comprenderà 2 voll. 
in fol., per il facsimile, e un vol. in-4, per l’introduzione ; e verrà posta in vendita al prezzo 
di 300 fior. ol. 
3 Bibliografia Egittologica. — Demmo già notizia in questa rivista (XIX, 377) di 
un'Esguisse d'une bibliographie Égyptologique, iniziata dall’archeologo francese Seymour de 
Ricci nella Revue archéologique del 1917. Ad un lavoro molto più ampio si è accinto da 
molti anni Jean Capart, corrispondente dell’Académie Royale de Belgique, il quale sino 
dal 1892, per consiglio di Ernest Gossart, conservatore degli stampati ne!la Bibliothèque Royale 
di Bruxelles, cominciò a raccogliere le indicazioni bibliografiche relative all’egittologia, col pro- 
posito di formare una bibliografia completa dell’ Egitto antico. Incoraggiato dal Maspéro, pre- 
sentò al Congresso degli Orientalisti di Parigi del 1897, come saggio del proprio lavoro, la 
bibliografia degli a. 1893-94, in numero di circa 1500 schede. Nel 1914 egli poteva contare di 
aver fatto confluire nella propria bibliografia tutto ciò che conteneva la vecchia 2:i6b/liofkeca 
Aegyptiaca del Jolowicz (1858, più il Supplemento 1861), della Liferalure of Egyft del prin- 
cipe Ibrahim-Himly (1888), nonché lo spoglio della Orientalische Bibliographie, della 2iblio- 
theca Orientalis, e di altri consimili repertorii. Giunto cosi al numero cospicuo di circa 30.000 
schede, il C. pensò di abbandonare l’ordinamento alfabetico, classificando le schede per ma- 
terie; e si applicò a questo arduo lavoro, dei cui criterii dà ora conto in una comunicazione 
fatta all'accademia belga (JEAN CAPART, Une dibliographie de l’Égypte ancienne; in Bulletin 
de la Cl. des Lettres et d. Sciences morales et politigues (Acad. Royale de Belgique), a. 1921, 


384 NOTIZIE 


n.° 11 [Bruxelles 1921], pagg. 537-42). (Questo ricco schedario (in attesa dei mezzi per poter 
procedere alla sua pubblicazione) è stato dall’autore depositato nella biblioteca egittologica dei 
‘ Musées. royaux du Cinquanténaire.’ Giova però aver presente che codesta bibliografia 
si occupa essenzialmente dell'Egitto faraonico, e che, senza trascurarli intieramente, la papiro- 
logia e gli studi copti sono riguardati come dominii speciali. 


‘Rerum Aethiopicarum Scriptores.' — Una delle collezioni che più onorano gli studi 
italiani in questi ultimi anni, è quella diretta dal p. Camillo Beccari d. C. d. G., che g’in- 
titola Rerum Aethiopicarum Scriptores occidentales inediti, a saec. XVI ad XIX, iniziatasi nel 
1903, ed ora compiuta col vol. XV, pubblicatosi nel 1917. Il p. Beccari ha raccolto il ricco 
materiale in lunghi viaggi ed esplorazioni delle principali biblioteche d’Europa, che presumi- 
bilmente potevano contenerlo : gli archivi della Compagnia di Gesù, la ‘ Torre do Tombo ’ 
di Lisbona, la Congregazione di ‘ Propaganda Fide’ a Roma, il Ministero degli Affari esteri 
di Parigi; e per le questioni riguardanti la letteratura e la lingua, o le lingue, parlate, cono- 
sciute o studiate in'Etiopia (ghez, tigrè, amarico) il dotto raccoglitore non mancò di giovarsi del 
concorso di specialisti competenti, quali Esteves Pereira di Lisbona e il prof. Ignazio Guidi 
di Roma; e d’altra parte i testi in lingue etiopiche sono sempre accompagnati dalla tradu- 
zione in latino o in una lingua neo-latina. — Diamo l’indice sommario dei 15 voll. che formano 
la collezione completa : I. C. BECCARI, Zntroductio generalis: Notizie e saggi di opere e docu- 
menti inediti riguardanti la Storia d'Etiopia durante i sec. XVI, XVII e XVIII (con 8 facs. e 
4 carte geografiche); pagg. x-519, in-4. — II-III. P. PaEz, Zfisforiae Aethiopiae, lingua lusi- 
fanîca exarata, lib. I-IV ; voll. 2, di pagg. xLIt-644 e xirr-585, in-4. — IV. EMMANUELIS BAR- 
RADAS, Zyracfatus tres historico-geographici ; pagg. XXXII-403, c. 2 facs. — V-VII. EMMANUELIS 
DE ALMEIDA, Zfistoria de Ethiopia a alta, lib. I-X; voll. 3, di pagg. LxIv-525, c. I carta geogr. 


e I facs. ; Xx1-534; VI-573, in-4. — VIII-IX. PatrIAaRrcHak MENDEZ, Zapeditionis aethyopicae, 
lib. I-IV ; voll. 2, di pagg. LX-409, c. I facs.; e 545, in-4. — X-XIII. A/edaliones et epistolae 
variorum lempore missionis Lusitanae (1534-1692), lib. I-IV; voll. 4, in-4. — XIV. APe/afiones 


et epistolae variorum. Pars II. Liber unicus. Sectio I: 7entamina missionis Gallicae (1697-1708). 
Sectio II: T7entamina Tobiae Georgii Ghebragzer episc. Adulensis (1782-1815); pagg. XXXII-542, 
in-4, c. IV facs. — XV. Zudex analyticus totius operis; pagg. 372, in-4. — Il prezzo attuale 
della collezione completa (di cui non rimangono che pochi esemplari) è di L. 562.50, e le ri- 
chieste debbono rivolgersi alla casa editrice Carlo De Luigi, via XX Settembre, 120-122, Roma; 


Luca Hoistenio e la prima edizione del ‘ Liber Diurnus ’. — Nella importante serie 
Analecta Ambrosiana, di recente iniziatasi a Milano, ha visto la luce, a cura dei dott. L. Gra- 
matica e G. Galbiati, l’edizione del codice Ambrosiano del Liber Diurnws, proveniente 
dal monastero di Bobbio (// Codice .Ambrosiano del ‘ Liber Diurnus Romanorum Pontificum *, 
pubblicato, auspice il nuovo Arcivescovo di Milano, Achille Ratti, per cura dei dott. L. GRA- 
MATICA e G. GALBIATI. Milano, 1921; pagg. 68, c. tavv. LXXX = Ana/ecta Ambrosiana, VIII), 
edizione, in cui l’ intero manoscritto viene riprodotto fototipicamente, ponendo in ogni tavola 
quattro delle 320 pagine del codice, con una riduzione di formato la quale non impedisce 
punto che « tutte le minute particolarità della scrittura, come segni d’abbreviazione, d’ inter- 
punzione, e simili, risultino perfettamente chiare e visibili ». Questa importante pubblicazione, 
diffusasi poco avanti che |’ Eminentissimo patrocinatore di essa fosse assunto al soglio ponti- 
ficale, offre occasione ad un collaboratore delia Civiltà cattolica di ritessere la storia del Liber 
Diurnus: storia che è delle più complesse, non essendo facile « trovare nella storia della let- 
teratura un libro, per cui gli editori abbiano avuto a lottare con tanti contrattempi, con tante 
avversità, quante ne ebbero gli editori del già famoso e tanto prezioso formulario della Can- 
celleria Pontificia ». (Cfr. C. SiLva-TAROUCA, Za storia di un libro. A proposito dell'edizione 
Ambrosiana del ‘ Liber Diurnus’ ; in Civiltà cattolica, a. 73° [1922], vol. III, pagg. 408-20). 


NOTIZIE 285 


E di coteste edizioni l’autore dell’articolo si trattiene ad illustrare sopra tutto la storia della 
prima, dovuta alle cure di Luca Holstenio — bibliotecario, prima della Barberiniana (alla 
quale lasciò morendo le proprie carte), poi della Vaticana ({ 1661), — ma che realmente non 
vide mai la luce. L’ Holste, appena visto il codice a S. Croce di Gerusalemme (donde passò 
poi alla Vaticana), ne intui subito il valore eccezionale e ne scrisse al card. Francesco Barbe- 
rini, chiamandolo « il più bel pezzo di antichità ecclesiastica che si possa vedere ». Si propose, 
naturalmente, di pubblicarlo ; e pur intravvedendo le difficoltà che potevano derivare da un 
passo relativo a papa Onorio, e che infatti non mancarono, ne fece una diligente copia, che 
il 6 agosto 1646 era già terminata. Dal p. Sirmond poté poi avere e studiare comodamente in 
Roma il codice parigino del Z. D.; ma solo quattordici anni dopo, nel 1660 (e non nel 1650, 
come scrissero Gaetano Marini e Teodoro Sickel), l’ Holste poté attendere a un’edizione del 
Liber, della quale si ha notizia sicura in una lettera del Holste a Pietro de Marca del primo 
marzo 1660. Un esemplare anzi, veduto dallo Zaccaria, recava a tergo del frontispizio la cen- 
sura del Consultore della Congregazione dell’ Indice, Giovanni Bona: censura la quale stabi- 
liva, che essendo morto l’ Holste senza che fosse possibile rinvenire le ‘observationes ’ o 
note esplicative, che dovevano accompagnare il testo, e non potendosi conseguentemente sa- 
‘ pere se e come l’ed. intendesse ribattere la grave accusa fatta a papa Onorio nel testo del 
L. D. — « qui pravis haereticorum assertionibus fomentum impendit » —, si doveva sospen- 
dere la divulgazione dell’opera. Di questa edizione soppressa ci resta però un esemplare al- 
l’Archivio Vaticano, contenente solo le pagg. 1-16 e 177-232, ed è lo stesso che l’ H. aveva tra- 
smesso a Pietro de Marca. Ma oltre questa edizione, la quale spetta fuor di dubbio al 1660, 
ve n’ ha un’altra che pretenderebbe risalire a due anni innanzi (1658), e di questa si conoscono 
sette esemplari. Reca questo titolo: Liber Diurnuus Romanorum Pontificum ex antiquissimo 
codice ms. nunc primum in lucem edifus studio LucAagE HOLSTENII. Romae, typis Josephi Va- 
nacci, 1658. Le prime 224 pagg. di quest’ultima edizione sono perfettamente identiche a quelle 
dell’esempl. superstite del 1660; ma le pagg. 225-232 presentano un testo affatto diverso : 
anzi esse ci offrono il testo dell’edizione Garneriana del 1681. Ciò dà buon argomento a rite- 
nere che nel riferito frontespizio del Vanacci si abbia un materiale errore tipografico, e che in 
luogo della data /658 s’abbia a leggere /685, e ciò è confermato anche dal fatto che l’unica 
stampa del Vanacci, di cui si abbia sicura notizia, è del 1686, e non anteriore. Sarebbe quindi 
assai arduo farne risalire l’attività tipografica a 24 anni innanzi! « Non essendo l’edizione del 
Holste (osserva il S.-T.) proibita o messa all’ Indice, ma semplicemente sospesa, era superfluo 
mantenere questa sospensione dopo che a Parigi era uscita l’edizione Garnier; e conseguen- 
temente non era difficile, per chi possedeva ancora o seppe procurarsi i fogli dal Holste stam- 
pati nel 1660, di fare la prova di aver completi almeno alcuni esemplari di questa edizione » 
(pag. 418). e 

L’edizione del 1660 non fu adunque propriamente soppressa, ma soltanto sospesa, perché 
dopo la morte del Holste (2 febbraio 1661) non si riusci a trovare il manoscritto delle note 
esplicative. « Ma (si chiede il S.-T.) dove mai erano andate a nascondersi le note dal H. pre- 
parate?» Anch’esse non sono perite. Il dotto Gaetano Marini, prefetto degli Archivi Vaticani, 
scopri nella biblioteca del card. Zelada l’autografo del H., contenente tutto il testo del LZ. 2, 
e tutte le note preparate per l’edizione. Ne prese copia, e ne diede notizia a Fr. A. Zaccaria. 
Dopo la morte del card. Zelada (1801), il prezioso autografo emigrò, con altri libri, in Spa- 
gna, e tuttora si conserva nella biblioteca della Cattedrale di Toledo, mentre l’autografo ma- 
riniano ci è conservato nel cod. Vat. lat. 9114. È perciò a deplorare che questa dutta fatica 
restasse negletta da parte di Th. Sickel nella sua edizione del Z. D., specialmente perché da 
essa risulta che, lungi dall’essere soppressa, l’edizione holsteniana del Z. D. aveva ottenuto 
l’ imprimatur dal Maestro del Sacro Palazzo, Raimondo Capisucci. Altre due copie delle note 
del H. si hanno poi in un codice già appartenuto al b. Gius. Maria Tomasi, poi passato alla 
Biblioteca Comunale di Castel Gandolfo (oggi cod. Casanatense 4908), e nel Vat. 6818. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 9* 36 


286 NOTIZIE 


Antiche Vite di Santi e religiosi Domenicani, — Frate Girolamo Borselli (o Al- 
bertucci de’ Borselli), bolognese, dell’ordine Domenicano (n. 1432 c.; m. 1497), è noto 
quasi esclusivamente pegli Amna/es Bononienses, che di lui pubblicò il MURATORI nel tom. XXIII 
de’ Rerum italicar. Scriptores, limitandone la pubblicazione (giusta il suo costume) al solo pe- 
riodo 1418-1497, e stralciandone tutta la parte anteriore, della quale esistono copie mano- 
scritte. Ma egli è autore di varie altre opere o compilazioni storiche, enumerate dal Mazzu- 
chelli e dal Fautuzzi, fra cui specialmente importante la Cronica Magistrorum generalium Or- 
dinis Fratrum Praedicatorum et omnium gestorun ab ipsis, et clarorum virorum eiusder 
Ordinîs, sin qui inedito nella sua interezza, e conservatoci nel cod. 1999 della Biblioteca Uni- 
versitaria di Bologna, proveniente dalla libreria di S. Domenico, cioè del convento medesimo 
a cui appartenne il Borselli. Questo codice, probabilmente unico (come può arguirsi dal fatto 
che niun altro ms. ne è ricordato nella recente opera del p. A. MOrRTIER, Z#isfoire des Maitres 
généraux de l’ordre des Fréres Précheurs. Paris, 1903-13, voll. 6, in-8), è indubbiamente ori- 
ginale (se non autografo), come dimostrano le molte pagine e carte lasciate in bianco per 
eventuali aggiunte; la mancanza del nome dell’autore, nella rubrica iniziale (ove fu aggiunto 
solo più tardi); ed anche la curiosa serie di ritratti a chiaroscuro dei Generali dell’ Ordine 
(principiando dal fondatore, San Domenico), di cui l’a. volle ornare il suo lavoro. In questo 
prezioso ms., il nostro collaboratore prof. Albano Sorbelli, bibliotecario della Comunale 
di Bologna, è venuto ricercando alcune più estese e più interessanti Vite di Santi e religiosi 
dell'ordine domenicano, di cui il B. aveva impreziosita la propria compilazione, valendosi 
anche di testi di Vite o Leggende comunicategli da religiosi coetanei, o da lui rintracciate 
ne’ vari conventi dell’ Ordine, presso cui recavasi nelle sue peregrinazioni (Una Raccolta foco 
nota d’antiche Vite di Santi e religiosi Domenicani. Bologna 1922; pagg. 27, in-8). Le Vite di 
cui il S. dà notizia in questa comunicazione fatta all'Accademia delle scienze di Bologna, in- 
dicando anche quale uso ne sia stato fatto precedentemente da fr. Leandro Alberti, dal Pa- 
pebroch e da altri Bollandisti, sono di: 1-2. .S. Dominicus e Ordo de Penitentia b. Dominici. 
— 3. fr. Fyacintus Cracoviensis. — 4. B. Margarita Hungariae. — 5. B. Helena Sanctimo- 
nialis. — 6. Fr. Jacobus de Alfessania. — 7. B. Vanna de Urbdeveteri. — 8. B. Jacobus de Ve- 
neltis. — 9. Fr. Symon de Arimino. — 10. B. Margarita de Civitate Castelli. — 11. Fr. Mau- 
ritius de Hungaria. — 12. B. Venturinus de Bergomo. — 13. B. Sibilina de Papia. — 14. Fy. Ro- 
bertus de Neapoli. — 15. Marcolinus de Forlivio. — 16. Fr. Nicolaus de Ravenna. — 17. B. Maria 
de Venetiis. — 18. 2. Vincentius de Valentia. — 19. S. Antoninus. — 20. Antonius de Ripolis. 
— 21. Conradinus de Ariostis. — 22. fr. Constantius de Fabriano. — 23. Fr. Iohannes de 
Pistorto. — Nella Vita di S. Domenico, il B. ricorda (da diligente annalista) anche tutti i pre- 
cedenti biografi del Santo, e fra questi: ‘Octavus fuit frater Petrus caloclugiensis qui 
in suis prolixis legendis vitam beati Dominici edidit, etc.’ (pag. 8): dove dovrà leggersi 
invece: ‘ Petrus Calò, clugiensis’, o ‘ clodiensis ’, trattandosi evidentemente delle Le- 
gendae de tempore et de Sanctis di fr. Pietro Calò, da Chioggia, di cui ci restano tre co- 
dici, l'uno Barberiniano (ora Vaticano), l’altro Marciano, e il terzo di York, e di cui si sono 
specialmente occupati Giovanni MonTiICcOLO, ZBreve notizia intorno ai mss. delle ‘ Legendae de 
tempore et de Sanctis* di fr. Pietro Calò da Chioggia ; in N. «Arch. Veneto, vol. IX (1895), 
pagg. 132-36; e A, PONCELET, Ze ZLégendier de Pierre Calo; in Analecta Bollandiana, 
vol. XXIX (1910), pagg. 5-116. L’ intero indice delle Vite del Calò è dato dal p. Dom. MARIA 
BERARDELLI nel suo Catalogo dei codici de’ SS. Giovanni e Paolo di Venezia, inserito nel 
CALOGERÀ, N. acc. d’opusc., vol. XXXIX, pagg. 84-144. 


Bibliografia Shakespeariana. — La recente ricorrenza del III centenario della morte 
dello Shakespeare ha dato luogo alla pubblicazione di due lavori, l’uno inglese, l’altro italiano, 
che hanno per oggetto lo studio del teatro Shakespeariano in rapporto con l’Italia e la sua 
letteratura: l’uno di Lacy Cotctison-MoRLEy, Shakespeare în Italy, Stratford-upon-Avon, 


NOTIZIE : 287 


1916 ; pagg. 180, in-8; l’altro di Siro ATTILIO NULLI, SkaZespeare in Italia. Milano, Hoepli, 
1918; pagg. 245, in-8. Il tema ha un interesse tutto speciale per noi, giacché — come è noto 
e come ha riconosciuto anche un dotto conoscitore straniero della nostra novellistica, Marco 
Landau — «lo Shakespeare prendeva assai spesso la prima materia dei suoi drammi dai no- 
vellieri italiani che traevano le loro origini dalle leggende e fiabe del popolo » (cfr. N. Antologia, 
ser. 23, vol. XI [15 sett. 1878], pag. 322). Il libro del Collison-Morley reca in fine una «ricca 
e ben ordinata bibliografia » in cui sono registrati «tutti i lavori precedenti, in ispecie ita- 
liani, dei quali nel libro sono raccolti i risultati » ; ed uno scritto di BENEDETTO CROCE, La 
letteratura Shakespeartana in Italia, in cui si passano in rassegna i due libri del Collison- 
Morley e del Nulli, e che ora ricompare nel volume: B. Croce, Nuove curiosità storiche. 
Napoli, R. Ricciardi, 1922; pagg. 221-237, si chiude (pagg. 228-37) con una utile Bibliografia 
Shakespeariana italiana, dal mezzo del sec. XIX ai giorni nostri, che non ha altra pretesa che 
d’essere « un tentativo (ma solo un tentativo) di semplice catalogo delle pubblicazioni italiane 
pel periodo sopradetto », e alla quale sarà perciò possibile fare qualche aggiunta. Cosi, ad. 
es., per Otello: P. G. MOLMENTI, // Moro di Venezia; in Bullettino di asti, industrie e cu- 
riosità Veneziane [ed. G. M. Urbani de Gheltof], a. II (1878-79), pagg. 5-10; BART. CEc- 
CHETTI, Ancora a froposito dell’Otello ; in Arch. Veneto, tom. XXXII (1886), pagg. 182-88; — 
per Amleto: OLinpo GuUERRINI, Un Amleto italiano ; in Rassegna settimanale, a. IV (1879), 
2° sem., pagg. 89-90; G. Rizzi, Dei personaggi dell’ Amleto di Shakespeare ; in Rassegna Na- 
zionale (Firenze), 1886, vol. III; A. MAnzI, L’istoria d’Amleto sulle scene italiane; in Ras- 
segna Nazionale, vol. CLXVIII (1909); E. VaLoRri, Za mente e l’anima di Amleto; ibid., 
vol. CLXXIII (1910); — per Romeo e Giulietta: Cesare FoLIiGnNO, Appunti su Luigi da 
Porto e la sua Novella; in N. Arck. Veneto, N. S., tom. XXIII (1912), pagg. 420-32; — per 
Giulio Cesare: G. GABARDI, ‘ Giulio Cesare’ a Firenze; in Illustrazione italiana, a. XV, 
n. 8 (12 febbr. 1888), pagg. 122-23; ENRICO CORRADINI, Z/ ‘ Giulio Cesare ’ all'Argentina ; in 
N. Antologia, ser. 5*, vol. CXXI [1 genn. 1906], pagg. 144-151; E. DeL GRECO, La ferso- 
nalità di Marco Bruto nel ‘ Giulio Cesare’ di Sh.; in Coenobium (Lugano), a. VI (1912). — 
per La Tempesta: M. LanDaU, Ze fonti della ‘ Tempesta’ di W. Sk.; in N. Antologia, 
ser. 28, vol. XI (15 sett. 1878), pagg. 321-24. — Auguriamo che l’attraente argomento invogli 
qualcuno dei giovani cultori di storia comparata delle letterature moderne. i 

Henrietta C. Bartlett, che aveva pubblicato alcuni anni or sono, in collaborazione 
con A. W. Pollard, A Census of Shakespeare's Plays in quarto (1594-1709) (New Haven, 
1916 ; in-4), ha ora dato in luce un lavoro di importanza anche maggiore per la bibliografia 
delle edizioni originali e più antiche, in-quarto ed in-folio, dei drammi dello Sh., e delle fonti 
di essi nelle edizioni contemporanee allo Sh. (HENRIETTA C. BARTLETT, MM." William Shakes- 
peare original and early editions of his quartos and folios: his source books and those contatning 
contemporary notices. New Haven, Yale University Press, 1922; pp. xXVvIII-218, in-8). 


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RECENTI PUBBLICAZIONI 


3 zig, B. G. Teubner, 1919: pagg. 89, in-8; c. II 

II. Straniere. facs, (‘Berichte iber die Verhandlg. d. Stchs, Akad. 

C) Tedesche. d. Wissensch. zu Leipzig, Philol.-hist. KI., Band 
LXXI, 4. Heft.), 

FiscHER (Otto), A/brecht Diirer's Leben u, Werke. | FRIEDLANDER (Max). A/brecht Direr d. Kupferste- 
— Dachau, Gelber Verlag, 1920; pagg. XxIV cher u. Holzschnittseichner. — Berlin, Bard, 
di testo | 95 di incis., in-8. 1919; in-8. 

ForsTER (Max), Die Beowulf. Handschrift. — Leip- | GARDTHAUSEN (Victor), andbuck der wissenschaft- 


288 RECENTI PUBBLICAZIONI 


lichen Bibliothekskunde. == Leipzig, Quelle & 
Mayer [Klosterneuburg b. Wien, O. Hòfels], 
1920; voll. 2, di pagg. XxI1-240 e Iv-148, in-8. 

GEISBERG (M.), Das Aupferstich-Kartenspiel der 
K. N. Hof-Bibliothek zu Wien aus der Mitte 
des 15. Jh. — Strassburg, J. H. E. Heitz, 1918; 
pagg. 51, in-8 gr., c. LVII tavv. (‘ Studien z. 
deutschen Kunstgeschichte ’, 205). 

Gesamiverzeichnis der auslindischen Zeitschriften. 

‘* Herausg. vom Auskunftsbureau der deutschen 
Bibliotheken. Nach dem Stande vom 1. Desember 
1920. — Berlin, 1921 ; pagg. VIII-58, in-4. 

GOTTLIEB (Theodor), Mittelalterliche Bibliothekska- 
taloge: Oesterreich. Herausg. von der K. Aka- 
demie d. Wissensch. in Wien. I. Niederocester- 
reich. — Wien, A. Holzhausen, 1915; pagg. XVI- 
615, in-8 p., c. II tavv. 

GRABMANN (Martin), Die echten Schriften des hi. 
Thomas von Aquin, Auf Grund d. alten Xata- 

. loge mu. d. handschriftlichen Ueberlieferung fest- 
gestellt. — Minster, Aschendorff, 1920; pagg. 
VIII-275, in-8. 

GRAGGER (Robert), Dewtsche Mandschriften in un- 
garischen Bibliotheten, — Berlin & Leipzig, 
Vereinigung wissenschaftlicher Verleger, 1921; 
pagg. ItI-56, in-4, c. I tav, (‘ Ungarische Biblio- 
thek ’, I, 11). 

GRISAR (Hartmann), Die Literatur des Luther-Ju- 
.bildums 1917: ein Bild des heutigen Protestan- 
tismus. — Innsbruck, Rauch, 1919, in-8. 

HASERDITZL (F. M.) & STIx (A.). Die Einblatt- 
drucke des XV. Jahrhunderts in der Kupfer- 
stichsammlung der Hofbibliothek zu Wien. — 
Wien, Gesellschaft f. vervielfiltigende Kunst, 
1920; voll. 2, in-8. 

HAEBLER (Konrad), Bibliografia iberica del siglo 
XV; II. Parte — Leipzig, Hiersemann, 1917; 
pagg. 1x-258, in-8. 

—, Ueber Brevierdruck der Inkunabelseit ; in: 
Frankfurter Briicherfreund. Mitteilungen aus dem 
Antiquariat von Joseph Baer & Co. Jahrgang 
14 (1920-1921), N. F., n° III, Heft 4, pagg 
173-177. — 

—, Typenrepertorium der Wiegendrucke. Abteilung 
4 (Erginzungs-Band). — Leipzig, O. Hatrasso- 
witz, 1922; pagg. xII-192, in-8; c. II tavv. 
(‘ Sammlung bibliothekswissenschaftl. Arbeiten”, 

39 *. I 

Halbjahresverseichnis der im Deutschen Buchhandel 

erschienenen Bucher, Zeitschriften u, Landkarten, 


Mit Voranzeigen von Nenigkeiten, Verlags- u. 
Preiséinderungen. Nebst einem Register, 1917, 
II. Halbjahr; 1918, I-II. Halbjalr; 1919, I-II. 
Halbjahr; 1920, I-II. Halbjahr; 1921, I. Halb- 
jabr. — Leipzig, Verlag des Bòorsenvereins der 
deutschen Buchhindler. 1918-20; pagg. 406 e 
JI 99; 436 e g5s-vi; 356 e gI-viIlI; 111-476 e 
111-108-8; 11I-486 e 11I1-122-10; III-579 € 111-127- 
12; 11I-620 e I1-184-12; Iv-608 e ItI-109, in-8. 

Handschriften (Die) des Finanzarchivs su War- 
schau sur Geschichte der Ostprovinsen des preus- 
sischen Staates. — Warschau, Deutsches Gene- 
ralgouvernement, 1917; pagg. XLIx-290, in-8 p. 

HEITz (P.), Zfundertfinfsig Einselbilder des 15. 
Jahrhunderts. — Strassburg, J. H. E. Heitz, 
1918; pagg, 16 in-8, c. CLII tavv. 

HELLMANN (Richard) & PALM (Kurt), Die deut- 
schen Feldzeitungen. Eine Bibliographie, mit 20 
Bildern. — Freiburg i. Br., Wagner, 1918; in-8, 

[Appendice alla Bibliografia dei giornali dei 
combattenti]. | 

HoOFFMANN-KRAGER (E.), Vol&kskundliche Biblio- 
graphie f. das Jahr 1918. ‘Am Auftrage des 
Verbandes deutscher Vereine f. Volkskunde, — 
Berlin, Vereinigung wissenschaftlicher Verleger, 
1920; io-8.. 

HOLDER (Alfred), Die Reichenauer Handschriften, 
beschrieben u. crldutert, II-III. Gesammelt u. 
bearbeitet von KARL PREISSENDANZ. — Leipzig, 
B. G. Teubner, 1914-1918; pagg. viI-484, c. X 
tavv., e pagg. IX-269, c. VIII tavv., in-8. (‘ Die 
Handschriften d. grossherzogi. Hof- u. Landes- 
bibl. in Karlsruhe *, VI-VII). 

[Il I vol. fu pubblicato nel 1906]. 

HoLLANDER (Eugen), Wunder, Wundergeburt mu. 
Wundergestalt in Einblattdrucken des XV. bis 
XVIII. Jahrhunderts. Kulturhistorische Studie. 
— Stuttgart, F. Enke, 1921; pagg.XVI-37 3,in-4, fig. 

Hupic-FREY (Margareta), Die diteste ZIlustration 
der ‘ Eneide’ des Heinrich von Veldete. — 
Strassburg, J. H. E. Heitz, 1922; pagg. 120, 
in-8, c. VI tavv. (‘ Studien z. deutschen Kunst- 
geschichte', 219), 

INDRA (G.), Catalogus Incunabulorum Plagensium 
et palacotyforum usque ad a. 1520 ca, — Linz, 
F. J. Ebenb6ch, 1918; pagg. 11-67, in-8. 

IwarD (Fritz Georg), Lidliographie -der deutschen 
Regiments- su. Bataillons-Geschichten von 1905- 
19/4. — Biberach, Domsche Buchhandlung, 1919; 
pagg. 44, in-8. 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


Jahrbuch den Biicherpreise. Ergebnisse der Verstei- 
gerungen in Deutschland, Deutsch-Oesterreich, 
Holland, Skandinavien u. d. Schweis, bearbeitet 
von F. RupP. Jahrgang XIII-XIV. 
zig, O. Harrassowitz, 1918-19; 
in-8. 

Jahrbuch der deutschen Bibliotheken. Herausgegeden 
vom Verein deutscher Bibliothekare. Jahrgang 
XIV. — Leipzig, 1920; in-8. 


— Leip- 
Pagg. XII-539, 


Jahresverseichnis der an den deutschen Universitàten 
‘ ss. technischen Hochschulen erschienenen Schrif- 
ten. Jabrgang XXXIII (1917), XXXIV (1918), 
“RXXV (1919), XXXVI (1920). 
Behrend, 1918-1921; voll. 
v-366, v-548, e v-852, in-8. 

Tehessocnsizhale der Schweiserischen  Hochschul- 
schriften. (Catalogue des ecrits academiques Suts- 
| 863). A. 1916-17 e 1917-18. — Basel, Schwabe, 
‘1918-19; voll. 2, di pagg. It1-85 e tII-84, in-8. 

[Pubblicazione curata dalla Bibl. Universitaria 
di Basilea]. | 

FJahrzehnte (Zwei) deutscher Kultur. Ein Katalog 
schiner Bicher, Diutsche Vorzugsdrucke mit 
begrenzter Auflagehòhe. Ernst Ludwigdrucke, 
Drugulindrucke, Daphnisdrucke, Dionysos-Bti- 
cher, Hundert- u. Hundertfiinfsigdrucke, ecc. — 
Berlin, Kaufhaus des Westens, 1919; pagg. VIIt- 
203, in-8. 

Katalog der Luo Leopold Hirsch- 
berg. — Berlin-Wilmersdorf, PESIORDLE Ver- 
lag, 1920; in-8. 

Katalog der standigen Ausstellung (Stadtbibliothek 
‘’ Frankfurt. a. M.). Handschriften, Einbéande, 
Formschnitte uw. Kupferstiche des 15. Jahrhun- 

. derts, Druckwerke sw. Einblattdrucke des 15. bis 
20. Jahrhunderts. — Frankfurt a. M., J. Baer, 
1920; pagg. X-94, in-8, fig. 

Katalog von Verlags-, Preis- und Firmendnderungen, 
“*Rest'- Partite - und Gelegenheits - Artikeln im 
deutschen Buchhandel, Nebst Angaben tiber ver- 
grifene, verbotene, nicht in den Mandel ge. 

. langte, oder aus ‘dem Handel suriickgesogene 


— Berlin, 
4» di pagg. V-401, 


‘urspriinglich anonym oder fpseudonym erschie- 
nene Bsicher, ecc. Band vii (Jahrgang 1914-17). 
+ Gautssch b. Leipzig, Dietrich, 1920; in-8. 

(È pubblicata la 18 puotata doppia del vol. 

VII > fasc. 164-165 della serie, 
KbHNEL (Emst), Die Miniaturen des Orients. — 
‘’ Berlin, Cassirer, 1921; in-8. (‘ Die Kunst des 
Ostens ’, VII). 


289 
Kunz (Josef L.), Bibliographie der Kriegsliteratur, 
Berlin, H. R.Engelmann, 1920; pagg. 102, in-8 gr. 
LEHMANN (Paul), Mittelalterliche Handschriften 
des K. B. Nationalmuseums zu Minchen; in 
Sitzungsberichte d. Kgl. Bayer. Akademie d. 
Wissenschaften. Philos.-philol. u. hist. KI., a. 
1916, Abhdl. 4 (Miinchen 1916); pagg. 66, in-8. 
—, Corveyer Studien. Miiachen, G. Franz, 1919; 
pagg. 83, in-8 gr. (‘ Abhandlungen d. Bayer. 
Akad. d. Wiss.’, Philos.-philol. u, hist. KI., 
XXX, 5). | | 

—, Zin Bticherverzeichnis der Dombibliothek von 
Chur aus dem Jahr 1457. — Miinchen, G. Franz, 
1920; pagg. 22, in-8 (‘Sitzb. d. Bayer. Akad. 
d. Wiss.’, Philos.- philol. u. hist. KI., a. 1920, 4). 

—, Quellen sur Feststellung u. Geschichte mittel- 
alterlicher Bibliotheken, Handschriften wu. 
Schriftsteller; in Historisches SE NeSa: 
chep), vol. XL (1920). 

Leuze (Otto), Bidliographie der Wiirttembergischen 
Geschichte, IV: Ortsgeschichte u. biographische 
Literatur von 1897-1905, II. — Stuttgart, W. 
Kohlhammer, 1915; pagg. IX e 241-596, in-8. 

LouBIER (Hans), Die mene deutsche BICRnSE, —_ 
Stuttgart, Krais, 1921; in-8. “hi. 

LupwiG (Vincenz Oskar), Die Klosterneuburger 
Inkunabeln. — Wien, W. Braumiiller, 1920; 
pagg. XXIII-247, in-8 (‘ Jahrbuch des Stiftes Klo- 
sterneuburg, * VIII, 2). 

MAYER (Aug. L.), Expressionistische Miniaturen 
des deutschen Mittelalters. — Miiachen, Delphin- 
Verlag, 1919; pagg. 16, in-8 gr., c. XXXII tavv. 

MeyER (Paul M.), /uristische Papyri. Erklarung 
von Urkunden sur Einfuhrung in die juristi- 
sche Papyruskunde. — Berlin, Weidmann' sche 
Buchhandlung, 1920; pagg. xx-380, in-8.- 

Miniaturen (Mittelalterliche), ausgewdhit u. heraus- 
gegeben von KURT PFISTER. — M0acnes, Hol- 
bein-Verlag, 1921; in-4. 

Mitteilungen aus der Kgl. Bibliothek, IV: X urses 
Verzeichnis der romanischen Handschriften. — 
Berlin, Weidmann, 1918; pagg. Iv-141, in-8 gr. 

[I voll. I-III delle Af:tteilungen, riguardanti i 
mss. arabici e siriaci, furono pubblicati nel iù 
e 1887]. : 

MOHLBERG (K.), O. S. B., Das Gaia « Sa- 
cramentarium  Gelasianum » in alamannischer 
Ueberlieferung (Cod. Sangalli. ni 348). — Min- 
ster, Aschendorff, 1918; pagg. Cir:292, in-8 gr., 
c. II tavv. (‘ Liturgiegeschichtl. Quellen," 1-2) 


290 


MoLspore (Wilhelm), Zestrdge zur Geschichte 
u. Technik des dltesten Bilddrucks. — .Strass- 
burg. Heitz, 1922; pagg. 108, in-8, c. XXI 
tavv. (‘Studien z. deutschen Kunstgeschichte, ’ 
216). 

MORI (Gustav), Was kaf Gutenberg erfunden? ein 
Riickblick auf die Frihtechnik d. Schriftgusses. 
— Mainz, Gutenberg-Gesellschaft, 1921; pagg. 37, 
in-8, c. XIV tavv. (* Beilage z. 19. Jahresbericht 
f. die Geschiftsjahre 1919-1920 ’). 

MULLER (C. F.), Zeitschriften- u. Zeitungs- Adress- 
buck. 1919. — Leipzig, Miller, 1919; pagg. VIII- 
452 e IV-156, in-8. 

[La pubblicazione è suddivisa in due parti: 
1. Periodici (a. XI). - 2. Giornali politici 
(a. V)]. 

—, Adressbuch des deutschen Buchhandels u. ver- 
wandter Berufsswceige. 1923. — Leipzig. Miiller, 
1922. 

MUNDING (Emmanuel), O. S. B., Das Verzeichnis 
der St. Galler HM:itligenleben u. ihre Hand- 
schrift im Codex Sangall. Nr. 506. Ein Beitrag 
s. Frihgeschichte d. St. Galler Handschriften- 
Sammilung. Nebst Zugabe ciniger hagiologischer 
Texte. — Beuron, Kunstschule, 1918, pagg. XVI- 
184, in-8. (‘Texte u. Arbeiten,* I, 3-4). 

NEUSs (V.), Die Katalanische Bibelillustration um 
das Jahr 1000, u, die altspanische Buchmaleret., 
Eine neue Quelle 2. Geschichte des Auslebens der 
altchristlichen Kunst im Mittelalter u. sum 
Problem der friihmittelalterlichen Stilentwick- 
lung. — Bonn, Schroeder, 1922 ; pagg. 140, in-4, 
c. 215 fig. su LXIV tavv. 

Papyrus (Griechische) der Universitàts- u. Landes» 
bibliothek su Strassburg, hrsg. u. erldutert von 
Prof. Dr. FRIEDRICH PREISIGKE, II. Band: 
Urkunden Nr. 81-125. — Lei:zig, Hinrichs, 
1920; pagg. IV-88, in-4, c. XXVI facs. 

PAScHKE (Max) & RATH (Philipp), LeArbBuck des 
deutschen Buchhandels, 4. verm, u. verbesserte 
Auflage, Leipzig, Verlag d. Béorsenvereins d. 
deutschen BuchhAndler, 1919; 2, in-8, 
paggo XVI-495 € VIII-453. 

[La 3* ediz, è del 1912]. 

PETRARKAS Griseldis. Mit einer Reîhe schòner Holz- 
schnitte nach dem ersten Druck aus der Johann 
Zainerschen Offizin in Ulm. — Potsdam, Miiller 
& Co., 1921; pagg. 24, in-fol. (‘ Die tnkunabeln 


voll. 


in ibren Hauptwerken,” III). 
PETZET (Erich), Die deutschen Pergamenthand- 


- 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


schriften 1-200 der Staatsbibliothek in Minchen 
beschrieben. — Miiochen 1920; in-8, 

PFISTER (Kurt), Die primitiven  Holsschnitte. — 
Miinchen, Holbein-Verlag, 1922; pagg. 29, in-8, 
c. XLIV tavv. 

PICARD (Max), Mittelalterliche Holsfiguren. — Exr- 
lenbach-Zirich, E. Rentsch, 1920, pagg. 1V-3I, 
in-4, c. XXXII fig. 

PrAUSNITZ (G.), Die Ercignisse am See Genesareth 
in den Miniaturen von Handschriften u. auf 
Giteren Bildwerken. Strassburg, Heitz, 1917; 
pagg. vi1-86, in-8, c. XVII tavv. 

RAHLFS (Alfred), Verseichnis der griechischen Hand- 
schriften des Allen Testaments fiir das Sep- 
tuaginta-Unternehm:in aufgestellt. — Berlin, 
Weidmann' sche Buchhandlung, 1914 [sulla co- 
pertina : 1915]. 

RAPHAEL'S Zetchnungen, hrsg. von OSKAR FISCREL, 
2. Abteilung. — Berlin, Grote, 1920; pagg. 87- 
120, in-fol., c. XXX tavv. 

(La I Abteilung fu pubbl. nel 1913]. 

RATH (Philipp), 2Lid/iotheca Schlemihliana, Ein 
Verseichnis der Ausgaben vu. Uebersetsungen 
des Peter Schlemihl nebst neuen unveròfent 
lichten Briefen Chamissos u. einer Einleitung. 
— Berlin, Breslauer, 1920; pagg, 96, in-8, c. 6 
incis. 

RECKE (W.) & WAGNER ( A. M.), ZBicherkunde 
sur Geschichte u. Literatur des KòOnigreichs 
Polen. — Warschau, Deutsche Staatsdruckerei, 
1918; pagg. x1-242; in-8. 

ROESLI, Verseichnis der ifentlichen schweiserischen 
Bibliotheten. — Bern, 1916, pagg. XIIi-168, 
in-8, 

RosENBAUM (Alfred), Zibliopraphie der in den 
Jahren 1954 bis 1918 erschienenen Zettschrif- 
tenaufsctze u. Biicher sur deutschen Literatur- 
geschichte. Abteilung 1-3. — Leipzig & Wien, 
C. Fromme, 1921-1922; pagg. 288, in-8, (‘ Eu- 
phorion *, Erg.-Heft 12 sgg.). 

RSTTINGER (Heinrich), Die ZMolsschnitte Barthel 
Behams, — Strassburg, Heitz, 1922; pagg. 55, 
in-8, c. XXI tavv. (‘Studien 3, deutschen Kunst- 
geschichte,* 218). 

RUMANN (A.), Gustave Doré. Bibliographie der 
Erstausgaben nebst hkurser Biographie des 
Kiinstlers. — Miinchen, Horst Stobbe, 1921; 
pagg. 39, in-8 gr. 

SAXL (Fritz), Verseichnis astrologischer wu. mytho- 
logischer tillustrierten Handschriften des lateini- 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


schen Mittelalters in Rbmischen Bibliotheken. — 
Heidelberg, C. Winter, 1916; pagg. XVIII-149, 
in-8, c. XXI taw. (‘Sitzgesb. d. Heidelberger 
Akad, d. Wiss.', philos.-hist. KI., 1916, 6-7). 

SCHILLMANN (Fritz), Die Mandschriften-Verzeich- 
nisse d. Preussischen Staatsbibliothek 3u Berlin, 
XIV: Xatalog der in den Jahren 1903-1915 
erworbenen lateinischen Handschriften von 7. 
Gorres. — Berlin, Behrend, 1919; pagg. VII- 
262, in-4. 

SCHMIDT (Adolf), Buckeindénde aus dem 14.-19. 
Jahrhundert in der Landesbibliothek su Darm- 
stadt. — Leipzig, Hiersemann, 1922; in-8. Con 
162 fig. su C tav. 

SCHOELLER (Ida), Die Kunst im deutschen Buch- 
druck. — Frankfurt, Baer, 1921; in-8. 

SCHOTTENLOHER (Karl), Das alte Buch. 2. vermehrte 
Auflage. — Berlin, Schmidt, 1921; pagg. 432, 
in-8, c. 67 incis, (‘ Bibliothek f. Kuast- u. An- 
tiquititensanimler’, 14). 

—, Das Regensburger Buchgewerbe im 15. u. 106. 
Jahrhundert, mit Akten- u. Druckverzeichnis. — 
Mainz, Gutenberg-Gesellschaft, 1921; pagg. XIII- 
289, in-4, c. XV tavv. (‘ Gutenberg-Gesellschaft”, 
14-19). : 

SCHRAMM (Albert), Schreib- wu. Buchwesen einst u. 
jetst. (Ueberblick tiber das gesamte Schreib- wu. 
Buchwesen aller Kulturenj. — Leipzig, Deut 
sches Museum f. Buch u. Schrift, 1921; in-8, 
c. XCVI tavv. 

—, Totentanz der Inkunabelzeit (Heidelberg), ge- 
druckt von Poeschel &° Trefte, mit genauen 
Angaben siber die einschldgigen Fragen. - 
Leipzig, Deutsches Museum f. Buch u. Schrift, 
1921; in-8. 

—, Der Bilderschmuck der Frihdrucke. III. Band; 
Die Drucke von Johann Baemler in Augs 
burg. Leipzig, Hiersemann, 1921; pagg. 26, 
in-8, c. 781 fig. su CXIII tavv. 

—, Der Bilderschmuck der Friihdrucke. I: Die 
Drucke von Albrecht Pfister in Bamberg. — 
Leipzig, Hiersemann, Pagg. IV-7, 
c. XXXVIII tavv. 

SCHUBART (Wilhelm), Das Buck dei den Griechen 
u. Ròmern. 2. umgearbeitete Auflage. Berlin- 


1922; 


Leipzig, Vereinigung wissenschaftlicher Verleger, 
1922; pagg. 1I1-194, in-8. (‘ Handbiicher d. 
staati. Museen zu Berlin*, XII). 

ScHuLz (Ph. W.), Die persisch-islamische Minia- 
turmalerei. — Leipzig, K. W. Hiersemann, 


291 


1914; pagg, XVI-246, in fol., c. XVII tavv., e 
Album di CC tavv. 

SincER (H. W.), Die moderne Graphik. Eine Dar- 
stellung fiir deren Freunde u. Sammler. 2. Auf. 
lage. — Leipzig, Seemann, 1920; pagg. VIII-543, 
in-4. 

STAHL (E. K.), Die Zegende vom he:l. Chyi- 

, stophorus in der Graphik des XV. u. XVI. 
Jahrhunderts, — Miinchen, 1919; 
voll. 2, pagg, XII-225 e tavv. LXI), in-4. 

STIx (Alfred), Meisterwerke der Graphik im XVIII. 
Jahrhundert. — Wien, Wolf, 1920; fasc. 1-5, 
in-4 gr. 

STtroux (Johannes), /andschrifiliche Studien zu 
Cicero « De Oratore ». Die Rekonstruktion der 
Handschrift von Lodi. — Leipzig, B. G. Teub- 
ner, 1921; pagg. 182, in-8 gr. 


Lentner, 


SWARZENSKI (Georg), Das Frankfurter Bildnis von 
1500 bis 2. Wende des XX. Jahrhunderts. Hrsg. 
nach Vorarbeiten von CARL VON BERTRAB, auf 
Veranlassung der Vereinigung f. d. Inventa- 
risation v. Kunstschitzen in Frankfurter Pri- 
vatbesits, — Leipzig, Hiersemann, 1919; in fol., 
c. tavv. 

THEELE (Joseph), Die Mandschriften des Benedik- 
tinerklosters S. Petri zu Erfurt, Ein  biblio- 
thekgeschichtlicher Rekonstruktionsversuch. Mit 
einem Beitrag: Die Buchbinderei des Peters- 
klosters von P. SCHWENKE. — Leipzig, Harras- 
sowitz, 1920; pagg. VI-220, in-8, c. Il tavv. 
(‘ Beihefte z. Zentralblatt f. Bibliothckswesen.”, 
48). 

‘TreTzE (Hans), Die Entfehrung von Wiener Kunst- 

-  werken nach Italien. Eine Darlegung unseres 
Rechtsstandpunktes. Mit e. offenen Brief an d. 
italienischen  Fachgenossen von Prof. MAX 
DvoraK. — Wien, Schroll, 1919; pagg. 57, 
in-8, c. 16 incis, 

[Protesta contro le rivendicazioni italiane delle 
opere d’arte asportate dall’Austria]. 

Verseichnis (Beschreibendes) der Briefsammlungen 
der Wiener Stadtbibliothek. — Wien, Gerlach 
& Wiedling, 1920; in-8. 

—, (Beschreibendes) der Handschriften der Stadt- 
bibliothek su Trier, VIII. Bearbdeitet von MAX 
KRUFFER & GOTTFRIED KENTENICH. — IX. 
Die Juristischen Handschriften bdearbeitet von 
GOTTFRIED KENTENICH, — Trier, F. Lintz, 
1914-1919; pagg. 351 e XVIII-104, iu-8. 

[Il Catalogo dei codici di Treviri € suddiviso 


292 RECENTI PUBBLICAZIONI 


per materie. I voll. I-VII furono pubblicati dal 
1888 al 1912]. 

Verzeichnis der im Jahre 1919 erschienenen Musi- 
kalien, auch musikalisch. Schriften u. Abbildun- 
gen mit Anzeige der Verleger u. Preise. In 
alphabet. Ordnung nebst systematisch géordneter 
Utbersicht u. einem Tilel- u. Textregister.. — 

‘Leipzig, Hofmeister, 1920; pagg. 11-219, in-8. 

— der schwetizerischen Zeitschriften. Hysg. von 
der Schweiserischen Landesbibliothet in Bern 
auf Grund d. în ihrem Lesesaal auflieg. Pe- 

19/7. 1919; 
pagg. 104, in-8. 

VIELHABER (Godefriedus), Catalogus codicum Pla- 
gensium manuscriftorum, Ed. GERLACUS INDRA. 
Linz, Ebenhòch, 1920; in-8. 

VOULLIÈME (E.), Die deutschen Dyucke des XV. 
Jahkrhunderts. Leipzig, O. Harrassowitz, 1916; 
pagg. LXI-123, in-8 gr. (‘ Monumenta Germaniae 
et Italiae typograpbica '). 

WALDMANN (Emil), Albrecht Dilrer's Handzeich- 
nungen., Des Diirer-Buches 3. Teil. — Leipzig, 
Insel-Verlag, 1919; pagg. 57,in-8, c. LKXX tavv. 

WANGART (Stefan) & HELLMANN (Richard). Die 
Zeitung in deutschen Gefangenen. u. Inter- 
niertenlagern. Eine Bibliographie. — Biihl, 
Unitas, 1920; pagg. 80, in-8. 

WESSELY (C.). Calalogus Papyrorum Raineri. 
Series Graeca, Pars I. 7eax/us Graeci Papy- 
rorum qui in libro « Payrus Erzherzog Rainer- 
Fiihrer durch die Ausstellung Wien 1894 » de- 

‘ Scripli sunt. — Lipsiae, apud Haesselium, 1921; 
pagg. 163, in-4 (litogr.) (« Studien z. Palaeographie 
u. Papyruskunde » hrsg. von C, Wessely, XX). 

Wiegendrucke u. Handschriften, Festgabe Kon- 
rad Haebley z. 60 Geburistage dargebrachi 
von IsaK COLLIJN u. s. w, — Leipzig, Hierse- 
mann, 1919; in-8, Con 26 tavv. e 16 fig. n. t. 

WiLDp (Helen), 2ib/iographie der Schweizerge- 
schichte. Jahrgang 1918 u. 1919. Beilage zu 
Band XVII u. XVIII N. F. des « Anzeiger 
f. Schweizerische Geschichte ». — Be, K. J 
Wyss Erben, 1919-1920! pagg. 72 e 96 in-8. 

WILHELM (Franz), Zur Geschichte des Schrift- 
tums in Deutschland bis zum Ausgang des 

| 13. Jahrhunderts, I. — Miinchen, G. D. W. 
Callwey, 1920; pagg. VII-55, in-8 (« Miinchener 
Archiv f. Philologie des Mittelalters », 8), 

WINKLER (Friedrich), Sfudien zur Geschichte der 

| ntederlàndischen DMinialurmalerei des AV. u. 
XVI Jahrhunderts. — Wien, F. Tempsky, 
1915; pagg. 277-342, c. XXI tavv. e fig. (« Jahr- 


riodica. — Biimpliz, Benteli, 


buch d. kuusthistor. Sammlungen d. allerh. 
Kaiserhauses », XXXII, 3). 

WINKLER (Friedrich), Der Leipziger « Valerius 
Maximus ». Mit einer Finleitung &ber die 
Anféinge des Sittenbildes in den Niederlanden. 
— Leipzig, Seemann, 1922; pagg. 15, in-fol., 
c. V tavv. 

WOLFFLIN (Heinrich), Die Bamberger Apoka- 
Iypse, eine Reichenauer Bilderhandschrift 
vom |. 1000. 2. verm. Auflage. — Miinchen, 
Wolff, 1921; pp. 39, in-4, c. LXIII tavv. fo- 
totip. e II in col. 

[A spese dell’Accademia delle Scienze di 
Monaco]. 

WORRINGER (W.), Die alfdeutsche Buchillustra- 
tion. — Miinchen, Piper, 1919; pagg. 152, in-8, 
c. 108 fig. 

WUTKE (Konrad), Die Zuventare der nichistaat- 
lichen Archive Schlesiens, Il: Arveis u. 
Stadi Glogau. — Breslau, F. Hirt, 1915; 
pagg. VII-828, in-8 gr. (« Codex diplomaticus 
Silesiae », XXVIII). 

ZARETZKY (Otto). Die Zolz- u. Metalischnilte 
in den Kòlner Sammlungen. — Strassburg, 
J. H. E. Heitz, 1916; pagg. tt, in-4, con XVII 
tavv. (« Einblattirucke d. 15. Jh. ’s », 44). 

ZEDLER (Gottfried), Von Coster zu Gutenberg. 
Der hollindische Frihdruck u. die Erfindung 
des Buchdrucks. — Leipzig, Hiersemann, 1922; 
pagg. ViI-194, in-4, c. XXVI tavv. e 49 fig. 

Zeichnungen ans dem Besitz der Nationalgale- 
rie. Hysg. von Lupwic Justi. Aratliche 
Veròfentlichung d. Kgl. Nationalgalerie 2u 
Berlin. Tieferungen 9-10, — Berlin, 1920; 
pagg. 1V-31, in-fol., c. XX tavv. di cui alc, color. 

[La I. Lieferung fu pubbl, nel 1911]. 

ZIEGLKR (C), Cafalogus codicum latinorum 
classicorum qui in bibliotheca urbica Wra- 
lislaviensi adservantur. — Breslau, M. & H. 
Marcus, 1915; pagg. VIII-280, in-8 gr., c. IV tavv. 

ZOEGE VON MANTEUFFEL (Kurt). Der deutsche 
‘Holzschnitt, sein Aufstieg im 15. Jahrhun- 
dert u. seine grosse Blite in der ersten 
Halfte d. 16. Jahyh.*s.— Mfinchen, H., Schmidt, 
1921; pagg. 128, in-8 (« Kunstgeschichte in Ein- 
zeldarstellungen », I). i i 

ZULCH (Walter Karl) & MORI (Gustav), Frank. 
furter Urkundenbuch zur Frihgeschichte des 
Buchdrucks. Aus den Akten des Frankfurter 
Stadtarchivs zusammengestellt u. hysg. — 
Frankfurt a. M., ]J. Baer & Co, 1920; pagg. 75, 
in-8. 


Comm. Leo S. OtscHKI, Direttore-Proprietario responsabile, 


Dicembre 1922 - Tipograha Giuntina, diretta da L. Franceschini. — Firenze, Via del Sole, 4. 


alli li ll li PS fi 
Anno XXIV GENNAIO 1923 Dispensa 10° 


RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 


Der hollandische Frihdruck 
im Lichte der heutigen Gutenbergforschung 


gi AN hat sich Jahrhunderte lang daribber gestritten, ob Coster 
ì) oder Gutenberg der Erfinder des Buchdrucks sei, ob Haarlem 

#\ oder Mainz die Stadt sei, in der die folgenreichste aller 
Erfindungen an’s Licht getreten ist. Schon im achtzehnten 
Jahrhundert erklirte der Lok@alhistoriker van Oosten de Bruyn 
im ersten Band seiner Geschichte der Stadt Haarlem, dass 
‘ es keine geschichtiche Frage gibe, iber die soviel Federn 
stumpf geschrieben worden seien, wie die, wer der Erfinder des Buchdrucks 
gewesen sei. Er stellte bereits fest, dass trotzdem die Sache nicht aufgehellt, 
sondern nur noch mehr verwirrt und verdunkelt worden sei. Dieser Streit ist 
mit gleicher Heftigkeit im neunzehnten Jahrhundert fortgesetzt und hat von 
neuem eine grosse, kaum iibersehbare Literatur hervorgerufen. 

Die letzten Vertreter der sich gegeniber stehenden beiden Richtungen, die 
rein auf Grund der Ueberlieferung die Frage entweder zu Gunsten Gutenberg's 
oder zu Gunsten Coster’s entscheiden zu kònnen glaubten, sind von der Linde 
und I. H. Hessels. Wahrend der Erstere in seinen verschiedenen der Geschichte 
der Erfindung des Buchdrucks gewidmeten Werken die Haarlemer Costertradition 
als Legende zu erweisen sich bemùhte und seinen Landsleuten den Rat gab, die 
Costerdenkmàler niederzureissen, um dem Fluche der Làcherlichkeit zu entgehen, 
zeigt schon der Titel des in den achtziger Jahren des vorigen Jahrhunderts 
erschienenen Hesselschen Buches: « Haarlem — not Mentz — the birthplace 
of printing », dass der Verfasser umgekehrt Coster auf Kosten Gutenberg’s zum 
Erfinder des Buchdrucks machen wollte. | 

Seitdem hat die Forschung andere Wege eingeschlagen. Sie hat sich dem 
intensiven Studium der Druckdenkmiler selbst zugewandt. Diese sind, wenn man 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 10* 37 


294 GOTTFRIED 2EDLER 


nur in ihnen zu lesen versteht, die lauterste unmittelbare Quelle, durch die die 
sonstigen uns iberlieferten, teilweise allzu durftigen und fragwidigen Nachrichten, 
eine héchst willkommene Ergiinzung und auch Berichtigung erfahren. Hatte man 
sich fruùher héchstens auf eine oberflàchliche Vergleichung der Buchstabenbilder 
unserer Altesten Drucke eingelassen, so hat man seitdem die in den einzelnen 
Drucken vorliégenden Buchstabensysteme auf das genaueste untersucht. Hand 
in Hand ging damit die subtilste Beobachtung des Satzes und Druckes. Auf diese 
Weise ist es gelungen, die friihsten Mainzer Druckdenkmàler, die alle undatiert 
sind, mit Sicherheit in eine zeitliche Ordnung zu bringen. Zweifellos hat man 
bei diesen Untersuchungen auch vielfach iber das Ziel hinausgeschossen, es 
kann aber nicht geleugnet werden, dass das intensive Studium der Druckdenk- 
màler selbst die Forschung uber den dltesten Buchdruck in wenigen Jahrzehnten 
weiter gebracht hat, als die frihere jahrhundertlange Forschung, die von dieser 
besten Quelle noch nicht den richtigen Gebrauch zu machen wusste. Die wich- 
tigste und weitaus schwierigste Frage ist die nach der technischen Herstel- 
lung, die den Buchstabenbildern der daltesten Druckdenkmàler zu Grunde lie- 
genden Typen. Auch in dieser Beziehung hat die moderne Buchdruckforschyng 
den Hebel angesetzt, ohne dass sie lange Zeit zu sicheren Resultaten gekommen 
ware. Doch auch hier ist es, und zwar bei dem vòlligen Versagen der Ueber- 
lieferung in dieser Beziehung einzig das Studium der daltesten Druckdenkmàler 
selbst, das uns die Frage nach der technischen Entstehung und ersten Entwick- 
lung des Buchdrucks beantworten kann. 

Die Anspriche der Hollinder stitzen sich bekanntlich auf die spàte, erst 
in der zweiten Halfte des sechszehnten Jahrhunderts auftauchende Haarlemer 
| Tradition, der nur noch die aus dem Ende des filnfzehnten Jahrhunderts stam- 
mende Nachricht der Kélner Chronik zu Hilfe kommt, die die Erfindung des 
Buchdrucks zwar als eine Mainzer Erfindung bezeichnet, aber betont, dass diese 
ihren Ausgangspunkt von den Donaten genommen habe, wie sie vor der Zeit 
d. i. vor der Gutenbergschen Erfindung in Holland auf dieselbe, wenn auch 
ungleich primitivere Manier hergestellt worden seien. | 

Dem steht eine grosse Menge, gròsstenteils schon aus dem finfzehnten 
Jahrhundert stammender Nachrichten gegenùber, denen zufolge Johann Guten- 
berg aus Mainz das alleinige Verdienst hat, den Buchdruck erfunden zu haben. 
Da nun einerseits die Costerianer Laurenz Janszon Coster an die Stelle Guten- 
bergs setzen und fiìr ihn ein Verdienst beanspruchen wollten, das eine ùberwàl- 
tigende Mehrheit einwandsfreier Zeugnisse Gutenberg, dem grossen Sohne der 
Stadt Mainz, zuschreibt, andrerseits aber die Haarlemer Costertradition dadurch 
erschiittert wurde, dass eine Reihe namhafter, auch hollindischer Forscher als 
den Druckort der sogenannten Costeriana nicht Haarlem sondern Utrecht ange- 
sehen wissen wollten, so glaubte man in den letzten Jahrzehnten vielfach und 
namentlich in Deutschland, uber die Costerfrage einfach zur Tagesordnung ùber- 
gehen zu duùrfen. 

Ich selbst habe angesichts der Menge kleiner pergamentner Bruchsticke, 
die uns als Ueberreste des hollindischen Frùhdrucks, namentlich in hollàandischen 
Bibliotheken erhalten sind, nie daran gezweifelt, dass jener Nachricht der Kòlner 
Chronik ein geschichtlicher Wert zukomme. Wiahrend der zwei Jahrzehnte, in 


DER HOLLANDISCHE FRÙUHDRUCK, ETC. 295 


denen ich, wie die Veròffentlichungen der Gutenberg-Gesellschaft lehren, mich 
eifrig der Erforschung der dltesten Mainzer Druckdenkmaler und damit der 
Tatigkeit Gutenbergs gewidmet habe, bin ich auch oft genug nach Holland 
gereist, um die Costerdrucke an Ort u. Stelle eingehend studieren zu kònnen. 
Der Weltkrieg hat diese Studien unterbrochen und mir eine Fortsetzung der 
Sammlung frùhhollindischer Drucke oder Druckfragmente unmòglich gemacht. 

So habe ich mich denn an die Bearbeitung des von mir in dieser Richtung 
‘in langjahrigen Bemùhungen zusammengebrachten Materials gemacht. Die Ér- 
gebnisse, zu denen ich gelangt bin, liegen vor in meinem Buch « Von Coster 
zu Gutenberg, der hollindische Frùhdruck und die Erfindung des Buchdrucks », 
das im Verlage von K. W. Hiersemann in Leipzig soeben erschienen ist. 

Es kann nicht meine Aufgabe sein, auch nur den wesentlichsten Inhalt dieses 
Buches, das mit 26 Doppeltafeln, 8 Typentafeln und zahlreichen Abbildungen 
ausgestattet ist, hier wiederzugeben. Ich méchte aber, indem ich die Leser dieser 
Zeitschrift auf das Buch hinzuweisen mir erlaube, in aller Kirze zeigen, wie 
gerade das Studium jener friihhollindischen Drucke mir den tatsàchlichen Beweis 
an die Hand gegeben hat, dass die Nachricht der Kélner Chronik die Wahrheit 
berichtet, und Gutenberg, als er anfing, sich der Erfindung zu widmen, die 
seinen Namen unsterblich gemacht hat, hereits ein in der sogenannten « Ponta- 
nustype » gedruckter friihhollindischer Druck vorgelegen haben muss, 

Prùft man die frihhollindischen Druckdenkmdaler, so scheiden sich diese 
acht verschiedene Typen aufweisenden Drucke fùr den Kenner alter Drucke auf 
den ersten Blick von allen mit Hilfe der Gutenberg'schen Erfindung hergestellten 
Drucken. Geht man nun daran festzustellen, worauf diese Sonderstellung im 
einzelnen beruht, so macht man vor allem die Beobachtung, dass in jenen 
hollindischen Frùhdrucken die Buchstaben mit den uber ihnen befindlichen 
Kùrzungszeichen durch eine feine Verbindungslinie zusammenbhingen, die den 
nach Gutenbergscher Art gegossenen Lettern abgeht, und die auch in der 
Schrift der Schreiber nicht existiert. Diese Linie muss ihren Grund in der Guss- 
technik haben, die bei der Herstellung der frùhhollandischen Lettern angewendet 
worden ist. 

Nun kann es keine Frage sein, dass die einfachste Form, in der Lettern 
gegossen werden kònnen, eine Sandform ist. Man bedient sich zum Guss in der 
Sandform fiùr so kleine Gegenstande, wie es eine Letter ist, der Giessflasche. 
Diese besteht aus zwei eisernen Rahmen, zwischen die auf je einer festen Holz- 
platte Formsand fest eingedriickt wird. In letzterem macht man nun mittelst 
Holzmodellen so viele Formen, als man Letterchen mit einem Guss gewinnen 
will, deckt dann den anderen, ebenfalls mit Formsand gefillten Rahmen darùber 
und lasst das fliùssige Schriftmetall durch eine, zwischen den beiden Rahmen, 
die waàhrend des Gusses durch eine Spannvorrichtung fest aufeinander gepresst 
werden, befindliche Oeffnung einlaufen. Vor dem Finguss des Schriftmetalls ist 
es jedoch nòtig, dem einfliessenden Metall einen Kanal zu bauen, sodass es, ohne 
Widerstand zu finden, in jede auszuziehende Form gelangen kann. Zu diesem 
Zweck werden vor dem Eingiessen des Metalls von der Eingusstelle aus ein Haupt- 
kanal in der Langsrichtung und mehrere Seitenkanàale in den Sand gezogen, 
von denen aus dann zu jeder einzelnen Form wieder ein besonderer Zweigkanal 


296 GOTTFRIED ZEDLER 


hergestellt wird. Das einlaufende Metall wirde anders den einzelnen Formen nicht 
rasch genug zugefùhrt werden kénnen; es wirde unterwegs erkalten und die 
Form nicht ausgiessen. Es muss aber nicht nur fur jedes zu giessende Letterchen 
ein Kanal geschaffen werden, sondern es ist auch notwendig, dass das Metall, 
das die Form fiir das Letterchen ausgiesst, ohne Umstinde auch in die Form des 
eventuell dazu gehòrigen Kùrzungszeichens eindringen kann. Die letztere muss 
deshalb beim Sandgussverfahren auch durch ein Kandalchen mit der Form fùr 
das Letterchen verbunden sein. Dies Kanàlchen tritt in jenem, den hollindi- 
schen Frihtypen eigenen feinen Verbindungsstrich zwischen Letterchen und 
Kirzungszeichen zu Tage. Dieser Strich beweist also, dass das Schriftauge im 
Sandgussverfahren hergestellt worden ist. Es lisst sich in der Sandform eine 
gute geniùgend scharfe Letter ziehen, Die Form geht natùrlich bei jedem Guss 
verloren und muss stets erneuert werden. Ausserdem ist die Sandform ausser- 
ordentlich diffizil, indem beim Eindriicken des Holzmodells leicht Sandkéòrner 
am Modell haften bleiben und das Zustandekommen einer fiìrr den Guss geeig- 
neten Form verhindern. An sich aber ist gegen die Sandform nicht viel ein- 
zuwenden, wihrend Gyps - oder Tonformen sich zum Letternguss nicht eignen. 
So einfach der Guss des Letterchens d. i. des « Schriftauges » mittelst der Sand- 
form nun aber auch ist, so schwierig, ja unméglich ist es, in der Sandform eine 
gebrauchsfihige vollstindige Letter zu giessen, d. h. eine Letter, die auf einem 
Stibchen aufsitzt, welch letzteres die Letter erst fiir den Letternsatz verwendbar 
macht. 

Zum Guss einer solchen Type in der Sandform ware ein Holzmodell nòtig, 
das zugleich das Letterchen und das Stàbchen enthielte. Fiìur den festen Zusam- 
menschluss der Typen im Satz ist es nun erforderlich, dass diese vollstindige 
Parallelipipeda sind. Wirde man aber entsprechende Holzmodelle herstellen und 
diese in Sand eindricken, so wiirde das Herausziehen dieser Modelle grosse 
Schwierigkeiten machen. Die Form wiirde auf jeden Fall sehr leicht beschàdigt 
werden. Man muss vielmehr notgedrungen beim Holzmodell, damit sein Heraus- 
ziehen aus dem Sand ohne Gefàhrdung der Form bewerkstelligt werden kann, 
das Stàbchen konisch zulaufen lassen. Dann aber wilrde die Letter, die aus einer 
Form gegossen wirde, die mittelst eines solchen Holzmodells zu Stande ge- 
kommen ware, einer so umstAndlichen, schwierigen und langwierigen Nacharbeit 
unterzogen werden miissen, dass man den Versuch in der Sandform eine voll- 
stindige gebrauchsfihige Type zu giessen, wenn man ihn je unternommen hat, 
alsbald wieder aufgegeben haben wird. 

Wie nun der Abdruck der Letter beweist, dass das Letterchen der hollàn- 
dischen Frùhtype mittelst des Sandgussverfahrens hergestellt ist, so lehrt die 
weitere Untersuchung des Buchstabenbildes, dass auf das Letterchen das Stibchen 
mit Hilfe einer besonderen Aufgussform aufgegossen worden ist. Man konnte 
in der Sandform ohne alle Schwierigkeit das Letterchen nebst der Oberflàche 
des Typenkòrpers herstellen. Dies Letterchen legte man mit dem Kopf nach 
unten unter eine, der Weite des Buchstabens entsprechende Aufgussform, um 
das Letterchen mit dem dazu nòtigen Stiàbchen zu versehen. Die Aufgussform 
muss, um ein leichtes Herausnehmen der fertigen Type zu erreichen, aus zwei, 
in vertikaler Richtung leicht zusammen zu setzender und auseinander zu neh- 


DER HOLLANDISCHE FRUHDRUCK, ETC. 297 


mender Halften, bestanden haben. Sie muss von Eisen gewesen sein wnd sich, 
wie bereits gesagt, der Weite des zu giessenden Typenkòrpers genau angepasst 
haben. Die heutigen Typen baben die verschiedensten Weiten. Waren sie in 
gleicher Weise wie die hollindischen Frihtypen herzustellen, so bediirfte es 
dazu einer sehr grossen Anzahl Aufgussformen. Die Herstellung dieser sehr 
exakt zu arbeitenden Aufgussformen wird ebenso kostspielig, wie mihsam 
gewesen sein. Es war also geboten, die Zahl der Aufgussformen mòéglichst zu 
beschrinken. Prifen wir nun die acht frùhhollindischen Typen, so erkennen wir 
bald, dass eine von ihnen mehr als vier Weiten aufweist. In einer dieser vier 
verschiedenen Weiten lassen sich alle Buchstaben ein und derselben Schrift 
einreihen. Die hollindischen Fruhtypen zeigen — und das ist ein weiteres Cha- 
racteristikum, was diese Typen von der nach Gutenberg’scher Art gegossenen 
Lettern unterscheidet — auch eine viel gròssere Gleichmissigkeit in der Weise 
als jene. 

Dass tatsichlich der weitere Guss der hollindischen Frihletter in dieser 
Weise vor sich gegangen ist, wird durch das Aussehen einzelner Typen, die 
breiter sind, als dass sie mit der weitesten der vier Aufgussformen hitten 
gegossen werden kònnen, unmittelbar bewiesen. Diese sind nimlich entweder 
quer in die Aufgussform gelegt, wie das grosse P der « Vallatype », das dadurch 
auffallt, dass es viel breiter als lang ist, oder sie sind, wie das grosse M der 
« Salicetotype » und der « Speculumtype », aus zwei Halften zusammengesetzt. 
Man hat diese Eigentimlichkeit jener Buchstaben auch schon frùher festgestellt, 
ohne indessen den Grund davon zu erkennen. Man hat angenommen, dass jene 
M aus einer geborstenen oder gebrochenen Matrize gegossen seien, cine Annahme, 
die natùrlich an sich schon unmòglich ist und die sich doch auch nicht damit 
vereinigen lisst, dass alle M der beiden am meisten angewendeten hollindischen 
Frihtypen jene Eigentiimlichkeiten aufweisen. Der Grund davon ist einzig der, 
dass der Hollinder fùr einige wenige Typen, die er ihrer gròsseren Weite wegen 
nicht in eine der vier Aufgussformen einordnen konnte, sich zur Ersparung einer 
weiteren teueren Aufgussform dadurch half, dass er den Buchstaben vertikal 
in zwei Teile zerlegte und diese Teile dann, was das Stàbchen anlangt, mit zwei 
schmiàleren Aufgussformen gegossen hat. 

Wenn man nun auf ein Bleiletterchen ein Stibchen zu giessen. versucht, 
so wird man die Beobachtung machen, dass das auf das kalte Bleiletterchen 
aufgegossene Schriftmetall zu schnell erkaltet, als dass es mit jenem eine feste 
Verbindung eingehen kònnte. Um diesen Uebelstand zu beseitigen, ist es not- 
wendig, dass das in der Sandform zu giessende Letterchen oder Schriftauge 
aus einem Metall hergestellt wird, das einen niedrigeren Schmelzgrad besitzt 
als Blei. Als ein solches fir den Letternguss verwendbares Metall bleibt nur 
das teure Zinn ibrig, das leichter schmilzt als Blei, andrerseits aber doch nicht 
so weich ist, wie dieses. Giesst man auf ein Zinnletterchen das Stàbchen in 
Blei auf, so tritt eine feste Verbindung bei dem Metall ein, ohne dass doch das 
Letterchen selbst gefàhrdet wird. 

Diese Zusammensetzung der hollindischen Frihtype aus zwei verschiedenen 
Metallen, Zinn fùr das Letterchen, Blei fùr das Stabchen, lisst sich nicht, wie 
das Giessverfahren selbst, aus dem Buchstabenbild unmittelbar beweisen. Sie 


298 GOTTFRIED ZEDLER 


ergibt sich aber mit Notwendigkeit aus dem fùr beide Teile der Typen ange- 
wandten verschiedenartigen Giessprozess, der aus dem Abdruck der Type selbst 
in einwandfreier Weise ermittelt worden ist. Uebrigens kennt die Ueberlieferung 
Zinnletterchen und, so sagenhaft ausgeschmiickt sonst auch die Haarlemer Cos- 
tertradition ist, die Nachricht, dass sich in Coster's Druckhause zinnerne Wein- 
kannen befunden hitten, die aus den von Coster verwandten Typen hergestellt 
worden seien, wird schon der Wahrheit entsprechen. Denn es war ein Leichtes, 
die Zinnletterchen von den Bleistàbchen abzuschneiden und sie zu obigem 
Zwecke zu verwerten. Wie liesse sich anders das Zustandekommen dieses Be- 
standteils der Costertradition erkliren, wo doch Niemand auf den Gedanken kom- 
men konnte, aus den giftigen, mittelst des Gutenberg’schen Giessinstrumentes 
gegossenen Bleilettern Kannen zu giessen, die zur Aufbewahrung von Wein 
dienen konnten ? 

Fassen wir das Gesagte zusammen, so ergibt sich, dass die hollindische 
Frihletter, wie sie in den Costerdrucken erscheint, so verhaltnismàssig leicht‘ 
auch das Holzmodell fiir das Letterchen und damit die Sandform herzustellen 
war, doch auf eine hòchst umstindliche Art durch ein doppeltes Gussverfahren 
zustande gekommen ist. Bedenkt man nun, dass einerseits die Sandform sehr 
leicht versagen konte, andrerseits, dass das zum Guss des Letterchens erforder- 
liche Metall ausserordentlich teuer war, so versteht man, dass ein solcher Let- 
ternguss sich in engen Grenzen halten musste und sich im wesentlichen nur zum 
Druck von Schulbiichern geringen Umfanges eignete, deren hohe Auflagen, die 
fiir diese primitive Art des Letterngusses aufzuwendenden grossen Muhen und 
Kosten allein bezahlt machen konnten. 

Ein genauere Untersuchung der acht verschiedenen hollindischen Frùh- 
typen zeigt nun, dass finf davon, die « Pontanus », die « Saliceto », die « Spe- 
culum », die « Valla » Type, sowie die in einer Ausgabe des Speculum humanae 
salvationis auf zwei Seiten vorkommende « Versuchstype » von ein und derselben 
Hand geschnitten sind, wahrend die drei anderen Typen von zwei andern 
Urhebern herrihren. Eine Analysierung der Typen im einzelnen — ich muss daftùr 
auf mein Buch und besonders auf die darin enthaltenen Typentafeln verweisen 
— lehrt ferner, dass die gròsste jener fuùnf ersten Typen, die « Pontanustype », 
auch die alteste aller dieser Typen ist. Sie ist, wie man deutlich erkennt, 
zunàchst ausschliesslich fùr den Druck von Donaten geschaffen. Denn es fellen 
ihr diejenigen grossen Buchstaben, die fùr den Druck von Donaten entbehrlich 
waren. Fiùr den Druck des Doktrinale, eines damals ebenfalls viel gebrauchten 
Schulbuchs, das neben dem Donat hauptsichlich vom hollindischen Frihdrucker 
gedruckt worden ist, ist die « Pontanustype » nie verwendet, weil sie dafùr 
zu gross war, wohl aber spiter zum Druck andrer kleiner Schriften, wie 
der « Singularia iuris» des Ludovicus Pontanus, nach dem die Type ihren 
Namen hat. Zu diesen Drucken sind die grossen Buchstaben, soweit sie der 
« Pontanustype » abgehen, aus der « Salicetotype » oder der « Vallatype » 
erganzt. 

Die zweitàlteste der Typen ist die « Salicetotype », die richtiger « Doctri- 
naltype » hiesse. Fiir diesen Druck ist sie nimlich augenscheinlich geschaffen. 
Da nun in den Tagebiichern des Abtes Jean le Robert zu Saint Aubert in 


DER HOLLANDISCHE FRUHDRUCK, ETC. 299 


Cambray fùr das Jahr 1445 bereits die Existenz gedruckter Doktrinalien erwàhnt 
wird, so muss die « Salicetotype », mit der jene Doktrinalien ohne Zweifel 
gedruckt waren, damals schon vorhanden gewesen sein. Ja, ihre Existenz wird 
durch Hadrian Junius, der in Haarlem um 1442 ein mit Costertypen gedrucktes 
Doktrinal gesehen zu haben angibt, fiir eine noch frihere Zeit bezeugt. 

Unter diesen Umstànden liegt nicht der geringste Grund vor zu bezweifeln, 
dass die altere « Pontanus » - oder « Donattype » schon in «lie dreissiger Jahre 
des fùnfzehnten Jahrhunderts zurickreicht. Wenn uns nun die Kélner Chronik 
berichtet, dass die Gutenberg’sche Erfindung ihren Ausgangspunkt von den 
hollindischen Drucken genommen habe, so haben wir alle Ursache, dieser 
Nachricht Glauben zu schenken. Gutenberg beginnt in Strassburg, wie uns die 
Prozessakten lehren, im Jahre 1436 mit seinen Buchdruckversuchen, nachdem 
er vorher eine Arbeitsgemeinschaft gegrilndet hatte, um Spiegel zu fabrizieren, 
die gelegentlich der Aachener Heiligtumsfahrt im Jahre 1440 verkauft werden 
sollten. Er, der seit 1436 unermiidlich mit seiner Erfindung beschiàftigt ist, kann 
den « Pontanus-Donat » erst in jenem Jahr zu Gesicht bekommen haben. Damals 
hat er sich, wie die Quellen lehren, sofort daran gemacht, die hollàndische 
Erfindung nachzumachen. Dabei hat er sich des Strassburger Goldschmieds 
Hans Dunne bedient. Beide haben sicherlich, zunichst ebenso wie Coster, das 
damals allen Goldschmieden gelàufige Sandgussverfahren fur den Letternguss 
angewendet. Dabei machten sie die Erfahrung, dass diesem Giessverfahren grosse, 
oben bereits auseinandergesetzie Schwierigkeiten im Wege stehn. Die in den 
Strassburger Prozessakten erwahnten « vier Stuùcke » sind von Gustav Mori in 
Frankfurt zuerst richtig als Teile der fiir das Sandgussverfahren in Betracht 
kommenden Giessflasche erkannt, nàmlich als die zwei eisernen Rahmen und 
die zwei dazu passenden Holzplatten, die die Unterlagen fiir den zwischen die 
Rahmen festzustampfenden Formsand bildeten. Diese Giessflasche wurde durch 
eine Vorrichtung, dhnlich der alten Buchbinderhandpresse zusammengehalten. 
Fs hat allen Anschein, dass Gutenberg, als er eine weitere Arbeitsgemeinschaft 
zwecks des Buchdrucks grindete, den Versuch machte, mittelst der Sandform 
vollstindige, also auch mit Stibchen versehene Lettern zu giessen. Er musste 
dabei aber die Erfahrung machen, dass die Nacharbeit fiùr die notwendigerweise 
zunachst konisch gegossenen Typenkòrper ihn vor untiberwindliche Schwierig- 
keiten stellte. Er folgte nun nicht den Bahnen Coster’s, der das Letterchen in 
der Sandform, und das Stabchen dann mittelst einer besonderen Aufgussform 
auf das Letterchen goss, sondern er ging seine eigenen Wege. Er goss mittelst 
des Sandgussverfahrens Letterchen von Messing und benutzte diese als Stempel 
zur Herstellung von Bleimatrizen. Dieser Schritt, durch den er statt der nach 
jedem Guss verlorenen Sandform eine Dauermatrize gewann, war die Anbahnung 
einer ganz neuen, und zwar vollkommenen Lòsung des schwierigen Problems 
des Letterngusses. Denn mittelst der Bleimatrize konnte der vom Hollander in 
zwei Zeiten vorzunehmende Guss der Letter in einem Tempo vor sich gehn. 

Gutenberg brauchte seine Bleimatrize nur nachher in eine Aufgussform 
zu legen, um dann Letterchen und Stabchen auf einmal giessen zu kénnen. 
Allerdings hatte er es dabei nicht so einfach wie der Hollander, der in der 
Sandform mit dem Letterchen zugleich die Oberfliche des Typenkérpers giessen 


300 | GOTTFRIED ZEDLER 


konnte, und damit eine sichere Handhabe fiir die richtige Einstellung der Auf- 
gussform erhielt. Dies konnte Gutenberg nicht nachmachen, da sich ein der- 
artiges compliziertes Messingstempelchen nicht in das Blei einschlagen liess. 
Der Stempel musste vielmehr auf das Letterchen selbst beschriinkt bleiben. 
Damit aber entbehrte er der sicheren Handhabe, die Giessform genau einstellen 
zu koònnen, um eine tadellos Linie haltende Letter zu erreichen. Das Gelingen 
des Gusses war vielmehr ein Spiel des Zufalls. Gutenberg muss durch seine 
weiteren Versuche mehr und mehr belehrt worden sein, dass der leichte, zuver- 
lassige Guss einer Type in einem Tempo sich nur bewerkstelligen lasse, mittelst 
eines eigens dazu konstruierten, ausserordentlich komplizierten und subtilen 
Instruments. Die Erfindung dieses Instruments, des Handgiessinstruments, lost 
erst das hòchst schwierige Problem des Letterngusses, das Coster in sehr be- 
schrinktem Masse gelòst hatte, in vollkommener Weise. Erst die Erfindung dieses 
Instruments bedeutet die Erfindung des Buchdrucks. Dieses grosse Verdienst hat 
cinzig Johann Gutenberg aus Mainz, der in der Schlusschrift des 1460 erschie- 
nenen Catholicon mit Recht seine Vaterstadt Mainz und die deutsche Nation 
als diejenigen preist, denen durch Gottes Gnade die Auszeichnung zu Teil ge- 
worden sei, vor den ibrigen Véolkern der Erde mit der neuen Kunst des Buch- 
drucks beschenkt zu werden. 

Es wirde eine umstindliche Sache sein, wollte ich hier eine Beschreibung 
des Handgiessinstruments geben. Ich muss dafiur ebenfalls auf mein Buch 
verweisen, wo ich an Hand von 35 Abbildungen eine Vorstellung zu geben 
versucht habe von diesem Instrument und damit von dem, was der eigentliche 
Kern der Gutenberg’schen Erfindung ausmacht. Die Hauptsache dabei ist die 
durch das Aneinanderpassen der beiden Hàlften des Instruments bewirkte, der 
Weite des Letterchens anpassungsfihige, und die richtige Stellung des letzteren 
gew:ihrleistende Giessform fiir den Typenkòrper. 

Ich bin hier nur auf einen Punkt der in meinem Buche behandelten 
vielfachen Probleme, allerdings den wichtigsten, eingegangen. Fiùr die weitere 
ausfihrliche Behandlung des hollindischen Frihdrucks, filr die auf Grund der 
Ergebnisse der technischen Untersuchung der frùhhollindischen Druckdenkmàler 
vorgenommenen Kritik der Costertradition, sowie fiir die weitere Entwicklung 
der Gutenberg’schen Erfindung, insbesondere die VERNO SODIO RLE des Schrift- 
stempels, muss ich auf mein Buch selbst verweisen. 

Hier lag es mir daran zu zeigen, wie durch ein intensives Studium der 
Druckdenkmi:iler selbst es endlich gelingt, den Schleier zu liften, der bisher 
die Frfindung des Buchdrucks unsern Augen verborgen gehalten hat. Dabei 
zeigt sich, dass die Nachricht der KRélner Chronik durchaus der Wahrheit 
entspricht, und dass den Haarlemer Anspriichen, soviel Falsches auch die Coster- 
tradition enthàlt, doch etwas Tatsichliches zu Grunde liegt. Coster ist nicht der 
Erfinder des Buchdrucks, und Gutenberg hat diese Erfindung ihm nicht gestoh- 
len; Coster ist aber der Frste, der Lettern gegossen und sie zum Druck von 
Schriften beschrinkten Umfangs verwendet hat. Dies ist sein grosses unleugbares 
Verdienst, das dadurch nicht geringer wird, dass er mit seiner Erfindung einem 
Gròsseren den Weg gewiesen hat, auf dem dieser in unablissigem, jahrzehnte- 
langem Ringen sein Genie zum Heil der Welt entfalten und das Problem des 


DER HOLLANDISCHE FRUHDRUCK, ETC. 301 


Letterngusses, frei von jeder Beschrinkung, in einer Weise lésen konnte, die 
erst die gewerbsmàssige Ausbildung des Buchdrucks mòglich machte. 

In Holland. hat sich schon lange vor dem Bekanntwerden meiner For- 
schungsergebnisse eine « Commission hot voorlichting der Ned. Boekdruckkers 
— patroons — bonden omptrept de viering van het soo jarig Coster — Jubileum in 
1423» gebildet. Diese Commission fragte vor einiger Zeit bei mir an, ob es sich 
empfehlen wirde, im Jahre 1923 das 500 jahrige Costerjubilium zur Erinnerung 
an die Buchdruckerkunst zu feiern, wie solche Feiern in frilheren Jahrhunderten 
in dem entsprechenden Jahre abgehalten sind. Meines Erachtens — und dies 
habe ich der Commission auch mitgeteilt — kann keine Rede davon sein, dass 
Coster seine Erfindung des Letterngusses bereits im Jahre 1423 gemacht hat. 
Die Hollander sollten sich iberhaupt hiten, die Verdienste Costers auf Kosten 
Gutenbergs zu iiberschitzen. Jetzt, nachdem wissenschaftlich, wie ich hoffe, in 
unwiderleglicher Weise festgestellt worden ist, was wir Coster, und was wir 
Gutenberg verdanken, verbiete es sich doppelt, in der Weise frùherer Zeiten 
Coster an die Stelle Gutenbergs setzen zu wollen. Hoffentlich einigen sich die 
Kulturnationen, denen allen die Wohltat der Erfindung des Buchdrucks heute 
in gleicher Weise zu gute kommt, in Zukunft dahin, dass das Jahr 1436 als 
Erinnerungsjahr an die Erfindung der Buchdruckerkunst zu Ehren Costers 
und zu Ehren Gutenbergs gemeinsam gefeiert wird. In jenem Jahr liegt die 
Erfindung des beschrinkten Letterngusses durch Coster abgeschlossen vor, und 
die dadurch hervorgerufene Erfindung des uneingeschrànkten Letterngusses und: 
des dadurch erst ermòglichten allgemeinen Buchdrucks durch Gutenberg béginnt. 
Wie es nicht mòglich ist, das Anfangsjahr der Coster'schen Erfindung zu 
bestimmen, so ist es auch unmòglich, den Abschluss der SRCR0Sta: schen 


Erfindung e einem bestimmten Jahre zuzuweisen. 
r GOTTERIED ZEDLER. 


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Del libro illustrato italiano 
e di un saggio di Giuseppe Boffito 


Quella specie di orfanismo storico, che pesa anche ora su ogni manifesta- 
zione intellettuale del seicento ed in ispecie sull’arte, si è, s'intende, estesa 
anche allo studio del libro sia dal purito ‘di vista tipografico che artistico. Si è 
detto, e deve esser vero, che il seicento non conobbe le buone proporzioni dei 
caratteri la cui forma è sgarbata, fabbricò cattiva carta e pessimi inchiostri. 
Non osiamo negare tali asserzioni, non le discutiamo neppure. Ma la decorazione 
del libro ed in ispecie del frontespizio il seicento la sviluppò in modo vertigi- 
noso ; essa diviene enfatica ma grandiosa, sgomenta con i suoi cortinaggi e le 
sue architetture, ma non disillude nessuno e corregge i difetti del manierismo 
con la originalità dell'invenzione e con la ricchezza strabiliante dei motivi. In- 
somma partecipa di tutti i pregii e di tutti i difetti del suo tempo. E perciò 
non comprendiamo perché mai, benché la grande arte barocca cominci ad avere 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 108 38 


302 LAMBERTO DONATI 


i suoi cultori fra la folla degli adoratori del verbo ruskiniano o stendhaliano( 1), 
il libro barocco non ne abbia nessuno, nemmeno in quella parte a cui avrebbe 
diritto. Eppure, per non parlare che di quello italiano, lo decorarono con’ squi- 
site tavole Stefano Della Bella, Callot, i Caracci. 

Non vogliamo occuparci di coloro che mostrano di non accorgersi nem- 
meno del libro italiano, non parliamo di quello secentesco ; ma citiamone alcuni 
che ci hanno fatto la grazia di interessarsene. Le notizie non sono buone. 
Roger Portalis dice, nella prefazione alla Guide de l’amateur de livres à gra- 
vures du XVIII° s, di Henri Cohen, che «cet art delicat trouve son expression 
la plus parfaite peut-ètre dans le Zo/ifhile d'Alde de 1499 » ed è tutto in ven- 
tisei pagine di storia del libro illustrato. Migliore sorte ci attendiamo in quel 
catalogo ragionato che Alfred W. Pollard fece per la libreria di C. W. Dyson 
Perrins: Zfalian Book-Illustrations and early fprintine. Bernard Quaritch. London 
1914. Ma purtroppo egli non esamina che 328 libri che vanno dal 12 Giugno 
1467 al 1645. Le sue descrizioni somigliano :a quelle del Brunet, aggiuntavi 
qualche parola sulla legatura, C'è un indice delle città, un altro degli stampa. 
tori e degli editori, infine in una specie di caos che si chiama « Miscellaneous » 
si trovano anche gli artisti. In complesso l’opera interessa poco la storia. del. 
l'incisione, perché pochi articoli sono sviluppati in questo senso e nessuno offre 
un talquale contributo scientifico. Vedi, per esempio, l'articolo su Zoan Andrea 
Vavassore in cui non ripete che il già detto dal Passavant. Nella nota al Dia- 
logus Berruti Amadei (Bologna 1517) non accenna nemmeno che l’incisione è di.... 
Marcantonio! Insomma la sua opera è bibliografica, come bibliografi sono gli 
autori citati (Essling, Hain, Proctor), escluso il Kristeller del quale d’altra parte 
non si sa che cosa citi. Nè frattanto avremmo potuto aver gran lumi :da lui 
per ciò che riguarda il seicento, perche la libreria Perrins non. possedeva. che 
tre libri di tal secolo. Essi sono: t1.° Za rappresentazione di Santa Uliva, Firenze, 
Andrea Pocavanza, 1603; 2.° Z’Adamo di Giambattista Andreini. Milano, Gero- 
nimo Bordoni, 1617; 3.° Ze vile dei dodeci Visconti di Paolo Giovio. Milano, 
Giambattista Bidelli, 1645. Di più nelle note ci sembra di avvertire un tal quasi 
compiacersi che, per ciò che riguarda le incisioni, due di esse discendano di- 
rettamente dal cinquecento. Ma il Pollard, noi sappiamo, si è occupato con par- 
ticolare interesse del libro illustrato di tutti i tempi e di tutti i paesi. Apriamo 
quel suo volume Zîne 2ooks. Methuen & Co. London, 1912. L'articolo sul libro 
illustrato italiano arriva al Decachordum Christianum di Marco Vigerio, 1507 e 
al 7yattato per la data della Pasqua di Paolo di Middelburgo stampato dal Pe- 
truzzi a Fossombrone nel 1513. Ma poi vien ripreso per parlare a lungo degli 
Aldi che stamparono cost pochi libri illustrati e poco dei Giunta che ne stam- 
parono tanti. Esso si chiude malinconicamente cosi (pag. 169): « Tuttavia per 
le stesse cause che produssero la sua decadenza politica l’Italia rapidamente 


————& _—@m—  ———6T€€—€—_————_—î.m 


(1) Eglino vivono ancora oggi. Chi scrive ha sott'occhio la recentissima pubblicazione 
sull’Italia fatta per l’ Università di Chicago da Ernest Wilkins ed Antonio Marinoni. In essa 
gli autori, che pure sono al corrente di cose italiane fino a parlare dello ‘« scrutinio propor- 
zionale » e del Pascoli, fanno arrivare l’arte italiana esattamente fino a cinquecento, asserendo 
che in questo punto preciso cessò di esistere. 


DEL LIBRO ILLUSTRATO ITALIANO, ECC. 303 


cessò di essere il quartiere generale dell’arte della stampa in Europa, cedendo 
quest'onore alla Francia.... ». Questa chiusa ci riempie di tristezza ed è per 
questo che abbiamo affannosamente cercato altrove qualche parola che ci ricom- 
ponesse a speranza per le sorti del libro nostro nei secoli successivi. Ahime! 
A. F. Butsch (Die Bicherornamentik der Renaissance) come è naturale arriva fino 
al 1500. Egli termina con Peter Galatini: Ofwus de arcanis cartholicae veritatis, 1518. 
Il Muther non si occupa che ‘del libro tedesco, il Kristeller, il Renouvier, il 
Gruyer, il Castellani, il Weissbach, il Duplessis e tutta una folla distinta di 
studiosi non ci hanno dato che una quantità di saggii particolari, preziosissimi 
come contributo alla storia dell’incisione e del libro illustrato, ma nessuno dei 
quali osa varcare, nemmeno timidamente, il sacro termine del XVI° secolo. È 
per questo che abbiam provato la più intensa compiacenza all’apparire del nuovo 
studio di Giuseppe Boffito: rontespizi incisi nel libro italiano del seicento. Fi- 
renze, Libreria internazionale, 1922. 

E questa nervosa rassegna l’abbiam fatta per mostrare quanto maggiore 
dell'apparenza sia il suo merito. A. dir la verità egli ha ristretto molto il campo 
delle sue ricerche, ma nullameno l’aiuto che egli ci dà, in quella specie di de- 
serto di cui abbiam parlato, è tale che non sapremo abbastanza essergliene grati. 

. La scienza di cui egli tratta in realtà partecipa per metà della bibliografia 
e per metà della storia dell’incisione, essa è a cavaliere delle due speculazioni 
ed ecco perché, reggendosi in questa specie di acrobatismo, minaccia di scon- 
tentarle entrambi. Nella difficile posizione il Boffito tende a cadere nella biblio- 
grafia secondo la sua naturale personalità scientifica, ma chi scrive è studioso 
di stampe antiche e perciò vorrebbe attrarre anche il Boffito nell’appagamento 
di alcuni desiderii che esprimerà in seguito. Ma parliamo ordinatamente del vo- 
lume. Esso si apre con un’avvertenza nella quale è detto che il saggio è un 
completamento dell’opera del Fumagalli (Lessico /ifografico), del Bartsch e del 
Vesme, un bibliografo e due storici dell’ incisione; è questa dichiarazione che 
ci dà il diritto di pretendere quanto c’interessa.- Segue un elenco bibliografico 
nel quale ci meraviglia di non trovare il Nagler: la bibliografia o meglio la 
storia tipografica comincia a prendere il sopravvento. Ecco, infatti, un breve e 
vivace saggio sull’arte della stampa nel XVII° secolo. Esso mette questo studio 
nell'ambiente storico, sfronda molti  pregiudizii e ci introduce’ nell'argomento. 
Segue un elenco alfabetico per località dei tipografi italiani del secolo, È in 
questo elenco che il Boffito presenta le aggiunte o correzioni all'opera del Fu- 
magalli, ma d'altra parte esse sono fuse nella materia generale; nè l’intonazione 
dello studio, che ha la forma d’uno schematico trattato e che non può essere 
polemica, permette che egli ce le indichi con esattezza. Con l'elenco dei luoghi 
tipografici (in tal caso avremmo amato anche l’elenco dei tipografi) si chiude la 
prima parte. È nella seconda che viene affrontato appieno l'argomento che ci 
sta a cuore: Z’arle nel libro italiano del seicento. E non neghiamo che il. Boffito 
abbia largamente risposto alla nostra aspettativa.'Egli comincia con rapido e sa- 
poroso studio critico del frontespizio. Da esso sappiamo che nel seicento il fron- 
tespizio prese il sopravvento assoluto nella economia del libro e che l’incisione 
in legno dovè finalmente cedere, clamorosamente sconfitta dalla sontuosa ric- 
chezza di effetti del bulino. Siamo, lo sappiamo, nel secolo di tutte le esagera- 


304 LAMBERTO DONATI 


- 


zioni. A questo studio segue la serie degl’incisori, è una lunga fila di armati 
nella quale notiamo parecchi caporali. Sono 179 incisori, compresi i monogram- 
misti, che sfilano dinanzi a noi disposti per ordine alfabetico ed accompagnati, 
s'intende, dalle relalive opere. Questo elenco è pieno di sorprese, perché in 
esso riconosciamo che alcuni dei nostri maggiori artisti non disdegnarono ia de- 
corazione del libro. Eglino si chiamano Alessandro Algardi, Agostino Caracci, 
Carlo Maratta, Antonio Tempesta e molti altri. Non erano ignoti, no, al Bartsch; 
ma il Boffito li ha messi in evidenza come incisori di frontespizii e ne ha date 
indicazioni bibliografiche precise, cosa che manca al primo e si spiega il perché: 
a lui non interessa che l'incisione per sé stessa. 

A questo punto, poiché ce se ne offre il destro, vogliamo fare alcune os- 
servazioni. L'opera del Bartsch è critica, benché non ne abbia l’apparenza, Egli 
fa della critica stilistica anche tacendo ; rifiuta od accetta incisioni dubbie senza 
nemmeno dirci perché, ma il suo tacere è pieno di pensiero e va compreso. Nei 
riguardi dell’Algardi, invece, fa una volta tanto eccezione a questa regola e ci 
dice perché ha creduto di togliergli il frontespizio del Medoro incoronato (come 
anche il ritratto di Annibale Caracci) per darlo a Simon Guillain (1). É una 
delle poche volte in cui il Bartsch ha parlato, eppure il Boffito non sa spiegarsi 
il motivo di tale attribuzione ; egli ha tutto il diritto di dissentirne, ma in tal 
caso deve seguirlo nella discussione e cioè nell’esame stilistico. Del resto che 
non sia provato che l’Algardi incise lo ammette incidentalmente anche il Bof- 
fito che dice, parlando di lui: « celebre scultore e architetto bolognese e anche, 
sembra, incisore ». Agostino Caracci (abbiamo scelto i quattro artisti soprannomi- 
nati per esprimere le nostre impressioni) esorbita dallo studio del Boffito ed egli 
se ne scusa. A. noi piace, invece, questo sconfinare dai limiti angusti di un se- 
colo, specialmente nei riguardi di certi temperamenti che abbondano alla fine 
del cinquecento ; i quali, precursori allo stato dinamico, sembrano esplodere nel 
secolo troppo stanco e proiettarsi in quello seguente. Di più il frontespizio per 
la Vita di Cosimo, come avverte il Boffito, fu riprodotto con qualche modifica- 
zione nella Geometria pratica di Giovanni Scala nel 1603. Questa specie di scon- 
finamento lo avremmo voluto in tutti i sensi ed allora avremmo veduto, per 
fare un esempio, anche il secondo bellissimo frontespizio del Zafavorum cum 
Romanis bellum inciso da Antonio Tempesta. Ma, si obbietterà, fu stampato in 
Olanda. Verissimo! ma il Tempesta è italiano e il luogo tipografico non ha al- 
cuna influenza .sullo stile o sulla importanza artistica che un’incisione possa 
avere. Si obbietterà ancora: abbiamo già avvertito che i frontespizii di serie di 
stampe non ci riguardano; ma allora quello di Luca Ciamberlano per il .Sacro- 
santo Senato ? Del Maratta non sappiamo dire altro che siamo nella più viva 
curiosità di vedere la sua antiporta del Bellori, che il Bartsch non descrive. 
Ma dichiariamo fin d’ora che quell’ « inven. et delin. » non ci sembra argo- 
mento sufficiente per dichiarare che egli incise anche il rame. In conclusione 
riconosciamo che nell’opera del Boffito non mancano i nei, né ci sarebbe diffi- 


(1) Avremmo preferito che il Boftito avesse citato i numeri progressivi del « Peintre- 
graveur » invece delle pagine; la disuguaglianza delle edizioni ci dà non poca noia. 


DEL LIBRO ILLUSTRATO ITALIANO, ECC. 305 


cile indicarli» A pagina 72 è detto, per esempio, che Bernardo Curti nacque 
nel 1640. Non sappiamo donde egli abbia tratta tale notizia che vorremmo fosse 
vera, ma i dubbii che circondano l’oscuro artista calabrese sono troppi perché 
sia facile sgombrarli. Lo stesso Thieme (A//gemeines Lexikon der bildenden Kiinsller) 
dichiara di non saperne nulla, dice soltanto che operò intorno alla metà del XVII° 
secolo, aggiungendo con un evidente errore tipografico che forse morì nel 1769. 
Il Nagler invece (Die Monogrammisten) afferma senz'altro che nacque nel 1603 e 
mori nel 1652, la quale circostanza 10155 sarebbe sufficiente DE CORTISERDI il 
frontespizio del Corelio. 

Giacché abbiamo inciampato in un monogrammista vorremmo esprimere il 
rammarico che i monogrammi non siano stati riprodotti in facsimile. l.a de- 
scrizione che se ne fa non è chiara né sufficiente. I facsimili ci avrebbero tolti 
moltissimi dubbii, quello per esempio che le lunghe liste di frontespizii sotto lo 
stesso monogramma non vi appartengano tutti, come per il monogrammista 
L. C. le cui incisioni vanno dal 1610 al 1654, da Roma a Verona. Ci avrebbero 
aiutato in più modi e facilitato le ricerche nel Nagler, che non abbiam potuto 
fare come avremmo voluto. E si che la materia ci allettava, perché diciotto sono 
i monogrammisti che incontriamo e, se non ci ha ingannati la fretta con cui li 
abbiamo studiati, il Nagler non ne conosce che uno: il maestro F. C. C. (Fran- 
cesco Cecchi Conti). Un riguardo maggiore per il Nagler avrebbe evitato, al- 
meno nel caso di questo incisore, un po’ di confusione. Poiché egli sotto lo 
stesso N° 1995 del volume secondo descrive due frontespizii che il Boffito ha 
separato, mettendone uno sotto il monogramma e l’altro sotto il nome di Fran- 
cesco Cecchi, non sappiamo perche. Dal Nagler avremmo saputo anche che i 
disegni li fece Paolo Parigi e sarebbe stato tanto di guadagnato. In sostanza 
abbiamo la sensazione che il Boffito abbia lavorato con mezzi assai limitati e 
perciò non ci meravigliamo se nella sua opera, veramente preziosa, s'incontrano 
piccole mende. Se ne incontrano perfino in quella dell’Essling che pure, a quel 
che se ne dice, mise a dura prova la pazienza di tutti i bibliotecari di Europa. 
Ecco perché in lui mancano frontespizii che pure il Bartsch descrive, quello 
del Brizio, per esempio, e del Pesarese. Ma per compenso ci dà aggiunte o 
correzioni che interessano in sommo grado la storia dell’ incisione. Bisogna, na- 
turalmente, andarle a cercare, esse ricorrono ai nomi del Bazzicaluva, del Ca- 
nini, di Agostino Caracci, del Ciamberlano e via dicendo. Vogliam citare anche 
un frontespizio di Jacques Blondeau di cui l’ Huber non parla. Pure non è qui 
il maggior merito del Boffito, esso consiste sopratutto nell'avere svegliata una 
curiosità; la quale non sappiamo quali risultati sortirà, ma che ci fa auspicare 
per l’Italia una storia generale del libro illustrato. Essa, in fin dei conti, fa 
parte della grande storia dell’arte e non sappiamo proprio perché non abbia an- 
cora raggiunto alcun diritto di cittadinanza in nessuna università come in nes- 
suna accademia. 

Questa scientifica curiosità intanto sarà in parte calmata, perché il Boffito 
ci ha annunciato un prossimo saggio sulle stampe e vignette nel libro italiano 
del settecento. Tale notizia ci riempie di compiacenza perché ci è noto che 
anche in questo secolo, per molti riguardi meglio conosciuto e studiato del pre- 
cedente e specialmente per parte di chi ne aveva tutto l’ interesse, egli non tro- 


306 dna ‘* LAMBERTO DONATI 


verà, no, un campo scientifico meglio preparato. Secondo la nostra abitudine di 
esprimerci con un esempio citiamo, per fare il caso, un’opera che abbiamo sot- 
t'occhio in questo momento. Essa è quel gioiello déll’Artosto di Birmingham, 1773, 
che Pietro Molini libraio fiorentino curò per incarico di Giovanni Baskerville. 
Invasi dall’ impazienza di sapere che cosa se ne dice almeno del Bartolozzi che 
illustrò dieci canti, battiamo alla porta di Henri Cohen (Guide de l’amateur des 
livres à figures du 18° siècle), ma nulla troviamo in quel mare magno in cui 
sembra, ‘non si abbia avuta altra preoccupazione che quella di dirci, quando è 
possibile, dove si trovano i disegni, nulla che superi lo scheletrico catalogo di 
libreria. Allora -ci rivolgiamo pazientemente ad un altro nostro grande compa- 
gno di studii, al Portalis et Beraldi (Les graveurs du dix-huitieme siècle) e leg- 
giamo, finalmente, all’articolo del Bartolozzi le seguenti solenni parole: « Les 
figures des chants 1, 2, 10, II, 19, 24, 35, 36, 40, 43 de l’Ariosto de Basker- 
ville». Comprendiamo che ce n’è d’avanzo per un artista le cui stampe «sont 
monotones, médiocres et très-inferieures à celles des burinistes anglais formés 
par Le Bas, Wille ou Ravenet » ma non ce n'è davvero d’avanzo per la storia 
del libro illustrato. | 

| È. per questo ‘che noi seritiamo la più viva gratitudine per la nobile fa- 
tica del Boffito. Essa, è vero, non è critica come vorremmo che fosse noi im- 
penitenti adoratori della critica, a cui ci hanno abituati il Kristeller, il Muther, 
il Butsch; ma frattanto prepara il materiale per una futura beneaugurata storia 
critica del libro italiano, dalla quale non possiamo prevedere quel che sapremo, 
ma in cui è certo che non sentiremo più dire che il Bodoni è una creatura di 
Baskerville, come vuole il Pollard o, che sappiamo! che Stefano della Bella non 
ha originalità, e che non è che il riflesso di Callot, come vuole il Rosenthal. 


Sea | ‘. LAMBERTO DONATI. 


t) 


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* MANUSCRITS TRES PRÉCIEUX 


VERA È (Continuation: Tv. La ROSTA, anno XVI, pag. 276). 


- 


i i ’ Ù pi ; ; 

.*. ». .%Lesiecteurs de Za Bi0liofilta.se souviennent des descriptions de manus- 
crits'précieux que nous: avons publices les années précédentes et qui ont suscité 
un grand mouvement d’intérét et de curiositéè ». Ce sont les mots avec lesquels 
nous avions annonce en 1914 la reprise des descriptions d'une nouvelle serie de 
manuscrits fort précieux que nous avons réussi à rassemblèer dans le ‘cours de 
quelques années grace ‘è nos recherches soigneuses. n | 
i. @ Nous avions commencé .à publier dans ‘le seiziéeme volume de notre 
Revue les notices de ces manuscrits de la nouvelle série, mais à notre regret 
nous ‘avons été obligé d’interrompre pendant la ‘guerre cette publication après 
avoir décrit neuf manuscrits précieux avec onze planches en halio reproduisant 
les pages vu les miniatures les plus intéressantes.. i i 

. Nous. reprenons aujourd’ hui cette publication fans la conviction que 
nos lecteurs nous en sauront gré comme pour le passé ou peut-ètre maintenant 


MANUSCRITS TRÈS PRÉCIEUX 307 


davantage encore qu’alors à cause du renchérissement énorme du papier et de la 
main d’ceuvre pour l’exécution des belles planches qui accompagneront et com- 
pléteront nos descriptions les plus soigneuses possibles. Les descriptions seront 
continuées sans interruption dans les prochains cahiers de cette Revue, ‘et ce 
sera pour nos lecteurs, nous n’en doutons pas, un' vrai plaisir et un grand profit de 
connaître un ensemble de manuscrits qui pour bien des raisons méritent d’ètre 
appréciés comme il convient. 


AB 


Aristoteles. Liber magnorum Ethicorum, Politica, Oeconomica, /azize. 
Manuscrit du XIV® siècle, sur vélin. Mar. rouge, encadrement 
de larges dentelles sur les plats, dos richement orné, larges dent. 
intér., les gardes de moiré brun, tr. dor. (S. Ridge). (36988). 


Superbe Manuscrit écrit sur 100 ff., en lettres gothiques d’une grande 
netteté et régularité, 2 col. et 52 .lignes. Il est réglé et rubriqué en rouge et noir. 

14 jolies miniatures: faisant partie d’initiales de différentes grandeurs, 
g en sont è personnages; nous relevons les figures d’un archer, d’un philòsophe, 
d'un roi, d’un inoine, le buste du Christ; très curieuse est la représentation d'un 
couple amoureux au lit, au début du traité des Po/ilica. Les autres figures ont 
pour sujets des animaux, comme un lion, un cerf, etc. Les décors de plusieurs 
initiales s'étendent dans les. marges et se terminent par des grotesques. 

Ce qui donne à ce Manuscrit une valeur speciale c'est, en outre, un 
nombre de dessins à la plume qui issus du texte s’étendent à peine sur la 
marge, et à première vue ne se font point remarquer, Ils sont probablement 
l’euvre du scribe du manuscrit qui était un bon artiste et qui les a exécutés 
avec une délicatesse extraordinaire et une caractérisation bien remarquable. On 
compte à peu près 80 portraits d'hommes barbus et coiffés ou non, de dimensions 
différentes, il y a en outre une quantité d’ornements d’un got exquis, et des 
tétes' de chevaux. 

‘ Les Manuscrits d'Aristote sont très rares et se rencontrent difficilement 
dans le commerce. Le présent Ms. est d’une conservation admirable, les marges 
du vélin fort larges, et il est revétu d’une belle reliure. Ex-libris Aa Park. 

V. les planches XII et XIII, 

(A suivre). | LEO S. OLSCHKI. 


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| QUESTIONARIO DEGLI ERUDITI 


Chi era il ipognio: della prima edizione del de christiana religione ci MAR: 
siLto FICINO ed in quale anno fu. pubblicata ? è 


‘Il ch,®° prof. Enrico Rostagno; l’ illustre conservatore dei manoscritti della Laurenziana, 
descrisse in questa Rivista (1) con quella scrupolosa precisione che gli è propria, l’esemplare 


(1) La Bibliofilia vol, II, pagg. 397-409. 


308 | LEO S. OLSCHKI 


da me scoperto e posseduto del de christiana religione che Marsilio Ficino aveva di proprio 
pugno copiosamente corretto ed inviato con una dedica autografa datata da Firenze il 25 Lu- 
glio 1477 a Donato Ugolino. Il sullodato prof. Rostagno chiude l’erudito suo articolo con queste 
parole : « L’esemplare dunque, che abbiamo cercato di illustrare, ornato d’una lettera auto- 
grafa del Ficino, con data, e ricco di tante e cosi accurate correzioni, non v’ ha chi non veda 
di qual singolare prezzo sia, anche in confronto degli altri che se ne conoscono. E ben è le- 
cito augurare che avvenga che esso sia conservato alla nostra Italia, donde troppi cimelii vanno 
esulando con danno e scorno nostro ». Ciononostante, il voto dell’illustre uomo non si è av- 
verato : nessuna Biblioteca né alcun bibliofilo d’ Italia si fece avanti, non dico per acquistare 
quest’ insigne cimelio, ma nemmeno per domandare se ed a quali condizioni era in vendita, 
mentre un intelligente e dotto bibliofilo inglese venne espressamente a Firenze, dopo la let- 
tura dell'articolo sopracitato, per esaminare de visu l’esemplare e l’acquistò con vero entu- 
siasmo. Sono passati ormai più di ventidue anni dopo questo fatto, èd il caso volle che in 
una collezione di libri rari e preziosi da me recentemente acquistata si ritrovasse proprio l’esem- 
plare del de christiana religione di MarsiLIO Ficino descritto dal prof. Rostagno. 

Habent sua fata libelli mi viene spontaneamente di esclamare pensando che questo vo- 
lume era passato nel giro di secoli dopo ignote peregrinazioni dall’originario suo proprietario 
Donato Ugolino di Firenze, non si sa né come né quando, in commercio finché fu da me 
acquistato, nell’anno 1900, sul mercato librario di Londra, Esulò nuovamente dall’Italia, come 
accennai qui sopra, ritornando in Inghilterra. Ed eccolo ora, dopo oltre 22 anni, di nuovo in 
mio possesso! Soltanto un bibliofilo appassionato può immaginare la gioia di colui che rivede, 
dopo tanti anni, un cimelio accarezzato dal quale egli s'era separato a malincuore. Gli sembra 
di aver ritrovato un gioiello perduto al quale si annodano tanti ricordi del passato. In questo 
stato d’animo mi sono trovato e mi trovo io mentre sfoglio e ristudio il ritornato cimelio. E 
facendo ciò, mi si impongono per la soluzione le seguenti due domande: in quale anno fu 
pubblicata l’edizione che non ha data? e chi era il tipografo che non si è nominato ? 

Inutile aggiungere qualche cosa all’accurata ed esauriente descrizione di quest’esemplare 
data dal prof. Rostagno. Egli ne cita un altro inviato da Marsilio Ficino colla strana ripeti- 
zione esatta della medesima dedica a Francesco Guasconi colla data di Firenze 20 maggio 1477, 
di due mesi anteriore, cioè, a quella della mia copia. 

Abbiamo dunque qui il /erminus ad quem : il libro non può essere stato stampato dofo 
10 20 maggio 1477. 

Sappiamo però dalle efistolae familiares di Ficino edite a Venezia nel 1495 che l’opera 
del de christiana religione era già stampata nel 1476, epperò dobbiamo considerare anzi questa 
data, anteriore a quelle delle dediche autografe, come /erminus ad quem. 

Un’attenta lettura del volume mi fece trovare inoltre anche il /erminus a quo, ciò che 
è sfuggito, come vuol sembrarmi, finora a tutti i bibliografi. Sul recto della carta 23 (cap. IX: 
Auctoritas christi non ab astris sed a deo est), si legge il seguente passo : « Deinde wsque ad 
nos annos iam mille & quadringentos septuagintaque & quatuor invitis celis terrisque per- 
durat ». Ne consegue che l’edizione non può essere anteriore all'anno 1474: essa dev'essere 
stata stampata, dunque, tra il 1474 ed il 1476. 

Se è lecito congetturare da queste due date quella della pubblicazione, io sarei incline 
a porla fra il 1474 ed il 1475, perché si può ben presumere, che, compiuto una volta il mano- 
scritto, questo non abbia dovuto aspettare per molto tempo la stampa e che questa, a sua 
volta, non abbia impiegato più d’un anno. Anzi, il numero stragrande di errori tipografici 
prova che l’opera dev’essere stata stampata in grandissima fretta. I | 

Ammesso che MarsiLIo FiciNo avesse posto al termine del suo manoscritto le parole 


FINIS DEO GRATIAS 
. AMEN . 


0 ab egu 
mecha om... i da 
aaltesifilibo. ’ LR 
sbriravicate ggnofibusgri |. 


cunenabefhau 
Lutt 116 quit 
fhahoc quarè cnar 
pg autem conunens i 
ss» lefhaluemet auremar 
Gue dine fup nos u 
quandam adummami 
p Iomenzs re hocoze fon 
ì Umum quoma ualoco 
I Puitchaturiun moml’| 
ce. feroyquarfiquiavm . 
ul Bini- 
fiunt dij p uinins fuv< 


La Bibliofilia XX1V, to (I. 1923). 


PLANCHE XII.‘ 


ceeeopo ve P 


fi .° dà a .P. 


i liti ro rem» supe 


diammosiftà q 
mesqutem ceft 
feravaltemam.: . 
_clanflima uun 
concozefp neq: 
‘apro rbium dic 
uicutr ce. Etpfi 
cpfem quarte ii 


81 

quoniam Pier 
ris ipam 1A0Al 
mbi1js aut que 
(et locbene mio 

- MS. quoma pun 
ADAM enum 
— pamocps piocij 
"mterurcì ufha: 
avaltenim eh - 


ovamir t1lvrina 


melt poiti. | rude 
au:ui tube pn /| 
tub; apoira 
relé pnapacaz 
timer.jp dg: 
ECramida 
"Pu. cluibli? 
Ppamicatiac mn” 
neoeoi 
puaprrbomlta 
gé.gin amedi 
bunmmiaspune 
amzgreonaz. © 
nesîduaitao 


pontermns no ung: fer. Ser 


Lko S. OLSCHKI, Manuscrits très précieux. 


ARISTOTELES. Liber magnorun Ethicorum, Politica, Oeconomica. Ms. sur vélin, XIV® siècle. 


Dos Google 


crunqu 
Abant 
ercpifk 

STUtOor qu 
4 (coem. qui cn 
10m porch finguia 
nar-ferunnifale 


lato: feandum qt 
ME ArMINAN n0 poi 
pil<ts- n0 ch auter 
L11219 111ft10211M qui 
MMI LC LLET CN 

antmur-feroo» quefea 
rue Lagis Laro: no pori 


ugnomofie 
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alegis Lato 
qU legis c.cerclacta fi 
igururnonbfg? cpiykca 


ne-1ucdicute quidé enam er 
opin aummericundum i 
kes cet. 

[a uiolia Equatt arca cart pe 


finav 


‘+ qitrsfurr AT lari arreròà rerree Lenna TA 


La Bibliofilia XX1V, to (I. 1923). 


PLANCHE XIII. 


> | RA al 
if ociccot 
for 
f turp 
I fireg 
I rime 
| turco 
SAI prrir 
nni 
crudi 
unieni 
Iz1gaiiroo 
tuaone ero 
tftaruriuzen 
AAD MONS 1111011 

$ marmimitam ce 
I” 7 quiuwoporrer crod 
Yi oper poendunth 
pi» pommemiumm inf 
Z babentti 1potrenaam 
N cucem afetuaom vuamm. 

NI tribulia quae mam 

i ma aueem figune pr01 
faucemtimuamqui ue 


e. 1 Lernnra LL 


umnum 
amuas mu 
unaq cligeri 

bens relagua to: 
crenm diannanb 
Apatus apocento 
fitentiloo uterina 
mpeume cÈ Opus qu 
uttas eil tone fo 


Leo S. OLscHKI, Manuscrits très précieux. 


ARISTOTELES. Liber magnorum Ethicorum, Politica, Oeconomica. Ms. sur vélin. XIV® siècle. 


si Google 


QUESTIONARIO DEGLI ERUDITI 309 


colle quali chiude l’edizione, alla fine del 1474, questa sarebbe uscita al più tardi nel 1475. 
Non è ammissibile ch’egli abbia corretto si scrupolosamente tutti gli esemplari d’omaggio su- 
bito dopo la stampa. Marsilio Ficino avrà apportato le correzioni col tempo e distribuito le 
copie d’omaggio a varie riprese, cioè ogniqualvolta che gli si offriva l'occasione adatta, come, 
del resto, i casi citati dal prof. Rostagno chiaramente dimostrano, e come tuttora ancora si 
usa fra gli scrittori. 

Come sulla data cosi sono pure discordi le opinioni dei bibliografi sul tipografo dell’edi- 
zione: gli uni l'attribuiscono al Cennini, gli altri a Niccolò Lorenzo Della Magna. BURGER, 
PitoctoRr ed altri autorevoli bibliografì assegnano la data del 26 luglio 1477 alla prima stampa 
di quest’ultimo tipografo, cioè una data alquanto posteriore all’ indicato /erminus ad quem. 
Epperò, se questi hanno ragione di fissare la data del primo libro uscito dai torchi di Niccolò 
Lorenzo della Magna con quella del 26 luglio 1477, la prima edizione del de chkrisfiana religione, 
non può essere uscita dai torchi di questa tipografia. Bernardo Cennini stampava a Firenze 
prima di Niccolò Lorenzo della Magna: di lui non abbiamo che un libro solo coll’ indicazione 
del suo nome, cioè il commento di Servio a Virgilio del 1471 con caratteri non molto dissi- 
mili da quelli del de christiana religione. Gli si attribuiscono però parecchi altri, specialmente 
dal Manni nella sua opera della prima promulgazione de’ libri in Firenze, ma senza prove po- 
sitive, Cennini mori nel 1498 e sarebbe strano se egli, dopo il grande successo ottenuto col primo 
libro da lui stampato a Firenze secondo il suo proprio ritrovato assolutamente indipendente dal- 
’ influenza dell’invenzione di Gutenberg, non avesse più stampato nulla entro i 27 anni dalla 
data del commento di Servio sino alla sua morte. E perché non può aver egli stampato anche 
l’opera in questione di MarsiLio Ficino ? Contro il Cennini militerebbero i molti errori tipo- 
grafici che si trovano in quest’edizione, mentre l’accennato suo commento è molto corretto, ma 
questa non sarebbe davvero una ragione sufticiente per escludere la sua tipografia come quella 
da cui fosse uscita. Dopo Bernardo Cennini stampo a Firenze Giovanni Petri del quale non si 
conosce che un solo libro del 1472 con tipi assai differenti da quelli usati nella nostra edizione 
del Ficino. Seguì poi Antonio di Francesco nel 1476 con un'opera stampata con caratteri go- 
tici, e nello stesso anno cominciò a stampare a Firenze la tipografia di Ripoli che lavorava 
fino al 1483. Nessuno dei cinque tipi di caratteri usati da questa stamperia, secondo il 7yfer- 
repertorium di HAKBLER, è simile a quelli del nostro volume, sicchè anche questa officina 
è da escludersi per il nostro volume. 

Rimandiamo i cortesi nostri lettori al più volte citato articolo dell’ ill. prof, Rostagno 
pubblicato nel secondo volume di questa Rivista per più completi ragguagli ed attendiamo 


qualche risposta alle nostre due domande. 
Leo S. OLSCHKI, 


Pu? 

Mentre le correzioni, le modificazioni ed i numerosi cambiamenti apportati da Mar- 
silio Ficino stesso al testo della sua opera de chrisliana religione, e la sua dedica a Donato 
Ugolino ci diedero motivo di occuparci nel precedente articolo della storia esterna della prima 
edizione, riteniamo pur utile ed interessante di volgere il nostro pensiero all’opera stessa, 
perché anche ‘a ciò ci induce il nostro esemplare. Dalla dedica che per maggior chiarezza qui 
riproduciamo risulta ad evidenza che l’opera di MarsiLio FiciNo deve avere incontrato una 
critica severa. Le sue parole dirette a Donato Ugolino hanno tutt’il sapore d’una vera e pro- 
pria giustificazione. l 

Notevole è il passo « memento praeterea apud nos non expressores librorum esse, sed 
oppressores ». L’illustre prof. Rostagno l’ interpreta nel sullodato suo lavoro nel senso che il Fi- 
cino, lagnandosi dei tanti errori rimasti nella stampa, abbia inteso censurare i tipografi che 
gli stamparono il trattato chiamandoli offressores e non expressores librorum. Io non posso 
condividere questa sua opinione : credo piuttosto che Ficino chiamò offressores i suoi avver- 
sari i quali combattevano le idee da lui svolte nel suo trattato. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 10 39 


310 LEO S. OLSCHKI 


Un'altra prova eloquente dell’aspra critica che questa sua opera deve avere subita, la tro- 
viamo nella nota autografa che Marsilio Ficino scrisse in testa all’opera: 


In omnibus quae aut hic aut alibi a mne tractantur 
Tantum assertum esse volo quantum ab ecclesia comfprobatur. 


Per qual altra ragione se non per difendersi contro i suoi detrattori avrebbe egli ag- 
giunto quest’avvertenza ? Auf Aic aut altbi, egli dice, ma l’accento è messo piuttosto su ic 


Taddeo & bortolanenn pere isteria 
M 2P20W or rigtf(rn09 PI0PPNIV 
(admerè lidi e 
zo 4 «197 fiorente ; 


come luogo determinato, che sarebbe il suo trattato de chrisliana religione, anziché su alibi, 
luogo indeterminato, di modo che anche da questo contrasto puossi arguire ch’egli voleva di- 
fendere proprio quest’opera. 

Ai tempi di Marsilio Ficino non esisteva ancora la censura ecclesiastica. Se egli rite- 
neva opportuno di aggiungere espressamente la dichiarazione che il suo trattato non conte- 
neva nulla che non fosse approvato dalla chiesa, ne consegue che deve aver suscitato in certi 
circoli una forte irritazione. Lo troviamo avvalorato dal fatto che Marsilio Ficino voleva dimo- 
strare con questa sua opera che la religione non è disgiunta dalla scienza, la quale per lui 


QUESTIONARIO DEGLI ERUDITI 311 


culminava nel Platonismo. Egli condannò la scissione della religione dalla scienza e censurò 
aspramente l’ ignoranza dei sacerdoti ai quali la religione era affidata. 

Proprio nell’anno, in cui Ficino inviò a Donato Ugolino il nostro esemplare, egli ebbe 
la consacrazione sacerdotale e fu nominato rettore di due chiese. Ciò dimostra che la curia stessa 
non aveva disapprovato l’opera da lui pubblicata già due anni avanti che gli fossero da essa 
conferite le dette dignità, mentre non esclude che i sacerdoti i quali si erano sentiti toccati da 
allusioni poco lusinghiere, abbiano protestato contro l’autore. 

Riportiamo il giudizio di HURTER (1) su Marsilio Ficino: «Totus studiis vixit, sed 
nimia admiratione et amore ferebatur in Platonem, hunc admirabatur, hunc sapiebat, hunc om- 
nibus commendabat adeo, ut et amicos eiusdemque asseclas salutaret fratres in Platone », e 
sulla sua opera de chrisliana religione egli dice (2) : « Reperiri censet haud pauca mysteriorum 
fidei christiana vestigia penes veteres philosophos, inprimis apud Platonem, divinum, ad quem 
plenius interpretandum neoplatonici feliciter usi sint divino christianorum lumine ». 

Qui si scorge il punto d’attacco contro l’opera in questione, ma si domanda: sono noti 
degli scrittori contemporanei di Ficino i quali si erano scagliati contro l’opera sua de chri- 
stiana religione confutandola ? ed in tale caso in quali opere? 


Leo S. OLSCHKI. 
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CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


MODENA. — CELEBRAZIONE DEL 250° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI L. A. Mura- 
TORI. — Nel mese di ottobre Modena ha degnamente commemorato il 250° anniversario della 
nascita del padre della storiografia italiana, L. A. Muratori, nato a Vignola il 21 ottobre 
del 1672. Alla R. Deputazione di Storia Patria per le provincie Modenesi e alla Biblioteca 
Estense va dato il merito di questa celebrazione, che assunse una particolare importanza per 
il trasporto delle ossa dalla Chiesa di Sant'Agostino in quella di S. Maria Pomposa, dove il 
Muratori esercitò l’ufficio di prevosto per quasi un quarantennio, e dove egli in vita si pre- 
parò la propria tomba. 

Ad organizzare la celebrazione Muratoriana, la R. Deputazione di Modena nominava nel 
proprio seno un Comitato composto dei Direttori della R. Biblioteca Estense, della R. Pina- 
coteca, del R. Archivio di Stato, del R. Archivio Notarile, dell’Archivio Storico Comunale, 
della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti e del prof. G. Bertoni, Comitato presieduto dal 
Marchese Matteo Campori, benemerito editore dell’ Epistolario Muratoriano. 

La Commemorazione si svolse con tre distinte cerimonie : la traslazione delle ossa ; una 
solenne seduta della R. Deputazione coll’intervento delle autorità cittadine, delle rappresen- 
tanze e del pubblico nella Chiesa di S. Maria Pomposa ; l’inaugurazione d’ una Mostra Mura- 
toriana nella Biblioteca Estense 

Diamo ora qui alcuni cenni di ciascuna di queste cerimonie. 

Come è noto, il Muratori, nominato prevosto di S. Maria Pomposa nel 1716 si era pre- 
parato fin dal 1721 un sepolcreto davanti all’altare maggiore della chiesa, per sé e per i suoi 
eredi. Quivi con disposizione testamentaria ordinò di-essere sepolto, il che venne fedelmente 
eseguito quando il 23 gennaio 1750 egli cessò di vivere, e sul suo sepolcro fu posta la mo- 
desta lapide che è ora conservata nelle stanze già da lui abitate. Ma 24 anni dopo, in seguito 


(1) Nomepclator literarius II, 2. Oenipopte 1906, col. 1015. 
(2) Ibidem, col. 1016. 


312 CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


alla soppressione della parrocchia di Santa Maria Pomposa, la chiesa coll’'annessa casa par- 
rocchiale fu venduta a un Tassoni Estense, il quale l’affittò per uso industriale. Di questo 
fatto si preoccupò la deputazione sopra il nuovo cimitero, per timore che venissero in tal 
modo profanati i resti mortali del Muratori, e in seguito a ciò il Comune decise di trasportarne 
le ossa nella chiesa di Sant'Agostino, dove già era sepolto Carlo Sigonio, il grande precur- 
sore del Muratori. Il trasporto venne eseguito l’I1I ottobre del 1774 e i resti mortali deposti 
entro una cassa a capanna foderata di piombo, con dentro un tubo pure di piombo conte- 
nente una pergamena commemorativa, furono collocati nel nuovo deposito, con una lapide la 
cui iscrizione fu dettata da Girolamo Tiraboschi. Quivi le ossa del Muratori riposarono in pace 
fino al 1872, quando in occasione delle feste per il 2° centenario della nascita si pensò di to- 
glierle dal luogo indecoroso dov'erano state sepolte un secolo prima, trasferendole nella parte 
alta della stessa chiesa a sinistra dell’altare maggiore. In tale occasione le ossa vennero rin- 
chiuse in una nuova cassa, dentro la quale fu deposto l’antico tubo di piombo e uno nuovo di 
vetro, con una pergamena contenente il verbale della riesumazione. La nuova tomba avrebbe 
dovuto essere provvisoria, giacché si era subito pensato di destinare uno degli altari della 
Chiesa di Sant'Agostino per il Mausoleo da erigere alla memoria del grande storico Vignolese. 
Vi fu anzi fin d’allora un principio di sottoscrizione esi conserva ancora negli atti comunali 
il disegno di un progetto, che non ebbe attuazione. i 

Dopo di quel tempo a più riprese si pensò al Mausoleo, ma ostacoli di varia natura 
impedirono sempre l’effettuazione di questo doveroso atto di riparazione dovuto alla memoria 
dell’insigne storico. In seguito si convenne che il posto migliore per tale mausoleo sarebbe 
stata la chiesa della Pomposa, riconsacrata da tempo al culto, riportando le ossa del Mura- 
tori là dove egli volle essere sepolto. Ma soltanto ora per gli sforzi della R. Deputazione tale 
idea fu potuta mandare ad effetto. La traslazione delle ossa fu preceduta dall'apertura della 
Tomba. Questa avvenne il 18 ottobre. Le condizioni di grave deperimento in cui furono tro- 
vate le casse consigliarono un nuovo rivestimento in ferro zincato di quella antica di piombo, 
che fu eseguito sul momento. 

Il giorno 20 ebbe luogo il trasporto dei resti mortali del Muratori dalla Chiesa di 
Sant'Agostino a quella della Pomposa, coll’intervento di tutte le autorità cittadine, dell’arci- 
vescovo e del Capitolo, tra una fitta ala di popolo, in atto di riverenza e di omaggio. Il co- 
fano racchiudente le casse di metallo e una pergamena della R. Deputazione (1) fu collocato 
sotto il primo altare a sinistra della Chiesa di Santa Maria Pomposa, entro un loculo apposi- 
tamente preparato. Su questo sepolcro furono deposte le corone del Comune, della R. Acca- 
demia di Scienze, Lettere ed Arti e della R. Deputazione di Storia Patria di Modena. E qui 
si confida di vedere sorgere presto quel mausoleo che dovrà essere segno tangibile dell’am- 
mirazione e della gratitudine di Modena pel suo grande cittadino. 

La Domenica successiva, 22 ottobre, ebbe luogo nella Chiesa di Santa Maria Pomposa 
la solenne celebrazione del 250° anniversario della nascita di L. A. Muratori. Nel piccolo 
tempio apparato a rito profano sono convenute le autorità cittadine, le rappresentanze di 
molti sodalizi di cultura di fuori, tutte le notabilità cittadine e uno stuolo foltissimo di pub- 
blico. Dopo la lettura delle adesioni, tra le quali quella di Pio XI, il march. Matteo Cam- 
pori, presidente del Comitato, prese la parola per ringraziare gli intervenuti, per dire delle 
ragioni della solenne celebrazione e tracciare in una vasta sintesi I’ importanza dell’opera del 
Muratori, « suscitatore prodigioso e artefice quasi provvidenziale di una rinnovata coscienza 
della Nazione, in quanto l’unità della sua storia fu la logica premessa della unità della Pa- 


(1) Essa suona: « Le ossa di Ludovico Antonio Muratori sono state trasportate oggi 20 ottobre 
1922 con cerimonia di una umiltà solenne dalla Chiesa di Sant'Agostino a quella di Santa Maria Pom- 
posa. Cosi fra il reverente affetto del popolo compivasi definitivamente il voto estremo del più grande fra 
i cultori d«clla storiografia erudita italisna e del più madesto fia gli uomini, che volle nella sua piccola 
chiesa dormir il sonno che non ha risveglio». 


. = 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 313 


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tria ». Segui al Marchese Campori il Prof. Giulio Bertoni, oratore ufficiale della cerimonia, 
svolgendo il tema : « Il concetto della Storia e l’opera storiografica di L. A. Muratori ». Il 
Prof. Bertoni cominciò con una delicata descrizione della figura morale del grande storico, 
metterido in particolare evidenza il concetto che informa l’aureo libro della « Carità cristiana », 
e che si riassume nell’amore del prossimo, il quale, prescindendo dai propri interessi, ci pone 
in rapporto fraterno con l’universalità degli uomini. Questa è la base della filosofia del Mu- 
ratori ; ma è anche il precetto fondamentale delle più alte filosofie e religioni, e costituisce 
pur sempre l’àncora di salvezza dell’umanità sbattuta nell'oceano tempestoso della vita ed 
è fonte perenne di conforto per le sofferenze umane. Dopo tale esordio, il Bertoni passò a 
trattare dell'argomento propostosi, cominciando a mostrare il cammino percorso dalla storio- 
grafia moderna prima dì giungere al Muratori, per fare meglio intendere in che consista la 
grandezza dell’opera dell’insigne Vignolese; illustrando anzitutto il concetto della storia do- 
minante nel rinascimento, il cui difetto più comune consiste nel riallacciare agli individui, 
alle virtù o più spesso agli errori dei singoli le grandi fila degli avvenimenti storici. Notò 
come un altro vizio comune alle opere storiche della rinascenza sia di concedere una fiducia 
quasi cieca alla autorità tradizionale, mai ponendo in dubbio il valore delle fonti antiche ; al 
quale difetto si unisce l’assenza di ogni comparazione delle testimonianze. Sul cadere del ri- 
nascimento invece, per effetto della controriforma che promosse l’esame del sentimento reli- 
gioso, s'inaugura per la storia un nuovo indirizzo, che riverbera sugli avvenimenti umani la 
considerazione teologica. Ma al tempo stesso la necessità di approfondire la storia della Chiesa, 
che diventa il fulcro principale della nuova concezione storica, adduce il bisogno dell’inve- 
stigazione e della ricerca erudita. Questa ricerca a poco a poco assorbe tutte le forze degli 
storiografi, giungendo per tal guisa a far consistere la storia tutta nella erudizione. Tale indi- 
rizzo, vélto a fare della storia un arsenale di notizie, trova la sua miaggiore espressione nel 
sec. XVII, specialmente in Francia, presso i Benedettini di S. Mauro, le cui faticose imprese 
nel campo della storia erudita sono ben note agli studiosi. Gli Armna/es Ordinis Sancti Be- 
nedicti del Mabillon fecero testo, e come modello d’indagine erudita divennero anche un mo- 
dello di storiografia. Questa forma di storiografia, dalla quale era bandita però la meditazione 
filosofica, si difluse rapidamente in Germania, in Inghilterra e in Italia Quivi s- ne fece uno 
dei maggiori rappresentanti îl p. Benedetto Bacchini, autore della Storia del Monastero di 
di S. Benedetto in Polirone, il quale fu il vero maestro del Muratori. Alla scuola di S. Mauro, 
per mezzo del Bacchini, da una parte, ai nostri storici regionali, dall’altra, si attacca, come sto- 
rico il Muratori, i cui meriti principali consistono nell’aver laicizzat» la concezione storica 
benedettina e resala indipendente dall’autorità ecclesiastica, e di avere incamminata la storio- 
grafia decisamente con passo franco e sicuro sulla via nuova della comparazione. Arrivato a 
questo punto, il Bertoni mostra come i Rerum /talicarun Scriptores rappresentino la mag- 
giore delle sillogi composte fino ad allora, e siano l’opera suila quale si basa la larghissima 
fama acquistata dal Muratori. Egli ne traccia un sommario a larghissime linee, mostrando la 
connessione tra le parti e il disegno formale che presiedette alla composizione. Dai Aeris, 
come pure da infinite indagini archivistiche, discendono le altre sue maggiori opere storiche * 
le Antiquitates Italicae, colle quali aperse la strada alla storia del costume e si schierò fra i 
precursori della filologia moderna concepita come erudizione; gli Amma/i d'/falia, in cui diede 
ai posteri un repertorio di notizie dall’èra cristiana sino ai suoi tempi, ordinato con intelletto 
vigile ed acuto. Invece alla storia regionale si riattaccano le Antichità £stensi, originate dalla 
controversia secolare tra la Curia e gli Estensi pel possesso delle valli di Comacchio. 

Il Prof. Bertoni venne poi alla parte critica del suo discorso. Mostrò come la conce- 
zione storica del Muratori sia naturalistica o intellettualistica, in quanto tien conto sopra ognj 
altra cosa dei fatti, delle notizie, delle informazioni cronistiche, lasciando sopra un piano in- 
feriore le energie sociali, che reggono dal profondo gli eventi umani e danno origine a nuove 
forme di ordinamenti civili. La sua religione, che costitui a un tempo la sua filosofia, lo con- 


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duceva alla concezione dualistica della storia, dalla quale egli cercò di tenere distinta la me- 
ditazione filosofica. Perciò il Muratori non dovette approvare il concetto eminentemente umano 
che della storia ebbe il Vico, suo contemporaneo. Egli la concepi invece come un fatto pre- 
supposto, un antecedente consumato del pensiero. E come presupposto concepi anche il pro- 
gresso umano, considerato da lui staticamente, ma non senza un forte e vigile senso ‘ dei bi- 
sogni del popolo. La nota dominante del Muratori fu in tutte le sue azioni e in tutte le sue 
opere il buon senso e la carità. Questa sua concezione non lo condusse e non poteva con- 
durlo alla considerazione della storia come svolgimento perpetuo di spirito e di natura. Perciò 
fu un titanico storiografo erudito, che mise in valore certi nuovi principî della storia e, come 
tale, costitui una tappa per giungere alla concezione moderna della storia, intesa come vita ed 
azione. 

Dopo il bellissimo discorso del Prof. Bertoni, coronato da una lunga e meritata ova- 
zione, venne posto in votazione dal presidente un voto solenne per la conversione in Mausoleo 
Nazionale del Tempio di S. Maria Pomposa e per il riscatto e l’assetto edilizio di quella che 
fu la Casa e lg Canonica del grande prevosto, affinché l’isolario della Pomposa diventi degno 
delle gloriose reliquie che esso racchiude. Approvato il voto per acclamazione, i convenuti 
passarono a visitare l’attigua casa del Muratori. 

La seconda ed ultima cerimonia della giornata fu l'inaugurazione della Mostra Mura- 
toriana nella Biblioteca Estense, di cui per quasi cinquant'anni il Muratori fu bibliotecario, 
e che possiede nell'Archivio Muratoriano la maggior parte delle memorie della vita del grande 
storico insieme coi suoi manoscritti e colle lettere dei suoi corrispondenti; un complesso cosi 
cospicuo di documenti da formare una grandiosa sezione della Biblioteca. Da questo reparto 
il Direttore dell’Estense, Dottor Domenico Fava ha tratto quello che poteva sembrare più 
importante per lumeggiare la vita, l’opera, le relazioni letterarie del più illustre fra i suoi pre- 
decessori, disponendo tali documenti in una Mostra ordinata secondo un criterio logico e per- 
spicuo, entro tre sale della Biblioteca. 

La Mostra inaugurata con acconce parole dal dott. Fava, con numeroso concorso di 
notabilità cittadine e di rappresentanze, si divideva in cinque sezioni principali : la prima con- 
teneva i documenti della vita del Muratori; la seconda, i manoscritti delle sue opere, con le 
cronache e gli altri codici usati o ricordati nei suoi libri; la terza, le lettere del grande sto- 
rico ; la quarta, i carteggi dei suoi corrispondenti ; la quinta, i ritratti, dipinti e incisi, i busti 
e le medaglie. 

Fra i documenti della vita figuravano innanzi tutto le varie autobiografie manoscritte, 
dettate dal Muratori in seguito alle insistenti richieste di amici e ammiratori. Una di esse, la 
più estesa, è ancora inedita, come sono inedite le memorie lasciate sul Muratori da’ suoi 
intimi. Subito dopo veniva l'atto di nascita, tratto dall'Archivio parrocchiale di Vignola, se- 
guito dai documenti della sua laurea dottorale, che si trovano nell’Archivio Comuuale di Mo- 
dena, e da quelli della carriera sacerdotale. Dell’interesse del Muratori per i problemi so- 
ciali erano notevoli segni alcuni progetti qui esposti per fondazione di asili di carità e ospe- 
dali. Altri documenti di questa sezione si riferivano alla sua carriera di bibliotecario a Mi- 
lano e a Modena, alla sua attività di storico, ai suoi viaggi di ricerca erudita. Vi figuravano 
poi il contratto autentico per la stampa dei Aer:wn, i diplomi di nomina conferitigli dalle ac- 
cademie d’Italia e dell’estero (notevole fra essi la lettera di ringraziamento del Muratori a 
Isacco Newton, che gli aveva partecipato la nomina di accademico della Società Reale di 
Londra); e infine il suo ultimo testamento, del 1746, l’atto di morte, e la notificazione degli 
eredi al Comune di Modena della sua fine. 

Nella seconda sezione erano esposti gli autografi delle opere del Muratori, messi di 
fronte alle prime edizioni di esse. Questa sezione dava una idea della immensa attività del 
Muratori in ogni campo, mostrandolo nella sua qualità non solv di storico, ma anche di so- 
ciologo, di giurista, di letterato, di archeologo, di polemista, di religioso e persino di medico, 


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giacché nella sua opera « Del governo della peste » egli fu dei primi a sostenere la teoria 
degli affluvi velenosi o contagiosi, Costituiva come un’appendice di questa sezione la raccolta 
delle cronache manoscritte e dei codici utilizzati dal Muratori nelle sue opere, e specialmente 
nei Rerum e nelle Anzliquitales Italicae medii aevi. Si notavano fra di essi il Liber Pontificalis 
di Agnello, le Vitae Pontificum di Niccolò Rosselli, la Ckronica Infperatorum del Miglioli 
(splendido codice miniato del dugento), il Chronicon, forse autografo, di fra Pipino da Bologna, 
il Pomerium Ravennatis Ecclesiae di Ricobaldo da Ferrara, le opere di Albertino Mussato, il 
Chronicon Estense, gli Annales Estenses di Iacopo Delaito, gli opuscoli di P. C. Decembrio 
voltati in volgare da Polismagna (Carlo di San Giorgio), gli opuscoli autografi del Castelvetro, 
il commento dantesco di Benvenuto Rambaldi, il Registrum Privilegiorum e il Registrum an- 
tiguum del Comune di Modena. 

La terza sezione comprendeva alcune delle più interessanti lettere del Muratori, tra le 
quali una inedita che si riferisce a ricerche sul Codice Atlantico di Leonardo. Vi era quella 
famosa in cui descrive con linguaggio assai appropriato il fenomeno elettrico, e l’altra pure 
assai nota, in cui difende contro lo stesso Vallisnieri le sue idee sulla peste. Seguiva la se- 
zione delle lettere autografe dei corrispondenti, che comprendeva appena una cinquantina di 
nomi sui 2200 che figurano nell'Archivio Muratoriano. Ragioni di spazio hanno evidentemente 
consigliato una scelta limitata; ma quanti personaggi fra questi cinquanta ben noti nella storia 
delle lettere e del pensiero del secolo XVIII! Basti ricordare, fra i religiosi, il card. Lamber- 
tini, il padre Affarosi; fra i poeti, il Baruffaldi, Antonio Conti, il Filicaia, il Lemene, Pier Ia- 
copo Martelli, il Rolli, Alfonso Varano, lo Zappi; fra i letterati, il Crescimbeni, il Quadrio, il 
Mazzuchelli, Anton Maria Salvini, il Manni; fra gli eruditi, il p. Bacchini, Scipione Maffei, il 
Bandini, il Mehus, lo Zeno, il Mabillon, il Montfaucon, il Papebroch; fra gli scienziati, il 
Leibniz, il Vico, il Morgagni, il Vallisnieri, il Ramazzini, ecc. 

L'ultima sezione era dedicata all’iconografia muratoriana. Essa comprendeva 5 ritratti 
dipinti: uno di Francesco Stringa lo raffigurava in età giovanile; gli altri quattro, anonimi, 
in età avanzata. Venivano poi quelli incisi, i busti, le medaglie e, come appendice, una rac- 
colta di ritratti degli amici e dei corrispondenti del Muratori. 

In complesso la Mostra Muratoriana della Biblioteca Estense è riuscita di una ricchezza 
e importanza veramente eccezionali. Essa ha rilevato negli organizzatori una sicura conoscenza 
dei materiali, un criterio mirabile nella valutazione della loro importanza, un senso distribu- 
tivo perfetto. 

Ma la Biblioteca non si è limitata a dare colla Mostra un segno tangibile della propria 
gratitudine verso il suo antico Bibliotecario, al quale deve molta della fama che gode nel 
mondo degli studiosi; ma, conscia de’ suoi doveri verso la cultura e verso gli studi, ha vo- 
luto che rimanesse un ricordo duraturo di questo avvenimento, e che anche i lontani vi potes- 
sero partecipare collo spirito. Perciò ha pubblicato nella circostanza un elegante volume col 
titolo « Per il 250° anniversario della nascita di L. A. Muratori » contenente il Catalogo della 
Mostra, al quale il prof. G. Bertoni ha premesso un interessante profilo del Muratori. Questo 
catalogo, distribuito gratuitamente ai visitatori e agli studiosi lontani, non rende soltanto una 
immagine compiuta della Mostra, ma costituisce ancora, per la ricchezza delle notizie e delle 
informazioni, una fonte non disprezzabile per lo studio della vita e dell’opera del maggiore 
storiografo italiano. 


ZI6 NOTIZIE 


NOTIZIE 


ll p. Francesco Ehrie. — Nella nuova creazione di cardinali che ha avuto luogo l’'1r 
dicembre 1922, è stato assunto alla sacra porpora anche il p. Francesco Ehrle, già prefetto 
della Biblioteca Vaticana dal 1895 al 1914. Il suo nome è troppo largamente e favorevolmente 
noto, non solo ai nostri lettori, ma a tutti gli studiosi italiani e stranieri, perché vi sia bisogno 
di accennare qui all’alta sua competenza come bibliotecario, bibliografo e paleografo. Ricor- 
deremo soltanto che le sue particolari benemerenze anche verso biblioteche ed archivi italiani 
governativi, per ciò che concerne la conservazione ed il restauro degli antichi codici e docu- 
menti, sono stati, or non è molto, segnalate nella nostra rivista (216Zî0//., XVII, 476); e che, 
come il Giornale storico d. letteratura ilaliana (vol. LXXX [1922], pag. 327) ed altre riviste 
hanno preannunziato, si è costituito in Roma un comitato per tributare al p. Ehrle, nella ri- 
correnza del suo 85° natalizio, speciali onoranze, sotto forma di tre volumi di una Miscellanea 
Fr. Ehrle, alla quale verranno invitati a collaborare i più illustri bibliotecari e dotti del mondo 
scientifico letterario, e che consterà complessivamente di circa 1200 pagine, in-8. La Aiscel- 
lanea comprenderà gii argomenti più svariati: storia ecclesiastica e civile del basso medio evo 
in Occidente, la storia della Scolastica, la storia dei Palazzi pontifici, la storia di Roma nel 
medio evo e nel Rinascimento, la storia e la scienza delle biblioteche, la paleografia e la bi- 
bliografia, ecc., e costituirà 3 volumi della serie « Studi e Testi », fondata dallo stesso Ehrle, 
e già cosi bene avviata. Gli aderenti che sottoscriveranno da L. 200 in più saranno riguardati 
come sottoscrittori insigni, e riceveranno l’intera « Miscellanea ». Coloro che offriranno non 
meno di 30 lire, avranno diritto a scegliere uno dei tre volumi della « Miscellanea ». Tutti gli 
altri riceveranno un Album coi nomi di tutti i sottoscrittori, col ritratto del p. Ehrle, e con la 
sua bibliografia e la relazione della cerimonia celebrata in suo onore. Le offerte dovranno in- 
viarsi all’ Istituto storico Olandese, via Giuseppe Zanardelli, 36, Roma (XI). 

Ancòra più solenne è certo l’onoranza che viene tributata al dotto bibliotecario colla 
sua assunzione alla sacra porpora; tanto più che codesta onoranza gli viene conferita da un 
pontefice — illuminato e dotto egli pure — il quale, essendo stato suo immediato successore 
nella direzione della Vaticana, aveva avuto campo meglio di chiunque di conoscere e di va- 
lutare l’ importanza dell’opera molteplice che l’ E. aveva spiegato durante un ventennio a 
pro’ di quella insigne biblioteca. Ci sia pertanto consentito di porgere da queste pagine un 
sincero omaggio all'uomo eminente. 


Un codice autografo del B. Niccolò Albergati. — Il b. Niccolò Albergati (1375- 
1444), priore della Certosa di Bologna, poi Vescovo della stessa città (1417), indi cardinale (1426) 
e Legato (1431), è una delle figure più insigni e significative nella storia ecclesiastica ed in 
quella del preumanismo bolognese. Già fu osservato come intorno a lui, a Bologna e a Fi- 
renze, sì accogliessero i più celebri umanisti del tempo (cfr. G. ZAoLI, in Sludi e Memorie 
p. la Storia d. Università di Bologna, vol. IV [1920], pag. 195 sgg.); e circa i suoi rapporti 
con Tommaso Parentucelli, il futuro Niccolò V, scrisse il Fantuzzi: « Amò le lettere, e bene- 
ficò e protesse i letterati, fra i quali fu Tommaso Parentucelli da Sarzana, che accolse chie- 
rico, chiedente la limosina alle porte della Certosa di Bologna nel tempo del suo priorato, 
l’accomodò in casa di suo padre ad ammaestrare i piccioli giovinetti di lui nipoti, lo aiutò 
negli studi, lo promosse al sacerdozio e al grado di Dottore Teologo e Legista, lo provvide 
di un Canonicato, e fatto Cardinale il prese finalmente a suo maggiordomo e segretario » 
(cfr. G. FANTUZZI, Notizie d. scrittori Bolognesi, 1 [1781], pag. 131). 

Ora questa spiccata figura di prelato e di mecenate ha finalmente trovato il suo bio- 
grafo nel sac. Paolo de Tòth, il quale ha pubblicato il primo volume di un’ampia mono- 


NOTIZIE . 319 


grafia : // beato Nicolò Albergati e i suoi tempi (1375-1444), che sarà compiuta con un secondo 
ed ultimo volume (Acquapendente, Soc. tipogr. Lemurio, 1922 ; pagg. XXIII-407, in-8, c. XIV 
tavv.). Fra le tavole illustrative onde l’autore ha reso più interessante il suo diligente lavoro, 
ve n’ hanno due che hanno uno speciale interesse paleografico : quelle cioè in cui sono ripro- 
dotte (con qualche riduzione di formato, e colla relativa trascrizione del testo) alcune pagine 
di un importante codice della Biblioteca Universitaria di Bologna, in gran parte autografo del- 
l’Albergati (cfr. pagg. 168-69 e 184-85). Infatti il codice 2005 di quella Biblioteca, sebbene 
porti il titolo: Liber Co/llecte tmnposite in clero Bonon.... tempore Domini Ludovici de 
Pinu, Massari dictî Cleri, Anno MCCCCVIII. Indictione prima: rechi, cioè, una data ante- 
riore a quella in cui l’A. divenne Vescovo di Bologna (1417), è per la massima parte auto- 
grafo dell'A. Ecco come il De T. spiega la formazione di questo cimelio storico-paleografico : 
« Nel 1408, all’occasione di una decima imposta al clero bolognese, certo per ordine e comodo 
del collettore della medesima, erano stati descritti, sopra di un grande volume, i nomi di 
tutte le chiese e cappelle della diocesi, dalle quali l’accennata decima o tassa era da perce- 
pirsi; or essendo rimasto detto volume fra le carte del Vescovado, ed avendolo il b. Nicolò 
trovato, se ne servi egli come di guida nelle sue visite pastorali. Quello però che non era 
che un nudo schema, un semplice indice e catalogo, divenne nelle sue mani un vero reper- 
torio storico-giuridico ecclesiastico del più alto valore » (pag. 165). Non può dirsi (né il De T. af- 
ferma) che la scoperta dell’autografia di questo codice sia opera sua : essa era stata sino dal 
sec. XVIII esplicitamente affermata (dopo accurati riscontri grafici con altre scritture di mano 
del beato) da Gio. Grisostomo Trombelli, il quale, a corroborare maggiormente la sua affer- 
mazione, fece sottoscrivere da altri quattro dotti bolognesi, Jacopo Bartolomeo Beccari (non, 
come ha letto erroneamente il De T., « B. Beccavini »), Gaetano Monti, Filippo Antonio Ma- 
sini e Camillo Roncagli, una dichiarazione, che leggesi tuttora in principio del codice, e che 
il D. T. riporta (pag. 170 n.). Ma certamente il nuovo esame che ne ha fatto ora il D. T. con- 
valida ancor più la scoperta, come il suo ampio volume richiamerà (cosi almeno giova spe- 
rare) l’attenzione degli studiosi su questo raro cimelio. 


Documenti dell'Archivio Caetani. — Il principe D. Gelasio Caetani, deputato al 
Parlamento e nostro nuovo ambasciatore a Washington, si è fatto iniziatore di una grandiosa 
pubblicazione storico-diplomatica, che ha per iscopo di dischiudere indistintamente a tutti gli 
studiosi italiani e stranieri, il ricchissimo archivio della propria secolare famiglia. L’archivio 
della famiglia Caetani, — da cui trassero origine i papi Gelasio II e Bonifazio VIII, nume- 
rosi cardinali, legati, nunzi, condottieri, scrittori, ecc. — contiene documenti della più remota 
antichità e della maggiore importanza per la storia d’ Italia ; il suo fondo è costituito da oltre 
4000 pergamene, 200,000 documenti cartacei catalogati, 1000 codici, registri e manoscritti vari. 
Sino ad ora fu custodito gelosamente, e pochi studiosi — fra cui il Gregorovius — ebbero la 
possibilità di consultarne i documenti. È quindi la prima volta che l’archivio di una delle 
grandi famiglie medioevali dell’ Italia centrale viene cosi messo a disposizione di quanti s’ in- 
teressano a ricerche storiche. La pubblicazione, intitolata Documenti dello Archivio Caetani, 
pubblicati da GeLASIO CAETANI, comprenderà quattro serie distinte : I. Caielanorum Genealo- 
gia. Indice genealogico e cenni biografici della famiglia Caetani, dalle origini all’a. 1882. È un 
volume, già stampato, in-4, di pagg. 122 e XLIV tavv. Ediz. di 300 esempl.; prezzo L. 85. — 
II. Domus Caietana. Storia della famiglia Caetani, dalle origini (sec. X) al 1882; tratta princi- 
palmente dagli archivi Caetani, Colonna e Vaticano, ampiamente documentata ed illustrata 
con disegni dell’autore e con IV tavv. policrome fuori testo. Opera in 2 voll., in-4, di c. 400 
pagg. ciascuno. Ediz. di 500 ess. — III. A<egesta Chartarum. I regesti, pubblicati secondo le 
norme dell’Istituto storico italiano, concernono c. 4000 pergamene dell’archivio Caetani, 
dall’a. 954 al sec. XVI, ordinate cronologicamente. Divisi in 1o voll., in-4, di c. 400 pagg. 
l'uno, saranno stampati in fascicoli. Il primo volume è in corso di stampa. Ediz. di 300 ess. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 10% 40 


318 NOTIZIE 


Prezzo : L. 75 il vol. — IV. Varia. Questa serie comprenderà i documenti cartacei dell’ar- 
chivio, fra cui le lettere del card. Scarampi, di Giovanni d'Angiò, di molti cardinali e sovrani, 
nonché inventari, protocolli di cause e d’ istromenti, trattati di guerra e di pace, ecc., ed ab- 
braccerà 2 voll., pure in-4. — Le quattro opere potranno acquistarsi separatamente. L’ impe- 
gno dei sottoscrittori si estende a tutti i volumi di un’opera. 


Bibliografia delle Novelle di Giovanni Sercambi. — Il compianto Giovanni Sforza, 
cosi benemerito della storia e bibliografia della Lunigiana, e che pubblicò già, alcuni anni or 
sono, una £Zibliografia storica della città di Luni e suoi dintorni (nelle Memorie d. Accad. d. 
scienze di Torino, ser. 28, tom. LX (1910), parte 2°, pagg. 163-340), ha dato in luce, poco avanti 
la sua morte, in un’altra raccolta torinese, un’ampia monografia su La distruzione di Luni nella leg- 
genda e nella storta (in Miscellanea di storia ttal., ser. 33, vol. XIX (= L d. racc.) [1922], pagg. 1-139). 
E poiché la distruzione di Luni è argomento di una novella del cronista e scrittore lucchese 
Giovanni Sercambi, non compresa dal Renier nella propria edizione perché mutila in fine, 
lo Sforza la pubblica qui per la prima volta (pagg. 14-15), e tratta diffusamente di essa e 
delle sue fonti nel primo capitolo del suo lavoro (La leggenda italiana della distruzione di 
Luni studiata in una novella inedita di Giov. Sercambi e nelle fonti alle quali egli l’attinse, 
pagg. 3-22); al quale fa seguire, in appendice, la Zibliorrafia delle novelle a stampa di G. Ser- 
cambi (pagg. 23-26): edizioni che sommano complessivamente a 13, dal 1816 (GamBA) al 1889 
(RENIKR) ; le quali però si riducono propriamente a Ir, perché due non sono che degli eslralli. 
A queste non v'è da aggiungerne, forse, che una sola: Ausgewdhlte Novellen SACCHETTIS, 
Ser GIOVANNIS ud SERCAMBIS. Alif einer Einleitung versehen von JAKOB ULRICH. Leipzig 
1891; pagg. xxViti-190, in-8: edizione che forma il vol. II di una /falienische Bibliothek ini- 
ziata, con poca fortuna, dall’ Ulrich, e in cui vengono riprodotte « materialmente, e non senza 
errori di stampa », 23 novelle del Sercambi, dalle raccolte del D’AncoNA e del RENIER. Si 
occuparono di questa ristampa il Liferaturblatt f. german. u. roman. Philologie, vol. XI, 
pag. 313; S. MorpPuRGO, in Rivista critica d. letter. ital., a. VII, pag. 214, e nel Supplemento 
allo ZAMBRINI, Opere volg. a stampa, pag. 138. 

A pag. 5, in nota, l’autore pubblica, dall'Archivio di Stato in Lucca, un non breve 
elenco di codici che formavano la libreria del Sercambi, fra i quali tre codici di Dante, uno 
d’ Apollonio di Tiro, con profetia, uno Boetio; uno Donato; uno Doctrinale ; uno Tezeo in vol. 
gare (forse la 7eseide); ecc. 

L’< Italia » di Giovanni Antonio Magini. — La Società editrice Francesco Perrella di 
Napoli annuncia la pubblicazione di una nuova opera del prof, Roberto Almagià della Uni- 
versità di Roma: L’« /falia » di Giov. Antonio AMagini e la cartografia dell'Italia nei secoli 
XVI e XVII. Questa importante opera, con la quale si iniziano le pubblicazioni del Comitato 
Geografico Nazionale Italiano, costituisce una completa illustrazione della cartografia dell' Italia 
nei secoli XVI e XVII ; essa porta a conoscenza degli studiosi e descrive un numero conside- 
revole di antiche carte geografiche, sconosciute o rarissime, e dà notizia di moltissimi carto- 
grafi, incisori e stampatori italiani e stranieri di quei secoli. È corredata da un’appendiee di 
documenti, in gran parte inediti, sul grande astronomo padovano G. A. Magini, e di notizie 
su altri illustri geografi e cartografi contemporanei (Mercatore, Ortelio, E. Danti, ecc.). Copiosi 
indici per autori e per materie agevolano la consultazione dell'opera. Essa è accompagnata da 
IX facsimili fototipici di carte per l’ innanzi ignorate dagli studiosi, tra le quali la famosa carta 
d’ Italia di G. A. Magini (1608), riprodotta ora in grandi dimensioni. Il volume, di circa 200 
pagine in-4 grande, con IX tavole fuori testo, costa L. 60 (per l’estero : Fr. 60). 


Autografi di Giosuè Carducci consegnati alla città di Trieste. — Una patriottica sem- 
plice cerimonia si è compiuta il 21 novembre 1922 nel palazzo municipale di Trieste alla pre- 


NOTIZIE 319 


senza dell’on. Sindaco Gr. Uff. dott. Giorgio Pitacco, del Consigliere comunale sig. Renato 
Piazza, dei Curatori del Museo Civico di storia e d’arte sig. comm. Riccardo Zampieri (già 
condiscepolo ed amico di Guglielmo Oberdan), comm. dott. Spartaco Muratti, dott. Marco 
Nardi, prof. Bruno Coccancig, del direttore del Museo dott. Butter, e dell’assessore munici- 
pale sig. Inchiostri. l 

L’avv. prof. Giulio Vita di Bologna ha fatto consegna al Municipio dei noti autografi 
Carducciani riflettenti Oberdan e di altri cimelî, cioè autografi di Olindo Guerrini e del gene- 
rale Peppino Garibaldi, fotografie ed opuscoli dal detto avv. Vita raccolti, 

Dopo la cerimonia, il Sindaco, l’avv. Vita e gli altri intervenuti si recarono alla ex-villa 
Basevi, sul colle di San Vito, ove oggi ha sede il Museo del Risorgimento, che è già ricco 
di copiosissimi documenti, quadri ed armi d’ogni specie, venuti non solo dall’ Istria, ma si 
può dire da tutta Italia. Notevolissimi tutti i documenti e ricordi di Guglielmo Oberdan, già 
raccolti in Udine, ed ora trasferiti a Trieste. 

Il Municipio ha espresso all’avv. prof. Vita, per bocca del Sindaco Pitacco, tutta la sua 
profonda riconoscenza per l’avvenuta consegna di cosf rilevante materiale, 

Giova da ultimo ricordare che i documenti Carducciani di cui sopra consistono nella 
minuta autografa del Carducci della parte narrativa del Rogito di consegna del monumento 
ad Oberdan che ora è nell’atrio del Palazzo civico di Bologna, alla Società operaia della stessa 
città: consegna avvenuta nel 1886 da parte dell’apposito Comitato costituitosi per l’erezione 
di un ricordo marmoreo al Martire, poco dopo il 20 dicembre 1882, giorno del supplizio 
di lui. 

Il comitato suddetto (del quale faceva parte anche l’avv. Vita) deliberò poi che l’auto- 
grafo Carducciano fosse depositato nel Museo del Risorgimento di Bologna, e vi rimanesse 
fino a che potesse essere consegnato al primo Sindaco di Trieste libera. Ciò che si è oggi 
compiuto. 


“« Biblioteca umanistica ,, — Gli stampatori-editori Bertieri e Vanzetti di Milano 
annunziano la prossima pubblicazione di una nuova serie intitolata Zib/iofeca umanistica. Col- 
lezione rara di scritture del XV secolo e anteriori pubblicata sotto la direzione dî Guido 
Biagi, direttore della Laurenziana. Essi si propongono, «a distanza di quattro secoli, una 
rinascita dell’arte impressoria quale avrebbe potuto essere nei suoi primordi, se avesse dispo- 
sto dei perfezionamenti tecnici e meccanici ond’erano sprovvisti gli artefici del Quattrocento ». 
E in questo caso, se si risale proprio ai « primordi » della stampa ed al «Quattrocento », i 
secoli saranno forse un po’ più di « quattro ». La « Biblioteca umanistica » si pubblicherà 
in serie di 5 volumi ognuna, ciascun lavoro formerà uno o più volumi, ma non si venderà se- 
paratamente. I volumi saranno composti col carattere « umanistico » di esclusiva proprietà 
degli editori, la cui derivazione fu già illustrata da Guipo Biaci, /u genesi del carattere uma- 
mistico ; in Il carattere umanistico di Antonio Sinibaldi e il libro bello (Milano, tip. Bertieri 
& Vanzetti, 1922; pagg. 19 (+ 6), c. tav.); impressi a due colori, con fregi e iniziali ricavati 
da originali del Quattrocento ; sarà adoperata una carta di gran pregio, fabbricata apposita- 
mente. Le prime due serie conterranno: Z Canti Carmascialeschi dt Lorenzo IL MAGNIFICO, 
secondo l’unico esemplare Riccardiano. — « Le Miracole de Roma » e tl Memoriale di FRAN- 
CESCO ALBERTINI, che è la prima guida di Firenze, ed è tratto da un esemplare unico della 
Riccardiana. — Za Storia di Madonna Lisetta di Piero DI FiLippo DEL Nkro, /4 Novella del 
Bianco Alfano, e la Novella di Giacoppo. — La Compagnia della Gazza e del Falcone, del 
Mantellaccio, ed altre cricche fiorentine del tempo del Magnifico. — Libro dell’arte di danzare 
di ANTONIO CorNAZZaNO. — Za Vila di S. Antonino, scrittura inedita contemporanea, man- 
cante ai Bollandisti. — // Canzoniere musicale di ANTONIO SQUARCIALUPI. — Za Storta di due 
amanti, di E. S. PICCOLOMINI. — 7 Ricordi di Luca DA PANZANO. — Zamburazioni e De- 
nunzie a magistrali criminali. — Nozze, Corredi e lusso delle donne. — Il Palazzo Mediceo di 


320 NOTIZIE 


Firenze e le sue masserizie. — Lettere di mercanti fiorentini su la scoperta dell'America nel 
codice di Pietro VAGLIENTI, sfuggite anche alle ricerche della R. Commissione Colom- 
biana, ecc. 

L'edizione viene fatta per sottoscrizione impegnativa, serie per serie. Il numero delle 
copie sarà di 270 esemplari numerati, di cui 250 posti in commercio. La sottoscrizione è ac- 
cettata per una o più serie complete di 5 volumi; ogni serie sarà formata da quattro o più 
lavori, e consterà complessivamente di circa 500 pagine, e se ne pubblicherà almeno una al- 
l’anno. Prezzo di ogni serie, L. 400. 


Catalogo degli incunabuli delle biblioteche prussiane. — Il dott. Ernst Voulliéme, 
al quale si devono i cataloghi degli incunabuli posseduti dalle biblioteche di Bonn (1894) e di 
Treviri (1910), nonché importanti ricerche sulle edizioni quattrocentesche di Colonia (1903), 
pubblicò nel 1906 il Catalogo degli incunabuli della Biblioteca Reale e delle altre raccolte pub- 
bliche di Berlino (Die ZuZunabdeln der Kgl. Bibliothek u. der anderen Berliner Sammiungen. 
Leipzig 1906; pagg. 400, in-8 = Beihkeft j0 al Zentralblatt f. Bibliothekswesen), e nel 1914 il Ca- 
talogo delle nuove accessioni avvenute negli anni 1907-1914 (Die ZuZunadeln der Kgil. Bibliothek 
u. der anderen Berliner Sammiungen. Neuerwerbungen der J. 1907-1914. Nachtrige u. Berich- 
tigungen. Leipzig 1914; pagg. 1v-120, in-8 = Zerheft 45 al ZbI. f. Bw.). Ora egli ha pubblicato 
il Catalogo delle nuove accessioni pegli anni 1918-1922: Die /nkunabdeln der Preussischen Staats- 
bibliothek (friiher Kgl. Bibliothek) u. der anderen Berliner Sammiungen. Neuerwerbungen der 
J. 1915-1922. Nachtrdige u. Berichtigungen. Leipzig, O. Harrassowitz, 1922; pp. 11-72, in-8 = 
Beiheft 49 al 46b!. f. Bw.: prezzo M. 100), aggiornando cosi il suo importante lavoro. 


Bibliografia Dantesca Ungherese. — La rivista Corvina, organo della nuova Società 
ungherese-italiana ‘ Mattia Corvino ’ presieduta dall’illustre ex-ministro ungherese Alberto 
Berzeviczy, ha pubblicato in occasione del recente secentenario dantesco, un ‘fascicolo 
dantesco *, il 2° della prima annata (luglio-dicembre 1921). Esso contiene, oltre vari articoli di 
argomento dantesco (A. Berzeviczy, Ze confessioni di Dante; G. Caracciolo principe di 
Castagneto, Zante e la missione dell’Italia; Giuseppe Kaposy, Dante e D Ungheria; 
A. Colasanti, L'influenza di Dante sulle arti ficurative, ecc.), una Bibliografia Dantesca 
Ungherese, compilata da Gius. Kaposy (pagg. 59-84), in cui sono indicate, oltre Ie edizioni 
e traduzioni in ungherese della Commedia e delle opere minori di D., anche gli scritti che lo 
riguardano, le poesie ispirate dal divino poema, le recensioni in ungherese di opere dante- 
sche, le recensioni italiane di pubblicazioni dantesche ungheresi: il tutto per ordine alfabe- 
tico unico di autori, traduttori, recensenti, ecc. — Sulla Mostra dantesca che fu organizzata 
nel Museo Nazionale di Budapest in occasione del secentenario, abbiamo già informato i let- 
tori (XXIV, 132-34); e su Ze feste dantesche della Società M. Corvino informa il £Zollettino 
della Società, annesso al 2° fasc. della rivista Corviza, pagg. 89 94. 


Bibliografia economico-giuridica. — Il prof. Ernest Perrot dell’ Università di Stra- 
sburgo, noto per alcuni interessanti lavori di storia del diritto normanno, riprende a pubbli- 
care, come Supplemento alla Revue historique de Droit francais et étranger, un Bulletin bi- 
bliographique d’histoire économique et juridigue, che era rimasto interrotto, a causa della guerra, 
alla bibliografia del 1912, comparsa nella Revze del 1913. Il 1° fascicolo (annesso al tom. XLVI 
della rivista) comprende lo spoglio delle bibliografie generali e dei periodici pervenuti alle 
biblioteche francesi dal 1° gennaio al 15 maggio 1922, e conta 599 numeri, classificati si- 
stematicamente, ed alfabeticamente per ogni classe o sottoclasse. Vi sono spogliati 9 biblio- 
grafie generali e 124 periodici, francesi, tedeschi, inglesi e italiani. È in corso di compilazione 
il Bulletin bibliographique degli a. 1913-1921, il quale occuperà un volume formante Supple- 
mento al tom. XLV della eve. Del Bulletin si stampano anche copie ‘in bianco ’ (cioè 
impresse sul solo rec/o) per permettere la trasformazione di esso jin schedarii: le quali copie 
si vendono a L. 2 pegli abbonati alla Revue, a L. 5, separatamente. 


NOTIZIE 321 


‘ Annuaire bibliographique du Dauphiné.” — È stato pubblicato, a cura dell’ ‘Associa- 
tion des Archivistes-paléographes du Dauphiné,’ l’Annzaire dibliographique du Dauphiné per 
l’anno 1921, nel quale (come già nel primo volume, pubblicato per l’anno 1920) sono regi- 
strate sistematicamente le pubblicazioni riguardanti il Delfinato, o fatte da scrittori del Del- 
finato, in tutti i rami della produzione libraria (amministrazione, industrie, commercio, lette- 
ratura, poesia, scienze, ecc.); ed in appendice, anche i lavori usciti da tipografie del Delfi- 
nato. Diverrà questo, col tempo, un repertorio indispensabile ad ogni specie di ricerche; e 
l'esempio dovrebbe essere imitato anche in Italia, dalle nostre RR. Deputazioni di storia pa- 
tria. — Il voluma si vende allo stesso prezzo del volume precedente (L. 7.—), presso la Bi- 
blioteca di Grenoble e presso gli Archivi Dipartimentali delle Alte- Alpi, della Dròme e del- 
l’Isére ; oppure (collo sconto consueto) presso i principali librai. 


Bollettino bibliografico dell’Accademia delle Scienze di Lisbona. — Il I° fascicolo 
(marzo 1917) del vol. II ser. 12, del Zo/etin bibliografico da Academia das Sciéncias de Lisboa 
(Coimbra, Imprensa da Universidade, 1917; pagg. 153, in-4, c. II tavv.) contiene anzitutto 
una notizia bio-bibliografica su Eugenio do Canto (1856-1915), di ALvaro NEVES (pagg. 1-24), 
in cui è data, in 48 numeri, l’esatta descrizione bibliografica delle numerose riproduzioni foto- 
tipiche di rarità bibliografiche portoghesi fatte, dal 1904 in poi, da questo modesto ed operoso 
bibliofilo ; quali: Epistola Potentissimi ac inuictissimi Emanuelis regis Portugaliae & Algar- 
biorum &'c. De Victoriis habitis in India & Malacha, a papa Leone X (Olisipone 1513); — 
Epistola Serenissimi Regis Portugalie ad Iulium fapam Secundum de Victoria contra infideles 
Aabita (Parrhysii 1507), ecc. — Seguono poi: Luis Chaves, Zibliograffa artistica de D. Isabel 
de Portuga! a Rainha Santa (pagg. 25-42), in cui è data sistematicamente la bibliografia ico- 
nografica della santa regina portoghese, e si riproducono un trittico di Nuno Gongalves, del 
sec. XV, ed una statua di Teixeira Lopes, del sec. XIX. — J. C. Rodrigues da Costa, 
Relagao de Gravadores Porlugueses em metal dos seculos XVI e XVII (pagg. 43-51), la qual 
relazione non costituisce che una nota del cap. II del libro dello stesso autore: /oao Baptista 
Gravador Portuguez do seculo XVII, in corso di stampa. — Cardozo de Bethencourt, 
Obras catalogadas na Biblioteca da Academia das Sciéncias de Lisboa, de junho de 1907 a marco 
de 1908 (lett. M.-O) (pagg. 53-136): continuazione del vol. I, ser. 18; pag. 642. E nella /Misce- 
lanea bibliogrifica - Bartolomeu Lasso e 0 seu Atlas, seculo XVI (pagg. 137-140), articolo ripro- 
dotto dal Zo/etin de la Real Sociedad Geografica de Madrid, tom. LVI, pagg. 369-374. Cen- 
sura literaria em 1916. Legislagao (pagg. 140-44). — Gabriel Pereira, Um codice tnteres- 
sante (pagg. 144-147); codice della Biblioteca Nazionale di Lisbona, scritto fra il 1704 e il 1708, 
riguardante la storia delle chiese, conventi e loro fondatori, imagini sacre, missioni ultrama- 
rine, ecc. del Portogallo. — Zibliografia medalhistica (pag. 147). A proposito dell’opera di ARTUR 
LAMAs, Medalhas Portuguesas e estrangeiras referentes a Portugal. — Bibliografia Alorniana 
(pagg. 147-48). Opere della Biblioteca Nazionale di Lisbona relative alla Marchesa de Alorna 


(1750-1839). 


La Biblioteca Universitaria di Cristiania pubblica annualmente il catalogo delle nuove 
accessioni. Ciascun Annuario contiene, nella prima parte, il catalogo delle opere norvegesi, in 
unico ordine alfabetico ; e nella seconda, il catalogo delle pubblicazioni straniere, per materie, 
e in tanti fascicoli bimestrali o trimestrali (II. Den ufenlandskte avdelings tilvekst). Sono pub- 
blicati gli Annuari degli a. 1915-1920 (Def Aongelige Frederiks Universitet. Universitets- Biblio- 
tekest Aarbok for 1915 (-1920). Kristiania, H. Aschehoug & C., 1916-1921; voll. 6, in-8). La 
Relazione annuale dei lavori compiuti e degli acquisti fatti negli a. 1911-1915, è pubblicata in 
un fascicolo a parte (Del Aongelige Frederiks Universitet. Universitetsbiblioterets Aarsberetning 
I Juli 1910-30 Juni 1915. Tillaeg til Universitetsbiblioterets Aarboeker for Aarens 1911-1915. 
Kristiania, 1915; pagg. 55, in-8); quella degli a. 1916 e segg., è premessa all’ 4ar50£ dell’anno 
rispettivo. 


322 NOTIZIE 


“ Bollettino bibliografico Trentino ,. — Il vol. V della serie 4* (a. accad. CLXXTII) 
degli Atfi d. Accademia Roveretana degli Agiati (Rovereto 1922; pagg. xxxIv-261, in-8), il 
quale contiene pregevoli memorie di Giacomo Cottini, Silvio Pellico e î Rosminiani; 
A. Valdarnini, Haute maestro all’Ifalia e alle nazioni moderne ; A. Solmi, Riva e le fiere 
di Bolzano, ecc., sì chiude con un ricco Bollettino bibliografico Trentino (1915-1922), compilato 
da E. Bruti, A. Canestrini, G. Catoni, G. Chiesa, ed altri, e distinto in tre parti: 
I. Recensioni. — II. E/enco di pubblicazioni su materia Tridentina, ordinato sistematicamente 
(Letteratura ; Storia, Politica; Belle Arti e Ingegneria; Scienze giuridiche e sociali, ecc.). — 
III. Contributo a un Bollettino dell'Alto Adige. È superfluo avvertire che eosi le recensioni 
come gli elenchi comprendono, non soltanto opere e articoli italiani, ma anche stranieri, e 
lo spoglio di riviste straniere, e particolarmente tedesche, che sono, naturalmente, assai 
copiose. 


Bibliografia Marocchina. — La nuova rivista Z/espéris, Archives berbères et Bulletin 
de l’Institut des Hautes-ftudes Marocaines (Paris. Emile Larose éd.: rue V. Cousin, 11) pub- 
blica nel fasc. 4° dell'a. I (1921) una SZibliographtie AMarocaine. OQuvrages parus en 1921 
(pagg. 471-83), dove tutte le opere, opuscoli, articoli, relativi al Marocco, pubblicati nel 1921, 
sono classificati metodicamente (Bib/iographie — Géographie — Anthropologie — Archéologie 
— Linguistique, etc.). — Ricorderemo ancòra: PIERRE DE CENIVAL, Note sur la Bibliographie 
générale du Maroc ; in Bulletin de l’Institut des Hautes-Etudes Marocaines, n. 1 (dicembre 1920), 
pagg. 10-16; e PauL BéÉDÉ e Lovis LAVAUDEN, Z2ibliographie ornithologique du Maroc; in 
Bulletin de la Société des Sciences naturelles du Aaroc, tom. I (gennaio 1921), pagg. 29-32. 


Bibliografia della Repubblica Argentina e del Paraguay. — Il sig. Narciso Bi- 
nayan, applicato come segretario ad una Commissione della ‘ Hispanic Society of America,’ 
pubblicò già una 2ib/iografia de bibliografias Argentinas, nella Revista de la Universidad de 
Buenos Atres, tom. XLII e XLIII, n.° 143 (1919), pagg. 114-149, comprendente le paleo-biblio- 
grafie, le bibliografie moderne, le monobibliografie, i cataloghi di biblioteche, i repertorii di 
periodici, indici di riviste e i periodici bibliografici. — Ora pubblica una £idliografia de bi- 
bliografias Paraguayas, nella serie //umanidades. Publicacion de la Facultad de Humanidades y 
Ciencias de la Educacion dirigida por Ricardo Levene. (7niversidad Nacional de La Plata); 
tom. III (La Plata, 1922), pagg. 449-457. Fra ie opere bibliografiche più importanti ch’egli re- 
gistra, ricorderemo la Misforia y bibliografia de la imprenta en el antiguo virreinato del Rio de 
La Plata di I. Toribio Medina (1892); la Bibl/iografhy of South America di T. P. O’ Hal. 
loran (1912); la £ib/iografia historica del Paraguay y Misiones di Antonio Zinny (1887-89); 
la Biblioerafia Paraguaya. Catalogo de la Bibitoteca paragunava ‘ Solano Lopez” (1906), ecc. — 
Lo stesso autore sta poi compilando, e si propone di pubblicare, altre consimili bibliografie 
degli altri stati dell'America spagnuola. 


Bibliografia di Pietro Toldo. — Nel render conto di importanti doni fatti alla Biblio- 
teca Universitaria di Bologna, il direttore di questa e nostro collaboratore, Carlo Frati, ebbe 
già occasione di pubblicare in questa rivista (XXII, 220 e sgg.) un elenco bibliografico delle 
pubblicazioniZdel prof. Pietro Toldo della Università di Bologna. Ora in occasione di ono- 
ranze che all’esimio letterato e scrittore sono state rese da colleghi, ammiratori ed amici nel. 
l’ Università di Bologna il ro dicembre 1922, quella bibliografia è stata riprodotta, in una eie- 
gante edizione dell’« Arte della Stampa » di Firenze, preceduta da un ritratto del festeggiato 
e dall’ E/enco dei sottoscrittori (oltre 260): Ricordo delle onoranze a Pietro Toldo nel XXXV 
anno del suo magistero. Firenze, l’« Arte della Stampa » Succ. Landi, 1922; pagg. 28, in-8, 
e ritr. 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


323 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


II. Straniere. 


D) Olandesi, Scandinave, Ungheresi, ecc. 


Bibliotek (Sveriges offentliga). Accessions- Katalog 
34 (1919), 35 (1920), 36 (1921). Vigiven av 
Kungl, Biblioterket. — Stockholm, P. A. Norstedt, 
& Soner, 3, di pagg. Ix-852, 
1Xx-788 e 1x-863, in-8. 

Catalogus in litteras digestus librorum Bibliothe- 


1921-22; voll. 


cae Instituti Geologici regni Hungariae. In- 
dexque Tabularum geographicarum atque îima- 
ginum. — Il Catalogus arte conclusus Biblio- 
thecae Instituti Geologici regni Hungariae, — 
Budapest, Fritz Armin, 1911; 
pazg. xt11-488 e IX-316, in-8. 

HuisHoF (A.) & SCHREKEN (M.-J.), De Auanst der 

oude boekbinders XV.de en XVIde ceurwsche, 
boekbandin in de Utrechtsche Universitests-biblio. 
theek. — Utrecht, pagg. 59-XI, 
c. tavv. 

KNUTTEL (W. P. C.), Catalogus van de Pamflet- 
ten- Versameling..,.. Negende Deel. Alphabetisch 
Register.... 1486-1795. — La Haye, Algemeene 
Landsdrukkerij, 1920; pagg, 148, in-8. 

KRONENBERG (M., E.), Catalogus van de Incuna- 
dbeln sin de Athenaeum-Bibliotheek te Deventer. — 
Deventer, Kluwer, 1917; pagg. XXIV-148, in-8, 
c. I tav. 

LipPENS (N.), Un Missel franciscain belge du 
XVe siccle au British Museum ; in Nederlana- 
sch Archief voor Kerkgeschiedenis, N. S., 
vol, XVI (1920-21), pag 249 e sgg. 

Novak (Viktor), Scriftura Beneventana.... Palaco- 


voll. 2, di 


1921; in-8, 


grafijska studija. — Zagreb, Angrera & Goschla, 
1920; pagg. VIII-9I, in-4, c. XVIII facs, 

PAULLI (R.), Lorents Benedicht, bogtrykker og 
xylograph è KObenhavn i sidste Halvdel det 14 
aarhundred, — Kéòbenhavn, 1920; pagg, 180, 
in-fol. fig. 

PRINSEN (J,), Gedrukte nederlandsche fragmenten 
in de Untiversiteits-bibliotheeh te Cambridge; 
in Tijdschrift voor Nederlandsche Taal- en Let- 
terkunde, tom. XL (1921), pag. 133 € sgg. 

SABBE (Maurits), Ust de driefwisseling van Clusius 
met Chr. Plantin en J. Moretus ; in Het Boek, 


a. X (1921), pag. 97 e sgg. 


SAMZELIUS (J. L.), Svensk Litteraturhistorisk bie 
bliografi, 1919; in Samlaren, Tidskrift for 
svensk litteraturhistorisk  Forskning (Upsala), 
N. S., a. I (1920, pubbl. 1921). 

Universitetsbibliotekets Aarbok for 1920. (Det Kon- 
gelige Frederiks Universitet). — Kristiania, H. 
Ashcehoug & Co., 1921; pagg. XXX-101-104, in-8, 


E) Spagnuole, Portoghesi e Sud-Americane. 


Aquafortistas. Monographias de arte. — Madrid, 
Viuda de Prudencio Perez, 1920; pagg. 21, 
in-4, Cc. 33 fotogr. 

ALMEIDA D'ECA (Vicente), Bibliotecas, Arquivos e 
Cartorios existentes no pais; in Boletin da 
Classe de Letras. (Academia das Sciéncias de 
Lisboa). Vol. XIII, fasc. 2° (marzo-luglio 1919). 
— Coimbra, 1921; pagg. 849-72. 

[Relazione statistica compilata nel febbraio 
1919 dall’ispettore . delle Biblioteche e degli 
Archivi, Julio Dantas]. | 

ADGLEÈS (Higini), Cataleg dels manuscrits musi- 
cals de la Colecciò Pedvell, — Barcelona, Ins- 
titut d'Estudis Catalans, 1920; pagg. 138, in-8, 
c. II tavv. 

AZEVEDO (J, Lucio de), Noticia bibliografica sobre 
a «Clavis Prophetarum » do padre Antonio 
Vieira; in Boletin da Classe de Letras. (Acade- 
mia das Sciéncias de Lisboa). Vol. XIII, fasc. 2° 
(marzo-luglio 1919}. — Coimbra, Imprensa da 
Universidade, 1921; pagg. 539-560. 

Bibliographia [spagnuola]; in Revista de Filologia 
espanola (Madrid), vol. VI-VII (1919-20) e 

‘vol. VIII (1921), I. 

[Bibliografia della produzione libraria spa- 
gouola, divisa in: Sez. generale (Bibliografia, 
storia generale e locale, ecc.), lingua spagnuola, 
letteratura spagnuola, folk lore. Comprende sino 
al vol. VII, t0149 numeri]. 

Bibliographia Espanola » revista oficial de la Fe- 
déracion Espanola de productores, comerciantes 
y amigos del Libro, Indice general. Aîio XVIII 
(1918). — Madrid, 1919; pagg. 66, in-8. 

BLANCO-SANCHEZ (R.), Catdlogo de Calligrafos y 
grabadores de letras. Con notas bibliogràficas 
de sus obras. — Madrid, tip. de la « Revista de 
Archivos, Bibl. y Museos », 1920; pagg. 80, in-4. 


324 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


Boletin bibliografico da Academia das Sciéncias de 
Lisboa. Primera Serie, vol. II, fasc. 1° (marzo 
1917). — Coimbra, Imprensa da Universidade, 
1917; pagg, 153, in-4. 

CHAVEZ (Alberto N.), Bibliografia antropolbgica 
Californiana ; in Etknos (Mexico), tom, I, n 6-7 
(sett.-ottobre 1920), pagg. 164-66. 

CHAVEZ (Ezequiel A.), Manual de organizacion de 
Archivos - en cumplimiento de los acuerdos cor- 
respondientes de los CC. Ing. Don ALBERTO 
J. PANI e /ng. Don Léon SALINAS, Secretario 
y Subsecretario de Industria, Comercio y Tra- 
bajo de la Repiiblica NMexicana. — Mexico, 
Poder ejecutivo federal, 1920; pagg. 88, in-8. 

FARINELLI (Arturo), Viajes por Esparia y Portu- 
gal desde la Edad media hasta el siglo XX. 
Divagaciones bibliograficas. — Madrid, 1921; 
in-8. 

FERRAS (Antonio), Os Arguivos é as dibliotecas em 
Portugal. — Coimbra, Impr. da Universidade, 
1920; pagg. IV-33I, in-8. 

Garcia RomERO (Fr.), Catalogo de los incunables 
existentes en la Biblioteca de la Réal Academia 
de la Historia. — Madrid, Editorial Rcus, 
1921; pagg 182, in-4 (« Boletin de la R. Aca- 
demia de la Historia », voll. LXKXVI-VIII). 

LEON (Nicolà:), Zos precursores de la literatura 
medica Alexicana en los siglos XVI, XVII y 
XVIII y primer tercio del siglo XIX (hasta 
1833); in Gaceta medica de Mexico, 3* ser., 
tom. X (1916), pagg. 3-94. 

Massé TORRENTS (J.), Zibliografia dels antics 
poetes Catalans. — Barcefona, 1914; pagg. 284, 
in-4 (« Anuari de l’Institut d’Estudis Cata- 
lans », 1913-14). 

MIGUÉLEZ (P.), Catalogo de los codices esparioles 
de la Biblioteca del Escorial, tom, I: Relacio- 
mes històricas. — Madrid, Imprenta Helénica, 
1917; pagg. XI.VII-363, in-8. 

Moragcas v RoDpEes (Eidel de), Catalec dels Mlibre:, 
pergamens i documents antics de lArxziu Mu- 
nicipal de la ciutat de Valls. — Valls, impr. 
de Eduard Castells, page. 
in-4. 

PEREIRA (F. M. Esteves), O ZLivro da WMontaria ; 


1916; XVI-221, 


in Bo/etin da Classe de Letras. (Academia das 
Sciéncias de Lisboa). Vol. XIII, fasc. 1° 
(nov.-marzo 1919). — Coimbra, 1920; pa- 
gine 82-83. 

[Opera originale di D. Giovanni I re di 
Portogallo sulla caccia al cignale, al cer- 
vo, ecc., qual’era praticata nel primo quarto del 
sec. XV]. 

Posapa (E), 2£ibliografia Bogotana ; in Boletin 
de historia y antiguedades (Bogota), tom. XIII 
(1920), pagg. 106-109, 494-SII. 

RIBELLES COMIN (Jcsé), Bibliografia de la lengua 
Valenciana. — Madrid, Impr. de la « Revista 
de Archivos », 1920; pagg. 676, in-4 fig. 

SANCHEZ ALONSO (B.). Fuentes de la historia 
espanola: ensayo de bibliografia sistemdtica de 
las monografias impresas que îillustran la histo- 
ria folitica nacienal de Esparia, excluidas sus 

Prdlogo de RAFAEL 
ALTAMIRA, — Madrid, Impr. Clasica Espatiola, 
1919; pagg. XXI-448, in-4. 

SERIS (Homero), La Coleccion Cervantina de la 
Sociedad histdnica de America (The Hispanic 
Society of America) Ediciones de ‘ Don Quiyote”. 
Con introducciin, descrifcion de nuevas edicio- 


relaciones con America. 


nes, anolaciones y nuevos datos bibliogrdficos. — 
Urbana, Univ. of Illinois, 1920; psgg. 158, in-8, 
ci XI tavv. (« University of Illinois Studies in 
language and literature », VI, 1). 

SERRANO Y SANZ, La imprenta de Zaragosa es la 
mas antigua de Espana ;° prueba documental. 
— Zaragoza, Manero, 1915; pagg. 22, in-4. 

SPARN (Enrique), Catalogo universal de Revistas de 
Ciencias exaetas, fisicas y naturales [de la) 
Academia Nacional de Ciencias [de Cérdoba), 
— Cordoba, Academia Nacional de Ciencias, 
1920; pagg. 255, in-8. 

— Bibliografia de la Geologia, Mineralogia y Pa- 
leontologia de la Republica Argentina hasta el 
arto 1899. — Cé6rdoba, Academia Nacional de 
Ciencias, 1921; pagg. 93, in-8. 

— Idem, II: 7900-1954; e TII: 7915-1921. — 
Còrdoba, ibid., 1920-1922, voll. 2, pagg. 58 e 
go-xviri, in-8. (« Academia Nacional de Cien- 
cias. Miscelanea », n. 2, 3 € 5). 


Comm. Leo S. OLSCHKI, Direttore-Proprietario responsabile. 


Gennaio 1923 - Tipograha Giuntina, diretta da IL. Franceschini. — Firenze, Via del Sole, 4. 


POPSTAR SO PPP PPS PP PE I 


Anno XXIV FEBBRAIO 1923 Dispensa 11° 


La Bibliofilia 


RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 


Le edizioni e gli editori del “ Dittamondo ,, 


(Continuazione : vedi Za Zidliofilia, anno XXIV, disp. 48-59, pag. 113). 


FLLO stesso modo, probabilmente, sono tutti rifacimenti più 
o meno bene riusciti, gli altri versi che si leggono a questo 
luogo nei vari gruppi di codici (1). No: che Fazio qui avesse 
dovuto riportare i discorsi, che aveva udito intorno a sé, è 
certo ; e si potrebbe anche affermare che, secondo il suo 
solito, li avrebbe scritti nella lingua in cui erano stati pro- 
nunziati, in questo caso in tedesco, lingua che avea fatto 

saper di conoscere; le strofe in greco, in provenzale, in francese sono là a 

provarcelo. Ma egli ha lasciato lacunoso il passo ed ha ripreso la descrizione 

del viaggio attraverso la Germania, rimandando a più tardi la composizione 
de’ famosi versi tedeschi, in cui doveva dichiarar la cagione del dolore, che op- 


(1) Forse il miglior rifacimento è quello offertoci da un gruppo di codici, nei quali ben 
cinque terzine italiane stanno in luogo della sola 133, dataci dalle stampe ; e dico migliore, 
perché in esso la risposta alla questione sollevata dal poeta nei versi precedenti, è chiara e 
compiuta : 

I, Ad ascoltar mi misi e quel ch’adesso » 
. Io udii dire per me non si racconta 
Perché non appartiene al mio processo. 
2. Dicevan cose di vergogna ed onta 
Di que’ che per adietro avien tenuto 
Lo nperio si che poco onor ne monta. 
3. A qualunque dopo lor e uenuto 
Che ciascuno ama più ch’onore il prezzo 
E chi si de’ cacciare è ben veduto. 


La Bibhofiha, anno XXIV, dispensa 11° 41 


326 FANFULLA ORETI 


primeva lo contrada. Ed è per ciò che la massima parte dei manoscritti, a questo 
luogo, presenta delle lacune più o meno ampie: da tre(1) a sei(2) a dodici 
versi (3). Il che mi sembra sfatare anche l’ ultima obbiezione del Nicolussi; in 
una nota finale del suo articolo sovraccennato, egli sembra opinare che i versi 
tedeschi — i quali affermava esistere nel /i//amondo — non furono trascritti, 
perché non se n'era realmente inteso il senso. Ora, non sembra essere impossi- 
bile che tutti i copisti — da cui, più o meno scorrettamente, ci è stato serbato 
il testo de’ versi greci, dei provenzali e dei francesi — tutti i copisti, dico, ab- 
biano, per non averli capiti, parafrasato in italiano i versi tedeschi, oppure tra- 
lasciato addirittura di trascriverli ? ed in quest'ultimo caso, o non avrebbero do- 
vuto tutti lasciare in bianco un egual numero di versi ? 

Per entro il Diffamondo, dunque, appaiono delle lacune, che non sono in- 
dicate nelle stampe; ed al contrario, in alcuni gruppi di codici si notano dei 
brani, che non si leggono negli altri gruppi; e tralasciamo i tre. versi 
inediti (4) inseriti dopo la terzina 32 nel capit. II del Lib. III, che annullati 
in alquanti manoscritti (5), furono per ben due volte copiati nel  /’a/afizo 339, 
s'intende con la relativa modificazione per la rima nel secondo verso della ter- 
zina precedente; e tralasciamo anche i due versi (6) che seguono quello di chiusa 
del capit. XXIV del Lib. V, i quali si possono vedere nel cod. 1250 dell Uni 


4. Ed è si sormontato questo vezzo 
Che qual non torna ricco nella Magna 
Non gli pare aver fatto d'uno mezzo. 

5. Io mi restrinsi alla mia compagna 
Però ch’a me e a molti altri aggrada 
Quel con cui non si perde ma guadagna. 


Cosi i codici : 105, S. Puntaleo 12, della Vitt. EMANUELE DI Roma; if. 556 della NAZIONALE 
DI PARIGI; /03/8 e /0424, filut. XXXIX, FF del Museo BRITANNICO DI LONDRA; /u/alino 
339 € ZI, ZII, 291 della NAZIONALE DI FIRENZE ;j solo quest’ ultimo omette la 4? terzina e senza 
verun segno di lacuna. | 

(1) Cfr. i codici: Ashburnhamiano 1694; il Conventi Soppressi, B. 4. 1848 della Nazio- 
NALE DI FIRENZE ; i Miccardiani 2717 e 2720; il Martelliano Cas. I n. 3; il Chigiano L, VII, 
259; il Marciano cl. IX, it. 4r; il Parigino it. 558; il Corsiniano Col. 43, C. 38, n. 785. 

(2) Cfr. i codici: AMalatestiano di CESENA, filut. ANVI, 30; Ambrosiano E, 141 sup.; 
dell’ UNIVERSITARIA DI MONTPELLIER, 77, 509. 

(3) Cfr. il Aiccardiano 2718. 


(4) Qui ritta meno alcun verso più scaltro 
mettoci questo non per buon chostume 
ma per luogo serbar trovando l’altro. 


(5) Cfr. i codici: R. ArcHivio DI STATO DI FIRENZE, Cod. 49 (Appendice al Catalogo 
del « fondo Giovanni AMannucci »); Martelliano, Cas. I, n. 3: VITTORIO EMANUELE DI ROMA, 
Cod. 105, S. Pantaleo, 125 NAZIONALE DI PARIGI, ?f. 556; Museo BRITANNICO DI LONDRA, 
piut. CAXNIX, FF, codd. 10318 e 10424. 


(6) Preghiamo Idio che te guardi dandare 
In questo loco che tanto mortale, 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 327 


versitaria di Bologna; come la terzina (1) inserita tra la 18° e la 19* del capit. V 
del Lib. VI, che è riportata dal cod. if. 556 della Nazionale di Parigi; si tratta, 
in tutti questi casi, di versi insulsi, dovuti senza alcun dubbio ad aggiunte po- 
steriori. E per la stessa ragione, non ci dobbiamo occupare delle cinquanta ter- 
zine, introdotte tra il capit. X e l'XI del Lib. IV, nel cod. Laurenziano XC, 
inf. 30, perché basta una semplice occhiata per comprendere che esse non hanno 
alcuna attinenza col Diffamondo (2), e che furono là trascritte per una mera svista 
del menante, il quale non s’accorse né dei salti né della intrusione. 

Ma meritano invece speciale attenzione le tredici terzine (3) che si leggono 


(1) Mi volsi edisi o caro Solin mio 
pregoti voglii per lamor di Dio 
dar modo io compi il mio disio. 
(2) Vanno da c. 179" a 180Y; cominciano: 
Avea phebo alon quieto morso 
del suo caval[lo] ralentato el freno 


Et auiato el suo usato corso.... ; 
e terminano: 
Spesso semgianna chi de se ragiona 


Ma perorar non puo questo pur crede 
chi disperando sua uita abandona. 


(3) 1. Andando noi per la uia più piana Per quella strada che u era più piana 


et sempre atenti volgendo la fronte 
vidi cosa mirabile e strana 

2. Pur iui presso dun diuoto monte 
encima su di san Michel la chiesa 
della qual merauigle mi fur conte 


3. Cognanno aquesta festa si palesa 
ueder formiche nellaer collale 
chun nuuol pare la lor grande empresa 
4. Et giuncto ogniuno al suo camin mortale 
si drizzan tutte in sull altare e morte 
conuien che poi si leuin colle pale 
5. Apresso aquesto son bollor si forte 
dun acqua tinta che surge e rinalza 
con nuoue strida che ine escano scorte 
6. Et selli auien che di quell acqua che balza 
caniun tocchi la carne lo spogla 
en fine allosso et rimondo lo scalza 
7. Ancor buon uison bagni ad ogni dogla 
e misto ue triuol colfo e salina 
che non troua ma pari alle mie uogla 
8. I dico dacqua salsa et non marina 
chesce et risurge di pozzo profondo 
lontan dal mare et dogni suo confina. 
9. Di pionbo le caldaie et lan pio fondo 
sen pie dell acqua quindi sul gran foco 
notabil cosa dico a tuttol mondo. 


andando atenti volgiendo la fronte 
e vidi cosa mirabile e strana 
Di legiadria e di be costumi è piena 
chasso presso un divoto monte 
encima su di san michel la chiesa 
della qual narano merauiglie mi fur conte 
Da questa festa ogni anno si palesa 
veder formiche nell aria choll ale 
ch un nugol paion talor grande npresa 
E giunto ognuna al suo chamin mortale 
si drizzan tutte in l altare e morte 
chonuien che poi si lieuin colle pale 
A pie del pozio son bollor si forte 
dun aqua tinta che surgie e s inalza 
con nuove stridla che n escono scorte 
E se gli auien di quell aqua che balza 
ch a niun tochi la carne lo spoglia 
enfin all osso i rimondelo scalza 
Ancor bon vi son bagni a ogni doglia 
e misto e vetriuolo zolfo e salina 
che non trovai mai pari alla mia voglia 
I di che d aqua salsa e non marina 
ch esca e risurgie di pozo profondo 
lontan dal mare e ogni suo confina 
Di pionbo le chaldaie e larghe fondo 
s empion de | aqua, quindi sul gran fuoco 
notabil cosa dico a tutto | mondo, 


328 FANFULLA ORETI 


tra il primo e gli ultimi due versi della terz. 23*, nel capit. VIII; le quali seb- 
bene siano riportate soltanto in due codici — il Pa/a/ino 339 della NAZIONALE DI 
FIRENZE e il r0358 plut. CAXXXIAX, FF del Museo BRITANNICO DI LONDRA (1) 
— e per la materia e per la forma potrebbero ben giudicarsi come appartenenti 
al poema. 

Ma qui non vogliamo anticipare considerazioni, che svolgeremo in luogo 
più conveniente; a noi basta l’aver mostrato, che il Diffamondo, così come Fazio 
lo aveva lasciato, non aveva ancor raggiunto — anche nella parte già composta 
— la sua forma definitiva, Il poeta lavorava sempre, senza posa, non solo ad 
aggiungere, ma a correggere, a perfezionare. Aggiungeremo soltanto che que- 
st'opera di correzione e di revisione risulta chiarissima dal confronto dei mano- 
scritti; i quali presentano lezioni così profondamente diverse, che non si possono 
spiegare se non attribuendole a Fazio stesso. 

Data perciò l'impossibilità più che evidente di risalire ad un solo arche- 
tipo, i codici vengono a suddividersi in diversi gruppi; i quali stanno quasi a 
documentarci alcune varie fasi del febbrile lavoro di composizione a cui il poeta 
attendeva, anche negli ultimi anni della sua vita errabonda. Così di fronte al 
Gruppo dei Codici Veneti, che ci rappresentano quello che io direi il primo ab- 
bozzo dell’opera, ve ne sono altri i quali ci serbano una lezione più elaborata, 
superiore di gran lunga alla prima, per lingua, per arte e, talvolta, per pensiero. 
Aggiunte, manipolazioni posteriori? Possiamo escluderlo! Si sente la lima, lo 
studio fatto dal poeta intorno alla prima stesura; è il lavoro, che sebbene non 
definitivo, risente delle cure spese intorno ad esso. 

Ma il povero Fazio era nato inviso a quella « isfolgorata di fortuna » ! 
Tutte le stampe del Dilfamondo presero a modello — come abbiam visto — pro- 
prio que’ soli codici veneti, che davano la lezione più informe del poema, la 
quale ormai egli aveva superata e abbandonata. E quella diffusero dovunque, 


10, Rasciuga strigne et secca a poco a poco 
transforma come neue bianca et bella 
cosi creata nell ardente loco 

11. Con forte contando et forti castella 
con bel cacciare uccellare et pescare 
quantaltra parte chi sappi è quella 

12. Con duo be fiumi che l un mette in mare 
corren dintorno all antica citta 
chen gran tel'ore ciascun vicin fa stare 

13. Per le piu abili uie che son la 
noi citraemo alla citta di siena... etc. 


Rasciugha secha e strgne (sic) a poco a poco 
trasforma come neve bianca e bella 
così creata nell ardente loco 

Chon forte contado e forti chastella 
e bel chacciare ucciellare e peschare 
quant altra par te che i sappia e quella, 

Chon duo be fiumi che l un mette in mare 
corron dintorno all anticha città 
che n gran timor ciascun vicin fa stare 

Per le piu abili vie che son la 
noi ci traemmo alla citta di siena 
nobile e sana e di gran degnita 

Di legiadria e di be costumi e piena... etc. 


(firenze, Bibliot. Nazionale Centrale, Cod. Pa- 
latino, 339 


(Londra, Museo Britannico, Cod. 10318, 
plut. CXXXIX, FF.). 

(1) Anche un terzo codice dittamondiano, finora sconosciuto, e che io ho potuto rintrac- 
ciare, non molto tempo fa, nella Biblioteca patrizia del march. Rosselli Del Turco — è di- 
stinto in essa col n. 162 — contiene queste 13 terzine, il testo delle quali è quasi identico a 
quello del Cod. Palitino 359. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 329 


mentre il testo corretto, il frutto più maturo delle lunghe fatiche di lui, rimase 
e continua a rimanere sconosciuto ed inedito. 

Aspettino, dunque, i critici che sia pubblicato ; che l’enciclopedico poema 
trecentesco riprenda con esso la forma più accurata e corretta che l’autore suo 
riusci a dargli; e poi, se ancor lo potranno, tornino a ripetere gravi i vecchi 
giudizi contro gli ardimenti che Fazio si fa leciti per la rima, contro gli errori 
di grammatica e di lingua, contro le ripetizioni e le frasi destinate a riempire 
il verso (1). Allora soltanto ; perché essi pure converranno adesso che il conti- 
nuare ad accanirsi contro il povero Ditfamondo, letto e studiato — seppur letto 
e studiato ! — nelle deturpazioni delle stampe di Vicenza e di Venezia, o nei 
semitravestimenti del Tommaseo e del Monti — dello Zanotto non merita il conto 
di parlare — è cosa davvero poco seria; sulle pallide labbra dell’ infelice poeta 
ghibellino sembra trascorrere lieve un triste sorriso di sarcasmo e di sdegno! 


APPENDICE 


I. DitA MUNDI, CUMPONUTO PER FAZIO DI GLUBERTI; Vincentia, Leonardo da 
Basilia, 1474. 


LI 


L’edizione è in-folio piccolo, a caratteri rotondi, impressi in nero, con la 
materia disposta a due colonne per pagina. In mezzo al recto della c. 1 è l’ in- 
titolazione: « Antiche | Jstorie | di Fazio | Gluberti | Da Firenza | Libri sei | in 
versi » ; il verso della stessa carta è bianco. Segue subito il testo del poema, che 
ha ciascun libro preceduto dall’inciti! e chiuso dall’exf/licit. Così a c. 2" si legge 
in maiuscolo rotondo: « /ncominza el libro primo | Dita Mundi cumponuto | per 
Fazio di Gluberti da | Firenza. Et prima de la bu | ona dispositione che egli | ebe 
adretrarsi da gli ui | tii et seguire le uirtute | Capitolo primo »; e a c. C* recto: 
« Finisce el primo libro detto. Dittamondi. Incominzia el secondo . come Roma dicie 
alautore de Cesaro quando egli fue mandato engalia . et del triupho che gli fue ne- 
gato . et altrî facti poi en fine come. Ce. fue en cinquata due bataglie. Capitulo 
Primo ». Quindi a c. F recto: « Finise el libro secodo. Incominza el terzo. Come 
partito lautore et Solino da Roma sen uene per la uia che fecie Virgilio anapoli el 
cercha tutta la puglia terra de lauoro la calabria in fine uene ne la marcha al tronto. 
Capitulo I».E ac. Hrecto: Finisse el terzo libro. Incomiza el quarto comé a riuati 
lautore et Solino î? macedonia uide uno castello disabitato nel quale troua una logia 
ystoriata detagli de magnifici facti et a uide le due parte de la dita logia. Capitolo I». 
A. c. K? verso : « Finisse el libro grio. Incomincia el quito. Come lautore et Solino 
mota sopra uno legno p uenire en africa nel quale lautore troua Plinio giacere et 
leuato 1 fpiei gli dicie de dodeci segni del Zodiaco come stano et le sue significacioni. 
Capitolo I ». A. c. m° recto (in fine della 2* colonna): « Zînisse el libro quinto. Incomenza 
el sexto et qui Solino et lautore sonno giunti in asia et nauigando fer lo fiume So- 


(1) Cfr. G. VoLpi, 7 7recento, 2» ediz., Milano, Fr. Vallardi, 1907; pag. 300 in fine. 


330 FANFULLA ORETI 


lino dicie a lautore molte cosse uet Babilonia el chayro et de quegli che luno doppo 
l’altro succedetero la signoria de Egipto fino adileopatra. Capitulo I». E finalmente, 
nel verso dell’ultima carta, dopo le parole con le quali s’ interrompe il poema: 


« E tra el lion morto el dragho. et ricoforta », 


in luogo dell’exp/icit, si leggono le seguenti terzine: 


« Facio mi chiamo de gliuberti intendi 

naqui soprarno che Firenze honora 

fa buon letor che me legiendo atendi 
Tocho lantiche Istorie che macora 

quando gli penso ben che morto io sia 

e le moderne in buona parte anchora 
Mia fama rinoua per sua cortesia 

maestro leonardo con mirabel stampa 

ilqual gia naque ne lalta Basilia 
Vincentia adunque in più uirtute auampa 

cha nula altra cita magior equale 

soto laqual si triumpha e non pur scampa 
Compiuto fui un mese in uer natale 

mille setanta quatro ‘ e quatrociento 

regnante Marcho con le sue graudale 
Non haueua phebo ancor el giorno spento. 


Le carte del volume non sono numerate; hanno però le segnature da A (1) 
ad O tutte di carte 8, eccetto N, che è di 6 carte ed O di 4: totale carte 106, 
più la prima carta nella quale si legge l'intitolazione. Ogni colonna di stampa 
comprende 13 terzine; ma nel recto dell'ultima carta le due colonne hanno sol- 
tanto 12 terzine ciascuna. É da notare che nel Lib, II, cap. XV, manca la 
terzina 28°: 


« Appresso di costui Giustin seguio ». 


né vi ha accomodamento alcuno di rime. — La stampa è molto chiara. 
L'edizione, a detta di tutti gl’ intenditori, è rarissima; e solo molto tardi 

fu conosciuta dagli studiosi di bibliografia. L’ Orlandi (2) e il Marchand (3) non 

ne fanno parola; il Maittaire, sempre accuratissimo, ne dà semplice notizia 


(1) Non hanno segnatura alcuna le due carte, che avrebbero dovuto esser contraddi- 
stinte con a e a?; né qui vale l'affermazione concorde di tutti i bibliografi ; le segnature esser 
impresse cosi in basso, che se il libro non ha il margine intero, può credersi che vi man- 
chino; perché in tutte le altre carte eguali in grandezza a queste due, la segnatura stessa è 
impressa a buona distanza dal margine. 

(2) PELLEGRINO ANTONIO ORLANDI, Origine e progressi della stampa o sia dell'Arte im- 
pressoria e notizie delle opere stampate dall'anno 1457 all'anno 1500; Bologna 1722. 

(3) MARCHAND, Z7istotre de l’origine et des premiers progrès de l’imprimerie ; A La Haye, 
Le Vier et P. Paupie, MDCCXL. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 33I 


negli « Zudici » de’ suoi « Annalium typographicorum » (1), non avendone parlato 
nel corso dell’opera: il che sta ad indicare che n’ebbe cognizione quando la 
stampa del libro era già compiuta v molto innanzi; anche il Freytag (2) ne 
tace. V’accenna per il primo il De Bure (3), chiamandola rarissima, ma senza 
descriverla, perché confessa di non averne visto nessun esemplare, e solo di sa- 
perla citata « par plusieurs Bibliographes ». Aveva ben ragione; perché tale 
stampa, che aveva trovato posto nel Catalogo della Libreria Capponi (4), era già 
stata chiaramente indicata, nel secolo antecedente dal Bartoli (5), e di essa ave- 
vano fatto parola il Crescimbeni (6), il Quadrio (7), Apostolo Zeno (8). 

Ma pochi anni dopo la vediamo citata nel rifacimento che il cremonese 
Ferdinando Giandonati diede dell’opera dell’ Haym (9); e se non la nomina il 
Denis (10) nel suo « Supp/ementum » all'opera ricordata di Michel Maittaire, ecco 
Dionisio Mittaire (11) parlarne estesamente ; egli è che oramai delle copie di 
questa stampa erano apparse nelle pubbliche vendite: vediamo infatti citata 
nel catalogo di Floncel, n. 7697, una tra le prime copie, la quale, secondo ne 
novella l’abbate di S. Léger, si credeva fosse l’unico esemplare, bruciato poi 
dall’ inglese, che ne aveva ordinato l’aquisto, per il dispetto di averlo pagato 
troppo caro; e poi nel Catalogo Crevenna (12), dove finalmente si poté leggerne 
un’accurata descrizione, cosi come più tardi nel Catalogo De La Vallière (13); 


(1) MicHAEL MAITTAIRE, Aunalium typographicorum ; Londini, Darres & Du Bosc, 1741; 
Tomus Quintus, Pars posterior, pag. 316. 

(2) TR. GortHILF FrEvraG, Awna/ecta Litteraria de Libris rarioribus ; Lipsiae, in ofticina 
Weidmanniana, 1750. 

(3) Zibliographie instructive ou traité de la connaissance des livres rares et singuliers 
par GUILLAUME- FRANGOIS Dé Bure, LE JEUNE, ZLibraire de Paris; A Paris, chez G. F. De Bure 
le Jeune, MDCCXLV; Belles Lettres, Tome I, pag. 688; n. 3454. 

(4) [Mons. Domenico Giorci Da Rovio], DIA della Libreria Capponi o sia de’ 
Libri italiani del fu Marchese Alessandro Gregorio Capponi patrizio romano e furier maggiore 
pontificio + in Roma presso il Bernabò e Lazzerini, 1747; pag. 384. 

(5) P. DANIELLO BARTOLI, Opere; ediz. citata, Vol. XXIV (« Z/ torto e il diritto del 
Non si può ») nella prefazione : « Ai Lettori », pag. 8. 

(6) G. M. CRESCIMBENI, 0. c., Vol. III, pag. 160, in nota. 

(7) F. S. QuapnRIo, o, c.» Vol. IV, pag. 47. 

(8) APostoLO ZENO, o. c.; T. I, pag. 24. 

(9) Biblioteca Italiana o sia notizia de’ Libri rari italiani già compilata da NICCOLA 
FrANCESCO Havm, Itomano, in questa tmnpressione corretta, ampliata e di giudizi intorno alle 
migliori opere arricchita [da FERDINANDO GIANDONATI cremonese]; Milano, G. Galeazzi, 1771; 
Tomo I, pag. 194, n. 6. 

(10) MicHaeL DENIS, Anmnalium typographicorum AMichaelis Maittaire Supplementum ; 
Viennae, De Kurzbek, 1789. 

(11) DENIS MAITTAIRE, Awmmales typographici ab artis inventae ad annum MD ; Norim- 
bergae, 1795; Vol. III, pag. 506, n. CLXXVII]. 

(12) Catalogue raisonné de la Collection de livres de M. Pierre Antoine Crevenna, Négo- 
ciant dà Amsterdam, MDCCLXXV, Vol. IV, Belles Lettres; Seconde partie, pagg. 18-19. 

(13) Calalogue des Livres du feu NM. Le Duc de la Vallière, dont la vente se fera dans les pre- 
miers jours du mois de Décembre 1783; par GUILLAUME DE Burg riLs aîné ; MDCCLXXXII]. 
Première partie; Tome II, pag. 505, n. 3610. 


332 FANFULLA ORETI 


e veniva quindi ricordata nel Catalogo della Libreria Pinelli (1) da Jacopo Mo- 
relli, che ad essa aveva già accennato parlando della Biblioteca Mss. Farsetti (2); 
e nel Catalogo di vendita della Biblioteca Bolongaro-Crevenna (3); e dal Fac- 
cioli, che ne indicava tre copie: una nella Biblioteca Estense, la seconda nella 
Biblioteca Regio-Imperiale di Milano, e l'ultima in quella di Apostolo Zeno 
presso i Padri Domenicani sulle Zattere di Venezia (4). 


(Continuazione e fine al frossimo fascicolo). 


FANFULLA ORETI. 


NOCE RIO OO ROIO IONI NOOO NEC SO NONE NCR EN ZANE ICE ENI RO EE RENI RONN DONO E REC EN ORO SONE NONE E SO CCIE RIO ROOT SONO CIT PO 


CECCO D'ASCOLI AERONAUTA 


Se si avesse a prestar fede alle numerose leggende che corsero in passato, 
e forse ancora al presente corrono, intorno a Francesco Stabili, questo scienziato, 
onorato oggi dagli Ascolani suoi concittadini (5) non sarebbe stato punto da 
meno deì moderni aviatori, anzi in certo qual modo li avrebbe superati tutti, vo- 
lando più di una volta senza l'aiuto di macchina alcuna. 

La sua carriera aviatoria comincia per tempo. Dopo i primi studi di gram- 
matica, d’umanità e d’astrologia compiti nella città natale, il giovine Cecco « vago 
di vedere il mondo » — come rileviamo da un documento della biblioteca Marciana 
di Venezia, noto già per gli studi del Bariola e del Castelli, ma edito per la 
prima volta nella sua integrità dal ch. dott. Augusto Beccaria (6), — si reca in 


(1) Za Libreria già raccolta con grande studio dal Signor Maffeo Pinelli veneziano, de- 
scritta e con annotazioni illustrata da Jacopo MORELLI, Custode della Libreria di S. Marco di 
Venezia ; Venezia, Carlo Palese, MDCCLXXXVI]J; T. IV, pag. 296, n. 2042. 

(2) Della Biblioteca Manoscritta di T. G. Farsetti, Patrizio Veneto.... fer D. Jacopo 
MORELLI, Sacerdote veneziano ; ediz. cit.; Parte II, pag. 163. 

(3) Catalogue des Livres de la Bibliothèque de DM. Pierre-Antoine Bolongaro-Crevenna ; 
à Amsterdam, chez D. Changuion & P. Den Hengst Libraires, MDCCLXXXIX, Vol. III, Se- 
conde Partie des Belles Lettres, pag. 7, n. 4571. 

(4) F. Gio. Tommaso FaccioLi Dom., Catalogo ragionato de’ Libri stampati in Vi- 
cenza e nel suo territorio nel Secolo XV; Vicenza, 1796, pagg. 29-30; ma già undici anni 
innanzi il Faccioli aveva dato notizia dell’edizione nostra, scrivendo intorno a « Leonardo da 
Basilea detto Achate », per rivendicare alla sua Vicenza l’onore di possedere una stamperia 
prima di Padova e di Verona. Confr. « Cafa/ogo de’ Libri stampati in Vicenca e suo terri- 
torio nel secolo XV » in « Nuova Raccalta d'opuscoli scientifici e filologici », Venezia, Simone 
Occhi, 1785; Tomo XI., pagg. 8-9. 

(5) Il presente articolo doveva uscire due anni or sono in una pubblicazione d’occasione 
(abortita poi) che si stava preparando in Ascoli per l’ inaugurazione d’un monumento a Cecco 
d’Ascoli. 

(6) Z biografi di maestro Cecco d’Ascali e le fonti per la sua storia e per la sua leggenda, 
Torino, Carlo Clausen, 1908, in-4 gr., a pag. 88 sg. (Estratto dalle Afemorie della Reale Ac- 
cademia delle Scienze di Torino, ser. 2, t. 58). Notevole del medesimo Autore è l’eruditissimo 
studio su Ze redazioni in volgare della sentenza di frate Accursio contro maestro Cecco d’Ascoli 


CECCO D’ASCOLI AERONAUTA 333 


Calabria, dove appunto dà principio alla serie dei suoi voli. L’occasione che a 
ciò lo spinse è certo un pò curiosa per noi, ma tale non dovette parere per 
molti secoli, sebbene sia vero oggi come sempre che la necessità aguzza l' in- 
gegno. Giacché il giovine Cecco, diciamolo subito, divenne aviatore per necessità. 

Ecco infatti, sempre secondo il suddetto documento, come sarebbe andata 
la faccenda. Capitato lo Stabili a un’osteria di campagna, di qual luogo preciso 
non è detto, sente parlare da alcuni pecorai, quivi pur capitati, d’un riccone sfon- 
dato, ma avarissimo, di nome Michelone, morto poco innanzi, il quale, a detta 
di essi, aveva nascosto il suo tesoro in una profonda grotta che s’apriva sulla 
cima d’un monte non molto di là distante, Il tesoro era custodito dagli spiriti, 
ma di questo tacciono i villani, i quali invece si mostran pronti a « darne una 
parte più degli altri » a chi volesse lasciarsi calare nella cisterna e recuperarlo. 
Cecco che da natura aveva sortito un coraggio non comune, come più tardi diede 
in varie circostanze a divedere, e che « con non molti denari si era partito » da 
casa, « si esibisce pronto a tutto quello che essi volevano ». Detto fatto. Nel cuor 
della notte s’avviano i quattro villani e Cecco « con la scorta di un lume » su 
per luoghi alpestri, finché giungono dopo un’ora circa di cammino sulla cima 
di un gran monte « nel mezzo del quale eravi un’apertura profondissima e molto 
vasta ». Animosamente Cecco vi si cala « fattosi legare in cintola e con le mani 
tenendo la fune, con la scorta di un lanternino », né s’impaurisce al gran fra- 
casso di urli e di strida diaboliche che lo accoglie arrivato che è in fondo. Se 
non che trovato il bigonciolo dell’aureo tesoro e mandatolo su con l’aiuto della 
fune, invano attese che i villani gli calassero un’altra volta la fune per farlo ri- 
salire. Egli si vide perduto allora; ma ecco che «a sorte senti o ver gli parve 
che cascato fosse in quella grotta un non so ché, onde egli accorse in quella 
parte dove gli parve sentire il romore, col lume alla mano: vide un libro in 
terra che dal sudiciume di quel luogo a mala pena si distingueva...... libretto di 
forse dugento pagine alto circa dieci dita e la grandezza sua circa un terzo di 
braccio ». A. farla breve era quello il famoso libro del comando. Appena infatti, 
lo ebbe in mano e l’aperse, ecco che due spiriti diabolici gli compaiono davanti 
dicendo: Comandi, comandi, che la serviremo. Il malcapitato, dopo qualche esi- 
tazione, ordina loro che lo riconducano all’osteria e gli spiriti compiacenti « pre- 
solo di peso, in brevissimo tempo », ve lo riportano « tenendo egli però sempre 
quel libro, da lui trovato nella detta grotta, in mano ». 

È questo il primo volo di Cecco d'Ascoli che la tradizione ricordi. Quante 
altre volte sempre servendosi di quel libro « che trovato aveva, causa in prin- 
cipio della sua fortuna e in ultimo della sua dannazione » egli sia volato qua e là 
per l’Italia e per il mondo, il documento non dice, ma vien da sé il supporre che 
in più d’una circostanza si sia egli valso d’un cosi comodo e veloce veicolo aereo. 
Sappiamo solo — dal Manni (Ze veglie piacevoli, VIII, 25, Firenze, Ricci, 1816) e da 


(negli Affi della medesima Accademia, a. 1905-06, e a parte: Torino, C. Clausen, 1906, in-8, 
Pp. 30) dove procedendo oltre nel medesimo indirizzo in cui parzialmente verso quel tempo 
pur si metteva nel suo lodato studio il canonico A. Rossi Brunori (Za sentenza dell'Inquisizione 
contro l’astrologo C. d’A. Ascoli Piceno, Tip. Economica 1906) oppugna l’autenticità della 
nota Sentenza volgare contro l’Ascolano. 


La Bibliofiha, anno XXIV, dispensa 115 42 


334 GIUSEPPE BOFFITO 


altri — che anche nel morire riusci lo Stabili più d’una volta a involarsi dalle 
mani degli esecutori della giustizia, a quella stessa guisa che il mago Diodoro, 
come narra lo storico siciliano Tommaso Fazello, aiutato dagli spiriti, scappava 
in Catania di mano alle guardie volando per l’aria sino a Costantinopoli, nien- 
temeno | 

Ma se, lasciando da un canto la leggenda, noi prendiamo a svolgere le 
opere genuine di Cecco d’Ascoli, che sono anche i migliori e più sicuri docu- 
menti che di lui ci rimangano e i più adatti a ricostruire la sua vita e la sua 
dottrina, ci accorgiamo subito che il suo sapere aeronautico era ben circoscritto 
e limitato, inferiore a ogni modo di gran lunga a quello di Dante, e del Pe- 
trarca e appena forse paragonabile a quello del Boccaccio (1). Poco e niun lume 
si può ricavare in proposito dalle sue opere latine, opere tra astronomiche e 
astrologiche e ben più astrologiche che astronomiche; ma ecco le sue opere vol- 
gari, ecco l’Acerba, il celebre poemetto dottrinale nel quale è supponibile che lo 
Stabili abbia espresso e compendiato tutto il suo sapere. Facciamoci un poco a 
sfogliarlo. (Mi valgo per maggior comodità, mia e dei lettori, della più recente 
edizione procurataci da Pasquale Rosario per la collezione degli .Scri/tori nostri, 
Lanciano, R. Carabba, 1916). A pagg. 84-97, lib. III, cap. 2-24, l’Ascolano tratta 
degli uccelli, reali e fantastici, cominciando dalla pernice e terminando col corvo. 
Ci aspetteremmo quindi qualche dato o cenno aviatorio, ma invano ve lo cer- 
chiamo, tutto inteso com’egli è alla sua mora/isatio, ché tutta questa parte del- 
l’Acerba è una vera e propria moralisatio medievale. Le nozioni e le moralità sono 
prese di sana pianta dai trattatisti medievali, come, tanto per citare un esempio, 
quello che scrive dell’aquila: 


E l'aquila per tempo se renova 
volando ne la excelsa parte ardente, 
Ché sotto la vecchiezza ella se cova: 

Nel gran volato le sue penne ardendo 
Riprende giovinezza, e ciò consente 
Natura presso a l’acqua ella cadendo; 


cioè che vecchia riesce a ricuperare la giovinezza volando sino all’etere e nel- 
l’ incendio del sole bruciando le sue penne e indi scendendo a tuffarsi nell’acqua 
d'una fonte: tutto questo, dico, si trova quasi con le stesse parole espresso negli 
enciclopedisti medievali, nello Specu/um matus ad esempio di Vincenzo di Beauvais 
I, 200, Venezia, 1591, dove si legge tra l’altro: « Phisiologus dicit aquilam 
hanc habere naturam: cum senuerit gravantur alae ejus et obducuntur caligine 
oculi eius; tunc quaerit fontem aquae vivae et contra eum evolat in altum 
usque ad aethera solis; ibique alas suas incendit, simul et caliginem oculorum 
exurit de radiis eius; tunc demum descendens in fontem se mergit et statim 
tota renovatur » ecc. 

Al rapimento di S. Paolo accenna nel libro V, cap. I, pag. 147, senza in- 


(1) Mi permetto di rimandare al mio volume // vo/o în Zfalia, dove un capitolo apposito 
tratta dell’aviazione nella letteratura italiana, (Firenze, Barbèra, 1921). 


CECCO D’ASCOLI AERONAUTA 335 


dugiarvisi, sebbene più rettamente in questo di Dante, sembri opinare che sia 
avvenuto col solo spirito: 


De fin al terzo imperio fu rapito, 
Lassando el corpo la levata mente, 
Mirando al sancto regno come è facto. 


Nel libro IV, cap. 8, pag. 136 osserva che le api non volano quando c’ è 
vento e quindi anche quando l’aria è messa in moto dal suono: il che sarà 
anche vero e giusto, ma poco ha che fare, come ognun vede, col nostro proposito. 

Nel lib. I, cap. I, pag. 47 si legge il seguente passo piuttosto sibillino : 


Se ’n oriente luce la sua stella, 
ne l’octava parte s’ella se trova, 
A tal potenza non po’ star rebella ; 
E se l’altra gira nel plu alto punto, 
Serà da pinger l’aire quella prova, 
E far volar chi de plumbe è unto; 


cioè — come spiega un commentatore, di molto anteriore al Masetti e di lui più 
acuto in un suo Commento inedito all’ Acerba che forse io renderò di pubblica ra- 
gione, se ne avrò agio e, nel presente rincaro enorme delie stampe, i mezzi pro- 
porzionati (1) —: « Se la costellazione propria della Luna, cioè il cancro, si trovi 
in oriente e la Luna sia nell’ottava parte del cielo, la quale significa morte, 
mentre le stelle dei nemici risplendano nella più alta parte del cielo, è impos- 
sibile che essi ottengano la vittoria, alla stessa guisa che è impossibile dipingere 
nell’aria e far volare un corpo composto di piombo ». 

Perdoniamo al poeta ascolano questa sua scappata. Ma che direbbe egli 
oggi al veder volare per aria altro che piombo ? In conclusione, tutto ben con- 
siderato, solo un passo dell'intera Acerda ci sembra di notevole importanza sotto 
il rispetto aviatorio ed è quello di pag. 66, lib. II, c. 10, in cui leggiamo: 


Che si come li auseli stringon l’ale 
Per sormontare ne l'alte vedute, 
Cosi te strenge se del ben te cale; 


che rende bene il modo di comportarsi degli uccelli nel sollevarsi da terra verso 
l’alto ; a che fa eco a pag. 124, lib. VII, c. 4 l’altro passo: 


Ché l’aquilone ten le penne strette 
D'estate, perché regna ’|l so nimico, 
Ma nel gelato tempo for le mette, 


cioè le spande e si abbassa verso terra, come ben sanno per esperienza gli abi- 
tanti delle due sponde dell'Adriatico, sovente molestati l'inverno dal soffio im- 
petuoso e gelido della bora. 

Collegio alla Querce di Firenze. 


P. GIUSEPPE BOFFITO 
Barnabita 


(1) Non potrebbero sopperire alle spese di stampa gli Ascolani, per onorare in questa 
maniera più degna la memoria del loro concittadino? 


336 LEO S. OLSCHKI 


MANUSCRITS TRÈS PRECIEUX 


(Continuation: V. Za Z2ibliofilia, anno XXIV, pag. 306). 


Livre d’heures en latin. Fol. 1-12. Calendrier en frangais, qui ne pa- 


raît pas spécial è une région déterminée. — Fol. 13. Legons des 
évangiles. — Fol. 23. Oraison à la Vierge: « O intemerata et in 
eternum.... » — Fol. 36 v: « Oratio valde devota a beato Augu- 
stino edita ». — Fol. 39 et suivants. Prières spéciales, à différents 


saints: S, Pierre et S. Paul (fol. 39 7), S. Jean l'évangéliste (fol. 40 7), 
S. Etienne (fol. 417), S. Laurent (fol. 42), S. Julien Martyr 
(fol. 43 7), S. Eutrope (fol. 44 v), S. Martin (fol. 45 ©), S. Nicolas 
(fol. 46 v), S. Fiacre (fol. 47 7), S. Claude (fol, 48 7), S. Apolline 
(fol. 50), S. Léonard (fol. 56), S. Yves (fol. 57), S. Michel (fol. 69), 
S. Christophe (fol. 70 ), S. Sébastien (fol. 72), S. Catherine (fol. 74), 
S. Madeleine (fol. 75), S. Adrien (fol. 76). — Fol. 78. Heures de 


Notre-Dame (Matines et laudes seulement). 


La décoration du volume est assez riche et comprend les miniatures 
suivantes: 1° Signes du zodiaque et travaux des mois, dans les marges du ca- 
lendrier. — 2° Figures des évangelistes (fol. 13, 157, 18 et 207), de la Vierge 
(fol. 23), de Dieu le Père (fol. 37) et des saints: S. Pierre et S. Paul (fol. 39 7), 
S. Jean l’evangéliste (fol. 40.2), Martyre de S. Etienne (fol. 417%), Martyre de 
S. Laurent (fol. 42 v), S. Julien Martyr (fol. 43 v), S. Eutrope (fol. 44), S. Martin 
partageant son manteau (fol. 45 7), S. Nicolas et les trois enfants (fol. 46 7), 
S. Fiacre (fol. 47), S. Claude ressuscitant un mort (fol. 48 7), Martyre de S. A pol- 
line (fol. 60), S. Leonard delivrant un prisonnier (fol. 56), S. Yves (fol. 57), 
S. Christophe (fol. 70 v), Martyre de S. Sébastien (fol. 72), S. Catherine (fol. 74), 
S. Madeleine (fol. 75), S. Adrien (fol. 76). Miniature refaite postérieurement. — 
3° Pour les Heures de Notre-Dame, 2 peintures: l’Annonciation, dans un riche 
décor d’architecture (miniature à pleine page. Au bas, la Vierge tissant dans le 
temple entre deux anges musiciens, fol. 78 v) et la Visitation (fol. 102 ?). Én 
tout, 26 miniatures et 24 petits tableaux pour le calendrier. 

Toutes les pages offrent sur la marge exterieure longitudinale une bande 
de rinceaux à feuillages et fleurs. Les pages qui contiennent les grandes pein- 
tures ont leurs marges entièrement couvertes de ces rinceaux ou vignettes, où 
apparaissent, en outre, des personnages et animaux, réels ou fantastiques, d’une 
grande variété et d’une invention souvent très comique. Nombreuses petites ini- 
tiales ornées peintes en or, bleu et rouge. Bouts de ligne. 

On remarque dans les marges des folios 13, 56, 57, 58 et 75, les ar- 
moiries suivantes: de gueules a troîs marteaux d’or. Au fol. 77 v sont peintes à 
pleine page les mèmes armes qui sont, en outre, soutenues par deux lions et 


PLANCHE XIV. 


ee Onmriciabra 
}tLce QIXACO, 
T A ITIVI do g° 


La Bibliofilia XXIV, t1 (II. 1923). Leo S. OLscHKI, Manuscrits très précieux. 


LivRE D’HEURES en latin. Manuscrit sur vélin du XV* siècle (France). 


MANUSCRITS TRES PRECIEUX 337 


surmontées d’un timbre ou heaume à haut cimier. Ces armes pourraient étre 
celles de la famille Taunay (Cf. RIETSTAP, Armoria! général). 

XV siècle. 117 feuillets. Parchemin. 120 millimètres de hauteur sur 
go millimétres de largeur. Rel. en maroquin noir à filets et dos orné. 

V. la planche XIV. 


(.4 suivre). LEO S. OLSCHKI. 


e e e ——_—_rrr_——rrrTr—r*r*T "r"t;rr_————@———È—————————t2@24—» __M@}-1-—————————————_———_—____————=€—_——————_———________P€6_m6€_———____r——_& 
id ti 0 id a fi Sai o Re ae nadia as ia ia ee a da ei 02 di ie ia AIA Tg: ist: 1060 hiftcasci ici ii(.siia:iigii}t0ti.;DaAti] 
—_— rrrrrr.:.,.t.,;- I ________________________m_F_———————————m—m———m——————__—_——_——_——___—_————— ——————————1111111—————_————_——6————————————_——_————_+ 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


I. ROMA. — Passaccio DELLA BIBLIOTECA CHIGIANA ALLA BIBLIOTECA VATICANA. — 
Nel dar conto, nel gennaio 1922, dell’acquisto della Biblioteca Chigiana decretato dal no- 
stro Governo, scrivevamo in questa rivista (Bibliofilia, XXIII, 382): «Chi ama sinceramente 
gli studi ed il decoro del nostro paese, non può non compiacersi vivamente di questo fortu- 
nato recupero, che in qualche parte ci compensa di ciò che è avvenuto di altre insigni rac- 
colte romane : recupero, al quale è giusto riconoscere che ha decisamente influito il nobile 
perseverante interessamento di due illustri scomparsi: Ugo Balzani ed Ernesto Monaci ». Ma 
il nostro compiacimento è stato di assai breve durata, perché, a distanza di poco più che un 
anno, si apprende che la stessa Biblioteca Chigiana è stata dal Governo italiano. retrocessa alla 
Biblioteca Vaticana. In mancanza di notizie ufficiali su questo tema importante, ci limitiamo, 
per ora, a riprodurre ciò che scrive al riguardo una rivista romana, la quale pei suoi rapporti 
col Vaticano, dovrebbe essere su questo argomento bene informata. Ecco pertanto ciò che 
scrive la Civiltà Cattolica del 20 gennaio 1923 (a. LXXIV, vol. I, quad. 1742, pagg. 178-79): 
« Il Consiglio dei Ministri, tenutosi il 28 dicembre, decretava il passaggio alla Biblioteca Va- 
ticana della Biblioteca Chigiana acquistata dal Governo nel 1918, quando il principe Ludovico 
Chigi vendette il palazzo di piazza Colonna, troppo ampio per la sua non numerosa famiglia, 
affine di riacquistare l’elegantissima Farnesina, culla in Koma della sua stirpe, e di non mi- 
nore importanza storica ed artistica. L’acquisto era vincolato da alcune condizioni, in forza 
delle quali il Governo si obbligava a denominare la biblioteca ‘Regia Biblioteca Chigiana ’ 
ed a mantenere come bibliotecario a vita il prof. Giuseppe Baronci. Ed ora il Governo, svin- 
colato dai coeredi Chigi dagli obblighi predetti, giudicò di appagare il desiderio espresso nei 
tempi andati da varie parti, che la Biblioteca Chigiana venisse aggregata alla Vaticana, con 
sensibile vantaggio per gli studiosi, i quali hanno cosi agio di compiere nella Vaticana tutte 
le indagini di storia ecclesiastica. Per questo scopo appunto, fin dal 1918, l’attuale Sommo 
Pontefice, allora bibliotecario della Vaticana, conoscendo i tesori della Biblioteca dei Chigi, ne 
aveva proposto l’acquisto a Benedetto XV ; ma il suo pensiero non poté allora attuarsi. Come 
condizione dell’aggregazione presente il Governo ha ottenuto dalla Santa Sede ‘che sia ri- 
dotto il periodo di chiusura estiva della Vaticana e reso più largo l’orario di apertura della 
biblioteca, e che le indagini negli archivi pontificî siano possibili senza speciali autorizzazioni 
fino agli archivi del 1846, ossia fino al pontificato di Pio IX ; e posteriormente, che si largheggi 
da parte della Santa Sede nelle autorizzazioni speciali per studiosi autorevoli’. Quanta sia 
l’ importanza della biblioteca, generosamente ceduta dal Governo italiano, appare dalle notizie 
pubblicate dallo stesso prof. Baronci, bibliotecario della Chigiana. L’ insigne biblioteca, fon- 
data da Alessandro VII (papa dal 1655 al 1667) ed accresciuta con le suppellettili donate da 
tre cardinali della stessa famiglia, deve principalmente i suoi pregi ad una raccolta di volumi 
manoscritti rari e preziosi che, in numero superiore ai 3300, ne formano il fondo più impor- 


338 CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


tante. Alessandro VII, eccellente latinista, amante degli studi, cominciò a raccogliere i codici 
di varie abbazie benedettine, tra cui quella di Farfa, acquistò la biblioteca dei due papi Pic- 
colomini, Pio II e Pio III ; ed anche molti codici, appartenenti già a Celso Cittadini ed a 
Federico Ubaldini, arricchirono la sua collezione. Tra i codici greci, in numero di 56, sono pre- 
gevolissimi: un Dionigi di Alicarnasso del secolo X, la Liturgia della settimana santa, in 
grandi caratteri onciali del secolo IX, un Libanio e i Profhefae minores del X secolo. Circa 
duecento sono i codici classici latini, tra cui un Orazio del secolo XI; 50 di Cicerone, 13 di 
Ovidio, 6 di Virgilio, 6 di Orazio, 7 di Sallustio, 15 di Giovenale, 4 di Plinio. Il gruppo degli 
scrittori italiani contiene circa 280 codici, 13 danteschi, 13 del Petrarca, 2 del Boccaccio, al- 
cuni di fra’ Jacopone da Todi, 27 volumi di opere di Pio II (Enea Silvio Piccolomini}, due dei 
quali autografi, lettere pure autografe del Casa, del Bembo e rime. di Torquato Tasso. Altre 
opere pregevoli e degne di essere ricordate sono : il Chronicon di Benedetto del Soratte del 
secolo XI, la Summa dictaminum di Pier delle Vigne, ed una raccolta di molti manoscritti 
antichi, riuniti sotto il nome di Aufhkentica varia, fra i quali vi è una pergamena del 777. Al. 
cune opere di S. Francesco di Sales e di S Bernardino da Siena, autografe, fanno pure parte 
della biblioteca. I codici con miniature e fregi sono 84 Si devono fra questi nominare: un 
codice greco del secolo XI, che contiene miniature bizantine, il meraviglioso Messale (cosi 
impropriamente chiamato) di Pio II, e il codice trecentesco della Cronica del Villani. Nella 
biblioteca si conservano pure disegni del Bernini ed un’apprezzata raccolta di musica del ’600, 
scritta a mano, inedita in gran parte. Notevolissima è una raccolta di stemmi miniati e dì no- 
tizie araldiche e genealogiche. Oltre a ciò vi sono moltissimi volumi manoscritti dei secoli XVI 
e XVII, di materie svariate, ma in prevalenza storiche : corrispondenze, diarî, storie di città 
(Siena, Ferrara, ecc.), relazioni di nunzi. I libri a stampa, in numero di circa 29.000, non 
hanno speciale importanza. È pregevole invece il gruppo degli incunabuli, circa 300 ». 

Che le informazioni date sulle modalità della cessione sieno, nelle linee essenziali, esatte, 
è confermato anche da un articolo del senatore Pio Rajna, che col titolo L’alienazione della 
Chigiana, è stato pubblicato nel /A/arzocco del 28 gennaio 1923 (a. XXVIII, n. 43). Anche 
l’ insigne romanista non nasconde la propria meraviglia, « che la Biblioteca Chigiana, venuta, 
son pochi anni, in possesso del Governo italiano, coll’acquisto del grandioso palazzo di piazza 
Colonna, sia stata ceduta al Vaticano » ; e riconosce che « può spiacere che nella stipulazione 
[della vendita del palazzo] sia stata accettata la clausola che ha portato alle conseguenze at- 
tuali » : la clausola, cioè, « che la Chigiana dovesse rimanere isolata, e che se questa condi- 
zione non si fosse potuta mantenere, ne seguisse ciò che ora appunto è avvenuto ». Ma, ciò 
malgrado, il valentuomo, nella serena obbiettività del suo giudizio, non si rammarica dell’av- 
venuta retrocessione e annessione, ripensando sopra tutto quanto disagiata fosse la frequenta- 
zione e la consultazione dei manoscritti Barberiniani e Chigiani, quando erano biblioteche pri- 
vate, accessibili un solo giorno per settimana, ed a quale Biblioteca essa viene ora ad essere 
aggregata ; ricordando pure la dispersione avvenuta di un’altra biblioteca privata romana, ap- 
punto perché non annessa in tempo, o alla Vaticana, o ad alcuna delle biblioteche governa- 
tive romane. « Cosi fosse (egli scrive) la raccolta Boncompagni andata a confluire nella Biblioteca 
- Vaticana, come ora vi confluisce la Chigiana, e come prima vi è confluita la Barberiniana! Non 
siamo più ai tempi in cui per la Biblioteca dei Sacri Palazzi erano condizione normale le vacanze, 
era eccezione l’accessibilità. E al posto di bibliotecari indòtti e ignari di ciò che richiede |’ uf- 
ficio, sono subentrati uomini di singolare valore e perizia: penultimo lo stesso attuale Ponte- 
fice, preceduto e risolutamente voluto da quel Padre Ehrle, a cui cosi meritamente fu di 
recente conferita la dignità cardinalizia ». Dicevamo che l’articolo del Rajna conferma, indiret- 
tamente, le informazioni evidentemente ufticiose della rivista romana sopra riportate. Infatti 
egli osserva: « Ed io penso che rammarico non s’abbia da provare nemmeno contrapponendo 
ciò che sarebbe resultato se la Chigiana fosse rimasta proprietà dello Stato. A quanto si è 
letto, il passaggio alla Vaticana non avviene senza compensi. S’è parlato — e basterebbe a 


CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 339 


dissipare il rincrescimento — di un prolungamento di orario ; gran beneficio di certo. Né 
questa pare essere l’unica condizione. 

« Ma qui lo sguardo viene inevitabilmente a spaziare ben più lontano che i limiti entro 
cui è stato contenuto finora. Resulta che si è stipulata una convenzione tra il Governo italiano 
e le autorità vaticane. L'importanza politica del fatto non può sfuggire a nessuno. Nulla di 
simile credo, si era avuto in addietro; se mai si fosse, si tenne gelosamente segreto. Una 
nuova éra ha avuto principio ». E conchiude invocando, « per un apprezzamento esatto », la 
« conoscenza testuale del documento. E di un altro documento desidererei altresi la conoscenza 
parziale : dell’articolo, o degli articoli, che nel contratto di acquisto del Palazzo Chigi concer- 
nono la biblioteca ». 


II. ROMA. — BIBLIOTECA DEL R. ISTITUTO DI ARCHEOLOGIA E STORIA DELL'ARTE. — 
È nota la recente istituzione del R. Istituto di Archeologia e Storia dell’arte, al quale, dopo 
la sua uscita dalla Direzione generale di Antichità e Belle Arti, è stato degnamente preposto 
Corrado Ricci. Intorno a questa nuova istituzione che onora Roma e l’Italia, e special- 
mente intorno alla copiosa e preziosa biblioteca ond’essa è dotata, leggiamo nel 1° fascicolo 
della Nuova serie della Rivista storica italiana, diretta da Pietro Egidi, le seguenti infor- 
mazioni : « Era stato istituito nel 1918; ma, come spesso accade, senza che gli fossero assicu- 
rate materiali condizioni di vita. È merito di Benedetto Croce di aver compilato una legge che 
glie le assicurava, e del ministro Corbino d’averla portata alla discussione e all’approvazione 
del Parlamento. Cosi finalmente gli studiosi italiani di archeologia e di storia dell’arte avranno 
una casa propria, senza esser costretti ad ogni istante a chiedere ospitalità ai molti istituti ar- 
cheologici stranieri, senza poterla mai rendere. 

L’ Istituto ha sede nel Palazzetto Venezia: esso « è destinato — per dirlo con le parole 
del legislatore — a raccogliere i mezzi bibliografici per lo studio delle antichità e delle opere 
d’arte e a tenerli al corrente ». Precipue cure ha quindi avuto fin dai primi momenti la Biblio- 
teca. Primo suo nucleo è stata la biblioteca iniziata già dal 1875 presso la Direzione generale 
degli Scavi e Musei del Ministero dell’ Istruzione Pubblica, sviluppatasi in modo particolare 
dopo il 1907, quando fu assegnata alla Direzione generale di Antichità e Belle Arti. Questo 
primo nucleo, che nel 1915 era ricco di circa 23.000 volumi, venne in quell’anno più che rad- 
doppiato per la generosa donazione fatta all’Istituto dal Principe Fabrizio Ruffo di Motta Ba- 
gnara : 25.000 vo'umi riguardanti la storia dell’arte, l’archeologia, la storia specialmente del. 
l’ Italia meridionale, la letteratura antica e moderna. Altri doni venivano ad aggiungersi più 
tardi: del Ministero dell’ Istruzione, della Scuola di Francia, del dott. Alberto Salvagnini, ecc. 
Ma su tutti importante quello fatto da Adele e Maria Antonietta Pagliara, della biblioteca del 
loro fratello Rocco, morto il 14 maggio 1914. Sono circa 35.000 volumi d’arte, archeologia, 
storia, letteratura, con prevalenza della storia della musica e del teatro, della quale il Pagliara 
era appassionato cultore. Questo fatto anzi ha permesso di raccogliere attorno al gruppo dei 
libri di storia teatrale del Pagliara quelli degli altri fondi, ed aggiungendovi la biblioteca acqui- 
stata dal critico teatrale E. Boutet, di costituire una speciale biblioteca a servizio degli stu- 
diosi di storia del teatro, unica in Italia. 

La Biblioteca è stata rapidamente collocata ed ordinata, i locali adattati e ammobiliati 
in forma veramente decorosa, e già da alcuni mesi l’ Istituto ha aperto le sue sale di studio. 
Chi entri dalla porta gemmata che s’apre su Piazza Venezia, traversi il grandioso vestibolo 
coperto a cassettoni, e salga al primo piano rialzato, troverà dei magnifici ambienti, tranquilli 
e forniti di tutti gli agi per uno studio serio e proficuo ». 


III. TRENTO — La BiBLIOTECA E IL Musko COMUNALI NEL 1921. — Con questo ti- 
tolo leggiamo nella rivista bimestrale Studi Trentini, pubblicata dalla Società per gli studi 
trentini (anno III, bimestre 1-2, pag. 87): « È continuato in Biblioteca il lavoro di cataloga- 


340 CORRIERE DELLE BIBLIOTECHE 


zione, raggiungendo il numero di 13.354 schede. Tale lavoro fu rallentato, e talora anche so- 
speso, a cagione del trasporto della Biblioteca nella nuova sede, fra i primi di maggio e la 
fine di luglio. 

Entrarono per acquisto 119 libri e 24 opuscoli, annoverando fra i primi 58 volumi di 
riviste, 39 delle quali entrarono come cambi cogli Studi Z7rentini. I cambi diminuirono nel ’21 
perché parecchie riviste sospesero le pubblicazioni o subirono enormi ritardi; ma nuovi cambi 
si son già avviati nell’anno corrente. 

Per dono entrarono 277 volumi e 502 opuscoli, oltre i 42 tra volumi e opuscoli entrati 
per diritto di stampa, fra cui i giornali del Trentino e cinque dell'Alto Adige. Questi ultimi 
cominciano già a venire in maggior numero dopo l’ultima disposizione di legge. Oltre i detti 
doni nominerò quello dei signori fratelli Libera di Trento, cioè 14 fasci di stampati (atti, pro- 
clami, verbali, giornali, ecc.), e tre fasci di lettere con parecchi altri manoscritti, riferentisi 
quasi tutti alla Costituente germanica di Francoforte e alle austriache di Vienna e di Kremsier, 
alla Costituzione dell’ Impero d'Austria, e alla Dieta del Tirolo nel 1848 e ’'49, cose tutte ap- 
partenenti all'avv. dott. Pietro Bernardelli, che fu deputato alle suddette assemblee. 

La frequentazione fu di circa cinque persone al giorno, e ciò sino ai primi di maggio, 
essendo poi rimasta chiusa la Biblioteca sino alla fine dell’anno per il trasporto e per il rior- 
dinamento interno. 

1 libri prestati a domicilio furono 150, Le richieste venute di fuori per ricerche d’erudi- 
zione storica, letteraria, ecc., furono trenta. 

Dai primi di settembre sino alla fine d'ottobre la Biblioteca ospitò la Sottocommissione 
per la toponomastica della Venezia Tridentina. 

Il Museo ricevette nel 1921 due quadri di Andrea Pozzo, provenienti dalla Galleria Cor- 
sini di Roma per dono del Ministero della Pubblica Istruzione ; due disegni colorati di V. Ma- 
rioni, rappresentanti le rovine di Strigno e di Marco (dono del Municipio di Trento), una 
Testa di ragazza, quadro ad olio di Eugenio Prati (acquisto) ; una pietra col monogramma di 
Cristo già sulla facciata della casa ex-Ranzi, e una ferriata del sec. XVI, già nella detta casa 
(doni del sig. Ziglio); alcune monete medioevali e moderne; parecchi minerali dell'Alvernia 
e d’altre regioni della Francia, donati dalla Nob. Sig. Iana d’Hazon di Lévet (Francia). 

Coi primi di maggio il Museo rimase sempre chiuso. Parte delle collezioni furono poi 
trasportate al Castello del Buon Consiglio, dove il Museo comunale dovrà formar parte, come 


deposito, del nuovo Museo Nazionale ». 
L.'C. 5. 


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NOTIZIE 


La vendita della preziosa Biblioteca del Conte di Powis. — La nota casa Sotheby, 
Wilkinson & Hodge di Londra venderà all’asta nei giorni 20, 21 e 22 marzo di quest'anno la 
Biblioteca Powis della quale ha distribuito or ora il catalogo di 603 numeri; parecchi di questi 
si compongono di lotti di varie opere non precisate nell’elenco, di modo che chi non assisterà 
alla vendita non può sapere di quali opere cotali lotti consistono. Si tratterà indubbiamente 
di volumi pregevoli perché la Biblioteca è formata soltanto di tali. Vi sono rarità di primis- 
simo ordine. Ogni numero meriterebbe di essere segnalato, ma ci limitiamo di citare i seguenti; 
65. CICERONIS Ofera omnia. Ven., L. A. Giunta, 1534-37. 5 volumi in foglio. Esemplare di 
Grolier nelle celebri legature di quest’ insigne bibliofilo di Lione colla sua devisa ‘GROLERI! 
ET AMICORUM ”. 67. Cicero. De offictis. Magonza, Giov. Fust e Pietro Schoeffer, 1465. 
Esemplare stampato su pergamena e leg. in mar. rosso colle armi del Principe Eugenio di 


‘(19£-09£ ‘Ted ‘A) 


*SIMOd IP 23UO9) [Ip es 0IHgig ellap ‘ozerutui a eusweFiod ns o}edwieis aseldwasq — ‘zoSI ‘op[y ‘eizaua A ‘243 2242 ‘HINVCO 


(€261 ‘II) 11 ‘AIXX DI/Y0!49!E DT 


VIOAVL 


NOTIZIE 341 


Savoia. 123. HoMERus. Firenze 1488. Edizione principe. 253. PLINIUS. Z7isforia naturalis. Ve- 
nezia, Giovanni di Spira, 1469. Uno dei tre primi libri stampati a Venezia. 280. SABELLICUS, 
Res Venetae. Venezia, Andr. Torresani, 1481. Esemplare stampato su pergamena. 316. TEWR- 
DANNKH. Norimberga, H. Schénsperger, 1517. La celebre prima edizione colle 118 incisioni in 
legno sui disegni di Schàuffelein in un esemplare stampato su pergamena. Si capisce che vi 
sono numerose rarità di prim’ordine della letteratura inglese; di molte di queste il catalogo 
contiene i facsimili dei frontespizi. Al terzo giorno sarà venduta una collezione Aldina vera- 
mente eccezionale sulla quale vogliamo attirare l’attenzione speciale del Governo, dei bibliofili 
e collezionisti italiani. Sono 257 numeri con circa 350 edizioni aldine elencate nel catalogo in 
ordine cronologico dal 1494 al 1592. Secondo una nota del catalogo, questa cospicua collezione 
sarà prima offerta in vendita come un lotto in blocco; se di questo non si trovasse alcun acqui- 
rente, si venderanno i numeri a parte. Vi si trovano tutte le edizioni rarissime e rare . degli 
Aldi, ma su una specialmente vogliamo richiamare l’attenzione dei nostri lettori, trattandosi 
d’un UNICUM per lo stato eccezionale in cui si trova, cioè sul n.0 387, il DANTE del 1502 
stampato su pergamena e splendidamente miniato. Siamo lieti di poterne offrire ai nostri lettori 
una tavola coi facsimili di due miniature. (V. Tavola XV). 

A suo tempo pubblicheremo il resoconto dell’ interessante vendita, coi prezzi pagati per 
i capi più interessanti. 


Antiche raccolte di codici ad Arezzo. — Sulle più antiche e pregevoli biblioteche che 
si ebbero in Arezzo, sopratutto ne’ secoli XIV e XV, raccolse già buone notizie Ubaldo 
Pasqui, il dotto editore ed illustratore dei Documenti f. la storia d. città di Arezzo nel medio 
evo (1899-1916), e autore della Nuova Guida d'Arezzo e de’ suoi dintorni (1882), in una me- 
moria intitolata Raccolte di codici in Arezzo, pubblicata negli Alli e Memorie d. R. Accademia 
Petrarca di Arezzo del 1908. Nuovi dati ci offre su questo interessante argomento Giuseppe 
Fatini, in una delle memorie che compongono il vol. Dante e Arezzo (Arezzo 1922), uno dei 
più organici fra quelli pubblicati in occasione del recente centenario. Dopo avere richiamato 
l’attenzione sulla importante biblioteca già posseduta da Domenico di Bandino di Arezzo 
(l’autore dell’enciclopedico /ons memorabilium universi, tuttora inedito nella sua integrità), e 
alla quale si accenna anche in un’epistola di Coluccio Salutati a lui diretta ed in un docu- 
mento del 1411, in cui si parla di « tre some de libri » appartenuti a m.° Domenico (pag. 148 e n.), 
il Fatini scrive (pag. 177): « Opere volgari non appaiono nel lungo elenco di libri lasciati 
nel 1338 in Arezzo da un certo Simone della Tenca al Convento di S. Domenico, che vantava 
uno Studio, e a quello di S. Francesco ; né si sa se ve ne fossero nelle ricche biblioteche del 
noto consigliere di Pier Saccone Bico Albergotti, di messer Roizello di Vanni, dottore in legge, 
disperse purtroppo dal saccheggio del 1381. Ma si può asserire, senza tema d’errare, che libri 
volgari, e tra questi certamente la Comedia, si confondessero coi latini in quelle « tre some 
de libri » che un documento del 1411 ricorda dello « egregio dottore di grammatica e de l’arte 
maestro Domenico del maestro Bandino d'Arezzo » ; e cosi nella copiosa biblioteca, tanto in- 
vidiata dai dotti contemporanei, di Giovanni Corvini, anch’egli aretino ; e nell’altra di ser Gio- 
vanni Lippi, rammentata dal Salutati. 

Nel testamento del 1401 d’un certo maestro Bartolomeo di Giovanni si fa menzione di 
« unum Dantem, in bambacinis, cuius primus liber est apud testatorem, et secundum et ter- 
tium habet ser Martinus, frater dicti testatoris ». « Uno Dante, in bambagina, di foglio, co- 
perto di carta », è elencato nell’ inventario dei libri d’un maestro Baldassarre de’ Montebuoni, 
fatto nel 1473, e stimato lib. 3, al pari de « le Laude di Frate Jacopone, in quarto foglio », 
d’un « Virgilio », in foglio di cartapecora, delle Metamorfosi d’Ovidio, dell’ Efica d’Aristotele 
mentre al Canzoniere coi Trionfi « in ottavo foglio, di pecora, coperto in assi e coio » si dà 
il valore di fl. 1 e lib. 1, ai « Sonetti» del Burchiello lib. 2, alla « Buccolica » del Petrarca 
lib. I, ecc. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 11° 43 


342 NOTIZIE 


Senza il sacco d’Arezzo perpetrato dai mercenari di Alberico da Barbiano, è certo che 
alle due copie del poema ricordate, oggi avremmo potuto aggiungere la indicazione di molte 
copie trascritte o possedute da Aretini, anche perché in Arezzo fioriva da tempo una vera e 
propria scuola di calligrafi e scrittori di codici. Ciò nondimeno, possiamo ancora rammentare 
i codici Barberiniano 1535, e Ottoboniano 2864: il primo, membranaceo e ben conservato, 
il quale nella carta seconda porta questa nota: <« (l)ste liber Dantis est mei Iacopi filippi 
ser Landi de Castro focognano civis Aretii. Scriptus mea propria manu dum eram in 
Burgo santi sepulcri Sub anno domini 1419 ». L'altro, cartaceo, anch’esso ben conser- 
vato, con titoli in inchiostro nero e iniziali d'ogni canto fregiate a colori, comprende il testo 
col commento di Iacopo della Lana ; fu scritto, come si ricava da una nota in fronte al proemio, 
da « Piero d’Antonio di ser Bartolomeo Guittoni cittadino d’Arezzo », nel 1459. 

Solerte raccoglitore di codici e possessore, perciò, d’una bella biblioteca, fu Leonardo 
Bruni; ma, passata nelle mani al figlio Donato, incurante di libri e di studi, e dispersa forse 
a Firenze, nulla si può dire di essa e del posto cospicuo che vi doveva avere tra le opere vol- 
gari il divino Poeta, al quale l’umanista aretino aveva consacrato con amore parte della sua 
attività ». 


Willard Fiske e la sua Collezione Dantesca. — È ben noto a tutti i nostri lettori il 
nome del valoroso e benemerito bibliofilo americano, Willard Fiske, morto a Francoforte 
s. M. nel 1904, ma vissuto a lungo in Italia, il quale formò, nella sua non breve vita di stu- 
dioso — era nato ad Ellisburgh, N. Y., nel 1831 — ben quattro collezioni: 1) Dantesca; 
2) Petrarchesca; 3) Islandese; 4) Reto-romancia, lasciando alla sua morte le prime due 
(che più a noi interessano) alla Cornell University, di cui era stato il primo bibliotecario. E 
sono pure noti i cataloghi che di codeste due insigni collezioni egli pubblicò, facendoli com:- 
pilare da esperti bibliografi, che furono Theodore Wesley Koch, per la collezione Dan- 
tesca (1898-99), e Mary Fowler, per la collezione Petrarchesca (1916). La collezione Petrar- 
chesca comprende ora c. 4000 voll., e quella Dantesca — che ne contava 7000 nel 1899, 
quando ne fu pubblicato il catalogo — ne conta ora 8375; e ciò ha indotto la stessa sig. Mary 
Fowler, « curator of the Dante and Petrarch Collections », a pubblicare un Supplemento al 
Catalogo del Koch per la Collezione Dantesca: Calalogue of the Dante Collection presented by 
Willard Fiske. Additions 1899-1920. (Cornell University Library). Ithaca, N. Y., 1921; 
pagg. (vi n. n.) - 152, in 80 gr. Questo supplemento è suddiviso, come il Catalogo maggiore a 
cui si ricollega, in due parti: Part I. Dante's Works (pagg. 1-24), comprendente il testo e le 
traduzioni della /)ivima Commedia e delle opere minori. Part II. H'orks on Dante (pagg. 25-135), 
distribuendo gli articoli per ordine alfabetico di autori. Malgrado la cura evidente adoperata 
in questo lavoro bibliografico, è incorso qua e là qualche equivoco od inesattezza nella parte ita- 
liana. Cosi non si sa come possa entrare in una bibliografia dantesca la Relazione di GIUSEPPE 
FUMAGALLI del AZX Congresso della « Dante Alighieri » (pag. 66), la quale Società non ha 
(come è noto anche in America) di comune con Dante altro che il nome. L’epigrafe latina 
dell’edizione Passerini-Olschki della D. C. (1911), è cosi riferita: « Quod opus auspice Victorio 
Emmanuele III formis expressit Iuvitinis (sic) in inclyte Florentiae civita: (sic) L. Franceschini 
impensis.... » (pag. 6). E cosi a pag. 29 «Gina Arias », per « Gino Arias »; a pag. 31 « da 
restituvisi », per « restituirsi », ecc. 

Ora, ad onorare la memoria del bibliofilo americano, la « Bibliographical Society of 
America » ha dato in iuce un elegante volumetto delle sue Pubblicazioni (H'i//ard Ziske Me- 
moria!), nel quale diversi collaboratori hanno illustrato i vari aspetti sotto cui può essere con- 
siderata l’attività dell’uomo benemerito, e che forma il fasc. III-IV (July-October 1918) del 
vol. XII della collezione 7%e /apers of the Bibliographica! Society of America. Chicago, Uni. 
versity of Chicago Press, 1918; pagg. 69-138, in 8° p. Precede un articolo biografico del 
prof. Horatio S. White, A Sketch of the life and labors of prof. W. F. Seguono poi: M. 


NOTIZIE 343 


Fowler, W. F. as a biblioerafher. — H. Hermannsson, W. £. and Icelandic bibliografhy. 
— W. H. Carpenter, W. £. in Iceland. — Catalogues of Collections given by W. F. to Cor- 
nell University ; e il resoconto della seduta annuale della Società Americana (5 luglio 1918), 
in cui furono decretate le onoranze alla memoria del Fiske, Il volume è adorno, oltre che di 
un rassomigliante ritratto del F., di due vedute della biblioteca Fiske nella villa Forini di 
Firenze. 


Un calligrafo-umanista feltrense dell’ ultimo trecento. — Di Antonio da Romagno, 
cancelliere di Feltre, sua città natale, al servizio di Pietro Marcello vescovo di Ceneda, vis- 
suto nella seconda metà del Trecento, e morto forse non oltre il 1409, si occupò di recente 
REMIGIO SABBADINI, in un suo articolo (Antonio da Romagno a Pietro da Trento ; in N. Arch, 
veneto, N. S., vol. XXX (1915), nel quale fece principalmente conoscere le poesie latine e gli 
altri scritti di lui che si conservano nel cod. Vat. lat. 5223. Ora, dallo stesso codice, A. SE- 
GARIZZI pubblica una fistola (in versi latini) smiissa Antonio de Romagno per quendarm 
iuvenem Tridentinum eahortantem ut a studio philosophiae ad poeticam revertatur, e la Responsio 
(pure in versi latini) del da Romagno al giovane trentino, che è da identificarsi con un Tomeo 
da Trento, di cui non si hanno maggiori notizie, ma che « viene a rinforzare il modesto ma- 
nipolo d’antichi scrittori trentini » (Versi di Tomeo da Trento e risposta di Antonio da Ro- 
magno; in Studi Trentini, a. III (1922), pagg. 83-87). Abbiamo chiamato il da Romagno « cal. 
ligrafo-umanista », perché alla sua mano è dovuto quasi per intero il cod. Marc. lat. Zan. 469, 
proveniente dal card. Bessarione, e contenente il 7iîmeo di Platone in latino, il Commento al 
Timeo di Calcidio, il De natura Deorum di Cicerone, l’ Apologia di Apuleio e i Salurnalia di 
Macrobio. FE non solo il da Romagno sottoscrisse il codice in più luoghi (a cc. 14 è, 58 a, 95 a), 
ma in fine, nel verso dell’ultimo foglio, pose anche alcune memorie famigliari relative agli 
anni 1387-1400, scrivendo, fra altro (a proposito di un figlio): « filius mei Antonii »: ciò che 
non lascia dubbio sull’autografia del codice. 


Un bibliofilo del Cinquecento, medico e ciarlatano. — Il dott. Andrea Corsini di 
Firenze, libero docente di Igiene e Storia della Medicina, ha pubblicato, nelle A//wvalità Scien- 
tifiche dirette dal prof. A. Lustig, un saggio curioso, sui Medici ciarlatani e Ciarlatani medici 
(Bologna, N. Zanichelli, 1922; pagg. 114, in-8°). Nella strana e varia teoria di questi inventori 
e spacciatori di meravigliose panacée, dei quali non mancano esempi anche nell’antichità più 
remota, il C. ha dato luogo anche ad un nome che è assai noto nella storia della cultura del 
sec. XVI, e che se non fu propriamente un ciarlatano medico, fu però ....un medico ciarlatano, 
Tommaso Giannotti da Ravenna, detto più comunemente « Tommaso Filologo», o 
«Rangone » — nome usurpato, o concessogli, forse, dal conte Guido Rangone, celebre gene- 
rale, di cui era stato compagno, verosimilmente come medico, nelle militari spedizioni » — fu 
ad un tempo medico, matematico, astronomo, fisico e letterato, ed insegnò neli’Università di 
Padova, e fors’anche a Bologna e a Roma, ma per breve tempo, perché presto passò ad eser- 
citare la medicina a Venezia, dove doveva raggiungere il maggior grado di fama, ed insieme 
il maggior numero di quattrini. Ma le « ricchezze enormi » ch’egli vi raccolse seppe anche 
utilmente impiegare ; giacché a Padova fondò un collegio intitolato « di Ravenna » per tren- 
tadue giovani, i quali per sette od otto anni ciascuno vi avevano vitto, alloggio ed un assegno; 
ed a Venezia fece rifabbricare, su disegno del Sansovino e di Alessandro Vittoria, la chiesa 
di S. Giuliano. Ciò spiega le numerose memorie che rimangono di lui in queste due città; e 
precisamente, a Venezia, una statua di Tommaso Filologo, opera del Sansovino, sulla porta 
della nominata chiesa di S. Giuliano; un busto di Alessandro Vittoria nell’Ateneo Veneto; 
un’epigrafe onoraria ed altri monumenti nel Seminario Patriarcale ; it suo testamento, suoi 
autografi ed altre memorie in codici Marciani. — Or egli fu anche mecenate e bibliofilo, poiché 
(come scrive un suo biografo) « un'altra e singolare prova della sua generosità e del suo vivo 


344 NOTIZIE 


interesse all’incremento degli studi, diede Tommaso da Ravenna ordinando nel suo testamento 
la fondazione di un Istituto, che doveva essere insieme biblioteca, pinacoteca e museo. Dispose 
in fatti l’acquisto di un locale atto a contenere i numerosi suoi libri di tutte le scienze, gli 
istrumenti geografici ed astronomici, i quadri e gli oggetti d’arte e d’antichità, che volle ser- 
bati in perpetuo ad utile pubblico, in apposito locale nelle Mercerie, aperto anche nei giorni fe- 
stivi», Ecodestabiblioteca, raccolta dal Rangone nel periodo migliore della sua attività scientifica, 
«aveva opere di molteplice erudizione, e una larga raccolta di libri relativi alle lingue moderne 
ed antiche » (cfr. C. MaLAGOLA, Zomaso Filologo da Ravenna, professore nello Studio Pado- 
vano e mecenate ; in N. Arch. Veneto, N. S., tom. II (1901), pagg. 252-53). Ma egli fu anche 
un po’ ciarlatano, perché (come ricorda il Corsini) « scrisse in latino varie opere di picciola 
mole, di vario genere e di un gran valore, tra cui notevole quella in cui insegna il modo di 
vivere oltre i 120 anni. Il Marini ci fa sapere che, cambiandogli il frontespizio, egli offeriva 
tale opuscolo ad ogni papa nuovamente eletto, cui indistintamente profetizzava che avrebbe 
oltrepassato gli anni di Pietro. Si deve probabilmente a tale operetta la credenza che il Filo- 
logo sia riuscito a vivere oltre i 120 anni, mentre essendo nato verso il 1577 (sic), pare ne 
abbia vissuto solo un’ottantina » (pag. 77). Più esattamente e precisamente deve dirsi, che il 
Filologo, nato a Ravenna il 18 agosto 1493, testò il 10 agosto 1572, e mori (non nacque!) nel 
1577, in età di anni 84. 


Libri ereticali perseguiti nel Trentino. — ll 5 novembre 1571, pochi anni dopo la chiu- 
sura del Concilio di Trento, «il magnifico monsignore Giorgio Truchi, dottore in ambe le 
leggi e Vicario generale del Vescovo Filippo Maria Campeggi, recatosi alla visita spirituale 
nella Valsugana, allora, com’ è noto appartenente per intiero alla diocesi di Feltre, entrava 
nella stanza di studio e di ofticio del Vicario parrochiale di Borgo, don Gerolamo de Ferrari », 
e vi scopriva, tra altro, i Co//oguia familiaria di Erasmo, che nell’/ndice romano dei libri proi- 
biti rimasero fino all’ ultima edizione pubblicata da Leone XIII; le Precaliones christianae ad 
imitationem P'salmorum comfpositae, senza nome d’autore ; la Dominicae Precationis exfplanatio, 
pure anonima, e pubblicata insieme ad un opuscolo del Savonarola dal Grifio di Lione nel 1530; 
le fistole apostolice Pauli, Iacobi, Petri, Iohannis, super Apocalipsin Iohannis theologi; V Atha- 
masti iudicium de adulterinis libris sacre scripture DES. EkasMO inlerprete, probabilmente del 
Vergerio, che si celò sotto il nome di « Atanasio »; l’£fisfol/a Des. ERASMI de fhilosophia 
evangelica; ARISTOTELES, De celo et mundo, tradotto da ANTONIO BrvicioLI, ed altra merce 
del genere. « Il di seguente alla scoperta di queste opere, Giorgio Truchi passava a interro- 
gare di proposito il Vicario parrochiale di Borgo, don Gerolamo de Ferrari da Riva », il quale 
richiesto se possedesse un inventario della sua biblioteca, rispose: 4 non Ak0 inventario 
de’ libri et non so quanti libri me habbia, et li met libri lt ho tutti per cattholici; se ve ne è 
qualcuno prohibito, abbrusciamolt. Interrogato se possedesse i Co//oguia di Erasmo, e se sa- 
pesse che erano rigorosamente proibiti, rispose di possederli, ma di credere che i Co//oguia 
fossero concessi. Ad ogni modo dichiarava di averli /elli cosî, alle volte, più presto per ia bel. 
lezza della lingua che per contrafare alla Chiesa, et per non havere saputo che fosse prohibito, 
et, se è frohibito, bruciamolo. E cosi, schermendosi con abile remissività, e continuando a ri- 
petere, colla sua bonomia veneta, abbrusciamoli, abbrusciamoli, rispose replicatamente che se 
egli avesse saputo ch’erano dalla Chiesa vietati, non li avrebbe conservati né letti, poiché, 
conchiuse, son christianissimo, et non è la mente nostra di lenere opere heretiche. 

« Con questa dichiarazione di fede ortodossa (scrive V. Zanolini, in alcune Spiro/ae- 
ture pubblicate negli Studi Trentini, a. III (1922), pagg. 9-11) si chiudeva il costituto del Vi- 
cario parrochiale. Pare che, per allora, Giorgio Truchi si accontentasse delle proteste del sa- 
cerdote, poiché a ogni modo questi non venne sottoposto a un’inquisizione speciale. Ma l’anno 
appresso, Girolamo de Ferrariis, divenuto ormai magnificus et reverendus dominus, perché no- 
minato parroco di Borgo, cappellano e segretario del serenissimo Arciduca Ferdinando del 


NOTIZIE 345 


Tirolo e canonico di Breslavia, si presenta spontaneamente a Filippo Maria Campeggi, vescovo 
di Feltre, e lo prega perché lo voglia assolvere ad cazielam dalle censure e dalle scomuniche, 
nelle quali può essere incorso per aver tenuto presso di sé libri proibiti »; e ciò il 17 marzo 1572. 

Questa spontanea presentazione e questa excusalio non petita potrebbero derivare da un 
tardivo rimorso del buon parroco di Rorgo ; ma ad ogni modo (commenta giustamente lo Z.) 
« l'episodio mostra come, o da Venezia, centro librario a que’ giorni, o da altra città, le opere 
la lettura delle quali era dall’ Inquisizione vietata, continuassero a penetrare e a diffondersi 
nella Valsugana, e vi trovassero lettori assidui » ....anche fra gli stessi ecclesiastici ! 


Gio. Luigi Mingarelli, e le prime edizioni in caratteri egiziani e greci in Bologna. 
— Con questo titolo, Emilio Veggetti, socio della R. Deputazione di storia patria per la 
Romagna, ha intrattenuto i colleghi, nell’adunanza del 4 giugno 1922, su quella interessante 
figura di ellenista ed orientalista, che fu nel secolo XVIII l’ab. Gio. Luigi Mingarelli, 
canonico regolare di S. Salvatore, professore di greco e di ebraico in Bologna, autore del Ca- 
talogo dei codici egizii della Biblioteca Naniana, del Catalogo dei codici greci, ebraici e latini 
del card. Passionei, e di altri dotti lavori di filologia orientale e greca. « Il Veggetti (è detto 
nel verbale dell’adunanza) narra la vita dell’ illustre scienziato e religioso, che fino dal 1764 
fu nominato professore di lingua greca nello Studio bolognese, cattedra che rese celebre, e 
che rivesti nell'Ordine suo dei Canonici Lateranensi di S. Salvatore le insigni cariche di Pro- 
curatore generale e poi di Generale dell'Ordine. Il disserente, giovandosi di documenti nuovi, 
tratti dagli archivi di Bologna, da quello dell’Ordine e da quello parrocchiale di Grizzana, del 
quale paese il M. è originario, illumina specialmente il complesso dell’attività scientifica del 
celebre studioso, fermandosi su un argomento di grande importanza bibliografica per Bologna, 
e cioè la introduzione dei caratteri greci ed egiziani, che per opera e spesa sua si verificò. Il 
V. è stato specialmente indotto ad illustrare ora questa bella figura di erudito, per il fatto 
che proprio nel corrente anno si compie il secondo centenario della nascita ». (Cfr. Bollettino 
ufficiale d. Ministero d. P. I., 14 dicembre 1922, pagg. 2278-79). Infatti il Mingarelli, che mori 
nella notte 10-11 marzo 1793 in età di 71 anno, era nato a Grizzana, nella montagna bolognese, 
il 27 febbraio 1722. 

Una Legge Ungherese per l’amministrazione dei Musei e delle Biblioteche. — Chiunque 
osservi, o per dovere d'ufficio, o per libera elezione, l'andamento delle nostre biblioteche e 
musei in relazione alle mutate condizioni economiche delle più colte nazioni d'Europa, si per- 
suade facilmente della imprescindibile necessità di salvaguardarne l’esistenza e di promuoverne 
il progresso col dar loro una esistenza autonoma, che permetta a codesti istituti di completare 
e migliorare il proprio ordinamento e funzionamento, e di provvedere ai necessarii incrementi 
della suppellettile, senza gravare troppo sulla pubblica finanza, la quale deve far fronte a cosi 
vasti e ponderosi problemi. Questo principio dell’autonomia delle università, delle biblioteche 
e di altri istituti di istruzione superiore, è già largamente applicato in Germania ed in Un- 
gheria; ma in quest'ultima nazione (per quanto stremata dalla guerra e ridotta in gravi con- 
dizioni) si sta già preparando, a cura del Ministro dei Culti e della Pubblica Istruzione, una 
nuova legge sulla autonomia delle collezioni pubbliche. « In essa (informa la rivista Minerva, 
riassumendo un articolo di Robert Gragger, apparso nella Deutsche Rundschau) viene con- 
templata per queste collezioni una amministrazione autonoma, analoga sotto molti rapporti a 
quella di cui godono le Università. Questo metodo è dimostrato dall’esperienza assai più con- 
veniente dell’amministrazione esclusivamente burocratica-amministrativa. Esso costituisce inoltre 
un'efficace misura preventiva contro le influenze politiche nella scelta del personale. 

« Nel secolo scorso, la statizzazione e, conseguentemente, l’amministrazione burocratica 
hanno avuto la prevalenza ai danni del principio dell'autonomia : ciò ha inceppato da per tutte 
le iniziative personali, e ha fatto sentire la sua dannosa influenza specialmente su ciò che 


346 NOTIZIE 


riguarda gli interessi spirituali e intellettuali, che sono più delicatamente sensibili. Invece, 
l’amministrazione prussiana dell’istruzione pubblica ha cercato negli ultimi anni di far risor- 
gere in più larga misura il principio dell’autonomia, ad esempio nell’amministrazione degli 
istituti di cultura superiore, e nella vita degli studenti, per mezzo della costituzione di corpo- 
razioni tecniche, Certo le leggi non possono se non costituire formalmente queste corporazioni 
autonome ; lo spirito dell’auto-amministrazione deve essere portato in esse da uomini di spe- 
ciale competenza. Gli impiegati cui viene affidata la direzione di grandi collezioni, debbono 
essere scelti fra quelli che si mostrano moralmente e intellettualmente disposti ad adottare il 
principio dell’auto-amministrazione; mentre i professori degli istituti superiori, chiamati a far 
parte della direzione, hanno già l’esperienza e la pratica di questo principio ». Il nuovo pro- 
getto non vuole però dare l’autonomia amministrativa ad ogni collezione : ciò porterebbe a 
uno sminuzzamento delle energie. Esso le comprende anzi in un unico Consiglio di ammini- 
strazione, il quale diriga i musei, le biblioteche e gli archivi, partendo da un punto di vista 
unitario, delimitando la sfera di attribuzioni dei singoli istituti. Nell’àmbito di questo Consiglio 
di amministrazione, ciascuna delle collezioni deve avere il suo preciso diritto di auto-determi- 
nazione, esercitato per mezzo di un Consiglio tecnico ; e solo quando si tratti di interessi 
comuni, ad es., dell’elezione del presidente, la decisione è riservata al corpo amrrinistrativo 
comune ». 

Nell’ interesse delle collezioni artistiche e scientifiche italiane, e sopra tutto delle nostre 
biblioteche, ci auguriamo che il progetto ungherese venga fatto oggetto di serii studi da parte 
dei competenti, per quella totale, o parziale, applicazione che esso potesse trovare nel nostro 
paese. 


Le Biblioteche della Serbia. — Leggiamo ne L'Europa orientale (Roma), a. II, n? 10-12 
(ottobre-dicembre 1922): « Per salvarli dalle devastazioni della guerra, i libri, le raccolte di 
giornali, i documenti, i manoscritti, gli incunabuli, ecc. della vecchia Biblioteca Nazionale di 
Belgrado, furono trasportati tutti, allo scoppio delle ostilità nel 1914, a Nis. Quando però i 
bulgari occuparono questa città, trasportarono tutto quel prezioso materiale, come preda di 
guerra, a Sofia. In seguito alla vittoria e alle condizioni di pace, i Serbi riebbero il contenuto 
della loro prima biblioteca ; ma quando le casse giunsero a Belgrado mancò l’edifizio adatto. 
Dopo lunghi sforzi del bibliotecario Jovan N. Tomic, e grazie al disinteresse patriottico del- 
l’ industriale serbo Vapa, che cedette al governo una sua casa per tre milioni di dinari, in un 
momento in cui da altra parte gliene venivano offerti cinque, la Biblioteca Nazionale di Bel- 
grado può dire di essere, dall'anno scorso, almeno risorta nell’edifizio. Siccome il governo non 
poté disporre immediatamente dei fondi necessari per gli adattamenti, per il mobilio, per 
l'arredamento e per il personale, i lavori procedono assai lenti, e la biblioteca non sarà pro- 
babilmente ordinata ed aperta al pubblico prima di due anni. Si ritiene che potrà albergare 
circa 200.000 volumi, 

Nell’estate del 1921 è stata posta, pure a Belgrado, la prima pietra della Biblioteca del- 
l’Università, grazie ad un contributo di 100.000 dollari da parte dell’ Istituto americano Car- 
negie. Lo Stato stanziò a questo scopo un primo fondo di 20 milioni di dinari. 

Una terza biblioteca, molto modesta, danneggiata anch'essa dalla guerra, con 12-13 mila 
volumi, è presentemente quella di Kragujevac. Contiene, oltre a libri serbi, anche francesi, 
tedeschi e in lingue orientali; progredisce poco però, perchè essendo alimentata solamente 
dalle pubblicazioni della stamperia di Stato, deve sopperire a tutti gli altri acquisti colla esigua 
sovvenzione governativa di 10.000 dinari ». 


Bibliografia Finlandese. — È stato pubblicato a Helsingfors, in lingua francese, un bel 
volume illustrato, con CXXXV tavole fuori testo, su ZL’arf religieua Finlandais au moyen dee, 
al quale hanno collaborato il bibliotecario e vari professori dell’Università di Helsingfors e 


NOTIZIE 347 


della Scuola di Alti Studi tecnici della Finlandia, nonché il conservatore del Museo Nazionale 
di Finlandia. Esso contiene, fra altro : C. Lindberg, L’architecture religieuse finlandaise au 
n. d.; A. Malin, Za culture littéraire en Finlande au m. d. ; I. Krohn, Za musique sacrée 
du m. d. en Finlande, etc. ; e si chiude con una Liste bibliographique de quelques ouvrages sur 
la Finlande du m. d. 


Bibliografia di Vincenzo Marenco. — In appendice agli Appunti per la storia politica 
ed amministrativa di Dogliani, che il sen. Luigi Einaudi pubblica nel vol. LI della Miscel- 
‘anca di storia italiana di Torino (1922), il cav. Vincenzo Armando, bibliotecario della 
R. Accademia delle scienze di quella città, mette in luce Appunti e documenti per la biografia 
del poeta co. Vincenzo Marenco di Castellamonte, ricavati dagli Archivi della R. Accademia 
d. scienze di Torino (estratto: Torino, tip. S. Giuseppe degli Artigianelli, 1922; pagg. 20, 
in-8 gr.), che si chiudono con una 2ibliografia di Vincenzo Marenco (pagg. 15-20). Il Marenco, 
n. a Dogliani il 23 dicembre 1752, m. il 2 agosto 1814, fu membro e segretario dell’Acca- 
demia delle scienze, Dottore aggregato al Collegio di Filosofia e Belle Arti nella R. Univer- 
sità di Torino, uno dei fondatori dell’Accademia di Filosofia e Belle Arti di Fossano, ecc.; e 
« corse (come scrive di lui una necrologia del tempo) quasi tutto l’ampio arringo poetico », 
scrivendo tragedie ed altri componimenti drammatici, poemetti latini, ecc. Nel regesto di do- 
cumenti, coi quali l'A. ricostruisce la cronologia biografica del M., figurano varie lettere del 
M. a Giuseppe Vernazza (il dotto bibliotecario torinese) e del Vernazza al M.; del Vernazza 
a Prospero Balbo e del Balbo al Vernazza; del Vernazza a Cesare Saluzzo, e del Saluzzo al 
Vernazza : tutte dell’anno 1814. 


Bibliografia di Giuseppe Regaldi. — Il prof. Guido Bustico, bibliotecario della 
Civica di Novara, che nella sua molteplice e ininterrotta attività ha avuto più volte occasione 
di occuparsi del celebre poeta estemporaneo, suo concittadino, Giuseppe Regaldi (n. a 
Novara, 18 novembre 1809; m. a Bologna, 14 febbraio 1883), che Emile de Girardin bene 
scolpi nel noto verso: 


Vagabond comme Homère et blond comme Apollon, 


dà ora alie stampe il Saggio di una bibliografia di (Giuseppe Regaldi (Novara, « La Tipogra- 
fica », 1922; pagg. 52, in-8), il quale raccoglie « quanto ha scritto il bardo novarese e quanto 
è stato scritto sopra di lui », Questo pregevole e non agevole lavoro — che sebbene s'’ intitoli 
modestamente « saggio, e null’altro », è assai vicino alla compiutezza — consta quindi di due 
parti: I. Bi6liografia delle opere. — Il. Bibliografia della critica; delle quali la prima com- 
prende 165 numeri, la seconda 205. La prima poesia del R. che s’abbia alle stampe è un’ Ode 
in morte del cav. e avv. Giuseppe Basilico da Novara, stampata a Torino s. d., ma nel 1830. 
— La bibliografia del B. — stampata in soli 100 esempl. num., e dedicata con lusinghiere pa- 
role al nostro collaboratore e redattore, Carlo Frati, direttore della Biblioteca Universitaria di 
Bologna — si chiude cogli Znudici det nomi e delle materie. 


Bibliografia di Gustave Lanson e di Pierre Maurice Masson. — Amici ed allievi 
di Gustave Lanson, direttore dell’Ecole Normale supérieure di Parigi, autore dotto e be- 
nemerito dell’ /istoire de la littérature francaise (giunta alla 168 edizione), del Manwe/ diblio- 
graphique de la littérature fransaise moderne, e di tant’altri lavori speciali di storia e critica 
letteraria francese, hanno pubblicato in suo onore un bel volume miscellaneo, edito di recente 
dalla libreria Hachette di Parigi (Mé/anges offerts par ses amis et ses élèéves à M. Gustave 
Lanson. Paris, Hachette, 1922; pagg. 534, in-8). Le 59 monografie che lo compongono sono 
ordinate sistematicamente (Moyen dge — XVI©e Siécle — XVII: Siècle — AVIIT® Siècle, ecc. — Lit- 
tératures étrangères — Mémoires divers, ecc.) ; ed il primo posto è riservato alla 2ib/iographie 


348 NOTIZIE 


des oeuvres de M. Lanson, compilata da E. Carcassonne (pagg. 7-21). — Il volume com- 
prende pure la B:ib/iographie des oeuvres de Pierre Maurice Masson (1879 1916), professore di 
lingua e letteratura francese e decano della Facoltà di Lettere nell’ Università di Friburgo 
(Svizzera), morto nelle trincee di Flirey il 16 aprile 1916 (pagg. 38-40); ed alcune memorie 
che hanno un interesse speciale pegli studiosi italiani: Paul Laumonier, Ronsard poéte pé- 
trarquiste avant 1550 (pagg. 109-114); — Jean Giraud, A//red de Musset et l‘Histoire litté- 
raire d'Italie*' de Ginguené (pagg. 398-406); — Paul Sirven, Sur /a ‘ Marie Stuart’ de Vit- 
forio Alfieri (pagg. 502-512), ecc. 


Vendite di manoscritti, incunabuli, edizioni rare. — Abbiamo annunziato precedente- 
mente la Nuova Serie bimestrale di Cataloghi della libreria Luigi Lubrano di Napoli (2:0/., 
XXIV, 254-257). Il n. 7 di questa serie (a. XXIII), pubblicato il ro dicembre 1922, contiene 
pure parecchi incunabuli e alcuni manoscritti. Fra i manoscritti, ricorderemo: GABRIELE 
pa PERUGIA, M. O., Meditatione deuotissima sopra la vita de Xpo Iesu benedecto & della sua 
sanctissima Aatre (1503), cart., grosso vol. a 2 col. (n. 147), già descritto da mons. M. Fa- 
LOCI-PULIGNANI nella A/iscellanea Francescana, I, pagg. 41-43, offerto per L. 1600; — ORAZIO, 
commento latino inedito alle Od?, cod. cart., sec. XIV, di cc. 82 (n. 214 bis), offerto per 
L. 850; — BARTHOLOMAKUS DE Pisis (qui detto erroneamente BAaRTOLUS), Secunda pars Con- 
formitatum Vite b. Francisci ad vitam Xpi, mbr., sec. XV (n. 338), già registrato in un cata- 
logo precedente; — GERARDINI DE FERRARA (?), Sermones mortuorum per fotum annun.... 
scripti in civitate Florentina die 17 mensis martij 1394, ms. autografo e firmato (n. 349); — 
quattro codici di‘. Sermones, dei secc. XIV e XV (n. 359 bis, 360, 360 bis, 361), in uno 
de’ quali, del sec. XIV (n. 360), si leggono in fine i seguenti versi volgari: 


Magr. Ioh(ann)es de Pa(r)ma. 


Ciascun sia cortese et largo tanto 
Che sua larghezza nolli torna pianto. 
Se te debbo dare tu aueray : 
Quando te darò tu troueray. 

Como te deggio dare che non de? 
Yo te darò quando poderoe. 


Dove sarebbe da osservare se codesti avvertimenti o precetti in versi non sieno estratti 
dalle note sentenze in versi latini e volgari di Gio. Genesio Quaglia da Parma, esistenti in più 
codici, e già pubblicate da AvRELIO ZoNGHI e da ENRICO NarDpucci. — Fra gli incunabuli: 
LionARDO FIORENTINO, Zfistorie Fiorentine. Firenze 1492 (n. 161); — AUGUSTINI DATI, Liber 
de Dictamine. Parma c. 1480 (n. 203); — FLavius l[osEPHus, Aufiquitates Iudaicae. Ve- 
netiis 1481 (n. 211); — IUVENALIS. Venetiis 1481, « superbo es., con lettere capitali a mano » 
(n. 216); — LucianuUS, De veris narrationibus. Venetiis 1494 (n. 219); — NonIUS MARCELLUS, 
Festus Pomprelus, VaARRO. Venetiis 1498 (n. 222); — Ovipius, Metamorphoseon. Vincentiae 
(1480) (n. 223); — PHALARIDIS Zfislo/ae. Venetiis 1481 (n. 226); — PLUTARCHI Vifae. Ve- 
netiis 1496 (n. 228); — SaLLustius. Venetiis s. a. [1490 c.] (n. 233); — SUueETtONIUS. Ve- 
netiis 1496 (n. 235); — -A/fhadetum sacerdotum. S. n. t. [Parisiis, c. 1497]. Edizione scono- 
sciuta a tutti i bibliografi (n. 332); — S. AmBrosIus, Zxgositio In Evangelium sec. Lucam. 
S. n. t. [Basileae, c. 1490] (n. 333); — S. AUGUSTINUS, De 7rinifate. Venetiis 1489 (n. 335); 
— IpEm, Psalmorum exflicatio. Venetiis 1493 (n. 336); — NicoLaus DE Ausmo, Sufp/ementun. 
Venetiis 1474 (n. 337); — RoB. CaraccioLus, Quadragesimale. Venetiis 1488 (n. 343); — 
CassioDORUS, Ziysforia tripartita. [Parisiis 1500] (n. 344); -- S. GrEGorIUS MAGNUS, Mora/ia. 
Romae 1475 (n. 350); — Zumen animae s. Liber moralitatum. Augustae Vindelicor, 1477 
(n. 352); — Ricarnpus DE MEDIAVILLA, Super JI Sententiarum. Venetiis 1489 (n. 353); — 
S. THOMAE AQUINATIS Ofuscula. Venetiis 1497 (n. 363); — IDEM, Super Z-Z1I Sententiarum. 
Venetiis 1498-1501, voll. 3 (n. 364); — Iacosi DE VORAGINE, .Sermiones. Venetiis 1497 (n. 365). 


NOTIZIE 349 


Il catalogo registra inoltre parecchie edizioni del principio del sec. XVI; libri xilografici; 
storie municipali dell’ Italia meridionale e superiore ; erotici; opere sull’America, ecc. 


Come si salvano le pergamene in rovina. — Togliamo dal periodico veneziano /a/estra 
del Clero, II, 1° gennaio 1923, il seguente articolo interessante dell’esimio nostro collaboratore 
Dr. Gino Borghezio: L'assunzione al Cardinalato del rev. P. Ehrle, già prefetto della Biblio- 
teca Vaticana, farà correre il suo nome venerato sulla bocca di molte persone, alle quali torna 
muova affatto la notizia della sua opera scientifica. Più ancora nuova la notizia che P. Ehrle è 
fra i più benemeriti di quanti hanno speso la loro attività per salvare dalla rovina codici, per- 
gamene, ‘manoscritti cartacei, cimeli bibliografici. I giornali hanno di recente parlato (1) di 
un’opera importante in questo campo, intendo dire il risarcimento di un bel gruppo di mano- 
scritti appartenenti a Pierpont Morgan figlio, che nel /abdoralorio di restauro dei codici della 
Biblioteca Vaticana hanno riacquistato.... /a vifa. Infatti questo laboratorio bibliografico ben 
può paragonarsi ad un vero laboratorio chirurgico, nel quale i pazienti sono i codici affetti da 
varie malattie specifiche : corrosione, muffa, decomposizione, ecc. | 

Dire di questo laboratorio — dopo aver accennato ai codici Morgan — è compito tanto 
più gradito, ora che S. S. Pio XI ha voluto innalzare alla Porpora colui che chiamava dall’Am- 
brosiana alla Vaticana, quel mons. Ratti, al quale la Provvidenza segnava ben singolare avvenire. 

I codici di Pierpont Morgan (2) provengono dall’Alto Egitto dove li trovarono degli arabi 
frugando sotto la sabbia. Ai loro occhi apparve una cassetta ripiena di volumi in pergamena. 
Salvatili dalla distruzione coll’ intento di venderli a qualche antiquario, li cedettero a diversi 
negozianti del Cairo. I codici finirono in gran parte a Parigi dove trovandosi a caso il 
prof. Hyvernat dell’Università cattolica di Washington, di ritorno a Londra da Roma, fu chia- 
mato (da un antiquario di Parigi, l'’armeno Kalebdjian, che li aveva in gran parte egli stesso 
riacquistati) a giudicarne il valore. Alcuni frammenti venduti antecedentemente erano finiti 
presso un privato americano il Plimpton di New York, ed in diverse biblioteche di Germania 
(Berlino, Friburgo di Br., Strasburgo); altri frammenti rimasti al Cairo dopo l’acquisto del 
Kalebdjian sono entrati nella collezione del Museo egiziano al Cairo. Dei 56 codici che hanno 
un grande valore ne acquistò 50 Pierpont Morgan padre per la sua biblioteca. Provenienti 
dalla biblioteca del monastero di san Michele Arcangelo, nella provincia di Faium, presso la 
località di Hamuli, debbono probabilmente esser stati nascosti dai monaci fuggenti dal loro 
monastero in seguito ad una escursione di arabi. I monaci Ji sotterrarono assieme ai calamai 
ed alle penne coll’intento di ripigliarli al loro ritorno. I codici nascosti erano i più pre- 
ziosi, non avendo i monaci portato seco altro che i libri liturgici d’uso quotidiano; nessun 
messale, breviario, ecc. fu di fatto ritrovato nella cassa. Il monastero fu distrutto completa- 
mente, cosicché non si ha di esso alcuna traccia. Il fatto deve essere accaduto nel sec. X 
essendo tutti i codici anteriori a tale data. E grande |’ importanza di questi cimeli scritti in 
lingua copta ; dieci contengono parti della Sacra Scrittura, altri vite di santi, omilie, ecc. Sono 
scritti tutti su pergamena ed hanno ancora le antichissime rilegature. 

Quando Morgan li acquistò si impose subito urgentissimo il restauro. Il prof. Hyvernat, 
ben conoscendo l’ importanza del laboratorio vaticano, trattò col P. Ehrle per l’ urgente bisogna. 
ll dotto bibliotecario della Vaticana, conosciuto l’alto valore di quei volumi, interessò il card. 
Rampolla, bibliotecario, ed il card. Merry del Val, Segretario di Stato, dai quali ottenne il con- 
senso a che la preziosa suppellettile potesse rivivere per le cure dei valenti operai della 
Vaticana. 

Nel luglio 1912, il prefetto P. Ehrle, e mons. Ratti ricevevano il prezioso fardello in 


(1) Corriere d’Italta, Roma, 25 novembre 1922. 
(2) H. HvvERNAT, A Check List of Coptic manuscripts in the Pierpont dorgan Library, 
New York, privately printed, 1919. > 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 11 44 


350 NOTIZIE 


consegna. Vari anni occorsero all’vupera paziente ; interrottta negli ultimi mesi del 1914, perla 
morte del restauratore, che ne era incaricato, fu ripresa solo nel 1919 sotto la direzione di 
mons. Tisserant, e solo nel 1922 fu ultimata. 

Pierpont Morgan volle che assieme al restauro si provvedesse all’edizione fotografica di 
tutte le pagine (sono ben 7428), che furono tirate in 12 copie e rilegate in volumi del formato 
stesso degli originali. Verso la fine di novembre fu presentato al S. Padre dal dott. Hyvernat 
e dal figlio di Pierpont Morgan, che volle dopo la morte del padre compirne i desideri, il 
primo volume di quest’edizione fotografica. La prima copia passerà cosi all’importantissima Bi- 
blioteca Vaticana, la seconda a quella dell’Università cattolica di Washington, le altre alle più 
importanti biblioteche del mondo. Ogni volume ha un frontespizio con le seguenti significanti 
epigrafi : 


BirLioTHECAR PIERPONT MORGAN - CoDICES COPTICI - 
PHOTOGRAPHICE ExPRESSI. 


Membranas reficiendas curaverunt Praesides Bibliothecae Vaticanae, adnuentibus Summis Ponti- 
ficibus Pio X, Benedicto NV, Pio XI. Codices ovdinavit, tabulas omnes photographicas membranis 
contulit, titulos adposuit, indices digessit Henvicus Hyvernat S. Theologiae doctor in Universi. 
tale catholica Americae lilterarum orientalinm antecessor. 

Il restauro dei codici Morgan porterà in America la notizia di un’importantissima isti- 
tuzione che ben può dirsi tutto merito di P. Ehrle, Rifacciamone brevemente la storia. 

Il 30 settembre del 1898 a S. Gallo in Svizzera si raccolsero a congresso invitati dalla 
direzione della Biblioteca Vaticana i più insigni paleografi d’Europa. Vi erano ir delegati 
ufficiali di governi (non dell’Italia....), altri sette rappresentavano la società dei bibliotecarii 
della Svizzera, l’amministrazione della Bodleiana di Oxford e la Vaticana (1). 

Preoccupato del grave deperimento al quale vanno soggetti codici preziosissimi, il P. Ehrle, 
da quando ebbe a reggere la Vaticana, si era proposto il problema di salvare tali cimelii. 
S. S. Leone XIII lo confortò d’ogni incoraggiamento, e P. Ehrle, valendosi di un abile ope- 
ratore, il sig. Carlo Marrè, creò l’apposito laboratorio che tuttora lavora con lena nella Vaticana. 
Dopo aver trovato un metodo, che appare dall’esperienza, ormai lunga, sicuro, poté congiun- 
gere le due finalità di fissare ciò che ancora resta dei codici e porre argine alla corrosione 
progressiva, applicando sulla pergamena un leggero strato di platina protetta da una spennel- 
latura di una soluzione di formolo che la rende insolubile e la protegge dalla sensibilità igro- 
scopica propria della gelatina stessa. Di questa si fa un uso assai parco per il principio di 
lasciare inalterata quanto sia possibile la natura dell’oggetto in restauro (2). 

Per rendere più sicuro il suo metodo, nel 1897 P. Elrle visitò le principali biblioteche 
di Germania, Austria, Francia, Inghilterra a fine di rendersi conto dello stato dei manoscritti 
e dei mezzi di restauro. Constatò che anche nelle altre biblioteche i codici presentavano gravi 
sintomi di corrosione e di deperimento. Tornato in Italia, rese conto al Sommo Pontefice ed 
al pubblico del suo viaggio. 

Dopo aver riferito come avesse constatato quasi ovunque lo stesso stato deplorevole dei 


(1) In Zentral/blatt fiir Bibliothekswesen, gennaio-febbraio 1898, riprodotto in Rivista delle Bi- 
blioteche, gennaio-febbraio 1898, e Revue des Bibliothéques, marzo-maggio 1898. Cf anche G. BIAGI; 
della conservazione dei mss, antichi in Rtv. delle Bibliot. ottobre 1898. 

(2) Alla Vaticana si escluse l’ uso di altre sostanze di composizione più artifiziosa, quali, sapon, cel/it, 
neosafon e neocellit, essendosi inoltre per qualcuno osservato il mutamento di colore. La gelatina si usa 
specialmente per i codici che hanno aspetto di ‘ vaiolosi’; quelli cioè che maggiormente soffrono dei rea- 
genti, come dirò tosto. Si usa parimenti la gelatina per quelli in cui i fogli sono conglutinati e quando 
occorra riunire al foglio intiero un brano di pergamena caduto ed isolato: solo riempiendo di gelatina lo 
spazio tra i bordi del frammento e quelli dell’ interno del foglio donde si è staccato, si può ricondurre a 
suo luogo il pezzo caduto. 


NOTIZIE 351 


manoscritti, descritto il metodo di cura adottato nella Vaticana, esprimeva il desiderio di 
S. S. Leone XIII che i direttori delle principali biblioteche si radunassero ad una conferenza 
internazionale per trattare la questione. Aderirono subito i.bibliotecari della Nazionale di Parigi 
e dell’ Università di Leyda, ed il 30 settembre dell’anno dopo, il rappresentante del Sommo 
Pontefice P. Ehrle, presidente del Comitato preparatorio, inaugurava il primo congresso inter- 
nazionale esprimendo la propria riconoscenza e quella del Papa ai governi, per l’ interesse 
mostrato, ed invitando il Mommsen ad assumere la presidenza onoraria ed il Dott. De Vries 
di Leyda quella effettiva. 

Il congresso portò la sua attenzione sui vari temi : restauro di codici affetti di corrosione, 
di palinsesti con corrosione prodotta da reagenti chimici, e ristauro di codici cartacei. Padre 
Ehrle esemplificò il suo metodo con saggi mostrati ai presenti, che ne furono altamente im- 
pressionati. Venne nominato un comitato permanente con incarico di presentare entro due anni 
la lista dei codici più antichi ed importanti che abbisognavano di restauro, di riprodurre foto- 
graficamente lo stato attuale di quelli che erano da restaurarsi, affinché restasse il ricordo del 
loro stato di deterioramento, di studiare i vari metodi di restauro, usando solo i più sicuri, di 
domandare l’aiuto dei governi per l’alto compito. 

Il P. Ehrle fu nominato presidente ed il Mommsen promise l’aiuto del suo governo. 
Fra i primi codici, cui fu volta l’attenzione, furono le celebri Zustifutiones Zuris Romani di Gaio, 
codice unico nel suo genere, gemma preziosissima della Biblioteca Capitolare di Verona (1). Le 
pergamene contorte, bitorzolute, raggrinzite, annerite dai reagenti tornavano a rivivere, spia- 
nate, lisce, ripulite, con i caratteri restituiti al primitivo splendore. Dal restauro dei codici 
veronesi a quelli di Morgan, in venti anni di attività, il laboratorio della Vaticana ha salvato 
innumerevoli tesori da terribili malattie che rovinano inesorabilmente i cimeli bibliografici. 

Nella relazione, che P. Ehrle stese dopo il suo viaggio attraverso alle biblioteche, egli 
dà notizie assai interessanti su queste malattie, ch’ io qui riassumo sperando che cadano sotto 
gli occhi di qualcuno dei miei colleghi, cui spetta la custodia dei piccoli archivi ecclesiastici. 
Dovrebbero essi riflettere quanto siano giuste le parole con le quali il P. Ehrle apre il suo 
scritto : « Chiunque sia preposto ad una collezione di snss. ha senza dubbio il dovere, non solo di 
procurare che i tesori a lui affidati siano utili agli studiosi contemporanei, ina anche ha obbligo 
di conservarli a quelli de’ tempi avvenire ». 

Alcuni manoscritti (come il Plauto dell’Ambrosiana) sono forse per sempre totalmente 
perduti: in una gran parte di preziosi mss. non resta intatto dei fogli che il contorno non oc- 
cupato dalla scrittura, mentre lo scritto è tutto corroso dagli acidi. Quando fu aftidata a P. Ehrle 
la Vaticana, dinanzi al problema della perdita di mss. quali l’unico ms. del De Republica di 
Cicerone, quali il Frontone, ed altri del V-VI secolo, senti il bisogno di ovviare alla rovina. Si 
scelse un valente esperimentatore con il quale egli studiò scientificamente — sorvegliandoli e 
provandoli di continuo — i rimedi alle varie classi di mali. 

I più gravemente colpiti dal male sono i palinsesti trattati con dei reagenti. 

È noto che cosa siano i palinsesti: membrane già scritte, che furono lavate, pulite, 
raschiate una seconda volta (la prima volta s’erano raschiate per prepararle all’uso dello scri- 
vere) per stendervi sopra un altro testo. I reagenti servirono a far saltar fuori nuovamente 
l’antica scrittura abrasa. Fra i reagenti quello più usato fu l’acido tannico, che tinge in giallo 
bruno la pergamena e, se usato in quantità o caldo (per es. nel codice di Frontone, di cui 
parecchi fogli erano raggrinziti presentando l’aspetto della pelle su cui siasi versata acqua 
bollente), in bruno-scuro ed anche nero. Il nero può provenire pure dalla successiva applica- 
zione di altri acidi; cosi furono trattati — coll’acido tannico — i palinsesti veronesi, ambrosiani, 
vaticani; questo fu l’espediente a cui ricorse il celebre cardinale Mai. Nei codici francesi si usò 


(1) SpPaGNuoLO ANTONIO, Za 2iblioteca Vaticana e la Capitolare di Verona, Verona, 1904. 


352 NOTIZIE 


la fintura di Gioberti, che dà un bel colore azzurro, con sfumature dal chiaro al cupo ; i codici 
napoletani furono trattati con i due acidi quasi in ugual proporzione ; l’uno e l’altro metodo 
è dannosissimo ai mss. Dall’unione degli acidi con la seconda scrittura — la recente — pro- 
viene essenzialmente la corrosione, la quale è più però propria anche del solo inchiostro, 
ma non in eguale misura a quella che produce la combinazione chimica degli acidi con gli 
inchiostri. 

Corrosione per il solo inchiostro presentano alcuni codici famosi, quali il Code.r .4/eran- 
drinus della Bibbia, posseduto dal British Museum, l’antichissimo codice biblico ed il Virgilio 
della Vaticana. Nella pergamena si producono dei buchi conservanti l’esatta conformazione 
della scrittura; poi la corrosione si attacca ai bordi vicini in modo che cadono intiere le righe, 
ed in ultimo gli spazi fra le righe. 

Non riuscirono soddisfacenti nelle esperienze di P. Ehrle i tentativi di neutralizzare la 
forza deleteria dell'unione avvenuta fra gli acidi dei reagenti e l’ inchiostro, né la rimozione 
della tintura tannica coll’alcool. 

Si procedette allora alle varie operazioni di restauro : anzitutto alla slegatura del codice» 
operazione fatta con molta cautela per non perdere i dati utili a ricostruire la storia esterna 
del codice, della legatura originale, dei successivi restauri, ecc. Il tenerli legati ancora avrebbe, 
ad ogni volgere di fogli, prodotto caduta di frammenti; inoltre la disuguaglianza dei singoli 
fogli avrebbe prodotto vicendevole danneggiamento. Cosi sciolto il codice, si usa in qualche 
biblioteca porre ogni foglio fra due vetri; metodo usato sopratutto per i papiri egizii, sottili 
e friabilissimi. Però tal metodo non è sufticiente per i mss. in processo di corrosione. Ad evi- 
tare l’ inconveniente del doppio vetro, fragile ed ingombrante, si esperimentarono i vari generi 
di vernici che possono passare dallo stato liquido al solido senza perdere la trasparenza. I 
migliori risultati li diede la ge/aziza la quale, secondo i chimici, pur provenendo da sostanze 
animali — pesci specialmente — non va soggetta né a decomposizione, né ad alterazione. 
‘Beninteso, quando essa sia di primissima qualità. I fogli, prima dell’applicazione della gelatina 
debbono essere spianati, processo lungo e delicato esso pure: bisogna curare la massima 
nettezza aftinché non si infiltrino germi distruggitori che potrebbero fecondarsi.... Il numero 
e la delicatezza delle varie operazioni richiedono operai valenti e specializzati. 

Per i codici cartacei (1) è più agevole e facile il restauro, benché non privo di problemi 
preoccupanti. Per esempio, P. Fhrle poté osservare che nel restauro fatto tempo addietro, 
chiudendo i‘fogli in deperimento fra due strati di carta trasparenti a base di trementina od 
altri simili elementi chimici oleosi, dopo alcuni anni l’involucro andava ingiallendosi ed oscu- 
randosi a poco a pouco, ed il foglio si irrigidiva sempre più facendosi friabile e duro come 
vetro. L’inchiostro usato in Italia nei secoli XVI e XVII per la grande quantità di vetriolo 
usato, ha la triste prerogativa di corrodere profondamente i fogli. Si pensò nel laboratorio 
della Vaticana a sostituire alla carta trasparente un velo di seta (créfelize) : l’uso fu soddi- 
sfacentissimo: tale velo o mussoliza è più trasparente della carta sopraccennata e ferma i pezzi 
laceri della carta per modo che anche con ulteriore uso del ms. non s’ha a temere alcun 
danno. Se il foglio è molto guasto se ne coprono le due facciate, altrimenti una sola. Quando 
la carta poi per l’umidità od altra causa ha perduta in parte o del tutto la colla, ed è diven- 
tata fibrosa, dall’apparenza esteriore quasi di feltro, si ricorre ad un bagno in acqua conte- 


(1) Anche i codici cartacei soffrono talora assai per le corrosioni, deli’ inchiostro di vetriolo. « Iu 
codici del Cinquecento, fra i quali citeremo l’autografo della Vita di Benvenuto Cellini, e in mss. del 
Seicento vergati con quella scrittura colorita e rotonda, tutta chiaroscuti e svolazzi, l’azione dissolvitrice 
del vetriolo è palese; e anche manifestasi sulle scritture del settecento e dovunque siasi adoperato inchiostri 
a base di vetriolo, I mss. di questa classe appaiono, a chi li guardi contro la luce, come crivellati, Le 
lettere della scrittura cadono in un pulviscolo nero piceo, al quale son frammisti sovente i lucenti gra- 
nellini del polverino di limatura di ferro » (BIAGI). 


NOTIZIE 353 


nente una soluzione lenta di gelatina, sia stendendo il foglio su una lastra di vetro, e tuffan- 
dovelo direttamente, sia spennellando sui punti danneggiati l’acqua così preparata. 

Con questi metodi che ora appaiono abbastanza facili P. Ehrle riusci a salvare molti 
tesori ; ma a lui occorsero lunghe e pazienti ed illuminate esperienze. Per l’accorto suo ope- 
rare, per il procedimento strettamente scientifico a cui sottopose ogni nuovo passo, egli può 
ora riguardare alle innumerevoli pagine antiche salvate dalla rovina. La generosità dei papi 
da Leone XIII a Pio XI ha fatto si che parecchie biblioteche ecclesiastiche (Verona, Ravenna, 
{vrea, Vercelli, Ancona, Terracina, Lucca, Perugia, ecc.) potessero beneficiare di questo sin. 
golare /uoro di cura dei codici. 

Ed il laboratorio vaticano non è che un rispetto dell’attività scientifica del P. Ehrle per 
il quale l’innalzamento al cardinalato è ben giusto premio ad una vita tutta spesa in servizio 
di Dio e della scienza. Potesse l’opera sua di tanti faticati lustri indurre coll’esempio i colleghi 
cui sfella (ed è sacro compito) la custodia delle biblioteche ecclesiastiche ad essere più amo- 
rosi custodi di tesori tanto trascurati.... L’opera benefica di P. Ehrle si rifletterebbe cosi anche 
al di fuori di quella Biblioteca Vaticana, che fu la santa passione di gran parte della sua vita ». 


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COMUNICAZIONI 


Di un prezioso opuscolo sull’anatomia artifieiale dell'occhio umano illustrante un non 
meno prezioso modello anatomico, dà notizia il prof. Giuseppe Albertotti, direttore della 
clinica oculistica di Padova, e medico curante di Gabriele D'Annunzio. Negli Alli del A. 
Istituto Veneto di scienze lettere ed arti (LXXXII, 1922-23, seduta dell’rr giugno 1922) espone 
le sue ricerche su L'occhio anatomico artificiale del Verle e modelli analoghi. Mentre prima si 
poteva solo ricorrere ai disegni per le scuole di anatomia, anche in tempi in cui tale scienza 
faceva progressi giganti per opera di Vesalio, Falloppio, Eustachio, ecc. si provvide poi con 
la sovrapposizione di diversi foglietti corrispondenti ad ognuna delle parti anatomiche. Nel 
1602 l’Ildano costrusse il primo occhio anatomico in vetro : la costruzione di tali occhi ebbe 
dai due Verle padre e figlio, artisti veneziani, il più valido impulso. Gli occhi sono di avorio, 
finemente lavorati, ed assai esatti anatomicamente. Il Verle, chiamato a servizio del Governo 
di Toscana, fece egli stesso una pubblicazione ad illustrazione del suo modello. 

Di questa rara pubblicazione si conoscono due edizioni: la fiorentina, di cui possiede esem- 
plare la Biblioteca Civica di Padova, e la veneta, della quale è copia nella Biblioteca Nazionale 
di Firenze; portano per titolo Awatosmia artificiale dell'occhio umano, inventata e fabbricata 
nuovamente da Gio. BATTISTA VERLE veneziano e dedicata al serenissimo Ferdinando Principe 
di Toscana. In Firenze, per il Vangelisti Stamp. Arcivescovale. Con lic, de’ Sup., 1679. Del. 
l’opuscoto l’Albertotti riproduce alcune pagine e dà una larga descrizione, corredandola con 
notizie preziosissime sulla costruzione di modelli analoghi. Sono lieto di segnalare un terzo 
esemplare — edizione fiorentina — del raro cimelio, posseduto dalla Biblioteca Vaticana, nella 
sezione di medicina, testè in riordino. G. BoRGHEZIO. 


A proposito del “ Liber Diurnus , e dell’ importante nota bibliografica comparsa nella 
Dispensa 9 di questa rivista, parmi interessante comunicare l’esistenza di un altro esemplare 
dell'edizione del Vanacci che porta la data del 1658, esemplare che trovasi nella Libreria 
Olschki di Roma. Questo esemplare porta l’ex libris di Giuseppe Garampi, e porta questa 
nota autografa del famoso erudito riminese : « La Storia di questa edizione che fu soppressa 
d’ordine pontificio è riferita dal P. Zaccaria Bibl. d' Ist. letter. T. 1 ser. 2, pag. 525. Vedasi 
Schoepflino Opuscul. o sia Comment. histor. pag. 499. et Cave vol. 1. Pag. 620. Et Vogt 
pag. 238 ». Prima di venire alla biblioteca del Garampi, il volume aveva appartenuto a un 
patrizio tedesco, e precisamente a Fran. Christ. De Scheyb in Gaubickolsheim, il cui ex libris 
figura sulla prima guardia. 3 G. C. O. 


354 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


[_cmemi 


I. Italiane. 


AGAMENNONE (G.), Bibliografia gencrale dei Ter- 
remoti. — Modena 1921; in-8. 

ALBIZZ\TI (C.), Elementi di arte classica in libri 
a stampa del Rinascimento ; in L’ Esame (Mila- 
no), luglio-agosto 1922, pagg. 267-282, c. II 
riproduzioni, 

Annuario bibliografico italiano delle Scienze Medi. 
diche ed affini, a cura del Laboratorio bacte- 
riolovico della Direstone generale della Sanità, 
diretto dal Prof. B. Bosio. Anno V (1919-20). 
— Milano, Istituto sieroterapico Milanese, 1922; 
pagg. xXIV-706, in-16. 

ARNEUDO (Giuseppe Isidoro), Note spficciole di bi- 

bliotecnia è la Classificazione bibliografica De- 

cimale ; in Paraviana: bollettino Bbibliogra fico- 
letterario mensile (Torino), a. I, n© I (luglio 

1921), pagg. 8-9. 

Per una comoda interpretazione di Cataloghi 

bibliografici ; ibid., a I, n° 3 (settembre 1921), 

pagg. 12-13. 

—, Vote storico-tecniche di bibliotecnia. Gli Incu- 
naboli ; ibid., a. II, n° 5 (maggio 1922), pagg. 
II1O-I111. 

—, La storia dell'Arte della Stampa ; ibid., a. II, 
n° 8 (agosto 1922). pagg. 180-182; n° g (set- 
tembre), pagg. 201-04. 

—, Volgarizzazioni tecniche» la correzione delle 


ice) 


, 


bozze ; tbid., a. II, n0 12 (dicembre 1922), pagg. 
283-384. 

Battisti (Carlo), Z2 Catalogo bibliografico della 
Biblioteca dello Stato in Gorizia, — Gorizia, 
Tipogr. Sociale, 1922; pagg. 24, in-8 (estr. d. 
« Archivio provinciale di Gorizia e Gradisca », 
serie C, I). 

BazzoccHi (Dino), L'Archivio storico Comunale di 
Cesena. (Note storiche); in: Cesena: rivista 
mensile del Comune, a, II, fasc. 7 (agosto 1922), 
pagg. 32-34. 

BELLINCIONI (G.), ZL’ Amore del libro ; in Secolo 
XX (Milano), agosto 1922, pagg. 5860-89. c. il- 
lustr. 

BELTINI-CALOSSO (A.), La biblioteca d'Arte e d' Ar- 
cheologia dell’ Università di Parigi. — Roma, 
Alfieri & Lacroix, 1922; in-8 (estr. d, « Bul- 
lettino d. Istituto di Archeologia e Storia del- 
l' Arte 3). 

BERNARDINO (Anselmo), Saggio di una bibliogra- 
fia della letteratura economico- finanziaria ita- 


liana della Guerra e del dopo-guerra. — To- 
rino, Anonima italiana, 1922; pagg. II0, in-8. 

BERTONI (Giulio) e Fava (Domenico), Per il 250° 
Anniversario della nascita di L. A. Muratori. 
(R. Deputazione Modenese di Storia patria; 
R. Biblioteca Estense). — Modena, Società ti- 
pogr. Modenese, 1922; pagg. 196, in-16. 

BiacI (Guido), La genesi del carattere umanistico; 
in: 4// carattere umanistico di Antonio Sini- 
baldi e il libro bello, — Milano, tip. Bertieri 
& Vanzetti, 1922; pagg. 19 (+6), c. tav. 

BiaNCHI (Dante), La 2:blioteca Leopardi in Reca- 
nati; in Giornale storico d. letter. ital. (Torino), 
vol. LXXIX (1922), pagg. 136-39. 

Biblioteche (Le) personali e la vendita dei libri; in 
Il Martocco (Firenze), a. XXVII, n° 47 (19 
novembre 1922). 

Bollettino della Biblioteca dei Ministeri per l A- 
gricoltura, per l Industria e il Commescio, e 
per il Lavoro e la Previdenza sociale (1° luglio 
1921 - 30 giugno 1922). — Roma, Società ano- 
nima poligrafica italiana, 1922; pagg. XXXI-122, 
in-8 gr. 

BoRrGHEZIO (Gino), Poesie musicali latine e fran- 
cest in un codice ignorato della Biblioteca Ca- 
pitolare d' Ivrea (Torino), in: Archivum Roma- 
nicum, vol. V, n° 2 (aprile-giugno 1921), pagg. 
173-186. 

—, Bibliografia ligure piemontese (Serie 2*, n° 
68/-1831); in: Bollettino storico-bibliogra fico 
Subalpino (Torino), vol. XXIV (1922), fasc. 
1-2. . 

Bustico (Guido), Gli incunaboli della Biblioteca 
Civica di Novara. — Novara, tip. Gaddi, 1920; 
pagg. 11, in-8 (estr. d. « Boll. d. Bibl. Civica e 
Negroni « Novaria »). 

—, Saggio di una biblioyrafia di Giuseppe Re- 
galdi, — Novara, « La Tipografica », 1922; 
pagg. 52, in-8. 

(Edizione di soli 100 ess, num.). 

CARBONELLI_ (Giovanni), Frammento medico del sec. 
VII. (Cod. Vat. Urb. Lat. 293). — Roma, 
Istituto nazionale Medico-Farmacologico, 1921; 
pagg. 20, in-4, c. IV tavv. 

Catalogo delle pubblicazioni periodiche scientifico» 
tecniche esistenti nelle biblioteche di Milano e 
della R. Università di Pavia, (Comitato nazio- 
nale scientifico-tecnico p. lo sviluppo e l’ incre- 
mento dell’Industria italiaua). — Casale Monfei- 


rato, Unione tipogr popol., 1921; pagg. 48, in-8. 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


Cento libri preziosi. Manoscritti miniati, Incuna- 
buli, Libri figurati del sec. XVI, XVII e 
XVIII, Esemplari unici, descritti e illustrati 
da fac-simili in nero ed in colore, — Milano, 
U. Hoepli (luglio 1922), pagg. 159, in-8, c. 
LXXXV tav. 

Cian (Vittorio), Un « Dante» di Vittorio Alfieri; 
in: Dante e il Piemonte. (Miscellanea di studi 
Danteschi). — Torino, Fratelli Bocca, 1922; 
Page. 343-48. 

Codice (41) Ambrosiano del « Liber Diurnus Ro- 
manorum Pontificum », pubblicato auspice il 
nuovo Arcivescovo di Milano, card. Achille 
Ratti, per cura dei dott. L. GRAMATICA e 
G. GaLbiaTi. — Milano, Alfieri & Lacroix, 
1921; pagg. 68, in-4, c LXKXXI tavv. 

D’ ADAMO (Giuseppe), La Fiera internazionale del 
Libro; in: Rivista Romana, pubblicazione men- 
sile (Roma), a. II, n° 89 (agosto-settembre 
1922), pagg. 16-23. 

DEABATE (Giuseppe), Una stamperia quattro volte 
secolare ; in: Paraviana > bollettino bibliogr: let- 
fer, mensile (Torino), a. I, n° 3 (settembre 1921), 
Pagg. 7-9. 

[La « Tipografia Scolastica » di Carmagnola, i 
cui inizii risalgono al 1497.] 

DE GIOVANNI (Ettore), Za Capella musicale Gio- 
vannea, la Biblioteca e i morti di S. Giovanni. 
— Piacenza, Stab. tipogr. Piacentino, 1922; 
pagg. 18, in-8. (« Piccola Biblioteca storica Pia- 
centina »). 

—, La biblioteca di un convento in: La Libertà 
(Piacenza), 4 marzo 1922. 

[Del convento di S. Giovanni in Canale.] 

DE TonI (Gio. Battista), Zntorno un apografo del 
Trattato di Leonardo da Vinci nélla Biblioteca 
Civica dî Reggio-Emilia ; in: Archivio di Sto- 
ria della Scienza (ed A. Mieli), vol. III, n° 2 
(aprile 1922), pagg. 135-140. 

DuccescHI (Virgilio), 7 manoscritti di Gaspare A- 
selli (1581-1025) ; in: Archivio di Storia della 
Scienza, vol. III, n° 2 (aprile 1922), pagg. 
125-134. 

F. B., La Fiera internazionale del Libro a Fi- 
renze > in: Z libri del giorno (Milano), a. V. 
n° 5 (maggio 1922). pagg. 240-242, 

EGIDI (Pietro), Frammenti di codice della « Di- 
vina Commedia » del sec. XIV posseduti dal- 
I Archivio Civico di Verzuolo (Saluzzo); in: 
Dante e il Piemonte (Miscellanea di studi Dan- 
teschi). — Torino, Bocca, 1922; pagg. 417-23. 

Fac-simile (41). Collezione di testi e documenti d’av- 
te, di scienza, di storia, letterari e grafici, editi 
in fac-simile, descritti, trascritti e illustrati, dir. 
GIUSEPPE BOFFITO e GIUSEPPE FUMAGALLI: 


355 


I. Zl quadrante d' Israele, 0 quadraute nuovo 
di Profacio (Jacob ben NMachir ben Tibbon). 
Testo Magliabechiano del principio del sec. XIV. 
Trascrizione dal testo riveduta dal prof. LUIGI 
SCHIAPARELLI. — Firenze, Seeber, 1922; pagg. 
44, in-8 gr., c. XII tavv. f. t., e 21 facs. 

II. BoFFITO (Giuseppe), Frontespizi di libro. 
Studio d’arte e di bibliografia. Appendice al 
« Lessico tipografico » del FUMAGALLI e al 
« Peintre-graveur » del BARTSCH e del VESME. 
— Firenze, Seeber, 1923; pagg. 131, in-8 fig., 
c. XXXIV tavv. 

Favaro (Antonio), Saggio di biblivgrafia dello 
Studio di Padova (1500-1920). Contributo della 
R. Deputazione Veneta di storia patria alla 
celebrazione del VII Centenario della Univer- 
sità. — Venezia, C. Ferrari, 1922; voll. 2, in-8 
(« Miscellanea di Storia Veneta », XVI-XVII). 

Fiera internasionale (Prima) del Libro. Catalogo 
generale ufficiale. — Firenze, presso gli Uffici 
della Fiera (via Cavour, 25), 1922; pagg. 134, 
in-16, 

FURLANI (Giuseppe), Di un manoscritto arabo della 
Biblioteca di Stato di Gorizia. — Gorizia, 1922; 
pagg. 7, in-8 (estr. d, « Archivio provinciale di 
Gorizia e Gradisca », ser. C. I). 

GALLUPPI (Pietro), // contratto librario « in conto 
deposito ». Studio di Diritto commerciale. — 
Bologna, Cooperativa tipogr. Azzoguidi, 1922; 
pagg. 146, in-8. 

[Distinto col premio Vittorio Emanuele II 
dalla Facoltà Giuridica della Università di Bo- 
logna]. 

GHENO (A.), Bibliografia genealogica italiana. (Par- 
te I: Famiglie); in: Rivista Araldica (Roma), 
vol. XX (1922), fasc. 3-4. 

Z Libri: rivista bibliografica ® scienza, arte, lette- 
ratura, filosofia, politica, storia, musica, va- 
rietà (Parma). a. I, no I (dicembre 1922), pagg. 
16, in-8. 

[Bimestrale. — Abhonamento annuo: L. 12. 
— Direzione e Amministrazione: 
Cairoli, 23]. 

LopoLINI (Armando), £:bliografia AMasziniana, a 
cura dell’ Università Mazsiniana e della So- 


Parma, via 


cietà editrice « Pensiero e Azion: » di Roma, — 
Roma, « Rivista popolare », 1922; pagg 77, 
in-16. 

LUCCHESI (Carlo), Manoscritti della Biblioteca Co- 
munale dell’Archiginnasio di Bologna contenenti 
opere di Lettori dello Studio di Padova ; in: 
Studi e Memorie p. la storia dell Università 
di Bologna, vol. VII (Bologna 1922), pagg. 
31-54. 


—, Notizie sommarie intorno aî manoscritti della 


356 


« Serie A » della Biblioteca Comunale dell’Ar. 
chiginnasio di Bologna ; in: L'Aschiginnasio, 
bollettino della Biblioteca Comunale di Bolo- 
gna, a. XVII, 
pagg. 129-144. 
Lumzroso (Alberto), Un autografo inedito Man- 
: ZI Marsocco (Firenze), a. XXVII, 
n‘ 31 (30 luglio 1922), pag, 4 
MERCATI (Angelo), Per la storia del codice Amia- 
tino. — Roma, Istituto Biblico, 1922; in-8. 
MicHEL (Ersilio), Ze 2blioteca Governativa di 
Lucca. — Aquila, Officine grati:he Vecchioni, 
1922; Pass. 
rica d. Risorgimento »). 


n° 46 (luglio-dicembre 1922), 


sontano ; in 


12, in-8 (estr. d. « Rassegna sto- 


{Documenti rizuardanti la storia del Risorgi- 
mento. ] 

MioLa (A’fonso), 
del 


Catalogo topogra fico-descrittivo 


manoscritti della R. Biblioteca Brancac- 


ciana di Napolt. Parte I (da I. A.Ia IL A. 
to). — Napoli, L. Lubrano, 1922; pagg. 194, 
in-8 fig. 


MISCIATTELLI (Piero), La libreria Piccolomini nel 
Duomo dî Siena, — Siena, Giuntini-Bentivoglio 
e C. (Tip. S. Bernardino), 1922; pazg. 40, in-$8, 
c. LXIV tav, 

Mostra degli illustratori e decoratori del libro, — 

in-8. 

NEGRI (Luigi), Saggio di bibliografia Dantesca per 

Dante e il Die- 

Danteschi). 


Firenze, Palazzo Pitti, Primavera 1922; 

gli anticht Stati Sibawdi ; in: 

(Miscellanea di studi 
Torino, Bocca, 1922; pagz. 425-047. 

Oxsi (Paolo), Bibliografia Stetliana archeologica, 

dal 19/15 al 
1921, — Catania, Giannotta, 1922; pagz. 16, in-8. 

PALMIEKI (Aurelio), 2/0/7ogra fia dell’ indipendenza 

L’ Eurofa Ri tsta 
mensile (Roma), a_ II, n° 2 (15 febbraio 1922), 
pagg. 151-157. 

—, Libliografia storico-letteraria della Jugoslavia ; 


monte. 


numismatica, artistica e storica, 


Ukratna in: orientale. 


in: 
(aprile-maggio 1922), pagg. 238-41. 

PEROTTI (Armande), 2/0/togra fia storica della Terra 
di Bart per gli anni dal 1815 al 1820. — Bari, 
S. T. E. B., 1921; in-8. 

PROVENZAL (Dino), La libreria più della del mon- 
do ; in: L’ Italia che scrive (Roma), a, VI, n°1 
(gennaio 1923), pag. 3. 

[La libreria Piccolomini nel Duomo di Siena.] 

PUTTI (Vittorio), Za Biblioteca Umberto I dell’ Isti- 
tuto Itizzol tin Bologna, — Bologna, L. Cappelli, 
1922; pagg. illustr. 


L’ Europa ortentale (Roma), a. II, no 4-5 


12, in-8, c. e I tav. a col, 


- 


! 
O 
I 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


[Biblioteca speciale di opere di Chirurgia e 
particolarm:nte di Ortopedia.] 
RAJNA (Pio), Un mistero svelato. Il codice « Bini »; 
Il Marzocco (Firenze), a. XXVII, n° 46 
(12 novembre 1922). 


in: 


[Il codice « Bini » del De vulg. eloquentia, 
ed. L. BERTALOT.] 
—, L'alienazione della Chigiana; in: Il Marsocco 


(Firenze), a. XXVIII, nv 4 (28 g.nnaio 192;). 

RATTA (Cesare), Za decorazione del libro moderno. 
Sua influenza nell'arte della stampa. — Bolo- 
gna, Scuola d’arte tipografica, 1922; in-8 fig. 

[Rossi (Filippo)], 
artistica in Palazso Pitti. Catalogo. — Firenze, 
Stab. grafici A. Vallecchi, 1922; pagg. 209, 
in-10, fig. 


Mostra storica della Legatura 


Rovriro (Leodoro), Letterati e giornalisti italiane 
contemporanei. Dizionario bio bibliografico. 2* 
ediz. rifatta ed ampliata. — Napoli, T. Rovito, 
1922; pagg. IV-404, a 2 col., in-8, 

SABBADINI (Remigio), 72 metodo degli umanisti. In 
appendice, l'elenco di tutti î lavori umanistici 
dell'autore. — Lirenze, Le Monnier, 1922; pagg. 
96, in-10. 

StLva-Tarouca (C.), La storia di un libro. A pro- 
posito dell'edizione ambrosiana del « Liber Diur- 
nus >; in: Civiltà cattolica (Roma), a. 73°, vol. 
III, quad. 1733 (2 settembre 1922), pagg. 408- 
420. 

SUDINI (Angelo), Un miaestro del libro (Piero Bar- 
bra). — Firenze, Barbéra, 1922; in-10, c. ritr. 

SORANI (Aldo), La Mostra del Libro italiano al. 
l Esposistone internazionale dî Rio Janeiro > in: 
{ Libri del giorno (Milano), a. V, n° II (no- 
vembre 1922), pagg. 579-582. 

TARCHIANI (Nello), La Afostra storica della Lega- 
tura a Palazso Pitti ; in: Emporium (Bergamo), 
vol. LVI, n° 331 (luglio 1922), pagg. 37-49. fig. 

[Lo stesso autore ha pubblicato un articolo 
divulgativo, Ze meraviglie della Legatura. La 
Mostra di Palazzo Pitti ;nel Jlarzocco, a. XXVII, 
n° 25 (18 giugno 1922).] 

, La Fiera internazionale del Libro a Firenze; 

Emporium (Bergamo), vol. LVI, n° 333 
(settembre 1922), pagg. 175.184, fig. 

VENTURI (Adolfo), 72 Botticelli interprete di Dan- 


1922; pagg. 135 


x: 


te. — Firenze, Le Momnier, 
in-8, c. XCII tavv. 

ZANOLINI (V.), 74 codice Dantesco del Seminario 
maggiore [di Trento]; in: Studi Trentini (Tren- 
to), a. II (1921), 4° trimestre, 


Comm. Leo S. OLSCHKI, Direttore-Proprietario responsabile. 


Marzo 1923 - Tipografia Giuntina, diretta da L. 


Franceschini. — Firenze. Via del Sole, 4. 


lle flo le lle lle 
Anno XXIV MARZO 1923 Dispensa 12* 


La Bibliofilia 


RIVISTA DI STORIA DEL LIBRO E DELLE ARTI GRAFICHE 


DI BIBLIOGRAFIA ED ERUDIZIONE 
DIRETTA Da LEO S. OLSCHKI 


La morte di Bartolomeo Gamba 


nelle lettere e nei ricordi dei contemporanei 


IL prof. Antonio Pilot, noto per numerose e frequenti pub- 
blicazioni di erudizione spicciola veneziana (1), ha ricordato 
recentemente nella Nuova Serie dell’Archivio Veneto, Come 
morì Bartolomeo Gamba (2), vicebibliotecario della Marciana 
sotto Pietro Bettio, accademico corrispondente della Crusca, 
autore dotto e pregiato della Serie dei Testi di lingua, per la 
quale principalmente fu salutato da un altro dotto e bene- 
merito veneziano, l’ab. Rinaldo Fulin — con un po’ di esagerazione, se vuolsi — 
‘ il più grande degli italiani bibliografi ’. 

Il Pilot si limita a richiamare la necrologia che del Gamba pubblicò il 
Locatelli nella Gazzetta di Venezia del 4 maggio 1841, e a riportare un sonetto 
semiserio di A. V. Foscarini, tratto da un manoscritto del Museo Correr. Ma 
quella morte fulminea, per le singolari circostanze in cui avvenne, ebbe larga 


(1) Parecchie pubblicazioni di argomento aneddotico veneziano del Pilot furono da me 
sommariamente recensite ne) Bo//ettino bibliografico Marciano. Pubblicazioni recenti relative a 
codd. e stampe d. Biblioteca Marciana di Venezia. Firenze, Olschki, 1914; pagg. 236-237 (s. v. 
‘ PILOT ’). 

(2) A. PiLoT, Come mori Bartolomeo Gamba ; in Archivio Veneto-Tridentino, vol. II 
(1922), pagg. 193-94. Quivi il P. scrive (pag. 194) che il G. « si era spento... non ancora ot- 
tantenne ». Essendo il bibliografo bassanese nato, non nel 1776 (come si legge in alcuni bio- 
grafi, e fra altri nella N. Znciclofedia del Boccarpo), ma il 16 maggio 1766 (come leggesi 
chiaramente nell’Autobiografia pubblicata subito dopo la sua morte), sarebbe stato più esatto 
dire ch’egli mancò in età di 75 anni non ancora compiuti. 


La Bibliofilla, anno XXIV, dispensa 12° 45 


e —— 


358 C. FRATI 


eco anche fuor di Venezia, nelle città ove l’erudito e operoso bibliografo e edi. 
tore aveva larga cerchia di conoscenti ed estimatori. In particolar modo la funebre 
notizia si sparse nel ceto de’ bibliotecari; ed è cosi che nella Biblioteca Pala- 
tina di Parma trovasi, fra il copioso carteggio del bibliotecario Angelo Pezzana, 
una lettera dell’ab. Pietro Bettio, bibliotecario della Marciana, in cui narra det- 
tagliatamente al collega parmense come avvenisse quel tragico caso. La ripor- 
tiamo integralmente, anche perché è il racconto fatto dal superiore del Gamba 
nella Biblioteca di S. Marco, pochi giorni dopo la sua morte: 


Sig. Cavaliere ! 
Venezia, 15 maggio 1841. 


È da qualche tempo che non le scrivo; ma può essere certo che conservo per Lei 
il dovuto rispetto, e la ingenua estimazione che esige il suo merito. Era frequente il 
dialogo fra il comune amico Gamba e me intorno la rispettabile sua Persona. 

Mi cruccia il cuore il dover interrompere il vicendevole silenzio per un oggetto 
che deve al pari di me rattristarla. L’amico ed il Collega nostro Gamba cessò di vivere 
sino dalle due pomeridiane del 3 andante! Imperscruttabili giudizi di Dio! 

Sino alla prima ora dopo il mezzogiorno era meco in officio. Parte per leggere nel 
nostro Ateneo le memorie del nostro neofito veneziano Ab. Lorenzo da Ponte. Avanza 
nella lettura: racconta che alla Nuova Yorch incontra matrimonio. Soggiunge quindi 
l'ottimo Gamba: MNox so come si sarà giustificato innanzi a Dio alla resa di conto! Pro- 
ferisce la parola cono, e l’amico nostro trovasi a//1 resa di conto egli pure! Eran presenti 
quattro Medici valenti, e quattro Ecclesiastici, ma inutilmente, essendo fulminante la di 
lui morte. Io non era presente; fu pronta però pur troppo ad arrivarmi la triste notizia. 

Le ottime qualità religiose, l’affetto di Padre verso la sua figliuolanza, le sue qua- 
lità virtuali e sociali, la riflessione che morte eguale fece il Santo Andrea Avellino mi 
confortano, ma non sanano la perdita del galantuomo probo, religioso, amico e collega. 

Ella, sig. Cavaliere, perdoni, se conoscendo come vicendevolmente si amavano e 
stimavano, ho creduto di farle conoscere una perdita e per Lei, e per me pesantissima. 
Iddio lo abbia nella sua santa grazia, Ella non dimentichi il suo Collega, il quale col 
dovuto ossequio se le esibisce, protestandosi 

Obbligat,"° Ser,re 


P. Bettio. 
(fuori) AI Nobile Signore 


il Sig. Cav. Angelo Pezzana 
Bibliotecario ec. 
Parma. 


Questa lettera del bibliotecario veneziano giungeva al Pezzana pochi giorni 
dopo che questi pure era stato colpito da grave lutto domestico : 


Al Cav. Pietro Bettio. — Venezia (1). 


Parma, 25 maggio 1841. 


Quantunque nunzia funesta di tristissimo avvenimento, la gentil,®® Sua lettera del 
di 15 mi è giunta sommamente gradita, si pel cortese uffizio a cui è volta, si perché mi 


(1) La risposta del Pezzana al Bettio ci è conservata nel prezioso Copialettere (vol. XIV, 
pagg. 169-170), che il bibliotecario parmense — per ottima consuetudine — era solito tenere di 


LA MORTE DI BARTOLOMEO GAMBA 359 


è caro pegno della continuazione della Sua amorevolezza per me. Io gliene rendo le più 
sincere grazie. I ragguagli che le è piaciuto darmi intorno all’ improvvisa morte del nostro 
buon amico, ed ai frequenti ricordì che in vita ei faceva di me colla S. V., non meno 
che intorno le qualità morali e religiose di lui, sono per me una cara rîprova dell’ami- 
cizia dell’estinto nostro buon Collega, di cui rimpiangerò lungamente la perdita, e del 
conto ch’ella giustamente ne faceva, ed entrano malevadori della nostra fiducia che n’ab- 
biano i Cieli accolta l’anima ingenua e pietosa. Io ben la supplico di fare per me le più 
sincere condoglianze colla restante famiglia, ove le accada di vederne alcun membro. 

Quando l’amico nostro spirava nel seno de’ suoi amici e Colleghi dell’Ateneo, io 
piangeva da 14 giorni la morte della mia buona moglie! Questo grave infortunio si è 
aggiunto alle tante precedenti tribolazioni che hanno travagliata la mia vita; alle quali 
se alcun conforto è possibile, solo mi sarà dato di trovarlo nella compassione de’ miei 
buoni padroni ed amici, tra’ quali il Sig. Cav. Bettio ha seggio principale. 

Con pienezza di riconoscenza, con vivo desiderio de’ Suoi comandi, e con sincera 
osservanza, me le proffero 

Egregio Sig." Abbate, . 
[Angelo Pezzana]. 


P. S. — La supplico di far pervenire l’alligata letterina al ch. Prof. Tipaldo (1), 
mentre chieggo scusa di questo ardimento. 


* 
* %* 

Il racconto — tragico nella sua brevità — di questa lettera del bibliote- 
cario veneziano, è pienamente confermato, con particolari Sn0aS maggiori, dai 
principali biografi del Gamba. 

Francesco Caffi, veneziano, Presidente dell’ I. R. Tribunale civile e crimi- 
nale e dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, in una ‘ narrazione’ Della vila 
e delle opere di Bartolommeo Gamba bassanese, letta all’ Accademia stessa il 4 giugno, 
cosi narrava l’improvvisa fine dell'amico, riportando testualmente la « passionata 
lettera d’un dotto Rodigino che spettator fu della tragedia ». — « Essa ha la 
data (scrive il Caffi) del 3 maggio, e fu scritta sul momento » : 


« Dio m’ ha voluto atterrire con un grande avvenimento, cui mi fece esser 
« presente malgrado un’abitudine quasi opposta. L'invito dell'Ateneo ad una 
« lettura del nostro amico Bartolommeo Gamba mi vi condusse dopo ben 
«nove mesi ch'io non toccava quelle soglie. Vi venni stamattina: Gamba 
« leggeva la Vita del Da-Ponte (ab. Lorenzo di Ceneda) con molto garbo e buona 
« voglia. Giunto a quel punto in cui ricorda il matrimonio del Da-Ponte, sog- 
« giungeva, come poi il nostro Lorenzo, nato israelita, rigenerato alla fonte bat- 
« tesimale, e fatto sacerdote, abbia potuto contrarre tai nozze, e come abbia 
« potuto accomodare tal sua partita nella resa de’ conti con Domineddio, io cat- 


tutto il carteggio ufficiale e personale. Della risposta al Bettio mi ha favorito copia — colla 
consueta cortesia — il direttore della Biblioteca Palatina, co. prof. Antonio Boselli, cui ne 
porgo vivi ringraziamenti. 

(1) Segue, nel Copia/ettere, appunto la lettera del Pezzana al Tipaldo, in data 24 mag: 


gio 1841. 


360 C. FRATI 


« tolico nol so: ma non è del nostro ufficio... dopo alcune parole sospendendo 
« la voce a mezzo un’espressione che pareva esser dovesse delerminare, alzò gli 
« occhi dalla carta, guardò a noi che gli stavamo di fronte (erano fra gli altri 
« presenti Roner, Canali, Zajotti, Fario), diede in un tremito. Fu assistito, soste- 
« nuto, soccorso dai medici presenti, dal sacerdote chiamato, con inutilità d’ogni 
« esperimento, mentre era morto dal cessare della parola, Pensate il terrore, lo 
« scompiglio di tutti, la desolazione che sarà della sua famiglia? Io sono ag- 
« ghiacciato ». 


Riportata la lettera dell'amico, presente alla scena, il Caffi prosegue nar- 
rando (pag. 31): 


« Si terribile notizia perché si conosca qual colpo acerbo portasse al cuor 
mio, uopo è che sappiasi ancora come circa due mesi innanzi, essendo io giunto 
da Rovigo in Venezia, prontissimo ad abbracciarmi correva il buon amico, e, 
conoscitor ch’era de’ miei gusti, mi recava sei libretti stampati in Nuova Jorch 
che della storia di se medesimo avea scritti quel già si noto Da Ponte, e la 
lettura me ne offeriva a condizione di presto riaverli, perché disegnava egli 
scriver e leggere all'Ateneo una succinta storia di costui. Alquanto fra noi par- 
lossi allora di quel poeta d’ofera buffa, ifalianatore d’ Americani, ch’erasi colle 
rose d’Imeneo coperta la chierca |! e si dicea da una parte — /ddio perdona, e non 
entriamo noi ne’ suoi giudizii ; dall’altra: ferdono st, elogii no ; e così scherzevol- 
mente disputossi alquanto, ed io poi lessi e gli resi i libretti. Ma la funesta 
lettera appena io vidi, tosto alla memoria mi ricorse il dialogo, nel quale avrei 
potuto io mai pensare allora ch'egli meco pronunciasse le sue future estreme 
parole ? » (1). 


Concorda perfettamente col racconto dell’anonimo corrispondente del Caffi, 
quanto ricordava, alcuni anni più tardi, nel 1846, un austriaco camuffato da ve- 
neziano, Antonio Neu-Mayr, I. e R. Commissario superiore di polizia, passando 
in rassegna dinanzi all'Ateneo Veneto, non già la vita tutta e gli scritti del 
Gamba, ma l’attività sua letteraria come membro dell’Ateneo. 

Dopo aver riportato una breve letterina del Gamba al Vice-Presidente del- 
l'Ateneo, in cui sembra essere come un presentimento della prossima sua fine, 
il Neu-Mayr prosegue : 


« Nel 3 maggio del 1841, giorno memorabile per lutto generale in questo 
sacro recinto, e nella nostra Venezia, leggeva il Gamba alcuni cenni sulla vita 
del Cenedese Lorenzo Da Ponte, allorché alle ore 1 ‘'/, pom. sincope mortale il 
colse. Invano il nob. sig. Giacomo Vincenzo Foscarini, e gli egregi dottori Na- 
mias, Benvenuti, Nardo e Fario accorsero ansiosi per prestare i soccorsi più 


(1) Franc. CAFFI, Della vila e d. opere di B. Gamba, bassanese... Narrazione. Venezia 1841, 
pagg. 29-32. 


LA MORTE DI BARTOLOMEO GAMBA 361 


energici al loro amato collega ; il valente filologo non era più, avendo dovuto 
soccombere all’ insistenza d’ un vizio cardiaco. 

Esponeva in quell’adunanza colla insinuante dolcezza di stile a lui propria 
i primi passi dell’ ingegno del Da Ponte; toccava la strana vicenda del suo ma- 
ritaggio con donna seguace delle dottrine di Lutero, e rammaricavasi fortemente 
in pensando alla gravità dell’errore; quando, com'egli esprimevasi, sarebbesî trat- 
tato di aggiustar le partite col Domeneddio passando di questa vita alla resa di conti... 

Pronunziate appena tali memorande parole con fiocca (sîc) e moribonda voce 
rendeva l’anima al Signore, cui sino agli ultimi istanti e colla penna e cogli 
esempi aver sempre esaltato, vivendo nei dettami della cattolica Chiesa. 

Ben a ragione il segretario mons. canonico prof. Bellomo, nella sua com- 
movente relazione accademica [della seduta ordinaria 3 maggio 1841}, esclamava 
Oh quanto sono imperscrutabili i giudizii di Dio! e ricordava con profondo cor- 
doglio colui che in quel medesimo* punto fra la sorpresa e la costernazione di 
tutti gli astanti compiva il corso della sua carriera mortale, e chiamato veniva 
alla stessa terribile resa di conti innanzi al Divino Tribunale. 

Ognuno deplorò la perdita di tant’ uomo, lume e decoro del patrio Istituto. 
Ciascuno avea il ciglio bagnato di lagrime, e la fredda salma di Bartolommeo 
Gamba fu accompagnata alla tomba coi contrassegni del più vivo e sincero 
dolore » (1). 


* 
*% * 


Sparsasi la notizia della fulminea sua morte, il giornaletto bolognese La 
Parola, foglio ebdomadario, diretto da Savino Savini, si affrettò a pubblicare l’au- 
tobiografia, che il bibliografo bassanese aveva inviato sino dal 1829 a mons. 
Carlo Emanuele Muzzarelli (2), ‘ dalla villetta Parolini, presso Bassano ’, facen- 
dola seguire (a mo’ d’appendice) da una lettera del Gamba al prof. Gio. Fran- 
cesco Rambelli, in cui dà conto delle cose da lui pubblicate nell’ ultimo decennio 
(1829-1839). A questa lettera del Gamba, il direttore del giornale pose questa 
chiusa: « Così visse il Gamba in lieta e riposata vecchiezza fino alli 3 mag- 
gio 1841; in cui leggendo nell’Ateneo di Venezia una sua vita di Lorenzo da 
Ponte, giunto colla lettura ad una considerazione sulla giustizia di Dio, arre- 
stossi a questo santo nome, e un colpo subitaneo lo ebbe tolto di vita. Qual 
rimanesse la numerosa e colta adunanza, è facile l’ immaginazione; i più solleciti 


(1) ANT. NEu-MavR, Di Bartolommeo Gamba: memorie, lette nell’ Ateneo di Venezia 
2.8 ediz. Venezia, 1846; pagg. 20-21. 

(2) Della vita e delle opere di Bartolomeo Gamba. Narrazione scritta da lui medesimo a 
S. E. Rev. Mons. C. E. de’ conti Muzzarelli, Uditore della Sacra Rota, Roma ; in: La Parola: 
foglio ebdomadario (Bologna), a. 1841, n. 20 (21 maggio), pagg. 77-79; n. 21 (27 maggio), 
pagg. 82-83. Come appendice all’Autobiografia, è pubblicata nel n. 22 (3 giugno) dello stesso 
giornale, una lettera del Gamba al prof. Rambelli (Venezia, 2 novembre 1839), ‘ come questi 
lo richiese delle cose pubblicate fino al 1839’. Di codesta Autobiografia si fece anche una ti- 
ratura a parte (Bologna, 1841; pagg. 24, in-8), di cui si ha un esemplare nella Marciana. 


362 C. FRATI 


soccorsi furono prestati all'uomo benemerito, ma vana tornò ogni arte medica, 
e sola poté accorrere co’ suoi ultimi uffizi la religione. Così finiva, come il sol- 
dato sul campo di battaglia, questo eletto ingegno, cui non mancarono fama 
bellissima, pregevoli corrispondenze, e onori accademici » (1). 


È assai probabile che anche in altri carteggi e giornali letterari del tempo 
si trovino altri ricordi di una fine così inopinata e pietosa. 


CARLO FRATI. 


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Un esemplare parmense dell’ « Iacopo Ortis » 


Nella Biblioteca dei professori del R. Istituto Tecnico di Parma esiste un 
notevole esemplare delle V/time lettere di Iacopo Ortis. Reca nel frontespizio il 
distico ben noto: Na/urae clamat ab ipso — Vox tumulo, che appare in tutte le 
edizioni del romanzo foscoliano j e, sotto : « Italia —- 1802», 

L’esemplare deve aver subito vicende varie e spesso pericolose perché pre- 
senta e nel frontispizio e nel corpo del volume strappi numerosi nonché buchi 
e fori dovuti chiaramente all'opera assidua di tarli poco rispettosi. Per fortuna 
una mano intelligente, amorosa e paziente ha cercato con ogni cura di rimediare 
ai danni del tempo e della trascuratezza, incollando il frontispizio, ormai a pezzi, 
su carta più solida e resistente, conservando il bel ritratto del Foscolo nella pa- 
gina interna del frontispizio stesso e rabberciando con cura minuziosa le pagine 
lacere, sciupate e strappate. 

Precede il solito avvertimento A/ lettore di Lorenzo A.*** e poi segue per 
pagine 182 il romanzo, cominciando con la lettera Da’ collî Euganei li Ir otto- 
bre 1797 e chiudendo con la narrazione della morte e del seppellimento di Iacopo 


Ortis. 


* 
dx »* 


Delle edizioni del romanzo foscoliano hanno parlato più recentemente e 
particolarmente Albano Sorbelli e Vittorio Cian (2), onde mi è parso logico e 
naturale ricercare nello studio dei due insigni illustratori quale valore storico e 
bibliografico potesse avere l’esemplare citato, e nel corso delle ricerche la dotta 
cortesia di Antonio Boselli, bibliotecario alla Palatina, mi ha favorito per con- 
fronti e raffronti dalla sua privata biblioteca un’altra edizione del romanzo fo- 
scoliano, datata « Italia MDCCCXIV ». 


(1) Cfr. Za Parola (Bologna), a. 1841, pag. 88. 
(2) A. SORBELLI, Ze frime edizioni dell’Iacopo Ortis di Ugo Foscolo ; in BROCIA, 
vol. XX; V. Cian, Prose di U. F., Bari, Laterza, 1912-13-20. i 


UN ESEMPLARE PARMENSE DELL’ « JACOPO ORTIS » 363 


Ora dalle indagini fatte parmi di potere stabilire che la nostra edizione 1802 
sia veramente di qualche anno posteriore a questa data, ma derivi in linea di- 
retta da un'edizione principe del 1802 (Milano, ottobre) sia pel testo che pel 
rame del ritratto, mentre l’ediz. MDCCCXIV ha chiaramente altra derivazione 
quanto al ritratto e la medesima quanto al testo. 

Vediamo. Il Sorbelli, dopo aver parlato delle -edizioni del romanzo fosco- 
liano del 1798, 99, 801, aggiunge: «I ritratti che figurano poi nelle edizioni 
posteriori del 1802 hanno un carattere del tutto diverso; e non offrono certa- 
mente l’aspetto di un San Luigi », come l’offre invece il ritratto che appare in 
tutte le edizioni bolognesi delle V//ime /ettere (1798, 99) « inciso a punta secca 
da artistica mano, che crediamo sia quella di Marco Gandolfi » (1). Di codesto ri- 
tratto, il Foscolo in una lettera del 1801 alla Fagnani diceva appunto: «C'è 
dentro il profilo dell’Ortis: ci vedrai il contorno di Ugo Foscolo e la fisonomia 
di S. luigi: » (2). Tale ritratto di Ugo, giovane, a mezzo busto, volto a sinistra, 
in inchiostro turchino, inciso a punta secca e di formato ovale, apparisce anche 
a prima vista ben diverso da quello presentatoci dalla nostra edizione 1802. 
Questo è pure a mezzo busto, ma volto a destra, col volto ovale incorniciato di 
capelli neri, ondulati, e di barba pure riccioluta, che gli copre non le guancie, 
ma la mandibola, congiungendosi di qua e di là sotto il mento, che rimane sco- 
perto. Nell’ediz. 1814, poi, il viso è più ovale, i capelli, la barba e tutto il ri- 
tratto più calcati e più neri, e anche nel vestito c’è qualche varietà di foggia. 
Viceversa le pupille sono più chiare che nel ritratto 1802; inoltre, in questo 
l’aria del viso è più melanconica e pensosa, ma mite; in quello 1814 la faccia 
dal profilo più tagliente dà impressione di minor bontà. 


* 
* X* 

Riprendiamo l’esame dell’edizione 1802. Il Sorbelli, delle edizioni di que- 
stanno ne cita una sola, esistente nella libreria Carducci e che reca nel fronti- 
spizio la nota: « Seconda edizione ». E preceduta da un ritratto del Foscolo, che, 
quanto al disegno, è lo stesso del 1798, 99 (cioè quello chiamato di S. Luigi), 
ma « molto diverso quanto alla tecnica dell'incisione » giacché questo è uno dei 
comuni rami trattati con rudezza e inesperienza. Comunque però è sempre il solito 
ritratto del 98-99, che noi abbiamo già veduto essere diverso dal nostro 1802; 
di più, il nostro esemplare non reca la nota: « Seconda edizione » ; dunque né 
per il ritratto né per il testo esso corrisponde alla copia conservata nella libreria 
carducciana. 

Delle edizioni 1802 il Cian.da più ampie notizie, per quanto non sia an- 
cora stato pubblicato il promesso volume bibliografico. Infatti egli riproduce le 
due redazioni delle Z/fime lettere, la prima del 1798 (a cui segue la famosa 
Parte II, opera di Angelo Sassoli) e la seconda del 1802. A questa precede, in 


(1) Of. cit. pag. 117. Il ritratto è riprodotto dal S. a pag. 72. 
(2) MESTICA Lettere amorose, Firenze, 1884; cfr. SORBELLI of. cif. pagg. 116-117. 


364 FORTUNATO RIZZI 


bella riproduzione, un ritratto di Ugo Foscolo, con sotto la scritta: « Gioanni 
Boggi scolpi ». È scuro, quanto quello dell’ediz. 1814, ma ha larghe pupille nere, 
naso rivelato e aguzzo, diverso da quello del 1814 e dal nostro 1802; però, come 
questi due, volto a destra (a diversità di quello del 1798) e col volto caratteri. 
sticamente incorniciato dalla barba. L’acconciatura del vestito ricorda il no- 
stro 1802, ma l’espressione del viso è anche più grave e dura di quella del 1814. 

Dunque, per quanto riguarda il ritratto, c'è differenza tra la nostra ediz. 1802 
e quella riprodotta dal Cian, e, per quanto riguarda il testo, non poche varietà 
pure si riscontrano. In vero il Cian ricorda che esistono « tre edizioni Italia 1802». 
Non forse esse sono quella seguita dal Cian, quella della libreria Carducci e la 
nostra, giacché abbiam visto che i tre esemplari sono tutti e tre l'un dall’altro 
diversi ? 

Ma la cosa non è così semplice. Infatti il Cian riproduce la « Notizia bi- 
bliografica intorno alle V//ime Zettere di I. O. per l'edizione di Londra MDCCCXIV >». 
Ora questa Notizia, composta di sette articoli dettati non da un solo autore ma 
da tre, nel primo articolo dice: « Le UV/fime lettere sarebbero forse manoscritte 
anche al di d’oggi, se un gentiluomo non le avesse fatte stampare celatamente 
in casa propria a Venezia sotto la data « Italia MDCCCII ». Questa è l’edizione 
prima, e l’unica esatta rispetto agli originali ». Se non che questa edizione ha 
pagine 274 e caratteri minutissimi ed è adorna di quattro rami; non corrisponde 
adunque affatto alla nostra del 1802 né alle altre due. 

Ma nel secondo articolo la detta Morizia accenna a una «ristampa uscita 
pochi mesi dopo (Milano, Ottobre 1802) da’ torchi del Genio tipografico » col 
consenso del depositario degli autografi e sua assistenza, cioè una vera e propria 
edizione; e avverte che « parecchie delle varianti che vi si veggono furono or- 
dinate dalle circostanze de’ tempi ». Ora dall’esame di queste varianti e del ri- 
tratto, che precede alle due copie, parmi di poter argomentare che l’edizione del 
nostro esemplare 1802 derivi da quella sopra citata « Milano, Ottobre 1802 ». 

Vediamo un esempio delle varianti. Nella lettera in data 14 Maggio, per 
non far entrare la religione in un libro d'amore e per seguire i gusti dei lettori 
d'allora, ai quali nei libri non piaceva la religione, l’esclamazione dell’ Ortis: 
« Vorrei pure innalzare sotto le ombre di quel gelso un altare!» è stata sosti- 
tuita da questa frase: « È il più bel gelso che mai, e noi lo chiamiamo il no- 
stro albero favorito ». Ora il nostro esemplare 1802 reca appunto, con leggere 
varietà: « Il più bel gelso che mai.... e noi lo chiamiamo sempre il nostro al. 
bero favorito ». La derivazione sembra inoppugnabile, tanto più che la Mofizia 
ci informa che da essa edizione « Milano, Ottobre 1802 » « derivarono le tante 
ristampe uscite negli anni successivi da vari luoghi d’Italia: nondimeno, per 
eludere la legge della revisione, diventata in appresso più rigorosa, tennero 
quasi tutte la data del 1802 ». Se non che aggiunge anche che esse recano la 
famosa protesta del Foscolo contro le edizioni anteriori (riprodotta dal Cian, 
in II, 105). Ora questa protesta appare bensi in fronte alla edizione di « Milano, 
Ottobre 1802 », mentre nel nostro esemplare non c’è. Dobbiamo pensare che 
nelle varie vicende subite dalla nostra copia e già da noi accennate la protesta 
sia andata smarrita, giacché doveva essere « nel foglietto anteriore al fronte- 
spizio? ». Par probabile. 


r———EE.  ——— 


UN ESEMPLARE PARMENSE DELL’ « JACOPO ORTIS » 365 
Di queste edizioni derivate dalla « Milano, Ottobre 1802 » l’autore dell’ar- 
ticolo dice di averne sott'occhio ben dodici, ma aggiunge anche che, tolta una 
di Vercelli, una di Londra e una di Mantova, le altre sono « scorrette in so- 
stanza e di deforme apparenza ». La nostra edizione è forse di queste ultime, che 
recano la data 1802, ma furono stampate dopo, e sono scorrette nella sostanza? 
Non mi pare per altro che essa sia deforme nell’apparenza con la sua nitida 
stampa e col bel ramo del suo ritratto. Il quale però, per quanto meno rilevato 
e fiero ed energico di quello dell’ediz. « Milano, Ottobre 1802 » (riprodotto dal 
Cian in I, 250) presenta una caratteristica piega nella parte anteriore del vestito, 
che appare identica anche in quella. Onde, a parte qualche dubbio che ancor mi 
rimane e che lascio a chiosar con altro testo al Cian, mi pare di poter conclu- 
dere che l’esemplare conservato nella Biblioteca dei Professori del R. Istituto 
Tecnico di Parma è veramente derivato dalla edizione di Milano del 1802 e la 
data è probabilmente fittizia. 


* 
* * 


A quest'anno 1802 e verisimilmente a questa edizione milanese dell’ Ot- 
tobre si riferisce una letterina del Foscolo, indirizzata al Signor Blanchon, che 
aveva il suo negozio in Via S. Lucia, ora Cavour. È datata da Milano, 26 Ot- 
tobre 1802, e dice: « V’includo una operetta; se vi conviene dopo averla esa- 
minata, compiacetevi di farmene avvertito : il suo prezzo in Milano è di lire 4,10 
milanesi. Vendendola per mio conto vi darò di provvisione il 12 per 100. Pren- 
dendola per vostro conto a danaro contante lascerò il 25, prendendone più di 
cento copie lascerò il 30. Vivete lieto. Ugo Foscolo ». 

Osserva G. P. Clerici giustamente che da questo e da altro biglietto, (da lui 
ambedue pubblicati in Vifa Emiliana, Anno I, N. 2, pag. 100) « appare come in 
fine il Foscolo non fosse quel pindarico amministratore delle cose sue ch'egli 
voleva far credere quando, già frecciati gli amici, si doleva ch’essi fossero poi 
troppo memori dei prestiti gentilmente accordati ». Se non che il dotto critico 
pensa che la « operetta » in questione sia «con ogni probabilità » la Orazione 
pel Congresso di Lione. È invece assai verisimile e quasi certo che si tratti pro- 
prio delle U/time lettere di I. O., delle quali appunto nell’Ottobre stesso 1802 
era uscita, e proprio a Milano, l’edizione principe. E in questa opinione mi con- 
ferma anche il fatto che pur altrove, per accennare all’/acofo Ortis, il Foscolo 
usa il termine modesto di « operetta ». Cosi, scrivendo nello stesso anno 1802, 
a Francesco Melzi, nell’inviargli la prima parte delle V/fime /ettere, dice: « Oso 
inviarvi la prima parte d’un'’oferetta ov'io dipingo i miei tempi e me stesso ecc. » (1). 

Non mi pare adunque che si possa aver dubbio nell’identificare l’operetta 
di cui si tratta nel bigliettino al libraio Blanchon, nell’/acopo Ortis edito, come 
vedemmo, in Milano nell’ Ottobre 1802, dalla quale edizione deriva anche l’esem- 
plare parmense delle ZV/fime lettere, che ha dato argomento a questa nota. 


FORTUNATO RIZZI. 


(1) ZEpistolario di U., F., Firenze, Le Monnier, 1854, vol. I, pag. 24. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 12° 46 


366 FANFULLA ORETI 


Le edizioni e gli editori del “ Dittamondo ,, 


(Continuazione e fine: vedi Za ZLibliofilia, anno XXIV, disp. 11°, pag. 325). 


Da qui innanzi non sarà più dimenticata da nessun bibliografo : così ne 
scriveranno il Panzer (1), il Serna Santander (2), il Dibdin (3), l’Hain (4), 
il Brunet (5), il Gamba (6), il Graesse (7), lo Zambrini (8), il Copinger (9), il 
Proctor (10), il Fumagalli (11). 

Ora se si considera la frequenza, con cui quest'edizione apparve nelle ven- 
dite pubbliche, sullo scorcio del sec. XVIII e sul principio del secolo scorso, 
non possiamo più affermarla rarissima; la vediamo, infatti, comparire nelle ven- 
dite Hibbert, Boutourlin, Riva, Weigel; più tardi figurerà nel Catalogo di 
vendita della Libreria Olschki di Venezia (12) e della Biblioteca Maglione di Na- 
poli (13); ne fu segnalato or non è molto un esemplare bellissimo nella Biblio- 
teca di Giuseppe Cavalieri a Ferrara (14); un altro, mancante del foglio d'’ in- 
testazione si trova nella Marucelliana di Firenze; a Milano, ve ne sono tre: 
uno nell’Ambrosiana, l’altro nella Braidense, il terzo, preziosissimo per le po- 


(1) GeorgIus W. PANZER, Annales typographici ab artis inventae origine ad annum MD 
post Maittatrit Denisit aliorumque doctissimorum virorum curas; Norimbergae, Jo: Eberhardi 
Zeh, 1795-1803 ; Vol. III, pagg. 506-507, n. 3. 

(2) M. DE LA SERNA SANTANDER, Dictionnaire Bibliographique choisi du quinzième siècle... 
Bruxelles, 1805, Troisième partie; pagg. 427-28, n. 1340. 

(3) Bibliotheca Spenceriana containing part of the Cassano Library Books added ; by 
TH. F. Dippin; London, 1823; T. VIII, pag. 149, n. 228. 

(4) Lopovicus Hain, Aepertorium bibliographicum in quo libri omnes ab arte typogra- 
phica inventa usque ad anniwmn MD; I. G. Cotta, Stuttgartiae et Jul. Renouard, Lutetiae Pa- 
risiorum, 1838; Voluminis II, pars II, pagg. 469-470, n. 15906. 

(5) JACQUES-CHARLES BRUNET, of. cif., Tom. II, pag. 1198. 

(6) BARTOLOMMEO GAMBA, Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella 
italiana letteratura, scritte dal sec. NIV al sec. XIX; Venezia, coi tipi del Gondoliere, 1839; 
pagg. 307-308, n. 1020. 

(7) JEAN GreoRrGE THEonore GRAESSE, Trésor de Livres rares et frecieux > Dresde, 
Kuntze, 1869; Tome II, pagg. 559-560. 

(8) FRANCESCO ZAMRRINI, of. cîf., col. 1029. 

(9) W. A. CorinceEr, Supplement to Hain's Repertorium Bibliographicum ; London, 
H. Sotheran and Co., 1895. Part I, pag. 479, n. 15906. 

(10) RoBERT ProctOoR, Au Zndex to the Farly printed books in the British Museum: from 
the invention of printing to the year MD; with notes of those în the Bodleian Library ; Lon- 
don, Kegan, Trench, Trubner and Co., 1898, pag. 488; n. 7119. 

(11) G. FUMAGALLI, of. cit. ; pag. 517. 

(12) Leo S. OLSCHKI, /af. XXX, n. 400; Venise, 1893. 

(13) Catalogue de la Bibliothèque du feu M. Benedetto Maglione de Naples ; Paris, Huard 
et Guillemin, 1894; première partie, pag. 197, n. 436. 

(14) Calalogue des Livres composant la Bibliothèque de AM. Giuseppe Cavalieri à Ferrara ; 
Florence, T. De Marinis, 1908; pagg. 166-167, n. 612. 


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LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 367 


stille di Pier Catterino Zeno, nella magnifica Trivulziana; e fuori d'Italia, due 
copie nel British Museum di Londra, una nella Biblioteca del Trinity College 
a Cambridge (1), ed un’altra, pure a Londra nella Libreria Quaritch (2). 


II. DITTA MUNDI DI FacciO DEGLIUBERTI FIORENTINO ; Venetia, Cristofaro di 
Pensa da Mandelo, 1501. 


Il volume è in-4, di caratteri rotondi, impressi in nero ad una sola co- 
lonna, la quale consta, generalmente, di 10 terzine; nel recto della prima carta, 
si legge il titolo a lettere gotiche: « Opera di Faccio Degliu | berti Fiorentino 
Chia | mato Ditta Mundi, | Uuolgare | Cum Privilegio »; più sotto è l'impresa di 
L. A. Giunta; il verso di questa carta è bianco. Nel recfo della c. 2. principia 
il poema, col seguente ircidîf: € INCOMINCIA EL LIBRO PRI | mo Dita 
Mundi coponuto per Fazio di | Gluberti da Firenza, Et prima de la Buona disposi. 
tione che egli ebbe | adretrarsi da gli Vitiù &° seguita le Virtute »; e continua fino 
a c. 267 v, dove s'interrompe col solito verso: 


x 


« E tra el lion morto el dragho, el riconforta ». 


Dopo questo si legge: Z#xss || 


« Facio mi chiamo de gliuberti intendi 
naqui soprarno che Firenze honora 
fa buon letor che me legiendo atendi 
Tocho lantiche Istorie che macora 
quando gli penso ben che morto io sia 
e le moderne in buona parte ancora ». 


Segue poi il « Registro : a, b, c, d, e, f, g, h, i, k, I m, n0,p,q,r|f,t, 
u, x, Y, z, &, 0, R, A, B, C, D, E, F, G, H|]conla nota: 7ulti sono gderni excepto 
H che è duerno ». Ed infine la sottoscrizione: « /mpresso 1 Venetia per Christofaro 
di Pensa da madelo Adi. titt sefebrio . MCCCCC.I >». 

Tutti i libri sono preceduti dagli ircif:/, perfettamente eguali a quelli che 
si leggono nell’edizione vicentina, e seguiti dagli eap/icif.: il Lib. I va da c. 27 
(aii 7) a c. 507 (gii7?); il II da c. sor (gii) a c. 1037, il III, da c. 103 7, 
a c. 143v; il IV, da c. 143v a c. 1907 il V, da c. 1907 a c. 242 7 (Eii 7); 
il VI da c. 2427 (Eiiv) a c. 267. 

I capitoli hanno le rubriche anch’esse identiche alle corrispondenti dell’edi- 
zione di Vicenza; e, come in quella, per la lettera iniziale del primo verso di 


(1) ROBERT SINKER, dA catalogue of the fifteenth century printed books in the Library of 
Trinity College Cambridge; Cambridge, 1876; n. 469. 

(2) Catalogue comprising the best works in French, German, Italian, Spanish & Portuguese 
Literature, offered for Cash at the affired net prices by BERNARD QUARITCH ; London, De- 
cember 1884. Yanuary 1885. 


368 FANFULLA ORETI 


ciascun capitolo — la quale appare scritta in carattere piccolissimo — fu la- 
sciato un apposito spazio, rimasto bianco. 
E da osservare che nel Lib. II, cap. XV, manca la terz. 


« Appresso di costui Giustin seguio » 


senza nessun accomodamento di rime; proprio come nel testo della vicentina. 
Ma nell’edizione, che stiamo esaminando, si notano degli sconci tipografici, che 
non erano in quella; cosi la materia stampata a c. 92 v (m iiii v), doveva esserlo 
a c. 937 e viceversa; per tale errore, le dieci terzine, dal verso: 


« Costui è quel che destrusse Milano » 
al verso: 


« Che poi nela pregion senti gran dolo » 


appartenenti al cap. XXVI del Lib. II, si leggono invece nel cap. XXV; e 
precisamente tra l’ultimo verso della terzina: 


« Vn poco pria che tutto questo fusse », 
ed il primo della terzina, che avrebbe dovuto seguire : 


« De crescierli Ihonor aquesta guisa »; 


di modo che le terzine del capitolo XXV sono, da 30, divenute 40; e quelle 
del cap. XXVI da 31 sono discese a 21. 
Aggiungi la mancanza della terz. 2* del cap. XII, Lib. V: 


« Sospeso i’ andava, come uom che desia », 


senza alcun accomodamento di rime; la quale, è certo anch'essa dovuta ad una 
svista dell’editore, deplorevole, ma non insolita: perché la terz. 1*: 


« Posto chebbe silentio ad le parole » 


si legge in fondo al recto della c. 210 (Aii), e nel verso della stessa carta, con- 
tinua la stampa con la terz. 3*: 


« Quando Solin me disse che fai manda »; 


cosi, voltando la pagina, la terz. 2° è stata saltata. 
Non v’è null’altro da notare. 


Quest’edizione fu conosciuta molto prima e fu più diffusa della precedente. 
Ad essa soltanto accenna il Salviati quando nel suo scritto già citato « Degli 
avvertimenti della lingua sopra ’1 Decamerone », parla della stampa del Di/ta- 
mondo (1); solo da essa trasse il Cinonio gli esempi per il suo trattato; di essa 


(1) Cfr. J. MORELLI, Della Bibl. ms. di Tom. Gius. Farsetti; ediz. e |. citt. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 369 


soltanto fanno parola l’Allacci ed il Negri (1), che fu il primo bibliografo di 
Fazio ; ed insieme con l’edizione vicentina è ricordata dal Fabricio, dal Crescim- 
beni, dal Quadrio, dallo Zeno, dal Morelli (2); apparve per prima nei Cataloghi 
e della Biblioteca del Cardinale Imperiali (3) e della Libreria Capponi (4) e della 
Biblioteca Smithiana (5). Nonostante tutto ciò, sfuggi per alcun tempo all’atten- 
zione dei bibliografi; cosi non ne parla il Marchand e nemmeno Michele Mait- 
taire, che, pure nei suoi « Annalium typographicorum » aveva indicata la stampa 
di Leonardo da Basilia; non il Freytag, non il De Bure(6), benché questi ac- 
cenni imprecisatamente ad altre edizioni (séc /) posteriori alla vicentina. 

La prima notizia è data con brevi parole dall’ Haym (7); e sebbene ne avesse 
poi per il primo trattato con una certa larghezza il Crevenna (8), e la chiara 
indicazione di essa fosse poi comparsa nel Catalogo dei Libri del Duca de la 
Vallière (9) ed in quello della Libreria Pinelli (10) e della Biblioteca del Prin- 
cipe di Soubise (11) e della Biblioteca Bolongaro-Crevenna (12); ne tacciono an- 
cora M. Denis e Dionisi Mittaire (13). Finalmente, nel 1800, ne ripete un accenno 
molto sommario il Panzer (14). Poi, di nuovo, silenzio : non ne fa parola il Dibdin 
Spencer (15); si limiterà il Gamba (16) a darne la semplice indicazione; ma d'’al- 
l’ora in poi tutti i bibliografi ne tratteranno : così il Bertolani (17), il Brunet — 
che intorno ad essa si fermerà un po’ più a lungo, — il Graesse, lo Zambrini (18). 

La sua rarità non è grande ; anche nel secolo scorso, comparve in varie 


(1) Cfr. opp. e il. citt. 

(2) Cfr. opp. e Ul. citt. 

(3) [Justus FONTANINI], Zibliofhecae Sosephi Renati Imperialis Sanctae Romanae Eccle- 
siae Cardinalis Sancti Georgii Catalogus secundum Auctorum cognomina ordine alphabetico di- 
spostlus una cum altero catalogo Scientiarum et Artimon; Romae, ex officina typographica Fran- 
cisci Gonzagae, MDCCXI; pag. 508. 

(4) Cfr. o. e 4. cit. 

(5) Bibliotheca Smithiana seu Catalogus Librorum D. Iosephi Smithit Angli per cogno- 
mina Auctorum dispositus,; Venetiis, typis Jo. Baptiste Pasquali, 1755; pag. CCCCXC. 

(6) Cfr. opp. e Ul. citt. 

(7) Cfr. op. e È cit.; n. 7. 

(8) Cfr. op. cil.; pag. 20. 

(9) Cfr. op. e 4. cit.; n. 3611. 

(10) Cfr. op. e 4. cit.; n. 2043. 

(11) Catalogue des Livres Imprimés et Manuscrits de la Bibliothèque du feu Monseigneur 
Le Prince de Soubise, Marechal de France, dont la Vente sera indiquée par Affiches au mois de 
Janvier, 1789 > A Paris, Leclerc, 1788; pag. 352, n. 5071. 

(12) Cfr. op. e Z. cit.; n. 4572. 

(13) Cfr. cpp. citt. 

(14) Cfr. op. cit., Vol. VIII, pag. 339, n. 21. 

(r5) Cfr. op. cit. 

(16) Cfr. of. e 4. cit. n. 1020. 

(17) Nuova Serie det testi di Lingua italiana descritta dal Cav. ANT. BERTOLANI, secondo 
a sua propria collezione ; Bologna, 1843; pag. 132; n. 1159. 

(18) Cfr. opp. e il. citt. 


370 FANFULLA ORETI 


vendite; ad esempio in quelle delle Biblioteche Boutourlin (1), Libri (2), Riva (3), 
Maglione (4); e due copie sono ricordate come esistenti nella Biblioteca Fairfax 
Murray (5). Bellissimo esemplare ne possedeva l’ Olschki a Venezia (6); un 
altro è nella Biblioteca di Giuseppe Cavalieri a Ferrara (7); due copie, una delle 
quali mutila (8) si conservano nella Biblioteca Nazionale di Firenze; ed altre 
singole si trovano nell’ Universitaria di Pisa, nella Comunale di Siena (9), nel 
Museo Fabre a Montpellier (10). A queste sono da aggiungeré due altre copie, 
da poco rintracciate : l’ una che ora appartiene alla Biblioteca privata di Giu- 
seppe Martini di Lucca, è quella stessa, che servi, per i suoi lavori, a Giulio 
Perticari, il quale ne ricoperse tutti i margini con le innumerevoli varianti, 
tratte dal Codice Antaldino; nell’altra, recentissimo acquisto della Libreria 
Olschki, un tal Giuseppe Vincenzo Besta tentò « con forte fatica e farnetico » — 
come egli afferma con ingenua sincerità — di rettificare il testo, al quale altri 
però avevan già fatte non poche emendazioni ed apposto, qua e là, qualche nota. 


III. IL LIBRO I, CAPIT. 1° DEL DITTAMONDO. Testo rifurgafo e corretto sopra i 
Mss. delle Biblioteche fiorentine, da FRANCESCO DEL FURIA. 


Come « Appendice » alla Lezione detta dallo stesso Del Furia nella solenne 
adunanza della Crusca il 18 Maggio 1813, intorno alla « Necessità di confrontare 


(1) Calalogue de la Bibliothèque de Son Exc. le comte D. Boutorlin ; Florence, 1831; 
pag. 69, n. 1744. 

(2) Catalogue de la Bibliothéque de M. L.***[ibri], dont la vente se fera lundi 28 juin 
1847, et les vingt-neuf jours suivants a six heures de relevée, rue de Bons Enfants, z0, maison 
Silvestre, salle du premier; Paris, Silvestre et Jannet, 1847; pag. 155, n. 1017. 

(3) Catalogue des Livres rares et precieux manuscrits et imprimés composants la Bibliothèque 
de M. C.[arlo] R.***[iva] de Milan dont la vente aura lieu le jeudi 8 janvier 1857, et jours sui- 
vants à 7 heures précises du soir, Rue de Bons Enfants, 28 (maison Silvestre); Paris, L. Po- 
tier, 1856; pag. 134, N. IITI. 

(4) Cfr. op. cit., Deuxième partie, pag. 117, n. 1492. 

(5) Catalogo det libri posseduti da Charles Fairfax Murray, Londra, MDCCCLXXXXIX 
(Roma, Officina poligrafica romana, 1899); Parte I, pag. 379, n. 2238; e Cafalogo det libri 
posseduti da C. Fairfax Murray, provenienti dalla Bibliot. del March. Girolamo d' Adda ; Lon- 
dra MCMII (Firenze. tip. Viaggi, 1902); Parte III, pag. 599, n. 5512. 

(6) Catalogue de la Librairie Leo S. Olschki, Venezia, n. 1022 (in La Bibliofilia, Anno 
IV, (1902-03) disp. 1-2, pag. 64). 

(7) Cfr. op. e /. cit.; n. 613. 

(8) A quest’esemplare, che appartenne a Gio. Batta Doni — come avverte una nota 
ms. che vi si legge — furono rubate nel 1821 le carte da 184 a 191; il ladro venne trovato, 
ma le carte asportate non furono restituite; alcuni anni dopo — il 21 marzo 1840 —, il Conte 
Pietro Boutourlin donò alla Biblioteca derubata un altro esemplare intiero di questa edizione 
— cioè la seconda copia che ancora vi si serba — per completare il quale era precisamente 
avvenuto il furto delle carte. 

(9) LorENZO ILARI, Zudice fer materie della Biblioteca Comunale di Siena; Siena, al- 
l’ insegna dell’Ancora, 1844 ; pag. 177. 

(10) Catalogue de la Bibliothèque de la ville de Montpellier (dite du Musée Fabre), par 
L. GauDIN; Montpellier, Grollier, 1875; pag. 256, n. 1716. 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 371 


t testi a penna affine di rendere piti emendate e corrette le molte opere de’ nostri an- 
tichi scrittori », fu pubblicato negli « At dell’Imperiale e Reale Accademia della 
Crusca » (Firenze, Piatti, MDCCCXIX ; in-4), Tomo I, pag. 23 e segg. 

La stampa è a due colonne: nella prima di queste, è riportato il testo 
dell’edizione Vicentina del 1474, ed, a fronte, nella seconda, il nuovo testo rico- 
struito dal Del Furia. Non vi sono note illustrative; soltanto numerosi richiami, 
a pie’ di pagina, indicano i vari codici, dai quali l’editore avea tolte le diverse 


varianti, adoperate per l’emendazione. 


IV. I SEI LIBRI DEL DITTAMONDO DI FAZIO DEGLI UBERTI; presso Francesco 
Andreola. Venezia, 1820-21. 


L’edizione consta di tre volumi in-8 piccolo, che formano i numeri IX, 
X, XI del « Parnaso Italiano ». Il primo volume, nel recto del primo foglio ha, 
in alto, il frontispizio: « Parnaso | Italiano | Vol. IX»; in calce: « Venezia, 1820 | 
Presso Francesco Andreola »; e nel recto del secondo foglio: « Secolo Secondo. | Di- 
dascalici Primi ». Vi sono, dopo, tre fogli — la numerazione de’ quali; IV-VIII; 
comincia dal verso del primo — con l'avvertenza « A/ Lettore »: in essa, dopo 
aver detto della necessità di ridurre a miglior lezione le antiche e scorrette edi- 
zioni de’ nostri classici, per provvedere buone letture agli studiosi del bello 
scrivere, lamentasi l’abbandono nel quale gli eruditi lasciarono il Diffamondo e 
s’accenna agli studi intrapresi dal Del Furia e da altri; quindi, l'anonimo edi- 
tore, mostrata la necessità in cui si trovava di curare una rapida ristampa, che 
avesse sanate le piaghe del poema di Fazio, passa a parlare de’ mezzi di cui 
poteva disporre e del metodo a cui si era attenuto per compierla; affermando 
d'aver raggiunto il suo scopo, quello cioè di offrire per il primo un Dittamondo 
leggibile, lasciando ad altri la gloria di un /Liffamondo perfetto. — Segue l’ in- 
titolazione: « / sei Zibri | del Dittamondo | di | Fazio degli Uberti»; poi il testo dei 
primi due libri del poema, cosi: pag. 2, « De/| Ditfamondo | Libro Primo »; 
pagg. 3-124, i capitoli di questo libro, preceduti ciascuno dal rispettivo argo- 
mento in prosa; pagg. 125-179, le note esplicative, divise per capitoli; pag. 180, 
« Del | Dittamondo | Libro Secondo »; pagg. 181-312, i capitoli del libro secondo, 
anch'essi preceduti rispettivamente dai singoli argomenti in prosa ; pagg. 313-344; 
le annotazioni a questi capitoli. Ed ha termine il volume. 

Questa stessissima disposizione e tipografica e della materia, hanno gli 
altri due volumi: tanto il secondo che contiene i Libri III e IV del poema; 
quanto il terzo che comprende gli ultimi due libri, il V e il VI, Sole differenze 
inevitabili sono le seguenti: 

Nel volume secondo: il testo poetico del Libro III va da pag. 3 a pag. 103; 
e le annotazioni da pag. 104 a pag. 165; il testo del Libro IV va da pag. 167 
a pag. 280, e le annotazioni, che chiudono il volume, si estendono da pag. 281 
a pag. 349. Inoltre il discorso A/ Zettore, che apre il volume, è più ampio 
(pagg. v-xVI) ed ha una vivacissima intonazione polemica; erigendosi a pala- 
dino dei fiorentini e del Del Furia, che era stato scardassato a dovere dal Monti, 
l'editore acerbamente ribatte tutte le critiche mosse dal poeta, che egli accusa 
di vanagloria, di volgarità, d’ ignoranza; giungendo a dire di lui, che non sa- 
peva neppur leggere il Dilfamondo. 


372 FANFULLA ORETI 

Nel terzo volume: i capitoli del Libro V vanno da pag. 4 a pag. 132, 
seguiti dalle annotazioni (pagg. 133-173); quelli del Libro VI da pag. 175 a 
pag. 235 e le loro annotazioni da pag. 236 a pag. 269. Nell’avvertenza A4/ 
Lettore (pagg. V-XVI), ripigliando gli argomenti già accennati nel primo vo- 
lume, l’editore torna baldanzoso a rivendicare a sé stesso il vanto d'aver per 
il primo spogliato un’opera sì pregevole dalle sue brutture, e d'’averla data, 
per il primo, intelligibile a’ suoi lettori; traccia quindi un rapido riassunto 
generale del poema, per poi mostrarne partitamente le bellezze di lingua e di 
stile. Terminano questo volume, quasi a conclusione dell’opera, le MWaotizie 
intorno alla vita di Fazio degli Uberti, (pag. 271-272), scheletriche ed insignifi- 
canti, dove si possono leggere delle osservazioni di tal genere: « V’è chi 
crede quest'opera [il Diffamondo) anteriore alla Divina Commedia, ma più pro- 
babile si è il crederla posteriore, ed anzi fatta ad imitazione di quella. 

La divisione in libri e in capitoli è perfettamente eguale alla divisione se- 
guita poi nell’edizione Silvestri; e cosi in questo come in quel testo, eguale è 
il numero delle terzine, da cui risultano formati i singoli capitoli. La stampa è 
ad una colonna per pagina; ed ogni colonna completa contiene g terzine. 


V. IL DIYTTAMONDO DI FAZIO DEGLI UBERTI, FIORENTINO; Milano, Silvestri, 18206, 


L'edizione è in-16 grande, con carattere minuto, molto stretto, ad una co- 
lonna per pagina, nella quale, quando è completa, si leggono 12 terzine. Forma 
il Vol. 176 della « Ziblioteca scelta di opere italiane antiche e moderne »: indicazione 
questa che si legge nel recto del primo foglio. Seguono: 1) un ritratto giova- 
nile del poeta (1); 2) l'intitolazione del poema: « // Dittamondo | di | Fazio degli 
Uberti | fiorentino | ridotto a buona lezione | colle correzioni | pubblicate | dal Cav, Vin- 
cenzo Monti | nella Proposta | e con pi altre »; impresa del Frullone, ed in calce: 
Milano | per Giovanni Silvestri | MDCCCXXVI | ; 3) l'avviso de 7 Tipografo in 
quattro paginette (V-VIII), nel quale si accenna agli studi intrapresi dal conte 
Perticari per l'emendazione del poema, tenendo a norma il codice Antaldino, e si 
ripete la leggenda della risoluzione che si diceva essere stata presa da lui di 
abbandonare l’ impresa; dopo una scardassata all’edizione dell’Andreola, il tipo- 
grafo accenna agli aiuti prestati dal Monti alla presente edizione ed al metodo 
seguito dall’anonimo editore nella revisione del testo; termina col riconoscere 
che « di alcuni passi l’emendazione rimase incerta o disperata; ma affermando 
bastargli l'aver procurato di vendicare in qualche modo l'onore di Fazio vitu- 
perato per si deplorevole guisa nelle precedenti edizioni; 4) (pagg. IX-XVI) le 
Notizie su la vita e le opere dell'autore tratte dalla Storia della Letteratura italiana 
del Cavalier Girolamo Tiraboschi ; poi il testo del poema con i singoli capitoli, 
preceduti dai rispettivi argomenti in prosa: il Libro I va da pag. 1 a pag. 92; 
il II da pag. 93 a pag. 198: il III da pag. 199 a pag. 277; il IV da pag. 278 
a pag. 365; il V da pag. 366 a pag. 460; ed infine il VI da pag. 461 a 
pag. 508. 

(1) Donato al tipografo dal Monti, esso porta, in calce, la seguente iscrizione : « Fazio 


degli Uberti | Questo ritratto una volta esistente nel Palazzo della Nobilissima famiglia Ric- 
cardi, è oggi posseduto dall’ Ill,mo Signor Consigliere Rivani ». 


LE EDIZIONI E GLI EDITORI DEL « DITTAMONDO » 373 


Chiude il volume l'/ndice delle materie e dei singoli capitoli (pagg. 509-520), 
seguito da una pagina con l’ZErrata-Corrige e le indicazioni in calce: Pubblicato | 
il giorno primo Febbraio | M-DCCC.XXVI; e più in basso: « Se ne sono tirate 
dodici copie in carta velina bianca e due sole copie in carta turchina di Parma». 
Nelle altre tre pagine, annunzi di pubblicazioni recenti. 


VI. IL DITTAMONDO DI FAZIO DEGLI UBERTI; Venezia, G. Antonelli, 1835. 


Edizione in-8, con carattere rotondo minuto a due colonne per pagina; in 
ogni colonna completa si leggono 22 terzine. Non è volume a sé; ma con l’Or- 
lando innamorato di Matteo Maria Boiardo, rifatto da Francesco Berni; il /4/or- 
gante Maggiore di Luigi Pulci; 7! conquisto di Granata di Girolamo Graziani, 
forma il Volume secondo del Parnaso Italiano edito dall’Antonelli, occupando il 
quarto ed ultimo posto, mentre nel frontispizio del volume è indicato per il 
primo : « Parnaso Italiano | Volume Secondo | Fazio degli Uberti, Pulci, Berni, Gra- 
ziani ». Ha per semplice titolo: « // Dittamondo | di | Fazio degli Uberti »; ed in 
calce : « Venezia | Giusefpe Antonelli, Editore | premiato della medaglia d’oro | 
MDCCCXXAX TV ». Prima ha una breve prefazione (pagg. V-VIll): « L’£ditore a chi 
legge », firmata da Francesco Zanotto, nella quale questi dice di aver seguito il 
testo dell'edizione milanese, confrontato con le emendazioni fatte dal Monti nella 
Proposta, con i brani recati dall’Alberti nella sua /fa/ia e col Codice Cappello 
(Marciano, classe IX, ital. 40), da cui prese molte varianti, inserite fra le note ; 
le quali, essendo difettose nella stampa del Silvestri, egli ampiò molto, special- 
mente nei luoghi oscuri e difficili, valendosi « non però in quel modo come 
altri fecero » del Comento inedito del Capello, e degli scritti d’ Ovidio, Livio, 
Plinio, Orosio, Eutropio, Paolo Diacono, delle Divine Scritture e principalmente 
di Solino; termina lodando le maschie bellezze del poema sia per quel che ri- 
guarda la lingua, come per quel che riguarda lo stile. Seguono le « Notizie su /a 
vita e le opere di Fazio tratte dalla Storia della Letteratura italiana di Gerolamo 
Tiraboschi » (pagg. XIII-XVIII), precedute da una terzina dello Zanotto : 


« Come Dante Virgilio, e tu Solino 
Prendesti a guida del tuo alto viaggio 
Ma tu mortale sei, quegli è divino » (1). 


Si ripete il titolo dell'opera; poi sei versi tratti dal poema (Lib. I, cap. I, 
Vv. 27-32); di nuovo il titolo dell’opera; incomincia, quindi, il testo poetico, 
con i singoli capitoli preceduti dai rispettivi argomenti in prosa, e seguiti cia- 
scuno dalle note esplicative e dalle varianti: il Libro I termina a col. 74; il 


(1) Lo Zanotto soleva far precedere i poemi, dei quali curava la ristampa, da wra ter- 
zina che ne riassumesse l’idea generale, e possibilmente, ne desse un giudizio sintetico ; cosi 
fece in questo volume anche per il poema del Pulci e per quello del Graziani. Facile dunque, 
è il chiarire il dubbio affacciato dal Filippini — «Sarebbe interessante sapere se questi versi 
appartengono a un componimento più vasto dedicato al Frezzi o no » — espresso a proposito 
della terzina, che, secondo l’usato, precede il « Quadriregio » nell'edizione Antonelli. (Cfr. E. 
FILIPPINI, 0f. cil., pag. 33, n. 2). 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 12° 47 


374 FANFULLA ORETI 


secondo a col. 151; il terzo a col. 219; il quarto a col. 289; il quinto a col. 361, 
e il sesto a col. 402. 

Chiudono il volume l’« Zndice de’ nomi propri e delle cose notabili contenute nel 
Dittamondo di Fazio » (colonne 405-456), e l’« Zndice dei capitoli del Dittamondo » (co- 
lonne 465-476). Tra la colonna 456 e la colonna 4655 non esistono pagine nella 
copia da me esaminata, che è quella che si conserva nella Biblioteca Nazionale 
Braidense di Milano; e che non manchino è dimostrato dall’ « /ndice finale » nel 
quale, all’« /udice delle materie », segue immediatamente l’« /ndice dei capitoli » . 

Il numero e la disposizione delle terzine di ciascun capitolo, e dei capitoli 
di ciascun libro sono perfettamente eguali a quelli dell'edizione Silvestri. 


VII. DEL DITTAMONDO | DI FAZIO DEGLI UBERTI | Cafifo/o primo del primo Li- 
bro | emendato | da FRANCESCO ROCCHI | in sui Codici Antaldino e Malate- 
stiano | ; Bologna | R. Tipografia | 1881. 


È un elegante opuscolo in-8, pubblicato da Gino Rocchi, figlio erudito 
dell’erudito editore, in occasione delle nozze del suo amicissimo Giulio Vaccaj. 

Consta di to carte, delle quali la prima e l’ultima bianche ; nel recto della 
seconda si legge: « Nozze | Vaccaj-Ferrucci | XV Dicembre MDCCCLXXXI; nel 
recto della terza il frontispizio surriferito; ma l’una e l’altra appariscono bianche 
nel verso. Le due pagine seguenti contengono la lettera dedicatoria allo sposo; 
datata da Bologna, l’11 Dicembre 1881; nella quale con devozione filiale sono 
ricordati gli studi, onde fin da giovinetto Francesco Rocchi si preparava a suc- 
cedere al suo concittadino e maestro, Giulio Perticari, nella difficile opera di re- 
stituire a miglior lezione il testo di Fazio, venutoci scorrettissimo nei codici e 
nelle stampe ; studi, che diedero il modo d’apprestare la presente pubblicazione. 
Quindi è il testo poetico, fornito, a pie' di pagina, di note molto ampie ed eru- 
dite; il quale va da pag. 9 a pag. 17; nella pagina seguente è la scritta: 
« Stampato in Bologna | nella R. Tipografia dei fratelii Merlani | il giorno 14 Dicem- 
bre 1881». Se ne impressero soli 120 esemplari. 

(Fine). | FANFULLA ORETI. 


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MANUSCRITS TRÈS PRECIEUX 


(Continuation: V. Za ZBibliofilia, anno XXIV, pag. 330). 


Livre d’heures en latin et en frangais. Il se compose des parties sui- - 
vantes : 


Fol. 1-12. Calendrier en francais. D’après les noms des saints, on peut 
conclure, semble-t-il, que ce manuscrit était destiné à étre en usage dans le 
nord ou le nord-est de la France. 

Fol. 13-18. Extraits des quatre évangiles. — Fol. 19. Commence- 
ment des Heures de Notre-Dame. Matines. — Fol. 46 v. Laudes. — Fol. 65. 
Prime. — Fol. 70. Sexte. — Fol. 85. Complies. — Fol. 191. Psaumes péniten- 


PLANCHE XVI. 


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La Bibliofilia XX1V, 12 (III. 1923). Leo S. OLscHxI, Manuscrits très précieux. 


LIivRE D'HEURES en latin et francais. Manuscrit sur vélin du XIVe siècle (France). 


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MANUSCRITS TRÈS PRÉECIEUX 375 


tiaux. — Fol. 1035. Litanies des Saints. — Fol. 112 v. Heures de la croix. — 
Fol. 123. Heures du saint Esprit. 

Fol. 128v- « Les XV joies de nostre Dame » (en francais). — 
Fol. 139v. Vépres et Vigiles des morts. — Fol. 189%. « Du Couronnement 
Nostre-Dame ». — Fol. 190. Suffrages des Saints. — Fol. 191 v. « De saint Pierre 
de Lucembourt » (Pierre de Luxembourg, évèque de Metz, puis cardinal, mort 
a Villeneuve lès Avignon en 1387). 

Fin du XIV®° siécle. 196 feuillets. Hauteur: o" 16. Largeur: o" 11. 
Jolies miniatures à fonds quadrillés ou imitant des draperies, représentant: l’An- 
nonciation (fol. 19), la Visitation (fol. 46 v), l’Annonce aux bergers (fol. 65), l’Ado- 
ration des Rois Mages (fol. 70), le Massacre des Innocents (fol. 85), Dieu le 
Père (fol. 91), le Christ en croix entre la Vierge et saint Jean (fol. 1122), la 
Trinité (fol. 122 v), La Vierge tenant l’Enfant (fol. 128 7), le Jugement dernier 
(fol. 135), un enterrement (fol. 139). Nombreuses lettrines ornées. Les marges des 
pages à miniatures sont décorces de vignettes à feuillages et animaux fan- 
tastiques. j 

Au premier feuillet on lit: « les noms des enfans de Frangois Ma- 
reschal, officier des A. R. M'" le duc d’Orléans, et de Frangoise de Pardieu. Est 
née Anne Frangoise Mareschal, le 18° janvier à onse heure du soir 1703. Son 
parain M" Descoust, prestre, sa maraine madame’ Anne de Pardieu. A este 


baptisée à St. Pierre le Guillard l’eiglise. — Titres en rouge et bouts de ligne en 
couleurs. — Rel. moderne en maroquin rouge à filets dorés, 
V. la planche XVI. 
(A suivre). LEO S. OLSCHKI. 


‘iii zi ii ii iii iii; Liri micio iii pini 
[o egiitio;(odiscI.is.otiòt gi ci.g.ò otti 0106804400 TIA LI ALI :IN I Cit siti 1510099 CI 
TITTI A E TIT AE E RN I NEI ATI Ei VR NI or n ISO III AE IN  ___—r—___—_—_—___—_—_——_—_—_—___—_——_—_—_—_—_—__—_—___———m 


NOTIZIE 


Un dizionario papirologico dei nomi proprii. — L'’ illustre papirologo dell’ Università 
di Heidelberg, Prof. dr. Fr. Preisigke, ha pubblicato recentemente in un bel volume di 526 
colonne un’opera capitale per lo studio dei papiri greco-egizi. Si tratta di un indice di tutti i 
nomi di persone — greci, latini, egiziani, ebraici, arabi, ecc. — ricorrenti nei documenti greci 
di origine egiziana, siano essi papiri, « ostraka », iscrizioni, schermi di mummie o altro. A que. 
sto indice sono aggiunti i nomi abissini, arabi, aramaici, cananei e persiani, raccolti dall'orien- 
talista Dr. Enno Littmann, dell’ Università di Tubinga. Il dizionario si limita alla registrazione 
dei nomi proprii seguita dal rinvio al documento corrispondente. L’opera si presenta dunque 
in primo luogo come manuale di consultazione e tale è in realtà il suo scopo immediato. 
Della sua importanza ed utilità si convincerà ben presto chiunque conosca, sia pure superfi- 
cialmente, la vastità del materiale che la giovine scienza papirologica ha potuto raccogliere, 
classificare e rendere accessibile agli ellenisti, egittologi, ai romanisti del giure, agli studiosi 
delle antichità greche ed egiziane e perfino a.... Pierre Louys nel giro di pochi decenni. Il 
Prof. Preisigke ha saputo centralizzare nella sua mente e nella sua magnifica biblioteca papi- 
rologica tutto questo immenso materiale di studio, pubblicato dagli studiosi di tre continenti 
e disperso in innumerevoli raccolte pubbliche e private. L’erudito che sfoglia il volume del 
Preisigke ha dinanzi a sé un miracolo di pazienza e di esattezza. Dall’ immenso numero di 
documenti l’autore ha raccolti più di 17 mila nomi appartenenti all’oriente ellenico. I nomi 


376 NOTIZIE 


greci sono via via contrassegnati dall’epoca del documento ; invece l’autore ha creduto oppor- 
tuno di evitare indicazioni di tal genere per i nomi egiziani, moltissimi dei quali non possono 
esser nemmeno localizzati con certezza, sia per la loro origine incerta, sia perché manca an- 
cora un dizionario delle forme geroglifiche, ieratiche, demotiche e copte di sulle quali possano 
esser identificati con relativa sicurezza i nomi tramandati nelle forme greche. L’autore ha ri- 
servato agli studiosi anche la localizzazione dei nomi greci, impossibile ad eseguire in un in- 
dice di questa fatta, poiché essa non potrebbe avvenire senza indagini speciali e senza ampia 
documentazione di varia natura. Molti nomi di persone, p. e., corrispondono a quelli di divi- 
nità locali non ancora identificate; altri invece sono di uso generale ; altri infine sono dubbi 
od oscuri. Per economizzare lo spazio e la composizione l’autore ha rinunciato a identificare i 
personaggi più cospicui nominati nei documenti. L'indice, però, reca nella sua estrema so- 
brietà indicazioni importanti. Rileviamo che un papiro nomina un xiptog Xpnvotég che non è 
Gesù. Molti nomi sono registrati nelle varie forme dialettali in cui sono tramandati e l’autore 
ne ha rilevati con opportuni contrassegni le varietà fonetiche. Cosi pure gli accenti servono 
alla pronuncia approssimativamente esatta dei nomi riferiti; altri segni diacritici hanno lo 
stesso scopo. L’autore ha creduto opportuno di giovarsene, perch? i grecisti raramente cono- 
scono le varie lingue orientali cui appartengono i nomi proprii ricorrenti nei papiri. 

Questo volume è il primo di una serie di manuali papirologici che vedranno la luce in 
seguito. L’autore si è limitato qui ai nomì di persone, mentre un altro pipirologo heidelber- 
ghese, il sig. Emil Kiessling, sta preparando l'indice dei nomi di divinità e il Grenfell di 
Oxford attende allo studio della geografia egizia, dalla quale resulteranno pure i nomi geo- 
grafici sparsi nei papiri. Il Prof. Preisigke stesso pubblicherà fra breve un dizionario dei do- 
cumenti greci di origine egizia, il quale conterrà i nomi e i riferimenti che riguardano i re, 
gl’ imperatori e i consoli. 

Intanto il Namenbuch già pubblicato rappresenta un contributo inapprezzabile all’ulte- 
riore esplorazione del mondo greco-egizio, al quale è rivolto oggi l’ interesse degli studiosi e 
dei curiosi. Il volume non può mancare nelle biblioteche pubbliche dei centri di studio e tro- 
verà il suo posto fra le opere di consultazione dei musei di antichità greche ed egizie, nelle 
raccolte di papiri e dovunque si coltivino le ricerche ellenistiche ed egiziane. Il prezzo del 
volume, pubblicato in numero limitato di copie, è di sette dollari o della somma corrispon- 
dente in altra moneta. Esso si vende direttamente dall’autore, senza intermediari e franco di 
spese, indirizzando l’ importo al Prof. Preisigke stesso, Università di Heidelberg. 

Chi si diletta delle « deliciae eruditorum » rileverà con interesse che il Prof. Preisigke fu, 
fino a non molto, direttore dell’ufficio telegrafico di Strasburgo. Ciò non gli impedi di atten- 
dere agli studi prediletti il cui frutto sono le varie pubblicazioni di carattere papirologico, ben 
note ai cultori della materia. Quale tenacia e quanto entusiasmo per giungere dal dilettanti- 
. smo alla maestria ! 


Della prima edizione delle opere di Shakespeare, pubblicata nel 1623 e detta in Inghil- 
terra « The First Folio » (il cui possesso è vagheggiato come forse nessun altro libro al mondo), 
riportiamo alcuni curiosi dati statistici che troviamo citati nel /wbliskers’ Circular. Fino dal 
1899 la competizione degli Americani aveva condotto ad alte cifre il valore di questo cimelio, 
tanto che se ne pagarono già allora 1700 sterline. Nel 1905 un americano pagò un esemplare 
7000 sterline e lo scorso maggio un altro esemplare trasmigrò in America il cui prezzo aveva 
toccato nientemeno che 8600 sterline Nel 1906, dei 170 esemplari conosciuti di questa edizione 
112 si trovavano nel Regno Unito, 52 in America, 3 nelle colonie Britanniche e 3 nelle biblio- 
teche del continente ; dei quali si sapeva che 82 esemplari si trovavano nelle mani di proprie- 
tari privati inglesi, e 43 di proprietari americani. Ora queste proporzioni sarebbero invertite ! 
Certamente che un po’ d’amarezza si proverà in Inghilterra vedendo passar oltre Atlantico 
volumi che hanno, oltre che un valore di rarità, anche un valore spiccatamente nazionale ; ma 


NOTIZIE 377 
su considerazioni malinconiche i bibliofili e studiosi inglesi, per lo spirito pratico che informa 
la loro razza, non si fermeranno più che tanto. 

I cumuli d’oro che l'America dà in cambio di cimeli da collezione, entrano nel loro 
paese come incremento di ricchezza e stimolo di nuova produzione, e se ne avvantaggia, fra 
tante altre cose, anche l’attività libraria; onde si hanno tanti altri nuovi utili e bellissimi 
libri.... E — altro argomento di consolazione — un libro, per quanto raro e prezioso, che tra- 
smigri da un paese all’altro non è un libro perduto, ché anzi movendosi esso non fa che uni- 
formarsi alla sua natura e seguire il sno fato ; obbligarlo a un’ immobilità assoluta significa pre- 
parargli la tomba. Se ne persuadano certi bibliotecari, nei cui voti sarebbe che si dichiarasse 
monumento nazionale il più banale dei volumi impressi « cura et impensis Octaviani Scoti » 
per avere una scheda d’ incunaboli in più e per dare lavoro alle tarme disoccupate. 


La Dotazione Carnegie per la Pace internazionale (1911-1921). — Esiste, com’ è noto, 
una pubblicazione periodica americana, che col titolo Year 200% of the Carnegie Endowment 
for international! Peace, vede la luce annualmente in un volume in-4, di circa 180 pagine, e 
contiene tutte le indicazioni che possono interessare il pubblico sulla grande istituzione fon- 
data da Andrew Carnegie in favore della pace internazionale : essa viene anche distribuita 
in buon numero di esemplari, pel tramite dell’ Ufficio degli Scambi internazionali di Roma, 
alle principali biblioteche nostre. Un carattere riassuntivo, più modesto, mia forse più pratico 
per noi, ha una pubblicazione francese : ]. Prudhommeaux (Directeur-adjoint du Centre 
Européen), /e Centre Européen de la Dotation Carnegie pour la Paix internationale (1911-1921). 
Paris 1921; pagg. IrI1, in-8; c. fig.; la quale contiene un articolo del d’ Estournelles de 
Constant, Andrew Carnegie (pagg. 3-11); Elihu Rost, Za vie et @uvre d’A. C. (pagg. 12-20), 
tradotto dal volume : /x memory of Andrew Carnegie, his Life and Work (1835-1919). New York 
1920 ; e vari altri articoli, o rendiconti, sulla organizzazione della Dotazione Carnegie ; su cia- 
scuna delle tre grandi Divisioni in cui essa si suddivide (I. Division des Relations et de l’ Edu- 
cation; II. Division de l’Economie politique et de l’ Histoire; III. Division du Droit Interna- 
fional) ; sull’azione svolta dal ‘ Centro Europeo ’, prima, durante e dopo la Guerra; e si chiude 
con una Zisle des frincipales publications de la Dotation (pagg. 99-109). L’opera umanitaria in- 
ternazionale che si propone la Dotazione Carnegie è — com’è noto — la più svariata: scambi 
di professori e di studenti fra le due Americhe, fra l’Oriente e l’ Occidente, fra l’antico e il 
nuovo mondo ; visite internazionali di studenti; /ourrées di conferenze all’estero ; invio di de- 
legati alle riunioni solenni delle Accademie e degli Istituti scientifici; onoranze rese a stra- 
nieri illustri e benemeriti verso la civiltà e il progresso umano, sono altrettanti mezzi di cui 
la Divisione delle Relazioni internazionali si vale per ottenere quella interpenetrazione delle 
razze e dei popoli, che è uno dei punti fondamentali del suo programma. 

Ma oltre questi mezzi, sotto un certo aspetto effimeri, ve n’ha uno di efficacia e durata 
anco maggiore e più sicura, e che renderà benemerita l’istituzione americana anche presso i 
venturi. Vogliam dire i mezzi materiali e morali che questa branca della ‘ Dotazione * mette 
in opera per creare di nuovo od alimentare biblioteche le quali abbiano per iscopo di elevare 
il livello morale e culturale dei popoli. Il Carnegie ebbe fede nel libro, come strumento delle 
vittorie dell’ idea sulla materia, e della civiltà sulla barbarie ; e l’istituzione da lui creata si 
studia di seguire fedelmente le orme del grande filantropo. « La guerre (è detto nel citato re- 
soconto francese) a causé des désastres tels qu'il n'y aura pas d’apaisement possible des haines 
tant que, par un grand effort d’entr’aide internationale, les désastres n’auront pas été réparés. 
La Dotation a voulu donner l’exemple. En pleine guerre, par une résolution du 20 avril 1917, 
confirmée le 16 décembre 1918, les frusfees décident de consacrer 500.000 dollars au relève- 
ment des ruines dans les regions dévastées de la Belgique, de la France, de la Serbie et de 
la Russie. Un peu plus tard, ils accordent 50.000 dollars pour le soulagement des misères dans 
les territoires placés naguère sous le contréle des Turcs. 


378 NOTIZIE 


+ -— ——+»& 


« Sur les crédits ainsi votés, 100.000 dollars sont attribués à la Belgique pour la restau- 
ration de l’Université de Louvain. En France, 200.000 dollars (soit trois millions de francs au 
cours actuel du change) serviront à doter Reims, la grande martyre, d'une bibliothèque mu- 
nicipale plus belle que celle qui s’est effondrée sous les obus. En Serbie, c’est à la biblio- 
thèque de l’Université de Belgrade, ruinée elle aussi par la guerre, qu’iront les 100.000 dollars 
accordés par la résolution du 28 février 1920. Pour la Russie enfin, l'American central Com- 
miltee for Russian Relicf, dont M. Ch. W. Eliot est le président, recoit, le 5 mai 1920, 
50.000 dollars, destinés à venir en aide aux cent mille réfugiés qui meurent de misère dans la 
banlieue de Constantinople et dans les ports de la Mer Noire » (pagg. 45-46). Oltre a ciò, bi- 
blioteche, ciascuna di 2000 volumi — scelti fra le opere che fanno più onore alla letteratura e 
alla scienza aniericana — sono state offerte, il 2 luglio 1920, alla Università di Londra ; il 25 
agosto, alla Zentralbibliothek di Zurigo ; il 3 dicembre, all’ Università di Parigi; il 16 dicembre, 
alla città di Tokyo, e il 2 gennaio 1921, alla biblioteca di Studi Americani del palazzo Salviati 
a Roma. Altre liberali elargizioni furono concesse in quest'anno medesimo a Strasburgo e ad 
altre città europee. 

Il volume è corredato di alcune illustrazioni, fra le quali ricorderemo quelle che rappre- 
sentano la posa della prima pietra della nuova biblioteca di Reims (19 luglio 1921); la posa 
della prima pietra della biblioteca dell’ Università di Belgrado (23 giugno 1921); e la posa 
della prima pietra della nuova biblioteca di Lovanio (28 luglio 1921). 


Congresso internazionale dei Bibliotecari e dei Bibliofili. — Come una primizia del 
Congresso internazionale dei Bibliotecari e Bibliofili che si è tenuto a Parigi dal 3 al 9 aprile, 
e sul quale i lettori de Za £:b/iofilia saranno a suo tempo dettagliatamente informati dal no- 
stro corrispondente parigino, Amédée Boinet, segretario della III Sezione, diamo frattanto 
l'elenco delle Comunicazioni che vi saranno fatte, e i cui temi sono stati prenotati sino al 


12 marzo: 


[er SECTION 
Bibliothèques et Bibliothécalres. 


BotNET (A), Za protection des richesses d'art des bibliothèques. — Les mésures indispensables 
à frenare. 

BRAIBANT (A.), Za réorganisation des Bibliothèques et des Archives de la Marine. 

BULTINGAIRE (L.), Z’é/af actuel de l’Inventaire des fpériodiques scientifigues et techniques des 
Bibliothèques de Paris. 

Covecque (E.), La mobilisation des bibliothèques et des bibliothécatres en cas de guerre. 

LaBrosse (H.), Rapport sur l’organisation du service de la Bibliothèque Municipale de Rouen. 

LancLO:s (abbé M.), /a mouvelle bibliothèque. 

LesourD (Paul), L’/nventaire des richesses d'art. 

PEREIRE (A.), Ze dépot légal des pièces d’État. 

RUTTEN (A.), Za mouvelle loi belge sur les Bibliothèques publiques et ses premiers résultats. 

ToBoLka (D. Zdenek), £chkanges infernationaux. 


II»e SECTION 
Utilisation des Bibliothèques et Diffusion du Livre. 
BouTERON (M.), Un traîté type de Balzac pour ses éditeurs. 
CANTINELLI (R.), Sur les moyens pratiques de faire connaitre les richesses conservées dans les 


bibliothéques de province. 
Carson (Miss), L’@euvre américaine en France (Soissonnais et Paris) (avec projections). 
CortEsao (Jaime), /4ée générale du système de catalogatton des Bibliothèques Portuyaises. 
CovecQuek (E.), Veu pour la promulgation d'une lvi francarse pour les bibliothèéques pubdblizu?s, 
analogue dà la lot belge de 1921. 


NOTIZIE 379 


DimieR (Louis), Les dangers que fait courir la superstition du livre & lu culture intellectuelle, 

GASPAR (Camille), L’état actuel des entreprises de reproduction de manuscrits. 

HENRIOT (G.), Zes offices d’information. (Extension du rble de certaines bibliothègues consacrées 
aux arts et aux sciences appliguées). 

LEMAÎTRE (H.), Les collections d’imprimés relatifs da la guerre en Belgique et en Italie. 

OTLET (P.), Les organisations internationales de la Bibliographie et les plans dont est saisie la 
Commission de coopération intellectuelle de la Société des Nations. 

PANGE (M.me la Comtesse Jean de), Za diffusion du livre francais en Alsace et en Lorraine 
depuis l’armistice. 

PROENCA (P.), Sur quelques travauxr de coopération internationale dans le domaine de la Biblio- 
graphie. i 

REIZLER (S.), Bibliothéques et bibliographies. 

TOoBOLKA (D.' Z.), Zes dibliothèéques publiques dans la Républigue Tchécoslovaque. 

TOURNEUR (V.), Za mission des bibliothègues centrales de l État en Belgique. 

WARNOTTE (D.), Nofe sur le caractère et la portée de la documentation dans l Administration 
civile. 

WILDENSTEIN (G.), Les livres sur l’histoire de l’avrt. Ce que doit étre une monographie d’artiste 
(plan, exécution, illustration). 

WiLHELM (L.), L'organisation de la Bibliothèque Universitaire et régionale de Strasbourg sous 
le régime allemand. j 

ZivnyY (Ladislav J.), Quelques mots sur la classification des différentes branches de la science 
des livres. Objet et but de la bibliographie. 


I[{me SECTION. 
Histoire et Art du Livre. 


AuDIN (Louis), 1) La /ettre dans le livre. — 2) Louis Perrin, imprimeur Lyonnais. 

BrauLIEU (Camille). 1) Note susvie d'un voeu au sujet de la longévité des érudits, et particu- 
liérement des bibliothécaires. — 2) Note sur une grande bibliothèque régionale : la collection 
Saintongeoise de M. Martancau, bibliophile è Saintes. 

BLANCHET (A.), Une plaque de cuivre gravée en épargue (milieu du XVe s.). 

BLuM (A.), Un nouvel ancétre de la gravure sur bois, 

BURGER (C. P.),Certatns livrets d’instruction primaire ou plutbt primitive du XV au XVIII s., 
sinprimés sur vélin (avec projections). 

Corner, Zes bibliothéques de Fouquet. 

DELAHACHE (G.), Zfistorique de la Bibliothèque de la ville de Strasbourg. 

DIMIER (L.), Ze dois d’illustration au AIX® siecle. 

DurRIEU (Comte P.), Zes manuscrits è peinture du roi René (avec projections). 

FraTI (Carlo), Projet d’un Dictionnaire bdio-bibliographigue des Bibliothécaires, Bibliographes et 
Bibliophiles Italiens (XIVe-XIX® s.). 

GHELLINEK (J. de), Ze catalogue général des bibliothéques anglaises au début du XV® siècle 
(vers 1410), et les documents apparentés,. 

GRANIEI (M.2e), Coup d’aeil rapide sur le livre polonais de 1473 jusqu'à nos jours. 

GUSMAN (P.), La reliure et l’origine de la typographie (avec projections). 

Hoc (Marcel), Audert Goltzius, imprimeur. 

Jorga (N.), Za miniature et l’illustration des livres en Roumanie aux XVI-XVII] siècles. 

LABANDE (L. H.), Za dibliothèque musicale des Princes de Monaco au XVIIIe siècle. 

LEYMARIE (A. Léo), 1) Ze premier ouvragze Frangais sur le Canada, publié à Rouen en 1545; 
2) Les premiéres impressions au Canada (1759). 

LIEURRE (Jules), Les livres illustrés par Callot. 


380 NOTIZIE 


LyNA (F.), Un ex-libris gravé au XV* siècle. 

Mato (H.), Za bibliothèque du roi et les Corsaires (1705-1706). 

MicHEL (Henri), Colard Mansion et le Boccace d'Amiens (avec projections). 

PANGE (M.* la Comtesse J. de), /Zistoire de la bibliothèque de Mme de Staél. 

PRINET (M.), Un manuscrit du « Proprictaire des choses » (XVe s.). 

RicaRD (P.), La renaissance de la reliure d'art à Fez. 

VINCENT (A.), Les dois de Jean Gruninger (Strasbourg), repris par d'autres imprimeurs. 
WALTER (Abbé), Zes pins anciennes bibliothèques d'Alsace. — Leur histoire et leurs réglements. 


Bibliografia Dantesca Aretina. — Nel bel volume Dante e Arezzo, a cura di Giuseppe 
fFatitni, pubblicato dal Comitato Aretino della « Dante Alighieri », e formante il vol. II, N. S., 
degli Atti della R. Accademia Petrarca di Arezzo (Arezzo, Società tipografica Aretina, 1922; 
pagg. vIli-398, in-8), hanno una speciale importanza per la storia della fortuna di Dante i due 
scritti dello stesso Fatini e di Carlo Alberto Lumini, 4Z/ cu/fo di Dante in Arezzo nei 
sec. XIV-XVI, e nei sec. XVII-XX (pagg. 137-248). A questi due scritti forma naturale ap- 
pendice : C. A. Lumini, 2ibliografia Dantesca di scrittori Aretini (pagg. 341-61), nella quale 
hanno naturalmente una speciale ampiezza gli elenchi degli scritti danteschi di I. Del Lungo 
(pagg. 344-51) e di G., L. Passerini (pagg. 352-59): il primo dei quali è estratto dalla 2:5/iografia 
generale degli scritti del Del Lungo, pubbl. da A. Gigli e C. Mazzi, L’opera letteraria e civile di 
I. Del Lungo (1861-1921) { in Rivista d. b:blioteche e d. Arch., vol. XXXI (1920), pagg. 49-114; la 
quale registra, in altrettante Appendici, anche le recensioni bibliografiche, le iscrizioni i nu- 
meri unici ed opuscoli d’occasione, ed i versi, e abbraccia complessivamente 635 numeri. 


I codici di S. Giovanni da Capistrano. — Il 1° dicembre 1447, Cobella, contessa di 
Celano e signora di Capistrano, emanò un decreto nel quale veniva riconosciuto il convento 
che si stava allora costruendo, per istigazione di fra Giovanni da Capistrano, per i suoi confra- 
telli dell’ Osservanza, dotandolo del colle sottostante. Sembra che la costruzione procedesse 
lentamente ; ma volendo il fondatore che «se Iddio disponeva altrimenti del suo corpo (poi- 
ché egli trovavasi allora nelle parti della Germania, per combattere gli Hussiti), almeno i libri, 
monumento del suo sapere, e il suo corredo, ricordi affettuosi di tanti amici, fossero colà rie 
portati dopo la di lui morte », nell'ultimo anno di sua vita spedi lettere alla consorella di 
Celano, « perché nel convento da lei edificato facesse costruire grande e bella biblioteca onde 
riporvi i suoi codici. Perciò al sentirsi vicino alla morte, si fece consegnare tutti i suoi mano- 
scritti. Quelli che riguardavano l’eresia dei Boemi furono da lui consegnati a fra Giorgio di 
Padova per trasmetterli a Buda: i rimanenti sette volumi, con altri opuscoli, lettere aposto- 
liche e libri d’altri autori concessi ad uso suo, li avvolse e legò di propria mano nel tappeto che 
usava spiegare sui pergami quando predicava, consegnandoli ai compagni fra Giovanni di Ta- 
gliacozzo e fra Ambrogio da Aquila, affinché li portassero al convento del paese natio ». Ed 
il viaggio che dovevano fare codesti libri e l’altre robe non era breve, poiché fra Giovanni 
mori (come è noto) a Villaco in Carinzia il 23 ottobre 1456; pure la volontà sua fu scrupolo- 
samente adempiuta, non senza gravi difficoltà. « Se io volesse scribere (afferma il Tagliacozzo) 
come miracolosamente nui con tucti soi libri et altre cose de suo uso sciamo revenuti ei come 
per sua oratione sciamo campati con queste cose per tante varie natiuni, per tanti periculi de 
latri et de fiumi et de acqua et de mare, ve sarria ancho grande admiratione ». Infatti sap- 
piamo che alcuni religiosi stessi di Villaco contesero ai fiduciarii del santo alcune delle 
reliquie di lui, ed altre furono ad essi sequestrate per ordine del Re di Ungheria; cosicché il 
23 marzo 1457 Callisto III fece « precetto di coscienza e di obbedienza, pena la scomunica », 
ad ogni persona di consegnare ai frati della provincia monastica di S. Bernardino di Aquila 
tutti i libri e reliquie, i registri e le bolle appartenenti a fr. Giovanni da Capistrano. A quanto 
sembra, l'ordine fu eseguito, poiché il Tagliacozzo afferma che i libri « furono deposti nella 
grande e bella libreria fatta costruire dalla contessa di Celano, appena ultimata » quando il 


16, 


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NOTIZIE 381 


Tagliacozzo ed il confratello giunsero dalla Carinzia. Essendo però stato constatato un dete- 
rioramento delle reliquie e delle carte per patita umidità, i Capistranesi vennero nella deter- 
minazione di erigere l’attuale ‘ reliquiario ’, il quale « consiste in due grandi armadii di noce, 
simmetrici e ben torniti a stile barocco, collocati l’uno a destra e l’altro a sinistra della cap- 
pella di S. Giovanni da Capistrano ». Di questi codici diede già notizia, parecchi anni or sono, 
il prof. V. De Bartholomaeis (Ricerche Abruzzesi: I. I codici Capestranesi; in Bullettino 
d. Istituto storico italiano, n. 8 [Roma 1889), pagg. 77-113). Più ampiamente ne offre ora la 
storia e la descrizione bibliografica il p. Aniceto Chiappini, O. F. M., Re/iguie letterarie 
Capestranesi; nel Bullettino d. R. Deputaz. Abruzzese di storia fatria, ser. 33, a. IX-X 
(Aquila 1919), pagg. 27-185. Il nucleo maggiore e più interessante A) è quello dei « Codici 
dell’ Oratorio privato del convento di Capestrano », in numero di LXI, e sono gli stessi già 
descritti dal De Bartholomaeis. — Vengono poi: B) quattro « Codici liturgici del Reliquiario » 
(n. LXII-LXV); C) Codici Capistranesi della Biblioteca Nazionale di Napoli », trasferitivi nel 
1814 (n. LXVI-CCXXVII); D) Altri codici della Nazionale di Napoli, già Capistranesi » 
(n. CCXXVIII sgg.) (1). Alcuni codici serbano ancora preciso ricordo dell’acquisto fattone da 
Giovanni da Capistrano in Germania, e del primitivo loro possessore. Cosf, in un cod. del 
sec. XIV del Compendium Theologiae di Alberto Magno, si legge: «Iste liber est emptus in 
Alamania a R.® p. F. Johanne de Capistrano »; e nell’ ultima carta del cod.: « Iste liber 
est fratris Hermanni de Owent, ordinis Fratrum Servorum Sanctae Mariae » (pag. 122). — 
Quanto alle carte del ‘ reliquiario ’, esse sono state distinte in : A) ‘ Corrispondenza pergamena- 
cea ? (in numero di 73 documenti, per lo più lettere apostoliche, coi loro sigilli pendenti ed altre 
caratteristiche diplomatiche) ; B) ‘ Corrispondenza cartacea ’ (con 233 documenti, scompartiti in 6 
buste); C) ‘ Corrispondenza cartacea deteriorata ’ (con 176 carte, fra pubbliche e private); D) ‘ Cor- 
rispondenze disperse ’, ricercate ed annotate sui fonti editi ed inediti. — Come si vede, le ricerche 
del p. Chiappini vengono ad allargare d'’assai la cerchia di quelle del suo dotto predecessore. 


Carteggio di Antonio Canova coll’ab. Daniele Francesconi. — L’ab. Daniele Fran- 
cesconi, nato nel 1761 a Belvedere nel Trevisano, per trent'anni bibliotecario dell’ Università 
di Padova (1805-1835) (2), fu in intime relazioni con Antonio Canova sino dal 1794, « quando 
si condusse [a Roma] giovane abate di tendenze un po’ mondane, come pedagogo del figlio di 
Pietro Pesaro, ambasciatore della Serenissima presso la Corte Pontificia ». Ma i loro rapporti si 
fecero più frequenti dopo che il Francesconi, allontanatosi da Roma nel ’98 e sostato circa un 
anno a Firenze, si ricondusse a Venezia, entrando come precettore in casa Mocenigo a S. Polo. 
« Da allora (scrive Paolo Guerrini, il dotto archivista dell'Archivio Storico patrio di Brescia) 
corse fra il Canova e il Francesconi una lunga serie di lettere amichevoli, bonarie, argute, in- 
teressanti, che il celebre e ammirato artista indirizzava quasi ogni settimana a Venezia, a Mi- 
lano, a Parigi, dovunque si trovava l’abate del suo cuore grande e sensibilissimo ». Ora il 
Guerrini ci dà notizia che codesto interessante carteggio del Canova col Francesconi si con- 
serva quasi integralmente nella Biblioteca Queriniana di Brescia, « per merito del munifico 
conte Paolo Tosio [di Asola, morto a Brescia nel 1852], e dell'abate bresciano Don Fortunato 
Federici, succeduto al Francesconi nel posto di bibliotecario di Padova. La preziosa raccolta, 
distribuita nelle tre cartelle di autografi segnate coi numeri 109, 110 e 111, comprende 228 let- 
tere, molte delle quali — circa 40 — sono tutte autografe di Canova, altre, scritte in suo nome 


(1) Questo elenco di codici, sebbene fatto sommariamente e senza pretese bibiiografiche, avrebbe potuto facil- 
mente essere più corretto nei nomi, leggendosi, ad es. : (pag. 164) Summa Mastrutia, per Magistrutia : (pag. 170) Fr. /a- 
cobi de Fessulis, per de Cessulis ; (pag. 181) F. Domenico Dantco (* Specchio della Croce ’), per Domsenico Cavalca, leg- 
gendo probabilmente il cod. : ‘ dauico ‘ = ‘da Vico Pisano’, patria del Cavalca; (pag. 183) Guridonis de Bausio, per 
de Baysto; (pag. 184) Aegidii de Fossarartis, per Foscararits, |’ insigne decretalista, ecc. 

(2) Il Francesconi mori, non nel ‘1836’ (come qui si afferma), ma il 17 novembre 1835. Cfr. F. FEDERICI, No- 
tizie intorno alla vita ed agli studi dell'ab. D. Francesconi. Venezia 1836, in-8; E. A. CicoGNA, Saggio di bibliografia 
Veneziana. Venezia 1847, pag. 426; Dizionario biografico universale. Firenze, Passigli, 1842; vol. JI. pagg. 864-65. 


La Bibliofilia, anno XXIV, dispensa 123 48 


382 NOTIZIE 


dal fratello Abate e dal collega Antonio d’Este, portano la sua firma o sono da lui postillate, 
altre in fine sono dell’ab. Sartori-Canova, e riguardano l’eredità e le opere dell’ insigne ar- 
tista ». (Cfr. P. GUERRINI, // carteggio Canoviano della Queriniana di Brescia; in Archivio 
Veneto- Tridentino, vol. II [1922], pagg. 151-177). Ora, nel primo centenario della morte del 
grande scultore, il Guerrini ha dato notizia di questo interessante carteggio, pubblicando inte- 
gralmente, o quasi, trentadue lettere inedite di lui, scritte al Fr. fra il 1795 e il 1806, più una 
a Romualdo Turrini, pittore in Salò, del 1° febbraio 1812. Le lettere sono scritte alla buona, 
e con ortografia e sintassi non strettamente ortodosse (lo stesso Canova confessava all’amico: 
‘ E voi ben sapete che lo scrivere è per me cosa grossa/ ’); ma non mancano d'’ interesse, 
sia per alcuni particolari della vita intima e del carattere del Canova, sia per la storia e la 
fortuna della sua produzione artistica. « La mano sapiente (scrive il Guerrini) era più abituata 
a muovere lo scalpello che la penna; la calligrafia canoviana è quindi un po’ aggrovigliata e 
frettolosa, e in molti punti di difficile lettura. Era tanta la fretta nello scrivere, che molte volte 
l'artista si dimenticava la firma, molte altre la data, e lasciava correre errori frequenti di or- 
tografia, o riteneva nella penna alcune parole, che bisogna ora supplire a senso.... Ma il garbo 
bonario, la caratteristica spiritosità, le notizie frequenti intorno alle opere che l’artista ideava 
o compiva, rendono attraente la lettura anche di questi documenti, che delineano la figura mo- 
rale e artistica del grande scultore di Possagno ». 


Una Mostra del Libro d’Arte a Bologna. — Il 17 marzo 1923, in alcune splendide sale 
del giornale // Resto del Carlino di Bologna (piazza Calderini, 4) è stata inaugurata con un di- 
scorso del nostro collaboratore Albano Sorbelli, bibliotecario cdell’Archiginnasio, una Mostra 
del Libro d'Arte, preparata per iniziativa delle ‘ Messaggerie Italiane ’. « L'arte del libro e il 
libro d’Arte (scrive il giornale bolognese, nel darne l’annunzio) non sono ancora abbastanza 
apprezzati in Italia. Non già che manchino le belle edizioni: si vedrà in questa Mostra che 
volumi come quelli degli Alinari, della ‘ Casa Apollo ’, nostra concittadina, dell’ Argentieri di 
Spoleto, dell’ Olschki di Firenze, del Danesi di Roma, ed altri ancora (Bemporad, Celanza, 
Formiggini, Orlandini, Vallecchi, Società della ‘ Voce ’, ecc.), non hanno nulla da temere nei 
confronti delle opere dello stesso genere pubblicate dai maggiori editori stranieri. Quel che 
manca è piuttosto l’ interessamento del gran pubblico; mentre si sa che un’ industria di que- 
sto genere non può fiorire e prosperare se non trova corrispondenza in un pubblico sempre 
più vasto ». Nella grande ‘Sala degli Specchi’ furono disposti i tavoli sui quali vennero sa- 
pientemente ordinati i volumi, piccoli, grossi e grossissimi, di tutte le forme e di tutti i for- 
mati, di tutti i prezzi e di tutti i generi: da quelli di divulgazione ai veri gioielli d’amatore, 
dai manuali agli enormi in-folio ; riproduzioni di quadri, di stampe, biografie illustrate di ar- 
tisti, opere di storia dell’arte, capolavori della letteratura di tutti i paesi in edizioni riccamente 
decorate ; legature di gusto e di pregio eccezionale. Vi hanno preso parte, non solo le Case 
editrici italiane sopra accennate, ma anche molte delle più importanti fra le straniere. Ricor- 
deremo, delle tedesche: Holbein-Verlag, Hugo Schmidt, Kurt Wolff, F. Bruckmann, Piper, 
Insel-Verlag, e Seemann. Delle francesi : de Boccard, Crès, Flammarion, Hachette, Lafitte, La- 
rousse, Nilsson, Ollendorf, Plon. Delle inglesi: Batford, Black, Heinemann, Macmillan, Lane, 
Jack, Methuen, ‘ Studio ?, ecc. ; 

Questa esposizione — che a Bologna rimase aperta sino al 23 marzo, e di là venne tra- 
sferita ad altre città — non si proponeva, del resto, scopi commerciali e di vendita imme- 
diata. Molti dei volumi esposti non erano neppure vendibili, perché gli editori (cui non n’erano 
rimasti che pochi esemplari) non intendevano privarsene. Per gli altri, le ‘ Messaggerie ’ si 
incaricano soltanto di raccogliere le prenotazioni dei librai e rivenditori, ed anche dei privati, 
e la Commissione viene poi trasmessa per l’esecuzione alla libreria indicata dall’acquirente. 


Vendita Cigerza. — Ha avuto luogo a Roma il 12-13 e 14 marzo. Il catalogo, redatto 
senza alcuna pretesa bibliografica, comprendeva oltre 400 numeri. Le opere erano di carattere 


NOTIZIE 383 


disparato, ma stampate tutte in Italia e per la massima parte nel sec. XV e XVI; i nuclei 
principali erano costituiti da libri figurati milanesi e da romanzi cavallereschi. La maggiore 
rarità era rappresentata da un esemplare dell’edizione dell’ Or/ando Furioso del 1516, che, no- 
nostante avesse il frontispizio in facsimile, non poteva non attirare l’appetito e la curiosità di 
bibliofili e librai. 

Posto in vendita a 5000 lire il libro raggiunse la cifra di 16,000 lire, per le quali se lo 
ricomperò.... lo stesso proprietario. Qualche altra cifra : La ZBiblia vulgare historiata stampata 
a Venezia nel 1492 (la seconda del Malermi) con la 18 carta del testo in facsimile Lire 5000; 
Fazio degli Uberti, Vicenza, 1474 Lire 2800 ; Hieronymus, Ferrara, 1497 (con la vita) Lire 13,000; 
Decamerone, Venezia, 1516 Lire 2400; Giov. Fiorentino, // Pecorone, Milano 1559 Lire 3300; 
Itinerarium Portugallensium, Milano 1508 (con la xilografia in facsimile) Lire 2500; Savonarola, 
Arte del bene morire, Firenze, c. 1496 Lire 8000; Zerodotus, Venezia 1494, Lire 2800, ecc. 


Biblioteche Abruzzesi. — Il 6 ottobre 1915 venne eseguito il trasporto dalla biblioteca 
del convento dei Minori Osservanti di Calascio (Aquila) a quella Provinciale ‘ Salvatore 
Tommasi ’ di numero 600 opere, delle quali 115 rare, oltre ad incunabuli e codici di valore. 


La Biblioteca del Circolo Filologico Milanese. — La sera del 27 dicembre 1922 ha ce- 
lebrato il 50° anniversario della propria fondazione il Circolo Filologico Milanese, istituito nel 
1872 in forma assai modesta, ma divenuto assai presto uno dei più fiorenti della penisola. « I soci 
(avverte il bollettino / Libri de/ giorno), che nel 1872 erano 173, sono oggi 3400; i giornali da 15 
sono divenuti I0v, e i volumi della biblioteca, da 380 sono divenuti 50,000 ». Alla cerimonia in- 
tervennero S. E. Mario Lupi, sottosegretario per la Pubblica Istruzione, il presidente del Circolo, 
prof. Gioachino Volpe, e gli on. Gasparotto e Cappa, che pronunziarono discorsi d’occasione. 
A celebrare poi più durevolmente la fausta ricorrenza, il Circolo ha pubblicato una monografia 
dell’avv. Luigi Cernezzi, / Cinguant’anni del Circolo Filologico Milanese. Milano, Arti gra- 
fiche Modiano e C., 1922; pagg. 47, in-8; allo stesso modo ch’esso continua a pubblicare il 
Bollettino del Circolo Filologico Milanese, del quale è uscito il fascicolo 6 della serie V (Mi- 
lano, tip. Serra e Turani, 1922; pagg. 108, in-16), contenente il catalogo dei libri entrati nella 
biblioteca dal 1° ottobre 1921 al 30 settembre 1922. Notevoli, fra questi, numerosi dizionari, 
opere di scienze occulte donate da O. Cipriani, volumi di letteratura, filosofia, scienze, molti 
dei quali donati da soci ed amici. 


Bibliografia Vinciana. — È stata annunciata più volte in questa rivista l’utile pubbli- 
cazione che sotto il titolo: Raccolta Vinciana, viene facendo periodicamente la direzione del- 
l'Archivio Storico Civico di Milano, a diffondere maggiormente e rendere più utile agli stu- 
diosi, anche di fuori, la grande raccolta di scritti intorno a Leonardo ed ai problemi cui dà 
luogo la molteplice opera sua, che si è venuta formando e continuamente si accresce nel Ca- 
stello Sforzesco, per geniale iniziativa del senatore Luca Beltrami. L’ultimo volume pubbli- 
cato, e curato, come i precedenti, dal dott. Ettore Verga, è l’ XI, il quale comprende gli 
incrementi avvenuti nel triennio 1920-1922. Essendo questo periodo immediatamente successivo 
alla celebrazione del IV centenario Leonardiano (1919), è ben naturale che assai copioso sia 
stato il numero delle pubblicazioni vinciane pervenute in quegli anni alla raccolta milanese. 
Ed il V. ne tesse una rassegna diligente, non aridamente bibliografica, ma analitica, dispo- 
nendo le pubblicazioni per ordine alfabetico di autori e di titoli. L’£/enco e analisi delle pub- 
blicazioni pervenute alla Raccolta: 1920-1922, abbraccia quindi ben 213 delle 251 pagine di cui 
consta l’elegante volumetto. Le rimanenti contengono alcune Varietà Vinciane (pag. 219 seg.), 
fra le quali ricorderemo: Cronaca del Centenario Vinciano (1919). — Marie Herzfeld, Za 
rappresentazione della ‘ Danae * organizzata da Leonardo. — G. B. De Toni, Frammenti Vin. 
ciani, XI: Lettere del pittore Giuseppe Bossi a G. B. Venturi e Vincenzo Camuccini. — 
E. Verga, // f. Fontana e i manoscritti di Leonardo; — e alcuni Appunti: A. Calabi, Due 
esemplari sconosciuti di ‘ Academie’ Leonardesche. — Un epigramma di Bartolomeo di Loches. 


384 NOTIZIE 


— Vendita di autografi di Leonardo a Londra. — Nel Necrologio (pag. 249) sono brevemente 
commemorati: Emilio Motta, bibliotecario della Trivulziana, Diego Sant'Ambrogio, Giulio Ca- 
rotti, Antonio Favaro, Léon Dorez, e Moritz Holl dell’ Università di Graz. 


Bibliografia di Francesco De Sanctis. — In occasione del primo centenario della na- 
scita di Francesco De Sanctis, Benedetto Croce pubblicò — quasi a ‘ porre termine alle 
fatiche per lunghi anni da /%? proseguite intorno all’opera del DS.’ — una bibliografia ra- 
gionata (simile a quella, eccellente, già dall’illustre critico pubblicata per G. B. Vico), col 
titolo: Gi scritti di Francesco De Sanctis e la loro varia fortuna: saggio bibliografico, pubbli- 
cato nel primo centenario dalla nascita del DS., a cura del Comitato della prov. di Avellino. 
Bari, Laterza, 1917; pagg. viti-116, in 8. Una prima aggiunta a quella bibliografia diede il 
Croce, in quello stesso anno, per le pubblicazioni del Centenario, nella prefazione al X fasci- 
colo delle sue Atcerche e documenti De Sanctisiani, Napoli 1917; pagg. 1-3. — Una nuova ag- 
giunta viene ora dal medesimo pubblicata, col titolo: Aggiunte alla Bibliografia De Sancti- 
siana ; in La Critica, a. XXI (1923), pagg. 39-42 (ove vengono pur messe in luce due lettere 
inedite, scritte dal DS. a Lorenzo Valerio, da Zurigo, nel 1856); e pagg. 91-94 (ove si fanno 
aggiunte agli Scri/li intorno al DS., divisi in due gruppi: 1. Fino al 19/6. — 2. Dal 1917 
al 1921). . 


Bibliografia di Niccolò Papadopoli Aldobrandini. — Il conte senatore Niccolò Pa- 
padopoli-Aldobrandini, n. a Venezia il 23 maggio 1841, m. a Roma il 17 marzo 1922, fu 
un insigne cultore della numismatica, e particolarmente della numismatica veneta, alla quale 
appartiene la quasi totalità delle sue numerose pubblicazioni, e nella quale doveva legare il 
proprio nome a un’opera capitale: Ze Monete di Venezia descritte e illustrate, con disegni di 
C. Kunz, compresa in 3 Parti, pubblicate rispettivamente negli anni 1893 (Da//e origini a Cri- 
stoforo Moro), 1907 (Da Niccolò Tron a Marino Grimani), 1919 (Da Leonardo Donà a Lodo- 
vico Manin). Oltre vari uffici amministrativi e politici, il co. Papadopoli fu presidente per ven- 
ticinque anni della Società numismatica italiana, membro per trentacinque anni della R. De- 
putazione Veneta di storia patria, e ne reggeva la presidenza quando fu sorpreso dalla morte, 
lontano dalla sua diletta città. Fu pure socio effettivo dei Circoli numismatici di Milano e di 
Napoli, e socio onorario delle Società numismatiche di Parigi, di Bruxelles, di Ginevra e di 
Vienna. « Provvisto di larghi mezzi di fortuna, il P. poté raccogliere per proprio conto durante 
la sua lunga vita tutta quella preziosa suppellettile monetaria che costitui la ricchissima rac- 
colta, da lui con atto munifico di sua ultima volontà lasciata alla città di Venezia, e che gli 
forni molto del materiale che fu oggetto dei suoi studi ». Le benemerenze del P. come storico 
della Zecca veneta sono messe in rilievo in una Necro/ogia pubblicata nell’Archivio Veneto- 
Tridentino (vol. II [1922], pagg. 200-205) dal cav. dott. Luigi Rizzoli junior, conservatore 
del Museo Bottacin, il quale la fa seguire dalla B:b/iografia degli scritti di numismatica e scienze 
affini, spettanti al co. N. Papadopoli- Aldobrandini (loc. cit., pagg. 205-09), comprendente 61 
lavori, pubblicati in mezzo secolo, dal 1871 al 1921. bi 


Bibliografia di Tomaso Luciani. — A Tomaso Luciani, archeologo, scrittore e pa- 
triotta istriano (n. 1818; m. 1894), dedica una estesa commemorazione Enrico Genzardi 
nei volumi XXXII (1920), pagg. 91-125, e XXXIII (1921), pagg. 1-69, degli Ai e Memorie d. 
Società Istriana di Archeologia e storia patria. Essa è divisa in tre parti: I. Za Vita. — Il. 
Gli Scritti. — III. // Carteggio. La Parte II comprende anche un dettagliato /ndice cromolo- 
gico delle pubblicazioni del L., le quali abbracciano ‘cinquant’anni di attività intellettuale ’, 
dal 1843 al 1893 (vol. XXXIII, pagg. 9-24). Questo lavoro bibliografico è tanto più utile, in 
quanto buona parte dei pregevoli scritti del L. (su svariati argomenti di storia, archeologia, 
topografia, tradizioni popolari istriane) vide la luce su riviste o giornali locali, poco 6 punto 
accessibili nelle nostre biblioteche, anco nelle cosidette ‘ Centrali ’. La Parte III poi, riguar- 
dante // Carteggio, ci fa passare sott'occhio i nomi insigni de’ suoi corrispondenti italiani e 
stranieri, fra i quali basterà ricordare Garibaldi, Bixio, Cavalletto, Cairoli, Hortis, Imbriani, 
Ressmann, Mommsen (del quale si hanno 36 lettere al L.), Kandler (di cui se n’hanno 158), 
De Franceschi, Burton, Guerrazzi, Combi, Fusinato, Gazzoletti, Fambri, Dall’ Ongaro, Tom- 


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NOTIZIE 385 


maseo, Aleardi, Vannucci, ed altri. Il Genzardi distingue quindi, dal carteggio privato, il Car- 
teggio scientifico (col Mommsen, col Kandler, e cogli altri ricordati), ed il Carteggio politico, 
che il L. tenne con Alberto Cavalletto e col Comitato politico veneto centrale fra gli anni 1861 
e 1866. — Crescono pregio alla pubblicazione un bel ritratto del commemorato, ed un /nudice 
alfabetico dei nomi, in fine. 


Bibliografia di Marcel Proust. — Nel novembre 1922 moriva poco più che cinquan- 
tenne Marcel Proust, che Léon Daudet ha giudicato) « un des premiers de notre litté- 
rature, pour l’universalité et la profondeur ». La Nouvelle Revue Francaise, che lo annoverava 
fra i suoi più illustri collaboratori, gli consacra ora un intiero grosso fascicolo, il primo del 
1923: Hommage à Marcel Proust (1871-1922). Souvenirs; l’auvre; témoignages élrangers © 
La Prisonnière (fragments inédits); bibliographie; documents; portraits (N. S., a. X, n. 112 
[1° janvier 1923]; pagg. 340, in-8, c. 6 ritratti e 6 facsimili), dove l’opera sua letteraria viene 
esaminata da vari collaboratori sotto gli aspetti più svariati. Né vi manca l’Esquisse d’une bi- 
bliografhie (pagg. 326-333), la quale comprende, non soltanto le opere e gli articoli del Pr. pub- 
blicati a parte, od in riviste e giornali, ma anche i Princifaua articles publiés dans les Revues 
et les Journaux, sur l’aeuvre de M. Proust (pag. 330 sgg.). 


L’Istituto Ferrini dei Palinsesti in Roma ha iniziato la serie delle importanti pubbli- 
cazioni con la I* parte (I-VI) del Codice D. 182 dell’Archivio di S. Pietro in Vaticano (vedi an- 
nunzio nella copertina del presente fascicolo). L’ Istituto si vale per le sue pubblicazioni della 
meravigliosa scoperta del Prof. Giuseppe Perugi grazie alla quale è nel modo migliore risolto 
il problema della lettura dei Palinsesti. Comprendendo come tutti i mezzi usati sin oggi al fine 
di ridar vita agli antichi testi dei « Codici abrasi » fossero insufficienti e talvolta deleteri per 
i codici stessi, il Prof. Perugi ha intuito come si dovesse scartare l’uso degli acidi e dei raggi 
ultra-violetti (metodo Koegel) perché entrambi micidiali per le pergamene sottoposte alla loro 
azione. Ed ha rivolto tutti i suoi studi partendo dal convincimento che solo il processo foto- 
grafico potesse risolvere tale problema. Per illustrare il suo metodo lasciamo a questo punto 
la parola all’insigne scienziato. Egli dice : « La lastra fotografica è composta di strati non di- 
visibili coi mezzi che possediamo, né visibili dall'occhio umano. La luce percuote la lastra, 
ima mentre sull’occhio umano l’azione della luce è una sola, cosicché noi vediamo solamente 
la superficie degli oggetti, nella lastra invece il raggio di luce opera tante volte quanti sono 
gli strati della lastra. Queste operazioni si sommano, e mentre il primo colpo (tanto per farmi 
intendere) riproduce l’ immagine più esterna dell’oggetto fotografato, il secondo riproduce 
l’immagine che nell’oggetto fotografato costituisce lo strato immediatamente posteriore alla 
superficie esterna, E cosi di seguito. Gli strati della lastra sono composti di molecole; perché 
il raggio passi al secondo strato non è necessario che fra il primo e il secondo vi sia uno 
spazio, sia pure impercettibile, per far passare l’aria, perché la luce, a differenza del suono, 
si propaga, si diffonde senza il concorso dell’aria. La velocità della luce è immensa, perché 
in media percorre 300,000 chilometri in un secondo. Da qui dobbiamo misurare la forza del. 
l’azione della luce sulla lastra. Che cosa avviene delle molecole formanti il primo strato della 
lastra? Che cosa avviene di quelle del secondo ? Come si forma la cosidetta immagine latente? 
Può essa svilupparsi? L’ immagine latente è un fenomeno fisico o chimico? Molte domande, è 
vero, la cui risposta apparentemente difficile, è invece di una facilità che ci fa sorridere, 

Prosegue il dotto Professore: « Osserviamo la superficie delle acque tranquille di una vasca, 
in un giorno di perfetta calma atmosferica e senza vento. Lanciamo su di essa un sasso : nelle 
acque si produce un’onda non dissimile da quella del mare e sembra che le acque si muo- 
vano. Ebbene, in realtà le acque non si muovono, perché non si ha lo spostamento di alcuna 
massa d’acqua, perché le singole particelle non si spostano, ma soltanto si portano su e giù, 
in direzione perpendicolare alla superficie delle acque tranquille. Basta, a provare questo, get- 
tare nell’acqua un turacciolo di sughero ; esso inizia una graziosa danza su e giù delle acque, 
ma non si sposta, occupando sempre lo stesso punto. L’insieme dei singoli movimenti susse- 
guentisi in modo continuo crea ai nostri occhi l’ immagine di una sola onda di moto. Lan- 
ciamo ora, sullo stesso punto, in cui cadde il primo, un secondo sasso. Il fenomeno si ripete. 


386 NOTIZIE 


Vediamo come si comportino le due onde l’una rispetto all’altra. Consideriamo due casi: 
una particella d’acqua per effetto del primo sasso, passi dallo stato di quiete a quello di 
moto, verso l’alto, perpendicolarmente alla superficie. Contemporaneamente su la stessa parti- 
cella l’onda prodottasi in seguito al lancio del secondo sasso, agisca pure in modo da spin- 
gerla verso l’alto. 

Evidentemente i due effetti si sommeranno e la particella sarà portata ad un'altezza 
doppia di quella a cui si sarebbe portata per effetto della prima onda. Poiché tutte le parti- 
celle si comportano egualmente, le due onde si sommeranno in una sola; che avrà un'altezza 
doppia di quella di ogni singola onda. Cosi si spiegano anche i fenomeni di risonanza. Ora se 
noi pensiamo che l’onda prodotta dal lancio del secondo sasso agisca sulla particella prima 
considerata in modo da tendere a spingerta all’ ingiù, noi avremo la spiegazione dell’efletto 
della luce sulla lastra fotografica, se concepiamo la luce come un movimento di onde, conce- 
zione che ci permette di spiegare i fenomeni d’ interferenza della luce. A me riesce facile di 
concepire questa danza delle molecole sulla lastra fotografica, danza la cui legge rientra nei 
principii e nella legge del moto. Questo è il principio scientifico del mio metodo. Il principio 
pratico non è meno semplice : regolare l’azione della luce sulla lastra fotografica in modo che 
pian piano svanisca la scrittura superiore per far sviluppare quella inferiore. Il sorgere di questa 
è in ragione inversa dello scomparire di quella ». 

Senza rilevare quali grandi vantaggi apporterà questo metodo nel campo clinico (il prof. 
Perugi ha ottenuto la riproduzione perfetta dell’ interno di un osso malato), offriamo ai nostri 
lettori un saggio per quel che riguarda l’applicazione di esso alla lettura dei palinsesti (1). 

L'Istituto Ferrini ha diviso il campo delle sue pubblicazioni, come già fu annunziato 
in questa rivista (XXIV, 244-45), in un Corpus Palimfsestorum e un Corpus Extravagantium. 

Il Corpus PALIMPSESTORUM è diviso in Serie di 20 volumi ciascuna. 

Il primo volume della prima Serie, già pubblicato, contiene i Zasti Conswlares della Bi- 
blioteca Capitolare di Verona. 

Il secondo riproduce la Lex nautica Rhodiorum del Palinsesto Ambrosiano contenente i 
Basilici. 

I volumi 3-6 riproducono l’intero Palinsesto delle /sfifuzioni del Gaio della Biblioteca 
Capitolare di Verona. 

I volumi 7-10 riproducono la Lex Romana Visigothorum del prezioso Palinsesto della 
Cattedrale di Léon. Il vol. rr contiene il Vat. Pal. 24 (Livio), il vol. 12, il Vat. Reg. 2077 
(Cicerone e Livio). I voll. 15-16 il Vat. Lat. 5766 (Testi giuridici). I vol. 13-14 riproducono il 
Lucano della Nazionale di Napoli. I voll. 17-18 riproducono il Codice Veronese LXII (60): Fram- 
menti giuridici del Codice Giustinianeo. I voll. 19-20 riproducono due Palinsesti Biblici del sec. V. 

Tutte le opere sono precedute da accurata prefazione in latino e la riproduzione ha di 
fronte la trascrizione DEL TESTO GIÀ ABRASO ED ORA INTERAMENTE LEGGIBILE COL METODO 
PERUGI. | 

Il Corpus ExTRAVAGANTIUM, Codici insigni non palinsesti, è pure diviso in Serie di 
20 voll. ciascuna. La 1* Serie è composta dei seguenti volumi : 

I primi due voll. contengono il celebre Cod. del S. Ilario del Capitolo Vaticano (D. 182), 
pieno di abrasure, che col metodo Perugi risorgono. È uscito il primo vol. (Lib. I-VI) con 
222 riproduzioni (2). I voll. 3-4 conterranno la Lex Zangobarda del Cod. Vat. Palat. Lat. 777; 
il vol. 5, il Cod. Purpureo di Sarezzano (Biblico) scoperto mezzo secolo fa dall’Ab. Amelli; 
il vol. 6, la Lex Baiuvariorum del Capitolo della Cattedrale di Modena ; I voll. 7-8, due Cod. 
Purpurei (Biblici) restituiti dall'Austria. I voll. 9-14 riprodurranno gli autografi di S. Pier Da- 
miani del Cod. Vat. Lat. 3797 e di Montecassino 358-359. 

Il vol. 15 riproduce alcuni framm. di UV/fiano (Vat. Reg. 1128); i voll. 16-17 conterranno 
il Concilio d’ Ancira, testo arabo della Casanatense ; il vol. 18, la Zex /dIfosaica della Catte- 
drale di Vercelli; il 19, il celebre Cicerone del Capitolo di S. Pietro (H. 25), e il vol. 20 un 
Calendario di Montecassino del sec. XI. 


(1) V. l’annessa tavola XVII. 
(2) Vedi annunzio sulla copertina del presente fascicolo. 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


387 


RECENTI PUBBLICAZIONI 


II. Straniere. 


A) Francesi. 


ALMÉRAS (Henri d’), Marie Antoinette et les pam- 
phlets royalistes et révolutionnaire:, avec une 
bibliographie de ces pamphlets. — Paris, Albin 
Michel, 1921; pagg. 428, in-8. 

ANDRIEU (Michel), Note sur une edition de 1 « Ordo 
Romanus primus »; in: Revue des Sciences re- 
ligieuses (Université de Strasbourg), a. IT, n. III 
(juillet 1922), pagg. 319-330. 

BERSAUCOURT (A. de), Les Papiers et les Encres 
de couleur ; in: Le Bouquiniste Frangats (Pa- 
ris), a. III, n. 46 (11 novembre 1922), pagg. 1-2. 

—, Bibliophiles et bibliomanes ; in: Le Bouqui. 
miste Frangais (Paris), a. IV, n. 7 (17 février 

| 1923). pagg. 1-3. 

—, Bibliophilie. Une curieuse plaquette; in: Les 
Marges (Paris), tom. XXV, n. rtoI (15 novem- 
bre 1922), pagg. 215-227. 

[‘ L’Art de mettre sa cravate de toutes les 
manières connues, ' del bar. ÉMILE DE L’Em- 
PESÉ]. 

Casanova (P.), Un poiht de la bibliographie de 
JJ. Rousseau ; in: Le Bibliographe moderne 
(Paris), a. XX (1920-1921), n. 4-6. 

Catalogue de la Bibliothéque de M. Eugene von 
Wassermann, dont la vente a eu lieu è 
Bruxelles en 1921. Manuscrits, incunables, li- 
vres illustres, almanachs illustres, recueils de 
portraits, de flanches relatives aux costumes, etc. 
— Bruxelles, G. Van Oest & C., 1922; voll, 2, 
in-4. 

[Un vol. di Catalogo, di pagg. 240, e un AI- 
bum di LI tavv. di facsimili di miniature, inci- 
sioni, legature, ecc.]. 

Catalogue des beaux manuscrits francais, flamand; 
et italiens des XIV® et XVe s., incunables, rî- 
ches reliures des XV et XVI s., frangaises, 
venitiennes, orientales, persanes, etc., nombreux 
livres d’amis avec dessins et miniatures, prove- 
nant de la Collection Engel-Gros., — Paris, 
Petit, 1921; pagg. 55, in-4, c. XVI tavv. 

Catalogue general des livres imprimes de la Bi- 
bliothéeque Nationale. Auteurs. Tome LXXIV: 
HORAEUS-HUNZINGER. — Paris, Imprimerie Na- 
tionale, 1921; coll. 1352, in-8. 

Catalogus codicum Astrologorum Graecorum. Codi- 
cum Parisinorum partem IV descripsit P. Bou- 
DREAUX, edidit, appendice suppleta, F. CUMONT. 
Tom. VIII, pars IV. — Bruxelles, Lamertin, 
1922; pagg. VII-283, in-8. 


CHATELAIN (Émile), Un $retendu fragment de 


Plaute en onciale du IVe siccle; in: Comptes- 
rendus [de 1") Academie des Inscriptions et Bel- 
les-Lettres, a. 1922, mai-juio, pagg. 223-229. 

COLLAR» (Auguste), L’Astronomie et les Astronomes. 
— Bruxelles, G. Van Oest & C., 1921; pagg. 119, 
in-8. 

[‘ Répertoires des ouvrages à consulter. Col- ‘’ 
lection créée p. l’avancement des sciences, des 
lettres et des arts .en Belgique ’]. 

DELAMARCHE (Léon), Les Livres d’Etrennes et le 
bibliophiles ; in: Le Bouguiniste Frangais (Pa- 
ris), a. III, n. 53 (30 décembre 1922), pagg. 1-2. 

Dusois (Jean) & APPUHN (Charles), Catalogue me- 
thodique du Fonds Allemand de la Bibliothéque 
de la Guerre, — Paris, Chiron, 1921; pagg. 292, 


in-8. 
DUCOURTIEUX (P.), Les A/manachs populaires et les 
livres de colportage de Limoges. — Paris, Le- 


clerc, 1921; pagg. 42, in-8. 

DURRIEU (Paul), Dante et l'art fransais du XV® sie. 
cle; in: Comptes-rendus [de l] Académie des Ins- 
criftions et Belles-Lettres (Paris), a. 1921, juil- 
let-octobre, pagg. 214-224. 

—, Zes filles d’Agnés Sorel; in: Comptes-ren- 
dus cit., a. 1922, mai-juin, pagg. 150-168. 

[Notizie sui codici, per lo più miniati, ap- 
partenuti alle quattro figlie di questa favorita del 
re Carlo VII di Francia]. 

GéroLD (Théodore), Ze manuscrit de Bayeux, 
Texte ef musique d'un recueil de Chansons du 
XV stiecle, — Strasbourg, Imprimerie Alsa- 
cienne, 1921 ; pagg. LIV-127, in-8, c. I tav. (‘ Pu- 
blications de la Faculté des Lettres de l'Uni- 
versité de Strasbourg, * 2). 

GHELLINCK (J. de), Un eréque bibliophile au 
XIVe stecle: Richard Aungerville de Bury ; 
in: Revue d’histoire ecclesiastique (Bruxelles), 
a. 1922, avril-juillet. 

GOUGAND (Louis), Repertoire des fac-similes des 
manuscrits irlandais; in: Revue celtique (Pa- 
ris), tom. XXXVIII (1920-21), pag. 1 sgg. 

HÉBRARD (J.), De Za frosperite de la librairie 
frangaise au AVIIZ® s.; in: Le Bouquiniste 
Frangais (Paris), a. III, n. 20 (13 mai 1922), 
pagg. 1-2. 

HoFFMAns (Jean), La philosophie et les philoso- 
phes. OQuvrages generaux, — Bruxelles, Van 
Oest & C., 1920; pagg. 395, in-8. 

[‘ Répertoires des ouvrages à consulter. Col- 
lection créée p. l’avancement des sciences, des 
lettres et des arts en Belgique ’]. 


388 RECENTI PUBBLICAZIONI 


LACHÈVRE (Frédéric), 2:ibliographie des recueils 
collectifs de poésies du XV1° s. — Paris, Edouard 
Champion, 1922; pagg. 621, in-4. 

LAMBERT (Edouard), La Bibliothéque de l’Institut 
de Droit compare de Lyon. — Paris, M. Giard, 
1922; pagg. xv, in-16. 

LANSON (Gustave), Manuel dibliographique de la 
littérature francaise moderne: XVI°, XVII, 
AVIIIS® et XIX siecles. Nouvelle édition, re- 
vue et augmentée, avec un chapitre complémen- 
tatre sur le mouvement littéraire au debut du 
XA siécle et sur la litterature de la guerre. 
— Paris, Hachette, 1921 ; pagg. xxXII-1820, in-8. 

LAPPARENT (Paul de), Remarques dibliographiques 
sur quelques ouvrages de Bossuet; in: Revue 
d’ Histoire litteraire de la France, a. 1921, 
pag. 267 sgg. 

LAUER (Philippe), 2Libliographie des publications 
relatives aux manuscrits è peintures parus de 
1913 a 1920. — Mîcon, imp. Protat, 1920; 
pagg. 30, in-fol. 

—, Bulletin historique: Sciences auzxiliatres de 
l’histoire: paleographie, diplomatique, biblio- 
graphie, divers (1912-1920). — Nogent-le-Ro- 
trou, 1921; pagg. 20, in-8. 

LAUGEL (Auguste), De l'amour des livres ; in: Le 
Bouquiniste Frangais (Paris), a. IV, n. 6 (10 fé- 
vrier 1923), pagg. 1-2. 

LEMONNIER (Henry), Miniatures flamandes du 
XVe siécle ; in: Journal des Savants (Paris), 
N. S., a. XX (1922), n. 9-10 (septembre-octo- 
bre), pagg. 208-215. 

[A proposito di: P. DuRRIEU, La Miniature 
flamande au temps de la Cour de Bourgoyne 
(1921)]. 

LEURIDANT (Félicien) & PERRÉE (José), Catalogue 
onomastique des accroissements de la Biblioth:- 
que de l’Académie Royale de Belgique. Beaux- 
Arts (1890-1914). — Bruxelles, Hayez, 1919; 
pagg. 56, in-8. 

— — [Lettres et Sciences morales 
(1387-1414). — Bruxelles, Hayez, 1919; pagg. 380, 
in-8. 

MARTIN (Henry), La Miniature francaise du XIII 
au XVe siécle. — Paris, Éd. Champion, 1922; 
in-4, c. CIV tavv. f. t (di cui IV a col.). 

MicHoFF (N. V.), Sources bdibliographiques sur 
l’histoire de la Turquie el de la Bulgarie. 
Avec une preface en fransais. — Sofia, Impri- 
merie de l’État, 1914; pagg. 119, in-16. 


et politiques 


MOSNIER (Claude), Notice sur le premier livre im- 
prime à Moulins, suivie de quelques mots sur 
l’edition de la ‘ Coutume du Bourbonnais’ de 
1638, — Paris, Imprimerie Gomel-Pottier, 1921; 
pagg. 14, in-8. 

OMONT (Henri), AMfanuscrit illustré des  Fables 
d’Avianus. Notice du ms. latin N. A. 1132, 
du X° s., recemment entre è la Bibliothique 
Nationale. — Nogent-le-Rotrou, 1922; pagg. 6, 
in-8, c. IV tavv. (estr. d. ‘ Bibl. d. École 
d. Chartes ’). 

PERROT (Ernest), Bu/l/etin bibliographique d' His- 
toire economique et juridique: 1922. — Paris, 
Libr. de la Société du recueil Siret, 1922; 
pagg. 42, in-8. (Supplément au tom. XLVI 
d. ‘ Revue hist. de Droit ’). 

POORTER (A. de) & ALLIAUME (M.), Catalogue 
des manuscrits mathimatiques et astronomiques 
de la Bibliothéque de Bruges. — Bruges, 
impr, Veuve L. de Plancke, 1922; pagg. 50, 
in-8. 

POURTALES (Guy de), Z/istoires de Bibliophiles; 
in: Ze Bouguiniste Francais (Paris), a. III, 
n. 48 (25 novembre 1922), pagg. 1-2. 

PSICHARI (Jean), Za premicre prose imprimée de 
Renan ; in: Le Bouquiniste Francais (Paris), 
a. IV, n. 9 (3 mars 1923), pagg. 1-2. 

Repertoire d'Ast et d’Archeologie. Depouillement 
des periodiques et des catalogues de ventes ; bi- 
bliographie des ouvrages d'art frangais et etran- 
gers. Directeur: MARCEL AUBERT. Fasc. 24: 
1920. — Paris, Jean Schemit libr., 1921; 
pagg. 23I, a 2 coll., in-8 gr. 

SAKISIAN (Arménag), L’unite des ecoles de minio- 
turistes en Perse; in: Syria. Revue d'art et 
d’archéologie, a. Il (Paris, Geuthner, 1921). 

SAUTEL (ab. J.), Catalogue descriptif illustre des 
manuscrits liturgiques de l'Eyglise d'Apt. — 
Carpentraz, 1920; in-8. 

THIBAUDEAU (F.), La /ettre d’'imprimetie, origine, 
develoffpemènt, classification; la gravure et la 
fonte des caractéres, les presses et machines è 
imprimer, les machines à composer, la couleur 
dans l’impression, le clichage et la galvanofla- 
stie, etc. — Paris. l'Édition, 1921; voll. 2, 
in-8 fig. 

VAILLAT (Léandre), De /a parente de la Ty pogra- 
phie avec l’Architecture ; in: Le Bouquiniste 
Franyais (Paris), a. Ill, n. 17 (22 avril 1922), 


pagg. 1-2. 


Comm. Leo S. OLscHKI, Direttore-Proprietario responsabile. 


Aprile 1923 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini. — Firenze, Via del Sole, 4. 


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